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Un brutto sogno: una bambina e un'incubatrice e altre esperienze precocissime

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Un brutto sogno: una bambina e un'incubatrice e altre esperienze precocissime diValeria Laurenti e Anna Abbiate Fubini è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
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  12 agosto 2016
 

Vedi:testo autentico del sogno
Vedi anche le importanti aggiunte successive e #bambina_felice e in #contrario

Disegno 1
Disegno 2   Disegno 3   Disegno 4
Diseg. 1   Diseg. 2   Diseg. 3   Diseg. 4

Per informazioni più generali sulla possibilità di ricordi anche molto remoti vedi
 Consapevolezza  e memoria ora pubblicato anche in un pdf molto più aggiornato e in una forma più organizzata.
 Una versione precedente - come da Comunicazione al Congresso mediterraneo di psicoprofilassi ostetrica 1987 - di questo file/capitolo si trovava anche nei Racconti del sito - ora non più attivo - Le esperienze.
 Ora questo file si trova anche come VI capitolo nel libro tematico Consapevolezza e Memoria, ora  pubblicato negli aggiornamenti del libro Bambini di ieri = adulti di oggi.Adulti d oggi -> adulti di domani.

Indice interno:
 #aggiornamenti, #premessa, #scienza, #metodo_dati, #considerazioni_conclusioni #bambina_felice, #contrario, #ClaudeBernard, #bibliografia

SITEMAP
 


la faccia cattiva...





Premessa

Se l'esperienza non è un'illusione, allora ogni teoria che sostiene il contrario deve essere sbagliata...
 afferma R. Laing - in fondo come punto culminante dell'importante testo The voice of experience dal cui titolo nella traduzione italiana - Nascita dell'esperienza - è stato parafrasato il sottotitolo della presente comunicazione.
(R. D. Laing [1982]. The Voice of Experience - (Experience, Science and Psychiatry. Penguin Books.)

Tempo Medico


Ex-voto:
Incerto quale 
direzione prendere 
invocai smarrito la mia 
antica guida spirituale
-----------------------------
Il benemerito Claude
Bernard mi apparve e 
mi indicò la via più sicura

(vedi n. 200 marzo 1982)

Scienza

Una persona può dibattersi tra teoria e sentimento. Il nostro giudizio razionale, critico può trovarsi ad affrontare un'esperienza che ha scarso spazio per la nostra teoria, così come la nostra teoria ha scarso spazio per essa
continua Ronald Laing, ma mi permetto di fargli rispondere dalla più robusta voce di Claude Bernard, "mia" benemerita antica guida spirituale, come era stato definito in una famosa copertina della rivista Tempo Medico:
Coloro che hanno fede eccessiva nelle teorie e nelle proprie idee, non solo sono inadatti a fare delle scoperte, ma fanno anche delle PESSIME OSSERVAZIONI.... Le idee e le teorie dei nostri predecessori devono essere rispettate, ma poi devono venir sostituite per forza.... Il rispetto mal concepito dell'autorità personale è SUPERSTIZIONE. Metodi inesatti e procedimenti imperfetti di indagine possono ingenerare i più gravi errori e ritardare fuorviandolo il cammino della scicnza.  Secondo il metodo sperimentale della scienza l'esperienza si acquista in virtù di un preciso ragionamento fondato su un'idea che l'osservazione ha fatto nascere e che l'esperienza ha controllato. Si può acquistare esperienza anche senza fare esperimenti, solo ragionando opportunamente su dati bene accertati, così come si possono fare esperimenti ed osservazioni e non acquistare esperienza se ci si limita al semplice accertamento dei dati. Solo bisogna conservare la propria libertà di pensiero e credere che in Natura l'ASSURDO secondo le nostre teorie non è sempre impossibile.
 

da C.Bernard Introduzione allo studio della medicina sperimentale, passim, in traduzione estemporanea e letterale: prima edizione francese 1865 (ottocento), prima edizione italiana in tiratura limitata e in edizione di divulgazione 1951 (novecento)
 
 vedi anche in un altro sito:
Malattie rare in offerta speciale
Pagina scientifico - medica
Links e citazioni su segnali di pericolo

ritratto della "faccia"
 


Metodo e dati

Oltre alle "osservazioni" - più o meno pilotate e/o ben riferite - , oltre ai "dati sperimentali" - più o meno ben impostati, accertati e descritti - la Scienza può anche valersi di DOCUMENTI inoppugnabili in se stessi, il cui contenuto è cioè di per sè così esplicito da non richiedere che di venir raccolto e divulgato. 
Sono casi rari e fortunati - e questo che qui viene presentato - lo è. 
Non c'è alcun motivo di aggiungere commenti o pseudo interpretazioni a un testo che parla da solo con tanta chiarezza: ogni argomentazione in merito sarebbe soltanto polverone che ne opaca il nitore. 
Aggiungerò invece alcune precisazioni metodologiche e integrerò i dati del testo scritto con alcune frasi (verbalmente aggiunte e da me trascritte testualmente) della protagonista ("la bambina dell'incubatrice" del titolo, che è quindi il VERO autore dell'articolo) e della co-protagonista, cioè di sua madre.
Sarebbe bello potersi definire "tecnici della salute" invece che "medici" e mettere a disposizione le proprie competenze tecniche .nell'affiancare la grande e dinamica varietà delle situazioni della.SALUTE, invece che limitarsi a sciogliere o - peggio - a contenere i grovigli monotoni della malattia.
E, per quel che mi riguarda, la parte di lavoro e di ricerca a cui mi dedico più volentieri è quella "fisiologica" di rivalutazione, chiarificazione ed assecondamento dell'evolversi degli SVILUPPI personali e deg1i svi1uppi dei vissuti emozionali. E, per quanto posso e mi si offre l'occasione, mi è gradito poter seguire queste varietà di esistenze in evoluzione nel corso degli anni e delle generazioni.
In un'occasione di questo genere - di tipo "fisiologico" - ho conosciuto la signora E.G.L. e mi sono trovata ad affiancarne le vicende personali e familiari, specialmente per quel che riguarda gli sviluppi dei figli, Silvano e Valeria. 
Nel luglio dell''86, al termine di un colloquio che verteva su tutt'altro argomento e su tutt'altre persone della famiglia, la signora E.G.L. mi disse: 
Valeria ha fatto un esame di quinta elementare molto brillante ed è tutta contenta, ma mi ha anche dato l'incarico di aggiungere una domanda personale: fin da quando si ricorda, cioè da molto piccola le dà molto fastidio e paura il rumore tipo ticchettìo (cosa di cui approfitta il fratello quando vuole farla arrabbiare). Ma la domanda importante da farle riguarda un INCUBO ricorrente, che si collega con questo fastidio-paura: "una faccia grande di donna - sorridente di un sorriso malvagio - che si avvicina e "le fa del male"
Le ho chiesto se potevo essere io, la mamma, ma Valeria mi ha risposto:
- no, tu sei bruna e la donna cattiva è invece bionda.
Ricordavo benissimo le difficoltà della nascita e delle prime settimane di Valeria, e avevo ancora nelle orecchie la voce della madre, E.G.L., che mi diceva : 
- La vedo di là dai vetri con un faccino così triste, ma così triste!....Possibile che non me la lascino portare a casa?
Finalmente ho firmato e ho ottenuto di riprendermela. Comincia ad avere un visetto più disteso ma vomita ancora...
ed infine - e finalmente ! -:
- Con quest'altro latte in polvere mangia tanto e volentieri, non vomita mai ed è tutta allegra e socievole.
In base a questi fatti concreti e reali, proposi allora alla madre di riferire alla ragazzina che i brutti sogni potessero essere dei precisi ricordi del periodo passato in INCUBATRICE (per la precisione: tenda a ossigeno e culla termostatica). 
Quindici giorni dopo, mentre sinceramente pensavo solo all'altro argomento e non ai brutti sogni di Valeria, E.G.L. mi disse ex abrupto e con tono trionfante: 
- L'abbiamo proprio azzeccata! Era proprio l'incubatrice! Valeria mi ha raccontato bene l'ultimo degli incubi... E piangeva, piangeva, era tutta disperata e diceva:
- Cosa voleva farmi quella signora?... cosa mi voleva fare? mi voleva far del male?..." e giù a piangere....
Proposi allora - dato anche che Valeria disegna molto bene e con molta disinvoltura - di invitarla a disegnare quest'incubo per meglio scaricarselo di dosso, ma la ragazzina fece molto di più: ormai rasserenata e consapevole descrisse con cura ogni particolare dell'incubo (vedi le illustrazioni).
A completamento di questi dati aggiungerò ancora alcune precisazioni fornitemi da madre e figlia e le trascrivo fedelmente. 
- Valeria: 
I1  colore  giallo  dei  capelli  della  donna  del disegno non è giusto: erano di un 'biondo vecchio''...un po' arancione con dei filetti di grigio. E forse non proprio così: un po' più ricciolina...
E.G.L.:
Valeria è nata nella Clinica Universitaria domenica 19 gennaio 1975 alle 23. Pare che un polmone 'non si fosse aperto bene' e la bambina 'non aveva gridato'. Pesava 2750 grammi e nei primi dieci giorni là dentro era diventata 2200 grammi....E' stata quindici giorni in Ospedale: 'davano udienza' soltanto lunedì e venerdì e si poteva solo 'vederli'... Il venerdì dopo il parto mi ero trascinata a vederla: era già in culla termostatica... 
in proposito posso presentare i dati delle cartelle cliniche di madre e figlia dalle quali risultano complicazioni post-partum abbastanza serie per la madre, ma niente di patologico per la bambina - Apgar 9, Rx torace: reperto normale (!!!) -.
Ed ancora (E.G.L. attualmente lavora part-time il pomeriggio): 
Adesso prendo, vado a lavorare, lei arriva da scuola e io esco..., e mi viene un 'magone', un dispiacere... C'è proprio quel lasciarla e io andar via immediatamente....  proprio quel lasso di tempo che c'era là. Era assurdo star di più, non serviva, non si poteva parlare con i dottori, non si poteva più di cinque minuti al massimo....
- Adesso.... : oh, che mi è venuto in mente proprio adesso che questo mio star male quando vado via....  Star male? beh, una sensazione non piacevole, via!, è collegata ad allora che non potevo portarmela via... L'avrei strappata via, ma non si poteva, c'era il vetro di mezzo... 
Valeria in un altro momento (e con aria insolitamente arcigna): 
Io ero là dentro perchè 'non respiravo'? io? Io non respiravo? Uhm...sarà...

Nota 1
Attraverso l'imprinting, per chi non lo sapesse, si instaura, poche ore dopo la nascita, il legame tra il neonato e chi si prende cura di lui. Questo legame se da un lato garantisce al piccolo maggiori possibilita' di sopravvivenza dall'altro permette allo stesso di "stampare"dentro di se' la rappresentazione del genitore e quindi (aggiungo io) di iniziare a costruirsi un'immagine di se'!
Quale confusa immagine si deve essere creata dentro di me con un imprinting con una scatola di vetro rumorosa, fredda e desolata!

E qui  la CONTINUAZIONE: dal BRUTTO SOGNO"

Caos dentro e fuori: blog

Da figlia "nata piena di rabbia", a mamma blogger di due "STELLINE DANZANTI":
Chi bene incomincia è a metà dell'opera...chi comincia male rimane un'opera a metà!
Sono nata piena di rabbia. E non e’ proprio un bell’inizio.

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Punizione? Chi bene incomincia è a metà dell'opera, chi comincia male rimane un'opera metà!

abbandonoLe cartelle cliniche ostetriche confermano la sensazione-ricordo soggettiva:
nata a termine da parto spontaneo, Apgar 9, Rx torace: reperto normale, mentre l'esame obbiettivo neonatologico descrive ... una bambina molto infreddolita. o piuttosto una bambina:"piena di rabbia" come dichiarano d'impulso in prima persona le considerazioni pubblicate nel blog

"Caos dentroe fuori. Pensieri creativi che nascono nel caos e nel caos si sviluppano"
in data mercoledì 16 ottobre 2013.
 (Pubblicato da Val a 05:06
Invia tramite email. Postalo sul blog. Condividi su Twitter. Condividi su Facebook)
la stellina danzante di IOMamma: disegno di Nicolò
mercoledì 25 settembre 2013
In viaggio per conoscerti - 19 Dicembre 2009
Questo post e' il patchwork di alcuni pensieri scritti qualche anno fa, dopo la nascita della mia "prima stellina".
"Il giorno in cui è nato Nicolò è stato il giorno più bello della mia vita, ovviamente!
...è nata la mia seconda stellina danzante!
23 Gennaio 2012. Primo Novilunio del 2012, primo giorno dell'anno del dragone.
 "Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante" (F.Nietzsche).
Una citazione che non ho mai amato molto: troppo commercializzata, poco comprensibile...fino a quando non e' nata la mia prima stellina danzante...

Chi bene incomincia è a metà dell'opera, chi comincia male rimane un'opera metà!
Sono nata piena di rabbia. E non e’ proprio un bell’inizio.
Certamente di per sé nascere non deve essere un esercizio dei più semplici e scontati, ma la mia rabbia non e’ legata a quel momento. A dire la verità, anzi, ero una neonata longilinea (2750 gr. per 48 cm) ma in forma; il mio Apgar dimostra chiaramente che a sessanta secondi dalla mia entrata in scena, me la passavo piuttosto bene in termini di salute, punteggio 9, e scusate se e’ poco!
Presumibilmente quindi una nascita serena e piena di buone prospettive, almeno dal mio punto di vista. La stessa cosa non si poteva certo dire della mia mamma, che pur essendo al secondo figlio ne usciva alquanto provata e piuttosto malconcia!
Non certo per causa mia!
Piuttosto, a mio parere, per quell'insana mania di certo personale medico di voler intervenire nel corso degli eventi sostituendosi a Madre Natura, sollecitando “brutalmente” un parto che non sarebbe dovuto part…ire in quel momento!
La colpa del nostro insieme mamma-bimba era di essere in ritardo di quattro giorni rispetto alla data presunta e in un mondo che si avviava a vivere gli efficienti anni ottanta questo era già un difetto da correggere, un problema dove intervenire
Ma fosse stato solo questo il mio impatto col fuori! Si sarebbe risolto presto e con pochi danni.
Cosa ha interrotto bruscamente la dolcezza e la serenità che ci si aspetta di trovare durante la giornata di avvio al proprio progetto di vita?
Di preciso non lo so...e non lo saprò mai, la mia mamma non c'era a proteggermi e a controllare, non poteva. E neanche il mio papà.
Soltanto poche ore dopo una nascita così ben giudicata, non si sa come, non si sa perché, le mie condizioni di salute vengono valutate decisamente diversamente .
La mia cartella recita così: condizioni generali scadenti. Cute pallida cianotica. A.C. toni validi, ma concitati e lievemente aritmici (paura?). Profondi rientramenti respiratori e notevole dispnea. Lamento. A.R. respiro ipotrasmesso, specie a sx (ma il reperto e' normale!)
ECCOLA, questa è una bimba piena di rabbia, il perché non so.
Il mio lamento, il mio battito cardiaco, il mio respiro, sono quelli di una bimba che cerca di comunicare un disagio.
Comunicazione evidentemente fraintesa (e inascoltata) perché la sentenza dei medici non mi ha lasciato scampo: quindici giorni di cella d'isolamento (incubatrice)!
Una bimba nata sana con la sua immensa fame di relazione che non riesce a sfiorare il calore di un corpo umano nemmeno per un attimo e finisce nell'assenza totale di contatti sicuri e stimoli positivi.
La' dentro, confinata nella fredda solitudine, dapprima è stato sconforto e profonda tristezza, per l’ingiustizia subita, per quella punizione non meritata; lo conferma la notevole perdita di peso, annotata nella cartella clinica: come quando ci si scoraggia di fronte alle avversità e non si vuol più andare avanti!
Poi probabilmente ha prevalso la voglia di vivere, la sensazione che doveva esserci dell'altro, che non potevo aver fatto tutta quella strada per questa tortura! E allora è stato un lento risalire la china fino alle "meritate" dimissioni.
Tutto questo senza mai poter avere il conforto della mia mamma e del mio papà. Erano anni in cui i bambini li facevano vedere “dal vetro” e solo per qualche minuto e i genitori che soffrivano anche loro dall'altra parte del vetro dovevano elemosinare l'attenzione di qualche medico per avere esili notizie.
Ironia della sorte proprio in quell’anno Leboyer pubblicava il suo famoso “Per una nascita senza violenza”.
Purtroppo i medici e le ostetriche del mio reparto, evidentemente, non avevano fatto in tempo a leggerlo!
Peccato.
Leboyer poi l'ho conosciuto davvero. Qualche anno fa, quando aspettavo il mio primo bimbo e ho avuto la possibilità di frequentare un suo seminario. Ho avuto anche la possibilità di fargli una domanda, ma lui non mi ha risposto, mi ha chiesto però com’era stata la mia nascita.
Gli ho raccontato dell'incubatrice.
Mi ha detto che ognuno di noi ha la sua storia e che le brutte esperienze vanno rielaborate per crescere e non portarne appresso i segni.
In effetti i segni di quella esperienza me li son portati dietro, eccome! Per anni da bambina ho avuto incubi ricorrenti e sensazioni fisiche definite e precise che mi spaventavano molto. Fino a quando quasi per caso (ogni tanto anche un po' di fortuna, eh!) qualcuno mi ha aiutato a decifrare e capire quei segni e quindi a iniziare a sciogliere quel nodo.
Ma ancora oggi, quel che non si sa della nascita o non si vuole sapere, e’ che le brutte esperienze vissute in un’epoca così precoce, ma non insensibile, si saldano nell’animo in un nodo stretto e serrato che tiene legata la propria forza di volontà a quella pervasiva sensazione di abbandono, segnando a lungo la propria individualità.

  logo nascere in casa

Mentre cercavo di capire chi mi fosse più congeniale, ho avuto una illuminazione: ho capito che per me il posto migliore dove partorire era...la mia casa!
Per una serie di fortunate coincidenze ho scoperto che a Torino esiste l'UNICO servizio gratuito in tutta Italia di parto a domicilio e così ho iniziato questo percorso.

Nota 1
Attraverso l'imprinting, per chi non lo sapesse, si instaura, poche ore dopo la nascita, il legame tra il neonato e chi si prende cura di lui. Questo legame se da un lato garantisce al piccolo maggiori possibilita' di sopravvivenza dall'altro permette allo stesso di "stampare"dentro di se' la rappresentazione del genitore e quindi (aggiungo io) di iniziare a costruirsi un'immagine di se'!
Quale confusa immagine si deve essere creata dentro di me con un imprinting con una scatola di vetro rumorosa, fredda e desolata!

Considerazioni e conclusioni

Le verità - scientifiche - chiarificanti e operative, spesso non sono affatto cose nuove: sono soltanto verità ovvie e palesi ma MAI dette. Ma una volta dette divengono "DATI TECNICI" la cui conoscenza dovrebbe divenire patrimonio generale, o in altri termini, ribaltando la questione: la disinformazione rispetto ai quali sarebbe IGNORANZA e la negazione dei quali vera e propria superstizione (come afferma - da "vero scienziato" - Claude Bernard). 
I dati tecnici in quanto tali sono strumenti operativi e il non tenerne conto connota quello che in termini legali si chiama "negligenza, ignoranza, imperizia".
Alcuni studi (ad es. A.Hernandez Jimenez, C.De La Cal Alvarez, C.Hernandez Malye, M.Hernandez Malye: Déficience mentale pour causes périnatales, P.P.O. et rapports parents-enfants, Bulletin Officiel de la Société Française de Psycho-prophilaxie Obstetricale, II" trimestre 1986, n.105, pag. 23 e seg. Vedi anche bibliografia allegata) pongono l'accento sulle possibili conseguenze gravi (deficienza mentale) derivanti dall'aver trascurato gli aspetti relazionali di una terapia intensiva come quella praticata ai prematuri.
Fortunatamente non sempre le disgrazie provocano conseguenze mutilanti: ma non per questo si ha il DIRITTO di allentare la vigilanza. E' vero che i rapporti interpersonali e gli affetti sono in sé importantissimi: sono anzi talmente carichi di valenze energetiche da essere capaci anche solo in quanto tali tanto di distruggere ("far morire di crepacuore!"), quanto di compensare e talvolta di ricostruire (come in questo caso). Ma al di qua del mutilante, e ben più basale del relazionale affettivo ("basale" nel senso di basilare, di fondante, di principio organizzatore) c'è il soggettivo contingente, c'è il personale intimo con le sue sensazioni ed emozioni, ci sono il piacere e c'è la sofferenza: di essi si deve aver RISPETTO altrimenti si commettono ABUSO E VIOLENZA che sono e restano tali anche se non si protrarranno nel tempo, cronicizzando sofferenze, instaurando disadattamenti e/o tarpando possibilità. 
Abuso e violenza cioè restano tali anche se si esauriscono nell'episodio contingente e come conseguenze successive lasciano soltanto sporadici incubi.
- Lei crede che il bambino senta? - gli chiedo
Il professore risponde senza esitazione:
- Mi dispiace non riesco nemmeno a immaginare una simile eventualità
(ancora dalla citazione iniziale di R.Laing)
Avete mai pensato per esempio (io l'ho pensato solo perchè me lo ha fatto capire un mio assistente che, senza saperlo, assomiglia un po' a Rezza) che tutte le piccole e grandi crudeltà di una volta, l'orario delle visite, il bambino separato dalla mamma, in reparto o nel nido, la degenza fino a risoluzione completa del paziente, il preferire le infezioni crociate nosocomiali al piccolo e sano rischio di un dimissione precoce, erano tutte e soltanto acccttazione acritica dell' INESSENZIALE? Che aveva acquistato appunto a poco a poco un suo potere sadico, non sempre inconsapevole. 
Mentre viceversa le mamme in reparto, il rooming-in, l'istituzione del day-hospital (al di 1à delle speculazioni che lo corrompono e lo trasformano) sono stati tutti fenomeni dovuti a una sana perdita di rispetto verso alcuni fantasmi, il LETTO e le REGOLE, che trasformavano la degenza in reclusione. Inessenzialità come strumento di confusione e di sopraffazione; eliminazione dell'inessenzialità come strumento di chiarezza e di diritto.




(
dall'editoriale di F.Panizon: Emiliano Rezza a Catanzaro in: Medico e Bambino , anno V, n.9, Milano novembre 1986).





un luogo adatto per allattare?



BAMBINA FELICE (17.11.2008)

Ho deciso di ritornare indietro, nel tempo, a quando “non sapevo“, esattamente ai miei nove mesi passati all’interno dell’utero di mia madre. Ci stavo bene. L’ambiente caldo era accogliente e tutto pareva abbracciarmi. Tutto era ben disposto nell’accogliermi … mi sentivo ben voluta. Sentivo rumori e voci, quando l’ambiente era più luminoso del solitamente grigio, potevo vedere una cosa lunga partire dalla mia pancia e andare su. Già allora adoravo il latte con un po’ di caffè, latte e ancora latte. Quel calore … il calore della pancia materna è unico, irripetibile. Ti avvolge e tu ti bei, perché va tutto bene. Mia mamma aveva l’abitudine di accarezzarsi la pancia, mi piaceva, era come se mi stesse coccolando e poi mi parlava senza alzare il tono della voce, come una sorta di cantilena, rassicurante, parlava e parlava ed io ascoltavo felice e paziente. Quando mia mamma andava a passeggiare sulla spiaggia sentivo le onde del mare, ovviamente non sapevo che quel particolare rumore fosse prodotto dal mare … eppure mi piaceva tanto e l’odore inconfondibile che mi arrivava era fantastico. Avrei voluto dirle : “Stiamo ancora qui!“.
Mia mamma aveva l’istinto di un animale, lei sentiva di cosa avevo bisogno e voglia, immancabilmente mi accontentava, c’era una comunicazione muta e diretta allo stesso tempo. Tutto andava bene, lei mi proteggeva dai pericoli del mondo esterno, dandomi la possibilità di crescere senza essere disturbata. Io c’ero. Io sapevo di esistere, sapevo di essere qualcosa di importante, sapevo che qualcuno mi voleva bene, sapevo che quel qualcuno voleva bene a me! Tutto andava a meraviglia. Mia mamma aveva una voce greve, quando cantava sentivo che era contenta, sentivo anche quando era triste e singhiozzava, allora prendeva a raccontarmi i suoi crucci, con calma, come se avesse tutto il tempo del mondo per noi. Mi piaceva quando parlava con me, perché lo faceva con tenerezza. Sono stati nove mesi di lunghi abbracci, di amore incondizionato, di calore umano, di gioia. Sì! Sono stata una bambina felice e “ricca“.La nascita era andata bene, senza traumi e scossoni, anche se non avevo molta voglia di lasciare quel luogo …  “Ciao“ mi disse mia madre, sorrideva, poi mi attaccò al seno … LATTE!!! Il mio amato latte, eccolo di nuovo, tiepido e gustoso. Mia madre aveva la pelle morbida e un odore forte che avrei riconosciuto tra mille mamme. Mi piaceva l’odore di mia madre probabilmente perché era suo e di nessun altra. Ricordo che mi ci addormentavo spesso addosso, mentre ciucciavo, aveva la pelle calda ed il corpo accogliente. Lei mi accarezzava spesso la testa, piano, piano ed io ero in estasi. Che meraviglia! Tutto continuava ad andare bene e non volevo più ritornare nella pancia, stavo bene dove stavo. Quanto latte ho divorato …!!! All’età di un anno però, la mia mamma, aveva iniziato ad allontanarsi da me, continuava ad allattarmi, ma sentivo che il nostro rapporto stava cambiando. Il tono della voce era diverso, mi parlava di meno ed era meno paziente, come se il mio tempo fosse “scaduto “e avesse la necessità di passare ad altro. Non sapevo che anche le mamme avessero le loro necessità. Per quanto mi riguardava i conti erano presto fatti : “Prima ci sono io, poi ci sei tu“.
Quando mi prendeva in braccio sentivo che avrebbe potuto farmi cadere, non per cattiveria, ma disattenzione. Pareva spesso assente, a volte lo sguardo si incantava, si imbambolava. Urgeva che imparassi a muovermi da sola. Feci capire a mia madre che avevo bisogno della sua mano per spostarmi. Durante i pasti volevo la posata come tutti, perché dovevo mangiare da sola e il mio bicchiere e le poppate, una al mattino appena sveglia e una alla sera prima di addormentarmi. Sulle poppate ero stata intransigente … mia mamma il latte me lo dava ancora volentieri.
Era stato un distacco quasi naturale quello con mia mamma. Sentivo che di più non poteva darmi.
Sentivo che con lei il mio tempo era finito e mi andava bene. Non era stata una madre oppressiva e apprensiva, anzi, per due anni (sono inclusi i nove mesi) aveva  fatto un lavoro egregio.
Avevo scoperto con immensa gioia che oltre a mia madre c’erano altre persone ed altre cose.
Quando mia madre smise di allattarmi, smise anche di volermi bene. L’ho sempre preso come un dato di fatto. Avevo mio nonno paterno, persona stravagante e fannullona, ma divertente e mai noiosa, poi  c’era la mia vicina, abitava sul mio stesso pianerottolo e lasciava la porta aperta perché sapeva che nel pomeriggio sarei passata a trovarla … poi c’erano le mie amichette, le belle giornate, il mare e la spiaggia i viaggi in Vespa con mio papà verso il paese, in piazza e poi al bar. Tutto andava bene. Scoprivo un sacco di cose, conoscevo persone nuove, non avevo timore di nulla. Mi piaceva molto quando mi salutavano e pronunciavano il mio nome ed io di rimando pronunciavo il loro e se non lo conoscevo me lo facevo dire. Posso dire di essere stata una bambina con del carattere e due occhi mobilissimi! Parlavo con tutti, facevo domande, chiacchieravo e iniziavo a fare quei discorsi sensati … un mio marchio di riconoscimento. Avevo sempre avuto dalla mia la logica, una logica intuitiva, perché non sapevo.

Gli anni successivi hanno riservato a questa bambina un ben diverso destino: ma è forse azzardato pensare che l'enorme forza di salvarsi, di liberarsi e di testimoniare le sia venuta da questo che poteva sembrare soggettivamente un "felice" inizio?

C'è anche chi la pensa al contrario:

(Gustane la presa in giro nello scherzoso Etiology & Treatment of Childhood (anche nella traduzione in italiano) Infanzia: Eziologia e trattamento ma prendi molto sul serio: Delgado e Skinner e la parte dedicata alle "madri"e ai "cuccioli" in Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un vero lavoro.)
In concreto e non solo come citazioni, a questa pienezza nell'attuale società molto sovente si contrappongono micidiali contrari al posto della comunicazione muta e diretta allo stesso tempo, una comunicazione fconda di apertura fiduciosa o coraggiosa verso il mondo e la propria mente, coscienza, sensibilità: la madre che non si presenta non come un "biologico supporto" ai richiami iniziali del "cucciolo" ma come un'implacabile, invadente "carceriera", le fasi inziali dell'esistenza come una "scuola di odio":
Ieri notte ho nuovamente sognato e urlato. Guidavo la macchina ho toccato il freno che non funzionava e poi mi sono come rimpicciolito, un neonato sbalzato fuori come su uno scivolo ma diretto verso l'alto. Ho urlato e sentivo ... il mio corpo come privo di ogni forma di capacità reattiva e l'io del sogno ci fossero strati di isolanti. Quella stessa sensazione del corpo non più mio spesso provata in passato è confermata. Il corpo. Ho quasi l'impressione che più che venire a galla i sogni, sono io che durante il sonno vado a cercarli abbandonando il corpo a se stesso e poi però ne ho bisogno e la risalita è faticosa. Vado giù, tanto è vero che se poi mi sveglio e li richiudo vedo immagini materializzarsi come se le stessi guardando dal buco di una serratura o forse meglio attraverso un binocolo rovesciato. ... Questa mattina mal di testa forte per tutto il giorno e continua ora. Forse è aumentato durante il lavoro. Mi sono addormentato per un'ora tornato a casa e al risveglio sentivo di odiare. Odiare mia madre. Mi ha dato molto fastidio ma più di tutto mi ha dato fastidio l'assenza di mio padre ... era come se quel silenzio fosse così pesante da rimbombarmi dentro, non c'era e se anche l'avessi chiamato per chiedergli aiuto non mi avrebbe sentito, un silenzio terribile perché è il silenzio di un codardo che preferisce girarsi dall'altra parte. Quante volte l'avrò chiamato nella mia mente, mentre il mio carceriere si "occupava" di me? Mi sembra di essere schiacciato da un peso che mi rende curvo e mi comprime i visceri, mi sento una palla in pancia che non va né su né giù. Vorrei che morisse, vorrei non sentire più quella voce, quel suo essere perennemente uguale a se stessa, quel suo apparente attraversare il tempo, quella sensazione di immortalità che la contraddistingue. Quella voce non cambia, potessi sopprimerla, potessi ucciderla lo farei, giuro che non avrei il minimo rimorso, ma ho anche l'impressione che inizierei a sentirla dentro di me come una persecuzione, come se io stesso imitandola mi tormentassi anche in sua assenza. C'è dentro di me una parte che le assomiglia, è riuscita a fare ciò che temevo, rendermi simile a lei, coltivare dentro di me con la paura un piccolo essere sensibile ai suoi richiami. Io potrei fare le stesse cose a un figlio se non ne avessi consapevolezza e allora la catena non si interromperebbe e quella voce sarebbe veramente immortale. Sento questo enorme peso e questo enorme compito e non posso fare altro che iniziare ad accettare che sia capitato proprio a me.
Nati non in un'atmosfera di "biologico supporto" o almento di qualsivoglia personale inter-relazione, su quale terreno potranno affondare e nutrirsi personali radici? O ancor peggio: come evitare che - al posto di solide stabili fondamenta - prospettive future di "riscatto" spargano intorno a sè traballanti e vendicative rincorse dentro un ipotetico immaginario futuro? Quanti sono i figli allevati;in un anonimo, "strumentale" NULLA? Un nulla, un "nulla fatto di nulla", fatto di "gesti" non di "azioni", fatto di "abitudini" e non di tempi di esperienza: un Nulla fatto di NOIA MORTALE e di conseguenza anche MORTIFERA? Quanti rimangono e rimarranno "figli": per sempre soltanto "figli", mai vere "persone", mai capaci di un'ideazione propria, di una consapevolezza delle cause e delle conseguenze, delle responsabilità individuali e della propria posizione nei tempi in divenire? Quali strascichi mutilanti puà lasciare addosso una PUNIZIONE del tutto immeritata, o sentita come "meritata" conseguenza della propria grande, autonoma, giusta rabbia dovuta alla sensazione di ingiusto abbandono - come avvenutio con conseguenze durature - per la "bambina dell'incubatrice"?

Ecco il sito in cui trovare il libro di Claude Bernard
Introduction à l'étude de la médecine expérimentale Claude Bernard Publié en 1865
L'installation du livre de Claude Bernard sur le serveur de Science Culture a été réalisée par mes soins. L'accès et le téléchargement sont gratuits.pour tout usage personnel, scientifique ou éducatif. Les passages en italiques sont de l'auteur, par contre les passages en gras sont de mon fait. Les notes de bas de pages ont été incorporées au texte et placées entre crochets. Je demande à ceux qui trouveront des erreurs ou des fautes de bien vouloir me les signaler, pour me permettre de les corriger. Je souhaite mettre en place un forum consacré à l'oeuvre de Claude Bernard dans ses aspects les plus divers. 
Jean-Claude Salomon (salomon@infobiogen.fr)

Bibliografia

venire alla LUCE


APPPAH vedi per la relativa bibliografia Resources: 100 Books (And Videos, Too)
Gli occhi attenti, curiosi, leggermente stupiti... di un bambino - di un nuovo essere umano! - appena nato....


ISPPM con una vastissima bibliografia e archivi
e - riguardo ad incubatrici e ... neonatologi - vedi: Link: Storie di prematuri
Al momento sono pochi, troppo pochi i siti italiani sulla prematurità,
ma speriamo che il loro numero possa crescere in fretta
Dal sito dove trovare numerose e varie Storie di prematuri potete anche
mandare il vostro racconto, corto o lungo, con o senza foto, all' indirizzo: emmanuele@manolito.it


scambio di sguardi C'è chi ha la disavventura di cominciare la vita con una brutta esperienza come la bambina dell'incubatrice, e chi ha la fortuna di nascere tranquillo in casa.
Questa è Laura nata da pochi attimi a casa propria.


ed ecco i commenti di Ronnie Laing nelle sue opere  in edizione inglese

e una biografia in italiano

e la citazione in Consapevolezza e Memoria 
 
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Infanzia: tempo di mutamenti
Imbroglio è il contrario di sviluppo
Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro

...dagli adulti di oggi agli adulti di domani...


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  dPer accogliere le richieste di una più agevole lettura, i testi di questo sito sono stati - anche - trasferiti in un LIBRO: Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani
per la seconda edizione del libro va alla CASA EDITRICE
Cortina Torino
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Raggruppati per singoli agomenti, aggiornati e completati, i capitoli ormai superati del libro Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI si possono acquistare in volumi tematici separati a cominciare da Infanzia:un-mestiere-difficilissimo in cui un nuovo file Considerazioni e conclusioni / To complete and to outline come V capitolo - presente come capitolo finale in TUTTI i nuovi libretti - offre una sintesi organica e riassuntiva di tutti i problemi in discussione. Modificato come iconografia l'Indice del libro: Infanzia: tempo di Mutamenti ora è il capitolo IV del nuovo libro: Infanzia: tempo di Mutamenti ne è l'essenziale III. A seguire verrano altri temi - La casa e i suoi abitanti. Dal concrteto al sublimato: dalle fasi di sviluppo dei bambini agli impegni dei "grandi"  e Controversie e rimandi - mentre è già pronto Consapevolezza e Memoria con i capitoli fondamentali:  
Quando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vita? -  in cui questo file costituisce il capitolo VI - e Medicina: scienza applicata e multidisciplinare: Emozioni, istinti, ricordi, contraddizioni

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Immaturità?
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Questo file in italiano, come pure quelli intitolati Consapevolezza e memoria, e Le faccende domestiche,Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro si differenziano dai corrispettivi in inglese - Childhood: times of mutability, Consciousness and memory e Domestic chores.Ergonomics and psychology of a REAL work - per dati bibliografici, citazioni e testimonianze. Anche in Quando la cartella clinica è terapeutica... e riproposti questi concetti, a sua volta con il corrispettivo in inglese Anamnesis? A way for healing non rispecchiante una semplice traduzione ma differenze di impostazione dovute alle diverse fonti culturali.
Altri tre files - e capitoli sono da collegarsi con i contenuti di questo, ma mentre il sito è unitario e i vari file vi si trovano affiancati, non tutti i capitoli dei due libri si corrispondono: il contenuto di ciascuno file/capitolo non è per lo più in esatta traduzione, ma possono differire anche molto per la presenza - o meno - di rimandi, bibliografie e citazioni: se alcuni file/capitoli si trovano soltanto nell'edizione in italiano, DUE differenti file/capitoli - importanti e fondanti - si trovano soltanto ciascuno in uno o nell'altro libro: Imbroglio è il contrario di sviluppo e TOTEM AND TABOO REVISITED: awful and fertile rise of new superstitions. Sono ben diversi come testo, ma complementari, dato che integrano e confermano entrambi - da differenti punti di vista e argomenti - gli essenziali propositi e concetti di base di tutto questo lavoro. Per questi motivi sarebbe opportuno poter leggere entrambi i libri e sopratutto questi DUE capitoli. Assieme al presente file/capitolo entrambi comunque si costituiscono in generale come punti chiave, ma possono venir considerati a loro volta in particolare come completamenti di Consapevolezza e memoria e di Consciousness and memory, e soprattutto vanno strettamente collegati a Delgado & Skinner  in quanto ne possono venir letti come ampliamenti esplicativi. 
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