|
10 maggio 2013 Motore interno di ricerca SITEMAP |
||||
INFANZIA: tempo di mutamentiANNA ABBIATE FUBINI Infanzia: tempo di mutamenti (Childhood: times of mutability) (distributrice: Libreria Editrice Cortina Corso Marconi 34/a 10125 Torino (ITALY) Tel: +39 0116507074/+390116508665 / Fax: +39 0116502900) Indice
interno del file e dei capitoli corrispondenti nel libro:
#svolgere_sviluppare, #quarta_dimensione, #Piccolo
Principe, #bambino-che-cresce,
#Goya, #premesse,
#bibliografia, #unicità_e_resilienza, #io_chi_sono, #resi lienza-recupero(***), #complessi
#oralità(*),#complesso anale(*),#vita_sprecata, #Edipo, #castrazione, #Adler, #Yin e Yang(**), #citazioni, #Malaguzzi, #segnalazioni_ottimistiche, #links (*)
sono stati aggiunte illustrazioni e paragrafi
di
spiegazione. (**)l'aggiunta
apportata a questi paragrafi costituisce un presupposto
sintetico di tutto il senso di
questo lavoro.
(***) NUOVO! per RECUPERI dai non rari danneggiamenti.
Ridargli un'occhiata di
tanto in tanto è utile anche per poter proporre
critiche o informazioni da rimbalzare poi in nuovi miglioramenti.
Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani (?) L'enfasi
sui termini "ieri", "oggi", "domani" ed equivalenti che
continuamente
si rinnova nei titoli come nei contenuti di questo sito e relativi
libri può
proporsi come "emblema" dell'impostazione di base di questo settore del
mio lavoro. Il brano autobiografico citato
sotto riassume in modo incisivo nella sua
semplicità lo snodo in cui questa
base si discosta in modo involontariamente polemico
dalla maggior parte degli studi riguardanti in apparenza le medesime
aree di interesse, divulgativo o scientifico, che sia sia.
è
come se per loro io fossi sempre la stessa,, come se il
tempo
facesse si il suo corso, le rughe i capelli bianchi, etc; un corso
fisiologico e niente altro. Escludono
la crescita interiore, la possibilità che "nel mentre"
succedono talmente tante cose
Queste poche righe
descrivono dati di fatto
- dati di fatto NON concetti! - e avrebbero potuto venir espresse tali
e quali da innumerevoli altri "testimoni": vi si sottintendono con
chiarezza i problemi, e le emozioni sottostanti, e gli equivoci
in cui possono cadere anche specialisti che considerano protagonisti e
fatti come statici, presi a se stanti in modo espisodico, ma anche
l'ostilità spesso esplosiva che che questa incomunicabilità porta con sé.Il tempo che passa...
|
||||
|
L’infanzia è
etimologicamente quella
situazione in cui si è incapaci di parlare.
L’origine della parola infanzia si collega a fari, un verbo che esisteva nel latino più arcaico con il valore di parlare in senso pieno, solenne. Fari =parlare: in latino il prefisso in indica la negazione, e chi non è in grado di parlare è appunto in-fans, o in-fante in italiano. testi
a cura di Ignazio Baldelli e Ugo Vignuzzi
ripe adjective \ˈrīp\ rip·errip·est L’infanzia
è il periodo della MATURAZIONE,
dell’ancora
incompleta maturità fisica e psicologica dell’individuo. Il concetto di infantilità come
immaturità, a volte associato a incoscienza o a scarsa
responsabilità, può essere trasferito, infatti, anche
agli adulti.
Per questi ultimi, essere definiti infantili, o puerili non è certo un complimento Quarta dimensione Il concetto dell' ESSERE appartiene di diritto alla FILOSOFIA, come pure l'altro fondamentale e più esteso principio: l'essenza del TEMPO, dei cambiamenti, delle evoluzioni. (*) Albert Einstein e la quarta dimensione Un
aneddoto che forse non è
realmente accaduto, ma che è comunque molto istruttivo. Un
vecchio
indovinello geometrico riproposto sotto forma di aneddoto nel libro
di Maria Toffetti,
spiega con facilità questo concetto troppo spesso non accettato
o
relegato a fumoserie irrazionalistiche, un concetto invece che
sembrerebbe ovvio sia sul piano generale sia e tanto più sul
piano delle
esistenze degli esseri viventi.
Anche Albert Einstein si occupò di tetraedri: a un convegno, criticato per la sua inattesa concezione di uno spazio-tempo a quattro dimensioni, chiese ai colleghi di costruire quattro triangoli equilateri con sei stuzzicadenti. Nessuno dei presenti riuscì a posizionare su un piano gli stuzzicadenti per formare i triangoli richiesti, il che è appunto impossibile. Allora Einstein costruì un tetraedro con i sei bastoncini e commentò: "Se non sapete usare la terza dimensione, che sperimentate tutti i giorni, come sperate di capire la quarta?" Ecco la sostanza di quella QUARTA DIMENSIONE che tutto pervade, e, in modo peculiare, caratterizza gli esseri viventi, e la VITA in quanto tale. Ma nulla va perduto: ogni fatto e ogni momento della vita si trasferiscono nella MEMORIA e nel suo materializzarsi - consapevole - in continua ampliata e rinnovata ESPERIENZA. IN-ESPERIENZA -> ESPERIENZA La parola esperienza proviene per via colta dal sostantivo latino experientia, a sua volta derivato da experiens, participio presente del verbo experiri, cioè provare, sperimentare. Il termine, come avviene spesso per gli adattamenti dotti, non ha mutato sostanzialmente il suo significato da quello della corrispondente forma latina: indica infatti lo sperimentare o il conoscere direttamente un aspetto della realtà. Nella tradizione filosofica il termine ha avuto un significato molto specifico, ristretto alla conoscenza ottenuta dal solo mondo fisico, intesa come separata dalla ragione e dall'idea: indica cioè quel tipo di conoscenza che parte dell’attività dei sensi. |
||||
|
Come
riepilogo dei concetti generali di tutto questo lavoro giunge
molto opportuna la possibilità di
commentare
una
considerazione
che ci è stata mossa a proposito dei
metodi nefasti di
allevamento e delle loro conseguenze anche nel corso
delle generazioni future.
Da
segnalazioni come quelle contenute nei file/capitoli Imbroglio è
il
contrario di
sviluppo, Delgado
& Skinner
ecc. l'interlocutore aveva - erroneamente! - dedotto che una
volontà specificamente "malvagia" operasse dietro
le quinte con
precisi
propositi per ottenere un simile risultato.
PURTROPPO invece per lo più NON si tratta di azioni programmate - che come tali potrebbero quindi venir combattute apertamente: i comportamenti degli adulti nei confronti dei bambini rispecchiano una NORMALE curva di Gauss con agli estremi qui i "buonissimi" - e i loro Maestri - e là i "cattivissimi" e i loro istigatori; mentre - e qui ripeto "purtroppo" - al centro si raggruppa una massa generalizzata e passiva di inetti, di superstiziosi, di adulti non-sviluppati, di infanzie malvissute o non vissute e/o rimosse. La
necessità di precisare significati e chiavi di lettura introduce
in
TUTTI i file del sito aggiunte metodologiche e/o normative: una
precisazione
metodologica assoluta suggerisce di considerare come valide
informazioni - in scala discendente:
Come
riepilogo dei concetti generali di tutto questo lavoro giunge
molto opportuna la possibilità di
commentare
una
considerazione
che ci è stata mossa a proposito dei
metodi nefasti di
allevamento e delle loro conseguenze anche nel corso
delle generazioni future.
Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani(?) Il sonno della ragione produce mostri... (?) Da
segnalazioni come quelle contenute nei file/capitoli Imbroglio è
il
contrario di
sviluppo, Delgado
& Skinner
ecc. l'interlocutore aveva - erroneamente! - dedotto che una
volontà specificamente "malvagia" operasse dietro
le quinte con
precisi
propositi per ottenere un simile risultato.
PURTROPPO invece per lo più NON si tratta di azioni programmate - che come tali potrebbero quindi venir combattute apertamente: i comportamenti degli adulti nei confronti dei bambini rispecchiano una NORMALE curva di Gauss con agli estremi qui i "buonissimi" - e i loro Maestri - e là i "cattivissimi" e i loro istigatori; mentre - e qui ripeto "purtroppo" - al centro si raggruppa una massa generalizzata e passiva di inetti, di superstiziosi, di adulti non-sviluppati, di infanzie malvissute o non vissute e/o rimosse. La
necessità di precisare significati e chiavi di lettura introduce
in
TUTTI i file del sito aggiunte metodologiche e/o normative: una
precisazione
metodologica assoluta suggerisce di considerare come valide
informazioni - in scala discendente:
|
||||
|
L’infanzia
è il periodo della MATURAZIONE,
dell’ancora
incompleta maturità fisica e psicologica dell’individuo. Il concetto di infantilità come
immaturità, a volte associato a incoscienza o a scarsa
responsabilità, può essere trasferito, infatti, anche
agli adulti.
Per questi ultimi, essere definiti infantili, o puerili non è certo un complimen QUARTA DIMENSIONE ![]() L'infanzia non eiste. Esiste lo sviluppo e lo sviluppo è cambiamento liberatorio (*) Albert Einstein e la quarta dimensione Un
aneddoto che forse non è
realmente accaduto, ma che è comunque molto istruttivo. Un
vecchio
indovinello geometrico riproposto sotto forma di aneddoto nel libro
di Maria Toffetti,
spiega con facilità questo concetto troppo spesso non accettato
o
relegato a fumoserie irrazionalistiche, un concetto invece che
sembrerebbe ovvio sia sul piano generale sia e tanto più sul
piano delle
esistenze degli esseri viventi.
Anche Albert Einstein si occupò di tetraedri: a un convegno, criticato per la sua inattesa concezione di uno spazio-tempo a quattro dimensioni, chiese ai colleghi di costruire quattro triangoli equilateri con sei stuzzicadenti. Nessuno dei presenti riuscì a posizionare su un piano gli stuzzicadenti per formare i triangoli richiesti, il che è appunto impossibile. Allora Einstein costruì un tetraedro con i sei bastoncini e commentò: "Se non sapete usare la terza dimensione, che sperimentate tutti i giorni, come sperate di capire la quarta?" L'infanzia
non esiste. Esiste lo sviluppo e lo sviluppo è cambiamento
liberatorio?
La vita è breve, l'arte lunga. l'esperienza ingannevole, il giudizio difficile...? - Ippocrate vedi i pdf Consapevolezza e memoria Quando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vita? Medicina: scienza applicata e multidisciplinare: Emozioni, istinti, ricordi, contraddizioni ![]() ![]() Bambini? Il NUOVO che avanza... Immaturità? Incompetenza? Inesperienza? L'infanzia non esiste. Esiste lo sviluppo e lo sviluppo è cambiamento liberatorio. Chi sono e COME saranno gli ADULTI
DI DOMANI?
Dai navigatori, dai lettori, dai
commentatori, dai Motori di Ricerca gli argomenti trattati vengono in
molti casi travisati,settorializzati o persino equivocati nel migliore
dei casi come se si occupassero
di simili temi "bambineschi" a scopo descrittivo di vicende con
protagonisti i "bambini", o di vicende di più o meno felici
genitori - soprattutto madri - come protagonisti o come destinatari di
"consigli".di proprio questi "temi bambineschi e familistici" descrivono una ben precisa impostazione di avvio delle BASI INIZIALI del CONCETTO a QUATTRO DIMENSIONI DELL'ESSERE. In questo scenario a quattro dimensioni vengono così a precisarsi idee attraverso le quali viene indicato nel TEMPO un prospettabile "percorso futuro" e che riassumono quindi concetti che indirettamente esprimono un'impostazione di base anche POLITICA. Ma politico
con i prospettabili "percorsi futuri" significa anche POLEMICA:
non per niente quindi più e più volte questo sito e in
particolare
i file come questo in cui questi concetti vengono valorizzati sono
stati presi di mira e danneggiati.
Particolarmente scottante in questo senso è un argomento
presente in
questo file - ma non ancora nell'attuale edizione del libro -
il complesso di
Edipo: tappa NON OBBLIGATA nella serie degli
SVILUPPI biologici psico-corporei, non
biologicamente "obbligata"
ma fondante
come avvio ad un passaggio
socio-evolutivo superiore,
a una forma superiore di CIVILTA'.
L'immetervisi, il viverlo appieno,
il superarlo conduce alla possibilità di riconoscere nella
loro vera
essenza sia il proprio SE STESSI e le proprie possibilità di LIBERTA'
che l'individualità - e quindi i DIRITTI - di ogni "altro"
altrettanto
valido SE'. E' un passaggio
epocale che tende a liberare
ciascuno da un' anacronistico,
protratto, puerile complesso
orale, da una visione ristretta
- e "restringente" - di lontani simboli
"asimmetrici" e non definiti, ma anche a
far
superare il familismo
primitivo,
sorretto
da un complesso
anale
grezzo in cui le funzioni, i ruoli, i gesti, gli oggetti, i rapporti
statici e fissi non riconoscono le subitanee variazioni degli intrecci
relazionali e affettivi nel loro evolversi vitale.
Ma questo passaggio - "politico" - di allontanamento da un mondo basato su incompletezze, mancanza di tempestività e su differenze QUANTITATIVE non può avvenire di per se stesso e in modo scorrevole: "cattivi maestri" amputati della fantasia contrastano furiosamente possibilità di "libertà" e "responsabilità" consapevole, di aperture verso il vero CONOSCERE, verso un APPRENDERE critico e quindi verso un DIVENIRE in EVOLUZIONI SUCCESSIVE: auspicano con tutte le loro forze un mondo "stabile" privo di individualità differenziate e mutanti. E se "e-ducare" significa letteralmente "trarre fuori", invece simili "autorevoli consiglieri" confortano e/o convincono anche senza intimidire genitori pigri e "INCOMPLETI" nel confondere "educazione" con instradamento su limitanti ruoli, se non ad avvalorare la "gestione" delle nuove generazioni secondo una visione del mondo formata in modo programmatico da statici scenari rivolti verso VUOTI SPAZI INTERMEDI, costituiti da nominalistiche idee prive di contenuto concreto o dai simboli di superstiziose convinzioni: più o meno consapevolemente non senza lo scopo ben "politico" di poter essere in grado di mantenere indefinitamente un controllo centralizzato su tutto e su tutti. Per
non
cadere nella sterile Utopia
non
si può
quindi descrivere
soltanto passaggi auspicabili di sviluppi ottimali:
copiato
da un
altro
sito è stato
aggiunto un
file molto crudo in
cui si testimoniano - non solo descrivono! - alcuni fra i peggiori
crimini proprio contro BAMBINI: ESPERIMENTI SU BAMBINE/I - dati i
precedenti danneggiamenti subiti, ne
esiste e viene presentata anche in questo sito una versione -
aggiornata - in pdf.
Corso
Marconi 34/a 10125 Torino
(ITALY)Tel: 0039 0116507074 / 00390116508665 Fax: 00390116502900 giuliana@cortinalibri.it ordini@cortinalibri.it info@cortinalibri.it ![]() Anche
il libro derivato dalle pagine in inglese - From children
of
YESTERDAY to adults of TOMORROW - è ora in
vendita in: Abebooks.com, Webster.it, Alibris.com,
e
anche in Kindle
ed
anche in versione migliorata e ampliata dalle Edizioni
Libreria Cortina Torino
Dopo la pubblicazione del libro - in italiano - aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti e segnalati di volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti e novità / Novelties on the site: anche se si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche. / As well for the Italian edition also for English one the up-dates of the Web page will be going on and then not be presented on the - static - book: look often to Novelties on the site to be informed. ![]() Questo file in italiano, come pure quelli intitolati Consapevolezza e memoria, e Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro si differenziano dai corrispettivi in inglese - Childhood: times of mutability, Consciousness and memory e Domestic chores.Ergonomics and psychology of a REAL work - per dati bibliografici, citazioni e testimonianze. Anche in Quando la cartella clinica è terapeutica... e riproposti questi concetti, a sua volta con il corrispettivo in inglese Anamnesis? A way for healing non rispecchiante una semplice traduzione ma differenze di impostazione dovute alle diverse fonti culturali. Ma altri due file sono presenti nelle due lingue in versioni non esattamente speculari: vanno segnalati in modo molto evidente in quanto i loro contenuti vengono ad affiancarsi e a completare questo file/capitolo - e il suo corrispettivo in inglese: dal concreto al sublimato... e vice versa affiancato dal - sia pur più ridotto - SUBLIMATIONS: VISUAL SCHEMES AND SCIENTIFIC EXPLANATION Importantissime aggiunte arricchiscono il testo e modificano il titolo di Un
brutto sogno. Una bambina e un'incubatriece e altre esperienze
precocissime
E - per quanto riguarda la parte "ostile" - si possono trovare terribili testimonianze nel pdf di un file derivato da un altro sito: ESPERIMENTI SU BAMBINE/I English
mirror
tornate
alla HomepageLIBRI: ...
dagli
adulti di oggi agli
adulti di
DOMANI... INTRODUZIONE,
SPIEGAZIONI, COMMENTI, AGGIORNAMENTI
Prefazione,introduzione e indici illustrati |
||||
|
|
|
A LEON WERTH Chiedo
perdono ai bambini di aver dedicato
questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona
grande
è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa:
questa
persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne
ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha
freddo
e ha molto bisogno di
essere consolata. E se tutte queste scuse non
bastano, dedicherò
questo libro al bambino che questa persona
grande
è stata. Tutti
i grandi sono stati bambini una volta.
(Ma
pochi di
essi se ne ricordano.)
|
Perciò
correggo la mia dedica: A LEON WERTH QUANDO ERA UN RAGAZZINO ![]() |
|
El sueno de la razon produce monstruos....? scrive Cervantes nel Don Qijote e lo ripete Francisco de Goya y Lucientes nella più famosa tavola - la 43 - deiCaprichos 43 1797 (El Prado Madrid) Il sonno della ragione genera mostri? Invece così nel silenzio dei mostri può attuarsi la sua e la nostra evoluzione |
Il
bambino
è fatto di cento. Il bambino ha cento lingue cento
mani
cento
pensiericento modi di pensare di giocare e di parlare cento sempre cento.... |
Meglio soli che male accompagnati...
Affetto e comprensione? Macchè!!! Rotture di scatole, discorsi senza senso, consigli non richiesti, umiliazioni, situazioni pesanti e tanto, tanto NULLA! Il NULLA tappezzava le pareti di casa, usciva dalle loro bocche sotto forma di parole sconnesse, il NULLA pranzava e cenava con noi e sempre alla stessa ora. Il NULLA stava in una carezza mai data, stava nei loro cuori e nella loro mente. Quando non c'è "nulla" da dare, quando manca negli adulti l'esperienza delle emozioni e del vivere, beh, allora, davvero, non c'è niente da fare e niente da dire.
(Da
osservare l'animalità
lungimirante della lince espressa nello sguardo - attento,
perplesso, preoccupato - e la falsa intelligenza che trapela dagli
occhi - furbetti o falsamente ingenui - dei gufi, o da quelli -
malevoli - del gatto nero seminascosto dietro il dormiente.)

un
albero pieno di frutti

Ma sono mai stato bambino?
Gli esperimenti più celebri di Spemann e della sua collaboratrice, Hilde Mangold, furono pubblicati nel 1924 e portarono al concetto di "induzione primaria" e di "organizzatore". Questa scoperta ha avuto un ruolo centrale nell'embriologia e per molto tempo l'intero sviluppo embrionale, non solo negli anfibi, è stato considerato come una lunga serie di eventi induttivi. Nel 1935, Hans Spemann ottenne il Premio Nobel per la Medicina.Vedi in Biologia dello sviluppo i capitoli:
... organizzazione embrionale; fenomeni di induzione, territorio induttore e territorio competente; proprietà dell'organizzatore embrionale; generalizzazione dei fenomeni di induzione; induzioni di ordine superiore; gli induttori eterogenei e tentativi di identificazione dei principi induttori.E come avviene per gli "organizzatori" biologici dello sviluppo embrionale che DEBBONO agire in modi, tempi e soprattutto SEQUENZE stretti e precisi per creare organismi senza difetti e non mostruosità, esistono traumi in apparenza "piccoli" che - se giungono in un momento e in modo sbagliato del processo di armonizzazione delle maturazioni intelletuali, sociologiche e affettive - ne scombinano una cruciale fase: e non solo alterano questa cruciale fase di sviluppo, ma anche le sue successive. Ecco un nuovo "mostro", che può avviare a valanga una catena di errori in peggioramento successivo. Ecco che da allora, in un circolo vizioso avvitato su se stesso, queste disorganizzazioni possono continuare ad aggravarsi verso vie patologiche a loro volta aperte a diramarsi al di fuori della persona singola fino a travolgere - nel presente, ma spesso ben oltre anche nel futuro - intere esistenze: la propria e molte altrui.
Jean Piaget ha definito la sua teoria come psicologia genetica, non nel senso ereditario del termine, ma intendendo con questa espressione lo studio della genesi dell'intelligenza. Egli propone la sua famosa teoria degli stadi. Lo stadio è una fase di sviluppo. Piaget ne individua quattro principali nello sviluppo della logica infantile.
1) DEL SENSO MOTORIO ( 0-2 ANNI )2) PRE-OPERATIVO ( 2-7 ANNI )
3) OPERATIVO CONCRETO ( 7-11 ANNI )
4) OPERATIVO-FORMALE (dopo gli undici anni)

(Ed invece al contrario, riassunto nella presentazione di Unilibro - ecco la sintesi del contenuto del libro di Reich sopra citato:Il progetto esige l’estirpazione dell’irrazionale dalle masse umane ai fini di ristabilire la loro capacità di essere responsabili e libere...
In questo libro, Reich sostiene che il fascismo, lungi dall'essere la concretizzazione di una caratteristica specifica di certune nazionalità, o l'imposizione da parte di una fazione politica su un popolo "innocente", è piuttosto l'espressione della struttura caratteriale irrazionale dell'uomo medio, che da migliaia di anni vede repressi i suoi impulsi primari. La tesi fondante del libro è che ogni forma di misticismo organizzato si basi sui desideri delle masse schiacciati dal meccanismo autoritario della civilizzazione.
Ha
un percorso di profondità.
Diciamolo
in questo modo: è come se tra il nucleo
profondo dove radicano le
radici dell’io e la
buccia della pelle ci sia uno spazio
denso ed
esteso da percorrere
e attraversare, affinché la
sorgente trovi una
strada, si dia una forma, rappresenti se stessa in qualcosa di
visibile, che possa funzionare da segnale, da segno, da parola. E
questo stesso processo, uscendo dalla pelle, si faccia energia e
forza
costruttiva,
capace di dare
forma alla materia,
di mettere al mondo, di
realizzare qualcosa. Ed è come se solo costruendo
Qualcosa tu ti
realizzi come Qualcuno. Perché questo qualcosa
è
come l’immagine di te
nello specchio del mondo: l’espressione, la rappresentazione del seme
che tu sei.|
Il
bambino
gli
separano la testa dal corpo. è fatto di cento. Il bambino ha cento lingue cento mani cento pensieri cento modi di pensare di giocare e di parlare cento sempre cento modi di ascoltare di stupire di amare cento allegrie per cantare e capire cento mondi da scoprire cento mondi da inventare cento mondi da sognare. Il bambino ha cento lingue (e poi cento cento cento) ma gliene rubano novantanove. La scuola e la cultura |
Gli dicono: di pensare senza mani di fare senza testa di ascoltare e di non parlare, di capire senza allegrie , di amare e di stupirsi solo a Pasqua e a Natale. Gli dicono: di scoprire il mondo che già c'è e di cento gliene rubano novantanove . Gli dicono: che il gioco e il lavoro la realtà e la fantasia la scienza e l'immaginazione il cielo e la terra la ragione e il sogno sono cose che non stanno insieme. Gli dicono insomma che il cento non c'è. Il
bambino dice:
invece il cento c'è. |
Unicità e resilienza Siamo
sempre più diversiIl
genoma umano
presenta significative
differenze
già
a
livello
individuale. La
scoperta,
che sarà pubblicata a settembre su Nature
Genetics,
potrebbe presto portare a ulteriori
spiegazioni dell'unicità
individuale
e del modo in cui si sviluppano le malattie.
Utilizzando
nuovi metodi per l'analisi del Dna, sono stati trovati dei
prolungamenti,
meglio delle variazioni "lunghe anche centinaia di
migliaia di
basi”
presenti nei singoli genomi.
Gli OGM
non si
riproducono e
le loro "sementi" isteriliscono le culture circostanti?
E, tornando ai casi umani, così esemplifica una testimonianza personale riferendo una sintetica descrizione-spiegazione della personale nevrosi e delle sue manifestazioni. Si parlava di perdite ... Io sono io, mi verrebbe da dire, e, forse, quei legami familiari così forti a cui tenevo tanto è giusto che prima o poi vengano spezzati e che lascino come ieri sera la sensazione di essere solo al mondo, orfano di generazioni e generazioni. ... [La nevrosi con la sua] resistenza era un nucleo informe e compatto una specie di cellula staminale totipotente che è rimasta soffocata ma ancora viva e presente. Quel nucleo era il mio stampo, non più quello imposto, ma quello originale, quello vero, nato dal caso e dalla combinazione e che ha dato vita ad un nuovo essere e come tale diverso da tutto ciò che lo ha preceduto. E‚ cosa c'è di meglio come resistenza che impedire a quello cresciuto nello stampo sbagliato di riprodursi? Fermati!
Guarda indietro cosa
sei diventato? Cosa ti hanno fatto diventare!?
...
La vera unione tra
mente e corpo, l'unica unione capace di generare
l'unicità del
mio
essere e in
quanto tale l'unico
degno di
riprodursi. Voglio dire
che in fondo quella parte della
mia famiglia
è realmente come se fosse
sterile, perché genera
ma non permette lo sviluppo
e anche dal solo punto di vista
antropologico tutto ciò non porta che all'estinzione:
un ramo secco da cui non nascerà mai nulla. E‚ questo quello che
mi ha
sempre reso così distante dai miei genitori, non volevo, non
voglio
essere un RAMO
SECCO.
Infanzia:
tempo di mutamenti: il
titolo dell'edizione precedente
- 1979 -
derivava da
una situazione contingente: sotto forma di
semplici "dispense"
vi veniva sintetizzato e raccolto il frutto di una
serie di pubblici dibattiti tenuti - all’epoca dell’ Anno
del Fanciullo - dall’11 marzo al 1°
giugno ’78 - a cura dell'Associazione
Italiana Donne Medico di Torino come Corso
di
Sensibilizzazione indirizzato ai
genitori, agli
operatori sociosanitari addetti all’infanzia, ma aperto a tutti
sul tema: LA VIOLENZA
CONTRO IL BAMBINO,
rimandante ai
concetti delle possibili manifestazioni anche
indirette di Violazioni
di diritti del
bambino; invece - come
dice
l'attuale intestazione Infanzia:
tempo di mutamenti -
l'intenzione qui prioritaria è quella di
evidenziare e indirizzare i lettori verso gli aspetti fisiologici delle
discontinuità
necessarie dello sviluppo,
ponendo il concetto di sviluppo delle attitudini psico-socio-affettive
in parallelo a quello anatomico degli
organizzatori-induttori<
dello sviluppo
embrionale, e considerando come vere "violazioni" anche gli anacronismi
delle cure e le aspettative
irrazionali.
Esistevano - e sono ancora in corso - terribili consapevoli violenze, ma l'inettitudine di adulti incompleti trasforma in traumatizzante DISCURIA una serie di provvedimenti creduti "in favore" ma in sostanza "contro" i bambini da allevare. La "castrazione" dell'istinto di "accudimento" lo "smaterializza" in ipotetici astratti "dettami" e in ansie devastanti: ne deriva l'inopportuna trasformazione di qualsiasi dato in dogmi pseudo-normativi; mentre semplici descrizioni di processi biologici spontanei - ad esempio lo "svezzamento" (!), l' "educazione degli sfinteri" ecc.(!) - si stravolgono in velleitari regolamenti assoluti e obbligati, in peggio che ipocriti: Ecco
la via
maestra nella formazione di "generazioni
ingoiate"
non ad opera di veri
consapevoli maltrattamenti
ma per l'inettitudine di
genitori - incapaci di
esserlo - che violano le funzioni corporee, gli sviluppi
biologici nei loro tempi opportuni:
spesso anche con aspetti di violenza sessuale indiretta e con
conseguenti ricadute gravi sulla futura salute in generale e
sessualità adulta in particolare
5.2 Discuria
La discuria è la distorsione della prestazione della cura; in realtà le cure vengono effettuate, ma non sono adeguate al momento evolutivo. In queste situazioni, di solito, i genitori caricano il figlio di proprie aspettative, che sono quasi sempre quelle che un tempo erano i loro desideri. Il bambino è "normale" per i genitori solo (o quasi sempre) quando il suo comportamento coincide con le loro aspettative, laddove queste ultime sono spesso il volerlo il più possibile simile all'immagine che essi hanno, o hanno avuto, di se stessi o del proprio ideale. Tutto questo porta tali genitori ad ignorare i veri bisogni del bambino, appropriati alla fase evolutiva che sta attraversando (60). Quando il bambino viene considerato come una proprietà su cui realizzare determinati scopi, la sua crescita vitale subisce una violenta interruzione. Chi esercita una violenza fisica sa di fare molto male all'altro; nelle forme di discuria, invece, molto spesso i genitori sono ignari della violenza che stanno esercitando, spesso anzi pensano di agire per il bene dei propri figli e inconsapevolmente possono causare danni maggiori. I tipici atteggiamenti (61) di discuria sono: - anacronismo delle cure. L'atteggiamento dei genitori sarebbe corretto se il bambino fosse in uno stadio evolutivo diverso (ad esempio un bambino di sei anni al quale la madre somministra solo dieta lattea o cibi frullati); - imposizione di ritmi di acquisizione precoci. Raramente i bisogni del bambino nei primi anni di vita sono in perfetta armonia con le abitudini degli adulti (ad esempio il ritmo del sonno del bambino raramente coincide con le esigenze e i ritmi di vita dei genitori). Alcuni genitori sono incapaci di vedere nel loro bambino un soggetto immaturo che necessita di un adeguato e tutelato sviluppo per diventare adulto. Sono spesso presenti dei conflitti tra le richieste del bambino e gli impegni dei genitori, che pretendono da lui una precoce autonomia nel controllo sfinterico, nella motricità e nei ritmi alimentari (62) - aspettative irrazionali, quando i genitori richiedono ai propri figli delle prestazioni superiori alla norma o alle possibilità del bambino e vogliono che il loro figlio sia il più bravo in qualsiasi attività intraprenda. Questi bambini sono sempre pieni di impegni (scuola, sport, inglese, pianoforte), hanno una grande competitività e non riescono a raggiungere una buona socializzazione con i coetanei. La situazione diventa ancora più grave quando il bambino presenta delle difficoltà fisiche o psichiche che rendono più profondo il distacco tra il bambino idealizzato dal genitore e il bambino reale. Rientrano in tale categoria tutti i casi in cui i genitori offrono "cure" eccessive al loro figlio. La forma più importante è la sindrome di Münchhausen per procura, ma esistono delle varianti (63)
Ma
se la RESILIENZA:
è
più
della semplice capacità di
resistere
alla
distruzione proteggendoci da circostanze difficili [bisogna]
incominciare
a diffondere questo concetto per contribuire alla comprensione del
fatto
che ogni persona potrebbe possedere questa caratteristica, ma da
tutti
noi dipende che possa essere sviluppata,
se
ci concediamo mutualmente la
possibilità di
farlo. (Vedi
articolo Resilienza).Anche
in questo caso però termini e descrizioni
equivocabili di
fatti valutati in modo improprio possono trasmettere
idee non soltanto false ma addirittura pericolose<,
quando le stesse capacità evolutive proprie dei primi anni di
vita possono venir sfruttate
in
modo bieco e non solo come aspettative
irrazionali di genitori soggettivamente frustrati. Il concetto
di resilienza non va certo mistificato con l'accezione
meccanicistica di esser
capaci
di
non fare una piega:
non
corrisponde alla creazione di
"piccoli
mostri" ma alla capacità
di
rispondere
ai cambiamenti trasformativi
in un modo
globale, secondo un percorso assolutamente individuale, interiore,
istintuale ed emotivo
che
NON
conduce certamente alla restaurazione
dello stato
iniziale,
ma
ad
un superiore e più EVOLUTO
livello di
maturazione,
solidità
e capacità di
nuove consapevolezze esperienziali.
Una circolarità benefica (Editoriale - La Direzione di Famiglia Cristiana)Restringendo la visuale, ci fermiamo sul benessere, sul benestare (con se stessi, con gli altri); sul sentirsi bene e al proprio posto nelle relazioni con gli altri, avere una sana comprensione dei propri e altrui limiti. Ben-essere, dunque, non equivale soltanto a 'ben funzionare'. ... Le emozioni intense vanno espresse ai massimi livelli; piangere, ridere, urlare, saltare di gioia, manifestare paura sono comportamenti che non disdicono la persona che sa gestire le emozioni senza soccombervi. ... Il dare e il ricevere sono una REALTA' CIRCOLARE che si protrae nel tempo. Chi crea benessere, ne riceve. Chi riesce a influenzare rimane influenzato.E - indipendentemente da qualsivoglia origine religiosa - si possono anche "utilizzare" le ancora più solenni parole di Leone Magno - il Papa che nel 452 incontrò Attila - pronunciate a proposito della costruzione di un Presepe: (*) Da notare la grande differenza di significato e di concretezza tra lo stesso termine al singolare o al plurale. Come ad esempio nel caso di "con-fidenza" e "con-fidenze", anche "riconoscimento" e "riconoscimenti", "bene" e "beni" che indicano un contenuto di grande valore nel caso del termine al singolare, mentre al plurale si deteriorano in banalità o in pretese. La BOCCA è il centro propulsore del complesso, la bocca con le sue non semplici caratteristiche e funzioni e sviluppi, la bocca dotata com'è di molteplici organi, sensibilità e istintualità: ne è devoluto il compito primario del nutrirsi ma anche il compito non certo secondario di trasmettere segnali intelligibili. Il termine IN-FANZIA con tutti i suoi derivati indica in via primaria una caratteristica "difettiva", tanto che in antitesi in italiano esiste il termine ora desueto "fan-ciullo"per evidenziare - con analoga etimologia latina - il passaggio da bambino piccolo "infante" a bambino più grande "fanciullo" capace di "esprimere con la voce il pensiero" e soprattutto di presentare definizioni con appropriati "suoni vocali". Il termine in-fanzia indica proprio la non ancora raggiunta capacità di trasformare il linguaggio interno dei sensi e delle partecipazioni in astratti semplificati simboli quali sono le "parole". Ma se il prefisso "in-" difettivo di una non ancora raggiunta competenza di DARE IL NOME alle cose per poterne disporre in modo sintetico ed astratto, base portante di tutta l'esistenza anche a lungo termine futura diviene quanto sensorialmente "sentito", percepito, incamerato e "digerito" nei primissimi anni ha avuto la possibilità di interazione dinamica con l'ambiente sia in entrata che in "uscita". Potentissimi inoltre e persino interspecifici sono i segnali che i cuccioli inviano verso tutto l'ambiente circostante: altro che oggettivamente "i bambini non capiscono" e "non ricordano" e soggettivamente bisogna dar "regole" a questi esserini "incomprensibili".Ma non su di una sola base e caratteristica: nella specie umana ciascun complesso procede sfumando con gradualità verso il complesso successivo fino alla BRUSCA comparsa della sua - in apparenza antitetica - supremazia. Abbiamo in dotazione molteplici basi generali e caratteristiche individuali: con la comparsa della successiva - in apparenza antitetica - supremazia, ciascun complesso procede dal passivo all'attivo e viceversa sfumando dapprima con gradualità verso il complesso che poi all'improvviso lo segue. Se il primo è generico e impreciso "senza parola" - in-fans e non "facondo" - il secondo è separante, puntiglioso, centrifugo; persino la bocca vi diventa uno strumento di uscita, rivolto all'esterno, con le "cose" come punti cardine; solo allora le emissioni vocali si precisano in vere locuzioni, i suoni si organizzano in "loquacità"= "facondia" - la com-unanza come tale conta molto meno e le sensazioni interiori si trasformano in nomi, sintesi, definizioni, conversazioni...: è per questo, voluto, motivo espositivo che le spiegazioni verbali del complesso orale sono qui espresse in forma molto ridotta, surrogate da - inusuali - esempi visivi di vita animale. Già ben prima della comparsa del linguaggio articolato, i corpi viventi dispongono di tanti linguaggi, ben più numerosi e potenti persino di quei Cento della poesia di Malaguzzi: simpatico paradigma di questi concetti ce lo offre l'illustrazione della "strana coppia" di... rinoceronti, una coppia mamma-e-bambina che riesce anche solo con genuine "espressioni... facciali" a manifestare intense emozioni e diffonderle ovunque. Dallo zoo di Cincinnati si offre via Internet a tutto il mondo questo gentile e inusuale esempio di cosa sia un VERO complesso orale, e di come si svolga la circolarità - non certo la simbiosi (!!!) e neanche l'identificazione (!) o un rapporto complementare - in un rapporto "orale" figlia-madre nel suo continuo divenire. (Molti esempi chiarificatori si trovano nel file/capitolo Le faccende domestiche in particolare in #madri_e_figli e segg.) ![]() . Nel capitolo corrispondente del libro in inglese) CHILHOOD: times of mutability si trova anche una poesia estemporanea che descrive bene queste vicende e questi stati d'animo "con-divisi" e condivisibili. L'origine della via lattea...: Madonne con Bambino, un tema caro ai Maestri del Rinascimento Campagna
del Dipartimento della Salute (12
dicembre 2005). Attrici fra le
testimonial. |
||||
Complesso anale Una vita che non si individua è una vita sprecata... Ogni progetto nasconde uno SCARTO...I complessi - orale e anale -
riguardano ogni
ESSERE VIVENTE in quanto tale e non solo gli esseri
umani e sono davvero entità concrete, sostanziati fattori
di
collegamento tra i corpi interni e il mondo circostante: come aperture
materiali dei corpi entrambi sono parti integranti dell'ESSERE e
strumenti essenziali del VIVERE (e
quindi della salute o della perdita
della salute). Per rendere veramente tale un'esistenza vissuta nella
sua pienezza, il complesso
INIZIALE e basilare della comunicazione
indifferenziata, dell'appartenenza, della vitalità "diffusa",
della Natura ecc. -
soprattuto caratterizzato da ogni tipo di idea di ENTRATA e
partecipazione circolare - dovrebbe venir seguito
cronologicamente dal suo quasi-opposto, il complesso
anale, il complesso degli "scarti", il "complesso delle USCITE":
dal co-operare
unificante si avvia verso un più limitato
e limitante con-dividere,
verso il con-durre
che ruolizza le posizioni
rispettive
dei partecipanti, fino al già differenziato col-laborare in cui
sono in gioco
proprio le differenze.
E' il complesso del togliere, distinguere, dividere, scomporre, definire, rendere lineare... Il complesso che sottintende tutto l'universo dei pro- e pre- nel senso del "prima" e "davanti": pro-cedere, pro-grammare, pro-durre, pre-ventivare, pre-parare..., in sostanza reciprocamente di tutto ciò che presuppone un "dopo", e "davanti", di quanto avanza e di chi dà direttive... Al posto della "con-cordia" indifferenziata e dell'affiatamento, al posto della corporeità e delle sensazioni compaiono in primo piano - diversificati e distinti - le AZIONI e i FATTI dinamici e le COSE statiche, e - al posto di stabili situazioni circostanti da vivere ovunque pur essendo sempre me stesso - un futuro sempre incerto e un presente - al di là dalle catene del "puramente personale"pieno di "misteri" da interpretare: angoscianti e nello stesso tempo liberatori. Ora comprendo
che il paradiso della
giovinezza, così presto perduto, fu un primo tentativo di
liberarmi dalle catene
del
"puramente personale", da un'esistenza dominata solo dai
desideri,
dalle speranze, dai sentimenti primitivi. Fuori c'era questo enorme mondo,
che esiste
indipendentemente da noi, e che ci sta di fronte come un grande, eterno
enigma, accessibile solo parzialmente alla nostra osservazione e
al
nostro pensiero. La
contemplazione di questo mondo mi attirò come una
liberazione... Albert
Einstein
Gli individui qui si rapportano gli uni agli altri non più nella loro soggettività, ma in incontri precisi e fattuali: in una mobile e variabile reciprocità di intersezioni basate sull'oggetto e/o sull'interesse del momento, in quanto parte delle situazioni, NON delle personali preferenze. Il complesso anale destinato al biologico sistema del RINNOVAMENTO VITALE e qundi alle ESCREZIONI porta anche ad integrarvi emozioni e concetti e prestazioni: ne risulta così il complesso di tutto quanto sta "dopo", "sotto", "dietro", "nascosto", "contraddittorio", "dubbio": eventualmente da "scoprire" e/o da "sciogliere" ma con una cauta e spaesata diffidenza che si sostituiscono alla spavalda curiosità dell'imparare con gioiosa "ingordigia". E' qui allora che si entra in pieno in quel principio di realtà descritto da Freud nella Metapsicologia che
non tenta più il soddisfacimento tramite scorciatoie e forme
sostitutive, ma a seconda delle condizioni date dalla realtà, anche se questa si
può presentare come sgradita.
Escrezione significa non solo espulsione, ma... "raccolta DIFFERENZIATA dei rifiuti": dal precisare e scegliere ne deriva di conseguenza tutta l'organizzazione dello SCARTARE, non del "perdere" accidentale ma dei volontari NEGARE e rifiutare. Non si tratta infatti solo di "togliere" e non solo seguendo una via di rifiuto: ogni cosa del mondo, può essere cambiata, migliorata, RIPULITA o addirittura purificata. Come una specie di premio un nuovo capitolo "energetico" viene aggiunto all'esistenza ed al suo impatto con il mondo esterno: proprio ogni contraddizione, ogni ANTITESI tra tensioni emozionali differenti non comporta angoscianti dilemmi senza soluzione, né deleteria con-fusione, e neanche "restituisce" ogni cosa soltanto "purificata", ma si realizza in INCREMENTI sempre meglio utilizzabili della tensione energetica interiore, fino a giungere agli impensabili potenziamenti dati da quella resilienza che NON conduce alla restaurazione dello stato iniziale, ma ad un superiore e più EVOLUTO livello di maturazione. Ogni
progetto nasconde uno scarto.
Anzi,
meglio, non lo nasconde: più semplicemente esso, posto di fronte
al giudizio dell'utile e del pratico, non appartiene più a
ciò che è, gli è negata la possibilità di
esistere in quanto scarto, rifiuto della progettualità umana. Se
infatti ogni progetto racchiude in sé l'idea di un
prodotto finito, vi sarà a sua volta presente uno scarto, di
più o meno ampie dimensioni, da eliminare, o quantomeno rendere
inoffensivo, da poter insomma essere relegato in questa dimensione di
non-essere.
Questo concetto può senza dubbio essere applicato ad ogni nostra azione quotidiana, dallo spegnere una sigaretta al gettare i fogli inutili ammucchiati sulla scrivania, così come può essere (ed è) applicato alla costruzione, al rinnovo, al mantenimento della società umana. Ma, perché possa esistere un progetto, e quindi anche il suo scarto, devono essere presenti due condizioni necessarie e sufficienti. La prima, che risponde in toto alla modernità in continuo movimento, è quella che ogni cosa del mondo, e quindi esso stesso, possa essere cambiata, migliorata, ripulita o addirittura purificata. La seconda, riguardante lo scarto, è l'idea che se qualcosa va cambiato, una parte di quello che c'era prima, e non andava bene, dopo non ci sarà più. Nota : tutto [questo] paragrafo è una rielaborazione con numerose citazioni del pensiero di Zygmunt Barman, espresso nel suo libro Vite di Scarto edito da Editori Laterza, (Da L'utile e il delittuoso - Stefanino - 26-11-2005)
Da
completarsi con questa successiva testimonianza - presente anche in un
altro contesto, nel file Le
faccende domesiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro
-
di come si possa
essere feriti
senza essere toccati:
Credo per un desiderio naturale di testimonianza, di chi, passato il guado, volge la testa indietro e con più serenità guarda il proprio passato rimesso in ordine senza acredine come un dato ormai acquisito, una storia che diventa Storia con la maiuscola e quindi merita, forse, di essere raccontata. E allora mi sono immaginato il primo giorno che ho messo piede nel suo studio come se, inconsapevolmente, mi fossi presentato con un vestito a brandelli. Un vestito che non mi andava di buttare né di cambiare con uno nuovo di zecca. E così poco per volta, minuto dopo minuto, giorno dopo giorno è stato come iniziare a riconoscerne i frammenti e cucirli poco alla volta insieme. Come un sarto attento e puntiglioso ridare dignità a quel vestito che, bello o brutto, era il mio vestito. Con il suo aiuto e con molta fatica in questi anni ha ripreso una forma e solo una volta completata l‚opera potrò riporlo nel mio armadio a memoria futura. Quelle cuciture sono le cicatrici di un chirurgo, segni indelebili che ricordano un passato a brandelli ma nello stesso tempo testimonianze di ciò che sono stato. Ogni cucitura racconta uno strappo, ogni strappo una ferita mai risanata e rimasta per anni a sanguinare nel profondo. Ora è un po' come se lo vedessi quel vestito con tutte quelle cuciture e se per magia, anche se per un solo secondo, quelle cuciture sparissero lo rivedrei così com'era, ma sarebbe già qualcos'altro: io ero in quei brandelli, io sono oggi quel vestito un po' martoriato e niente potrà cambiare questa Storia. Io sono la testimonianza di come si possa essere feriti senza essere toccati. Un torrente in piena. |
||||
|
In ogni caso - materiale e/o energetico - l'incremento non può comunque procedere uguale e senza soste. Ogni eccessivo aumento di potenziale può andare in... "corto circuito", ed in ogni caso la durata intrinseca della vitalità non può venir pro-crastinata all'infinito ma ha un suo preciso limite. In Al di là del principio del piacere del 1920 Freud cominciò a rendere così "conoscibile" anche il concetto di MORTE (e sottinteso anche di UCCIDERE) In Al di là del principio del piacere si apre una nuova fase della ricerca di Freud che modificherà in modo sostanziale la sua precedente teoria delle pulsioni e del soggetto, fino all'ipotesi che il conflitto psichico sia determinato dalla tensione originaria tra i due principi opposti di Eros e Thanatos. Si inaugura così un'indagine che attraverso l'individuazione del concetto fondamentale di coazione a ripetere giunge a far balenare l'idea che fra le pulsioni ve ne siano alcune la cui meta non è l'arricchimento della vita, ma il raggiungimento della morte. Ma questo
concetto di morte
indirizza pure sul suo contrario: è - tranquillamente non
spregiativamente - "morto" tutto ciò che NON
è vivo.
Ed è così che al posto dell'acquisire,
dopo le "assimilazioni"
compaiono gli "accomodamenti":
compare il FARE
accompagnato da tutto il campo dell'artificiale.
Il normale andamento di questo complesso è diretto verso
l'esterno? Ma cos'è questo esterno, se non un campo d'azione in
cui si libera l'interno per migliorarlo e purificarlo
valendosi di ogni via riguardante azioni direzionate, e più
precisamente di un "fare" che modifica lo spazio circostante?
Il lavorìo interno al corpo giorno per giorno conduce allo scarto ed all'eliminazione dell'inutilizzabile e soprattutto delle componenti "morte", utilizzando una serie di SCELTE cellulari minuziosissime; e così pure minuzioso può divenire lo scegliere sublimato, che però può espandersi nei quasi infiniti campi di azione e realizzazione presenti davanti a chi ha potuto approfittare delle acquisizioni e capacità di acquisizione di un complesso orale ottimale - pregresso o restituito al suo ottimale divenire. E di qui tipiche sublimazioni si aprono - e richiudono - su fatti; così come su "fatti" biologici anche su azioni e imprese: verso vie "esternalizzate" anche molto lontane, anche simboliche o metaforiche. Ma
l'esistenza
è dotata di sbocchi molto vasti in allargamenti esterni: a
questo stadio una tipica indifferenza verso la "vita", assieme alla
possibilità anche animale di scartare e di
uccidere, fornisce valenze emotive enormi a entità
inanimate. Il
concetto di MIO
diviene più importante che un semplice allargamento dell'IO,
come pure la CASA-tana
e compare una nuova versione più semplificata dei grandi simboli
diffusi: i RUOLI.
Ma la specie umana si circonda di sbocchi smisurati e ignoti agli
animali: denaro con
guadagno e
risparmio divengono centri dell'attenzione e della vita stessa, anzi
veri e propri linguaggi; mentre lavoro
e impegno passano oltre ad ogni interesse per i ritmi biologici e
persino per la propria salute. Ma paradossalmente per l'una o per
l'altra persona proprio
il complesso del "distinguere", dividere, settorializzare, "de-finire"
porta a che ogni impostazione di base non
implichi
affatto una
tipicità e universalità di questa base stessa. Per
necessità - artificiale - di semplificazione e coerenza molte
risposte alle richieste ambientali non riescono a venir ponderatamente SCELTE
ma DECISE
secondo progressioni
lineari: troppe volte vere
necessità, o molto più spesso una personale carenza di
conoscenza, di apertura mentale, di ben assimilati valori del complesso
orale sostituiscono il positivo scegliere
con
il negativo, scartante decidere. Scegliere
e decidere
non sono infatti sinonimi
perfetti: scegliere / cernere=setacciare;
ma se
c'è ben poco da setacciare o la persona in questione non vede se
non quello che ha davanti e ignora o diffida ogni altra possibilità,
cosa può fare se non prendere la "prima
cosa che capita"
scartando senza remore tutto il resto? Decidere
deriva da
"caedere" = "tagliare" (da cui ad esempio "cesoie"):
e qui
allora ci si ricollega ad ogni situazione "risolta" in perdita:
si semplifica e si toglie
metà
del dilemma tagliando ogni sbocciare - magari a costo di commettere
"frodi"
a non finire - e si annulla ogni contraddizione in una realtà
falsificata, resa immobile e privata
di ogni sviluppo:
Infatti
se
si sostituiscono nuove prospettive cariche di aspettative deluse,
di impaziente "non-sazietà" a tutta la gamma delle
insoddisfazioni al "mi piace" del complesso orale, alla sua pienezza
dell'esistere, al condensato semplificato di energie del "simbolo" ed
alle varie sazietà fondanti: le vane "speranze" - anche qui un
"plurale" che immeschinisce il significato del termine - si
trascinano dietro restringimenti e sempre più insoddisfacienti chiusure.
Ecco come
la conoscenza
viene "digerita" solo come univoca antitesi e contraddizione; o come
possibilità di acquisire un "potere" sugli altri e sulle cose
atto a "separarsi" dal "vil volgo" con la "prometeica" presunzione di
dominare gli eventi. Ecco come
può venir trasformato in una specie di statico simbolico idolo
il termine "razionalità" - che dalla sua derivazione latina
indicherebbe invece banalmente uno strumento di misure lineari - e quel
che è peggio non può che venir denigrato un presunto suo
opposto: chiamando irrazionalità quello che invece sarebbe il
grande mondo delle EMOZIONI,
parte inscindibile e fondante della vita stessa.
Ecco come ricompaiono grezzi e compatti
eterocliti analoghi di "orale"
e "anale": entrambi messi quasi in caricatura nel "simbolo" e nel suo
contrapposto il "diavolo": vie
di semplificazione delle diversità e mutevolezze, vie di
uniformità e restringimento e quindi di non accettazione:
Sym-bolon vuol dire "mettere insieme" e dia-bolon significa "dividere": il simbolo è il contrario del diavolo. Il diavolo, avversario dei santi e terrore dei credenti, deve il proprio nome al verbo diabàllein = dividere: la sua forza si esplica nella discordia, nel rancore, nella separazione di intenti. Come la pagana Eris, dea della discordia, poggia il suo potere sulla capacità di allontanare, opporre, scontrare animi anche affini, accecati dalla superbia o rosi dall'invidia. La solitudine morale e materiale degli uomini li rende tradizionalmente vittime della sua azione discorsiva e contrappositoria. Il simbolo, al contrario, indica l'unione, il riconoscimento e l'affiliazione di entità diverse in un'unica linea guida; in nome di uno stesso credo, si smussano divergenze e si appianano contrasti. Riassumendo:
come per il
complesso precedente le - peraltro enormi -
potenzialità offerte dalla piena espressione di questo
complesso potrebbero venir definite come CONTROLLO
consapevole sia dei RISCHI
esterni sia delle forze anche intrinseche
della serie distruttiva.
La presa di coscienza dei "limiti",
della "finitezza" e "isolamento", ovviamente con i loro correlati -
normali - di paura
e smarrimento dovrebbero venir preposti alla
effettiva capacità, preparazione, attenzione e conoscenza dei RISCHI
esterni e di conseguenza delle risorse attivabili
traendole tanto
dalla conscia ragionevolezza che dal non intralciare
l'immediato
attuarsi di un minacciato ISTINTO DI CONSERVAZIONE.
Già di per
sé questo "complesso", questo insieme armonizzante
di molteplici
analoghi orchestrati fattori, avvia comunque verso difficili
orizzonti - vedi in Freud a cominciare da Al
di là del principio di piacere
l'antagonismo tra
libido e istinto di morte - ma sicuramente NON
può andare a buon fine se lo si pone come unica pro-spettiva
di vita, se lo si presenta come "iniziale". Non "nutrito" dei
valori caldi del complesso precedente, senza poggiarsi sul suo solido basamento
istintuale, tutto tende a stravolgersi: l'impotente inibizione
si sostituisce ad un atttento e tempestivo controllo,
una pseudo-logica miope e a senso unico si spaccia per
pensiero e assenatezza; nozionismi
vuoti di
contenuti
si sostituiscono - e
se ne vantano - alla conoscenza.
Quando non ha potuto seguire - anzi si direbbe: "con-seguire" - il
precedente e attingerne affinandone le potenzialità vitali una caricatura
statica,
una brutta copia
ristretta e restrittiva ne prende il posto e maschera la precedente
ampiezza e vitalità. Falsa, nascosta e malefica riempie
l'atmosfera di fredde
e rigide settorializazioni: la concordia vi si
coarta in ristretti gruppi di "noi",
che - molto indulgenti fino all'omertò verso il "separato"
esterno, ma ferocemente invidiosi e possessivi
fra di loro -
scacciano qualsiasi "altro" come intruso se non nemico; l'istintiva
capacità di lungimiranza si trasforma in esagerate precauzioni;
un'estensione astratta dell'originaria tendenza "orale" a "raccogliere"
ed "accogliere" si deteriora in avarizia e possessività, in
avidità e invidia del "mio" altrui. Il complesso anale del fare,
del distinguere,
dell'aggressività, se si apre senza il supporto energetico di un
complesso orale ben vissuto, tende cioé NON a sviluppare le
proprie intrinseche potenzialità, ma solo a trasformarne ogni
elemento in strumento
di con-trapposizione. Se interviene a bloccare
una "diffusione" imprecisa non lo fa solo per evitarne all'occorrenza
la trasformazione in pura "con-fusione": lo fa in modo limitante, o -
quel che è peggio - si arrocca ovunque trasformandosi
staticamente in quanto avrebbe dovuto pre-cederlo. Diviene allora un paradossale
e falso complesso orale - vedi Margherita
dolcevita - nascosto e
malevolo in cui sostituisce i "con-"
del complesso orale "naturale" con altri suoi "con-" invece
minacciosamente aggressivi: "con-trapposizione", com-petizione,
ed anche co-operazione ma all'interno di un noi persecutorio
e escludente ecc.. Presentandosi come "complesso basilare" e
disprezzando o ignorando gli apporti della fase precedente, espande non
soltanto i propri aspetti inquinanti, ma in generale celebra il trionfo
di ogni modalità invasivamente "distruttiva", come ben descritta
nei
termini di una sua precisa attuazione pratica nel libro
e film Gomorra.
Indirizzata esplicitamente a pulire sè
sporcando altrove
l'espressione del "complesso anale" si manifesta come vera "violenza"
che prosegue un suo lineare percorso:
si alimenta impoverendo i
territori altrui; protegge sé - o a crede di proteggersi -
violando l'altrui benessere; garantisce la propria
salvaguardia
liberandosi senza remore e senza tregua anche degli ex-affiliati, degli
ex-compartecipi se non rifiutando persino gli impulsi del "proprio" Istinto
di conservazione.
|
||||
|
Completate
al meglio durezze e
antitesi, esperienza perplessa dei fatti e delle cose, scelte
e controllo: ecco arrivare il senso dell'IO, ecco la
soluzione dell'Enigma della
Sfinge,
l'identità di ciascuno
conservata attraverso e malgrado età e cambiamenti anche fisici:
ed ecco la possibilità di raggiungere
l'accettazione
dei
limiti,
inquietudine e noia, tentativi e errori e smarrimento...
Purtroppo
invece ben sovente in assenza di valide "radici", di "fertile
terreno" il complesso orale cerca di riattivarsi in un surrogato
confuso, in un instabile "complesso genitale"
senza radici e senza
tronco che - come i fiori recisi - ha saltato tutte le tappe
intermedie. Acquisizioni e consapevolezza, arricchimenti emozionali e
solidi sentimenti, apprendimento e conoscenza assimilata...
Mettendo a rischio tutto il futuro quanto vera e terribile
può
manifestarsi questa inconsistenza, non di termini ma di vicende
esistenziali, poiché solo un complesso di Edipo realmente completato a
partire da preordinate basi istintuali sorrette da
consolidamenti regolari
può offrire spazio e sviluppo progressivi non solo alla pienezza
e all'intreccio dei sentimenti condivisibili e varianti, ma anche alla
gioia - trasformativa - del conoscere assimilante e chiarificante .
come spiegato nelle assimilazioni
e
accomodamenti di Jean
Piaget.
Infatti non più soltanto SVILUPPI
individuali debbono potersi completare ma EVOLUZIONI - "dissipative" .
debbono aprirsi sul totalmente "NUOVO": a questo fine ben TRE regolari
complessi sono però necessari per giungere alla genuina
possibilità di sbocchi verso la conoscenza da cui trarre sempre
nuovi EVOLUTIVI
coni di espansione: estesi, vari, diversificati e
intersecantesi in collegamenti a loro volta aperti ed evolutivi, come
le fronde, e poi i semi e i frutti di un albero vigoroso. Ed ecco che
allora al termine di queste fondanti BASI
può spalancarsi un nuovo
"orbitale"
di esistenza
al di là ormai delle piccole, infantili, soggettive e
familistiche prime tre fasi e al di là del tempo presente e di
chi ci vive ora: verso l'imperscrutabile
futuro e il rinnovarsi delle generazioni: importantissimo
al riguardo è
il paragrafo #prima_e_dopo
del file/capitolo introduttivo Prefazione,
introduzione e indici illustrati.
Ed è così che in questa terza ben fondata fase - quando abbia potuto attuarsi davvero! - si entra davvero nel TEMPO, in un "tempo" globale ma non fatto di singoli episodi statici come diapositive senza un "prima" e senza un "dopo", ma ugualmente in "tempi" - al plurale - carichi di valori molto discontinui e in cui quasi all'improvviso si spalancano dimensioni più progredite: vi ricompaiono i "con-", le "fusioni" ma ora precisati in com-partecipi sentimenti e vi ricompaiono i "pre" e i "pro" nel senso di prospettive, di previsioni, e quindi di conseguenze e responsabilità. Il "puramente personale" può ricomparire ma "non campato per aria", non più in forma ristretta, "avviluppante"; mentre i "simboli" - in primo luogo quelli famlistici di "madre", di "padre", di "figli/e", e quelli fibeschi di "spazi intermedi" e/o di "supersitiziosi" - possono finalmente sia sciogliersi nelle individualità personalizzate, sia valorizzarsi come "centri di energie" - spirituali, artistiche ecc.: in un rinnovato "togliere" che non "scarta", ma che "purifica" in quanto mira all'ESSENZIALE. Non è più come un
tempo. Le solite poche, importanti, occupazioni. Oggi tutto è
più mosso, più vario, più complesso, più
fluido. A rischio di smarrimento.
Ma è come se le mura di casa fossero crollate e apparisse tutta la
ricchezza e complessità della vita. Molto oltre la
capacità di comprendere e digerire…E allora, il gesto
dell’artista è quello della libertà
audace e rapida di semplificare. Per non restare impigliato nei
dettagli ed essere da essi trattenuto nell’inessenziale. Il gesto che
cerca di andare
diritto all’essenza, con l’intenzione di cogliere il senso, o di
inventarlo.
EugenioGuarini
Newsletter 30/10/2010 : vi erano
altre cose
Senza nulla perdere di intensità i concreti contenuti si rivelano di volta in volta: senza annullarsi, ma in vista di un loro ricomporsi dinamico adeguato e tempestivo, in un rinnovarsi e "purificarsi" che in fondo rivaluta addirittura il "solve at coagula" degli... alchimisti! Sym-bolon
vuol dire "mettere insieme": il simbolo indica l'unione, il
riconoscimento e l'affiliazione di entità diverse in un'unica
linea guida; in nome di uno stesso credo, si smussano divergenze e si
appianano contrasti.
Per
tornare allo "sviluppo infantile" al di qua
dei
concetti generali, circa nel quarto anno di vita lo
sviluppo
normale può - o disgraziatamente solo "potrebbe"
-
raggiungere questo culmine in un'esperienza straordinaria: il bambino
per quanto piccolo ha qui la possibilità di provare
profondissimi, intensissimi sentimenti tipici non di un piccolo mondo
infantile, ma del grande mondo adulto. Anzi, se tutta questa fase gli
si
svolge nel modo più favorevole, ha persino la possibilità
di condividere questi profondi - ma allo stesso tempo CONSAPEVOLI
sentimenti - con gli adulti per lui più significativi.
L'"infante" che faticava ad esprimersi ora non solo "parla" ma
consapevolmente vuole dare un nome appropriato a quanto lo
circonda: nel campo "umano" il suo interesse gli fa riconoscere i
rapporti di parentela, i concetti di amicizia e di funzione e quindi
l'andamento variegato dell'intersecarsi dei rapporti interpersonali;
mentre nello stesso tempo in modo paradigmatico la nuova consapevolezza
di sé come unità esistenziale gli fa riconoscere -
persino! - nei genitori le "persone" al di là dei simboli e dei
ruoli: caratteristica di questo complesso è l'uso del loro nome
proprio al posto dei termini simbolici e/o di ruolo "mamma" e
"papà". Da un complesso di Edipo
realmente
completato si possono quindi sviluppare prima di tutto una vera
disponibilità ad ogni vero "amore" e ad una personalizzata
"umanità", ma anche le migliori prospettive di solidali, libere,
promettenti aperture nei riguardi di ogni capacità di conoscenza
e
di duttile accettazione di ogni evenienza, compresa la "calda",
fisiologica, ampliante gelosia
- che
non ha nulla a che fare con l'invidia:
fredda, unilaterale, escludente e sempre patologica. E tutto questo non
appartiene
soltanto ad un episodio statico dell'esistenza: il bambino della fase
edipica può comprendere e riconoscere
in profondità attraverso il suo stesso personale coinvolgimento
quanto ciascuno sia da prendere in considerazione come individuo,
persona per persona e non più come "funzione" e "ruolo" e/o come
categoria di età; può acquisire la sensibilità di
rendersi conto di quali siano i sentimenti di ciascuno, e in questo
profondo ancorchè brevissimo periodo - nel bambino normale ha
una
durata di circa sei mesi-un anno - può dare uno sguardo sui
"prossimamente" di quei potenti sentimenti che stanno anche alla base
della vera creatività. Se nella
realtà troppo spesso questo sconvolgente periodo viene ignorato
o frainteso, tutto
questo
insieme romanzesco di affetti, amori, gelosie, creatività...
e... normalissimi
capricci non
deve
assolutamente venir confuso
con le aspirazioni
rabbiose a pseudo-superiorità, con le false copiature -
"identificazioni" - di immaginati "perfetti" adulti, o perfetti "se stessi".
Molte
critiche
astiose e denigraTorie
ebbe a subire Freud per queste descrizioni, da molti autori e pubblico
considerate fasulle. E in realtà purtroppo fasulle lo sono
davvero per moltissimi individui e popoli: per tutti coloro che non
hanno mai raggiunto nel corso di esistenze impoverite i momenti e le
emozioni Edipiche. Come per i complessi precedenti una preparazione carente,
situazioni
personali e ambientali sfavorenti trasformano i "valori" di
questa
fondante tappa in forme spurie e caricaturali. Ma quanti sono i popoli che
hanno
attraversato un'infanzia piena solo di sentimenti di abbandono, di
privazione, di non riconoscimenti, di invidie e inferiorità!
Quanti individui e gruppi non possono neppur lontanamente immaginare
l'esistenza di questo altro universo di pieni, caldi, potenti affetti e
passioni! E così, fin
dall'infanzia più tenera invece di aver imparato a
condividere
sensibilità e partecipazioni, quanto il rancore più o
meno consapevole per le mancanze sofferte può tradursi in
nocività e volute "cattiverie"! Quanto una non riconosciuta
nostalgia si traduce in furiosi tentativi e rabbiosi sforzi verso
future compensazioni! Quanto l'affetto si corrompe in
possessività costrittiva! Quanto invidia e misconoscimenti
possono protrarre per generazioni e generazioni l'idea dell'infanzia
considerata soltanto come un fastidioso fardello!
La metafora dell'albero rimanda a una
rappresentazione concreta, molto
materialmente vistosa delle tappe basilari di ogni esistenza: per chi
invece ne preferisce una più rarefatta e solo simbolica si
può usare l'azzeccato titolo e le infelici vicende dei
protagonisti di un libro - e presto film - di grande successo La
solitudine dei numeri primi, i quali, isolati fra
di loro e dal
resto, possono ritrovarsi e perdersi in modo improduttivo, racchiusi in
se stessi, incapaci di creative o almeno cooperative espansioni
esterne, sempre separati fra loro e anche da se stessi da almeno un
interposto "numero pari": ma questo accade quando sia stato disatteso o
tranciato l'inizio della "numerazione" cioè i primi tre
"numeri
primi". In questa metafora le triangolazioni
degli iniziali TRE complessi
vanno a formare le fondamnta di esistenze non chiuse su se
stesse:
o se si vuole visualizzre il concetto con un'altra metafora più
materiale - architettonica - si può immaginare come, dandosi
sostegno a vicenda, il numero "uno"
con il
numero "due"
si uniscono a reggere la "chiave di volta"
formata dall
numero "tre".
Fuor di metafora la coppia dei genitori e il figlio/a a loro volta
nelle loro molteplici possibili triangolazioni sono i rappresentanti -
ripeto: i RAPPRESENTANTI non solo i "simboli" - dei tre iniziali e
basilari complessi e successivamente, in una fase più avanzata e
aperta dello sviluppo, delle personificazioni di idee astratte e di
"energie" indicate con gli Archetipi:
Complesso di castrazione Omar
- il galletto - continua a tenerci
variamente al corrente delle sue smagliature nella sua carriera di
gallo sveglia, ottenendo anche l’aiuto non richiesto di altri
personaggiNel corso
dell'esistenza i "complessi" continuano a
ripresentare ed
evolvere
le loro acquisizioni, alternando aspetti
"quieti", intimi, centripeti ad aspetti esterni, "espulsivi",
allargati.
Il passaggio dalle
egocentriche sensazioni e emozioni agli
affetti e sentimenti rappresenta il compimento della fase tenera,
amorevole, premurosa, familiare del complesso di Edipo, ma da questo - "intradosso"
- nodo ormai
"sciolto" prende inizio davvero un imprevedibile corso sempre
più centrifugo - "estradosso" - esterno
e progressivo.
Il quieto
"orale" e il movimentato "anale" sono talmente differenti da venir
concepiti soltanto separatamente, ma questa alternanza,
questi due
momenti possono invece venir considerati come parti integranti di quel
globale "complesso
genitale" che
segna il passaggio dalla biologia alla sociologia, a fondamento di ogni
nuova possibilità e relazione.
Subentrare delle
generazioni: ricordi,
nostalgie, luoghi e radici...
Oggi a casa dei
miei ho voluto rivedere le vecchie foto, molte ancora in bianco e nero,
che mi piaceva sfogliare nel letto con mio padre quando aveva il suo
giorno di riposo. A parte vedere quanto e come sono
cambiati loro, mi padre e mia madre, ho capito chenon
stavo più provando nostalgia per le persone che hanno, nel bene
e nel
male, contraddistinto gli anni della mia infanzia e adolescenza.
Soprattutto chi non c’è più. Anche mia zia, seppur con
l’amorevole
sentimento che accompagna sempre il suo ricordo, mi sembrava presenza
di un tempo lontano. Mio nonno persino, che ho sempre pensato mi
sarebbe piaciuto conoscere, ma che in fondo è solo vissuto ne i
ricordi
di mia madre, mi è sembrato estraneo. Mentre guardavo quei volti
cercavo di capire se era realmente così, se ne provavo ancora
nostalgia
oppure no: erano persone, non più nonna, nonno, zia, zio e
così via,
persone con cui avevo, mio malgrado, perché non scelte,
condiviso parte
della mia vita. Ma a loro cosa mi legava realmente? Provavo nostalgia
per i luoghi, il Veneto soprattutto, ma quello in bianco e nero, quello
dei miei genitori bambini, il Veneto povero e contadino, mentre
è come
se un salto con la macchina del tempo mi avesse portato nel futuro e mi
rendessi conto oggi che quel passaggio a Torino dal 1948 in poi aveva
svuotato i componenti della famiglia di ogni identità. Loro
erano loro
finché legati alla terra anche in senso materiale, come lavoro,
mentre
ar rivati qui si sono afflosciati come fiori recisi. Io avevo a che
fare con piante senza radici: hanno vissuto più anni a Torino
che nel
Veneto ma nei loro ricordi sembra ci sia solo il Veneto: qui hanno
lavorato, costruito seppur malamente una famiglia, comprato una casa e
non sono di certo irriconoscenti verso la città ma tutto sembra
rimandare al Veneto contadino degli anni ’30-’40 (quindi facendo i
conti 70 anni fa!!).
Guardavo da piccolo quelle foto perché ero curioso delle “mie”
radici,
ben prima che ci fossero mio padre e mia madre, perché quelle
foto
erano un contatto con il passato
e, forse, mi rassicuravano del fatto che anch’io non venivo dal nulla.
Oggi le mie radici
sono ben salde dentro di me ma parlano più di luoghi che di
persone,
più di avvenimenti storici che di pettegolezzi familiari, questo
forse
mi ha permesso quella sensazione di “familiarità” anche quando
ero la
settimana scorsa a NY, come se il mondo fosse più piccolo oggi,
e come
se io potessi vivere ovunque pur essendo sempre me stesso.
Certo che molta di quella “tranquillità” era anche dovuta al
fatto di
avere le chiavi di casa in tasca, soldi nel portafogli, la carta di
credito e particolare non da poco un passaporto dell’UE. E questo mi ha
rimandato all’importanza del lavoro
che in fondo mi ha dato queste
possibilità.
Questa
difficile fase transitoria non dovrebbe essee un "quarto" complesso a
se stante anche
se tende a cercare soluzioni in
esagerazione magari, come nelle vignette, con un
contributo
minaccioso o adulante altrui:
nella sua essenza si presenta come facciata esterna e
dinamica
di un armonico
intero "complesso
genitale". Condensate in un tutto unitario man mano si
perfezionano le dotazioni e capacità personali attive e
affettive e si
approfondiscono e perfezionano le abilità
relazionali. E parallelamente, mentre si apre un mondo
esterno
ben più vasto
ed articolato della famiglia di origine, di
conseguenza
la propria inesperienza costringe a riconoscersi l'incapacità di
controllare
l'esterno nel prevederne le mosse: bisogna quindi accettare
lo smarrimento
dello straniante ignoto
e la
conseguente sensazione della propria relatività, piccolezza e
vulnerabilità... Ma è proprio qui il fulcro di ogni via
"creativa": da questa riconosciuta "ignoranza", da questa
necessità di riconoscere la propria vera imperfetta
identità, accanto
a una miriade di diversificazioni si spalanca l'incentivo alla
"curiosità" e al piacere anche sensoriale
delle
successive
conquiste di abilità e superamenti: di raggiungimenti
progressivi di
un attivo
e
auto
sviluppabile "controllo" "allenato"
delle proprie dotazioni motorie, ben
diverso da una passiva
bloccante
"inibizione; mentre lo sviluppo progrediente di attenzione
e
vigilanza per il mondo esterno dei fatti valorizza anche l'impegno e
riguardo
nelle relazioni interpersonali.
Dall'Enigma della Sfinge riassumibile
in: io chi sono?
al, anche se
pericoloso, so di non
sapere di Socrate si evolve la voglia e la
capacità
di cercar
di conoscere, di imparare, di "andare avanti", di mettersi alla prova,
di "inventare" ostacoli "contro" cui cimentarsi, limiti da superare,
difficoltà da sciogliere; e si evolvono - ormai fuori dai
biologici "richiami del
cucciolo"
- capacità e facoltà e linguaggio con cui poter ...
"impartire ordini" mirati a uno scopo condiviso scelto volta per volta
- come
nelle vignette
"svegliare la fattoria".
Ma il fare proprio
indica la via per davvero comprendere e valutare il fare altrui, ed
esser capaci
davvero di
vagliare e scegliere l'"ubbidire" o il rifiutare. Soltanto così
quindi senza rinnegare la propria inesperienza, piccolezza e
vulnerabilità, paura e smarrimento e
sconfitte
ciascuno può giungere a evitare del tutto di farsi
sommegere nelle generazioni ingoiate o nell'Obbedienza
all'autorità: non come>nelle teorizzazioni di Melanie Klein
quando l'accettazione supina e riconoscente
dell'obbedienza
nella "posizione
depressiva"
costituisce la
pseudo-guarigione dal confuso smarimento spersonalizzato della fase "schizo-paranoide";
né tanto meno come quando - durante il
fisiologico "periodo
di latenza" - gravi patologie
psichiatriche
incombenti si mascherano dentro il
rifugio apparente e
provvisorio di
una super-diligenza scolastica.
![]() Chiavi
di volta
e arcate
: un
grande ponte sfida lo
spazio e i
millenni
Architrave o Chiave di Volta (architettura) Copertura
curva, con
superficie interna
concava Si dicono intradosso ed estradosso
rispettivamente la parte interna e la parte esterna della volta; il
piano d'imposta è il piano sul quale poggia la volta, mentre la
chiave è l'elemento che la chiude alla sommità, con la
funzione di garantire la stabilità alla struttura. La
classificazione delle volte si basa sulle diverse forme dell'intradosso.
Un'altra citazione evidenzia l'aspetto ottimistico dei passaggi dalle fasi "quiete", "interiori" a quelle "aperte", "variabili": come da feto a neonato, da orale a anale, da Edipo a... scampata "castrazione", da "sorprendenti" a "sorpresi"...: il ciclo si riapre quando ritorna al "sorprendente" protagonismo dell'essere amati. Sorpresa fa rima con avventura. Una storia avventurosa
è una storia di sorprese. L’avventura è un’altra
dimensione originaria di ciò che siamo. Siamo “venuti” “al”
mondo (ad-venuti). E cerchiamo, aspettiamo, desideriamo eventi che ci
sorprendano in continuazione. Questa spinta che ci porta, sorpresi,
nell’avventura dell’essere, colmandoci il cuore, – vero motore del
nostro viaggio – potrebbe anche essere l’amore, di cui tanto si parla.
(citazione dalla newsmail 26-01-09
di Eugenio
Guarini
![]() L'infanzia
non esiste. Esiste lo sviluppo e lo sviluppo è cambiamento
liberatorio
Ma è possibile recuperare i disastri? E' possibiile sciogliere i nodi, le "brutte pieghe" di queste mal impostate esistenze? dipanare in modo scorrevole le loro potenzialità? Come conclusione di questo file/capitolo riporto paragrafi e soprattutto rivelazioni di prima mano già presenti in altri file/capitoli. Ogni
terapia, per non essere
solo una
compensazione di sintomi, o un fattore di cronicizzazione deve tendere
alla piena restitutio
ad integrum: ecco
perché può esistere una prospettiva finale di
guarigione anche
per ogni patologia mentale.
A proposito di psicoterapia/e si parla tanto di "analisi finita o
infinita"� ma anche anche in questa sotto-specialità della
medicina bisogna tendere ad ottenere una cura che possa dirsi sul serio
"finita".
Lo è
quando memoria, presente e possibilità slatentizzate si
riallineano in un tutto finalmente armonizzato; quando la persona
è giunta davvero alla sua età non anagrafica ma veramente
ESPERIENZIALE; quando
forma, attitudini, energie, consapevolezze, emozioni ed istinti si sono
resi finalmente disponibili.Per
concretizzare con documentazioni di PRIMA MANO, copio anche tali e
quali i paragrafi conclusivi e fondanti riguardanti la CONSAPEVOLEZZA
conclusivi
e fondanti
di tutto questo lavoro.
Ho
spesso
sognato qualcosa che mi spaventava a tal punto da obbligarmi a
svegliarmi di soprassalto urlando come per difesa rispetto a
quell'incubo ma il più delle volte era paura ma non capivo di
cosa, intuivo solamente. Quante volte ho poi creduto che quegli incubi
notturni mi riportassero al periodo dell'ospedale. Era stata mia madre
stessa a raccontarmi più e più volte quell'episodio,
quasi cercando di giustificarsi, o forse mi viene da pensare oggi, per
farmi credere che tutto avesse avuto quel momento come principio e che
se non ci fosse stato quella brutta esperienza la mia sarebbe stata
un'infanzia felice. ... L'episodio dell'ospedale sembrava superato
eppure quegl'incubi continuavano, fino a quando non ho guardato in
faccia ciò che mi faceva veramente paura. Mi sento un pò
un sopravvissuto e come loro ho la stessa sensazione che pochi
crederebbero a ciò che ho appena scritto.
La scorsa notte ne ho fatto un'altro: ho avuto nuovamente quella sensazione che mi portava a svegliarmi ma questa volta il sogno è continuato perché evidentemente la paura non era così forte. Non poteva nuocermi come nell'altro sogno perché era come se l'avessi immobilizzata, murata. Quasi non ci credo se penso a quanto tempo ci è voluto perché questa storia venisse fuori. Lo sapevo certo ma un conto è saperlo un conto è sentirla la paura. |
||||
SINGOLI episodi traumatici o tutta una situazione AMBIENTALE di vero e continuativo PERICOLO? Traumi fisici - percosse, abusi di ogni genere mal-trattamento... - ma quanti anni vissuti nel terrore può trascinarsi dietro anche solo un semplice incrociare di sguardi malevoli? Con che pazienza e cautela
per non arrecare successive ferite è
necessario procedere per ricostruire in moltissimi pazienti un solido
tessuto di esistenza in una vera restitutio ad integrum; ridar a
ciascuno la possibilità di ritrovarsi e ripercorrere uno
sviluppo che sarebbe stato il loro NORMALE al posto di quello che era
un percorso ad ostacoli continuamente minato, un labirinto senza
uscita, con un unico obiettivo: la sopravvivenza.restitutio ad
integrum.
SINGOLI
episodi traumatici o tutta una situazione AMBIENTALE di vero e
continuativo PERICOLO? Traumi fisici - percosse, abusi di ogni genere
mal-trattamento... - ma quanti anni vissuti nel terrore può
trascinarsi dietro anche solo un semplice incrociare di sguardi
malevoli? Con
che
pazienza e cautela per non arrecare successive ferite è
necessario procedere per ricostruire in moltissimi pazienti un solido
tessuto di esistenza "vera",
ridar a ciascuno la possibilità di ritrovarsi e ripercorrere uno
sviluppo che sarebbe stato il loro NORMALE al posto di quello che eraun
percorso ad ostacoli
continuamente
minato, un labirinto senza uscita, con un unico obiettivo: la
sopravvivenza.
Momenti
- belli
o
brutti, di espansione gioiosa o di fatti traumatizzanti - nel corso
degli anni, nel percorso delle "fasi di sviluppo"?
Ricordi
"rimossi", come pure interpretazioni riduttive, episodiche,
sensazionalistiche del proprio passato...? Quanto tutto questo
può trasformare il completamento dello sviluppo in un "labirinto
senza uscita" e ingarbugliare invece di liberare e dipanare?E allora adesso è un pò come se avessi mentito a me stesso e avessi perso anche tanto tempo. Questo mi duole di più. Mai avrei immaginato, se non lo avessi provato sulla mia stessa pelle, quanto importante è il ruolo di chi si impegna a diventare genitore, quanto può essere distruttivo per un figlio, (anche senza arrivare all'estremo ultimo dell'infanticidio), se lo sviluppo diventa un percorso ad ostacoli continuamente minato, un labirinto senza uscita, con un unico obiettivo: la sopravvivenza.
Ma
si può andar ancor oltre la possibilità di un semplice
completamento della propria esistenza come ottimale prospettiva di
psico-sociale restitutio ad integrum: al di là di ogni
difficoltà, blocco, trauma, sofferenza e compensazione
patologica una "speciale" esperienza come questa totalmente vissuta
può aprire orizzonti impensati di resilienti maggiorate e valorizzate
conoscenza,
consapevolezza e... "sapienza", mentre finalmente torna a scorrere
nel tempo
il proprio Vissuto in
armonia con il
corpo. Come spiegava
il testo del Torrente
in piena,
testo di una mail che è un vero brano da antologia: vi si
descrive un - anzi IL - fenomeno che dovrebbe comparire una prima volta
verso i due anni di età, ma poi espandersi in un suo grandioso
sbocco nell'ADOLESCENZA.
Analisi "finita o infinita"? E' soltanto possibile un aggiungimento graduale e fisiologico del proprio "vissuto in armonia con il corpo" oppure questo è il de-finito traguardo di una "analisi" che abbia raggiunto il suo scopo? Ad ogni modo non è tassativo che avvenga in date precise di sviluppo questo PASSAGGIO OBBLIGATO di introduzione ad una VITA VERA e non "ai bordi", non circoscritta ad un ristretto incomunicante, puerile "se stessi": in ogni momento successivo chi l'abbia perso a suo tempo può - e grandiosamente! - recuperarlo. |
||||
Infanzia
dell'Homo sapiens Agli
albori della
nostra storia, i bambini non esistevano. O meglio, non esisteva
l'infanzia, che sarebbe un'invenzione relativamente recente, al massimo
di due milioni un milione e mezzo di anni fa. Lo sostiene un
gruppo di ricerca internazionale guidato da Jean-Jacques
Hublin e dal Max-Planck-Institut di antropologia
evolutiva di
Lipsia, sulla base di uno studio
effettuato sui crani dei nostri antenati. I suoi risultati sono stati
pubblicati sulla rivista Nature. L'uomo è l'unico tra i primati
ad
avere un'infanzia così prolungata: a nascere tanto immaturo e a
poter godere di un così lungo periodo durante il quale crescere
e imparare. Ma fino a oggi non era stato ancora chiarito a quando
risalisse questo privilegio. Per scoprirlo, Hublin
e
colleghi hanno analizzato il cranio del cosiddetto bambino di
Mojokerto, un fossile di Homo erectus rinvenuto a Giava e risalente a
circa 1,8 milioni di anni fa. Gli antropologi hanno poi confrontato le
tomografie computerizzate di questo con quelle di altri crani, di
bambini moderni e di piccoli di scimpanzé. I risultati hanno
mostrato che il bambino di Mojokerto, che al momento della morte aveva
un anno, possedeva già tre quarti (tra il 75% e l'80%)
della capacità cranica di un Homo erectus adulto. Al contrario
sappiamo che il cervello di un bambino di Homo sapiens all'età
di un anno deve fare ancora molta strada prima di poter essere
paragonabile a quello di un adulto della stessa specie. Anzi, come
scrive su Nature Hublin un'importante
caratteristica dello sviluppo umano è proprio la persistenza di
schemi fetali di crescita del cervello anche dopo la nascita. Per questo, secondo i
ricercatori,
l'infanzia deve essere nata dopo l'Homo erectus e non è mai
stata presente nelle specie antichi progenitrici dell'uomo.
|
|
|
|
Così i bambini, privati di esperienze vere, elaborano fantasticherie a vuoto e compensazioni fasulle che ne bloccano o deformano lo sviluppo riducendoli ad adulti immaturi incompleti o sbagliati e incidendo anche sulle generazioni a venire. |
|
Comunicazione
» Sala Stampa » Comunicati Stampa » Gennaio 2010
»
PERISCOPE. I bambini italiani i più obesi: sedentarietà e tv battono il gioco e l'attività fisica all'aria aperta 21.01.2010 PILOT EUROPEAN REGIONAL INTERVENTIONS FOR SMART CHILDHOOD OBESITY PREVENTION IN EARLY AGE (PERISCOPE)
La primavera è alle porte e le giornate presto si allungheranno. Inizia la bella stagione ci sarà l’opportunità di stare con i bambini all’aria aperta. Un momento importante per la loro salute e la loro crescita: i raggi del sole favoriscono la produzione di vitamina D, così preziosa per il corretto sviluppo delle ossa, e le attività fisiche faranno ritrovare vigore e forza dopo i lunghi pomeriggi invernali trascorsi in casa. Come sfruttare appieno le opportunità offerte dall’arrivo della primavera? (..una città che
accredita
ai bambini potenzialità e creatività,
riconoscendoli soggetti
di diritti e portatori di proprie culture e
autonomie,
crea premesse fondamentali per una più alta condizione di ... Loris
Malaguzzi)
Il
nuovo metodo
(ideato da
Loris
Malaguzzi) si basa invece sulla
convinzione
che i bambini piccoli possano già imparare
a ragionare. Li si
incoraggia
così a osservare la
realtà (l'acqua, il sole o le ombre) e
a ragionare su quel che vedono. Facendo questo gioco i bambini imparano
a costruire le proprie
idee partendo
dai fatti.
Imparano a guardare la
realtà. Imparano a usare la mente come strumento.
Centro
Internazionale della cultura e
della creatività dei bambini e delle bambine
Noi,
più che trasmetttere conoscenza, favoriamo l'autoapprendimento
di bambini lasciati liberi di re-interpretare il mondo. Le parole
più pronunciate sono partecipare
e relazionarsi
20.000
visitatori: in tredici
anni sono stati accolti a Reggio 150
gruppi-studio provenienti dall'Italia e da più di 90 Paesi del
mondo per studiare il Reggio
approach la
via emiliana all'educazione: cifre
destinate ad aumentre basti
pensare che abbiamo una lista d'attesa lunga due-tre anni.
Maestre
giapponesi:
Cresceremo all'emilana i bambini di Tokyo, insegnateci il vostro modello. Reggio children: la società a capitale pubblico-privato che dal 1994 promuove l'esperienza accumulata negli istituti cittadini sin dagli anni Sessanta. Definito
da Newsweek
del
dicembre 1991 il miglior asilo di tutto il mondo Dal
28 agosto 2003 al 22 settembre: Iride, il canale satellitare del
festival
nazionale dell'Unita', ha ospitato ogni giorno i programmi di Atlantide.tv,
in particolare il 29 agosto 2003 è andata in onda alle ore 19:10
una
puntata con un documentario sull'asilo Diana di Reggio Emilia. Signori
bambini su Diario anno
IX n.7 da venerdì 20 febbraio 2004 a giovedì 26
febbaio: Assunta
Sarlo, inviata in un bel posto, è andata negli
asili di
Reggio Emilia, i più belli del mondo, per vedere "l'effetto che
fa" la riforma Moratti.
![]() ![]() L'Asilo
Diana di Reggio Emilia Arriva
dalla
Scandinavia la storia dell'asilo migliore del mondo. Si tratta della
prima
puntata di una serie di 4 documentari realizzati da Carlo
Barsotti
per
la televisione svedese - e finora mai trasmessi in Italia - sul
progetto
educativo realizzato da Malaguzzi nelle scuole per l'infanzia del
capoluogo
emiliano, e preso ad esempio dai pedagogisti di tutto il mondo. E' lo
stesso
Malaguzzi a spiegare in una lunga intervista la sua rivoluzione
pedagogica,
che punta a stimolare la creatività e il senso critico dei
bambini,
incoraggiandoli a sperimentare e indagare. Senza dare loro risposte, ma
aiutandoli a costruire un loro criterio di indagine che li porta a
seguire
un percorso a volte esilarante - come, ad esempio, quando scoprono che
"tutto ha un'ombra tranne le formiche" - ma soprattutto ad imparare a
pensare.
Un metodo adottato oggi da tutti gli asili svedesi, e seguito con
interesse
in molti altri paesi come Giappone, Canada e Stati Uniti.
La scienza e l'immaginazione? 14a. Gioco e serietà? Assieme a questi Buoni Maestri "moderni" ecco una "antica" favoletta di Esopo/Fedro Da Favole
/ Fedro. Libro III.Un
Ateniese vide Esopo giocare a noci in mezzo a una frotta di ragazzini;
si fermò e lo derise come fosse un demente. Il vecchio,
più adatto al
ruolo di derisore che di deriso, non appena se ne accorse,
allentò un
arco e lo pose in mezzo alla via: Ehi,
disse. Parlo
a te sapientone, spiega il motivo del mio gesto. Accorre
gente. Quello
si arrovella a lungo
e non capisce il
perchè del
problema proposto. Alla fine si arrende. Allora il saggio,
vittorioso: Rompi
presto l'arco se lo tieni sempre teso, ma se lo tieni allentato, puoi
servirtene quando vuoi. Così, di tanto in tanto , devi lasciare
svagare
la mente, perchè torni a te più pronta quando occorre
pensare. Da
ricordare
tanto
spesso,
nel buono e nel cattivo tempo.
XIV. De lusu et severitate Puerorum in turba quidam ludentem Atticus Aesopum nucibus cum vidisset, restitit, et quasi delirum risit. Quod sensit simul derisor potius quam deridendus senex, arcum retensum posuit in media via: "Heus" inquit "sapiens, expedi quid fecerim." Concurrit populus. Ille se torquet diu, nec quaestionis positae causam intellegit. Novissime succumbit. Tum victor sophus: "Cito rumpes arcum, semper si tensum habueris; at si laxaris, cum voles erit utilis." Sic lusus animo debent aliquando dari, ad cogitandum melior ut redeat tibi. |
|
O come la famosa scuola di Summerhill - ora fortunatamente riaperta ![]() come si proponeva Ada Marchesini Gobetti con i suoi libri "per bambini" e ancor più con il suo "amatissimo" Giornale dei Genitori |
![]()
![]() ![]() E
di Ada Gobetti vedi pure le allegre avventure del galletto
uscito
dal
"tredicesimo uovo": libero, originale, ingenuamente
spiritoso, tranquillamente diverso
dagli altri
nella Storia
del
gallo
Sebastiano
(che si può ancora trovare nelle
edizioni
![]() Ma questa libertà e
allegria
sono da accostare all'appassionata
e passimistica denuncia, all'ironia
dolce e feroce del
romanzo di Stefano
Benni, pur in
apparenza ancor più fiabesco di altri suoi romanzi di
fantapolitica: Baol. Una
tranquilla
notte di regime. L'ancor più amara Margherita Dolcevita
- Editore: Feltrinelli: - che, da un racconto in apparenza
intimistico con
una bambina
protagonista, giunge alla tristissima e feroce rappresentazione di
una società in evoluzione
verso una
terribile distruttività
|
Segnalazioni varie (ottimistiche) sottotitolato
anche in italiano) Un video molto importante: Periscope, obesità infantile in Europa spot prevenzione obesità infantile |
Questo piccolo
cartone
animato, disegnato con tratti delicati e molto espressivi racconta un
NORMALISSIMO CAPRICCIO,
di
una NORMALISSIMA bambina, nel
suo NORMALE
inizio, decorso e "lieto fine": in
un così breve tempo, in meno di cinque
minuti, e con così pochi tratti lo si rappresenta
e rende partecipi tutti in modo istruttivo ma
anche
estremamente piacevole e graditissimo persino a bambini molto piccoli.
![]() per acquistare SIENTJE Netherlands Institute for Animationfilm (NIAF) St.Josephstraat 135 - 5017 GG Tilburg - Netherlands Tel.: +31-13-5324070 Fax: +31-13-5800057 Email: niaf@niaf.nl Banca destinataria: RABOBANK NEDERLAND Rabobank 181277263 NL 69 RABO 0181277263 - Tilburg Swiftcode: rabo nl 2UmIBAN no.: NL 69 RABO 0181277263 Tilburg |
|
Eppure, entrare nel tempo misconosciuto dei mutamenti non è poi tanto difficile. Basta essere presenti con simpatia, collaborare con rispetto partecipare con curiosità e piacere. prendere finalmente sul serio l'evoluzione dei bambini. E riattivare, intanto, anche la propria |
| Ed ecco che allora anche |
|
gli danno parole che non conosceva, gli mettono in fuga i mostri più cupi, rispondono quiete a mille perché. Leggi ogni giorno con il l tuo bambino. Digli così quanto bene gli vuoi, fagli un regalo che dura per sempre.
![]() Roma,
22
ott. (Adnkronos Salute) - ...
Sono le
indicazioni del libro 'Il
bambino il
pediatra lo sport', primo volume della collana
monografica,
diretta da Gian Luigi Marseglia, della Società italiana di
pediatria (Sip).... 2) Vietato proiettare sui figli le personali
ambizioni e forzarli sulla scelta di una disciplina. 3) I piccoli
devono avvicinarsi all'attività sportiva come un gioco....5)
Solo verso i 12 anni la maggior parte dei bambini è in grado di
capire pienamente i complessi meccanismi dell'attività sportiva
e ha raggiunto, sul piano fisico e psicologico, la maturità
necessaria per iniziare un'attività agonistica adeguata,
comunque, alla sua età ...8) Non è necessaria
un'attività fisica intensa per ottenere grandi benefici per
l'organismo. Possono essere sufficienti, come indica il ministero della
Salute, 15- 20 minuti al giorno di un'attività vigorosa tipo
corsa o un'altro sport aerobico.
Ali per Giocare Calendario Eventi
Nel Congresso
Internazionale dei Ludobus, svoltosi a Weimar (Germania) nell'ottobre
del
2000, è stata
proposto la candidatura
di Torino per l'anno 2005,
ad ospitare il 35°
Congresso
Internazionale, candidatura
approvata dall'organismo internazionale. Time TO
Play, (questo è il titolo dell'iniziativa)
rappresenta
un'occasione unica per la nostra città, di accogliere
esperienze
e realtà nazionali e internazionali, legate al variegato
mondo
del
gioco e dell'educazione. Il
tema scelto per accompagnare
la riflessione è quello del tempo
che
scandisce
e qualifica non solo il gioco in senso lato ma anche l'esperienza di
vita
di ogni persona. Il
filo conduttore dell'iniziativa,
è far convivere in una grande manifestazione educativa, servizi,
progetti e interventi che in questi anni hanno caratterizzato
le politiche
educative rivolte all'infanzia, le quali saranno coinvolte su tutti gli
aspetti di riflessione, che riguardano il gioco nel termine più
ampio possibile. L'esperienza dei ludobus diventa un'occasione di
incontro,
la Città di Torino, una grande piazza educativa per
confrontarsi
e innovarsi.
Informazioni:
Via Fiesole, 15/A , 10151 Torino Telefono:
+39.011.443.94.00
Fax: +39.011.443.94.10 Festival della Creatività 2012 : GEF - IL FESTIVAL MONDIALE DI CREATIVITA' NELLA SCUOLA Obesità infantile: Mdc lancia il progetto europeo"Periscope" |
|
|