Questo
sito e i libri
che ne derivano NON sono di INFORMAZIONE, ma si costituiscono come una
specie di ENCICLOPEDIETEMATICHE, in cui vengono presentati e
discussi vari argomenti
da leggersi e soprattutto da CONSULTAREdi
volta in volta. Per
accogliere le
richieste
di una più agevole lettura, i testi di questo sito sono stati -
anche - trasferiti in un LIBRO:
Bambini
di
ieri =
adulti di oggi.Adulti di
oggi ->
adulti di domani
The
page mirroring this one
- even rather different for quotations, for different described milieu,
for first hand testimonies - can be
reached not only as file
but also
as chapter of the derivedEnglish book-From
children of
YESTERDAY to
adults of TOMORROW,
both booksalso
at hand on Abebooks.com,Webster.it, anche presente inKindle. This
volume,
more
expensive but sewed and better printed is more easy to be reached for
European reders on Cortinalibri
Edition
Dopo
la pubblicazione del libro aggiornamenti
sono già iniziati
e molti altri ne verrano fattisegnalati di
volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti
e
novità / Novelties on the site: anche se si consiglia di
considerare
ancora
con
attenzione le più importanti passate modifiche. Importantissime aggiunte arricchiscono il
testo e modificano il titolo di Un
brutto sogno. Una bambina e un'incubatriece e altre esperienze
precocissimeun
file il cui contenuto testimoniale documenta i contenuti teorici di
questo
Il
sito verrà di
continuo aggiornato: per
cui occorre di tempo in tempo ridargli un’occhiata ed eventualmente
proporre considerazioni,
critiche o informazioni che saranno molto gradite
La
vita
è breve, l'arte lunga.
l'esperienza ingannevole, il giudizio difficile... (Ippocrate)
Un
fatto smentisce cento teorie, cento teorie non smentiscono un
fatto... (Popper)
Chi
è colto si adoperi per
dissipare ogni tipo di tenebra, e render così palese l'occulto,
far consapevole
e chiaro il
taciuto e furtivo. In sanscrito
la parola GURU
significa GU=oscurità o ignoranza
e RU=luce (Upanishad)
Discepolo
è "colui che sta imparando" e mette alla prova la propria istruzione
tramite
una disciplina
=
"modo e regola dell'insegnare": anzi è chi accetta
la
"disciplina" come tramite
per
correggere i PROPRI
errori
"Scientia potentia est": "Knowledge is power" =
la
"conoscenza è/dà Potere"?
"Seguace = accolito
o proselito"
= è chi si
appropria di qualcosa che appartiene a qualcun altro, è
chi usa
il suo
"proselitismo" per impadronirsi
di qualcosa che non gli è proprio.
"Scientia potentia est": ma che Prezzo
ha un Potere di
"seconda mano"?
La
figura china
è avvolta da
otto gufi, innumerevoli pipistrelli, lalince
e un gatto nero che mimetizzato nell'oscurità rappresenta la
pigrizia
e la lussuria. Solo la
lince ai piedi
dell'artista
rappresenta la positività: Goya ci avverte di
rimanere
all'erta così come è la lince, a causa dell'eccellente
vista
capace di penetrare nell'oscurità, perché durante il
sonno
non possiamo difenderci dai vizi, rappresentati dagli animali che gli
stanno
intorno. . .(Citazione tratta dal catalogo 119 Galleria
Salamon
pag. 43).
Da
osservare l'animalità
lungimirante della lince espressa nello
sguardo
- attento, perplesso, preoccupato - e la falsa intelligenza che trapela
dagli occhi - furbetti o falsamente ingenui - dei gufi, o da quelli -
malevoli
- del gatto nero seminascosto dietro il dormiente.
El sueño
de la razon
produce monstruos.... Francisco
de Goya y LucientesCaprichos
43 1797(El
Prado Madrid) Il
commento del
Maestro,
conservato al Museo del
Prado di Madrid, riporta, a proposito di questa tavola: La
fantasia abbandonata
dalla ragione
produce mostri impossibili: con essa è madre delle arti e
origine
delle sue meraviglie.
43.
El
sueño de
la
razón produce monstruos. En
la parte
anterior de
una mesa situada a la izquierda del grabado se lee el titulo del
capricho. P.
La
fantasía,
abandonada de la razón, produce
monstruos
imposibles;
unida con
ella es madre de
las artes y origen de las maravillas. BN.
Portada
para esta
obra: cuando
los hombres no oyen el grito de la
razón, todo se vuelven visiones.
Prima di entrare
direttamente nelle
DOCUMENTAZIONI, è necessaria una
precisazione su PECULIARITA' indiscutibili delle particolare MODALITA'
di ricostruzioni
e esposizioni di eventi molto speciali: i FLASH-BACK,
i
RIVISSUTI che sono ben differenti da ogni consepevole "richiamare alla
memoria",
da quanto usualmente si considera un consapevole "testimoniare".
Anzi:
sono del
tutto antitetici al "ricordare" al "raccontare i ricordi".
Dato TIPICO
è il loro EMERGERE involontario e quasi in stato di semi-trance,
il
loro
strutturarsi poco per volta soprattutto attraverso
sensazioni corporee: e i "corpi parlano" a chi
li vuol
ascoltare non solo giorno dopo giorno ma anno dopo
anno,
particolare per particolare, con
un'estrema minuzia. Tipicamente questo "emergere"
di
sensazioni e manifestazioni corporee si rivela A MOSAICO gradualmente
con lunghi intervalli in
una successione temporale tutto meno che
cronologica: appunto per documentare questa peculiarità citiamo
con cura le date delle testimonianze scritte - spesso
questo
emergere avvien più facile e sincero per scritto che a voce
- nel loro intersecarsi in
apparenza molto
irregolare. Documentazioni di fatti anche gravissimi, dossier pubblicati e persino a
denunce alla
Magistratura dimostrano questa apparente irregolarità nel tempo
anche esibendo enormi tabulati
delle telefonate nelle quali i "rivissuti"
erano stati trasmessi: NON certo come "memorie
raccontate" ma nel tempo reale del loro "emergere"
sensoriale.
E' comunque così che un "rivivere fisico e sensoriale" -
assecondato proprio in
quel dato momento
- trova la possibilità di tradursi in termini di consapevolezza
personale, e si rende trasmissibile in un contatto verbale:
ecco che allora il peggior grande dolore
può uscire dal buio opprimente del forzato oblio, NON
risultare più
un inesorabile, crudele destino, ma tradursi al contrario in esperienza
che arrichisce.
L'infanzia
non esiste. Esiste lo sviluppo e lo sviluppo è cambiamento
liberatorio ...
nipoti... figli... genitori... nonni...: parenti
dell'umanità
La
"nonnità" dà il senso della continuità dopo di noi
e, sconfinando nella
continuità generazionale (essendo stati figli e nipoti),
consente di
riconoscersi parenti nell'umanità
La memoria come "valore", la memoria come
"struttura portante"
dell'INTEGRITA' dell'individuo, dello "spessore" della
personalità,
della assoluta CONTINUITA' dell'esistere biologico di ciascuno ed anche
dell'esistere "sociale" e affettivo attraverso i RICORDI altrui ...: ma
i ricordi - come "consapevolezza" -
sostanziano anche il "segnale" della precarietà di ogni
esistenza.
Già
di norma fin all'inizio di una sana pre-adolescenza i giorni,
le
settimane, i mesi, gli anni cominciano a "correre" e un tempo ben
vissuto va sempre più compattando
la strutturazione delle esperienze, trasformando così di per
sé le
sensazioni e soprattutto le modalità del ricordare: non
più il testuale
e cronologico "ripetere a memoria", ma - come nel "dizionario
visuale" un "multimediale" convergere
dinamico dei
contenuti. Ma questa
differenza sostanziale non è per tutti: per chi non è
riuscito a
raggiungere questo traguardo di maturazione della mente, un'immatura,
patologicamente statica gestione della consapevole attività
mentale può
provocare conflittualità e trasformarsi in un problema anche
grave
quando abbia a che fare con
bambini - cioè con infanzie altrui ed anche con la propria -
senza
accettarne quei vistosi "passaggi" che indicano impietosamente la vera
precarietà dell'esistenza e la fuga ineluttabile dei giorni e
degli
anni.
A
casa
di mia sorella ho visto questa sera delle foto dei miei nipoti da
piccoli.
Ce n'era una di F. [ora
adolescente]
che
avrà avuto quattro anni
e che mi ha creato una turbolenza di pancia... Mi sembrava quasi impossibile
che fosse
cresciuto così tanto e nello stesso tempo che quel bambino non ci fosse più.
Ho avuto la sensazione di ciò che mi blocca, di quello che mi fa
tremendamente paura e che temo di non riuscire a sopportare. Il dolore
per quel bambino "morto", quel bambino che non tornerà mai più e che
in un certo senso mi sono lasciato sfuggire. Come l'ho
vissuto
poco, quante cose mi sono perso di lui come di me stesso.
E'
un dolore che porta un vuoto, un dolore che apre una voragine una
specie di buco nero in cui temo di scivolare. Mi tengo così
aggrappato a questo presente che mi dà sicurezza, un presente
che vorrei passasse lentamente così da farmi assaporare il
piacere di vivere, ed invece il tempo corre velocemente e più
corre più sento che dovrò attraversare presto quella
voragine per non trovarmi al termine della mia vita con in mano solo
rimpianti. E'
un lutto,
... è un lutto ed un
abbandono. Lei non può immaginare (o forse si) quanto
faccia fatica a capire, a far capire ad una parte di me che non si
possono resuscitare fantasmi ma quella parte è come se non
sentisse ragioni, vorrebbe vedere ancora per una volta quel bambino,
vorrebbe poterlo riabbracciare, non vuole accettare le cose come sono
andate è testardo.(°) A
questo punto faccio fatica
anch'io a capire chi sono, sono in gran confusione, ma forse era ora
perché erano troppi giorni che giravo a vuoto. L'ho detto anche
a K. stamattina che avevo la sensazione di sentirmi un "coglione",
quasi nel senso anatomico del termine.
(°) Uno dei principali
motivi "banali", espressi da persone
né buone né cattive, in sfavore - se non in un fastidio
che
confina con l'odio o almeno con una specie di boicottaggio
nei riguardi dei "bambini" - deriva dal tentativo di evitare un ritorno
di sensazioni penose risalenti dalla propria infanzia e di sensazioni
di fallimento accumulate nel trascorrere del tempo: di un "tempo" che
invece di un "trascorrere" diventa una "voragine".
[In
una fotografia a cinque anni] mi faccio … paura. Ho le famose
“balducci” ai piedi e anche solo guardandole mi sembra di sentire il
fastidio, la costrizione dei piedi, il disagio nei movimenti. Lo sguardo è quello di un possibile omicida,
non c’è dubbio che in quel momento odiavo.
Odiavo chi faceva la foto, odiavo mia madre, mio padre e mia sorella,
odiavo … Ho trovato anche altre foto in cui iniziavo a camminare e
avevo sempre un sacco di gente attorno ed ero sempre imbronciato,
l’unica in cui sorridevo mi ritraeva da solo nel girello nel cortile di
casa.
Mi
sembrano passati
secoli e ancora faccio fatica a rivedermi, a volte nemmeno
riconoscendomi bambino, quasi ne fossi stupito. Infastidito nel
rivedere quelle in famiglia. Ecco come mi sento, infastidito
per tutte quelle mani addosso, mani che mi sembrano solo pronte a
trattenermi, guidarmi, farmi fare cose che non voglio fare, tirarmi a
destra o sinistra, non lasciarmi spazio, non darmi il tempo, mani
inconsapevoli di avere a che fare con un essere umano, con una persona,
con un bambino. Ho sempre odiato tutto questo e quell’odio
ho
come l’impressione che non sva nirà mai perché è
dentro di me, fa parte
di questa storia, fa parte di me perché è ciò che
provavo e il suo ricordo non potrà
svanire perché per
sempre saprò di avere odiato la mia famiglia. L’ho odiata
per non essere stata in grado di riconoscermi e di amarmi almeno un po’.
L’essere
cresciuto è stata una salvezza perché ho potuto
allontanarmene, crearmi
un mio spazio, un mio tempo ma andare indietro con i ricordi mi crea
dolore, inevitabilmente.
I bambini che
crescono - o meglio quegli sviluppi che in poco tempo
svaniscono e non ci
sono
più - sono dei terribili
marca-tempo;
questi esseri "audaci e transitori" non
vogliono sentirsi trasformare in "fantasmi" di un tempo
immobile e per
questo rassicurante.
Per evitare di dover coltivare solo rimpianti, si può
però - ma solo con fatica e sofferenza - ritrovare la
consapevolezza della propria infanzia e con questa dell'infanzia di
tutti:
Il
dolore
per quel bambino "morto", quel bambino che non tornerà mai più e che
in un certo senso mi sono lasciato sfuggire. Come l'ho
vissuto
poco, quante cose mi sono perso di lui come di me stesso. ... Sento
come non mi capitava da molto tempo una stanchezza una assoluta
indifferenza per questa vita mentre è come se dovessi essere da
un'altra parte; in questi momenti sento, senza retorica, l'idea della
morte come un sollievo enorme, come se a suo modo mi aiutasse a
non-vivere una vita che non desidero. Periodo buio. Avrei molte
altre cose da scrivere ma è come se fossero tutte ingarbugliate
in una
matassa disordinata e nodosa, le sento arrovellarsi nella pancia,
girare come trottole, cercare una via d'uscita, cercare di dispiegarsi
poco alla volta ma tutto ciò sembra difficile.
Chi
sono veramente io? Quante
potenzialità ho lasciato incolte
a marcire poco alla volta?
Cosa avrei voluto per me fin da bambino? Ma sono mai stato bambino?
(Un perentorio commento:
che brutta - quasi oscena - parola è "rassicurante",
termine
direttamente derivato da "sicurezza"
una parola che semanticamente si associa sempre a espressioni indicanti
"pericolo":
"Pubblica
sicurezza", "cintura
di sicurezza", "uscita
di sicurezza" ecc.! ) E'
verissimo che gravi
se non orrendi traumi
possono aver marchiato
infanzie disastrate;è
verissimo che simili non sopportabili vicende possono nascondersi nell'oblio
di un grande dolore, che cancella tutto in un falso
tempo presente immobilizzato in false prospettive di un ipotetico
utopistico o persecutorio falso
futuro, ma ben più frequenti sono questi
manichini di falsi
adulti senza passatocresciuti
e non sviluppati in una vacua ma minacciosa "nullità",
come ben
spiega questa successiva testimonianza di come si
possa essere feriti senza essere toccati,
ma che descrive anche
anche di come si possa - volendolo - "curarsi"
e
così
riconoscerne
i frammenti e
cucirli
poco alla volta insieme in
una recuperabile "restitutio
ad integrum" di come
ciascuno "sarebbe stato".
Credo
per un desiderio naturale di testimonianza, di chi, passato il guado,
volge la testa indietro e con più serenità guarda il
proprio passato
rimesso in ordine senza acredine
come un
dato ormai acquisito, una
storia che diventa Storia con la maiuscola e quindi merita,
forse, di
essere raccontata. E
allora mi sono immaginato il primo giorno che ho messo piede nel suo
studio come se, inconsapevolmente, mi fossi presentato con un vestito a
brandelli. Un vestito che non mi andava di buttare né di
cambiare con
uno nuovo di zecca. E così poco per volta, minuto dopo minuto,
giorno
dopo giorno è stato come iniziare a riconoscerne
i frammenti e
cucirli
poco alla volta insieme. Come un sarto attento e
puntiglioso ridare
dignità a quel vestito che, bello o brutto, era il mio vestito.
Con il
suo aiuto e con molta fatica in questi anni ha ripreso una forma e solo
una volta completata l‚opera potrò riporlo nel mio armadio a
memoria
futura. Quelle cuciture sono le cicatrici di un chirurgo, segni
indelebili che ricordano un passato a brandelli ma nello stesso tempo
testimonianze di ciò che sono stato. Ogni cucitura racconta uno
strappo, ogni strappo una ferita mai risanata e rimasta per anni a
sanguinare nel profondo.
Ora
è un po‚ come se lo vedessi quel vestito con tutte quelle
cuciture e se
per magia, anche se per un solo secondo, quelle cuciture sparissero lo
rivedrei così com'era, ma sarebbe già qualcos'altro: io
ero in quei
brandelli, io sono oggi quel vestito un po' martoriato e niente
potrà
cambiare questa Storia. Io sono la
testimonianza di come
si possa essere feriti senza essere toccati.
La
follia è
l'oblio di un grande dolore...
Mi
rendo conto che, anche sul
piano personale, ho vissuto a lungo su quella superficie
di me stesso che è l’adesso, il presente, per lo più
insaporito dal
gusto inebriante del futuro. Lasciando stratificare
nell’oblio il mio passato. Mi
sono anche vantato di questa
mia capacità
di far passare il passato.
Mi sembrava perfino un dono non avere radici, legami, prigioni… Mi sono
cimentato nel proposito creativo di Nietzsche di ricreare il passato
agendo sul presente…
Eugenio
Guarini
Ed
invece:
...poter
dare
ai ricordi una specie di seconda vita...
Memoria
è la continuativa
facoltà di richiamare alla consapevoleza attuale dati di ogni
genere nelle
cosiddette memorie a
breve, a
medio, a
lungo termine, in modo più o meno agevole e veloce:
indipendentemente dal tempo trascorso. Memoria
è però anche la facoltà di poter dare
ai ricordi una specie di seconda vita,
di rispecchiare
- al
di là del tempo
- tutto quanto è accaduto e vi è ora comunque depositato
e archiviato
con estrema
precisione anche se non sempre immediatamente
riattivabile. Può venir
anche chiamata preconscio
questa "biblioteca circolante" enorme e sempre più grande in
funzione del trascorrrere delle età: una "enormità" di
dati accumulati
che contribuisce in
positivo
a certi apparenti difetti o piuttosto "lentezze" di memoria che
compaiono via via con il procedere e ampliarsi di questa "quarta
dimensione" individuale.
Ma a questo tipo di "deposito disponibile" non appartiene più
l'inconscio
patologico in cui precipita
l'inaccettabile. E' stato detto - da Nietzsche
ne La gaia scienza - che se
ricollegarsi è
sinonimo
di autenticità, la vera sapienza è il
ricollegarsi
a quello
che si
sapeva già, alla propria esperienza
esistenziale...:
ma purtroppo di riscontro esiste anche la
follia [che
è]l'oblio
di un grande dolore...inautenticità
prosegue nella sua opera distruttiva: al grande dolore
e
all'obliosuccessivo
segue un progressivo ottundimento
comunque quasi sempre "smentito" da un accompagnamento incongruo e
occasionale
di ansie se
non terrori,
non
solo non proporzionati ma neanche collegati con ciò che sta
accadendo. E tutto questo può
continuare
a svilupparsi, per acquietarsi semmai forse soltanto in una forma di -
apparente - ulteriore, rinnovata stupidità,
ultimo gradino di difesa contro una sofferenza
definitivamente senza perché.
Prima di entrare direttamente nelle più
significative documentazioni, è
necessaria una
precisazione su PECULIARITA' indiscutibili della particolare categoria
di MODALITA' di ricostruzioni
e esposizioni di eventi molto speciali: i FLASH-BACK, i
RIVISSUTI che sono ben differenti da ogni consepevole "richiamare alla
memoria",
da quanto usualmente si considera un consapevole "testimoniare", anzi:
sono del
tutto antitetici al "ricordare" al "raccontare i ricordi".
Dato TIPICO
è il loro EMERGERE involontario e quasi inconsapevole, il loro
strutturarsi poco per volta soprattutto attraverso
sensazioni corporee: e i "corpi parlano" a chi li vuol
ascoltare
non solo giorno dopo giorno ma anno dopo
anno,
particolare per particolare, con
un'estrema minuzia. Tipicamente questo "emergere"
di sensazioni si rivela A MOSAICO con gradualità, con lunghi
intervalli in
una successione temporale del tutto meno che
cronologica: appunto per documentare questa peculiarità citiamo
con
cura le date delle testimonianze scritte nel loro intersecarsi in
apparenza molto
irregolare. Ma quanto scritto è soltanto la punta dell'iceberg
delle possibili documentazioni: i dossier privati - accompagnati anche
da denunce alla Magistratura - contengono enormi tabulati delle
telefonate nelle quali i "rivissuti"
sono stati trasmessi NON certo come "memorie
raccontate" ma nel tempo reale del loro "emergere"
sensoriale.
E' comunque così che un "rivivere fisico e sensoriale" -
assecondato in
quel dato momento - trova la possibilità di tradursi in
termini di consapevolezza personale ed anche di rendersi trasmissibile
in un contatto verbale: ecco che allora il peggior grande
dolore può uscire dal buio opprimente del forzato oblio e NON
risultare più
un inesorabile, crudele destino:
Non
devo
vergognarmi
di essere tanto malata quanto lo sono davvvero..., ho bisogno
di
rifugiarmi nella mia 'area di recupero'...il che significa
ritrovarmi
maggiormente in contatto con ricordi
e
dolori
invece che con ansie e terrori...
scrive una vittima
sopravvissuta
a spietate
torture.
Ed infatti è così
che
un anche fievole barlume di speranza può permettere il graduale
diradarsi delle nebbie di ottusità ed oblio: lentamente e
dolorosamente
chiunque potrebbe ritrovare la propria completezza
e autenticità con il rivivere
attivamente proprio quelle passate sensazioni che sembravano
intollerabili;
sensazioni che invece possono venir ora accettate se coraggiosamente
tradotte in ritrovate memorie e esplicitate in ri-attualizzate
esperienze.
Se
non altro
poter dare ai ricordi una specie di seconda vita...
Ed è così che
può
finalmente riavviarsi il (ri-)destarsi di rinnovate e di nuovo vivaci
sensibilità.
E così allora tutto può "risvegliarsi": queste rinnovate
sensibilità - anzi sensibilità rese sempre più
recettive
a sempre più numerosi e variati stimoli - possono ora aprirsi in
"circoli virtuosi" sempre più ampi; mentre questo ritrovarsi
nella
memoria del passato avvia pure il destarsi di
emozioni non solo
"nuove" ma sempre meglio arricchenti e individualizzanti: intense
curiosità
e interessi, vera affettività e partecipazione, brillante
fantasia
e creativa capacità di progetti per il futuro. E così -
sia
se sviluppate in un evoluzione normale, ma anche se rivissute e
ridiventate
consapevoli in un secondo tempo - non solo l'affettività ma
anche
l'aggressività possono comunque espandersi armoniosamente e SVILUPPARSI
su più variati orizzonti, mentre - non più
schiavi
della sofferenza, o dell'ottundimento, o dell'oblio - possono risorgere
e allignare i sentimenti, i veri rapporti,
gli interessi
e gli apprendimenti, la consapevolezza
di sé e
quindi
tutta la catena della logica delle cause e delle conseguenze, dei
diritti
e delle responsabilità.
Ma in pratica ecco che allora NON è solo uno sbaglio semantico
l'uso improprio del termine inconscio
equivocato con inconsapevole,
con non
al
momento consapevole;
NON è
certo una semplice funzione della memoria in se stessa quella che
può permettere il riattivarsi ed emergere alla coscienza
consapevole del grande
dolore:
quanto era precipitato nell'inconscio
deve affrontare e superare appunto il
grande dolore per poter risalire nel disponibile archivio
del preconscio
ove venir poi
riorganizzato nel riattualizzabile archivio della "vera" memoria -
preconscia e in fondo superficiale - e nella grandissima dotazione
dell'esperienza e della - resiliente
-
saggezza.
La
forza
di soppportare
patimenti terribili, e di RIVIVERLI - non solo di
"ricordarli" - non è masochismo:
è l'unica via
che
può permettere una cura efficace. Dolore e profonda tristezza
NON
sono debolezze, e neanche sono "malattie" più intollerabili o
più
pericolose di quanto non lo siano gli stati di ansia e/o le compulsioni
ossessive. Così
scrive
una persona che ha sofferto gravissimi traumi:
quando
il
dolore e la
depressione
diventano più profondi, sono io ad esser "masochista" o è
invece proprio un sollievo sentir
dolore
invece che una intollerabile ansietà? Recuperare il dolore
oltrepassando
l'ansia: che idea bizzarra! ma quanto giusta! Permettersi di "essere
tanto
malati quanto lo si è veramente" quando invece l'affaccendarsi
in
modo compulsivo è un male di sicuro peggiore.
Il
termine
RESILIENZA ricorre
più volte nel testo ed è usato dagli Autori per indicare
la capacità umana di affrontare
gli
avvenimenti
dolorosi e risorgere dalle situazioni traumatiche.
L'espressione
è mutuata dalla fisica dove è utilizzata per identificare
la "capacità di un materiale di resistere a urti improvvisi
senza
spezzarsi". Se esaminiamo questo concetto in rapporto alle scienze
sociali,
possiamo dire che “la resilienza corrisponderebbe alla capacità
umana di affrontare le avversità della vita, superarle e uscirne
rinforzato o, addirittura, trasformato... Ma la
resilienza
è
piú della semplice capacità di resistere alla distruzione
proteggendoci da circonstanze difficili, è in ugual modo la
possibilità
di reagire positivamente a scapito delle difficoltà e la voglia
di costruire utilizzando la forza interiore propria degli esseri umani.
Non
è solo sopravvivere a tutti i costi, ma la l'abilità ad
usare
l´esperienza appresa dalle situazioni difficili per impiegarla in
processi trasformativi e di recupero.
La
resilienza
indica la
capacità di un materiale di ASSORBIRE ENERGIA in caso di urto e
di ASSORBIRE gli urti. I materiali fragili ASSORBONO poca energia, i
materiali
duttili ASSORBONO molta energia.... Per quale motivo le ossa, sane e
robuste
finché vengono usate, diventano fragili e leggere negli
individui
costretti all'immobilizzazione?... L'osso è un tessuto dinamico
che rimodella se stesso continuamente durante tutto il corso della
vita.
Lo scheletro è riccamente vascolarizzato e riceve circa il 10%
della
gittata cardiaca.... La particolare sistemazione di osso compatto e
spugnoso
provvede a una combinazione ideale di forza e densità per le sue
funzioni meccaniche. Durante la vita l'osso è in continuo
rimodellamento,
in qualche modo collegato con i continui sforzi meccanici a cui
è
soggetto... Il movimento con il suo periodico "massaggio" dei
canalicoli,
garantisce agli osteociti cibo e ambiente di lavoro adatti allo
svolgimento
delle loro funzioni, mentre l'ozio li impigrisce.
Si
definisce resilienza la
capacità di resistere alle frustrazioni dell’allenamento,
allo stress delle gare e in generale alle difficoltà della vita.
Tale capacità permette di elaborare risposte
adeguate e flessibili di adattamento a situazioni nuove o vissute come
tali, in
particolare se
traumatiche. In questa prospettiva, la resilienza si configura come un
processo che permette la ripresa di un sano sviluppo dopo un evento
traumatico e nonostante la presenza di situazioni sfavorevoli. Possiamo
affermare che la resilienza rappresenta per la psiche quello che il
sistema immunitario è per il corpo: un efficace
sistema di difesa.
In generale
lo sportivo resiliente possiede le seguenti caratteristiche: attitudine
a orientarsi verso l’allenamento, invece che ripiegarsi su se stesso;
capacità di attribuirne significati nuovi; propensione a
ricercare strategie creative di fronte alle difficoltà.
I fattori proattivi
comprendono tre dimensioni: dimensione biologica (risorsa della
personalità), dimensione psicologica (esperienza di attaccamento
sicuro, autostima e autoefficacia, attitudine ad
apprendere dall’esperienza),
dimensione sociologica (importanza delle relazioni familiari, amicali,
presenza di rete di relazioni formali e informali).
Il sintesi lo
sportivo resiliente tende ad affrontare i problemi in
modo costruttivo
e non subisce
gli
avvenimenti lasciandosi condizionare dall’ambiente e dalle esperienze
vissute nel passato.
Tipico
attributo di rigidità
è fragilità:
ansia e inquiete ricerche di
"consolazioni"
più o meno fasulle, inconsistenti stili di vita e
sentimentalismi
capricciosi conducono inesorabilmente in un percorso esistenziale non
solo
ristretto ma anche irrigidito e quindi sempre più fragile e
spaurito.
Ristrettezza e fragilità e incapacità di assorbire
gli urti? Ma
se una non-rigidità può dar luogo magari a una certa
plastica flessibilità,
questa non è una soluzione: lascia la situazione confinata in
una
singola direzione che si apparenta all'adattabilità
conformista. Nel meno peggiore dei casi la minor
vulnerabilità
di chi è "limitato" non può quindi che ristagnare,
togliendogli
comunque la possibilità di rinnovanti
arricchimenti
esperienziali: se un bambino nel suo delicato e fragile sviluppo viene
condotto attraverso una via preordinata ad una pseudo-maturità
statica
e ristretta, da adulto (sociologicamente e non solo come
genitore)
accompagnerà poi con
conseguenze
devastanti - generazione dopo generazione - il suo approccio con il
massimo del "nuovo" - cioè con i bambini
piccoli - e con i ricordi
della
propria infanzia se non con
la MEMORIA
tutta.
Flessibilità NON è
cioè
sinonimo di duttileelasticità
che è invece la
capacità
"resiliente" di ASSORBIRE comunque apporti di
energie - "buone"
o
"cattive" che siano. Una volta integrate nella propria
esistenza ne divengono fertili fonti di vitale "saggezza": ogni
nuova esperienza
può
così, avviando nuove sintesi e rinnovamenti, modificare in
accrescimento
tutto il sistema di aperture CREATIVE verso nuove vie evolutive.
anche
la tristezza è sintomo dell'esser sano non
un vuoto o una confusione
A un articolo dell'autorevolePsychology Today
che segnala la "proposta" di accludere l'amarezza[bitterness]
alla lista delle malattie da curare va fatta seguire questa
testimonianza immediata e spontanea assolutamente di prima mano
intitolata Emozioni:
Emozioni. stasera sono un po' triste e un po'
preoccupato. ma non sono depresso. ed è la prima volta che mi rendo
conto della differenza coscientemente. ho una sensazione sgradevole, ma
è nitida ed è una sensazione, non un vuoto o una confusione. voglio dire che ho cercato di curare una
apatia e depressione per non star male e scopro (rallegrandomene) che anche la tristezza è sintomo
dell'esser sano. ho scritto di getto.
Creatività, vie evolutive, sviluppo e evoluzione, ed anche feromoni
ed
emozioni, come pure il loro contrario - transfert
e mercatino
dell'usato - si trovano in paragrafi in parte
identici ma meglio
dettagliati nel file/capitolo
Nel caso dei rapporti interpersonali: comportamento o espressione?
Controllo o inibizione?
Ecco la testimonianza di una persona la cui apparente
impassibilità può persino esser stata scambiata con una
minacciosa
insensibilità:
Sono triste, sono profondamente triste e so di esserlo, ma i muscoli della mia faccia non
rispondono a quanto sento...
Sviluppo
e Evoluzione
(Una necessaria e veloce
precisazione
semantica riguarda i termini collegati a "evoluzione"
e "sviluppo". Evoluzione
è ben di più di "sviluppo": possono "svilupparsi"
soltanto entità
già presenti, ed ancora
INESPRESSE,
mentre
grandi forze
CREATIVE
possono promuovere -
si
potrebbe quasi dire:"GENERARE"- EVOLUZIONI in
direzioni NUOVE e del tutto inaspettate.)
L'
ALBERO
ne
è una convincente
visualizzabile metafora?
Individualità
e possibilità
e difficoltà presenti - o assenti - nell'ambiente = RADICI
E TERRENO.
Sviluppo
con le
sue regolarità
e solidità =TRONCO.
Ed ogni evoluzione
nelle sue
quasi infinite differenziazioni ed espansioni = RAMI, FOGLIE,
FIORI,
FRUTTI, SEMENTI....
Tornando al
concetto di RESILIENZA,
è però indispensabile precisare che anche il "terreno"
entro
cui affondano le "radici" ha una parte importante nella
possibilità
o meno di "fiorire" o "appassire": se la resilienza
è
piú della
semplice capacità di resistere alla distruzione proteggendoci da
circostanze difficili... [bisogna] incominciare a diffondere il
concetto
di resilienza per contribuire
alla comprensione del
fatto
che ogni persona possiede questa caratteristica, ma da tutti
noi
dipende
che possa essere sviluppata, se
ci
concediamo
mutualmente la possibilitá di farlo. (Vedi articolo Resilienza).
Non bisogna certo
equivocare il
concetto di resilienza con l'accezione
meccanicistica di non
fare
una piega, né tanto meno con la possibilità delle personalità
multiple di prestazioni eccezionali,
bensì con
la
capacità di rispondere
alle avversità in modo costruttivo [che] presuppone
la
disponibilità
a lasciarsi 'ammaccare' dagli avvenimenti, tollerando il dolore quanto
basta per elaborare una risposta
trasformativa
(di sé e della situazione urtante)
Se davvero si tratta di
"resilienza" quindi simili situazioni NON
conducono
certamente alla restaurazione
dello stato iniziale, ma ad un superiore
livello
di maturazione,
solidità
e consapevolezza.
Di sicuro è
comunque
un impegno
a lungo termine, gravoso, difficile e molto doloroso, come descrive
ancora
la già citata
persona
"sopravvissuta":
Non
posso mettere
ogni cosa
direttamente in ordine. Il ricordo va avanti e indietro non segue una
linea
diritta... L'avviarsi in simili vacillanti e imbrogliati passaggi,
l'avvicinarsi
e evitare la terribile
VERIFICA che
ciò sia potuto
capitare...
Però il riconoscere che là sta la causa della sofferenza,
e che
questa causa ha un senso,
permette
l'accettazione di queste memorie a più livelli, [anche se e
quando]
il lavoro interiore e la terapia hanno perso [e inevitabilmente] ogni
dolcezza.
Ma se questa via
ingarbugliata
procura rinnovati scoraggiamenti a chi è stato danneggiato,
rassicura
invece chi l'ha in cura: è proprio questo modo ZIG-ZAGANTE
in cui vengono alla luce i rivissuti che ne denota ed anzi DA'
GARANZIA della loro veridicità; mentre al contrario
ogni
troppo presuntuosa precisione deve piuttosto suscitare diffidenza e
cautela
(come del resto IN OGNI CASO di TESTIMONIANZE e loro modalità di
esposizione).
Infatti non si
può
certo credere che la descrizione di accadimenti sofferti sia in
sè
stessa garanzia di "terapia efficace" oltre che di veridicità:
ci
si può lasciar trascinare insidiosamente in false direzioni,
verso un'area
non
di ricerca di memorie salvifiche ma di pseudo-ricordi
mistificati.
Dopo essere emerse in quasi inconsapevoliflash-backs,
le
rievocazioni tendono a divenir troppo razionali e strada facendo
possono
venir contaminate e scombinate in modo più o meno voluto o
accidentale:
e così riapparire, ma modificate sia ad opera di suggerimenti,
se
non suggestioni altrui, sia anche - in fondo e in pratica "senza
accorgersene"
- per paura, per ripugnanza, per incapacità e/o per
non-volontà
di accettare fatti così lontani dal sentire comune.... (A
questo proposito
nel file corrispettivo in inglese Consciousness
and
memory si
trovano citazioni esatte tratte dalla conferenza di Kathleen
Sullivan alla: Fourth
Annual Ritual Abuse, Secretive Organizations and Mind Control
Conference,
August 10-12, 2001. E queste precisazioni
e diffide sono
tanto più da prendere in considerazione per poter meglio
difendersi - a ragion veduta e adeguatamente - contro chi cerca in ogni
modo
di opporsi e screditare: come ad esempio la False
Memory Syndrome Foundation) Infatti
se messaggi
di progresso, di speranza - ed anche di
possibilità
di recupero - si
dipanano
partendo dalle origini e seguendo
percorsi
fattibili, sito e libri correlati inviano parallelamente anche diffide
e di
ben altro tenore:
non si deve prescindere quindi dall'occuparsi dei propugnatori
di
indirizzi opposti (vedi nel libro la Parte sesta: prospettive
contrarie).
I
file/capitoli Basta
un poco di zucchero
e la pillola va giù...e Delgado
&
Skinnnercon la loro
serie di
citazioni e links -
presenti peraltro in un
altro sito e libro - sono dedicati appositamente alla
disamina di questi
problemi e vanno letti, confrontati e meditati accuratamente, senza
pregiudizi nel loro significato
socio-politico più
generale.
Da questi oresupposti che partono da azioni "ostili" e/o causa comunqu
di "danno" si arriva ai vissuti delle loro "vittime" del momento e/o ai
ri-vissuti nel tempo: nel
file Flashbacks
un'importante segnalazione italiana ha permesso di integrare questo
argomenti
con una
eloquente citazione
metodologica,
indicativa di quanto
sia basilare
risonoscere i COLLEGAMENTI
TRA PRESENTE
E PASSATO.
Può sembrare però paradossale ma forse i nemici
più pericolosi
perché pullulanti, ubiquitari, insidiosi e innumerevoli - come i
"nanetti" contro Gulliver a Lilliput
- non sono i "malvagi"
coscienti delle loro azioni, ma "esserini" senza nerbo,
inconsapevoli del loro stesso "esistere", che - sradicati dalle loro basilari
fasi di
sviluppo - credono di vivere nella perenne fiaba di un tempo
immobile e irresponsabile in cui il “finto”
è
PIU’ VERO DEL VERO. E' ben difficile aver qualcosa "in
comune"
con questa congerie di "schiavi" volontari
per i quali a
ogni pié sospinto le cause
vengono a
confondersi con le
conseguenze, con queste "teste svuotate" fin dalla
primissima
infanzia ma che in seguito - non sempre soltanto: la follia è
l'oblio di un grande dolore - sono stati illusi
di aver
superato
il dolore di
questa privazione.
In una specie di quieta anestesia senza più
patirne
né rendersene conto questo VUOTO di sostanza tende a attivare un
risucchio che trasforma in dipendenze e fumosi
ammaestramenti qualsiasi cosa gli passi vicino; e poiché la "solidità" occupa un definito
spazio
mentre i
"gas" si espandono a riempire tutto lo spazio disponibile,
non effettive realtà di esperienza ma solo le loro vane
apparenze vi si intrufolano dall'esterno. E così - isolati
sempre più in uno spazio irreale - riempiono gli avanzi di
realtà con sensiblerie posticce, con attaccamenti morbosi
pseudo-affettivi, con artificiali impulsi di Potere
o di sesso, con vuote astrazioni e apodittiche informazioni non importa
se
provengono da una cultura raffinata oppure da sempliciotta "aria
fritta"
facile e popolare.
Cause e conseguenze ribaltate, luoghi comuni inossidabili...: questo
"affamato nulla" può venir paragonato con un esempio calzante al
sacchetto di
un aspirapolvere
che ingoia qualsiasi cosa, per trasformarla in spazzatura. Il
pregiudizio saccente peggiore della
semplice superstizione si nutre di assoluti, di certezze
riduttive,
di spiegazioni
capovolte
e di troppo facili bersagli: ad esempio viene dato come assioma che
è la... televisione a creare l'ottuso oblio e non la famelica
"privazione" precedente che va in cerca di nutrimenti fasulli per
adattarli
ai propri "deficit" di sostanza vitale; oppure al contrario si ignorano
i danni prodotti da "falsi maestri", da tracotanti faccendieri e si
attribuisce - con indulgenza benevola se
non ammirante - una accettabile
"normalità" allo "studioso distratto" e allo
"scienziato irresponsabile".
La
vita
è breve, l'arte lunga.
l'esperienza ingannevole, il giudizio difficile... (Ippocrate)
Un
fatto smentisce cento teorie, cento teorie non smentiscono un
fatto... (Popper)
Per chi è stato privato della propria "consapevolezza" ogni suo
sostituto, pur sempre calato dall'alto e di seconda mano, viene
assorbito in modo a-critico e trasforma in un
inestinguibile "finto fiabesco" la descrizione di qualsiasi situazione.
Se ascoltati e non mistificati i
"fatti parlano" chiari e sicuri, e per
fortuna se la follia è
l'oblio di un grande dolore non sempre sono
irreparabilili
l'ottuso
oblio e la futile
inconsistenza per chi non è stato deprivato
del tutto della propria "solidità": è quindi doppiamente
colpevole sottovalutare e
scartare le testimonianze personali di
chi ovunque e ad
ogni età riesce a descrivere sofferenze che a orecchi altrui
possono sembrare inspiegabili.
Disconoscere i
"vissuti" del presente, di bambini oltre che di adulti, è una
tortura che ri-sospinge le vittime verso una irrecuperabile "vuotezza";
rifiutare i
"ri-vissuti" di chi, pur
molti anni
dopo, manifesta in se stesso l'nfanzia "violata" o "annullata" di
allora significa render ancor più virulenta quella
distruttività conservata all'interno della
personalità che, come un "cancro", continua a impedire una vita
normale a chi bambino cronologicamente non è più.
Discepolo
è "colui che sta imparando" e mette alla prova la propria istruzione
tramite
una disciplina
=
"modo e regola dell'insegnare": anzi è chi accetta
la
"disciplina" come tramite
per
correggere i PROPRI
errori
"Scientia potentia est": "Knowledge is power" =
la
"conoscenza è/dà Potere"?
"Seguace = accolito
o proselito"
= è chi si
appropria di qualcosa che appartiene a qualcun altro, è
chi usa
il suo
"proselitismo" per impadronirsi
di qualcosa che non gli è proprio.
"Scientia potentia est": ma che Prezzo
ha un Potere di
"seconda mano"?
NON VOGLIANO ADEPTI O SEGUACI, e ci sentiamo molto a disagio nel sapere
che quanto pubblichiamo
può cadere in questo baratro di "vuotezza": fortissimo infatti
è il rischio
che incaute letture e successive ancor più incaute divulgazioni
contribuiscano a che tutta l'informazione
precipiti nel banale, se non nel fantascientifico annullante. Siamo
infatti molto preoccupati e combattuti nel fornire le VERE
testimonianze nel timore che finiscano nelle ... "grinfie" incoscienti
di chi ne può e vuole farne questo cattivo uso: va cioè
assolutamente EVITATO ogni ulteriore “rumor” fra
i tanti stuzzicamenti di fantasie sentimental-sadiche di un pubblico
fatuo; “rumor” che annullano in una marmellata subito dimenticata ogni
problema - “eufemismo”!!! - in atto e confondono le
convinzioni
con il loro tipico mischiare fatti documentabili – che così
andrebbero persi - con appelli
emotiviCONTRO
“mostricciattoli sbattuti in prima pagina”.
E' stato detto che la
follia è
l'oblio
di un grande dolore..., e che questo non è un
destino
inesorabile.
Infatti come lo sviluppo in termini di "futuro" ha per Natura una sua regolarità
intrinseca, così questa regolarità fondante
può
ritrovarsi depositata nella memoria. Niente va perso degli eventi del
passato
ma neanche delle fasi di sviluppo pur disattese o smentite: in ogni
momento
tutta la sequenza dei fatti e dei percorsi può venir riattivata
verso una maturazione
anche
ottimale.
Ma i "mostri" in agguato continuano a generare
"mostri": non
sempre,
anzi percentualmente ben di rado, questo rinnovamento può
avverarsi:
troppe sono le forze ambientali e di debolezza e/o malvolere umano che
vi si oppongono.
E' stato
detto: La follia è
l'oblio di
un grande dolore...? Ma dal grande
dolore
continuano a nascerne altri: nell'ottuso oblio ecco ritrovarsi anche
quel sonno
della ragione [che] genera
mostri
e non solo nel
presente, non
solo nell'esistenza di una singola persona. I
"mostri" generano
mostri ed ancora mostri: e mostri ingannatori, squalificanti, offensivi
e svilenti, anche omertosamente minacciosi per coprire misfatti
presenti
e/o passati. Ma ben più sovente altri più banali "mostri"
sono accolti e accreditati dalla ragione
e la verità che dormono: sia per mancanza di
capacità
e/o ignavia degli astanti e/o dei curanti, sia soggettivamente per un -
del resto ben plausibile - desiderio di evitare
la terribile
VERIFICA
che ciò sia potuto capitare
Ma se questi traumi,
questo
"grande dolore" iniziale rimossi o rinnegati, se non ancora peggiorati
dal mancato appoggio o peggio dal contrasto con il mondo circostante,
lasciano
comunque una falla, una debolezza strutturale nella personalità,
altre possono essere le cause di difettosi sviluppi e di diffusione di
"mostri".
Infatti senza giungere
alla completa
"pazzia" è certo
però
che ogni danno può venir mascherato o coperto non solo da veri e
propri "sintomi", ma molto più sovente da un nefasto stile
di vita, con il suo grossolano contorno di
pseudo-sentimenti
"altissimi"
o "bassissimi", e di azioni e comportamenti ad essi correlati.
L'ottundimento
difensivo una volta attivato (sia ben chiaro: in modo del tutto INCONSCIO)
dà inesorabilmente luogo ad una serie di circoli viziosi che
investono
comunque oltre alla memoria, anche la coscienza di se stessi e la
comunicazione
con gli altri. La propria - così come l'altrui - calpestata
dignità,
la rinnegata sensibilità ai DIRITTI
e ai TORTI, ibisogni
disattesi pseudo-compensati
in disponibilità
ad assecondare fallaci lusinghe e/o minacce (il
bastone e la carota)... vengono a trasformarsi in
modo
complementare
in suscettibilità, pretese,
interpretazioni della realtà ridotte ad esasperate differenze
autoreferenziali
solo quantitative
e immutabili,
definite
per sempre in concetti statici
di inferiorità
e/o "superiorità": e così ricerche non
evolutive ma "miracolistiche" di ECCEZIONALITA' si aprono su
scenari di aspettative a-critiche, di speranze vane (vedi... gioco
d'azzardo)
o di spregio e disperazione che aggravano i bisogni già
disattesi.
Fragilità (che è
l'esatto contrario di "resilienza"),
incompletezza,
mancate esperienze e aperture, inadeguatezza esistenziale... corredate
da compensazioni fasulle, aggiungono disgrazia a disgrazia col rendere
questi "inferiori" oltremodo facile preda di chi - ammirato come
"potente"
- vuol assoggettare
lusingando,
ma
allo stesso tempo si scaricano in ulteriori rivendicazioni, che
invitano
a ulteriori spersonalizzazioni: assoggettamenti e corrività
verso
i "più" come altrettanto maldisposizione fino ai maltrattamenti
verso i "meno" e i "differenti".
Di lì in poi tutto si
muove
in una prospettiva non genuinamente infantile ma pseudo-bambinesca
del sentire e in una visione inefficace del mondo, in un groviglio
meschino
di sentimenti (o meglio di artificiosi "sentimentalismi") e/o di loro
manifestazioni
occasionali, esagitati ed estemporanei,
tanto
clamorosi al vedersi quanto aridi e indifferenti nella sostanza. Ci si
dibatte in un modo di vivere in cui le mancanze proprie non vengono
riconosciute
come bisogni, anzi spesso neppure percepite come proprie,
per
cui
ogni malessere viene PROIETTATO su di un mondo
esterno
più fantasticatoanimazione
tratta dal
capitolo La
fobia di Scienza
e psicanalisi), che reale e quindi
poi trasformato
non
solo in statiche fobie ma più spesso in ostilità allo
stato
brado o in colpevolizzazioni assurde, se non in disponibilità
cieca
ad ogni suggestione o persino istigazione. Credendosi all'interno di
questo
mondo irreale e senza più alcuna padronanza del proprio corpo,
ci
si rannicchia in una fragilità data per definitiva; si
misconoscono
gli impulsi interiori per cui tanto spesso la rabbia viene data come
"attacco
di panico" e gli impulsi
sessuali
come unico segnale di "diritto ad
esistere";
ci si disperde in una rincorsa alla novità; ci si consola in
pure
esteriorità alla ricerca distraente di divertimento-eccitazione;
o ci si consuma in un vortice di sofferenze e rabbie immotivabili
obbiettivamente,
in una presuntuosa e stizzosa ricerca di dipendenza/tirannia, e di
approvazioni
gratuite, spesso mischiate con pseudo-ribellioni e con atteggiamenti
ricattatori:
il tutto sicuramente in un odio
programmatico
contro ogni consapevolezza, contro ogni autentica partecipazione,
contro
ogni manifestazione di libertà ed individuazione (vedi in
proposito
il famoso libro di Aldous
HuxleyMondo
Nuovo).
Nella pagina mirror
in
inglese Consciousness
and memory si trovano molte citazioni
dettagliate tratte da
varie fonti bibliografiche che - in quanto precise citazioni non
tradotte
estemporaneamente in italiano - non vengono riportate in questo file. Trance
as a ToolDennis
R. WierDirector,
The Trance
Institute,
Bruetten, Switzerland Forewords
& Introductions. Welcomeof
the book: The
Heart of the Soul: Emotional Awarenesby Gary
Zukav). Trauma
and Dreamsby Deirdre
Barrett (Editor) Linda
Francis, Harvard
University Press,
1996
(Cambridge,
Massachusetts and London,
England) The
Committee of Sleep : How Artists, Scientists, and Athletes Use Dreams
for
Creative Problem-Solving--And How You Can, To
by Deirdre,
Ph.D. Barrett) The
Neuroscience of PsychotherapyBuilding
and Rebuilding the Human Brain by Louis
CozolinoFREE
ONLINE TRAUMA SYMPOSIUM Presented by the American
Group
Psychotherapy
Association and funded by New York
Times Company
Foundation and the Aol
Time Warner Foundation. GASLIGHTING,
the Double Whammy, Interrogation, and Other Methods of Covert Control
in
Psychotherapy and Analysi by Theodore
L. Dorpat, Kathleen
Sullivan
The
Fourth Annual Ritual Abuse, Secretive Organizations and Mind Control
Conferenc, August 10 -
12, 2001 Group
Psychotherapy for Psychological Traumaby
Robert H. Klein
(Editor),
Victor L. Schermer (Editor), K. Roy MacKenzie Morning
Come Quicklyby Wanda
Karriker
Organizzatori-Induttori
Analogamente alla
funzione degli "Organizzatori-induttori"
dello sviluppo embrionale esistono infatti precisi bisogni psicologici
e/o ambientali (nota bene: BISOGNI
non "desideri") che se non appagati producono precise, determinate
incompletezze
e/o deviazioni a cascata dalle normali, predisposte vie di sviluppo
(vedi
anche in Imbroglio
è il
contrario
di sviluppo).
...
organizzazione embrionale;
fenomeni di induzione, territorio induttore e territorio competente;
proprietà
dell'organizzatore embrionale; generalizzazione dei fenomeni di
induzione;
induzioni di ordine superiore; gli induttori eterogenei e tentativi di
identificazione dei principi induttori.
Come avviene per gli
"organizzatori"
biologici dello sviluppo embrionale che DEBBONO
agire in modi, tempi e soprattutto SEQUENZE stretti e precisi per
creare
organismi senza difetti e non mostruosità,
esistono traumi
in apparenza "piccoli" che - se giungono in un momento e in
modo sbagliato del processo di armonizzazione delle maturazioni
intelletuali,
sociologiche e affettive - ne
scombinano
una cruciale fase:
e non solo alterano
questa
cruciale fase di sviluppo, ma anche le sue successive. Ecco un nuovo "mostro",
che può avviare a valanga una catena di errori in peggioramento
successivo. Ecco che da allora,
in un circolo vizioso avvitato su se stesso, queste disorganizzazioni
possono continuare ad aggravarsiverso
vie patologiche a loro volta aperte a diramarsi al di fuori della
persona
singola fino a travolgere - nel presente, ma spesso ben oltre anche nel
futuro - intere esistenze: la propria e molte altrui.
Ma come si può pensare
che,
analogamente a quelli "gravi", anche "fatterelli insignificanti"
possano dar
origine
a malattie tanto invalidanti come nevrosi o psicosi?
Come può
risultare
tale da scombinare l'intera esistenza successiva un - per gli adulti
circostanti
- "piccolo" disguido "soltanto" a partire dal danno arrecato a una
"fase
dello sviluppo" non riconosciuta come cruciale?
E se così fosse:
come conoscere e proteggere i fondamentali stadi di discontinuità
in cui si perfeziona lo sviluppo?
Questo è precisamente il
principale
scopo del libro: Infanzia:
tempo di mutamenti, e lo si può dedurre
già
dal suo stesso titolo. E se nevrosi e psicosi si strutturano su
tentativi
di meccanismi
di difesa compromissori (vedi ad es. per
documentazione e
bibliografia Sandler
Joseph L' analisi delle difese: conversazioni con Anna Freud),
come si può pensare che un bambino piccolo, se non un lattante
possa
"scegliersi" una "difesa" saggia ed efficace? Vedi ad es. Gianfranco
RavagliaL'INTENZIONE
RITROVATA. Intenzioni e vissuti nel lavoro analitico
e gli
altri suoi scritti, o Sergio
Bordi Trauma ed abusi infantili: teorie della
dissociazione e
teorie della rimozione. E vedi anche:
CLINICA DEL TRAUMA
E DELLA
DISSOCIAZIONE di Philip
M. Bromberg ... Nel
corso della sua lunga esperienza clinica, Bromberg ha messo in evidenza
il ruolo centrale svolto dal trauma nei disturbi della
personalità
visti come espressione di rigide difese dissociative erette allo scopo
sia di impedire l'esperienza interna del trauma sia di mantenere il
mondo esterno sotto controllo, evitando il pericolo della
ritraumatizzazione. L'autore è giunto così a sviluppare una prospettiva
clinica basata sul ruolo della dissociazione nel funzionamento sia
normale sia patologico, e sulle sue implicazioni per la relazione
terapeutica. La mente e il funzionamento mentale, dice
Bromberg,
si
fondano su una configurazione complessa di stati mutevoli di
consapevolezza, ognuno con una propria realtà soggettiva,
mantenuti in
interazione dinamica da processi di tipo dissociativo. La salute
risiede quindi non solo nell'integrazione, ma nella capacità di
"restare negli spazi" tra realtà differenti senza perderne
alcuna, di
sentirsi "uno in molti".
Ogni essere
umano e ogni sua
attività
non sono infatti monolitici: ogni vera esistenza attraversa sì
molti
cambiamenti
episodici, ma per raggiungere
la
propria pienezza deve
aver
assecondato
ben definite fasi, attraversato cioè normali, predisposte vie e
modi di cambiamento in sequenze
biologicamente
determinate, secondo un ritmo di sviluppi
fisiologici (al
plurale) modulati
sia nei tempi sia nelle modalità.
Comunque le
ovvie
difficoltà di COMUNICAZIONE
- nel senso etimologico di "avere in comune" - non possono prescindere
dai differenti
punti di vista di ciascuno e quindi dai differenti
significati di apparentemente uguali linguaggi: ben vengano quindi le
aperte polemiche per permettere di capire e correggere o almeno
DISCUTERE termini in apparenza identici ma che invece spalancano
"traduzioni" discordanti su scenari antitetici.
Come già esplicitato in
altri
file/capitoli, occuparsi di argomenti quali quelli dei bambini
e
della
vita domestica non riguarda certamente solo fatti "piccini,
insignificanti,
estremamente privati" e soprattutto privi di conseguenze:
si tratta
proprio al
contrario di un approccio
incentrato su di un massimo di robusta CONCRETEZZA;
si tratta
di assecondare un
intento polemizzantecontro
gracili,
"fumose" ipotesi teoriche;
contro
inconsistenti "mode" e
dettami usciti
dal
cervello di non si sa chi;
contro
descrizioni
"episodiche",
sentimentaloidi, generalizzanti
a vuoto, capaci soltanto di impedire ogni
riconoscimento di
veri
collegamenti "concreti" di causa-effetto;
contro
il disprezzo
e
la sconfessione
della MEMORIA
in favore
della completezza
dell'ESSERE
a QUATTRO dimensioni: anche in quella del tempo
e non solo nelle tre dello spazio.
"Disturbante
da nascondere" e "meccanismi di difesa"
Televideo
04/07/2007
02:40
Brutti
ricordi addio, grazie a pillola
Arriva
la pillola
dell'amnesia
selettiva.Lo hanno annunciato scienziati del McGill
University di Montreal e dell' Harvard
University di Boston, che hanno
condotto la ricerca in parallelo. Il
farmaco causa
alcune reazioni chimiche nel cervello cancellando i brutti ricordi.
Secondo
i ricercatori, per cancellare il ricordo di un trauma l'effetto della
"pillola" va coadiuvato con una terapia psichiatrica. Se il farmaco
viene preso solo nel momento in cui si ricorda qualcosa di
spiacevole,il brutto ricordo viene solo affievolito.
Ben
frequenti - e
spesso
comunque ben molesti - sono i casi dei grossi vuoti di
memoria
in cui è stato "ricacciato" (ripeto: incosapevolmente!) qualcosa
di disturbante. Può capitare come situazione occasionale per
chiunque
(chiamata popolarmente "lapsus" o ufficialmente "dissociazione" nel
fondamentale
testo DSM-IV,
pag. 526 e seg.); ma non si tratta ad ogni modo mai di un problema di
età
o di distanza nel tempo: i vecchi ricordano meglio le esperienze
remotissime
che quelle recenti, mentre è dimostrata la possibilità
che
ci si possa ricordare di esperienze persin prenatali (vedi Nota). Infatti questo oblio
non è
né un difetto né una debolezza: anzi è qualcosa
come
una - seppur inconscia, deliberata, e, se duratura, estenuante e
interminabile
- censura che
attinge,
sprecandole,
alle energie soprattutto della sfera sessuale, e per di più
trascina
seco conseguenze a valanga, sia come impoverimento che come rischio. Le
EMOZIONI,questi
strumenti di adesione alla vita, queste fonti di energia che conducono
verso la partecipazione consapevole e su cui vengono a costruirsi
quelle ESPERIENZE
arricchenti che stanno all'origine della saggezza,
diventano invece un esplosivo conglomerato di emozioni
inconsce
in frantumi
deteriorati fuori di ogni controllo. Anzi in ogni momento ad ogni
esperienza
soggettivamente risvegliante antichi traumi,
il rimosso
(per
usare
la terminologia di Freud) tende ad esplodere: devasta la persona
nel
suo insieme, fisico e mentale, spesso anche trascinando con sè
familiari
e persino vicini o colleghi. Queste emozioni non sviluppate e rinchiuse
inevitabilmente si esprimono in una cecità
ai veri rapporti, in un'intrecciarsi di solitudini
interiori, in cui caricature di rapporti solo fantasticati si
annodano come "legami" (nodi),
che
a loro volta si stringono sempre più in progressiva
ostilità, in aggravamenti che a valanga sempre peggio
cortocircuitano su se stesse
mente e
sensibilità, chiuse
all'esperienza.
(Il libro di Ronald
LaingNodi
-conuna
serie diesempi,
espressi
in forma scherzosa e proprio per questo, efficacissima -
illumina i coinvolgimenti fasulli che
accentuano
le solitudini interiori: descrive in scherzosi dialoghi quelle assurde,
e purtroppo così frequenti, incomprensioni, se non
fraintendimenti
che vengono ad innescarsi su arbitrariamente credute "altruistiche" identificazioni-proiettive.)
L'affetto vero
non può mai essere
"troppo": favorisce la nutrizione, l'assimilazione, la crescita; e
favorisce anche parallelamente i loro sublimati:
l'apertura verso
l'esterno, la partecipazione emotiva, la "propria" affettività,
ed
anche il proprio pensiero, la curiosità, la "creatività",
la voglia di
provare, sentire~partecipare, fare. Ma esiste anche
un affetto
"falso" che in modo fastidioso si intromette nell'altrui
esistenza
persino contrabbandando per "affetto" l'interferire con le
funzioni fisiche altrui; un presunto "affetto" che chiede "gratirudine" ed invece diviene fonte di interiori
equivoci colpevolizzanti aumentando anche il
potenziale di
aggressività distruttiva nel soggetto e in chi
lo circonda, in un vortice di maggiore ansia e maggiore
distruttività, causa
di malanni fisici e di veri pericoli (vedi - magari
terribili - incidenti come le stragi
del sabato sera).
SFIDE
FOLLI IN CITTA
A DUECENTO ALL'ORA
CRONACHE: Due o tre alla volta, Dipenda da
wuanto è larga la strada
intervista
a un
"pilota")
c’è chi si fa un sacco di soldi
ma
l’unica
cosa
che conta è l’adrenalina... C’è bisogno di un rettilineo
per
portare la macchiana alla massima
velocità, bastano tre o quattro chilomentri, ma più
è lungo meglio è...
Quante sono le macchine che partecipano? Di
solito sono un centinaio. Qualche volta di meno, spesso di più.
Come funzionano le gare?Ci si guarda e ci si sfida. Due
o quattro
per volta a seconda della larghezza della strada.
Infatti
neppure si può vivere bene e prosperare se l'affettività
non viene affiancata da aumenti proporzionali di spazio
utilizzabile a disposizione: e se le energie ristrette e
bloccate possono esplodere
per reazione ad una noia
"mortale"
potenzialmente mortifera, possono anche implodere trasformate in
paralizzanti paure.Ma pur nelle migliori
situazioni ogni
allargamento di "aperture"
riapre grossi varchi di di maggior
partecipazione: da cui maggior reattività anche
neurovegetativa, maggiore vulnerabilità
emotiva, rischio
accresciuto di più diversificate sofferenze e preoccupazioni
anche per la comparsa di emozioni nuove come la dignità,
l'indignazione
e la prudente
lungimiranza. (Come
magari
disse anche Platone nel Libro
Settimo de
La Repubblica
Un individuo con qualità piú
elevate ha
maggiori bisogni per essere felice, è probabilmente capace di
più acute sofferenze, ed è certo più sensibile ad
esse per molti aspetti, di un individuo con qualità inferiori... Chiunque supponga che
questa preferenza abbia luogo
mediante un
sacrificio della felicità - che l’essere superiore in uguali
circostanze non è piú felice dell’inferiore - confonde i due
concetti
completamente diversi di felicità e di soddisfazione.
"Paura" crede di
raggiungere la salvezza
costruendo barricate: e così restringe spazi, conoscenza,
rapporti
e consapevolezza... e continua ad ampliare invece sempre
rinnovati
motivi di trepidazione e di bisogno di dipendenza.
Va quindi
puntualizzato che un qualcosa di disturbante
da nasconderepuò sia riguardare esperienze
"esterne",
cioè
fatti dolorosi accaduti, sia altrettanto insopportate
"esperienze"
interne:
cioè emozioni inaccettate in quanto troppo in
contraddizione
con altre emozioni; con altre possibilità dell'esistenza; con
una
visione unitaria ma ristretta della propria individualità; con
conflitti
insormontabili tra gli affetti e se stessi; con il bisogno di
appartenenza
in contraddizione con passate - o prospettabili - situazioni e
possibilità
proprie; in contraddizione tra progetti di attuabilità incerta e
voglia passiva e dipendente di delegare ad altri il soddisfacimento dei
propri desideri; tra ambizione e evitamento dell'insuccesso... e
così
via. Lo
sviluppo
è vario, discontinuo e tanto più vario
e
discontinuo quanto più è preparatorio ad una vita varia,
ricca, piena,
"potente" (cioè in possesso di varie, ricche, piene
"possibilità"):
solo un'attività varia, discontinua, modificabile, abbandonabile
senza
conseguenze, fine a se stessa come è appunto il gioco,
il
vero
gioco
non inquinato
dalle
pretese, dalle pressioni adulte può permettere questi
allargamenti di orizzonti e questi aumenti di possibilità, ma
esistono altre vie in cui queste discontinuità
diventano
patologiche.
Eccoci
dunque all’ultimo post sulla storia di Regina. Comprendo quanto la
tematica sia molto difficile, ma spero siate arrivati fino a qui.E
vorrei concludere con alcune speranze.Spero che,
quando
sentirete parlare di
pedo-pornografia, prima di scagliarsi sui
fruitori di questo squallido materiale, ci si chieda chi
sono le piccole vittime che vi si trovano filmate. Da
dove arrivano e che fine fanno. Spero, alla luce della testimonianza di
Regina (e non solo, ma qui mi sono limitato a lei), che si comprenda
che esistono abusi che vanno ben oltre l’ambito
familiare o l’idea del pedofilo come "predatore solitario" (in
quest’ottica a cosa serve strillare alla castrazione chimica?). Spero
che si creda che le organizzazioni pedofile esistono non
solo in paesi lontani come la Thailandia, terra di
turismo sessuale. Perché le organizzazioni di piccoli schiavi
esistono. Anche nella nostra ricca e civile Europa,
anche nel nostro paese. In
modo silenzioso, continuano ad esistere sotto ai nostri occhi veri e
propri campi di concentramento, vere e proprie vittime di campi di
concentramento. E spero inoltre che queste poche parole sulla storia
Regina possano essere sufficienti per instillare il
dubbio che forse questi tipi di abusi non hanno a che fare solo con le
perversioni sessuali. Del resto è una constatazioni che
anche in
Italia esistono, oggi!, in
tempo di pace, migliaia di persone affette da DID,
disturbo delle personalità
multiple, che sopraggiunge in casi di sistematici abusi sessuali che
sconfinano nella tortura, proprio quella tortura che non
è contemplata nella nostra legislatura. Così,
come credo all’Olocausto e all’orrore del nazismo, alla violenza
dell’uomo sull’uomo, alle torture che avvengono nei territori di guerra
e nelle prigioni, allo stesso modo credo alla storia di orrore narrata
da Regina e dalle altre ex-vittime.
Spero davvero di non
essere solo. Spero davvero di non lasciarla sola. Di non lasciarli soli.
Dall'ottundimento
e/o
dall'oblio si può non
giungere comunque alla completa passiva "pazzia": esistono anche
veramente casi
in cui si arriva alle - attive - personalità
sdoppiate o multiple: persone
il cui corpo autentico viene addirittura "dimenticato", che di momento
in momento si "credono" un'altra (o altre) persone e si comportano di
conseguenza. Sono
situazioni reali e non di fantascienza, riscontrabili ovunque e non
soltanto in America: probabilmente non dovute ad
eventuali cause intrinseche o in consequenza di semplici "traumi", ma
create invece artificialmente.
Sistemi psicologici
abusanti (sia tecnologici che scientificamente
"psicologici")
possono attuare un annullamento
della
volontà e una
"frammentazione
della memoria", fino
alla "costruzione" intenzionale di multipli (MPD / DID:
da non
confondersi con la ben differente schizofrenia):
e
questo in
vista anche di sfruttabili
finalità. E'
probabile che per lo più questi sdoppiamenti
derivino da
queste cause "artificiali", ma non è certo questa la sede per
parlarne:
molto
dimostrativo dal lato descrittivo è ad ogni modo il libro di F.Rheta
Schreiber Sybil in
cui si descrive un caso
paradigmatico di personalità
multiple. (Ne esisteva anche una traduzione in italiano
ora introvabile,
ne fu tratto anche un film
(Sybil
(1976) (TV
regia Daniel
Petrie, attori: Sally
Field come Sybil Dorsett, Joanne
Woodward come Dr. Cornelia Wilbur),
anch'esso
tradotto in
italiano
e anch'esso subito sparito dalla circolazione). In Morning
Come Quickly chiede
e
si chiede Wanda
Karriker:
Ed
ecco un
commento recente da parte di un amico
riguardante una di questi sopravvissuti, poi accertata
esser stata una "personalità
multipla"
-
mi
sembrava di aver a che fare con una "cooperativa" non con "una" persona.
Perché
agenti
segreti, spie, informatori, assassini... "costruiti" per mezzo del
lavaggio
del cervello funzionano meglio dei consapevoli, stipendiati agenti
segreti
/ spie?
Per
la sua
importanza documentale, questa testimonianza vieneparzialmente
ripetuta
anche in questo file/capitolo.
Per chi volesse conoscerla completa e seguirne i succesivi
aggiornamenti la può trovare nel file Testimonianze
e dubbi di
un
altro sito: si tratta degli ultimi aggiornamenti ora
presente nel
relativo libro Up-to-date
Dossiers.
Associazioni
libere
dall'analisi di
un sogno
- qui non trascritto, ma presente in forma autentica nel dossier
cartaceo - del 27
agosto 2005.
....
Le
chiedo cos’ha contro di me, dato che non ci conosciamo e lei facendo
una
smorfia mi risponde così :
”Il tuo appartamento è
in un caos
indicibile, come fai a tenerlo così?
E poi mi dai
l’impressione di essere
una persona falsa…”
*Ho
sempre
pensato
che
tutto ciò che mi è accaduto fosse colpa mia. Non ero mai
abbastanza, sempre troppo poco, inadeguata in ogni situazione e in ogni
momento. Poco intelligente, poco simpatica, poco carina e riuscivo ad
arrivare sempre in ritardo su tutto…ma alla Base (*) e
altrove, riuscivo ad
essere efficace, avendo la sensazione e a volte la
certezza, di
esistere, perchè qualcuno si era accorto di me ed io mi sentivo
a
casa, un alloggio disordinato, caotico, pieno di sangue,
di
fiori, di aria
grigia e pesante dove ogni tanto un raggio di sole arrivava e
c’era un
letto con una bella coperta colorata e vicino un piccolo comodino ed il
bagno in camera. Avevo tanti libri, alcuni di studio, altri di
lettura, perchè il
cervello andava tenuto in costante allenamento. Giochi
di guerra su un tavolo per allenare il cervello ad organizzare e ad
agire quasi simultaneamente. Era strepitoso come mi riuscivano facili e
allora pensavo che non dovevo essere così stupida e inutile come
immaginavo; ma allora perchè alla fine nessuno mi amava, anche
qui dove
faccio molto bene ciò che mi chiedono, mi accorgo che l’affetto
non c’è
ed ho la spiacevole
sensazione di
confondere le cose, di vedere e non
capire, di non sapere nulla in realtà, se non quello di
‘’sembrare’’ di
sapere e non è la stessa cosa!
- Perchè non vieni a
prendermi
papà?
- Perchè
non ti accorgi che non sto bene?
- Portami via, ti prego.
La mia
cella, il
mio alloggio è tutto quello che ho, oltre a tanti scheletri
nell’armadio…
‘’Abbiamo
grandi
progetti per te,ma devi fidarti di noi che siamo diventati la tua
famiglia. Ti educheremo, ti alleneremo, ti alimenteremo, diventerai
ciò che
vuoi e noi saremo sempre con te’’.
A
volte mi
rannicchiavo
sul letto e dondolandomi pensavo che tutto prima o poi ha una
fine, basta avere pazienza e saper aspettare, pensavo anche che tutto
sommato mi piaceva stare da sola… oppure mi hanno detto che
la
solitudine dà forza..? Parlavo con il comodino e gli raccontavo
i fatti
miei e lui a volte mi rispondeva, sorridendo, che andava tutto bene. Ma
chi pensava cosa? Era
il mio
cervello o erano tanti cervelli che si
parlavano fra di loro interferendo uno con l’altro? IO
DOVE SONO??? Che
confusione…. qualcuno vuole parlare con me,ma non sono in casa, o
meglio, ci sono, chissà in quale stanza e allora subentra
qualcun altro
ed io lo sento che la
mia testa
è abitata da tanti cervelli, ma che
stando in una piccola stanza si danno noia a vicenda.Mi chiedono di
fare qualcosa, io non voglio, così lo chiedono a qualcuno
d’altro e
l’altro credo che lo faccia perchè mi sveglio altrove
senza
memoria. Succede spesso, mi sveglio per un attimo, vedo
del
sangue, poi
scompaio. Allora io non sono brava,sono quegli altri ad esserlo e usano
il mio corpo per spostarsi, per prendere, per fare, sono
forse
degli
spiriti? Forse
ho qualche potere
magico… Però questi
spiriti sono tutti
cattivi mi pare, e poi perchè non si presentano? Loro
sanno chi
sono
io, mi abitano! Certo che nei loro confronti sono in netto
svantaggio. Dormo male,
mi correggo,
TUTTI dormiamo male e digeriamo
male. Vorrei mangiare il fritto misto di pesce, IO, ma a
qualche
ospite il
piatto che ho scelto non piace, così mi ritrovo davanti al
menù sapendo
che non mangerò quello che desidero, ma quello che penso di
desiderare o
quello che gli abitanti del mio cervello vogliono. Così alla
fine, ogni
volta che mi trovo a dover decidere, dalla cosa più stupida a
quella più
importante, vado in
confusione, sento
che nella mia testa c’è
agitazione, tutti vogliono fare a modo loro, ma c’è un solo
corpo e
stanca aspetto, senza fare proprio nulla. Gli inquilini
sono
impazienti, bisogna decidere, bisogna agire ed io sento il cuore
pulsare
sempre più velocemente, l’angoscia mi assale,
diventi frenetica pur
stando ferma, poi tutto tace, i cervelli si placano, hanno capito
finalmente che quando decido di non dargli retta non possono
fare
altro che aspettare con me. Mi snervano, parlano tra ....di loro,
confabulano
e cercano di tenermi allo scuro delle loro faccende, vorrei
sfrattarli, ma a quanto pare l’operazione è più difficile
di quanto
sembri. Qualche volta mi sembra di
individuare la
personalità di
uno
degli inquilini, è un attimo, appena sente che lo sento si
ritira, come
una lucertola nella fessura quando la spaventi. Uscite allo scoperto
vigliacchi di cervelli bacati!!!Penso
di avere
iniziato ad ospitare altri
cervelli nel mio all’età di tre anni.
(*)Base":
Base
militare di addestramento. Continuazione:
sogno e commenti del 22 novembre 2005:
Sono
investita da una
pioggia di animaletti, sembrano piccoli scorpioni o gamberetti, il loro
colore è bianco e sono “croccanti” e duri allo stesso tempo.
Accanto a me ci sono altre persone, ma la pioggia bianca animata
investe solo me.L’altra
scena
si
svolge in un vivaio dove non entro nella stanza per evitare di essere
aggredita dalle cavallette, ma una riesce a penetrare nei miei capelli
e si infila dietro la nuca ronzando fastidiosamente, cerco di
scacciarla, ma della cavalletta sento solo il ronzio, come se mi fosse
entrata nella carne e dall’interno lavorasse provocando un rumore,un
continuo zzzzzzzzzzz…Credo
di chiamarmi Mike,sono un pilota di caccia.Compaio
all’improvviso quando la situazione si fa critica e cerco di prendere
in mano la situazione,ne ho le capacità. Ho sangue freddo quanto
basta, inseguo il nemico sino a che non scompare definitivamente e
irrimediabilmente dal monitor e dal radar. Game Over anche nella
realtà. Sono determinato, cocciuto e molto sicuro delle mie
forze, ho “ottime capacità logiche”, a quanto si dice è
nel mio DNA. Sono cattivo, non è un difetto, in guerra aiuta a
concentrarsi meglio, si rende di più e sicuramente mi dà
la possibilità di tornare dalla missione intero! Quando piloto
sono molto gasato, ma nello stesso tempo calmo e freddo come un Killer.
Probabilmente mi piace perchè è una cosa che mi riesce
bene.
Mi
spiego come mai in
questo periodo mi
sentivo più uomo che donna!
Ma
sono tutti cattivi
i miei cervelli! Mi spiego la “rigidità” che prendeil posto
delle emozioni, l’indifferenza che ho verso gli altri e
l’incapacità di manifestare ciò che provo in azione, es:
affetto-abbraccio, disagio-inquietudine, paura-pallore,
tristezza-pianto, invece mi capita così:
affetto-rigidità, disagio-rigidità,
paura-rigidità, tristezza-rigidità. Sia il corpo che la
mente smettono di comunicare e subentra
l’automa
che, tramutata in una antenna
umana,
aspetta l’ordine di agire, ma se l’ordine non arriva l’automa rimane in
stato di all’erta (la prima fase è la rigidità) e poi
cambia, subentra uno dei cervelli che “copre”, “maschera” l’automa
(come la pioggia di animaletti) proiettando negli altri un'immagine
fasulla, ma non estranea. La
capacità
dei cervelli-automi è quella di “salvarsi la faccia” ogni
qualvolta
la situazione lo richieda, non bisogna essere necessariamente
delle spie, ma dei bravissimi illusionisti sì! Fumo negli occhi!
Ieri
verso
l'ora di pranzo ho avuto una crisi, una furia cieca,
scaturita da non so cosa, mi ha fatto diventare una iena. Rabbia,
desolazione, impotenza, trappola, emarginazione (obbligata e voluta).Ignoranza,
repressione, balocco
per i più grandi.
Ho
pianto, pianto e pianto, poi, di
colpo, una calma fredda e un certo torpore ha fatto
capolino e poco per volta mi sono calmata. Stamattina invece, ho
pensato di andare a fare benzina senza la macchina e di
chiedere
al benzinaio "il pieno". Qualche secondo dopo ho
avuto come
dei flash, mi spiego: sono
io,
non sono io, sono io, non sono io, ecc, ecc.La
"non
sono io" cambiava
completamente i connotati ed il carattere, mentre "sono io
" ero
io, ma
parecchio offuscata!? Mi domando, lecitamente, cosa mi sta
succedendo?!!! Davanti allo specchio ho avuto paura,
l'immagine
che rifletteva era "diversa" dall'immagine reale. Non mi
riconosco, è come se tra la bambina di tre anni (in cui mi
riconosco bene) e la persona che sono ora sia
successo
qualcosa che le ha scisse,
poi scisse e poi ancora scisse.
Ora, per
riuscire a
mettere
insieme i multipli dovrei inglobarli in un'unica persona,
solo
che manca il soggetto, il fulcro, manco io. Dove sono?Se
la
rabbia fosse scaturita da me? Mi spiego: Insieme ai
multipli, da qualche parte ci sono anch'io ed IO sono diventata parte
di quei multipli (ovviamente), così mi capita a volte
(purtroppo) di emergere
come un
urlo disperato dal profondo abisso
cercando di
aggrapparmi a qualcosa di
solido e stabile
per non essere inghiottita di
nuovo dal buio più nero. Non sempre riesco a trovare un
buon appiglio, qualcosa che mi dia la spinta a stare in superficie. Mi
domando spesso cosa sarei ora e
cosa farei adesso
se le mie inclinazioni avessero seguito naturalmente il loro
corso? Di questo sono molto dispiaciuta. E' difficile per me, in questo
momento e periodo, non provare una punta di invidia per chi ha potuto,
ed è riuscito ad essere se e fare ciò che più gli
riesce meglio, dalla pittura, alla fotografia, ad un impiego qualsiasi.
Essere una persona nel mondo e non "qualcosa" che c'è in modo
astratto, come sono io, chiusa nella mia stessa testa e sentirmi in
trappola e assente allo stesso tempo - è frustrante . Sono
prigioniera
dei miei multipli, dei
miei cervelli.Devo
ricomporre il mio puzzle.
Avrei bisogno di un "pieno" di
coccole, un "pieno" di auto stima, un "pieno" di energia e di
vita
e di un bombolone alla crema (questo è il più facile di
tutti da ottenere), accompagnato da un buon cappuccino chiaro e
bollente (anche d'estate).
Commenti
successivi - 13/06
/2006:
Oggi
sono in fase “addormentata“
, il complesso di inferiorità è particolarmente
sentito e pensare di
essere stata addestrata ad essere un “giocattolo
sessuale“ non
aiuta certo a
diminuirlo, semmai il contrario. Rabbia? Direi di no,
frustrazione e sbandamento si....
I contrari. Una
vita fatta di
“normalità“, contro una vita “fuori dalla norma“, una sotto vita
o una vita sopra le righe. Bambini
che non fanno i bambini , bambini trasformati in “animaletti“ da
combattimento oppure in cavie da laboratorio. Bambini
svuotati della loro
personalità e riempiti di altri pensieri, di altre storie, di
altri cervelli. Sono
pensieri di guerra e
storie di
morte ed ai pensieri seguono le azioni e nascono le storie, “storie“ che non si possono
narrare per
paura di non essere creduti,
di passare per bugiardi. Gli adulti sanno essere molto spietati,
ma se
diamo ad un bambino solo e disperato una ragione di vita e lo
convinciamo che “si può fare“ … "tutto si può,basta
volerlo“ … Lo
carichiamo di odio
e di grande fiducia in se stesso,
basta dirglielo con un tono gentile e accomodante, mentre lo picchiamo
selvaggiamente utilizzando mani e piedi … La fiducia in se stesso
verrà
dal fatto di essere sopravvissuto e che niente e nessuno potrà
mai
ferirlo, ucciderlo … E’
chiaro che il bambino
si è
trasformato in
qualcosa d’altro, ed è quel qualcos’altro che deve farci
riflettere e preoccupare.
Nel
file/capitolo Imbroglio è
il
contrario di sviluppo di questo sito si trova in
forma
più ampia (in forma completa in vari file di un altro sito:
vedi ESPERIMENTI
SU BAMBINE/I)
questa testimonianza DIRETTA e in continuo
aggiornamento:
qui ne vengono - e ne verranno - aggiunti i paragrafi particolarmente
significativi. Un
aggiornamento - firmato con un nome differente da quello anagrafico ad
indicare la "personalità" autenticamente multipla - rivela il
perché
questa persona molto spesso si presenta in un modo, con un
abbigliamento
e con un linguaggio verbale e comportamentale ben diverso da quanto -
come origine, formazione, ambiente - sarebbe stato logico
aspettarsi.
(Ed a questo va aggiunto un particolare piuttosto singolare: un udito
straordinario.)
Ed ecco il "come" del commento di un amico del periodo
dell'adolescenza:
- mi
sembrava di aver a che fare con una "cooperativa" non con "una" persona.
Chiedo
che
nessuno si intrometta tra
ciò che ero e ciò che sono. Adesso
non sono io, chi scrive è
una persona dalla mentalità scientifica e metodica, sadica. Il
suo compito è individuare e neutralizzare le spie con ogni
mezzo.
Dopo averle individuate entra nel loro mondo, parla come loro, si veste
come loro, frequenta gli stessi ambienti. E' una persona affascinante e
affabile, caratteristiche che gli servono per avvicinare le vittime e
diventarne amico. Fiducia prima di ogni cosa. L'insetto rimane
impigliato nella ragnatela del ragno pescatore. Conquistata la fiducia
si porta il soggetto a scoprirsi con domande tranello o semplicemente
lasciandolo parlare, facendogli credere di essere dalla sua parte. Un
gioco da ragazzi !!! Bisogna
fare in modo che
il soggetto non vada mai fuori tema e qual'ora dovesse accadere, lo si
indirizza delicatamente. La gentilezza in questi casi è
fondamentale.
La voce è un'arma letale. Dopo aver appurato che il soggetto
è una
spia, si passa all'azione vera e propria. La tortura viene utilizzata
nei casi dubbi, mentre la " soluzione definitiva " nei casi certi.
Risolto il problema si passa al depistaggio, lasciando solo le tracce
utili. Terminato si ritorna alla base e la vita prosegue come se nulla
fosse accaduto.
Eppure
all'esterno non
trapelava che ben poco. Eppure almeno alcuni di questi bambini per
determinati periodi conducevano anche una vita in apparenza "come gli
altri". Ma non veramente "come gli altri", poiché NULLA doveva
trapelare di quanto nella loro altra "vita" accadeva: e così - ancor ora nel ricordo - per un altro
"sopravvissuto" veri
terribili incubi non erano le interrogazioni
"tecnologiche", ma i "temi liberi" ed ancor più le
interrogazioni di Storia.
Pensieri
sparsi:
Ho
sognato
[il gatto] Pino , credo
che sia morto. In vita l'ho trattato malissimo, eppure in sogno era
contento di vedermi (la forza dei sensi di colpa !).
Alla
base molte
volte ero in
disaccordo con
quello che
facevo e quello che dicevano le persone a cui la mia vita dipendeva.
Sapevo che seppur in disaccordo a loro non interessava certo il mio
punto di vista e dal canto mio facevo
di tutto per non soccombere. Era
un tira e molla continuo, coscienza
contro
sopravvivenza.
Colpire per
non perire.
Forse il fatto di non avere stretto amicizia con gli altri
bambini mi ha protetta dalla responsabilità pesante che
venissero
fatti fuiri a causa mia. Vigliaccheria? Può darsi. Non ricordo
di
averci neppure provato a stringere dei rapporti con loro, tanto a che
sarebbe servito? Nessuno sapeva che cosa ne sarebbe stato di noi, per
quanto mi riguarda eravamo dei morti
viventi.
Eppure
sentivo
quei bambini
vicinissimo a
me e quando
mi rendevo conto che qualcuno di loro mancava all' appello e che non lo
avrei più rivisto, la disperazione più nera e l' ansia
incombevano su
di me per poi ricadermi addosso come un grosso masso. In fondo a
pensarci bene non c'era bisogno di essere amici, bastava uno sguardo e
capivamo chi sarebbe passato e chi no ... Eravamo tutti nella stessa
situazione di pericolo.
Pensavo
alle
interrogazioni
scolastiche:
studiavo ,
eppure quando mi trovavo alla cattedra mi assaliva un'ansia tale che
dimenticavo tutto e non riuscivo ad emettere nessun suono. Il terrore puro. Quando poi
l'argomento
riguardava la
tecnologia (computer), il cuore iniziava a battere all'impazzata e
avevo delle vampate di caldo tali da respirare a fatica.
Tutte
cose che
provavo
all'interno,
mentre
esternamente parevo tranquilla.
Avevo
paura
di imparare. Imparare per me equivaleva a togliere la vita, ad
uccidere. La
matematica , la
fisica e la
chimica avrebbero potuto
"insegnarmi" in maniera subdola, attraverso segni o simboli che sarei
riuscita a codificare solo io, ad eliminare
senza lasciare traccia o
indizi ... Pazzia? Disperazione.
Vedevo
gli altri
andare avanti,
mentre io
non riuscivo
a spiegarmi i continui blocchi mentali e fisici e restavo indietro. Tutto
mi
era
estraneo
e tremendamente spaventoso. IO ero altro da ME.
Sogno
e considerazioni del 28
ottobre
2007:
Una
bimba
appoggia la
testa sul mio seno, una, due, tre volte e poi improvvisamente si stacca
e guardandomi dritta negli occhi con aria di chi sa quello che sta
facendo, mi dice: "comunque non mi piaceva il tuo accarezzarmi la testa
...".
Già,
io ero in piedi e la abbracciavo e nel mentre le accarezzavo la piccola
testa. Ci
sono rimasta male non tanto per ciò che mi aveva detto, ma per
lo
sguardo furbo e cattivo rivoltomi ... infido, mi stava studiando e
pareva avesse capito chi si trovava davanti. ... La
bimba sicuramente ero io, forse
una personalità. Aveva uno sguardo che metteva a disagio
e scrutava, scrutava ... Ricostruire,
ricostruire, cercare di ricordare. Mi sono chiesta più
volte come mi vivono le persone che mi conoscono e quelle che mi hanno
conosciuta. .. Sono
stanca e scoraggiata, ogni volta che vedo delle possibilità,
qualcosa o
qualcuno mi mette i bastoni tra le ruote e mi sembra di ritornare
indietro e devo fare un enorme sforzo per rimotivarmi.
Dal
collegio in poi mi sono stati RUBATI i miei no, i miei NON HO
VOGLIA, i miei PENSIERI PRIVATI, i miei affetti e le mie QUALITA' che
hanno trasformato in armi non convenzionali e mortali. Sono stata
rivoltata come un calzino e TRASFORMATA in animale da combattimento. Da
BAMBINA sono stata "cambiata" in un essere a me del tutto sconosciuto. Un corpo
solo con 100 teste ed ognuna di esse ha volontà, pensieri e
atti propri e tra di loro NON SI CONOSCONO !!!
Avete idea
della
confusione che crea tutto ciò?!! IO
DOVE SONO? ESISTO ANCORA O SONO STATA DEL TUTTO CANCELLATA? IO NON
SONO UN DEMONE, NON NASCO DEMONE.
Sono stanca, molto stanca.
La
verità per me è un fatto di PANCIA! In fondo è da
lì che la mia
ribellione è partita e forse la bambina del sogno E' LA VERITA'
IN
PERSONA che si accorge che la mia "dolcezza" è fasulla, mi fa
sapere
che lei sa, mi critica, mi dice esplicitamente di smetterla di essere
mite, docile e lo sguardo che usa è sincero ed è il mio
quando SENTO
che L'altro subentra ed assume il controllo del mio essere INTERO
(corpo e mente). Sono io la fasulla e non la bambina, perchè io
sono il
risultato di continue manipolazioni. La bambina è rimasta tale,
come lo
è la verità ed i fatti, bisogna assolutamente liberarla
dalle sovra
strutture in cui è stata imprigionata e che a distanza di tempo
sono
diventate macerie. Spero di riuscire a ritrovarmi. Lo spero
sinceramente.
E d'altra parte: come distinguere testimonianze di "fatti" da
elucubrazioni mafari ossessive se non deliranti? Ecco una CONCRETA e
PERSONALE innoppugnabile
risposta a questa domanda da parte di chi davvero conosce bene il
vissuto e il ri-vissuto di entrambe queste due possibilità
tramite
un'altra testimonianz spontanea della stessa testimone
ITALIANA:
Sono contenta
di essere
riuscita a scriverle queste poche righe. Lei sa che mi piace mettere i
puntini sulle i sino alla nausea. La chiarezza, la verità sopra
ogni
cosa, soprattutto sulle cose davvero importanti.
22.12.2008
L’angoscia
mi attanaglia.
In casa mi muovo con il cellulare in mano, lo porto ovunque, anche in
bagno. Sono in attesa … ??? Altra cosa che stamattina ho
dimenticato
di dirle : nei confronti dei bambini, di qualsiasi età (escluso
gli
adolescenti), ho dei timori reverenziali. La paura più marcata
è quella
di fargli involontariamente del male, così, mi rendo conto, di
non
potere essere nei loro confronti, spontanea, ma sempre in allerta,
pronta a ricacciare indietro chiunque tenti, utilizzando il mio corpo,
di fargli del male. Penso di potere dire, che, nonostante tutto
ciò che
mi hanno fatto c’è sempre stata una parte di me, sana,
inviolata, forse
proprio l’istinto, se vogliamo dare il nome alle cose, che mi ha
protetta e consigliata. La natura (la mia) superava, a volte, le
personalità e non c’era verso di farmi fare niente in quei
momenti,
allora botte da orbi, tante, utilizzando pugni e calci, pizzicotti
dolorosissimi, sputi e urina, sino ad arrivare alla violenza fisica,
allo stupro. Il tutto infarcito con voci melliflue e carezze affettate.
Come le dicevo stamattina al telefono, non mi si deve toccare,
altrimenti mi trasformo e chissà in cosa … in chi… ? Ho paura.
In passato ne avevo davvero tanta, eppure, quando potevo, ripensavo,
rimuginavo
sulla situazione appena vissuta cercando il modo di “ correggerla “,
trovare una “ falla “, alfine di poter aiutare qualche bambino a
scappare, nascondersi e chiedere aiuto. Ci pensavo continuamente,
fotogramma per fotogramma, per trovare una via di fuga che in quel
momento, purtroppo mi era sfuggita. Era desolante, scoprire ogni volta
che la possibilità non esisteva, neppure minuscola, mi
tormentavo,
notti insonni passate a ragionarci su, senza trovare la ben che minima
fessura in una rete finissima e impossibile da spezzare. Continuavo a
dirmi: “Da qualche parte ci deve essere un errore, uno sbaglio di
valutazione, un punto scoperto“. Niente. Frustrante. Vedere morire
davanti ai propri occhi un mare, un oceano di bambini e non potere fare
niente, annienta ogni pensiero, ogni azione, ogni ragionamento. Sentire
il tuo istinto che ti spinge violentemente verso quei bambini, per
dargli una mano e il sapere di non potere fare nulla … ancora
oggi non
riesco a darmene pace. Un Oceano di corpicini senza vita incombe sulla
mia testa. L’istinto mi urlava: “Agisci“, la ragione invece “stai ferma
dove sei, altrimenti muori“. L’urlo del mio istinto mi angoscia, la
fievole voce della ragione o del buon senso, invece no. Il cibo non mi
va, bevo si, purchè siano liquidi. Mi viene la nausea solo a
pensare di
dover mangiare, lo stomaco è chiuso. Credo sia in lutto.
Sono
contenta di essere riuscita a scriverle queste poche righe. Lei sa che
mi piace mettere i puntini sulle i sino alla nausea. La chiarezza, la
verità sopra ogni cosa, soprattutto sulle cose davvero
importanti.
Resilienza
e RECUPERO
scritto
il 21 marzo 2009 (da notare: non è altro che la CONTINUAZIONE -
graduale e coerente - di quanto scritto nel paragrafo testimonianza
ITALIANA che è presente con altre testimonianze ancor
più crude nell'intero file ESPERIMENTI
SU BAMBINE/I)
Riflettevo
sulla domanda: sono
intelligente?
La
domanda giusta, in realtà, avrebbe dovuto essere questa:
Chi vede
adesso? Mi vede? Mi riconosce?
Sono IO.
L'
intelligenza è per me, non una personalità, ma qualcosa
che mi appartiene da sempre, come un pensiero personale, un' opinione,
un disegno, un ricordo che per anni sono stati sepolti da altro e altro
ancora. Adesso quel
modo di
sentire e vedere la realtà è di nuovo con me,
pulito, rispolverato: è vivo, lucido, pressante, pulsa... Rivedo
le distanze, risento le persone, riguardo gli spazi ampi, rivedo le possibilità e tutto
ciò mi era mancato...e tanto!!! Il pensiero
libero...la fantasia... tutte cose che posso ripermettermi di
FARE!!! E
disfare a mio piacimento. Non si smette mai di
imparare,
ne di ripassare.
Ho scoperto
che anche il ripasso
è fondamentale. In fondo,
quando ricordiamo, ripassiamo, ripercorriamo, ritorniamo.
Base
portante della
grande SCOPERTA,
del grande ragalo datoci da Freud
- la PSICANALISIEQUIPARARE
la cura dei
pazienti sofferenti
per accadimenti traumatizzanti a quella destinata a chi è danneggiato
da conflitti interni irrisolti (vedi l'antitesi:
"imbroglio/sviluppo"
al lemma 2327 del Dizionario
dei sinonimi e contrari), e/o da emozioni
soggettivamente inaccettabili.
Proprio questo riconquistato RISPETTO per entrambe le situazioni ha
permesso
un così enorme progresso nella teoria e nella pratica. E da
allora
non solo offre una così valida possibilità agli
psichiatri
di ottenere vere guarigioni, ma propone anche più
precise
possibilità di cura alla medicina nel suo insieme, oltre che
garantire
continui apporti concreti al generale bagaglio della SCIENZA
tutta.
Roma,
10
set. (Adnkronos Salute)
- E' la scusa perfetta per chiedere un altro drink. Alzare il gomito,
come suggerisce un antico adagio, aiuta
a dimenticare. E nel migliore dei modi. Stando alla
ricerca della Sussex
University,
infatti, l'alcol spazza via dai recessi della memoria solo i cattivi
ricordi, preservando quelli buoni. Una scoperta, suggerisce Theodora
Duka, ricercatrice a capo dello studio, che potrebbe aiutarci
a comprendere meglio i meccanismi della dipendenza da alcol.
... Alle
lunghe troppo alcol danneggia in maniera
permanente la capacità mnemonica del cervello, avvertono
i
ricercatori che lanciano l'allarme nei confronti dei
giovani
accaniti binge-drinker, cioè tra quanti si sbronzano
pesantemente e
regolarmente, specie nei fine settimana.
Per questi
ragazzi ai possibili danni cerebrali si aggiungono poi le eventuali
e
pericolose conseguenze di gesti avventati compiuti sotto l'effetto
dell'alcol.
Infatti,
anche
quando l'oblio è
profondo e pesante (e, come spesso accade, "aiutato" da alcool
o da
droghe,
se nonautorizzato
da farmaci
e metodi come l'elettroshock
- e non solo),
in ogni momento possono comparire subitanei violenti sprazzi di vivide
memorie. Marcel
Proust ha scritto su questa base la sua opera
principale Alla
ricerca del tempo perduto, ma sprazzi di
consapevolezza
efficacemente
chiamati flash-backs
o
rivissuti (vedi appunto il testo del Brutto
sogno ricorrente) possono spontaneamente
diradare
l'ottundimento,
o farsi largo al cedere dello sforzo della censura. (Un esauriente
articolo di
Lorenza
Foschini nel numero 424 del 26 giugno 2004 della rivista Specchio
- Quant'è chic ammalarsi di
"proustite" - prospetta ampi
scorci su questa "scoperta" e sui suoi entusiasti seguaci). Ne sono
stati
tratti alcuni film da singole parti, ma chi non avesse voglia di
leggere
i dodici volumi della Ricerca
di Proust, ma solo
accontentarsi
delle esemplificazioni del concetto di "autobiogafia emozionale"
può
ritrovare esaltata la "grande scoperta" con i suoi "moduli della
memoria
involontaria" nel film Le
intermittenze del cuore.
Memorie ritrovate e memorie
da perdere...
...
questa
creatura firmata
da Kaufman e dal genietto dei videoclip pop Michel Gondry merita di
essere
vista con una mente immacolata. Eternal Sunshine of the
Spotless
Mind
è il vero titolo del film che in Italia è
disgraziatamente
distribuito come Se mi lasci ti cancello. Eternal
Sunshine
of
the Spotless Mind è la storia di un uomo appena uscito dalla
relazione più importante della sua vita: Clementine, bella,
vitale,
vulcanica, se n'è andata sbattendo la porta dopo l'ennesima,
stupida
lite. Ma la cosa più incomprensibile e dolorosa è che la
ragazza sembra non riconoscerlopiù. Saranno gli
amici a
rivelare a Joel la scioccante verità: Clementine si è
rivolta
al Lacuna Inc., una centro medico che ha brevettato una
tecnica
rivoluzionaria
che permette di liberarsi dei brutti ricordi, e ha fatto cancellare
dal propria memoria ogni traccia della loro relazione.
Marcel
Proust ha scritto su questa base la sua opera
principale Alla
ricerca del tempo perduto.
L'articolo - Quant'è
chic ammalarsi di "proustite - prospetta ampi
scorci su questa
"scoperta" e sui suoi entusiasti seguaci)
E' la storia,
ambientata fra l'Italia,
la Francia e la Svizzera, di unregista
che prepara un film sulla
vita
di Proust commissionatogli da un produttore parigino e che, mentre
il lavoro di scrittura procede, rivede alcuni momenti salienti della
propria
vita secondo i moduli della memoria involontaria,
la grande scoperta proustiana.Così, attraverso una
serie di libere associazioni (visive, tattili, auditive)
riaffiorano
alcune esperienze capitali del suo passato: l'abbandono della lotta
partigiana
per rifugiarsi in un sanatorio durante la guerra, il ripetuto
innamoramento
per la stessa donna che a distanza di anni non riconosce, il viaggio in
Svizzera per farla abortire,... il rapporto col figlio ventenne che gli
restituisce l'Immagine della sua giovinezza.)
Regia: Michel
Gondry
Interpreti:
Jim Carrey - Joel Barish,
Kate Winslet - Clementine Kruczynski
Joel
viene a sapere che la sua
ex-ragazza Clementine
si è fatta cancellare dalla memoria la loro difficile
relazione,
ed è così sconvolto da decidere di subire la stessa
operazione.
Ma durante l'esecuzione cambia idea e tenta di tutto pur di non
eliminare
la loro relazione dalla sua mente.
Infatti
mai questo
recupero
"proustiano"
delle "immagini" della propria vita avviene per sforzo di
volontà,
né per una particolare capacità della mente, e neanche
per
un qualcosa di "magico" come potrebbe apparire: infatti spesso i
flash-backs
con i loro vividi RIVISSUTI possono essere
accompagnati da
genuine,
inaspettatate manifestazioni
corporee.
Sistema
APUD e altri dati scientifici
I veri
flash-backsnon possono venir
attivati nè
dall'interessato,
nè da interventi esterni, mentre le manifestazioni fisiche sono
tanto evidenti e significative da indurre a supporre che questi
"rivissuti"
siano conservati non nel
cervello ma
nel sistema nervoso viscerale,
nelle
cellule nervose del sistema A.P.U.D. (quelle cellule
nervose - i paraneuroni
- che circondano non solo le pareti esterne dell'intestino ma che
probabilmente
si trovano in tutti gli ogani e tessuti viscerali, come ad esempio nel
più intimo degli organuli chiamati "glomi").
Tutte
le cellule
del sistema APUD
hanno origine dalle creste neurali. Si ascrivono a questo sistema le
cellule
del sistema GEP (gastro-enterico-pancreatico), le cellule endocrine
della
mucosa tracheo bronchiale, delle vie urogenitali, della cute
(melanociti),
e di strutture endocrine pluricellulari (cellule
parafollicolari
della tiroide, cellule della midollare del surrene, cellule principali
delle paratiroidi). Antiche osservazioni hanno identificato questi
elementi
endocrini come cellule argentaffini o enterocromaffini, presenti in
tutto
l'organismo e produttrici di un gran numero di ormoni e mediatori, tra
cui la serotonina (5-HT) e il 5-idrossitriptofano (5-HPT). Già
nei
primi anni '30 il farmacologo italiano Vittorio
Erspamer, ricercatore di fama
internazionale,
scoprì
la serotonina, da lui chiamata però ENTERAMINA
(= amina dell'intestino)
aprendo la strada alle ricerche sui
neuro-trasmettitori.
"Nel 1931 comincia ad occuparsi di cellule
cromaffinidi tutti i mammiferi e nel '35 isola
una sostanza,
considerata
inizialmente un polifenolo, che nel '37, utilizzando ghiandole cutanee
di Discus glossus e ghiandole salivari dei polpi, sarà
denominata enteramina
che, dopo pochi anni, sarà conosciuta come serotonina,
uno dei primi mediatori chimici cerebrali conosciuti. Osservazioni
successive
hanno dimostrato che le cellule argentaffini hanno la proprietà
di assumere precursori delle amine biogene decarbossilandoli. Le
cellule
endocrine del sistema GEP ed altre cellule dotate di tali
proprietà
metaboliche, sono state perciò riunite in un sistema endocrino
chiamato APUD.
Alcuni degli ormoni presenti nelle cellule endocrine del sistema GEP,
sono
stati anche dimostrati nel sistema nervoso centrale e periferico, dove
sono stati localizzati nei pirenofori, nei neuriti, nelle terminazioni
assoniche delle terminazioni nervose. Questi dati suggeriscono la
possibilità
che da un lato esistano correlazioni tra il sistema nervoso centrale e
periferico ed il GEP, dall'altro che alcuni ormoni prodotti a livello
intestinale
[o comunque "somatico", principe fra tutti la "colcistochinina"]
possono
agire come neurotrasmettitori. (Maggiori e più
dettagliate
informazioni tecniche si trovano, in inglese, in Consciousness
and memory).
NEUROTRASMETTITORE(ingl.: neurotransmitter;
fr.: neuromediateur):qualsiasi
sostanza
implicata direttamente
nell'azione di un neurone sulle cellule bersaglio.
In relazione ai
neuroni, i neurotrasmettitori
possono essere di natura diversa: alcuni neuroni possono agire
attraverso
differenti neurotrasmettitori. I principali neurotrasmettitori
sono
sia peptidi (neurotensina, sostanza P, endorfine, encefaline,
VIP,
colecistochinina, bradichinina, somatostatina, liberina), sia derivati
di aminoacidi (serotonina, dopamina, noradrenalina, adrenalina,
acetilcolina, acido
gammaminobutirrico). Alcuni neurotrasmettitori agiscono come eccitanti
(catecolamine,
liberine, etc.), altri come inibitori (GABA, encefaline,
somatostatine,
etc.) delle trasmissioni sinaptiche. Alcuni
vengono trasportati
lungo le fibre nervose, altri sono formati e distrutti al livello della
sinapsi. I neurotrasmettitori si trovano in concentrazione
relativamente
elevata nelle terminazioni nervose e sono liberati attraverso la
depolarizzazione
del neurone. Sono generalmente distrutti
subito dopo la loro azione.
Neurofisiologia:
si
emoziona, soffre, gioisce.
Insomma,
l'intestino è "intelligente".
La scoperta di uno scienziato
americano
darà anche una svolta ai metodi di cura. ...
che
però in sostanza non è disinteressato e "scientifico"
in
quanto vi vengono presentati... "farmaci nuovi" contro... la
stitichezza
- da Corriere salute dell'8 luglio 2001.)
Un
po' di
rispetto per
la pancia, per favore. Perche la pancia "sente". Metabolizza emozioni.
Smista informazioni. Reagisce alle sollecitazioni dell'ambiente
circostante,
soffre. E gioisce. Già: nell'intestino vive e opera un secondo
cervello. Uncomputer operoso e
sofisticato.
costituito da un'intricatissima matassa di neuroni (centinaia di
milioni)
e di cavi nervosi. Che è capace di governare in piena autonomia
le delicate funzioni della complessa macchina digestiva. Parola di Michael
D.Gershon, professore di anatomia e biologia cellulare alla
Columbia
University.
Il professor Gershon ha dedicato trent'anni allo
studio di
questo
"cervello enterico" e dei suoi rapporti con quello pensante, riversando
in un best seller, dal titolo The
Second Brain, - Il secondo cervello
- gli intrigantissimi risultati
ottenuti. Un
neurotrasmettitore,
la serotonina, regola umore, sonno, dolore e anche le contrazioni
addominali. Il
95 per cento di tutta la serotonina presente nel nostro corpo viene
prodotta
proprio nel tratto gastrointestinale, da una popolazione di cellule
chiamate
"enterocromaffini", che rilasciano questa sostanza in seguito a stimoli
diversi: tipicamente dopo l'assunzione di cibo.... La serotonina,
insomma,
è una specie di direttore d'orchestra che manovra le leve del
movimento
intestinale. Come? La parola a Marcello Tonini,
professore
ordinario
di farmacologia presso il Dipartimento di Scienze Fisiologiche e
Farmacologiche
dell'Università di Pavia. "Ultimamente", ci dice Tonini, "la
ricerca
haposto molta
attenzione al ruolo
della serotonina nella regia dell'attività intestinale".
Che
cos'è
la serotonina? Una sostanza, dalle molte azioni e presente, guarda un
po', in entrambi i nostri cervelli: in quello superiore, è un
messaggero
chimico coinvolto nel controllo dell'umore, del sonno e della
sensibilità
al dolore; dabbasso, nell'intestino, mette in moto una progressione di
contrazioni e rilassamenti della muscolatura, che sono poi quei
movimenti
che fanno avanzare il cibo che ingeriamo. La rivoluzionaria
scoperta del
cervello addominale: ha nevrosi e domina il "collega" più
nobile.
In tutte le culture, nei modi di dire, nel senso comune, la pancia
è
tradizionalmente la sede principale (più del cervello) dei
sentimenti
e delle emozioni..., Prova sensazioni, pensa e ricorda. E aiuta a
prendere
decisioni....Al secondo cervello sono affidate le "decisioni
viscerali",
cioè spontanee e inconsapevoli: ha quindi un ruolo importante
nella
gioia e nel dolore. Per studiare questo secondo cervello è nata
una nuova scienza, la neurogastroenterologia. Le basi le ha
gettate, a metà
dell'800, Leopold Auerbach, un neurologo tedesco, che, osservando al
microscopio
l'intestino notò due strati sottilissimi di cellule nervose tra
due strati di muscolo. E scoprì che questa specie di calza a
rete
avvolge tutto il tratto digerente, fino al retto. Gli stress del
passato
restano impressi anche nella pancia. Il cervello addominale sarebbe
addirittura
dotato di memoria che per fissare i ricordi usa le stesse molecole del
cervello della testa: gli stress del passato si stampigliano
così
nel cervello e nell'addome.... Anche il cuore
avrebbe una memoria, una
memoria maligna, capace di ricordare solo gli eventi spiacevoli: alcuni
farmaci, come quelli utilizzati per lo scompenso cardiaco, sono in
grado
di far perdere la memoria al cuore. "Ma non sappiamo se questo possa
essere
un bene o un male" dice Peter Schwartz (direttore
del
dipartimento
di cardiologia del policlinico San Matteo di Pavia e titolare della
cattedra
di cardiologia dell'Ateneo pavese).
(Da stralci
dall'articolo
del dr.
Paolo Danza e tratto dalla rivista
scientifico-divulgativaFocusdel
marzo 2001- Amelia Beltramini). Una
spiegazione
divulgativa
chiarissima e abbastanza precisa si trova nell'articolo de IL
TEMPO
(sabato 16 ottobre 1999 rubrica SALUTE E BELLEZZA
novità
dal mondo scientifico ILSECONDO
CERVELLOa cura del Dr.
Marco Fornaciari)
ripreso
anche in DUE
CERVELLI (di Ferdinando Regina)(e inDue cervelli:
nella
testa - di sopra - nell'intestino - di sotto - dall'articolo
apparso
8 Luglio 2001 nel Corriere Salute)
Micheal
Gershon, professore
di Anatomia e Biologia Cellulare alla Columbia Univeristy, ha
presentato
di recente i suoi 30 anni di studio sull’ammasso cellulare di neuroni e
nervi situati nell’intestino e chiamato per la sua attività ILSECONDO
CERVELLO, o CERVELLO ENTERICO (non
pensante). Queste
definizioni
sembrano appropriate perché, primo, possiede gli stessi
neurotrasmettitori
del midollo spinale e del cervello, secondo, presiede
alle
funzioni
di coordinamento enzimatico digestivo, ghiandolare, muscolare,
pressorio,
chimico-fisico, ormonale immunitario… Le cellule nervose
preposte
alle
funzioni suddette se si trovassero nel cervello per trasmettere le
informazioni
richiederebbero nervi grandi come cavi di alta tensione... Nei
congressi
di Gastroenterologia è sempre più frequente ascoltare
relazioni
che accomunano disfunzioni gastrointestinali con disfunzioni della
flora
batterica e stati di malumore non disgiunti spesso da ansia e
depressione.
Per i vecchi medici di famiglia, la Medicina Olistica e la più
moderna
PNEI (Psico Neuro Endocrino Immunologia) questi
legami tra
psiche
e intestino sono, e sono stati da sempre un cardine della loro
professione.
Le ipotesi tra i legami e il buon funzionamento delle interazioni tra i
due cervelli sono almeno tre... In ogni caso, a conferma delle tesi e
ricerche
del Prof. Gershon si deve riconoscere che il legame
tra il "Cervello Cefalico" e il "Secondo Cervello" non è
sconosciuto
alle persone che debbano sostenere esami o che abbiano relazioni con
persone
inaffidabili, tanto che alcune condizioni di stress possono innescare
disfunzioni
gastroenteriche che sono insensibili alle cure specifiche...
Concludendo
alla Woody Allen
si potrà affermare:
- Ho
un forte mal
di pancia…
vado dallo
psichiatra!!!
- Sono
troppo
ansioso e
depresso… vado dal gastroenterologo!!!.
L'umore,
il colore della
vita Il
saggio analizza le espressioni del nostro umore, allegria, malinconia,
rabbia, euforia ecc., dal punto di vista della psicologia e delle
neuroscienze. Analizza le interazioni tra vita cognitiva e vita
affettiva, le possibili conseguenze di una rottura dell'equilibrio tra
queste importanti sfere. [ PDF
]
La LENTEZZA
di
azione della percezione
cosciente è ben al di sotto delle possibilità
di preparare con la opportuna tempestività l'organismoa
situazioni di
particolare impegno:
spesso per chiunque, ma per molti individui in modo particolare, i
segnali di attenzione transitano e si fanno conoscere prima di tutto
attraverso meccanismi
viscerali. Ma non solo l'intestino
è
"intelligente" di suo: gli scambi tra gli
influenzamenti
incrociati tra "mente cosciente" e "reazioni viscerali" sono da
prendere di continuo in considerazione:anche una terminologia
tecnicamente
"scientifica"
può convalidare la "normalità" di questi "retroscena"
biologici sottostanti a classici - e inoppugnabili - modi di dire
proverbiali: sentirsi
stringere il
cuore, avere
un mattone sullo
stomaco, prendersi
un mal di
pancia, sentirsi
torcere le
budella, farsela
sotto
ecc. ecc. (vedi file/capitolo
Gastroenterologia
(Doctor News
15
febbraio 2006 - Anno 4, Numero 25)
Colon
irritabile: aumentate risposte cerebrali a stimoli
enterali
subliminali.I
pazienti con
colon irritabile presentano una rispetto ai soggetti sani. I test
sull'ipersensibilità viscerale erano stati finora basati sugli
stimoli percepiti, ma dato che è stato recentemente dimostrato
che gli stimoli subliminali vengono registrati nella corteccia
cerebrale, maggiore
sensibilità del circuito neurale sensorio viscerale in risposta
a stimoli subliminaliè
ora possibile valutare i neurocircuiti intestinali senza l'effetto dei
processi cognitivi. I risultati del presente studio
dimostrano
obiettivamente l'esistenza dell'ipersensibilità nervosa in
questi pazienti, e pertanto aiutano a discernerne e definirne le
componenti fisiopatologiche diverse. Non è ancora noto se le
variazioni nella percezione viscerale e nella risposta autonomica siano
causate davvero da fattori emozionali e cognitivi che alterino la
modulazione centrale del dolore, o se l'ipersensibilità
viscerale sia specifica del colon irritabile o compaia anche in altri
tipi di disordini funzionali. (Gastroenterology
2006; 130:
26-33 e 267-9)
Iferomonisembrano
inviare un messaggio subliminare, quindi non percepibile
coscientemente,
ma che vienedecodificato
a livello cerebrale [o
neurologico a più ampio
raggio]
ed è in grado
di
influenzare i rapporti umani. L'olfatto quindi, uno dei
nostri
tratti
più primitivi, esercita un forte influsso anche se
inconsapevole.
Come i sapori, gli odori vengono percepiti senza essere mediati dalla
parte
razionale del cervello, per questo sono uno strumento
perfetto per
fissare
ricordi legati all'emotività
più che al pensiero
razionale.
...
L'olfatto,
molto sviluppato negli animali e poco acuto, invece, negli esseri umani
ha una particolarità che lo distingue dagli altri sensi: gli
stimoli
odorosi vengono elaborati immediatamente dal cervello, prima ancora di
venire codificati razionalmente. La mucosa olfattoria, infatti,
è
collegata a quelle aree cerebrali che archiviano le emozioni,
perciò di piacere o disgusto
legate
all'inconscio. In pratica, prima che la nostra parte conscia e
razionale
possa ricordare dove abbiamo già sentito una certa fragranza, profumi
e odori richiamano spesso reazionil'inconscio
risponde rievocando la sensazione registrata nella memoria.
Questa comunicazione subliminale è molto rapida
ed efficacema
poco
conciliabile con il nostro modo di vivere e ragionare, mentre siintegra
perfettamente con l'istintualità
che governa il regno animale. Gli animali hanno ulteriormente
sviluppato
questo sistema attraverso i feromoni, veri e propri messaggeri
invisibili.
Si tratta di sostanze organiche, volatili e inodori, secrete da
ghiandole
della pelle, capaci di modificare la fisiologia e i comportamenti degli
individui della stessa specie. Quasi tutte le specie animali possiedono
feromoni propri e li utilizzano per segnalare ai propri simili:
intenzioni sessuali, situazioni di pericolo, necessità di
aggregazione.
I mammiferi sono dotati di una struttura specializzata nella ricezione
di questi segnali chimici, l'organo vomeronasale, situato ai lati del
setto
nasale, sotto la mucosa olfattoria.
Ripetiamo
che
- come viene ampiamente affermato nel paragrafo inizio
del
file/capitolo introduttivo - anche il libro è stato creato con
lo
scopo di rispecchiare il più
possibile il sito Web da cui deriva: va pertanto utilizzato come se si
trattasse di una
specie di Enciclopedia
tematica. Nei loro differenti contesti di riferimento i
vari file/capitoli possono cioè venir letti a se stante da chi
preferisce prendere in considerazione l'insieme dell'argomento dall'uno
o dall'altro punto di vista. Il paragrafo sui feromoni con spiegazioni
più dettagliate si
trova anche nel file/capitolo Quando la
cartella clinica è terapeutica della Parte prima,
e
così pure sono ripetuti tali e
quali molti dati
esposti nei paragrafi seguenti: per quanto detto sopra queste
ripetizioni
sono volute come quelle che si trovano in
altri file/capitoli del sito/libro.
Rivissuti
e transfert
chi
non conosce il passato è condannato a ripeterlo
I rivissuti che possono
emergere
in qualsiasi
momento, purché ben diretti, sono altamente liberatori:
queste memorie purché sostenute, partecipandovi,
non
solo
cessano di essere nemiche e non solo mettono finalmente e per sempre a
tacere i "mostri", quanto persino riescono a trasformare sensazioni
prima
insostenibili in vere profonde, arricchenti ESPERIENZE.
Per
alcune informazioni sulle cosidette "esperienze critiche" che portano al
soverchiamento delle capacità di modulazione delle emozioni e
relativi meccanismi psichici di difesevediTrauma
e memoria:
dissociazione(DSM-IV
R da pag 525 e seg.)citato
anchenel
sito Portale
italiano di Psicotraumatologia e psicoterapia. Memorie
ed
emozioni non raccolte... non
credute...
o peggio derise...: vedine altri dati in Imbroglio
è il contraio di sviluppoe nei links
ivi proposti.
Al
contrario: se queste
rivissute memorie/testimoninze
vengono NON raccolte, NON
credute
o peggio ancora derise o persino
osteggiate
e scambiate per "deliri"
o per
calunnie, a loro volta possono generare un
aggravato sonno
della ragione, da cui emergono nuovi
"mostri" autoreplicantesi:
ingestibili, spesso irrimediabilmente distruttivi anche a largo raggio.
Per fotuna però neanche questo deve assolutamente precipitare in
un ineluttabile destino: NESSUNO - per quanto ammalato possa essere -
può
venir del tutto impedito
nel potere, volere, fare, seguire il suo personalissimo percorso. La
citazione
sottostante dimostra come possa esistere sempre una struttura
personale di base su cui poter far leva: pur molto
sofferente nessuno è predestinato
a diventare un ossequiente, acritico "seguace": di insegnanti, guru, od
anche di
non
affidabili terapisti.
E'
vero: non
sempre
mi comporto da "seguace"... Non posso esser fedele
ai
miei genitori... ma neanche posso difendermi da loro. Devo
scappare,
devo nascondermi per proteggermi... Improvvisamente
mi sono
accorta che [la mia terapista] stava diventando molto pericolosa per
me... emozionalmente
abusante. E
così decisi che
non
meritavo un così cattivo trattamento. Avrei dovuto
lasciarla.
Improvvisamente seppi che era tempo per interrompere la
terapia
piuttosto
che venir distrutta dai terapisti. Ero molto poco disposta e
spaventata
dal provarci di nuovo...
Riassumendo.
L'esperienza
consapevole, lo "spessore"
umano
dato dalla padronanza della propria QUARTA
DIMENSIONE è la via per la pienezza
dell'esistere: infatti la consapevolezza
del proprio passato
e delle proprie
emozioni
- non importa quale esso sia stato o siano queste
emozioni
- contribuisce in modo sostanziale
a determinare quello che viene
definito
lo "spessore" (come antitetico alla fatuità, all'inconsistenza)
di una persona. Anzi: ogni esperienza consapevolmente sopportata non
soltanto
attiene alla - in fondo banale - "ragione", ma è la radice della
vera MATURITA',
capace di personale SAGGEZZA: da
cui può allora promanare per tutti una fonte di vitale
"cultura".
(E' più o meno questo il significato della famosa frase di
Shakespeare RIPENESS IS
ALL. Re
Lear atto V scena V).
E se nel campo delle "cose" concrete la cultura dell'usa-e-getta
è deleteria e ben poco eco-sotenibile,
questo NON vale certo
per quanto riguarda delle cose stesse le NON CONCRETE, statiche immagini mentali:
anche
su queste immagini, sui sentimenti, sulle opinioni
- e non solo sulle persone, e non solo eventualmente in
"falsi
innamoramenti" - vuoti
tranferts
senza futuro possono interferire fino ad intercettare
percezioni
e possibilità. Si potrebbero porre obbiezioni linguistiche
sull'uso di un termine
abitualmente invariante (ri-)tradotto dal latino-inglesizzato,
cioè
il/i tranfert:
ma qui è assolutamente necessario attirare
al massimo l'attenzione - perfino usando di proposito una
modalità anomala del
linguaggio - sul fatto che si vogliono evidenziare fenomeni
plurimi
e non ragruppati in un blocco unitario. Ben espressi dal termine
popolare fissazioni
e
suoi derivati che ne costituiscono le conseguenze visibili, circoli
viziosi decadenti si appiccicano a persone e
non solo: anche oggetti e
situazioni e emozioni e opinioni possono cioè
continuare
all'infinito a
rappresentare inconsapevolementefeticci
di stati d'animo
pregressi, a costituirsi NON come "ricordi affettivi" o
come
ipotesi coadiuvanti di
nuove esperienze ma come portatori di superstizioni.
Assurdi statici transferts
immobilizzano intere esistenze in ostinate vie e ricerche di situazioni
ripetitive: ben poco "ecologiche" ed "omeostatiche" e tanto meno
sintoniche con il sempre mutevole ambiente sia circostante che
interno. In circoli viziosi decadenti, persone, oggetti,
situazioni, idee possono cioé continuare all'infinito a
rappresentare inconsapevolementefeticci di stati
d'animo
pregressi, a costituirsi non come "ricordi affettivi" o
come
ipotesi coadiuvanti di
nuove esperienze ma come portatori di superstizioni.
Un tipico luogo comune
riguardante
la psicanalisi, come destinata in modo ineluttabile a produrre
dipendenza,
confonde completamente questo fondamentale strumento
di una
scienza
medica EFFICACE con tutte le altre forme di terapia, con
qualsivoglia
altra,
tecnicamente
accreditata o spontanea, forma di appoggio, consiglio, assistenza,
ascolto.... La psicanalisi al
contrario offre l'UNICA possibilità concreta
di ritrovare la propria, vera esistenza nel VERO presente, a contatto e
in
relazione
VERA con le effettive persone (e comunque "realtà") del momento.
A differenza di ogni
altro tipo di terapia o supporto infatti e certamente la
psicanalisi -
ancorché
lunga e penosa - per sua intrinseca natura di rivelazione dei transferts
(da
considerarsi rigorosamente al
plurale)
può solo RESTITUIRE
e NON derubare
una
persona
delle sue capacità di riconoscimento e decisione: come
cronologicamente ha rivelato la prima grandissima scoperta di Freud
che ha aperto la possibilità di distinguere -
e quindi così SCIOGLIERE
-
le
dipendenze quando riconosciute nella loro vera natura di TRANSFERT.
Qui, a proposito del
termine "transfert", è molto OPPORTUNA una
secca precisazione più fattuale che semantica per dirimere una
serie di equivoci e false aspettative. Il termine, derivato dal latino,
significa letteralmente "trasporre" cioé spostare
qualcosa, compresi quindi anche i "rivissuti emozionali", che
viene
inconsapevolmente accatastata
da
persone e oggetti del
passato o della fantasia su persone o situazioni in atto - invece a se
stanti, differenziati, NEUTRALI, a loro volta inconsapevoli e del tutto
ignari. In tutto questo groviglio di tempi "rimossi", di attribuzioni
fantastiche, di incomprensioni pseudo-razionalizzate - vedine la presa
in giro nei versi di: Nodi.
Paradigmi di
rapporti intrapsichici e interpersonalidiRonald
Laing- chi ne è oggetto
viene
sovraccaricato di vissuti totalmente altrui
- senza capirne né
la natura né la ragione - mentre il soggetto
tende a reagire, deluso
nelle sue "aspettative" e pseudo-convinzioni: ogni momento di simili
pseudo-rapporti non può che dar luogo a un mai finito "dialogo
tra sordi" - da cui appunto prendono origine tenacissime annodate
"dipendenze".
Invece, quando l'interlocutore si trova nella condizione di poter
accettare
che sia in atto un "transfert", diviene possibile ri-trasformare questo
incontro sterile tra entità incomunicanti in "dialogo" fattuale
...il sorprendente fenomeno della
cosiddetta
traslazione, vale a dire egli
rivolge sul medico una certa quantità di moti di tenerezza,
abbastanza
spesso frammisti a ostilità, che non
sono fondati su alcun rapporto
reale e che non possono che derivare, dare le
particolarità della loro
comparsa, dagli antichi desideri fantastici del malato divenuti
inconsci. Quella parte
della sua vita
emotiva che egli non riesce più a
richiamare alla memoria, viene dunque da lui rivissuta
nel suo
rapporto
con il medico ed è solo attraverso codesta reviviscenza
nella
“traslazione” ch’egli si convince dell’esistenza, nonché della
potenza,
degli impulsi sessuali inconsci. Vedi anche nell'animazione: - Lancia l'animazione...
-
ll
transfert è il
processo con cui determinati desideri inconsci si riattualizzano nel
presente su determinati oggetti nell'ambito di una relazione stabilita
con essi, e soprattutto nell'ambito della relazione analitica. Il
paziente scorge inconsapevolmente nell'analista un ritorno, una sorta
di reincarnazione, di una persona importante della sua infanzia, del
suo passato, e per questo trasferisce su di lui sentimenti e reazioni
che spettavano a quel modello. Questa traslazione è ambivalente:
essa comprende sia impostazioni positive ed affettuose sia negative ed
ostili nei riguardi dell'analista: per questo le scuole freudiane di
psicoanalisi e micropsicoanalisi dedicano una parte fondamentale del
training allo studio e alla familiarizzazione delle dinamiche
transferali.
Questa è stata
cronologicamente la prima GRANDE SCOPERTA di
Freud, ed ha sancito l'incompatibilità
tra il suo metodo e quello di Breuer (1889-1892): in un certo
senso
"pratico" tutto questo presuppone però che si sia in grado di
prestarsi a fare da attore
se
non
da "manichino" di un recita
tutta interiore
di chi invece
ne è
parte attiva - nel caso di una terapia: del "paziente".
Non è sempre facile questo lavoro da "attori" in questa serie
di
piccoli "psicodrammi" non certo "fissi" come lo sono le "dipendenze"
e i "legami", ma in continue evoluzioni drammaturgiche. Ma, a
premiare
queste difficoltà, il suo impegno pone
il curante
consapevole anche e soprattutto in una posizione
privilegiatissima: sotto i suoi
occhi e nella sua "parte
emotivamente
recitata da attore" può non solo
intuire ma CONSTATARE di
persona le situazioni che il "paziente-regista" inconsapevolmente
- ma
con molta efficacia -
gli espone e presentifica
e
non soltanto "raccconta". Assecondare i ri-vissuti del paziente e NON
prestarsi
a
farsene parte attiva in un malinteso "legame"? Come ha scoperto
Freud più di un secolo
fa, solo in questo modo si attua la vera
possibilità di GUARIGIONE
da
un passato che non più si incancrenisce; ed è
allora -
quando ogni
"tranfert"
SPARISCE - e
chiunque potrebbe inoltrarsi nel pieno
àdito del vero personale NUOVO, come
lo possono
dimostrre i già "liberati", Il
rapportarsi NORMALE
alla realtà mutevole
del presente - vedi l'intero file/capitolo Quando la
cartella
clinica è terapeutica - NON
si
struttura mai in formazioni
statiche, in rapporti interpersonali di continuo aggrovigliati su se
stessi(vedine
ancora lo scherzoso
paradigma
della loro incancellabile autoreferenzialità inNodi.
Paradigmi di
rapporti intrapsichici e interpersonalidiRonald
Laing): soltanto se proveniene
da un passato difettoso
l'adesione alla realtà
ed
ai rapporti, in cui ci si trova immersi di momento in momento, si
contrae ed arrotola in ripetitivi
patologici transferts,
in caricaturali nodi
bloccati e
in bloccanti "legami". Il dissolversi
dei
transferts - vedi sopra la precisazione sull'uso del
termine al
plurale - nella sua conseguente perdita/rinuncia
di attribuzioni abusive di
significati apre
invece finalmente la
via alla VERA ESISTENZA. La rinuncia a
trasferimenti indebiti, a spostamenti solo SOGGETTIVAMENTEguarigione la facoltà di sostituirsi alle
vissute e sofferteESPERIENZE.
Non si può però fantasticare possano essere semplici e
indolori l'uscita dall'idea
di
un passato ripetitivo,
ristretto e mono-tono e pertanto creduto
fonte indiscussa di prevedibili
convinzioni; nonché la rinuncia
alla
struttura "imbutiforme" del "patologico": mai condiviso e
comunitario se non CONTRO
veri o pseudo-nemici esterni; sempre gerarchico
nelle sue superiorità/inferiorità, e magico o
comunque fideistico
nella sua sostanziale
solitudine, nella
sua incapacità di riconoscere un proprio posto nel mondo.
Né si può aver - fallace - fiducia possa esser facile il
"sacrificio" dell'illusione
di
potersi ergere a profeti
(più o meno di "sventura" o di
"sensazionali miracoli"). L'avviarsi in
un mondo aperto - nuovo, vario, variante
e diversificato
- scatena sgomento
e ansiosa voglia di rifiuto,
per
cui non
è neppure auspicabile
accelerare l'entrata nell'ampio respiro e mutabilità
di situazioni -
percorribili ma imprevedibili - della NORMALITA'. Ma intanto
- seguendo la via della vix
medicatrix Naturae
- il processo
tende da solo a continuare: se accettato, poco per volta lo spaventato sgomentosi
diluisce
in
più sopportabile - e realistico - smarrimento.
Quando fasulli transferts smettono di occupare tutto lo spazio
disponibile in una confusione egocentrata
tra un interno
che non
riconosce se stesso ed un esterno
inesistente che ne rappresenta soltanto lo specchio, lo svincolarsi da
questa "povertà da riciclaggio
dell'usato" finalmente può permettere le vere scelte;quando
cascami di un passato o di imposizioni mal digeriti non autorizzano
più il profetizzare a vuoto, allora ritrovano il loro posto
attenzione,
pre-cauzioni, vigilanza. Ecco che quindi
compaiono i veri
affetti, il vero senso
di
responsabilità: VERI non solo
perché in sintonia con i gusti e stile personali, ma anche
perché calibrati di volta in volta sulle - ora ben riconosciute
e
vagliate - circostanze del momento.
Ma ciò non comporta solo "sacrifici", offre anche un ulteriore
"premio"al
vero Sé, ripulito
dai
residui di un PASSATO
mai veramente trascorso. Entrare senza inutili apprensioni
nell'imprevedibile FUTURO
permette di fiorire
e...
fruttificare in successive
EVOLUZIONI, ma anche il PRESENTE
rifiorisce, ora carico di "intensità" e pienezza, e può
finalmente manifestarsi anche e IN OGNI
MOMENTO
in quel fondamentale, continuativo esclusivo
diritto che è il
poter
riconoscre e dichiarare MI
PIACE / NON MI PIACE.
richiamantesi da qualcosa e qualcuno a
qualcosa e qualcun altro se non
giunge propriamente alla piena "gioia di vivere" almeno dà
adito al VIVERE
e al non vegetare, a non perdersi in un mondo isolato nel vuoto delle
proprie
fantasie, aspettative e paure: permette cioè una vera l'impedire
che
ricordi mal digeriti si arroghino
Vedere,
sentire, toccare, gustare, annusare. Ma anche sentire dolore, provare piacere,
interrogarsi sul senso di
sé,
sul catalogo dei
peccati, sul grande orecchio di Echelon e sulle neuroscienze. E,
ancora, riflettere sulle trasformazioni della percezione, sul
rapporto
tra mondo sensibile e
sovrasensibile,
sulla gerarchia e il
perfezionamento dei sensi nella cultura europea, ma anche in quella
asiatica e africana. Saranno
proprio i
sensi, principale
via di
accesso al mondo
esterno come quello interiore, il filo conduttore della
quinta
edizione
di festivalfilosofia, in programma in una trentina
di luoghi
di Modena, Carpi e Sassuolo da
venerdì 16 a domenica 18 settembre.
(2005)
Gli
affetti dovrebbero
mantenersi
nell'integrità dell'esperienza sensibile che è la
condizione per conseguire la pienezza dell'esistenza , senza mai
assumere l'aspetto difettivo di quella deprivazione sensoriale , di
quell'inibizione da contattoc aratteristica dei processi di
razionalizzazione , evitando così il paradosso di una
dignità della ragione che nega
però l'integrità
della persona.
(dall'articolo di Marco
Vozza su TuttoLibri
de La
Stampa:
sabato
10 settembre 2005)
Molti esiziali equivoci
sono nati e continuano ad imperversare
sull'onda delle teorie filosofiche - e religiose o pseudo-tali -
tipicizzanti per millenni la nostra civiltà: la tendenza umana -
o meglio la conseguenza di questo esser stati "deprivati" -
indipendentemente da qualsivoglia livello culturale dei singoli va in
prevalenza verso la direzione della superstizione e dell'inganno
gerarchicamente trasmesso piuttosto che verso la "pienezza
dell'esistere" e delle sue "LIBERE SCELTE".
Molte superstizioni dilagano avendo qualsiasi elemento o fantasia come
oggetto da adorare, fine da perseguire od in cui credere ciecamente.
Molti termini sono usati correntemente in modo impreciso a sua volta
foriero di rinnovate "deprivazioni", mentre il loro errato significato
viene idealizzato come un IDOLO a cui dedicare superstiziosa
adorazione: ad esempio ragione, capire
e comprendere
non
derivano forse da precisissimi vocaboli latini
indicanti soltanto sistemi
di misurazione - ratio=righello, capere=misurare
il contenuto: da cui anche "recipiente"e "razionamento"?
Anche la parola e l'idea di "volontà" entra a far parte di
questa confusione, di questa "inflazione di significato":
mai che si usi invece un termine come INTENZIONALITA' che presuppone la
sottolineatura emotiva che ne indirizza la diretta azione momento per
momento. (Quante volte ad esempio viene "accusato" di essere "senza
volontà" chi invece è in preda a quell'emozione che si
definisce desolazione
per cui
tutto diviene inutile e senza senso; quante volte viene esaltata la forza di
volontà di chi, avulso dalle proprie sensazioni
- e
cautele - procede senza
fare una
piega
Riferimenti
e
bibliografia
Gli
occhi
attenti,
curiosi, leggermente stupiti... di un bambino - di un nuovo essere
umano! - appena nato... Non si dice forse "venire alla luce" oppure
"vedere la luce" come sinonimi di "nascere"? (Vai
all'APPPAH
da cui
è tratta l'immagine)
I neonati ricordano
la musica ascoltata
mentre erano nel ventre materno, negli ultimi tre mesi di
gestazione. Lo
afferma uno studio di psicologi britannici.
I
bambini - secondo lo
studio
dell'Università di Leicester - possono ricordare e riconoscre, a
oltre
un anno dalla nascita, delle musiche - classica, pop, reggae, non
importa
quale
- ascoltate da feti. Tra la nascita e il test si è fatto in modo
che i neonati non ascoltassero più i brani presentati loro
mentre
erano nel ventre materno.
161 TELEVIDEO Do 28 Lug
04:46:22
I
NEONATI
VEDONO BENE FIN
DALLE PRIME ORE
I bambini appena nati
vedono bene
e riconoscono i volti, addirittura l'intensità dello
sguardo. Cercano
di stabilire una comunicazione "visiva" con i genitori (da cui amano
essere
guardati)già poche ore dopo la nascita. E' la sorprendente
scoperta
di un pool
italo-inglese, pubblicata su una rivista
scientifica in
Inghilterra, che
da anni studia il comportamento dei neonati. Già dal
secondo
giorno di vita la mente lavora a pieno ritmo ed organizza le notizie
acquisite
tramite la vista. Cio' che preferiscono è essere fissati:
lo
prova la registrazione dell'attività elettrica.
A
sei
settimane è
possibile vedere le prime forme di attività motoria: movimenti
aggraziati
di allungamento e rotazione del capo, delle braccia e delle gambe. A
dieci
settimane le mani vengono portate al capo, al viso e alla bocca, che
presenta
già movimenti di apertura, chiusura e inghiottimento. A quindici
settimane tutto il repertorio di movimenti che si ritrovano nel feto a
termine è presente; si evidenziano movimenti della mandibola,
movimenti
respiratori e movimenti combinati degli arti dove le mani sono
continuamente
portate ad interagire con le altre parti del corpo e con il cordone
ombelicale.
L'attività motoria si manifesta inizialmente in forma spontanea
come fenomeno endogeno, a carattere ciclico ma contemporaneamente
rappresenta
l'espressione di caratteristiche soggettive del feto. Più avanti
nella gestazione il feto comincia ad esplorarel'ambiente uterino:
sembra
cercare il contatto con la placenta e rispondere a stimolazioni tattili
provenienti dall'esterno. Eâ importante sottolineare che, in
queste
fasi, i sistemi sensoriali e percettivilavorano sinergicamente;
ciò
si rivela nelle primitive organizzazioni comportamentali e nelle
attività
esibite dal feto e permette di affermare la presenza di una continuità
esperienziale fetale. L'attività onirica è
già
riscontrabile
alle ventitré settimane, quando si evidenziano chiari segni
comportamentali
di sonno R.E.M....
Milani
Comparetti e Gidoni
studiarono lo sviluppo dei movimenti fetali e scoprirono le
capacità
del feto di muoversi e riposarsi, nonché correlazioni delle
modalità
di movimento molto prima della nascita.Questi movimenti sperimentati
per
molto tempo dal feto permettono un'attiva partecipazione nel processo
della
nascita come pure nella sopravvivenza fuori dal grembo, per cui i
movimenti
fetali non possono più venir relegati nella categoria dei
riflessi
primitivi. Che, secondo Milani Comparetti e Gidoni, il neonato abbia le
sue proprie competenze non necessita più di alcuna
sottolineatura.
È
quindi
opportuno cercare di ridurre il più possibile le situazioni che
possono generare stress nella femmina gravida in modo da migliorare la
gestione delle emozioni dei nascituri (i cuccioli saranno più
"equilibrati").Il
feto (dall'età di circa 45 giorni) è in grado di
rispondere
ad una stimolazione tattile. La palpazione dell'utero gravido provoca
un movimento di rotazione o lasuzione
del cordone ombelicale da parte del feto. Questi movimenti tendono ad
attenuarsi
grazie a palpazioni ripetute delle corna uterine della madre. Massaggiare
delicatamente l'addome della madre gravida a partire del trentesimo
giorno
di gravidanza migliorerà la sensibilità tattile dei
nascituri
(i cuccioli saranno più "disponibili" alle carezze dei
proprietari). Inoltre,
in occasione di un'emozione da parte della madre (paura ad es. di una
detonazione,
cambiamento di ambiente - trasferimento in una stanza sconosciuta,presso
persone sconosciute -) il feto presenta un movimento di suzione di un
arto
anteriore o del cordone ombelicale. Più la risposta emozionale
della
madre èintensa,
più la reazione del feto si prolunga nel tempo.
Questi
movimenti tendono ad attenuarsi grazie a palpazioni ripetute delle
corna
uterine della madre????
"Corna
uterine"??? "i
cuccioli
saranno più "disponibili" alle carezze dei proprietari"??? "cercare
di ridurre il più possibile le situazioni che possono generare
stress
nella femmina gravida in modo da migliorare la gestione delle emozioni
dei nascituri (i cuccioli saranno più "equilibrati")?????
Vi sarete
però
accorti che qui
non si parla di "esseri umani", delle - superiori -
doti da cui parte la - superiore - consapevolezza umana: si
parla
semplicemente di CUCCIOLI - o meglio persin di FETI - animali, si
parla
di CAGNOLINI!!!
Nota:
E qui invece si parla di nuovo
di esseri umani.
Un'intera sessione di un congresso internazionale di molti
anni fa: 5th
Iternational
Congress
of Psychosomatic
Obstetrics and Gynecology, 1977 Rome,
Molto più recente
ed in vivace
attività è l'APPPAH
(americana):
vedi per la relativabibliografiaResources:
100 Books (And Videos, Too).
Importante e seria
è pure l'europea ISPPM con
unavastissima
bibliografia
e archivi.
International Congresses
of the ISPPM:
* 1986 - Badgastein /
Austria The
Contribution of Prenatal Psychology to Preventive Medicine, Preventive
Psychology and Preventive Aspects of the Socially-Oriented Professions
* 1989 -
Jerusalem /
Israel Encounter
with the Unborn
* 1992 -
Cracow / Poland The
Unborn
Child within the Family
ISPPM-Secretary,
A. & J. Bischoff Friedhofweg 8, D - 69118 Heidelberg, Germany
Phone: +49 6221 892729,
Fax: +49 6221
892730
APPPAH
was founded in
1983 by Toronto
psychiatrist and psychologist Thomas R. Verny, M.D., D.Psych.,
F.R.C.P.C.,
as a forum for individuals from diverse backgrounds and disciplines
interested
in psychological dimensions of prenatal and perinatal experiences.
Typically,
this includes childbirth educators, birth assistants, doulas, midwives,
obstetricians, nurses, social workers, perinatologists, pediatricians,
psychologists, counselors, researchers, and teachers at all levels. One
does not have to be a professional, however: all who share these
interests
are welcome to join. The Association has published the Pre- &
Perinatal
Psychology Journal quarterly since the Fall of 1986. Beginning with
volume
12 (1) Fall, 1997 the title of the journal will be Journal of Prenatal
and Perinatal Psychology and Health. This peer-reviewed journal is now
published by the Association. On a quarterly schedule, the Association
publishes The APPPAH Newsletter. Terry Larimore is Editor. The
Newsletter
is sent automatically to members. Regarding contributions, please
contact
the Editor. One Hundred Books (and Videos Too) is revised annually and
covers publications and releases in the last fifteen years.
APPPAH
(Association
for Pre- & Perinatal Psychology and Health)
340 Colony Rd.,
Geyserville, CA 95441. Maureen
Wolfe, C.N.M., Executive
Director Collaborations,
Telephone: 707-857-4041, Fax
707-857-4042 E-mail:apppah@aol.com
La
comunicazione nella
perinatalità Congresso ANEP
tenuto a
Forlì, 19
aprile
2002
XV
Comgresso Nazionale
SIPPO - 25/26 Settembre 2003 - (SIPPO
Società
Italiana
di Psicoprofilassi Ostetrica Prof. R. Russo)
Non tutti però hanno potuto
esser favoriti
da una nascita "bella": nascite difficili, dolorose, se non
terrificanti
e veramente a rischio di morte posson lasciare segno emotivo di
sè
per tutto il corso della vita. Come ogni altro trauma però anche
le conseguenze psichiche di queste nascite sfortunate possono comunque
venir superate: ma come per ogni altro trauma ciò può
avvenire
solo purchè il soggetto abbia sufficiente coraggio per lasciar
uscire
dall'inconscio le memorie corporee di questo evento, abbia sufficiente
capacità - e volontà - di
accettarle,
e possa pure venir aiutato e non smentito nel riviverle e nell'avviarsi
gradualmente - nel tipico modo zig-zagante in cui possono emergere i
traumi
- a trasformarle in vissuta esperienza senza più esserne invece
intralciato.
Vedi anche il libro dell'allievo di
Freud, Otto
Rank: Il trauma della nascita. Sua importanza per la
psicoanalisi.
Nel
file/capitolo Un
brutto sogno e nell'annesso Documento
l'incubatrice era stata vissuta da una neonata come un incubo, ma da
una
neonata che l'aveva "subìta" SENZA averne avuto bisogno;
invece
testimonianze-ricordo di persone nate premature da gravidanze veramente
ad alto rischio (e quindi di notevole disagio soggettivo
per il
feto) ne riportano al contrario il ricordo di sensazioni entusiastiche:
per
uno di essi: di pace,
di "stabile"
tranquillità, all'opposto delle convulsioni
materne in crisi eclamptica; o, per un'altra persona, di accudimento
personale
preciso all'opposto di quanto poi avvenne nell'ambiente
successivo
troppo
affollato e confusionario. Un piccolo aneddottico esempio: la "luce
argentata"
della "tenda a ossigeno" era stata per una di queste persone
così
piacevole da fargli ricercare ogni occasione possibile per ritrovarla:
ecco perché ... la motocicletta con l'obbligo di usare il casco
- dalla visiera trasparente! - gli piaceva tanto!
...
è
mai possibile che un bambino di poco più di
due mesi mi sorrida
con ariafurbetta
e complice
fino quasi a commuovermi come se mi
avesse
fatto un lungo discorso
silenzioso???
Se
con M.
capita questo è evidente che è possibile.Chissà
quante
cose avremo
da dirci... - racconta
un lontano parente del bambino...
Ma si
può andar
ancor oltre la
possibilità
di un semplice completamento della propria esistenza come ottimale
prospettiva
di psico-sociale restitutio
ad integrum: al di là di ogni
difficoltà, blocco, trauma, sofferenza e compensazione
patologica
questa "speciale" esperienza totalmente vissuta può aprire
orizzonti
impensati di resiliente
maggiorate e
valorizzate conoscenza, consapevolezza e...
"sapienza". E invece c'è chi considera un vantaggio il forzato
oblio, ma che
allo stesso tempo convalida "scientificamente" il concetto freudiano di
rimozione.
Discorsi banali
e
frequenti:
-
I
bambini non capiscono niente -
Non
importa: poi tanto i bambini dimenticano...
-
Ma
figurati se se ne è accorto....
Se
l'esperienza non
è un'illusione, allora ogni teoria che sostiene il contrario
deve
essere sbagliata...
-
Lei
crede che il bambino senta?
-
gli
chiedo: il professore risponde
senza esitazione:
- Mi
dispiace non
riesco nemmeno a immaginare una simile eventualità....
Televideo
RAI 12 / 07 / 2007 23h 05'
Cervello:
brutti
ricordi? Cancelliamoli. Teoricamente, basterebbe solo un
po' di esercizio e se lo volessimo potremmo "cancellare" i brutti
ricordi. E'
la scoperta fatta
da un
gruppo di ricercatori dell'Università del
Colorado e pubblicata sulla rivista "Science".
Secondo la ricerca
l'area del cervello chiamata corteccia prefrontale è capace di
sopprimere i ricordi mediante l'inibizione di aree cerebrali implicate
con la memoria sensoriale, come amigdala, ippocampo e corteccia visiva.
Importanti le implicazioni
per il
trattamento dei disturbi psichiatrici.
D'altra parte se ci si può
divertire con
il testo ed ancor più con la scherzosa bibliografia del
file/capitolo
canzonatorio: Infanzia:
eziologia e trattamento,
ma
non si può
sorridere
al titolo allegro del file/capitolo che se rimanda allla rassicurante Mary
Poppins è invece nella sostanza una serie
di
testimonianze
di dura accusa e denuncia:
La
caratteristica specificatamente
umana dei raggruppamenti sociali umani puòessere sfruttata per
rappresentarli
come sistemi disumani. Tutti coloro che cercano di controllare il
comportamento
di un gran numero di altre persone lavorano conl'esperienza di quelle
altre
persone. Una volta che le persone hanno sperimentato una certa
situazione
in maniera simile, ci si può aspettare che reagiscano in maniere
simili. Mettete gli individui in condizione di volere la stessa cosa,
di
odiare le stesse cose, sentirsi trattati alla stessa maniera, e il loro
comportamento sarà prigioniero. Avrete i vostri consumatori o la
vostra carne da cannone. Diffondete l'idea dei Neri come subumani o dei
Bianchi come viziosi e decadenti, e i comportamenti possono essere
manovrati
in maniera conseguente... L'inerzia dei raggruppamenti sociali umani,
tuttavia,
sebbene possa apparire come la negazione autentica della prassi,
è
in effetti nient'altro che il prodotto della prassi. L'inerzia di
gruppo
può essere soltanto strumento di mistificazione in quanto
considerata
come parte del 'naturale ordine delle cose'. L'abuso ideologico di una
tale idea è ovvio. Serve evidentemente gli interessi di coloro
il
cui interesse è avere gente che crede che lo status quo sia
voluto
dall' 'ordine naturale' . Per volere divino o 'cause naturali' ... Il
gruppo
diviene una macchina e si dimentica che è una macchina fatta di
esseri umani e che la macchina è fatta dai medesimi uomini. E'
completamente
difforme da una macchina costruita dall'uomo che può avere
un'esistenza
propria. Il gruppo è l'uomo stesso che cerca se stesso nei
modelli
e nei livelli, assumendo e assegnando differenti energie, funzioni,
ruoli,
obblighi, diritti ecc.
Le parole di Laing
non sono certo né scherzose, né solo teoriche: sono molto serie
poiché vi è anche chi, non solo segue senza remore e
molto duramente i concetti presi in giro nel file/capitolo Infanzia:
eziologia e trattamento, ma si
dichiara
pronto
ad agire
di conseguenza: vedi Delgado
& Skinner ) ...
Consapevolezza,
il TEMPO
e la pienezza
dell'esistere: "tra
l'incudine e il martello"?
Il titolo di questo
file/capitolo indica come
prioritario il concetto di consapevolezza
seguito da memoria
che ne è in fondo quasi un attributo. Ma un altro attributo
imprescindibile della consapevolezza è la concretezza
come contrario
della mera apparenza in ogni sua manifestazione. Queste -
famose
-
vignette che descrivono
una delle più tipiche "malefatte per buona intenzione" del
"burrascoso
Giannino Stoppani" sono tratte dal Giornalino
di Gian Burrasca, libro destinato ai
ragazzi, ma molto
educativo
anche per gli adulti. La pseudo-crescita
artificialmente
- anzi surrettiziamente - forzata della benamata piantina di dittamo
della vicina di casa, non esemplifica forse la "crescita"
forzata e
solo
apparente, le guarigioni solo apparenti
che si vorrebbe potessero venir fornite dal cognitivismo?
Prospettiva
della psicologia contemporanea che si sviluppa a partire dalla secondo
metà degli anni '50, in aperta opposizione al comportamentismo.
Di
quest'ultimo, il cognitivismo rifiuta soprattutto
la concezione riduttiva
della relazione
stimolo-risposta,
riportando al centro dell'indagine l'organismo quale mediatore attivo
tra le sollecitazioni provenienti dall'ambiente (input) e i
comportamenti posti in essere dall'organismo stesso (output). Una
delle caratteristiche distintive del cognitivismo è la sua
decisa
connotazione interdisciplinare, raccogliendo al suo interno contributi
provenienti da aree di ricerca che comprendono la filosofia, la
linguistica, l'antropologia, l'informatica, la cibernetica e le
neuroscienze. Nel
cognitivismo, la
mente viene considerata sostanzialmente come un elaboratore
di
informazione, funzionalmente non molto dissimile dai modelli
computazionali proposti dai teorici dell'intelligenza
artificiale.
In tale prospettiva, i processi cognitivi (la percezione, l'attenzione,
il linguaggio, la memoria, il pensiero, la creatività) vengono
intesi
come manipolazioni formali di simboli, analoghi
alle operazioin
di calcolo effettuate dai computer. Si riabilita in tal modo il mentalismo,
ossia l'idea che gli stati mentali interni al soggetto siano cause del
comportamento (idea che il comportamentismo aveva decisamente negato),
anche se tale concezione non riesce a trovare alcuna collocazione per
la coscienza.
Colgo l'occasione per
meglio
precisare che non solo questo ma anche
un altro
motivo è basilare per
contestare il o
dal comportamentismo
come presunto capitolo della scienzapsicologica e/o
- ben peggio! - di una pratica da considerarsi
terapeutica. Esiste di sicuro il comportamento
come tale, cioè il modo "esterno" di porsi, di agire e di
reagire; esistono comportamenti più o meno adeguati alle
situazioni o difettosi fino alle intemperanze
comportamentali: ma qui NON siamo nel campo "interiore" di
pertinenza
della "psicologia" o della "terapia" nè tanto meno della
"scienza" siamo solo in quello dell'educazione
se
non magari della Legge
e dei Codici:
Civile
quando
non Penale.
CRESCITA o SVILUPPO? Una pianta ben
radicata o un inerte, allungabile
"palo"?
Apparenza,
visibilità,
pubblicità
e diffusione...,
e altresì razionalità
e inelligenza e
più ancora lucidità,
nella sua esattezza semantica di superficiale
brillantezza... non indicano certo vera consapevolezza:
non certo saggezza,
nè tento meno quella profondità
di
pensiero e spessore
di
umanità che possono solo provenire da una ricchezza
acquisita di vissute e ben "metabolizzate" esperienze. Lucidità
e prontezza di risposte derivanti dalla vivacità
di funzionamento della memoria
a breve termine, efficienza anche lavorativa basata sulla
disponibilità immediata della memoria
a medio termine sono poi soltanto dotazioni
pratiche
di efficienza, mentre una efficace memoria
a lungo termine utilizzata velocemente assieme a capacità
di osservazione e sintesi può - anche se non proprio esattamente
- venir
definita intuito.
- Per
istinto ho
trovato subito la
soluzione... Istintivamente ho cercato nel libro giusto...
Ecco un modo di dire
abbastanza
frequente ma quanto mai improprio:
infatti ben assurda nella sua sproporzione è la confusione tra
una semplice
capacità tempestiva di utilizzare consapevolmente al bisogno
l'enorme deposito - esperenziale ma anche culturale - del connubio
tra memoria e attenzione, equivocandone le elementari
possibilità di sincronizzare all'occasione differenti
ma semplici mentali "processi cognitivi" con quel fattore
super-personale dotato di un enorme portata di
vera "energia", qual'è l'istinto.
Come conclusione di
questi paragrafi dedicati alla CONSAPEVOLEZZA,
ma anche come considerazione conclusiva e fondante
di questo
file/capitolo - o meglio - di tutto questo lavoro propongo
citazioni di
prima mano e ne enfatizzo
l'insegnamento che se ne
può/deve trarre.
Ho spesso
sognato qualcosa che mi
spaventava a tal
punto da obbligarmi a svegliarmi di soprassalto urlando come per difesa
rispetto a quell'incubo ma il più delle volte era paura ma non
capivo di cosa, intuivo solamente.
Quante volte ho poi creduto che
quegli incubi notturni mi riportassero al periodo dell'ospedale. Era
stata mia madre stessa a raccontarmi più e più volte
quell'episodio,
quasi cercando di giustificarsi, o forse mi viene da pensare oggi, per
farmi credere che tutto avesse avuto quel momento come principio e che se non ci fosse
stato quella brutta esperienza la mia sarebbe stata
un'infanzia felice. ...
L'episodio
dell'ospedale sembrava
superato eppure quegl'incubi continuavano, fino a quando non ho
guardato in faccia ciò che mi faceva veramente paura. Mi sento un
pò un
sopravvissuto e come loro ho la stessa sensazione che pochi
crederebbero a ciò che ho appena scritto.
Analogamente a questo caso, molti pensano che per una psicoterapia
"valida" possa essere sufficiente mettere in chiaro gravi episodi
rimossi, "svelare" singoli "segreti" o "ricordare" singoli fatti
traumatici: anzi
molti si illudono
che una volta "scovato" il "colpevole" -
trauma, abuso, conflitto, spavento ecc. - tutto vada a risolversi per
il meglio e che ogni sintomo sia destinato a sparire..
Ho
fatto
nuovamente un
sogno che mi ha obbligato a svegliarmi urlando. Entra
abbastanza trafelata una donna ...
Entra come se fosse di casa e mi saluta, io sono stupito di vederla,
Mentre mi passa davanti si gira e mi guarda. Incrocio
lo sguardo e una
paura tremenda mi assale e mi sveglio urlando.
La
scorsa notte ne
ho fatto un'altro: ho avuto nuovamente quella sensazione che mi portava
a svegliarmi ma questa volta il sogno è continuato perché
evidentemente
la paura non era così forte. Non poteva nuocermi
come
nell'altro
sogno perché era come se l'avessi immobilizzata, murata.Quasi
non ci credo se penso a
quanto tempo ci è voluto perché questa storia venisse
fuori. Lo sapevo
certo ma un conto è saperlo un conto è sentirla la paura.
Mi
aspettavo divedere negli
occhi di mia madre e di mio padre quanto
importante fossi io...
Quanti anni vissuti nel terrore può
trascinarsi dietro anche solo un semplice incrociare di sguardi
malevoli?
Istinti?
"Castrazione"? Corporeità e pienezza dell'esistere: "dentro" e
"fuori"?
Oggi
ho visto una donna
incinta e più tardi un ragazzo la cui moglie sta per partorire
tutto contento come di chi non vede l'ora, poi,sempre oggi,la sorella
di V. (anche lei incinta) mi ha mandato con un mms la foto
dell'ecografia in cui si vede il feto (è quasi al terzo mese e
vedevo già una persona) in mezzo un'altro papà di una
bambina di 13 mesi che mi raccontava invece di quanto fosse faticoso
per lui. Della prima in particolare
notavo
(oltre al fatto che aveva preso un pò di fisicità, mentre
prima sembrava quasi anoressica) le mani e l'avanbraccio scoperte;
trovavo quella parte del suo corpo molto bella per il tono, il colore,
l'impressione di una levigatezza quasi marmorea, quella pancia
così ben arrotondata (solo apparentemente una cosa tutta
estetica ma in realtà di come la maternità abbia aggiunto
e non tolto anzi abbia trasformato un corpo così poco "corporeo"
prima in qualche cosa di "ammirevole" come se la natura si fosse
presa tutto
il suo spazio e avesse fatto vedere ciò di cui è capace.
Mi viene in mente il David di Michelangelo proprio nel senso della
rappresentazione di qualcosa che si avvicina in modo straordinario, non
alla perfezione, ma alla pienezza delle forme e al suo essere
così "infinitamente vicino" al concetto di Natura) E
poi, forse
per la prima volta, il
pensiero
della nascita (non mia) ma di una nuova nascita, come
qualcosa di
bello, di una
gioia
indescrivibile (quel padre in attesa era contagioso) quel
momento
intendo, quando nasce
una persona
nuova. Mi piacerebbe provarlo.
Non so se alla mia di nascita
fossi circondato da questo clima di attesa positiva ma credo che no,
doveva essere ben diverso, ciò che mi aspettavo era diverso: mi
aspettavo e questo lo posso dire senza vergogna, di vedere negli occhi
di mia madre e di mio padre quanto importante fossi io per loro, ma
loro non mi guardavano con quegli occhi e per me quella fu la prima, grande, immensa,
delusione.
Era come se mi avessero spalancato un baratro senza fine.
Un baratro senza fine formato
da SINGOLI episodi traumatizzanti o
tutta una
situazione AMBIENTALE di vero e
continuativo PERICOLO? Traumi fisici - percosse, abusi di ogni genere,
mal-trattamento... - ma quanti anni vissuti nel terrore può
trascinarsi dietro anche solo un semplice incrociare di sguardi
malevoli?
Per non arrecare successive ferite con
che pazienza e cautela
è
necessario procedere per ricostruire in
moltissimi pazienti un solido
tessuto di esistenza in una vera restitutio ad
integrum;
per ridar a
ciascuno la possibilità di ritrovarsi e ripercorrere uno
sviluppo che sarebbe stato il loro NORMALE al posto di quello che era
un percorso ad ostacoli
continuamente minato, un labirinto
senza uscita, con un unico obiettivo: la sopravvivenza.
Momenti belli o brutti, di espansione gioiosa o di fatti
traumatizzanti: nel corso degli anni, nel percorso
delle "fasi di sviluppo"? Ricordi "rimossi", come pure interpretazioni
riduttive, episodiche, sensazionalistiche della propria esperienza...?
quanto possono trasformare il completamento dello sviluppo in un labirinto
senza
uscita e ingarbugliare invece di liberare e dipanare?
E
allora adesso è un pò come se
avessi mentito a me stesso e avessi perso anche tanto tempo. Questo mi
duole di più. Mai avrei immaginato, se non lo avessi provato
sulla mia
stessa pelle, quanto importante è il ruolo di chi si impegna a
diventare genitore, quanto può essere distruttivo per un figlio,
(anche
senza arrivare all'estremo ultimo dell'infanticidio), se lo sviluppo
diventa un percorso ad ostacoli continuamente minato, un labirinto
senza uscita, con un unico obiettivo: la sopravvivenza. Aggiungo
sinteticamente che il sogno dell'altra sera sembra
avere prodotto qualcosa. Ho l'impressione che quella figura ormai
fossilizzata di mia madre abbia un significato più ampio.
Mi sembra che
si stia verificando una storicizzazione
della mia vicenda personale,
come se la stessi riconducendo da
un piano solo ed esclusivamente
personale ad uno collettivo (o generale).Me
ne sono
accorto guardando
stasera un pezzo di uno spettacolo di Paolini sul romanzo di Rigoni
Stern: "Il sergente nella neve". Era Storia. Non c'entravano
più mio
nonno, mio padre, i loro ricordi, le montagne, Il Veneto eccetera.Potrebbe
essere
anche un fatto
contingente, non so... Però perché non ricondurre questo
alle parole di Einstein:
Ora
comprendo che il paradiso
della giovinezza, così presto perduto, fu un primo tentativo di
liberarmi dalle catene
del
"puramente personale", da un'esistenza
dominata solo dai desideri, dalle speranze, dai sentimenti primitivi.
Fuori c'era questo enorme
mondo,
che esiste indipendentemente da noi, e
che ci sta di fronte come un grande, eterno enigma, accessibile solo
parzialmente alla nostra osservazione e al nostro pensiero. La
contemplazione di questo mondo mi attirò come una liberazione...
Ilsonno
della ragione produce mostri?
Allora non ci si deve stancare di rimanere VIGILANTI,
VIGILANTI, VIGILANTI. Mai ci si deve accontentare delle
affermazioni altrui e neanche delle
proprie - non documentate - sensazioni. DUBBI
e ATTENZIONE
A LARGO RAGGIO devono essere sempre le principali
GUIDE.
quando
nella
folla incontri un essere umano seguilo, seguilo...
... Fame di vita, la
giornata non
è ancora piena, stentare a rassegnarsi al sonno...
Da
quando, a
partire da che età si può cominciare a
considerare indispensabile preoccuparsi della pienezza
dell'esistere? Quanto incidono e incideranno poi per tutta
la
vita le soddisfazioni o le carenze e/o i fraintendimenti iniziali delle
funzioni
biologiche primarie? Per
cominciare:
ci si
chiede - come fossero questioni
burocratiche o di di
moda e
non di vitale
importanza - i "se",
i "come", i "perché" della
scelta tra allattamento
a richiesta oppure a orario; oppure - in un'ottica
altrettanto
fanatica e costrittiva - dell'obbligare a tutti i costi le neo-mamme ad
allattare, illudendosi di poter velleitaristicamente
(pseudo-)incentivare
la secrezione del colostro attraverso un vero e proprio "ricatto"
e
così privare
il neonato di
ogni
altro apporto alimentare.
Ecco
una raccomadazione ufficiale che risponde
ad
almeno uno dei fondamentali e molto generalizzabili "PERCHE?".
Episodi di
ipoglicemia grave,
soprattutto in età precoce, possono avere un impatto sulla
performance
della memoria spaziale nei bambini.... Il presente
studio supporta una comune ipotesi secondo cui l'ipoglicemia
grave
nelle prime fasi della vita è più rischiosa per la
funzionalità
cognitiva rispetto a quella intervenuta più tardivamente.
Lo studio si
focalizza soltanto sulla performance
della
memoria spaziale di cui
precedentemente si era dimostrata l'ipersensibilità
all'ipoglicemia
ripetuta. Lo sviluppo cerebrale nei bambini molto piccoli
potrebbe
essere più vulnerabile rispetto al cervello dei bambini
più grandi agli
effetti negativi dell'ipoglicemia grave per quanto riguarda la memoria
spaziale a lungo termine. Sono comunque necessarie ulteriori ricerche
sul modo in cui questo effetto si relazioni alla vita di tutti i
giorni. Questa informazione potrebbe eventualmente essere utilizzata
nella valutazione dei benefici e dei rischi dello stretto controllo
glicemico ad età molto precoci. (Diabetes Care 2005; 28: 2372-7) Si
tratta di una citazione tratta da una pubblicazione ufficialmente
dedicata ai medici: citazione comunque ben più generalizzabile
rispetto al solo diabete ed alle impostazioni sbagliate della
relativa terapia.)
Piange
perché ha sonno e "non riesce" ad addormentarsi...
(Pseudo-)colica dei
tre mesi
del lattante, avventurismo degli adolescenti...., pseudo-insonnia a
qualsiasi età... O al contrario: paura che
restringe
i
margini di esistenza e allarga le disponibilità alla
sottomissione e
all'inganno.
A
qualsiasi
età?
vedi Newsletter
di Eugenio
Guarini del 29/06/2006: Non andresti
mai a letto
Doucement)
(anche come commento al quadro)
Non
andresti mai a
letto. Arriva la sera e
tu sei un po’ intorpidito dalla cena e dalla giornata. Però, che
giornata! Comunque, la
domanda è sempre lì: che cosa desideri? Tu traffichi
tutto il giorno, un po’ manovrando il timone, un po’ portato dagli
eventi. Quanto traffichi, tutto il giorno! Ma ora è sera... E’
stata dunque una giornata positiva. Ma, questa sera, prima di andare a
dormire, tu senti
ancora il pungolo di quella domanda: Cosa desideri ancora?
E’
come se, dopo aver mangiato tutto il tuo giorno di cose,l’appetito
–
forse la fame – non si sia ancora
acquietato. Che
curiosi esseri
che ci troviamo a gestire, quando si tratta di noi stessi! A volte ti
sorprendono. Esseri
così famelici... Quella parte di te che sfugge alla presa
diretta guarda, considera, valuta e sente che c’è ancora fame di
vita.
Possibile? Eppure è così. Ed è per questo che non
vorresti mai andare a dormire. Come
se ci fosse
ancora qualcosa
che potresti fare, o che potrebbe ancora
succedere…
Anche se gli occhi ti si chiudono.... Lo confesso: anche
se
è stata una giornata stupenda, piena di cose, malgrado questo,
io
sono più in quell’ancora che in
tutto ciò che è stato.
Alla
fine e a
completamento di questo file/capitolo le citazioni - dalle Newsletter
di Eugenio Guarini del 22/07/2008 e del 29/05/2009 - in fondo
riassumono
metaforicamente l'epitome
dell'intero contenuto di Bambini
di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani: anzi esemplificano
l'essenza
del concetto-base di "quarta
dimensione",
cioè del fondamentale spessore
dato dal TEMPO
vissuto nell'individualità di ciascuno.
La
sofferenza, a prenderla con dolcezza, offre un unguento che lenisce e
guarisce.
Sorrido di quanto sono stato stupido - ancora una volta. E la vergogna
svanisce. E apprezzo perfino di fare tanti errori, in continuazione. Tanti errori mi portano avanti.
E gli
errori si rivelano per quello che sono: tappe importanti
dell’apprendimento.
E gli errori si
rivelano per
quello che sono: tappe importanti dell’apprendimento
Tra
l'incudine e il martello
Il
tempo stesso appare sempre di più come una cosa meno scontata,
qualcosa
che ha un suo segreto, il suo mistero. Il punto sta proprio in questo
dilemma: il
ha il suo peso, e persino alle cose, alla geografia dei luoghi che
percorro, ma ha anche un passato
resta
attaccato al futuro
che sta nelle
necessità e nei desideri.
E ognuno dei due cerca di
catturare completamente, ogni giorno.Ma è
una scelta che non voglio fare. Voglio stare
tra l’incudine e il martello.
Voglio stare nella terra di
nessuno, ancora per un po’. Voglio spingere il corpo a occuparsi di ciò
che non esiste ancora,
invece di lasciarlo risucchiare
in ciò che è esistito un tempo – e questo, senza cancellare
dalla vista tutti quei ricordi
che salgono a galla man mano che percorro questi luoghi. Tra
l'incudine e il martello... Ecco, sembra che la differenza stia
in gran parte dietro questa parola:
gradualmente.
Le cose non sono più istantanee – come prima - ma graduali:
richiedono
tempo. Curioso il tempo nella testa di uno della mia età. ... E'
giocoforza che i ricordi
si siano stratificati
sugli stessi sentieri... …
Se
fossi in un posto nuovo per la prima volta,
il tempo non sarebbe
diverso?
Eugenio
Guarini (liberamente citato dalla Newsletter
del
22/07/2008)