Una
vita che non si
individua è una
vita sprecata:
|
||
8 marzo 2010 |
||
| MARCO
LODOLI Articolo quanto mai vero e terribile. C'é un alternativa? Repubblica 18 ottobre 2004 MARCO LODOLI INSEGNARE a scuola mette in contatto con le verità del giorno: è come raccogliere uova appena fatte, ancora calde, magari con il guscio un po' sporco. Gli storici interrogano i secoli, ma in una classe di una qualsiasi periferia italiana si ascolta il battere dei secondi. Ebbene, oggi una ragazza di quindici anni, un'allieva che non aveva mai rivelato una particolare brillantezza, ha fatto una riflessione che mi ha lasciato a bocca aperta. Eravamo negli ultimi dieci minuti di lezione, quelli che spesso si spendono in chiacchiere con gli alunni. La ragazza raccontava di volersi comprare un paio di mutande di Dolce e Gabbana, con quei nomi stampati sull'elastico che deve occhieggiare bene in vista fuori dai pantaloni a vita bassa. Io le obiettavo che lungo la Tuscolana, alle sei di pomeriggio, passeggiano decine e decine di ragazze vestite così. Non è un po' triste ripetere le scelte di tutti, rinunciare ad avere una personalità, arrendersi a una moda pensata da altri? E da bravo professore un po' pedante le citavo una frase di Jung: "Una vita che non si individua è una vita sprecata". Insomma, facevo la mia solita parte di insegnante che depreca la cultura di massa e invita ogni studente a cercare la propria strada, perché tutti abbiamo una strada da compiere. A questo punto lei mi ha esposto il suo ragionamento, chiaro e scioccante: - Professore,
ma non ha
capito
che oggi solo pochissimi possono permettersi di avere una
personalità? I
cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione,
loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti gli altri
non sono niente e non saranno mai niente. Io
l'ho capito fin da quando
ero piccola così. La nostra sarà una vita inutile.
Mi
fanno
ridere le mie amiche che discutono se nella loro comitiva è
meglio
quel ragazzo moro o quell'altro biondo.
Non
cambia niente, sono due
nullità
identiche. Noi
possiamo solo comprarci delle mutande uguali a quelle di
tutti gli altri, non abbiamo nessuna speranza di distinguerci. Noi
siamo
la massa informe.
Tanta disperata
lucidità
mi ha
messo i brividi addosso. Ho protestato, ho ribattuto che non è
assolutamente
così, che ogni persona, anche se non diventa famosa,
può realizzarsi, fare bene il
suo lavoro e ottenere soddisfazioni, amare, avere figli, migliorare il
mondo in cui vive. Ho protestato, mettendo in gioco tutta la mia
vivacità
dialettica, le parole più convincenti, gli esempi più
calzanti,
ma capivo che non riuscivo a convincerla. Peggio: capivo che non
riuscivo
a convincere nemmeno me stesso. Capivo che quella ragazzina aveva
espresso un
pensiero brutale, orrendo, insopportabile, ma che fotografava in pieno
ciò che sta accadendo nella mente dei giovani, nel nostro mondo.
A
quindici anni ci
si può già sentire falliti, parte di un continente
sommerso che mai
vedrà la luce, puri consumatori di merci perché non
c'è alcuna
possibilità di essere protagonisti almeno della propria vita. Un
tempo
l'ammirazione per le persone famose, per chi era stato capace di
esprimere - nella musica o nella letteratura, nello sport o nella
politica - un valore più alto, più generale, spingeva i
giovani
all'emulazione, li invitava a uscire dall'inerzia e dalla prudenza
mediocre dei padri. Grazie ai grandi si cercava di essere meno piccoli.
Oggi domina un'altra logica: chi è dentro è dentro e chi
è fuori è
fuori per sempre. Chi fortunatamente ce l'ha fatta avrà una vita
vera,
tutti gli altri sono condannati a essere
spettatori e a razzolare nel
nulla.Si
invidiano i vip solo perché si sono sollevati dal fango, poco
importa
quello che hanno realizzato, le opere che lasceranno. In periferia ho
conosciuto ragazzi che tenevano nel portafoglio la pagina del giornale
con le foto di alcuni loro amici, responsabili di una rapina a mano
armata a una banca. Quei tipi comunque erano diventati celebri, e
magari la televisione li avrebbe pure intervistati in carcere, un
giorno.
Questa è la sottocultura che è stata diffusa nelle infinite zone depresse del nostro paese, un crimine contro l'umanità più debole ideato e attuato negli ultimi vent'anni. Pochi individui hanno una storia, un destino, un volto, e sono gli ospiti televisivi: tutti gli altri già a quindici anni avranno solo mutande firmate da mostrare su e giù per la Tuscolana e un cuore pieno di desolazione e di impotenza. |
||
|
[Coma etilico?
detto in termini più rozzi: ubriaco
fradicio]
ALCOL (Alcol Etilico, Etanolo, Vino,
Birra,
Whisky Rum, Tequila, Grappa, Cocktail, Aperitivi, etc...):
Coma
etilico:
L'ingestione di una
forte
quantità di alcol in poco tempo può provocare una vera e
propria overdose, con
conseguenze che
possono diventare
mortali.]
Alle nove del mattino Vincenzo Andraous - 04-02-2006 Alle nove di un qualunque mattino di una scuola superiore, uno studente del 1° anno è stato trasportato d'urgenza al pronto soccorso: diagnosi, coma etilico. Il Preside dell'Istituto mi ha invitato a dare un contributo con la mia testimonianza. Mi sono recato all'appuntamento con angoscia, di fronte a un episodio davvero grave; la sensibilità della parola deve camminare con la responsabilità del confronto. Nel dialogare per conoscere le problematiche della trasgressione che diventa spesso devianza, di come e quanto nell'assunzione di sostanze, nella più grande discesa c'è solamente la più dura salita, lo spavaldo di turno mi diceva che lui la canna la fumava, ma non si considerava assolutamente un drogato. Un altro simpatico provocatore mi sgridava, perché a suo dire non aveva bisogno di nessuno, si aiutava da solo per risolvere i suoi problemi. Infine qualcuno ha sostenuto che non c'è necessità di chiedere una mano all'altro, né di affidare ad altri il proprio dolore, meglio custodire nel silenzio le proprie sofferenze, proprio perché gli altri "ti fregano quando dai fiducia". Senza rendersene conto stavano sciorinando i colpi bassi che avevano condotto in sala rianimazione il loro compagno: le presunzioni, le assenze, le fughe in assunzioni di coraggio al millesimo, il nuovo disagio, quello dell'angolo autistico. Fin troppo facile ricorrere all'eredità lasciata e trapassata dalla mia adolescenza, per tentare di avvertire chi ho innanzi del pericolo insito nei rischi estremi, quelli che non hanno parentela con alcuna capacità di scelta né di libertà. I ragazzi ora tacciono, riflettono sull'intorno reale, su qualcuno che manca all'appello, ma in questa aula magna, mi accorgo improvvisamente che non riesco a sbattere contro l'inadeguatezza e l'indifferenza dei docenti, di quanti hanno giudicato e condannato, e con la stessa superficialità hanno scelto di andare a fare la spesa o qualche altra commissione, assai meno impegnativa del partecipare a questo incontro, sottraendo alla discussione quella parte di criticità vitale, affinché all'istruire trasmettendo nozioni, possa affiancarsi l'arte dell'educare, tirando fuori e costruendo insieme, intuizioni e passioni e ideali nuovi, perché questo disagio non abbia a decantare lodi all'imbocco dei vicoli ciechi... |
||
![]() per
cui occorre di tempo in tempo ridargli un’occhiata ed eventualmente
proporre considerazioni,
critiche o informazioni che saranno molto gradite. Il
file/capitolo IMBROGLIO
E' IL CONTRARIO DI SVILUPPOPrima di leggere questa pagina, o dopo come complemento se non in parallelo ad essa: date comunque un'occhiata attenta di confronto anche ai recenti paragrafi di Consapevolezza e memoria: #transfert e #mercatino_dell_usato per la rilevante aggiunta di contenuti, non solo di risistemazione editoriale. Anche in Quando la cartella clinica è terapeutica..., vengono riproposti questi concetti, mentre riferimenti di contenuto e bibliografici sono stati estesi ed aggiornati in Che cos’è il ‘lavoro emozionale’? |
||
Infanzia: tempo di mutamenti Imbroglio è il contrario di sviluppo Consapevolezza e memoria Totem e taboo revisited: awful and fertile rise of new superstions Torna alla Home |
||
|
|