A seguito di difficoltà lamentate e
relative richieste,
l'architettura stessa del
sito è stata modificata in funzione di un più agevole
orientamento: sdoppiato
il presente file - che quindi prende ora un nome differente e riinvia a
un differente URL
- diventa
iniziale
un file
semplificato in cui a prima vista compaioni i links
indirizzanti
sui capitoli interni.
Dopo
la pubblicazione del libro aggiornamenti
sono già iniziati
e molti altri ne verrano fattisegnalati di
volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti
e
novità / Novelties on the site: anche se si consiglia di
considerare
ancora
con
attenzione le più importanti passate modifiche.
Il
sito verrà di
continuo aggiornato: per
cui occorre di tempo in tempo ridargli un’occhiata ed eventualmente
proporre considerazioni,
critiche o informazioni che saranno molto gradite
A casa
di mia sorella ho visto questa sera delle foto dei miei nipoti da
piccoli.
Ce n'era una di F. [ora
adolescente] che
avrà avuto quattro anni
e che mi ha creato una turbolenza di pancia... Mi sembrava quasi impossibile
che fosse
cresciuto così tanto e nello stesso tempo che quel bambino non ci fosse più.
Ho avuto la sensazione di ciò che mi blocca, di quello che mi fa
tremendamente paura e che temo di non riuscire a sopportare. Il dolore
per quel bambino "morto", quel bambino che non tornerà mai più e che
in un certo senso mi sono lasciato sfuggire. Come l'ho
vissuto
poco, quante cose mi sono perso di lui come di me stesso.
E' un dolore che porta un vuoto, un dolore che apre una voragine una
specie di buco nero in cui temo di scivolare. Mi tengo così
aggrappato a questo presente che mi dà sicurezza, un presente
che vorrei passasse lentamente così da farmi assaporare il
piacere di vivere, ed invece il tempo corre velocemente e più
corre più sento che dovrò attraversare presto quella
voragine per non trovarmi al termine della mia vita con in mano solo
rimpianti. E'
un lutto,
... è un lutto ed un
abbandono. Lei non può immaginare (o forse si) quanto
faccia fatica a capire, a far capire ad una parte di me che non si
possono resuscitare fantasmi ma quella parte è come se non
sentisse ragioni, vorrebbe vedere ancora per una volta quel bambino,
vorrebbe poterlo riabbracciare, non vuole accettare le cose come sono
andate è testardo.(°)
A
questo punto faccio fatica
anch'io a capire chi sono, sono in gran confusione, ma forse era ora
perché erano troppi giorni che giravo a vuoto. L'ho detto anche
a K. stamattina che avevo la sensazione di sentirmi un "coglione",
quasi nel senso anatomico del termine.
(°) Uno dei principali motivi "banali", espressi da persone
né buone né cattive, in sfavore - se non in un fastidio che
confina con l'odio o almeno con una specie di boicottaggio
nei riguardi dei "bambini" - deriva dal tentativo di evitare un ritorno
di sensazioni penose risalenti dalla propria infanzia e di sensazioni
di fallimento accumulate nel trascorrere del tempo, di un "tempo" che
invece di un "trascorrere" diventa una "voragine". I bambini che
crescono o meglio quegli sviluppi che in poco tempo
svaniscono e non ci
sono
più sono dei terribili
marca-tempo;
questi esseri "audaci" e transitori non
vogliono sentirsi trasformare in "fantasmi" di quel tempo
immobile e per
questo rassicurante.
Per evitare di dover coltivare solo rimpianti, si può
però - ma solo con fatica e sofferenza - ritrovae la
consapevolezza della propria infanzia e con questa dell'infanzia di
tutti:
Il dolore
per quel bambino "morto", quel bambino che non tornerà mai più e che
in un certo senso mi sono lasciato sfuggire. Come l'ho
vissuto
poco, quante cose mi sono perso di lui come di me stesso. ... Sento
come non mi capitava da molto tempo una stanchezza una assoluta
indifferenza per questa vita mentre è come se dovessi essere da
un‚altra parte; in questi momenti sento, senza retorica, l‚idea della
morte come un sollievo enorme, come se a suo modo mi aiutasse a
non-vivere una vita che non desidero. Periodo buio. Avrei molte
altre cose da scrivere ma è come se fossero tutte ingarbugliate in una
matassa disordinata e nodosa, le sento arrovellarsi nella pancia,
girare come trottole, cercare una via d‚uscita, cercare di dispiegarsi
poco alla volta ma tutto ciò sembra difficile. Chi sono veramente io? Quante potenzialità ho lasciato incolte a marcire poco alla volta? Cosa avrei voluto per me fin da bambino? Ma sono mai stato bambino?
(Un ulteriore commento: che brutta - quasi oscena - parola è
"rassicurante", termine direttamente derivato da "sicurezza"
una parola che semanticamente si associa sempre a trmini indicanti "pericolo":
"Pubblica sicurezza", "cintura di sicurezza", "uscita di sicurezza"
ecc.! ) Da
completarsi con questa successiva testimonianza di come si
possa essere feriti senza essere toccati
Credo
per un desiderio naturale di testimonianza, di chi, passato il guado,
volge la testa indietro e con più serenità guarda il proprio passato
rimesso in ordine senza acredine come un dato ormai acquisito, una
storia che diventa Storia con la maiuscola e quindi merita,
forse, di
essere raccontata. E
allora mi sono immaginato il primo giorno che ho messo piede nel suo
studio come se, inconsapevolmente, mi fossi presentato con un vestito a
brandelli. Un vestito che non mi andava di buttare né di cambiare con
uno nuovo di zecca. E così poco per volta, minuto dopo minuto, giorno
dopo giorno è stato come iniziare a riconoscerne i frammenti e cucirli
poco alla volta insieme. Come un sarto attento e puntiglioso ridare
dignità a quel vestito che, bello o brutto, era il mio vestito. Con il
suo aiuto e con molta fatica in questi anni ha ripreso una forma e solo
una volta completata l‚opera potrò riporlo nel mio armadio a memoria
futura. Quelle cuciture sono le cicatrici di un chirurgo, segni
indelebili che ricordano un passato a brandelli ma nello stesso tempo
testimonianze di ciò che sono stato. Ogni cucitura racconta uno
strappo, ogni strappo una ferita mai risanata e rimasta per anni a
sanguinare nel profondo. Ora
è un po‚ come se lo vedessi quel vestito con tutte quelle cuciture e se
per magia, anche se per un solo secondo, quelle cuciture sparissero lo
rivedrei così com'era, ma sarebbe già qualcos'altro: io ero in quei
brandelli, io sono oggi quel vestito un po' martoriato e niente potrà
cambiare questa Storia.
Io sono la
testimonianza di come
si possa essere feriti senza essere toccati.
La
follia è
l'oblio di un grande dolore...
...poter dare ai ricordi una specie di seconda vita...
Nelle cosidette memoria a
breve, a
medio, a
lungo termine, memoria è la continuativa
facoltà di richiamare alla consapevoleza attuale dati di ogni
genere in modo più o meno agevole e veloce:
indipendentemente dal tempo trascorso. Memoria è la facoltà di poter dare ai ricordi una specie di seconda vita, di rispecchiare
- al di là del tempo
- tutto quanto è stato accaduto ora comunque depositato con estrema
precisione e archiviato anche se soltanto più o meno facilmente
riattivabile: può venir
anche chiamata preconscio
questa "biblioteca circolante" enorme e sempre più grande in
funzione anche dell'età - e questa "enormità" di dati accumulati contribuisce in positivo
a certi apparenti difetti o piuttosto "lentezze" di memoria che
compaiono via via con il rpocedere dell'ampiezza di questa "quarta
dimensione" individuale.
Ma a questo tipo di "deposito disponibile" non appartiene più
l'inconscio
patologico in cui precipita
l'inaccettabile. E' stato detto - da Nietzche
ne La gaia scienza - che se
ricollegarsi è
sinonimo
di autenticità, la vera sapienza è il
ricollegarsi
a quello
che si
sapeva già, alla propria esperienza
esistenziale...:
ma purtroppo di riscontro esiste anche la
follia [che
è] l'oblio
di un grande dolore...
Infatti per lo più, una volta avviata, l'inautenticità
prosegue nella sua opera distruttiva: al grande dolore
e
all'obliosuccessivo
segue un progressivo ottundimento
comunque quasi sempre "smentito" da un accompagnamento incongruo e
occasionale
di ansie se
non terrori,
non
solo non proporzionati ma neanche collegati con ciò che sta
accadendo. E tutto questo può
continuare
a svilupparsi, per acquietarsi semmai forse soltanto in una forma di -
apparente - ulteriore, rinnovata stupidità,
ultimo gradino di difesa contro una sofferenza
definitivamente senza perché.
Ma questo NON
è
un inesorabile, crudele destino:
Non
devo
vergognarmi
di essere tanto malata quanto lo sono davvvero..., ho bisogno
di
rifugiarmi nella mia 'area di recupero'...il che significa
ritrovarmi
maggiormente in contatto con ricordi
e
dolori
invece che con ansie e terrori...
scrive una vittima sopravvissuta
a spietate
torture.
Ed infatti è così
che
un anche fievole barlume di speranza può permettere il graduale
diradarsi delle nebbie di ottusità ed oblio: lentamente e
dolorosamente
chiunque potrebbe ritrovare la propria completezza
e autenticità con il rivivere
attivamente proprio quelle passate sensazioni che sembravano
intollerabili;
sensazioni che invece possono venir ora accettate se coraggiosamente
tradotte in ritrovate memorie e esplicitate in ri-attualizzate
esperienze.
Se non altro poter dare ai ricordi una specie di seconda vita...
Ed è così che
può
finalmente riavviarsi il (ri-)destarsi di rinnovate e di nuovo vivaci
sensibilità.
E così allora tutto può "risvegliarsi": queste rinnovate
sensibilità - anzi sensibilità rese sempre più
recettive
a sempre più numerosi e variati stimoli - possono ora aprirsi in
"circoli virtuosi" sempre più ampi; mentre questo ritrovarsi
nella
memoria del passato avvia pure il destarsi di
emozioni non solo
"nuove" ma sempre meglio arricchenti e individualizzanti: intense
curiosità
e interessi, vera affettività e partecipazione, brillante
fantasia
e creativa capacità di progetti per il futuro. E così -
sia
se sviluppate in un evoluzione normale, ma anche se rivissute e
ridiventate
consapevoli in un secondo tempo - non solo l'affettività ma
anche
l'aggressività possono comunque espandersi armoniosamente e SVILUPPARSI
su più variati orizzonti, mentre - non più
schiavi
della sofferenza, o dell'ottundimento, o dell'oblio - possono risorgere
e allignare i sentimenti, i veri rapporti,
gli interessi
e gli apprendimenti, la consapevolezza
di sé e
quindi
tutta la catena della logica delle cause e delle conseguenze, dei
diritti
e delle responsabilità.
Ma in pratica ecco che allora NON è solo uno sbaglio semantico
l'uso improprio del termine inconscio
equivocato con inconsapevole,
con non
al
momento consapevole;
NON è
certo una semplice funzione della memoria in se stessa quella che
può permettere il riattivarsi ed emergere alla coscienza
consapevole del grande
dolore:
quanto era precipitato nell'inconscio
deve affrontare e superare appunto il
grande dolore per poter risalire nel disponibile archivio
del preconscio
ove venir poi
riorganizzato nel riattualizzabile archivio della "vera" memoria -
preconscia e in fondo superficiale - e nella grandissima dotazione
dell'esperienza e della - resiliente
-
saggezza.
La forza
di soppportare
patimenti terribili, e di RIVIVERLI - non solo di
"ricordarli" - non è masochismo:
è l'unica via
che
può permettere una cura efficace. Dolore e profonda tristezza
NON
sono debolezze, e neanche sono "malattie" più intollerabili o
più
pericolose di quanto non lo siano gli stati di ansia e/o le compulsioni
ossessive. Così scrive
una persona che ha sofferto gravissimi traumi:
quando
il
dolore e la
depressione
diventano più profondi, sono io ad esser "masochista" o è
invece proprio un sollievo sentir
dolore
invece che una intollerabile ansietà? Recuperare il dolore
oltrepassando
l'ansia: che idea bizzarra! ma quanto giusta! Permettersi di "essere
tanto
malati quanto lo si è veramente" quando invece l'affaccendarsi
in
modo compulsivo è un male di sicuro peggiore.
Il
termine
RESILIENZA ricorre
più volte nel testo ed è usato dagli Autori per indicare
la capacità umana di affrontare
gli
avvenimenti
dolorosi e risorgere dalle situazioni traumatiche.
L'espressione
è mutuata dalla fisica dove è utilizzata per identificare
la "capacità di un materiale di resistere a urti improvvisi
senza
spezzarsi". Se esaminiamo questo concetto in rapporto alle scienze
sociali,
possiamo dire che “la resilienza corrisponderebbe alla capacità
umana di affrontare le avversità della vita, superarle e uscirne
rinforzato o, addirittura, trasformato... Ma la
resilienza
è
piú della semplice capacità di resistere alla distruzione
proteggendoci da circonstanze difficili, è in ugual modo la
possibilità
di reagire positivamente a scapito delle difficoltà e la voglia
di costruire utilizzando la forza interiore propria degli esseri umani.
Non
è solo sopravvivere a tutti i costi, ma la l'abilità ad
usare
l´esperienza appresa dalle situazioni difficili per impiegarla in
processi trasformativi e di recupero.
La resilienza
indica la
capacità di un materiale di ASSORBIRE ENERGIA in caso di urto e
di ASSORBIRE gli urti. I materiali fragili ASSORBONO poca energia, i
materiali
duttili ASSORBONO molta energia.... Per quale motivo le ossa, sane e
robuste
finché vengono usate, diventano fragili e leggere negli
individui
costretti all'immobilizzazione?... L'osso è un tessuto dinamico
che rimodella se stesso continuamente durante tutto il corso della
vita.
Lo scheletro è riccamente vascolarizzato e riceve circa il 10%
della
gittata cardiaca.... La particolare sistemazione di osso compatto e
spugnoso
provvede a una combinazione ideale di forza e densità per le sue
funzioni meccaniche. Durante la vita l'osso è in continuo
rimodellamento,
in qualche modo collegato con i continui sforzi meccanici a cui
è
soggetto... Il movimento con il suo periodico "massaggio" dei
canalicoli,
garantisce agli osteociti cibo e ambiente di lavoro adatti allo
svolgimento
delle loro funzioni, mentre l'ozio li impigrisce.
Tipico attributo di rigidità
è fragilità:
ansia e inquiete ricerche di
"consolazioni"
più o meno fasulle, inconsistenti stili di vita e
sentimentalismi
capricciosi conducono inesorabilmente in un percorso esistenziale non
solo
ristretto ma anche irrigidito e quindi sempre più fragile e
spaurito.
Ristrettezza e fragilità e incapacità di assorbire
gli urti? Ma
se una non-rigidità può dar luogo magari a una certa
plastica flessibilità,
questa non è una soluzione: lascia la situazione confinata in
una
singola direzione che si apparenta all'adattabilità
conformista. Nel meno peggiore dei casi la minor
vulnerabilità
di chi è "limitato" non può quindi che ristagnare,
togliendogli
comunque la possibilità di rinnovanti
arricchimenti
esperienziali: se un bambino nel suo delicato e fragile sviluppo viene
condotto attraverso una via preordinata ad una pseudo-maturità
statica
e ristretta, da adulto (sociologicamente e non solo come
genitore)
accompagnerà poi con
conseguenze
devastanti - generazione dopo generazione - il suo approccio con il
massimo del "nuovo" - cioè con i bambini
piccoli - e con i ricordi
della
propria infanzia se non con
la MEMORIA
tutta.
Flessibilità NON è
cioè
sinonimo di duttileelasticità
che è invece la
capacità
"resiliente" di ASSORBIRE comunque apporti di
energie - "buone"
o
"cattive" che siano. Una volta integrate nella propria
esistenza ne divengono fertili fonti di vitale "saggezza": ogni
nuova esperienza
può
così, avviando nuove sintesi e rinnovamenti, modificare in
accrescimento
tutto il sistema di aperture CREATIVE verso nuove vie evolutive.
Creatività, vie evolutive, sviluppo e evoluzione, ed anche feromoni
ed
emozioni, come pure il loro contrario - transfert e
"mercatino
dell'usato" - si trovano in paragrafi in parte identici ma meglio
dettagliati nel file/capitolo
(Una necessaria e veloce
precisazione
semantica riguarda i termini collegati a "evoluzione"
e "sviluppo". Evoluzione
è ben di più di "sviluppo": possono "svilupparsi"
soltanto entità
già presenti, ed ancora
INESPRESSE,
mentre
grandi forze
CREATIVE
possono promuovere -
si
potrebbe quasi dire:"GENERARE"- EVOLUZIONI in
direzioni NUOVE e del tutto inaspettate.)
L' ALBERO
ne
è una convincente
visualizzabile metafora?
Individualità
e possibilità
e difficoltà presenti - o assenti - nell'ambiente =
RADICI
E TERRENO.
Sviluppo con le
sue regolarità
e solidità =TRONCO.
Ed ogni evoluzione
nelle sue
quasi infinite differenziazioni ed espansioni = RAMI, FOGLIE,
FIORI,
FRUTTI, SEMENTI....
Tornando al concetto di RESILIENZA,
è però indispensabile precisare che anche il "terreno"
entro
cui affondano le "radici" ha una parte importante nella
possibilità
o meno di "fiorire" o "appassire": se la resilienza
è
piú della
semplice capacità di resistere alla distruzione proteggendoci da
circostanze difficili... [bisogna] incominciare a diffondere il
concetto
di resilienza per contribuire
alla comprensione del
fatto
che ogni persona possiede questa caratteristica, ma da tutti
noi
dipende
che possa essere sviluppata, se
ci
concediamo
mutualmente la possibilitá di farlo. (Vedi articolo Resilienza).
Non bisogna certo equivocare il
concetto di resilienza con l'accezione
meccanicistica di non
fare
una piega, né tanto meno con la possibilità delle personalità
multiple di prestazioni eccezionali,
bensì con
la
capacità di rispondere
alle avversità in modo costruttivo [che] presuppone
la
disponibilità
a lasciarsi 'ammaccare' dagli avvenimenti, tollerando il dolore quanto
basta per elaborare una risposta
trasformativa
(di sé e della situazione urtante)
Se davvero si tratta di "resilienza" quindi simili situazioni NON conducono
certamente alla restaurazione
dello stato iniziale, ma ad un superiore
livello
di maturazione,
solidità
e consapevolezza.
Di sicuro è comunque
un impegno
a lungo termine, gravoso, difficile e molto doloroso, come descrive
ancora
la già citata
persona
"sopravvissuta":
Non
posso mettere
ogni cosa
direttamente in ordine. Il ricordo va avanti e indietro non segue una
linea
diritta... L'avviarsi in simili vacillanti e imbrogliati passaggi,
l'avvicinarsi
e evitare la terribile
VERIFICA che
ciò sia potuto
capitare...
Però il riconoscere che là sta la causa della sofferenza,
e che
questa causa ha un senso,
permette
l'accettazione di queste memorie a più livelli, [anche se e
quando]
il lavoro interiore e la terapia hanno perso [e inevitabilmente] ogni
dolcezza.
Ma se questa via
ingarbugliata
procura rinnovati scoraggiamenti a chi è stato danneggiato,
rassicura
invece chi l'ha in cura: è proprio questo modo ZIG-ZAGANTE
in cui vengono alla luce i rivissuti che ne denota ed anzi DA'
GARANZIA della loro veridicità; mentre al contrario
ogni
troppo presuntuosa precisione deve piuttosto suscitare diffidenza e
cautela
(come del resto IN OGNI CASO di TESTIMONIANZE e loro modalità di
esposizione).
Infatti non si
può
certo credere che la descrizione di accadimenti sofferti sia in
sè
stessa garanzia di "terapia efficace" oltre che di veridicità:
ci
si può lasciar trascinare insidiosamente in false direzioni,
verso un'area
non
di ricerca di memorie salvifiche ma di pseudo-ricordi
mistificati.
Dopo essere emerse in quasi inconsapevoliflash-backs,
le
rievocazioni tendono a divenir troppo razionali e strada facendo
possono
venir contaminate e scombinate in modo più o meno voluto o
accidentale:
e così riapparire, ma modificate sia ad opera di suggerimenti,
se
non suggestioni altrui, sia anche - in fondo e in pratica "senza
accorgersene"
- per paura, per ripugnanza, per incapacità e/o per
non-volontà
di accettare fatti così lontani dal sentire comune....
Ma se messaggi
di progresso, di speranza - ed anche di
possibilità
di recupero - si dipanano
partendo dalle origini e seguendo
percorsi
fattibili, sito e libri correlati inviano parallelamente anche diffide
e di
ben altro tenore:
non si deve prescindere quindi dall'occuparsi dei propugnatori di
indirizzi opposti (vedi nel libro la Parte sesta: prospettive contrarie). I files/capitoli Basta
un poco di zucchero e la pillola va giù...e Delgado
&
Skinnnercon la loro serie di citazioni e links - presenti peraltro in un
altro sito e libro - sono dedicati appositamente alla disamina di questi
problemi e vanno letti, confrontati e meditati accuratamente, senza
pregiudizi nel loro significato
socio-politico più
generale.
Da questi oresupposti che partono da azioni "ostili" e/o causa comunqu
di "danno" si arriva ai vissuti delle loro "vittime" del momento e/o ai
loro ri-vissuti nel tempo: nel file Flashbacks un'importante segnalazione italiana ha permesso di integrare questo argomenti
con una
eloquente citazione
metodologica, indicativa di
quanto sia basilare
risonoscere i COLLEGAMENTI
TRA PRESENTE E PASSATO.
E' stato detto che la follia è
l'oblio
di un grande dolore..., e che questo non è un destino
inesorabile.
Infatti come lo sviluppo in termini di "futuro" ha per Natura una sua regolarità
intrinseca, così questa regolarità fondante
può
ritrovarsi depositata nella memoria. Niente va perso degli eventi del
passato
ma neanche delle fasi di sviluppo pur disattese o smentite: in ogni
momento
tutta la sequenza dei fatti e dei percorsi può venir riattivata
verso una maturazione
anche
ottimale.
Ma i "mostri" in agguato continuano a generare
"mostri": non
sempre,
anzi percentualmente ben di rado, questo rinnovamento può
avverarsi:
troppe sono le forze ambientali e di debolezza e/o malvolere umano che
vi si oppongono.
E' stato
detto: La follia è
l'oblio di
un grande dolore...? Ma dal grande
dolore
continuano a nascerne altri: nell'ottuso oblio ecco ritrovarsi anche
quel sonno
della ragione [che] genera
mostri
e non solo nel
presente, non
solo nell'esistenza di una singola persona. I
"mostri" generano
mostri ed ancora mostri: e mostri ingannatori, squalificanti, offensivi
e svilenti, anche omertosamente minacciosi per coprire misfatti
presenti
e/o passati. Ma ben più sovente altri più banali "mostri"
sono accolti e accreditati dalla ragione
e la verità che dormono: sia per mancanza di
capacità
e/o ignavia degli astanti e/o dei curanti, sia soggettivamente per un -
del resto ben plausibile - desiderio di evitare
la terribile
VERIFICA
che ciò sia potuto capitare.
Ma se questi traumi,
questo
"grande dolore" iniziale rimossi o rinnegati, se non ancora peggiorati
dal mancato appoggio o peggio dal contrasto con il mondo circostante,
lasciano
comunque una falla, una debolezza strutturale nella personalità,
altre possono essere le cause di difettosi sviluppi e di diffusione di
"mostri".
Infatti senza giungere alla completa "pazzia" è certo
però
che ogni danno può venir mascherato o coperto non solo da veri e
propri "sintomi", ma molto più sovente da un nefasto stile
di vita, con il suo grossolano contorno di
pseudo-sentimenti
"altissimi"
o "bassissimi", e di azioni e comportamenti ad essi correlati.
L'ottundimento
difensivo una volta attivato (sia ben chiaro: in modo del tutto INCONSCIO)
dà inesorabilmente luogo ad una serie di circoli viziosi che
investono
comunque oltre alla memoria, anche la coscienza di se stessi e la
comunicazione
con gli altri. La propria - così come l'altrui - calpestata
dignità,
la rinnegata sensibilità ai DIRITTI
e ai TORTI, ibisogni
disattesi pseudo-compensati
in disponibilità
ad assecondare fallaci lusinghe e/o minacce (il
bastone e la carota)... vengono a trasformarsi in
modo
complementare
in suscettibilità, pretese,
interpretazioni della realtà ridotte ad esasperate differenze
autoreferenziali
solo quantitative
e immutabili,
definite
per sempre in concetti statici
di inferiorità
e/o "superiorità": e così ricerche non
evolutive ma "miracolistiche" di ECCEZIONALITA' si aprono su
scenari di aspettative a-critiche, di speranze vane (vedi... gioco
d'azzardo)
o di spregio e disperazione che aggravano i bisogni già
disattesi.
Fragilità (che è l'esatto contrario di "resilienza"),
incompletezza,
mancate esperienze e aperture, inadeguatezza esistenziale... corredate
da compensazioni fasulle, aggiungono disgrazia a disgrazia col rendere
questi "inferiori" oltremodo facile preda di chi - ammirato come
"potente"
- vuol assoggettare
lusingando,
ma
allo stesso tempo si scaricano in ulteriori rivendicazioni, che
invitano
a ulteriori spersonalizzazioni: assoggettamenti e corrività
verso
i "più" come altrettanto maldisposizione fino ai maltrattamenti
verso i "meno" e i "differenti".
Di lì in poi tutto si
muove
in una prospettiva non genuinamente infantile ma pseudo-bambinesca
del sentire e in una visione inefficace del mondo, in un groviglio
meschino
di sentimenti (o meglio di artificiosi "sentimentalismi") e/o di loro
manifestazioni
occasionali, esagitati ed estemporanei,
tanto
clamorosi al vedersi quanto aridi e indifferenti nella sostanza. Ci si
dibatte in un modo di vivere in cui le mancanze proprie non vengono
riconosciute
come bisogni, anzi spesso neppure percepite come proprie,
per
cui
ogni malessere viene PROIETTATO su di un mondo
esterno
più fantasticato
(vedi l'animazione
tratta dal
capitolo La
fobia di Scienza
e psicanalisi), che reale e quindi
poi trasformato
non
solo in statiche fobie ma più spesso in ostilità allo
stato
brado o in colpevolizzazioni assurde, se non in disponibilità
cieca
ad ogni suggestione o persino istigazione. Credendosi all'interno di
questo
mondo irreale e senza più alcuna padronanza del proprio corpo,
ci
si rannicchia in una fragilità data per definitiva; si
misconoscono
gli impulsi interiori per cui tanto spesso la rabbia viene data come
"attacco
di panico" e gli impulsi
sessuali
come unico segnale di "diritto ad
esistere";
ci si disperde in una rincorsa alla novità; ci si consola in
pure
esteriorità alla ricerca distraente di divertimento-eccitazione;
o ci si consuma in un vortice di sofferenze e rabbie immotivabili
obbiettivamente,
in una presuntuosa e stizzosa ricerca di dipendenza/tirannia, e di
approvazioni
gratuite, spesso mischiate con pseudo-ribellioni e con atteggiamenti
ricattatori:
il tutto sicuramente in un odio
programmatico
contro ogni consapevolezza, contro ogni autentica partecipazione,
contro
ogni manifestazione di libertà ed individuazione (vedi in
proposito
il famoso libro di Aldous
HuxleyMondo
Nuovo).
Nella pagina mirror
in
inglese Consciousness
and memory si trovano molte citazioni
dettagliate tratte da
varie fonti bibliografiche che - in quanto precise citazioni non
tradotte
estemporaneamente in italiano - non vengono riportate in questo file. Trance
as a ToolDennis
R. WierDirector,
The Trance
Institute,
Bruetten, Switzerland
Analogamente alla
funzione degli "Organizzatori-induttori"
dello sviluppo embrionale esistono infatti precisi bisogni psicologici
e/o ambientali (nota bene: BISOGNI
non "desideri") che se non appagati producono precise, determinate
incompletezze
e/o deviazioni a cascata dalle normali, predisposte vie di sviluppo
(vedi
anche in Imbroglio
è il
contrario
di sviluppo).
...
organizzazione embrionale;
fenomeni di induzione, territorio induttore e territorio competente;
proprietà
dell'organizzatore embrionale; generalizzazione dei fenomeni di
induzione;
induzioni di ordine superiore; gli induttori eterogenei e tentativi di
identificazione dei principi induttori.
Come avviene per gli "organizzatori"
biologici dello sviluppo embrionale che DEBBONO
agire in modi, tempi e soprattutto SEQUENZE stretti e precisi per
creare
organismi senza difetti e non mostruosità,
esistono traumi
in apparenza "piccoli" che - se giungono in un momento e in
modo sbagliato del processo di armonizzazione delle maturazioni
intelletuali,
sociologiche e affettive - ne
scombinano
una cruciale fase:
e non solo alterano
questa
cruciale fase di sviluppo, ma anche le sue successive. Ecco un nuovo "mostro",
che può avviare a valanga una catena di errori in peggioramento
successivo. Ecco che da allora,
in un circolo vizioso avvitato su se stesso, queste disorganizzazioni
possono continuare ad aggravarsiverso
vie patologiche a loro volta aperte a diramarsi al di fuori della
persona
singola fino a travolgere - nel presente, ma spesso ben oltre anche nel
futuro - intere esistenze: la propria e molte altrui.
Ma come si può pensare
che,
analogamente a quelli "gravi", anche "fatterelli insignificanti"
possano dar
origine
a malattie tanto invalidanti come nevrosi o psicosi?
Come può
risultare
tale da scombinare l'intera esistenza successiva un - per gli adulti
circostanti
- "piccolo" disguido "soltanto" a partire dal danno arrecato a una
"fase
dello sviluppo" non riconosciuta come cruciale?
E se così fosse:
come conoscere e proteggere i fondamentali stadi di discontinuità
in cui si perfeziona lo sviluppo?
Questo è precisamente il
principale
scopo del libro: Infanzia:
tempo di mutamenti, e lo si può dedurre
già
dal suo stesso titolo. E se nevrosi e psicosi si strutturano su
tentativi
di meccanismi
di difesa compromissori (vedi ad es. per
documentazione e
bibliografia Sandler
Joseph L' analisi delle difese: conversazioni con Anna Freud),
come si può pensare che un bambino piccolo, se non un lattante
possa
"scegliersi" una "difesa" saggia ed efficace? Vedi ad es. Gianfranco
RavagliaL'INTENZIONE
RITROVATA. Intenzioni e vissuti nel lavoro analitico
e gli
altri suoi scritti, o Sergio
Bordi Trauma ed abusi infantili: teorie della
dissociazione e
teorie della rimozione. E vedi anche:
CLINICA DEL TRAUMA
E DELLA
DISSOCIAZIONE di Philip
M. Bromberg ... Nel
corso della sua lunga esperienza clinica, Bromberg ha messo in evidenza
il ruolo centrale svolto dal trauma nei disturbi della
personalità
visti come espressione di rigide difese dissociative erette allo scopo
sia di impedire l'esperienza interna del trauma sia di mantenere il
mondo esterno sotto controllo, evitando il pericolo della
ritraumatizzazione. L'autore è giunto così a sviluppare una prospettiva
clinica basata sul ruolo della dissociazione nel funzionamento sia
normale sia patologico, e sulle sue implicazioni per la relazione
terapeutica. La mente e il funzionamento mentale, dice
Bromberg,
si
fondano su una configurazione complessa di stati mutevoli di
consapevolezza, ognuno con una propria realtà soggettiva,
mantenuti in
interazione dinamica da processi di tipo dissociativo. La salute
risiede quindi non solo nell'integrazione, ma nella capacità di
"restare negli spazi" tra realtà differenti senza perderne
alcuna, di
sentirsi "uno in molti".
Ogni essere umano e ogni sua
attività
non sono infatti monolitici: ogni vera esistenza attraversa sì
molti
cambiamenti
episodici, ma per raggiungere
la
propria pienezza deve
aver
assecondato
ben definite fasi, attraversato cioè normali, predisposte vie e
modi di cambiamento in sequenze
biologicamente
determinate, secondo un ritmo di sviluppi
fisiologici (al
plurale) modulati
sia nei tempi sia nelle modalità.
Come già esplicitato in
altri
files/capitoli occuparsi di argomenti, quali quelli dei bambini
e
della
vita domestica, non riguarda certamente solo fatti "piccini,
insignificanti,
estremamente privati" e soprattutto privi di conseguenze:
si tratta proprio al
contrario di un approccio
incentrato su di un massimo di robusta CONCRETEZZA;
si tratta di assecondare un
intento polemizzantecontro
gracili,
"fumose" ipotesi teoriche;
contro
inconsistenti "mode" e
dettami usciti
dal
cervello di non si sa chi;
contro descrizioni
"episodiche",
sentimentaloidi, generalizzanti
a vuoto, capaci soltanto di impedire ogni
riconoscimento di
veri
collegamenti "concreti" di causa-effetto;
contro il disprezzo
e
la sconfessione
della MEMORIA
in favore della completezza
dell'ESSERE
a QUATTRO dimensioni: anche in quella del tempo
e non solo nelle tre dello spazio.
Infatti se l’essere umano “maturo” è
destinato
ad essere molto potente e versatile è perché ogni
tappa
di questi sviluppi dovrebbe avergli lasciato - come una
materia di
studio ben assimilata - la propria solida impronta;
ma questo
può
attuarsi purché ogni passaggio nel suo compiersi abbia trovato
riscontro
ai tipici, concreti e precisi, bisogni psicologici
e/o
ambientali
(nota bene: bisogni
non desideri) di quella esatta fase attraversata
nel suo orbitante percorso.
Per
contro anche senza giungere alla completa "pazzia" è certo
però
che ogni danno può venir mascherato o coperto non solo da veri e
propri "sintomi", ma molto più sovente da un nefasto stile
di vita, con il suo grossolano contorno di
pseudo-sentimenti
"altissimi"
o "bassissimi", e di azioni e comportamenti ad essi correlati.
L'ottundimento
difensivo una volta attivato (sia ben chiaro: in modo del tutto INCONSCIO)
dà inesorabilmente luogo ad una serie di circoli viziosi che
investono
comunque oltre alla memoria, anche la coscienza di se stessi e la
comunicazione
con gli altri. La propria - così come l'altrui - calpestata
dignità,
la rinnegata sensibilità ai DIRITTI
e ai TORTI, ibisogni
disattesi pseudo-compensati
in disponibilità
ad assecondare fallaci lusinghe e/o minacce (il
bastone e la carota)... vengono a trasformarsi in
modo
complementare
in suscettibilità, pretese,
interpretazioni della realtà ridotte ad esasperate differenze
autoreferenziali
solo quantitative
e immutabili,
definite
per sempre in concetti statici
di INFERIORITA'
e/o "superiorità": e così ricerche non
evolutive ma "miracolistiche" di ECCEZIONALITA' si aprono su
scenari di aspettative a-critiche, di speranze vane (vedi... gioco
d'azzardo)
o di spregio e disperazione che aggravano i bisogni già
disattesi.
Fragilità (che è l'esatto contrario di "resilienza"),
incompletezza,
mancate esperienze e aperture, inadeguatezza esistenziale... corredate
da compensazioni fasulle, aggiungono disgrazia a disgrazia col rendere
questi "inferiori" oltremodo facile preda di chi - ammirato come
"potente"
- vuol assoggettare
lusingando,
ma
allo stesso tempo si scaricano in ulteriori rivendicazioni, che
invitano
a ulteriori spersonalizzazioni: assoggettamenti e corrività
verso
i "più" come altrettanto maldisposizione fino ai maltrattamenti
verso i "meno" e i "differenti".
Di lì in poi tutto si
muove
in una prospettiva non genuinamente infantile ma pseudo-bambinesca
del sentire e in una visione inefficace del mondo, in un groviglio
meschino
di sentimenti (o meglio di artificiosi "sentimentalismi") e/o di loro
manifestazioni
occasionali, esagitati ed estemporanei,
tanto
clamorosi al vedersi quanto aridi e indifferenti nella sostanza. Ci si
dibatte in un modo di vivere in cui le mancanze proprie non vengono
riconosciute
come bisogni, anzi spesso neppure percepite come proprie,
per
cui
ogni malessere viene PROIETTATO su di un mondo
esterno
più fantasticato
(vedi l'animazione
tratta dal
capitolo La
fobia di Scienza
e psicanalisi), che reale e quindi
poi trasformato
non
solo in statiche fobie ma più spesso in ostilità allo
stato
brado o in colpevolizzazioni assurde, se non in disponibilità
cieca
ad ogni suggestione o persino istigazione. Credendosi all'interno di
questo
mondo irreale e senza più alcuna padronanza del proprio corpo,
ci
si rannicchia in una fragilità data per definitiva; si
misconoscono
gli impulsi interiori per cui tanto spesso la rabbia viene data come
"attacco
di panico" e gli impulsi
sessuali
come unico segnale di "diritto ad
esistere";
ci si disperde in una rincorsa alla novità; ci si consola in
pure
esteriorità alla ricerca distraente di divertimento-eccitazione;
o ci si consuma in un vortice di sofferenze e rabbie immotivabili
obbiettivamente,
in una presuntuosa e stizzosa ricerca di dipendenza/tirannia, e di
approvazioni
gratuite, spesso mischiate con pseudo-ribellioni e con atteggiamenti
ricattatori:
il tutto sicuramente in un odio
programmatico
contro ogni consapevolezza, contro ogni autentica partecipazione,
contro
ogni manifestazione di libertà ed individuazione (vedi in
proposito
il famoso libro di Aldous
HuxleyMondo
Nuovo.
"Disturbante
da nascondere" e "meccanismi di difesa"
Televideo
04/07/2007
02:40
Brutti
ricordi addio, grazie a pillola
Brutti
ricordi addio, grazie a pillola
Arriva
la pillola
dell'amnesia
selettiva.Lo hanno annunciato scienziati del McGill
University di Montreal e dell' Harvard
University di Boston, che hanno
condotto la ricerca in parallelo. Il
farmaco causa
alcune reazioni chimiche nel cervello cancellando i brutti ricordi.
Secondo
i ricercatori, per cancellare il ricordo di un trauma l'effetto della
"pillola" va coadiuvato con una terapia psichiatrica. Se il farmaco
viene preso solo nel momento in cui si ricorda qualcosa di
spiacevole,il brutto ricordo viene solo affievolito.
Ben
frequenti - e
spesso
comunque ben molesti - sono i casi dei grossi vuoti di
memoria
in cui è stato "ricacciato" (ripeto: incosapevolmente!) qualcosa
di disturbante. Può capitare come situazione occasionale per
chiunque
(chiamata popolarmente "lapsus" o ufficialmente "dissociazione" nel
fondamentale
testo DSM-IV,
pag. 526 e seg.); ma non si tratta ad ogni modo mai di un problema di
età
o di distanza nel tempo: i vecchi ricordano meglio le esperienze
remotissime
che quelle recenti, mentre è dimostrata la possibilità
che
ci si possa ricordare di esperienze persin prenatali (vedi Nota). Infatti questo oblio
non è
né un difetto né una debolezza: anzi è qualcosa
come
una - seppur inconscia, deliberata, e, se duratura, estenuante e
interminabile
- censura che
attinge,
sprecandole,
alle energie soprattutto della sfera sessuale, e per di più
trascina
seco conseguenze a valanga, sia come impoverimento che come rischio. Le
EMOZIONI,questi
strumenti di adesione alla vita, queste fonti di energia che conducono
verso la partecipazione consapevole e su cui vengono a costruirsi
quelle ESPERIENZE
arricchenti che stanno all'origine della saggezza,
diventano invece un esplosivo conglomerato di emozioni
inconsce
in frantumi
deteriorati fuori di ogni controllo. Anzi in ogni momento ad ogni
esperienza
soggettivamente risvegliante antichi traumi,
il rimosso
(per
usare
la terminologia di Freud) tende ad esplodere: devasta la persona
nel
suo insieme, fisico e mentale, spesso anche trascinando con sè
familiari
e persino vicini o colleghi. Queste emozioni non sviluppate e rinchiuse
inevitabilmente si esprimono in una cecità
ai veri rapporti, in un'intrecciarsi di solitudini
interiori, in cui caricature di rapporti solo fantasticati si
annodano come "legami" (nodi),
che
a loro volta si stringono sempre più in progressiva
ostilità, in aggravamenti che a valanga sempre peggio
cortocircuitano su se stesse
mente e
sensibilità, chiuse
all'esperienza.
(Il libro di Ronald
LaingNodi
-conuna
serie diesempi,
espressi
in forma scherzosa e proprio per questo, efficacissima -
illumina i coinvolgimenti fasulli che
accentuano
le solitudini interiori: descrive in scherzosi dialoghi quelle assurde,
e purtroppo così frequenti, incomprensioni, se non
fraintendimenti
che vengono ad innescarsi su arbitrariamente credute "altruistiche" identificazioni-proiettive.)
L'affetto vero
non può mai essere
"troppo": favorisce la nutrizione, l'assimilazione, la crescita; e
favorisce anche parallelamente i loro sublimati:
l'apertura verso
l'esterno, la partecipazione emotiva, la "propria" affettività,
ed
anche il proprio pensiero, la curiosità, la "creatività",
la voglia di
provare, sentire~partecipare, fare. Ma esiste anche
un affetto
"falso" che in modo fastidioso si intromette nell'altrui
esistenza
persino contrabbandando per "affetto" l'interferire con le
funzioni fisiche altrui; un presunto "affetto" che chiede "gratirudine" ed invece diviene fonte di interiori
equivoci colpevolizzanti aumentando anche il
potenziale di
aggressività distruttiva nel soggetto e in chi
lo circonda, in un vortice di maggiore ansia e maggiore
distruttività, causa
di malanni fisici e di veri pericoli (vedi - magari
terribili - incidenti come le stragi
del sabato sera).
c’è chi si fa un sacco di soldi
ma
l’unica
cosa
che conta è l’adrenalina... C’è bisogno di un rettilineo
per
portare la macchiana alla massima
velocità, bastano tre o quattro chilomentri, ma più
è lungo meglio è...
Quante sono le macchine che partecipano? Di
solito sono un centinaio. Qualche volta di meno, spesso di più.
Come funzionano le gare?Ci si guarda e ci si sfida. Due
o quattro
per volta a seconda della larghezza della strada.
Infatti
neppure si può vivere bene e prosperare se l'affettività
non viene affiancata da aumenti proporzionali di spazio
utilizzabile a disposizione: e se le energie ristrette e
bloccate possono esplodere
per reazione ad una noia
"mortale"
potenzialmente mortifera, possono anche implodere trasformate in
paralizzanti paure.Ma pur nelle migliori
situazioni ogni
allargamento di "aperture"
riapre grossi varchi di di maggior
partecipazione: da cui maggior reattività anche
neurovegetativa, maggiore
vulnerabilità
emotiva, rischio
accresciuto di più diversificate sofferenze e preoccupazioni
anche per la comparsa di emozioni nuove come la dignità,
l'indignazione
e la prudente
lungimiranza. (Come
magari
disse anche Platone nel Libro
Settimo de
La Repubblica
Un individuo con qualità piú elevate ha
maggiori bisogni per essere felice, è probabilmente capace di
più acute sofferenze, ed è certo più sensibile ad
esse per molti aspetti, di un individuo con qualità inferiori... Chiunque supponga che questa preferenza ha luogo
mediante un
sacrificio della felicità - che l’essere superiore in uguali
circostanze non è piú felice dell’inferiore - confonde i due
concetti
completamente diversi di felicità e di soddisfazione.
"Paura" crede di
raggiungere la salvezza
costruendo barricate: e così restringe spazi, conoscenza,
rapporti
e consapevolezza... e continua ad ampliare invece sempre
rinnovati
motivi di trepidazione e di bisogno di dipendenza.
Va quindi
puntualizzato che un qualcosa di disturbante
da nasconderepuò sia riguardare esperienze
"esterne",
cioè
fatti dolorosi accaduti, sia altrettanto insopportate
"esperienze"
interne:
cioè emozioni inaccettate in quanto troppo in
contraddizione
con altre emozioni; con altre possibilità dell'esistenza; con
una
visione unitaria ma ristretta della propria individualità; con
conflitti
insormontabili tra gli affetti e se stessi; con il bisogno di
appartenenza
in contraddizione con passate - o prospettabili - situazioni e
possibilità
proprie; in contraddizione tra progetti di attuabilità incerta e
voglia passiva e dipendente di delegare ad altri il soddisfacimento dei
propri desideri; tra ambizione e evitamento dell'insuccesso... e
così
via. Lo
sviluppo
è vario, discontinuo e tanto più vario
e
discontinuo quanto più è preparatorio ad una vita varia,
ricca, piena,
"potente" (cioè in possesso di varie, ricche, piene
"possibilità"):
solo un'attività varia, discontinua, modificabile, abbandonabile
senza
conseguenze, fine a se stessa come è appunto il gioco,
il
vero
gioco
non inquinato
dalle
pretese, dalle pressioni adulte può permettere questi
allargamenti di orizzonti e questi aumenti di possibilità, ma
esistono altre vie in cui queste discontinuità
diventano
patologiche.
Dall'ottundimento e/o
dall'oblio si può non
giungere comunque alla completa passiva "pazzia": esistono anche
veramente casi
in cui si arriva alle - attive - personalità
sdoppiate o multiple: persone
il cui corpo autentico viene addirittura "dimenticato", che di momento
in momento si "credono" un'altra (o altre) persone e si comportano di
conseguenza. Sono
situazioni reali e non di fantascienza, riscontrabili ovunque e non
soltanto in America: probabilmente non dovute ad
eventuali cause intrinseche o in consequenza di semplici "traumi", ma
create invece artificialmente.
Sistemi psicologici
abusanti (sia tecnologici che scientificamente
"psicologici") possono attuare un annullamento
della
volontà e una
"frammentazione"
della memoria", fino
alla
"costruzione" intenzionale di multipli (MPD / DID:
da non
confondersi con la ben differente schizofrenia):
e
questo in
vista anche di sfruttabili
finalità. E'
probabile che per lo più questi sdoppiamenti
derivino da
queste cause "artificiali", ma non è certo questa la sede per
parlarne:
molto
dimostrativo dal lato descrittivo è ad ogni modo il libro di F.Rheta
Schreiber Sybil in
cui si descrive un caso
paradigmatico di personalità
multiple. (Ne esisteva anche una traduzione in italiano
ora introvabile,
ne fu tratto anche un film
(Sybil
(1976) (TV
regia Daniel
Petrie, attori: Sally
Field come Sybil Dorsett, Joanne
Woodward come Dr. Cornelia Wilbur),
anch'esso
tradotto in
italiano
e anch'esso subito sparito dalla circolazione).
In
Morning
Come Quickly chiede e
si chiede Wanda
Karriker:
Where are
they now? [= Dove sono
adesso? ]
Perché
agenti
segreti, spie, informatori, assassini... "costruiti" per mezzo del
lavaggio
del cervello funzionano meglio dei consapevoli, stipendiati agenti
segreti
/ spie?
Per
la sua
importanza documentale, questa testimonianza viene parzialmente
ripetuta
anche in questo file/capitolo.
Per chi volesse conoscerla completa e seguirne i succesivi
aggiornamenti la può trovare nel file Testimonianze
e dubbi di
un
altro sito: si tratta degli ultimi aggiornamenti e quindi non è ancora presente nel
relativo libro.
Associazioni
libere
dall'analisi di
un sogno
- qui non trascritto, ma presente in forma autentica nel dossier
cartaceo dell'Associazione - del 27
agosto 2005.
.
I
CERVELLI ED IO.
.....
....
Le
chiedo cos’ha contro di me, dato che non ci conosciamo e lei facendo
una
smorfia mi risponde così :
”Il tuo appartamento è
in un caos
indicibile, come fai a tenerlo così?
E poi mi dai
l’impressione di essere
una persona falsa…”
.....
*Ho
sempre
pensato
che
tutto ciò che mi è accaduto fosse colpa mia. Non ero mai
abbastanza, sempre troppo poco, inadeguata in ogni situazione e in ogni
momento. Poco intelligente, poco simpatica, poco carina e riuscivo ad
arrivare sempre in ritardo su tutto…ma alla Base (*) e
altrove, riuscivo ad
essere efficace, avendo la sensazione e a volte la
certezza, di
esistere, perchè qualcuno si era accorto di me ed io mi sentivo
a
casa, un alloggio disordinato, caotico, pieno di sangue,
di
fiori, di aria
grigia e pesante dove ogni tanto un raggio di sole arrivava e
c’era un
letto con una bella coperta colorata e vicino un piccolo comodino ed il
bagno in camera. Avevo tanti libri, alcuni di studio, altri di
lettura, perchè il
cervello andava tenuto in costante allenamento. Giochi
di guerra su un tavolo per allenare il cervello ad organizzare e ad
agire quasi simultaneamente. Era strepitoso come mi riuscivano facili e
allora pensavo che non dovevo essere così stupida e inutile come
immaginavo; ma allora perchè alla fine nessuno mi amava, anche
qui dove
faccio molto bene ciò che mi chiedono, mi accorgo che l’affetto
non c’è
ed ho la spiacevole
sensazione di
confondere le cose, di vedere e non
capire, di non sapere nulla in realtà, se non quello di
‘’sembrare’’ di
sapere e non è la stessa cosa!
Perchè non vieni a prendermi papà? Perchè
non ti accorgi che non sto bene? Portami via, ti prego.
La mia
cella, il
mio alloggio è tutto quello che ho, oltre a tanti scheletri
nell’armadio…
‘’Abbiamo
grandi
progetti per te,ma devi fidarti di noi che siamo diventati la tua
famiglia. Ti educheremo, ti alleneremo, ti alimenteremo, diventerai
ciò che
vuoi e noi saremo sempre con te’’.
A
volte mi
rannicchiavo
sul letto e dondolandomi pensavo che tutto prima o poi ha una
fine, basta avere pazienza e saper aspettare, pensavo anche che tutto
sommato mi piaceva stare da sola… oppure mi hanno detto che
la
solitudine dà forza..? Parlavo con il comodino e gli raccontavo
i fatti
miei e lui a volte mi rispondeva, sorridendo, che andava tutto bene. Ma
chi pensava cosa? Era
il mio
cervello o erano tanti cervelli che si
parlavano fra di loro interferendo uno con l’altro?
IO DOVE SONO???
Che
confusione…. qualcuno vuole parlare con me,ma non sono in casa, o
meglio, ci sono, chissà in quale stanza e allora subentra
qualcun altro
ed io lo sento che la
mia testa
è abitata da tanti cervelli, ma che
stando in una piccola stanza si danno noia a vicenda.Mi chiedono di
fare qualcosa, io non voglio, così lo chiedono a qualcuno
d’altro e
l’altro credo che lo faccia perchè mi sveglio altrove
senza
memoria. Succede spesso, mi sveglio per un attimo, vedo
del
sangue, poi
scompaio. Allora io non sono brava,sono quegli altri ad esserlo e usano
il mio corpo per spostarsi, per prendere, per fare, sono
forse
degli
spiriti?
Forse ho qualche potere magico… Però questi spiriti sono tutti
cattivi mi pare, e poi perchè non si presentano? Loro
sanno chi
sono
io, mi abitano! Certo che nei loro confronti sono in netto
svantaggio. Dormo male,
mi correggo,
TUTTI dormiamo male e digeriamo
male. Vorrei mangiare il fritto misto di pesce, IO, ma a
qualche
ospite il
piatto che ho scelto non piace, così mi ritrovo davanti al
menù sapendo
che non mangerò quello che desidero, ma quello che penso di
desiderare o
quello che gli abitanti del mio cervello vogliono. Così alla
fine, ogni
volta che mi trovo a dover decidere, dalla cosa più stupida a
quella più
importante, vado in
confusione, sento
che nella mia testa c’è
agitazione, tutti vogliono fare a modo loro, ma c’è un solo
corpo e
stanca aspetto, senza fare proprio nulla. Gli inquilini
sono
impazienti, bisogna decidere, bisogna agire ed io sento il cuore
pulsare
sempre più velocemente, l’angoscia mi assale,
diventi frenetica pur
stando ferma, poi tutto tace, i cervelli si placano, hanno capito
finalmente che quando decido di non dargli retta non possono
fare
altro che aspettare con me. Mi snervano, parlano tra di loro,
confabulano
e cercano di tenermi allo scuro delle loro faccende, vorrei
sfrattarli, ma a quanto pare l’operazione è più difficile
di quanto
sembri. Qualche volta mi sembra di individuare la personalità di
uno
degli inquilini, è un attimo, appena sente che lo sento si
ritira, come
una lucertola nella fessura quando la spaventi. Uscite allo scoperto
vigliacchi di cervelli bacati!!!Penso
di avere
iniziato ad ospitare altri
cervelli nel mio all’età di tre anni.
(*) "Base":
Base
militare di addestramento.
Continuazione:
sogno e commenti del 22 novembre 2005:
Sono
investita da una
pioggia di animaletti, sembrano piccoli scorpioni o gamberetti, il loro
colore è bianco e sono “croccanti” e duri allo stesso tempo.
Accanto a me ci sono altre persone, ma la pioggia bianca animata
investe solo me.L’altra
scena
si
svolge in un vivaio dove non entro nella stanza per evitare di essere
aggredita dalle cavallette, ma una riesce a penetrare nei miei capelli
e si infila dietro la nuca ronzando fastidiosamente, cerco di
scacciarla, ma della cavalletta sento solo il ronzio, come se mi fosse
entrata nella carne e dall’interno lavorasse provocando un rumore,un
continuo zzzzzzzzzzz…Credo
di chiamarmi Mike,sono un pilota di caccia.Compaio
all’improvviso quando la situazione si fa critica e cerco di prendere
in mano la situazione,ne ho le capacità. Ho sangue freddo quanto
basta, inseguo il nemico sino a che non scompare definitivamente e
irrimediabilmente dal monitor e dal radar. Game Over anche nella
realtà. Sono determinato, cocciuto e molto sicuro delle mie
forze, ho “ottime capacità logiche”, a quanto si dice è
nel mio DNA. Sono cattivo, non è un difetto, in guerra aiuta a
concentrarsi meglio, si rende di più e sicuramente mi dà
la possibilità di tornare dalla missione intero! Quando piloto
sono molto gasato, ma nello stesso tempo calmo e freddo come un Killer.
Probabilmente mi piace perchè è una cosa che mi riesce
bene.
Mi
spiego come mai in
questo periodo mi
sentivo più uomo che donna!
Ma
sono tutti cattivi
i miei cervelli! Mi spiego la “rigidità” che prendeil posto
delle emozioni, l’indifferenza che ho verso gli altri e
l’incapacità di manifestare ciò che provo in azione, es:
affetto-abbraccio, disagio-inquietudine, paura-pallore,
tristezza-pianto, invece mi capita così:
affetto-rigidità, disagio-rigidità,
paura-rigidità, tristezza-rigidità. Sia il corpo che la
mente smettono di comunicare e subentra
l’automa
che, tramutata in una antenna
umana,
aspetta l’ordine di agire, ma se l’ordine non arriva l’automa rimane in
stato di all’erta (la prima fase è la rigidità) e poi
cambia, subentra uno dei cervelli che “copre”, “maschera” l’automa
(come la pioggia di animaletti) proiettando negli altri un'immagine
fasulla, ma non estranea. La
capacità
dei cervelli-automi è quella di “salvarsi la faccia” ogni qualvolta
la situazione lo richieda, non bisogna essere necessariamente
delle spie, ma dei bravissimi illusionisti sì! Fumo negli occhi!Ieri
verso
l'ora di pranzo ho avuto una crisi, una furia cieca,
scaturita da non so cosa, mi ha fatto diventare una iena. Rabbia,
desolazione, impotenza, trappola, emarginazione (obbligata e voluta).Ignoranza,
repressione, balocco
per i più grandi.
Ho
pianto, pianto e pianto, poi, di
colpo, una calma fredda e un certo torpore ha fatto
capolino e poco per volta mi sono calmata. Stamattina invece, ho
pensato di andare a fare benzina senza la macchina e di
chiedere
al benzinaio "il pieno". Qualche secondo dopo ho
avuto come
dei flash, mi spiego: sono
io,
non sono io, sono io, non sono io, ecc, ecc.La
"non
sono io" cambiava
completamente i connotati ed il carattere, mentre "sono io
" ero
io, ma
parecchio offuscata!? Mi domando, lecitamente, cosa mi sta
succedendo?!!! Davanti allo specchio ho avuto paura,
l'immagine
che rifletteva era "diversa" dall'immagine reale. Non mi
riconosco, è come se tra la bambina di tre anni (in cui mi
riconosco bene) e la persona che sono ora sia
successo
qualcosa che le ha scisse,
poi scisse e poi ancora scisse. Ora,
per
riuscire a
mettere
insieme i multipli dovrei inglobarli in un'unica persona,
solo
che manca il soggetto, il fulcro, manco io. Dove sono?Se
la
rabbia fosse scaturita da me? Mi spiego: Insieme ai
multipli, da qualche parte ci sono anch'io ed IO sono diventata parte
di quei multipli (ovviamente), così mi capita a volte
(purtroppo) di emergere
come un
urlo disperato dal profondo abisso
cercando di
aggrapparmi a qualcosa di
solido e stabile
per non essere inghiottita di
nuovo dal buio più nero. Non sempre riesco a trovare un
buon appiglio, qualcosa che mi dia la spinta a stare in superficie. Mi
domando spesso cosa sarei ora e
cosa farei adesso
se le mie inclinazioni avessero seguito naturalmente il loro
corso? Di questo sono molto dispiaciuta. E' difficile per me, in questo
momento e periodo, non provare una punta di invidia per chi ha potuto,
ed è riuscito ad essere se e fare ciò che più gli
riesce meglio, dalla pittura, alla fotografia, ad un impiego qualsiasi.
Essere una persona nel mondo e non "qualcosa" che c'è in modo
astratto, come sono io, chiusa nella mia stessa testa e sentirmi in
trappola e assente allo stesso tempo - è frustrante . Sono
prigioniera
dei miei multipli, dei
miei cervelli.Devo
ricomporre il mio puzzle.
Avrei bisogno di un "pieno" di
coccole, un "pieno" di auto stima, un "pieno" di energia e di
vita
e di un bombolone alla crema (questo è il più facile di
tutti da ottenere), accompagnato da un buon cappuccino chiaro e
bollente (anche d'estate).
Commenti successivi - 13/06
/2006:
Oggi
sono in fase “ addormentata “
, il complesso di inferiorità è particolarmente
sentito e pensare di
essere stata addestrata ad essere un “giocattolo sessuale“ non
aiuta certo a
diminuirlo , semmai il contrario . Rabbia? Direi di no ,
frustrazione e sbandamento si.... I contrari. Una
vita fatta di
“normalità“, contro una vita “fuori dalla norma“, una sotto vita
o una vita sopra le righe. Bambini
che non fanno i bambini , bambini trasformati in “animaletti“ da
combattimento oppure in cavie da laboratorio. Bambini svuotati della loro
personalità e riempiti di altri pensieri, di altre storie, di
altri cervelli . Sono pensieri di guerra e
storie di
morte ed ai pensieri seguono le azioni e nascono le storie, “storie“ che non si possono
narrare per
paura di non essere creduti,
di passare per bugiardi. Gli adulti sanno essere molto spietati,
ma se
diamo ad un bambino solo e disperato una ragione di vita e lo
convinciamo che “si può fare“ … "tutto si può ,basta
volerlo“ … Lo
carichiamo di odio
e di grande fiducia in se stesso,
basta dirglielo con un tono gentile e accomodante, mentre lo picchiamo
selvaggiamente utilizzando mani e piedi … La fiducia in se stesso
verrà
dal fatto di essere sopravvissuto e che niente e nessuno potrà
mai
ferirlo, ucciderlo … E’ chiaro che il bambino si è trasformato in
qualcosa d’altro, ed è quel qualcos’altro che deve farci
riflettere e preoccupare.
Nel
file/capitolo Imbroglio è
il
contrario di sviluppo di questo sito si trova in
forma
più ampia (in forma completa in vari files di un altro sito:
vedi The
guilt-free soldier
) questa testimonianza DIRETTA e in continuo
aggiornamento:
qui ne vengono - e ne verranno - aggiunti i paragrafi particolarmente
significativi. Un
aggiornamento - firmato con un nome differente da quello anagrafico ad
indicare la "personalità" autenticamente multipla - rivela il
perché
questa persona molto spesso si presenta in un modo, con un
abbigliamento
e con un linguaggio verbale e comportamentale ben diverso da quanto -
come origine, formazione, ambiente - sarebbe stato logico
aspettarsi.
(Ed a questo va aggiunto un particolare piuttosto singolare: un udito
straordinario.)
Chiedo che
nessuno si intrometta tra
ciò che ero e ciò che sono. Adesso
non sono io, chi scrive è
una persona dalla mentalità scientifica e metodica, sadica.
Il
suo compito è individuare e neutralizzare le spie con ogni
mezzo.
Dopo averle individuate entra nel loro mondo, parla come loro, si veste
come loro, frequenta gli stessi ambienti. E' una persona affascinante e
affabile, caratteristiche che gli servono per avvicinare le vittime e
diventarne amico. Fiducia prima di ogni cosa. L'insetto rimane
impigliato nella ragnatela del ragno pescatore. Conquistata la fiducia
si porta il soggetto a scoprirsi con domande tranello o semplicemente
lasciandolo parlare, facendogli credere di essere dalla sua parte. Un
gioco da ragazzi !!!
Bisogna
fare in modo che
il soggetto non vada mai fuori tema e qual'ora dovesse accadere, lo si
indirizza delicatamente. La gentilezza in questi casi è
fondamentale.
La voce è un'arma letale. Dopo aver appurato che il soggetto
è una
spia, si passa all'azione vera e propria. La tortura viene utilizzata
nei casi dubbi, mentre la " soluzione definitiva " nei casi certi.
Risolto il problema si passa al depistaggio, lasciando solo le tracce
utili. Terminato si ritorna alla base e la vita prosegue come se nulla
fosse accaduto.
Eppure
all'esterno non
trapelava che ben poco. Eppure almeno alcuni di questi bambini per
determinati periodi conducevano anche una vita in apparenza "come gli
altri". Ma non veramente "come gli altri", poiché NULLA doveva
trapelare di quanto nella loro altra "vita" accadeva: e così - ancor ora nel ricordo - per un altro
"sopravvissuto" veri terribili incubi non erano le interrogazioni
"tecnologiche", ma i "temi liberi" ed ancor più le
interrogazioni di Storia.
Pensieri
sparsi:
ho
sognato
[il gatto] Pino , credo
che sia morto. In vita l'ho trattato malissimo, eppure in sogno era
contento di vedermi (la forza dei sensi di colpa !).
Alla base molte
volte ero in
disaccordo con
quello che
facevo e quello che dicevano le persone a cui la mia vita dipendeva.
Sapevo che seppur in disaccordo a loro non interessava certo il mio
punto di vista e dal canto mio facevo
di tutto per non soccombere. Era
un tira e molla continuo, coscienza
contro
sopravvivenza.
Colpire per
non perire.
Forse il fatto di non avere stretto amicizia con gli altri
bambini mi ha protetta dalla responsabilità pesante che
venissero
fatti fuiri a causa mia. Vigliaccheria? Può darsi. Non ricordo
di
averci neppure provato a stringere dei rapporti con loro, tanto a che
sarebbe servito? Nessuno sapeva che cosa ne sarebbe stato di noi, per
quanto mi riguarda eravamo dei morti
viventi.
Eppure sentivo
quei bambini
vicinissimo a
me e quando
mi rendevo conto che qualcuno di loro mancava all' appello e che non lo
avrei più rivisto, la disperazione più nera e l' ansia
incombevano su
di me per poi ricadermi addosso come un grosso masso. In fondo a
pensarci bene non c'era bisogno di essere amici, bastava uno sguardo e
capivamo chi sarebbe passato e chi no ... Eravamo tutti nella stessa
situazione di pericolo.
Pensavo alle
interrogazioni
scolastiche:
studiavo ,
eppure quando mi trovavo alla cattedra mi assaliva un'ansia tale che
dimenticavo tutto e non riuscivo ad emettere nessun suono. Il terrore puro. Quando poi l'argomento
riguardava la
tecnologia (computer), il cuore iniziava a battere all'impazzata e
avevo delle vampate di caldo tali da respirare a fatica.
Tutte cose che
provavo
all'interno,
mentre
esternamente parevo tranquilla.
Avevo
paura
di imparare. Imparare per me equivaleva a togliere la vita, ad
uccidere. La matematica , la
fisica e la
chimica avrebbero potuto
"insegnarmi" in maniera subdola, attraverso segni o simboli che sarei
riuscita a codificare solo io, ad eliminare
senza lasciare traccia o
indizi ... Pazzia? Disperazione.
Vedevo gli altri
andare avanti,
mentre io
non riuscivo
a spiegarmi i continui blocchi mentali e fisici e restavo indietro. Tutto
mi
era
estraneo
e tremendamente spaventoso. IO ero altro da ME.
Sogno e considerazioni del 28
ottobre
2007:
Una bimba
appoggia la
testa sul mio seno, una, due, tre volte e poi improvvisamente si stacca
e guardandomi dritta negli occhi con aria di chi sa quello che sta
facendo, mi dice: "comunque non mi piaceva il tuo accarezzarmi la testa
...".
Già,
io ero in piedi e la abbracciavo e nel mentre le accarezzavo la piccola
testa.
Ci
sono rimasta male non tanto per ciò che mi aveva detto, ma per
lo
sguardo furbo e cattivo rivoltomi ... infido, mi stava studiando e
pareva avesse capito chi si trovava davanti. ...
La
bimba sicuramente ero io, forse
una personalità. Aveva uno sguardo che metteva a disagio
e scrutava, scrutava ...
Ricostruire,
ricostruire, cercare di ricordare. Mi sono chiesta più
volte come mi vivono le persone che mi conoscono e quelle che mi hanno
conosciuta. .. Sono
stanca e scoraggiata, ogni volta che vedo delle possibilità,
qualcosa o
qualcuno mi mette i bastoni tra le ruote e mi sembra di ritornare
indietro e devo fare un enorme sforzo per rimotivarmi.
Dal
collegio in poi mi sono stati RUBATI i miei no, i miei NON HO
VOGLIA, i miei PENSIERI PRIVATI, i miei affetti e le mie QUALITA' che
hanno trasformato in armi non convenzionali e mortali. Sono stata
rivoltata come un calzino e TRASFORMATA in animale da combattimento. Da
BAMBINA sono stata "cambiata" in un essere a me del tutto sconosciuto. Un corpo
solo con 100 teste ed ognuna di esse ha volontà, pensieri e
atti propri e tra di loro NON SI CONOSCONO !!!
Avete idea
della
confusione che crea tutto ciò?!!
IO
DOVE SONO? ESISTO ANCORA O SONO STATA DEL TUTTO CANCELLATA? IO NON
SONO UN DEMONE, NON NASCO DEMONE.
Sono stanca, molto stanca.
La
verità per me è un fatto di PANCIA! In fondo è da
lì che la mia
ribellione è partita e forse la bambina del sogno E' LA VERITA'
IN
PERSONA che si accorge che la mia "dolcezza" è fasulla, mi fa
sapere
che lei sa, mi critica, mi dice esplicitamente di smetterla di essere
mite, docile e lo sguardo che usa è sincero ed è il mio
quando SENTO
che L'altro subentra ed assume il controllo del mio essere INTERO
(corpo e mente). Sono io la fasulla e non la bambina, perchè io
sono il
risultato di continue manipolazioni. La bambina è rimasta tale,
come lo
è la verità ed i fatti, bisogna assolutamente liberarla
dalle sovra
strutture in cui è stata imprigionata e che a distanza di tempo
sono
diventate macerie. Spero di riuscire a ritrovarmi. Lo spero
sinceramente.
Base
portante della
grande SCOPERTA,
del grande ragalo datoci da Freud
- la PSICANALISI -, è l'EQUIPARARE
la cura dei
pazienti sofferenti
per accadimenti traumatizzanti a quella destinata a chi è danneggiato
da conflitti interni irrisolti (vedi l'antitesi:
"imbroglio/sviluppo"
al lemma 2327 del Dizionario
dei sinonimi e contrari), e/o da emozioni
soggettivamente inaccettabili.
Proprio questo riconquistato RISPETTO per entrambe le situazioni ha
permesso
un così enorme progresso nella teoria e nella pratica. E da
allora
non solo offre una così valida possibilità agli
psichiatri
di ottenere vere guarigioni, ma propone anche più
precise
possibilità di cura alla medicina nel suo insieme, oltre che
garantire
continui apporti concreti al generale bagaglio della SCIENZA
tutta.
Infatti,
anche
quando l'oblio è
profondo e pesante (e, come spesso accade, "aiutato" da alcool o da
droghe,
se nonautorizzato
da farmaci e metodi come l'elettroshock
- e non solo),
in ogni momento possono comparire subitanei violenti sprazzi di vivide
memorie. Marcel
Proust ha scritto su questa base la sua opera
principale Alla
ricerca del tempo perduto, ma sprazzi di
consapevolezza
efficacemente
chiamati flash-backs
o
rivissuti (vedi appunto il testo del Brutto
sogno ricorrente) possono spontaneamente
diradare
l'ottundimento,
o farsi largo al cedere dello sforzo della censura. (Un esauriente
articolo di
Lorenza
Foschini nel numero 424 del 26 giugno 2004 della rivista Specchio
- Quant'è chic ammalarsi di
"proustite" - prospetta ampi
scorci su questa "scoperta" e sui suoi entusiasti seguaci). Ne sono
stati
tratti alcuni film da singole parti, ma chi non avesse voglia di
leggere
i dodici volumi della Ricerca
di Proust, ma solo
accontentarsi
delle esemplificazioni del concetto di "autobiogafia emozionale"
può
ritrovare esaltata la "grande scoperta" con i suoi "moduli della
memoria
involontaria" nel film Le
intermittenze del cuore.
Memorie ritrovate e memorie
da perdere...
...
questa
creatura firmata
da Kaufman e dal genietto dei videoc