Ma se le
"casalinghe sono manager",
in senso socio-economico è
"aziendale" anche
l'organizzazione di cui rappresentano la
"dirigenza": una diffusa
rete di piccole entità comunque aziendali che raccoglie
e contiene una gran percentuale di
"cittadini" attuali e
futuri; in entrambi i sensi -
economico e numerico - si
costituisce come fattore di movimentazione di denaro e di percentuale
di votanti; da considerarsi quindi come entità POLITICA
di
cui tener conto - scherzosamente e
troppo semplicisticamente impersonata in modo proverbiale nella casalinga
di Voghera.
Ma politico
- ed ancor più per i
prospettabili "percorsi futuri" che ne contraddistinguono peculiari
contenuti - significa anche dar la stura ad infiniti motivi di POLEMICA:
non
per niente più e
più volte tutto questo sito è stato preso di mira e
danneggiato: in particolare sono stati più di una volta molto
alterati se non praticamente distrutti e ricostruiti in primo luogo i
preliminari e fondamentali file Imbroglio
è il contrario di sviluppo,
Infanzia: tempo di Mutamenti e
questo: Le
faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro.
Infatti, se esistono di sicuro
favorevoli "prospettive future", esistono pure
"prospettive
contrarie" portavoce accaniti
di intenzioni ostili contro gli sviluppi fisiologici: "prospettive
contrarie" che a loro volta presentano peculiari "sviluppi":
antitetici al normale sviluppo
infantile come preparazione
integrata all'esistenza e molto ostili ai suoi
VALORI evolutivi - anzi da
stravolgere in potenziali - evolutivi - "addestramenti".
Ed è così che - per non
cadere nell'equivoco di essere propugnatori di sterili unilaterali Utopie
- a questo
sito viene aggiunto
l'impegnativo file in PDF - ESPERIMENTI SU BAMBINE/I
- in cui, anche e
soprattutto con testimonianze dirette si documentano alcune fra le
peggiori e deliberate azioni contro BAMBINI.
Non
è pertanto "strano" segnalare e
ribadire che questo file
è stato
GRAVEMENTE DANNEGGIATO tanto da dover venir recuperato dalle Cache di
Google e quasi del tutto ricostruito - come era più di una volta
accaduto ad altri file soprattutto nei paragrafi dedicati ai concetti
base di "sviluppi inter-generazionali".
Data la
vastità e
l'attualità
degli argomenti trattati, importanti aggiornamenti sono di continuo
necessari: i più recenti riguardano il sotto-capitolo #simbiosi-mistificazione,
e ancor più i continuativi rinnovati riferimenti in #mamma_cattiva,
come pure le aggiunte di prima mano e la relativa ristrutturazione di
buona parte del file in #madri_e_figli
e nei paragrafi riguardanti Infortuni
- o pseudo
tali -
sono di frequente da ampliare e/o correggere, magari con rimandi a file
collegati come quello degli scherzosi Raccontini
o al Power point
Prevenzione
pps raggiungibile dal sito Voci di bimbi.
Dopo
la pubblicazione dei libri - italiano e inglese - gli aggiornamenti
sono già iniziati
e molti altri ne verrano fatti: questo file Aggiornamenti
e novità
li ELENCA
di
volta in volta - con in
testa il più recente - seguendo soprattutto le variazioni
concrete dei file
rinnovati: per novità
di
contenuto
ma anche per
risistemazione dello stile e riorganizzazione dei paragrafi e
illustrazioni. Ma se nell'elenco non verranno presentati
quelli
semplicemente
corretti nei link non più attivi, si
consiglia di
considerare
ancora
con
attenzione le più importanti passate modifiche che man mano si
stanno
spostando in coda nell'elenco. Ad ogn modo ogni
immagine che proponiamo si costituisce anche come
link: e come
per ogni altro link,
le
immagini vengono di
continuo
monitorate e
aggiornate.
Ma se intanto gli
aggiornamenti necessari continuano ad essere
praticamente incessanti si rende via via ... quasi "obsoleto" il testo
pubblicato.
Il sito può
seguire e temporaneamente integrare
queste
innovazioni ed è appunto predisposto a questo scopo, ma
così si amplia
in modo eccedente le dimensioni di un
solo
volume: alcuni
file - già pubblicati come capitoli del libro ENCICLOPEDICO sono
in via di venir
pubblicati AGGIORNATI in una nuova veste editoriale: come volumetti
TEMATICI
di un centinaio di
pagine ciascuno contenenti per singoli argomenti i
capitoli ormai superati del libro Bambini
di IERI= Adulti
di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI. Ed intanto anche un nuovo file
è stato aggiunto al sito per completare come ultimo capitolo
TUTTI i nuovi volumi: già dal titolo Considerazioni e
conclusioni si presenta a compendiare ma anche sottolineare
le basi
essenziali di impostazione metodologica e culturale di tutto l'insieme
di questo studio-lavoro. Al primo "libretto tematico"
- Infanzia un mestiere
difficilissimo - avrebbe dovuto seguire direttamente a breve
termine questo - La
casa e i suoi abitanti / Dal concreto al sublimato: dalle fasi di
sviluppo dei bambini agli impegni dei "grandi" - che,
nell'ordine logico dei contenuti,
ne rappresenta la continuazione "adulta": entrambi concorrono ad
impostare ed avviare un discorso strutturante a partire dalle
osservazioni dirette dei concetti-base di
fasi iniziali: incentrato l'uno dalla parte degli adulti, della
vita adulta e soprattuto del LAVORO adulto, l'altro dalla parte di chi
è od era stato in via di sviluppo - vedi il tema della continuità
dello svolgersi delle età, discusso più in
dettaglio in Consapevolezza
e memoria. Ed infatti, data la sua importanza introduttiva
generale, è stata appunto anticipata la pubblicazione dal lato
cronologico editoriale del volume Consapevolezza e memoria
in cui i vari capitoli di presentazione generale e di esemplificazioni
testimoniali si affiancano in un ben definito disegno
metodologico.
Infanzia:
tempo di mutamenti? Infanzia un mestiere
difficilissimo? Madri e figli? Simbiosi-mistificazione?
I richiami
del cucciolo? Mamma cattiva? Faccende? Ergonomia? Infortuni?
Il
testo attuale costituisce la
riedizione di un volume -
Nuova Italia 1974 - che allora aveva come titolo
I complessi della casalinga - mentre più pertinente è
ora questo titolo "fenomenologico"LE FACCENDE DOMESTICHE. Ergonomia
e
psicologia di un VERO lavoro, che ne precisa
meglio le
finalità non descrittive e/o "amene" ma scientificamente
divulgative e non rischia di far dimenticare i suoi autentici dinamici
multigenerazionali significati. Questo proposito deve tener conto
comunque anche della "circolarità" e dell'alternanza bi-univoca
inerente a questi argomenti, cioè dell'intreccio indissolubile
tra "VERO lavoro" e vita familiare: questo libro va quindi affiancato a
un testo pubblicato successivamente Infanzia:
tempo di mutamenti - 1999 - che ne è il
completamento speculare. Entrambi
concorrono ad impostare ed avviare un discorso strutturante a partire
dalle osservazioni dirette dei concetti-base di fasi iniziali:
incentrato l'uno
dalla parte degli adulti, della
vita adulta e soprattuto del LAVORO adulto, l'altro dalla parte di chi
è od era
stato in
via di sviluppo
- vedi il tema della continuità dello svolgersi delle
età, discusso più in dettaglio in Consapevolezza
e memoria. I complessi
della casalinga? Infanzia:
tempo di mutamenti?
Il
titolo dell'edizione precedente
- 1979 - derivava da una situazione contingente:
sotto
forma di semplici "dispense" vi veniva sintetizzato e raccolto il
frutto di una serie di pubblici dibattiti tenuti - all’epoca dell’Anno del Fanciullo
- dall’11
marzo al 1° giugno ’78 - a cura dell'Associazione Italiana
Donne Medico
di Torino come Corso
di
Sensibilizzazione indirizzato ai genitori, agli operatori
sociosanitari addetti all’infanzia, ma aperto a tutti sul
tema: LA VIOLENZA CONTRO IL
BAMBINO,
rimandante ai concetti delle possibili manifestazioni anche indirette
di Violazioni di diritti del
bambino;
invece - come dice l'attuale intestazione Infanzia:
tempo di
mutamenti - l'intenzione qui prioritaria è quella di
evidenziare e indirizzare i lettori verso gli aspetti fisiologicidelle
discontinuità necessarie dello sviluppo, ponendo il concetto di
sviluppo delle attitudini psico-socio-affettive in parallelo a quello
anatomico degli organizzatori-induttori
dello sviluppo embrionale. Ma neppure da questo punto di vista, che
predilige aspetti "positivi", non è però estraneo il
concetto di possibili "violazioni": se vi si
descrivono e
chiariscono i regolarmente preordinati cambiamenti in differenziazione
visti dalla parte di chi si sta sviluppando altrettanto se ne sottende
il fatto che possano trascorrere sia portati a compimento che
disturbati. Ed è così che ci si raccorda con l'attuarsi
nel corso dell'esistenza di quegli
inizi fisiologici che dovrebbero stabilizzare ogni vita umana a
partire dal contesto infantile ORIGINARIO ed
è
da questi
presupposti che le
LE
FACCENDE DOMESTICHE e I
complessi della casalinga
sono stati
pubblicai rispettivamente prima de LA
VIOLENZA CONTRO IL BAMBINO e di Infanzia: tempo di Mutamenti
rimandano al versante del mondo degli adulti e degli aspetti e
dell'organizzazione del LAVORO.
In
altri termini, reciprocamente
entrambi i libri - l'uno "dalla
parte dei bambini",
questo "dalla
parte degli adulti"
- cercano di contribuire a far considerare le "attività
umane" e
non soltanto gli "esseri
umani"
secondo "paradigmi
di sviluppo" che si
succedono si
collegano in passaggi
diversificati: non casuali - solo in apparenza disorganizzati ed invece
regolari, necessari, consequenziali.
Nel
titolo si parla di un VERO lavoro, ma anche di
"faccende"
al plurale:
si tratta cioè di un LAVORO unitario o non piuttosto di una
serie più o meno organizzata di "mestieri"
e/o di "professioni"?
E quanto è significativo che le si chiamino "faccende": dal
latino = cose da farsi - al plurale? Viste separatamente o nel loro
complesso - queste "cose da farsi", presentano la peculiarità di
dover venir fatte quotidianamente su tempi brevi ripetitivi. Ma non per
questo sono attività irrilevanti o banali, neppure talmente
ovvie da poter venir considerate soltanto come fine a se stesse.
Peculiare aspetto del mondo
adulto, comunque sia, non è tanto il
LAVORO in astratto quanto la molteplicità delle
"prestazioni lavorative" al plurale: ma come gli individui anche queste
a loro volta non dovrebbero essere statiche senza
sbocchi: anch'esse possono evolvere - e non soltanto svilupparsi
partendo da aspetti concreti, corporei - "piccoli" magari "infantili" -
fino a potersi "s-rotolare" verso le più elaborate, "sublimate",
"potenti" forme di partecipazione alla vita associata del presente.
Della vita adulta fa parte la generatività,
cioè la possibilità di far concretamente nascere o
comunque allevare figli;
ma anche in astratto
questa generatività
rivolta verso un lontano FUTURO sublimare
in attività non biologiche ma lavorative: "creative" ad ampio
respiro.
Come la procreazione biologica procede nelle generazioni
successive, la progressione degli elementi tipici dei minuscoli
può "tempi e metodi" del quotidiano, della
vita delle "faccende domestiche"
può espandersi nello spazio e nel tempo, verso tempi e spazi
futuri
imprevedibili e dilatati,
addiritura potenzialmente
"immortali" come le opere d'arte o le grandi scoperte.
Non
solo le "persone",
infatti, ma anche le attività adulte ed ogni
tipo di lavoro hanno basi portanti inziali perfin biologicamente
programmate con i complessi
in funzione di "organizzatori": e in parallelo all'evolversi delle
esistenze individuali anche le attività umane debbono
ingranarsi, partendo da questi presupposti, basandosi su regolari
tappe di sviluppo da cui poi poter evolvere in diversificabili
percorsi. Già dal titolo stesso, il complementare volume Infanzia:
tempo di
mutamenti
descrive l'importanza le difficoltà di queste
disomogenee TRANSIZIONI fondamentali, di queste tappe che dànno
sostanza alle FONDAMENTA, che, s-piegate dettaglio per dettaglio,
rivelano la loro potenza nel loro dis-piegarsi nel divenire.
Dal lato PSICOLOGICO anche queste faccende si s-volgono come azioni e
configurano situazioni che attingono direttamente da vicino
all'INIZIALE NORMALE SVILUPPO bio-sociologico dei normali complessi infantili,
anch'essi al
PLURALE, anch'essi da vedersi nel loro s-volgersi multiforme e
necessariamente contraddittorio; ma altrettanto anche questi
presupposti lavorativi possono evolvere in arricchimenti o coartarsi in
danni. Questo s-rotolarsi dal concreto al
sublimato può cioè accompagnare in progresso la vita
adulta verso la vera MATURITA', come pure può ingarbugliarsi
rattrappendone e/o bloccandone le potenzialità: non solo sul
piano personale del singolo ma anche diffondendo conseguenze
sull'ambiente del presente e sulle generazioni future.
Chi
si occupa di ERGONOMIA
e/o
di PSICOLOGIA potrà
leggere con attenzione
la
parte del libro che gli compete senza troppo approfondire le altre;
mentre chi credesse di trovarvi descrizioni più o meno amene di "casalinghe complessate
probabilmente rimarrebbe deluso.
Ma se ciascuno
potrà
leggere con attenzione la parte che gli interessa senza troppo
approfondire le altre, consiglierei a TUTTI di leggerne almeno
l'ultimo capitolo:
La
casa, se prima di tutto è ABITAZIONE
-
ed anche magari un'estensione di
sé - è pure
un posto
di
lavoro: è la sede delle varie "faccende" - ripeto, dal
latino: cose
da farsi - nelle quali si ritrovano le basi ed i paradigmi
semplificati ma soggettivamente strutturali di moltissime altre
attività lavorative, di molti lavori, mestieri, impieghi,
professioni, cariche e persino affari se non scienze ed arti.
Dal
lato
operativo, ergonomico le "faccende" sono da considerarsi rigorosamente
al plurale ma
si ramificano ulteriormente in una serie di azioni che stanno al primo
gradino del passaggio dal CONCRETO della vita corporea
individuale al più vasto universo dei mestieri e professioni.
Ma, considerate complessivamente, le "faccende domestiche" formano
anche la struttura di base di una vera UNITA'
PRODUTTIVA, che espande la vita
dell'individuo come tale ad entità collettive socio-economiche -
e pertanto anche antropologico-politiche - più vaste.
Ogni
"lavoro" - come pure la
mancanza di lavoro - è una
componente essenziale della vita di ogni adulto normale, una componente
che gioca un ruolo basilare nella situazione psicosomatica
di
ciascuno sia "agente" che "utente" come
fattore
da integrarsi
nell'esistenza
complessivamente fisica e psicologica
fattore
di benessere e di
stabilità
azione
destinata a produrre
CONSEGUENZE sia utili come "prodotti" che dannosi ad esempio come
inquinamento, scomodità, disturbo, se non pericoli a terzi.
causa
per il lavoratore di
pericolo,
affaticamento, e in alcuni casi persino morte (vedi infortuniedisagio
- vedi
gli scherzosi esempi degli oggetti cattivi -
cronicamente
aggravantesi -
ed anche
l'ergonomia che è nata per
studiare e far rispettare nella progettazione una serie di norme per
tutelare la vita del lavoratore ed accrescere l'efficienza e
l'affidabilità dei sistemi uomo-macchina
l'ergonomia
ha allargato il
proprio
campo di applicazione in funzione dei cambiamenti che sono sopravvenuti
nella domanda di salute e benessere
l'ergonomia
propone
l'adattamento di
tali condizioni alle esigenze dell'uomo in rapporto alle
caratteristiche organizzative cui si svolgono le sue
attività.
Palestra o
dieta? Olio di gomito: i lavori domestici aiutano a bruciare le calorie.
Dati di dispendio energetico delle attività di casa, che si
contraddistinguono per medio-bassa intensità e medio-lunga
durata, indicano che insieme agli zuccheri si consumeranno anche i
grassi in eccesso (GUARDA la classifica dei mestieri per dispendio
calorico). Chi lava pavimento o
biancheria perde peso. Per
rifare i letti in mezz'ora, per esempio, si consumano circa 70
chilocalorie (è l'unità di misura utilizzata in biologia
e scienze della nutrizione). Idem per il bucato. Ma se si lavano a
fondo i pavimenti si arriva a bruciarne, nello stesso arco di tempo,
oltre 130. Considerato
che un
grammo di grasso equivale a circa nove chilocalorie, in mezz'ora di
lavoretti si bruciano più o meno dieci grammi di grassi, spiega Alberto
Enrico Minetti,
professore di fisiologia presso il dipartimento di fisiologia umana
della facoltà di medicina dell'Università Statale di
Milano. Lo sforzo maggiore lo
si fa se si decide di spostare i mobili (210 chilocalorie in mezz'ora),
mentre per portare a casa la spesa (500 metri a piedi con due sacchetti
di dieci chili) senza prendere l'ascensore per due piani di scale, sono
richieste 30 chilocalorie, grosso modo le stesse che si consumano
correndo per tre minuti alla velocità di nove chilometri
all'ora. Schiena
dritta e si scansano i dolori.Le faccende domestiche
protratte e ripetute nel tempo possono, come molte altre
attività fisiche, portare inconvenienti al sistema
muscolo-scheletrico. Adottare posture e procedure corrette, come il
sollevamento di carichi a gambe piegate e schiena dritta, può
aiutare a evitarli. La
tecnologia e l'ergonomia forniscono strumenti di lavoro domestico che
sempre più contribuiscono a un uso più sicuro di muscoli
e articolazioni. È bene tener presente, però, che
più i lavori domestici saranno resi facili dalla tecnologia e
dall'ergonomia, meno energia metabolica sarà impiegata, a
scapito dell'utilizzo della casa come surrogato della palestra per
smaltire i chili di troppo.
L'ERGONOMIA
di cui si
parla nel titolo del volume studia non tanto le "persone" quanto ogni
singola azione lavorativa non escluse le differenziate "faccende
domestiche". I loro aspetti quotidiani multiformi e sfaccettati, le
loro azioni e conseguenze, gesti e situazioni, valori e
pericoli nei
loro dettagli operativi forniscono però anche parametri
paradigmatici verso il divenire di molti e disparati lavori: nei loro
possibili sbocchi offrono PROTOTIPI - e apprendistato - di molti MESTIERI
e di molte PROFESSIONI
anche molto "teoriche"e "astratte".
L' Ergonomiasi occupa del
LAVORO. L'Ergonomia ha
come oggetto l'attività umana in
relazione alle condizioni ambientali, strumentali e organizzative in
cui si svolge l'adattamento di tali condizioni e esigenze dell'uomo in
rapporto e alle caratteristiche delle sue attività .ed è
nata per studiare e far rispettare nella progettazione una serie di
norme che tutelano la vita del lavoratore e accrescono l'efficienza
l'affidabilità sistemi uomo-macchina, l'ergonomia ha allargato
il proprio campoì applicazione in funzione dei cambiamenti che
sono sopravvenuti nella domanda di salute e benessere l'obiettivo
attuale quello contribuire alla progettazione oggetti servizi ambienti
di vita e di lavoro perchè rispettino i limiti dell'uomo e ne
potenzino le capacità operative.
Ergonomics
(or human factors) is the scientific discipline concerned with the
understanding of interactions
among
humans and other elements of a
system, and the profession that applies theory,
principles, data
and
methods to design in order to optimize human well-being and overall
system performance.
Infatti,
come nella definizione
statutaria dell'Ergonomia
L'obiettivo
attuale
è quello di contribuire alla progettazione di oggetti, servizi,
ambienti di vita e di lavoro, perché RISPETTINO i limiti
dell’uomo e ne POTENZINO le capacità operative.
Come
per
ogni lavoro i risultati e ripercussioni, prodotti e danni derivano da
prestazioni eseguite in condizioni adeguate o difettose e non solo per
l'ottimizzazione o meno dell'ambiente di lavoro. Ma azioni e
conseguenze delle azioni e tutto quanto può risultarne devono
tener conto dell'efficienza del lavoratore e della sua preparazione
specifica alle differenti mansioni: sia per una vantaggiosa - e non
dannosa - produttività, sia per la sua disponibilità
personale. Nel sito dei
lavori
in casa e nel link della vignetta oggetti cattivi, i
lavori "in" e "di"
casa possono ricevere l'attenzione di un "pubblico" di esperti,
compreso l'interessamento di aziende economicamente importanti, e
così possono sottintendere ad giro di affari anche cospicuo. Ma
dal lato sociologico - e quindi di conseguenza "politico" per
l'estensione numerica del "personale" addettovi - nello stesso tempo i
fattori ergonomici vengono ad intrecciarsi nel bene e nel male con i
fattori che sottendono alla vita ed ai concetti di famiglia
e con basilari elementi ad alto impatto emozionale
dell'esistenza per
il "lavoratore" e per gli "utenti" del suo operato. Il titolo del libro
e di questo file di compendio e aggiornamento sono dedicati all'ergonomia
però altrettanto alla psicologia:
non
ci si occupa solo di "prodotti"materiali o di materiali "strumenti" ma
anche degli aspetti soggettivi del MATERIALE
UMANO
la cui "manutenzione" - compresa la prevenzione degli INFORTUNI
-
non può prescindere da globali condizioni di salute emotiva,
psico-fisica e sociologica.
Proprio
nell'ambito dei "lavori di
casa" l'impatto sociale - presente e
futuro - è profondissimo e impegnativo: i prodotti
della casa sono
ubiquitari come attuali RIPOSO
e
SOSTEGNO per
la famiglia tutta e CHIUNQUE
-
in un modo o in un altro, più in un periodo che in un altro -
è e sarà sempre "utente" di questo "servizio". Destinate
a mantenere in modo quotidiano e scorrevole benessere ed efficienza le
"faccende" possono professiolizzarsi ulteriormente arrivando al vero
impegnativo lavoro dell'ASSISTENZA; ma - quando vi siano FIGLI
- si espandono
in scopi e conseguenze di lunga durata come l'avvio - fortunato o
deleterio di generazioni
future
di cui però a sua volta ogni
persona del presente ha a suo tempo - bene o male - fatto parte.
Dal
lato soggettivo psicologico ognuna
delle differenziate faccende va
distinta - sempre al plurale - nei suoi significati evolutivi, in
quanto dalle loro basi
soggettive, consce o inconsce, dai relativi fattori
strutturanti,
dalle più elementari sublimazioni collegate con i relativi complessi
infantili
deriva - o meno - la capacità e la disponibilità verso
CIASCUNA di esse.
Il
progetto sulle casalinghe di Maria
Teresa Fernández, numero due di Zapatero, riguarda mezzo
milione di donne
27/4/2009 (7:20) - PER
TROVARE UN LAVORO Esame da casalinga
La cucina vale un liceo
MADRID
Nella
Spagna del
femministicamente corretto Zapatero era arrivato
un titolo di studio nuovo di zecca, paragonibile più o meno alla
licenza delle scuole medie superiori: il diploma di ama
de
casa (letteralmente, nella lingua di Cervantes, padrona di
casa,
ossia casalinga). L’annuncio giunge
dalla
Paladina Máxima del gentil (e votante:
le europee sono dietro l’angolo il 7 giugno) sesso, la prima
vice-premier, Maria Teresa Fernández de la Vega.
I beneficiari? Almeno
500 mila
persone, il 90 %
delle quali donne. I requisiti per
godere del prezioso riconoscimento statale, rilasciato dal ministero
dell’Educazione?
Accreditare
esperienza sufficente nella cura
dei bimbi da 0 a 3 anni o degli anziani,
ha
spiegato de la Vega.
La nuova rivoluzionaria
iniziativa
zapaterista, in un Paese ancora
molto machista ed ove sono in stragrande maggioranza le mujeres a farsi
ancor carico dei figli e dei familiari anziani, era partita via decreto
legge deliberato dal
consiglio dei ministri. Il nome scelto è pomposo: Real
decreto
di valutazione ed accreditamento delle competenze professionali
acquisite con la esperienza lavorativa o apprendistato non scolastico.
I primi esami, elaborati con il concorso del ministero
dell’Eguaglianza, Lavoro ed Educazione, per rilasciare la
maturità di «casalinga doc» partiranno prima
dell’estate. Le
persone che otterranno la
titulación potranno
cosí accedere al mercato del lavoro nel settore che si occupa
delle persone dipendenti, ampliato dalla legge sulla Dipendenza (varata
nel 2006 e che favorisce l’assistenza degli anziani o handicappati, i
cui familiari ricevono un aiuto economico per assisterli in casa o un
sussidio per pagare badanti; ndr) e dall’estensione della Pubblica
Istruzione dagli 0 ai 3 anni», precisa orgogliosa la vice-premier.
Per
ottenere il diploma bisognerà sottomettersi ad una
dimostrazione pratica - anticipa La Vanguardia. Il decreto
dei ministeri del Lavoro, Educazione ed Uguaglianza,
stabilirà il
numero dei concorsi annuali per ottenerlo.
GIAN
ANTONIO ORIGHI
Se
si vuole
spiegare in modo
scherzoso e intuitivo il concetto teorico
dei passaggi reciproci dal lavoro alla ... psicosomatica - e quindi dal
sublimato al
concreto ci si può anche divertire con le vignette di
Lupo Alberto.
(Questo
straordinario
personaggio di Silver è nato nel 1974. Queste
vignette -
della serie presente nell'edizione originale 1994 - si trovano ora nel
volume 47 dei Classici del
fumetto
di Repubblica a pagina 167).
I
"complessi" nel loro
regolare alternarsi tra
"essenza" e "movimento", tra fruizione e attività, tra
interiorità e mondo circostante sottendono progressivamente a
tutti gli aspetti della vita con età e momenti della vita di
ognuno in cui ciascuno di essi prevale: chiaramente il LAVORO, ogni
lavoro in quanto tale, si basa sui i "complessi attivi" il primo dei
quali è il complesso
anale le
cui espressioni primarie si aprono sui lavori
esecutivi
o - in un pasaggio più avanzato delle sublimazioni - nei
cosiddetti lavori
d'ordine. Esistono indifferenziate pressioni aggressive
che lo
precedono, ma il suo pieno attuarsi indirizza verso l’energia da
espellere: quindi verso la distruttività ma anche verso i suoi
superamenti in trasformazioni, ridirezioni, riciclaggi e recuperi,
difficoltà e limiti. Queste forze fanno pure parte dell'insieme
delle dotazioni dell'istinto di
conservazione:
presiedono alla lotta per l’esistenza, non solo con i meccanismi di
lotta-fuga ma con il controllo sulle tensioni interne, sul ricambio,
sulle depurazioni, e infine sulle escrezioni: in quest'ottica "pulire",
“purgarsi”, scaricare tensioni o imparare a bloccarle, esercitare "il"
controllo magari distruggendo o impedendo diviene il punto cardine di
ogni mafestazione vitale. Se nel suo aspetto "positivo", "benevolo"
tende a centrarsi sulle depurazioni a costo di restringere i propri
interessi - tanto da dar origine alla quasi comica generalizzazione
diffusa anche in uno spot pubblicitario "regolare le 'funzioni'
dell'organismo"
- fuori dal corpo, queste funzioni biologiche sottendono alle forze che
nella vita adulta diventano attività: attività
caratterizzate da "serietà", puntualizzazione, da proporzionata
o esagerata considerazione dei particolari. Fin dai primissimi inizi e
comunque ad ogni età questi aspetti si manifestano anche in
giochi: monotoni, ripetitivi, avulsi da concreti scopi e magari con la
ricerca di difficoltà arbitrarie contro cui cimentarsi.
Peculiare è il limitare con “regole” e difficoltà il
proprio campo: sembra paradossale e contrario a tanti luoghi comuni, ma
molti adulti - uomini (!) - malgrado siano altrove già
sottoposti ad attività di questa categoria trovano estremamente
“riposanti”=“ri-creanti” attività improduttive ripetitive - dai
cruciverba, alle carte, agli scacchi, ai “gialli”, al bricolage, al
modellismo - come “abitanti della casa” non responsabili in prima
persona della sua gestione si prestano con sollievo
soggettivo ad
attività “casalinghe” occasionali di riparazione e
trasformazione, e persino dalla più paradigmatica delle
principali “faccende”: la semplice PULIZIA.
Nel
file/capitolo corrispondente in
inglese
DOMESTIC CHORES. Ergonomics and
psychology of a REAL work - a suo tempo
molto famosa, e
un testo classico – 1903 – la cui traduzione italiana è
però da moltissimo tempo introvabile: vengono citate e
illustrate le numerosissime e famose pubblicazioni soprattutto di area
femminista, ma non solo. Qui segnaliamo come paradigmatica un'autrice
Charlotte Perkins Gilman e un classico dell'inizio '900:
The home:
its Work and Influence.
Argomento:
case,
sociologia dell'abitazione. Ogni casa, per essere abitabile, deve
rispecchiare un ordine che corrisponda e sia in sintonia con coloro che
la vivono giorno per giorno. L'autrice indaga lo spazio domestico e chi
lo vive, dimostrando come i gesti quotidiani, casalinghi, che tutti i
giorni compiamo quasi inavvertitamente e abitudinariamente, influiscano
sui nostri comportamenti e come spazio domestico e pace interiore
dipendano da un esterno spesso sentito come estraneo e ostile.
Attraverso il pensiero di antropologi e psicologi come Ernesto De
Martino, Marcel Mauss e Heidegger, il saggio indica in che modo lo
spazio di una casa e i rapporti tra coloro che lo vivono costituiscano
il fulcro di gran parte del nostro malessere o benessere esistenziale.
In
un
percorso che si snoda tra stabilimenti industriali - Candy -
racconta, fra molto altro, che gli italiani nel dopoguerra comprarono
prima il frigorifero.
La casa
è prima di tuttoabitazione,
e questo
termine indica un luogo privilegiato anche dal lato "biologico": il
luogo dove si abita rappresenta una parte
integrante
dell'esistenza. e - come in modo tipico e costante la
tana, il
territorio, il nido di molti animali - assume valenze “vitali” la cui
conservazione o perdita può provocare non solo consequenze
emotive e comportamentali, ma anche di salute fisica e/o mentale o di
entrambe.
Infatti se la casa è
prima di
tutto abitazione questo significa
che è sentita anche come una vera “estensione di sé” per
cui vi si “estendono” fenomeni e problemi che potrebbero sembrare
invece inerenti soltanto alla parte fisica, biologica della persona.
(Da non dinmenticare però che in concreto esiste "casa" e
"casa"; esistono topaie
e castelli, slums e rissosi
condomini; condominii
solidali
e collettività più o meno forzate; abitazioni in
città affollate e rumorose e in luoghi semideserti ecc. ecc.)
Questa sera mi
sono
messo a svuotare un po’ gli
armadi e
ho iniziato a preparare scatole e scatoloni per il trasloco. Sà
come mi sentivo mentre lo facevo? Solo. Mi è sembrato che tutto
sia andato avanti e io invece abbia preso una direzione che sa di
solitudine, come se quelle foto, quei compagni di viaggio, scuola
fossero lì occasionalmente, o meglio io fossi lì per caso
ma traessi comunque dalla loro presenza un senso di non-solitudine.
In un certo
senso mi facevano sentire non-solo. Non si può dire che mi
sentissi in compagnia,
partecipe,
presente. Ecco, ora e come se avessi voluto allontanare tutti per avere
chiara la sensazione che invece volevo mascherare, non volevo
ammettere. La morte è anche un più mia. Vado via da
questa casa dove ho vissuto per sette anni, mi porto dietro tutto
ciò che è mio, ma lascio un luogo ed è come se con
questo lasciassi definitivamente una parte di me stesso, tra qualche
settimana sarò in quella nuova, ma sono triste. Non ci
sarà più nulla di mio in quella vecchia ma
sembrerà estranea anche quella nuova.
Ma la
cosa più
pesante è questa sorta di vuoto, vorrei provare un po' di calore
umano, vorrei sentirmi desiderato, vorrei....
Se
avviene in
concomitanza
con il
matrimonio è ovvio che
più fattori si sommino: ma allora come mai molte coppie non
stanno bene a casa ed invece benissimo nel viaggio di nozze (a sua
volta infatti che significato profondo deve avere?) ed anche nei viaggi
turistici successivi? Il senso di solitudine e la coscienza molto
più ... viva (scusate il bisticcio ma non l’ho scritto a caso)
della morte sono proprio dovuti a questo “salto di maturazione”, a
questa nuova profonda crisi esistenziale (crisi o “catastrofe” in senso
matematico) di più completa IDENTITA' conquistata, ma anche
così di consapevolezza di tutta la precarietà e
separatezza che l’identità – cioè l’esistenza
“ontologica” nel senso dei termini usati dai filosofi – comporta.
L'ALLARGAMENTO. della propria identità che viene ad espandersi
nella tana contribuisce alla completezza di una vita significativa:
solitudine o separatezza? Separatezza e accentuazione della separatezza
sono sinonimi di "sofferenza" e qundi soltanto situazioni negative da
cui rifuggire? Ma allora come mai, raggiunto questo tipo di
sistemazione materiale, ciascuno ci tiene tanto alla privacy? Come mai
così spesso ciascuno ha così paura dei “ladri”? Come mai
ciascuno ci tiene tanto alle chiavi di casa quasi fossero una parte di
se stessi? e tende ad affannarsi per munire le porte di rinforzi e le
finestre di tende??? E la stessa “morte” com’è diversa anche
come concettualizzazione quando conclude una vita significativa e non
una vita “incompleta” cioè sentita come una “non-solitudine”
completata solo dalla “compagnia” dagli “altri” utilizzati in funzione
quasi di protesi alla propria incompletezza!
Mi piace
stare
a casa in silenzio,
leggendo qualcosa. Qui, a casa, é come se mi trovassi ovunque,
Italia, Europa, Asia, Africa, che importa. Sò già
che quando uscirò da quel portone mi troverò catapultato
nei rumori, nelle facce della gente, nel traffico, nella scatola a
quattro ruote, nel freddo il posto più bello dove sono stato,
forse il posto dove mi sono sentito meglio. Vorrei poter dilatare
questo tempo, vorrei poter restringere tutto il resto.
...
Oggi
le mie radici sono ben salde dentro di me ma parlano più di luoghi che
di persone, più di avvenimenti storici che di
pettegolezzi familiari,
questo forse mi ha permesso quella sensazione di “familiarità”
anche
quando ero la settimana scorsa a NY, come se il mondo fosse più
piccolo
oggi, e come se io potessi vivere
ovunque pur essendo sempre me stesso.
Certo che molta di quella “tranquillità” era anche dovuta al
fatto di
avere le chiavi di casa in tasca, soldi nel portafogli, la carta di
credito e particolare non da poco un passaporto dell’UE. E questo mi ha
rimandato all’importanza del lavoro
che in fondo mi ha dato queste
possibilità.
Ma la
cosa più
pesante è questa sorta di vuoto, vorrei provare un po' di calore
umano, vorrei sentirmi desiderato, vorrei....
.... intendendo per
lavoro domestico esclusivamente l’insieme delle attività
prestate senza vincolo di subordinazione e a titolo gratuito,
finalizzate alla cura delle persone e dell’ambiente domestico....
Center for
household,
income labour and demographic economics
il centro
inrter-universitario del dipartimento di Economia dell'Ateneo torinese
che fungerà da centro di coordinamento delle
attività di ricerca di 5 Atenei: Firenze, Modena, Pisa,
Roma Tor Vergata
I
RIFIUTI: dai rifiuti in casa agli imballaggi, il ciclo di vita degli
oggetti: analisi L'ACQUA: dal rubinetto del lavandino fino all'acqua
della nuvola, in particolare quella incanalata
Eclissi
Totale, vivere e
giocare in
una casa sicura è un videogame
pensato
per i ragazzi
delle scuole medie inferiori, al fine di renderli consapevoli sui
rischi
presenti in ambito domestico e favorire l’adozione di comportamenti
improntati
alla prudenza. ...
CAMPAGNA DI PREVENZIONE PER LA SICUREZZA DOMESTICA. La
riproduzione realistica degli ambienti domestici, ottenuta grazie
all'uso della tecnologia 3D, permette ai ragazzi di simulare azioni
quotidiane, sperimentando l'impatto delle proprie azioni
Rosanna
D'Ambrosio,
Epidemiologia ed educazione sanitaria, Via della Consolata
10 10122 Torino
tel. 011 5663025, fax 011 5663016
Gruppo di lavoro composta da: Rosanna
D'Ambrosio, Giorgiana Modolo, Flora Scardigno,
Flavia Cavalero S.S. Epidemiologia ed Educazione Sanitaria Asl1 Torinoepisan@Asl1.to.it
Il “Fila Liscio”
è un cd
nel quale si percorrono gli ambienti della casa allo scopo di segnalare
i rischi nei quali quotidianamente ci imbattiamo quando ci dedichiamo
ai lavori di casa, alla cura della persona, a prepararci un
caffè o anche solo a dormire. Le informazioni sono quelle
generali della sicurezza della casa con una particolare attenzione alle
persone anziane che restano una delle fasce di popolazione più
esposte agli incidenti domestici.
Un filo rosso collega oggetti e comportamenti pericolosi e ci guida
alla scoperta di importanti informazioni mentre, una breve scheda
tecnica, che compare cliccando nel cerchio rosso, ci suggerisce
soluzioni strutturali e comportamenti sicuri.
Il Fila Liscio può essere utilizzato nella
formazione degli operatori, in particolare quelli che operano nei
Servizi A.D.I.
(Assistenza Domiciliare Integrata), ma anche negli incontri
di informazione alla popolazione.
Accanto
al comfort,
però, è importante che la casa sia sicura. Impianto
elettrico e a gas a norma di legge, apparecchi elettrodomestici
utilizzati con le dovute cure, camini e caldaie a regola d'arte. Ma non
solo.
Cura e attenzione
sono
indispensabili per prevenire
anche le numerose altre insidie nascoste nelle pareti domestiche
Questi
aggiornamenti sono da completarsi con il file "ospitato": Prevenzione
infortuni
Il Decalogo
della
Presidente di DONNEUROPEE:
Ecco i segreti per
evitare i pericoli
Attenti a
distrazione degli elettrodomestici. IL RAPPORTO ANNUALE DEL CENSIS (e
del collegio nazionale dei periti industriali e dei laureati: 4 milioni
di incidenti nel 2003. Gli italiani vi sono descritti come
distratti e che comportamenti avventati sono all'origine di
gran
parte dei 4 milioni di incidenti domesticiManca nel nostro paese
l'attenzione per le piccole responsabilità.
Percorsi di guerra tra le mura domestiche. A rischio
un italiano su
due, l'anno scorso oltre ottomila morti.
Dal decalogo
del Piccolo Aquilotto: (dedicato ai genitori
per preservare e migliorare la vista dei
bambini
da Lucia Parlangeli ortottista
consulente
esistenziale
1
* Difendere i suoi occhi da infortuni familiari
3 * Usare meno luci artificiali possibili, il neon in specie, che
stanca particolarmente la vista
Incidenti e
lavoro
minorile a domicilio
Un piccolo "aiutante sarto" di quattro
anni - come si deduce anche bene
dai dentini ancora da latte.
Le foto del piccolo
Xiao Yu hanno
dell'incredibile e sono
sconsigliate ai deboli di stomaco. Il piccolo bimbo cinese stava
aiutando i genitori a confezionare dei regali per una
festività cinese
quando è caduto sopra un paio di forbici che gli si sono
infilzate nel
volto.
Il bambino è stato portato
subito all'ospedale di
Pechino.
La lama era penetrata alla sinistra
del naso
per 7 centimetri, bloccandosi sulle ossa facciali. Per i medici che lo
hanno soccorso è un miracolo che il piccolo sia sopravvissuto.
La fotografia
testimonia come l'operazione sia andata a buon fine.
Infortuni
o
fatti criminosi?
... intendendo per
lavoro domestico esclusivamente l’insieme delle attività
prestate senza vincolo di subordinazione e a titolo gratuito,
finalizzate alla cura delle persone e dell’ambiente domestico...
La
missione della Sezione di Epidemiologia
è di
contribuire alla promozione della salute, alla riduzione del carico
sociale ed individuale delle malattie nelle popolazioni umane
Forse
sarà il caso di smetterla di riempirsi la bocca con la
parola famiglia come fosse, aprioristicamente, una cosa sacra e la si
inizi a guardare per quello che è: un insieme di persone.
Persone che spesso nemmeno si scelgono (non solo genitori e figli, ma
talvolta nemmeno marito e moglie).
Dove si può crescere,
svilupparsi e andare verso
il futuro o
rimanere schiacciati, schiavi, o peggio morire.
Un
morto ogni
due giorni,
oltre 1.300 vittime in sei anni: la famiglia
italiana uccide piu' della mafia, della criminalita' organizzata
straniera e di quella comune. E quello che dovrebbe essere il luogo
piu' sicuro, la casa, si trasforma invece nel luogo a piu' elevato
rischio, come stanno a dimostrare gli ultimi fatti di sangue avvenuti
nelle ultime ore a Foggia, Siena, Campobasso e nelle Marche. Dai dati
degli ultimi due rapporti Eures-Ansa sull'omicidio volontario in Italia
- relativi agli anni 2005 e 2006 - emerge una realta' inequivocabile:
un omicidio su tre avviene in ambito familiare.
Home:
in italiano =
"focolare"
In
quante situazioni e
come bisogna cautelarsi? Referti giudiziari di lesioni - o decessi -
refertati
come accidentali
quando invece si tratta di conseguenze di "fatti criminosi"? Anamnesi
raccolte con superficialità o magari drammi - pietosamente
o omertosamente - occultati? Quanti "incidenti" vengono etichettati -
abusivamente - come tali anche in testuali Referti giudiziari,
occultando "fatti criminosi" e così' anche chi lo ha commessi?
Incidenti o delitti? E' quanto meno "opportuno" indicare questi dati
con il segnalare un dato malamente presente nelle statistiche - di cui
non è da sottovalutare la frequenza data la difficoltà di
denunce veritiere e tempestive - cioè le conseguenze di VIOLENZE
a donne - e a bambini! - etichettate e archiviate come INFORTUNI. La Medicina basata sulle evidenze - evidence
based medicine
- fa tesoro dei dati numerici proveniente purchessia dalle - spesso
così fallaci - statistiche e pertanto continua a confermare
questi "accidenti" come incidentali; mentre l'ampliarsi e
l'autoconfermarsi delle statistiche continua illecitamente al
progressivo lavaggio delle coscienze imponendo magari una sempre
maggior puntigliosità di esagerati e scomodi e spesso costosi
provvedimenti antiifortunistici.
La
casa dovrebbe essere il
luogo per
eccellenza ove sentirsi "al
sicuro": ma se l’organizzazione di un “focolare domestico” è
un’impresa socio-economica i cui scopi produttivi non sono soltanto
quelli di “conservare” e “preservare”, ma anche quelli più
impegnativi di assistere e di accudire mentre l'intreccio dei rapporti
tra i vari protagonisti è in modo inevitabile sovraccarico delle
più intense emozioni, sentimenti ed anche primordiali istinti.
Ne deriva un ambito lavorativo-esistenziale così sovraccarico di
tensioni emotive e di risvegli di problemi soggettivi non risolti, che
anche - e PROPRIO! - lo stesso "focolare domestico" può
divenire non una fondamentale sede di tranquilla "protezione",
ma
un luogo pericolosissimo in cui gli adulti fra di loro, i genitori
rispetto ai figli e questi reciprocamente rispetto ai genitori, i
giovani e gli adulti, gli adulti e gli anziani, i sani efficienti e i
malati da accudire ... possono arrivare a dei punti di insopportazione
tale da rendersi colpevoli di violenze di ogni genere fino all'omicidio.
(Studies
and Reports
- International Labor Office: New Ser. November 1, 1982;
ISBN:
9221030857) by Luisella Goldschmidt-Clermont
Published with the financial support of the United
Nations Fund
for Population Activities UNFPA
Battistina
Costantino: Sviluppo
capitalistico (Tesi di Laurea: Università degli Studi di
Torino - Facoltà di Scienze
Politiche Anno Accademico 1973-74 Tesi
3276, relatore
prof. Siro Lombardini)
LOGO: of the
Italian Sea Horse Association: Associazione. Cavallucci marini
Pulire?
Spolverare?
L'italiano 'macho' o
'mammone'? Presto bisognerà aggiungere una terza
categoria: l'uomo di casa. Sono infatti già oltre tremila
gli iscritti all'Associazione
italiana uomini casalinghi, unica
in Italia. L'idea
è venuta nel 1985 a tre amici, che 5 anni fa hanno aperto una
scuola mail
di
tedeschi, spagnoli
Diamoci
da fare: Azioni integrate per l'educazione alla
reciprocità
familiari
nella
Provincia di Torino
Il
progetto DIAMOCI DA FARE è pensato per far
comprendere a
bambini gestire la casa, prendersi cura dei figli, preparare la cena o
stirare le camicie sono compiti alla portata di tutti, non solo delle
donne. Di più, educare alla reciprocità garantire
alle generazioni future una migliore qualità della vita.
CENTRO
POLIFUNZIONALE PER LA FAMIGLIA
Sede
Legale: Via
Michele di Lando, 26 ? 00162 Roma
Sede Amministrativa: via Martiri di Via Fani, 7 ? 00016
Monterotondo (RM) Tel.& Fax.: 06.44292640
Il tema scelto per
accompagnare la riflessione è quello del TEMPO.
Passando
dal
concetto di
"lavoro" ad una visione più allargata, i concetti base dei
contenuti del libro si aprono su criteri personali, sociologici e
fnomenologici circolarmente connessi tra di loro:
La casa è prima di tutto
abitazione - "HOME",
"casa mia" - e quindi una vera estensione di sé
Ma ciò non toglie che
possa pure essere un - se non
il principale - posto di lavoro, di un particolare lavoro in cui si
ritrovano le basi soggettivamente strutturali di moltissime ATTIVITA'
LAVORATIVE nei loro PARADIGMI SEMPLIFICATI.
Ma un altro fattore è forse ancora più
importante: la casa come "home"è
sede di una famiglia di cui OGNUNO è sicura parte in causa e sia
in quanto CASALINGA/O
in funzione, sia in
quanto coabitante con la/il casalinga/o, sia in quanto comunque:
FIGLIA/O.
Ma lo è anche in quanto membro di una FAMIGLIA
non importa
se mono-componente;
e lo
è - giuridicamente in fondo per sempre, sia pur magari come
"erede" - in quanto partecipe di questa effettiva organizzazione
socio-economica.
Ma la famiglia non è certo solo un'azienda
in
quanto statutariamnte ha come personale, come capi, lavoratori... per
definizione persone collegate proprio SESSUALMENTE e affettivamente - da
considerarsi: sia in bene
che in
male - l'una all'altra.
Ma la casa e la famiglia si costituiscono anche come
FAMIGLIA-AZIENDA e, come ogni azienda, devono avere maestranze,
attrezzi, prodotti, fornitori, referenti.
Il lavoro casalingo infatti non copre soltanto un
campo
d'azione PRIVATO:
è un'attività operativa sociologicamente a se stante:
ogni focolare domestico è cioè anche un'impresa pubblicmnte
socio-economica
- di recente riconosciuta in Italia dal lato anti-infortunistico.
Ma questa miriade di piccole "aziende" movimenta un
considerevolegiro
di affari con conseguenze generali
non indifferenti:
vedine - al negativo - addirittura una parte cospicua dell'inquinamento ambientale.
Come ogni azienda ha però prima di tutto scopi
produttivi:
dal lato "conservativo" i PRODOTTI della casa sono, o dovrebbero essere
in modo continuativo RIPOSO
e
SOSTEGNO per
la famiglia tutta,
Ma, quando vi siano FIGLI, si spalanca un essenziale scopoprogressivo:
l'avvio di generazioni future.
Ma a loro volta queste generazioni
future diventeranno adulte,
formate da lavoratori e genitori;
e così ogni attività - comprese le "faccende
domestiche"
- da loro praticata si troverà influenzata dalle basi soggettive,
consce o inconsce, di
ciascuno: quindi i relativi fattori strutturanti derivati
dall'attraversamento - "promosso" o "bocciato" - dei normali
complessi
infantili riveleranno la capacità e la disponibilità
- o meno - verso CIASCUNA di esse e le relative conseguenze.
Questo
file/capitolo non
è
infatti soltanto dedicato agli
aspetti "statici" di ogni problematica privata inerente
alla "casa": i lavori “in” e “di” casa possono ricevere
inoltre l’attenzione professionale di un “pubblico” di esperti in campo
sociologico, come pure l’interessamento di
aziende economicamente importanti - il che sottintende un cospicuo giro
di affari - mentre il lato sociologico comporta anche conseguenze
“politiche” per l’estensione numerica del “personale” addettovi.
Ma non bastano le
considerazioni "statiche": tutto
questo si esprime da ogni suo punto di vista in una dinamica "quarta
dimensione" che intreccia nel bene e nel male
i fattori che sottendono alla vita ed ai concetti di FAMIGLIA e i
più basilari elementi personali ad alto
impatto emozionale, così come per il “lavoratore” che
per gli “utenti”. Il libro che viene presentato in questo
file/capitolo è dedicato all'Ergonomia
però
altrettanto alla Psicologia:
ci si occupa di "prodotti" materiali o
di materiali "strumenti", e globalmente dell'ambiente in cui si
svolgono le "faccende" e dell'adattamento alle relative condizioni
organizzative; ma l'Ergonomia è nata per studiare prima di tutto
il MATERIALE UMANO: delle azioni e della salute ed efficienza del
lavoratore - cioè
di una sua vantaggiosa produttività - come
pure della sua "manutenzione" compresa la prevenzione degli INFORTUNI.
La
famiglia è il luogo
dove ognuno deve sentirsi protetto tutta via fatti di cronaca ci dicono
che non è così, e se è sì importante
tener conto della salute ed
efficienza di chi ci lavora - compresa la sua preparazione specifica -
bisogna comunque considerare che scopo intrinseco di ogni lavoro
è quello di "produrre" risultati e "beni". E se ogni lavoro - in
quanto modificazione attiva dell'ambiente circostante - può
produrre anche danni in questo casoa carico di un àmbito
molto peculiare: si tratta di lavori che si svolgono "in"
famiglia e "per"
la famiglia con un pesante
e reciproco
impatto emozionale. Per il "lavoratore" e per chi usufruisce
del
suo
lavoro è quindi almeno altrettanto importante tener conto di
quanto può risultare dalle sue prestazioni: per sé
ma anche per la famiglia tutta - vedi nel sito esterno dedicato
ai
lavori
in casa e scherzosamente spiegato con le vignette
caricaturali
degli "oggetti
cattivi". Infatti l'impatto sociale - non solo
presente ma
anche
futuro - può risultarne molto impegnativo: i prodotti
della casa
sono ubiquitari come RIPOSO E SOSTEGNO per la famiglia tutta - come e
non solo come ASSISTENZA - ma, quando vi siano FIGLI, acquisisce scopi progressivi come
l'avvio - fortunato o
deleterio - delle generazioni future.
In questa accezione del
termine nel "lavoro casalingo" si comprendono
particolari attività operative a se stanti,
che costituiscono fattori essenziali nell'organizzazione
socio-culturale - e politica - presente e futura: deve permettere riposo e
sostegno
alla famiglia tutta e sottintendere
in
concreto a situazioni il cui prevalente scopo produttivo è il
continuativo stabilizzante "conservare
e preservare", ma ha
un altro scopo invece evolutivo e
progressivo
quando vi siano
figli da
allevare: permettere
e condizionare l'avvio e l'impostazone delle generazioni
future.
In questa accezione del
termine il "lavoro
casalingo"come VERA attività operativa, se costituisce un
fattore essenziale nell'organizzazione socio-culturale presente e
futura, può sottintendere situazioni molto impegnative fino a
giungere a provocare condizioni pericolose
non solo in termini "infortunistici" ma fino ad arrivare alla vera e
propria violenza
domestica.
MATERNITÀ
e FIGLI: "Cuccioli" o nemici? Istinto o apprensione?
Fidati
del tuo istinto
e
ascolta i messaggi che ti lancia il TUO
bambino.
Voi Vi conoscete meglio di chiunque altro al mondo.
Il lavoro casalingo
riguarda
l'esistenza
psicosomatica attuale di TUTTI: e se in modo
primario e
attivo delle donne
cresciute del presente, riguarda anche chi ne è il fruitore e
l'oggetto passivo e quindi anche di chi sta ancora crescendo. Ma se
questi "futuri adulti" sono il prodotto
più significativo e ricco di conseguenze della casa-azienda,
così pure costituiscono una delle più impegnative
responsabilità e assorbenti, variabili e
imprevedibili
fatiche nella vita della
padrona casa in
quanto ogni bambino è
una "persona",
un
particolare
se stesso nel carattere innato ma è anche differente momento per
momento nelle variazioni
tipiche dello
sviluppo.
Dall'altro punto di vista, per i figli la famiglia dovrebbe essere una
condizione quasi ottimale con la madre come riferimento obbligato: ma
ogni
bambino, pur nella sua personale diversità, emorivamente
è per istinto portato a prescegliere le
madri come
oggetto privilegiato a cui
indirizzare il proprio affetto, ed in pratica è comunque
talmente bisognoso di aiuto da non poter
far nulla senza assistenza, e nella necessità quasi
assoluta di condividere
a lungo vita ed attività degli adulti
che lo "allevano". In
accordo o in contrasto tra circostanze e istinto innato, da bambini si
è
partecipi
spettatori dell'attività materna, ma vincolati in ogni
caso ad
accettarla così com'è non importa quanto affidabile
o al contrario temibile, in un circolo virtuoso o spesso vizioso
generazionale in cui vengono e verranno a proiettarsi le esperienze ben
vissute o malamente subite e su cui si struttureranno le basi di quanto
"sembrerà" parte innata del cosiddetto "carattere" e dei comportamenti:
Ma quali ne
sono le
conseguenze e le ripercussioni? quali le testimonianze dei suoi
"prodotti più
significativi"?
ho
compreso la
dedizione, lo smarrimento, il sentirsi così piccoli.
E anche reciprocamente:
L’abuso
è anche far pensare ad un bambino e far fare
delle cose anche semplici, delle scelte, per esempio, lavorando nel
profondo e facendo credere a quel bambino – e all’adulto che ne
diverrà
– che quei pensieri,
quelle
scelte, sono sue. Ma
non è così.
È come se fossero instillati nella
mente dei pensieri. Poco alla volta,
ma costantemente, un lavoro non per tutti, ma per persone certamente
abili a manipolare.
Io non
posso chiedere aiuto.
Devo farcela solo con le mie forze. Non devo
disturbare nessuno e continuare ad andare avanti.
Io non dovevo chiedere aiuto, tra l’altro, per non smascherare mia
madre.
Fiducia
Niente
è immobile,quando tutto sembra avere senso, quel tutto mi
scoppia in viso come una
bolla di sapone, deridendomi e
sbeffeggiandomi. Tutto
cosa? La
FIDUCIA, questione di fiducia, ecco il mio tutto, il
tutto che allora è stato
sgretolato. Come un mobile di legno mangiato dai tarli, dall' interno e
la
prova della loro
esistenza, dell' esserci è data da minuscoli
forellini... e dalla
sottile polverina intorno o sopra l'oggetto. Il non sapere
su chi contare mi
uccide!!!
Da
completarsi
con
osservazioni da parte di un'altra persona:
Ho
sognato che un uomo mi veniva a prendere.
Io sapevo che mi avrebbe portato via, verso una nave e che forse non
sarei più tornata. Non scrivo al femminile a caso: nel sogno,
sognavo
di essere una bambina dell’età di sei, sette anni. Quell’uomo mi
ha
prima portato in un giardinetto, io ero libero ma tenevo stretta la sua
mano, non la mollavo mai, anche se sapevo che quell’uomo mi avrebbe
portato alla morte. Nel mio sogno comprendevo cosa vuol dire sentirsi
totalmente in balia di qualcun altro. Ma nel sogno non lo odiavo, anzi
piangevo cercando di essere mansueta e brava, raccontando molte cose
mie: quand’ero stata coraggiosa, per esempio… In quel sogno,
ho appreso, pur da
lontano molte cose: ho compreso la
dedizione, lo smarrimento, il sentirsi così piccoli.
Come
già detto sopra, il
“lavoro casalingo” è un’attività operativa, e
l’organizzazione di un “focolare domestico” è un’impresa
socio-economica con relativi scopi produttivi: prima di tutto
"accudire" e "mantenere" le persone e “conservare”,
“preservare”, interessarsi a oggetti, strutture e incombenze,
cioè permettere RIPOSO
e SOSTEGNO
alla famiglia tutta. Ma uno scopo ben più impegnativo è
quello “progressivo” cioè l’avvio di GENERAZIONI
FUTURE.
Ma se i figli sono un importantissimo prodotto di quell’impresa
socio-economica che è - o dovrebbe essere - la famiglia,
comunque sia questo implica che siano stati generati e partoriti
sicuramente da una donna, ed allevati per lo più da donne. La
maternità infatti è una funzione fisica esclusiva della
fisiologia femminile, ma non può venir considerata soltanto nei
parametri puramente fisici di fecondità, concepimento,
gravidanza, parto, allattamento: la parola MATERNITÀ
si estende a largo raggio nei campi psicologico, sociale, esistenziale,
lavorativo - allevare, nutrire allattando e poi svezzando e poi
procurando e cucinando..., pulire, sorvegliare, organizzare, educare,
persino insegnare....
Ma
"casa" come
"home" non solo indica ma quasi si identifica in "famiglia" come
sinonimo, e famiglia a sua volta può riassumersi nella coppia
dei genitori con i figli; mentre l'insieme della struttura genitori e
figli, a loro volta
nelle loro molteplici possibili triangolazioni sono i rappresentanti -
ripeto: i RAPPRESENTANTI non solo i "simboli" - dei tre iniziali e
basilari complessi e successivamente, in una fase più avanzata e
aperta dello sviluppo, dei grandi simboli riassunti negli Archetipi:
orale
/la madre
anale/il
padre
compiutamente
genitale il
figlio/a: ovvio frutto
della "genitalità" dei genitori
la "coppia" in quanto ente
"creativo" a se stante.
Per
tutta la fase orale
come ogni volta che si presentino problemi o
situazioni della serie orale, non può esistere pensiero senza
sensazione concreta di con-tatto, e neanche fantasia vera -
che
è una modalità del pensiero - senza un corrispettivo di
sensazione concreta, tattile e/o di puro movimento -
lo stadio senso motorio di Piaget.
Campagna del
Dipartimento della Salute (12
dicembre 2005). Attrici
tra
le testimonial.
DONNE: la svolta
di Londra
- POTETE ALLATTARE
IN PUBBLICO
Nuova legge dopo che una madre era stata fermata alla National Gallery
perché, secondo una guardia
della
National Gallery. stava dando scandalo. Non è una leggenda
metropolitana: è successo soltanto l'anno scorso a Londra in uno
dei Musei più importanti del mondo (che fra l'altro espone
diverse Madonne con Bambino, tema caro ai Maestri del Rinascimento
compreso il capolavoro del Tintoretto L'origine
della via
lattea.)
Esiste una larghissima saggistica dedicata ai vari aspetti di
questi argomenti ad esempio:
a cura di
Vanessa Anne Maher
Il
latte
materno: condizionamenti culturali di un comportamento.
In
occasione
della
settimana mondiale dell'allattamento materno è stata presentata
al Congresso Nazionale della SIP (che si sta svolgendo a Genova) una
indagine sulla cultura dell'allattamento al seno tra le mamme in
Italia. Dall'indagine risulta che, mentre la percentuale di mamme che
esce dall'ospedale allattando al seno (circa il 90 per cento)
è soddisfacente, al sesto mese solo una mamma su due continua ad
allattare al seno, anche se in maniera non esclusiva.
Presentato
ufficialmente al
XX Congresso
nazionale dell'Associazione
Culturale
Pediatri
Cagliari,
10 ottobre 2008
- Il patto di alleanza UNICEF/ACPAssociazione Culturale Pediatri (ACP)
in corso a Cagliari.
Alle
14,30 di
oggi, presso la
Fiera internazionale di Cagliari, il Vice Presidente del Comitato
Italiano per l'UNICEF
Stefano Taravella
e il Presidente
dell'ACP
Michele Gangemi introducono il Protocollo
d'intesa siglato lo scorso 28 maggio e fanno un bilancio dei primi
traguardi raggiunti.
Il
Protocollo
d'intesa
individua sei aree di intervento che impegnano reciprocamente l'UNICEF
e l'ACP per la tutela del diritto alla salute di bambini e adolescenti,
a partire dal sostegno dei genitori che sono i protagonisti della
salute dei loro piccoli:
allattamento al seno
umanizzazione dei reparti
pediatrici con il
sostegno del progetto UNICEF/OMS "Ospedale
Amico dei Bambini" sul territorio
superamento delle
disuguaglianze nella salute
dei
minori
i bisogni dei bambini con
problemi di salute
mentale
ambiente e salute nei bambini
e negli
adolescenti
l'intensificazione dell'aiuto
alle famiglie
Tutte
le madri hanno
diritto a
essere
incoraggiate e a ricevere il sostegno da parte del padre del bambino,
della famiglia e della comunità di appartenenza.
Ma che si
riferiscano a
qualsiasi fatto o situazione prospettive
unilaterali non possono che degenerare in pseudo-normative e quindi
sconfinare nel "paranoico" da cui a loro volta - "con le migliori
intenzioni"
di cui
il proverbio afferma sia "lastricato
l'inferno" - divenire "persecutorie" e distruttivamente
"aggressive". Questo vale per ogni mitizzazione compresa
quella
dell'allattamento materno: il non tener conto delle vere
necessità fisiche, psicologiche - presenti e passate - ed
ambientali delle madri, può ripercuotersi in una catena infinita
- e RECIPROCA
- di malintesi, disagi, sofferenze.
... Oh
come mi odia mia
madre.
Non può guardarmi in faccia...
La
"parte
vittima"
Io
ero il soggetto a cui veniva detto “m’impicci”.
Questa cosa
in questi giorni mi sta angosciando.L’incontro con mia
madre, l’altro giorno… io ho avuto paura, ho avuto paura (ma una paura
vera, altro che…) che dietro quel miagolio della sua voce, quel
“abbiamo fatto tutto per te”, uscisse quell’altra voce, quella
minacciosa, quella che poteva picchiare – e deve aver picchiato
anche e forte – se non le si credeva. Se si metteva in dubbio
quell’“amore”. Così, era meglio se non la contraddicevo. E
intanto non sentivo di nuovo più le gambe, la testa era molle. E
forse comprendo che il mio continuare a cercare di svegliare mio padre,
era in fondo una costante richiesta di protezione da mia madre.
Stranamente, sento come un sollievo quando mi dico che sono una vittima
anch’io.
Quando
riconosco quanto paura ho subito, quanti ricatti, quanto sono stato
schiacciato che ora se potessi farei un urlo che tirerebbe giù
il mondo. Ma non un urlo di rabbia. Un urlo di paura o forse
liberatorio. Combinazione, leggo una frase che mi ha paralizzato e che
dice all’incirca “io
sono
l’esempio di come si possa essere vittima senza essere sfiorati”.
Grosso modo siamo in due. Anche se sento, sempre di più in
queste ore, in questi giorni di veglia, che devo aver preso tante,
tante, tante botte da bambino. E preso da tanto odio, ed essermi
sentito odioso e cattivo. Per essere così d’impiccio. Un piccolo
schifoso che non accettava il bene della mamma e che se se le prendeva
sosteneva pure di non meritarle. Perché lui vedeva. E allo
stesso tempo comprendo di essermi salvato per una forza opposta:
proprio per non aver mai smesso di vedere la verità, pur
nascosta e, poi in seguito, pur tenendola nascosta da me stesso.
Oh come mi
odia
mia madre.
Non può guardarmi in faccia.
Credo
mi
ammazzerebbe se potesse… credo che l’abbia voluto.
E credo che
proprio per questo in fondo non se la sia passata bene neppure lei a
provare tanto odio. Ora mi fermo un attimo.
I bambini
– cioè i
FUTURI
adulti – sono in tutti i sensi il prodotto più significativo e
ricco di
conseguenze della casa-azienda, ma così pure una delle
più impegnative e assorbenti responsabilità nella vita
della padrona di casa. Ecco come il lavoro casalingo riguarda non
soltanto l’esistenza psicosomatica di persone, in particolare di donne,
“cresciute” del presente, ma anche chi per il momento sta ancora
“crescendo”; ecco come qualità e difetti di futuri uomini e
donne rifletteranno qualità e difetti della casa dove sono stati
generati e/o allevati, in prevalenza qualità e difetti dei
vertici dell’impresa, dell’amministratrice: quindi in sostanza e per lo
più della madre. Ogni bambino infatti è un INDIVIDUO, un
particolare “se stesso”, che quando condivide a lungo vita ed
attività in famiglia e con sua madre, allo stesso tempo,
deve accettarla così com’è, non importa quanto talvolta
persin pericoloso ciò possa divenire. Ma anche gli attuali adulti - e
vecchi - erano
prima
bambini e figli: e se ci si può avvantaggiare di un buon
inizio e di
buoni esempi, altrettanto è, almeno quasi sempre, difficile –
pur prescindendo da veri maltrattamenti – non venir influenzati da
quelli cattivi.
Commenti
successivi riguardano
così la manipolazione sottile e
profonda che è durata
anni,
anni, ma una
parte di me non è mai ceduta alla sue manipolazioni
L.
mi ha fatto notare che in questi giorni ero di nuovo piuttosto
strano. Ormai tra me e lui c’è una profonda fiducia. Quando
lui mi ha
parlato apertamente è come se la parte–vittima (che mi accorgo,
era
arrivata già da tempo attraverso un’analogia col presente) fosse
stata smascherata.
O forse
io stesso non avevo più bisogno di ascoltare il
suo grido.
A quel punto è
come se la parte-vittima mi avesse parlato, come se una
frase ficcata nel profondo del cervello fosse venuta in superficie:
Io non
posso chiedere aiuto.
Devo farcela solo con le mie forze. Non devo
disturbare nessuno e continuare ad andare avanti.
Ho
compreso nel profondo
come mi dovessi
sentire triste. Anche quando,
molto più grande, e stando così male, avevo paura di
chiedere aiuto. Ho
ripensato ai primi anni a Torino, a come quella antica input fosse
costantemente “operativo”.
Io non dovevo chiedere aiuto,
tra
l’altro, per non smascherare mia
madre.
Sto iniziando
a pensare che forse
l’abuso non è solo un qualcosa
di
fisico, sessuale. L’abuso è anche far pensare ad un bambino e
far fare
delle cose anche semplici, delle scelte, per esempio, lavorando nel
profondo e facendo credere a quel bambino – e all’adulto che ne
diverrà
– che quei pensieri, quelle scelte, sono sue. Ma non è
così. È
come se fossero instillati
nella mente dei pensieri.
Poco alla volta,
ma costantemente, un lavoro non per tutti, ma per persone certamente
abili a manipolare.
... Quello che ho vissuto da parte di mia madre
è stato un lavoro molto
profondo e perfino raffinato. Una
parte di me non è
mai
ceduta
alla sue manipolazioni.
Anzi ha visto,
in modo chiaro, come invece mia sorella e mio padre ne siano vittima,
ancora oggi… Mia madre ed io ci guardiamo con questa consapevolezza.
Con la stessa con cui io la guardavo da bambino. Per questo mi odiava
allora e ancora mi odia oggi. Ed è una cosa davvero
evidente.
Ciononostante, quel suo
lavoro è riuscito lo stesso ad entrare in me,
come un virus, e a fare il suo corso, covando per anni, decenni.
Oggi che
vedo
queste cose mi rendo
conto di aver davvero imboccato la
via della salvezza, perché so per certo che mia madre mi avrebbe
preferito morto, piuttosto che far sì che arrivassi a vedere la
sua
vera faccia di madre che odia il figlio.
E oggi vivo.
Ma sono stato vittima
di questo tipo di abuso, o, se non è adatto
questo termine, per rispetto alle vere vittime di abuso, di una
manipolazione sottile e profonda che è durata anni, anni.
Purtroppo
moltissimi sono e continueranno a
d esserci "figli" che non
si "sviluppano" ma soltanto "crescono" e divengono a loro volta adulti
- o "pseudo-adulti" - inconsapevoli danneggiati e a loro volta
"preterintenzionali" corruttori, influenzati e portatori - o , ed
è il reciproco analogo, oppositori - dagli
stili di coppia,
di famiglia, di vita sociale (di vita
di casa in particolare) nonché di modalità di lavoro
(non solo del lavoro di casa in particolare) ricevuti come imprinting
nella
propria originaria “casa-azienda”. Ma i genitori provengono a loro
volta da “educazioni” o “modelli”: per peggiorare il quadro, nella loro
nuova organizzazione di casa ENTRAMBI i partners – spesso ancor di
più se GENITORI – portano con sé, persino aggravati e
polemici, i propri pregiudizi, inibizioni, soluzioni puerili e
parziali, ed ogni compromesso esistenziale e nevrotico acquisiti nella
casa dei loro genitori. E quindi è anche in tutto questo
“passato” mal vissuto che si apre – o ritorce su se stessa –
l’evoluzione dei “nuovi cittadini: famiglia per famiglia, situazione
per situazione, ambiente fisico e “morale” di libertà o di
oppressione, spazio e denaro, usi e costumi, isolamento o compagnia,
tenerezza o disagio...
È
probabile che una tipica
famiglia di oggi non
esista, né
come
maggioranza né come media; ma, come ce ne sono sempre state, da
sempre ed ovunque, ne esistono di ben varie e contraddittorie. È
quindi erroneo proporne stereotipate valutazioni: “famiglie all’antica”
come famiglie idealmente “perfette”con le tipiche madri e i tipici
padri del “buon tempo
antico”,
oppure viceversa dichiararsi fautori del nuovo a tutti i costi come
progresso e miglioramento. Ogni idea preconcetta si autoconvalida in
circoli viziosi sia auto-elogiativi che negativi: ma va assolutamente
ribadito in senso generale che, sia che alludano a un globale
miglioramento, sia ad un globale deterioramento simili definizioni non
possono riguardare che gruppi omogenei centrati su se stessi, con
descrizioni banali e autoreferenziali
in modo adatto ad incrementare
"diaboliche" settorializzazioni e razzismi nella loro idolatrata
"separatezza" - noi: i
"buoni",
loro: i "cattivi".
Purtroppo
in ogni epoca ben frequenti sono i casi in cui
si cresce in "dimensioni" ma non si sviluppano appieno le proprie
potenzialità - almeno anche soltanto quelle "biologiche", in cui
davvero è necessario
salvarsi non dal "complesso" ma da un rischio in qualche modo effettivo
di "castrazione".
Il settimo
stadio della
tabella delle fasi di sviluppo di Erikson presuppone
la Genitorialità in
senso lato pena la Stagnazione
dal lato soggettivo; ma
dal lato oggettivo "futuro", genitorialità attuate ma imperfette
finiscono con l'equivalersi come causa pratica di
incuria e/o
discuria.
La discuria rappresenta una
distorsione della
somministrazione delle cure che vengono fornite al bambino, in modo
inadeguato al suo momento evolutivo.
Basandosi
su
un'immagine
statica, soggettiva e utopisticamente
immaginaria atta a colmare PROPRIE mancanze e insoddisfazioni,
molti si credono buoni genitori, buoni insegnanti, buoni medici, buoni
amministratori, se non imprenditori benefattori dimenticando di seguire
il variare delle situazioni e delle interazioni nel loro continuo
veloce cambiamento e di adeguarvisi - non
etichettare il
bambino: ascoltalo! - e non si premurano affatto di tener
dietro i
fatti oggettivi, gli stessi sviluppi fisiologici ed il loro muoversi
nel tempo. Sotto un'apparenza esteriore di ipercura
si
spalancano
così
effettivi lunghi momenti di misconosciuta indifferenza, di incoscienza,
ma anche spesso di insofferenza e pretese che - carichi di conseguenze
a cascata - si oggettivano in pratica in vera - secondaria - incuria
se non in veri
e propri diretti
o indiretti - sadici - maltrattamenti.
Non ha
alcun senso disquisire
generalizzando in vuoti confronti tra metodi e
metodi di
allevamento ed educativi: anzi questo "rompicapo" diviene soltanto un
modo intellettualistico per allontanarsi dalla realtà fattuale,
per addentrarsi distraendosi in equivalenti di vuote fantasticherie
fonte inevitabile di distorsioni e discurie a scapito dei figli propri
e di tutti i bambini con i quali si abbia direttamente o indirettamente
a
che fare.
Il
senso di
delicatezza che trasmette [una
bambina di
tre mesi] e di
come potessi quasi vedere
la soglia oltre la quale spingendomi, ora, come adulto, sarei stato
nella condizione di fare del male mi ha fatto riflettere sulla
mia
esperienza. Ero
troppo
PICCOLO per poter
rispondere in modo adeguato ai soprusi di un adulto. Non c'è
scampo quando si è palesemente piccoli. E' una condizione
frustrante. Ecco qui che mi sarebbe servito rivolgermi verso i miei
"pari" invece è come se da sempre avessi voluto vedere solo il
mondo adulto come interlocutore. ... I miei alleati sarebbero
stati i miei
pari e con loro sarei diventato adulto invece li ho sempre
snobbati e adesso ne pago le conseguenze.
"Bulletti"
-
spregiativo - di oggi o "monelli" - affettuoso - di una
volta?
Madri e padri
di oggi rispetto madri e padri
del passato?
Severità (???) all’antica nell’allevamento dei bambini rispetto
all’attuale permissivismo? O vice versa...
A smentire
una serie
assurda di luoghi comuni valga l'esempio presentato qui sotto.
Come erano
"severi" i "genitori di una volta"? Come si poteva vivere
all'inizio del '900 in condizioni economiche non troppo brillanti? Come
viveva una famiglia abbastanza numerosa e in un'abitazione piuttosto
piccola e come vi si sviluppavano i figli nei primi quindici anni del
XX° secolo? – la fotografia è del 1914.
Un
aspetto
per me fondamentale dell’educazione ricevuta sin dall’infanzia dai miei
genitori, ma soprattutto evidentemente dalla mamma, è stata la libertà....
Ci sentivamo costantemente tutti quattro liberi di agire e di decidere,
consapevoli che agivamo nel modo che la mamma avrebbe approvato.
È difficile spiegarlo: credo che la mamma sin dalla più
tenera età ci permettesse di fare in modo indipendente molte
cose... Con quattro piccoli che avevano a disposizione in tutto due
stanze e una cucina o si doveva esser molto severi per conservare
intatto ogni oggetto, o lasciar agire la fantasia
dell’infanzia...
Subentrare
delle generazioni: ricordi, nostalgie,
luoghi e radici...
Oggi a casa
dei miei ho voluto rivedere le vecchie foto, molte ancora in bianco e
nero, che mi piaceva sfogliare nel letto con mio padre quando aveva il
suo giorno di riposo. A parte vedere quanto e come sono
cambiati loro, mi padre e mia madre, ho capito che non stavo più
provando nostalgia
per le persone che hanno, nel bene e nel male, contraddistinto gli anni
della mia infanzia e adolescenza. Soprattutto chi non c’è
più. Anche mia zia, seppur con l’amorevole sentimento che
accompagna sempre il suo ricordo, mi sembrava presenza di un tempo
lontano. Mio nonno persino, che ho sempre pensato mi sarebbe piaciuto
conoscere, ma che in fondo è solo vissuto ne i ricordi di mia
madre, mi è sembrato estraneo. Mentre guardavo quei volti
cercavo di capire se era realmente così, se ne provavo ancora
nostalgia oppure no: erano persone, non più nonna, nonno, zia,
zio e così via, persone con cui avevo, mio malgrado,
perché non scelte, condiviso parte della mia vita. Ma a loro
cosa mi legava realmente? Provavo
nostalgia per i luoghi, il Veneto soprattutto, ma quello in bianco e
nero, quello dei miei genitori bambini, il Veneto povero e contadino,
mentre è come se un salto con la macchina del tempo mi avesse
portato nel futuro e mi rendessi conto oggi che quel passaggio a Torino
dal 1948 in poi aveva svuotato i componenti della famiglia di ogni
identità. Loro erano loro finché legati alla terra anche
in senso materiale, come lavoro, mentre ar rivati qui si sono
afflosciati come fiori recisi. Io avevo a che fare con piante senza
radici: hanno vissuto più anni a Torino che nel Veneto ma nei
loro ricordi sembra ci sia solo il Veneto: qui hanno lavorato,
costruito seppur malamente una famiglia, comprato una casa e non sono
di certo irriconoscenti verso la città ma tutto sembra rimandare
al Veneto contadino degli anni ’30-’40 (quindi facendo i conti 70 anni
fa!!).
Guardavo da piccolo quelle foto perché ero curioso delle “mie”
radici, ben prima che ci fossero mio padre e mia madre, perché
quelle foto erano un contatto con
il passato e, forse, mi rassicuravano del fatto che anch’io non
venivo dal nulla.Oggi le mie radici
sono ben salde dentro di
me ma parlano più di luoghi che di persone, più di
avvenimenti storici che di pettegolezzi familiari, questo forse mi ha
permesso quella sensazione di “familiarità” anche quando ero la
settimana scorsa a NY, come se il mondo fosse più piccolo oggi,
e come se io potessi vivere ovunque pur essendo sempre me stesso. Certo
che molta di
quella “tranquillità” era anche dovuta al fatto di avere le
chiavi di casa in tasca, soldi nel portafogli, la carta di credito e
particolare non da poco un passaporto dell’UE. E questo mi ha rimandato
all’importanza del LAVORO
che in fondo mi ha dato queste possibilità.
Ai
bambini "serve" soltanto "la mamma"? Simbiosi: quale mistificazione!
Ma
il "futuro" è ben più
importante del "passato", e nel "presente" si dovrebbe esser tenuti a
contare sulla NON INELUTTABILITA' di
ogni "destino", del destino di ogni famiglia e di ogni "discendenza".
Ogni figlio è assolutamente un INDIVIDUO a
sé, ogni figlio ha caratteristiche assolutamente proprie e ha
davanti
nel tempo un percorso non programmabile; ogni figlio deve poter
affermare ad alta
voce
Tutti
dicono che sarò come te: ma
non potrò
invece essere "come me"?
e potersi instradare - e per quanto
possibile fin dai primissimi inizi!
- su quello che dovrebbe
essere il SUO
percorso personale.
L'ho visto
con i miei occhi e
la cosa non mi ha sorpreso ma solo dato una conferma di cos'é il
complesso orale in tempi, direi, fisiologici. L. ha ora poco meno di
sessanta giorni di vita e qualche sera fa dopo una poppata ho visto il
suo volto in estasi. E' durato un paio di minuti, poi si è come
"risvegliato", come se fosse ritornato alla realtà dopo aver
goduto di chissà quale piacere. Mi ha ricordato il volto di un
eroinomane, di chi cerca con la droga esattamente quella sensazione che
lui aveva provato dopo una semplice poppata. Un'estasi mistica a
quel punto
persino lontano dalla madre che lo teneva tra le braccia, come se in
quello stesso istante si fosse consumato anche un distacco da lei.
Impedire tutto questo diventerebbe a suo modo criminale perché
ho avuto la netta sensazione che da lì inizi poco per volta,
poppata dopo poppata, estasi dopo estasi, la vera indipendenza.
Come
può allora un
adulto, una madre in questo caso, decidere quando dire basta.
Interrompere unilateralmente quel flusso significa in fondo dire: stop,
non crescere più, oppure arrangiati, trova qualcos'altro
perché io non sono più disposta a concederti non il mio
latte, la mia tetta ma non sono più disposta a concederti la
possibilità di crescere secondo le tue necessità. Questa
è o no è violenza?
Su questa base
appaiono
piuttosto stupidi tutti i discorsi su
quanti mesi si debba allattare un bambino, quando, secondo idee
preconcette o mode sia giusto iniziare lo svezzamento e interrompere
l'allattamento al seno, oppure peggio ancora quando si parla di vizio!
Ho anche
l'impressione
che quando si magnifica l'allattamento
al
seno spesso ci si limiti a pensarlo come ad un fattore di mero
nutrimento riducendo un evento "enorme" nel suo complesso a qualcosa di
contingente. Quando dico "enorme" è proprio perché nell
stesso momento in cui mi rendo conto del suo significato capisco anche
quanto sia mancato a me e quanto sia "enorme" quella mancanza, quel
passaggio a vuoto. Lo dico oggi e anche in questo momento in cui sto
scrivendo senza emozione, senza lacrime, ma so di certo cosa ha voluto
dire per me: le mie difficoltà di oggi nascono laggiù in
quei primi giorni in cui non c'era estasi. Averla scoperta anni dopo
durante quelle tavolate mi è servito anche per rendermi conto
quanto anch'io avrei voluto provarla in tempi, direi, fisiologici.
PS. A questo
proposito mi
colpisce come si riconoscano, in
linea
generale, queste attenzioni agli animali domestici per esempio, facendo
ben attenzione a non separarli dalla madre prima che abbiano completato
lo svezzamento, intendendo così evitare una inutile
crudeltà, mentre non si usino le medesime cautele con i cuccioli
di essere umano.
Forse non ci
crediamo
più animali.
Istinti? "Castrazione"?
Corporeità e
pienezza dell'esistere "dentro" e "fuori"?
...
nipoti...
figli...
genitori... nonni...: parenti
dell'umanità La "nonnità"
dà il senso della continuità
dopo di noi e, sconfinando nella continuità generazionale
(essendo stati figli e nipoti), consente di riconoscersi parenti
nell'umanità
Se solo potessi vedere
negli occhi di mia madre e di mio padre quanto
importante fossi io...
C'è
poi qualcosa che è legato alla maternità che mi sta
girando in testa.
Oggi ho visto una donna incinta e più tardi un ragazzo la cui
moglie
sta per partorire tutto contento come di chi non vede l'ora, poi,sempre
oggi,la sorella di Veronica (anche lei incinta) mi ha mandato con un
mms la foto dell'ecografia in cui si vede il feto (è quasi al
terzo
mese e vedevo già una persona) in mezzo un'altro papà di
una bambina di
13 mesi che mi raccontava invece di quanto fosse faticoso per lui.
Della
prima in particolare notavo (oltre al fatto che aveva preso un pò di
fisicità, mentre prima sembrava quasi anoressica) le mani
e
l'avanbraccio scoperte; trovavo quella parte del suo corpo molto bella
per il tono, il colore, l'impressione di una levigatezza quasi
marmorea, quella pancia così ben arrotondata (solo
apparentemente una
cosa tutta estetica ma in realtà di come la maternità
abbia aggiunto e
non tolto anzi abbia trasformato un corpo così poco "corporeo"
prima in
qualche cosa di "ammirevole" come
se la natura si fosse presa tutto il
suo spazio e avesse fatto vedere ciò di cui è capace.
Mi viene in mente
il David di Michelangelo proprio nel senso della rappresentazione di
qualcosa che si avvicina in modo straordinario, non alla perfezione, ma
alla pienezza delle forme e al suo essere così "infinitamente
vicino"
al concetto di Natura) E
poi, forse per la prima volta, il pensiero
della
nascita (non mia) ma di una nuova nascita, come qualcosa di
bello,
di una gioia
indescrivibile (quel
padre in attesa era contagioso) quel momento intendo, quando nasce una persona nuova.
Mi
piacerebbe provarlo.
Non
so se alla mia di nascita fossi circondato da questo clima di attesa
positiva ma credo che no, doveva essere ben diverso, ciò che mi
aspettavo era diverso: mi aspettavo e questo lo posso dire senza
vergogna, di vedere
negli occhi
di mia madre e di mio padre quanto
importante fossi io per loro, ma loro non mi guardavano
con
quegli
occhi e per me quella fu la prima, grande, immensa, delusione. Era come
se mi avessero spalancato un baratro senza fine.
Libertà,
aria aperta amicizia con il proprio corpo; bambini
di oggi e bambini di ieri; bambini in città e vita di campagna...
Alberi? giardini? Gioco
dimenticato e giochi nuovi...
Fratelli? Che spazio hanno
nell'esistenza fratelli e sorelle?
Continuità
generazionale? Donne
e uomini? Uomini
e bambini:
"tiranni" o "giocattoli"?
Amichetti? Ti
"faccio amico" ... non ti
faccio più amico...
Non
c'è
scampo quando si è palesemente piccoli. E' una condizione
frustrante. Ecco qui che mi sarebbe servito rivolgermi verso i miei
"pari" invece è come se da sempre avessi voluto vedere
solo il mondo
adulto come interlocutore. ... I miei alleati sarebbero stati
i
miei pari e con loro
sarei
diventato adulto invece li ho sempre
snobbati e adesso ne pago le conseguenze.
Secoli
a
confronto: generazioni in successione dalla seconda metà
dell'Ottocento alla prima
metà del Novecento...
Bambini che crescono, adulti che invecchiano... Ereditarietà e
individualità.
Somiglianze di parentela e carattere personale conservato
nel passar del
"secolo":
la stessa serietà da piccolo nel
1862 e
da bisnonno nel
1934,
accanto a un altro "nonno" con lo stesso sorriso birichino della
nipotina.
Campagna
piemontese 1965:
bambino di cittàche
ha molta voglia di lavorare in
campagna
arrampicare
e...
incontrare amici
Attrezzature
grandi
nella Natura: divertimento, agilità e anche fantasia
"amico albero"... di
città - 1998)
Segnali
del
Cucciolo? Pet
therapy?
Ero io che davo a lui o era lui che dava a me?
Solo
le "madri" possono "dare"
calore? DARE?
Dare: è una gran "brutta
parola": quanto è
gretto questo "dare"(!)
che presuppone di per sé anche il "togliere"(!)
CALORE?
"Calore": chi lo dà se lo
toglie? chi lo riceve se
ne appropria?
Al contrario: qualità
intrinseca
del calore è proprio
quella di poterne far beneficiare TUTTI, in una condivisione
che ne accresce ancora il valore.
FIDUCIA e APERTURA: sentirsi accolti,
amati, ti fanno sentire in pace con il mondo...
Pensavo
all'incontro con la signora A, a come, da subito, ci siamo trovate bene
e all'accoglienza avuta in casa sua. Mi sono sentita per la
primissima volta
una FIGLIA ed è stata una emozione straordinaria, se mi
fosse uscito dalla bocca la parola MAMMA mentre la salutavo, le posso
assicurare che nessuna delle due si sarebbe stupita. Davvero, quando
capitano cose così, sono
felice di non essere morta. Per tutta la serata, mi ha
trattata
come una figlia ed è stato bellisssssimo potermi sentire tale, sentire l'affetto materno che
lei
riversava su me, senza riserve: FIDUCIA e APERTURA. Alla
fine,
sulla strada del ritorno, ho capito quanto quella figura mi sia mancata
e quanto avrei voluto che la mia vera madre non fosse "vera". Ho capito quanto mia madre
non mi sia,
in fondo , mai piaciuta. E' così! E' bello sentirsi accolti, amati, ti
fanno
sentire in pace con il mondo. Sono felice di avere potuto
avere
un'occasione del genere, per me è stato un regalo. Se
avrò dei figli sarò in grado di essere materna e tenera,
senza stressarli e rompergli le scatole? Io credo proprio di sì.
La
"mamma", la
"maternità "...
DOVE sta veramente il punto focale di questo
contesto?
Quanto
sarebbe INDISPENSABILE convincersi invece che CHI DEVE fare da
guida è il BAMBINO
STESSO?
Dolore dei neonati: basta
anche un semplice
prelievo per procurare uno stress ossidativo Venerdì 12 Febbraio 2010 12:50 Ricerca dei neonatologi
del
policlinico di Siena dimostra che bastano solo tre minuti per valutare
lo stress ossidativo dei piccoli pazienti Lo studio
è stato pubblicato sulla rivista scientifica americana Pain
Bastano solo
tre minuti per sapere se
un neonato, dopo un semplice prelievo di sangue, ha subito un dolore
tale da causargli stress ossidativo. Uno studio effettuato dai
neonatologi del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena e
pubblicato sulla rivista scientifica americana Pain,
ha infatti dimostrato che, anche un esame di routine, come una
punturina, può essere così doloroso da provocare uno
stress tale da far aumentare i radicali liberi nel piccolo organismo.La
ricerca, finanziata dalla Fondazione Euraibi, è stata diretta
dal professor Giuseppe Buonocore, responsabile della Pediatria
Neonatale e coordinata dal neonatologo Carlo
Bellieni
dell'U.O.C. Terapia Intensiva Neonatale del policlinico Santa Maria
alle Scotte, diretta dal professor Franco Bagnoli.
E' un risultato sorprendente
- ammette
Buonocore - perchè
analizzando le differenze tra la prima e l'ultima goccia di sangue, in
un semplice prelievo effettuato nell'arco di soli tre minuti, abbiamo
evidenziato importanti variazioni nella quantità di radicali
liberi.
Anzi, dato che
da questi
presupposti dipendono le vere basi di ogni
esistenza - intesa in senso globale nelle sue "quattro dimensioni": del
presente come dell'impostazione del futuro - bisogna precisare con
insistenza che protagonisti di questo scenario non sono gli individui,
le "persone" in quanto entità statiche, ma gli immutabili
istinti di CONSERVAZIONE
DELLA SPECIE. Protagonista dovrebbe essere l'interazione
biologicamente attivata dai SEGNALI DEL
CUCCIOLO,
dairichiami anche
indiretti emessi continuamente nell'ambiente
circostante dai
cuccioli di qualsiasi specie.
E
in
più bisogna ancora aggiungere: soltanto
individui di sesso femminile possono captarli?
Così
scrive invece commosso un giovane amico - scapolo - dei genitori di J.
Domenica scorsa ho tenuto in braccio
J. addormentato, ho
appoggiato la mia guancia alla sua testa mentre dormiva e ho sentito un
calore mai provato, una sensazione bellissima, e non ero io che davo a
lui ma lui che dava a me e il ricordarlo poche ore dopo mi ha
commosso.
Un blog ora divenuto sito con
molti
corrispondenti:
Un "Blog
Notes" in
cui posare qualche appunto di vita per lasciare ai miei figli un
ricordo di quel che è stato e a me
stessa un'istantanea
di un tempo che fugge e di cui è così difficile
carpere diem.
"I
grandi non capiscono mai niente da
soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta": per
fortuna, mio adorato Piccolo Principe,
quando i bambini in
questione
sono i tuoi figli la stanchezza sopraggiunge in loro un po' più
tardi. Così
cresce e impara una madre.
Narratrice
di
successo, acclamata dalla critica come una delle grandi promesse delle
letteratura inglese, Rachel Cusk diventa madre di tre bambini. Un
cambio radicale di vita che le dà l’occasione per raccontare che
cos’è davvero la maternità. Con Puoi
dire addio al sonno l’autrice
di Arlington Park ripercorre i giorni, le settimane, i mesi successivi
alla gravidanza con una intensità e una sincerità che
lascia senza fiato: diventare madre è tutt’altro che un evento
idilliaco. Il conflitto tra la persona che esisteva prima di mettere al
mondo un figlio e la nuova donna, con tutte le sue
responsabilità, le sue paure e i suoi nuovi compiti, è
duro, a volte durissimo. Sospesa tra il desiderio di indipendenza e il
fortissimo attaccamento a quella piccola creatura a cui ha dato la
vita, Cusk racconta con una terribile lucidità, ma senza mai
perdere la tenerezza, che cosa davvero si nasconde dietro un evento
cruciale della vita delle donne, un momento sempre idealizzato ma di
cui forse è giusto, per tutte le nuove madri, conoscere anche le
verità più difficili.
Descrizione:
Unilibro
"Corpo
felice" e "città
grigia"
Quanto il
"proprio corpo" e
l'AMBIENTE rappresentano fondamentali cardini dei primi e fondanti
passi dell'esistenza?
"Corpo
felice": Il corpo mi ha
parlato!!!
...
dopo pochi secondi che
ascoltavo ed
osservavo l' appassionata oratrice, " un' urgenza " mi allontana dal
monitor e mi guida sino in
cucina. Lì
ingoio (quasi sotto ipnosi) due pastiglioni di
vitamine e non paga, armata di coltello e tagliere di legno, apro il
frigorifero, agguanto il prosciutto cotto e mi
preparo un panino! Poi una frase meravigliosa compare al
mio
orizzonte: "Corpo
felice".
Frase che mastico con soddisfazione insieme al panino. Il
corpo mi ha
parlato!!! Mi ha detto chiaramente che non è felice, ma
proprio per niente! Riurge un cambiamento radicale, pulizia fisica
questa volta. Chissà che non cominci a lavarmi e smettere di
fumare una volta per tutte...?! E'
stato
fantastico ritrovarlo (il mio corpo). Ora siamo un tutt' uno. Un
tipo di
felicità che posso, senza ombra di dubbio, ricollegare al
periodo in cui ero nella pancia di mia mamma. Dico bene che vale sempre
la pena ripassare, anche se spesso è il passato che ritorna a farci
visita,
spontaneamente e questa volta, amichevolmente.
...
il calore della pancia materna
è unico, irripetibile. Ti avvolge e tu ti bei, perché va
tutto bene.
Ho deciso
di ritornare
indietro, nel tempo,
a quando “non sapevo“, esattamente ai miei nove mesi passati
all’interno dell’utero di mia madre. Ci stavo bene. L’ambiente caldo
era accogliente e tutto pareva abbracciarmi. Tutto era ben disposto
nell’accogliermi … mi sentivo ben voluta. Sentivo rumori e voci, quando
l’ambiente era più luminoso del solitamente grigio, potevo
vedere una cosa lunga partire dalla mia pancia e andare su. Già
allora adoravo il latte con un po’ di caffè, latte e ancora
latte. Quel calore … il
calore
della pancia materna è unico, irripetibile. Ti avvolge e tu ti
bei, perché va tutto bene. Mia mamma aveva l’abitudine
di accarezzarsi la pancia, mi piaceva, era come se mi stesse coccolando
e poi mi parlava senza alzare il tono della voce, come una
sorta di
cantilena, rassicurante, parlava e parlava ed io ascoltavo felice e
paziente. Quando mia mamma andava a passeggiare sulla spiaggia sentivo
le onde del mare, ovviamente non sapevo che quel particolare rumore
fosse prodotto dal mare … eppure mi piaceva tanto e l’odore
inconfondibile che mi arrivava era fantastico. Avrei voluto dirle:
“Stiamo ancora qui!“.
Mia
mamma aveva l’istinto di un animale, lei sentiva di cosa
avevo
bisogno e voglia, immancabilmente mi accontentava, c’era una
comunicazione muta e diretta allo stesso tempo. Tutto andava bene, lei
mi proteggeva dai pericoli del mondo esterno, dandomi la
possibilità di crescere senza essere disturbata. Io c’ero. Io sapevo di esistere, sapevo
di essere
qualcosa di importante, sapevo che qualcuno mi voleva
bene,
sapevo che quel qualcuno voleva bene a me!
Tutto andava a meraviglia. Mia mamma
aveva
una voce greve, quando
cantava sentivo che era contenta, sentivo anche quando era triste e
singhiozzava, allora prendeva a raccontarmi i suoi crucci, con calma,
come se avesse tutto il tempo del mondo per noi. Mi piaceva quando
parlava con me, perché lo faceva con tenerezza. Sono stati nove
mesi di lunghi abbracci, di amore incondizionato, di calore umano, di
gioia. Sì! Sono stata una bambina felice e “ricca“.
La nascita era andata bene, senza traumi
e
scossoni, anche se non avevo
molta voglia di lasciare quel luogo … “Ciao“ mi disse mia
madre,
sorrideva, poi mi attaccò al seno … LATTE!!! Il mio amato latte,
eccolo di nuovo, tiepido e gustoso. Mia madre aveva la pelle morbida e
un odore forte che avrei riconosciuto tra mille mamme. Mi piaceva
l’odore di mia madre probabilmente perché era suo e di nessun
altra. Ricordo che mi ci addormentavo spesso addosso, mentre ciucciavo,
aveva la pelle calda ed il corpo accogliente. Lei mi accarezzava spesso
la testa, piano, piano ed io ero in estasi. Che meraviglia! Tutto
continuava ad andare bene e non volevo più ritornare nella
pancia, stavo bene dove stavo. Quanto latte ho divorato …!!!
Non
sapevo
che anche le mamme avessero le loro
necessità.
Per quanto mi riguardava i conti erano
presto fatti: “Prima
ci sono io, poi ci sei tu“,
Era stato un distacco quasi
naturale quello
con mia mamma. Sentivo
che di più non poteva darmi.
All’età
di un anno però, la
mia mamma, aveva iniziato ad allontanarsi da me, continuava ad
allattarmi, ma sentivo che il nostro rapporto stava cambiando. Il tono
della voce era diverso, mi parlava di meno ed era meno paziente, come
se il mio tempo fosse “scaduto “e avesse la necessità di passare
ad altro. Non sapevo che anche le mamme avessero le loro
necessità. Per quanto mi riguardava i conti erano presto fatti: “Prima ci sono io, poi ci sei
tu“.
Quando mi prendeva in braccio sentivo che
avrebbe potuto farmi cadere,
non per cattiveria, ma disattenzione. Pareva spesso assente, a volte lo
sguardo si incantava, si imbambolava. Urgeva che imparassi a muovermi
da sola. Feci capire a mia madre che avevo bisogno della sua mano per
spostarmi. Durante i pasti volevo la posata come tutti, perché
dovevo mangiare da sola e il mio bicchiere e le poppate, una al mattino
appena sveglia e una alla sera prima di addormentarmi. Sulle poppate
ero stata intransigente … mia mamma il latte me lo dava ancora
volentieri. Era
stato un distacco
quasi naturale quello con mia mamma. Sentivo che di più non
poteva darmi. Sentivo che con
lei il mio tempo era finito e mi andava bene. Non era
stata una
madre oppressiva e apprensiva, anzi, per due anni (sono inclusi i nove
mesi) aveva fatto un lavoro egregio.
Avevo
scoperto con immensa gioia che
oltre a mia madre c’erano altre
persone ed altre cose. Quando
mia madre smise di
allattarmi, smise
anche di volermi bene. L’ho sempre preso come un dato di fatto. Avevo
mio nonno paterno, persona stravagante e fannullona, ma divertente e
mai noiosa, poi c’era la mia vicina, abitava sul mio stesso
pianerottolo e lasciava la porta aperta perché sapeva che nel
pomeriggio sarei passata a trovarla … poi c’erano le mie amichette, le
belle giornate, il mare e la spiaggia i viaggi in Vespa con mio
papà verso il paese, in piazza e poi al bar. Tutto andava bene.
Scoprivo un sacco di cose, conoscevo persone nuove, non avevo timore di
nulla. Mi piaceva
molto quando mi
salutavano e pronunciavano il mio nome ed io di rimando
pronunciavo il loro e se non lo conoscevo me lo facevo dire. Posso dire
di essere stata una bambina con del carattere e due occhi mobilissimi!
Parlavo con tutti, facevo domande, chiacchieravo e iniziavo a fare quei
discorsi sensati … un mio marchio di riconoscimento. Avevo sempre avuto
dalla mia la logica, una logica intuitiva, perché "non sapevo".
...
stiamo andando definitivamente
via dalla nostra terra... Arriviamo
dall' altra parte... che tristezza... ... sono sul traghetto con mio
padre e mio
fratello. Andiamo a trovare la mamma che si trova al nord, nel
Continente. La bugia iniziale è questa. Dopo qualche ora,
capisco che è una frottola
bella e buona, capisco che non
rivedrò più i nonni e non ritorneremo indietro. Divento
una piccola furia. Ho sei anni, compiuti il giorno prima della partenza
e sto andando verso l'ignoto, sicuramente un posto che non
mi interessa. Mi arrabbio moltissimo, urlo, piango, sono
disperata, tristissima ed ho paura. Mio padre cerca di consolarmi, ma
sono fuori di me, lo caccio via, gli urlo che è cattivo,
bugiardo e che lui non è più "il mio papà"... e
poi gli tiro un calcio alla caviglia. Già che ci sono, picchio
anche mio fratello che è più piccolo di me, ma
decisamente addormentato, perchè non capisce che stiamo andando
definitivamente via dalla
nostra terra.
Per tutto il viaggio (ore ed ore), ho pianto, urlato, corso in lungo e
in largo, come un animaletto chiuso in gabbia senza possibilità
di
uscita. Arriviamo
dall' altra
parte... che tristezza... Nella nostra nuova città c'
è un odore pessimo, il cielo è grigio, la gente pensa ai
fatti suoi, le case sono alte, nessuno ci conosce ed io non conosco
nessuno. Sono sconsolata, ho attacchi di nostalgia che mi tolgono le
forze e la delusione è così forte che per un mese sto nel
letto, ammalata. Il clima è tremendo, freddo cupo, gli
alberi sono verdi ma non vivi, le strade sono grigie, le persone
camminano guardando a terra, sfrecciano veloci vicino a me, non mi
vedono. Tutto è diverso. Brutto. Voglio tornare a casa mia!
Quì non è dove voglio stare!
Qui tutto è triste, anche il
cielo e gli uccelli, le api, il sole è malato, i visi delle
persone sono bianchi e non sorridono quasi mai.
E qui in
una
testimonianza molto sofferta si sintetizza come una MADRE "ingombrante"
possa sovrapporsi a tutto il campo di esperienza a rischio di
distruggere in un NULLA - e questa è una delle parologie
psichiatriche attualmente più frequenti e anche gravissime - l'esistere
cosciente
dei figli.
Io ricordo
solo che quell'enorme
ingombro che
era mia MADRE
riempiva, soffocandomi, un pò tutto ... Quanto
importante e rivitalizzante
è invece l'eco
del mondo circostante, anche nei suoi aspetti più tragici, se si
conserva almeno
un pò di orecchio
per
sentirne il richiamo ...
Dunque sei
anni...1975.
Io devo
essere sincero non
ricordo il
cielo di Torino, forse non sapevo
nemme cosa fosse Torino, cosa accadesse in quella città. Io
ricordo
solo che quell'enorme
ingombro che
era mia MADRE
riempiva, soffocandomi, un pò tutto: il cielo, le sensazioni,
gli
alberi, gli insetti, i fiori, l'erba e persino l'odore della discarica
che ci sarà pur stato ma io non me lo ricordo! ... Vivevo ancora
nella
casa di mia nonna. C'era il giardino, era piena di prati anche la
Falchera ma io non me ne ricordo, non mi ricordo cioè di quel
senso di
libert ve; che avrebbero potuto darmi, correre, saltare, sudare... Non
mi ricordo nemmeno i tram che avrei visto molto dopo. Ricordo il
cavalcavia che era il cordone ombelicale che teneva unito quel piccolo
quartiere alla città altrimenti separati dalla ferrovia. Non
ricordo
nemmeno dei treni, potevo sapere allora dei traghetti che dalla
Sardegna portavano emigranti a Torino? Figuriamoci. Con i treni iniziai
a pendere confidenza l'anno dopo, quando ci trasferimmo nella nuova
casa che era a poche centinaia di metri dalla Stazione di Stura e
lì si
potevano sentire e vedere tutti i giorni. A me, invece il treno
è
sempre piaciuto. Portava lontano certo e non era forse una speranza? Io
in silenzio sognavo di emigrare come mio padre. Emigrare dalla Falchera
sperando di avere un pò d'aria in più da respirare e mi
sarei
accontentato pure di quella dei fumi delle ferriere pur di allontanarmi
dal peso soffocante e dalle continue i nterferenze che mi impedivano di
crescere come volevo. ...
C'è
voluto qualche anno ancora, 1978
per me quando la bidella entrò in
classe per avvisare l'insegnante del "delitto Moro", per darmi una
svegliata, per convincermi a guardare fuori dalla finestra per capire
che quel cavalcavia era il collegamento
con il mondo esterno, grande, enorme, anche pericoloso certo ma mille
volte più interessante di quel poco che mi circondava.
Come può essere piccola e banalizzante un'infanzia "non
riconosciuta" sopratutto quando rimane soffocata dalle malevoli
ingerenze
degli adulti e quanto importante e rivitalizzante sia invece
l'eco del
mondo circostante, anche nei suoi aspetti più tragici, se
si conserva almeno un pò di orecchio
per sentirne il richiamo.
La mia
salvezza è stata
la
tragedia di un uomo, mentre altre, di cui
avrei saputo solo molti anni dopo, e che allo stesso modo diedero una
seconda svolta, si consumavano durante i miei sei anni nei confronti e
a scapito di altre infanzie.
(6
gennaio 2005) Potrebbe
essere sua nonna, eppure lo tratta come un figlio. E lui, Owen, ha
ritrovato l'affetto perduto, del quale tutti i piccoli hanno estremo
bisogno. I protagonisti di questa storia, che arriva dal Lafarge Park,
un giardino zoologico del Kenya, sono un cucciolo di ippopotamo, Owen,
e un'anziana tartaruga gigante. Lui ha perso la mamma quando l'onda del
maremoto,
il 26 dicembre
2004, ha
raggiunto le coste del
Kenya, lei lo ha accolto con amore e ora lo accudisce come una vera
madre. Ora i due mangiano. Questo piccolo d'ippopotamo (meno di un
anno) rimasto senza la mamma (a causa dello tsunami) è stato
adottato da una tartaruga (maschio) - Mzee - di circa cento anni. Owen,
un cucciolo di ippopotamo di 300 chili, si trovava con la mamma vicino
al fiume Sabaki, in Kenya, quando l'ondata di acqua Salvato
portato al Lafarge park Owen ha incontrato la
centenaria
tartaruga, che vistolo traumatizzato, ha deciso di adottarlo, ha detto
la responsabile del parco, Paula Kahumba.
E
la
tartaruga - ha aggiunto - sembra molto contenta di giocare a fare la
madre
La
cucciola
Sanbernardo Boh, fa
pet therapy ad un capriolo. Boh, la giovane femmina di cane sanbernardo
diventato famoso per la sua partecipazione a 'Striscia la notizia', ha
adottato un cucciolo di capriolo nella fattoria nell'entroterra
genovese specializzata in pet-therapy ' . Il cerbiatto era stato trovato
agonizzante nella zona di Masone. Non voleva mangiare, ma la San
Bernardo è riuscita a convincerlo. il cane Boh, una splendida
giovane di San Bernardo, era però stata destinata ad un centro
specializzato in pet therapy dell'entroterra genovese. E proprio qui
nei giorni scorsi l'animale è stato protagonista di una vicenda
dai contorni disneyani: ha infatti «adottato» un piccolo
Bambi, salvandolo dalla morte. Il cucciolo di capriolo è infatti
diventato molto amico di Boh e proprio questo rapporto speciale
venutosi a creare da i due quattrozampe avrebbe consentito al cerbiatto
di ritrovare entusiasmo e di ricominciare a mangiare dal biberon,
scampando a morte sicura. '
Ospite dallo scorso inverno
grazie
all'affetto di boh il piccolo capriolo ha ripreso a mangiare dal
biberon ed è scampato a morte sicura la storia inizia una
settimana fa quando il capriolo viene trovato sfinito tremante in mezzo
alla strada.
Tre
cuccioli di tigre
di Bengala nati in un circo sono stati rifiutati dalla madre. Ma a quel
punto è intervenuta una cagnetta, appartenente ad un povero
raccoglitore di cartone, che se ne è presa cura li sta
allattando
E
qui una
testimonianza "privata": altri orfanelli - Lucky e Free - "adottati" e
protetti da una soffice madre artificiale
e
vedine
più avanti il seguito...
Ricordate
la “mamma artificiale” di Lucky e Free? Bene, sembra che qualcosa abbia
insegnato a Free che da tempo vive con noi in appartamento. Eccola alle
prese con l’ultimo arrivato in famiglia per Natale: Tobia, un
coniglietto di un mese. Sembra lo abbia adottato. Lo lecca, lo
allontana con il muso quando si avvicina al bordo di una poltrona e sta
per cadere di sotto. Ha solo un problema: non sa come prenderlo per la
collottola … ha provato con le orecchie, ma deve aver capito che
qualcosa non andava e lo ha lasciato subito. Insomma sono inseparabili,
piange persino quando Tobia si ritira nella gabbietta.
Tigrilla con il peluche da lei scelto "in adozione"
Anche
gli animali possono scegliere e
"adottare" di propria iniziativa un "figlio artificiale" e
spontaneamente con giochi e fantasie manifestare tenerezza,
possessività e impazienza
Non è facile
indovinare quale sia stato l'elemento determinate
nella "scelta" di Tigrilla, ma in altri casi - documentati: di cani -
sono stati SUONI interpretati come vagiti - "segnali
del
cucciolo" - prodotti da giocattolini "sonori"; addirittura
in un
cane - femmina di boxer - questo "squich- squich" aveva indotto un'improvvisa, in apparenza
assurda MONTATA LATTEA tra
un calore e l'altro, in
piena quiescenza
di ogni - cronologica - attività ormonale.
Le madri sono sempre felici?
La
maternità è un dono, una "esigenza" o una vera tragedia? Segnali
del cucciolo
o segnali di allarme?
Come riepilogo dei concetti generali di tutto questo lavoro giunge
molto opportuna la possibilità di commentare una considerazione
che ci è stata mossa a proposito dei metodi nefasti di
allevamento loro conseguenze anche nel corso delle generazioni future.
Da segnalazioni come
quelle contenute nei file/capitoli
Imbroglio è il contrario di sviluppo, Delgado
&
Skinnerecc.
un interlocutore aveva - erroneamente! - dedotto che una volontà
specificamente "malvagia" operasse con precisi propositi dietro le
quinte per ottenere un simile risultato. PURTROPPO invece per lo
più NON si tratta di azioni programmate - che come tali
potrebbero quindi venir combattute apertamente: i comportamenti degli
adulti nei confronti dei bambini rispecchiano una NORMALE
curva di Gauss con agli estremi qui i
"buonissimi" - e i loro
Maestri
- e là i "cattivissimi" e i loro istigatori;
mentre - e qui ripeto "purtroppo" - al centro si raggruppa una massa
generalizzata e passiva di inetti,
disuperstiziosi,
di adulti
non-sviluppati,
diinfanzie
malvissute o non
vissute e/o rimosse. e delle
relative conseguenze anche nel corso delle generazioni future.
Lo faccio "per il tuo bene"...
Ecco
la via maestra di
formazione di "generazioni ingoiate"
non per veri
consapevoli maltrattamenti ma per l'inettitudine di genitori incapaci
di esserlo:
La discuria è
la
distorsione della prestazione della cura; in realtà le cure
vengono effettuate, ma non sono adeguate al momento evolutivo. In
queste situazioni, di solito, i genitori caricano il figlio di proprie
aspettative, che sono quasi sempre quelle che un tempo erano i loro
desideri. Il bambino è "normale" per i genitori solo (o quasi
sempre) quando il suo comportamento coincide con le loro aspettative,
laddove queste ultime sono spesso il volerlo il più possibile
simile all'immagine che essi hanno, o hanno avuto, di se stessi o del
proprio ideale. Tutto questo porta tali genitori ad ignorare i veri
bisogni del bambino, appropriati alla fase evolutiva che sta
attraversando (60). Quando il bambino viene considerato come una
proprietà su cui realizzare determinati scopi, la sua crescita
vitale subisce una violenta interruzione. Chi esercita una
violenza
fisica sa di fare molto male all'altro; nelle forme di discuria,
invece, molto spesso i genitori sono ignari della violenza che stanno
esercitando, spesso anzi pensano di agire per il bene dei propri figli
e inconsapevolmente possono causare danni maggiori.
I tipici
atteggiamenti (61) di discuria sono:
- anacronismo
delle cure.
L'atteggiamento dei genitori sarebbe corretto se il bambino fosse in
uno stadio evolutivo diverso (ad esempio un bambino di sei anni al
quale la madre somministra solo dieta lattea o cibi frullati); - imposizione di ritmi di
acquisizione precoci. Raramente i bisogni del bambino nei
primi
anni di vita sono in perfetta armonia con le abitudini degli adulti (ad
esempio il ritmo del sonno del bambino raramente coincide con le
esigenze e i ritmi di vita dei genitori). Alcuni genitori sono incapaci
di vedere nel loro bambino un soggetto immaturo che necessita di un
adeguato e tutelato sviluppo per diventare adulto. Sono spesso presenti
dei conflitti tra le richieste del bambino e gli impegni dei genitori,
che pretendono da lui una precoce autonomia nel controllo sfinterico,
nella motricità e nei ritmi alimentari (62); - aspettative irrazionali,
quando i genitori richiedono ai propri figli delle prestazioni
superiori alla norma o alle possibilità del bambino e vogliono
che il loro figlio sia il più bravo in qualsiasi attività
intraprenda. Questi bambini sono sempre pieni di impegni (scuola,
sport, inglese, pianoforte), hanno una grande competitività e
non riescono a raggiungere una buona socializzazione con i coetanei. La
situazione diventa ancora più grave quando il bambino presenta
delle difficoltà fisiche o psichiche che rendono più
profondo il distacco tra il bambino idealizzato dal genitore e il
bambino reale.
5.3 Ipercura Rientrano in tale categoria
tutti i casi in cui i genitori offrono "cure" eccessive al loro figlio.
La forma più importante è la sindrome di Münchhausen per procura,
ma
esistono delle varianti (63).
E, visto dalla parte
della catena
delle
generazionidi cui fanno parte le
"madri" stesse,
ecco come
la maternità, fra burrasche ormonali, ritorno di
passate
sofferenze infantili e perinatali e nuova organizzazione
delle
prospettive dell'esistenza può scatenare gravi patologie
personali e "sociali":
Ogni
epoca ha comunque
espresso - purtroppo ben numerose - madri, la cui impostazione
difettosa rimane destinata - per via diretta ma ancor più
pesantemente indiretta - ad incombere sulla vita dei figli ben al di
là dell'infanzia: per anni anzi per decenni e decenni a scapito
loro e chi sta loro intorno.
Anni
'40/'50. Dalla
corrispondenza tra
due fratelli di mezza età - anzi come qui viene scritto: sulla
sessantina - risulta chiaramente che non c'è un limite di
età allepossibilità
di recupero: solo il "coraggio" di
accettare l'emergere di
ri-vissuti o di forti cariche emotive può restituire l'inizio di
una nuova vita, finalmente affrancata da "mamme" condizionanti o
assenti (per lo più così potentemente condizionanti
proprio in quanto "assenti" nei momenti di fisiologica necessità
di interazione.)
E' la
terza volta che tento di scriverti,ma mi mancano le parole. Tu sai che
frequento uno strizzacervelli, in realtà ho cominciato
perché M. mi aveva dato l´aut, aut, ma lo facevo senza
soverchia convinzione e da due anni frequento un gruppo terapeutico
tutti i mercoledì. Un mese fa, durante una seduta dove ho pianto
come una fontana, è
successo un miracolo. E' giustamente qui che non so più
spiegarlo, mi sono
sentito bambino,
non con commiserazione, ma con amore, amore per me,
poco a poco sono
diventato amico mio e come conseguenza più gentile con la gente,
ho cessato ogni ostilità, non ho più sentito la
necessità di pisciare più lontano di quanto piscia il
vicino. Non so come spiegarlo, ma
la chiave di tutto è la mamma, la frase chiave, che mi
aiuta molto è "che .... si è come si è" è
come se di colpo tutti gli obblighi, i doveri, le emulazioni, il dover essere il
migliore,
"quante flessioni fai? una più di te" non sono più una
necessità e di colpo la vita diventa facile ed io sto bene.
Improvvisamente ho
sentito
che è la mamma che mi ha inculcato il doverismo ed
è normale, suo papà l'aveva inculcato a lei e il
risultato sono 63 anni della mia vita vissuti con sofferenza. Mi
è di grande aiuto il libro della
Miller che anni fa mi hai regalato e che pur avendolo letto
due
volte non l'avevo sentito. Una cosa molto bella è che la frase
di sant'Agostino "caritas incipit ab egone" incomincia ad avere un
senso per me. Spero che tutto ciò non sia una epifania, ma che
sia l`inizio di una nuova era.
Anche in
tempi più recenti - anni '70 - "educazione" e tipo di stile
materno può andar ben lontano da ogni idea di "libertà":
anzi possibilità negative di "contrario" possono arrivare alla
vera e propria paura - una paura come qualcosa di ignobile
e vile come un'ingiustizia.
<
PAURA - una
paura come qualcosa di ignobile
e
vile come un'INGIUSTIZIA
quanto
poco di infanzia sa tutto ciò!
Io facevo paura, io ero
spietato, io ero
quello che diceva “m’impicci”. Ma visto da un’altra ottica, dall’ottica
del bambino vittima che sono stato, io ho avuto paura, io sono stato
vittima di spietatezza, io ero il soggetto a cui veniva detto
“m’impicci”.
Oggi
ripensavo alla
paura. Credo in assoluto che avere paura dei propri genitori sia
qualcosa di
tremendo. Non certo quella di oggi ma mia madre di allora è
difficile da descrivere. Ma è come se non ci fosse più
è come se fosse sparita un lontano ricordo quasi un'altra
persona rispetto a oggi. Ma quanto
era cattiva? E' odioso pensare a qualcuno che si fa forte del
suo essere
adulto e genitore e sottomette un bambino. Ho saputo che vedendo un
filmino T. ha
iniziato a chedersi dov'erano lui e suo fratello e sua cugina prima di
nascere. Già dov'erano? Oppure si è poi chiesto cosa
c'era sotto la pelle. Anche a me sembra di dover fare le stesse domande
e poi la voglia quasi irresistibile di abbracciarli di toccarli di
sentire il calore della pelle quasi di soffocarli e poi nello stesso
tempo rendermi conto di quanto mi darebbe fastidio se qualcuno mi
pacioccasse, magari disturbandomi mentre sono intento a fare qualcosa
di importante, senza averne il permesso. Credo che si sia replicata una
qualche situazione passata ma non saprei dire bene quale. Ma la cosa
che più gli ho invidiato e quella di poter decidere QUANDO. Quando
aver bisogno di
un abbraccio, quando aver bisogno di tranquillità, quando di
attenzione, quando... Sapere che qualcuno è lì a tua completa disposizione
basta chiedere ma anche avere la certezza che nessun rifiuto da una parte o dall'altra
cambierebbe
quella disponibilità e quel rapporto di affetto. Io
non ho
avuto quella certezza e nemmeno la disponibilità che forse
c'era, ma
condizionata da una
grande paura. Questo significa crescere con una pistola
puntata
alla tempia. Non so nemmeno io cosa pensare se non comprendere quanto
difficile dev'essere stato e quanto
poco di infanzia sapeva tutto ciò. Mi fa quasi schifo, ma
una schifezza profonda come qualcosa
di ignobile e vile .
L'
odio e la paura che provavo nei suoi confronti, mi hanno trasformata in
lei
Sono all' inizio di
una resa
dei conti, le duellanti ora hanno
armi pari,
quindi a noi due, strega di una madre !!!!!
Ieri sera appena ho poggiato
la testa
sul cuscino, mente e corpo erano un tutt' uno, collegati. Insieme
siamo ritornati indietro, al periodo di P.zza xxx. I pensieri
scorrevano lucidi, inesorabili. Vividi e così a portata di
mano ... ovvii ... a tal punto da farmi una domanda: "osservavo
le cose erroneamente ?" Sì, altro che! Neppure se
avessi usato uno zoom o un grand' angolo avrei visto giusto! Io
non volevo quella realtà, quella verità, io volevo
sopravvivere ad ogni costo! Così ho rivisto ciò che
ero, che eravamo, nudi e crudi, senza se e senza ma. Una famiglia
in completo degrado, culturalmente e socialmente. Eravamo situati
molto al di fuori dai margini della società. Un sottostrato del
sottostrato, del sottostrato .... Si respirava in casa il
terrore, tutti i giorni e l' angoscia di vedere quel piccolo cumulo di
macerie (noi) spazzato via da una immane catastrofe, ci rendeva
ancora più servili dinanzi ai genitori e all' esterno. Io ho amato la mia famiglia nonostante
tutto. Io facevo parte di quel mucchietto informe, sbilenco e
traballante. Ho rivisto mio padre,
affascinante, accattivante e completamente fuori di testa. Ho rivisto i
miei fratelli spaventati e me. Ho rivisto mia madre picchiare mio
fratello più grande senza un motivo plausibile, così,
semplicemente perchè era molto arrabbiata. Ma tra i due
genitori, quella che
più mi spaventava era sicuramente lei, senza ombra di dubbio.
Aveva la "capacità" di marmorizzarmi con un solo sguardo ... e la fatica che dovevo fare per scacciare
via l' odio che provavo per lei ... il desiderio che morisse
presto, subito, all' istante, mi galvanizzava. L' odio e la paura che provavo nei suoi
confronti, mi hanno trasformata in lei. Rivedo in me molti dei
suoi comportamenti paranoici e la
cattiveria è identica alla sua, così come le
sfuriate che faccio a P. , del tutto insensate e fuori luogo.
Mia madre viveva per mio
padre. Usava il
sesso per tenerlo legato a se, picchiava i miei fratelli per tenerli
legati a se. Infatti, i due che più hanno preso botte, guarda
caso, ancora oggi, la frequentano. Era una madre-animale.
Finito il periodo di allattamento, proprio come farebbe un'animale, si
dedica al prossimo nascituro. Così è stato per me e per i
miei fratelli. Prima l' avevo tutta per me, poi all'improvviso
più niente ... mi sono sentita abbandonata, non voluta e non
amata. Credo che il peggio, per quanto riguardano i ricordi su mia
madre, debbano ancora arrivare. Sono pronta ad accoglierli questa
volta. Sento di esserlo.
E qui si arriva al peggio sia nelle
descrizioni seguite a questa
testimonianza - numerosi tentativi di uccisione della figlia - sia in
altre testimonianze "pubbliche" di figlicidi "riusciti", sia anche per
converso delle conseguenze matricide dell' odio
che provavo per lei e nelle conseguenze
generazionali di cattiveria
identica alla sua.
Un
diario scritto nell'ospedale
psichiatrico di Castiglione delle Stiviere, da una donna,
una
giornalista che ha rivissuto il viaggio nel buio della mente di altre
donne: le madri che hanno ucciso i loro figli. Sono solo madri cattive?
O nessuno ha saputo comprendere la loro sofferenza? Cosa si nasconde
dietro quella follia mostruosa della normalità?
Anno
Sociale 2004 - 2005 I Martedì di San Domenico17
maggio 2005
La mamma
cattiva.
Fenomenologia e antropologia del figlicidio Autore/Curatore: Glauco
Carloni. Coautore Daniela Nobili 2003
Quando
uscì trent'anni fa, La
mamma cattiva
creò scalpore fra quanti non volevano riconoscere un fenomeno
inquietante, intollerabile: l'odio delle madri per i figli. Eppure, gli
episodi di cronaca che oggi si susseguono sulle pagine dei quotidiani
sono lì a testimoniare ciò che questa profetica ricerca
mirava a
segnalare e divulgare: un fenomeno d'importanza sociale senza pari. La
mamma cattiva non è un libro per psicoanalisti, ma una ricerca
che si
serve anche di strumenti psicoanalitici; strumenti che ci consentono,
ancora una volta, di riconoscere, sotto gli abiti logori della nostra
società , l'impasto di amore e di odio che costituisce la nostra
più
autentica natura. Occorre quindi riconoscere, ancora una volta, alla
psicoanalisi il merito di essere un utile strumento investigativo in
grado di smascherare ogni tipo d'ipocrisia, anche quella che alberga
fra le quattro pareti di casa (pp. 208)
Cbn, prevenzione
depressione post-partum obiettivo primario (17 gennaio
2006)
L’assistenza
alla
donna in gravidanza, nel parto e dopo la nascita del bebè, e’
‘un impegno prioritario, per il valore della posta in gioco’. Lo
sottolinea il Comitato nazionale di
bioetica
nel documento su Aiuto alle donne in gravidanza e depressione
post-partum, approvato durante la seduta plenaria di oggi. Il Cnb
ricorda i dati sulla diffusione del cosiddetto ‘maternal blues’, della
depressione post partum, della psicosi post partum e degli infanticidi
nel nostro Paese. Circa il 50% delle donne e’ colpito da ‘maternal
blues’, una turba transitoria dell’umore che si verifica nei primi
giorni dopo il parto con picco
tra il terzo e il quinto giorno e con
remissione, in genere, intorno al decimo giorno o più raramente
dopo
qualche settimana. Una patologia, sottolinea il Cnb, ‘da non
trascurare’. La depressione post partum, piu’ grave, si verifica nel
10% delle nascite ed è più frequente fra le neomamme
adolescenti. La
situazione più preoccupante è la psicosi post-partum, 2-3
casi ogni
mille nascite. Una donna nel primo mese dopo il parto, ricorda il Cnb,
corre il più alto rischio di essere ricoverata in una struttura
psichiatrica. In casi estremi si verifica l’infanticidio. I dati
italiani, sottolinea il Comitato di bioetica, denunciano una
progressione nel tempo: dai 12 infanticidi del ’98 ai 63 del 2001. In
Gran Bretagna sono 30-40 l’anno, di cui un quarto uccisione di neonati,
negli Usa 400-500 l’anno. La prevenzione delle patologie psichiche post
partum, con l’individuazione tempestiva dei fattori di rischio,
costituisce dunque il fine primario da perseguire, sia nel corso stesso
della gravidanza, sia, in ogni caso, attraverso la diagnosi precoce
delle prime manifestazioni sospette di disagio della neomamma.)
Milano, 15
mag. (Adnkronos/Adnkronos
Salute/Ign) - Mamme
assassine in
aumento in Italia. Dal 2000 al 2007 i casi di
madri killer nel nostro Paese sono stati 145: dopo la nascita del
bebé'
è colpito da 'maternal blues una turba transitoria dell'umore
che si
verifica nei primi giorni dopo parto con picco tra il terzo il quinto
giorno con remissione, in genere intorno al decimo giorno o raramente
dopo qualche settimana una patologia sottolinea il cnr 'da non
trascurare la depressione post partum più grave si verifica nel
10
delle nascite ed à più frequente fra le neomamme
adolescenti per lo più
non si tratta di depressione post-partum in media 20,7 all'anno. Un
trend di nuovo in crescita, che dopo la riduzione registrata negli anni
'80 Il triste primato dei figlicidi spetta al Nord Italia, che conta
quasi la metà degli episodi segnalati in tutta la Penisola.
record
negativo va alla Lombardia e soprattutto a Milano. Alessandra Bramante,
criminologa e psicologa
del Centro
depressione donna del Fatebenefratelli -
Fare e disfare Dall'amore alla distruttività. Il figlicidio
materno Aracne Editrice,
Giugno 2005 - calcola che dal 1958 al 2007 i casi di mamme assassine
sono stati in Italia 814, per un totale di 971 baby-vittime. Nel
dettaglio, degli 814 episodi 211 sono neonaticidi (bebé ucciso
entro il
primo giorno di vita) e 603 i figlicidi (dal primo giorno di vita in
poi). La madre che si scaglia sul figlio appena nato lo fa soprattutto
soffocandolo, mentre per il figlicidio prevale la modalità
'precipitazione-defenestramento'. Il 48% dei figlicidi e il 18% dei
neonaticidi (quasi uno su 5) avvengono nel Settentrione, e i più
colpiti sono i bimbi da zero a 6 anni. Ma cosa spinge una madre a
uccidere il figlio?
Nel
38,7% dei casi
una malattia psichiatrica - spiega Bramante, che al
tema ha dedicato il suo studio di dottorato - nel 10,4% una
conflittualità di vario tipo, nel
7,1% un maltrattamento, nel
6,1% una
situazione di abbandono o trascuratezza. Poi a volte la mamma è
spinta
da 'pietatis causa', ossia da un intento simile a quello che anima
l'eutanasia. Infine, i problemi economici'pesano' per l'1,8% del
totale. L'identikit messo a punto dagli esperti suggerisce infatti
chefiglicidi e neonaticidi per mano materna prevalgono nelle famiglie
con un buon livello di istruzione e di reddito.Soldi e cultura non
c'entrano - commenta [però] dice l'assessore milanese alla
Salute,
Giampaolo Landi di Chiavenna - Come pure non bisogna puntare il dito
contro la cosiddetta società globalizzata e consumistica, se
è vero che
i numeri attuali sono pari a quelli degli anni '70", ... L'arma chiave
si chiama prevenzione - afferma Claudio Mencacci, direttore del
Dipartimento di Salute mentale del Fatebenefratelli - perché il
'fulmine a ciel sereno' non esiste.
Queste
sono
solo alcune delle tragedie, che abbiamo estrapolato dal libro
Vincenzo M.
Mastronardi
Matteo Villanova
e -
Edito da
Newton Compton
Editori.
Tante, anzi tantissime sono le storie dove, le madri uccidono i loro
figli! Molte di queste madri, avevano chiesto aiuto, avevano lanciato
segnali, che nessuno ha voluto ascoltare! Quante di queste donne, sono
riuscite a nascondere la gravidanza, per 9 mesi, abitando assieme ai
propri famigliari, ciechi, muti e sordi?
TUTTE
le donne
in questione, per concepire il figlio, avevano avuto
ovviamente un rapporto sessuale con l'altra parte, che madre natura ha
deciso come indispensabile per concepire un bambino, ma "l'altra parte"
non si è accorta di nulla! Molte di queste donne, "sono state
aiutate" dalle loro stesse madri, le
future nonne.
Molte di queste donne soffrivano di disturbi psichici, quindi donne non
in grado di accudire un figlio.
Ma nessuno vede, nessuno ascolta, nessuno parla,
forse pensando: Non sono
affari miei!
Molte delle persone che
hanno ruotato attorno a queste tragedie si sono giustificate dicendo:
Non
mi sono
accorto/a di nulla...
Anche,
qui, il sociale è inesistente, non vi è nessuno, e forse
se ci fosse "si farebbe i fatti suoi", ormai prevale l'individualismo
egoistico, scambiato ipocritamente per riservatezza, rispetto della
privacy, di fatto è una mancanza di assunzione di
responsabilità nei confronti di minori o di persone deboli in
stato di necessità .
Dott.ssa Maria
Rosa Dominici
...non
vi
è nulla di più penetrante, e talvolta, INSOSTENIBILE per
un adulto, che lo sguardo
di un bambino
di poche settimane o mesi.Incontrare lo
sguardo di un bambino
di poche settimane, o mesi, è un’esperienza che sorprende. E se
è vero
quanto sosteneva Sartre – e già prima di lui, Pessoa – che
attraverso
lo sguardo ci si riconosce, essere visti
da un bambino piccolo è come
vedersi riflessi in un profondissimo lago.
Il
suo sguardo,
privo di sovrastrutture, di retaggi sociali, di
influenze familiari, è quanto di più animale, di
più istintivo sia
rimasto all’essere umano. Ed è un
qualcosa che trascende
il tempo. Verrebbe da dire atavico, o
comunque un qualcosa che ci riporta indietro nelle nostre origini:
poiché quello sguardo doveva essere lo stesso dei bambini di
pochi
mesi, o settimane, del tempo di Dante, o prima ancora, dei greci, e via
via, indietro nel tempo… lo stesso sguardo con cui venivano guardati i
nostri progenitori, i primi uomini sulla terra. È uno
sguardo ancestrale, uno
specchio che può essere anche intollerabile. In questo
senso, pur senza
alcuna giustificazione, posso comunque
attivare a capire il
motivo per
cui molte madri, e padri, possano
arrivare a fare del male o addirittura uccidere le proprie creature.
Non
perché
non sopportano le grida e i pianti di questi, come spesso ci
si trova, frettolosamente, a dire. Piuttosto, perché non
riescono a
sostenere il loro sguardo. Perché
non
vi è nulla di più penetrante, e talvolta, insostenibile
per
un adulto, che lo sguardo di un bambino di poche settimane o mesi.
Patrizia
Neri, è specializzata in
pediatria e nel 1980 ha
iniziato la sua formazione psicoanalitica nell'ambito della
neuropsichiatria infantile. La pratica pediatrica è stata per
l'autrice un'ottima finestra di osservazione per conoscere ed
approfondire lo sviluppo emozionale del bambino e le interazioni
precoci madre-bambino. La sua formazione psicoanalitica, arricchita dal
continuo contatto nell'esperienza clinica pediatrica con i più
vari problemi della donna moderna riguardo la propria maternità
,le ha consentito di seguire e conoscere anche dei casi limite di grave
fallimento delle cure
materne al loro esordio.
Questo
saggio vuole scoprire e comprendere in termini psicoanalitici il
lungo percorso della donna per raggiungere la funzione materna,
che è la massima espressione della sua femminilità , per
poi svelare gli aspetti oscuri e misteriosi che possono condurre una
madre a una completa distorsione del rapporto con il proprio figlio al
punto di danneggiarlo, invece di offrirgli amore e protezione.
Attraverso i casi clinici presentati vedremo come una madre,
normalmente generatrice di vita per la prole grazie all'amore ed alle
cure prodigate, diventa carnefice perché ella stessa è
stata a sua volta una vittima.
Una testimonianza diretta di quanto da bambini si possa esser stati
istintivamente consapevoli del pericolo evitato ma realmente corso - in
questo caaso maagari come sindrome di
Munchausen
per procura:
Ho fatto
nuovamente un sogno
che mi ha obbligato a svegliarmi la scorsa notte: ad un certo punto mi
trovavo nella mia attuale casa e sentivo suonare il campanello. Apro la
porta ed entra abbastanza trafelata una donna ... Entra come se fosse
di casa e mi saluta, io sono stupito di vederla, Mentre mi passa
davanti si gira e mi guarda. Incrocio
lo sguardo e una paura tremenda mi assale e mi sveglio urlando.
Ancora adesso se ci penso m vengono i brividi come se fosse una specie di strega o
peggio come
fosse la Morte. E' terrificante, qualcosa di così brutto
non lo ricordo. Ho spesso sognato qualcosa che mi spaventava a tal
punto da obbligarmi a svegliarmi di soprassalto come per difesa
rispetto a quell'incubo ma il più delle volte era paura ma non
capivo di cosa, intuivo solamente. Ieri notte invece quello sguardo
è stato fatale, non ho alcun dubbio quello era lo sguardo di mia
madre.
Me ne accorgo guardandola ancora oggi. Leggevo a volte degli occhi
imploranti come se volessero qualcosa da me, ma dietro qualcosa di
peggio tanto da non riuscire a guardarla. Nel sogno era chiaro che
fosse lì per uccidermi, io non avevo scampo né difese, la
stessa energia con cui si muoveva come se avesse un compito da eseguire
e senza perdere tempo si apprestasse a farlo. Io non potevo oppormi non
ci sarebbe stato nulla da fare quella
era la Morte era più forte e potente di qualsiasi altra
cosa immaginabile ed io ero impotente e solo. Al risveglio avevo ancora
paura e anche adesso che scrivo temo di tornare a letto e rifare lo
stesso sogno.Rileggendo quello che ho scritto, così, di getto mi
sono accorto di aver
mischiato
verbi al presente e al passato. Ho cercato di correggere
ma poi
ho lasciato perdere. In fondo non è così? Non è un
passato che ritorna mischiandosi al presente? Non sono elementi o
persone presenti che mi fanno ritornare indietro nel tempo fino a
scoprire che quello sguardo di cui avevo così paura altro non
era che quello di una Madre-Morte?
Lei che mi aveva tenuto in grembo per nove mesi, nutrendomi con il suo
sangue, che mi aveva dato l'opportunità di vivere mi diceva che
allo stesso modo aveva il potere di togliermela la vita e non c'era
bisogno di chissà quali minacce, bastava che riconoscessi in lei
quel suo enorme Potere che era decisa ad esercitare fino in fondo. Era
come essere in un lager. Mi sento un pò un sopravvissuto e come
loro ho la stessa sensazione che pochi crederebbero a ciò che ho
appena scritto.
E in modo più
occasionalmente giornalistico: l'inchiesta di Diario 24
novembre 2005
Mamme:
da Cogne alla 194
C'è
un nuovo
oggetto dell'attenzione e dell'isteria
generale: la madre. Mentre si
formano folle per vedere Anna Maria Franzoni a processo, si promettono
folle di antiabortisti nei consultori.
Lea
Melandri,
scrittrice e femminista, e Valeria La
Via,
psicologa e criminologa, ne discutono
nel Buon
senso.
Ma si può
anche concludere questo triste quadro con due segnalazioni invece piene
di tenerezza, con la storia di due madri "folli" ritrovate nell'opera
di due "figlie autrici": il filmato vincitore di due premi di Alina
MarrazziUn'ora
sola ti vorrei...
che
sarà seguito prossimamente da un altro sulla "depressione
post-partum", e il libro di Adele
GrisendiL'amore
mancato.
E' quanto meno
"umano"
segnalare ancora una volta la realtà della violenza domestica
anche estrema così spesso nascosta, eccetto che quando viene al
contrario spettacolarizzata. Spesso è nascosta o
mistificata data la difficoltà di denunce veritiere e
tempestive benché non sia certo da sottovalutarne la frequenza e
ancor più le conseguenze. VIOLENZE a donne e non solo a bambini
refertate e archiviate come INFORTUNI continuano a confermarsi
come
incidentali Infortuni
domestici;
di conseguenza
in conseguenza l'ampliarsi delle statistiche della Medicina
basata sulle evidenze
- internazionalmente riproposte dalla globale evidence
based
Medicine
continua
illecitamente a proporre, far produrre e prescrivere costosi
provvedimenti tecnici, non ad impostare una rete di soccorso
personalizzata.
complementare a questo è
pure il file Legislazione
Collegamento
speculare tra questo libro - dalla parte di chi alleva - e
quella la parte di chi deve essere ancora allevato, si trova
nel
file Infanzia:
tempo di mutamenti
Ma intanto gli
aggiornamenti necessari continuano ad essere
praticamente incessanti per cui rendono via via ... quasi "obsoleto" il
testo
pubblicato. Il sito può
seguire e temporaneamente integrare
queste
innovazioni ed è appunto predisposto a questo scopo, ma
così si amplia
in modo eccedente le dimensioni di un solo
volume: alcuni
file - già pubblicati come capitoli del libro ENCICLOPEDICO sono
in via di venir
pubblicati AGGIORNATI in una nuova veste editoriale: come volumetti
TEMATICI contenenti
per
singoli agomenti i
capitoli ormai superati
del libro Bambini
di IERI= Adulti
di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI
1) Il libro, qualsiasi sia il supporto, dovrà
essere
assolutamente integro e completo sia nel testo che nella grafica; ogni
modifica, soppressione, aggiunta di qualsiasi tipo faranno decadere il
permesso di duplicazione e faranno automaticamente ricadere nei reati
previsti a tutela del diritto di autore.
2) L'eventuale distribuzione dei duplicati, qualsiasi sia il supporto,
dovrà essere fatta esclusivamente a titolo gratuito. Eventuali
operazioni commerciali dovranno essere concordate con l'autore.
I
capitoli dei vari
libri - molto più completi dei file in .htm
- si possono
scaricare anche dal sito a partire
dai relativi
link, e se tutti i nuovi volumi possono esser acquistati come veri
"libri" e i relativi pdf SCARICATI e stampati a proprie spese
dall'utente ma a condizione che
ogni file sia duplicato o riprodotto
su supporti elettronici, cartacei o di qualsiasi altro tipo e
distribuitoi liberamente, a condizione di venir direttamente CITATO
come
tale nella sua integrità senza omissioni fuorvianti.
Il terzo volume - che
sarebbe il secondo in ordine logico e non cronologico
- è La
casa e i suoi abitanti: dal concreto al sublimato, dalle fasi di
sviluppo dei bambini agli impegni
dei "grandi". L'ultimo
in preparazione
Controversie
e ripensamenti. Corso
Marconi 34/a
10125 Torino
(ITALY)
Tel: 0039 0116507074
/
00390116508665
Fax: 00390116502900 giuliana@cortinalibri.it
valentina@cortinalibri.it
Dopo la
pubblicazione dei libri
aggiornamenti però sono già iniziati e molti altri ne
verrano fatti: sono segnalati di volta in volta nel file Aggiornamenti
e
novità / Novelties on the site, nel quale
si
consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti
passate modifiche.