11 ottobre 2014




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INFANZIA: tempo di mutamenti

copertina libro


ANNA ABBIATE FUBINI


Infanzia: tempo di mutamenti
(Childhood: times of mutability)






(distributrice: Libreria Editrice Cortina
Corso Marconi 34/a 10125 Torino (ITALY)
Tel: +39 0116507074/+390116508665 / Fax: +39 0116502900)

Sono già in rete le bozze in corso di aggiornamento della nuova edizione di Infanzia: un mestiere difficilissimo in pdf scaricabile e leggibile su tablet e Kindle prima di venir stampatao su carta.  - gradirà e utilizzerà commenti e critiche.

  • Non c'è salute senza la salute mentale
  • La Medicina moderna, passa da esclusiva azione di cura della Malattia, a quella più vasta di promozione e tutela della Salute
  • Dobbiamo assicurare uno stabile, sicuro, proficuo ambiente ovunque per TUTTI i bambini.
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Indice interno del file e dei capitoli corrispondenti nel libro:
#svolgere_sviluppare, #quarta_dimensione, #Piccolo Principe, #bambino-che-cresce, #Goya, #premesse, #bibliografia, #unicità_e_resilienza#io_chi_sono, #resi lienza-recupero(***), #complessi #oralità(*),#complesso anale(*),#vita_sprecata, #Edipo, #castrazione, #Adler, #Yin e Yang(**), #citazioni, #Malaguzzi, #segnalazioni_ottimistiche, #links
(*) sono stati aggiunte illustrazioni e paragrafi di spiegazione. (**)l'aggiunta apportata a questi paragrafi costituisce un presupposto sintetico di tutto il senso di questo lavoro.
(***) NUOVO!

E' in rete la bozza della nuova edizione NMOLTO RINNOVATA DEL libro
INFANZIA: UN MESTIERE DIFFICILISSIMO
Il testo non è ancora completo e del tutto corretto, ma può già venir scaricato gratuitamente dalla rete. Anzi saremmo grati a chi volesse commentare e criticare e a chi lo stampasse per conto proprio su carta in modo da conservarne copie in caso non trascurabile venisse distrutto l'originale - come era già accaduto per questo file.

Tutto il sito viene di continuo aggiornato con frequenti modifiche - anchemail per RECUPERI dai non rari danneggiamenti. Ridargli un'occhiata di tanto in tanto è utile anche per poter proporre critiche o informazioni da rimbalzare poi in nuovi miglioramenti.



Il bambino che cresce
s'impegna in esperienze fondamentali
che appartengono soltanto a lui.
Ma ognuno di noi, genitori, medici, insegnanti
 "buoni", "preparati", "colti",
può compiere continue disastrose violenze
anche agendo "per il suo bene", 
ma con immaturità, insensibilità
 o in malinteso ossequio a scuole di moda. 
Così i bambini, privati di esperienze vere, 
elaborano fantasticherie a vuoto
e compensazioni fasulle
che ne bloccano o deformano lo sviluppo

 riducendoli ad adulti
immaturi, incompleti, o sbagliati,
 incidendo anche sulle generazioni a venire.
Eppure entrare nel tempo misconosciuto dei
mutamenti
non è tanto difficile
.
Basta essere presenti con simpatia,
collaborare con rispetto,
partecipare con curiosità e piacere.
Insomma prendere finalmente sul serio
l'evoluzione dei bambini
e riattivare, intanto, anche la propria.


Svolgere, Sviluppare...

Si svolgono le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita;
si sviluppano le inviluppate.
Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi sviluppare non ha luogo proprio...

Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani (?)
L'enfasi sui termini "ieri", "oggi", "domani". che continuamente si rinnova nei titoli come nei contenuti di questo sito e relativi libri, può proporsi come "emblema" dell'impostazione di base di questo settore del mio lavoro. Il brano autobiografico citato sotto riassume in modo incisivo nella sua semplicità lo snodo in cui questa base si discosta in modo involontariamente polemico dalla maggior parte degli studi riguardanti in apparenza le medesime aree di interesse, divulgativo o  scientifico, che sia sia.
è come se per loro io fossi sempre la stessa,, come se il tempo facesse si il suo corso, le rughe i capelli bianchi, etc; un corso fisiologico e niente altro. Escludono la crescita interiore, la possibilità che "nel mentre" succedono talmente tante cose
Queste poche righe descrivono dati di fatto - dati di fatto NON concetti!
Avrebbero potuto venir espresse tali e quali da innumerevoli altri "testimoni" in quanto vi si sottintendono con chiarezza i  problemi, e le emozioni sottostanti. Non discutono ma si contrappongono a questo divenire in espansioni diversificate studi e teorie che considerano in assoluto protagonisti e fatti presi a se stanti in modo espisodico; e non si tratta di semplici divergenze di pensiero: qui si mette in discussione e si equivoca sulle stesse basi concettuali della natura umana ed anche di conseguenza sulle indicazioni socio-politiche e giuridiche a cui uniformasi. Non è quindi inverosimile che da una disputa teorica tra studiosi derivino ostilità spesso esplosive a vasto raggio che che questa
incomunicabilità porta con sé - vedi le strumentalizzazioni pretestuose della controversia inizio Novecento tra Freud e Janet non tanto a proposito del concetto di Inconscio quanto a proposito dell'esistenza e conseguenze dei "complessi", del "complesso di Edipo" in particolare.

Il tempo che passa...

Credo che P. abbia ragione quando dice che la mia famiglia è "sotto sviluppata" (parole sue) e che tra la famiglia di mio padre e la nostra non ci sia stato un "salto di civiltà" e che forse io sono il punto di rottura ... Punto di rottura o no, mi sento "altro" da loro, sono stati la mia famiglia, ora invece li vedo come un gruppo, una entità chiusa, a sè, sono fuori dalla cerchia e sento che tra me e loro si è creata una profonda spaccatura. Spaccatura che sento quando ci vediamo, l'incomunicabilità la tocco con mano, come del resto la limitatezza di vedute; è come se per loro io fossi sempre la stessa, come se il tempo facesse si il suo corso, le rughe i capelli bianchi, etc; un corso fisiologico e niente altro. Escludono la crescita interiore, la possibilità che "nel mentre" succedono talmente tante cose che ci si rivoluziona ogni giorno, ogni cinque minuti e che il tempo non è solo dato dal calendario, da un orologio, dalla storia, ma  esistono infiniti tempi e che il tempo non è mai fermo, statico, ma si muove !!!
L’infanzia è etimologicamente quella situazione in cui si è incapaci di parlare.
bambini e micini bambine e cagnoliniInfanzia? Bambini? Ingenuità?
Il NUOVO che avanza...
Immaturità? Inesperienza?  Incoscienza? Impreparazione? Incapacità? Inadeguatezza? Incoerenza?
L’origine della parola infanzia si collega a fari, un verbo che esisteva nel latino più arcaico con il valore di parlare in senso pieno, solenne. Fari =parlare: in latino il prefisso in indica la negazione, e chi non è in grado di parlare è appunto in-fans, o in-fante in italiano.
L’infanzia è il periodo della maturazione, dell’ancora incompleta maturità fisica e psicologica dell’individuo.
L’origine della parola infanzia si collega a fari, un verbo che esisteva nel latino più arcaico con il valore di parlare in senso pieno, solenne.
Da questo verbo derivano in italiano parole come facondo, favola, oppure nefando, che oggi vuol dire turpe, ma in origine significava qualcosa o qualcuno che non va neanche nominato. ...
La stessa radice è presente anche nel greco antico, con un verbo di significato analogo, dal quale deriva l’italiano profeta, letteralmente chi parla in nome di un altro.
In latino il prefisso in indica la negazione, e chi non è in grado di parlare è appunto in-fans, o in-fante in italiano. L’infanzia è etimologicamente quella situazione in cui si è incapaci di parlare.
In senso figurato, con infanzia si può denominare anche il periodo iniziale di una civiltà, di una cultura, di un movimento artistico o di una realtà storica, e va ricordato che in passato il concetto di infanzia del mondo si fondeva con quello della mitica età dell’oro.
Più comunemente, il termine si usa per indicare tutti coloro che sono nell’età dell’infanzia, cioè i bambini, L’infanzia è il periodo della maturazione, dell’ancora incompleta maturità fisica e psicologica dell’individuo.
testi a cura di Ignazio Baldelli e Ugo Vignuzzi
ripe adjective \ˈrīp\  rip·errip·est
Definition of RIPE
1:  fully grown and developed : mature <ripe fruit> <ripe wheat>
2:  having mature knowledge, understanding, or judgment
3:  of advanced years : late <a ripe old age>
4a :  suitable, appropriate <the time was ripe for the attempt>

L’infanzia è il periodo della MATURAZIONE, dell’ancora incompleta maturità fisica e psicologica dell’individuo. Il concetto di infantilità come immaturità, a volte associato a incoscienza o a scarsa responsabilità, può essere trasferito, infatti, anche agli adulti.
Per questi ultimi, essere definiti infantili, o puerili non è certo un complimento Quarta dimensione
Il concetto dell' ESSERE appartiene di diritto alla FILOSOFIA, come pure l'altro fondamentale e più esteso principio: l'essenza del TEMPO, dei cambiamenti, delle evoluzioni.
(*) Albert Einstein e la quarta dimensione
Un aneddoto che forse non è realmente accaduto, ma che è comunque molto istruttivo. Un vecchio indovinello geometrico riproposto sotto forma di aneddoto nel libro di Maria Toffetti, spiega con facilità questo concetto troppo spesso non accettato o relegato a fumoserie irrazionalistiche, un concetto invece che sembrerebbe ovvio sia sul piano generale sia e tanto più sul piano delle esistenze degli esseri viventi.
Anche Albert Einstein si occupò di tetraedri: a un convegno, criticato per la sua inattesa concezione di uno spazio-tempo a quattro dimensioni, chiese ai colleghi di costruire quattro triangoli equilateri con sei stuzzicadenti. Nessuno dei presenti riuscì a posizionare su un piano gli stuzzicadenti per formare i triangoli richiesti, il che è appunto impossibile. Allora Einstein costruì un tetraedro con i sei bastoncini e commentò: "Se non sapete usare la terza dimensione, che sperimentate tutti i giorni, come sperate di capire la quarta?" 

Ecco la sostanza di quella QUARTA DIMENSIONE che tutto pervade, e, in modo peculiare, caratterizza gli esseri viventi, e la VITA in quanto tale. Ma nulla va perduto: ogni fatto e ogni momento della vita si trasferiscono nella MEMORIA e nel suo materializzarsi - consapevole - in continua ampliata e rinnovata ESPERIENZA. IN-ESPERIENZA -> ESPERIENZA Nel linguaggio comune, la parola ha usi vari e indica in modo generico la conoscenza del mondo ottenuta attraverso la vita quotidiana, il rapporto con le cose e gli altri. Per questo tendiamo ad associare l'esperienza alla maturità o alla vecchiaia.
La parola esperienza proviene per via colta dal sostantivo latino experientia, a sua volta derivato da experiens, participio presente del verbo experiri, cioè provare, sperimentare. Il termine, come avviene spesso per gli adattamenti dotti, non ha mutato sostanzialmente il suo significato da quello della corrispondente forma latina: indica infatti lo sperimentare o il conoscere direttamente un aspetto della realtà. Nella tradizione filosofica il termine ha avuto un significato molto specifico, ristretto alla conoscenza ottenuta dal solo mondo fisico, intesa come separata dalla ragione e dall'idea: indica cioè quel tipo di conoscenza che parte dell’attività dei sensi.
Nel linguaggio comune, la parola ha però usi più vari e indica in modo generico la conoscenza del mondo ottenuta attraverso la vita quotidiana, il rapporto con le cose e gli altri.
Esperienza vuol dire in fondo aver attraversato una serie di eventi che, accumulati, hanno sviluppato un arricchimento interiore e una crescita morale. Per questo tendiamo ad associare l'esperienza alla maturità o alla vecchiaia. Oppure associamo il termine a ogni singolo atto che ha permesso di conoscere un particolare aspetto del mondo o della vita: ad esempio un viaggio, una difficoltà, un’avventura amorosa. O ancora intendiamo per esperienza la perizia che si raggiunge attraverso la consuetudine o l’applicazione costante in una determinata tecnica o in una professione.
Il sonno della ragione produce mostri... (?)
Come riepilogo dei concetti generali di tutto questo lavoro giunge molto opportuna la possibilità di commentare una considerazione che ci è stata mossa a proposito dei metodi nefasti di allevamento e delle loro conseguenze anche nel corso delle generazioni future.
Da segnalazioni come quelle contenute nei file/capitoli Imbroglio è il contrario di sviluppo, Delgado & Skinner ecc. l'interlocutore aveva - erroneamente! - dedotto che una volontà specificamente "malvagia" operasse dietro le quinte con precisi propositi per ottenere un simile risultato. PURTROPPO invece per lo più NON si tratta di azioni programmate - che come tali potrebbero quindi venir combattute apertamente: i comportamenti degli adulti nei confronti dei bambini rispecchiano una NORMALE curva di Gauss con agli estremi qui i "buonissimi" - e i loro Maestri - e là i "cattivissimi" e i loro istigatori; mentre - e qui ripeto "purtroppo" - al centro si raggruppa una massa generalizzata e passiva di inetti, di superstiziosi, di adulti non-sviluppati, di infanzie malvissute o non vissute e/o rimosse.

La necessità di precisare significati e chiavi di lettura introduce in TUTTI i file del sito aggiunte metodologiche e/o normative: una precisazione metodologica assoluta suggerisce di considerare come valide informazioni - in scala discendente:
  1. le osservazioni documentabili concretamente di FATTI e di OGGETTI
  2. in mancanza di meglio rappresentati da immagini
  3. le testimonianze di prima mano
  4. e - molto indietro, per ultimi - i "Maestri"
  1. Di conseguenza cerchiamo di provvedere a che nel sito ogni immagine si costituisca anche come link di provenienza - e come per ogni altro link -  venga di continuo monitorata e aggiornata.
  2. Le testimonianze "orali" perdono la loro caratteristica primaria se riferite da terzi: possono venir filmate o registrate o trascritte; ma - per evitare discussioni futili sull'AUTENTICITA' delle testimonianze di PRIMA MANO elemento cardine di tutto questo lavoro - aggiungiamo ove possibile, un'affermazione derivante dalla pratica professionale: per molte vittime risulta più facile esporre passate sofferenze per scritto che a voce.
Come riepilogo dei concetti generali di tutto questo lavoro giunge molto opportuna la possibilità di commentare una considerazione che ci è stata mossa a proposito dei metodi nefasti di allevamento e delle loro conseguenze anche nel corso delle generazioni future.

Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani(?)
Il sonno della ragione produce mostri... (?)
Da segnalazioni come quelle contenute nei file/capitoli Imbroglio è il contrario di sviluppo, Delgado & Skinner  ecc. l'interlocutore aveva - erroneamente! - dedotto che una volontà specificamente "malvagia" operasse dietro le quinte con precisi propositi per ottenere un simile risultato. PURTROPPO invece per lo più NON si tratta di azioni programmate - che come tali potrebbero quindi venir combattute apertamente: i comportamenti degli adulti nei confronti dei bambini rispecchiano una NORMALE curva di Gauss con agli estremi qui i "buonissimi" - e i loro Maestri - e là i "cattivissimi" e i loro istigatori; mentre - e qui ripeto "purtroppo" - al centro si raggruppa una massa generalizzata e passiva di inetti, di superstiziosi, di adulti non-sviluppati, di infanzie malvissute o non vissute e/o rimosse.

La necessità di precisare significati e chiavi di lettura introduce in TUTTI i file del sito aggiunte metodologiche e/o normative: una precisazione metodologica assoluta suggerisce di considerare come valide informazioni - in scala discendente:
  1. le osservazioni documentabili concretamente di FATTI e di OGGETTI
  2. in mancanza di meglio rappresentati da immagini
  3. le testimonianze di prima mano
  4. e - molto indietro, per ultimi - i "Maestri"
  1. Di conseguenza cerchiamo di provvedere a che nel sito ogni immagine si costituisca anche come link di provenienza - e come per ogni altro link -  venga di continuo monitorata e aggiornata.
  2. Le testimonianze "orali" perdono la loro caratteristica primaria se riferite da terzi: possono venir filmate o registrate o trascritte; ma - per evitare discussioni futili sull'AUTENTICITA' delle testimonianze di PRIMA MANO elemento cardine di tutto questo lavoro - aggiungiamo ove possibile, un'affermazione derivante dalla pratica professionale: per molte vittime risulta più facile esporre passate sofferenze per scritto che a voce.
L’infanzia è il periodo della MATURAZIONE, dell’ancora incompleta maturità fisica e psicologica dell’individuo. Il concetto di infantilità come immaturità, a volte associato a incoscienza o a scarsa responsabilità, può essere trasferito, infatti, anche agli adulti.
Per questi ultimi, essere definiti infantili, o puerili non è certo un complimen

QUARTA DIMENSIONE

diverse età: maschi, femmine, cani e gatti


L'infanzia non esiste. Esiste lo sviluppo e lo
sviluppo è cambiamento liberatorio


(*) Albert Einstein e la quarta dimensione

Un aneddoto che forse non è realmente accaduto, ma che è comunque molto istruttivo. Un vecchio indovinello geometrico riproposto sotto forma di aneddoto nel libro di Maria Toffetti, spiega con facilità questo concetto troppo spesso non accettato o relegato a fumoserie irrazionalistiche, un concetto invece che sembrerebbe ovvio sia sul piano generale sia e tanto più sul piano delle esistenze degli esseri viventi.
Anche Albert Einstein si occupò di tetraedri: a un convegno, criticato per la sua inattesa concezione di uno spazio-tempo a quattro dimensioni, chiese ai colleghi di costruire quattro triangoli equilateri con sei stuzzicadenti. Nessuno dei presenti riuscì a posizionare su un piano gli stuzzicadenti per formare i triangoli richiesti, il che è appunto impossibile. Allora Einstein costruì un tetraedro con i sei bastoncini e commentò: "Se non sapete usare la terza dimensione, che sperimentate tutti i giorni, come sperate di capire la quarta?"




bambini e gattinibambine e cagnolini
Bambini? Il NUOVO che avanza... Immaturità?  Incompetenza? Inesperienza? L'infanzia non esiste. Esiste lo sviluppo e lo sviluppo è cambiamento liberatorio.

Chi sono e COME saranno gli ADULTI DI DOMANI?
Dai navigatori, dai lettori, dai commentatori, dai Motori di Ricerca gli argomenti trattati vengono in molti casi travisati,settorializzati o persino equivocati nel migliore dei casi come se si occupassero di simili temi "bambineschi" a scopo descrittivo di vicende con protagonisti i "bambini", o di vicende di più o meno felici genitori - soprattutto madri - come protagonisti o come destinatari di "consigli".
 di  proprio questi "temi bambineschi e familistici" descrivono una ben precisa impostazione di avvio delle BASI INIZIALI del CONCETTO a QUATTRO DIMENSIONI DELL'ESSERE. In questo scenario a quattro dimensioni vengono così a precisarsi idee attraverso le quali viene indicato nel TEMPO un prospettabile "percorso futuro" e che riassumono quindi concetti che indirettamente esprimono un'impostazione di base anche POLITICA.
Ma politico con i prospettabili "percorsi futuri" significa anche POLEMICA: non per niente quindi più e più volte questo sito e in particolare i file come questo in cui questi concetti vengono valorizzati sono stati presi di mira e danneggiati. Particolarmente scottante in questo senso è un argomento presente in questo file - ma non ancora nell'attuale edizione del libro - il complesso di Edipo: tappa NON OBBLIGATA nella serie degli SVILUPPI biologici psico-corporei, non biologicamente "obbligata" ma fondante come avvio ad un passaggio socio-evolutivo superiore, a una forma superiore di CIVILTA'. L'immetervisi, il viverlo appieno, il superarlo conduce alla possibilità di riconoscere nella loro vera essenza sia il proprio SE STESSI e le proprie possibilità di LIBERTA' che l'individualità - e quindi i DIRITTI - di ogni "altro" altrettanto valido SE'. E' un passaggio epocale che tende a liberare ciascuno da un' anacronistico, protratto, puerile complesso orale, da una visione ristretta - e "restringente" - di lontani simboli "asimmetrici" e non definiti, ma anche a far superare il familismo primitivo, sorretto da un complesso anale grezzo in cui le funzioni, i ruoli, i gesti, gli oggetti, i rapporti statici e fissi non riconoscono le subitanee variazioni degli intrecci relazionali e affettivi nel loro evolversi vitale.
Ma questo passaggio - "politico" - di allontanamento da un mondo basato su
incompletezze, mancanza di  tempestività e su differenze QUANTITATIVE non può avvenire di per se stesso e in modo scorrevole: "cattivi maestri" amputati della fantasia contrastano furiosamente possibilità di "libertà" e "responsabilità" consapevole, di aperture verso il vero CONOSCERE, verso un APPRENDERE critico e quindi verso un DIVENIRE in EVOLUZIONI SUCCESSIVE: auspicano con tutte le loro forze un mondo "stabile" privo di individualità differenziate e mutanti. E se "e-ducare" significa letteralmente "trarre fuori", invece simili "autorevoli consiglieri" confortano e/o convincono anche senza intimidire genitori pigri e "INCOMPLETI" nel confondere "educazione" con instradamento su limitanti ruoli, se non ad avvalorare la "gestione" delle nuove generazioni secondo una visione del mondo formata in modo programmatico da statici scenari rivolti verso VUOTI SPAZI INTERMEDI, costituiti da nominalistiche idee prive di contenuto concreto o dai simboli di
superstiziose convinzioni: più o meno consapevolemente non senza lo scopo ben "politico" di poter essere in grado di mantenere indefinitamente un controllo centralizzato su tutto e su tutti.
Per non cadere nella sterile Utopia non si può quindi descrivere soltanto passaggi auspicabili di sviluppi ottimali: copiato da un altro sito è stato aggiunto un file molto crudo in cui si testimoniano - non solo descrivono! - alcuni fra i peggiori crimini proprio contro BAMBINI: ESPERIMENTI SU BAMBINE/I - dati i precedenti danneggiamenti subiti, ne esiste e viene presentata anche in questo sito una versione - aggiornata - in pdf. Cortina Edizioni TorinoCorso Marconi 34/a 10125 Torino (ITALY)
Tel: 0039 0116507074 / 00390116508665
Fax: 00390116502900
giuliana@cortinalibri.it ordini@cortinalibri.it info@cortinalibri.it

BookSurge
Anche il libro derivato dalle pagine in inglese - From children of YESTERDAY to adults of TOMORROW - è ora in vendita in: Abebooks.com, Webster.it, Alibris.com, e anche in Kindle ed anche in versione migliorata e ampliata dalle Edizioni Libreria Cortina Torino

Dopo la pubblicazione del libro - in italiano - aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti e segnalati di volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti e novità / Novelties on the site: anche se si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche. / As well for the Italian edition also for English one the up-dates of the Web page will be going on and then not be presented on the - static - book: look often to Novelties on the site to be informed.


Questo file in italiano, come pure quelli intitolati Consapevolezza e memoria, e Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro si differenziano dai corrispettivi in inglese - Childhood:  times of mutability, Consciousness and memory e Domestic chores.Ergonomics and psychology of a REAL work - per dati bibliografici, citazioni e testimonianze. Anche in Quando la cartella clinica è terapeutica... e riproposti questi concetti, a sua volta con il corrispettivo in inglese Anamnesis? A way for healing non rispecchiante una semplice traduzione ma differenze di impostazione dovute alle diverse fonti culturali. Ma altri due file sono presenti nelle due lingue in versioni non esattamente speculari: vanno segnalati in modo molto evidente in quanto i loro contenuti vengono ad affiancarsi e a completare questo file/capitolo - e il suo corrispettivo in inglese: dal concreto al sublimato... e vice versa affiancato dal - sia pur più ridotto - SUBLIMATIONS: VISUAL SCHEMES AND SCIENTIFIC EXPLANATION Importantissime aggiunte arricchiscono il testo e modificano il titolo di
Un brutto sogno. Una bambina e un'incubatriece e altre esperienze precocissime
E - per quanto riguarda la parte "ostile" - si possono trovare terribili testimonianze nel pdf di un file derivato da un altro sito:
ESPERIMENTI SU BAMBINE/I

ShakespeareEnglish mirror             Dante Alighieritornate alla Homepage
LIBRI: ... dagli adulti di oggi agli adulti di DOMANI... INTRODUZIONE, SPIEGAZIONI, COMMENTI, AGGIORNAMENTI

Prefazione,introduzione e indici illustrati

Piccolo Principe

Da Il piccolo principe A. de Saint Exupéry

A LEON WERTH

Chiedo perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa persona grande è stata. Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano.)

Perciò correggo la mia dedica: A LEON WERTH QUANDO ERA UN RAGAZZINO

Piccolo Principe

El sueno de la razon produce monstruos....?
scrive Cervantes nel Don Qijote e lo ripete Francisco de Goya y Lucientes nella più famosa tavola - la 43 - deiCaprichos 43  1797 (El Prado  Madrid)

Il sonno della ragione genera mostri?

Invece così nel silenzio dei mostri
 può attuarsi
la sua
e la nostra
 evoluzione
<
Il bambino
 è fatto di cento.
Il bambino ha cento lingue
cento mani
 cento pensieri
 cento modi di pensare
 di giocare e di parlare
cento sempre cento
....
Meglio soli che male accompagnati...
 Affetto e comprensione? Macchè!!! Rotture di scatole, discorsi senza senso, consigli non richiesti, umiliazioni, situazioni pesanti e tanto, tanto NULLA! Il NULLA tappezzava le pareti di casa, usciva dalle loro bocche sotto forma di parole sconnesse, il NULLA pranzava e cenava con noi e sempre alla stessa ora. Il NULLA stava in una carezza mai data, stava nei loro cuori e nella loro mente. Quando non c'è "nulla" da dare, quando manca negli adulti l'esperienza delle emozioni e del vivere, beh, allora, davvero, non c'è niente da fare e niente da dire.

Il sonno della ragione

tavola de Los Caprichos: proprietà privata

il sonno della ragione produce mostri...
scrive Cervantes in Don Chisciotte e Goya ne riattualizza significati più generali come si legge nel titolo esteso autografo sul disegno preparatorio.
Suenos y Discursos  de verdades descubridoras de abusos, vicios y enganos en todos los oficos y estados del mundo

E dal catalogo 119 Galleria Salamon pag. 43: La figura china è avvolta da otto gufi, innumerevoli pipistrelli, la lince  e un gatto nero che mimetizzato nell'oscurità rappresenta la pigrizia e la lussuria. Solo la lince ai piedi dell'artista rappresenta la positività: Goya ci avverte di rimanere all'erta così come è la lince, a causa dell'eccellente vista capace di penetrare nell'oscurità, perché durante il sonno non possiamo difenderci dai vizi, rappresentati dagli animali che gli stanno intorno. . .


(Da osservare l'animalità lungimirante della lince espressa nello sguardo - attento, perplesso, preoccupato - e la falsa intelligenza che trapela dagli occhi - furbetti o falsamente ingenui - dei gufi, o da quelli - malevoli - del gatto nero seminascosto dietro il dormiente.)


El sueno de la razon produce monstruos... Francisco de Goya y Lucientes Caprichos 43 1797 (El Prado Madrid).
Il commento del Maestro, conservato al Museo del Prado di Madrid, riporta, a proposito di questa tavola:
EL SUENO DE LA RAZON PRODUCE MONSTRUOS...?
E Francisco Goya y Lucientes così aggiunge:
La fantasia ABBANDONATA dalla ragione, produce mostri impossibili: CON  ESSA è madre delle sue meraviglie.

"S-viluppo" è il contrario di "in-viluppo": NON sinonimo di "accrescimento"

Quale prezzo si paga per ottenere un "bravo bambino"?
Una raffigurazione metaforica di grande impatto è l'analogia tra esseri umani e alberi, tra lo sviluppo di entrambi e i loro elementi basilari. Le radici nel loro sotterraneo allargarsi e aggrovigliarsi e il terreno che le nutre o le ostacola possono rappresentare materializzazioni del meno tangibile "complesso orale"; il tronco e la sua struttura lignea a cerchi concentrici successivi si irrobustisce nel tempo per gli alberi, nelle esperienze vissute per il "complesso anale" umano. Ed infine la variabilissima e quasi infinita possibilità di aperture anche generative dei rami, foglie, fiori, frutti, può essere paragonata - anche nelle accezioni etimologiche - alle possibilità evolutive umane del "complesso genitale".
  1. Le - nascoste, preparatorie: - radici come metafora del "complesso orale";
  2. il calendario degli anni segnato nel tronco con la regolarità del suo accrescersi come "complesso anale";
  3. ed infine le possibilità "feconde" del "complesso genitale":
l'albero fecondoun albero pieno di frutti
"S-viluppo" NON è sinonimo di "accrescimento"
triste crollo di un gigante
Triste crollo di un gigante: era alto decine di metri, aveva un robusto tronco cresciuto per tanti anni: sembrava bello e rigoglioso...
Ma ben misero e precario sostegno gli davano le sue inadeguate radici! misere radici



Testimonianze di segno opposto:
Ma sono mai stato bambino?
Chi sono veramente io? Quante potenzialità ho lasciato incolte a marcire poco alla volta? Cosa avrei voluto per me fin da bambino?
 Ma sono mai stato "bambino"?

Grammatica. Ieri sera leggendo Infanzia e società - Erikson ho per la prima volta capito il senso di quello che leggevo e ho anche individuato quale era la grammatica che mi mancava per capire. Certo che senza grammatica... è proprio dura.

Non è dunque che si debba ritornare ai giochi d'infanzia o alle nostre immaturità degli anni leggeri, ma da quelli trarre qualcosa che si addice anche agli anni più gravi
(Citazione tratta - addirittura - da uno scritto del Papa Leone Magno)
E una descrizione non "dei giochi d'infanzia" ma delle sensazioni tipicizzanti il complesso orale:
Tornando la domenica in treno è riapparsa nuovamente la sensazione che avevo vissuto a teatro, quella del complesso orale.
La mia carrozza era vuota per metà, c'era un rumore di voci in sottofondo, fuori la pianura d'inverno con i gli alberi che sembravano scheletri. Il treno viaggiava veloce. Ho preso carta e penna perché sentivo un desiderio impellente di scrivere e alternavo il mio sguardo tra la pagina e la campagna che mi scorreva fuori dal finestrino. Il tempo si è dilatato e quel senso di tranquillità, sicurezza, pienezza di me, quel sentirmi così presente in quei pochi minuti che sembravano regalarmi anni di vita, una struggente nostalgia per la città che avevo appena lasciato e il desiderio che quel treno quasi non si fermasse e che potesse continuare ancora, per darmi la possibilità di assaporare questo e, ne ho ora la consapevolezza, un'infinità di altre sensazioni in una scomposizione continua...
E poi ancora il freddo fuori e quel tepore nella carrozza, quel suo non fare fermate che mi garantiva che nessuno si sarebbe intromesso a rompere quell'armonia...

Quest'altro scritto - non rielaborato in modo "letterario", ma sgorgato spontaneamente tale e quale per venir espresso di getto senza riserve - può permettere di "com-prendere" una "vissuta circolarità benefica": di come inizi biologicamente poggianti su di un ISTINTO MATERNO - "animalesco" completo e sano - possono sostanziare "solide radici" capaci di reggere nel tempo anche esperienze fra le più atroci.
Ho deciso di ritornare indietro, nel tempo, a quando “non sapevo“, esattamente ai miei nove mesi passati all’interno dell’utero di mia madre. Ci stavo bene. L’ambiente caldo era accogliente e tutto pareva abbracciarmi. Tutto era ben disposto nell’accogliermi … mi sentivo ben voluta. Sentivo rumori e voci, quando l’ambiente era più luminoso del solitamente grigio, potevo vedere una cosa lunga partire dalla mia pancia e andare su. Già allora adoravo il latte con un po’ di caffè, latte e ancora latte. Quel calore … il calore della pancia materna è unico, irripetibile. Ti avvolge e tu ti bei, perché va tutto bene. Mia mamma aveva l’abitudine di accarezzarsi la pancia, mi piaceva, era come se mi stesse coccolando e poi mi parlava senza alzare il tono della voce, come una sorta di cantilena, rassicurante, parlava e parlava ed io ascoltavo felice e paziente. Quando mia mamma andava a passeggiare sulla spiaggia sentivo le onde del mare, ovviamente non sapevo che quel particolare rumore fosse prodotto dal mare … eppure mi piaceva tanto e l’odore inconfondibile che mi arrivava era fantastico. Avrei voluto dirle : “Stiamo ancora qui!“. Mia mamma aveva l’istinto di un animale, lei sentiva di cosa avevo bisogno e voglia, immancabilmente mi accontentava, c’era una comunicazione muta e diretta allo stesso tempo. Tutto andava bene, lei mi proteggeva dai pericoli del mondo esterno, dandomi la possibilità di crescere senza essere disturbata. Io c’ero. Io sapevo di esistere, sapevo di essere qualcosa di importante, sapevo che qualcuno mi voleva bene, sapevo che quel qualcuno voleva bene a me! Tutto andava a meraviglia. Mia mamma aveva una voce greve, quando cantava sentivo che era contenta, sentivo anche quando era triste e singhiozzava, allora prendeva a raccontarmi i suoi crucci, con calma, come se avesse tutto il tempo del mondo per noi. Mi piaceva quando parlava con me, perché lo faceva con tenerezza. Sono stati nove mesi di lunghi abbracci, di amore incondizionato, di calore umano, di gioia. Sì! Sono stata una bambina felice e “ricca“. La nascita era andata bene, senza traumi e scossoni, anche se non avevo molta voglia di lasciare quel luogo …  “Ciao“ mi disse mia madre, sorrideva, poi mi attaccò al seno … LATTE!!! Il mio amato latte, eccolo di nuovo, tiepido e gustoso. Mia madre aveva la pelle morbida e un odore forte che avrei riconosciuto tra mille mamme. Mi piaceva l’odore di mia madre probabilmente perché era suo e di nessun altra. Ricordo che mi ci addormentavo spesso addosso, mentre ciucciavo, aveva la pelle calda ed il corpo accogliente. Lei mi accarezzava spesso la testa, piano, piano ed io ero in estasi. Che meraviglia! Tutto continuava ad andare bene e non volevo più ritornare nella pancia, stavo bene dove stavo. Quanto latte ho divorato … !!! All’età di un anno però, la mia mamma, aveva iniziato ad allontanarsi da me, continuava ad allattarmi, ma sentivo che il nostro rapporto stava cambiando. Il tono della voce era diverso, mi parlava di meno ed era meno paziente, come se il mio tempo fosse “scaduto “e avesse la necessità di passare ad altro. Non sapevo che anche le mamme avessero le loro necessità. Per quanto mi riguardava i conti erano presto fatti:
 “Prima ci sono io, poi ci sei tu“.
Quando mi prendeva in braccio sentivo che avrebbe potuto farmi cadere, non per cattiveria, ma disattenzione. Pareva spesso assente, a volte lo sguardo si incantava, si imbambolava. Urgeva che imparassi a muovermi da sola. Feci capire a mia madre che avevo bisogno della sua mano per spostarmi. Durante i pasti volevo la posata come tutti, perché dovevo mangiare da sola e il mio bicchiere e le poppate, una al mattino appena sveglia e una alla sera prima di addormentarmi. Sulle poppate ero stata intransigente … mia mamma il latte me lo dava ancora volentieri. Era stato un distacco quasi naturale quello con mia mamma. Sentivo che di più non poteva darmi. Sentivo che con lei il mio tempo era finito e mi andava bene. Non era stata una madre oppressiva e apprensiva, anzi, per due anni (sono inclusi i nove mesi) aveva  fatto un lavoro egregio. Avevo scoperto con immensa gioia che oltre a mia madre c’erano altre persone ed altre cose. Quando mia madre smise di allattarmi, smise anche di volermi bene. L’ho sempre preso come un dato di fatto. Avevo mio nonno paterno, persona stravagante e fannullona, ma divertente e mai noiosa, poi  c’era la mia vicina , abitava sul mio stesso pianerottolo e lasciava la porta aperta perché sapeva che nel pomeriggio sarei passata a trovarla … poi c’erano le mie amichette, le belle giornate, il mare e la spiaggia i viaggi in Vespa con mio papà verso il paese, in piazza e poi al bar. Tutto andava bene. Scoprivo un sacco di cose, conoscevo persone nuove, non avevo timore di nulla. Mi piaceva molto quando mi salutavano e pronunciavano il mio nome ed io di rimando pronunciavo il loro e se non lo conoscevo me lo facevo dire. Posso dire di essere stata una bambina con del carattere e due occhi mobilissimi! Parlavo con tutti, facevo domande, chiacchieravo e iniziavo a fare quei discorsi sensati … un mio marchio di riconoscimento. Avevo sempre avuto dalla mia la logica, una logica intuitiva, perché non sapevo.

Un bel blog con molti corrispondenti:
Un "Blog Notes" in cui posare qualche appunto di vita per lasciare ai miei figli un ricordo di quel che è stato e a me stessa un'istantanea di un tempo che fugge e di cui è così difficile carpere diem. Una mamma felicemente imperfetta
"I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta": per fortuna, mio adorato Piccolo Principe, quando i bambini in questione sono i tuoi figli la stanchezza sopraggiunge in loro un po' più tardi. Così cresce e impara una madre.
Come altre volte, anche in questo caso, la purezza ci ha insegnato un'etica.
I bambini non hanno barriere. Non vivono fatiche di rapporto, non hanno impalcature mentali disturbanti. E così è accaduto che, dopo aver scrutato un attimo la sedia a rotelle, Matteo sia corso a prendere un gioco musicale e lo abbia posizionato sulle gambe di Martino quasi come a dargli il benvenuto con un linguaggio per lui comprensibile.

Bibliografia scientifica

Analogamente alla funzione degli "Organizzatori-induttori" dello sviluppo embrionale esistono infatti precisi bisogni psicologici e/o ambientali (nota bene: BISOGNI non "desideri") che - se non appagati - producono a cascata precise, determinate incompletezze e/o deviazioni dalle normali, predisposte vie di sviluppo (Vedi anche in Imbroglio è il contrario di sviluppo.)
Gli esperimenti più celebri di Spemann e della sua collaboratrice, Hilde Mangold, furono pubblicati nel 1924 e portarono al concetto di "induzione primaria" e di "organizzatore". Questa scoperta ha avuto un ruolo centrale nell'embriologia e per molto tempo l'intero sviluppo embrionale, non solo negli anfibi, è stato considerato come una lunga serie di eventi induttivi. Nel 1935, Hans Spemann ottenne il Premio Nobel per la Medicina.
Vedi in Biologia dello sviluppo i capitoli:
... organizzazione embrionale; fenomeni di induzione, territorio induttore e territorio competente; proprietà dell'organizzatore embrionale; generalizzazione dei fenomeni di induzione; induzioni di ordine superiore; gli induttori eterogenei e tentativi di identificazione dei principi induttori.
E come avviene per gli "organizzatori" biologici dello sviluppo embrionale che DEBBONO agire in modi, tempi e soprattutto SEQUENZE stretti e precisi per creare organismi senza difetti e non mostruosità, esistono traumi in apparenza "piccoli" che - se giungono in un momento e in modo sbagliato del processo di armonizzazione delle maturazioni intelletuali, sociologiche e affettive - ne scombinano una cruciale fase: e non solo alterano questa cruciale fase di sviluppo, ma anche le sue successive. Ecco un nuovo "mostro", che può avviare a valanga una catena di errori in peggioramento successivo. Ecco che da allora, in un circolo vizioso avvitato su se stesso, queste disorganizzazioni possono continuare ad aggravarsi verso vie patologiche a loro volta aperte a diramarsi al di fuori della persona singola fino a travolgere - nel presente, ma spesso ben oltre anche nel futuro - intere esistenze: la propria e molte altrui.

Ricerche più recenti basate su sofisticate tecnologie dimostrano differenze QUALITATIVE e non QUANTITATIVE nei passaggi di età:
Come cambia la rete di comunicazione all’interno del cervello nello sviluppo da bambino a giovane adulto?
È la domanda che si sono posti Kaustubh Supekar, Mark Musen e Vinod Menon della Stanford University School of Medicine e hanno trovato significative differenze nell’organizzazione e nel flusso delle informazioni e delle comunicazioni.
Per scoprirlo hanno confrontato l’attività del cervello di bambini dai 7 ai 9 anni con quella di giovani adulti dai 19 ai 22 anni. È noto che nel passaggio tra queste due fasce di età avvengono degli enormi cambiamenti strutturali, ma i ricercatori volevano scoprire se questi cambiamenti corrispondono a delle modifiche funzionali. Per questo è stata usata la risonanza magnetica funzionale (fMRI) dove il maggiore flusso di sangue che, è un indice di una maggiore attività cerebrale, produce delle zone più illuminate nell’immagine. Hanno inoltre ipotizzato che le regioni che si illuminano contemporaneamente sono coinvolte nello stesso tipo di attività. I soggetti sono stati analizzati a riposo senza dare loro nessun compito specifico, in modo da registrare le funzioni di base del cervello. Con la tecnica del diffuse tensor imaging (DTI) sono stati anche in grado di misurare quantitativamente la connettività delle fibre cerebrali nelle diverse parti del cervello. È risultato che il cervello degli adulti è più gerarchico e le regioni di attività sono più ampie e collegano zone più lontane rispetto a quello dei bambini. La maggiore gerarchia permette una maggiore capacità di controllo dei processi di informazione ma risulta anche in una maggiore vulnerabilità a un’interruzione delle comunicazioni. Il cervello dei bambini è meno gerarchico ma meno vulnerabile. Inoltre nel cervello dei bambini ci sono le connessioni tra le regioni subcorticali e quelle corticali sono in numero superiore e sono più forte, mentre nei giovani adulti sono più forti le connessioni nelle regioni corticali. Queste differenze sono correlate con l’aumento di una sostanza, la mielina, che avviene nel passaggio da infanzia all’età adulta e che era già stato scoperto da studi precedenti. La mielina ha l’effetto di rafforzare la connessione tra le fibre, e questo nuovo studio conferma che influisce sulle funzioni del cervello in modo determinante.

Psicologia: bibliografia e commenti

Molta bibliografia psicoanalitica si rifà a concettualizzazioni che descrivono SINTOMI e - presenti o passati - fatti o situazioni PATOLOGICI: come ad esempio i concetti dinamici di inferiorità e della relativa esaltazione del successo secondo la scuola di Adler. Altre - e accreditate (!) dottrine - basano le loro teorizzazioni - e purtroppo anche "terapie" - sul definire come normali situazioni e loro svolgimenti ancora peggiori: ad esempio la così definita fase schizo-paranoide e la sua pseudo-soluzione in favore degli adulti come posizione depressiva propugnata dalla scuola di Melanie Klein a cui si contrappone una soluzione più "attiva" e più dalla parte dei figli l'enfasi data alla rabbia repressa dei troppo "bravi bambini" descritti da Alice Miller.
Al contrario vengono troppo spesso travisati - come se al posto di descrizioni di dati pregressi fornissero prescrizioni "normative" da applicare a fatti futuri gli studi di precisa ricerca pura incentrati volutamente su singoli elementi per questo non hanno alcuna pretesa di proporre "terapie" o qualsivoglia dati normativi
In pratica indicazioni epistemologiche e scientifiche sperimentali o meglio: di osservazione possono contribuire all'attuazione di una fisiologia ricostruttiva e fra queste fondamentali come contenuti e come metodo sono le ricerche di Jean Piaget - anche in collaborazione con Sabina Spielrein - nella loro classica e fondante impostazione di approfondimento delle origini dell'intelligenza umana.
Jean Piaget ha definito la sua teoria come psicologia genetica, non nel senso ereditario del termine, ma intendendo con questa espressione lo studio della genesi dell'intelligenza. Egli propone la sua famosa teoria degli stadi. Lo stadio è una fase di sviluppo. Piaget ne individua quattro principali nello sviluppo della logica infantile.
1)  DEL SENSO MOTORIO ( 0-2 ANNI )
2)  PRE-OPERATIVO  ( 2-7 ANNI )
3)  OPERATIVO CONCRETO ( 7-11 ANNI )
4)  OPERATIVO-FORMALE (
dopo gli undici anni)
 vspace=
In direzione opposta - non dalla ricerca alla pratica, ma dalla clinica alla epistemologia - pur partendo dall'esperienza clinica ospedaliera di malati psichici gravi, Carl Gustav Jung si era indirizzato sempre più verso la ricerca erudita e la sistematizzazione di concetti di base riguardanti elementi fondanti della natura umana. Jung cioè si era proposto - riuscendovi - di allargare la visuale analitica oltre il patologico, estendendo la possibilità clinica verso una più personalizzabile conoscenza - per quindi poter così meglio aiutare i potenziali pazienti anche indipendentemente dall'età.
Sue sempre valide acquisizioni e proposte presero origine e si espansero a partire dalla brillante idea di riassumerle in categorie esaustive: quattro - cinque con l'ombra - gli archetipi principali, due i principali tipi psicologici, proponendo così generalizzazioni che possono costituire una valida base di partenza per una miglior conoscenza, anche ontologicamente filosofica, della natura umana. E non solo con definizioni adatte alla conoscenza e collocazione delle carattteristiche degli individui singoli: i suoi studi si estendono allo Spirito del Tempo e in generale al campo dell'inconscio collettivo. Questi approfondimenti epistemologici possono anche venir offerti sul piano terapeutico ma non a chi abbia necessità immediata di lenire sofferenze e impedimenti, ricordi traunmatici o emozioni inaccettabili: piuttosto e soltanto a chi sia già in via di personale individuazione. Ma se questa impostazione può venir utilizzata clinicamente, lo può soltanto se riferita ad aiutare esseri "già sviluppati", a stabilizzare chi si trova già capace di VERO pensiero astratto: invece come base iniziale e intempestiva di una psicoterapia può creare gravi danni a chi - come un albero i cui rami non poggiano su di un adeguato tronco - non si accorge di confondere generalizzazioni banali se non superstiziose e capacità di astrazione, di chi pone uno spazio intermedio vuoto tra "pensiero profondo" e interiori sensazioni magari travisate se non mistificate in un "credo fideistico", di chi - in assenza di una vera, raggiunta, "com-pletata" maturità - attribuisce "profondità" sovrapersonali attinenti a significati "religiosi con emozioni soggettive, di chi supervalorizza le proprie idee senza basi come l'emblematica Donna Prasssede dei Promessi sposi che scambiava il Cielo per il suo cervello.
Come un "fiore reciso", destinato a marcire in un maleodorante "sonno della ragione" fecondo di "mostri", il falso "pensiero astratto" e/o fideistico e dogmatico, simbolico e "sentimentale", mentre crede di raggiungere in un balzo la "Verità" a partire dalla sua ristretta sfera percettiva, in realtà spegne consapevolezza e fantasia creativa e avvia verso un divagare illusorio davvero "campato per aria". E qui un cerchio nefasto si chiude rovinosamente dando una fattuale giustificazione all'idea - in sè bieca - dell'irrazionalità da estirpare, della necessità della repressione degli istinti: come potrebbe venir contrabbandata una citazione arbitraria e fuori contesto tratta da - Wilhelm Reich Psicologia di massa del fascismo:
Il progetto esige l’estirpazione dell’irrazionale dalle masse umane ai fini di ristabilire la loro capacità di essere responsabili e libere...
(Ed invece al contrario, riassunto nella presentazione di Unilibro - ecco la sintesi del contenuto del libro di Reich sopra citato:
In questo libro, Reich sostiene che il fascismo, lungi dall'essere la concretizzazione di una caratteristica specifica di certune nazionalità, o l'imposizione da parte di una fazione politica su un popolo "innocente", è piuttosto l'espressione della struttura caratteriale irrazionale dell'uomo medio, che da migliaia di anni vede repressi i suoi impulsi primari. La tesi fondante del libro è che ogni forma di misticismo organizzato si basi sui desideri delle masse schiacciati dal meccanismo autoritario della civilizzazione.
Struttura caratteriale? Civilizzazione schiacciante?
Originaria identità o superiore individuazione?
La frase perentoria esemplificativa Una vita che non si individua è una vita sprecata puntualizza in modo icastico l'obbiettivo progettuale di Jung, che, partendo dalle raffigurazioni degli archetipi con immagini personalizzate simboliche - Grande madre, Vecchio saggio, Anima, Animus e Ombra - giunge al termine individuazione per indicare il traguardo in cui lo sviluppo di ciascuno lo differenzia e ne realizza le doti per averne amalgamato in modo armonico archetipi e tipo psicologico, vita individuale e norme collettive. Secondo questa impostazione l’individuazione coincide con l’evoluzione della coscienza dall’originario stato d’identità; l’individuazione rappresenta quindi un ampliamento della sfera della coscienza e della vita psicologica cosciente. (C. G. Jung, Tipi psicologici, Boringhieri, Torino, 1968, pagg. 463-465)
Un altro termine da lui proposto nel paradigma delle forze con cui a tutto campo si ha a che fare, sistematizza l'esistenza dei singoli in un contesto di possibilità di trasformazione - vedi ad es. in L'uomo e i suoi simboli - per indicare "passaggi" attraversabili da "tutti". Ma la stessa etimologia di questo termine - "trans"=al di là e "forma"= aspetto, figura esteriore - tende a sottovalutare l'evidenza dinamica di quegli sviluppi che - in regolari fisiologiche prefissate sequenze - cercano man mano di "fiorire", di "sbocciare": di costituirsi come punti di partenza verso altre aperture per s-volgere al meglio il regolare tema dei normali complessi. Non trasformazioni casuali, non metamorfosi come... da "bruco" a "farfalla" annunciano la dinamica sul come raggiungere questi traguardi di pienezza: traguardi non teorici ed estemporanei, ma ben concreti, inquadrabili e quindi anche prevedibili.
Ripeness is all (?)
Come è infatti possibile una autentica e piena matura individuazione quando i fili dello sviluppo non sono stati pazientemente dipanati e intessuti nella propria solida tela a partire dalla loro origine fisiologica o dopo esser stati ricostruiti attraverso la memoria biologica? Non si tratta soltanto di terminologia, ma di occasioni continue di fraintendimenti: il misconoscere i prefissati, sequenziali "sviluppi" porta a confondere l'effettiva regolare realtà dei cambiamenti prefissati con potenziali imprevedibili variazioni di percorso e di aperture sollecitate da eventi esterni. A partire da ben attechite radici un dinamico - ma tipico e necessario - percorso a cerchi concentrici successivi via via si consolida nella regolarità delle fisiologiche fasi maturative per sostenere lo spessore di ogni esistenza verso quelle vie che dovrebbero essere comunque di altissima potenzialità e varietà tanto da permettere di tessere nuove collaterali espansioni. Su solide non forzate e non carenti basi può così avviarsi ogni capacità di aprirsi ad assimilazioni e interazioni, volgersi verso non una sola ma verso numerosissime espansioni a loro volta eventualmente trasformative. Ad ogni "promossa" fase di sviluppo, dal tronco di base possono evolverne successive nuove collaterali espansioni generate - come fossero "figli" - da creativi incontri e da ben assimilati apprendimenti occasionali: ma queste occasionali evoluzioni possono dar lugo a vere ristrutturazioni trasformative soltanto quando non vengano violati i presupposti di base dello sviluppo in atto. In altri termini: non siamo... insetti: le loro radicali, irreversibili trasformazioni per noi... mammiferi nidiacei non corrispondono ai nostri concreti, biologicamente determinati sequenziali complessi: presupposti di una completezza capace di rifiorire in nuove collaterali espansioni ad ogni fase raggiunta in sempre più evolute maturazione. Non siamo statici alberi, ma solo a partire da una fisiologica com-plessa struttura ben radicata e irrobustita, il mondo esterno può venir veramente fruito in modo allargato come fonte inesauribile di sempre nuovi - questa volta - trasformanti, rigeneranti apporti. E non siamo neppure enciclopedici "robot cognitivi": come si può sostenere di predisporre una più evoluta (pseudo-)umanità in base alle capacità cognitive sviluppate … in massimo grado... senza tener conto di quanti e quanto differenziati siano questi "germi" attivi e attivabili, queste potenzialità che ad ogni età sono pronte al momento opportuno a s-volgersi e diventare competenze e realizzazioni? Non si realizza forse proprio così il concetto di imbroglio antitetico a quello di sviluppo?
Così definiti nel Dizionario dei Sinonimi e dei Contrari del Tommaseo: Lemma 2327:
SVOLGERE, SVILUPPARE'. Si s-volgono le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano le inviluppate. Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi sviluppare non ha luogo proprio... Tutto ciò che ha vista di cosa involuta o sospetta, o comechessia non piacevole si suole chiamare imbroglio... Imbroglio da ultimo vale: frode tramata per ingannare o danneggiare altrui...
Come possono vie traverse e semplici capacità cognitive trasformarsi in abilità di adeguamento, in nuove vie evolutive, in nuovi coni di espansione? E come lo può fare chi, fin dagli inizi, è stato "imbrogliato" e derubato - mutilato, castrato - di novantanove su cento delle sue originarie possibilità? Come potrà seguire di momento in momento gli eventi e i cambiamenti ambientali per non soccombere alla perdita di "abitudini" a senso unico? Quali nuove vie adattative potrà trovare, instaurare e percorrere? Verso quali rinnovabili obbiettivi potrà "ramificarsi e fruttificare"? O almeno, più praticamente: su quali adeguamenti potrà far conto ogni volta che si troverà a doversi confrontare con inaspettate evenienze?
Radici immerse in un terreno fertile e non pietroso, un tronco che via via si solidifica in legnosi cerchi concentrici anno dopo anno... : riassumendo l'analogia con l'essere umano, ben tre regolari complessi sono necessari per giungere ad una genuina possibilità di apertura verso la conoscenza da cui trarre sempre nuovi EVOLUTIVI coni di espansione - estesi, vari, diversificati e intersecantesi in collegamenti a loro volta aperti ed evolutivi, come le fronde, i fiori e i frutti di un albero vigoroso. Infatti solo un complesso di Edipo susseguente ai complessi precedenti e non arrivato da un "nulla" di affetti e di acquisizioni personali, basato su uno sviluppo di istinti solido e non aggrovigliato può venir realmente completato. Complesso orale confuso con complesso genitale saltando tutte le tappe intermedie? Credere di poter accedere senza apprendistati validi ad acquisizioni e consapevolezze, arricchimenti emozionali e solidi sentimenti, curiosità di imparare e conoscenze assimilate, accettazione fiduciosa di complessità e aperture sul l'imprevedibile divenire... mettendo anche a rischio tutto il futuro proprio ed anche altrui? Quanto vera e terribile può manifestarsi questa inconsistenza non di termini ma di vicende esistenziali!
Il vero "io" dovrebbe essere come un albero che assorbe nutrimento in un fertile terreno e che è dotato di un "tronco" che via via si solidifica per reggere sempre nuovi robusti rami e spargere creativa semenza: solo così l'attuarsi dello svolgersi regolare dei "complessi" può lasciar spazio e sviluppo progressivi sia alla pienezza dei sentimenti condivisibili e dei rapporti plurimi, sia alla gioia - personalmente trasformativa - del conoscere assimilante e chiarificante (vedi i concetti di assimilazione e accomodamento di Jean Piaget). Solo allora prende vero significato la possibilità di rapportarsi a "tre" - e a molti - e non più soltanto a se stessi isolati dal contesto o a "due" per volta, e appare l'insistente serie dei "perché" con l'entusiasmante curiosità del vero sapere: prima di tutto per intuire allo stesso tempo attraverso il "mistero" del sesso adulto anche il segreto della propria nascita/esistenza.
Si svolgono le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita?<Risaltano in questa direzione le idee proposte (non imposte!) da Freud con la sua assolutamente geniale e assolutamente precisa e "predittiva" serie di definizioni a cominciare dal termine stesso "complesso" riferito al suo significato letterale di "insieme strutturato" in funzione di azioni comuni - complessi orale, anale, di Edipo, di castrazione, periodo di latenza, principio del piacere, principio di realtà, "trieb"=impulso di morte - con la loro enorme e realistica ampiezza e ricchezza di aperture e di evolutività intrinseca, con la loro solidità di costante piattaforma su cui poter innestare o persin "seminare" sempre nuove realistiche osservazioni e idee e scoperte: senza difficoltà nè timore di contraddizioni nel confronto con l'UNILATERALITA' e la troppo frequente preferenza per il patologico tipici della maggioranza sia di seguaci che di detrattori. Non trasformazioni estemporanee, non cure miracolistiche e/o superficiali riorganizzazioni del comportamento possono ridare la pienezza della propria individuale esistenza a chi non ha potuto portare a regolare compimento il difficilissimo mestiere devoluto ai primi anni di vita. Ma ad ogni modo, se è ben sicuro che sviluppo non è sinonimo di accrescimento, e che la memoria dei fatti si accompagna ad una "memoria staminale" biologica, proprio alla psicoanalisi dovrebbe venir demandato lo scopo di ricostruire dall'interno e non "trasformare" - il che significherebbe di nuovo "con-torcere" - le personali esistenze mancate, le vie interrotte e/o imbrogliate: quelle vie che avevano preso fin dall'inizio una "brutte piega" invece che dis-piegarsi, dis-tendersi in regolari s-viluppi.
Un percorso di profondità?
Alla vera psicoanalisi compete proprio il dovere di contribuire a restituire a ciascuno quanto ha perduto, quanto gli è stato mistificato o distrutto nella sua personale progressione verso una, non ipotetica e teorica ma veramente peculiare, piena espansione; anzi sarebbe meglio dire: verso il poter trar profitto ad ogni etàdel maggior numero delle intrinseche dotazioni.
albero fecondoHa un percorso di profondità. Diciamolo in questo modo: è come se tra il nucleo profondo dove radicano le radici dell’io e la buccia della pelle ci sia uno spazio denso ed esteso da percorrere e attraversare, affinché la sorgente trovi una strada, si dia una forma, rappresenti se stessa in qualcosa di visibile, che possa funzionare da segnale, da segno, da parola. E questo stesso processo, uscendo dalla pelle, si faccia energia e forza costruttiva, capace di dare forma alla materia, di mettere al mondo, di realizzare qualcosa. Ed è come se solo costruendo Qualcosa tu ti realizzi come Qualcuno. Perché questo qualcosa è come l’immagine di te nello specchio del mondo: l’espressione, la rappresentazione del seme che tu sei.

<Guardavo da piccolo le foto [di famiglia] perché ero curioso delle “mie” radici, ben prima che ci fossero mio padre e mia madre, perché quelle foto erano un contatto con il passato e, forse, mi rassicuravano del fatto che anch’io non venivo dal nulla. Oggi le mie radici sono ben salde dentro di me più di luoghi che di persone, più di avvenimenti storici che di pettegolezzi familiari, questo forse mi ha permesso quella sensazione di “familiarità” anche quando ero la settimana scorsa a NY, come se il mondo fosse più piccolo oggi, e come se io potessi vivere ovunque pur essendo sempre me stesso. Certo che molta di quella “tranquillità” era anche dovuta al fatto di avere le chiavi di casa in tasca, soldi nel portafogli, la carta di credito e particolare non da poco un passaporto dell’UE. E questo mi ha rimandato all’importanza del lavoro che in fondo mi ha dato queste possibilità. Inizio a vederne gli aspetti positivi mentre prima era uno sforzo inutile senza alcun fine.

Il bambino ha cento lingue e gliene rubano novantanove? Fronde tagliate utilizzate come decorativi "fiori recisi" senza "terrose" radici e destinate a marcire!Il bambino ha cento lingue e gliene rubano novantanove in spagnolo è anche in musica

Los 100 lenguajes del niño
Il bambino               
è fatto di cento.                    
Il bambino ha                   
cento lingue                    
cento mani                   
cento pensieri                    
cento modi di pensare  
di giocare e di parlare                  
cento sempre cento                   
modi di ascoltare                    
di stupire di amare                    
cento allegrie                   
per cantare e capire                    
cento mondi                   
da scoprire                    
cento mondi                    
da inventare                  
cento mondi                    
da sognare.                   
Il bambino ha                    
cento lingue                    
(e poi cento cento cento)  
ma gliene rubano novantanove. La scuola e la cultura                   
gli separano la testa dal corpo.  
           
Gli dicono:
                    
di pensare senza mani
                   
di fare senza testa
                   
di ascoltare e di non parlare
,         
di capire senza allegrie 
,                 
di amare e di stupirsi
                    solo a Pasqua e a Natale.               
Gli dicono:
                    
di scoprire il mondo che già c'è
                   
e
di cento                     
gliene rubano novantanove
.                     
Gli dicono:
                    
che il gioco e il lavoro
                   
la realtà e la fantasia 

la scienza e l'immaginazione
                    
il cielo e la terra
                   
la ragione e il sogno
                   
sono cose
                   
che non stanno insieme.
Gli dicono insomma
                   
che il cento non c'è.
                   
Il bambino dice:                     
invece il cento c'è.

Loris Malaguzzi


Unicità e resilienza

nella rivista telematica UlisseSiamo sempre più diversi
Il genoma umano presenta significative differenze già a livello individuale. La scoperta, che sarà pubblicata a settembre su Nature Genetics, potrebbe presto portare a ulteriori spiegazioni dell'unicità individuale e del modo in cui si sviluppano le malattie. Utilizzando nuovi metodi per l'analisi del Dna, sono stati trovati dei prolungamenti, meglio delle variazioni "lunghe anche centinaia di migliaia di basi” presenti nei singoli genomi.
Gli OGM non si riproducono e le loro "sementi" isteriliscono le culture circostanti?
E, tornando ai casi umani, così esemplifica una testimonianza personale riferendo una sintetica descrizione-spiegazione della personale nevrosi e delle sue manifestazioni.
Io chi sono?
Voglio dire che in fondo quella parte della mia famiglia. A chi appartengo o meglio appartengo a qualcuno?
Si parlava di perdite ... Io sono io, mi verrebbe da dire, e, forse, quei legami familiari così forti a cui tenevo tanto è giusto che prima o poi vengano spezzati e che lascino come ieri sera la sensazione di essere solo al mondo, orfano di generazioni e generazioni. ... [La nevrosi con la sua] resistenza era un nucleo informe e compatto una specie di cellula staminale totipotente che è rimasta soffocata ma ancora viva e presente. Quel nucleo era il mio stampo, non più quello imposto, ma quello originale, quello vero, nato dal caso e dalla combinazione e che ha dato vita ad un nuovo essere e come tale diverso da tutto ciò che lo ha preceduto. E‚ cosa c'è di meglio come resistenza che impedire a quello cresciuto nello stampo sbagliato di riprodursi?
Fermati! Guarda indietro cosa sei diventato? Cosa ti hanno fatto diventare!?
... La vera unione tra mente e corpo, l'unica unione capace di generare l'unicità del mio essere e in quanto tale l'unico degno di riprodursi. Voglio dire che in fondo quella parte della mia famiglia è realmente come se fosse sterile, perché genera ma non permette lo sviluppo e anche dal solo punto di vista antropologico tutto ciò non porta che all'estinzione: un ramo secco da cui non nascerà mai nulla. E‚ questo quello che mi ha sempre reso così distante dai miei genitori, non volevo, non voglio essere un RAMO SECCO.
Infanzia: tempo di mutamenti: il titolo dell'edizione precedente - 1979 - derivava da una situazione contingente: sotto forma di semplici "dispense" vi veniva sintetizzato e raccolto il frutto di una serie di pubblici dibattiti tenuti - all’epoca dell’ Anno del Fanciullo - dall’11 marzo al 1° giugno ’78 - a cura dell'Associazione Italiana Donne Medico di Torino come Corso di Sensibilizzazione indirizzato ai genitori, agli operatori sociosanitari addetti all’infanzia, ma aperto a tutti sul tema: LA VIOLENZA CONTRO IL BAMBINO, rimandante ai concetti delle possibili manifestazioni anche indirette di Violazioni di diritti del bambino; invece - come dice l'attuale intestazione Infanzia: tempo di mutamenti - l'intenzione qui prioritaria è quella di evidenziare e indirizzare i lettori verso gli aspetti fisiologici delle discontinuità necessarie dello sviluppo, ponendo il concetto di sviluppo delle attitudini psico-socio-affettive in parallelo a quello anatomico degli organizzatori-induttori< dello sviluppo embrionale, e considerando come vere "violazioni" anche gli anacronismi delle cure e le aspettative irrazionali.
Esistevano - e sono ancora in corso - terribili consapevoli violenze, ma l'inettitudine di adulti incompleti trasforma in traumatizzante DISCURIA una serie di provvedimenti creduti "in favore" ma in sostanza "contro" i bambini da allevare. La "castrazione" dell'istinto di "accudimento" lo "smaterializza" in ipotetici astratti "dettami" e in ansie devastanti: ne deriva l'inopportuna trasformazione di qualsiasi dato in dogmi pseudo-normativi; mentre semplici descrizioni di processi biologici spontanei - ad esempio lo "svezzamento" (!), l' "educazione degli sfinteri" ecc.(!) - si stravolgono in velleitari regolamenti assoluti e obbligati, in peggio che ipocriti:
lo faccio "per il tuo bene"...

Ecco la via maestra nella formazione di "generazioni ingoiate" non ad opera di veri consapevoli maltrattamenti ma per l'inettitudine di genitori - incapaci di esserlo - che violano le funzioni corporee, gli sviluppi biologici nei loro tempi opportuni: spesso anche con aspetti di violenza sessuale indiretta e con conseguenti ricadute gravi sulla futura salute in generale e sessualità adulta in particolare
5.2 Discuria
La discuria è la distorsione della prestazione della cura; in realtà le cure vengono effettuate, ma non sono adeguate al momento evolutivo. In queste situazioni, di solito, i genitori caricano il figlio di proprie aspettative, che sono quasi sempre quelle che un tempo erano i loro desideri. Il bambino è "normale" per i genitori solo (o quasi sempre) quando il suo comportamento coincide con le loro aspettative, laddove queste ultime sono spesso il volerlo il più possibile simile all'immagine che essi hanno, o hanno avuto, di se stessi o del proprio ideale. Tutto questo porta tali genitori ad ignorare i veri bisogni del bambino, appropriati alla fase evolutiva che sta attraversando (60). Quando il bambino viene considerato come una proprietà su cui realizzare determinati scopi, la sua crescita vitale subisce una violenta interruzione. Chi esercita una violenza fisica sa di fare molto male all'altro; nelle forme di discuria, invece, molto spesso i genitori sono ignari della violenza che stanno esercitando, spesso anzi pensano di agire per il bene dei propri figli e inconsapevolmente possono causare danni maggiori. I tipici atteggiamenti (61) di discuria sono: - anacronismo delle cure. L'atteggiamento dei genitori sarebbe corretto se il bambino fosse in uno stadio evolutivo diverso (ad esempio un bambino di sei anni al quale la madre somministra solo dieta lattea o cibi frullati); - imposizione di ritmi di acquisizione precoci. Raramente i bisogni del bambino nei primi anni di vita sono in perfetta armonia con le abitudini degli adulti (ad esempio il ritmo del sonno del bambino raramente coincide con le esigenze e i ritmi di vita dei genitori). Alcuni genitori sono incapaci di vedere nel loro bambino un soggetto immaturo che necessita di un adeguato e tutelato sviluppo per diventare adulto. Sono spesso presenti dei conflitti tra le richieste del bambino e gli impegni dei genitori, che pretendono da lui una precoce autonomia nel controllo sfinterico, nella motricità e nei ritmi alimentari (62) - aspettative irrazionali, quando i genitori richiedono ai propri figli delle prestazioni superiori alla norma o alle possibilità del bambino e vogliono che il loro figlio sia il più bravo in qualsiasi attività intraprenda. Questi bambini sono sempre pieni di impegni (scuola, sport, inglese, pianoforte), hanno una grande competitività e non riescono a raggiungere una buona socializzazione con i coetanei. La situazione diventa ancora più grave quando il bambino presenta delle difficoltà fisiche o psichiche che rendono più profondo il distacco tra il bambino idealizzato dal genitore e il bambino reale. Rientrano in tale categoria tutti i casi in cui i genitori offrono "cure" eccessive al loro figlio. La forma più importante è la sindrome di Münchhausen per procura, ma esistono delle varianti (63)

Resilienza e RECUPERO

Scritto il 21 marzo 2009 (da notare: non è altro che la CONTINUAZIONE - graduale e coerente - di quanto scritto nel paragrafo testimonianza ITALIANA che è presente con altre testimonianze ancor più crude nell'intero file ESPERIMENTI SU BAMBINE/I).
Riflettevo sulla domanda: sono intelligente? La domanda giusta, in realtà, avrebbe dovuto essere questa:
Chi vede adesso? Mi vede? Mi riconosce? Sono IO.
L' intelligenza è per me, non una personalità, ma qualcosa che mi appartiene da sempre, come un pensiero personale, un' opinione, un disegno, un ricordo che per anni sono stati sepolti da altro e altro ancora. Adesso quel modo di sentire e vedere la realtà è di nuovo con me, pulito, rispolverato: è vivo, lucido, pressante, pulsa... Rivedo le distanze, risento le persone, riguardo gli spazi ampi, rivedo le possibilità e tutto ciò mi era mancato...e tanto!!!  Il pensiero libero...la fantasia... tutte cose che posso ripermettermi di FARE!!! disfare a mio piacimento. Non si smette mai di imparare, ne di ripassare. Ho scoperto che anche il ripasso è fondamentale.

In fondo, quando ricordiamo, ripassiamo, ripercorriamo, ritorniamo
Esiste infatti comunque e tende ad attivarsi appena possibile l'Ippocratica vis medicatrix naturae: le vicende e le acquisizioni dei complessi in precedenza disattesi, i ben assimilati differenziati, evolutivi e versatili "sviluppi" vi possono rimanere silenti ma pronti a ri-attuarsi; mentre la consapevolezza mentalmente cosciente o corporalmente attivata delle vicende trascorse può erogare nuove - resilienti Una citazione - leggermente modificata e generalizzata - tratta da un sito sportivo:
Si definisce resilienza la capacità di resistere alle frustrazioni dell’allenamento, allo stress delle gare e in generale alle difficoltà della vita. Tale capacità permette di elaborare risposte adeguate e flessibili di adattamento a situazioni nuove o vissute come tali, in particolare se traumatiche. In questa prospettiva, la resilienza si configura come un processo che permette la ripresa di un sano sviluppo dopo un evento traumatico e nonostante la presenza di situazioni sfavorevoli. Possiamo affermare che la resilienza rappresenta per la psiche quello che il sistema immunitario è per il corpo: un efficace sistema di difesa. In generale lo sportivo resiliente possiede le seguenti caratteristiche: attitudine a orientarsi verso l’allenamento, invece che ripiegarsi su se stesso; capacità di attribuirne significati nuovi; propensione a ricercare strategie creative di fronte alle difficoltà. I fattori proattivi comprendono tre dimensioni: dimensione biologica (risorsa della personalità), dimensione psicologica (esperienza di attaccamento sicuro, autostima e autoefficacia, attitudine ad apprendere dall’esperienza), dimensione sociologica (importanza delle relazioni familiari, amicali, presenza di rete di relazioni formali e informali). Il sintesi lo sportivo resiliente tende ad affrontare i problemi in modo costruttivo e non subisce gli avvenimenti lasciandosi condizionare dall’ambiente e dalle esperienze vissute nel passato.
Come esiste in fisica è stato mutuato anche nelle scienze sociali il termine efficacissimo - RESILIENZA - che è l'esatto opposto di rigidità e conseguente "fragilità": nella sua accezione psico-sociologica indica come le generazioni ingoiate non siano l'inesorabile conseguenza di "crescite" attuate per ristretta sovrapposizione a partire da rigidi presupposti o da soggettive o conformiste fantasie delle generazioni precedenti.
La resilienza è più della semplice capacità di resistere alla distruzione proteggendoci da circonstanze difficili, è in ugual modo la possibilità di reagire positivamente a scapito delle difficoltà e la voglia di costruire utilizzando la forza interiore propria degli esseri umani. Non è solo sopravvivere a tutti i costi, ma l'abilità ad usare l'esperienza appresa dalle situazioni difficili per impiegarla in processi trasformativi e di recupero... (dalla presentazione italiana diMental Health Problems and Young People: Concepts and Practice di Louise Rowling, Graham Martin, Lyn Walker. LA PROMOZIONE DELLA SALUTE MENTALE E I GIOVANI. Teorie e pratiche Ed. McGraw-Hill italiana a cura di Alessandro Grispini e Pompeo Martelli
Ma se la RESILIENZA: è più della semplice capacità di resistere alla distruzione proteggendoci da circostanze difficili [bisogna] incominciare a diffondere questo concetto per contribuire alla comprensione del fatto che ogni persona potrebbe possedere questa caratteristica, ma da tutti noi dipende che possa essere sviluppata, se ci concediamo mutualmente la possibilità di farlo. (Vedi articolo Resilienza).Anche in questo caso però termini e descrizioni equivocabili di fatti valutati in modo improprio possono trasmettere idee non soltanto false ma addirittura pericolose<, quando le stesse capacità evolutive proprie dei primi anni di vita possono venir sfruttate in modo bieco e non solo come aspettative irrazionali di genitori soggettivamente frustrati. Il concetto di resilienza non va certo mistificato con l'accezione meccanicistica di esser capaci di non fare una piega: non corrisponde alla creazione di "piccoli mostri" ma alla capacità di rispondere ai cambiamenti trasformativi in un modo globale, secondo un percorso assolutamente individuale, interiore, istintuale ed emotivo che NON conduce certamente alla restaurazione dello stato iniziale, ma ad un superiore e più EVOLUTO livello di maturazione, solidità e capacità di nuove consapevolezze esperienziali.


I "complessi"

La parola complesso nel campo della psicologia venne usata tecnicamente per primo da Jung per il suo test delle Associazioni verbali: risposte spontanee date dai pazienti alle parole-stimolo che, quando il fluire soggettivo si arena, rallentando o esprimendo collegamenti banali, indica la presenza di un problema profondo. Ma i "complessi" - come le "fasi" di Erikson: altro termine per indicare analoghi fatti e intrecci in una nomenclatura meno estensiva - NON descrivono dati patologici come spesso vengono invece mistificati, NON sono idee astratte e neanche pure metafore semplificanti come gli archetipi di Jung: introducono ad effettivi PERCORSI, a modalità di esistenza ben constatabili e ben puntualmente collocate nel tempo. Come le fasi di Piaget, e come più semplicemente le materie scolastiche, essi possono attivarsi con precisione o con negligenza, possono raggiungere ottimali completamenti o disorganizzarsi in tempi e modi sbagliati: di sicuro, come ben acquisite materie di studio, ognuno di questi passaggi com-plessi - cioè passaggi formati da complicati: "com-plicati" = raccolti in "pieghe" - e coerenti in-trecci sono potenti strumenti che nel corso dell' esistenza determineranno aperture o stagnazioni, piattaforme su cui innestare vere evoluzioni o brutte pieghe dannose anche per i circostanti. Come le materie scolastiche anche i "complessi" possono quindi venir ben assimilati o confusi, studiati con ordine o in tempi raffazzonati o infiniti: ma, come le materie scolastiche fondamentali, sono strumenti e occasioni che possono aprire potenzialità o umiliare con bocciature, che perà a loro volta, come le bocciature scolastiche - più facilmente se con aiuti esterni - possono venir recuperate. "Complesso" si rifà ad un aggettivo da Freud sostantivizzato, come lo è nel caso dei "complessi musicali": con lo stesso significato di fondo di unione nella necessaria diversità. Ma se "complesso" rimanendo aggettivo o participio è spesso usato nel senso spregiativo di "complicato", sinonimo di "confuso", questo termine trasformato in sostantivo è ben indicativo nel definire ciascuno dei regolari passaggi promotori di quelle efficaci dotazioni preparate a sbocciare e ad aprirsi nei dovuti tempi e modi: dallo s-volgersi graduale di ciascuna "piega", poco per volta non più tenuta chiusa, come da un filo continuo dipanato e non più "com-plicato" può cioè prendere origine  una serie dei regolari cerchi concentrici come gli anelli di crescita che di anno in anno irrobustiscono il tronco degli alberi. In analogia semplificante con il percorso scolastico - durante il quale si può sia imparare il "metodo" dell'apprendere, sia viceversa isterilirsi in mentalismi vuoti o il rattrapirsi o "esplodere" in arroganti e/o umilianti confronti - il dis-tendersi di queste "pieghe" può, in bene o anche in male, farle espandere in volute sempre più ampie come gli orbitali degli atomi. In seguito da un dipanarsi irrobustito e scorrevole del "filo" lineare questo allora può successivamente "intersecarsi" con altri "fili" e situazioni, a formare un tridimensionale "tessuto" compatto che supera le limitazioni di un'unica serie di potenzialità. E'  così che tutte le possibili vicende di un'esistenza possono unirsi con le situazioni ambientali e le vicende delle altrui esistenze: contestualizzate tutte in una trama solida e multiforme di "evoluzioni" successive - "buone" o anche "malvage" che siano. (Spiegazioni più dettagliate e "scientifiche" si trovano nel file/capitolo Dal Sublimato al Concreto

Complesso orale: le radici dell'ESSERE. Circolarità, maternità biologica, emozioni "diffuse": IN-FANZIA e comunicazione

In assenza di una vera, raggiunta, "com-pletata" maturità queste "radici dell'essere", questo senso di intensa "pienezza" in un "tempo dilatato" possono venir confusi con "profondità" sovrapersonali attinenti a significati "religiosi" Il tempo si è dilatato e quel senso di tranquillità, sicurezza, pienezza di me, quel sentirmi così presente in quei pochi minuti che sembravano regalarmi anni di vita
Esiste il - centripeto - complesso orale definibile sommariamente con tutto quanto si riferisce a entrate, "acquisizioni", "pienezza" ed anche con tutta la serie di vocaboli, verbi o sostantivi, in cui si presentano concetti di "insieme", di "fusione", con prefissi quali "con..." (ad esempio tipo "concordia", "comunicazione", "compiacere" ...,"cooperazione", ed anche ad es. "complessivo" ecc. o persin "competizione"), o "sin...." (tipo "sinergia", "simpatia", "sintonia" e persino "simbolo" ecc.), o con suffissi che ricordano il termine "fusione" ("diffusione" come in: "luce diffusa" o "soffusa"), o derivati ad es. "effusioni" ecc. E' il "complesso" dell'ESSERE vivente allo stato puro, della sapienza dei corpi e delle loro interne vicissitudini; è il complesso che per tutti i mammiferi e i nidiacei si riferisce alla prima tappa dello sviluppo esterno. Da un sostantivo - crogiuolo - bellissimo nella sua solenne etimologia e riferimenti - deriva un verbo che invece nel linguaggio comune si rincantuccia nella sua tenera "comodità": il crogiolarsi bene esprime uno dei momenti essenziali, anzi uno dei principali valori di questo complesso; e così pure fondante con le parole-chiave MI PIACE / NON MI PIACE... ne è l'importanza dei sensi - vedere, sentire, toccare, gustare, annusare...Al "mi piace" dovrebbero seguire fisiologicamente dei "ricevere", dei "prendere", degli "ottenere", che a loro volta - sempre che si rimanga nel campo della "normalità" - dovrebbero colmarsi e trasformarsi in un'altra importantissima VITALE manifestazione dell'essere vivente: il PIENO, l'averne ABBASTANZA, la SAZIETA', il "basta", anzi: la SODDISFAZIONE ("satis habere"). E questo "riempimento"  dovrebbe permettere e dar il via - per usare una parola grossa - alla pienezza dell'esistere nelle sue possibilità sempre in atto di circolarità benefica, a sua volta in grado di espandersi ulteriormente in nuovi "mi piace", che si allargano in vari "mi interessa", che a loro volta aprono nuove vie di curiosità attiva e d'azione verso nuovi ampliabili orizzonti di conoscenza, o per meglio dire: di esistenza.Vedi: Alla ricerca di Spinoza. Emozioni, sentimenti e cervello di Damasio Antonio R. Editore: Adelphi
... al di là di questo c'è il concetto di transizione ... i passaggi a diversi approcci alla vita, una sorta di cambio di filosofie esistenziali. Sai? Quando ti ribadisci in testa nuovi principi, che apparentemente sono il contrario di quel che ti sei detto fino a qualche tempo fa. ... Il punto è che i periodi di transizione "sempre più numerosi e lunghi“ sono periodi per cui non siamo tanto attrezzati a vivere. Noi, per lo più, pensiamo alle crisi come a periodi dolorosi e brevi. Se ne esce con una decisione, un atto di volontà, una reazione energica. C'è una sorta di etica che dice, nella crisi: reagisci, volontà, decidi e parti di nuovo! Ma c'è un'altra etica, forse più profonda, che afferma: aspetta, ascolta, non avere fretta, decidi solo quando senti che la cosa è MATURATA dentro. Questo della crisi è il momento dell'ascolto, per una maggiore conoscenza di te. Una decisione affrettata equivale a una fuga. Qualcosa di forte, qui vicino indica sicuramente qualcosa che sento, che è qui, ma che ancora non riesco a vedere. E un momento di transizione.
Si svolgono le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano le inviluppate. Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi sviluppare non ha luogo proprio...)
L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano di Damasio Antonio R. Editore: Adelphi
Una circolarità benefica (Editoriale - La Direzione di Famiglia Cristiana)Restringendo la visuale, ci fermiamo sul benessere, sul benestare (con se stessi, con gli altri); sul sentirsi bene e al proprio posto nelle relazioni con gli altri, avere una sana comprensione dei propri e altrui limiti. Ben-essere, dunque, non equivale soltanto a 'ben funzionare'. ... Le emozioni intense vanno espresse ai massimi livelli; piangere, ridere, urlare, saltare di gioia, manifestare paura sono comportamenti che non disdicono la persona che sa gestire le emozioni senza soccombervi. ... Il dare e il ricevere sono una REALTA' CIRCOLARE che si protrae nel tempo. Chi crea benessere, ne riceve. Chi riesce a influenzare rimane influenzato
.E - indipendentemente da qualsivoglia origine religiosa - si possono anche "utilizzare" le ancora più solenni parole di Leone Magno - il Papa che nel 452 incontrò Attila - pronunciate a proposito della costruzione di un Presepe:
Non è dunque che si debba ritornare ai giochi d'infanzia o alle nostre immaturità degli anni leggeri, ma da quelli trarre qualcosa che si addice anche agli anni più gravi: l'oltrepassare con velocità i sentimenti impetuosi, il ritornare rapidamente alla pace, la scarsa memoria delle offese, un'inesistente brama di riconoscimenti(*), l'amare una comunione socievole e un'uguaglianza naturale (*) Da notare la grande differenza di significato e di concretezza tra lo stesso termine al singolare o al plurale. Come ad esempio nel caso di "con-fidenza" e "con-fidenze", anche "riconoscimento" e "riconoscimenti", "bene" e "beni" che indicano un contenuto di grande valore nel caso del termine al singolare, mentre al plurale si deteriorano in banalità o in pretese. La BOCCA è il centro propulsore del complesso, la bocca con le sue non semplici caratteristiche e funzioni e sviluppi, la bocca dotata com'è di molteplici organi, sensibilità e istintualità: ne è devoluto il compito primario del nutrirsi ma anche il compito non certo secondario di trasmettere segnali intelligibili. Il termine IN-FANZIA con tutti i suoi derivati indica in via primaria una caratteristica "difettiva", tanto che in antitesi in italiano esiste il termine ora desueto "fan-ciullo"per evidenziare - con analoga etimologia latina - il passaggio da bambino piccolo "infante" a bambino più grande "fanciullo" capace di "esprimere con la voce il pensiero" e soprattutto di presentare definizioni con appropriati "suoni vocali". Il termine in-fanzia indica proprio la non ancora raggiunta capacità di trasformare il linguaggio interno dei sensi e delle partecipazioni in astratti semplificati simboli quali sono le "parole". Ma se il prefisso "in-" difettivo di una non ancora raggiunta competenza di DARE IL NOME alle cose per poterne disporre in modo sintetico ed astratto, base portante di tutta l'esistenza anche a lungo termine futura diviene quanto sensorialmente "sentito", percepito, incamerato e "digerito" nei primissimi anni ha avuto la possibilità di interazione dinamica con l'ambiente sia in entrata che in "uscita". Potentissimi inoltre e persino interspecifici sono i segnali che i cuccioli inviano verso tutto l'ambiente circostante: altro che oggettivamente "i bambini non capiscono" e "non ricordano" e soggettivamente bisogna dar "regole" a questi esserini "incomprensibili".Ma non su di una sola base e caratteristica: nella specie umana ciascun complesso procede sfumando con gradualità verso il complesso successivo fino alla BRUSCA comparsa della sua - in apparenza antitetica - supremazia. Abbiamo in dotazione molteplici basi generali e caratteristiche individuali: con la comparsa della successiva - in apparenza antitetica - supremazia, ciascun complesso procede dal passivo all'attivo e viceversa sfumando dapprima con gradualità verso il complesso che poi all'improvviso lo segue. Se il primo è generico e impreciso "senza parola" - in-fans e non "facondo" - il secondo è separante, puntiglioso, centrifugo; persino la bocca vi diventa uno strumento di uscita, rivolto all'esterno, con le "cose" come punti cardine; solo allora le emissioni vocali si precisano in vere locuzioni, i suoni si organizzano in "loquacità"= "facondia" - la com-unanza come tale conta molto meno e le sensazioni interiori si trasformano in nomi, sintesi, definizioni, conversazioni...: è per questo, voluto, motivo espositivo che le spiegazioni verbali del complesso orale sono qui espresse in forma molto ridotta, surrogate da - inusuali - esempi visivi di vita animale. Già ben prima della comparsa del linguaggio articolato, i corpi viventi dispongono di tanti linguaggi, ben più numerosi e potenti persino di quei Cento della poesia di Malaguzzi: simpatico paradigma di questi concetti ce lo offre l'illustrazione della "strana coppia" di... rinoceronti, una coppia mamma-e-bambina che riesce anche solo con genuine "espressioni... facciali" a manifestare intense emozioni e diffonderle ovunque.
 Dallo zoo di Cincinnati si offre via Internet a tutto il mondo questo gentile e inusuale esempio di cosa sia un VERO complesso orale, e di come si svolga la circolarità - non certo la simbiosi (!!!) e neanche l'identificazione (!) o un rapporto complementare - in un rapporto "orale" figlia-madre nel suo continuo divenire. (Molti esempi chiarificatori si trovano nel file/capitolo Le faccende domestiche in particolare in #madri_e_figli e segg.)Suchi e sua mammazoo di Cincinnati Ohio.


Nel capitolo corrispondente del libro in inglese) CHILHOOD: times of mutability si trova anche una poesia estemporanea che descrive bene queste vicende e questi stati d'animo "con-divisi" e condivisibili.






L'origine della via lattea
...: Madonne con Bambino, un tema caro ai Maestri del Rinascimento scandalo alla National Gallery Campagna del Dipartimento della Salute (12 dicembre 2005). Attrici fra le testimonial.
- DONNE LA "SVOLTA" di LONDRA: Nuova legge dopo che una madre era stata fermata alla National Gallery perché, secondo una guardia della National Gallery. stava dando scandalo. Non è una leggenda metropolitana: è successo soltanto l'anno scorso a Londra in uno dei Musei più importanti del mondo (che fra l'altro espone diverse Madonne con Bambino, tema caro ai Maestri del Rinascimento compreso il capolavoro del Tintoretto L'origine della via lattea t>

Complesso anale Una vita che non si individua è una vita sprecata... Ogni progetto nasconde uno SCARTO...

I complessi - orale e anale - riguardano ogni ESSERE VIVENTE in quanto tale e non solo gli esseri umani e sono davvero entità concrete, sostanziati fattori di collegamento tra i corpi interni e il mondo circostante: come aperture materiali dei corpi entrambi sono parti integranti dell'ESSERE e strumenti essenziali del VIVERE (e quindi della salute o della perdita della salute). Per rendere veramente tale un'esistenza vissuta nella sua pienezza, il complesso INIZIALE e basilare della comunicazione indifferenziata, dell'appartenenza, della vitalità "diffusa", della Natura ecc. - soprattuto caratterizzato da ogni tipo di idea di ENTRATA e partecipazione circolare - dovrebbe venir seguito cronologicamente dal suo quasi-opposto, il complesso anale, il complesso degli "scarti",  il "complesso delle USCITE": dal co-operare unificante si avvia verso un più limitato e limitante con-dividere, verso il con-durre che ruolizza le posizioni rispettive dei partecipanti, fino al già differenziato col-laborare in cui sono in gioco proprio le differenze.
E' il complesso del togliere, distinguere, dividere, scomporre, definire, rendere lineare... Il complesso che sottintende tutto l'universo dei pro-  e pre- nel senso del "prima" e "davanti": pro-cedere, pro-grammare, pro-durre, pre-ventivare, pre-parare..., in sostanza reciprocamente di tutto ciò che presuppone un "dopo", e "davanti", di quanto avanza e di chi dà direttive...
Al posto della "con-cordia" indifferenziata e dell'affiatamento, al posto della corporeità e delle sensazioni compaiono in primo piano - diversificati e distinti - le AZIONI e i FATTI dinamici e le COSE statiche, e - al posto di stabili situazioni circostanti da vivere ovunque pur essendo sempre me stesso - un futuro sempre incerto e un presente - al di là dalle catene del "puramente personale"pieno di "misteri" da interpretare: angoscianti e nello stesso tempo liberatori.
Ora comprendo che il paradiso della giovinezza, così presto perduto, fu un primo tentativo di liberarmi dalle catene del "puramente personale", da un'esistenza dominata solo dai desideri, dalle speranze, dai sentimenti primitivi. Fuori c'era questo enorme mondo, che esiste indipendentemente da noi, e che ci sta di fronte come un grande, eterno enigma, accessibile solo parzialmente alla nostra osservazione e al nostro pensiero. La contemplazione di questo mondo mi attirò come una liberazione...  Albert Einstein

Gli individui qui si rapportano gli uni agli altri non più nella loro soggettività, ma in incontri precisi e fattuali: in una mobile e variabile reciprocità di intersezioni basate sull'oggetto e/o sull'interesse del momento, in quanto parte delle situazioni, NON delle personali preferenze. Il complesso anale destinato al biologico sistema del RINNOVAMENTO VITALE e qundi alle ESCREZIONI porta anche ad integrarvi emozioni e concetti e prestazioni: ne risulta così il complesso di tutto quanto sta "dopo", "sotto", "dietro", "nascosto", "contraddittorio", "dubbio": eventualmente da "scoprire" e/o da "sciogliere" ma con una cauta e spaesata diffidenza che si sostituiscono alla spavalda curiosità dell'imparare con gioiosa "ingordigia".
E' qui allora che si entra in pieno in quel principio di realtà descritto da Freud nella Metapsicologia
che non tenta più il soddisfacimento tramite scorciatoie e forme sostitutive, ma a seconda delle condizioni date dalla realtà, anche se questa si può presentare come sgradita.

Escrezione significa non solo espulsione, ma... "raccolta DIFFERENZIATA dei rifiuti": dal precisare e scegliere ne deriva di conseguenza tutta l'organizzazione dello SCARTARE, non del "perdere" accidentale ma dei volontari NEGARE e rifiutare.
Non si tratta infatti solo di "togliere" e non solo seguendo una via di rifiuto: ogni cosa del mondo, può essere cambiata, migliorata, RIPULITA o addirittura purificata. Come una specie di premio un nuovo capitolo "energetico" viene aggiunto all'esistenza ed al suo impatto con il mondo esterno: proprio ogni contraddizione, ogni ANTITESI tra tensioni emozionali differenti non comporta angoscianti dilemmi senza soluzione, né deleteria con-fusione, e neanche "restituisce" ogni cosa soltanto "purificata", ma si realizza in INCREMENTI sempre meglio utilizzabili della tensione energetica interiore, fino a giungere agli impensabili potenziamenti dati da quella resilienza che NON conduce alla restaurazione dello stato iniziale, ma ad un superiore e più EVOLUTO livello di maturazione.
Ogni progetto nasconde uno scarto. Anzi, meglio, non lo nasconde: più semplicemente esso, posto di fronte al giudizio dell'utile e del pratico, non appartiene più a ciò che è, gli è negata la possibilità di esistere in quanto scarto, rifiuto della progettualità umana. Se infatti ogni progetto racchiude in sé l'idea di un prodotto finito, vi sarà a sua volta presente uno scarto, di più o meno ampie dimensioni, da eliminare, o quantomeno rendere inoffensivo, da poter insomma essere relegato in questa dimensione di non-essere. Questo concetto può senza dubbio essere applicato ad ogni nostra azione quotidiana, dallo spegnere una sigaretta al gettare i fogli inutili ammucchiati sulla scrivania, così come può essere (ed è) applicato alla costruzione, al rinnovo, al mantenimento della società umana. Ma, perché possa esistere un progetto, e quindi anche il suo scarto, devono essere presenti due condizioni necessarie e sufficienti. La prima, che risponde in toto alla modernità in continuo movimento, è quella che ogni cosa del mondo, e quindi esso stesso, possa essere cambiata, migliorata, ripulita o addirittura purificata. La seconda, riguardante lo scarto, è l'idea che se qualcosa va cambiato, una parte di quello che c'era prima, e non andava bene, dopo non ci sarà più. Nota : tutto [questo] paragrafo è una rielaborazione con numerose citazioni del pensiero di Zygmunt Barman, espresso nel suo libro Vite di Scarto edito da Editori Laterza, (Da L'utile e il delittuoso - Stefanino - 26-11-2005)
Speranza per il futuro.
V., il figlio più piccolo di M., che ha oggi quattro anni e mezzo mi ha parlato con passione di un film che lo ha molto colpito: I cento passi di Marco Tullio Giordana. Alla stessa età il fratello era rimasto colpito dall'attentato terroristico in Spagna, ed era un pò preoccupato per la sua gita in treno con la scuola materna. Sempre V. ha poi fatto un intervento molto preciso sul tema lavoro, quando la madre parlando della sua decisione di licenziarsi e della contro offerta ricevuta, ricordava come  le stesse persone che oggi le facevano i ponti d'oro (perché stava seguendo un lavoro piuttosto redditizio per l'azienda) due anni fa (anche in quanto delegata della CGIL) le avessero detto di cercarsi qualcosa d'altro (licenziarono poi dieci persone; gruppo Mondadori per inciso). V. dicevo, ha detto ad un certo punto mentre mangiava la sua pasta ma evidentemente attento al discorso, che l'avevano trattata come si fa con i "servi". Servi è proprio la parola usata. Ribadisco l'età, quattro anni e mezzo perché per tutti e due, avvenimenti piuttosto tragici o comunque importanti come il lavoro, li hanno colpiti profondamente. Continuano ad essere bambini ma si sono accorti di qualcosa che riguarda il mondo esterno... "liberarsi dalle catene del puramente personale" Qualcun altro invece, J., a due anni e mezzo chiedeva: "Perché sei Piero?" In due anni mi pare evidente avvengono, quando sono resi possibili,  cambiamenti epocali, direi quasi vere e proprie rivoluzioni interiori, il tutto concentrato in così poco tempo, un tempo che per un adulto scorre quasi senza rendersene conto, in un bambino segna passaggi fondamentali
Da completarsi con questa successiva testimonianza - presente anche in un altro contesto, nel file Le faccende domesiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro - di come si possa essere feriti senza essere toccati:
Credo per un desiderio naturale di testimonianza, di chi, passato il guado, volge la testa indietro e con più serenità guarda il proprio passato rimesso in ordine senza acredine come un dato ormai acquisito, una storia che diventa Storia con la maiuscola e quindi merita, forse, di essere raccontata. E allora mi sono immaginato il primo giorno che ho messo piede nel suo studio come se, inconsapevolmente, mi fossi presentato con un vestito a brandelli. Un vestito che non mi andava di buttare né di cambiare con uno nuovo di zecca. E così poco per volta, minuto dopo minuto, giorno dopo giorno è stato come iniziare a riconoscerne i frammenti e cucirli poco alla volta insieme. Come un sarto attento e puntiglioso ridare dignità a quel vestito che, bello o brutto, era il mio vestito. Con il suo aiuto e con molta fatica in questi anni ha ripreso una forma e solo una volta completata l‚opera potrò riporlo nel mio armadio a memoria futura. Quelle cuciture sono le cicatrici di un chirurgo, segni indelebili che ricordano un passato a brandelli ma nello stesso tempo testimonianze di ciò che sono stato. Ogni cucitura racconta uno strappo, ogni strappo una ferita mai risanata e rimasta per anni a sanguinare nel profondo. Ora è un po' come se lo vedessi quel vestito con tutte quelle cuciture e se per magia, anche se per un solo secondo, quelle cuciture sparissero lo rivedrei così com'era, ma sarebbe già qualcos'altro: io ero in quei brandelli, io sono oggi quel vestito un po' martoriato e niente potrà cambiare questa Storia. Io sono la testimonianza di come si possa essere feriti senza essere toccati.
Ed ecco - scritto dalla stessa persona, emerso nella massima spontaneità - un testo che è stato illuminante per molti e che meriterebbe di venir presentato come BRANO DI ANTOLOGIA:
Un torrente in piena.
Mi sono sentito avvolto dal turbinio delle acque, con la testa fuori per trovare respiro e inutili tentativi di governare l'ingovernabile. Quel torrente è una potenza fuori da ogni aspettativa, corre veloce e tumultuoso come il tempo che sto trascorrendo verso una meta che non conosco ma è chiaro che la sua foce, il suo sbocco naturale è la mia morte. So benissimo che prima o poi accadrà e sò anche perché per tanto, troppo tempo ho voluto rimanere ai bordi, osservare quelle acque con terrore, mentre altre teste ansimanti passavano di fronte a me. In fondo il desiderio di rimanere bambini è anche l'illusione fiabesca di allontanare la fine, di sperare che così facendo si possa recuperare ciò che si è perso e non accettare che invece il mondo continua a girare imperterrito senza sosta fregandosene di te, dei tuoi problemi, delle tue speranze, delle tue delusioni, dei tuoi desideri. E poi... e poi c'è il corpo a dirti giorno dopo giorno che quel torrente scorre comunque; tocchi le mani di un bambino e ti rendi conto di come si sono irruvidite le tue, vorresti fermare il tempo ma non è possibile. Dicevo quanto tutto questo abbia modificato in questi ultimi giorni il mio umore. Ma non solo. La verità è che non so bene quando ho deciso di buttarmi in quelle acque vorticose e le persone mi appaiono diverse perché è come se adesso i miei nuovi compagni di viaggio fossero lì con me anche loro intenti a sopravivere al tumulto. Lungo le rive di quel torrente mi pare di intravedere me bambino, mi pare di intravederlo sparire poco a poco, dileguarsi come un fantasma e salutarmi come a dire: guardami per l'ultima volta perché non mi vedrai mai più, avrai di me il ricordo e null'altro. L'umore, la tristezza la rabbia non hanno nemmeno il tempo di sedimentare perché quel torrente divenuto fiume corre, corre e io devo solo lasciarmi trasportare. E' il corso delle cose, è l'ingiusta indifferenza della natura verso chicchessia.

In ogni caso - materiale e/o energetico - l'
incremento non può comunque procedere uguale e senza soste. Ogni eccessivo aumento di potenziale può andare in... "corto circuito", ed in ogni caso la durata intrinseca della vitalità non può venir pro-crastinata all'infinito ma ha un suo preciso limite. In Al di là del principio del piacere del 1920 Freud cominciò a rendere così "conoscibile" anche il concetto di MORTE
(e sottinteso anche di UCCIDERE) In Al di là del principio del piacere si apre una nuova fase della ricerca di Freud che modificherà in modo sostanziale la sua precedente teoria delle pulsioni e del soggetto, fino all'ipotesi che il conflitto psichico sia determinato dalla tensione originaria tra i due principi opposti di Eros e Thanatos. Si inaugura così un'indagine che attraverso l'individuazione del concetto fondamentale di coazione a ripetere giunge a far balenare l'idea che fra le pulsioni ve ne siano alcune la cui meta non è l'arricchimento della vita, ma il raggiungimento della morte.
Ma questo concetto di morte indirizza pure sul suo contrario: è - tranquillamente non spregiativamente  - "morto" tutto ciò che NON è vivo. Ed è così che al posto dell'acquisire, dopo le "assimilazioni" compaiono gli "accomodamenti": compare il FARE accompagnato da tutto il campo dell'artificiale. Il normale andamento di questo complesso è diretto verso l'esterno? Ma cos'è questo esterno, se non un campo d'azione in cui si libera l'interno per migliorarlo e purificarlo valendosi di ogni via riguardante azioni direzionate, e più precisamente di un "fare" che modifica lo spazio circostante?
Il lavorìo interno al corpo giorno per giorno conduce allo scarto ed all'eliminazione dell'inutilizzabile e soprattutto delle  componenti "morte", utilizzando una serie di SCELTE cellulari minuziosissime; e così pure minuzioso può divenire lo scegliere sublimato, che però può espandersi nei quasi infiniti campi di azione e realizzazione presenti davanti a chi ha potuto approfittare delle acquisizioni e capacità di acquisizione di un complesso orale ottimale - pregresso o restituito al suo ottimale divenire. E di qui tipiche sublimazioni si aprono - e richiudono - su fatti; così come su "fatti" biologici anche su azioni e imprese: verso vie "esternalizzate" anche molto lontane, anche simboliche o metaforiche.
Ah. Anche tu sei stitico chiede nell'ultima vignetta Enrico la talpa...
Ma l'esistenza è dotata di sbocchi molto vasti in allargamenti esterni: a questo stadio una tipica indifferenza verso la "vita", assieme alla possibilità anche animale di scartare e di uccidere, fornisce valenze emotive enormi a entità inanimate. Il concetto di MIO diviene più importante che un semplice allargamento dell'IO, come pure la CASA-tana e compare una nuova versione più semplificata dei grandi simboli diffusi: i RUOLI. Ma la specie umana si circonda di sbocchi smisurati e ignoti agli animali: denaro con guadagno e risparmio divengono centri dell'attenzione e della vita stessa, anzi veri e propri linguaggi; mentre lavoro e impegno passano oltre ad ogni interesse per i ritmi biologici e persino per la propria salute. Ma paradossalmente per l'una o per l'altra persona proprio il complesso del "distinguere", dividere, settorializzare, "de-finire" porta a che ogni impostazione di base non implichi affatto una tipicità e universalità di questa base stessa. Per necessità - artificiale - di semplificazione e coerenza molte risposte alle richieste ambientali non riescono a venir ponderatamente SCELTE ma DECISE secondo progressioni lineari: troppe volte vere necessità, o molto più spesso una personale carenza di conoscenza, di apertura mentale, di ben assimilati valori del complesso orale sostituiscono il positivo scegliere con il negativo, scartante decidere. Scegliere e decidere non sono infatti sinonimi perfetti: scegliere / cernere=setacciare; ma se c'è ben poco da setacciare o la persona in questione non vede se non quello che ha davanti e ignora o diffida ogni altra possibilità, cosa può fare se non prendere la "prima cosa che capita" scartando senza remore tutto il resto? Decidere deriva da "caedere" = "tagliare" (da cui ad esempio "cesoie"): e qui allora ci si ricollega ad ogni situazione "risolta" in perdita: si semplifica e si toglie metà del dilemma tagliando ogni sbocciare - magari a costo di commettere "frodi" a non finire - e si annulla ogni contraddizione in una realtà falsificata, resa immobile e privata di ogni sviluppo:
SVOLGERE, SVILUPPARE''. Si svolgono le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano le inviluppate. Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi sviluppare non ha luogo proprio...
Tutto ciò che ha vista di cosa involuta o sospetta, o comechessia non piacevole si suole chiamare imbroglio... Imbroglio da ultimo vale: frode tramata per ingannare o danneggiare altrui...
Infatti se si sostituiscono nuove prospettive cariche di aspettative deluse, di impaziente "non-sazietà" a tutta la gamma delle insoddisfazioni al "mi piace" del complesso orale, alla sua pienezza dell'esistere, al condensato semplificato di energie del "simbolo" ed alle varie sazietà fondanti: le vane "speranze" - anche qui un "plurale" che immeschinisce il significato del termine -   si trascinano dietro restringimenti e sempre più insoddisfacienti chiusure. Ecco come la conoscenza viene "digerita" solo come univoca antitesi e contraddizione; o come possibilità di acquisire un "potere" sugli altri e sulle cose atto a "separarsi" dal "vil volgo" con la "prometeica" presunzione di dominare gli eventi. Ecco come può venir trasformato in una specie di statico simbolico idolo il termine "razionalità" - che dalla sua derivazione latina indicherebbe invece banalmente uno strumento di misure lineari - e quel che è peggio non può che venir denigrato un presunto suo opposto: chiamando irrazionalità quello che invece sarebbe il grande mondo delle EMOZIONI, parte inscindibile e fondante della vita stessa.
Ecco come ricompaiono grezzi e compatti eterocliti analoghi di "orale" e "anale": entrambi messi quasi in caricatura nel "simbolo" e nel suo contrapposto il "diavolo": vie di semplificazione delle diversità e mutevolezze, vie di uniformità e restringimento e quindi di non accettazione:
Sym-bolon vuol dire "mettere insieme" e dia-bolon significa "dividere": il simbolo è il contrario del diavolo. Il diavolo, avversario dei santi e terrore dei credenti, deve il proprio nome al verbo diabàllein = dividere: la sua forza si esplica nella discordia, nel rancore, nella separazione di intenti. Come la pagana Eris, dea della discordia, poggia il suo potere sulla capacità di allontanare, opporre, scontrare animi anche affini, accecati dalla superbia o rosi dall'invidia. La solitudine morale e materiale degli uomini li rende tradizionalmente vittime della sua azione discorsiva e contrappositoria. Il simbolo, al contrario, indica l'unione, il riconoscimento e l'affiliazione di entità diverse in un'unica linea guida; in nome di uno stesso credo, si smussano divergenze e si appianano contrasti.
Riassumendo: come per il complesso precedente le - peraltro enormi - potenzialità offerte dalla piena espressione di questo complesso potrebbero venir definite come CONTROLLO consapevole sia dei RISCHI esterni sia delle forze anche intrinseche della serie distruttiva. La presa di coscienza dei "limiti", della "finitezza" e "isolamento", ovviamente con i loro correlati - normali - di paura e smarrimento dovrebbero venir preposti alla effettiva capacità, preparazione, attenzione e conoscenza dei RISCHI esterni e di conseguenza delle risorse attivabili traendole tanto dalla conscia ragionevolezza che dal non intralciare l'immediato attuarsi di un minacciato ISTINTO DI CONSERVAZIONE. Già di per sé questo "complesso", questo insieme armonizzante di molteplici analoghi orchestrati fattori, avvia comunque verso difficili orizzonti - vedi in Freud a cominciare da Al di là del principio di piacere l'antagonismo tra libido e istinto di morte - ma sicuramente NON può andare a buon fine se lo si pone come unica pro-spettiva di vita, se lo si presenta come "iniziale". Non "nutrito" dei valori caldi del complesso precedente, senza poggiarsi sul suo solido basamento istintuale, tutto tende a stravolgersi: l'impotente inibizione si sostituisce ad un atttento e tempestivo controllo, una pseudo-logica miope e a senso unico si spaccia per pensiero e assenatezza; nozionismi vuoti di contenuti si sostituiscono - e se ne vantano - alla conoscenza. Quando non ha potuto seguire - anzi si direbbe: "con-seguire" - il precedente e attingerne affinandone le potenzialità vitali una caricatura statica, una brutta copia ristretta e restrittiva ne prende il posto e maschera la precedente ampiezza e vitalità. Falsa, nascosta e malefica riempie l'atmosfera di fredde e rigide settorializazioni: la concordia vi si coarta in ristretti gruppi di "noi", che - molto indulgenti fino all'omertò verso il "separato" esterno, ma ferocemente invidiosi e possessivi fra di loro - scacciano qualsiasi "altro" come intruso se non nemico; l'istintiva capacità di lungimiranza si trasforma in esagerate precauzioni; un'estensione astratta dell'originaria tendenza "orale" a "raccogliere" ed "accogliere" si deteriora in avarizia e possessività, in avidità e invidia del "mio" altrui. Il complesso anale del fare, del distinguere, dell'aggressività, se si apre senza il supporto energetico di un complesso orale ben vissuto, tende cioé NON a sviluppare le proprie intrinseche potenzialità, ma solo a trasformarne ogni elemento in strumento di con-trapposizione. Se interviene a bloccare una "diffusione" imprecisa non lo fa solo per evitarne all'occorrenza la trasformazione in pura "con-fusione": lo fa in modo limitante, o - quel che è peggio - si arrocca ovunque trasformandosi staticamente in quanto avrebbe dovuto pre-cederlo. Diviene allora un paradossale e falso complesso orale - vedi Margherita dolcevita - nascosto e malevolo in cui sostituisce i "con-" del complesso orale "naturale" con altri suoi "con-" invece minacciosamente aggressivi: "con-trapposizione", com-petizione, ed anche co-operazione ma all'interno di un noi persecutorio e escludente ecc.. Presentandosi come "complesso basilare" e disprezzando o ignorando gli apporti della fase precedente, espande non soltanto i propri aspetti inquinanti, ma in generale celebra il trionfo di ogni modalità invasivamente "distruttiva", come ben descritta nei termini di una sua precisa attuazione pratica nel libro e film Gomorra. Indirizzata esplicitamente a pulire sè sporcando altrove l'espressione del "complesso anale" si manifesta come vera "violenza" che prosegue un suo lineare percorso: si alimenta impoverendo i territori altrui; protegge sé - o a crede di proteggersi - violando l'altrui benessere; garantisce la propria salvaguardia liberandosi senza remore e senza tregua anche degli ex-affiliati, degli ex-compartecipi se non rifiutando persino gli impulsi del "proprio" Istinto di conservazione.

triste crollo di un gigante con misere radici

Ma che misero e inadeguato sostegno danno inadeguate radici!
Ben misere e inadeguate o precarie e instabili prospettive future possono scaturire da "com-plessi" non "com-pletati", da un "tessuto esistenziale" non opportunamente co-eso!

Le contraddizioni che caratterizzano il normale complesso anale hanno il compito di sviluppare energia nelle loro differenze di potenziale. Tanto più nel pro-gredire della specie derivata dall'homo habilis un complesso anale ben sviluppato può far raggiungere immense potenzialità, ma invece troppo spesso vi mancano le NORMALI RADICI: tutto allora si indirizza in un deteriorante groviglio di contrasti e di opposti: non "forza" emanante da energie fluenti, ma scariche incongrue avviluppantesi in un imbroglio sempre più fitto di antitesi auto-bloccanti, se non distruttive. Un imbroglio che, a difesa e freno contro sconvolgenti bufere di circoli viziosi distruttivi, attiva disposizioni statiche e intempestive, fino ad un falso ritorno alle ali protettive dell'oralità in dipendenza passiva se non alla ricerca anche fanatica di ottusità pedante fatta passare come "razionalità" responsabile.

Complesso di Edipo

Completate al meglio durezze e antitesi, esperienza perplessa dei fatti e delle cose, scelte e controllo: ecco arrivare il senso dell'IO, ecco la soluzione dell'Enigma della Sfinge, l'identità di ciascuno conservata attraverso e malgrado età e cambiamenti anche fisici: ed ecco la possibilità di raggiungere l'accettazione dei limiti, inquietudine e noia, tentativi e errori e smarrimento...
Purtroppo invece ben sovente in assenza di valide "radici", di "fertile terreno" il complesso orale cerca di riattivarsi in un surrogato confuso, in un instabile "complesso genitale" senza radici e senza tronco che - come i fiori recisi - ha saltato tutte le tappe intermedie. Acquisizioni e consapevolezza, arricchimenti emozionali e solidi sentimenti, apprendimento e conoscenza assimilata... Mettendo  a rischio tutto il futuro quanto vera e terribile può manifestarsi questa inconsistenza, non di termini ma di vicende esistenziali, poiché solo un complesso di Edipo realmente completato a partire da preordinate basi istintuali sorrette da consolidamenti regolari può offrire spazio e sviluppo progressivi non solo alla pienezza e all'intreccio dei sentimenti condivisibili e varianti, ma anche alla gioia - trasformativa - del conoscere assimilante e chiarificante . come spiegato nelle assimilazioni e accomodamenti di Jean Piaget.
Infatti non più soltanto SVILUPPI individuali debbono potersi completare ma EVOLUZIONI - "dissipative" . debbono aprirsi sul totalmente "NUOVO": a questo fine ben TRE regolari complessi sono però necessari per giungere alla genuina possibilità di sbocchi verso la conoscenza da cui trarre sempre nuovi EVOLUTIVI coni di espansione: estesi, vari, diversificati e intersecantesi in collegamenti a loro volta aperti ed evolutivi, come le fronde, e poi i semi e i frutti di un albero vigoroso. Ed ecco che allora al termine di queste fondanti BASI può spalancarsi un nuovo "orbitale" di esistenza al di là ormai delle piccole, infantili, soggettive e familistiche prime tre fasi e al di là del tempo presente e di chi ci vive ora: verso l'imperscrutabile futuro e il rinnovarsi delle generazioni: importantissimo al riguardo è il paragrafo #prima_e_dopo del file/capitolo introduttivo Prefazione, introduzione e indici illustrati.
Ed è così che in questa terza ben fondata fase - quando abbia potuto attuarsi davvero! - si entra davvero nel TEMPO, in un "tempo" globale ma non fatto di singoli episodi statici come diapositive senza un "prima" e senza un "dopo"
, ma ugualmente in "tempi" - al plurale - carichi di valori molto discontinui e in cui quasi all'improvviso si spalancano dimensioni più progredite: vi ricompaiono i "con-", le "fusioni" ma ora precisati in com-partecipi sentimenti e vi ricompaiono i "pre" e i "pro" nel senso di prospettive, di previsioni, e quindi di conseguenze e responsabilità. Il "puramente personale" può ricomparire ma "non campato per aria", non più in forma ristretta, "avviluppante"; mentre i "simboli" - in primo luogo quelli famlistici di "madre", di "padre", di "figli/e", e quelli fibeschi di "spazi intermedi" e/o di "supersitiziosi" - possono finalmente sia sciogliersi nelle individualità personalizzate, sia valorizzarsi come "centri di energie" - spirituali, artistiche ecc.: in un rinnovato "togliere" che non "scarta", ma che "purifica" in quanto mira all'ESSENZIALE.
Non è più come un tempo. Le solite poche, importanti, occupazioni. Oggi tutto è più mosso, più vario, più complesso, più fluido. A rischio di smarrimento. Ma è come se le mura di casa fossero crollate e apparisse tutta la ricchezza e complessità della vita. Molto oltre la capacità di comprendere e digerire…E allora, il gesto dell’artista è quello della libertà audace e rapida di semplificare. Per non restare impigliato nei dettagli ed essere da essi trattenuto nell’inessenziale. Il gesto che cerca di andare diritto all’essenza, con l’intenzione di cogliere il senso, o di inventarlo.

Senza nulla perdere di intensità i concreti contenuti si rivelano di volta in volta: senza annullarsi, ma in vista di un loro ricomporsi dinamico adeguato e tempestivo, in un rinnovarsi e "purificarsi" che in fondo rivaluta addirittura il "solve at coagula" degli... alchimisti!
Sym-bolon vuol dire "mettere insieme": il simbolo indica l'unione, il riconoscimento e l'affiliazione di entità diverse in un'unica linea guida; in nome di uno stesso credo, si smussano divergenze e si appianano contrasti.
Per tornare allo "sviluppo infantile" al di qua dei concetti generali, circa nel quarto anno di vita lo sviluppo normale può - o disgraziatamente solo "potrebbe" - raggiungere questo culmine in un'esperienza straordinaria: il bambino per quanto piccolo ha qui la possibilità di provare profondissimi, intensissimi sentimenti tipici non di un piccolo mondo infantile, ma del grande mondo adulto. Anzi, se tutta questa fase gli si svolge nel modo più favorevole, ha persino la possibilità di condividere questi profondi - ma allo stesso tempo CONSAPEVOLI sentimenti - con gli adulti per lui più significativi. L'"infante" che faticava ad esprimersi ora non solo "parla" ma consapevolmente  vuole dare un nome appropriato a quanto lo circonda: nel campo "umano" il suo interesse gli fa riconoscere i rapporti di parentela, i concetti di amicizia e di funzione e quindi l'andamento variegato dell'intersecarsi dei rapporti interpersonali; mentre nello stesso tempo in modo paradigmatico la nuova consapevolezza di sé come unità esistenziale gli fa riconoscere - persino! - nei genitori le "persone" al di là dei simboli e dei ruoli: caratteristica di questo complesso è l'uso del loro nome proprio al posto dei termini simbolici e/o di ruolo "mamma" e "papà". Da un complesso di Edipo realmente completato si possono quindi sviluppare prima di tutto una vera disponibilità ad ogni vero "amore" e ad una personalizzata "umanità", ma anche le migliori prospettive di solidali, libere, promettenti aperture nei riguardi di ogni capacità di conoscenza e di duttile accettazione di ogni evenienza, compresa la "calda", fisiologica, ampliante gelosia - che non ha nulla a che fare con l'invidia: fredda, unilaterale, escludente e sempre patologica. E tutto questo non appartiene soltanto ad un episodio statico dell'esistenza: il bambino della fase edipica può comprendere e riconoscere in profondità attraverso il suo stesso personale coinvolgimento quanto ciascuno sia da prendere in considerazione come individuo, persona per persona e non più come "funzione" e "ruolo" e/o come categoria di età; può acquisire la sensibilità di rendersi conto di quali siano i sentimenti di ciascuno, e in questo profondo ancorchè brevissimo periodo - nel bambino normale ha una durata di circa sei mesi-un anno - può dare uno sguardo sui "prossimamente" di quei potenti sentimenti che stanno anche alla base della vera creatività. Se nella realtà troppo spesso questo sconvolgente periodo viene ignorato o frainteso, tutto questo insieme romanzesco di affetti, amori, gelosie, creatività... e...  normalissimi capricci non deve assolutamente venir confuso con le aspirazioni rabbiose a pseudo-superiorità, con le false copiature - "identificazioni" - di immaginati "perfetti" adulti, o perfetti "se stessi".
Molte critiche astiose e denigraTorie ebbe a subire Freud per queste descrizioni, da molti autori e pubblico considerate fasulle. E in realtà purtroppo fasulle lo sono davvero per moltissimi individui e popoli: per tutti coloro che non hanno mai raggiunto nel corso di esistenze impoverite i momenti e le emozioni Edipiche. Come per i complessi precedenti una preparazione carente, situazioni personali e ambientali sfavorenti trasformano i "valori" di questa fondante tappa in forme spurie e caricaturali. Ma quanti sono i popoli che hanno attraversato un'infanzia piena solo di sentimenti di abbandono, di privazione, di non riconoscimenti, di invidie e inferiorità! Quanti individui e gruppi non possono neppur lontanamente immaginare l'esistenza di questo altro universo di pieni, caldi, potenti affetti e passioni! E così, fin dall'infanzia più tenera invece di aver imparato a condividere sensibilità e partecipazioni, quanto il rancore più o meno consapevole per le mancanze sofferte può tradursi in nocività e volute "cattiverie"! Quanto una non riconosciuta nostalgia si traduce in furiosi tentativi e rabbiosi sforzi verso future compensazioni! Quanto l'affetto si corrompe in possessività costrittiva! Quanto invidia e misconoscimenti possono protrarre per generazioni e generazioni l'idea dell'infanzia considerata soltanto come un fastidioso fardello!
La metafora dell'albero rimanda a una rappresentazione concreta, molto materialmente vistosa delle tappe basilari di ogni esistenza: per chi invece ne preferisce una più rarefatta e solo simbolica si può usare l'azzeccato titolo e le infelici vicende dei protagonisti di un libro - e presto film - di grande successo La solitudine dei numeri primi, i quali, isolati fra di loro e dal resto, possono ritrovarsi e perdersi in modo improduttivo, racchiusi in se stessi, incapaci di creative o almeno cooperative espansioni esterne, sempre separati fra loro e anche da se stessi da almeno un interposto "numero pari": ma questo accade quando sia stato disatteso o tranciato l'inizio della "numerazione" cioè i primi tre "numeri primi". In questa metafora le triangolazioni degli iniziali TRE complessi vanno a formare le fondamnta di esistenze non chiuse su se stesse: o se si vuole visualizzre il concetto con un'altra metafora più materiale - architettonica - si può immaginare come, dandosi sostegno a vicenda, il numero "uno" con il numero "due" si uniscono a reggere la "chiave di volta" formata dall numero "tre". Fuor di metafora la coppia dei genitori e il figlio/a a loro volta nelle loro molteplici possibili triangolazioni sono i rappresentanti - ripeto: i RAPPRESENTANTI non solo i "simboli" - dei tre iniziali e basilari complessi e successivamente, in una fase più avanzata e aperta dello sviluppo, delle personificazioni di idee astratte e di "energie" indicate con gli Archetipi:
  1. orale /la madre come persona o come simbolica "Grande Madre" - notare l'agggettivo puntato sul concetto di "estensione" spaziale
  2. anale/il padre come persona o come autorità e come "Vecchio Saggio" - concetto caratterizzato da un aggettivo mirato sulla linearità del "tempo"
  3. compiutamente genitale il figlio/a: ovvio frutto della "genitalità" dei genitori, ma anche come simbolo fallico e archetipico - l'"animus" - di novità, intraprendenza, coraggio,
  4. la "coppia" in quanto ente "creativo" a se stante, che. in parallelo alla parte "figlia" - archetipo "anima" - si presenta come promotore di variazione, fantasia, "amore", libertà.

Complesso di castrazione

"Omar il galletto" della fattoria MckenzieOmar - il galletto - continua a tenerci variamente al corrente delle sue smagliature nella sua carriera di gallo sveglia, ottenendo anche l’aiuto non richiesto di altri personaggi
Nel corso dell'esistenza i "complessi" continuano a ripresentare ed evolvere le loro  acquisizioni, alternando aspetti "quieti", intimi, centripeti ad aspetti esterni, "espulsivi", allargati.
Il passaggio dalle egocentriche sensazioni e emozioni agli affetti e sentimenti rappresenta il compimento della fase tenera, amorevole, premurosa, familiare del complesso di Edipo, ma da questo - "intradosso" -  nodo ormai "sciolto" prende inizio davvero un imprevedibile corso sempre più centrifugo - "estradosso" - esterno e progressivo. Il quieto "orale" e il movimentato "anale" sono talmente differenti da venir concepiti soltanto separatamente, ma questa alternanza, questi due momenti possono invece venir considerati come parti integranti di quel globale "complesso genitale" che segna il passaggio dalla biologia alla sociologia, a fondamento di ogni nuova possibilità e relazione.
Subentrare delle generazioni: ricordi, nostalgie, luoghi e radici...
Oggi a casa dei miei ho voluto rivedere le vecchie foto, molte ancora in bianco e nero, che mi piaceva sfogliare nel letto con mio padre quando aveva il suo giorno di riposo. A parte vedere quanto e come sono cambiati loro, mi padre e mia madre, ho capito chenon stavo più provando nostalgia per le persone che hanno, nel bene e nel male, contraddistinto gli anni della mia infanzia e adolescenza. Soprattutto chi non c’è più. Anche mia zia, seppur con l’amorevole sentimento che accompagna sempre il suo ricordo, mi sembrava presenza di un tempo lontano. Mio nonno persino, che ho sempre pensato mi sarebbe piaciuto conoscere, ma che in fondo è solo vissuto ne i ricordi di mia madre, mi è sembrato estraneo. Mentre guardavo quei volti cercavo di capire se era realmente così, se ne provavo ancora nostalgia oppure no: erano persone, non più nonna, nonno, zia, zio e così via, persone con cui avevo, mio malgrado, perché non scelte, condiviso parte della mia vita. Ma a loro cosa mi legava realmente? Provavo nostalgia per i luoghi, il Veneto soprattutto, ma quello in bianco e nero, quello dei miei genitori bambini, il Veneto povero e contadino, mentre è come se un salto con la macchina del tempo mi avesse portato nel futuro e mi rendessi conto oggi che quel passaggio a Torino dal 1948 in poi aveva svuotato i componenti della famiglia di ogni identità. Loro erano loro finché legati alla terra anche in senso materiale, come lavoro, mentre ar rivati qui si sono afflosciati come fiori recisi. Io avevo a che fare con piante senza radici: hanno vissuto più anni a Torino che nel Veneto ma nei loro ricordi sembra ci sia solo il Veneto: qui hanno lavorato, costruito seppur malamente una famiglia, comprato una casa e non sono di certo irriconoscenti verso la città ma tutto sembra rimandare al Veneto contadino degli anni ’30-’40 (quindi facendo i conti 70 anni fa!!). Guardavo da piccolo quelle foto perché ero curioso delle “mie” radici, ben prima che ci fossero mio padre e mia madre, perché quelle foto erano un contatto con il passato e, forse, mi rassicuravano del fatto che anch’io non venivo dal nulla. Oggi le mie radici sono ben salde dentro di me ma parlano più di luoghi che di persone, più di avvenimenti storici che di pettegolezzi familiari, questo forse mi ha permesso quella sensazione di “familiarità” anche quando ero la settimana scorsa a NY, come se il mondo fosse più piccolo oggi, e come se io potessi vivere ovunque pur essendo sempre me stesso. Certo che molta di quella “tranquillità” era anche dovuta al fatto di avere le chiavi di casa in tasca, soldi nel portafogli, la carta di credito e particolare non da poco un passaporto dell’UE. E questo mi ha rimandato all’importanza del lavoro che in fondo mi ha dato queste possibilità.

Questa difficile fase transitoria non dovrebbe essee un "quarto" complesso a se stante anche se tende a cercare soluzioni in esagerazione magari, come nelle vignette, con un contributo minaccioso o adulante altrui: nella sua essenza si presenta come facciata esterna e dinamica di un armonico intero "complesso genitale". Condensate in un tutto unitario man mano si perfezionano le dotazioni e capacità personali attive e affettive e si approfondiscono e perfezionano le abilità relazionali. E parallelamente, mentre si apre un mondo esterno ben più vasto ed articolato della famiglia di origine, di conseguenza la propria inesperienza costringe a riconoscersi l'incapacità di controllare l'esterno nel prevederne le mosse: bisogna  quindi accettare lo smarrimento dello straniante ignoto e la conseguente sensazione della propria relatività, piccolezza e vulnerabilità... Ma è proprio qui il fulcro di ogni via "creativa": da questa riconosciuta "ignoranza", da questa necessità di riconoscere la propria vera imperfetta identità, accanto a una miriade di diversificazioni si spalanca l'incentivo alla "curiosità" e al piacere anche sensoriale delle successive conquiste di abilità e superamenti: di raggiungimenti progressivi di un attivo e auto sviluppabile "controllo" "allenato" delle proprie dotazioni motorie, ben diverso da una passiva bloccante "inibizione; mentre lo sviluppo progrediente di attenzione e vigilanza per il mondo esterno dei fatti valorizza anche l'impegno e riguardo nelle relazioni interpersonali.
Dall'Enigma della Sfinge riassumibile in: io chi sono? al, anche se pericoloso, so di non sapere di Socrate si evolve la voglia e la capacità di cercar di conoscere, di imparare, di "andare avanti", di mettersi alla prova, di "inventare" ostacoli "contro" cui cimentarsi, limiti da superare, difficoltà da sciogliere; e si evolvono - ormai fuori dai biologici "richiami del cucciolo" - capacità e facoltà e linguaggio con cui poter ... "impartire ordini" mirati a uno scopo condiviso scelto volta per volta - come nelle vignette "svegliare la fattoria". Ma il fare proprio indica la via per davvero comprendere e valutare il fare altrui, ed esser capaci davvero di vagliare e scegliere l'"ubbidire" o il rifiutare. Soltanto così quindi senza rinnegare la propria inesperienza, piccolezza e vulnerabilità, paura e smarrimento e sconfitte ciascuno può giungere a evitare del tutto di farsi sommegere nelle generazioni ingoiate o nell'Obbedienza all'autorità: non come>nelle teorizzazioni di Melanie Klein quando l'accettazione supina e riconoscente dell'obbedienza nella "posizione depressiva" costituisce la pseudo-guarigione dal confuso smarimento spersonalizzato della fase "schizo-paranoide"; né tanto meno come quando - durante il fisiologico "periodo di latenza" - gravi patologie psichiatriche incombenti si mascherano dentro il rifugio apparente e provvisorio di una super-diligenza scolastica.
arcate e chiavi di volta del Ponte Milvio
Chiavi di volta e arcate : un grande ponte sfida lo spazio e i millenni
Architrave o Chiave di Volta (architettura)
Copertura curva, con superficie interna concava Si dicono intradosso ed estradosso rispettivamente la parte interna e la parte esterna della volta; il piano d'imposta è il piano sul quale poggia la volta, mentre la chiave è l'elemento che la chiude alla sommità, con la funzione di garantire la stabilità alla struttura. La classificazione delle volte si basa sulle diverse forme dell'intradosso.

Un'altra citazione evidenzia l'aspetto ottimistico dei passaggi dalle fasi "quiete", "interiori" a quelle "aperte", "variabili": come da feto a neonato, da orale a anale, da Edipo a... scampata "castrazione", da "sorprendenti" a "sorpresi"...:  il ciclo si riapre quando ritorna al "sorprendente" protagonismo dell'essere amati.
Sorpresa fa rima con avventura. Una storia avventurosa è una storia di sorprese. L’avventura è un’altra dimensione originaria di ciò che siamo. Siamo “venuti” “al” mondo (ad-venuti). E cerchiamo, aspettiamo, desideriamo eventi che ci sorprendano in continuazione. Questa spinta che ci porta, sorpresi, nell’avventura dell’essere, colmandoci il cuore, – vero motore del nostro viaggio – potrebbe anche essere l’amore, di cui tanto si parla. (citazione dalla newsmail 26-01-09 di Eugenio Guarini


Ed invece ben più frequenti sono i casi in cui ci si deve accontentare di soluzioni parziali e "sintomatiche", in cui davvero è necessario salvarsi non dal teorico "complesso" ma da un rischio in qualche modo effettivo di "castrazione": potenzialità innate soggettivamente utilizzate come compensazione esistenziale, come "ideali" dell'Io, o come oggetto di sfruttamento altrui, per doti messe a profitto ingigantendone una a scapito di tutte le altre.
E-ducare viene direttamente dal latino ex-ducere=trar fuori e non certo indica sinonimi di "togliere", ma invece e non solo in un passato da denigrare o fra popoli esotici mutilazioni - vedi le mutilazioni genitali femminili - e castrazione potevano e possono venir eseguite come aberrante normalità.
E' notorio come fino a non molti anni fa - ne sono sopravvissuti alcuni fino agli anni 1960 - si castrassero bambini molto intonati per mantenerne la "voce bianca" e così ottenere i soprani "speciali"  i cui successi canori venivano esaltati fin in modi "isterici" e esagerati come, anche se un poco fantasiosamente, descrive il film "Farinelli" (Carlo Broschi, detto Farinelli  1705 - 1782 ).
Alessandro Moreschi

...un'idea di bellezza canora durata oltre tre Secoli dalla seconda metà del Cinquecento , inizio della Controriforma, agli inizi del Novecento quando Alessandro Moreschi - the "last castrato " come lo battezzarono i pioneristici discografici inglesi venuti a registrarne la voce - era ancora attivo nella Cappella Sistina. Non fu veramente l'ultimo, abbiamo testimonianze di anziani evirati vivi fino ai Sessanta, ma dal 1903 un motu proprio Vaticano decise che non si potevano più accogliere bambini castrati per addestrarli alla professione di cantante. (Vedi Sandro Cappelletto: Una voce pochissimo fa (di soprano e baritono)  La Stampa giovedì 6 gennaio 2005 pag 25 Cultura e spettacoli Vedi anche Il castrato di Simone Bartolini).
Vedi anche le vicende storiche e le loro interpretazioni letterarie e filmografiche riguardanti Carlo Braschi detto "Farinelli"




Sembrano aberrazioni assurde di tempi - non poi tanto - remoti: però anche di peggio può accadere a un ignaro bambino con l'approvazione dei familiari e della "medicina ufficiale" in tempi recenti e in un ambito che si proclama altamente "civile", dando luogo a una storia ancora più raccapricciante nella sua "banalità" di situazione inizialmente "privata": tanto più che questa mutilazione è stata sbandierata quasi strumento sperimentale per dimostrare un - creduto! - e ampiamente ufficialmente grande successo del COMPORTAMENTISMO: A macabre tale of medical arrogance... = Arroganza medica: una macabra favola... Infatti questo "caso" in apparenza "privato" ed in realtà di "cavia sperimentale" - vedine la descrizione in: The True Story of JOHN -> JOAN The Rolling Stone, December 11, 1997. Pages 54-97) o in As Nature Made Him:The Boy Who Was Raised As a Girl, autore: John Colapinto - doveva diventare la dimostrazione delle potenzialità e efficacia di una teoria i cui concetti base si restringono in meccanici "stimoli-risposte", spersonalizzanti e "castranti", esemplificandone impostazione e principi che giungono senza remore fino al negare le differenze non solo individuali ma addirittura di GENERE.

Alfred Adler

In senso letterale Alfred Adler non era un "allievo" di Freud ma suo contemporaneo e polemico seguace: era infatti un "medico generico" con una propria esperienza personale e professionale ben differenti da quelle scientifiche e di condizione sociale del "caposcuola". In fondo lo si può però considerare un altro "Maestro", un altro dei capiscuola secondari della psicanalisi: con l'introdurre il concetto di complesso di inferiorità ha descritto e chiarito in modo appassionato un modo di essere sociologicamente importantissimo per la sua enorme diffusione e conseguenze.
<I "ricchi e colti" pazienti di Freud potevano soffrire di nevrosi anche molto gravi, ma in modo ben differente dalle sofferenze dei "poveri" e "semplici" pazienti di Adler. Adler contestava accanitamente la stessa esistenza del "complesso di Edipo" perché dalle proprie osservazioni notava in chi lo circondava quanto la percezione di se stessi fosse quasi soltanto improntata alla sensazione continua di "mancanza", di difettosità, di incompletezza, e di conseguente necessità di confronto con gli altri. Ecco il Complesso di Inferiorità di cui tanto si parla, ben spiegato nella pagina segnalata dal link che inizia:
Possiamo già renderci conto che i bambini trattati dalla natura come da una matrigna sono inclini ad assumere verso la vita e gli uomini un atteggiamento diverso da coloro ai quali sono state elargite fin da principio le gioie dell'esistenza.
E difatti come può considerarsi "completo" chi è stato DEPRIVATO della specificità e VALORI dello sviluppo infantile? Come può vivere intensivamente una propria esistenza consapevole e in continui sviluppi - dall'inizio alla maturità se non alla vecchiaia - chi non ha MAI potuto conoscere gli assoluti VALORI specifici propri dell'avvicendarsi delle fasi di sviluppo? Come può incentivare, coltivare e conservare curiosità, aperture, capacità di "partecipazione", come può vivere in un tempo "interessante" fatto di momenti "completi", di esperienza riccamente vissuta chi, non da "bambino", ma da piccolo moccioso - con tutto il bagaglio spregiativo che la "piccolezza" e la necessità di accudimento comportano - è stato considerato soltanto un ingombro, una "bocca da sfamare" o comunque un adulto difettoso? Come può non confrontarsi continuamente con i "più" e con i "meno" chi è cresciuto - solo "cresciuto" non "sviluppato" - attraversando non fasi di sviluppo ma solo quel penoso tempo di attesa in cui era un piccolo, debole, SCOMODO adulto "sbagliato"?
Ero troppo piccolo per poter rispondere in modo adeguato ai soprusi di un adulto. Non c'è scampo quando si è palesemente piccoli. Ecco qui che mi sarebbe servito rivolgermi verso i miei "pari" invece è come se da sempre avessi voluto vedere solo il mondo adulto come interlocutore. ... I miei alleati sarebbero stati i miei pari e con loro sarei diventato adulto invece li ho sempre snobbati e adesso ne pago le conseguenze.

Adler, Adler il medico generico di povera gente, e Adler il bambino rachitico che era stato, conosceva di persona lo squallore delle periferie urbane reso ancor più squallido dal terribile dopoguerra del 1918: ma sarebbe del tutto fuorviante pensare che possano essere soltanto la POVERTA' economica o la mancanza di cultura a privare un'imponente maggioranza di bambini della loro VERA infanzia, a privarli dell'esperienza esaltante e profondamente maturante del VERO "complesso di Edipo". In tutte le classi sociali creature corte e chiassose, "piccoli esseri incompleti" possono venir soltanto contrapposti ai "grandi", ai "cresciuti" e solo devastanti incesti e non emozioni evolutive possono farli partecipare al  mondo di sensazioni e istinti dei falsi adulti: come loro questi "non-bambini" non conoscono e neanche immaginano possano esistere veri "adulti" (... Ripeness is all) e possa accadere un fenomeno grandioso come il - vero - fondante e liberante "complesso di Edipo": un "assaggio" di grandioso vero innamoramento a liberazione da una unilaterale prospettiva - mortificante se non mortifera - proposta dal complesso anale.
In altri termini: dopo il complesso anale che poteva offrire agli "inferiori" almeno il "fare" come scopo dell'esistere ma comunque verso una vita piatta, verso una strada grigia, usuale, indifferente, inessenziale, scipita…, il complesso di Edipo come ogni innamoramento - e, come su di un piano più impreciso, lo era stato il complesso orale - è premessa di una vera e profonda e vitale espressione di Sé:
... Non fu più possibile accostare l’esistente senza cercare quella stessa eccitazione, quello stesso stordimento, quello stesso battere in testa. Non sarebbe stata vita vera se non arrivava alla stessa intensità. Razionalmente è un pensiero folle. Tutti concordano che non si può vivere ogni giorno da innamorato, appassionato, ispirato, rapito dalla grazia dell’incanto… Ecco, fu proprio di scegliere quel pensiero folle come vera razionalità, che devo aver deciso in qualche svolta lontana dell’esistenza. Non chiedetemi come si fa a diventare miliardari: non ne so niente. Ma se mi fate parlare sull’essere innamorati della vita, se mi fate raccontare le storie dell’incontenibile gioia di essere al mondo, se m’invitate a cantare la follia di chi non può accettare niente meno che l’impossibile… ecco qui ci vado a nozze. Questa è la mia musica.

Yin e Yang

Nei fondamenti della religione e filosofia cinese si trova una classificazione molto autorevole - però da noi soltanto intuita in modo implicito e non definito - che va considerata alla base di ogni conoscenza e attività non solo umana. In ogni aspetto e modalità dell'esistere DUE dinamiche e interscambievoli VIE BASILARI si alternano e si intersecano in ogni momento: l'una come lo Yin, interiore, quieta, espansa, materiale, statica...; l'altra, come lo Yang, collegata con l'esterno e con l'energia: movimentata, diretta, tesa. A loro volta nel loro subentrare l'una all'altra, spostano e valorizzano scambievolmente nelle due direzioni - come nelle linee inferiori e superiori degli  esagrammi dell' I Ching - situazioni, energie e fatti interiori con energie e fatti attinenti al mondo esterno - e viceversa.
La prima via offre la capacità centripeta di godere - secondo l'ormai classica definizione di Freud principio di piacere - o almeno di provare sensazioni, e di conservare e preservare; la seconda - rivolta verso l'esterno - di indirizzare, di padroneggiare, di controllare, di cambiare, ma anche di distinguere, separare, e pertanto anche CHIARIRE e precisare: in attinenza al principio di realtà di Freud. E così, se il complesso orale e il complesso di Edipo appartengono agli aspetti Yin dell'esistenza, ad entrambi debbono seguire - anzi "conseguire" - i loro opposti e simmetrici aspetti Yang: i valori ben sistematizzati del complesso anale possono cioè rinforzare quelli del complesso orale; ma così pure per completare la sessualità creativa e trionfante del complesso di Edipo deve presentarsi un processo di espansione mirata, di apertura al di fuori della famiglia e degli affetti acquisiti: nel complesso di castrazione alla partecipazione al piccolo e statico mondo familiare deve subentrate l'incerta, timorosa se non dubbiosa consapevolezza della fragilità della propria presenza attiva in un mondo vasto, agitato, anche minaccioso. Non più unilaterale come il complesso anale, ma anzi in balìa di un mondo esterno imprevedibile si presenta questo secondo complesso centrato sulla sfera genitale, quel complesso che Freud, con una illuminata intuizione, ha riassunto nei termini di complesso di castrazione. Un pro-cedere curioso e cauto, fiero e umiliabile, differenziante e "sospettoso" dà il via ad un processo unitario e insieme correlato da fattori intersecati e imprevedibili, vastissimo e variegato che si completerà con passaggi analoghi nel grandioso, delicato e pericoloso, capitolo dell'ADOLESCENZA. Si tratta di un insieme di passaggi ben difficili da sintetizzare in poche parole poiché davvero - come i frutti e semi dell'albero - possono espandersi ed esprimersi in numerosissime imprevedibili vie nuove, a loro volta estemamente produttive oppure tarpanti e distruttive come ... d'altra parte anche l'albero stesso che può finire nelle mani di un falegname - e divenire mobilia oppure... Pinocchio, se non trasformarsi in legna da ardere.
La nascita ed il complesso di Edipo introducono il nuovo essere in una NUOVA forma di esistenza - nuova, precaria e delicata, ma stabilizzante -  in quanto collegata alla sicurezza della presenza della FAMIGLIA; invece in primo luogo entrambi questi successivi movimentati e centrifughi complessi decretano l'allontanamento dall'originaria - sicura o pericolosa - famiglia verso spazi da scoprire in via individuale tramite i propri innati talenti, da collegare con scelte o decisioni che si presenterebbero come velleitarie e non come volontarie quando non siano basate su ben valutate  circostanze esterne.

Come il complesso anale, centrato in modo apodittico sulla negazione, anche questa appendice attiva del complesso di Edipo sancisce una privazione e un'anticipazione di futuri - e pertanto forse irrealizabili - sbocchi: entrambi preannunciano aperture esterne proprie della vita adulta - lavoro per il complesso anale, formazione di una propria famiglia: nell'infanzia e fanciullezza queste mete compaiono all'orizzonte ben prima della loro possibilità fisiologicamente attuativa, ben a rischio non solo teorico ed emotivo di conflitti perdenti contro forze ben più potenti e organizzate delle proprie capacità e competenze; ben a rischio anche per la propria sicumera, spavalderia e inesperienza ed anche per vittorie intempestive e precoci. Ora non si tratta più soltanto dello sdipanatoo dis-teso il filo ben avvolto dello s-viluppo: solo una graduale regolarità di emersione dal viluppo può permettere con efficacia di usufruire delle proprie potenziali possibilità, di valorizzare innate peculiari capacità, consentire di formare cioè - in adeguati con-testi umani allargati - fitti tessuti di solida cooperazione, collaborazione, partecipazione mediante basi di "saggezza", e "individuazione", esportabili in sempre rinnovabile, infinitamente ampliabile e trasmissibile e creativa CULTURA.
E' così che acquista significato l'idea di veri insegnamento e apprendimento assimilato; qui davvero l'istruzione non si rattrappisce in mero nozionismo come "accrescimento cumulativo", ma diviene stimolo non soltanto di aperture di conoscenza ma di proposte continuative foriere di autentiche trasformazioni: tali da attuare in vere ri-nascite una instancabile ri-costruzione creativa, rinnovabile di momento in momento.
Ma se le "radici" di ogni sviluppo esistenziale come troppo spesso accade, sono state strappate, marcite o seccate gli "attivi" complesso anale e complesso di castrazione proseguono lo stesso in un preordinato corso: ma già danneggiati in partenza sulla scia dei naufragi delle fasi precedenti si muovono con modalità paradossali come "compensazioni" di queste. Senza basi portanti nel corso di tutta la vita non possono cioè che cercare sbocchi difettivi e scompigliati in una confusione disorganizzata, priva di segnali di età o di situazione: come in un contesto scolastico di allievi "copiatori" destinati prima o poi ad essere bocciati dall'esistenza anche se promossi fortunosamente dalla scuola
L'infanzia non esiste. Esiste lo sviluppo e lo sviluppo è cambiamento liberatorio
Ma è possibile recuperare i disastri?
E' possibiile sciogliere i nodi, le "brutte pieghe" di queste mal impostate esistenze?
 dipanare in modo scorrevole le loro potenzialità?
Come conclusione di questo file/capitolo riporto paragrafi e soprattutto rivelazioni di prima mano già presenti in altri file/capitoli.

Ogni terapia, per non essere solo una compensazione di sintomi, o un fattore di cronicizzazione deve tendere alla piena restitutio ad integrum: ecco perché può esistere una prospettiva finale di guarigione anche per ogni patologia mentale. A proposito di psicoterapia/e si parla tanto di "analisi finita o infinita"� ma anche  anche in questa sotto-specialità della medicina bisogna tendere ad ottenere una cura che possa dirsi sul serio "finita". Lo è quando memoria, presente e possibilità slatentizzate si riallineano in un tutto finalmente armonizzato; quando la persona è giunta davvero alla sua età non anagrafica ma veramente ESPERIENZIALE; quando forma, attitudini, energie, consapevolezze, emozioni ed istinti si sono resi finalmente disponibili.Per concretizzare con documentazioni di PRIMA MANO, copio anche tali e quali i paragrafi conclusivi e fondanti riguardanti la CONSAPEVOLEZZA conclusivi e fondanti di tutto questo lavoro.
Ho spesso sognato qualcosa che mi spaventava a tal punto da obbligarmi a svegliarmi di soprassalto urlando come per difesa rispetto a quell'incubo ma il più delle volte era paura ma non capivo di cosa, intuivo solamente. Quante volte ho poi creduto che quegli incubi notturni mi riportassero al periodo dell'ospedale. Era stata mia madre stessa a raccontarmi più e più volte quell'episodio, quasi cercando di giustificarsi, o forse mi viene da pensare oggi, per farmi credere che tutto avesse avuto quel momento come principio e che se non ci fosse stato quella brutta esperienza la mia sarebbe stata un'infanzia felice. ... L'episodio dell'ospedale sembrava superato eppure quegl'incubi continuavano, fino a quando non ho guardato in faccia ciò che mi faceva veramente paura. Mi sento un pò un sopravvissuto e come loro ho la stessa sensazione che pochi crederebbero a ciò che ho appena scritto.
La scorsa notte ne ho fatto un'altro: ho avuto nuovamente quella sensazione che mi portava a svegliarmi ma questa volta il sogno è continuato perché evidentemente la paura non era così forte. Non poteva nuocermi come nell'altro sogno perché era come se l'avessi immobilizzata, murata. Quasi non ci credo se penso a quanto tempo ci è voluto perché questa storia venisse fuori. Lo sapevo certo ma un conto è saperlo un conto è sentirla la paura.
SINGOLI episodi traumatici o tutta una situazione AMBIENTALE di vero e continuativo PERICOLO? Traumi fisici - percosse, abusi di ogni genere mal-trattamento... - ma quanti anni vissuti nel terrore può trascinarsi dietro anche solo un semplice incrociare di sguardi malevoli?
Con che pazienza e cautela per non arrecare successive ferite è necessario procedere per ricostruire in moltissimi pazienti un solido tessuto di esistenza in una vera restitutio ad integrum; ridar a ciascuno la possibilità di ritrovarsi e ripercorrere uno sviluppo che sarebbe stato il loro NORMALE al posto di quello che era un percorso ad ostacoli continuamente minato, un labirinto senza uscita, con un unico obiettivo: la sopravvivenza.restitutio ad integrum. SINGOLI episodi traumatici o tutta una situazione AMBIENTALE di vero e continuativo PERICOLO? Traumi fisici - percosse, abusi di ogni genere mal-trattamento... - ma quanti anni vissuti nel terrore può trascinarsi dietro anche solo un semplice incrociare di sguardi malevoli? Con che pazienza e cautela per non arrecare successive ferite è necessario procedere per ricostruire in moltissimi pazienti un solido tessuto di esistenza "vera", ridar a ciascuno la possibilità di ritrovarsi e ripercorrere uno sviluppo che sarebbe stato il loro NORMALE al posto di quello che eraun percorso ad ostacoli continuamente minato, un labirinto senza uscita, con un unico obiettivo: la sopravvivenza.
Momenti - belli o brutti, di espansione gioiosa o di fatti traumatizzanti - nel corso degli anni, nel percorso delle "fasi di sviluppo"? Ricordi "rimossi", come pure interpretazioni riduttive, episodiche, sensazionalistiche del proprio passato...? Quanto tutto questo può trasformare il completamento dello sviluppo in un "labirinto senza uscita" e ingarbugliare invece di liberare e dipanare?
E allora adesso è un pò come se avessi mentito a me stesso e avessi perso anche tanto tempo. Questo mi duole di più. Mai avrei immaginato, se non lo avessi provato sulla mia stessa pelle, quanto importante è il ruolo di chi si impegna a diventare genitore, quanto può essere distruttivo per un figlio, (anche senza arrivare all'estremo ultimo dell'infanticidio), se lo sviluppo diventa un percorso ad ostacoli continuamente minato, un labirinto senza uscita, con un unico obiettivo: la sopravvivenza.
Aggiungo sinteticamente che il sogno dell'altra sera sembra avere prodotto qualcosa. Ho l'impressione che quella figura ormai fossilizzata di mia madre abbia un significato più ampio. Mi sembra che si stia verificando una storicizzazione della mia vicenda personale, come se la stessi riconducendo da un piano solo ed esclusivamente personale ad uno collettivo (o generale). Me ne sono accorto guardando stasera un pezzo di uno spettacolo di Paolini sul romanzo di Rigoni Stern: "Il sergente nella neve". Era Storia. Non  c'entravano più mio nonno, mio padre, i loro ricordi, le montagne, Il Veneto eccetera. Potrebbe essere anche un fatto contingente, non so... Però perché non ricondurre questo alle parole di Einstein:
Ora comprendo che il paradiso della giovinezza, così presto perduto, fu un primo tentativo di liberarmi dalle catene del "puramente personale", da un'esistenza dominata solo dai desideri, dalle speranze, dai sentimenti primitivi. Fuori c'era questo enorme mondo, che esiste indipendentemente da noi, e che ci sta di fronte come un grande, eterno enigma, accessibile solo parzialmente alla nostra osservazione e al nostro pensiero. La contemplazione di questo mondo mi attirò come una liberazione... Albert Einstein
Ma si può andar ancor oltre la possibilità di un semplice completamento della propria esistenza come ottimale prospettiva di psico-sociale restitutio ad integrum: al di là di ogni difficoltà, blocco, trauma, sofferenza e compensazione patologica una "speciale" esperienza come questa totalmente vissuta può aprire orizzonti impensati di resilienti maggiorate e valorizzate conoscenza, consapevolezza  e... "sapienza", mentre finalmente torna a scorrere nel tempo il proprio Vissuto in armonia con il corpo. Come spiegava il testo del Torrente in piena, testo di una mail che è un vero brano da antologia: vi si descrive un - anzi IL - fenomeno che dovrebbe comparire una prima volta verso i due anni di età, ma poi espandersi in un suo grandioso sbocco nell'ADOLESCENZA.
Analisi "finita o infinita"? E' soltanto possibile un aggiungimento graduale e fisiologico del proprio "
vissuto in armonia con il corpo" oppure questo è il de-finito traguardo di una "analisi" che abbia raggiunto il suo scopo? Ad ogni modo non è tassativo che avvenga in date precise di sviluppo questo PASSAGGIO OBBLIGATO di introduzione ad una VITA VERA e non "ai bordi", non circoscritta ad un ristretto incomunicante, puerile "se stessi": in ogni momento successivo chi l'abbia perso a suo tempo può - e grandiosamente! - recuperarlo.
Scuola internazionale di studi avaanzatiInfanzia dell'Homo sapiens
Agli albori della nostra storia, i bambini non esistevano. O meglio, non esisteva l'infanzia, che sarebbe un'invenzione relativamente recente, al massimo di due milioni un milione e mezzo di anni  fa. Lo sostiene un gruppo di ricerca internazionale guidato da Jean-Jacques Hublin e dal Max-Planck-Institut di antropologia evolutiva di Lipsia, sulla base di uno studio effettuato sui crani dei nostri antenati. I suoi risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature. L'uomo è l'unico tra i primati ad avere un'infanzia così prolungata: a nascere tanto immaturo e a poter godere di un così lungo periodo durante il quale crescere e imparare. Ma fino a oggi non era stato ancora chiarito a quando risalisse questo  privilegio. Per  scoprirlo, Hublin e colleghi hanno analizzato il cranio del cosiddetto bambino di Mojokerto, un fossile di Homo erectus rinvenuto a Giava e risalente a circa 1,8 milioni di anni fa. Gli antropologi hanno poi confrontato le tomografie computerizzate di questo con quelle di altri crani, di bambini moderni e di piccoli di scimpanzé. I risultati hanno mostrato che il bambino di Mojokerto, che al momento della morte aveva un anno, possedeva già tre quarti  (tra il 75% e l'80%) della capacità cranica di un Homo erectus adulto. Al contrario sappiamo che il cervello di un bambino di Homo sapiens all'età di un anno deve fare ancora molta strada prima di poter essere paragonabile a quello di un adulto della stessa specie. Anzi, come scrive su Nature Hublin un'importante caratteristica dello sviluppo umano è proprio la persistenza di schemi fetali di crescita del cervello anche dopo la nascita. Per questo, secondo i ricercatori, l'infanzia deve essere nata dopo l'Homo erectus e non è mai stata presente nelle specie antichi progenitrici dell'uomo.

Loris Malaguzzi, Summerhill, Il Giornale dei Genitori e i loro contrari

Non sono di sicuro nè economicamente poveri, nè tanto meno "incolti" gli "scienziati" presi in giro in Infanzia: Eziologia & Trattamento, ma sono certo invece da prendere molto sul serio quelli che si "occupano" di prescrivere farmaci per la sindrome da deficit di attenzione e iperattività o - peggio ancora - propugnano una - falsa - serenità a tutti i costi (e "costi" veri: economicamente pesanti). (Vedi anche persino Genesi e libertà della mente. Verso un dominio delle facoltà mentali).
Così i bambini, privati di esperienze vere,
 elaborano fantasticherie a vuoto e compensazioni fasulle
che ne bloccano o deformano lo sviluppo
riducendoli ad adulti immaturi incompleti o sbagliati
e incidendo anche sulle generazioni a venire
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Comunicazione » Sala Stampa » Comunicati Stampa » Gennaio 2010 »
PERISCOPE. I bambini italiani i più obesi: sedentarietà e tv battono il gioco e l'attività fisica all'aria aperta 21.01.2010
PILOT EUROPEAN REGIONAL INTERVENTIONS FOR SMART CHILDHOOD OBESITY PREVENTION IN EARLY AGE
(PERISCOPE)
PRESENTATI I DATI SULLE ABITUDINI ALIMENTARI E GLI STILI DI VITA DEI BAMBINI IN ITALIA, DANIMARCA E POLONIA. I BAMBINI ITALIANI I PIU’ OBESI. SEDENTARIETA’ E TV BATTONO IL GIOCO E L’ATTIVITA’ FISICA ALL’ARIA APERTA
Ammonta a 12,9% il tasso di sovrappeso e a 4,6% quello di obesità infantile nei paesi oggetto dell’indagine e degli interventi del progetto PERISCOPE: Italia, Danimarca e Polonia. In particolare, è l’Italia a mostrare la maggiore prevalenza di sovrappeso e obesità: 21,2%. Colpa soprattutto della scarsa attività fisica e delle troppe ore passate davanti alla tv.
E’ quanto emerge dall’indagine campionaria svolta dal progetto europeo PERISCOPE (Pilot European Regional Interventions for Smart Childhood Obesity Prevention in Early Age) sul tema dell'alimentazione infantile in Europa. Partner capofila del progetto è il Movimento Difesa del Cittadino. PERISCOPE coinvolge, oltre l'Italia, anche altri due paesi in Europa: la Danimarca e la Polonia. Partner di MDC sono la Asl di Brindisi, il Movimento Consumatori, l'Università danese di Aalborg e l'Università polacca di medicina della Silesia . E’ la dottoressa Margherita Caroli, la coordinatrice scientifica: pediatra presso la ASL BR e presidente ECOG (European Childhood Obesity Group), esperta per la nutrizione in età pediatrica per la DG SANCO e la DG RESEARCH dell’Unione europea. Il progetto è cofinanziato dalla EAHC, Executive Agency for Health and Consumers.Arriva la primavera: bambini all’aria aperta
La primavera è alle porte e le giornate presto si allungheranno. Inizia la bella stagione ci sarà l’opportunità di stare con i bambini all’aria aperta. Un momento importante per la loro salute e la loro crescita: i raggi del sole favoriscono la produzione di vitamina D, così preziosa per il corretto sviluppo delle ossa, e le attività fisiche faranno ritrovare vigore e forza dopo i lunghi pomeriggi invernali trascorsi in casa. Come sfruttare appieno le opportunità offerte dall’arrivo della primavera?
Innanzitutto bando alla pigrizia e via libera ai pomeriggi al parco o semplicemente nel cortile sotto casa a giocare a pallone con gli altri bambini. La ricerca ha riguardato un campione di circa 1200 bambini in età compresa tra i 3 e i 6 anni negli asili di tre paesi: Italia, Danimarca e Polonia. L’indagine ha esaminato gli stili di vita dei bambini e delle loro famiglie, il livello di attività fisica praticato e il ruolo degli asili nelle abitudini alimentari dei bambini. All'aperto i bambini possono godere di una speciale sensazione di libertà e indipendenza, possono dare libero sfogo alla loro energia e possono correre, scatenarsi e sporcarsi, liberi da ogni costrizione.
Giocare all'aria aperta è un momento importante per la salute e la crescita dei più piccoli: i raggi del sole favoriscono la produzione di vitamina D, così preziosa per il corretto sviluppo delle ossa, e le attività fisiche danno forza e vigore.
A cura di www.paginemamma.it.
Non pensiamo infatti che una maggior collettiva agiatezza e acculturazione - o pseudo-tale: vedi Né leggere né scrivere  -  porti di sicuro a cambiamenti in meglio, né quindi che si sia in una fase storica di sicuro progresso. Ci troviamo (e forse persino in crescendo e con un crescendo di danni) ancor sempre circondati da un'enorme maggioranza di adulti incompleti e di cattivi genitori: ma non dimentichiamo le possibilità invece esistenti come quelle descritte da Erik Erikson, da Maria Montessori, da Emmi Piklerr e... da tantissimi altri, ad esempio come era (o lo è ancora e per quanto?) la scuola materna di Correggio

(..una città che accredita ai bambini potenzialità e creatività, riconoscendoli soggetti di diritti e portatori di proprie culture e autonomie, crea premesse fondamentali per una più alta condizione di ... Loris Malaguzzi)
PARTECIPARE e RELAZIONARSI: sono parole- chiave del "metodo Malaguzzi"
Il nuovo metodo (ideato da Loris Malaguzzi) si basa invece sulla convinzione che i bambini piccoli possano già imparare a ragionare. Li si incoraggia così a osservare la realtà (l'acqua, il sole o le ombre) e a ragionare su quel che vedono. Facendo questo gioco i bambini imparano a costruire le proprie idee partendo dai fatti. Imparano a guardare la realtà. Imparano a usare la mente come strumento.

Centro Internazionale della cultura e della creatività dei bambini e delle bambine
Noi, più che trasmetttere conoscenza, favoriamo l'autoapprendimento di bambini lasciati liberi di re-interpretare il mondo. Le parole più pronunciate sono partecipare e relazionarsi
20.000 visitatori: in tredici anni sono stati accolti a Reggio 150 gruppi-studio provenienti dall'Italia e da più di 90 Paesi del mondo per studiare il Reggio approach la via emiliana all'educazione: cifre destinate ad aumentre basti pensare che abbiamo una lista d'attesa lunga due-tre anni.
 Maestre giapponesi:
Cresceremo all'emilana i bambini di Tokyo, insegnateci il vostro modello.

Reggio children: la società a capitale pubblico-privato che dal 1994 promuove l'esperienza accumulata negli istituti cittadini sin dagli anni Sessanta.
Definito da Newsweek del dicembre 1991
il miglior asilo di tutto il mondo
Dal 28 agosto 2003 al 22 settembre: Iride, il canale satellitare del festival nazionale dell'Unita', ha ospitato ogni giorno i programmi di Atlantide.tv, in particolare il 29 agosto 2003 è andata in onda alle ore 19:10 una puntata con un documentario sull'asilo Diana di Reggio Emilia. Signori bambini su Diario anno IX n.7 da venerdì 20 febbraio 2004 a giovedì 26 febbaio: Assunta Sarlo, inviata in un bel posto, è andata negli asili di Reggio Emilia, i più belli del mondo, per vedere "l'effetto che fa" la riforma Moratti.

Atlantide tv, non più Iride tvAtlantide tv, non più Iride tv
L'Asilo Diana di Reggio Emilia
Arriva dalla Scandinavia la storia dell'asilo migliore del mondo. Si tratta della prima puntata di una serie di 4 documentari realizzati da Carlo Barsotti per la televisione svedese - e finora mai trasmessi in Italia - sul progetto educativo realizzato da Malaguzzi nelle scuole per l'infanzia del capoluogo emiliano, e preso ad esempio dai pedagogisti di tutto il mondo. E' lo stesso Malaguzzi a spiegare in una lunga intervista la sua rivoluzione pedagogica, che punta a stimolare la creatività e il senso critico dei bambini, incoraggiandoli a sperimentare e indagare. Senza dare loro risposte, ma aiutandoli a costruire un loro criterio di indagine che li porta a seguire un percorso a volte esilarante - come, ad esempio, quando scoprono che "tutto ha un'ombra tranne le formiche" - ma soprattutto ad imparare a pensare. Un metodo adottato oggi da tutti gli asili svedesi, e seguito con interesse in molti altri paesi come Giappone, Canada e Stati Uniti.


La scienza e l'immaginazione?
14a. Gioco e serietà? Assieme a questi Buoni Maestri "moderni" ecco una "antica" favoletta di Esopo/Fedro
Da Favole / Fedro. Libro III.Un Ateniese vide Esopo giocare a noci in mezzo a una frotta di ragazzini; si fermò e lo derise come fosse un demente. Il vecchio, più adatto al ruolo di derisore che di deriso, non appena se ne accorse, allentò un arco e lo pose in mezzo alla via: Ehi, disseParlo a te sapientone, spiega il motivo del mio gesto. Accorre gente. Quello si arrovella a lungo e non capisce il perchè del problema proposto. Alla fine si arrende. Allora il saggio, vittorioso: Rompi presto l'arco se lo tieni sempre teso, ma se lo tieni allentato, puoi servirtene quando vuoi. Così, di tanto in tanto , devi lasciare svagare la mente, perchè torni a te più pronta quando occorre pensare. Da ricordare tanto spesso, nel buono e nel cattivo tempo.

XIV. De lusu et severitate
Puerorum in turba quidam ludentem Atticus
Aesopum nucibus cum vidisset, restitit,
et quasi delirum risit. Quod sensit simul
derisor potius quam deridendus senex,
arcum retensum posuit in media via:
"Heus" inquit "sapiens, expedi quid fecerim."
Concurrit populus. Ille se torquet diu,
nec quaestionis positae causam intellegit.
Novissime succumbit. Tum victor sophus:
"Cito rumpes arcum, semper si tensum habueris;
at si laxaris, cum voles erit utilis."
Sic lusus animo debent aliquando dari,
ad cogitandum melior ut redeat tibi.
<

O come la famosa
scuola di Summerhill - ora fortunatamente riaperta

Summerhill School


Giornale dei Genitori: direttore Gianni Rodari



come si proponeva
Ada Marchesini Gobetti con i suoi libri "per bambini" e ancor più con il suo "amatissimo" Giornale dei Genitori



cinque bambini e tre mondi
Nel 1952 esce per le edizioni S.A.I.E. di Torino [nel 1954 poi passata alle Edizioni Paoline] Cinque bambini e tre mondi di Ada Gobetti, un romanzo che si può definire di fantascienza, nonostante molte altre suggestioni letterarie attraversino il libro: dalla fiabistica classica al romanzo di formazione fino al fantasy, passando per le lezioni di L. Frank Baum e di Antoine de Saint-Exupéry.

Sono da confrontare con il pessimismo sempre attuale di famosissimi classici e le prospettive di sollievo e liberazione di questo libro del dopoguerra - per bambini ma in realtà soprattutto di "fanta-politica"  solo da poco ri-edito dopo più di cinquant'anni.


Cinque bambini e tre mondi
... e: Aldous Huxley Mondo Nuovo, George Orwell 1984 e La fattoria degli animali

Mondo Nuovo1984Fattoria degli animali

storia del gallo Sebastiano

E di Ada Gobetti vedi pure le allegre avventure del galletto uscito dal "tredicesimo uovo": libero, originale, ingenuamente spiritoso, tranquillamente diverso dagli altri nella Storia del gallo Sebastiano (che si può ancora trovare nelle edizioni Fara o in Einaudi scuola) pure da mettere a confronto con altre ben meno allegre "storie" fiabesche e "romanzi di formazione": una favola/apologo - da notare: scritta sotto il fascismo! - di incoraggiamento al non-conformismo, all'accettata "goffagine", alla libertà e amicizia.



Margherita dolce vita di Stefano Benni
Ma questa libertà e allegria sono da accostare all'appassionata e passimistica denuncia, all'ironia dolce e feroce del romanzo di Stefano Benni, pur in apparenza ancor più fiabesco di altri suoi romanzi di fantapolitica: Baol. Una tranquilla notte di regime. L'ancor più amara Margherita Dolcevita -  Editore: Feltrinelli: - che, da un racconto in apparenza intimistico con una bambina protagonista, giunge alla tristissima e feroce rappresentazione di una società in evoluzione verso una terribile distruttività

Segnalazioni varie (ottimistiche)

Ottimistici  i bambini della scuola di questo documentario (ora il film è Etre et avoirsottotitolato anche in italiano)locandina "Etre et avoir"
o come si poteva trovare nei testi e nei links del sito ora non più attivo Le esperienze Un video molto importante: Periscope, obesità infantile in Europa
spot prevenzione obesità infantile

Questo piccolo cartone animato, disegnato con tratti delicati e molto espressivi racconta un NORMALISSIMO CAPRICCIO, di una NORMALISSIMA bambina, nel suo NORMALE inizio, decorso e "lieto fine": in un così breve tempo, in meno di cinque minuti, e con così pochi tratti lo si rappresenta e rende partecipi tutti in modo istruttivo ma anche estremamente piacevole e graditissimo persino a bambini molto piccoli.


per acquistare SIENTJE
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Eppure, entrare nel tempo misconosciuto dei mutamenti
non è poi tanto difficile.
Basta essere presenti con simpatia, collaborare con rispetto
partecipare con curiosità e piacere.
prendere finalmente sul serio
l'evoluzione dei bambini.
E riattivare, intanto, anche la propria

Ed ecco che allora anche 
Nati per leggere
Le storie che ascolta lo portano in volo,
 gli danno parole che non conosceva,
 gli mettono in fuga i mostri più cupi,
rispondono quiete a mille perché.
 Leggi ogni giorno con il l tuo bambino.
Digli così quanto bene gli vuoi, fagli un regalo che dura per sempre.

laboratorio di filastrocche







Un laboratorio di filastrocche per imparare a costruire un verso...


il veliero

Lo sport più adatto al bambino? Si sceglie con il medico
Roma, 22 ott. (Adnkronos Salute) - ... Sono le indicazioni del libro 'Il bambino il pediatra lo sport', primo volume della collana monografica, diretta da Gian Luigi Marseglia, della Società italiana di pediatria (Sip).... 2) Vietato proiettare sui figli le personali ambizioni e forzarli sulla scelta di una disciplina. 3) I piccoli devono avvicinarsi all'attività sportiva come un gioco....5) Solo verso i 12 anni la maggior parte dei bambini è in grado di capire pienamente i complessi meccanismi dell'attività sportiva e ha raggiunto, sul piano fisico e psicologico, la maturità necessaria per iniziare un'attività agonistica adeguata, comunque, alla sua età ...8) Non è necessaria un'attività fisica intensa per ottenere grandi benefici per l'organismo. Possono essere sufficienti, come indica il ministero della Salute, 15- 20 minuti al giorno di un'attività vigorosa tipo corsa o un'altro sport aerobico.


Ludobus
  1. DAGLI SPAZI PER GIOCARE AL TEMPO DEDICATO
  2. DALLE TRADIZIONI DI GIOCO ALLA SCOPERTA DEL GIOCO NELLE DIFFERENTI CULTURE
  3. DALLA STORIA ANTICA DEL GIOCO E DEI GIOCATTOLI ALLE INNOVAZIONI TECNOLOGICHE E MULTIMEDIALI 
  4. DALLA PRODUZIONE DI MERCATO ALLE INVENZIONI LUDICHE
Nel Congresso Internazionale dei Ludobus, svoltosi a Weimar (Germania) nell'ottobre del 2000, è stata proposto la candidatura di Torino per l'anno 2005, ad ospitare il 35° Congresso Internazionale, candidatura approvata dall'organismo internazionale. Time TO Play, (questo è il titolo dell'iniziativa) rappresenta un'occasione unica per la nostra città, di accogliere esperienze e realtà nazionali e internazionali, legate al variegato mondo del gioco e dell'educazione. Il tema scelto per accompagnare la riflessione è quello del tempo che scandisce e qualifica non solo il gioco Il filo conduttore dell'iniziativa, è far convivere in una grande manifestazione educativa, servizi, progetti e interventi che in questi anni hanno caratterizzato le politiche educative rivolte all'infanzia, le quali saranno coinvolte su tutti gli aspetti di riflessione, che riguardano il gioco nel termine più ampio possibile. L'esperienza dei ludobus diventa un'occasione di incontro, la Città di Torino, una grande piazza educativa per confrontarsi e innovarsi.


Link interni ed esterni collegati all'argomento

E' molto importante il file/capitolo Consapevolezza e memoria: impostazione sintetica e globale del principio filosofico a cui si attiene tutto questo lavoro tanto più se collegato ai file/capitoli: Un brutto sogno. Una bambina e un'incubatrice: esperienza dalla nascita. e al documento da cui ha preso origine: Documento sogno Quasi in contrapposizione ne è il file/capitolo derivato dalla sgradevole polemica espressa nella  Lettera aperta e tempo di mutamentiIMBROGLIO E' IL CONTRARIO DI SVILUPPO. Da: 'La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù' Per chiarire meglio l'impostazione metodologica polemica e normativa il file Opinioni, fatti, accuse ora è sdoppiato nei due file - italiano e inglese - Opinion, fact, complaint

In particolare per quanto riguarda i bambini:
  1. Date un'occhiata divertita ma prendete sul serio: Come il babbo non ce n'è... (Riding the father)
  2.  e ai sarcastici pseudo-dettami di una pseudo-dottrina e pseudo-biblografia:Infanzia: eziologia & trattamento
  3. meditate sulle sagge spiegazioni dei: Dieci motivi per rispondere al pianto del bambino
  4. imparate i - veri - dettami della fondamentale: Convenzione ONU sui diritti delle bambine e dei bambini
  5. Indicazioni riassuntive dei concetti principali si trovano nell'Indice di Infanzia: tempo di Mutamenti: nelle Conclusioni e nell'Indice vero e proprio del libro
  6. Per poter prender una posizione informata in merito ai bambini seriamente minacciati: da una pseudo-scienza medica abusante Basta un poco di zucchero e la pillola va giù...
  7. e dai generalizzati precetti mutilanti di: Delgado e Skinner
  8. non solo teorici ma messi in atto in ESPERIMENTI SU BAMBINE/I

Ma non sottovalutate le "fatiche" e le difficoltà e gli impegni degli adulti

Le casalinghe sono managerl'infanzia dalla parte degli adulti...
  1. Indice de Le faccende domestiche
  2. Che cos'è il "lavoro emozionale"?
  3.  Prefazione
  4. Dalla famiglia preistorica alla famiglia utopistica
  5. Indice di Infanzia: tempo di mutamenti
  6. Quando la cartella clinica è terapeutica...
  7. L'importanza dei ricordi, delle emozioni e delle idee sul futuro

Dopo la pubblicazione del libro aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti e segnalati di volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti e novità / Novelties on the site: anche se si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche.
ed anche all'indice delle pagine in inglese

illustrazioni Klara Pap
Per una crescita liberaL'importanza di non interferire nella libertà di movimento dei bambini fin dal primo anno di vita.
Le illustrazioni dei bimbi sono state tratte dal libro di Emmi Pikler- Illustratrice Klàra Pap Per una lettura in italiano più estesa ed aggiornata vedi: Emmi Pikler Datemi tempo ed. Red/Redazionale, ora però esaurito...(Vedi anche Videos produced by the Pikler-Loczy Emmi Pikler Institute) (La principale bibliografia è comunque in tedesco).
Per trovare/ordinare copie di questa edizione:
Distribuzione Libreria Editrice Cortina Corso Marconi 34/a 10125 Torino ITALY Tel.: +39 0116507074 / +390116508665
Fax: 00390116502900


Poiché gli aggiornamenti necessari continuano ad essere praticamente incessanti, si rende via via ... quasi "obsoleto" il testo pubblicato. Il sito può seguire e temporaneamente integrare queste innovazioni ed è appunto predisposto a questo scopo, ma così si amplia in modo eccedente le dimensioni di un solo volume cartaceo: alcuni file - già pubblicati come capitoli del libro ENCICLOPEDICO saranno pubblicati AGGIORNATI in una nuova veste editoriale: come volumetti TEMATICI in cui, raggruppati per singoli argomenti, aggiornati e completati, i capitoli ormai superati del libro Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi -> Adulti di DOMANI vi compaiono i a cominciare da Infanzia un mestiere difficilissimo assieme a un nuovo file / To complete and to outline che offre una sintesi organica e riassuntiva di tutti i problemi in discussione. Molti file in pdf sono stati aggiunti in rete: ESPERIMENTI SU BAMBINE/IQuando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vita?, Medicina: scienza applicata e multidisciplinare: Emozioni, istinti, ricordi, contraddizioni ed anche allo stesso Consapevolezza e memoria
I capitoli dei vari libri molto più completi dei file in .htm si possono scaricare da ora anche dal sito a partire dai relativi link, ma se tutti i nuovi volumi possono esser acquistati come veri "libri", anche i relativi pdf possono venir SCARICATI e stampati a proprie spese dall'utente, però ogni file potrà essere duplicato o riprodotto su supporti elettronici, cartacei o di qualsiasi altro tipo e distribuito solo a queste due condizioni:
1) Il libro, qualsiasi sia il supporto, dovrà essere assolutamente integro e completo sia nel testo che nella grafica; ogni modifica, soppressione, aggiunta di qualsiasi tipo faranno decadere il permesso di duplicazione e faranno automaticamente ricadere nei reati previsti a tutela del diritto di autore.
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L'illustrazione riportata qui sotto e sulla copertina del libro è di Laura Pucci Violi
la scaletta delle età copyright Pucci Violi