27 dicembre 2009 / December 27 2009 Motore di ricerca del sito / Site Search Engine Dal SUBLIMATO al CONCRETO e VICEVERSAillustrata da un fumetto su lavoro e psicosomatica / also satirically underlined by a mocking cartoon to explain psichosomatics: real work mixed up with "bowels urge".Indice
interno ![]() ![]() Aggiornamenti e segnalazioni:Questo sito e i libri che ne derivano NON sono di INFORMAZIONE, ma si costituiscono come una specie di ENCICLOPEDIE TEMATICHE, in cui vengono presentati e discussi vari argomenti da leggersi e soprattutto da CONSULTARE di volta in volta.A seguito di difficoltà lamentate e
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children
of YESTERDAY to adults of TOMORROW Tel/Phone:
0039 0116507074 /
00390116508665
Fax: 00390116502900 giuliana@cortinalibri.it bruna@cortinalibri.it, Acquisti on-line/On-line orders ordini@cortinalibri.it Anche il libro in inglese From children of YESTERDAY to adults of TOMORROW è ora in vendita: Abebooks.com, Webster.it, Alibris.com, BooksinPrint.com, also on Kindle, GlobalBooksinPrint.com e più facilmente per i lettori europei anche nelle edizioni Cortinalibri. Dopo
la pubblicazione del libro aggiornamenti
sono già iniziati
e molti altri ne verrano fatti e segnalati di
volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti
e
novità / Novelties on the site: anche se si consiglia di
considerare
ancora
con
attenzione le più importanti passate modifiche.
Per
seguire gli aggiornamenti dl sito i vari file verranno vi via stampati
raggruppati in libretti tematici: ultimo
capitolo di TUTTI
i nuovi libretti è il file in cui si compendiano ma
anche si sottolineano le basi essenziali di impostazione metodologica e
culturale
Il
sito web nel tempo si è molto arricchiro,precisat, aggiornato:
per
poterne pubblicare e novità verrà stampata una serie di
"libretti
tematici" di cui è già pronto il primo: Infanzia:
un mestiere difficilissimo Considerazioni e conclusioni This
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book do NOT
be a fount of notices but an ENCYCLOPEDIC
gather of different
subjects:
one another to
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| Questo file in
italiano, come pure
quelli intitolati Consapevolezza
e
memoria,
e Le faccende
domestiche,Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro
si
differenziano dai corrispettivi in inglese - Childhood:
times of mutability, Consciousness
and memory e Domestic
chores.Ergonomics and psychology of a REAL work -
per dati
bibliografici, citazioni e
testimonianze. Anche
in Quando
la cartella
clinica
è terapeutica...
e riproposti questi concetti, a sua volta con il
corrispettivo in inglese Anamnesis?
A way for
healing non
rispecchiante una
semplice traduzione ma differenze di impostazione dovute alle diverse
fonti culturali. Anche questo argomento è presente nelle due
lingue in versioni non esattamente speculari e va
segnalato in modo
molto evidente in quanto i suoi contenuti vengono ad
affiancarsi
e a completare questi file/capitoli in italiano affiancato dal - sia pur più
ridotto - SUBLIMATIONS:
VISUAL
SCHEMES AND
SCIENTIFIC EXPLANATION. |
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La "sublimazione"Prima di tutto è da chiarire un concetto usato in modo traslato e metaforico, e spesso mistificato: la sublimazione.
In chimica-fisica - e già molto prima: nell'alchimia - si parla di sublimazione per indicare un fenomeno reversibile di passaggio: sublimano le sostanze che semplicemente passano dallo stato solido a quello gassoso (e viceversa!) secondo un equilibrio ben definibile al variare dei parametri di pressione, temperatura, volume (è quanto succede ad esempio allo jodio, alla "neve carbonica" o - in un ambito più "casalingo" - alla canfora ed alla naftalina ecc.). E il concetto psicodinamico non è sostanzialmente diverso: le variazioni del ritmo biochimico del corpo (ad es. l'ipoglicemia) si traducono - andando dal concreto verso il più "astratto" - in BISOGNI, in stimoli, in ISTINTI, ma anche in stati d'animo, in modi di pensare. L'ipoglicemia biochimica come primo passaggio diretto diventa "fame", poi "ricerca" o "richiesta" di cibo e poi via via "altro" sempre più astratto: tristezza, sottomissione, oppure persino idee mistiche da digiuno. Ma le astrazioni sublimate possono tornare "indietro": se l'ipoglicemia-fame può sublimare in tristezza, in senso di abbandono, in sottomissione; in modo reversibile e simmetrico tristezza, abbandono, sottomissione possono far nascere pseudo-bisogni, innescare dipendenze, mistificarsi in compensazioni concrete come un aumentato desiderio di mangiare o di bere - compreso alcoolici. E qui il discorso si ricollega con l'altro grande settore del "corpo" il suo settore "affari esteri" cioè tutti gli organi, apparati, tessuti e funzioni della vita di relazione: sistema nervoso, sensi specifici, muscoli, ossa. Rispetto al sistema viscerale questo insieme appartiene già al primo gradino sulla via delle sublimazioni; permettendo di riconoscere il "bisogno" incita a "fare" qualcosa per placarlo, ma anch'esso produce variazioni chimiche che influenzano potentemente il "resto": da una parte tornano indietro verso il puro vegetativo e dall'altra cercano espansiore verso l'esterno. Come in chimica-fisica così in psicodinamica non vi sono attribuzioni di "valore": il "sublimato" gassoso non "vale" più della sostanza allo stato solido o viceversa; ciascun "stato della materia" ha proprie caratteristiche, proprietà, vantaggi e svantaggi, e si raffredda o si riscalda da un passaggio all'altro.
Rimanendo nell'analogia con la chimica-fisica e dei coefficenti che regolano l'equilibrio tra concreti e sublimati occorre:
Il corpoIl corpo non è
propriamente
l'Io,
ma
l'Io - l"'io" prima persona singolare: l'io di "io sono", "io
sento",
"io posso", "io ho bisogno" o "io desidero" o "io voglio"; di
"io faccio", "io decido", "io penso", "io immagino" ecc. - questo Io
non
può esistere senza il corpo, e senza il corpo ed i mezzi forniti
da questo non può compiere la sua principale
funzione
che è quella di regolare i collegamenti tra l'omeostasi vitale
propria e il suo collocarsi nell'ambiente
esterno. Con
un
paragone banale si potrebbe dire che l'Io è come il Ministro
degli esteri del corpo - paragonato a una Nazione - o come
l'Ufficio
Amministrativo e Commerciale
del corpo paragonato ad una Azienda. Ma mentre può collegarsi
- o deve rinunciare a
collegarsi - entro i limiti concreti che il corpo - come
entità
fisica concreta e limitata - gli pone, proprio dall'instabilità
interna del corpo stesso viene indotto ad
aprirsi
all'esterno a cercarvi sfoghi, espansioni, arricchimenti.
L'essenza della vita è infatti l'INSTABILITA'; l'equilibrio interno è fatto di cambiamenti continui, di adattamenti dinamici, in un "gioco" continuo e variabile di ritmi interni di espansione e retrazione, di mancanze e di appagamenti, di consumi e di eliminazioni, di rinnovamenti e di perdite: i cui rappresentanti più macroscopici, riconoscibili ed emblematici sono la fame e l'espulsione, la sazietà e lo svuotamento. In altri termini: se il "corpo" fosse un blocco statico, in equilibrio stabile, come un minerale, potrebbe esistere e mantenersi senza alcun rapporto se non di vicinanza con l'esterno, od al massimo potrebbe - come un minerale - accrescersi per apposizione: non avrebbe bisogno di nulla. Ma invece come entità viva è un dinamico, instabile insieme di complicati e variamente modulati sistemi in continua costruzione e distruzione, ristrutturazione, acquisizione e riciclaggio: di qui vengono i continui bisogni che lo obbligano a continui scambi con l'ambiente. Mancanze e appagamenti, eccedenze e rifiuti; distruzioni, ricostituzioni, ristrutturazioni, riciclaggi, espulsioni, espansioni, fusioni, distacchi, adeguamenti, assimilazioni, rinnovamenti, creazioni, ricreazioni, ecc.: ecco schematicamente accennate le modalità principali attraverso cui ogni corpo VIVENTE entra in collegamento con l'ambiente che lo circonda. L'Io non è il corpo ed infatti questi cambiamenti e collegamenti possono eventualmente avvenire di per sé senza che l'IO "sappia" di esistere e se ne senta "soggetto" agente. Ma la presenza operante dell'Io permette di aggiungere un'altra peculiare serie di trasformazioni a tutto l'insieme biologico in continua trasformazione: le mancanze e i mutamenti diventano "sensazioni", ma anche le sensazioni hanno una loro strutturazione biochimica, non sono solo "idee", da nominarsi in tono per lo più spregiativo. E le sensazioni - attraverso una nuova serie di passaggi chimici! - possono diventare stimoli all'azione, sia immediatamente, sia passando attraverso passaggi sempre più indiretti e modulati:
Le vicissitudini dell'apparato locomotore si possono osservare e quindi conoscre, ma ben raramente anche in campo medico si va oltre nel ragionamento: se un organo, un tessuto ha una sua "vita" così ricca, ne consegue che tutte le variazioni di essa si ripercuoteranno sulla vita di tutto l'organismo; e che questa "vita" manderà "segnali" al resto del corpo, esprimerà i propri "bisogni", e anche la ricerca di appagamenti influenzerà il resto. Nel corpo esistono infatti altri "organi" deputati al raccordo con l'esterno dotati di vita intrinseca e fonte di modificazioni - che si ripercuotono sul tutto - e di bisogni: vi sono i "sensi" più specializzati per esser deputati agli "affari esteri", la vista e l'udito; e quelli maggiormente anche collegati con gli "affari interni" - tatto, termotatto, olfatto, gusto. Ed esiste anche l'enorme cervello programmatore di qualsiasi altro organo e funzione interna e coordinatore di ogni forma di scambio con l'esterno. Ossa, muscoli, articolazioni, vista, udito, pelle, cervello pensante e collegante non funzionano su ritmi brevi e obbligati come il ricambio, come l'attività di assunzione e di escrezione: a rigore si può sopravvivere in coma, ma per vivere veramente bisogna mantenere in funzione anche questi apparati. I loro "richiami" non si traducono in imperiosi bisogni - come ad esempio: il soffocamento, la sete - ma comunque in malesseri: che nella migliore delle ipotesi si manifestano come noia. Ma neppure si può immaginarne uno scollegamento degli uni dagli altri: come ossa e muscoli dovrebbero lavorare e mantenersi in un ben armonizzato livello di sviluppo parallelo, anche i ritmi brevi e obbligati della vita viscerale interna influiscono e si collegano in aperture e/o blocchi sulla vita di relazione esterna: dal più intimo dei visceri alle più astratte realizzazioni della mente tutto dovrebbe procedere in continui passagi, come sistole e diastole di un grande metaforico cuore in cui viene a rappresentarsi tutto l'organismo nel suo essere-nel-mondo-attivamente. (Nel sito Web si può aprirne la rappresentazione grafica in animazione.) Ma cervello, pelle, udito, vista, muscoli, ossa non avendo bioritmi fissi propri devono venir alimentati dall'esterno per "funzionare": devono però comunque venir alimentati perché la loro inerzia danneggia tutto il corpo. Un primo stadio della percezione di questa speciale "fame in sublimazione" è la NOIA; ma se la noia può giungre a venir accentuata in modo più o meno scherzoso fino alla "noia mortale", la privazione sensoriale è una vera tortura, cioè una situazione destinata a produrre un vero stato di "malattia", ovviamente "mentale" ma anche veramente "fisica". Meglio soli che male accompagnati...
Affetto
e comprensione? Macché!!! Rotture di scatole, discorsi senza
senso,
consigli non richiesti, umiliazioni, situazioni pesanti e tanto, tanto
NULLA!Il NULLA tappezzava le pareti di casa, usciva dalle loro bocche sotto forma di parole sconnesse, il NULLA pranzava e cenava con noi e sempre alla stessa ora. Il NULLA stava in una carezza mai data, stava nei loro cuori e nella loro mente. Quando non c'è "nulla" da dare, quando manca negli adulti l'esperienza delle emozioni e del vivere, bhe, allora, davvero, non c'è niente da fare e niente da dire. Una costellazione senza né soluzioni di continuità né salti di qualità va dalla vita del corpo vegetativo fino al gioco e persino alla scienza ed all'arte, e, come i corpi chimici o come l'energia termica, può sia espandersi verso spazi sempre più vasti che così riceveranno l'impronta del soggetto, sia restringersi, comprimersi sempre più: fino ad esempio i casi-limite molto più diffusi di quanto non sembri in cui le mancanze si riducono a non venir neppur più percepite come bisogni come quando il troppo affamato non "sa" neppur più di "avere fame". E in entrambi i casi con rischio: rischio di perdersi non nella creatività ma in un raggelato mondo astrattamente fantasmatico, o rischio di concentrare talmente tensioni ed energie in qualche organo del corpo da farlo ammalare. Il caso dell'affamato che non sa più di aver fame e quindi non "cerca" il cibo è ovvio, ma quante altre sono le mancanze non percepite come bisogni che portano alla malattia magari mortale: tipica è il non riconoscimento non solo della mancanza di riposo, ma - da non confondere con un fisiologico degrado della vecchiaia - i danni dovuti alla disattesa necessità perfin biologica di utilizzare al meglio o almeno di tenere in esercizio in qualche modo i grandi sistemi della vita di relazione, come minimo di fornir loro vere distrazioni "ricreative", ritmi diversi, attività più libere: soprattutto com-prensibili in quanto capaci di mettere in funzione sensorialità CON-CRETE di CON-TATTO. Il termine stesso "capire", o meglio ancora "com-prendere", benché entrambi usualmente dedicati ad attività cognitive, indicano però per prima via diretta con-creti con-tenuti: non a caso qui compare questa reiterazione dei prefissi "con" tipici del complesso orale il complesso della vita vegetativa anzi della vitalità stessa, delle acquisizioni sia concrete - come cibo - che sublimate come apprendimento. Ma anche il termine "apprendimento" che si apparenta a quello di "comprendere" nell'accezione iniziale non sublimata rimanda in via diretta alle MANI, uno dei più fondamentali e peculiari complicatissimi e potentissimi organi in dotazione all'essere umano. Ma le mani non sono solo organi effettori di movimento e azione, sono anche parallelamente organi - potentissimi - di SENSO: quel "tatto" che dovrebbe essere per il medico uno degli strumenti più importanti, ma che in generale in senso traslato/sublimato indica la capacità di interagire con abilità e vantaggio con gli altri esseri umani, di accedere con facilità al vasto campo delle relazioni affettive e sociali. E si arriva anche all'opposto ed esiste e dilaga anche un'altra via "concreta" di sbocco di tensioni compresse e incontrollate che si rifà pure alle "mani": anche l'aggettivo MANESCO, un termine che indica insieme corporeo e relazionale esprime una modalità corporea di gestione, episodica ed esplosiva, di emozioni della serie aggressiva ed un modo brutale e lesivo di rapportarsi ai circostanti. La "privazione sensoriale" è una forma consapevole e cosciente di attuata torura, ma attualmente è enorme la diffusione di situazioni in cui bambini e ragazzi si trovano immersi in quel raggelato "NULLA" citato sopra, in un "nulla" apparentemente "nutrito" da un baluginare di inafferrbili lucine che scorrono sulla superficie liscia di uno schermo. Pur senza giungere alle situazioni di consapevolmente indotta tortura questo bisogno inespresso di concreta realtà da toccare - e "toccante" in senso figurato/sublimato significa anche "emozionante" - in cui muoversi e in cui provare vere, risonosciute emozioni va a sfavore del "resto" del corpo, degli "affari interni" di esso: del corpo viscerale, del corpo come totalità vivente ed a se stante di cui fanno parte integrante di nuovo anche gli organi della vita di relazionenel loro carattere però di "organi" anch'essi biologicamente "interni". La "mente" può cercar di sopravvivere al "nulla" magari con l'aiuto della sensorialità più evanescente - la VISTA: nel neonato umano attiva fin dalla nascita - creandosi mondi fantasmatici inafferrabili, ma al prezzo di una perdita magari definitiva di calda concretezza: il che può star alla base eziopatogenetica della schizofrenia. Il corpo viscerale come sensorialità interne rimane attivo ma può mandar segnali esagerati per opporsi ad una "noia mortale", a una costrizione snaturante e diventare così per la mente stimolo e bersaglio ipocondriaco di sensazioni ingigantite e vissute come "malattie". Quella resistenza
era
un nucleo informe e compatto una specie di cellula staminale
totipotente che è rimasta
soffocata ma ancora viva e presente. Quel nucleo era il mio stampo, non
più quello imposto, ma quello originale, quello vero, nato dal
caso e
dalla combinazione e che ha dato vita ad un nuovo essere e come tale
diverso da tutto ciò che lo ha preceduto.
Un episodio a proposito della rigidità nel camminare che ha
notato
oggi. Da qualche giorno mi è tornato un dolore muscolare
abbastanza
fastidioso alla schiena, zona lombare sinistra. Mi ha fatto ricordare n
episodio successo il primo o il secondo anno di superiori, allora anche
con febbre, spossatezza che mi costrinse a letto per 15 giorni. Ricordo
che ero preoccupato, fintamente, per la scuola, temevo che la lunga
assenza mi avrebbe causato la bocciatura, mandavo mia madre dai
professori per essere rassicurato sul fatto. Ho pensato [oggi] che
poteva essere il segno di un rifiuto, un rifiuto per "quella"
scuola, per ciò che significava.
Speravo inconsciamente di essere bocciato? Di trovare un modo per
uscirne? Oppure di darmi malato cronico, un malato immaginario e
schiavizzare il "mio carnefice" pronto a tutto per realizzare la sua
creatura secondo il suo stampo. Espediente sciocco che è durato
il
tempo di capire che tanto non mi avrebbero mai bocciato, andavo troppo
bene a scuola e quella finta
malattia sarebbe stata un regalo troppo grande a mia
madre. E‚
cosa c'è di meglio come resistenza che impedire a quello
cresciuto
nello stampo sbagliato di riprodursi? "Fermati! Guarda indietro cosa
sei diventato? Cosa ti hanno fatto diventare!?" ... la vera unione tra
mente e corpo, l'unica unione capace di generare l'unicità del mio essere e in
quanto tale l'unico degno di riprodursi. Voglio dire che
in fondo quella parte della mia famiglia è realmente come se
fosse
sterile, perché genera
ma non permette lo sviluppo e anche dal solo punto di
vista antropologico tutto ciò non porta che all'estinzione:
un ramo secco da cui non nascerà mai nulla. E‚ questo quello che
mi ha
sempre reso così distante dai miei genitori, non volevo, non voglio essere un RAMO
SECCO.
Età diverse |
| Il
bambino è fatto di cento. Il bambino ha cento lingue cento mani cento pensieri cento modi di pensare di giocare e di parlare cento sempre cento modi di ascoltare di stupire di amare cento allegrie per cantare e capire cento mondi da scoprire cento mondi da inventare cento mondi da sognare. Il bambino ha cento lingue (e poi cento cento cento) ma gliene rubano novantanove. La scuola e la cultura gli
separano la testa dal corpo.
|
Gli dicono: di pensare senza mani di fare senza testa di ascoltare e di non parlare di capire senza allegrie di amare e di stupirsi solo a Pasqua e a Natale. Gli dicono: di scoprire il mondo che già c'è e di cento gliene rubano novantanove. Gli dicono: che il gioco e il lavoro la realtà e la fantasia la scienza e l'immaginazione il cielo e la terra la ragione e il sogno sono cose che non stanno insieme. Gli dicono insomma che il cento non c'è. Il
bambino
dice:
invece il cento c'è. |
Il bambino che cresce...si impegna in esperienze fondamentali secondo ritmi e fasi che appartengono solo a lui. Ma ognuno di noi, genitori, medici, insegnanti "buoni" "preparati" "colti", può compiere continue disastrose violenze sull'indifesa psiche del bambino anche agendo "per il suo bene" ma con immaturità, insensibilità o in malinteso ossequio a "scuole" di moda. |
Così i bambini, privati di esperienze vere, elaborano fantasticherie a vuoto e compensazioni fasulle che ne bloccano o deformano lo sviluppo riducendoli ad adulti immaturi incompleti o sbagliati e incidendo anche sulle generazioni a venire. Eppure, entrare nel tempo misconosciuto dei mutamenti non è poi tanto difficile. Basta essere presenti con simpatia, collaborare con rispetto, partecipare con curiosità e piacere. Insomma prendere finalmente sul serio l'evoluzione dei bambini. E riattivare, intanto, anche la propria. |
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aiutami a far da solo! |



Il bambino che cresce...secondo ritmi e fasi che appartengono solo a lui. Ma ognuno di noi, genitori, medici, insegnanti "buoni" "preparati" "colti", può compiere continue disastrose violenze sull'indifesa psiche del bambino anche agendo "per il suo bene" ma con immaturità, insensibilità o in malinteso ossequio a "scuole" di moda. |
che ne bloccano o deformano lo sviluppo riducendoli ad adulti immaturi incompleti o sbagliati e incidendo anche sulle generazioni a venire. Eppure, entrare nel tempo misconosciuto dei mutamenti non è poi tanto difficile. Basta essere presenti con simpatia, collaborare con rispetto, partecipare con curiosità e piacere. Insomma prendere finalmente sul serio l'evoluzione dei bambini. E riattivare, intanto, anche la propria. |

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