Consapevolezza e memoria

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27 giugno 2009
    

 #nota, #rimandi e riferimenti, #non tutti la pensano così, #consapevolezza(*), #segnalazioni
(*) in via di aggiornamenti di impaginazione e di stile ma anche di CONTENUTI.
(**)NUOVO!


Questo sito e i libri che ne derivano NON sono di INFORMAZIONE, ma si costituiscono come una specie di ENCICLOPEDIE TEMATICHE, in cui vengono presentati e discussi vari argomenti da leggersi e soprattutto da CONSULTARE di volta in volta.
Per accogliere le richieste di una più agevole lettura, i testi di questo sito sono stati - anche - trasferiti in un LIBRO: Bambini di ieri = adulti di oggi.Adulti di oggi -> adulti di domani
Cortina Torino
Corso Marconi 34/a 10125 Torino (ITALY)

The page mirroring this one - even rather different for quotations, for different described milieu, for first hand testimonies - can be reached not only as file but also as chapter of the derived English book -From children of  YESTERDAY to adults of  TOMORROW, both books also at hand on Abebooks.com, Webster.it, anche presente in Kindle. This volume, more expensive but sewed and better printed is more easy to be reached for European reders on Cortinalibri Edition

Vedi nuove basilari aggiunte e precisazioni in #meccanismi di difesa, in #tranfert e in #mercatino_dell_usato, #Importanza_dei_sensi.

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Aggiornamenti e segnalazioni:

Dopo la pubblicazione del libro aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti segnalati di volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti e novità / Novelties on the site: anche se si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche.
Importantissime aggiunte arricchiscono il testo e modificano il titolo di Un brutto sogno. Una bambina e un'incubatriece e altre esperienze precocissime un file il cui contenuto testimoniale documenta i contenuti teorici di questo
Il sito verrà di continuo aggiornato: per cui occorre di tempo in tempo ridargli un’occhiata ed eventualmente proporre considerazioni, critiche o informazioni che saranno molto gradite
Questo file in italiano, come pure quelli intitolati Le faccende domestiche,Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro si differenziano dai corrispettivi in inglese - Childhood: times of mutability, Consciousness and memory e Domestic chores.Ergonomics and psychology of a REAL work - per dati bibliografici, citazioni e testimonianze. Anche in Quando la cartella clinica è terapeutica... e riproposti questi concetti, a sua volta con il corrispettivo in inglese Anamnesis? A way for healing non rispecchiante una semplice traduzione ma differenze di impostazione dovute alle diverse fonti culturali.

Testimonianza dei Presupposti

  • La vita è breve, l'arte lunga. l'esperienza ingannevole, il giudizio difficile... (Ippocrate)
  • Un fatto smentisce cento teorie, cento teorie non smentiscono un fatto... (Popper)
  • Chi è colto si adoperi per dissipare ogni tipo di tenebra, e render così palese l'occulto, far consapevole e chiaro il taciuto e furtivo. In sanscrito la parola GURU significa GU=oscurità o ignoranza e RU=luce (Upanishad)
  • Discepolo è "colui che sta imparando" e mette alla prova la propria istruzione tramite una disciplina = "modo e regola dell'insegnare": anzi è chi accetta la "disciplina" come tramite per correggere i  PROPRI errori
  • "Scientia potentia est": "Knowledge is power" = la "conoscenza è/dà Potere"?
  •  "Seguace = accolito o proselito" = è chi si appropria di qualcosa che appartiene a qualcun altro, è chi usa il suo "proselitismo" per impadronirsi di qualcosa che non gli è proprio.
  • "Scientia potentia est": ma che Prezzo ha un Potere di "seconda mano"?
  • Il sonno della ragione genera mostri?
il sonno della ragione



La figura china è avvolta da otto gufi, innumerevoli pipistrelli, la lince e un gatto nero che mimetizzato nell'oscurità rappresenta la pigrizia e la lussuria. Solo la lince ai piedi dell'artista rappresenta la positività: Goya ci avverte di rimanere all'erta così come è la lince, a causa dell'eccellente vista capace di penetrare nell'oscurità, perché durante il sonno non possiamo difenderci dai vizi, rappresentati dagli animali che gli stanno intorno. . .
(Citazione tratta dal catalogo 119 Galleria Salamon pag. 43).
Da osservare l'animalità lungimirante della lince espressa nello sguardo - attento, perplesso, preoccupato - e la falsa intelligenza che trapela dagli occhi - furbetti o falsamente ingenui - dei gufi, o da quelli - malevoli - del gatto nero seminascosto dietro il dormiente.



 El sueño de la razon produce monstruos.... Francisco de Goya y Lucientes Caprichos 43  1797  (El Prado  Madrid)

Il commento del Maestro, conservato al Museo del Prado di Madrid, riporta, a proposito di questa tavola:
La fantasia abbandonata dalla ragione produce mostri impossibili: con essa è madre delle arti e origine delle sue meraviglie.

43. El sueño de la razón produce monstruos. En la parte anterior de una mesa situada a la izquierda del grabado se lee el titulo del capricho.
P. La fantasía, abandonada de la razón, produce monstruos imposibles; unida con ella es madre de las artes y origen de las maravillas.
BN. Portada para esta obra: cuando los hombres no oyen el grito de la razón, todo se vuelven visiones.

Concetto psicosomatico [che] utilizza la tecnica del doppio binario di comunicazione psichica e corporea ... Il corpo ha diverse forme di memoria... Esistono atti non-consapevoli ... Ma è vero anche che noi di quegli atti non abbiamo memoria (intesa come il ricordo che ci diciamo) se non come memoria corporea.
Prima di entrare direttamente nelle DOCUMENTAZIONI, è necessaria una precisazione su PECULIARITA' indiscutibili delle particolare MODALITA' di ricostruzioni e esposizioni di eventi molto speciali: i FLASH-BACK, i RIVISSUTI che sono ben differenti da ogni consepevole "richiamare alla memoria", da quanto usualmente si considera un consapevole "testimoniare".
Anzi: sono del tutto antitetici al "ricordare" al "raccontare i ricordi".
Dato TIPICO è il loro EMERGERE involontario e quasi in stato di semi-trance, il loro strutturarsi poco per volta soprattutto attraverso sensazioni corporee: e i "corpi parlano" a chi li vuol ascoltare non solo giorno dopo giorno ma anno dopo anno, particolare per particolare, con un'estrema minuzia. Tipicamente questo "emergere" di sensazioni e manifestazioni corporee si rivela A MOSAICO gradualmente con lunghi intervalli in una successione temporale tutto meno che cronologica: appunto per documentare questa peculiarità citiamo con cura le date delle testimonianze scritte - spesso questo emergere avvien più facile e sincero per scritto che a voce - nel loro intersecarsi in apparenza molto irregolare. Documentazioni di fatti anche gravissimi, dossier pubblicati e persino a denunce alla Magistratura dimostrano questa apparente irregolarità nel tempo anche esibendo enormi tabulati delle telefonate nelle quali i "rivissuti" erano stati trasmessi: NON certo come "memorie raccontate" ma nel tempo reale del loro "emergere" sensoriale. E' comunque così che un "rivivere fisico e sensoriale" - assecondato proprio in quel dato momento - trova la possibilità di tradursi in termini di consapevolezza personale, e si rende trasmissibile in un contatto verbale: ecco che allora il peggior
grande dolore può uscire dal buio opprimente del forzato oblio, NON risultare più un inesorabile, crudele destino, ma tradursi al contrario in esperienza che arrichisce.
ripeness is all
L'infanzia non esiste. Esiste lo sviluppo e lo sviluppo è cambiamento liberatorio

... nipoti... figli... genitori... nonni...: parenti dell'umanità
 La "nonnità" dà il senso della continuità dopo di noi e, sconfinando nella continuità generazionale (essendo stati figli e nipoti), consente di riconoscersi parenti nell'umanità

La memoria come "valore", la memoria come "struttura portante" dell'INTEGRITA' dell'individuo, dello "spessore" della personalità, della assoluta CONTINUITA' dell'esistere biologico di ciascuno ed anche dell'esistere "sociale" e affettivo attraverso i RICORDI altrui ...: ma i ricordi - come "consapevolezza" - sostanziano anche il  "segnale" della precarietà di ogni esistenza.
Già di norma fin all'inizio di una sana pre-adolescenza i giorni, le settimane, i mesi, gli anni cominciano a "correre" e un tempo ben vissuto va sempre più compattando la strutturazione delle esperienze, trasformando così di per sé le sensazioni e soprattutto le modalità del ricordare: non più il testuale e cronologico "ripetere a memoria", ma - come nel "dizionario visuale" un "multimediale" convergere dinamico dei contenuti. Ma questa differenza sostanziale non è per tutti: per chi non è riuscito a raggiungere questo traguardo di maturazione della mente, un'immatura, patologicamente statica gestione della consapevole attività mentale può provocare conflittualità e trasformarsi in un problema anche grave quando abbia a che fare con bambini - cioè con infanzie altrui ed anche con la propria - senza accettarne quei vistosi "passaggi" che indicano impietosamente la vera precarietà dell'esistenza e la fuga ineluttabile dei giorni e degli anni.
A casa di mia sorella ho visto questa sera delle foto dei miei nipoti da piccoli. Ce n'era una di F. [ora adolescente] che avrà avuto quattro anni e che mi ha creato una turbolenza di pancia... Mi sembrava quasi impossibile che fosse cresciuto così tanto e nello stesso tempo che quel bambino non ci fosse più. Ho avuto la sensazione di ciò che mi blocca, di quello che mi fa tremendamente paura e che temo di non riuscire a sopportare. Il dolore per quel bambino "morto", quel bambino che non tornerà mai più e che in un certo senso mi sono lasciato sfuggire. Come l'ho vissuto poco, quante cose mi sono perso di lui come di me stesso.
E' un dolore che porta un vuoto, un dolore che apre una voragine una specie di buco nero in cui temo di scivolare. Mi tengo così aggrappato a questo presente che mi dà sicurezza, un presente che vorrei passasse lentamente così da farmi assaporare il piacere di vivere, ed invece il tempo corre velocemente e più corre più sento che dovrò attraversare presto quella voragine per non trovarmi al termine della mia vita con in mano solo rimpianti.
E' un lutto, ... è un lutto ed un abbandono. Lei non può immaginare (o forse si) quanto faccia fatica a capire, a far capire ad una parte di me che non si possono resuscitare fantasmi ma quella parte è come se non sentisse ragioni, vorrebbe vedere ancora per una volta quel bambino, vorrebbe poterlo riabbracciare, non vuole accettare le cose come sono andate è testardo.(°) A questo punto faccio fatica anch'io a capire chi sono, sono in gran confusione, ma forse era ora perché erano troppi giorni che giravo a vuoto. L'ho detto anche a K. stamattina che avevo la sensazione di sentirmi un "coglione", quasi nel senso anatomico del termine.
(°) Uno dei principali motivi "banali", espressi da persone né buone né cattive, in sfavore - se non in un fastidio che confina con l'odio o almeno con una specie di boicottaggio nei riguardi dei "bambini" - deriva dal tentativo di evitare un ritorno di sensazioni penose risalenti dalla propria infanzia e di sensazioni di fallimento accumulate nel trascorrere del tempo: di un "tempo" che invece di un "trascorrere" diventa una "voragine".
[In una fotografia a cinque anni] mi faccio … paura. Ho le famose “balducci” ai piedi e anche solo guardandole mi sembra di sentire il fastidio, la costrizione dei piedi, il disagio nei movimenti. Lo sguardo è quello di un possibile omicida, non c’è dubbio che in quel momento odiavo. Odiavo chi faceva la foto, odiavo mia madre, mio padre e mia sorella, odiavo … Ho trovato anche altre foto in cui iniziavo a camminare e avevo sempre un sacco di gente attorno ed ero sempre imbronciato, l’unica in cui sorridevo mi ritraeva da solo nel girello nel cortile di casa.
Mi sembrano passati secoli e ancora faccio fatica a rivedermi, a volte nemmeno riconoscendomi bambino, quasi ne fossi stupito. Infastidito nel rivedere quelle in famiglia. Ecco come mi sento, infastidito per tutte quelle mani addosso, mani che mi sembrano solo pronte a trattenermi, guidarmi, farmi fare cose che non voglio fare, tirarmi a destra o sinistra, non lasciarmi spazio, non darmi il tempo, mani inconsapevoli di avere a che fare con un essere umano, con una persona, con un bambino. Ho sempre odiato tutto questo e quell’odio ho come l’impressione che non sva nirà mai perché è dentro di me, fa parte di questa storia, fa parte di me perché è ciò che provavo e il suo ricordo non potrà svanire perché per sempre saprò di avere odiato la mia famiglia. L’ho odiata per non essere stata in grado di riconoscermi e di amarmi almeno un po’.
L’essere cresciuto è stata una salvezza perché ho potuto allontanarmene, crearmi un mio spazio, un mio tempo ma andare indietro con i ricordi mi crea dolore, inevitabilmente.
I bambini che crescono - o meglio quegli sviluppi che in poco tempo svaniscono e non ci sono più - sono dei terribili marca-tempo; questi esseri "audaci e transitori" non vogliono sentirsi trasformare in "fantasmi" di un tempo immobile e per questo rassicurante. Per evitare di dover coltivare solo rimpianti, si può però - ma solo con fatica e sofferenza - ritrovare la consapevolezza della propria infanzia e con questa dell'infanzia di tutti:
Il dolore per quel bambino "morto", quel bambino che non tornerà mai più e che in un certo senso mi sono lasciato sfuggire. Come l'ho vissuto poco, quante cose mi sono perso di lui come di me stesso. ... Sento come non mi capitava da molto tempo una stanchezza una assoluta indifferenza per questa vita mentre è come se dovessi essere da un'altra parte; in questi momenti sento, senza retorica, l'idea della morte come un sollievo enorme, come se a suo modo mi aiutasse a non-vivere una vita che non desidero. Periodo buio. Avrei molte altre cose da scrivere ma è come se fossero tutte ingarbugliate in una matassa disordinata e nodosa, le sento arrovellarsi nella pancia, girare come trottole, cercare una via d'uscita, cercare di dispiegarsi poco alla volta ma tutto ciò sembra difficile.
Chi sono veramente io? Quante potenzialità ho lasciato incolte a marcire poco alla volta? Cosa avrei voluto per me fin da bambino? Ma sono mai stato bambino?
(Un perentorio commento: che brutta - quasi oscena - parola è "rassicurante", termine direttamente  derivato da "sicurezza" una parola che semanticamente si associa sempre a espressioni indicanti "pericolo": "Pubblica sicurezza", "cintura di sicurezza", "uscita di sicurezza" ecc.! )
E' verissimo che gravi se non orrendi traumi possono aver marchiato infanzie disastrate; è verissimo che simili non sopportabili vicende possono nascondersi nell'oblio di un grande dolore, che cancella tutto in un falso tempo presente immobilizzato in false prospettive di un ipotetico utopistico o persecutorio falso futuro, ma ben più frequenti sono questi manichini di falsi adulti senza passatocresciuti e non sviluppati in una vacua ma minacciosa "nullità", come ben spiega questa successiva testimonianza di come si possa essere feriti senza essere toccati, ma che descrive anche anche di come si possa - volendolo - "curarsi" e così riconoscerne i frammenti e cucirli poco alla volta insieme in una recuperabile "restitutio ad integrum" di come ciascuno "sarebbe stato".
Credo per un desiderio naturale di testimonianza, di chi, passato il guado, volge la testa indietro e con più serenità guarda il proprio passato rimesso in ordine senza acredine come un dato ormai acquisito, una storia che diventa Storia con la maiuscola e quindi merita, forse,  di essere raccontata. E allora mi sono immaginato il primo giorno che ho messo piede nel suo studio come se, inconsapevolmente, mi fossi presentato con un vestito a brandelli. Un vestito che non mi andava di buttare né di cambiare con uno nuovo di zecca. E così poco per volta, minuto dopo minuto, giorno dopo giorno è stato come iniziare a riconoscerne i frammenti e cucirli poco alla volta insieme. Come un sarto attento e puntiglioso ridare dignità a quel vestito che, bello o brutto, era il mio vestito. Con il suo aiuto e con molta fatica in questi anni ha ripreso una forma e solo una volta completata l‚opera potrò riporlo nel mio armadio a memoria futura. Quelle cuciture sono le cicatrici di un chirurgo, segni indelebili che ricordano un passato a brandelli ma nello stesso tempo testimonianze di ciò che sono stato. Ogni cucitura racconta uno strappo, ogni strappo una ferita mai risanata e rimasta per anni a sanguinare nel profondo. Ora è un po‚ come se lo vedessi quel vestito con tutte quelle cuciture e se per magia, anche se per un solo secondo, quelle cuciture sparissero lo rivedrei così com'era, ma sarebbe già qualcos'altro: io ero in quei brandelli, io sono oggi quel vestito un po' martoriato e niente potrà cambiare questa Storia.
Io sono la testimonianza di come si possa essere feriti senza essere toccati.


La follia è l'oblio di un grande dolore...

Mi rendo conto che, anche sul piano personale, ho vissuto a lungo su quella superficie di me stesso che è l’adesso, il presente, per lo più insaporito dal gusto inebriante del futuro. Lasciando stratificare nell’oblio il mio passato. Mi sono anche vantato di questa mia capacità di far passare il passato. Mi sembrava perfino un dono non avere radici, legami, prigioni… Mi sono cimentato nel proposito creativo di Nietzsche di ricreare il passato agendo sul presente…
Eugenio Guarini
Ed invece:

...poter dare ai ricordi una specie di seconda vita...

Memoria
è la continuativa facoltà di richiamare alla consapevoleza attuale dati di ogni genere nelle cosiddette memorie a breve, a medio, a lungo termine, in modo più o meno agevole e veloce: indipendentemente dal tempo trascorso. Memoria è però anche la facoltà di poter dare ai ricordi una specie di seconda vita, di rispecchiare - al di là del tempo - tutto quanto è accaduto e vi è ora comunque depositato e archiviato con estrema precisione anche se non sempre immediatamente riattivabile. Può venir anche chiamata preconscio  questa "biblioteca circolante" enorme e sempre più grande in funzione del trascorrrere delle età: una "enormità" di dati accumulati che contribuisce in positivo a certi apparenti difetti o piuttosto "lentezze" di memoria che compaiono via via con il procedere e ampliarsi di questa "quarta dimensione" individuale.
Ma a questo tipo di "deposito disponibile" non appartiene più l'inconscio patologico in cui precipita l'inaccettabile. E' stato detto - da Nietzsche ne La gaia scienza - che se ricollegarsi è sinonimo di autenticità, la vera sapienza è il ricollegarsi a quello che si sapeva già, alla propria esperienza esistenziale...: ma purtroppo di riscontro esiste anche la follia [che è] l'oblio di un grande dolore...inautenticità prosegue nella sua opera distruttiva: al grande dolore e all'oblio successivo segue un progressivo ottundimento comunque quasi sempre "smentito" da un accompagnamento incongruo e occasionale di ansie se non terrori, non solo non proporzionati ma neanche collegati con ciò che sta accadendo. E tutto questo può continuare a svilupparsi, per acquietarsi semmai forse soltanto in una forma di - apparente - ulteriore, rinnovata stupidità, ultimo gradino di difesa contro una sofferenza definitivamente senza perché.
Prima di entrare direttamente nelle più significative documentazioni, è necessaria una precisazione su PECULIARITA' indiscutibili della particolare categoria di MODALITA' di ricostruzioni e esposizioni di eventi molto speciali: i FLASH-BACK, i RIVISSUTI che sono ben differenti da ogni consepevole "richiamare alla memoria", da quanto usualmente si considera un consapevole "testimoniare", anzi: sono del tutto antitetici al "ricordare" al "raccontare i ricordi".
Dato TIPICO è il loro EMERGERE involontario e quasi inconsapevole, il loro strutturarsi poco per volta soprattutto attraverso sensazioni corporee: e i "corpi parlano" a chi li vuol ascoltare non solo giorno dopo giorno ma anno dopo anno, particolare per particolare, con un'estrema minuzia. Tipicamente questo "emergere" di sensazioni si rivela A MOSAICO con gradualità, con lunghi intervalli in una successione temporale del tutto meno che cronologica: appunto per documentare questa peculiarità citiamo con cura le date delle testimonianze scritte nel loro intersecarsi in apparenza molto irregolare. Ma quanto scritto è soltanto la punta dell'iceberg delle possibili documentazioni: i dossier privati - accompagnati anche da denunce alla Magistratura - contengono enormi tabulati delle telefonate nelle quali i "rivissuti" sono stati trasmessi NON certo come "memorie raccontate" ma nel tempo reale del loro "emergere" sensoriale.
E' comunque così che un "rivivere fisico e sensoriale" - assecondato in quel dato momento - trova la possibilità di tradursi in termini di consapevolezza personale ed anche di rendersi trasmissibile in un contatto verbale: ecco che allora il peggior
grande dolore può uscire dal buio opprimente del forzato oblioNON risultare più un inesorabile, crudele destino:
Non devo vergognarmi  di  essere tanto malata quanto lo sono davvvero..., ho bisogno di  rifugiarmi  nella mia 'area di recupero'...il che significa ritrovarmi  maggiormente in contatto con  ricordi  e  dolori  invece che con  ansie e terrori...
scrive una vittima sopravvissuta a spietate torture. 
Ed infatti è così che un anche fievole barlume di speranza può permettere il graduale diradarsi delle nebbie di ottusità ed oblio: lentamente e dolorosamente chiunque potrebbe ritrovare la propria completezza e autenticità con il rivivere attivamente proprio quelle passate sensazioni che sembravano intollerabili; sensazioni che invece possono venir ora accettate se coraggiosamente
tradotte in ritrovate memorie e esplicitate in ri-attualizzate esperienze.
Se non altro poter dare ai ricordi una specie di seconda vita... 
Ed è così che può finalmente riavviarsi il (ri-)destarsi di rinnovate e di nuovo vivaci sensibilità. E così allora tutto può "risvegliarsi": queste rinnovate sensibilità - anzi sensibilità rese sempre più recettive a sempre più numerosi e variati stimoli - possono ora aprirsi in "circoli virtuosi" sempre più ampi; mentre questo ritrovarsi nella memoria del passato avvia pure il destarsi di emozioni non solo "nuove" ma sempre meglio arricchenti e individualizzanti: intense curiosità e interessi, vera affettività e partecipazione, brillante fantasia e creativa capacità di progetti per il futuro. E così - sia se sviluppate in un evoluzione normale, ma anche se rivissute e ridiventate consapevoli in un secondo tempo - non solo l'affettività ma anche l'aggressività possono comunque espandersi armoniosamente e SVILUPPARSI su più variati orizzonti, mentre - non più schiavi della sofferenza, o dell'ottundimento, o dell'oblio - possono risorgere e allignare i sentimenti, i veri rapporti, gli interessi e gli apprendimenti, la consapevolezza di sé e quindi tutta la catena della logica delle cause e delle conseguenze, dei diritti e delle responsabilità.
Ma in pratica ecco che allora NON è solo uno sbaglio semantico l'uso improprio del termine inconscio equivocato con inconsapevole, con non al momento consapevole; NON è certo una semplice funzione della memoria in se stessa quella che può permettere il riattivarsi ed emergere alla coscienza consapevole del grande dolore: quanto era precipitato nell'inconscio deve affrontare e superare appunto il grande dolore per poter risalire nel disponibile archivio del preconscio ove venir poi riorganizzato nel riattualizzabile archivio della "vera" memoria - preconscia e in fondo superficiale - e nella grandissima dotazione dell'esperienza e della - resiliente -  saggezza. 
La forza di soppportare patimenti terribili, e di RIVIVERLI - non solo di "ricordarli" - non è masochismo: è l'unica via che può permettere una cura efficace. Dolore e profonda tristezza NON sono debolezze, e neanche sono "malattie" più intollerabili o più pericolose di quanto non lo siano gli stati di ansia e/o le compulsioni ossessive. Così scrive una persona che ha sofferto gravissimi traumi:
quando il dolore e la depressione diventano più profondi, sono io ad esser "masochista" o è invece proprio un sollievo sentir dolore invece che una intollerabile ansietà? Recuperare il dolore oltrepassando l'ansia: che idea bizzarra! ma quanto giusta! Permettersi di "essere tanto malati quanto lo si è veramente" quando invece l'affaccendarsi in modo compulsivo è un male di sicuro peggiore.

Resilienza

Per meglio esprimere anche in generale questi concetti si può usare un termine poco usato nella nostra lingua, benché sia di genuina origine latina: RESILIENZA - in fondo più popolarmente esprimibile con il quasi sinonimo: ELASTICITA' - che, secondo il dizionario Zingarelli designa la capacità di un materiale di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi e - va aggiunto -  di incamerare  e assorbirne l'energia.
Nella traduzione in italiano del libro Mental  Health Problems and Young People: Concepts and Practice di Louise Rowling, Graham Martin, Lyn Walker
, LA PROMOZIONE DELLA SALUTE MENTALE E I GIOVANI  Teorie e pratiche (ed. McGraw-Hill italiana a cura di Alessandro Grispini e Pompeo Martelli); vedi dalla  presentazione di Michele Tansella:
Il termine RESILIENZA ricorre più volte nel testo ed è usato dagli Autori per indicare la capacità umana di affrontare gli avvenimenti dolorosi e risorgere dalle situazioni traumatiche. L'espressione è mutuata dalla fisica dove è utilizzata per identificare la "capacità di un materiale di resistere a urti improvvisi senza spezzarsi". Se esaminiamo questo concetto in rapporto alle scienze sociali, possiamo dire che “la resilienza corrisponderebbe alla capacità umana di affrontare le avversità della vita, superarle e uscirne rinforzato o, addirittura, trasformato... Ma la resilienza è piú della semplice capacità di resistere alla distruzione proteggendoci da circonstanze difficili, è in ugual modo la possibilità di reagire positivamente a scapito delle difficoltà e la voglia di costruire utilizzando la forza interiore propria degli esseri umani. Non è solo sopravvivere a tutti i costi, ma la l'abilità ad usare l´esperienza appresa dalle situazioni difficili per impiegarla in processi trasformativi e di recupero.
Immagine tratta da Tempo Medico
resilienza e osso
La resilienza indica la capacità di un materiale di ASSORBIRE ENERGIA in caso di urto e di ASSORBIRE gli urti. I materiali fragili ASSORBONO poca energia, i materiali duttili ASSORBONO molta energia.... Per quale motivo le ossa, sane e robuste finché vengono usate, diventano fragili e leggere negli individui costretti all'immobilizzazione?... L'osso è un tessuto dinamico che rimodella se stesso continuamente durante tutto il corso della vita. Lo scheletro è riccamente vascolarizzato e riceve circa il 10% della gittata cardiaca.... La particolare sistemazione di osso compatto e spugnoso provvede a una combinazione ideale di forza e densità per le sue funzioni meccaniche. Durante la vita l'osso è in continuo rimodellamento, in qualche modo collegato con i continui sforzi meccanici a cui è soggetto... Il movimento con il suo periodico "massaggio" dei canalicoli, garantisce agli osteociti cibo e ambiente di lavoro adatti allo svolgimento delle loro funzioni, mentre l'ozio li impigrisce.
(vedi anche in Harrison's Principles of internal medicine Mc Graw-Hill Book Company e Harrison's Bone diseases).
Una citazione - leggermente modificata e generalizzta - tratta da un sito sportivo:
Si definisce resilienza la capacità  di resistere alle frustrazioni dell’allenamento, allo stress delle gare e in generale alle difficoltà della vita. Tale capacità permette di elaborare risposte adeguate e flessibili di adattamento a situazioni nuove o vissute come tali, in particolare se traumatiche. In questa prospettiva, la resilienza si configura come un processo che permette la ripresa di un sano sviluppo dopo un evento traumatico e nonostante la presenza di situazioni sfavorevoli. Possiamo affermare che la resilienza rappresenta per la psiche quello che il sistema immunitario è per il corpo: un efficace sistema di difesa. In generale lo sportivo resiliente possiede le seguenti caratteristiche: attitudine a orientarsi verso l’allenamento, invece che ripiegarsi su se stesso; capacità di attribuirne significati nuovi; propensione a ricercare strategie creative di fronte alle difficoltà. I fattori proattivi comprendono tre dimensioni: dimensione biologica (risorsa della personalità), dimensione psicologica (esperienza di attaccamento sicuro, autostima e autoefficacia, attitudine ad apprendere dall’esperienza), dimensione sociologica (importanza delle relazioni familiari, amicali, presenza di rete di relazioni formali e informali). Il sintesi lo sportivo resiliente tende ad affrontare i problemi in modo costruttivo e non subisce gli avvenimenti lasciandosi condizionare dall’ambiente e dalle esperienze vissute nel passato.

Tipico attributo di rigidità è fragilità: ansia e inquiete ricerche di "consolazioni" più o meno fasulle, inconsistenti stili di vita e sentimentalismi capricciosi conducono inesorabilmente in un percorso esistenziale non solo ristretto ma anche irrigidito e quindi sempre più fragile e spaurito.
Ristrettezza e fragilità e incapacità di assorbire gli urti? Ma se una non-rigidità può dar luogo magari a una certa plastica flessibilità, questa non è una soluzione: lascia la situazione confinata in una singola direzione che si apparenta all'adattabilità conformista. Nel meno peggiore dei casi la minor vulnerabilità di chi è "limitato" non può quindi che ristagnare, togliendogli comunque la possibilità di rinnovanti arricchimenti esperienziali: se un bambino nel suo delicato e fragile sviluppo viene condotto attraverso una via preordinata ad una pseudo-maturità statica e ristretta, da adulto (sociologicamente e non solo come genitore) accompagnerà poi con conseguenze devastanti - generazione dopo generazione - il suo approccio con il massimo del "nuovo"  - cioè con i bambini piccoli - e con i ricordi della propria infanzia se non con la MEMORIA tutta.
Flessibilità NON è cioè sinonimo di duttile elasticità che è invece la capacità "resiliente" di ASSORBIRE comunque apporti di energie - "buone" o "cattive" che siano. Una volta integrate nella propria esistenza ne divengono fertili fonti di vitale "saggezza": ogni nuova esperienza può così, avviando nuove sintesi e rinnovamenti, modificare in accrescimento tutto il sistema di aperture CREATIVE verso nuove vie evolutive.

Dare alle emozioni il loro vero nome...?

anche la tristezza è sintomo dell'esser sano non un vuoto o una confusione
A un articolo dell'autorevole Psychology Today che segnala la "proposta" di accludere l'amarezza [bitterness] alla lista delle malattie da curare va fatta seguire questa testimonianza immediata e spontanea assolutamente di prima mano intitolata Emozioni:
Emozioni. stasera sono un po' triste e un po' preoccupato.
ma non sono depresso.
ed è la prima volta che mi rendo conto della differenza coscientemente.
ho una sensazione sgradevole, ma è nitida ed è una sensazione, non un vuoto o una confusione.
voglio dire che ho cercato di curare una apatia e depressione per non star male e scopro (rallegrandomene) che anche la tristezza è sintomo dell'esser sano.
ho scritto di getto.
albero


Creatività, vie evolutive, sviluppo e evoluzione, ed anche feromoni ed emozioni, come pure il loro contrario - transfertmercatino dell'usato - si trovano in paragrafi in parte identici ma meglio dettagliati nel file/capitolo
Quando la cartella clinica è terapeutica... e inseriti in altri paragrafi di Dal sublimato al concreo e... viceversa in cui risultano ancor più ampiamente sviluppati e discussi.

 

Nel caso dei rapporti interpersonali: comportamento o espressione? Controllo o inibizione?
Ecco la testimonianza di una persona la cui apparente impassibilità può persino esser stata scambiata con una minacciosa insensibilità:
Sono triste, sono profondamente triste e so di esserlo, ma i muscoli della mia faccia non rispondono a quanto sento...

Sviluppo e Evoluzione

(Una necessaria e veloce precisazione semantica riguarda i termini collegati a "evoluzione" e "sviluppo". Evoluzione è ben di più di "sviluppo": possono "svilupparsi" soltanto entità già presenti, ed ancora INESPRESSE, mentre grandi forze CREATIVE possono promuovere - si potrebbe quasi dire: "GENERARE" - EVOLUZIONI in direzioni NUOVE e del tutto inaspettate.)
locandina Congresso Antropologia Firenze L' ALBERO ne  è una convincente visualizzabile metafora?

Individualità e possibilità e difficoltà presenti - o assenti - nell'ambiente = RADICI E TERRENO.

Sviluppo con le sue regolarità e solidità = TRONCO.

Ed ogni evoluzione nelle sue quasi infinite differenziazioni ed espansioni = RAMI, FOGLIE, FIORI, FRUTTI, SEMENTI....

Tornando al concetto di RESILIENZA, è però indispensabile precisare che anche il "terreno" entro cui affondano le "radici" ha una parte importante nella possibilità o meno di "fiorire" o "appassire": se la resilienza 
è piú della semplice capacità di resistere alla distruzione proteggendoci da circostanze difficili... [bisogna] incominciare a diffondere il concetto di resilienza per contribuire alla comprensione del fatto che ogni persona possiede questa caratteristica, ma da tutti noi dipende che possa essere sviluppata, se ci concediamo mutualmente la possibilitá di farlo. (Vedi articolo Resilienza).
Non bisogna certo equivocare il concetto di resilienza con l'accezione meccanicistica di non fare una piega, né tanto meno con la possibilità delle personalità multiple di prestazioni eccezionali, bensì con
la capacità di rispondere alle avversità in modo costruttivo [che] presuppone la disponibilità a lasciarsi 'ammaccare' dagli avvenimenti, tollerando il dolore quanto basta per elaborare una risposta trasformativa (di sé e della situazione urtante)
Se davvero si tratta di "resilienza" quindi simili situazioni NON conducono certamente alla restaurazione dello stato iniziale, ma ad un superiore livello di maturazione, solidità e consapevolezza.
Di sicuro è comunque un impegno a lungo termine, gravoso, difficile e molto doloroso, come descrive ancora la già citata persona "sopravvissuta":
Non posso mettere ogni cosa direttamente in ordine. Il ricordo va avanti e indietro non segue una linea diritta... L'avviarsi in simili vacillanti e imbrogliati passaggi, l'avvicinarsi e evitare la terribile VERIFICA che ciò sia potuto capitare... Però il riconoscere che là sta la causa della sofferenza, e che questa causa ha un senso, permette l'accettazione di queste memorie a più livelli, [anche se e quando] il lavoro interiore e la terapia hanno perso [e inevitabilmente] ogni dolcezza.
Ma se questa via ingarbugliata procura rinnovati scoraggiamenti a chi è stato danneggiato, rassicura invece chi l'ha in cura: è proprio questo modo ZIG-ZAGANTE in cui vengono alla luce i rivissuti che ne denota ed anzi DA' GARANZIA della loro veridicità; mentre al contrario ogni troppo presuntuosa precisione deve piuttosto suscitare diffidenza e cautela (come del resto IN OGNI CASO di TESTIMONIANZE e loro modalità di esposizione).
Infatti non si può certo credere che la descrizione di accadimenti sofferti sia in sè stessa garanzia di "terapia efficace" oltre che di veridicità: ci si può lasciar trascinare insidiosamente in false direzioni, verso un'area non di ricerca di memorie salvifiche ma di pseudo-ricordi mistificati. Dopo essere emerse in quasi inconsapevoli flash-backs, le rievocazioni tendono a divenir troppo razionali e strada facendo possono venir contaminate e scombinate in modo più o meno voluto o accidentale: e così riapparire, ma modificate sia ad opera di suggerimenti, se non suggestioni altrui, sia anche - in fondo e in pratica "senza accorgersene" - per paura, per ripugnanza, per incapacità e/o per non-volontà di accettare fatti così lontani dal sentire comune....
(A questo proposito nel file corrispettivo in inglese Consciousness and memory si trovano citazioni esatte tratte dalla conferenza di Kathleen Sullivan alla: Fourth Annual Ritual Abuse, Secretive Organizations and Mind Control Conference, August 10-12, 2001.  E queste precisazioni e diffide sono tanto più da prendere in considerazione per poter meglio difendersi - a ragion veduta e adeguatamente - contro chi cerca in ogni modo di opporsi e screditare: come ad esempio la False Memory Syndrome Foundation)
Infatti se messaggi di progresso, di speranza -  ed anche di possibilità di recupero - si dipanano partendo dalle origini e seguendo percorsi fattibili, sito e libri correlati inviano parallelamente anche diffide e di ben altro tenore: non si deve prescindere quindi dall'occuparsi dei propugnatori di indirizzi opposti (vedi nel libro la Parte sesta: prospettive contrarie). I file/capitoli Basta un poco di zucchero e la pillola va giù...e Delgado & Skinnnercon la loro serie di citazioni e links - presenti peraltro in un altro sito e libro - sono dedicati appositamente alla disamina di questi problemi e vanno letti, confrontati e meditati accuratamente, senza pregiudizi nel loro significato socio-politico più generale. Da questi oresupposti che partono da azioni "ostili" e/o causa comunqu di "danno" si arriva ai vissuti delle loro "vittime" del momento e/o ai ri-vissuti nel tempo: nel file Flashbacks un'importante segnalazione italiana ha permesso di integrare questo argomenti con una eloquente citazione metodologica, indicativa di quanto sia basilare risonoscere i COLLEGAMENTI TRA PRESENTE E PASSATO.

Può sembrare però paradossale ma forse i nemici più pericolosi perché pullulanti, ubiquitari, insidiosi e innumerevoli - come i "nanetti" contro Gulliver a Lilliput - non sono i "malvagi" coscienti delle loro azioni, ma "esserini" senza nerbo, inconsapevoli del loro stesso "esistere", che - sradicati dalle loro basilari fasi di sviluppo - credono di vivere nella perenne fiaba di un tempo immobile e irresponsabile in cui il “finto” è PIU’ VERO DEL VERO. E' ben difficile aver qualcosa "in comune" con questa congerie di "schiavi" volontari  per i quali a ogni pié sospinto le cause vengono a confondersi con le conseguenze, con queste "teste svuotate" fin dalla primissima infanzia ma che in seguito - non sempre soltanto: la follia è l'oblio di un grande dolore - sono stati illusi di aver superato il dolore di questa privazione.
In una specie di quieta anestesia senza più patirne né rendersene conto questo VUOTO di sostanza tende a attivare un risucchio che trasforma in dipendenze e fumosi ammaestramenti qualsiasi cosa gli passi vicino; e poiché la "solidità" occupa un definito spazio mentre i "gas" si espandono a riempire tutto lo spazio disponibile, non effettive realtà di esperienza ma solo le loro vane apparenze vi si intrufolano dall'esterno. E così - isolati sempre più in uno spazio irreale - riempiono gli avanzi di realtà con sensiblerie posticce, con attaccamenti morbosi pseudo-affettivi, con artificiali impulsi di Potere o di sesso, con vuote astrazioni e apodittiche informazioni non importa se provengono da una cultura raffinata oppure da sempliciotta "aria fritta" facile e popolare. Cause e conseguenze ribaltate, luoghi comuni inossidabili...: questo "affamato nulla" può venir paragonato con un esempio calzante al sacchetto di un aspirapolvere che ingoia qualsiasi cosa, per trasformarla in spazzatura. Il pregiudizio saccente peggiore della semplice superstizione si nutre di assoluti, di certezze riduttive, di spiegazioni capovolte e di troppo facili bersagli: ad esempio viene dato come assioma che è la... televisione a creare l'ottuso oblio e non la famelica "privazione" precedente che va in cerca di nutrimenti fasulli per adattarli ai propri "deficit" di sostanza vitale; oppure al contrario si ignorano i danni prodotti da "falsi maestri", da tracotanti faccendieri e si attribuisce - con indulgenza benevola se non ammirante - una accettabile "normalità" allo "studioso distratto" e allo "scienziato irresponsabile".
  • La vita è breve, l'arte lunga. l'esperienza ingannevole, il giudizio difficile... (Ippocrate)
  • Un fatto smentisce cento teorie, cento teorie non smentiscono un fatto... (Popper)
Per chi è stato privato della propria "consapevolezza" ogni suo sostituto, pur sempre calato dall'alto e di seconda mano, viene assorbito in modo a-critico e trasforma in un inestinguibile "finto fiabesco" la descrizione di qualsiasi situazione. Se ascoltati e non mistificati i "fatti parlano" chiari e sicuri, e per fortuna se la follia è l'oblio di un grande dolore non sempre sono irreparabilili l'ottuso oblio e la futile inconsistenza per chi non è stato deprivato del tutto della propria "solidità": è quindi doppiamente colpevole sottovalutare e scartare le testimonianze personali di chi ovunque e ad ogni età riesce a descrivere sofferenze che a orecchi altrui possono sembrare inspiegabili. Disconoscere i "vissuti" del presente, di bambini oltre che di adulti, è una tortura che ri-sospinge le vittime verso una irrecuperabile "vuotezza"; rifiutare i "ri-vissuti" di chi, pur molti anni dopo, manifesta in se stesso l'nfanzia "violata" o "annullata" di allora significa render ancor più virulenta quella distruttività conservata all'interno della personalità che, come un "cancro", continua a impedire una vita normale a chi bambino cronologicamente non è più.

  • Discepolo è "colui che sta imparando" e mette alla prova la propria istruzione tramite una disciplina = "modo e regola dell'insegnare": anzi è chi accetta la "disciplina" come tramite per correggere i  PROPRI errori
  • "Scientia potentia est": "Knowledge is power" = la "conoscenza è/dà Potere"?
  •  "Seguace = accolito o proselito" = è chi si appropria di qualcosa che appartiene a qualcun altro, è chi usa il suo "proselitismo" per impadronirsi di qualcosa che non gli è proprio.
  • "Scientia potentia est": ma che Prezzo ha un Potere di "seconda mano"?
NON VOGLIANO ADEPTI O SEGUACI, e ci sentiamo molto a disagio nel sapere che quanto pubblichiamo può cadere in questo baratro di "vuotezza": fortissimo infatti è il rischio che incaute letture e successive ancor più incaute divulgazioni contribuiscano a che tutta l'informazione precipiti nel banale, se non nel fantascientifico annullante. Siamo infatti molto preoccupati e combattuti nel fornire le VERE testimonianze nel timore che finiscano nelle ... "grinfie" incoscienti di chi ne può e vuole farne questo cattivo uso: va cioè assolutamente EVITATO ogni ulteriore “rumor” fra i tanti stuzzicamenti di fantasie sentimental-sadiche di un pubblico fatuo; “rumor” che annullano in una marmellata subito dimenticata ogni problema - “eufemismo”!!! - in atto e confondono le convinzioni con il loro tipico mischiare fatti documentabili – che così andrebbero persi - con appelli emotivi CONTRO “mostricciattoli sbattuti in prima pagina”.
E' stato detto che la follia è l'oblio di un grande dolore..., e che questo non è un destino inesorabile. Infatti come lo sviluppo in termini di "futuro" ha per Natura una sua regolarità intrinseca, così questa regolarità fondante può ritrovarsi depositata nella memoria. Niente va perso degli eventi del passato ma neanche delle fasi di sviluppo pur disattese o smentite: in ogni momento tutta la sequenza dei fatti e dei percorsi può venir riattivata verso una maturazione anche ottimale. Ma i "mostri" in agguato continuano a generare "mostri": non sempre, anzi percentualmente ben di rado, questo rinnovamento può avverarsi: troppe sono le forze ambientali e di debolezza e/o malvolere umano che vi si oppongono.
E' stato detto: La follia è l'oblio di un grande dolore...? Ma dal grande dolore continuano a nascerne altri: nell'ottuso oblio ecco ritrovarsi anche quel sonno della ragione [che] genera mostri e non solo nel presente, non solo nell'esistenza di una singola persona. I "mostri" generano mostri ed ancora mostri: e mostri ingannatori, squalificanti, offensivi e svilenti, anche omertosamente minacciosi per coprire misfatti presenti e/o passati. Ma ben più sovente altri più banali "mostri" sono  accolti e accreditati dalla ragione e la verità che dormono: sia per mancanza di capacità e/o ignavia degli astanti e/o dei curanti, sia soggettivamente per un - del resto ben plausibile - desiderio di evitare la terribile VERIFICA che ciò sia potuto capitare Ma se questi traumi, questo "grande dolore" iniziale rimossi o rinnegati, se non ancora peggiorati dal mancato appoggio o peggio dal contrasto con il mondo circostante, lasciano comunque una falla, una debolezza strutturale nella personalità, altre possono essere le cause di difettosi sviluppi e di diffusione di "mostri".
Infatti senza giungere alla completa "pazzia" è certo però che ogni danno può venir mascherato o coperto non solo da veri e propri "sintomi", ma molto più sovente da un nefasto stile di vita, con il suo grossolano contorno di pseudo-sentimenti "altissimi" o "bassissimi", e di azioni e comportamenti ad essi correlati. L'ottundimento difensivo una volta attivato (sia ben chiaro: in modo del tutto INCONSCIO) dà inesorabilmente luogo ad una serie di circoli viziosi che investono comunque oltre alla memoria, anche la coscienza di se stessi e la comunicazione con gli altri. La propria - così come l'altrui - calpestata dignità, la rinnegata sensibilità ai DIRITTI e ai TORTI, i bisogni disattesi pseudo-compensati in disponibilità ad assecondare fallaci lusinghe e/o minacce (il bastone e la carota)... vengono a trasformarsi in modo complementare in suscettibilità, pretese, interpretazioni della realtà ridotte ad esasperate differenze autoreferenziali solo quantitative e immutabili, definite per sempre in concetti statici di inferiorità e/o "superiorità": e così ricerche non evolutive ma "miracolistiche" di ECCEZIONALITA' si aprono su scenari di aspettative a-critiche, di speranze vane (vedi... gioco d'azzardo) o di spregio e disperazione che aggravano i bisogni già disattesi.
Fragilità (che è l'esatto contrario di "resilienza"), incompletezza, mancate esperienze e aperture, inadeguatezza esistenziale... corredate da compensazioni fasulle, aggiungono disgrazia a disgrazia col rendere questi "inferiori" oltremodo facile preda di chi - ammirato come "potente" - vuol assoggettare lusingando, ma allo stesso tempo si scaricano in ulteriori rivendicazioni, che invitano a ulteriori spersonalizzazioni: assoggettamenti e corrività verso i "più" come altrettanto maldisposizione fino ai maltrattamenti verso i "meno" e i "differenti".
Di lì in poi tutto si muove in una prospettiva non genuinamente infantile ma pseudo-bambinesca del sentire e in una visione inefficace del mondo, in un groviglio meschino di sentimenti (o meglio di artificiosi "sentimentalismi") e/o di loro manifestazioni occasionali, esagitati ed estemporanei, tanto clamorosi al vedersi quanto aridi e indifferenti nella sostanza. Ci si dibatte in un modo di vivere in cui le mancanze proprie non vengono riconosciute come bisogni, anzi spesso neppure percepite come proprie, per cui ogni malessere viene PROIETTATO su di un mondo esterno più fantasticatoanimazione tratta dal capitolo La fobia di Scienza e psicanalisi), che reale e quindi poi  trasformato non solo in statiche fobie ma più spesso in ostilità allo stato brado o in colpevolizzazioni assurde, se non in disponibilità cieca ad ogni suggestione o persino istigazione. Credendosi all'interno di questo mondo irreale e senza più alcuna padronanza del proprio corpo, ci si rannicchia in una fragilità data per definitiva; si misconoscono gli impulsi interiori per cui tanto spesso la rabbia viene data come "attacco di panico" e gli impulsi sessuali come unico segnale di "diritto ad esistere"; ci si disperde in una rincorsa alla novità; ci si consola in pure esteriorità alla ricerca distraente di divertimento-eccitazione; o ci si consuma in un vortice di sofferenze e rabbie immotivabili obbiettivamente, in una presuntuosa e stizzosa ricerca di dipendenza/tirannia, e di approvazioni gratuite, spesso mischiate con pseudo-ribellioni e con atteggiamenti ricattatori: il tutto sicuramente in un odio programmatico contro ogni consapevolezza, contro ogni autentica partecipazione, contro ogni manifestazione di libertà ed individuazione (vedi in proposito il famoso libro di Aldous HuxleyMondo Nuovo).

Nella pagina mirror in inglese Consciousness and memory si trovano molte citazioni dettagliate tratte da varie fonti bibliografiche che - in quanto precise citazioni non tradotte estemporaneamente in italiano - non vengono riportate in questo file.
Trance as a Tool  Dennis R. WierDirector, The Trance Institute, Bruetten, Switzerland
Forewords & Introductions. Welcome of the book: The Heart of the Soul: Emotional Awarenes by Gary Zukav).
Trauma and Dreams by Deirdre Barrett (Editor) Linda Francis, Harvard University Press, 1996 (Cambridge, Massachusetts and London, England)
The Committee of Sleep : How Artists, Scientists, and Athletes Use Dreams for Creative Problem-Solving--And How You Can, To by Deirdre, Ph.D. Barrett)
The Neuroscience of PsychotherapyBuilding and Rebuilding the Human Brain by Louis Cozolino FREE ONLINE TRAUMA SYMPOSIUM Presented by the American Group Psychotherapy Association and funded by New York Times Company Foundation and the Aol Time Warner Foundation.
GASLIGHTING, the Double Whammy, Interrogation, and Other Methods of Covert Control in Psychotherapy and Analysi  by Theodore L. Dorpat,
Kathleen Sullivan
The Fourth Annual Ritual Abuse, Secretive Organizations and Mind Control Conferenc, August 10 - 12, 2001 Group Psychotherapy for Psychological Trauma by Robert H. Klein (Editor), Victor L. Schermer (Editor), K. Roy MacKenzie
Morning Come Quickly by Wanda Karriker

Organizzatori-Induttori

Analogamente alla funzione degli "Organizzatori-induttori" dello sviluppo embrionale esistono infatti precisi bisogni psicologici e/o ambientali (nota bene: BISOGNI non "desideri") che se non appagati producono precise, determinate incompletezze e/o deviazioni a cascata dalle normali, predisposte vie di sviluppo (vedi anche in Imbroglio è il contrario di sviluppo).
Gli esperimenti più celebri di Spemann e della sua collaboratrice, Hilde Mangold, furono pubblicati nel 1924 e portarono al concetto di "induzione primaria" e di "organizzatore". Questa scoperta ha avuto un ruolo centrale nell'embriologia e per molto tempo l'intero sviluppo embrionale, non solo negli anfibi, è stato considerato come una lunga serie  di eventi induttivi. Nel 1935, Hans Spemann ottenne il Premio Nobel per la Medicina. Vedi in Biologia dello sviluppo:
... organizzazione embrionale; fenomeni di induzione, territorio induttore e territorio competente; proprietà dell'organizzatore embrionale; generalizzazione dei fenomeni di induzione; induzioni di ordine superiore; gli induttori eterogenei e tentativi di identificazione dei principi induttori.
Come avviene per gli "organizzatori" biologici dello sviluppo embrionale che DEBBONO agire in modi, tempi e soprattutto SEQUENZE stretti e precisi per creare organismi senza difetti e non mostruosità, esistono traumi in apparenza "piccoli" che - se giungono in un momento e in modo sbagliato del processo di armonizzazione delle maturazioni intelletuali, sociologiche e affettive - ne scombinano una cruciale fase: e non solo alterano questa cruciale fase di sviluppo, ma anche le sue successive. Ecco un nuovo "mostro", che può avviare a valanga una catena di errori in peggioramento successivo. Ecco che da allora, in un circolo vizioso avvitato su se stesso, queste disorganizzazioni possono continuare ad aggravarsi verso vie patologiche a loro volta aperte a diramarsi al di fuori della persona singola fino a travolgere - nel presente, ma spesso ben oltre anche nel futuro - intere esistenze: la propria e molte altrui.
Ma come si può pensare che, analogamente a quelli "gravi", anche "fatterelli insignificanti" possano dar origine a malattie tanto invalidanti come nevrosi o psicosi?
Come può risultare tale da scombinare l'intera esistenza successiva un - per gli adulti circostanti - "piccolo" disguido "soltanto" a partire dal danno arrecato a una "fase dello sviluppo" non riconosciuta come cruciale?
E se così fosse: come conoscere e proteggere i fondamentali stadi di discontinuità in cui si perfeziona lo sviluppo?
Questo è precisamente il principale scopo del libro: Infanzia: tempo di mutamenti, e lo si può dedurre già dal suo stesso titolo. E se nevrosi e psicosi si strutturano su tentativi di meccanismi di difesa compromissori (vedi ad es. per documentazione e bibliografia Sandler Joseph L' analisi delle difese: conversazioni con Anna Freud), come si può pensare che un bambino piccolo, se non un lattante possa "scegliersi" una "difesa" saggia ed efficace? Vedi ad es. Gianfranco RavagliaL'INTENZIONE RITROVATA. Intenzioni e vissuti nel lavoro analitico e gli altri suoi scritti, o Sergio Bordi Trauma ed abusi infantili:  teorie della dissociazione e teorie della rimozione. E vedi anche:

CLINICA DEL TRAUMA E DELLA DISSOCIAZIONE di Philip M. Bromberg
... Nel corso della sua lunga esperienza clinica, Bromberg ha messo in evidenza il ruolo centrale svolto dal trauma nei disturbi della personalità visti come espressione di rigide difese dissociative erette allo scopo sia di impedire l'esperienza interna del trauma sia di mantenere il mondo esterno sotto controllo, evitando il pericolo della ritraumatizzazione. L'autore è giunto così a sviluppare una prospettiva clinica basata sul ruolo della dissociazione nel funzionamento sia normale sia patologico, e sulle sue implicazioni per la relazione terapeutica. La mente e il funzionamento mentale, dice Bromberg, si fondano su una configurazione complessa di stati mutevoli di consapevolezza, ognuno con una propria realtà soggettiva, mantenuti in interazione dinamica da processi di tipo dissociativo. La salute risiede quindi non solo nell'integrazione, ma nella capacità di "restare negli spazi" tra realtà differenti senza perderne alcuna, di sentirsi "uno in molti".

Ogni essere umano e ogni sua attività non sono infatti monolitici: ogni vera esistenza attraversa sì molti cambiamenti episodici, ma per raggiungere la propria pienezza deve aver assecondato ben definite fasi, attraversato cioè normali, predisposte vie e modi di cambiamento in sequenze biologicamente determinate, secondo un ritmo di sviluppi fisiologici (al plurale) modulati sia nei tempi sia nelle modalità.
Comunque le ovvie difficoltà di COMUNICAZIONE - nel senso etimologico di "avere in comune" - non possono prescindere dai differenti punti di vista di ciascuno e quindi dai differenti significati di apparentemente uguali linguaggi: ben vengano quindi le aperte polemiche per permettere di capire e correggere o almeno DISCUTERE termini in apparenza identici ma che invece spalancano "traduzioni" discordanti su scenari antitetici. 
Come già esplicitato in altri file/capitoli, occuparsi di argomenti quali quelli dei bambini e della vita domestica non riguarda certamente solo fatti "piccini, insignificanti, estremamente privati" e soprattutto privi di conseguenze: 

  1. si tratta proprio al contrario di un approccio incentrato su di un massimo di robusta CONCRETEZZA;
  2. si tratta di assecondare un intento polemizzante contro gracili, "fumose" ipotesi teoriche; 
  3. contro inconsistenti "mode" e dettami usciti dal cervello di non si sa chi;
  4. contro descrizioni "episodiche", sentimentaloidi, generalizzanti a vuoto, capaci soltanto di impedire ogni riconoscimento di veri collegamenti "concreti" di causa-effetto;
  5. contro modi di pensare in fondo così poco realistici e precari da divenire essi stessi spesso causa di perfin dirette violenze;
  6. contro il disprezzo e la sconfessione della MEMORIA 
  7. in favore della completezza dell'ESSERE a QUATTRO dimensioni: anche in quella del tempo e non solo nelle tre dello spazio.

"Disturbante da nascondere" e "meccanismi di difesa"

Televideo 04/07/2007 02:40
Brutti ricordi addio, grazie a pillola
Arriva la pillola dell'amnesia selettiva.Lo hanno annunciato scienziati del McGill University di Montreal e dell' Harvard University di Boston, che hanno condotto la ricerca in parallelo. Il farmaco causa alcune reazioni chimiche nel cervello cancellando i brutti ricordi. Secondo i ricercatori, per cancellare il ricordo di un trauma l'effetto della "pillola" va coadiuvato con una terapia psichiatrica. Se il farmaco viene preso solo nel momento in cui si ricorda qualcosa di spiacevole,il brutto ricordo viene solo affievolito.

Ben frequenti - e spesso comunque ben molesti - sono i casi dei grossi vuoti di memoria in cui è stato "ricacciato" (ripeto: incosapevolmente!) qualcosa di disturbante. Può capitare come situazione occasionale per chiunque (chiamata popolarmente "lapsus" o ufficialmente "dissociazione" nel fondamentale testo DSM-IV, pag. 526 e seg.); ma non si tratta ad ogni modo mai di un problema di età o di distanza nel tempo: i vecchi ricordano meglio le esperienze remotissime che quelle recenti, mentre è dimostrata la possibilità che ci si possa ricordare di esperienze persin prenatali (vedi Nota). Infatti questo oblio non è né un difetto né una debolezza: anzi è qualcosa come una - seppur inconscia, deliberata, e, se duratura, estenuante e interminabile - censura che attinge, sprecandole, alle energie soprattutto della sfera sessuale, e per di più trascina seco conseguenze a valanga, sia come impoverimento che come rischio. Le EMOZIONI, questi strumenti di adesione alla vita, queste fonti di energia che conducono verso la partecipazione consapevole e su cui vengono a costruirsi quelle ESPERIENZE arricchenti che stanno all'origine della saggezza, diventano invece un esplosivo  conglomerato di emozioni inconsce in frantumi deteriorati fuori di ogni controllo. Anzi in ogni momento ad ogni esperienza soggettivamente risvegliante antichi traumi, il rimosso (per usare la terminologia di Freud) tende ad esplodere: devasta la persona nel suo insieme, fisico e mentale, spesso anche trascinando con sè familiari e persino vicini o colleghi. Queste emozioni non sviluppate e rinchiuse inevitabilmente si esprimono in una cecità ai veri rapporti, in un'intrecciarsi di solitudini interiori, in cui caricature di rapporti solo fantasticati si annodano come "legami" (nodi), che a loro volta si stringono sempre più in progressiva ostilità, in aggravamenti che a valanga sempre peggio cortocircuitano su se stesse mente e sensibilità, chiuse all'esperienza. (Il libro di Ronald Laing Nodi - con una serie di esempi, espressi in forma scherzosa e proprio per questo, efficacissima - illumina i coinvolgimenti fasulli che accentuano le solitudini interiori: descrive in scherzosi dialoghi quelle assurde, e purtroppo così frequenti, incomprensioni, se non fraintendimenti che vengono ad innescarsi su arbitrariamente credute "altruistiche" identificazioni-proiettive.)
L'affetto vero non può mai essere "troppo": favorisce la nutrizione, l'assimilazione, la crescita; e favorisce anche parallelamente i loro sublimati: l'apertura verso l'esterno, la partecipazione emotiva, la "propria" affettività, ed anche il proprio pensiero, la curiosità, la "creatività", la voglia di provare, sentire~partecipare, fare.
Ma esiste anche un affetto "falso" che in modo fastidioso si intromette nell'altrui esistenza persino contrabbandando per "affetto" l'interferire con le funzioni fisiche altrui; un presunto "affetto" che chiede "gratirudine" ed invece diviene fonte di interiori equivoci colpevolizzanti aumentando anche il potenziale di aggressività distruttiva nel soggetto e in chi lo circonda, in un vortice di maggiore ansia e maggiore distruttività, causa di malanni fisici e di veri pericoli (vedi -  magari terribili -  incidenti come le stragi del sabato sera).
SFIDE FOLLI IN CITTA A DUECENTO ALL'ORA
CRONACHE: Due o tre alla volta, Dipenda da wuanto è larga la strada
 intervista a un "pilota")
 c’è chi si fa un sacco di soldi ma l’unica cosa che conta è l’adrenalina... C’è bisogno di un rettilineo per portare la macchiana alla massima velocità, bastano tre o quattro chilomentri, ma più è lungo meglio è...
Quante sono le macchine che partecipano?

Di solito sono un centinaio. Qualche volta di meno, spesso di più.
Come funzionano le gare?
Ci si guarda e ci si sfida. Due o quattro per volta a seconda della larghezza della strada.
tolleranza zero

TOLLERANZA ZERO
Corpi mutilati e auto distrutte
Spot choc contro le stragi
Infatti neppure si può vivere bene e prosperare se l'affettività non viene affiancata da aumenti proporzionali di spazio utilizzabile a disposizione: e se le energie ristrette e bloccate possono esplodere per reazione ad una noia "mortale" potenzialmente mortifera, possono anche implodere trasformate in paralizzanti paure. Ma pur nelle migliori situazioni ogni allargamento di "aperture" riapre grossi varchi di  di maggior partecipazione: da cui maggior reattività anche neurovegetativa, maggiore vulnerabilità emotiva, rischio accresciuto di più diversificate sofferenze e preoccupazioni anche per la comparsa di emozioni nuove come la dignità, l'indignazione e la prudente lungimiranza.
(Come magari disse anche Platone nel
Libro Settimo de La Repubblica
Un individuo con qualità piú elevate ha maggiori bisogni per essere felice, è probabilmente capace di più acute sofferenze, ed è certo più sensibile ad esse per molti aspetti, di un individuo con qualità inferiori... Chiunque supponga che questa preferenza abbia luogo mediante un sacrificio della felicità - che l’essere superiore in uguali circostanze non è piú felice dell’inferiore - confonde i due concetti completamente diversi di felicità e di soddisfazione.
Ma - come non si legge certo ne La Repubblica di Platone - se tutto ciò potrà realizzarsi e valorizzarsi avverrà però solo per espansioni graduali e successive e per mezzo di un parallelo e graduale irrobustimento dell'Io, tramite esperienze calibrate da costanti precauzioni.

"Paura" crede di raggiungere la salvezza costruendo barricate: e così restringe spazi, conoscenza, rapporti e consapevolezza... e continua ad ampliare invece sempre rinnovati motivi di trepidazione e di bisogno di dipendenza.

copyright Pucci Violi

Va quindi puntualizzato che un qualcosa di disturbante da nascondere può sia riguardare esperienze "esterne", cioè fatti dolorosi accaduti, sia altrettanto insopportate "esperienze" interne: cioè emozioni inaccettate in quanto troppo in contraddizione con altre emozioni; con altre possibilità dell'esistenza; con una visione unitaria ma ristretta della propria individualità; con conflitti insormontabili tra gli affetti e se stessi; con il bisogno di appartenenza in contraddizione con passate - o prospettabili - situazioni e possibilità proprie; in contraddizione tra progetti di attuabilità incerta e voglia passiva e dipendente di delegare ad altri il soddisfacimento dei propri desideri; tra ambizione e evitamento dell'insuccesso... e così via. 
Lo sviluppo è vario, discontinuo  e tanto più vario e discontinuo quanto più è preparatorio ad una vita varia, ricca, piena, "potente" (cioè in possesso di varie, ricche, piene "possibilità"): solo un'attività varia, discontinua, modificabile, abbandonabile senza conseguenze, fine a se stessa come è appunto il gioco, il vero gioco non inquinato dalle pretese, dalle pressioni adulte può permettere questi allargamenti di orizzonti e questi aumenti di possibilità, ma esistono altre vie in cui queste discontinuità diventano patologiche.

 Eccoci dunque all’ultimo post sulla storia di Regina. Comprendo quanto la tematica sia molto difficile, ma spero siate arrivati fino a qui.E vorrei concludere con alcune speranze. Spero che, quando sentirete parlare di pedo-pornografia, prima di scagliarsi sui fruitori di questo squallido materiale, ci si chieda chi sono le piccole vittime che vi si trovano filmate. Da dove arrivano e che fine fanno. Spero, alla luce della testimonianza di Regina (e non solo, ma qui mi sono limitato a lei), che si comprenda che esistono abusi che vanno ben oltre l’ambito familiare o l’idea del pedofilo come "predatore solitario" (in quest’ottica a cosa serve strillare alla castrazione chimica?). Spero che si creda che le organizzazioni pedofile esistono non solo in paesi lontani come la Thailandia, terra di turismo sessuale. Perché le organizzazioni di piccoli schiavi esistono. Anche nella nostra ricca e civile Europa, anche nel nostro paese. In modo silenzioso, continuano ad esistere sotto ai nostri occhi veri e propri campi di concentramento, vere e proprie vittime di campi di concentramento. E spero inoltre che queste poche parole sulla storia Regina possano essere sufficienti per instillare il dubbio che forse questi tipi di abusi non hanno a che fare solo con le perversioni sessuali. Del resto è una constatazioni che anche in Italia esistono, oggi!, in tempo di pace, migliaia di persone affette da DID, disturbo delle personalità multiple, che sopraggiunge in casi di sistematici abusi sessuali che sconfinano nella tortura, proprio quella tortura che non è contemplata nella nostra legislatura. Così, come credo all’Olocausto e all’orrore del nazismo, alla violenza dell’uomo sull’uomo, alle torture che avvengono nei territori di guerra e nelle prigioni, allo stesso modo credo alla storia di orrore narrata da Regina e dalle altre ex-vittime.
Spero davvero di non essere solo. Spero davvero di non lasciarla sola. Di non lasciarli soli.
Morton PrinceDall'ottundimento e/o dall'oblio si può non giungere comunque alla completa passiva "pazzia": esistono anche veramente casi in cui si arriva alle - attive - personalità sdoppiate o multiple: persone il cui corpo autentico viene addirittura "dimenticato", che di momento in momento si "credono" un'altra (o altre) persone e si comportano di conseguenza. Sono situazioni reali e non di fantascienza, riscontrabili ovunque e non soltanto in America: probabilmente non dovute ad eventuali cause intrinseche o in consequenza di semplici "traumi", ma create invece artificialmente. Sistemi psicologici abusanti (sia tecnologici che scientificamente "psicologici") possono attuare un annullamento della volontà e una "frammentazione della memoria", fino alla "costruzione" intenzionale di multipli (MPD / DID: da non confondersi con la ben differente schizofrenia): e questo in vista anche di sfruttabili finalità. E' probabile che per lo più questi sdoppiamenti derivino da queste cause "artificiali", ma non è certo questa la sede per parlarne: molto dimostrativo dal lato descrittivo è ad ogni modo il libro di F.Rheta Schreiber Sybil  in cui si descrive un caso paradigmatico di personalità multiple. (Ne esisteva anche una traduzione in italiano ora introvabile, ne fu tratto anche un film (Sybil (1976) (TV regia Daniel Petrie, attori: Sally Field come Sybil Dorsett, Joanne Woodward come Dr. Cornelia Wilbur), anch'esso tradotto in italiano e anch'esso subito sparito dalla circolazione). In Morning Come Quickly chiede e si chiede Wanda Karriker:
Where are they now? [= Dove sono adesso? ]
Ed ecco un commento recente da parte di un amico riguardante una di questi sopravvissuti, poi accertata esser stata una "personalità multipla" 
- mi sembrava di aver a che fare con una "cooperativa" non con "una" persona.

Perché agenti segreti, spie, informatori, assassini... "costruiti" per mezzo del lavaggio del cervello funzionano meglio dei consapevoli, stipendiati agenti segreti / spie?
(vedi: questa segnalazione ripetuta in Imbroglio è il contrario di sviluppo:

Vedi la completa testimonianze di PRIMA MANO e bibliografie internazionali:
Up-to-date Dossiers di Gli Abusi mentali, fisici e tecnologici NON sono Fantascienza / It's Abuse NOT Science fiction

Una pregnante testimonianza italiana

Per la sua importanza documentale, questa testimonianza viene parzialmente ripetuta anche in questo file/capitolo. Per chi volesse conoscerla completa e seguirne i succesivi aggiornamenti la può trovare nel file Testimonianze e dubbi di un altro sito: si tratta degli ultimi aggiornamenti ora presente nel relativo libro Up-to-date Dossiers.
Associazioni libere dall'analisi di un sogno - qui non trascritto, ma presente in forma autentica nel dossier cartaceo - del  27  agosto  2005.

.... Le chiedo cos’ha contro di me, dato che non ci conosciamo e lei facendo una smorfia mi risponde così :
”Il tuo appartamento è in un caos indicibile, come fai a tenerlo così?
E poi mi dai l’impressione di essere una persona falsa…”

*Ho sempre pensato che tutto ciò che mi è accaduto fosse colpa mia. Non ero mai abbastanza, sempre troppo poco, inadeguata in ogni situazione e in ogni momento. Poco intelligente, poco simpatica, poco carina e riuscivo ad arrivare sempre in ritardo su tutto… ma alla Base (*) e altrove, riuscivo ad essere efficace, avendo la sensazione e  a  volte la certezza, di esistere, perchè qualcuno si era accorto di me ed io mi sentivo a casa, un alloggio disordinato, caotico, pieno di sangue, di fiori, di aria grigia e  pesante dove ogni tanto un raggio di sole arrivava e c’era un letto con una bella coperta colorata e vicino un piccolo comodino ed il bagno in camera. Avevo tanti libri, alcuni di studio, altri di lettura, perchè il cervello andava tenuto in costante allenamento. Giochi di guerra su un tavolo per allenare il cervello ad organizzare e ad agire quasi simultaneamente. Era strepitoso come mi riuscivano facili e allora pensavo che non dovevo essere così stupida e inutile come immaginavo; ma allora perchè alla fine nessuno mi amava, anche qui  dove faccio molto bene ciò che mi chiedono, mi accorgo che l’affetto non  c’è ed ho la spiacevole sensazione di confondere le cose, di vedere e non capire, di non sapere nulla in realtà, se non quello di ‘’sembrare’’ di sapere e non è la stessa cosa!
- Perchè non vieni a prendermi papà?
- Perchè non ti accorgi che non sto bene?
- Portami via, ti prego.
La mia cella, il mio alloggio è tutto quello che ho, oltre a tanti scheletri nell’armadio…
‘’Abbiamo grandi progetti per te,ma devi fidarti di noi che siamo diventati la tua famiglia. Ti educheremo, ti alleneremo, ti alimenteremo, diventerai ciò che vuoi e noi saremo sempre con te’’.
A volte mi rannicchiavo sul letto e dondolandomi pensavo che tutto prima o poi ha una fine, basta avere pazienza e saper aspettare, pensavo anche che tutto sommato mi piaceva stare da sola… oppure mi  hanno detto che la solitudine dà forza..? Parlavo con il comodino e gli raccontavo i fatti miei e lui a volte mi rispondeva, sorridendo, che andava tutto bene.
Ma chi pensava cosa? Era il mio cervello o erano tanti cervelli che si parlavano fra di loro interferendo uno con l’altro?
IO  DOVE SONO???
Che confusione…. qualcuno vuole parlare con me,ma non sono in casa, o meglio, ci sono, chissà in quale stanza e allora subentra qualcun altro ed io lo sento che la mia testa è abitata da tanti  cervelli, ma che stando in una piccola stanza si danno noia a vicenda. Mi chiedono di fare qualcosa, io non voglio, così lo chiedono a qualcuno d’altro e l’altro credo che lo faccia perchè  mi sveglio altrove senza memoria. Succede spesso, mi sveglio per un attimo, vedo del sangue, poi scompaio. Allora io non sono brava,sono quegli altri ad esserlo e usano il mio corpo per spostarsi, per prendere, per fare, sono forse degli spiriti?
Forse ho qualche potere magico… Però questi spiriti sono tutti cattivi mi pare, e poi perchè non si presentano? Loro sanno chi sono io, mi abitano! Certo che nei loro confronti sono in netto svantaggio. Dormo male, mi correggo, TUTTI dormiamo male e digeriamo male. Vorrei mangiare il fritto misto di pesce, IO, ma a qualche ospite il piatto che ho scelto non piace, così mi ritrovo davanti al menù sapendo che non mangerò quello che desidero, ma quello che penso di desiderare o quello che gli abitanti del mio cervello vogliono. Così alla fine, ogni volta che mi trovo a dover decidere, dalla cosa più stupida a quella più importante, vado in confusione, sento che nella mia testa c’è agitazione, tutti vogliono fare a modo loro, ma c’è un solo corpo e stanca aspetto, senza fare proprio nulla. Gli inquilini sono impazienti, bisogna decidere, bisogna agire ed io sento il cuore pulsare sempre più  velocemente, l’angoscia  mi assale, diventi frenetica pur stando ferma, poi tutto tace, i cervelli si placano, hanno capito finalmente che quando decido di non dargli retta  non possono fare altro che aspettare con me. Mi snervano, parlano tra ....di loro, confabulano e cercano di tenermi allo scuro delle loro faccende, vorrei sfrattarli, ma a quanto pare l’operazione è più difficile di quanto sembri. Qualche volta mi sembra di individuare la personalità di uno degli inquilini, è un attimo, appena sente che lo sento si ritira, come una lucertola nella fessura quando la spaventi. Uscite allo scoperto vigliacchi di cervelli bacati!!! Penso di avere iniziato ad ospitare altri cervelli nel mio all’età di tre anni.
(*)Base": Base militare di addestramento.

Continuazione: sogno e commenti del 22 novembre 2005:

Sono investita da una pioggia di animaletti, sembrano piccoli scorpioni o gamberetti, il loro colore è bianco e sono “croccanti” e duri allo stesso tempo. Accanto a me ci sono altre persone, ma la pioggia bianca animata investe solo me. L’altra scena si svolge in un vivaio dove non entro nella stanza per evitare di essere aggredita dalle cavallette, ma una riesce a penetrare nei miei capelli e si infila dietro la nuca ronzando fastidiosamente, cerco di scacciarla, ma della cavalletta sento solo il ronzio, come se mi fosse entrata nella carne e dall’interno lavorasse provocando un rumore,un continuo zzzzzzzzzzz… Credo di chiamarmi Mike,sono un pilota di caccia. Compaio all’improvviso quando la situazione si fa critica e cerco di prendere in mano la situazione,ne ho le capacità. Ho sangue freddo quanto basta, inseguo il nemico sino a che non scompare definitivamente e irrimediabilmente dal monitor e dal radar. Game Over anche nella realtà. Sono determinato, cocciuto e molto sicuro delle mie forze, ho “ottime capacità logiche”, a quanto si dice è nel mio DNA. Sono cattivo, non è un difetto, in guerra aiuta a concentrarsi meglio, si rende di più e sicuramente mi dà la possibilità di tornare dalla missione intero! Quando piloto sono molto gasato, ma nello stesso tempo calmo e freddo come un Killer. Probabilmente mi piace perchè è una cosa che mi riesce bene.
Mi spiego come mai in questo periodo mi sentivo più uomo che donna!
Ma sono tutti cattivi i miei cervelli! Mi spiego la “rigidità” che prendeil posto delle emozioni, l’indifferenza che ho verso gli altri e l’incapacità di manifestare ciò che provo in azione, es: affetto-abbraccio, disagio-inquietudine, paura-pallore, tristezza-pianto, invece mi capita così: affetto-rigidità, disagio-rigidità, paura-rigidità, tristezza-rigidità. Sia il corpo che la mente smettono di comunicare e subentra l’automa che, tramutata in una antenna umana, aspetta l’ordine di agire, ma se l’ordine non arriva l’automa rimane in stato di all’erta (la prima fase è la rigidità) e poi cambia, subentra uno dei cervelli che “copre”, “maschera” l’automa (come la pioggia di animaletti) proiettando negli altri un'immagine fasulla, ma non estranea. La capacità dei cervelli-automi è quella di “salvarsi la faccia” ogni qualvolta la situazione lo richieda, non bisogna essere necessariamente delle spie, ma dei bravissimi illusionisti sì! Fumo negli occhi! Ieri verso l'ora di pranzo ho avuto una crisi, una furia cieca, scaturita da non so cosa, mi ha fatto diventare una iena. Rabbia, desolazione, impotenza, trappola, emarginazione (obbligata e voluta). Ignoranza, repressione, balocco per i più grandi. Ho pianto, pianto e pianto, poi, di colpo, una calma fredda  e  un certo torpore ha fatto capolino e poco per volta mi sono calmata. Stamattina invece, ho pensato di andare a fare benzina senza  la macchina e di chiedere al benzinaio  "il pieno".  Qualche secondo dopo ho avuto come dei flash, mi spiego: sono io, non sono io, sono io, non sono io, ecc, ecc. La  "non sono io" cambiava completamente i connotati ed il carattere, mentre  "sono io "  ero io, ma parecchio offuscata!?  Mi domando, lecitamente, cosa mi sta succedendo?!!!  Davanti allo specchio ho avuto paura, l'immagine che rifletteva era  "diversa" dall'immagine reale. Non mi riconosco, è come se tra la bambina di tre anni (in cui mi riconosco bene) e la persona che sono ora  sia successo qualcosa che le ha scisse, poi scisse e poi ancora scisse. Ora, per riuscire a mettere insieme i multipli dovrei inglobarli in un'unica  persona, solo che manca il soggetto, il fulcro, manco io. Dove sono? Se la rabbia  fosse scaturita da me? Mi spiego: Insieme ai multipli, da qualche parte ci sono anch'io ed IO sono diventata parte di quei multipli (ovviamente), così mi capita a volte (purtroppo) di emergere come un urlo disperato dal profondo abisso cercando  di aggrapparmi a qualcosa di solido e stabile per non  essere inghiottita di nuovo  dal buio più nero. Non sempre riesco a trovare un buon appiglio, qualcosa che mi dia la spinta a stare in superficie. Mi domando spesso cosa sarei  ora e cosa farei  adesso se  le mie inclinazioni avessero seguito naturalmente il loro corso? Di questo sono molto dispiaciuta. E' difficile per me, in questo momento e periodo, non provare una punta di invidia per chi ha potuto, ed è riuscito ad essere se e fare ciò che più gli riesce meglio, dalla pittura, alla fotografia, ad un impiego qualsiasi. Essere una persona nel mondo e non "qualcosa" che c'è in modo astratto, come sono io, chiusa nella mia stessa testa e sentirmi in trappola e assente allo stesso tempo  - è frustrante . Sono prigioniera dei miei multipli, dei miei cervelli. Devo ricomporre il mio puzzle. Avrei bisogno di un "pieno" di coccole, un  "pieno" di auto stima, un "pieno" di energia e di vita e di un bombolone alla crema (questo è il più facile di tutti da ottenere), accompagnato da un buon cappuccino chiaro e bollente (anche d'estate).
Commenti successivi - 13/06 /2006:
Oggi sono in fase “addormentata“ , il complesso di  inferiorità è particolarmente sentito e pensare di essere stata addestrata ad essere un “giocattolo sessuale“ non aiuta certo a diminuirlo, semmai il contrario. Rabbia?  Direi di no, frustrazione e sbandamento si....  I contrari. Una vita fatta di “normalità“, contro una vita “fuori dalla norma“, una sotto vita o una vita sopra le righe. Bambini che non fanno i bambini , bambini trasformati in “animaletti“ da combattimento oppure in cavie da laboratorio. Bambini svuotati della loro personalità e riempiti di altri pensieri, di altre storie, di altri cervelli. Sono pensieri di guerra e storie di morte ed ai pensieri seguono le azioni e nascono le storie, “storie“ che non si possono narrare per paura di non essere creduti, di passare per bugiardi. Gli adulti sanno essere molto spietati, ma  se diamo ad un bambino solo e disperato una ragione di vita e lo convinciamo che “si può fare“ … "tutto si può,basta volerlo“ … Lo carichiamo di odio e di grande fiducia in se stesso, basta dirglielo con un tono gentile e accomodante, mentre lo picchiamo selvaggiamente utilizzando mani e piedi … La fiducia in se stesso verrà dal fatto di essere sopravvissuto e che niente e nessuno potrà mai ferirlo, ucciderlo … E’ chiaro che il bambino si è trasformato in qualcosa d’altro, ed è quel qualcos’altro che deve farci riflettere e preoccupare.

Nel file/capitolo Imbroglio è il contrario di sviluppo di questo sito si trova in forma più ampia (in forma completa in vari file di un altro sito: vedi ESPERIMENTI SU BAMBINE/I) questa testimonianza  DIRETTA e in continuo aggiornamento:  qui ne vengono - e ne verranno - aggiunti i paragrafi particolarmente significativi.
Un aggiornamento - firmato con un nome differente da quello anagrafico ad indicare la "personalità" autenticamente multipla - rivela il perché questa persona molto spesso si presenta in un modo, con un abbigliamento e con un linguaggio verbale e comportamentale ben diverso da quanto - come origine, formazione, ambiente  - sarebbe stato logico aspettarsi. (Ed a questo va aggiunto un particolare piuttosto singolare: un udito straordinario.)
Ed ecco il "come" del commento di un amico del periodo dell'adolescenza:
- mi sembrava di aver a che fare con una "cooperativa" non con "una" persona.

     
Chiedo che nessuno si intrometta tra ciò che ero e ciò che sono. Adesso non sono io, chi scrive è una persona dalla mentalità scientifica e metodica, sadica. Il suo compito è individuare e neutralizzare le spie con ogni mezzo. Dopo averle individuate entra nel loro mondo, parla come loro, si veste come loro, frequenta gli stessi ambienti. E' una persona affascinante e affabile, caratteristiche che gli servono per avvicinare le vittime e diventarne amico. Fiducia prima di ogni cosa. L'insetto rimane impigliato nella ragnatela del ragno pescatore. Conquistata la fiducia si porta il soggetto a scoprirsi con domande tranello o semplicemente lasciandolo parlare, facendogli credere di essere dalla sua parte. Un gioco da ragazzi !!! Bisogna fare in modo che il soggetto non vada mai fuori tema e qual'ora dovesse accadere, lo si indirizza delicatamente. La gentilezza in questi casi è fondamentale. La voce è un'arma letale. Dopo aver appurato che il soggetto è una spia, si passa all'azione vera e propria. La tortura viene utilizzata nei casi dubbi, mentre la " soluzione definitiva " nei casi certi. Risolto il problema si passa al depistaggio, lasciando solo le tracce utili. Terminato si ritorna alla base e la vita prosegue come se nulla fosse accaduto.
Eppure all'esterno non trapelava che ben poco. Eppure almeno alcuni di questi bambini per determinati periodi conducevano anche una vita in apparenza "come gli altri". Ma non veramente "come gli altri", poiché NULLA doveva trapelare di quanto nella loro altra "vita" accadeva: e così - ancor ora nel ricordo - per un altro "sopravvissuto"  veri terribili incubi non erano le interrogazioni "tecnologiche", ma i "temi liberi" ed ancor più le interrogazioni di Storia.
Pensieri sparsi:
Ho sognato [il gatto] Pino , credo che sia morto. In vita l'ho trattato malissimo, eppure in sogno era contento di vedermi (la forza dei sensi di colpa !).
Alla base molte volte ero in disaccordo con quello che facevo e quello che dicevano le persone a cui la mia vita dipendeva. Sapevo che seppur in disaccordo a loro non interessava certo il mio punto di vista e dal canto mio facevo di tutto per non soccombere. Era un tira e molla continuo, coscienza contro sopravvivenza. Colpire per non perire.
Forse il fatto di non avere stretto amicizia con gli altri bambini mi  ha protetta dalla responsabilità pesante che venissero fatti fuiri a causa mia. Vigliaccheria? Può darsi. Non ricordo di averci neppure provato a stringere dei rapporti con loro, tanto a che sarebbe servito? Nessuno sapeva che cosa ne sarebbe stato di noi, per quanto mi riguarda eravamo dei morti viventi.

Eppure sentivo quei bambini vicinissimo a me e quando mi rendevo conto che qualcuno di loro mancava all' appello e che non lo avrei più rivisto, la disperazione più nera e l' ansia incombevano su di me per poi ricadermi addosso come un grosso masso. In fondo a pensarci bene non c'era bisogno di essere amici, bastava uno sguardo e capivamo chi sarebbe passato e chi no ... Eravamo tutti nella stessa situazione di pericolo.
Pensavo alle interrogazioni scolastiche: studiavo , eppure quando mi trovavo alla cattedra mi assaliva un'ansia tale che dimenticavo tutto e non riuscivo ad emettere nessun suono. Il terrore puro. Quando poi l'argomento riguardava la tecnologia (computer), il cuore iniziava a battere all'impazzata e avevo delle vampate di caldo tali da respirare a fatica.
Tutte cose che provavo all'interno, mentre esternamente parevo tranquilla.
Avevo paura di imparare. Imparare per me equivaleva a togliere la vita, ad uccidere. La matematica , la fisica e la chimica avrebbero potuto "insegnarmi" in maniera subdola, attraverso segni o simboli che sarei riuscita a codificare solo io, ad eliminare senza lasciare traccia o indizi ... Pazzia? Disperazione.
Vedevo gli altri andare avanti, mentre io non riuscivo a spiegarmi i continui blocchi mentali e fisici e restavo indietro.
Tutto mi era estraneo e tremendamente spaventoso. IO ero altro da ME.
Sogno e considerazioni del 28 ottobre 2007:
Una bimba appoggia la testa sul mio seno, una, due, tre volte e poi improvvisamente si stacca e guardandomi dritta negli occhi con aria di chi sa quello che sta facendo, mi dice: "comunque non mi piaceva il tuo accarezzarmi la testa ...".
Già, io ero in piedi e la abbracciavo e nel mentre le accarezzavo la piccola testa. Ci sono rimasta male non tanto per ciò che mi aveva detto, ma per lo sguardo furbo e cattivo rivoltomi ... infido, mi stava studiando e pareva avesse capito chi si trovava davanti. ... La bimba sicuramente ero io, forse una personalità. Aveva uno sguardo che metteva a disagio e scrutava, scrutava ... Ricostruire, ricostruire, cercare di ricordare. Mi sono chiesta più volte come mi vivono le persone che mi conoscono e quelle che mi hanno conosciuta. .. Sono stanca e scoraggiata, ogni volta che vedo delle possibilità, qualcosa o qualcuno mi mette i bastoni tra le ruote e mi sembra di ritornare indietro e devo fare un enorme sforzo per rimotivarmi. Dal collegio in poi mi sono stati RUBATI i miei no, i miei NON HO VOGLIA, i miei PENSIERI PRIVATI, i miei affetti e le mie QUALITA' che hanno trasformato in armi non convenzionali e mortali. Sono stata rivoltata come un calzino e TRASFORMATA in animale da combattimento. Da BAMBINA sono stata "cambiata" in un essere a me del tutto sconosciuto. Un corpo solo con 100 teste ed ognuna di esse ha volontà, pensieri e atti propri e tra di loro NON SI CONOSCONO !!!  Avete idea della confusione che crea tutto ciò?!! IO DOVE SONO? ESISTO ANCORA O SONO STATA DEL TUTTO CANCELLATA? IO NON SONO UN DEMONE, NON NASCO DEMONE.
Sono stanca, molto stanca. La verità per me è un fatto di PANCIA! In fondo è da lì che la mia ribellione è partita e forse la bambina del sogno E' LA VERITA' IN PERSONA che si accorge che la mia "dolcezza" è fasulla, mi fa sapere che lei sa, mi critica, mi dice esplicitamente di smetterla di essere mite, docile e lo sguardo che usa è sincero ed è il mio quando SENTO che L'altro subentra ed assume il controllo del mio essere INTERO (corpo e mente). Sono io la fasulla e non la bambina, perchè io sono il risultato di continue manipolazioni. La bambina è rimasta tale, come lo è la verità ed i fatti, bisogna assolutamente liberarla dalle sovra strutture in cui è stata imprigionata e che a distanza di tempo sono diventate macerie. Spero di riuscire a ritrovarmi. Lo spero sinceramente.

E d'altra parte: come distinguere testimonianze di "fatti" da elucubrazioni mafari ossessive se non deliranti? Ecco una CONCRETA e PERSONALE innoppugnabile risposta a questa domanda da parte di chi davvero conosce bene il vissuto e il ri-vissuto di entrambe queste due possibilità tramite un'altra testimonianz spontanea della stessa
testimone ITALIANA:
 Sono contenta di essere riuscita a scriverle queste poche righe. Lei sa che mi piace mettere i puntini sulle i sino alla nausea. La chiarezza, la verità sopra ogni cosa, soprattutto sulle cose davvero importanti.

22.12.2008
L’angoscia mi attanaglia. In casa mi muovo con il cellulare in mano, lo porto ovunque, anche in bagno. Sono in attesa …  ??? Altra cosa che stamattina ho dimenticato di dirle : nei confronti dei bambini, di qualsiasi età (escluso gli adolescenti), ho dei timori reverenziali. La paura più marcata è quella di fargli involontariamente del male, così, mi rendo conto, di non potere essere nei loro confronti, spontanea, ma sempre in allerta, pronta a ricacciare indietro chiunque tenti, utilizzando il mio corpo, di fargli del male. Penso di potere dire, che, nonostante tutto ciò che mi hanno fatto c’è sempre stata una parte di me, sana, inviolata, forse proprio l’istinto, se vogliamo dare il nome alle cose, che mi ha protetta e consigliata. La natura (la mia) superava, a volte, le personalità e non c’era verso di farmi fare niente in quei momenti, allora botte da orbi, tante, utilizzando pugni e calci, pizzicotti dolorosissimi, sputi e urina, sino ad arrivare alla violenza fisica, allo stupro. Il tutto infarcito con voci melliflue e carezze affettate.
Come le dicevo stamattina al telefono, non mi si deve toccare, altrimenti mi trasformo e chissà in cosa … in chi… ? Ho paura. In passato ne avevo davvero tanta, eppure, quando potevo, ripensavo, rimuginavo sulla situazione appena vissuta cercando il modo di “ correggerla “, trovare una “ falla “, alfine di poter aiutare qualche bambino a scappare, nascondersi e chiedere aiuto. Ci pensavo continuamente, fotogramma per fotogramma, per trovare una via di fuga che in quel momento, purtroppo mi era sfuggita. Era desolante, scoprire ogni volta che la possibilità non esisteva, neppure minuscola, mi tormentavo, notti insonni passate a ragionarci su, senza trovare la ben che minima fessura in una rete finissima e impossibile da spezzare. Continuavo a dirmi: “Da qualche parte ci deve essere un errore, uno sbaglio di valutazione, un punto scoperto“. Niente. Frustrante. Vedere morire davanti ai propri occhi un mare, un oceano di bambini e non potere fare niente, annienta ogni pensiero, ogni azione, ogni ragionamento. Sentire il tuo istinto che ti spinge violentemente verso quei bambini, per dargli una mano e il sapere  di non potere fare nulla … ancora oggi non riesco a darmene pace. Un Oceano di corpicini senza vita incombe sulla mia testa. L’istinto mi urlava: “Agisci“, la ragione invece “stai ferma dove sei, altrimenti muori“. L’urlo del mio istinto mi angoscia, la fievole voce della ragione o del buon senso, invece no. Il cibo non mi va, bevo si, purchè siano liquidi. Mi viene la nausea solo a pensare di dover mangiare, lo stomaco è chiuso. Credo sia in lutto.
Sono contenta di essere riuscita a scriverle queste poche righe. Lei sa che mi piace mettere i puntini sulle i sino alla nausea. La chiarezza, la verità sopra ogni cosa, soprattutto sulle cose davvero importanti.

Resilienza e RECUPERO

scritto il 21 marzo 2009 (da notare: non è altro che la CONTINUAZIONE - graduale e coerente - di quanto scritto nel paragrafo testimonianza ITALIANA che è presente con altre testimonianze ancor più crude nell'intero file ESPERIMENTI SU BAMBINE/I)

Riflettevo sulla domanda: sono intelligente?
La domanda giusta, in realtà, avrebbe dovuto essere questa:
Chi vede adesso? Mi vede? Mi riconosce? Sono IO.
L' intelligenza è per me, non una personalità, ma qualcosa che mi appartiene da sempre, come un pensiero personale, un' opinione, un disegno, un ricordo che per anni sono stati sepolti da altro e altro ancora. Adesso quel modo di sentire e vedere la realtà è di nuovo con me, pulito, rispolverato: è vivo, lucido, pressante, pulsa... Rivedo le distanze, risento le persone, riguardo gli spazi ampi, rivedo le possibilità e tutto ciò mi era mancato...e tanto!!!  Il pensiero libero...la fantasia... tutte cose che posso ripermettermi di FARE!!!  E  disfare  a mio piacimento. Non si smette mai di imparare, ne di ripassare.


Ho scoperto che anche il ripasso è fondamentale. In fondo, quando ricordiamo, ripassiamo, ripercorriamo, ritorniamo.

"Rivissuti",  "cervello viscerale", consapevolezze precocissime...

Base portante della grande SCOPERTA, del grande ragalo datoci da Freud - la PSICANALISIEQUIPARARE la cura dei pazienti sofferenti per accadimenti traumatizzanti a quella destinata a chi è danneggiato da conflitti interni irrisolti (vedi l'antitesi: "imbroglio/sviluppo" al lemma 2327 del Dizionario dei sinonimi e contrari), e/o da emozioni soggettivamente inaccettabili. Proprio questo riconquistato RISPETTO per entrambe le situazioni ha permesso un così enorme progresso nella teoria e nella pratica. E da allora non solo offre una così valida possibilità agli psichiatri di ottenere vere guarigioni, ma propone anche più precise possibilità di cura alla medicina nel suo insieme, oltre che garantire continui apporti concreti al generale bagaglio della SCIENZA tutta.
Stanfort University

Serie ricerche scientificamente corrette
basi biologiche delle memorie represse: vedine i links e un estratto in Consciusness and memory.


Roma, 10 set. (Adnkronos Salute) - E' la scusa perfetta per chiedere un altro drink. Alzare il gomito, come suggerisce un antico adagio, aiuta a dimenticare. E nel migliore dei modi. Stando alla ricerca della Sussex University, infatti, l'alcol spazza via dai recessi della memoria solo i cattivi ricordi, preservando quelli buoni. Una scoperta, suggerisce Theodora Duka, ricercatrice a capo dello studio, che potrebbe aiutarci a comprendere meglio i meccanismi della dipendenza da alcol.
 ... Alle lunghe troppo alcol danneggia in maniera permanente la capacità mnemonica del cervello, avvertono i ricercatori che lanciano l'allarme nei confronti dei giovani accaniti binge-drinker, cioè tra quanti si sbronzano pesantemente e regolarmente, specie nei fine settimana. Per questi ragazzi ai possibili danni cerebrali si aggiungono poi le eventuali e pericolose conseguenze di gesti avventati compiuti sotto l'effetto dell'alcol.


Infatti, anche quando l'oblio è profondo e pesante (e, come spesso accade, "aiutato" da alcool o da droghe, se non autorizzato da farmaci e metodi come l'elettroshock - e non solo), in ogni momento possono comparire subitanei violenti sprazzi di vivide memorie.
Marcel Proust ha scritto su questa base la sua opera principale Alla ricerca del tempo perduto, ma sprazzi di consapevolezza efficacemente chiamati flash-backs o rivissuti (vedi appunto il testo del Brutto sogno ricorrente) possono spontaneamente diradare l'ottundimento, o farsi largo al cedere dello sforzo della censura. (Un esauriente articolo di Lorenza Foschini nel numero 424 del 26 giugno 2004 della rivista Specchio - Quant'è chic ammalarsi di "proustite" - prospetta ampi scorci su questa "scoperta" e sui suoi entusiasti seguaci). Ne sono stati tratti alcuni film da singole parti, ma chi non avesse voglia di leggere i dodici volumi della Ricerca di Proust, ma solo accontentarsi delle esemplificazioni del concetto di "autobiogafia emozionale" può ritrovare esaltata la "grande scoperta" con i suoi "moduli della memoria involontaria" nel film Le intermittenze del cuore.

Memorie ritrovate e memorie da perdere...
... questa creatura firmata da Kaufman e dal genietto dei videoclip pop Michel Gondry merita di essere vista con una mente immacolata. Eternal Sunshine of the Spotless Mind è il vero titolo del film che in Italia è disgraziatamente distribuito come Se mi lasci ti cancello. Eternal Sunshine of the Spotless Mind è la storia di un uomo appena uscito dalla relazione più importante della sua vita: Clementine, bella, vitale, vulcanica, se n'è andata sbattendo la porta dopo l'ennesima, stupida lite. Ma la cosa più incomprensibile e dolorosa è che la ragazza sembra non riconoscerlo più. Saranno gli amici a rivelare a Joel la scioccante verità: Clementine si è rivolta al Lacuna Inc., una centro medico che ha brevettato una tecnica rivoluzionaria che permette di liberarsi dei brutti ricordi, e ha fatto cancellare dal propria memoria ogni traccia della loro relazione.
(dal commento di Alessia Starace)
la ricerca del tempo perduto
Marcel Proust ha scritto su questa base la sua opera principale Alla ricerca del tempo perduto
L'articolo - Quant'è chic ammalarsi di "proustite - prospetta ampi scorci su questa "scoperta" e sui suoi entusiasti seguaci)
intermittenze del cuore
E' la storia, ambientata fra l'Italia, la Francia e la Svizzera, di un regista che prepara un film sulla vita di Proust commissionatogli da un produttore parigino e che, mentre il lavoro di scrittura procede, rivede alcuni momenti salienti della propria vita secondo i moduli della memoria involontaria, la grande scoperta proustiana. Così, attraverso una serie di libere associazioni (visive, tattili, auditive) riaffiorano alcune esperienze capitali del suo passato: l'abbandono della lotta partigiana per rifugiarsi in un sanatorio durante la guerra, il ripetuto innamoramento per la stessa donna che a distanza di anni non riconosce, il viaggio in Svizzera per farla abortire,... il rapporto col figlio ventenne che gli restituisce l'Immagine della sua giovinezza.)

Regia: Michel Gondry
Interpreti:
Jim Carrey - Joel Barish,
Kate Winslet - Clementine Kruczynski

Joel viene a sapere che la sua ex-ragazza Clementine si è fatta cancellare dalla memoria la loro difficile  relazione, ed è così sconvolto da decidere di subire la stessa operazione. Ma durante l'esecuzione cambia idea e tenta di tutto pur di non eliminare la loro relazione dalla sua mente.



Se mi lasci ti cancello

Titolo originale:  Eternal Sunshine of the Spotless Mind Paese: USA Anno: 2004 Genere: Commedia, Romantico

Infatti mai questo recupero "proustiano" delle "immagini" della propria vita avviene per sforzo di volontà, né per una particolare capacità della mente, e neanche per un qualcosa di "magico" come potrebbe apparire: infatti spesso i flash-backs con i loro vividi RIVISSUTI possono essere accompagnati da genuine, inaspettatate manifestazioni corporee.

Sistema APUD e altri dati scientifici

I veri flash-backs non possono venir attivati nè dall'interessato, nè da interventi esterni, mentre le manifestazioni fisiche sono tanto evidenti e significative da indurre a supporre che questi "rivissuti" siano conservati non nel cervello ma nel sistema nervoso viscerale, nelle cellule nervose del sistema A.P.U.D. (quelle cellule nervose - i paraneuroni - che circondano non solo le pareti esterne dell'intestino ma che probabilmente si trovano in tutti gli ogani e tessuti viscerali, come ad esempio nel più intimo degli organuli chiamati "glomi").

Tutte le cellule del sistema APUD hanno origine dalle creste neurali. Si ascrivono a questo sistema le cellule del sistema GEP (gastro-enterico-pancreatico), le cellule endocrine della mucosa  tracheo bronchiale, delle vie urogenitali, della cute (melanociti), e di strutture endocrine  pluricellulari (cellule parafollicolari della tiroide, cellule della midollare del surrene, cellule principali delle paratiroidi). Antiche osservazioni hanno identificato questi elementi endocrini come cellule argentaffini o enterocromaffini, presenti in tutto l'organismo e produttrici di un gran numero di ormoni e mediatori, tra cui la serotonina (5-HT) e il 5-idrossitriptofano (5-HPT). Già nei primi anni '30 il farmacologo italiano Vittorio Erspamer, ricercatore di fama internazionale,  scoprì la serotonina, da lui chiamata però ENTERAMINA (= amina dell'intestino) aprendo la strada alle ricerche sui neuro-trasmettitori. "Nel 1931 comincia ad occuparsi di cellule cromaffini di tutti i mammiferi e nel '35 isola una sostanza, considerata inizialmente un polifenolo, che nel '37, utilizzando ghiandole cutanee di Discus glossus e ghiandole salivari dei polpi, sarà denominata enteramina che, dopo pochi anni, sarà conosciuta come serotonina, uno dei primi mediatori chimici cerebrali conosciuti. Osservazioni successive hanno dimostrato che le cellule argentaffini hanno la proprietà di assumere precursori delle amine biogene decarbossilandoli. Le cellule endocrine del sistema GEP ed altre cellule dotate di tali proprietà metaboliche, sono state perciò riunite in un sistema endocrino chiamato APUD. Alcuni degli ormoni presenti nelle cellule endocrine del sistema GEP, sono stati anche dimostrati nel sistema nervoso centrale e periferico, dove sono stati localizzati nei pirenofori, nei neuriti, nelle terminazioni assoniche delle terminazioni nervose. Questi dati suggeriscono la possibilità che da un lato esistano correlazioni tra il sistema nervoso centrale e periferico ed il GEP, dall'altro che alcuni ormoni prodotti a livello intestinale [o comunque "somatico", principe fra tutti la "colcistochinina"] possono agire come neurotrasmettitori. (Maggiori e più dettagliate informazioni tecniche si trovano, in inglese, in Consciousness and memory).

NEUROTRASMETTITORE (ingl.: neurotransmitter; fr.: neuromediateur): qualsiasi sostanza implicata direttamente nell'azione di un neurone sulle cellule bersaglio.
In relazione ai neuroni, i neurotrasmettitori possono essere di natura diversa: alcuni neuroni possono agire attraverso differenti neurotrasmettitori. I principali neurotrasmettitori sono sia peptidi (neurotensina, sostanza P, endorfine, encefaline, VIP, colecistochinina, bradichinina, somatostatina, liberina), sia derivati di aminoacidi (serotonina, dopamina, noradrenalina, adrenalina, acetilcolina, acido gammaminobutirrico). Alcuni neurotrasmettitori agiscono come eccitanti (catecolamine, liberine, etc.), altri come inibitori (GABA, encefaline, somatostatine, etc.) delle trasmissioni sinaptiche. Alcuni vengono trasportati lungo le fibre nervose, altri sono formati e distrutti al livello della sinapsi. I neurotrasmettitori si trovano in concentrazione relativamente elevata nelle terminazioni nervose e sono liberati attraverso la depolarizzazione del neurone. Sono generalmente distrutti subito dopo la loro azione.
Il cervello nella pancia - 5-HT4: Questo link potrebbe concretizzarsi anche nell'articolo:
  Neurofisiologia: si emoziona, soffre, gioisce. Insomma, l'intestino è "intelligente".
La scoperta di uno scienziato americano darà anche una svolta ai metodi di cura. ...
che però in sostanza non è disinteressato e "scientifico" in quanto vi vengono presentati... "farmaci nuovi" contro... la stitichezza - da Corriere salute dell'8 luglio 2001.)
Un po' di rispetto per la pancia, per favore. Perche la pancia "sente". Metabolizza emozioni. Smista informazioni. Reagisce alle sollecitazioni dell'ambiente circostante, soffre. E gioisce. Già: nell'intestino vive e opera un secondo cervello. Un computer operoso e sofisticato. costituito da un'intricatissima matassa di neuroni (centinaia di milioni) e di cavi nervosi. Che è capace di governare in piena autonomia le delicate funzioni della complessa macchina digestiva. Parola di Michael D.Gershon, professore di anatomia e biologia cellulare alla Columbia University. Il professor Gershon ha dedicato trent'anni allo studio di questo "cervello enterico" e dei suoi rapporti con quello pensante, riversando in un best seller, dal titolo The Second Brain, - Il secondo cervello - gli intrigantissimi risultati ottenuti. Un neurotrasmettitore, la serotonina, regola umore, sonno, dolore e anche le contrazioni addominali. Il 95 per cento di tutta la serotonina presente nel nostro corpo viene prodotta proprio nel tratto gastrointestinale, da una popolazione di cellule chiamate "enterocromaffini", che rilasciano questa sostanza in seguito a stimoli diversi: tipicamente dopo l'assunzione di cibo.... La serotonina, insomma, è una specie di direttore d'orchestra che manovra le leve del movimento intestinale. Come? La parola a Marcello Tonini, professore ordinario di farmacologia presso il Dipartimento di Scienze Fisiologiche e Farmacologiche dell'Università di Pavia. "Ultimamente", ci dice Tonini, "la ricerca haposto molta attenzione al ruolo della serotonina nella regia dell'attività intestinale".
Che cos'è la serotonina? Una sostanza, dalle molte azioni e presente, guarda un po', in entrambi i nostri cervelli: in quello superiore, è un messaggero chimico coinvolto nel controllo dell'umore, del sonno e della sensibilità al dolore; dabbasso, nell'intestino, mette in moto una progressione di contrazioni e rilassamenti della muscolatura, che sono poi quei movimenti che fanno avanzare il cibo che ingeriamo.

La rivoluzionaria scoperta del cervello addominale: ha nevrosi e domina il "collega" più nobile. In tutte le culture, nei modi di dire, nel senso comune, la pancia è tradizionalmente la sede principale (più del cervello) dei sentimenti e delle emozioni..., Prova sensazioni, pensa e ricorda. E aiuta a prendere decisioni....Al secondo cervello sono affidate le "decisioni viscerali", cioè spontanee e inconsapevoli: ha quindi un ruolo importante nella gioia e nel dolore. Per studiare questo secondo cervello è nata una nuova scienza, la neurogastroenterologia.
Le basi le ha gettate, a metà dell'800, Leopold Auerbach, un neurologo tedesco, che, osservando al microscopio l'intestino notò due strati sottilissimi di cellule nervose tra due strati di muscolo. E scoprì che questa specie di calza a rete avvolge tutto il tratto digerente, fino al retto. Gli stress del passato restano impressi anche nella pancia. Il cervello addominale sarebbe addirittura dotato di memoria che per fissare i ricordi usa le stesse molecole del cervello della testa: gli stress del passato si stampigliano così nel cervello e nell'addome....
Anche il cuore avrebbe una memoria, una memoria maligna, capace di ricordare solo gli eventi spiacevoli: alcuni farmaci, come quelli utilizzati per lo scompenso cardiaco, sono in grado di far perdere la memoria al cuore. "Ma non sappiamo se questo possa essere un bene o un male" dice Peter Schwartz (direttore del dipartimento di cardiologia del policlinico San Matteo di Pavia e titolare della cattedra di cardiologia dell'Ateneo pavese).
(Da stralci dall'articolo del dr. Paolo Danza e tratto dalla rivista scientifico-divulgativa Focus del marzo 2001- Amelia Beltramini). Una spiegazione divulgativa chiarissima e abbastanza precisa si trova nell'articolo de IL TEMPO (sabato 16 ottobre 1999 rubrica SALUTE E BELLEZZA novità dal mondo scientifico IL SECONDO CERVELLOa cura del Dr. Marco Fornaciari) ripreso anche in DUE CERVELLI (di Ferdinando Regina) (e in Due cervelli: nella testa - di sopra - nell'intestino - di sotto - dall'articolo apparso 8 Luglio 2001 nel Corriere Salute)
Micheal Gershon, professore di Anatomia e Biologia Cellulare alla Columbia Univeristy, ha presentato di recente i suoi 30 anni di studio sull’ammasso cellulare di neuroni e nervi situati nell’intestino e chiamato per la sua attività ILSECONDO CERVELLO, o CERVELLO ENTERICO (non pensante). Queste definizioni sembrano appropriate perché, primo, possiede gli stessi neurotrasmettitori del midollo spinale e del cervello, secondo, presiede alle funzioni di coordinamento enzimatico digestivo, ghiandolare, muscolare, pressorio, chimico-fisico, ormonale immunitario… Le cellule nervose preposte alle funzioni suddette se si trovassero nel cervello per trasmettere le informazioni richiederebbero nervi grandi come cavi di alta tensione... Nei congressi di Gastroenterologia è sempre più frequente ascoltare relazioni che accomunano disfunzioni gastrointestinali con disfunzioni della flora batterica e stati di malumore non disgiunti spesso da ansia e depressione. Per i vecchi medici di famiglia, la Medicina Olistica e la più moderna PNEI (Psico Neuro Endocrino Immunologia) questi legami tra psiche e intestino sono, e sono stati da sempre un cardine della loro professione. Le ipotesi tra i legami e il buon funzionamento delle interazioni tra i due cervelli sono almeno tre... In ogni caso, a conferma delle tesi e ricerche del Prof. Gershon si deve riconoscere che il legame tra il "Cervello Cefalico" e il "Secondo Cervello" non è sconosciuto alle persone che debbano sostenere esami o che abbiano relazioni con persone inaffidabili, tanto che alcune condizioni di stress possono innescare disfunzioni gastroenteriche che sono insensibili alle cure specifiche...
Concludendo alla Woody Allen si potrà affermare:
- Ho un forte mal di pancia… vado dallo psichiatra!!!
- Sono troppo ansioso e depresso… vado dal gastroenterologo!!!. 
Ora questo libro si trova anche trradotto in italiano: Secondo cervello edizione ex-UTET
Vedi questo concetto-base espresso in forma sintetica, implicita e umoristica nel file interno DAL SUBLIMATO AL CONCRETO: scherzando su lavoro e psicosomatica. (Vedi anche altre spiegazioni corredate da link nelle pagine Pagina scientifico-medica e Malattie rare in offerta speciale del sito dell'Associazione italiana, scientifica e giuridica, contro gli abusi mentali, fisici e tecnologici.)

umore: colore della vita

L'umore, il colore della vita
Il saggio analizza le espressioni del nostro umore, allegria, malinconia, rabbia, euforia ecc., dal punto di vista della psicologia e delle neuroscienze. Analizza le interazioni tra vita cognitiva e vita affettiva, le possibili conseguenze di una rottura dell'equilibrio tra queste importanti sfere. [
PDF ]

La LENTEZZA di azione della percezione cosciente è ben al di sotto delle possibilità di  preparare con la opportuna tempestività l'organismoa situazioni di particolare impegno: spesso per chiunque, ma per molti individui in modo particolare, i segnali di attenzione transitano e si fanno conoscere prima di tutto attraverso meccanismi viscerali. Ma non solo
l'intestino è "intelligente" di suo: gli scambi tra gli influenzamenti incrociati tra "mente cosciente" e "reazioni viscerali" sono da prendere di continuo in considerazione: anche una terminologia tecnicamente "scientifica" può convalidare la "normalità" di questi "retroscena" biologici sottostanti a classici - e inoppugnabili - modi di dire proverbiali: sentirsi stringere il cuore, avere un mattone sullo stomaco, prendersi un mal di pancia, sentirsi torcere le budella, farsela sotto ecc. ecc. (vedi file/capitolo
Gastroenterologia (Doctor News 15 febbraio 2006 - Anno 4, Numero 25)
Colon irritabile: aumentate risposte cerebrali a stimoli enterali subliminali. I pazienti con colon irritabile presentano una rispetto ai soggetti sani. I test sull'ipersensibilità viscerale erano stati finora basati sugli stimoli percepiti, ma dato che è stato recentemente dimostrato che gli stimoli subliminali vengono registrati nella corteccia cerebrale, maggiore sensibilità del circuito neurale sensorio viscerale in risposta a stimoli subliminaliè ora possibile valutare i neurocircuiti intestinali senza l'effetto dei processi cognitivi. I risultati del presente studio dimostrano obiettivamente l'esistenza dell'ipersensibilità nervosa in questi pazienti, e pertanto aiutano a discernerne e definirne le componenti fisiopatologiche diverse. Non è ancora noto se le variazioni nella percezione viscerale e nella risposta autonomica siano causate davvero da fattori emozionali e cognitivi che alterino la modulazione centrale del dolore, o se l'ipersensibilità viscerale sia specifica del colon irritabile o compaia anche in altri tipi di disordini funzionali.
(Gastroenterology 2006; 130: 26-33 e 267-9)
I feromoni sembrano inviare un messaggio subliminare, quindi non percepibile coscientemente, ma che viene decodificato a livello cerebrale [o neurologico a più ampio raggio] ed è in grado di influenzare i rapporti umani. L'olfatto quindi, uno dei nostri tratti più primitivi, esercita un forte influsso anche se inconsapevole. Come i sapori, gli odori vengono percepiti senza essere mediati dalla parte razionale del cervello, per questo sono uno strumento perfetto per fissare ricordi legati all'emotività più che al pensiero razionale. 
... L'olfatto, molto sviluppato negli animali e poco acuto, invece, negli esseri umani ha una particolarità che lo distingue dagli altri sensi: gli stimoli odorosi vengono elaborati immediatamente dal cervello, prima ancora di venire codificati razionalmente. La mucosa olfattoria, infatti, è collegata a quelle aree cerebrali che archiviano le emozioni, perciò di piacere o disgusto legate all'inconscio. In pratica, prima che la nostra parte conscia e razionale possa ricordare dove abbiamo già sentito una certa fragranza, profumi e odori richiamano spesso reazionil'inconscio risponde rievocando la sensazione registrata nella memoria. Questa comunicazione subliminale è molto rapida ed efficace ma poco conciliabile con il nostro modo di vivere e ragionare, mentre siintegra perfettamente con l'istintualità che governa il regno animale. Gli animali hanno ulteriormente sviluppato questo sistema attraverso i feromoni, veri e propri messaggeri invisibili. Si tratta di sostanze organiche, volatili e inodori, secrete da ghiandole della pelle, capaci di modificare la fisiologia e i comportamenti degli individui della stessa specie. Quasi tutte le specie animali possiedono feromoni propri e li utilizzano per segnalare ai propri simili: intenzioni sessuali, situazioni di pericolo, necessità di aggregazione. I mammiferi sono dotati di una struttura specializzata nella ricezione di questi segnali chimici, l'organo vomeronasale, situato ai lati del setto nasale, sotto la mucosa olfattoria.
 
Ripetiamo che - come viene ampiamente affermato nel paragrafo inizio del file/capitolo introduttivo - anche il libro è stato creato con lo scopo di rispecchiare il più possibile il sito Web da cui deriva: va pertanto utilizzato come se si trattasse di una specie di Enciclopedia tematica. Nei loro differenti contesti di riferimento i vari file/capitoli possono cioè venir letti a se stante da chi preferisce prendere in considerazione l'insieme dell'argomento dall'uno o dall'altro punto di vista. Il paragrafo sui feromoni con spiegazioni più dettagliate si trova anche nel file/capitolo Quando la cartella clinica è terapeutica della Parte prima, e così pure sono ripetuti tali e quali molti dati esposti nei paragrafi seguenti: per quanto detto sopra queste ripetizioni sono volute come quelle che si trovano in altri file/capitoli del sito/libro.

Rivissuti e transfert

chi non conosce il passato è condannato a ripeterlo
I rivissuti che possono emergere in qualsiasi momento, purché ben diretti, sono altamente liberatori: queste memorie purché sostenute, partecipandovi, non solo cessano di essere nemiche e non solo mettono finalmente e per sempre a tacere i "mostri", quanto persino riescono a trasformare sensazioni prima insostenibili in vere profonde, arricchenti ESPERIENZE.

Per alcune informazioni sulle cosidette "esperienze critiche" che portano al soverchiamento delle capacità di modulazione delle emozioni e relativi meccanismi psichici di difese vedi Trauma e memoria: dissociazione (DSM-IV R da pag 525 e seg.) citato anche nel sito Portale italiano di Psicotraumatologia e psicoterapia. Memorie ed emozioni non raccolte... non credute... o peggio derise...: vedine altri dati in Imbroglio è il contraio di sviluppo e nei links ivi proposti.

Al contrario: se queste rivissute memorie/testimoninze vengono NON raccolte, NON credute o peggio ancora derise o persino osteggiate e scambiate per "deliri" o per calunnie, a loro volta possono generare un aggravato sonno della ragione, da cui emergono nuovi "mostri" autoreplicantesi: ingestibili, spesso irrimediabilmente distruttivi anche a largo raggio.
Per fotuna però neanche questo deve assolutamente precipitare in un ineluttabile destino: NESSUNO - per quanto ammalato possa essere - può venir del tutto impedito nel potere, volere, fare, seguire il suo personalissimo percorso. La citazione sottostante dimostra come possa esistere sempre una struttura personale di base su cui poter far leva: pur molto sofferente nessuno è predestinato a diventare un ossequiente, acritico "seguace": di insegnanti, guru, od anche di non affidabili terapisti.
E' vero: non  sempre  mi  comporto da "seguace"... Non  posso esser fedele ai  miei genitori... ma neanche posso difendermi  da loro. Devo scappare, devo nascondermi  per proteggermi... Improvvisamente mi  sono accorta che [la mia terapista] stava diventando molto pericolosa per me... emozionalmente  abusante. E così   decisi  che non  meritavo un così  cattivo trattamento. Avrei  dovuto lasciarla. Improvvisamente seppi  che era tempo per interrompere la terapia piuttosto che  venir distrutta dai terapisti. Ero molto poco disposta e spaventata dal provarci  di  nuovo...

Riassumendo.
L'esperienza consapevole, lo "spessore" umano dato dalla padronanza della propria QUARTA DIMENSIONE è la via per la pienezza dell'esistere: infatti la consapevolezza del proprio passato e delle proprie emozioni - non importa quale esso sia stato o siano queste emozioni - contribuisce in modo sostanziale a determinare quello che viene definito lo "spessore" (come antitetico alla fatuità, all'inconsistenza) di una persona. Anzi: ogni esperienza consapevolmente sopportata non soltanto attiene alla - in fondo banale - "ragione", ma è la radice della vera
MATURITA', capace di personale SAGGEZZA: da cui può allora promanare per tutti una fonte di vitale "cultura". (E' più o meno questo il significato della famosa frase di Shakespeare RIPENESS IS ALL. Re Lear atto V scena V).
E se nel campo delle "cose" concrete la cultura dell'usa-e-getta è deleteria e ben poco eco-sotenibile, questo NON vale certo per quanto riguarda delle cose stesse le NON CONCRETE, statiche immagini mentali: anche su queste immagini, sui sentimenti, sulle opinioni -  e non solo sulle persone, e non solo eventualmente in "falsi innamoramenti" - vuoti tranferts senza futuro possono interferire fino ad intercettare percezioni e possibilità. Si potrebbero porre obbiezioni linguistiche sull'uso di un termine abitualmente invariante (ri-)tradotto dal latino-inglesizzato, cioè il/i tranfert: ma qui è assolutamente necessario attirare al massimo l'attenzione - perfino usando di proposito una modalità anomala del linguaggio - sul fatto che si vogliono evidenziare fenomeni plurimi e non ragruppati in un blocco unitario. Ben espressi dal termine popolare fissazioni e suoi derivati che ne costituiscono le conseguenze visibili, circoli viziosi decadenti si appiccicano a persone e non solo: anche oggetti e situazioni e emozioni e opinioni possono cioè continuare all'infinito a rappresentare inconsapevolemente feticci di stati d'animo pregressi, a costituirsi NON come "ricordi affettivi" o come ipotesi coadiuvanti di nuove esperienze ma come portatori di superstizioni. Assurdi statici transferts immobilizzano intere esistenze in ostinate vie e ricerche di situazioni ripetitive: ben poco "ecologiche" ed "omeostatiche" e tanto meno sintoniche con il sempre mutevole ambiente sia circostante che interno. In circoli viziosi decadenti, persone, oggetti, situazioni, idee  possono cioé continuare all'infinito a rappresentare inconsapevolemente feticci di stati d'animo pregressi, a costituirsi non come "ricordi affettivi" o come ipotesi coadiuvanti di nuove esperienze ma come portatori di superstizioni.
Un tipico luogo comune riguardante la psicanalisi, come destinata in modo ineluttabile a produrre dipendenza, confonde completamente questo fondamentale strumento di una scienza medica EFFICACE con tutte le altre forme di terapia, con qualsivoglia altra, tecnicamente accreditata o spontanea, forma di appoggio, consiglio, assistenza, ascolto.... La psicanalisi al contrario offre l'UNICA possibilità concreta di ritrovare la propria, vera esistenza nel VERO presente, a contatto e in relazione VERA con le effettive persone (e comunque "realtà") del momento. A differenza di ogni altro tipo di terapia o supporto infatti e certamente la psicanalisi - ancorché lunga e penosa -  per sua intrinseca natura di rivelazione dei transferts (da considerarsi rigorosamente al plurale) può solo RESTITUIRE e NON derubare una persona delle sue capacità di riconoscimento e decisione: come cronologicamente ha rivelato la prima grandissima scoperta di Freud che ha aperto la possibilità di distinguere - e quindi così SCIOGLIERE - le dipendenze quando riconosciute nella loro vera natura di TRANSFERT.
Qui, a proposito del termine "transfert", è molto OPPORTUNA una secca precisazione più fattuale che semantica per dirimere una serie di equivoci e false aspettative. Il termine, derivato dal latino, significa letteralmente "trasporre" cioé spostare qualcosa, compresi quindi anche i "rivissuti emozionali", che viene inconsapevolmente accatastata da persone e oggetti del passato o della fantasia su persone o situazioni in atto - invece a se stanti, differenziati, NEUTRALI, a loro volta inconsapevoli e del tutto ignari. In tutto questo groviglio di tempi "rimossi", di attribuzioni fantastiche, di incomprensioni pseudo-razionalizzate - vedine la presa in giro nei versi di: Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali di Ronald Laing - chi ne è oggetto viene sovraccaricato di vissuti totalmente altrui - senza capirne né la natura né la ragione - mentre il soggetto tende a reagire, deluso nelle sue "aspettative" e pseudo-convinzioni: ogni momento di simili pseudo-rapporti non può che dar luogo a un mai finito "dialogo tra sordi" - da cui appunto prendono origine tenacissime annodate "dipendenze".
Invece, quando l'interlocutore si trova nella condizione di poter accettare che sia in atto un "transfert", diviene possibile ri-trasformare questo incontro sterile tra entità incomunicanti in "dialogo" fattuale

... il sorprendente fenomeno della cosiddetta traslazione, vale a dire egli rivolge sul medico una certa quantità di moti di tenerezza, abbastanza spesso frammisti a ostilità, che non sono fondati su alcun rapporto reale e che non possono che derivare, dare le particolarità della loro comparsa, dagli antichi desideri fantastici del malato divenuti inconsci. Quella parte della sua vita emotiva che egli non riesce più a richiamare alla memoria, viene dunque da lui rivissuta nel suo rapporto con il medico ed è solo attraverso codesta reviviscenza nella “traslazione” ch’egli si convince dell’esistenza, nonché della potenza, degli impulsi sessuali inconsci. Vedi anche nell'animazione: - Lancia l'animazione...  -

ll transfert è il processo con cui determinati desideri inconsci si riattualizzano nel presente su determinati oggetti nell'ambito di una relazione stabilita con essi, e soprattutto nell'ambito della relazione analitica. Il paziente scorge inconsapevolmente nell'analista un ritorno, una sorta di reincarnazione, di una persona importante della sua infanzia, del suo passato, e per questo trasferisce su di lui sentimenti e reazioni che spettavano a quel modello. Questa traslazione è ambivalente: essa comprende sia impostazioni positive ed affettuose sia negative ed ostili nei riguardi dell'analista: per questo le scuole freudiane di psicoanalisi e micropsicoanalisi dedicano una parte fondamentale del training allo studio e alla familiarizzazione delle dinamiche transferali.

Questa è stata cronologicamente la prima GRANDE SCOPERTA di Freud, ed ha sancito l'incompatibilità tra il suo metodo e quello di Breuer (1889-1892): in un certo senso "pratico" tutto questo presuppone però che si sia in grado di prestarsi a fare da attore se non da "manichino" di un recita tutta interiore di chi invece ne è parte attiva - nel caso di una terapia: del "paziente".
Non è sempre facile questo lavoro da "attori" in questa serie di  piccoli "psicodrammi" non certo "fissi" come lo sono le "dipendenze" e i "legami", ma in continue evoluzioni drammaturgiche. Ma, a premiare queste difficoltà, il suo impegno pone il curante consapevole anche e soprattutto in una posizione privilegiatissima: sotto i suoi occhi e nella sua "parte emotivamente recitata da attore" può non solo intuire ma CONSTATARE di persona le situazioni che il "paziente-regista" inconsapevolmente -  ma con molta efficacia - gli espone e presentifica e non soltanto "raccconta". Assecondare i ri-vissuti del paziente e NON prestarsi a farsene parte attiva in un malinteso "legame"? Come ha scoperto Freud più di un secolo fa, solo in questo modo si attua la vera possibilità di GUARIGIONE da un passato che non più si incancrenisce; ed è allora -  quando ogni "tranfert" SPARISCE - e chiunque potrebbe inoltrarsi nel pieno àdito del vero personale NUOVO, come lo possono dimostrre i già "liberati",
Il rapportarsi NORMALE alla realtà mutevole del presente - vedi l'intero file/capitolo Quando la cartella clinica è terapeutica - NON si struttura mai in formazioni statiche, in rapporti interpersonali di continuo aggrovigliati su se stessi (vedine ancora lo scherzoso paradigma della loro incancellabile autoreferenzialità in Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali di Ronald Laing): soltanto se proveniene da un passato difettoso l'adesione alla realtà ed ai rapporti, in cui ci si trova immersi di momento in momento, si contrae ed arrotola in ripetitivi patologici transferts, in caricaturali nodi bloccati e in bloccanti "legami". Il dissolversi dei transferts - vedi sopra la precisazione sull'uso del termine al plurale - nella sua conseguente perdita/rinuncia di attribuzioni abusive di significati apre invece finalmente la via alla VERA ESISTENZA. La rinuncia a trasferimenti indebiti, a spostamenti solo SOGGETTIVAMENTEguarigione la facoltà di sostituirsi alle vissute e sofferte ESPERIENZE.
Non si può però fantasticare possano essere semplici e indolori l'uscita dall'idea di un passato ripetitivo, ristretto e mono-tono e pertanto creduto fonte indiscussa di prevedibili convinzioni; nonché la rinuncia alla struttura "imbutiforme" del "patologico": mai condiviso e comunitario se non CONTRO veri o pseudo-nemici esterni; sempre gerarchico nelle sue superiorità/inferiorità, e magico o comunque fideistico nella sua sostanziale solitudine, nella sua incapacità di riconoscere un proprio posto nel mondo. Né si può aver - fallace - fiducia possa esser facile il "sacrificio" dell'illusione di potersi ergere a profeti (più o meno di "sventura" o  di "sensazionali miracoli"). L'avviarsi in un mondo aperto - nuovo, vario, variante e diversificato -  scatena sgomento e ansiosa voglia di rifiuto, per cui non è neppure auspicabile accelerare l'entrata nell'ampio respiro e mutabilità di situazioni - percorribili ma imprevedibili - della NORMALITA'. Ma intanto - seguendo la via della vix medicatrix Naturae - il processo tende da solo a continuare: se accettato, poco per volta lo spaventato sgomento si diluisce in più sopportabile - e realistico - smarrimento.
Quando fasulli transferts smettono di occupare tutto lo spazio disponibile in una confusione egocentrata tra un interno che non riconosce se stesso ed un esterno inesistente che ne rappresenta soltanto lo specchio, lo svincolarsi da questa "povertà da riciclaggio dell'usato" finalmente può permettere le vere scelte; quando cascami di un passato o di imposizioni mal digeriti non autorizzano più il profetizzare a vuoto, allora ritrovano il loro posto attenzione, pre-cauzioni, vigilanza. Ecco che quindi compaiono i veri affetti, il vero senso di responsabilità: VERI non solo perché in sintonia con i gusti e stile personali, ma anche perché calibrati di volta in volta sulle - ora ben riconosciute e vagliate - circostanze del momento.
Ma ciò non comporta solo "sacrifici", offre anche un ulteriore "premio"al vero Sé, ripulito dai residui di un PASSATO mai veramente trascorso. Entrare senza inutili apprensioni nell'imprevedibile FUTURO permette di fiorire e... fruttificare in successive EVOLUZIONI, ma anche il PRESENTE rifiorisce, ora carico di "intensità" e pienezza, e può finalmente manifestarsi anche e IN OGNI MOMENTO in quel fondamentale, continuativo esclusivo diritto che è il poter riconoscre e dichiarare MI PIACE / NON MI PIACE.    
richiamantesi da qualcosa e qualcuno a qualcosa e qualcun altro se non giunge propriamente alla piena "gioia di vivere" almeno dà adito al VIVERE e al non vegetare, a non perdersi in un mondo isolato nel vuoto delle proprie fantasie, aspettative e paure: permette cioè una vera l'impedire che ricordi mal digeriti si arroghino
Vedere, sentire, toccare, gustare, annusare. Ma anche sentire dolore, provare piacere, interrogarsi sul senso di sé, sul catalogo dei peccati, sul grande orecchio di Echelon e sulle neuroscienze. E, ancora, riflettere sulle trasformazioni della percezione, sul rapporto tra mondo sensibile e sovrasensibile, sulla gerarchia e il perfezionamento dei sensi nella cultura europea, ma anche in quella asiatica e africana. Saranno proprio i sensi, principale via di accesso al mondo esterno come quello interiore, il filo conduttore della quinta edizione di festivalfilosofia, in programma in una trentina di luoghi di Modena, Carpi e Sassuolo da venerdì 16 a domenica 18 settembre. (2005)

Modena Carpi Sassuolo : i Sensi 2005
Gli affetti dovrebbero mantenersi nell'integrità dell'esperienza sensibile che è la condizione per conseguire la pienezza dell'esistenza , senza mai assumere l'aspetto difettivo di quella deprivazione sensoriale , di quell'inibizione da contattoc aratteristica dei processi di razionalizzazione , evitando così il paradosso di una dignità della ragione che nega però l'integrità della persona.
(dall'articolo di Marco Vozza su TuttoLibri de La Stampa: sabato 10 settembre 2005)
Molti esiziali equivoci sono nati e continuano ad imperversare sull'onda delle teorie filosofiche - e religiose o pseudo-tali - tipicizzanti per millenni la nostra civiltà: la tendenza umana - o meglio la conseguenza di questo esser stati "deprivati" - indipendentemente da qualsivoglia livello culturale dei singoli va in prevalenza verso la direzione della superstizione e dell'inganno gerarchicamente trasmesso piuttosto che verso la "pienezza dell'esistere" e delle sue "LIBERE SCELTE".
Molte superstizioni dilagano avendo qualsiasi elemento o fantasia come oggetto da adorare, fine da perseguire od in cui credere ciecamente. Molti termini sono usati correntemente in modo impreciso a sua volta foriero di rinnovate "deprivazioni", mentre il loro errato significato viene idealizzato come un IDOLO a cui dedicare superstiziosa adorazione: ad esempio ragione, capire e comprendere non derivano forse da precisissimi vocaboli latini indicanti soltanto sistemi di misurazione - ratio=righello, capere=misurare il contenuto: da cui anche "recipiente"e "razionamento"?
Anche la parola e l'idea di "volontà" entra a far parte di questa confusione, di questa  "inflazione di significato": mai che si usi invece un termine come INTENZIONALITA' che presuppone la sottolineatura emotiva che ne indirizza la diretta azione momento per momento. (Quante volte ad esempio viene "accusato" di essere "senza volontà" chi invece è in preda a quell'emozione che si definisce desolazione per cui tutto diviene inutile e senza senso; quante volte viene esaltata la forza di volontà di chi, avulso dalle proprie sensazioni - e cautele - procede senza fare una piega

Riferimenti e bibliografia

vedeere la luce


Gli occhi attenti, curiosi, leggermente stupiti... di un bambino - di un nuovo essere umano! - appena nato... Non si dice forse "venire alla luce" oppure "vedere la luce" come sinonimi di "nascere"?

(Vai all'APPPAH da cui è tratta l'immagine)



I bambini guardano chi li guarda

scambio di sguardi

11 07 ore 03 e 37 Televideo RAI 11 luglio 2001
 NEONATO RICORDA MUSICA UDITA IN GREMBO.
I neonati ricordano la musica ascoltata mentre erano nel ventre materno, negli ultimi tre mesi di gestazione. Lo afferma uno studio di psicologi britannici. I bambini - secondo lo studio dell'Università di Leicester - possono ricordare e riconoscre, a oltre un anno dalla nascita, delle musiche - classica, pop, reggae, non importa quale - ascoltate da feti. Tra la nascita e il test si è fatto in modo che i neonati non ascoltassero più i brani presentati loro mentre erano nel ventre materno.
161 TELEVIDEO Do 28 Lug 04:46:22
 I NEONATI VEDONO BENE FIN DALLE PRIME ORE
I bambini appena nati vedono bene e riconoscono i volti, addirittura l'intensità dello sguardo. Cercano di stabilire una comunicazione "visiva" con i genitori (da cui amano essere guardati)già poche ore dopo la nascita. E' la sorprendente scoperta di un pool italo-inglese, pubblicata su una rivista scientifica in Inghilterra, che da anni  studia il comportamento dei neonati. Già dal secondo giorno di vita la mente lavora a pieno ritmo ed organizza le notizie acquisite tramite la vista. Cio' che preferiscono è essere fissati: lo prova la registrazione dell'attività elettrica.
Per le "esperienze prenatali" vedi citazioni da:
La vita psichica prenatale: breve rassegna sullo sviluppo psichico del bambino prima della nascita.
Anna Della Vedova

A sei settimane è possibile vedere le prime forme di attività motoria: movimenti aggraziati di allungamento e rotazione del capo, delle braccia e delle gambe. A dieci settimane le mani vengono portate al capo, al viso e alla bocca, che presenta già movimenti di apertura, chiusura e inghiottimento. A quindici settimane tutto il repertorio di movimenti che si ritrovano nel feto a termine è presente; si evidenziano movimenti della mandibola, movimenti respiratori e movimenti combinati degli arti dove le mani sono continuamente portate ad interagire con le altre parti del corpo e con il cordone ombelicale. L'attività motoria si manifesta inizialmente in forma spontanea come fenomeno endogeno, a carattere ciclico ma contemporaneamente rappresenta l'espressione di caratteristiche soggettive del feto. Più avanti nella gestazione il feto comincia ad esplorarel'ambiente uterino: sembra cercare il contatto con la placenta e rispondere a stimolazioni tattili provenienti dall'esterno. Eâ importante sottolineare che, in queste fasi, i sistemi sensoriali e percettivilavorano sinergicamente; ciò si rivela nelle primitive organizzazioni comportamentali e nelle attività esibite dal feto e permette di affermare la presenza di una continuità esperienziale fetale. L'attività onirica è già riscontrabile alle ventitré settimane, quando si evidenziano chiari segni comportamentali di sonno R.E.M....
Milani Comparetti e Gidoni studiarono lo sviluppo dei movimenti fetali e scoprirono le capacità del feto di muoversi e riposarsi, nonché correlazioni delle modalità di movimento molto prima della nascita.Questi movimenti sperimentati per molto tempo dal feto permettono un'attiva partecipazione nel processo della nascita come pure nella sopravvivenza fuori dal grembo, per cui i movimenti fetali non possono più venir relegati nella categoria dei riflessi primitivi. Che, secondo Milani Comparetti e Gidoni, il neonato abbia le sue proprie competenze non necessita più di alcuna sottolineatura.

cucciolata Morea

È quindi opportuno cercare di ridurre il più possibile le situazioni che possono generare stress nella femmina gravida in modo da migliorare la gestione delle emozioni dei nascituri (i cuccioli saranno più "equilibrati").Il feto (dall'età di circa 45 giorni) è in grado di rispondere ad una stimolazione tattile. La palpazione dell'utero gravido provoca un movimento di rotazione o la suzione del cordone ombelicale da parte del feto. Questi movimenti tendono ad attenuarsi grazie a palpazioni ripetute delle corna uterine della madre.
Massaggiare delicatamente l'addome della madre gravida a partire del trentesimo giorno di gravidanza migliorerà la sensibilità tattile dei nascituri (i cuccioli saranno più "disponibili" alle carezze dei proprietari). 
Inoltre, in occasione di un'emozione da parte della madre (paura ad es. di una detonazione, cambiamento di ambiente - trasferimento in una stanza sconosciuta, presso persone sconosciute -) il feto presenta un movimento di suzione di un arto anteriore o del cordone ombelicale. Più la risposta emozionale della madre è  intensa, più la reazione del feto si prolunga nel tempo.
COME MIGLIORARE LA SENSIBILITA' TATTILE DEI NASCITURI?

Questi movimenti tendono ad attenuarsi grazie a palpazioni ripetute delle corna uterine della madre????
"Corna uterine"???
"i cuccioli saranno più "disponibili" alle carezze dei proprietari"???
"cercare di ridurre il più possibile le situazioni che possono generare stress nella femmina gravida in modo da migliorare la gestione delle emozioni dei nascituri (i cuccioli saranno più "equilibrati")?????

la grande Magali da cucciolina

Vi sarete però accorti che qui non si parla di "esseri umani", delle - superiori - doti da cui parte la - superiore -  consapevolezza umana: si parla semplicemente di CUCCIOLI - o meglio persin di FETI - animali, si parla di CAGNOLINI!!!
 

Nota:
E qui invece si parla di nuovo di esseri umani. 
Un'intera sessione di un congresso internazionale di molti anni fa:
5th Iternational Congress of Psychosomatic Obstetrics and Gynecology, 1977 Rome, 
Molto più recente ed in vivace attività è l'APPPAH (americana): vedi per la relativa bibliografia Resources: 100 Books (And Videos, Too).
Importante e seria è pure l'europea ISPPM con una vastissima bibliografia e archivi

International Congresses of the ISPPM:
* 1986 - Badgastein / Austria The Contribution of Prenatal Psychology to Preventive Medicine, Preventive Psychology and Preventive Aspects of the Socially-Oriented Professions

ISPPM-Secretary, A. & J. Bischoff Friedhofweg 8, D - 69118 Heidelberg, Germany
Phone: +49 6221 892729, Fax: +49 6221 892730

APPPAH was founded in 1983 by Toronto psychiatrist and psychologist Thomas R. Verny, M.D., D.Psych., F.R.C.P.C., as a forum for individuals from diverse backgrounds and disciplines interested in psychological dimensions of prenatal and perinatal experiences. Typically, this includes childbirth educators, birth assistants, doulas, midwives, obstetricians, nurses, social workers, perinatologists, pediatricians, psychologists, counselors, researchers, and teachers at all levels. One does not have to be a professional, however: all who share these interests are welcome to join. The Association has published the Pre- & Perinatal Psychology Journal quarterly since the Fall of 1986. Beginning with volume 12 (1) Fall, 1997 the title of the journal will be Journal of Prenatal and Perinatal Psychology and Health. This peer-reviewed journal is now published by the Association. On a quarterly schedule, the Association publishes The APPPAH Newsletter. Terry Larimore is Editor. The Newsletter is sent automatically to members. Regarding contributions, please contact the Editor. One Hundred Books (and Videos Too) is revised annually and covers publications and releases in the last fifteen years.

APPPAH (Association for Pre- & Perinatal Psychology and Health)
340 Colony Rd., Geyserville, CA 95441. 
Maureen Wolfe, C.N.M., Executive Director Collaborations,
Telephone: 707-857-4041, Fax 707-857-4042 E-mail: apppah@aol.com


E in Italia:

Decima edizione delle Giornate siciliane di formazione micropsicoanalitica
LE PRIME INTERAZIONI MADRE-BAMBINO
Capo d’Orlando - Aula Magna di Villa Piccolo
5 e 6 dicembre 2008

CONGRESSO INTERNAZIONALE
"L'ESPERIENZA PRENATALE TRA NEUROSCIENZE,
MEDICINA, PSICOLOGIA ED EDUCAZIONE"

PARMA 24-25 Maggio 2008 Sala Auditorium del Campus Universitario BROCHURE IN ITALIANO        BROCHURE IN INGLESE

La vita psichica prenatale: breve rassegna sullo sviluppo psichico del bambino prima della nascita. La vita prima di nascere. Archivio bibliografico. a cura di Anna Della Vedova
Organizzazione Mondiale delle Associazioni di Educazione Prenatale e dalla sua "filiale"  italiana:

Associazione Nazionale di Psicologia e di Educazione Prenatale
  Segreteria  A.N.P.E.P.:  Via Barriera, 31 - 31058 Susegana (TV) -
anpep@tiscalinet.it

Educazione Pre- e Perinatale  Congresso tenuto a Milano il 9-10 giugno 2001 Convegno Nazionale Azienda ASL di Forlì

Impatto della vita prenatale sull'evoluzione dell'individuo, della cultura e della società
Ass. per lo studio della Psicologia e delle Neuroscienze Gian Mario Balzarini

La comunicazione nella perinatalità Congresso ANEP tenuto a Forlì, 19 aprile 2002
 XV  Comgresso  Nazionale  SIPPO  -  25/26 Settembre 2003 - (SIPPO Società Italiana di Psicoprofilassi Ostetrica Prof. R. Russo)

Non tutti però hanno potuto esser favoriti da una nascita "bella": nascite difficili, dolorose, se non terrificanti e veramente a rischio di morte posson lasciare segno emotivo di sè per tutto il corso della vita. Come ogni altro trauma però anche le conseguenze psichiche di queste nascite sfortunate possono comunque venir superate: ma come per ogni altro trauma ciò può avvenire solo purchè il soggetto abbia sufficiente coraggio per lasciar uscire dall'inconscio le memorie corporee di questo evento, abbia sufficiente capacità - e volontà - di accettarle, e possa pure venir aiutato e non smentito nel riviverle e nell'avviarsi gradualmente - nel tipico modo zig-zagante in cui possono emergere i traumi - a trasformarle in vissuta esperienza senza più esserne invece intralciato. 
Vedi anche il libro dell'allievo di Freud, Otto Rank: Il trauma della nascita. Sua importanza per la psicoanalisi.

Nel file/capitolo Un brutto sogno e nell'annesso Documento l'incubatrice era stata vissuta da una neonata come un incubo, ma da una neonata che l'aveva "subìta" SENZA averne avuto bisogno;  invece testimonianze-ricordo di persone nate premature da gravidanze veramente ad alto rischio (e quindi di notevole disagio soggettivo per il feto) ne riportano al contrario il ricordo di sensazioni entusiastiche: per uno di essi: di pace, di "stabile" tranquillità, all'opposto delle convulsioni materne in crisi eclamptica; o, per un'altra persona, di accudimento personale preciso all'opposto di quanto poi avvenne nell'ambiente successivo troppo affollato e confusionario. Un piccolo aneddottico esempio: la "luce argentata" della "tenda a ossigeno" era stata per una di queste persone così piacevole da fargli ricercare ogni occasione possibile per ritrovarla: ecco perché ... la motocicletta con l'obbligo di usare il casco - dalla visiera trasparente! - gli piaceva tanto!   

Rimandi e riferimenti

... è mai possibile che un bambino di poco più di due mesi mi  sorrida con aria furbetta e complice fino quasi a commuovermi  come se mi avesse fatto un lungo discorso silenzioso??? Se con M. capita questo è evidente che è possibile.Chissà quante cose avremo da dirci... - racconta un lontano parente del bambino...

Ma non tutti la pensano così...

Vedi link sul libro The voice of experience
Vedi anche - per le esperienze pre-natali - in consapevolezze precocissime.

Ma si può andar ancor oltre la possibilità di un semplice completamento della propria esistenza come ottimale prospettiva di psico-sociale restitutio ad integrum: al di là di ogni difficoltà, blocco, trauma, sofferenza e compensazione patologica questa "speciale" esperienza totalmente vissuta può aprire orizzonti impensati di resiliente maggiorate e valorizzate conoscenza, consapevolezza  e... "sapienza". E invece c'è chi considera un vantaggio il forzato oblio, ma che allo stesso tempo convalida "scientificamente" il concetto freudiano di rimozione.

Discorsi banali e frequenti:

- I bambini non capiscono niente
- Non importa: poi tanto i bambini dimenticano...
- Ma figurati se se ne è accorto....

Afferma pubblicamente R. Laing - come punto culminante della citazione, tratta dal volume The voice of experience (titolo nella traduzione italiana - I fatti della vita. Sogni, fantasie, riflessioni sulla nascita)


Se l'esperienza non è un'illusione, allora ogni teoria che sostiene il contrario deve essere sbagliata...

- Lei crede che il bambino senta?

- gli chiedo: il professore risponde senza esitazione:

- Mi dispiace non riesco nemmeno a immaginare una simile eventualità. ...


Televideo RAI 12 / 07 / 2007 23h 05'

Cervello: brutti ricordi? Cancelliamoli. Teoricamente, basterebbe solo un po' di esercizio e se lo volessimo potremmo "cancellare" i brutti ricordi. E' la scoperta fatta da un gruppo di ricercatori dell'Università del Colorado e pubblicata sulla rivista "Science". Secondo la ricerca l'area del cervello chiamata corteccia prefrontale è capace di sopprimere i ricordi mediante l'inibizione di aree cerebrali implicate con la memoria sensoriale, come amigdala, ippocampo e corteccia visiva. Importanti le implicazioni per il trattamento dei disturbi psichiatrici.


D'altra parte se ci si può divertire con il testo ed ancor più con la scherzosa bibliografia del file/capitolo canzonatorio: Infanzia: eziologia e trattamento,
 ma non si può sorridere al titolo allegro del file/capitolo che se rimanda allla rassicurante Mary Poppins è invece nella sostanza una serie di testimonianze di dura accusa e denuncia:

Da un altro testo di Laing cito testualmente:
La caratteristica specificatamente umana dei raggruppamenti sociali umani puòessere sfruttata per rappresentarli come sistemi disumani. Tutti coloro che cercano di controllare il comportamento di un gran numero di altre persone lavorano conl'esperienza di quelle altre persone. Una volta che le persone hanno sperimentato una certa situazione in maniera simile, ci si può aspettare che reagiscano in maniere simili. Mettete gli individui in condizione di volere la stessa cosa, di odiare le stesse cose, sentirsi trattati alla stessa maniera, e il loro comportamento sarà prigioniero. Avrete i vostri consumatori o la vostra carne da cannone. Diffondete l'idea dei Neri come subumani o dei Bianchi come viziosi e decadenti, e i comportamenti possono essere manovrati in maniera conseguente... L'inerzia dei raggruppamenti sociali umani, tuttavia, sebbene possa apparire come la negazione autentica della prassi, è in effetti nient'altro che il prodotto della prassi. L'inerzia di gruppo può essere soltanto strumento di mistificazione in quanto considerata come parte del 'naturale ordine delle cose'. L'abuso ideologico di una tale idea è ovvio. Serve evidentemente gli interessi di coloro il cui interesse è avere gente che crede che lo status quo sia voluto dall' 'ordine naturale' . Per volere divino o 'cause naturali' ... Il gruppo diviene una macchina e si dimentica che è una macchina fatta di esseri umani e che la macchina è fatta dai medesimi uomini. E' completamente difforme da una macchina costruita dall'uomo che può avere un'esistenza propria. Il gruppo è l'uomo stesso che cerca se stesso nei modelli e nei livelli, assumendo e assegnando differenti energie, funzioni, ruoli, obblighi, diritti ecc.

Le parole di Laing non sono certo né scherzose, né solo teoriche: sono molto serie poiché vi è anche chi, non solo segue senza remore e molto duramente i concetti presi in giro nel  file/capitolo Infanzia: eziologia e trattamento, ma si dichiara pronto ad agire di conseguenza:
vedi Delgado & Skinner
) ...


Consapevolezza, il TEMPO e la pienezza dell'esistere: "tra l'incudine e il martello"?

Il titolo di questo file/capitolo indica come prioritario il concetto di consapevolezza seguito da memoria che ne è in fondo quasi un attributo. Ma un altro attributo imprescindibile della consapevolezza è la concretezza come contrario della mera apparenza in ogni sua manifestazione. Queste - famose - vignette che descrivono una delle più tipiche "malefatte per buona intenzione" del "burrascoso Giannino Stoppani" sono tratte dal Giornalino di Gian Burrasca, libro destinato ai ragazzi, ma molto educativo anche per gli adulti. La pseudo-crescita artificialmente - anzi surrettiziamente - forzata della benamata piantina di dittamo della vicina di casa, non esemplifica forse la "crescita" forzata e solo apparente, le guarigioni solo apparenti che si vorrebbe potessero venir fornite dal cognitivismo?
Prospettiva della psicologia contemporanea che si sviluppa a partire dalla secondo metà degli anni '50, in aperta opposizione al comportamentismo. Di quest'ultimo, il cognitivismo rifiuta soprattutto la concezione riduttiva della relazione stimolo-risposta, riportando al centro dell'indagine l'organismo quale mediatore attivo tra le sollecitazioni provenienti dall'ambiente (input) e i comportamenti posti in essere dall'organismo stesso (output). Una delle caratteristiche distintive del cognitivismo è la sua decisa connotazione interdisciplinare, raccogliendo al suo interno contributi provenienti da aree di ricerca che comprendono la filosofia, la linguistica, l'antropologia, l'informatica, la cibernetica e le neuroscienze. Nel cognitivismo, la mente viene considerata sostanzialmente come un elaboratore di informazione, funzionalmente non molto dissimile dai modelli computazionali proposti dai teorici dell'intelligenza artificiale. In tale prospettiva, i processi cognitivi (la percezione, l'attenzione, il linguaggio, la memoria, il pensiero, la creatività) vengono intesi come manipolazioni formali di simboli, analoghi alle operazioin di calcolo effettuate dai computer. Si riabilita in tal modo il mentalismo, ossia l'idea che gli stati mentali interni al soggetto siano cause del comportamento (idea che il comportamentismo aveva decisamente negato), anche se tale concezione non riesce a trovare alcuna collocazione per la coscienza.  
Colgo l'occasione per meglio precisare che non solo questo ma anche un altro motivo è basilare per contestare il o dal comportamentismo come presunto capitolo della scienza psicologica e/o - ben peggio! - di una pratica da considerarsi terapeutica. Esiste di sicuro il comportamento come tale, cioè il modo "esterno" di porsi, di agire e di reagire; esistono comportamenti più o meno adeguati alle situazioni o difettosi fino alle intemperanze comportamentali: ma qui NON siamo nel campo "interiore" di pertinenza della "psicologia" o della "terapia" nè tanto meno della "scienza" siamo solo in quello dell'educazione se non magari della Legge e dei Codici: Civile quando non Penale.
CRESCITA o SVILUPPO?
Una pianta ben radicata o un inerte, allungabile "palo"?
Il giornalino di Gianburrasca Il giornalino di Gianburrasca Il giornalino di Gianburrasca

Apparenza, visibilità, pubblicità e diffusione..., e altresì razionalità e inelligenza e più ancora lucidità, nella sua esattezza semantica di superficiale brillantezza... non indicano certo vera consapevolezza: non certo saggezza, nè tento meno quella profondità di pensiero e spessore di umanità che possono solo provenire da una ricchezza acquisita di vissute e ben "metabolizzate"  esperienze.
Lucidità e prontezza di risposte derivanti dalla vivacità di funzionamento della memoria a breve termine, efficienza anche lavorativa basata sulla disponibilità immediata della memoria a medio termine sono poi soltanto dotazioni pratiche di efficienza, mentre una efficace memoria a lungo termine utilizzata velocemente assieme a capacità di osservazione e sintesi può - anche se non proprio esattamente - venir definita intuito.
- Per istinto ho trovato subito la soluzione... Istintivamente ho cercato nel libro giusto...
Ecco un modo di dire abbastanza frequente ma quanto mai improprio: infatti ben assurda nella sua sproporzione è la confusione tra una semplice capacità tempestiva di utilizzare consapevolmente al bisogno l'enorme deposito - esperenziale ma anche culturale - del connubio tra memoria e attenzione, equivocandone le elementari possibilità di sincronizzare all'occasione differenti ma semplici mentali "processi cognitivi" con quel fattore super-personale dotato di un enorme portata di vera "energia", qual'è l'istinto.


Come conclusione di questi paragrafi dedicati alla CONSAPEVOLEZZA, ma anche come considerazione conclusiva e fondante di questo file/capitolo - o meglio -  di tutto questo lavoro propongo citazioni di prima mano e ne enfatizzo l'insegnamento che se ne può/deve trarre.
Ho spesso sognato qualcosa che mi spaventava a tal punto da obbligarmi a svegliarmi di soprassalto urlando come per difesa rispetto a quell'incubo ma il più delle volte era paura ma non capivo di cosa, intuivo solamente. Quante volte ho poi creduto che quegli incubi notturni mi riportassero al periodo dell'ospedale. Era stata mia madre stessa a raccontarmi più e più volte quell'episodio, quasi cercando di giustificarsi, o forse mi viene da pensare oggi, per farmi credere che tutto avesse avuto quel momento come principio e che se non ci fosse stato quella brutta esperienza la mia sarebbe stata un'infanzia felice. ... L'episodio dell'ospedale sembrava superato eppure quegl'incubi continuavano, fino a quando non ho guardato in faccia ciò che mi faceva veramente paura. Mi sento un pò un sopravvissuto e come loro ho la stessa sensazione che pochi crederebbero a ciò che ho appena scritto.

Analogamente a questo caso, molti pensano che per una psicoterapia "valida" possa essere sufficiente mettere in chiaro gravi episodi rimossi, "svelare" singoli "segreti" o "ricordare" singoli fatti traumatici: anzi molti si illudono che una volta "scovato" il "colpevole" - trauma, abuso, conflitto, spavento ecc. - tutto vada a risolversi per il meglio e che ogni sintomo sia destinato a sparire..
 Ho fatto nuovamente un sogno che mi ha obbligato a svegliarmi urlando. Entra abbastanza trafelata una donna ... Entra come se fosse di casa e mi saluta, io sono stupito di vederla, Mentre mi passa davanti si gira e mi guarda. Incrocio lo sguardo e una paura tremenda mi assale e mi sveglio urlando. La scorsa notte ne ho fatto un'altro: ho avuto nuovamente quella sensazione che mi portava a svegliarmi ma questa volta il sogno è continuato perché evidentemente la paura non era così forte. Non poteva nuocermi come nell'altro sogno perché era come se l'avessi immobilizzata, murata. Quasi non ci credo se penso a quanto tempo ci è voluto perché questa storia venisse fuori. Lo sapevo certo ma un conto è saperlo un conto è sentirla la paura.

Mi aspettavo divedere negli occhi di mia madre e di mio padre quanto importante fossi io...
Quanti anni vissuti nel terrore può trascinarsi dietro anche solo un semplice incrociare di sguardi malevoli?
Istinti? "Castrazione"? Corporeità e pienezza dell'esistere: "dentro" e "fuori"?
Oggi ho visto una donna incinta e più tardi un ragazzo la cui moglie sta per partorire tutto contento come di chi non vede l'ora, poi,sempre oggi,la sorella di V. (anche lei incinta) mi ha mandato con un mms la foto dell'ecografia in cui si vede il feto (è quasi al terzo mese e vedevo già una persona) in mezzo un'altro papà di una bambina di 13 mesi che mi raccontava invece di quanto fosse faticoso per lui. Della prima in particolare notavo (oltre al fatto che aveva preso un pò di fisicità, mentre prima sembrava quasi anoressica) le mani e l'avanbraccio scoperte; trovavo quella parte del suo corpo molto bella per il tono, il colore, l'impressione di una levigatezza quasi marmorea, quella pancia così ben arrotondata (solo apparentemente una cosa tutta estetica ma in realtà di come la maternità abbia aggiunto e non tolto anzi abbia trasformato un corpo così poco "corporeo" prima in qualche cosa di "ammirevole" come se la natura si fosse presa tutto il suo spazio e avesse fatto vedere ciò di cui è capace. Mi viene in mente il David di Michelangelo proprio nel senso della rappresentazione di qualcosa che si avvicina in modo straordinario, non alla perfezione, ma alla pienezza delle forme e al suo essere così "infinitamente vicino" al concetto di Natura) E poi, forse per la prima volta, il pensiero della nascita (non mia) ma di una nuova nascita, come qualcosa di bello, di una gioia indescrivibile (quel padre in attesa era contagioso) quel momento intendo, quando nasce una persona nuova. Mi piacerebbe provarlo. Non so se alla mia di nascita fossi circondato da questo clima di attesa positiva ma credo che no, doveva essere ben diverso, ciò che mi aspettavo era diverso: mi aspettavo e questo lo posso dire senza vergogna, di vedere negli occhi di mia madre e di mio padre quanto importante fossi io per loro, ma loro non mi guardavano con quegli occhi e per me quella fu la prima, grande, immensa, delusione. Era come se mi avessero spalancato un baratro senza fine.

Un baratro senza fine formato da SINGOLI episodi traumatizzanti o tutta una situazione AMBIENTALE di vero e continuativo PERICOLO? Traumi fisici - percosse, abusi di ogni genere, mal-trattamento... - ma quanti anni vissuti nel terrore può trascinarsi dietro anche solo un semplice incrociare di sguardi malevoli?
Per non arrecare successive ferite 
con che pazienza e cautela è necessario procedere per ricostruire in moltissimi pazienti un solido tessuto di esistenza in una vera restitutio ad integrum; per ridar a ciascuno la possibilità di ritrovarsi e ripercorrere uno sviluppo che sarebbe stato il loro NORMALE al posto di quello che era un percorso ad ostacoli continuamente minato, un labirinto senza uscita, con un unico obiettivo: la sopravvivenza.
Momenti belli o brutti, di espansione gioiosa o di fatti traumatizzanti: nel corso degli anni, nel percorso delle "fasi di sviluppo"? Ricordi "rimossi", come pure interpretazioni riduttive, episodiche, sensazionalistiche della propria esperienza...? quanto possono trasformare il completamento dello sviluppo in un labirinto senza uscita e ingarbugliare invece di liberare e dipanare?
E allora adesso è un pò come se avessi mentito a me stesso e avessi perso anche tanto tempo. Questo mi duole di più. Mai avrei immaginato, se non lo avessi provato sulla mia stessa pelle, quanto importante è il ruolo di chi si impegna a diventare genitore, quanto può essere distruttivo per un figlio, (anche senza arrivare all'estremo ultimo dell'infanticidio), se lo sviluppo diventa un percorso ad ostacoli continuamente minato, un labirinto senza uscita, con un unico obiettivo: la sopravvivenza.
Aggiungo sinteticamente che il sogno dell'altra sera sembra avere prodotto qualcosa. Ho l'impressione che quella figura ormai fossilizzata di mia madre abbia un significato più ampio. Mi sembra che si stia verificando una storicizzazione della mia vicenda personale, come se la stessi riconducendo da un piano solo ed esclusivamente personale ad uno collettivo (o generale). Me ne sono accorto guardando stasera un pezzo di uno spettacolo di Paolini sul romanzo di Rigoni Stern: "Il sergente nella neve". Era Storia. Non  c'entravano più mio nonno, mio padre, i loro ricordi, le montagne, Il Veneto eccetera. Potrebbe essere anche un fatto contingente, non so... Però perché non ricondurre questo alle parole di Einstein:
Ora comprendo che il paradiso della giovinezza, così presto perduto, fu un primo tentativo di liberarmi dalle catene del "puramente personale", da un'esistenza dominata solo dai desideri, dalle speranze, dai sentimenti primitivi. Fuori c'era questo enorme mondo, che esiste indipendentemente da noi, e che ci sta di fronte come un grande, eterno enigma, accessibile solo parzialmente alla nostra osservazione e al nostro pensiero. La contemplazione di questo mondo mi attirò come una liberazione... 
l'animalità lungimirante della lince espressa nello sguardo - attento, perplesso,preoccupato -
Il sonno della ragione produce mostri ?
Allora non ci si deve stancare di rimanere VIGILANTI, VIGILANTI, VIGILANTI. Mai ci si deve accontentare delle affermazioni altrui e neanche delle proprie - non documentate - sensazioni. DUBBI e ATTENZIONE A LARGO RAGGIO devono essere sempre le principali GUIDE.




Ed invece come raccomanda Pennac:
quando nella folla incontri un essere umano seguilo, seguilo...
... Fame di vita, la giornata non è ancora piena, stentare a rassegnarsi al sonno...
Da quando, a partire da che età si può cominciare a considerare indispensabile preoccuparsi della pienezza dell'esistere? Quanto incidono e incideranno poi per tutta la vita le soddisfazioni o le carenze e/o i fraintendimenti iniziali delle funzioni biologiche primarie?
Per cominciare: ci si chiede - come fossero questioni burocratiche o di di moda e non di vitale importanza - i "se", i "come", i "perché" della scelta tra allattamento a richiesta oppure a orario
; oppure - in un'ottica altrettanto fanatica e costrittiva - dell'obbligare a tutti i costi le neo-mamme ad allattare, illudendosi di poter velleitaristicamente (pseudo-)incentivare la secrezione del colostro attraverso un vero e proprio "ricatto" e così privare il neonato di ogni altro apporto alimentare. Ecco una raccomadazione ufficiale che risponde ad almeno uno dei fondamentali e molto generalizzabili "PERCHE?".
Ipoglicemia grave influenza cognizione nel bambino
Episodi di ipoglicemia grave, soprattutto in età precoce, possono avere un impatto sulla performance della memoria spaziale nei bambini.... Il presente studio supporta una comune ipotesi secondo cui l'ipoglicemia grave nelle prime fasi della vita è più rischiosa per la funzionalità cognitiva rispetto a quella intervenuta più tardivamente. Lo studio si focalizza soltanto sulla performance della memoria spaziale di cui precedentemente si era dimostrata l'ipersensibilità all'ipoglicemia ripetuta. Lo sviluppo cerebrale nei bambini molto piccoli potrebbe essere più vulnerabile rispetto al cervello dei bambini più grandi agli effetti negativi dell'ipoglicemia grave per quanto riguarda la memoria spaziale a lungo termine. Sono comunque necessarie ulteriori ricerche sul modo in cui questo effetto si relazioni alla vita di tutti i giorni. Questa informazione potrebbe eventualmente essere utilizzata nella valutazione dei benefici e dei rischi dello stretto controllo glicemico ad età molto precoci. (Diabetes Care 2005; 28: 2372-7)
Si tratta di una citazione tratta da una pubblicazione ufficialmente dedicata ai medici: citazione comunque ben più generalizzabile rispetto al solo diabete ed alle impostazioni sbagliate della relativa terapia.)
Piange perché ha sonno e "non riesce" ad addormentarsi...
(Pseudo-)colica dei tre mesi del lattante, avventurismo degli adolescenti...., pseudo-insonnia a qualsiasi età... O al contrario: paura che restringe i margini di esistenza e allarga le disponibilità alla sottomissione e all'inganno.
A qualsiasi età?
 vedi Newsletter di Eugenio Guarini del 29/06/2006: Non andresti mai a letto
Doucement
) (anche come commento al quadro)
Non andresti mai a letto. Arriva la sera e tu sei un po’ intorpidito dalla cena e dalla giornata. Però, che giornata! Comunque, la domanda è sempre lì: che cosa desideri? Tu traffichi tutto il giorno, un po’ manovrando il timone, un po’ portato dagli eventi. Quanto traffichi, tutto il giorno! Ma ora è sera... E’ stata dunque una giornata positiva. Ma, questa sera, prima di andare a dormire, tu senti ancora il pungolo di quella domanda: Cosa desideri ancora? E’ come se, dopo aver mangiato tutto il tuo giorno di cose,l’appetito – forse la fame – non si sia ancora acquietato. Che curiosi esseri che ci troviamo a gestire, quando si tratta di noi stessi! A volte ti sorprendono. Esseri così famelici... Quella parte di te che sfugge alla presa diretta guarda, considera, valuta e sente che c’è ancora fame di vita. Possibile? Eppure è così. Ed è per questo che non vorresti mai andare a dormire. Come se ci fosse ancora qualcosa che potresti fare, o che potrebbe ancora succedere… Anche se gli occhi ti si chiudono.... Lo confesso: anche se è stata una giornata stupenda, piena di cose, malgrado questo, io sono più in quell’ancora che in tutto ciò che è stato.



Alla fine e a completamento di questo file/capitolo le citazioni - dalle Newsletter di Eugenio Guarini del 22/07/2008 e del 29/05/2009 - in fondo riassumono metaforicamente l'epitome dell'intero contenuto di Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani: anzi esemplificano l'essenza del concetto-base di "quarta dimensione", cioè del fondamentale spessore dato dal TEMPO vissuto nell'individualità di ciascuno.
La sofferenza, a prenderla con dolcezza, offre un unguento che lenisce e guarisce. Sorrido di quanto sono stato stupido - ancora una volta. E la vergogna svanisce. E apprezzo perfino di fare tanti errori, in continuazione.
Tanti errori mi portano avanti. E gli errori si rivelano per quello che sono: tappe importanti dell’apprendimento.
E gli errori si rivelano per quello che sono: tappe importanti dell’apprendimento

Quando la strada è tortuosa ci vuole un bel panorama.Tra l'incudine e il martello
Il tempo stesso appare sempre di più come una cosa meno scontata, qualcosa che ha un suo segreto, il suo mistero. Il punto sta proprio in questo dilemma: il ha il suo peso, e persino alle cose, alla geografia dei luoghi che percorro, ma ha anche un passato resta attaccato al futuro che sta nelle necessità e nei desideri. E ognuno dei due cerca di catturare completamente, ogni giorno. Ma è una scelta che non voglio fare. Voglio stare tra l’incudine e il martello. Voglio stare nella terra di nessuno, ancora per un po’. Voglio spingere il corpo a occuparsi di ciò che non esiste ancora, invece di lasciarlo risucchiare in ciò che è esistito un tempo – e questo, senza cancellare dalla vista tutti quei ricordi che salgono a galla man mano che percorro questi luoghi. Tra l'incudine e il martello... Ecco, sembra che la differenza stia in gran parte dietro questa parola: gradualmente. Le cose non sono più istantanee – come prima - ma graduali: richiedono tempo. Curioso il tempo nella testa di uno della mia età. ... E' giocoforza che i ricordi si siano stratificati sugli stessi sentieri... … Se fossi in un posto nuovo per la prima volta, il tempo non sarebbe diverso?
Eugenio Guarini (liberamente citato dalla Newsletter del 22/07/2008)

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