#aggiornamenti, #presupposti, #tempo_e_rappresentazione,
#grande dolore(*), #testimonianza, #resilienza, #prospettive_contrarie, #organizzatori-induttori,
#memoria_e_consapevolezza,
#meccanismi_di_difesa, #personalità_multiple, #resilienza-recupero,
#rivissuti, #sistema_APUD,
#mercatino_dell_usato, #importanza_dei_sensi, #nascita_e_pre-nascita, #non tutti la pensano così,
#consapevolezza(*), #segnalazioni
Aggiornamenti e segnalazioni:Questo sito e i libri che ne derivano NON sono di INFORMAZIONE, ma si costituiscono come una specie di ENCICLOPEDIE TEMATICHE, in cui vengono presentati e discussi vari argomenti da leggersi e soprattutto da CONSULTARE di volta in volta.A seguito di
difficoltà
lamentate e
relative richieste,
l'architettura stessa del
sito è stata modificata in funzione di un più
agevole
orientamento: sdoppiato,
il file di prefazione e illustrazione degli indici prende ora un nuovo
nome - Prefazione,introduzione
e indici illustrati - che riinvia a
un differente URL
mentre diventa
iniziale e
fondamentale
un file
semplificato dove a prima vista compaioni i links
indirizzanti
sui capitoli interni.
Il
sito verrà di
continuo aggiornato: per
cui occorre di tempo in tempo ridargli un'occhiata ed eventualmente
proporre considerazioni,
critiche o informazioni che saranno molto gradite.
Questo file
in
italiano ha il
corrispettivo in inglese Consciousness and memory
non
rispecchiante
una
semplice traduzione per le differenze di impostazione dovute alle
diverse
fonti culturali, come pure
quelli intitolati Quando la certella
clinica è terapeutica...,, e Le
faccende
domestiche,Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro, Infanzia:
tempo di
mutamenti che si
differenziano dai corrispettivi in inglese - Introduction, Anamnesis a way for
healing?, Domestic
chores.Ergonomics and psychology of a REAL work, Childhood:
times of mutability -
per dati
bibliografici, citazioni e
testimonianze.
Raggruppati per singoli agomenti, aggiornati e completati, i capitoli ormai superati del libro Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI saranno presentati in volumi separati a cominciare da Infanzia un mestiere difficilissimo - gia in libreria - in cui un nuovo file Considerazioni e conclusioni / To complete and to outline come V capitolo - presente come capitolo finale in TUTTI i nuovi libretti - offre una sintesi organica e riassuntiva di tutti i problemi in discussione. Modificato come iconografia è l'Indice del libro: Infanzia: tempo di Mutamenti ora anche capitolo IV del nuovo libro: mentre il presente file ne è il III ed essenziale capitolo. Per accogliere le richieste di una più agevole lettura, i testi di questo sito sono stati - anche - trasferiti in un LIBRO: Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani ![]() Corso
Marconi 34/a 10125 Torino
(ITALY)
Per
acquisti diretti on-line / for on-line international ordersE' ora in vendita anche il libro From children of YESTERDAY to adults of TOMORROW in cui sono stampati i file in inglese: Abebooks.com, Alibris.com, BooksinPrint.com, GlobalBooksinPrint.com anche presente in Kindle, nonché in edizione più curata e aggiornata in Cortinalibri.it ![]() |
||||
|
||||
Non devo vergognarmi di essere tanto malata quanto lo sono davvvero..., ho bisogno di ifugiarmi nella mia 'area di recupero'.... il che significa ritrovarmi maggiormente in contatto con ricordi e dolori invece che con ansie e terrori...scrive - in una mail in inglese tradotta estemporaneamente - una vittima americana sopravvissuta a spietate torture. Ed infatti è così che un anche fievole barlume di speranza può permettere il graduale diradarsi delle nebbie di ottusità ed oblio: lentamente e dolorosamente chiunque potrebbe ritrovare la propria completezza e autenticità con il rivivere attivamente proprio quelle passate sensazioni che sembravano intollerabili; sensazioni che invece possono venir ora accettate se coraggiosamente tradotte in ritrovate memorie e esplicitate in ri-attualizzate esperienze. Se
non altro
poter dare ai ricordi una specie di seconda vita...
Ed è così che
può
finalmente riavviarsi il (ri-)destarsi di rinnovate vivaci
sensibilità e aperture.
E così allora tutto può "risvegliarsi": queste rinnovate
sensibilità - anzi sensibilità rese sempre più
recettive
a sempre più numerosi e variati stimoli - possono ora evolvere
in
"circoli virtuosi" sempre più ampi; mentre questo ritrovarsi
nella
memoria del passato avvia pure il destarsi di
emozioni non solo
"nuove" ma sempre meglio arricchenti e individualizzanti:
curiosità
e interessi, affettività e partecipazione, fantasia
e capacità di progetti per il futuro, attenzione e cautela. E
così -
sia
se sviluppate in un evoluzione normale, ma anche se rivissute e
ridiventate
consapevoli in un secondo tempo - emozioni e sentimenti di ogni tipo
possono espandersi armoniosamente e manifestarsi
su più variati orizzonti, mentre - non più
schiavi
della sofferenza, o dell'ottundimento, o dell'oblio - possono risorgere
e allignare sentimenti, rapporti, precauzione e coraggio, interessi
e apprendimenti, consapevolezza
di sé, e
tutta la catena della logica delle cause
e delle conseguenze, dei diritti
e delle responsabilità.
Ma in pratica ecco che allora NON è solo uno sbaglio semantico l'uso improprio del termine inconscio equivocato con inconsapevole, con non al momento consapevole: NON è certo una semplice funzione della memoria in se stessa quella che può permettere il riattivarsi ed emergere alla coscienza consapevole del grande dolore. Quanto era precipitato nell'inconscio deve affrontare e superare appunto il grande dolore per poter risalire nel disponibile archivio del preconscio ove venir poi riorganizzato nel riattualizzabile archivio della "vera" memoria - preconscia e in fondo superficiale - e nella grandissima dotazione dell'esperienza e della - resiliente - saggezza. La forza di soppportare patimenti terribili, e di RIVIVERLI - non solo di "ricordare" - non è masochismo: è l'unica via che può permettere una cura efficace. Dolore e profonda tristezza NON sono debolezze, e neanche sono "malattie" più intollerabili o più pericolose di quanto non lo siano gli stati di ansia e/o le compulsioni ossessive. Così scrive di nuovo la persona che ha sofferto gravissimi traumi: quando il dolore e la depressione diventano più profondi, sono io ad esser "masochista" o è invece proprio un sollievo sentir dolore invece che una intollerabile ansietà? Recuperare il dolore oltrepassando l'ansia: che idea bizzarra! ma quanto giusta! Permettersi di "essere tanto malati quanto lo si è veramente" quando invece l'affaccendarsi in modo compulsivo è un male di sicuro peggiore. ResilienzaPer meglio spiegare questi "recuperi" si può usare un termine poco usato nella nostra lingua, benché sia di genuina origine latina: RESILIENZA - in fondo più popolarmente esprimibile con il quasi sinonimo: ELASTICITA' - che, secondo il dizionario Zingarelli designa la capacità di un materiale di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi e - va aggiunto - di incamerarne e assorbirne l'energia.Nella traduzione in italiano del libro Mental Health Problems and Young People: Concepts and Practice di Louise Rowling, Graham Martin, Lyn Walker , LA PROMOZIONE DELLA SALUTE MENTALE E I GIOVANI Teorie e pratiche (ed. McGraw-Hill italiana a cura di Alessandro Grispini e Pompeo Martelli); vedi dalla presentazione di Michele Tansella: Il
termine
RESILIENZA ricorre
più volte nel testo ed è usato dagli Autori per indicare
la capacità umana di affrontare
gli
avvenimenti
dolorosi e risorgere dalle situazioni traumatiche.
L'espressione
è mutuata dalla fisica dove è utilizzata per identificare
la "capacità di un materiale di resistere a urti improvvisi
senza
spezzarsi". Se esaminiamo questo concetto in rapporto alle scienze
sociali,
possiamo dire che “la resilienza corrisponderebbe alla capacità
umana di affrontare le avversità della vita, superarle e uscirne
rinforzato o, addirittura, trasformato... Ma la
resilienza
è
piú della semplice capacità di resistere alla distruzione
proteggendoci da circonstanze difficili, è in ugual modo la
possibilità
di reagire positivamente a scapito delle difficoltà e la voglia
di costruire utilizzando la forza interiore propria degli esseri umani.
Non
è solo sopravvivere a tutti i costi, ma la l'abilità ad
usare
l´esperienza appresa dalle situazioni difficili per
impiegarla in
processi trasformativi e di recupero.
La resilienza indica la capacità di un materiale di ASSORBIRE ENERGIA in caso di urto e di ASSORBIRE gli urti. I materiali fragili ASSORBONO poca energia, i materiali duttili ASSORBONO molta energia.... Per quale motivo le ossa, sane e robuste finché vengono usate, diventano fragili e leggere negli individui costretti all'immobilizzazione?... L'osso è un tessuto dinamico che rimodella se stesso continuamente durante tutto il corso della vita. Lo scheletro è riccamente vascolarizzato e riceve circa il 10% della gittata cardiaca.... La particolare sistemazione di osso compatto e spugnoso provvede a una combinazione ideale di forza e densità per le sue funzioni meccaniche. Durante la vita l'osso è in continuo rimodellamento, in qualche modo collegato con i continui sforzi meccanici a cui è soggetto... Il movimento con il suo periodico "massaggio" dei canalicoli, garantisce agli osteociti cibo e ambiente di lavoro adatti allo svolgimento delle loro funzioni, mentre l'ozio li impigrisce.(vedi anche in Harrison's Principles of internal medicine Mc Graw-Hill Book Company e Harrison's Bone diseases). Una citazione - leggermente modificata e generalizzata - tratta da un sito sportivo: Si
definisce resilienza la
capacità di resistere alle frustrazioni dell’allenamento,
allo stress delle gare e in generale alle difficoltà della vita.
Tale capacità permette di elaborare risposte
adeguate e flessibili di adattamento a situazioni nuove o vissute come
tali, in
particolare se
traumatiche. In questa prospettiva, la resilienza si configura come un
processo che permette la ripresa di un sano sviluppo dopo un evento
traumatico e nonostante la presenza di situazioni sfavorevoli. Possiamo
affermare che la resilienza rappresenta per la psiche quello che il
sistema immunitario è per il corpo: un efficace
sistema di difesa.
In generale
lo sportivo resiliente possiede le seguenti caratteristiche: attitudine
a orientarsi verso l’allenamento, invece che ripiegarsi su se stesso;
capacità di attribuirne significati nuovi; propensione a
ricercare strategie creative di fronte alle difficoltà.
I fattori proattivi
comprendono tre dimensioni: dimensione biologica (risorsa della
personalità), dimensione psicologica (esperienza di attaccamento
sicuro, autostima e autoefficacia, attitudine ad
apprendere dall’esperienza),
dimensione sociologica (importanza delle relazioni familiari, amicali,
presenza di rete di relazioni formali e informali).
Il sintesi lo
sportivo resiliente tende ad affrontare i problemi in
modo costruttivo
e non subisce
gli
avvenimenti lasciandosi condizionare dall’ambiente e dalle esperienze
vissute nel passato.
Ristrettezza e fragilità e incapacità di assorbire gli urti? Ma se una non-rigidità può dar luogo magari a una certa plastica flessibilità, questa non è una soluzione: lascia la situazione confinata in una singola direzione che si apparenta all'adattabilità conformista. Nel meno peggiore dei casi la minor vulnerabilità di chi è "limitato" non può che ristagnare, togliendo comunque la possibilità di rinnovanti arricchimenti esperienziali: un bambino allontanato dal suo delicato e fragile sviluppo e condotto attraverso una via preordinata ad una pseudo-maturità statica e ristretta, da adulto - e non solo come genitore - trasmetterà questa "lesione" con conseguenze devastanti generazione dopo generazione al massimo del "nuovo" - cioè ai bambini piccoli - e ai ricordi della propria infanzia se non alla MEMORIA tutta. Duttile elasticità è ben di più che semplice flessibilità: è la capacità "resiliente" di ASSORBIRE apporti di energie - "buone" o "cattive" che siano. Una volta integrate nella propria esistenza ne divengono fertili fonti di vitale potenziamento: ogni nuova esperienza può così, avviando nuove sintesi e rinnovamenti, modificare in accrescimento tutto il sistema di aperture e di vie evolutive.
Creatività, vie evolutive, sviluppo e evoluzione, ed anche feromoni ed emozioni, come pure il loro contrario - transfert e mercatino dell'usato - si trovano in paragrafi in parte identici ma meglio dettagliati nel file/capitolo Una necessaria e veloce precisazione semantica riguarda i termini collegati a "evoluzione" e "sviluppo". Evoluzione è ben di più di "sviluppo": possono "svilupparsi" soltanto entità già presenti, ed ancora INESPRESSE, mentre grandi forze CREATIVE possono promuovere - si potrebbe quasi dire: "GENERARE" - EVOLUZIONI in direzioni NUOVE e del tutto inprevedibili. Tornando al concetto di RESILIENZA, è però indispensabile precisare che anche il "terreno" entro cui affondano le "radici" ha una parte importante nella possibilità o meno di far "fiorire" o "appassire": se la resilienza è piú della semplice capacità di resistere alla distruzione proteggendoci da circostanze difficili... [bisogna] incominciare a diffondere il concetto di resilienza per contribuire alla comprensione del fatto che ogni persona possiede questa caratteristica, ma da tutti noi dipende che possa essere sviluppata, se ci concediamo mutualmente la possibilitá di farlo. (Vedi articolo Resilienza).Non bisogna certo equivocare il concetto di resilienza con l'accezione meccanicistica di non fare una piega, né tanto meno con la possibilità delle personalità multiple di prestazioni eccezionali, bensì con la capacità di rispondere alle avversità in modo costruttivo [che] presuppone la disponibilità a lasciarsi 'ammaccare' dagli avvenimenti, tollerando il dolore quanto basta per elaborare una risposta trasformativa (di sé e della situazione urtante)Se davvero si tratta di "resilienza" quindi i RECUPERI non debbono condurre soltanto alla restaurazione dello stato iniziale, ma ad un superiore livello di maturazione, solidità e consapevolezza. Prospettive contrarieDi sicuro ogni recuper è comunque un impegno a lungo termine, gravoso, difficile e molto doloroso, come descrive ancora la già citata persona "sopravvissuta":Non posso mettere ogni cosa direttamente in ordine. Il ricordo va avanti e indietro non segue una linea diritta... L'avviarsi in simili vacillanti e imbrogliati passaggi, l'avvicinarsi e evitare la terribile verificaA che ciò sia potuto capitare... Però il riconoscere che là sta la causa della sofferenza, e che questa causa ha un senso, permette l'accettazione di queste memorie a più livelli, [anche se e quando] il lavoro interiore e la terapia hanno perso [e inevitabilmente] ogni dolcezza. ...
l’uomo un primate
intelligente
che agisce… in base alle sue capacità
cognitive
sviluppate
in lui in massimo grado...:e non basta
certo propugnare positive capacità
cognitive:
bisogna pur tornare
invece a controbbattere con qualcosa che ne è il
vero CONTRARIO.
Sono le capacità
cognitive
o non piuttosto le capacità di resilienza
quelle da sviluppare
ulteriormente?
Unire
insieme aride "capacità
cognitive" con l'accettazione di
"risposte trasformative" è quasi come equivocare il
concetto
di resilienza con l'accezione meccanicistica e
insensibile di non fare una
piega - da cui, di equivoco in equivoco, si può giungere
addirittura più o meno consapevolemente e deliberatamente
alle pericolosissime situazioni
di personalità
multiple.
A
questo proposito
nel file corrispettivo in inglese Consciousness
and
memory si
trovano altre citazioni tratte dalla conferenza di Kathleen
Sullivan alla: Fourth
Annual Ritual Abuse, Secretive Organizations and Mind Control
Conference,
August 10-12, 2001. E queste precisazioni
e diffide sono
tanto più da prendere in considerazione per poter meglio
difendersi - a ragion veduta e adeguatamente - contro chi cerca in ogni
modo
di opporsi e screditare: come ad esempio la False
Memory Syndrome Foundation.la capacità di rispondere alle avversità in modo costruttivo presuppone la disponibilità a lasciarsi 'ammaccare' dagli avvenimenti, tollerando il dolore quanto basta per elaborare una risposta trasformativa (di sé e della situazione urtante). Infatti se messaggi di progresso, di speranza - ed anche di possibilità di recupero - si dipanano partendo dalle origini e seguendo percorsi fattibili, sito e libri correlati inviano parallelamente anche diffide e di ben altro tenore: non si deve prescindere quindi dall'occuparsi dei propugnatori di indirizzi opposti. Da presupposti che partono da azioni "ostili" e/o causa comunque di "danno" si arriva ai vissuti delle loro "vittime" del momento e/o ai ri-vissuti nel tempo: nel file Flashbacks un'importante segnalazione italiana ha permesso di integrare questo argomenti con una eloquente citazione metodologica, indicativa di quanto sia basilare risonoscere i COLLEGAMENTI tra PRESENTE E PASSATO. Cos'ho in comune io con gli schiavi? Cosa ho in comune? la possibilità di favorirne la liberazione? Morale
degli schiavi"? Cos'
ho in comune io con
gli schiavi?
Può sembrare
paradossale ma forse i nemici
più pericolosi
perché pullulanti, ubiquitari, insidiosi e innumerevoli - come i
"nanetti" contro Gulliver a Lilliput
- non sono i "malvagi"
coscienti delle loro azioni ma "esserini" senza nerbo,
inconsapevoli del loro stesso "esistere". Non sempre la [totale]
follia
è
l'oblio di un grande dolore, ben più numerose sono le
"teste
svuotate" fin dalla
primissima
infanzia, gli sradicati dalle basilari
fasi di
sviluppo che credono di vivere nella perenne fiaba di un tempo
immobile e irresponsabile in cui il “finto”
è
PIU’ VERO DEL VERO. E' ben difficile aver qualcosa "in
comune"
con questa congerie di "schiavi" volontari illusi
di aver
superato
il dolore di
questa privazione,
per cui a
ogni pié sospinto le cause
vengono a
confondersi con le
conseguenze. In una specie di quieta anestesia senza più
patirne
né rendersene conto questo VUOTO di sostanza tende a attivare un
risucchio che trasforma in dipendenze e fumosi
ammaestramenti qualsiasi cosa gli passi vicino; e poiché la "solidità" occupa un definito
spazio
mentre i
"gas" si espandono a riempire tutto lo spazio disponibile,
non effettive realtà di esperienza ma solo le loro vane
apparenze vi si intrufolano dall'esterno. E così - isolati
sempre più in uno spazio irreale - riempiono gli avanzi di
realtà con sensiblerie posticce, con attaccamenti morbosi
pseudo-affettivi, con artificiali impulsi di Potere
o di (pseudo)sesso,
con vuote astrazioni e apodittiche informazioni non importa
se
provengono da una cultura raffinata oppure da sempliciotta "aria
fritta"
facile e popolare.
Cause e conseguenze ribaltate, luoghi comuni inossidabili...: questo
"affamato nulla" può venir paragonato con un esempio calzante al
sacchetto di
un aspirapolvere
che ingoia qualsiasi cosa per trasformarla in spazzatura. Il
pregiudizio saccente peggiore della
semplice superstizione si nutre di ASSOLLUTI, di
certezze
riduttive,
di spiegazioni
capovolte
e di troppo facili bersagli: ad esempio viene dato come assioma che
è la... televisione a creare l'ottuso oblio e non la famelica
"privazione" precedente che va in cerca di nutrimenti fasulli per
adattarli
ai propri "deficit" di sostanza vitale; oppure al contrario si ignorano
i danni prodotti da "falsi maestri", da tracotanti faccendieri e si
attribuisce - con indulgenza benevola se
non ammirante - una accettabile
"normalità" allo "studioso distratto" e allo
"scienziato irresponsabile" se non al
"politico corrotto e licenzioso".Per chi è stato privato della propria "consapevolezza" ogni suo sostituto, pur sempre calato dall'alto e di seconda mano, viene assorbito in modo a-critico e trasforma in un inestinguibile "finto fiabesco" la descrizione di qualsiasi situazione. Per chi invece non è stato deprivato del tutto della propria "solidità" - ascoltati e non mistificati - i "fatti parlano" chiari e sicuri, e per fortuna se la follia è l'oblio di un grande dolore non sempre sono irreparabilili l'ottuso oblio e la futile inconsistenza: è quindi doppiamente colpevole sottovalutare e scartare le testimonianze personali di chi ovunque e ad ogni età riesce a descrivere sofferenze che a orecchi altrui possono sembrare inspiegabili. Disconoscere i "vissuti" del presente, di bambini oltre che di adulti, è una tortura che ri-sospinge le vittime verso una irrecuperabile "vuotezza"; rifiutare i "ri-vissuti" di chi, pur molti anni dopo, manifesta in se stesso l'nfanzia "violata" o "annullata" di allora significa render ancor più virulenta quella distruttività conservata all'interno della personalità che, come un "cancro", continua a impedire una vita normale a chi bambino cronologicamente non è più.
E' stato detto che la
follia è
l'oblio
di un grande dolore..., e che questo non è un
destino
inesorabile.
Infatti come lo sviluppo in termini di "futuro" ha per Natura una sua regolarità
intrinseca, così questa regolarità
fondante
può
ritrovarsi depositata nella memoria. Niente va perso degli
eventi del
passato
ma neanche delle fasi di sviluppo pur disattese o smentite: in ogni
momento
tutta la sequenza dei fatti e dei percorsi può venir riattivata
verso una maturazione
anche
ottimale. Ma i "mostri" in agguato
continuano a
generare
"mostri": non
sempre,
anzi percentualmente ben di rado, questo rinnovamento può
avverarsi:
troppe sono le forze ambientali e di debolezza e/o malvolere umano che
vi si oppongono. E' stato
detto: La
follia è
l'oblio di
un grande dolore...?
Ma dal grande
dolore
continuano a nascerne altri: nell'ottuso oblio ecco ritrovarsi anche
quel sonno
della ragione [che] genera
mostri
e non solo nel
presente, non
solo nell'esistenza di una singola persona. I
"mostri" generano
mostri ed ancora mostri: e mostri ingannatori, squalificanti, offensivi
e svilenti, anche omertosamente minacciosi per coprire misfatti
presenti
e/o passati. Ma ben più sovente altri più banali "mostri"
sono accolti e accreditati dalla ragione
e la verità che dormono: sia per mancanza di
capacità
e/o ignavia degli astanti e/o dei curanti, sia soggettivamente per un -
del resto ben plausibile - desiderio di evitare
la terribile verifica
a che ciò sia
potuto capitare.Ma se questi traumi, questo "grande dolore" iniziale rimossi o rinnegati, se non ancora peggiorati dal mancato appoggio o peggio dal contrasto con il mondo circostante, lasciano comunque una falla, una debolezza strutturale nella personalità, altre possono essere le cause di difettosi sviluppi e di diffusione di "mostri". Infatti senza giungere alla completa "pazzia" è certo però che ogni danno può venir mascherato o coperto non solo da veri e propri "sintomi", ma molto più sovente da un nefasto stile di vita, con il suo grossolano contorno di pseudo-sentimenti "altissimi" o "bassissimi", e di azioni e comportamenti ad essi correlati. L'ottundimento difensivo una volta attivato - sia ben chiaro: in modo del tutto INCONSCIO - dà inesorabilmente luogo ad una serie di circoli viziosi che investono comunque oltre alla memoria, anche la coscienza di se stessi e la comunicazione con gli altri. La propria - così come l'altrui - calpestata dignità, la rinnegata sensibilità ai DIRITTI e ai TORTI, i bisogni disattesi pseudo-compensati in disponibilità ad assecondare fallaci lusinghe e/o minacce - il bastone e la carota - vengono a trasformarsi in modo complementare in suscettibilità, pretese, interpretazioni della realtà ridotte ad esasperate differenze autoreferenziali solo quantitative e immutabili, definite per sempre in concetti statici di inferiorità e/o "superiorità": e così ricerche non evolutive ma "miracolistiche" di ECCEZIONALITA' si aprono su scenari di aspettative a-critiche, di speranze vane - vedi... gioco d'azzardo - o di spregio e disperazione che aggravano i bisogni già disattesi. Fragilità - l'esatto contrario di "resilienza" - incompletezza, mancate esperienze e aperture, inadeguatezza esistenziale... corredate da compensazioni fasulle, aggiungono disgrazia a disgrazia col rendere questi "inferiori" oltremodo facile preda di chi - ammirato come "potente" - vuol assoggettare lusingando, ma allo stesso tempo si scaricano in ulteriori rivendicazioni, che invitano a ulteriori spersonalizzazioni: assoggettamenti e corrività verso i "più" come altrettanto maldisposizione fino ai maltrattamenti verso i "meno" e i "differenti". Di lì in poi tutto si muove in una prospettiva non genuinamente infantile ma pseudo-bambinesca del sentire e in una visione inefficace del mondo, in un groviglio meschino di sentimenti - o meglio di artificiosi "sentimentalismi" - e/o di loro manifestazioni occasionali, esagitati ed estemporanei, tanto clamorosi al vedersi quanto aridi e indifferenti nella sostanza. Ci si dibatte in un modo di vivere in cui le mancanze proprie non vengono riconosciute come bisogni, anzi spesso neppure percepite come proprie, per cui ogni malessere viene proiettato su di un mondo esterno più fantasticato che reale e quindi poi trasformato non solo in statiche fobie ma più spesso in ostilità allo stato brado o in colpevolizzazioni assurde, se non in disponibilità cieca ad ogni suggestione o persino istigazione. Credendosi all'interno di questo mondo irreale e senza più alcuna padronanza del proprio corpo, ci si rannicchia in una fragilità data per definitiva; si misconoscono gli impulsi interiori per cui tanto spesso la rabbia viene data come "attacco di panico" e gli impulsi sessuali come unico segnale di "diritto ad esistere"; ci si disperde in una rincorsa alla novità; ci si consola in pure esteriorità alla ricerca distraente di divertimento-eccitazione; o ci si consuma in un vortice di sofferenze e rabbie immotivabili obbiettivamente, in una presuntuosa e stizzosa ricerca di dipendenza/tirannia, e di approvazioni gratuite, spesso mischiate con pseudo-ribellioni e con atteggiamenti ricattatori: il tutto sicuramente in un odio programmatico contro ogni consapevolezza, contro ogni autentica partecipazione, contro ogni manifestazione di libertà ed individuazione (vedi in proposito il famoso libro di Aldous HuxleyMondo Nuovo). Organizzatori-induttori dello sviluppoAnalogamente alla funzione degli "Organizzatori-induttori" dello sviluppo embrionale esistono infatti precisi bisogni psicologici e/o ambientali (nota bene: BISOGNI non "desideri") che se non appagati producono precise, determinate incompletezze e/o deviazioni a cascata dalle normali, predisposte vie di sviluppo (vedi anche in Imbroglio è il contrario di sviluppo).Gli esperimenti più celebri di Spemann e della sua collaboratrice, Hilde Mangold, furono pubblicati nel 1924 e portarono al concetto di "induzione primaria" e di "organizzatore". Questa scoperta ha avuto un ruolo centrale nell'embriologia e per molto tempo l'intero sviluppo embrionale, non solo negli anfibi, è stato considerato come una lunga serie di eventi induttivi. Nel 1935, Hans Spemann ottenne il Premio Nobel per la Medicina. Vedi in Biologia dello sviluppo:Come avviene per gli "organizzatori" biologici dello sviluppo embrionale che DEBBONO agire in modi, tempi e soprattutto SEQUENZE stretti e precisi per creare organismi senza difetti e non mostruosità, esistono traumi in apparenza "piccoli" che - se giungono in momenti e modi sbagliati del processo di armonizzazione delle maturazioni intelletuali, sociologiche e affettive - ne scombinano una cruciale fase: e non solo alterano questa cruciale fase di sviluppo, ma anche quelle che vi sono collegate. Ecco un nuovo "mostro", che può avviare a valanga una catena di errori in peggioramento. Ecco che da allora, in un circolo vizioso avvitato su se stesso, queste disorganizzazioni possono continuare ad aggravarsi verso vie patologiche a loro volta aperte a diramarsi al di fuori della persona singola fino a travolgere - nel presente, ma spesso ben oltre anche nel futuro - intere esistenze: la propria e molte altrui.... organizzazione embrionale; fenomeni di induzione, territorio induttore e territorio competente; proprietà dell'organizzatore embrionale; generalizzazione dei fenomeni di induzione; induzioni di ordine superiore; gli induttori eterogenei e tentativi di identificazione dei principi induttori. Ma come si può pensare che, analogamente a quelli "gravi", anche "fatterelli insignificanti" possano dar origine a malattie tanto invalidanti come nevrosi o psicosi? Come può risultare tale da scombinare l'intera esistenza un - per gli adulti circostanti - "piccolo" disguido "soltanto" a partire dal danno arrecato a una "fase dello sviluppo" non riconosciuta come cruciale? E se così fosse: come riconoscere e proteggere i fondamentali stadi di discontinuità in cui si perfeziona lo sviluppo? Questo è precisamente il principale scopo del libro: Infanzia: tempo di mutamenti, e lo si può dedurre già dal suo stesso titolo. E se nevrosi e psicosi si strutturano su tentativi di meccanismi di difesa compromissori (vedi ad es. per documentazione e bibliografia Sandler Joseph L' analisi delle difese: conversazioni con Anna Freud), come si può pensare che un bambino piccolo, se non un lattante possa "scegliersi" una "difesa" saggia ed efficace? Vedi ad es. Gianfranco Ravaglia L'INTENZIONE RITROVATA. Intenzioni e vissuti nel lavoro analitico e gli altri suoi scritti, o Sergio Bordi Trauma ed abusi infantili: teorie della dissociazione e teorie della rimozione. E vedi anche: CLINICA DEL TRAUMA
E DELLA
DISSOCIAZIONE di Philip
M. Bromberg.
Ogni essere
umano e ogni sua
attività
non sono infatti monolitici: ogni vera esistenza attraversa sì
molti
cambiamenti
episodici, ma per raggiungere
la
propria pienezza deve
aver
assecondato
ben definite fasi, attraversato cioè normali, predisposte vie e
modi di cambiamento in sequenze
biologicamente
determinate, secondo un ritmo
di sviluppi
fisiologici (al
plurale) modulati
sia nei tempi sia nelle modalità.Nel corso della sua lunga esperienza clinica, Bromberg ha messo in evidenza il ruolo centrale svolto dal trauma nei disturbi della personalità visti come espressione di rigide difese dissociative erette allo scopo sia di impedire l'esperienza interna del trauma sia di mantenere il mondo esterno sotto controllo, evitando il pericolo della ritraumatizzazione. L'autore è giunto così a sviluppare una prospettiva clinica basata sul ruolo della dissociazione nel funzionamento sia normale sia patologico, e sulle sue implicazioni per la relazione terapeutica. La mente e il funzionamento mentale, dice Bromberg, si fondano su una configurazione complessa di stati mutevoli di consapevolezza, ognuno con una propria realtà soggettiva, mantenuti in interazione dinamica da processi di tipo dissociativo. La salute risiede quindi non solo nell'integrazione, ma nella capacità di "restare negli spazi" tra realtà differenti senza perderne alcuna, di sentirsi "uno in molti". Comunque le ovvie difficoltà di COMUNICAZIONE - nel senso etimologico di "avere in comune" - non possono prescindere dai differenti punti di vista di ciascuno e quindi dai differenti significati di apparentemente uguali linguaggi: ben vengano quindi le aperte polemiche per permettere di capire e correggere o almeno DISCUTERE termini in apparenza identici ma che invece spalancano "traduzioni" discordanti su scenari antitetici. Come già esplicitato in altri file/capitoli, occuparsi di argomenti quali quelli dei bambini e della vita domestica non riguarda certamente solo fatti "piccini, insignificanti, estremamente privati" e soprattutto privi di conseguenze:
Memoria e consapevolezzaUno - stupido - luogo comune dà per - quasi - scontato che i "ricordi" siano strettamente legati al linguaggio verbale e non possano iniziare se non dalla "loquace" fanciullezza o almeno da un'età come i tre anni in cui la "parola" è ormai consolidata. Al contrario difficilmente si tien conto che il "povero e lento" ma fin troppo trasmissibile linguaggio verbale - sia espresso sia anche contenuto all'interno del proprio "pensiero" - possa risultare fin troppo menzognero: possa distribuire in giro informazioni travisate, distorte, censurate sostituendo contenuti di fatti, dati e nomi e possa alterarne il significato omettendo o spostando magari anche solo minimi particolari. Ne è - tipico esempio la locuzione "de mortuis nihil nisi bonum"= "dei morti non si dice che bene", ma altrettanto vale per il pettegolezzo che cuce indefinitamente addosso a chi ne è vittima un quadro di maniera e di interpretazione altrui. Anche l'avvicendarsi dei "complessi", non riconosciuto nel suo evolversi, può mistificare non solo il "ritratto" oggettivato da altri ma anche le interpretazioni soggettive riguardanti un proprio ipotetico "carattere" con descrizioni che immobilizzano un essere vivente nell'effige mortuaria di un singolo momento delle sue fasi di sviluppo o in generale della sua esistenza.Comunque sia la regia di un documentario non può che "scegliere" le scene e i contorni da evidenziare o da omettere indirizzando così negli spettatori un'interpretazione piuttosto che un'altra: altrettanto ricordi artefatti e statici collettivi e/o personali - pettegoli o letterari - alterano in modo emotivo le percezioni soggettive, mentre scelte arbitrarie dei significati e addirittura dei CONTENUTI costruiscono vicende romanzate. Ne risulta che tutte le biografie e anche le "autobiografie" - chiacchierate o scritte - sono in fondo sostanzialmente FALSE sul doppio binario di particolari talmente enfatizzati da coprire il loro significato e diventare totalizzanti e di particolari fatti sparire perché collegati con qualcosa di sgradito. La serie di episodi esposti in uno scambio di mail esemplifica bene questi concetti partendo dallo statico Album di famiglia al ricordo ritrovato del "grosso cane bianco": Mia madre aveva
negli anni costruito un’immagine di me... che si è
sostituita a me agli occhi di tutti
Da un bel
po’ di tempo, circa un anno, lavoro su di me su un qualcosa
che ho chiamato l’album di famiglia. E credo che nessun nome possa
essere più congeniale. Tutto è iniziato la scorsa estate
a casa di mia
zia, frequentata da una nipote che, purtroppo, pare essere
desolatamente vuota, un triste guscio. La nonna la tratta con una certa
durezza, senza accorgersi che la vittima principale è la
ragazza, una
ventenne con la testa di una quattordicenne sciocca. Parlando con mia
zia, del fatto che forse non tutto
era da addebitare a lei, mia zia è uscita fuori con una
frase del tipo...
anche tu eri molto
difficile da ragazzo. Poi col tempo sei migliorato. Ma
quella frase mi aveva fatto riconoscere un qualcosa di chiaramente
preciso. Mia zia non mi conosceva per
nulla! Né mi aveva conosciuto da ragazzo. Mia madre aveva
negli anni costruito un’immagine di me, una perfetta fotografia,
che a furia di essere ripetuta a destra e manca, si è
sostituita a me agli occhi di tutti. Mia zia non
conosceva me, ma quella fotografia…
Questa cosa mi ha dato anche un tuffo al cuore, nel dolore, un qualcosa
che sembrava anche una sotterranea gioia. Mi accorgevo di come la mia
famiglia, in senso più ampio, di zii e cugini, conoscesse in
fondo solo
una fotografia di me, bidimensionale,
ferma nel tempo,
un’immagine e per giunta, sbiadita. Mi rattristavo di come fossero
stati così pigri da non avermi voluto conoscere e, in fondo,
corresponsabili del mio essere stato lasciato solo a me stesso. Ritrovavo però dopo un po’ di tempo il me stesso solido che era uscito dagli anni di lavoro su di me, quello che camminava sulle proprie gambe e che era in grado di vivere e condividere il mondo vero. Poi, quest’anno, quasi per caso, in uno scambio di battute con mia sorella lei si è lamentata di come le fosse pesato da bambino, del fatto che mia madre mi avesse letteralmente affidato a lei, di come le avesse in qualche modo pesato nella sua infanzia questo fatto. Questa cosa mi ha profondamente colpito. Non per quanto reclamava mia sorella, giustamente. Ma per il fatto che io stesso, a mia volta, ero stato abituato a guardare solo una fotografia di mia sorella: quella della bambina felice che voleva tanto bene al fratellino.Mia madre aveva fatto davvero un notevole lavoro. E nonostante tutta la strada che, davvero, penso di avere fatto. ... sto iniziando a guardare mia sorella per quello che è, partendo quasi da zero, lasciando da parte le invidie, le rabbie. Eravamo bambini ed entrambi vittime, pur in modi diversi. Da lì, penso di essere precipitato. Ho iniziato a comportarmi in modo strano. Ad avere spesso pensieri piccoli, meschini, piccole invidie. i L. e K. hanno perfino coniato un nome per quel mio modo di fare; entrambi senza parlarsi l’hanno soprannominata la maestrina… Ad oggi non ho ancora capito bene cosa sia quella cosa autoritaria e meschina. Penso sia legata a mia madre, ma non riesco ad individuarla bene. Poi, poco dopo, è successa un’altra cosa strana. Ho iniziato a sentirmi ancora più lontano da me, di quanto mi sentissi quando ero maestrina. Quest’altra parte di me sentiva il bisogno nascosto di esibirsi, di proporsi, per emanciparsi da un mai superato complesso di inferiorità. In quei giorni, a quel bisogno si accompagnava, quasi per contrappasso, una totale incapacità di parlare. Non trovavo le parole. In realtà, era come se le avessi dimenticate. E mi spiaceva per esempio, non riuscire a replicare ad una battuta, perché significava veramente che non ero io: io sono una persona tutto sommato arguta e vivace. In un contesto amichevole scherzo e gioco. E non ci riuscivo. Ciò che ho pensato, in questo tempo in cui mi pare di essermi lasciato da parte, è quello di indossare i vestiti che io ho visto indossare dai miei. Non so perché l’ho fatto. Ne farei veramente a meno. Non solo credo di aver indossato i loro vestiti, ma di non essere mai stato più simile a loro. Perché? Perché ho iniziato a non sentirmi di nuovo me stesso? Dove sono andato a finire? Mi attanaglia la paura di aver perso le gambe, o più precisamente i piedini, che con fatica ho ritrovato, ho ricordato di avere. Questa è veramente la cosa che più temo. Ed arriviamo ad oggi. Io credo una cosa, e forse non mi sbaglio. In qualche modo è come se, una volta attivato l'orologio del presente, stia andando indietro seguendo una modalità non lineare, che non prevedo e non comprendo, nel tentativo di far ripartire l'orologio del passato. E la cosa è molto complessa, dolorosa ed impegnativa... Le faccio un esempio: dopo la frase di mia sorella, tornando dai miei nei giorni successivi, ho guardato verso un prato davanti alla casa: in quel prato mi sono ricordato di un grosso cane bianco, giovane e dinoccolato, come spesso sono i giovani cani di grossa taglia. Ho chiesto ai miei conferma, ma nessuno se lo ricordava. Dopo tanta fatica mia madre ha ricordato. Era un cane randagio che era stato ospitato da mia zia poco più di una settimana. Poi, per volere del nonno che non voleva un secondo cane, era stato dato via.Questo era un ricordo mio, non una fotografia.Devo inoltre dire che la foto in cui ero prigioniero voleva che perdessi i rapporti con quella zia, molto in antipatia a mia madre. Quella zia, è stata la persona che più mi ha ascoltato, seguito, fatto giocare nella mia infanzia. E io neanche me lo ricordavo più |
||||
|
|
| Televideo 04/07/2007 02:40 | Brutti
ricordi addio, grazie a pillola
Arriva la pillola dell'amnesia selettiva.Lo hanno annunciato scienziati del McGill University di Montreal e dell' Harvard University di Boston, che hanno condotto la ricerca in parallelo. Il farmaco causa alcune reazioni chimiche nel cervello cancellando i brutti ricordi. Secondo i ricercatori, per cancellare il ricordo di un trauma l'effetto della "pillola" va coadiuvato con una terapia psichiatrica. Se il farmaco viene preso solo nel momento in cui si ricorda qualcosa di spiacevole,il brutto ricordo viene solo affievolito. |
|
Sfide folli n città a duecento all'ora intervista
a un
"pilota"
c’è chi si fa un sacco di soldi
ma
l’unica
cosa
che conta è l’adrenalina... C’è bisogno di un rettilineo
per
portare la macchiana alla massima
velocità, bastano tre o quattro chilomentri, ma più
è lungo meglio è...
Quante sono le macchine che partecipano? Di solito sono un centinaio. Qualche volta di meno, spesso di più. Come funzionano le gare? Ci si guarda e ci si sfida. Due o quattro per volta a seconda della larghezza della strada. TOLLERANZA ZERO Corpi mutilati e auto distrutte Spot choc contro le stragi |
|
Trauma Disorders
Glossary Dissociative Disorders
Per
alcune informazioni sulle cosidette "esperienze critiche" che portano al
soverchiamento delle capacità di modulazione delle emozioni e
relativi meccanismi psichici di difese vedi Trauma
e memoria:
dissociazione (DSM-IV
R da pag 525 e seg.) citato
anche nel
sito Portale
italiano di Psicotraumatologia e psicoterapia. Memorie
ed
emozioni non raccolte... non
credute...
o peggio derise...: vedine altri dati in Imbroglio
è il contraio di sviluppo e nei links
ivi proposti.Esistono sistemi intenzionali e in vista di sfruttabili finalità psicologici e abusivi (NON TECNOLOGICI) di annullamento della volontà e di "frammentazione" della memoria fino alla "costruzione" di personalità multiple (MPD / DID): . Come chiede e si chiede Wanda Karriker: Dove sono adesso? Perchè agenti segreti, spie, informatori, assassini... "costruiti" per mezzo del lavaggio del cervello funzionano meglio dei consapevoli, stipendiati agenti segreti / spie? |
Eccoci dunque all’ultimo post sulla storia di Regina. Comprendo quanto la tematica sia molto difficile, ma spero siate arrivati fino a qui.E vorrei concludere con alcune speranze. Spero che, quando sentirete parlare di pedo-pornografia, prima di scagliarsi sui fruitori di questo squallido materiale, ci si chieda chi sono le piccole vittime che vi si trovano filmate. Da dove arrivano e che fine fanno. Spero, alla luce della testimonianza di Regina (e non solo, ma qui mi sono limitato a lei), che si comprenda che esistono abusi che vanno ben oltre l’ambito familiare o l’idea del pedofilo come "predatore solitario" (in quest’ottica a cosa serve strillare alla castrazione chimica?). Spero che si creda che le organizzazioni pedofile esistono non solo in paesi lontani come la Thailandia, terra di turismo sessuale. Perché le organizzazioni di piccoli schiavi esistono. Anche nella nostra ricca e civile Europa, anche nel nostro paese. In modo silenzioso, continuano ad esistere sotto ai nostri occhi veri e propri campi di concentramento, vere e proprie vittime di campi di concentramento. E spero inoltre che queste poche parole sulla storia Regina possano essere sufficienti per instillare il dubbio che forse questi tipi di abusi non hanno a che fare solo con le perversioni sessuali. Del resto è una constatazioni che anche in Italia esistono, oggi!, in tempo di pace, migliaia di persone affette da DID, disturbo delle personalità multiple, che sopraggiunge in casi di sistematici abusi sessuali che sconfinano nella tortura, proprio quella tortura che non è contemplata nella nostra legislatura. Così, come credo all’Olocausto e all’orrore del nazismo, alla violenza dell’uomo sull’uomo, alle torture che avvengono nei territori di guerra e nelle prigioni, allo stesso modo credo alla storia di orrore narrata da Regina e dalle altre ex-vittime.
Spero davvero di non essere solo. Spero davvero di non lasciarla sola. Di non lasciarli soli.
Dall'ottundimento
e/o
dall'oblio si può non
giungere comunque alla completa passiva "pazzia": esistono anche
veramente casi
in cui si arriva alle - attive - personalità
sdoppiate o multiple: persone
il cui corpo autentico viene addirittura "dimenticato", che di momento
in momento si "credono" un'altra (o altre) persone e si comportano di
conseguenza. Sono
situazioni reali e non di fantascienza, riscontrabili ovunque e non
soltanto in America: probabilmente non dovute ad
eventuali cause intrinseche o in consequenza di semplici "traumi", ma
create invece artificialmente.
Sistemi psicologici
abusanti (sia tecnologici che scientificamente
"psicologici")
possono attuare un annullamento
della
volontà e una
"frammentazione
della memoria", fino
alla "costruzione" intenzionale di multipli (MPD / DID:
da non
confondersi con la ben differente schizofrenia):
e
questo in
vista anche di sfruttabili
finalità. E'
probabile che per lo più questi sdoppiamenti
derivino da
queste cause "artificiali", ma non è certo questa la sede per
parlarne:
molto
dimostrativo dal lato descrittivo è ad ogni modo il libro di F.Rheta
Schreiber Sybil in
cui si descrive un caso
paradigmatico di personalità
multiple. (Ne esisteva anche una traduzione in italiano
ora introvabile,
ne fu tratto anche un film
(Sybil
(1976) (TV
regia Daniel
Petrie, attori: Sally
Field come Sybil Dorsett, Joanne
Woodward come Dr. Cornelia Wilbur),
anch'esso
tradotto in
italiano
e anch'esso subito sparito dalla circolazione).In Morning
Come Quickly chiede
e
si chiede Wanda
Karriker:Where are they now? [= Dove sono adesso? ]
- mi sembrava di aver a che fare con una "cooperativa" non con "una" persona.Ed ecco il "come" dal suo commento si arriva al vero problema e alle sue diramazioni e cause:
![]() Serie ricerche scientificamente correttebasi biologiche delle memorie represse: vedine i links e un estratto in Consciusness and memory. |
|
Roma,
10
set. (Adnkronos Salute)
- E' la scusa perfetta per chiedere un altro drink. Alzare il gomito,
come suggerisce un antico adagio, aiuta
a dimenticare. E nel migliore dei modi. Stando alla
ricerca della Sussex
University,
infatti, l'alcol spazza via dai recessi della memoria solo i cattivi
ricordi, preservando quelli buoni. Una scoperta, suggerisce Theodora
Duka, ricercatrice a capo dello studio, che potrebbe aiutarci
a comprendere meglio i meccanismi della dipendenza da alcol.
... Alle lunghe troppo alcol danneggia in maniera permanente la capacità mnemonica del cervello, avvertono i ricercatori che lanciano l'allarme nei confronti dei giovani accaniti binge-drinker, cioè tra quanti si sbronzano pesantemente e regolarmente, specie nei fine settimana. Per questi ragazzi ai possibili danni cerebrali si aggiungono poi le eventuali e pericolose conseguenze di gesti avventati compiuti sotto l'effetto dell'alcol. Infatti, anche quando l'oblio è profondo e pesante (e, come spesso accade, "aiutato" da alcool o da droghe, se non autorizzato da farmaci e metodi come l'elettroshock - e non solo), in ogni momento possono comparire subitanei violenti sprazzi di vivide memorie. Marcel Proust ha scritto su questa base la sua opera principale Alla ricerca del tempo perduto, ma immediate illuminazioni efficacemente chiamati flash-backs o rivissuti (vedi appunto il testo del Brutto sogno ricorrente) possono spontaneamente diradare l'ottundimento, o farsi largo al cedere dello sforzo della censura. (Un esauriente articolo di Lorenza Foschini nel numero 424 del 26 giugno 2004 della rivista Specchio - Quant'è chic ammalarsi di "proustite" - prospetta ampi scorci su questa "scoperta" e sui suoi entusiasti seguaci). Ne sono stati tratti alcuni film da singole parti, ma chi non avesse voglia di leggere i dodici volumi della Ricerca di Proust, ma solo accontentarsi delle esemplificazioni del concetto di "autobiogafia emozionale" può ritrovare esaltata la "grande scoperta" con i suoi "moduli della memoria involontaria" nel film Le intermittenze del cuore. Memorie ritrovate e memorie da perdere... ...
questa
creatura firmata
da Kaufman e dal genietto dei videoclip pop Michel Gondry merita di
essere
vista con una mente immacolata. Eternal Sunshine of the
Spotless
Mind
è il vero titolo del film che in Italia è
disgraziatamente
distribuito come Se mi lasci ti cancello. Eternal
Sunshine
of
the Spotless Mind è la storia di un uomo appena uscito dalla
relazione più importante della sua vita: Clementine, bella,
vitale,
vulcanica, se n'è andata sbattendo la porta dopo l'ennesima,
stupida
lite. Ma la cosa più incomprensibile e dolorosa è che la
ragazza sembra non riconoscerlo più. Saranno gli
amici a
rivelare a Joel la scioccante verità: Clementine si è
rivolta
al Lacuna Inc., una centro medico che ha brevettato una
tecnica
rivoluzionaria
che permette di liberarsi dei brutti ricordi, e ha fatto cancellare
dal propria memoria ogni traccia della loro relazione.
(dal
commento di Alessia
Starace)
|
![]() L'articolo - Quant'è chic ammalarsi di "proustite - prospetta ampi scorci su questa "scoperta" e sui suoi entusiasti seguaci) |
![]() E' la storia, ambientata fra l'Italia, la Francia e la Svizzera, di un regista che prepara un film sulla vita di Proust commissionatogli da un produttore parigino e che, mentre il lavoro di scrittura procede, rivede alcuni momenti salienti della propria vita secondo i moduli della memoria involontaria, la grande scoperta proustiana. Così, attraverso una serie di libere associazioni (visive, tattili, auditive) riaffiorano alcune esperienze capitali del suo passato: l'abbandono della lotta partigiana per rifugiarsi in un sanatorio durante la guerra, il ripetuto innamoramento per la stessa donna che a distanza di anni non riconosce, il viaggio in Svizzera per farla abortire,... il rapporto col figlio ventenne che gli restituisce l'Immagine della sua giovinezza.) |
| Regia: Michel Gondry Interpreti: Jim Carrey - Joel Barish, Kate Winslet - Clementine Kruczynski Joel viene a sapere che la sua ex-ragazza Clementine si è fatta cancellare dalla memoria la loro difficile relazione, ed è così sconvolto da decidere di subire la stessa operazione. Ma durante l'esecuzione cambia idea e tenta di tutto pur di non eliminare la loro relazione dalla sua mente. |
![]() Se mi lasci ti cancello Titolo originale: Eternal Sunshine of the Spotless Mind Paese: USA Anno: 2004 Genere: Commedia, Romantico |
|
Riassumendo: mai questo
recupero
"proustiano"
delle "immagini" della propria vita avviene per sforzo di
volontà,
né per una particolare capacità della mente, e neanche
per
un qualcosa di "magico" come potrebbe apparire poiché spesso i
flash-backs
con i loro vividi RIVISSUTI possono essere
accompagnati da
genuine,
inaspettatate manifestazioni
corporee.
Sistema APUD e altri dati scientificiI veri flash-backs non possono venir attivati nè dall'interessato, nè da interventi esterni, mentre le manifestazioni fisiche sono tanto evidenti e significative da indurre a supporre che questi "rivissuti" siano conservati non nel cervello ma nel sistema nervoso viscerale, nelle cellule nervose del sistema A.P.U.D. (quelle cellule nervose - i paraneuroni - che circondano non solo le pareti esterne dell'intestino ma che probabilmente si trovano in tutti gli ogani e tessuti viscerali, come ad esempio nel più intimo degli organuli chiamati "glomi"). |
| Tutte
le cellule
del sistema APUD
hanno origine dalle creste neurali. Si ascrivono a questo sistema le
cellule
del sistema GEP (gastro-enterico-pancreatico), le cellule endocrine
della
mucosa tracheo bronchiale, delle vie urogenitali, della cute
(melanociti),
e di strutture endocrine pluricellulari (cellule
parafollicolari
della tiroide, cellule della midollare del surrene, cellule principali
delle paratiroidi). Antiche osservazioni hanno identificato questi
elementi
endocrini come cellule argentaffini o enterocromaffini, presenti in
tutto
l'organismo e produttrici di un gran numero di ormoni e mediatori, tra
cui la serotonina (5-HT) e il 5-idrossitriptofano (5-HPT). Già
nei
primi anni '30 il farmacologo italiano Vittorio
Erspamer, ricercatore di fama
internazionale,
scoprì
la serotonina, da lui chiamata però ENTERAMINA
(= amina dell'intestino)
aprendo la strada alle ricerche sui
neuro-trasmettitori.
"Nel 1931 comincia ad occuparsi di cellule
cromaffini di tutti i mammiferi e nel '35 isola
una sostanza,
considerata
inizialmente un polifenolo, che nel '37, utilizzando ghiandole cutanee
di Discus glossus e ghiandole salivari dei polpi, sarà
denominata enteramina
che, dopo pochi anni, sarà conosciuta come serotonina,
uno dei primi mediatori chimici cerebrali conosciuti. Osservazioni
successive
hanno dimostrato che le cellule argentaffini hanno la proprietà
di assumere precursori delle amine biogene decarbossilandoli. Le
cellule
endocrine del sistema GEP ed altre cellule dotate di tali
proprietà
metaboliche, sono state perciò riunite in un sistema endocrino
chiamato APUD.
Alcuni degli ormoni presenti nelle cellule endocrine del sistema GEP,
sono
stati anche dimostrati nel sistema nervoso centrale e periferico, dove
sono stati localizzati nei pirenofori, nei neuriti, nelle terminazioni
assoniche delle terminazioni nervose. Questi dati suggeriscono la
possibilità
che da un lato esistano correlazioni tra il sistema nervoso centrale e
periferico ed il GEP, dall'altro che alcuni ormoni prodotti a livello
intestinale
[o comunque "somatico", principe fra tutti la "colcistochinina"]
possono
agire come neurotrasmettitori. (Maggiori e più
dettagliate
informazioni tecniche si trovano, in inglese, in Consciousness
and memory). Neurofisiologia:
si
emoziona, soffre, gioisce.
Insomma,
l'intestino è "intelligente".
che
però in sostanza non è disinteressato e "scientifico"
in
quanto vi vengono presentati... "farmaci nuovi" contro... la
stitichezza
- da Corriere salute dell'8 luglio 2001.)
La scoperta di uno scienziato americano darà anche una svolta ai metodi di cura. ... Un po' di rispetto per la pancia, per favore. Perche la pancia "sente". Metabolizza emozioni. Smista informazioni. Reagisce alle sollecitazioni dell'ambiente circostante, soffre. E gioisce. Già: nell'intestino vive e opera un secondo cervello. Un computer operoso e sofisticato. costituito da un'intricatissima matassa di neuroni (centinaia di milioni) e di cavi nervosi. Che è capace di governare in piena autonomia le delicate funzioni della complessa macchina digestiva. Parola di Michael D.Gershon, professore di anatomia e biologia cellulare alla Columbia University. Il professor Gershon ha dedicato trent'anni allo studio di questo "cervello enterico" e dei suoi rapporti con quello pensante, riversando in un best seller, dal titolo The Second Brain, - Il secondo cervello - gli intrigantissimi risultati ottenuti. Un neurotrasmettitore, la serotonina, regola umore, sonno, dolore e anche le contrazioni addominali. Il 95 per cento di tutta la serotonina presente nel nostro corpo viene prodotta proprio nel tratto gastrointestinale, da una popolazione di cellule chiamate "enterocromaffini", che rilasciano questa sostanza in seguito a stimoli diversi: tipicamente dopo l'assunzione di cibo.... La serotonina, insomma, è una specie di direttore d'orchestra che manovra le leve del movimento intestinale. Come? La parola a Marcello Tonini, professore ordinario di farmacologia presso il Dipartimento di Scienze Fisiologiche e Farmacologiche dell'Università di Pavia. "Ultimamente", ci dice Tonini, "la ricerca haposto molta attenzione al ruolo della serotonina nella regia dell'attività intestinale".(Da stralci dall'articolo del dr. Paolo Danza e tratto dalla rivista scientifico-divulgativa Focus del marzo 2001- Amelia Beltramini). Una spiegazione divulgativa chiarissima e abbastanza precisa si trova nell'articolo de IL TEMPO (sabato 16 ottobre 1999 rubrica SALUTE E BELLEZZA novità dal mondo scientifico IL SECONDO CERVELLOa cura del Dr. Marco Fornaciari) ripreso anche in DUE CERVELLI (di Ferdinando Regina) (e in Due cervelli: nella testa - di sopra - nell'intestino - di sotto - dall'articolo apparso 8 Luglio 2001 nel Corriere Salute) Micheal Gershon, professore di Anatomia e Biologia Cellulare alla Columbia Univeristy, ha presentato di recente i suoi 30 anni di studio sull’ammasso cellulare di neuroni e nervi situati nell’intestino e chiamato per la sua attività ILSECONDO CERVELLO, o CERVELLO ENTERICO (non pensante). Queste definizioni sembrano appropriate perché, primo, possiede gli stessi neurotrasmettitori del midollo spinale e del cervello, secondo, presiede alle funzioni di coordinamento enzimatico digestivo, ghiandolare, muscolare, pressorio, chimico-fisico, ormonale immunitario… Le cellule nervose preposte alle funzioni suddette se si trovassero nel cervello per trasmettere le informazioni richiederebbero nervi grandi come cavi di alta tensione... Nei congressi di Gastroenterologia è sempre più frequente ascoltare relazioni che accomunano disfunzioni gastrointestinali con disfunzioni della flora batterica e stati di malumore non disgiunti spesso da ansia e depressione. Per i vecchi medici di famiglia, la Medicina Olistica e la più moderna PNEI (Psico Neuro Endocrino Immunologia) questi legami tra psiche e intestino sono, e sono stati da sempre un cardine della loro professione. Le ipotesi tra i legami e il buon funzionamento delle interazioni tra i due cervelli sono almeno tre... In ogni caso, a conferma delle tesi e ricerche del Prof. Gershon si deve riconoscere che il legame tra il "Cervello Cefalico" e il "Secondo Cervello" non è sconosciuto alle persone che debbano sostenere esami o che abbiano relazioni con persone inaffidabili, tanto che alcune condizioni di stress possono innescare disfunzioni gastroenteriche che sono insensibili alle cure specifiche... Vedi questo concetto-base espresso in forma sintetica, implicita e umoristica nel file interno DAL SUBLIMATO AL CONCRETO: scherzando su lavoro e psicosomatica. (Vedi anche altre spiegazioni corredate da link nelle pagine Pagina scientifico-medica e Malattie rare in offerta speciale del sito dell'Associazione italiana, scientifica e giuridica, contro gli abusi mentali, fisici e tecnologici.) |
La LENTEZZA di azione della percezione cosciente è ben al di sotto delle possibilità di preparare con la opportuna tempestività l'organismoa situazioni di particolare impegno: spesso per chiunque, ma per molti individui in modo particolare, i segnali di attenzione transitano e si fanno conoscere prima di tutto attraverso meccanismi viscerali. Ma non solo l'intestino è "intelligente" di suo: gli scambi di influenzamenti incrociati tra "mente cosciente" e "reazioni viscerali" sono da prendere di continuo in considerazione: anche una terminologia tecnicamente "scientifica" può convalidare la "normalità" di questi "retroscena" biologici sottostanti a classici - e inoppugnabili - modi di dire proverbiali: sentirsi stringere il cuore, avere un mattone sullo stomaco, prendersi un mal di pancia, sentirsi torcere le budella, farsela sotto ecc. ecc. (vedi file/capitolo Gastroenterologia
(Doctor News
15
febbraio 2006 - Anno 4, Numero 25)
Colon
irritabile: aumentate risposte cerebrali a stimoli
enterali
subliminali. I
pazienti con
colon irritabile presentano una rispetto ai soggetti sani. I test
sull'ipersensibilità viscerale erano stati finora basati sugli
stimoli percepiti, ma dato che è stato recentemente dimostrato
che gli stimoli subliminali vengono registrati nella corteccia
cerebrale, maggiore
sensibilità del circuito neurale sensorio viscerale in risposta
a stimoli subliminaliè
ora possibile valutare i neurocircuiti intestinali senza l'effetto dei
processi cognitivi. I risultati del presente studio
dimostrano
obiettivamente l'esistenza dell'ipersensibilità nervosa in
questi pazienti, e pertanto aiutano a discernerne e definirne le
componenti fisiopatologiche diverse. Non è ancora noto se le
variazioni nella percezione viscerale e nella risposta autonomica siano
causate davvero da fattori emozionali e cognitivi che alterino la
modulazione centrale del dolore, o se l'ipersensibilità
viscerale sia specifica del colon irritabile o compaia anche in altri
tipi di disordini funzionali.
(Gastroenterology 2006; 130: 26-33 e 267-9) I feromoni sembrano inviare un messaggio subliminare, quindi non percepibile coscientemente, ma che viene decodificato a livello cerebrale [o neurologico a più ampio raggio] ed è in grado di influenzare i rapporti umani. L'olfatto quindi, uno dei nostri tratti più primitivi, esercita un forte influsso anche se inconsapevole. Come i sapori, gli odori vengono percepiti senza essere mediati dalla parte razionale del cervello, per questo sono uno strumento perfetto per fissare ricordi legati all'emotività più che al pensiero razionale. |
|
...
L'olfatto,
molto sviluppato negli animali e poco acuto, invece, negli esseri umani
ha una particolarità che lo distingue dagli altri sensi: gli
stimoli
odorosi vengono elaborati immediatamente dal cervello, prima ancora di
venire codificati razionalmente. La mucosa olfattoria, infatti,
è
collegata a quelle aree cerebrali che archiviano le emozioni,
perciò di piacere o disgusto
legate
all'inconscio. In pratica, prima che la nostra parte conscia e
razionale
possa ricordare dove abbiamo già sentito una certa fragranza, profumi
e odori richiamano spesso reazionil'inconscio
risponde rievocando la sensazione registrata nella memoria.
Questa comunicazione subliminale è molto rapida
ed efficace ma
poco
conciliabile con il nostro modo di vivere e ragionare, mentre siintegra
perfettamente con l'istintualità
che governa il regno animale. Gli animali hanno ulteriormente
sviluppato
questo sistema attraverso i feromoni, veri e propri messaggeri
invisibili.
Si tratta di sostanze organiche, volatili e inodori, secrete da
ghiandole
della pelle, capaci di modificare la fisiologia e i comportamenti degli
individui della stessa specie. Quasi tutte le specie animali possiedono
feromoni propri e li utilizzano per segnalare ai propri simili:
intenzioni sessuali, situazioni di pericolo, necessità di
aggregazione.
I mammiferi sono dotati di una struttura specializzata nella ricezione
di questi segnali chimici, l'organo vomeronasale, situato ai lati del
setto
nasale, sotto la mucosa olfattoria.
|
|
|
|
Rivissuti e transfertchi
non conosce il passato è condannato a ripeterlo
I rivissuti che possono
emergere
in qualsiasi
momento, purché ben diretti, sono altamente liberatori:
queste memorie purché sostenute, partecipandovi,
non
solo
cessano di essere nemiche e non solo mettono finalmente e per sempre a
tacere i "mostri", quanto persino riescono a trasformare sensazioni
prima
insostenibili in vere profonde, arricchenti ESPERIENZE.
E'
vero: non
sempre
mi comporto da "seguace"... Non posso esser fedele
ai
miei genitori... ma neanche posso difendermi da loro. Devo
scappare,
devo nascondermi per proteggermi... Improvvisamente
mi sono
accorta che [la mia terapista] stava diventando molto pericolosa per
me... emozionalmente
abusante. E
così decisi che
non
meritavo un così cattivo trattamento. Avrei dovuto
lasciarla.
Improvvisamente seppi che era tempo per interrompere la
terapia
piuttosto
che venir distrutta dai terapisti. Ero molto poco disposta e
spaventata
dal provarci di nuovo...
L'esperienza consapevole, lo "spessore" umano dato dalla padronanza della propria QUARTA DIMENSIONE è la via per la pienezza dell'esistere: infatti la consapevolezza del proprio passato e delle proprie emozioni - non importa quale esso sia stato o siano queste emozioni - contribuisce in modo sostanziale a determinare quello che viene definito lo "spessore" - come antitetico alla fatuità, all'inconsistenza - di una persona. Anzi: ogni esperienza consapevolmente sopportata non soltanto attiene alla - in fondo banale - "ragione", ma è la radice della vera MATURITA', capace di personale SAGGEZZA: da cui può allora promanare per tutti una fonte di vitale "cultura". (E' più o meno questo il significato della famosa frase di Shakespeare RIPENESS IS ALL. Re Lear atto V scena V). E se nel campo delle "cose" concrete la cultura dell'usa-e-getta è deleteria e ben poco eco-sotenibile, la consercvazione a oltranza NON vale certo per quanto riguarda le NON CONCRETE, statiche immagini mentali: anche su queste immagini, sui sentimenti, sulle opinioni - e non solo sulle persone, e non solo eventualmente in "falsi innamoramenti" - vuoti tranferts senza futuro possono interferire all'infinito fino ad intercettare percezioni e possibilità. Si potrebbero porre obbiezioni linguistiche sull'uso di un termine abitualmente invariante (ri-)tradotto dal latino-inglesizzato, cioè il/i tranfert: ma qui è assolutamente necessario attirare al massimo l'attenzione - perfino usando di proposito una modalità anomala del linguaggio - sul fatto che si vogliono evidenziare fenomeni plurimi e non ragruppati in un blocco unitario. Ben espressi dal termine popolare fissazioni e suoi derivati che ne costituiscono le conseguenze visibili, circoli viziosi decadenti che si appiccicano a persone e non solo: anche oggetti e situazioni e emozioni e opinioni possono cioè continuare all'infinito a rappresentare inconsapevolemente feticci di stati d'animo pregressi, a costituirsi NON come "ricordi affettivi" o come ipotesi coadiuvanti di nuove esperienze ma come portatori di superstizioni. Assurdi statici transferts immobilizzano intere esistenze in ostinate vie e ricerche di situazioni ripetitive: ben poco "ecologiche" ed "omeostatiche" e tanto meno sintoniche con il sempre mutevole ambiente sia circostante che interno. In circoli viziosi decadenti, persone, oggetti, situazioni, idee possono cioé continuare all'infinito a rappresentare inconsapevolemente feticci di stati d'animo pregressi, a costituirsi non come "ricordi affettivi" o come ipotesi coadiuvanti di nuove esperienze ma come portatori di superstizioni. Un tipico luogo comune riguardante la psicoanalisi, come destinata in modo ineluttabile a produrre dipendenza, confonde completamente questo fondamentale strumento di una scienza medica EFFICACE con tutte le altre forme di terapia, con qualsivoglia altra, tecnicamente accreditata o spontanea, forma di appoggio, consiglio, assistenza, ascolto.... La psicoanalisi al contrario offre l'UNICA possibilità concreta di ritrovare la propria, vera esistenza nel VERO presente, a contatto e in relazione VERA con le effettive persone (e comunque "realtà") del momento. A differenza di ogni altro tipo di terapia o supporto infatti e certamente la psicoanalisi - ancorché lunga e penosa - per sua intrinseca natura di rivelazione dei transferts (da considerarsi rigorosamente al plurale) può solo RESTITUIRE e NON derubare una persona delle sue capacità di riconoscimento e decisione: come cronologicamente ha rivelato la prima grandissima scoperta di Freud che ha aperto la possibilità di distinguere - e quindi così SCIOGLIERE - le dipendenze quando riconosciute nella loro vera natura di TRANSFERT. Qui, a proposito del termine "transfert", è molto OPPORTUNA una secca precisazione più fattuale che semantica per dirimere una serie di equivoci e false aspettative. Il termine, derivato dal latino, significa letteralmente "trasporre" cioé spostare qualcosa, compresi quindi anche i "rivissuti emozionali", che viene inconsapevolmente trasposta da persone e oggetti del passato o della fantasia su persone o situazioni in atto - invece a se stanti, differenziati, NEUTRALI, a loro volta inconsapevoli e del tutto ignari. In tutto questo groviglio di tempi "rimossi", di attribuzioni fantastiche, di incomprensioni pseudo-razionalizzate - vedine la presa in giro nei versi di: Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali di Ronald Laing - chi ne è oggetto viene sovraccaricato di vissuti totalmente altrui - senza capirne né la natura né la ragione - mentre il soggetto tende a reagire, deluso nelle sue "aspettative" e pseudo-convinzioni: ogni momento di simili pseudo-rapporti non può che dar luogo a un mai finito "dialogo tra sordi" - da cui appunto prendono origine tenacissime annodate "dipendenze". Invece, quando l'interlocutore si trova nella condizione di poter accettare che sia in atto un "transfert", diviene possibile ri-trasformare questo incontro sterile tra entità incomunicanti in "dialogo" fattuale |
| ... il sorprendente fenomeno della
cosiddetta
traslazione, vale a dire egli
rivolge sul medico una certa quantità di moti di tenerezza,
abbastanza
spesso frammisti a ostilità, che non
sono fondati su alcun rapporto
reale e che non possono che derivare, dare le
particolarità della loro
comparsa, dagli antichi desideri fantastici del malato divenuti
inconsci. Quella parte
della sua vita
emotiva che egli non riesce più a
richiamare alla memoria, viene dunque da lui rivissuta
nel suo
rapporto
con il medico ed è solo attraverso codesta reviviscenza
nella
“traslazione” ch’egli si convince dell’esistenza, nonché della
potenza,
degli impulsi sessuali inconsci. Vedi anche nell'animazione
tratta dal
capitolo La
fobia di Scienza
e psicoanalisi):
- Lancia l'animazione...
-
Questa è stata cronologicamente la prima GRANDE SCOPERTA di Freud, ed ha sancito l'incompatibilità tra il suo metodo e quello di Breuer (1889-1892): in un certo senso "pratico" questo presuppone però che si sia in grado di prestarsi a fare da attore se non da "manichino" di un recita tutta interiore di chi invece ne è parte attiva - nel caso di una terapia: del "paziente". Non è sempre facile questo lavoro da "attori" in questa serie di piccoli "psicodrammi" non certo "fissi" come lo sono le "dipendenze" e i "legami", ma in continue evoluzioni drammaturgiche. Ma, a premiare queste difficoltà, l'impegno del curante consapevole lo pone anche e soprattutto in una posizione privilegiatissima: sotto i suoi occhi si dipana la vicenda rivissuta dal paziente mentre nella sua "parte emotivamente recitata da attore" può non solo intuire ma CONSTATARE di persona le situazioni che il "paziente-regista" sta "mettendo in scena". Assecondare questi episodi evitando con cura di prestarsi a farsene parte attiva in un malinteso "legame"? Come ha scoperto Freud più di un secolo fa, solo in questo modo si ottiene una vera GUARIGIONE che libera dal passato. Se proviene da un passato difettoso irrisolto l'adesione alla realtà ed ai rapporti non appare - come sarebbe in effetti - variante di momento in momento, ma si contrae ed arrotola in ripetitivi patologici transferts, in caricaturali nodi bloccati e in bloccanti "legami". Solo quando ogni "tranfert" SPARISCE, quando ogni istante riacquista la propria immediata e variabile autenticità, soprattutto quando non ci si arena più nel richiamare ogni sensazione da qualcosa e qualcuno a qualcosa e qualcun altro e i fatti trascorsi non si incancreniscono nel presente: ecco ehe allora si smette di perdersi in un mondo isolato, nel vuoto delle proprie fantasie, aspettative e paure e anche se non si giunge propriamente alla piena "gioia di vivere" almeno si è pronti a VIVERE e a non vegetare. Come lo possono dimostrre i già "liberati" anche da condizioni inenarrabili, impedire che ricordi mal digeriti si arroghino la falsa consapevolezza di una realtà ineluttabile permette finalmente a tutti - fortunati o sfortunati che siano stati - di inoltrarsi nel pieno vero personale NUOVO e di rimanre nella NORMALE e mutevole realtà - vedi l'intero file/capitolo Quando la cartella clinica è terapeutica - che NON si struttura mai in formazioni statiche, in rapporti interpersonali di continuo aggrovigliati su se stessi - vedine ancora lo scherzoso paradigma della loro incancellabile auto-referenzialità in Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali di Ronald Laing. Il dissolversi dei transferts - vedi sopra la precisazione sull'uso del termine al plurale - nella sua conseguente perdita/rinuncia di attribuzioni abusive di significati apre invece finalmente la via alla VERA ESISTENZA attuale, mentre la rinuncia a trasferimenti indebiti, a spostamenti solo soggettivi si trasforma nella facoltà di costituire in vissute esperienza e saggezza ogni istante di una vita veramente "vissuta". . Non si può però fantasticare possano essere semplici e indolori l'uscita dall'idea di un passato ripetitivo, ristretto e mono-tono e pertanto creduto fonte indiscussa di prevedibili convinzioni; nonché la rinuncia alla struttura "imbutiforme" del "patologico": mai condiviso e comunitario se non CONTRO veri o pseudo-nemici esterni; sempre gerarchico nelle sue superiorità/inferiorità, e magico o comunque fideistico nella sua sostanziale solitudine, nella sua incapacità di riconoscere un proprio posto nel mondo. Né si può aver - fallace - fiducia possa esser facile il "sacrificio" dell'illusione di potersi ergere a profeti (più o meno di "sventura" o di "sensazionali miracoli"). L'avviarsi in un mondo aperto - nuovo, vario, variante e diversificato - scatena sgomento e ansiosa voglia di rifiuto, per cui non è neppure auspicabile accelerare l'entrata nell'ampio respiro e mutabilità di situazioni - percorribili ma imprevedibili - della NORMALITA'. Ma intanto - seguendo la via della vix medicatrix Naturae - il processo tende da solo a continuare: se accettato, poco per volta lo spaventato sgomento si diluisce in più sopportabile - e realistico - smarrimento. Quando fasulli transferts smettono di occupare tutto lo spazio disponibile in una confusione egocentrata tra un interno che non riconosce se stesso ed un esterno inesistente che ne rappresenta soltanto lo specchio, lo svincolarsi da questa "povertà da riciclaggio dell'usato" finalmente può permettere le vere scelte; quando cascami di un passato o di imposizioni mal digeriti non autorizzano più il profetizzare a vuoto, allora ritrovano il loro posto attenzione, pre-cauzioni, vigilanza. Ecco che quindi compaiono i veri affetti, il vero senso di responsabilità: VERI non solo perché in sintonia con i gusti e stile personali, ma anche perché calibrati di volta in volta sulle - ora ben riconosciute e vagliate - circostanze del momento. Ma ciò non comporta solo "sacrifici", offre anche un ulteriore "premio"al vero Sé, ripulito dai residui di un PASSATO mai veramente trascorso. Entrare senza inutili apprensioni nell'imprevedibile FUTURO permette di fiorire e... fruttificare in successive EVOLUZIONI, ma anche il PRESENTE rifiorisce, ora carico di "intensità" e pienezza, e può finalmente manifestarsi anche e IN OGNI MOMENTO in quel fondamentale, continuativo esclusivo diritto che è il poter riconoscre e dichiarare MI PIACE / NON MI PIACE. |
||||||||||
Importanza dei sensi:Come ben sa ogni neurologo che debba eseguire un esame semeiotico completo - non esistono soltanto i famosi "cinque sensi" ma almeno una ventina ciascuno con sue proprie vie di trasmissione e patologie; ma anche molti artisti ben conoscono. si valgono e trasmettono una vasta gamma di "sinestesie" in cui singole sensorialità si scambiano e si riallacciano come in una danza - suoni "colorati", colori "vibranti", "ascoltare l'anima come una fragranza" ecc. E passando dal semplice concreto a un vocabolario più genralizzato non si usano forse termini astratti concretamente riferiti ai principali "sensi" per indicare qualità specifiche inerenti ad "abilità sociali"? Non si parla solo di "occhio medico" o di "orecchio musicale" ma si usa normalemnte TATTO come capacità "diplomatica, GUSTO come dote di valida scelta "estetica", FIUTO per astuzia, per pronto risonoscimento di vantaggi, ORECCHIO per capacità di "riconoscere" e valutare, ed infine OCCHIO anche come verbo al vocativo come avviso di "attenzione".![]() L'umore, il colore della vita Il saggio analizza le espressioni del nostro umore, allegria, malinconia, rabbia, euforia ecc., dal punto di vista della psicologia e delle neuroscienze. Analizza le interazioni tra vita cognitiva e vita affettiva, le possibili conseguenze di una rottura dell'equilibrio tra queste importanti sfere. [ PDF ] Vedere, sentire, toccare, gustare, annusare. Ma anche sentire dolore, provare piacere, interrogarsi sul senso di sé, sul catalogo dei peccati, sul grande orecchio di Echelon e sulle neuroscienze. E, ancora, riflettere sulle trasformazioni della percezione, sul rapporto tra mondo sensibile e sovrasensibile, sulla gerarchia e il perfezionamento dei sensi nella cultura europea, ma anche in quella asiatica e africana. Saranno proprio i sensi, principale via di accesso al mondo esterno come quello interiore, il filo conduttore della quinta edizione di festivalfilosofia, in programma in una trentina di luoghi di Modena, Carpi e Sassuolo da venerdì 16 a domenica 18 settembre. (2005) Gli
affetti dovrebbero
mantenersi
nell'integrità dell'esperienza sensibile che è la
condizione per conseguire la pienezza dell'esistenza , senza mai
assumere l'aspetto difettivo di quella deprivazione sensoriale , di
quell'inibizione da contattoc aratteristica dei processi di
razionalizzazione , evitando così il paradosso di una
dignità della ragione che nega
però l'integrità
della persona.
(dall'articolo di Marco
Vozza su TuttoLibri
de La
Stampa:
sabato
10 settembre 2005)(Vedi
per un esempio
più colloquiale: L'importanza
dei ricordi, delle emozioni e delle idee sul futuro)
Molti esiziali equivoci
sono nati e continuano ad imperversare
sull'onda delle teorie filosofiche - e religiose o pseudo-tali -
tipicizzanti per millenni la nostra civiltà: la tendenza umana -
o meglio la conseguenza di questo esser stati "deprivati" -
indipendentemente da qualsivoglia livello culturale dei singoli va in
prevalenza verso la direzione della superstizione e dell'inganno
gerarchicamente trasmesso piuttosto che verso la "pienezza
dell'esistere" e delle sue "LIBERE SCELTE".Molte superstizioni dilagano avendo qualsiasi elemento o fantasia come oggetto da adorare, fine da perseguire od in cui credere ciecamente. Molti termini sono usati correntemente in modo impreciso a sua volta foriero di rinnovate "deprivazioni", mentre il loro errato significato viene idealizzato come un IDOLO a cui dedicare superstiziosa adorazione: ad esempio ragione, capire e comprendere non derivano forse da precisissimi vocaboli latini indicanti soltanto sistemi di misurazione - ratio=righello, "razionamento", capere=misurare il contenuto: da cui anche "recipiente"? Anche la parola e l'idea di "volontà" entra a far parte di questa confusione, di questa "inflazione di significato": mai che si usi invece un termine come INTENZIONALITA' che presuppone la sottolineatura emotiva che ne indirizza la diretta azione momento per momento. Quante volte ad esempio viene "accusato" di essere "senza volontà" chi invece è in preda a quell'emozione che si definisce desolazione per cui tutto diviene inutile e senza senso; quante volte viene esaltata la forza di volontà di chi, avulso dalle proprie sensazioni - e cautele - procede senza fare una piega: in assenza delle sensibilità proprie senza tener alcun conto non solo delle sensibilità e consapevolezze altrui ma neanche delle altrui esistenze. (Vedi "Disturbante da nascondere": Sfide folli in città a duecento all'ora...c’è chi si fa un sacco di soldi ma l’unica cosa che conta è l’adrenalina...)
Nascita e pre-nascitaAggiornato in questo volume si trova come capitolo 5:Un
brutto sogno. Una bambina e
un'incubatrice:
esperienza dalla nascita con il relativo
Documento autentico Lenore Terr: Il pozzo della memoria Milano Garzanti ed. 1996
E persino in una rivista di... veterinaria... si parla di emozioni e futuro "equilibrio" di CAGNOLINI cuccioli anzi di FETI definiti - con gentilezza - come "nascituri". Come migliorare la SENSIBILITA' tattile dei NASCITURI? |
||||||||||
|
NEONATO
RICORDA
MUSICA UDITA IN
GREMBO.
I neonati ricordano
la musica ascoltata
mentre erano nel ventre materno, negli ultimi tre mesi di
gestazione. Lo
afferma uno studio di psicologi britannici.
I
bambini - secondo lo
studio
dell'Università di Leicester - possono ricordare e riconoscre, a
oltre
un anno dalla nascita, delle musiche - classica, pop, reggae, non
importa
quale
- ascoltate da feti. Tra la nascita e il test si è fatto in modo
che i neonati non ascoltassero più i brani presentati loro
mentre
erano nel ventre materno.
I
NEONATI
VEDONO BENE FIN
DALLE PRIME ORE
I bambini appena nati
vedono bene
e riconoscono i volti, addirittura l'intensità dello
sguardo. Cercano
di stabilire una comunicazione "visiva" con i genitori (da cui amano
essere
guardati)già poche ore dopo la nascita. E' la sorprendente
scoperta
di un pool
italo-inglese, pubblicata su una rivista
scientifica in
Inghilterra, che
da anni studia il comportamento dei neonati. Già dal
secondo
giorno di vita la mente lavora a pieno ritmo ed organizza le notizie
acquisite
tramite la vista. Cio' che preferiscono è essere fissati:
lo
prova la registrazione dell'attività elettrica.
Per le "esperienze prenatali" vedi citazioni da: La vita psichica prenatale: breve rassegna sullo sviluppo psichico del bambino prima della nascita. Anna Della Vedova A
sei
settimane è
possibile vedere le prime forme di attività motoria: movimenti
aggraziati
di allungamento e rotazione del capo, delle braccia e delle gambe. A
dieci
settimane le mani vengono portate al capo, al viso e alla bocca, che
presenta
già movimenti di apertura, chiusura e inghiottimento. A quindici
settimane tutto il repertorio di movimenti che si ritrovano nel feto a
termine è presente; si evidenziano movimenti della mandibola,
movimenti
respiratori e movimenti combinati degli arti dove le mani sono
continuamente
portate ad interagire con le altre parti del corpo e con il cordone
ombelicale.
L'attività motoria si manifesta inizialmente in forma spontanea
come fenomeno endogeno, a carattere ciclico ma contemporaneamente
rappresenta
l'espressione di caratteristiche soggettive del feto. Più avanti
nella gestazione il feto comincia ad esplorarel'ambiente uterino:
sembra
cercare il contatto con la placenta e rispondere a stimolazioni tattili
provenienti dall'esterno. Eâ importante sottolineare che, in
queste
fasi, i sistemi sensoriali e percettivilavorano sinergicamente;
ciò
si rivela nelle primitive organizzazioni comportamentali e nelle
attività
esibite dal feto e permette di affermare la presenza di una continuità
esperienziale fetale. L'attività onirica è
già
riscontrabile
alle ventitré settimane, quando si evidenziano chiari segni
comportamentali
di sonno R.E.M....
Milani
Comparetti e Gidoni
studiarono lo sviluppo dei movimenti fetali e scoprirono le
capacità
del feto di muoversi e riposarsi, nonché correlazioni delle
modalità
di movimento molto prima della nascita.Questi movimenti sperimentati
per
molto tempo dal feto permettono un'attiva partecipazione nel processo
della
nascita come pure nella sopravvivenza fuori dal grembo, per cui i
movimenti
fetali non possono più venir relegati nella categoria dei
riflessi
primitivi. Che, secondo Milani Comparetti e Gidoni, il neonato abbia le
sue proprie competenze non necessita più di alcuna
sottolineatura.
|
||||||||||
|