31 luglio 2014


LE FACCENDE DOMESTICHE. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro

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Indice interno al file/capitolo:
(*) rinnovato nella formae nella sostanza, (**)con incalzanti aggiornamenti, (***)nuovo e molto importante

SITEMAP


Insieme LE FACCENDE DOMESTICHE e INFANZIA: tempo di mutamenti formano la parte integrante di un discorso unitario e speculare dedicato al concetto di INIZI, di passaggi successivi, di fasi di sviluppo: di passato, presente e futuro, di "organizzatori" e di coni di espansione - ...dal sublimato al concreto dal corporeo all'astratto - che si integrano e interagiscono a vicenda.
In altri termini, reciprocamente entrambi - l'uno "dalla parte dei bambini", questo "dalla parte degli adulti" - cercano di contribuire a far considerare le "attività umane" e non soltanto gli "esseri umani" secondo "paradigmi di sviluppo" che si succedono si collegano in passaggi diversificati che, se in apparenza contrstanti, sono invece regolari, consequenziali, in necessaria integrazione.
Healthy Children Development is Essential for Lifelong Health
  • Non c'è salute senza la salute mentale
  • La Medicina moderna, passa da esclusiva azione di cura della Malattia, a quella più vasta di promozione e tutela della Salute

copertina del libro

Le casalinghe sono manager.
Il loro compito è dirigere la vita della famiglia.
Sentenza della Cassazione le promuove. Un atto di Giustizia....
: scrive Franca Rame
La Stampa
: venerdì 7 novembre 1997 Cronache pagina 16) (vedi anche - riportata in Raccontini - la Storia di città del 4 maggio 2007 di Bruno Gambarotta)
Vedi anche: Le faccende domestiche. Indice, Gli infortuni domestici
Se un incidente
impedisce a una donna di lavorare, ha diritto di risarcimento anche se non è lei a fare le pulizie.


Ma se le "casalinghe sono manager", in senso socio-economico è "aziendale" anche l'organizzazione di cui rappresentano la "dirigenza": una diffusa rete di piccole entità comunque aziendali che raccoglie e contiene una gran percentuale di "cittadini" attuali e futuri; in entrambi i sensi - economico e numerico - si costituisce come fattore di movimentazione di denaro e di percentuale di votanti; da considerarsi quindi come entità POLITICA di cui tener conto - scherzosamente e troppo semplicisticamente impersonata in modo proverbiale nella casalinga di Voghera.
Ma politico - ed ancor più per i prospettabili "percorsi futuri" che ne contraddistinguono peculiari contenuti - significa anche dar la stura ad infiniti motivi di POLEMICA: non per niente più e più volte tutto questo sito è stato preso di mira e danneggiato: in particolare sono stati più di una volta molto alterati se non praticamente distrutti e ricostruiti in primo luogo i preliminari e fondamentali file Imbroglio è il contrario di sviluppo, Infanzia: tempo di Mutamenti e questo: Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro. Infatti, se esistono di sicuro favorevoli "prospettive future", esistono pure "prospettive contrarie" portavoce accaniti di intenzioni ostili contro gli sviluppi fisiologici: "prospettive contrarie" che a loro volta presentano peculiari "sviluppi": antitetici al normale sviluppo infantile come preparazione integrata all'esistenza e molto ostili ai suoi VALORI evolutivi - anzi da stravolgere in potenziali - evolutivi - "addestramenti". Ed è così che - per non cadere nell'equivoco di essere propugnatori di sterili unilaterali Utopie - a questo sito viene aggiunto l'impegnativo file in PDF - ESPERIMENTI SU BAMBINE/I - in cui, anche e soprattutto con testimonianze dirette si documentano alcune fra le peggiori e deliberate azioni contro BAMBINI.

Già scaricabile dalla Rete e leggibile su tablet e Kindle sarà prossimamente anche stampata la nuova versione - per il momento  incompleta - la nuova edizione di Infanzia: un mestiere difficilissimo

Non è pertanto "strano" segnalare e ribadire che questo file è stato GRAVEMENTE DANNEGGIATO tanto da dover venir recuperato dalle Cache di Google e quasi del tutto ricostruito - come era più di una volta accaduto ad altri file soprattutto nei paragrafi dedicati ai concetti base di "sviluppi inter-generazionali".

Data la vastità e l'attualità degli argomenti trattati, importanti aggiornamenti sono di continuo necessari: i più recenti riguardano il sotto-capitolo #simbiosi-mistificazione, e ancor più i continuativi rinnovati riferimenti in #mamma_cattiva, come pure le aggiunte di prima mano e la relativa ristrutturazione di buona parte del file in #madri_e_figli e nei paragrafi riguardanti Infortuni - o pseudo tali - sono di frequente da ampliare e/o correggere, magari con rimandi a file collegati come quello degli scherzosi Raccontini o al Power point Prevenzione pps raggiungibile dal sito Voci di bimbi.

Dopo la pubblicazione dei libri - italiano e inglese - gli aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti: questo file Aggiornamenti e novità li ELENCA di volta in volta - con in testa il più recente - seguendo soprattutto le variazioni concrete dei file rinnovati: per novità di contenuto ma anche per risistemazione dello stile e riorganizzazione dei paragrafi e illustrazioni. Ma se nell'elenco non verranno presentati quelli semplicemente corretti nei link non più attivi, si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche che man mano si stanno spostando in coda nell'elenco. Ad ogn modo ogni immagine che proponiamo si costituisce anche come link: e come per ogni altro link, le immagini vengono di continuo monitorate e aggiornate.
Ma se intanto gli aggiornamenti necessari continuano ad essere praticamente incessanti si rende via via ... quasi "obsoleto" il testo pubblicato. Il sito può seguire e temporaneamente integrare queste innovazioni ed è appunto predisposto a questo scopo, ma così si amplia in modo eccedente le dimensioni di un solo volume: alcuni file - già pubblicati come capitoli del libro ENCICLOPEDICO sono in via di venir pubblicati AGGIORNATI in una nuova veste editoriale: come volumetti TEMATICI di un centinaio di pagine ciascuno contenenti per singoli argomenti i capitoli ormai superati del libro Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI. Ed intanto anche un nuovo file è stato aggiunto al sito per completare come ultimo capitolo TUTTI i nuovi volumi: già dal titolo Considerazioni e conclusioni si presenta a compendiare ma anche sottolineare le basi essenziali di impostazione metodologica e culturale di tutto l'insieme di questo studio-lavoro.
Al primo "libretto tematico" - Infanzia un mestiere difficilissimo - avrebbe dovuto seguire direttamente a breve termine questo - La casa e i suoi abitanti / Dal concreto al sublimato: dalle fasi di sviluppo dei bambini agli impegni dei "grandi" - che, nell'ordine logico dei contenuti, ne rappresenta la continuazione "adulta": entrambi concorrono ad impostare ed avviare un discorso strutturante a partire dalle osservazioni dirette dei concetti-base di fasi iniziali: incentrato l'uno dalla parte degli adulti, della vita adulta e soprattuto del LAVORO adulto, l'altro dalla parte di chi è od era stato in via di sviluppo - vedi il tema della continuità dello svolgersi delle età, discusso più in dettaglio in Consapevolezza e memoria. Ed infatti, data la sua importanza introduttiva generale, è stata appunto anticipata la pubblicazione dal lato cronologico editoriale del volume Consapevolezza e memoria in cui i vari capitoli di presentazione generale e di esemplificazioni testimoniali si affiancano in un ben definito disegno metodologico.

Infanzia: tempo di mutamenti? Infanzia un mestiere difficilissimo? Madri e figli? Simbiosi-mistificazione? I richiami del cucciolo? Mamma cattiva? Faccende? Ergonomia? Infortuni?

Il testo attuale costituisce la riedizione di un volume - Nuova Italia 1974 - che allora aveva come titolo I complessi della casalinga - mentre più pertinente è ora questo titolo "fenomenologico" LE FACCENDE DOMESTICHE. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro, che ne precisa meglio le finalità non descrittive e/o "amene" ma scientificamente divulgative e non rischia di far dimenticare i suoi autentici dinamici multigenerazionali significati. Questo proposito deve tener conto comunque anche della "circolarità" e dell'alternanza bi-univoca inerente a questi argomenti, cioè dell'intreccio indissolubile tra "VERO lavoro" e vita familiare: questo libro va quindi affiancato a un testo pubblicato successivamente Infanzia: tempo di mutamenti - 1999 - che ne è il completamento speculare. Entrambi concorrono ad impostare ed avviare un discorso strutturante a partire dalle osservazioni dirette dei concetti-base di fasi iniziali: incentrato l'uno dalla parte degli adulti, della vita adulta e soprattuto del LAVORO adulto, l'altro dalla parte di chi è od era stato in via di sviluppo - vedi il tema della continuità dello svolgersi delle età, discusso più in dettaglio in Consapevolezza e memoria.
I complessi della casalinga? Infanzia: tempo di mutamenti?
Il titolo dell'edizione precedente - 1979 - derivava da una situazione contingente: sotto forma di semplici "dispense" vi veniva sintetizzato e raccolto il frutto di una serie di pubblici dibattiti tenuti - all’epoca dell’Anno del Fanciullo - dall’11 marzo al 1° giugno ’78 - a cura dell'Associazione Italiana Donne Medico di Torino come Corso di Sensibilizzazione indirizzato ai genitori, agli operatori sociosanitari addetti all’infanzia, ma aperto a tutti sul tema: LA VIOLENZA CONTRO IL BAMBINO, rimandante ai concetti delle possibili manifestazioni anche indirette di Violazioni di diritti del bambino; invece - come dice l'attuale intestazione Infanzia: tempo di mutamenti - l'intenzione qui prioritaria è quella di evidenziare e indirizzare i lettori verso gli aspetti fisiologici delle discontinuità necessarie dello sviluppo, ponendo il concetto di sviluppo delle attitudini psico-socio-affettive in parallelo a quello anatomico degli organizzatori-induttori dello sviluppo embrionale. Ma neppure da questo punto di vista, che predilige aspetti "positivi", non è però estraneo il concetto di possibili "violazioni": se vi si descrivono e chiariscono i regolarmente preordinati cambiamenti in differenziazione visti dalla parte di chi si sta sviluppando altrettanto se ne sottende il fatto che possano trascorrere sia portati a compimento che disturbati. Ed è così che ci si raccorda con l'attuarsi nel corso dell'esistenza di quegli inizi fisiologici che dovrebbero stabilizzare ogni vita umana a partire dal contesto infantile ORIGINARIO ed è da questi presupposti che le LE FACCENDE DOMESTICHE e I complessi della casalinga sono stati pubblicai rispettivamente prima de LA VIOLENZA CONTRO IL BAMBINO e di Infanzia: tempo di Mutamenti rimandano al versante del mondo degli adulti e degli aspetti e dell'organizzazione del LAVORO.

Insieme comunque formano la parte integrante di un discorso unitario e speculare dedicato al concetto di INIZI, di passaggi successivi, di fasi di sviluppo: di passato, presente e futuro, di "organizzatori"< e di coni di espansione che si integrano e interagiscono a vicenda: come ben risulta da entrambi gli INDICI dei libri LE FACCENDE DOMESTICHE e di INFANZIA: tempo di mutamenti con lo schema di questi passaggi nei link ...dal sublimato al concreto dal corporeo all'astratto  - quest'ultimo nel libro a pag.40.
In altri termini, reciprocamente entrambi i libri - l'uno "dalla parte dei bambini", questo "dalla parte degli adulti" - cercano di contribuire a far considerare le "attività umane" e non soltanto gli "esseri umani" secondo "paradigmi di sviluppo" che si succedono si collegano in passaggi diversificati: non casuali - solo in apparenza disorganizzati ed invece regolari, necessari, consequenziali.
Nel titolo si parla di un VERO lavoro, ma anche di "faccende" al plurale: si tratta cioè di un LAVORO unitario o non piuttosto di una serie più o meno organizzata di "mestieri" e/o di "professioni"? E quanto è significativo che le si chiamino "faccende": dal latino = cose da farsi - al plurale? Viste separatamente o nel loro complesso - queste "cose da farsi", presentano la peculiarità di dover venir fatte quotidianamente su tempi brevi ripetitivi. Ma non per questo sono attività irrilevanti o banali, neppure talmente ovvie da poter venir considerate soltanto come fine a se stesse.
Peculiare aspetto del mondo adulto, comunque sia, non è tanto il LAVORO in astratto quanto la molteplicità delle  "prestazioni lavorative" al plurale: ma come gli individui anche queste a loro volta non dovrebbero essere statiche senza sbocchi: anch'esse possono evolvere - e non soltanto svilupparsi partendo da aspetti concreti, corporei - "piccoli" magari "infantili" - fino a potersi "s-rotolare" verso le più elaborate, "sublimate", "potenti" forme di partecipazione alla vita associata del presente. Della vita adulta fa parte la generatività, cioè la possibilità di far concretamente nascere o comunque allevare figli; ma anche in astratto questa generatività rivolta verso un lontano FUTURO sublimare in attività non biologiche ma lavorative: "creative" ad ampio respiro.
Come la procreazione biologica procede nelle generazioni successive, la progressione degli elementi tipici dei minuscoli
"tempi e metodi"
del quotidiano, della vita delle "faccende domestiche" può espandersi nello spazio e nel tempo, verso tempi e spazi futuri imprevedibili e dilatati, addiritura potenzialmente "immortali" come le opere d'arte o le grandi scoperte.
Non solo le "persone", infatti, ma anche le attività adulte ed ogni tipo di lavoro hanno basi portanti inziali perfin biologicamente programmate con i complessi in funzione di "organizzatori": e in parallelo all'evolversi delle esistenze individuali anche le attività umane debbono ingranarsi, partendo da questi presupposti, basandosi su regolari tappe di sviluppo da cui poi poter evolvere in diversificabili percorsi. Già dal titolo stesso, il complementare volume Infanzia: tempo di mutamenti descrive l'importanza le difficoltà di queste disomogenee TRANSIZIONI fondamentali, di queste tappe che dànno sostanza alle FONDAMENTA, che, s-piegate dettaglio per dettaglio, rivelano la loro potenza nel loro dis-piegarsi nel divenire. Dal lato PSICOLOGICO anche queste faccende si s-volgono come azioni e configurano situazioni che attingono direttamente da vicino all'INIZIALE NORMALE SVILUPPO bio-sociologico dei normali complessi infantili, anch'essi al PLURALE, anch'essi da vedersi nel loro s-volgersi multiforme e necessariamente contraddittorio; ma altrettanto anche questi presupposti lavorativi possono evolvere in arricchimenti o coartarsi in danni. Questo s-rotolarsi dal concreto al sublimato può cioè accompagnare in progresso la vita adulta verso la vera MATURITA', come pure può ingarbugliarsi rattrappendone e/o bloccandone le potenzialità: non solo sul piano personale del singolo ma anche diffondendo conseguenze sull'ambiente del presente e sulle generazioni future.

Chi si occupa di ERGONOMIA e/o di PSICOLOGIA potrà leggere con attenzione la parte del libro che gli compete senza troppo approfondire le altre; mentre chi credesse di trovarvi descrizioni più o meno amene di "casalinghe complessate probabilmente rimarrebbe deluso.
Ma se ciascuno potrà leggere con attenzione la parte che gli interessa senza troppo approfondire le altre, consiglierei a TUTTI di leggerne almeno l'ultimo capitolo:
Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi e adulti di domani.

Lavoro

scopri la psicologia del tuo lavoro
La casa, se prima di tutto è ABITAZIONE - ed anche magari un'estensione di sé -  è pure un posto di lavoro: è la sede delle varie "faccende" - ripeto, dal latino: cose da farsi - nelle quali si ritrovano le basi ed i paradigmi semplificati ma soggettivamente strutturali di moltissime altre attività lavorative, di molti lavori, mestieri, impieghi, professioni, cariche e persino affari se non scienze ed arti.
Dal lato operativo, ergonomico le "faccende" sono da considerarsi rigorosamente al plurale ma si ramificano ulteriormente in una serie di azioni che stanno al primo gradino del passaggio dal CONCRETO della vita corporea individuale al più vasto universo dei mestieri e professioni. Ma, considerate complessivamente, le "faccende domestiche" formano anche la struttura di base di una vera UNITA' PRODUTTIVA, che espande la vita dell'individuo come tale ad entità collettive socio-economiche - e pertanto anche antropologico-politiche - più vaste.
Ogni "lavoro" - come pure la mancanza di lavoro - è una componente essenziale della vita di ogni adulto normale, una componente che gioca un ruolo basilare nella situazione psicosomatica di ciascuno sia "agente" che "utente" come
  • fattore da integrarsi nell'esistenza complessivamente fisica e psicologica
  • fattore di benessere e di stabilità
  • azione destinata a produrre CONSEGUENZE sia utili come "prodotti" che dannosi ad esempio come inquinamento, scomodità, disturbo, se non pericoli a terzi.
  • causa per il lavoratore di pericolo, affaticamento, e in alcuni casi persino morte (vedi infortuni e disagio - vedi gli scherzosi esempi degli oggetti cattivi - cronicamente aggravantesi - ed anche
  • l'ergonomia che è nata per studiare e far rispettare nella progettazione una serie di norme per tutelare la vita del lavoratore ed accrescere l'efficienza e l'affidabilità dei sistemi uomo-macchina
  • l'ergonomia ha allargato il proprio campo di applicazione in funzione dei cambiamenti che sono sopravvenuti nella domanda di salute e benessere
  • l'ergonomia propone l'adattamento di tali condizioni alle esigenze dell'uomo in rapporto alle caratteristiche organizzative cui si svolgono le sue attività.
  • l'obiettivo attuale dell'ergonomia è quello contribuire alla progettazione oggetti servizi ambienti di vita e di lavoro che rispettino i limiti dell'uomo e ne potenzino le capacità operative e di lavoro.

Da un artticolo di LEI Web: OK LA SALUTE PRIMA DI TUTTO direzione scientifica Fondazione Umberto Veronesi
Dimagrire in casa Linea super? Provate l'olio di gomito
Palestra o dieta? Olio di gomito: i lavori domestici aiutano a bruciare le calorie. Dati di dispendio energetico delle attività di casa, che si contraddistinguono per medio-bassa intensità e medio-lunga durata, indicano che insieme agli zuccheri si consumeranno anche i grassi in eccesso (GUARDA la classifica dei mestieri per dispendio calorico). Chi lava pavimento o biancheria perde peso. Per rifare i letti in mezz'ora, per esempio, si consumano circa 70 chilocalorie (è l'unità di misura utilizzata in biologia e scienze della nutrizione). Idem per il bucato. Ma se si lavano a fondo i pavimenti si arriva a bruciarne, nello stesso arco di tempo, oltre 130. Considerato che un grammo di grasso equivale a circa nove chilocalorie, in mezz'ora di lavoretti si bruciano più o meno dieci grammi di grassi, spiega Alberto Enrico Minetti, professore di fisiologia presso il dipartimento di fisiologia umana della facoltà di medicina dell'Università Statale di Milano. Lo sforzo maggiore lo si fa se si decide di spostare i mobili (210 chilocalorie in mezz'ora), mentre per portare a casa la spesa (500 metri a piedi con due sacchetti di dieci chili) senza prendere l'ascensore per due piani di scale, sono richieste 30 chilocalorie, grosso modo le stesse che si consumano correndo per tre minuti alla velocità di nove chilometri all'ora.
Schiena dritta e si scansano i dolori. Le faccende domestiche protratte e ripetute nel tempo possono, come molte altre attività fisiche, portare inconvenienti al sistema muscolo-scheletrico. Adottare posture e procedure corrette, come il sollevamento di carichi a gambe piegate e schiena dritta, può aiutare a evitarli.  La tecnologia e l'ergonomia forniscono strumenti di lavoro domestico che sempre più contribuiscono a un uso più sicuro di muscoli e articolazioni. È bene tener presente, però, che più i lavori domestici saranno resi facili dalla tecnologia e dall'ergonomia, meno energia metabolica sarà impiegata, a scapito dell'utilizzo della casa come surrogato della palestra per smaltire i chili di troppo.


Società Italiana di Ergonomia

L'ERGONOMIA di cui si parla nel titolo del volume studia non tanto le "persone" quanto ogni singola azione lavorativa non escluse le differenziate "faccende domestiche". I loro aspetti quotidiani multiformi e sfaccettati, le loro azioni e conseguenze, gesti e situazioni, valori e pericoli nei loro dettagli operativi forniscono però anche parametri paradigmatici verso il divenire di molti e disparati lavori: nei loro possibili sbocchi offrono PROTOTIPI - e apprendistato - di molti MESTIERI e di molte PROFESSIONI anche molto "teoriche"e "astratte".

ERGONOMIA
Link utili
Prima raccolta delle principali norme tecniche disponibili in ambito ergonomico
UNI
ISO

Società Italiana di ergonomiaFederata alla International Ergonomics Association (IEA)
ergonomia@unimi.it segreteria@societadiergonomia.it
Human Factors and Ergonomics Society
L' Ergonomia si occupa del LAVORO. L'Ergonomia ha come oggetto l'attività umana in relazione alle condizioni ambientali, strumentali e organizzative in cui si svolge l'adattamento di tali condizioni e esigenze dell'uomo in rapporto e alle caratteristiche delle sue attività .ed è nata per studiare e far rispettare nella progettazione una serie di norme che tutelano la vita del lavoratore e accrescono l'efficienza l'affidabilità sistemi uomo-macchina, l'ergonomia ha allargato il proprio campoì applicazione in funzione dei cambiamenti che sono sopravvenuti nella domanda di salute e benessere l'obiettivo attuale quello contribuire alla progettazione oggetti servizi ambienti di vita e di lavoro perchè rispettino i limiti dell'uomo e ne potenzino le capacità operative.

Human factors and Ergonomics SocietyErgonomics (or human factors) is the scientific discipline concerned with the understanding of interactions among humans and other elements of a system, and the profession that applies theory, principles, data and methods to design in order to optimize human well-being and overall system performance.


Infatti, come nella definizione statutaria dell'Ergonomia
L'obiettivo attuale è quello di contribuire alla progettazione di oggetti, servizi, ambienti di vita e di lavoro, perché RISPETTINO i limiti dell’uomo e ne POTENZINO le capacità operative.
Come per ogni lavoro i risultati e ripercussioni, prodotti e danni derivano da prestazioni eseguite in condizioni adeguate o difettose e non solo per l'ottimizzazione o meno dell'ambiente di lavoro. Ma azioni e conseguenze delle azioni e tutto quanto può risultarne devono tener conto dell'efficienza del lavoratore e della sua preparazione specifica alle differenti mansioni: sia per una vantaggiosa - e non dannosa - produttività, sia per la sua disponibilità personale.  Nel sito dei lavori in casa e nel link della vignetta oggetti cattivi, i lavori "in" e "di" casa possono ricevere l'attenzione di un "pubblico" di esperti, compreso l'interessamento di aziende economicamente importanti, e così possono sottintendere ad giro di affari anche cospicuo. Ma dal lato sociologico - e quindi di conseguenza "politico" per l'estensione numerica del "personale" addettovi - nello stesso tempo i fattori ergonomici vengono ad intrecciarsi nel bene e nel male con i fattori che sottendono alla vita ed ai concetti di famiglia e con basilari elementi ad alto impatto emozionale dell'esistenza per il "lavoratore" e per gli "utenti" del suo operato. Il titolo del libro e di questo file di compendio e aggiornamento sono dedicati all'ergonomia però altrettanto alla psicologia: non ci si occupa solo di "prodotti"materiali o di materiali "strumenti" ma anche degli aspetti soggettivi del MATERIALE UMANO la cui "manutenzione" - compresa la prevenzione degli INFORTUNI - non può prescindere da globali condizioni di salute emotiva, psico-fisica e sociologica.

Proprio nell'ambito dei "lavori di casa" l'impatto sociale - presente e futuro - è profondissimo e impegnativo: i prodotti della casa sono ubiquitari come attuali RIPOSO e SOSTEGNO per la famiglia tutta e CHIUNQUE - in un modo o in un altro, più in un periodo che in un altro - è e sarà sempre "utente" di questo "servizio". Destinate a mantenere in modo quotidiano e scorrevole benessere ed efficienza le "faccende" possono professiolizzarsi ulteriormente arrivando al vero impegnativo lavoro dell'ASSISTENZA; ma - quando vi siano FIGLI - si espandono in scopi e conseguenze di lunga durata come l'avvio - fortunato o deleterio di generazioni future di cui però a sua volta ogni persona del presente ha a suo tempo - bene o male - fatto parte.
Dal lato soggettivo psicologico ognuna delle differenziate faccende va distinta - sempre al plurale - nei suoi significati evolutivi, in quanto dalle loro basi soggettive, consce o inconsce, dai relativi fattori strutturanti, dalle più elementari sublimazioni collegate con i relativi complessi infantili deriva - o meno - la capacità e la disponibilità verso CIASCUNA di esse.


Spagna, chi s'occupa della famiglia avrà un titolo pari alla licenza superiore:
Il progetto sulle casalinghe di Maria Teresa Fernández, numero due di Zapatero, riguarda mezzo milione di donne
27/4/2009 (7:20) - PER TROVARE UN LAVORO Esame da casalinga La cucina vale un liceo
MADRID
Nella Spagna del femministicamente corretto Zapatero era arrivato un titolo di studio nuovo di zecca, paragonibile più o meno alla licenza delle scuole medie superiori: il diploma di ama de casa (letteralmente, nella lingua di Cervantes, padrona di casa, ossia casalinga). L’annuncio giunge dalla Paladina Máxima del gentil (e votante: le europee sono dietro l’angolo il 7 giugno) sesso, la prima vice-premier, Maria Teresa Fernández de la Vega. I beneficiari? Almeno 500 mila persone, il 90 % delle quali donne. I requisiti per godere del prezioso riconoscimento statale, rilasciato dal ministero dell’Educazione?
Accreditare esperienza sufficente nella cura dei bimbi da 0 a 3 anni o degli anziani,
ha spiegato de la Vega.
La nuova rivoluzionaria iniziativa zapaterista, in un Paese ancora molto machista ed ove sono in stragrande maggioranza le mujeres a farsi ancor carico dei figli e dei familiari anziani, era partita via decreto legge deliberato dal consiglio dei ministri. Il nome scelto è pomposo: Real decreto di valutazione ed accreditamento delle competenze professionali acquisite con la esperienza lavorativa o apprendistato non scolastico. I primi esami, elaborati con il concorso del ministero dell’Eguaglianza, Lavoro ed Educazione, per rilasciare la maturità di «casalinga doc» partiranno prima dell’estate.
Le persone che otterranno la titulación potranno cosí accedere al mercato del lavoro nel settore che si occupa delle persone dipendenti, ampliato dalla legge sulla Dipendenza (varata nel 2006 e che favorisce l’assistenza degli anziani o handicappati, i cui familiari ricevono un aiuto economico per assisterli in casa o un sussidio per pagare badanti; ndr) e dall’estensione della Pubblica Istruzione dagli 0 ai 3 anni», precisa orgogliosa la vice-premier.
Per ottenere il diploma bisognerà sottomettersi ad una dimostrazione pratica - anticipa La Vanguardia. Il decreto dei ministeri del Lavoro, Educazione ed Uguaglianza, stabilirà il numero dei concorsi annuali per ottenerlo.
GIAN ANTONIO ORIGHI

Se si vuole spiegare in modo scherzoso e intuitivo il concetto teorico dei passaggi reciproci dal lavoro alla ... psicosomatica - e quindi dal sublimato al concreto ci si può anche divertire con le vignette di Lupo Alberto.
(Questo straordinario personaggio di Silver è nato nel 1974. Queste vignette - della serie presente nell'edizione originale 1994 - si trovano ora nel volume 47 dei Classici del fumetto di Repubblica a pagina 167).

I "complessi" nel loro regolare alternarsi tra "essenza" e "movimento", tra fruizione e attività, tra interiorità e mondo circostante sottendono progressivamente a tutti gli aspetti della vita con età e momenti della vita di ognuno in cui ciascuno di essi prevale: chiaramente il LAVORO, ogni lavoro in quanto tale, si basa sui i "complessi attivi" il primo dei quali è il complesso anale le cui espressioni primarie si aprono sui lavori esecutivi o - in  un pasaggio più avanzato delle sublimazioni - nei cosiddetti lavori d'ordine. Esistono indifferenziate pressioni aggressive che lo precedono, ma il suo pieno attuarsi indirizza verso l’energia da espellere: quindi verso la distruttività ma anche verso i suoi superamenti in trasformazioni, ridirezioni, riciclaggi e recuperi, difficoltà e limiti. Queste forze fanno pure parte dell'insieme delle dotazioni dell'istinto di conservazione: presiedono alla lotta per l’esistenza, non solo con i meccanismi di lotta-fuga ma con il controllo sulle tensioni interne, sul ricambio, sulle depurazioni, e infine sulle escrezioni: in quest'ottica "pulire", “purgarsi”, scaricare tensioni o imparare a bloccarle, esercitare "il" controllo magari distruggendo o impedendo diviene il punto cardine di ogni mafestazione vitale. Se nel suo aspetto "positivo", "benevolo" tende a centrarsi sulle depurazioni a costo di restringere i propri interessi - tanto da dar origine alla quasi comica generalizzazione diffusa anche in uno spot pubblicitario "regolare le 'funzioni' dell'organismo" - fuori dal corpo, queste funzioni biologiche sottendono alle forze che nella vita adulta diventano attività: attività caratterizzate da "serietà", puntualizzazione, da proporzionata o esagerata considerazione dei particolari. Fin dai primissimi inizi e comunque ad ogni età questi aspetti si manifestano anche in giochi: monotoni, ripetitivi, avulsi da concreti scopi e magari con la ricerca di difficoltà arbitrarie contro cui cimentarsi. Peculiare è il limitare con “regole” e difficoltà il proprio campo: sembra paradossale e contrario a tanti luoghi comuni, ma molti adulti - uomini (!) - malgrado siano altrove già sottoposti ad attività di questa categoria trovano estremamente “riposanti”=“ri-creanti” attività improduttive ripetitive - dai cruciverba, alle carte, agli scacchi, ai “gialli”, al bricolage, al modellismo - come “abitanti della casa” non responsabili in prima persona della sua gestione si prestano  con sollievo soggettivo ad attività “casalinghe” occasionali di riparazione e trasformazione, e persino dalla più paradigmatica delle principali “faccende”: la semplice PULIZIA.

Nel file/capitolo corrispondente in inglese DOMESTIC CHORES. Ergonomics and psychology of a REAL work  - a suo tempo molto famosa, e un testo classico – 1903 – la cui traduzione italiana è però da moltissimo tempo introvabile: vengono citate e illustrate le numerosissime e famose pubblicazioni soprattutto di area femminista, ma non solo. Qui segnaliamo come paradigmatica un'autrice Charlotte Perkins Gilman e un classico dell'inizio '900: The home: its Work and Influence.

Vedi un Secolo dopo:
La vertigine dell'ordine. Il rapporto tra sé e la casa di Carla Pasquinelli Editore:Baldini Castoldi Dalai 2004
Argomento: case, sociologia dell'abitazione. Ogni casa, per essere abitabile, deve rispecchiare un ordine che corrisponda e sia in sintonia con coloro che la vivono giorno per giorno. L'autrice indaga lo spazio domestico e chi lo vive, dimostrando come i gesti quotidiani, casalinghi, che tutti i giorni compiamo quasi inavvertitamente e abitudinariamente, influiscano sui nostri comportamenti e come spazio domestico e pace interiore dipendano da un esterno spesso sentito come estraneo e ostile. Attraverso il pensiero di antropologi e psicologi come Ernesto De Martino, Marcel Mauss e Heidegger, il saggio indica in che modo lo spazio di una casa e i rapporti tra coloro che lo vivono costituiscano il fulcro di gran parte del nostro malessere o benessere esistenziale.
Enrica Asquer La rivoluzione candida. Storia sociale della lavatrice in Italia (1945-1970)
In un percorso che si snoda tra stabilimenti industriali - Candy - racconta, fra molto altro, che gli italiani nel dopoguerra comprarono prima il frigorifero.
da uno stralcio dell'articolo di Giovanna Zucconi
presentato in Raccontini

Abitazione Lavori in casa

La casa è prima di tutto abitazione, e questo termine indica un luogo privilegiato anche dal lato "biologico": il luogo dove si abita rappresenta una parte integrante dell'esistenza. e - come in modo tipico e costante la tana, il territorio, il nido di molti animali - assume valenze “vitali” la cui conservazione o perdita può provocare non solo consequenze emotive e comportamentali, ma anche di salute fisica e/o mentale o di entrambe.
Infatti se la casa è prima di tutto abitazione questo significa che è sentita anche come una vera “estensione di sé” per cui vi si “estendono” fenomeni e problemi che potrebbero sembrare invece inerenti soltanto alla parte fisica, biologica della persona.
(Da non dinmenticare però che in concreto esiste "casa" e "casa"; esistono topaie e castelli, slums e rissosi condomini; condominii solidali e collettività più o meno forzate; abitazioni in città affollate e rumorose e in luoghi semideserti ecc. ecc.)
Questa sera mi sono messo a svuotare un po’ gli armadi e ho iniziato a preparare scatole e scatoloni per il trasloco. Sà come mi sentivo mentre lo facevo? Solo. Mi è sembrato che tutto sia andato avanti e io invece abbia preso una direzione che sa di solitudine, come se quelle foto, quei compagni di viaggio, scuola fossero lì occasionalmente, o meglio io fossi lì per caso ma traessi comunque dalla loro presenza un senso di non-solitudine. In un certo senso mi facevano sentire non-solo. Non si può dire che mi sentissi in compagnia, partecipe, presente. Ecco, ora e come se avessi voluto allontanare tutti per avere chiara la sensazione che invece volevo mascherare, non volevo ammettere. La morte è anche un più mia. Vado via da questa casa dove ho vissuto per sette anni, mi porto dietro tutto ciò che è mio, ma lascio un luogo ed è come se con questo lasciassi definitivamente una parte di me stesso, tra qualche settimana sarò in quella nuova, ma sono triste. Non ci sarà  più nulla di mio in quella vecchia ma sembrerà estranea anche quella nuova.
Ma la cosa più pesante è questa sorta di vuoto, vorrei provare un po' di calore umano, vorrei sentirmi desiderato, vorrei....


Se avviene in concomitanza con il matrimonio è ovvio che più fattori si sommino: ma allora come mai molte coppie non stanno bene a casa ed invece benissimo nel viaggio di nozze (a sua volta infatti che significato profondo deve avere?) ed anche nei viaggi turistici successivi? Il senso di solitudine e la coscienza molto più ... viva (scusate il bisticcio ma non l’ho scritto a caso) della morte sono proprio dovuti a questo “salto di maturazione”, a questa nuova profonda crisi esistenziale (crisi o “catastrofe” in senso matematico) di più completa IDENTITA' conquistata, ma anche così di consapevolezza di tutta la precarietà e separatezza che l’identità – cioè l’esistenza “ontologica” nel senso dei termini usati dai filosofi – comporta. L'ALLARGAMENTO. della propria identità che viene ad espandersi nella tana contribuisce alla completezza di una vita significativa: solitudine o separatezza? Separatezza e accentuazione della separatezza sono sinonimi di "sofferenza" e qundi soltanto situazioni negative da cui rifuggire? Ma allora come mai, raggiunto questo tipo di sistemazione materiale, ciascuno ci tiene tanto alla privacy? Come mai così spesso ciascuno ha così paura dei “ladri”? Come mai ciascuno ci tiene tanto alle chiavi di casa quasi fossero una parte di se stessi? e tende ad affannarsi per munire le porte di rinforzi e le finestre di tende??? E la stessa “morte” com’è diversa anche come concettualizzazione quando conclude una vita significativa e non una vita “incompleta” cioè sentita come una “non-solitudine” completata solo dalla “compagnia” dagli “altri” utilizzati in funzione quasi di protesi alla propria incompletezza!

Mi piace stare a casa in silenzio, leggendo qualcosa. Qui, a casa, é come se mi trovassi ovunque, Italia, Europa, Asia, Africa, che importa. Sò già  che quando uscirò da quel portone mi troverò catapultato nei rumori, nelle facce della gente, nel traffico, nella scatola a quattro ruote, nel freddo il posto più bello dove sono stato, forse il posto dove mi sono sentito meglio. Vorrei poter dilatare questo tempo, vorrei poter restringere tutto il resto.
...
Oggi le mie radici sono ben salde dentro di me ma parlano più di luoghi che di persone, più di avvenimenti storici che di pettegolezzi familiari, questo forse mi ha permesso quella sensazione di “familiarità” anche quando ero la settimana scorsa a NY, come se il mondo fosse più piccolo oggi, e come se io potessi vivere ovunque pur essendo sempre me stesso. Certo che molta di quella “tranquillità” era anche dovuta al fatto di avere le chiavi di casa in tasca, soldi nel portafogli, la carta di credito e particolare non da poco un passaporto dell’UE. E questo mi ha rimandato all’importanza del lavoro che in fondo mi ha dato queste possibilità.
Ma la cosa più pesante è questa sorta di vuoto, vorrei provare un po' di calore umano, vorrei sentirmi desiderato, vorrei....

.... intendendo per lavoro domestico esclusivamente l’insieme delle attività prestate senza vincolo di subordinazione e a titolo gratuito, finalizzate alla cura delle persone e dell’ambiente domestico....

C.H.I.L.D.C.H.I.L.D.
Center for household, income labour and demographic economics
il centro inrter-universitario del dipartimento di Economia dell'Ateneo torinese che fungerà da centro di coordinamento delle attività  di ricerca di 5 Atenei: Firenze, Modena, Pisa, Roma Tor Vergata


nessuno lavora quanto le casalinghe
...economia e segnalazioni dell'ambiente domestico svolgano non occasionalmente a titolo gratuito attività in ambito domestico. e per promuovere ricerche sull'economia della popolazionenessuno lavora quanto le casalinghe ve lo assicuriamo
ASSOCIAZIONI DELLE CASALINGHE
1) Donne Europee Federcasalinghe / * FEFAF * Fédération Européenne des Femmes Actives aux Foyer
2) Movimento Italiano Casalinghe (MO.I.CA.)



rischi domestici

RISCHI DOMESTICI



giocare con i rifiuti: "R" come "Rifiuti"L'ENERGIA: dalle lampadine tradizionali
I RIFIUTI: dai rifiuti in casa agli imballaggi, il ciclo di vita degli oggetti: analisi L'ACQUA: dal rubinetto del lavandino fino all'acqua della nuvola, in particolare quella incanalata
Eclissi totale
Eclissi Totale, vivere e giocare in una casa sicura è un videogame pensato per i ragazzi delle scuole medie inferiori, al fine di renderli consapevoli sui rischi presenti in ambito domestico e favorire l’adozione di comportamenti improntati alla prudenza. ...
casa sicura
CAMPAGNA DI PREVENZIONE PER LA SICUREZZA DOMESTICA. La riproduzione realistica degli ambienti domestici, ottenuta grazie all'uso della tecnologia 3D, permette ai ragazzi di simulare azioni quotidiane, sperimentando l'impatto delle proprie azioni
Rosanna D'Ambrosio, Epidemiologia ed educazione sanitaria, Via della Consolata 10 10122 Torino tel. 011 5663025, fax 011 5663016
Gruppo di lavoro composta da: Rosanna D'Ambrosio, Giorgiana ModoloFlora Scardigno, Flavia Cavalero
S.S. Epidemiologia ed Educazione Sanitaria Asl1 Torino episan@Asl1.to.it
Il “Fila Liscio” è un cd nel quale si percorrono gli ambienti della casa allo scopo di segnalare i rischi nei quali quotidianamente ci imbattiamo quando ci dedichiamo ai lavori di casa, alla cura della persona, a prepararci un caffè o anche solo a dormire. Le informazioni sono quelle generali della sicurezza della casa con una particolare attenzione alle persone anziane che restano una delle fasce di popolazione più esposte agli incidenti domestici.
Un filo rosso collega oggetti e comportamenti pericolosi e ci guida alla scoperta di importanti informazioni mentre, una breve scheda tecnica, che compare cliccando nel cerchio rosso, ci suggerisce soluzioni strutturali e comportamenti sicuri.
Il
Fila Liscio può essere utilizzato nella formazione degli operatori, in particolare quelli che operano nei Servizi A.D.I. (Assistenza Domiciliare Integrata), ma anche negli incontri di informazione alla popolazione.



IMQAccanto al comfort, però, è importante che la casa sia sicura. Impianto elettrico e a gas a norma di legge, apparecchi elettrodomestici utilizzati con le dovute cure, camini e caldaie a regola d'arte. Ma non solo.

Cura e attenzione sono indispensabili per prevenire anche le numerose altre insidie nascoste nelle pareti domestiche


Per una casa più sana di Carla Iacobelli 04/02/2002 12.23.31, del Consiglio nazionale delle ricerche
Un manuale on-line sull'inquinamento domestico pubblicato dal Consiglio nazionale delle ricerche. Raccomandazioni Scarica il documento dossier inquinamento_domestico.doc
 ... per una casa piu' sana oppure: PE [MS Word] CARLA IACOBELLI LANZARA
*  Realizzazione grafica di Antonio Salucci... fai da te PER UNA CASA PIU' SANA.
Il rischio chimico in ambiente di lavoro. Guida alfabetica alle sostanze pericolose con segnaletica a colori


Questi aggiornamenti sono da completarsi con il file "ospitato": Prevenzione infortuni

Il Decalogo della Presidente di DONNEUROPEE: Ecco i segreti per evitare i pericoli
Attenti a distrazione degli elettrodomestici. IL RAPPORTO ANNUALE DEL CENSIS (e del collegio nazionale dei periti industriali e dei laureati: 4 milioni di incidenti nel 2003. Gli italiani vi sono descritti come distratti  e che comportamenti avventati sono all'origine di gran parte dei 4 milioni di incidenti domesticiManca nel nostro paese l'attenzione per le piccole responsabilità.
Percorsi di guerra tra le mura domestiche. A rischio un italiano su due, l'anno scorso oltre ottomila morti.
Giacomo Galeazzi - da La Stampa Cronache mercoledì 24 marzo 2004 pagina 13

Dal decalogo del Piccolo Aquilotto: (dedicato ai genitori per preservare e migliorare la vista dei bambini
da Lucia Parlangeli ortottista consulente  esistenziale
1 * Difendere i suoi occhi da infortuni familiari
3 * Usare meno luci artificiali possibili, il neon in specie, che stanca particolarmente la vista


Incidenti e lavoro minorile a domicilio

Un piccolo "aiutante sarto" di quattro anni - come si deduce anche bene dai dentini ancora da latte.

CINA – Qinglong, Qinghuangdao: Cade di faccia sulle forbici, vivo per miracolo
Bimbo cade su delle forbici che lo infilzano in volto. E’ sopravvissuto

radiografia dopo incidente
Le foto del piccolo Xiao Yu hanno dell'incredibile e sono sconsigliate ai deboli di stomaco. Il piccolo bimbo cinese stava aiutando i genitori a confezionare dei regali per una festività cinese quando è caduto sopra un paio di forbici che gli si sono infilzate nel volto.
Il bambino è stato portato subito all'ospedale di Pechino.
La lama era penetrata alla sinistra del naso per 7 centimetri, bloccandosi sulle ossa facciali. Per i medici che lo hanno soccorso è un miracolo che il piccolo sia sopravvissuto.
La fotografia testimonia come l'operazione sia andata a buon fine.

Infortuni o fatti criminosi?

... intendendo per lavoro domestico esclusivamente l’insieme delle attività prestate senza vincolo di subordinazione e a titolo gratuito, finalizzate alla cura delle persone e dell’ambiente domestico...

La missione della Sezione di Epidemiologia è di contribuire alla promozione della salute, alla riduzione del carico sociale ed individuale delle malattie nelle popolazioni umane


Uccide più la famiglia della mafia
giovedì, 22 gennaio 2009
Forse sarà il caso di smetterla di riempirsi la bocca con la parola famiglia come fosse, aprioristicamente, una cosa sacra e la si inizi a guardare per quello che è: un insieme di persone. Persone che spesso nemmeno si scelgono (non solo genitori e figli, ma talvolta nemmeno marito e moglie).
Dove si può crescere, svilupparsi e andare verso il futuro o rimanere schiacciati, schiavi, o peggio morire.
Un morto ogni due giorni, oltre 1.300 vittime in sei anni: la famiglia italiana uccide piu' della mafia, della criminalita' organizzata straniera e di quella comune. E quello che dovrebbe essere il luogo piu' sicuro, la casa, si trasforma invece nel luogo a piu' elevato rischio, come stanno a dimostrare gli ultimi fatti di sangue avvenuti nelle ultime ore a Foggia, Siena, Campobasso e nelle Marche. Dai dati degli ultimi due rapporti Eures-Ansa sull'omicidio volontario in Italia - relativi agli anni 2005 e 2006 - emerge una realta' inequivocabile: un omicidio su tre avviene in ambito familiare.

Home: in italiano = "focolare"

In quante situazioni e come bisogna cautelarsi? Referti giudiziari di lesioni - o decessi - refertati come accidentali quando invece si tratta di conseguenze di "fatti criminosi"? Anamnesi raccolte con superficialità o magari drammi  - pietosamente o omertosamente - occultati? Quanti "incidenti" vengono etichettati - abusivamente - come tali anche in testuali Referti giudiziari, occultando "fatti criminosi" e così' anche chi lo ha commessi? Incidenti o delitti? E' quanto meno "opportuno" indicare questi dati con il segnalare un dato malamente presente nelle statistiche - di cui non è da sottovalutare la frequenza data la difficoltà di denunce veritiere e tempestive - cioè le conseguenze di VIOLENZE a donne - e a bambini! - etichettate e archiviate come INFORTUNI. La Medicina basata sulle evidenze - evidence based medicine - fa tesoro dei dati numerici proveniente purchessia dalle - spesso così fallaci - statistiche e pertanto continua a confermare questi "accidenti" come incidentali; mentre l'ampliarsi e l'autoconfermarsi delle statistiche continua illecitamente al progressivo lavaggio delle coscienze imponendo magari una sempre maggior puntigliosità di esagerati e scomodi e spesso costosi provvedimenti antiifortunistici.
La casa dovrebbe essere il luogo per eccellenza ove sentirsi "al sicuro": ma se l’organizzazione di un “focolare domestico” è un’impresa socio-economica i cui scopi produttivi non sono soltanto quelli di “conservare” e “preservare”, ma anche quelli più impegnativi di assistere e di accudire mentre l'intreccio dei rapporti tra i vari protagonisti è in modo inevitabile sovraccarico delle più intense emozioni, sentimenti ed anche primordiali istinti. Ne deriva un ambito lavorativo-esistenziale così sovraccarico di tensioni emotive e di risvegli di problemi soggettivi non risolti, che anche - e PROPRIO! -  lo stesso "focolare domestico" può divenire non una fondamentale sede di tranquilla "protezione", ma  un luogo pericolosissimo in cui gli adulti fra di loro, i genitori rispetto ai figli e questi reciprocamente rispetto ai genitori, i giovani e gli adulti, gli adulti e gli anziani, i sani efficienti e i malati da accudire ... possono arrivare a dei punti di insopportazione tale da rendersi colpevoli di violenze di ogni genere fino all'omicidio.


(Studies and Reports - International Labor Office: New Ser. November 1, 1982; ISBN: 9221030857) by Luisella Goldschmidt-Clermont
Published with the financial support of the United Nations Fund for Population Activities UNFPA

Battistina Costantino:
Sviluppo capitalistico (Tesi di Laurea: Università degli Studi di Torino - Facoltà  di Scienze Politiche Anno Accademico 1973-74  Tesi 3276, relatore prof. Siro Lombardini)

incidente domestico
Incidenti domestici - EpiCentro - Istituto Superiore di Sanità
(22 dicembre 2000) vedi Storie precedenti

La Stampa Torino Storie di città


voci di bimbi

posizione pericolosa
INFORTUNI IN CASA

AsUC

LOGO:  of the Italian Sea Horse Association: Associazione. Cavallucci marini
uomo casalingoPulire? Spolverare?
L'italiano 'macho' o 'mammone'? Presto bisognerà aggiungere una terza categoria: l'uomo di casa. Sono infatti già  oltre tremila gli iscritti all'Associazione italiana uomini casalinghi, unica in Italia. L'idea è venuta nel 1985 a tre amici, che 5 anni fa hanno aperto una scuola mail di tedeschi, spagnoli
da: Televideo 09 10 2003 ore 22


supereva
salute delle donne delle donne

Indagine multiscopo dell'Istat sull'uso del tempo. ISTAT Le differenze di genere nelle attività  del Tempo Libero. In tutte le fasi della vita le donne sono penalizzate rispetto agli uomini. Già  tra i 3 e i 13anni hanno a disposizionbe 18 minuti in meno rispetto ai maschietti. L'Italia possiede il primato di donne che spendono quasi tutto il loro tempo dedicandosi alla famiglia. I tempi della vita quotidiana. Riferimento notizia: Delt@
Anno III, n. 260 - 21 dicembre 2005

Diamoci da fare: Azioni integrate per l'educazione alla reciprocità familiari nella Provincia di Torino
Il progetto DIAMOCI DA FARE è pensato per far comprendere a bambini gestire la casa, prendersi cura dei figli, preparare la cena o stirare le camicie sono compiti alla portata di tutti, non solo delle donne. Di più, educare alla reciprocità garantire alle generazioni future una migliore qualità  della vita.
scambio di sguardi...sguardi
i saperi delle mamme
I saperi delle mamme straniere a confronto con le mamme italiane / Sportello Informativo per la Famiglia
recensito da...
sito recensito in Scienza e psicoanalisi.

CENTRO POLIFUNZIONALE PER LA FAMIGLIAarcaviola
Sede Legale: Via Michele di Lando, 26 ? 00162 Roma
 Sede Amministrativa: via Martiri di Via Fani, 7 ? 00016 Monterotondo (RM) Tel.& Fax.: 06.44292640

ALI per giocare - Associazione dei Ludobus Italiani

I ludobus in Europa
Una storia lunga ... almeno 30 anni

CONGRESSO INTERNAZIONALE SUL TEMA DEL GIOCO
- Torino dal 1 al 5 novembre 2005 -
Il tema scelto per accompagnare la riflessione è quello del TEMPO.

Passando dal concetto di "lavoro" ad una visione più allargata, i concetti base dei contenuti del libro si aprono su criteri personali, sociologici e fnomenologici circolarmente connessi tra di loro:

  1. La casa è prima di tutto abitazione - "HOME", "casa mia" - e quindi una vera estensione di sé
  2. Ma ciò non toglie che possa pure essere un - se non il principale - posto di lavoro, di un particolare lavoro in cui si ritrovano le basi soggettivamente strutturali di moltissime ATTIVITA' LAVORATIVE nei loro PARADIGMI SEMPLIFICATI.
  3. Ma un altro fattore è forse ancora più importante: la casa come "home" è sede di una famiglia di cui OGNUNO è sicura parte in causa e sia in quanto CASALINGA/O in funzione, sia in quanto coabitante con la/il casalinga/o, sia in quanto comunque: FIGLIA/O.
  4. Ma lo è anche in quanto membro di una FAMIGLIA non importa se mono-componente; e lo è - giuridicamente in fondo per sempre, sia pur magari come "erede" - in quanto partecipe di questa effettiva organizzazione socio-economica.
  5. Ma la famiglia non è certo solo un'azienda in quanto statutariamnte ha come personale, come capi, lavoratori... per definizione persone collegate proprio SESSUALMENTE e affettivamente - da considerarsi: sia in bene che in male - l'una all'altra.
  6. Ma la casa e la famiglia si costituiscono anche come FAMIGLIA-AZIENDA e, come ogni azienda, devono avere maestranze, attrezzi, prodotti, fornitori, referenti.
  7. Il lavoro casalingo infatti non copre soltanto un campo d'azione PRIVATO: è un'attività operativa sociologicamente a se stante: ogni focolare domestico è cioè anche un'impresa pubblicmnte socio-economica - di recente riconosciuta in Italia dal lato anti-infortunistico.
  8. Ma questa miriade di piccole "aziende" movimenta un considerevole giro di affari con conseguenze generali non indifferenti: vedine - al negativo - addirittura una parte cospicua dell'inquinamento ambientale.
  9. Come ogni azienda ha però prima di tutto scopi produttivi: dal lato "conservativo" i PRODOTTI della casa sono, o dovrebbero essere in modo continuativo RIPOSO e SOSTEGNO per la famiglia tutta,
  10. Ma, quando vi siano FIGLI, si spalanca un essenziale scopo progressivo: l'avvio di generazioni future.
  11. Ma a loro volta queste generazioni future diventeranno adulte, formate da lavoratori e genitori;
  12. e così ogni attività - comprese le "faccende domestiche" - da loro praticata si troverà influenzata dalle basi soggettive, consce o inconsce, di ciascuno: quindi i relativi fattori strutturanti derivati dall'attraversamento - "promosso" o "bocciato" - dei normali complessi infantili riveleranno la capacità e la disponibilità - o meno - verso CIASCUNA di esse e le relative conseguenze.
Questo file/capitolo non è infatti soltanto dedicato agli aspetti "statici" di ogni problematica privata inerente alla "casa": i lavori “in” e “di” casa possono ricevere inoltre l’attenzione professionale di un “pubblico” di esperti in campo sociologico, come pure l’interessamento di aziende economicamente importanti - il che sottintende un cospicuo giro di affari - mentre il lato sociologico comporta anche conseguenze “politiche” per l’estensione numerica del “personale” addettovi.
Ma non bastano le considerazioni "statiche": tutto questo si esprime da ogni suo punto di vista in una dinamica "quarta dimensione" che intreccia nel bene e nel male i fattori che sottendono alla vita ed ai concetti di FAMIGLIA e i più basilari elementi personali ad alto impatto emozionale, così come per il “lavoratore” che per gli “utenti”. Il libro che viene presentato in questo file/capitolo è dedicato all'Ergonomia però altrettanto alla Psicologia: ci si occupa di "prodotti" materiali o di materiali "strumenti", e globalmente dell'ambiente in cui si svolgono le "faccende" e dell'adattamento alle relative condizioni organizzative; ma l'Ergonomia è nata per studiare prima di tutto il MATERIALE UMANO: delle azioni e della salute ed efficienza del lavoratore - cioè di una sua vantaggiosa produttività - come pure della sua "manutenzione" compresa la prevenzione degli INFORTUNI.
La famiglia è il luogo dove ognuno deve sentirsi protetto tutta via fatti di cronaca ci dicono che non è così, e se è sì importante tener conto della salute ed efficienza di chi ci lavora - compresa la sua preparazione specifica - bisogna comunque considerare che scopo intrinseco di ogni lavoro è quello di "produrre" risultati e "beni". E se ogni lavoro - in quanto modificazione attiva dell'ambiente circostante - può produrre anche danni in questo casoa carico di un àmbito molto peculiare: si tratta di lavori che si svolgono "in" famiglia e "per" la famiglia con un pesante e reciproco impatto emozionale. Per il "lavoratore" e per chi usufruisce del suo lavoro è quindi almeno altrettanto importante tener conto di quanto può risultare dalle sue prestazioni: per sé ma anche per la famiglia tutta - vedi nel sito esterno dedicato ai lavori in casa e scherzosamente spiegato con le vignette caricaturali degli "oggetti cattivi". Infatti l'impatto sociale - non solo presente ma anche futuro - può risultarne molto impegnativo: i prodotti della casa sono ubiquitari come RIPOSO E SOSTEGNO per la famiglia tutta - come e non solo come ASSISTENZA - ma, quando vi siano FIGLI, acquisisce scopi progressivi come l'avvio - fortunato o deleterio - delle generazioni future.
In questa accezione del termine nel "lavoro casalingo" si comprendono particolari attività operative a se stanti, che costituiscono fattori essenziali nell'organizzazione socio-culturale - e politica - presente e futura: deve permettere riposo e sostegno alla famiglia tutta e sottintendere in concreto a situazioni il cui prevalente scopo produttivo è il continuativo stabilizzante "conservare e preservare", ma ha un altro scopo invece evolutivo e progressivo quando vi siano figli da allevare: permettere e condizionare l'avvio e l'impostazone delle generazioni future.
Osservatorio Nazionale Violenza DomesticaIn questa accezione del termine il "lavoro casalingo"come VERA attività operativa, se costituisce un fattore essenziale nell'organizzazione socio-culturale presente e futura, può sottintendere situazioni molto impegnative fino a giungere a provocare condizioni pericolose non solo in termini "infortunistici" ma fino ad arrivare alla vera e propria violenza domestica.

Ma la cosa più pesante è questa sorta di vuoto, vorrei provare un po' di calore umano, vorrei sentirmi desiderato, vorrei....

MATERNITÀ e FIGLI: "Cuccioli" o nemici? Istinto o apprensione?

Fidati del tuo istinto e ascolta i messaggi che ti lancia il TUO bambino.
Voi Vi conoscete meglio di chiunque altro al mondo.


Il lavoro casalingo riguarda l'esistenza psicosomatica attuale di TUTTI:  e se in modo primario e attivo delle donne cresciute del presente, riguarda anche chi ne è il fruitore e l'oggetto passivo e quindi anche di chi sta ancora crescendo. Ma se questi "futuri adulti" sono il prodotto più significativo e ricco di conseguenze della casa-azienda, così pure costituiscono una delle più impegnative responsabilità e assorbenti, variabili e imprevedibili fatiche nella vita della padrona casa in quanto ogni bambino è una "persona", un particolare se stesso nel carattere innato ma è anche differente momento per momento nelle variazioni tipiche dello sviluppo. Dall'altro punto di vista, per i figli la famiglia dovrebbe essere una condizione quasi ottimale con la madre come riferimento obbligato: ma ogni bambino, pur nella sua personale diversità, emorivamente è per istinto portato a prescegliere le madri come oggetto privilegiato a cui indirizzare il proprio affetto, ed in pratica è comunque talmente bisognoso di aiuto da non poter far nulla senza assistenza, e nella necessità quasi assoluta di condividere a lungo vita ed attività degli adulti che lo "allevano". In accordo o in contrasto tra circostanze e istinto innato, da bambini si è partecipi spettatori dell'attività materna, ma vincolati in ogni caso ad accettarla così com'è non importa quanto affidabile o al contrario temibile, in un circolo virtuoso o spesso vizioso generazionale in cui vengono e verranno a proiettarsi le esperienze ben vissute o malamente subite e su cui si struttureranno le basi di quanto "sembrerà" parte innata del cosiddetto "carattere" e dei comportamenti: 
Ma quali ne sono le conseguenze e le ripercussioni? quali le testimonianze dei suoi "prodotti più significativi"?
ho compreso la dedizione, lo smarrimento, il sentirsi così piccoli.
E anche reciprocamente:
L’abuso è anche far pensare ad un bambino e far fare delle cose anche semplici, delle scelte, per esempio, lavorando nel profondo e facendo credere a quel bambino – e all’adulto che ne diverrà – che quei pensieri, quelle scelte, sono sue. Ma non è così. È come se fossero instillati nella mente dei pensieri. Poco alla volta, ma costantemente, un lavoro non per tutti, ma per persone certamente abili a manipolare.
Io non posso chiedere aiuto. Devo farcela solo con le mie forze. Non devo disturbare nessuno e continuare ad andare avanti.
Io non dovevo chiedere aiuto, tra l’altro, per non smascherare mia madre
.


Fiducia
Niente è immobile,quando tutto sembra avere senso, quel tutto mi scoppia in viso come una bolla di sapone, deridendomi e sbeffeggiandomi. Tutto cosa? La FIDUCIA, questione di fiducia, ecco il mio tutto, il tutto che allora è stato sgretolato. Come un mobile di legno mangiato dai tarli, dall' interno e la prova della loro esistenza, dell' esserci è data da minuscoli forellini... e dalla sottile polverina intorno o sopra l'oggetto. Il non sapere su chi contare mi uccide!!!

Da completarsi con osservazioni da parte di un'altra persona:
Ho sognato che un uomo mi veniva a prendere. Io sapevo che mi avrebbe portato via, verso una nave e che forse non sarei più tornata. Non scrivo al femminile a caso: nel sogno, sognavo di essere una bambina dell’età di sei, sette anni. Quell’uomo mi ha prima portato in un giardinetto, io ero libero ma tenevo stretta la sua mano, non la mollavo mai, anche se sapevo che quell’uomo mi avrebbe portato alla morte. Nel mio sogno comprendevo cosa vuol dire sentirsi totalmente in balia di qualcun altro. Ma nel sogno non lo odiavo, anzi piangevo cercando di essere mansueta e brava, raccontando molte cose mie: quand’ero stata coraggiosa, per esempio… In quel sogno, ho appreso, pur da lontano molte cose: ho compreso la dedizione, lo smarrimento, il sentirsi così piccoli.

Come già detto sopra, il “lavoro casalingo” è un’attività operativa, e l’organizzazione di un “focolare domestico” è un’impresa socio-economica con relativi scopi produttivi: prima di tutto "accudire" e "mantenere" le persone e “conservare”, “preservare”, interessarsi a oggetti, strutture e incombenze, cioè permettere RIPOSO e SOSTEGNO alla famiglia tutta. Ma uno scopo ben più impegnativo è quello “progressivo” cioè l’avvio di GENERAZIONI FUTURE. Ma se i figli sono un importantissimo prodotto di quell’impresa socio-economica che è - o dovrebbe essere - la famiglia, comunque sia questo implica che siano stati generati e partoriti sicuramente da una donna, ed allevati per lo più da donne. La maternità infatti è una funzione fisica esclusiva della fisiologia femminile, ma non può venir considerata soltanto nei parametri puramente fisici di fecondità, concepimento, gravidanza, parto, allattamento: la parola MATERNITÀ si estende a largo raggio nei campi psicologico, sociale, esistenziale, lavorativo - allevare, nutrire allattando e poi svezzando e poi procurando e cucinando..., pulire, sorvegliare, organizzare, educare, persino insegnare....

Ma "casa" come "home" non solo indica ma quasi si identifica in "famiglia" come sinonimo, e famiglia a sua volta può riassumersi nella coppia dei genitori con i figli; mentre l'insieme della struttura genitori e figli, a loro volta nelle loro molteplici possibili triangolazioni sono i rappresentanti - ripeto: i RAPPRESENTANTI non solo i "simboli" - dei tre iniziali e basilari complessi e successivamente, in una fase più avanzata e aperta dello sviluppo, dei grandi simboli riassunti negli Archetipi:
  1. orale /la madre
  2. anale/il padre
  3. compiutamente genitale il figlio/a: ovvio frutto della "genitalità" dei genitori
  4. la "coppia" in quanto ente "creativo" a se stante.
Per tutta la fase orale come ogni volta che si presentino problemi o situazioni della serie orale, non può esistere pensiero senza sensazione concreta di con-tatto, e neanche fantasia vera - che è una modalità del pensiero - senza un corrispettivo di sensazione concreta, tattile e/o di puro movimento - lo stadio senso motorio di Piaget.

la via lattea
Campagna del Dipartimento della Salute
(12 dicembre 2005). Attrici tra le testimonial.
DONNE: la svolta di Londra
- POTETE ALLATTARE IN PUBBLICO Nuova legge dopo che una madre era stata fermata alla National Gallery perché, secondo una guardia della National Gallery. stava dando scandalo. Non è una leggenda metropolitana: è successo soltanto l'anno scorso a Londra in uno dei Musei più importanti del mondo (che fra l'altro espone diverse Madonne con Bambino, tema caro ai Maestri del Rinascimento compreso il capolavoro del
Tintoretto L'origine della via lattea.)





Esiste una larghissima saggistica dedicata ai vari aspetti di questi argomenti ad esempio:
a cura di Vanessa Anne Maher
Il latte materno: condizionamenti culturali di un comportamento.
Ed è stato pure affermato
- Unpaid Work in the Household: A Review of Economic Evaluation Methods -
 che la maternità comporta non solo un cambiamento nell'esistenza ma costituisce l'inizio di una vera "carriera".

Vedi anche il file/capitolo di
Battistina Costantino sul Lavoro Emozionale
ARTICOLI, CONVEGNI, CONGRESSI, DISCUSSIONI...: uno fra i tanti:
Gentili Colleghi, spero di fare cosa gradita inviandovi il programma dell'incontro organizzato dall'Associazione A.R.C.A.D.I.A (Associazione di Ricerca Clinica Applicata ai Disturbi Infantili ed Adolescenziali). Fantasie infanticide e passaggi all'atto, sabato 9 giugno 2007, presso l'Aula Magna del Dipartimento di Pediatria, Via Giustiniani 2. PADOVA
Vedi successivi aggiornamenti di notizie, convegni, segnalazioni.

DoctorNews 17 settembre 2008 Allattamento al seno da sostenere
In occasione della settimana mondiale dell'allattamento materno è stata presentata al Congresso Nazionale della SIP (che si sta svolgendo a Genova) una indagine sulla cultura dell'allattamento al seno tra le mamme in Italia. Dall'indagine risulta che, mentre la percentuale di mamme che esce dall'ospedale allattando al seno (circa il 90  per cento) è soddisfacente, al sesto mese solo una mamma su due continua ad allattare al seno, anche se in maniera non esclusiva.


UNICEFPresentato ufficialmente al
XX Congresso nazionale dell'Associazione Culturale Pediatri
 Cagliari, 10 ottobre 2008 - Il patto di alleanza UNICEF/ACPAssociazione Culturale Pediatri (ACP) in corso a Cagliari.
Alle 14,30 di oggi, presso la Fiera internazionale di Cagliari, il Vice Presidente del Comitato Italiano per l'UNICEF Stefano Taravella e il Presidente dell'ACP Michele Gangemi introducono il Protocollo d'intesa siglato lo scorso 28 maggio e fanno un bilancio dei primi traguardi raggiunti.
Il Protocollo d'intesa individua sei aree di intervento che impegnano reciprocamente l'UNICEF e l'ACP per la tutela del diritto alla salute di bambini e adolescenti, a partire dal sostegno dei genitori che sono i protagonisti della salute dei loro piccoli:
    1. allattamento al seno
    2. umanizzazione dei reparti pediatrici con il sostegno del progetto UNICEF/OMS "Ospedale Amico dei Bambini" sul territorio
    3. superamento delle disuguaglianze nella salute dei minori
    4. i bisogni dei bambini con problemi di salute mentale
    5. ambiente e salute nei bambini e negli adolescenti
    6. l'intensificazione dell'aiuto alle famiglie

Tutte le madri hanno diritto a essere incoraggiate e a ricevere il sostegno da parte del padre del bambino, della famiglia e della comunità di appartenenza.

25 febbraio 2014
 Nasce il Portale “Allattamento al seno” della SIP - Società Italiana di Pediatria


Ma che si riferiscano a qualsiasi fatto o situazione prospettive unilaterali non possono che degenerare in pseudo-normative e quindi sconfinare nel "paranoico" da cui a loro volta - "con le migliori intenzioni" di cui il proverbio afferma sia "lastricato l'inferno" - divenire "persecutorie" e distruttivamente "aggressive". Questo vale per ogni mitizzazione compresa quella dell'allattamento materno: il non tener conto delle vere necessità fisiche, psicologiche - presenti e passate - ed ambientali delle madri, può ripercuotersi in una catena infinita - e RECIPROCA - di malintesi, disagi, sofferenze.

... Oh come mi odia mia madre. Non può guardarmi in faccia...
La "parte vittima"
Io ero il soggetto a cui veniva detto “m’impicci”.
Questa cosa in questi giorni mi sta angosciando.L’incontro con mia madre, l’altro giorno… io ho avuto paura, ho avuto paura (ma una paura vera, altro che…) che dietro quel miagolio della sua voce, quel “abbiamo fatto tutto per te”, uscisse quell’altra voce, quella minacciosa, quella che poteva picchiare – e deve aver picchiato anche  e forte – se non le si credeva. Se si metteva in dubbio quell’“amore”. Così, era meglio se non la contraddicevo. E intanto non sentivo di nuovo più le gambe, la testa era molle. E forse comprendo che il mio continuare a cercare di svegliare mio padre, era in fondo una costante richiesta di protezione da mia madre. Stranamente, sento come un sollievo quando mi dico che sono una vittima anch’io. Quando riconosco quanto paura ho subito, quanti ricatti, quanto sono stato schiacciato che ora se potessi farei un urlo che tirerebbe giù il mondo. Ma non un urlo di rabbia. Un urlo di paura o forse liberatorio. Combinazione, leggo una frase che mi ha paralizzato e che dice all’incirca “io sono l’esempio di come si possa essere vittima senza essere sfiorati”. Grosso modo siamo in due. Anche se sento, sempre di più in queste ore, in questi giorni di veglia, che devo aver preso tante, tante, tante botte da bambino. E preso da tanto odio, ed essermi sentito odioso e cattivo. Per essere così d’impiccio. Un piccolo schifoso che non accettava il bene della mamma e che se se le prendeva sosteneva pure di non meritarle. Perché lui vedeva. E allo stesso tempo comprendo di essermi salvato per una forza opposta: proprio per non aver mai smesso di vedere la verità, pur nascosta e, poi in seguito, pur tenendola nascosta da me stesso.
Oh come mi odia mia madre. Non può guardarmi in faccia.
Credo mi ammazzerebbe se potesse… credo che l’abbia voluto.
 E credo che proprio per questo in fondo non se la sia passata bene neppure lei a provare tanto odio. Ora mi fermo un attimo.


I bambini – cioè i FUTURI adulti – sono in tutti i sensi il prodotto più significativo e ricco di conseguenze della casa-azienda, ma così pure una delle più impegnative e assorbenti responsabilità nella vita della padrona di casa. Ecco come il lavoro casalingo riguarda non soltanto l’esistenza psicosomatica di persone, in particolare di donne, “cresciute” del presente, ma anche chi per il momento sta ancora “crescendo”; ecco come qualità e difetti di futuri uomini e donne rifletteranno qualità e difetti della casa dove sono stati generati e/o allevati, in prevalenza qualità e difetti dei vertici dell’impresa, dell’amministratrice: quindi in sostanza e per lo più della madre. Ogni bambino infatti è un INDIVIDUO, un particolare “se stesso”, che quando condivide a lungo vita ed attività in famiglia e con sua madre,  allo stesso tempo, deve accettarla così com’è, non importa quanto talvolta persin pericoloso ciò possa divenire. Ma anche gli attuali adulti - e vecchi - erano prima bambini e figli: e se ci si può avvantaggiare di un buon inizio e di buoni esempi, altrettanto è, almeno quasi sempre, difficile – pur prescindendo da veri maltrattamenti – non venir influenzati da quelli cattivi.

Commenti successivi riguardano così la manipolazione sottile e profonda che è durata anni, anni, ma una parte di me non è mai ceduta alla sue manipolazioni

L. mi ha fatto notare che in questi giorni ero di nuovo piuttosto strano. Ormai tra me e lui c’è una profonda fiducia. Quando lui mi ha parlato apertamente è come se la parte–vittima (che mi accorgo, era arrivata già da tempo attraverso un’analogia col presente) fosse stata smascherata. O forse io stesso non avevo più bisogno di ascoltare il suo grido. A quel punto è come se la parte-vittima mi avesse parlato, come se una frase ficcata nel profondo del cervello fosse venuta in superficie:
Io non posso chiedere aiuto. Devo farcela solo con le mie forze. Non devo disturbare nessuno e continuare ad andare avanti.
Ho compreso nel profondo come mi dovessi sentire triste. Anche quando, molto più grande, e stando così male, avevo paura di chiedere aiuto. Ho ripensato ai primi anni a Torino, a come quella antica input fosse costantemente “operativo”.
Io non dovevo chiedere aiuto, tra l’altro, per non smascherare mia madre.
Sto iniziando a pensare che forse l’abuso non è solo un qualcosa di fisico, sessuale. L’abuso è anche far pensare ad un bambino e far fare delle cose anche semplici, delle scelte, per esempio, lavorando nel profondo e facendo credere a quel bambino – e all’adulto che ne diverrà – che quei pensieri, quelle scelte, sono sue. Ma non è così. È come se fossero instillati nella mente dei pensieri. Poco alla volta, ma costantemente, un lavoro non per tutti, ma per persone certamente abili a manipolare. ... Quello che ho vissuto da parte di mia madre è stato un lavoro molto profondo e perfino raffinato. Una parte di me non è mai ceduta alla sue manipolazioni. Anzi ha visto, in modo chiaro, come invece mia sorella e mio padre ne siano vittima, ancora oggi… Mia madre ed io ci guardiamo con questa consapevolezza. Con la stessa con cui io la guardavo da bambino. Per questo mi odiava allora e ancora mi odia oggi. Ed è una cosa davvero evidente. Ciononostante, quel suo lavoro è riuscito lo stesso ad entrare in me, come un virus, e a fare il suo corso, covando per anni, decenni.
Oggi che vedo queste cose mi rendo conto di aver davvero imboccato la via della salvezza, perché so per certo che mia madre mi avrebbe preferito morto, piuttosto che far sì che arrivassi a vedere la sua vera faccia di madre che odia il figlio.
E oggi vivo. Ma sono stato vittima di questo tipo di abuso, o, se non è adatto questo termine, per rispetto alle vere vittime di abuso, di una manipolazione sottile e profonda che è durata anni, anni.


Purtroppo moltissimi sono e continueranno a d esserci "figli" che non si "sviluppano" ma soltanto "crescono" e divengono a loro volta adulti - o "pseudo-adulti" - inconsapevoli danneggiati e a loro volta "preterintenzionali" corruttori, influenzati e portatori - o , ed è il reciproco analogo, oppositori - dagli stili di coppia, di famiglia, di vita sociale (di vita di casa in particolare) nonché di modalità di lavoro (non solo del lavoro di casa in particolare) ricevuti come imprinting nella propria originaria “casa-azienda”. Ma i genitori provengono a loro volta da “educazioni” o “modelli”: per peggiorare il quadro, nella loro nuova organizzazione di casa ENTRAMBI i partners – spesso ancor di più se GENITORI – portano con sé, persino aggravati e polemici, i propri pregiudizi, inibizioni, soluzioni puerili e parziali, ed ogni compromesso esistenziale e nevrotico acquisiti nella casa dei loro genitori. E quindi è anche in tutto questo “passato” mal vissuto che si apre – o ritorce su se stessa – l’evoluzione dei “nuovi cittadini: famiglia per famiglia, situazione per situazione, ambiente fisico e “morale” di libertà o di oppressione, spazio e denaro, usi e costumi, isolamento o compagnia, tenerezza o disagio...

È probabile che una tipica famiglia di oggi non esista, né come maggioranza né come media; ma, come ce ne sono sempre state, da sempre ed ovunque, ne esistono di ben varie e contraddittorie. È quindi erroneo proporne stereotipate valutazioni: “famiglie all’antica” come famiglie idealmente “perfette”con le tipiche madri e i tipici padri del “buon tempo antico”, oppure viceversa dichiararsi fautori del nuovo a tutti i costi come progresso e miglioramento. Ogni idea preconcetta si autoconvalida in circoli viziosi sia auto-elogiativi che negativi: ma va assolutamente ribadito in senso generale che, sia che alludano a un globale miglioramento, sia ad un globale deterioramento simili definizioni non possono riguardare che gruppi omogenei centrati su se stessi, con descrizioni banali e autoreferenziali in modo adatto ad incrementare "diaboliche" settorializzazioni e razzismi nella loro idolatrata "separatezza" - noi: i "buoni", loro: i "cattivi".

Purtroppo in ogni epoca ben frequenti sono i casi in cui si cresce in "dimensioni" ma non si sviluppano appieno le proprie potenzialità - almeno anche soltanto quelle "biologiche", in cui davvero è necessario salvarsi non dal "complesso" ma da un rischio in qualche modo effettivo di "castrazione".
Il settimo stadio della tabella delle fasi di sviluppo di Erikson presuppone la Genitorialità in senso lato pena la Stagnazione dal lato soggettivo; ma dal lato oggettivo "futuro", genitorialità attuate ma imperfette finiscono con l'equivalersi come causa pratica di incuria e/o discuria e persino - negativa - ipercura
La discuria rappresenta una distorsione della somministrazione delle cure che vengono fornite al bambino, in modo inadeguato al suo momento evolutivo.
Con l'ipercura siamo in presenza di un eccesso di accudimento che nella forma più grave si manifesta clinicamente con la Sindrome di Münchausen per procura in cui il genitore (frequentemente la madre con delega collusiva del padre) presenta una esagerata attenzione per la salute fisica del figlio. Il bambino è sottoposto a continue visite mediche ed esami strumentali nella convinzione che esso sia affetto da gravi malattie.

Basandosi su un'immagine statica, soggettiva e utopisticamente immaginaria atta a colmare PROPRIE mancanze e insoddisfazioni, molti si credono buoni genitori, buoni insegnanti, buoni medici, buoni amministratori, se non imprenditori benefattori dimenticando di seguire il variare delle situazioni e delle interazioni nel loro continuo veloce cambiamento e di adeguarvisi - non etichettare il bambino: ascoltalo! - e non si premurano affatto di tener dietro i fatti oggettivi, gli stessi sviluppi fisiologici ed il loro muoversi nel tempo. Sotto un'apparenza esteriore di ipercura si spalancano così effettivi lunghi momenti di misconosciuta indifferenza, di incoscienza, ma anche spesso di insofferenza e pretese che - carichi di conseguenze a cascata - si oggettivano in pratica in vera - secondaria - incuria se non in veri e propri diretti o indiretti - sadici - maltrattamenti. Non ha alcun senso disquisire generalizzando in vuoti confronti tra metodi e metodi di allevamento ed educativi: anzi questo "rompicapo" diviene soltanto un modo intellettualistico per allontanarsi dalla realtà fattuale, per addentrarsi distraendosi in equivalenti di vuote fantasticherie fonte inevitabile di distorsioni e discurie a scapito dei figli propri e di tutti i bambini con i quali si abbia direttamente o indirettamente a che fare.

Il senso di delicatezza che trasmette [una bambina di tre mesi] e di come potessi quasi vedere la soglia oltre la quale spingendomi, ora, come adulto, sarei stato nella condizione di fare del male mi ha fatto riflettere sulla mia esperienza. Ero troppo PICCOLO per poter rispondere in modo adeguato ai soprusi di un adulto. Non c'è scampo quando si è palesemente piccoli. E' una condizione frustrante. Ecco qui che mi sarebbe servito rivolgermi verso i miei "pari" invece è come se da sempre avessi voluto vedere solo il mondo adulto come interlocutore. ... I miei alleati sarebbero stati i miei pari e con loro sarei diventato adulto invece li ho sempre snobbati e adesso ne pago le conseguenze.



bulletti di una volta

"Bulletti" - spregiativo - di oggi o "monelli" - affettuoso - di una volta?

Madri e padri di oggi rispetto madri e padri del passato? Severità (???) all’antica nell’allevamento dei bambini rispetto all’attuale permissivismo? O vice versa...

A smentire una serie assurda di luoghi comuni valga l'esempio presentato qui sotto.
Come erano "severi" i "genitori di una volta"? Come si poteva vivere all'inizio del '900 in condizioni economiche non troppo brillanti? Come viveva una famiglia abbastanza numerosa e in un'abitazione piuttosto piccola e come vi si sviluppavano i figli nei primi quindici anni del XX° secolo? – la fotografia è del 1914.

Un aspetto per me fondamentale dell’educazione ricevuta sin dall’infanzia dai miei genitori, ma soprattutto evidentemente dalla mamma, è stata la libertà.... Ci sentivamo costantemente tutti quattro liberi di agire e di decidere, consapevoli che agivamo nel modo che la mamma avrebbe approvato. È difficile spiegarlo: credo che la mamma sin dalla più tenera età ci permettesse di fare in modo indipendente molte cose... Con quattro piccoli che avevano a disposizione in tutto due stanze e una cucina o si doveva esser molto severi per conservare intatto ogni oggetto, o lasciar agire la fantasia dell’infanzia...
Così scrive Giorgina Arian Levi nel libro Tutto un SECOLO. Due donne ebree del '900 si raccontano:
Tutto un secolo

Subentrare delle generazioni: ricordi, nostalgie, luoghi e radici...
Oggi a casa dei miei ho voluto rivedere le vecchie foto, molte ancora in bianco e nero, che mi piaceva sfogliare nel letto con mio padre quando aveva il suo giorno di riposo. A parte vedere quanto e come sono cambiati loro, mi padre e mia madre, ho capito che non stavo più provando nostalgia per le persone che hanno, nel bene e nel male, contraddistinto gli anni della mia infanzia e adolescenza. Soprattutto chi non c’è più. Anche mia zia, seppur con l’amorevole sentimento che accompagna sempre il suo ricordo, mi sembrava presenza di un tempo lontano. Mio nonno persino, che ho sempre pensato mi sarebbe piaciuto conoscere, ma che in fondo è solo vissuto ne i ricordi di mia madre, mi è sembrato estraneo. Mentre guardavo quei volti cercavo di capire se era realmente così, se ne provavo ancora nostalgia oppure no: erano persone, non più nonna, nonno, zia, zio e così via, persone con cui avevo, mio malgrado, perché non scelte, condiviso parte della mia vita. Ma a loro cosa mi legava realmente? Provavo nostalgia per i luoghi, il Veneto soprattutto, ma quello in bianco e nero, quello dei miei genitori bambini, il Veneto povero e contadino, mentre è come se un salto con la macchina del tempo mi avesse portato nel futuro e mi rendessi conto oggi che quel passaggio a Torino dal 1948 in poi aveva svuotato i componenti della famiglia di ogni identità. Loro erano loro finché legati alla terra anche in senso materiale, come lavoro, mentre ar rivati qui si sono afflosciati come fiori recisi. Io avevo a che fare con piante senza radici: hanno vissuto più anni a Torino che nel Veneto ma nei loro ricordi sembra ci sia solo il Veneto: qui hanno lavorato, costruito seppur malamente una famiglia, comprato una casa e non sono di certo irriconoscenti verso la città ma tutto sembra rimandare al Veneto contadino degli anni ’30-’40 (quindi facendo i conti 70 anni fa!!). Guardavo da piccolo quelle foto perché ero curioso delle “mie” radici, ben prima che ci fossero mio padre e mia madre, perché quelle foto erano un contatto con il passato e, forse, mi rassicuravano del fatto che anch’io non venivo dal nulla.Oggi le mie radici sono ben salde dentro di me ma parlano più di luoghi che di persone, più di avvenimenti storici che di pettegolezzi familiari, questo forse mi ha permesso quella sensazione di “familiarità” anche quando ero la settimana scorsa a NY, come se il mondo fosse più piccolo oggi, e come se io potessi vivere ovunque pur essendo sempre me stesso. Certo che molta di quella “tranquillità” era anche dovuta al fatto di avere le chiavi di casa in tasca, soldi nel portafogli, la carta di credito e particolare non da poco un passaporto dell’UE. E questo mi ha rimandato all’importanza del LAVORO che in fondo mi ha dato queste possibilità.

Ai bambini "serve" soltanto "la mamma"? Simbiosi: quale mistificazione!

Ma il "futuro" è ben più importante del "passato", e nel "presente" si dovrebbe esser tenuti a contare sulla NON INELUTTABILITA' di ogni "destino", del destino di ogni famiglia e di ogni "discendenza". Ogni figlio è assolutamente un INDIVIDUO a sé, ogni figlio ha caratteristiche assolutamente proprie e ha davanti nel tempo un percorso non programmabile; ogni figlio deve poter affermare ad alta voce
Tutti dicono che sarò come te: ma non potrò invece essere "come me"?
e potersi instradare - e per quanto possibile fin dai primissimi inizi! - su quello che dovrebbe essere il SUO percorso personale.


L'ho visto con i miei occhi e la cosa non mi ha sorpreso ma solo dato una conferma di cos'é il complesso orale in tempi, direi, fisiologici. L. ha ora poco meno di sessanta giorni di vita e qualche sera fa dopo una poppata ho visto il suo volto in estasi. E' durato un paio di minuti, poi si è come "risvegliato", come se fosse ritornato alla realtà dopo aver goduto di chissà quale piacere. Mi ha ricordato il volto di un eroinomane, di chi cerca con la droga esattamente quella sensazione che lui aveva provato dopo una semplice poppata. Un'estasi mistica a quel punto persino lontano dalla madre che lo teneva tra le braccia, come se in quello stesso istante si fosse consumato anche un distacco da lei. Impedire tutto questo diventerebbe a suo modo criminale perché ho avuto la netta sensazione che da lì inizi poco per volta, poppata dopo poppata, estasi dopo estasi, la vera indipendenza.
Come può allora un adulto, una madre in questo caso, decidere quando dire basta. Interrompere unilateralmente quel flusso significa in fondo dire: stop, non crescere più, oppure arrangiati, trova qualcos'altro perché io non sono più disposta a concederti non il mio latte, la mia tetta ma non sono più disposta a concederti la possibilità di crescere secondo le tue necessità. Questa è o no è violenza?
Su questa base appaiono piuttosto stupidi tutti i discorsi su quanti mesi si debba allattare un bambino, quando, secondo idee preconcette o mode sia giusto iniziare lo svezzamento e interrompere l'allattamento al seno, oppure peggio ancora quando si parla di vizio!
Ho anche l'impressione che quando si magnifica l'allattamento al seno spesso ci si limiti a pensarlo come ad un fattore di mero nutrimento riducendo un evento "enorme" nel suo complesso a qualcosa di contingente. Quando dico "enorme" è proprio perché nell stesso momento in cui mi rendo conto del suo significato capisco anche quanto sia mancato a me e quanto sia "enorme" quella mancanza, quel passaggio a vuoto. Lo dico oggi e anche in questo momento in cui sto scrivendo senza emozione, senza lacrime, ma so di certo cosa ha voluto dire per me: le mie difficoltà di oggi nascono laggiù in quei primi giorni in cui non c'era estasi. Averla scoperta anni dopo durante quelle tavolate mi è servito anche per rendermi conto quanto anch'io avrei voluto provarla in tempi, direi, fisiologici.
PS. A questo proposito mi colpisce come si riconoscano, in linea generale, queste attenzioni agli animali domestici per esempio, facendo ben attenzione a non separarli dalla madre prima che abbiano completato lo svezzamento, intendendo così evitare una inutile crudeltà, mentre non si usino le medesime cautele con i cuccioli di essere umano.
Forse non ci crediamo più animali.

Considerazioni e esempi


L'infanzia non esiste. Esiste lo sviluppo e lo sviluppo è cambiamento liberatorio

Istinti? "Castrazione"? Corporeità e pienezza dell'esistere "dentro" e "fuori"?

... nipoti... figli... genitori... nonni...: parenti dell'umanità
La "nonnità" dà il senso della continuità dopo di noi e, sconfinando nella continuità generazionale (essendo stati figli e nipoti), consente di riconoscersi parenti nell'umanità
Gaetano dell'Anna


Caos dentro e...fuori!
Chi sono io? Fai da...me! Pancione e dintorni
Pensieri creativi che nascono nel caos e nel caos si sviluppano.
Home sabato 28 dicembre 2013
W gli scout! Etichette: cazzabubbole, crescere
Lezioni di vita. Nico insegna a mamma. 1 a 0.
Sulla spiaggia sotto un tiepido sole di fine dicembre gioca un gruppetto di scout che mi fa ripiombare in un attimo indietro nel tempo a quando anche io vestivo fazzolettone e pantaloncini corti. Andare dagli scout mi piaceva. E non mi piaceva...per alcuni versi e per altri versi; ad ogni modo opto per gli aspetti positivi e decido di provare a fare di Nico un piccolo adepto.
Io - vedi Nico, quelli sono gli scout! Sai anche la mamma ci andava dagli scout, quando era piccola.
Nico - Ah. E cosa fanno gli scout, mamma?
(evvai! Proprio la domanda che aspettavo!)
Io - uhhhh un sacco di cose divertenti. Si gioca...
Nico - e poi?
Io - si fanno le uscite, le gite in montagna, si cammina con lo zaino, si piantano le tende...
Nico - ah e poi?
Io - (non basta?) si fanno delle attività interessanti, come imparare ad accendere un fuoco, fare i nodi...
Nico - sì e poi?
Io - (uffa!) Si canta, si impara a suonare la chitarra, si recita...
Nico - Sì, ma...si deve seguire tipo un capo?
Io (?!?!?!?!??!??!?!??!?!???!?!??!!!!!!?!?!?) - ...mmmm sì. Si deve seguire tipo un capo.
Nico - Non mi piace seguire tipo un capo.
Ok capito. Chiudo il discorso scout. Per sempre.

Lunedì 4 novembre 2013 Come un piccolo Sansone Etichette: crescere
Lezione di psicologia applicata numero 1. Docente: Nico (4 anni)

Io - Nico, hai i capelli lunghissimi, dobbiamo tagliarli. Ora chiedo a papa' se e' capace a dargli un'aggiustatina.
Nico - Nooooooo, non voglio tagliae i capelli! No, no, no ti pego (prego), non me li tagliae, senno' poi non mi liconosco (riconosco) piu'!
Io - Ma son lunghi!
Nico - Ma poi...ma poi...non sono piu' me stesso (faccina triste)!
Io - Ah non sei piu' te stesso (faccina sorpresa)! E cosa vuol dire essere "te stesso" (faccina da psicologa indagatrice) ?
Nico - E'...e'...e'...e' essele come sono io dento (dentro). Dento (dentro) il mio colpo (corpo). (faccina  "e'ovvio no!")
Io - (faccina colpita!) Ah. E se ti tagli i capelli non sei piu' uguale a come sei dentro?
Nico - No. Io voglio avee i miei capelli fuoli dal mio colpo uguali a come sono dento (dentro) il mio colpo! (faccina categorica, punto!)



Se solo potessi vedere negli occhi di mia madre e di mio padre quanto importante fossi io...
C'è poi qualcosa che è legato alla maternità che mi sta girando in testa. Oggi ho visto una donna incinta e più tardi un ragazzo la cui moglie sta per partorire tutto contento come di chi non vede l'ora, poi,sempre oggi,la sorella di Veronica (anche lei incinta) mi ha mandato con un mms la foto dell'ecografia in cui si vede il feto (è quasi al terzo mese e vedevo già una persona) in mezzo un'altro papà di una bambina di 13 mesi che mi raccontava invece di quanto fosse faticoso per lui. Della prima in particolare notavo (oltre al fatto che aveva preso un pò di fisicità, mentre prima sembrava quasi anoressica) le mani e l'avanbraccio scoperte; trovavo quella parte del suo corpo molto bella per il tono, il colore, l'impressione di una levigatezza quasi marmorea, quella pancia così ben arrotondata (solo apparentemente una cosa tutta estetica ma in realtà di come la maternità abbia aggiunto e non tolto anzi abbia trasformato un corpo così poco "corporeo" prima in qualche cosa di "ammirevole" come se la natura si fosse presa tutto il suo spazio e avesse fatto vedere ciò di cui è capace. Mi viene in mente il David di Michelangelo proprio nel senso della rappresentazione di qualcosa che si avvicina in modo straordinario, non alla perfezione, ma alla pienezza delle forme e al suo essere così "infinitamente vicino" al concetto di Natura) E poi, forse per la prima volta, il pensiero della nascita (non mia) ma di una nuova nascita, come qualcosa di bello, di una gioia indescrivibile (quel padre in attesa era contagioso) quel momento intendo, quando nasce una persona nuova. Mi piacerebbe provarlo. Non so se alla mia di nascita fossi circondato da questo clima di attesa positiva ma credo che no, doveva essere ben diverso, ciò che mi aspettavo era diverso: mi aspettavo e questo lo posso dire senza vergogna, di vedere negli occhi di mia madre e di mio padre quanto importante fossi io per loro, ma loro non mi guardavano con quegli occhi e per me quella fu la prima, grande, immensa, delusione. Era come se mi avessero spalancato un baratro senza fine.


Libertà, aria aperta amicizia con il proprio corpo; bambini di oggi e bambini di ieri; bambini in città e vita di campagna...
Alberi? giardini? Gioco dimenticato e giochi nuovi...
Fratelli? Che spazio hanno nell'esistenza fratelli e sorelle?
Continuità generazionale?
Donne e uomini? Uomini e bambini: "tiranni" o "giocattoli"?
Amichetti? Ti "faccio amico" ... non ti faccio più amico...


Non c'è scampo quando si è palesemente piccoli. E' una condizione frustrante. Ecco qui che mi sarebbe servito rivolgermi verso i miei "pari" invece è come se da sempre avessi voluto vedere solo il mondo adulto come interlocutore. ...  I miei alleati sarebbero stati i miei pari e con loro sarei diventato adulto invece li ho sempre snobbati e adesso ne pago le conseguenze.


verso il futuro...

verso il futuro
IO ESISTO!io esisto!
Venezia 20 luglio Venezia luglio 1912 1912 Bimbi e colombi 

Torino 1960: campo giochi Valentino





campo giochi

nati per leggere
piccoli critici al lavoro
recensioni scritte da bambini
Secoli a confronto: generazioni in successione dalla seconda metà dell'Ottocento alla prima metà del Novecento...
Bambini che crescono, adulti che invecchiano... Ereditarietà e individualità.
Somiglianze di parentela e carattere personale conservato nel passar del "secolo":
 la stessa serietà da piccolo nel 1862 e da bisnonno nel 1934, accanto a un altro "nonno" con lo stesso sorriso birichino della nipotina.
i piccoli Marco e Carolina stesso sorriso birichino...
dall'Enciclopedia dei Ragazzi 1924 pagina 4142
COME IL BABBO, NON CE N'E' (Papà cavalluccio) illustrazione tratta dalla Children's Encyclopedia 1919 - edizione italiana Enciclopedia dei Ragazzi 1924.
nonno e nipotiBenvenuti nel Paese dei Bambini che sorridono
accademia del gioco dimenticato

città educative

Mamma e papà: i migliori giocattoli
...

Di rado riflettiamo, però, sulle ripercussioni che ha nel loro sviluppo il gioco che essi fanno con noi genitori.

sport giusto



Sport amico dei bambini
Campagna Istriana 1934: attenzione e
impegno a un anno e mezzo: attenzione e impegno
Campagna piemontese 1965: bambino di città che ha molta voglia di lavorare in campagna
piccolo contadino

inizio dello sport
arrampicare e... incontrare amici
Attrezzature grandi nella Natura: divertimento, agilità e anche fantasia
un nuovo intelligente attrezzo...


"amico albero"... di città - 1998)

Sara sull'albero

albero amico

Segnali del Cucciolo? Pet therapy? Ero io che davo a lui o era lui che dava a me?

Solo le "madri" possono "dare" calore?
DARE?
Dare: è una gran "brutta parola": quanto è gretto questo "dare"(!) che presuppone di per sé anche il "togliere"(!)

CALORE?
"Calore": chi lo dà se lo toglie? chi lo riceve se ne appropria?
Al contrario: qualità intrinseca del calore è proprio quella di poterne far beneficiare TUTTI, in una condivisione che ne accresce ancora il valore.

FIDUCIA e APERTURA:
sentirsi accolti, amati, ti fanno sentire in pace con il mondo...
Pensavo all'incontro con la signora A, a come, da subito, ci siamo trovate bene e all'accoglienza avuta in casa sua. Mi sono sentita per la primissima volta una FIGLIA ed è stata una emozione straordinaria, se mi fosse uscito dalla bocca la parola MAMMA mentre la salutavo, le posso assicurare che nessuna delle due si sarebbe stupita. Davvero, quando capitano cose così, sono felice di non essere morta. Per tutta la serata, mi ha trattata come una figlia ed è stato bellisssssimo potermi sentire tale, sentire l'affetto materno che lei riversava su me, senza riserve: FIDUCIA e APERTURA. Alla fine, sulla strada del ritorno, ho capito quanto quella figura mi sia mancata e quanto avrei voluto che la mia vera madre non fosse "vera". Ho capito quanto mia madre non mi sia, in fondo , mai piaciuta. E' così! E' bello sentirsi accolti, amati, ti fanno sentire in pace con il mondo. Sono felice di avere potuto avere un'occasione del genere, per me è stato un regalo. Se avrò dei figli sarò in grado di essere materna e tenera, senza stressarli e rompergli le scatole? Io credo proprio di sì.


La "mamma", la "maternità "...
DOVE sta veramente il punto focale di questo contesto?
Quanto sarebbe INDISPENSABILE convincersi invece che CHI DEVE fare da guida è il BAMBINO STESSO?
Dolore dei neonati: basta anche un semplice prelievo per procurare uno stress ossidativo
Venerdì 12 Febbraio 2010 12:50  Ricerca dei neonatologi del policlinico di Siena dimostra che bastano solo tre minuti per valutare lo stress ossidativo dei piccoli pazienti
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica americana Pain
Bastano solo tre minuti per sapere se un neonato, dopo un semplice prelievo di sangue, ha subito un dolore tale da causargli stress ossidativo. Uno studio effettuato dai neonatologi del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena e pubblicato sulla rivista scientifica americana Pain, ha infatti dimostrato che, anche un esame di routine, come una punturina, può essere così doloroso da provocare uno stress tale da far aumentare i radicali liberi nel piccolo organismo.La ricerca, finanziata dalla Fondazione Euraibi, è stata diretta dal professor Giuseppe Buonocore, responsabile della Pediatria Neonatale e coordinata dal neonatologo Carlo Bellieni dell'U.O.C. Terapia Intensiva Neonatale del policlinico Santa Maria alle Scotte, diretta dal professor Franco Bagnoli.
 E' un risultato sorprendente - ammette Buonocore - perchè analizzando le differenze tra la prima e l'ultima goccia di sangue, in un semplice prelievo effettuato nell'arco di soli tre minuti, abbiamo evidenziato importanti variazioni nella quantità di radicali liberi.


Anzi, dato che da questi presupposti dipendono le vere basi di ogni esistenza - intesa in senso globale nelle sue "quattro dimensioni": del presente come dell'impostazione del futuro - bisogna precisare con insistenza che protagonisti di questo scenario non sono gli individui, le "persone" in quanto entità statiche, ma gli immutabili istinti di CONSERVAZIONE DELLA SPECIE. Protagonista dovrebbe essere l'interazione biologicamente attivata dai SEGNALI DEL CUCCIOLO, dai richiami anche indiretti emessi continuamente nell'ambiente circostante dai cuccioli di qualsiasi specie.

E in più bisogna ancora aggiungere: soltanto individui di sesso femminile possono captarli?
Così scrive invece commosso un giovane amico - scapolo - dei genitori di J.
Domenica scorsa ho tenuto in braccio J. addormentato, ho appoggiato la mia guancia alla sua testa mentre dormiva e ho sentito un calore mai provato, una sensazione bellissima, e non ero io che davo a lui ma lui che dava a me e il ricordarlo poche ore dopo mi ha commosso.


Un blog ora divenuto sito con molti corrispondenti:
Una mamma felicemente imperfetta
Un "Blog Notes" in cui posare qualche appunto di vita per lasciare ai miei figli un ricordo di quel che è stato e a me stessa un'istantanea di un tempo che fugge e di cui è così difficile carpere diem.
"I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta": per fortuna, mio adorato Piccolo Principe, quando i bambini in questione sono i tuoi figli la stanchezza sopraggiunge in loro un po' più tardi. Così cresce e impara una madre.


Puoi dire addio al sonno di Cusk Rachel
Narratrice di successo, acclamata dalla critica come una delle grandi promesse delle letteratura inglese, Rachel Cusk diventa madre di tre bambini. Un cambio radicale di vita che le dà l’occasione per raccontare che cos’è davvero la maternità. Con Puoi dire addio al sonno l’autrice di Arlington Park ripercorre i giorni, le settimane, i mesi successivi alla gravidanza con una intensità e una sincerità che lascia senza fiato: diventare madre è tutt’altro che un evento idilliaco. Il conflitto tra la persona che esisteva prima di mettere al mondo un figlio e la nuova donna, con tutte le sue responsabilità, le sue paure e i suoi nuovi compiti, è duro, a volte durissimo. Sospesa tra il desiderio di indipendenza e il fortissimo attaccamento a quella piccola creatura a cui ha dato la vita, Cusk racconta con una terribile lucidità, ma senza mai perdere la tenerezza, che cosa davvero si nasconde dietro un evento cruciale della vita delle donne, un momento sempre idealizzato ma di cui forse è giusto, per tutte le nuove madri, conoscere anche le verità più difficili.
Descrizione: Unilibro

"Corpo felice" e "città grigia"

Quanto il "proprio corpo" e l'AMBIENTE rappresentano fondamentali cardini dei primi e fondanti passi dell'esistenza?
"Corpo felice": Il corpo mi ha parlato!!!
... dopo pochi secondi che ascoltavo ed osservavo l' appassionata oratrice, " un' urgenza " mi allontana dal monitor e mi guida sino in cucina.
Lì ingoio (quasi sotto ipnosi) due pastiglioni di vitamine e non paga, armata di coltello e tagliere di legno, apro il frigorifero, agguanto il prosciutto cotto e mi preparo un panino! Poi una frase meravigliosa compare al mio orizzonte: "Corpo felice". Frase che mastico con soddisfazione insieme al panino. Il corpo mi ha parlato!!! Mi ha detto chiaramente che non è felice, ma proprio per niente! Riurge un cambiamento radicale, pulizia fisica questa volta. Chissà che non cominci a lavarmi e smettere di fumare una volta per tutte...?!
E' stato fantastico ritrovarlo (il mio corpo). Ora siamo un tutt' uno. Un tipo di felicità che posso, senza ombra di dubbio, ricollegare al periodo in cui ero nella pancia di mia mamma. Dico bene che vale sempre la pena ripassare, anche se spesso è il passato che ritorna a farci visita, spontaneamente e questa volta, amichevolmente.
... il calore della pancia materna è unico, irripetibile. Ti avvolge e tu ti bei, perché va tutto bene.
Ho deciso di ritornare indietro, nel tempo, a quando “non sapevo“, esattamente ai miei nove mesi passati all’interno dell’utero di mia madre. Ci stavo bene. L’ambiente caldo era accogliente e tutto pareva abbracciarmi. Tutto era ben disposto nell’accogliermi … mi sentivo ben voluta. Sentivo rumori e voci, quando l’ambiente era più luminoso del solitamente grigio, potevo vedere una cosa lunga partire dalla mia pancia e andare su. Già allora adoravo il latte con un po’ di caffè, latte e ancora latte. Quel calore … il calore della pancia materna è unico, irripetibile. Ti avvolge e tu ti bei, perché va tutto bene. Mia mamma aveva l’abitudine di accarezzarsi la pancia, mi piaceva, era come se mi stesse coccolando e poi mi parlava senza alzare il tono della voce, come una sorta di cantilena, rassicurante, parlava e parlava ed io ascoltavo felice e paziente. Quando mia mamma andava a passeggiare sulla spiaggia sentivo le onde del mare, ovviamente non sapevo che quel particolare rumore fosse prodotto dal mare … eppure mi piaceva tanto e l’odore inconfondibile che mi arrivava era fantastico. Avrei voluto dirle: “Stiamo ancora qui!“.

Mia mamma aveva l’istinto di un animale, lei sentiva di cosa avevo bisogno e voglia, immancabilmente mi accontentava, c’era una comunicazione muta e diretta allo stesso tempo. Tutto andava bene, lei mi proteggeva dai pericoli del mondo esterno, dandomi la possibilità di crescere senza essere disturbata. Io c’ero. Io sapevo di esistere, sapevo di essere qualcosa di importante, sapevo che qualcuno mi voleva bene, sapevo che quel qualcuno voleva bene a me!
Tutto andava a meraviglia. Mia mamma aveva una voce greve, quando cantava sentivo che era contenta, sentivo anche quando era triste e singhiozzava, allora prendeva a raccontarmi i suoi crucci, con calma, come se avesse tutto il tempo del mondo per noi. Mi piaceva quando parlava con me, perché lo faceva con tenerezza. Sono stati nove mesi di lunghi abbracci, di amore incondizionato, di calore umano, di gioia. Sì! Sono stata una bambina felice e “ricca“. 
La nascita era andata bene, senza traumi e scossoni, anche se non avevo molta voglia di lasciare quel luogo …  “Ciao“ mi disse mia madre, sorrideva, poi mi attaccò al seno … LATTE!!! Il mio amato latte, eccolo di nuovo, tiepido e gustoso. Mia madre aveva la pelle morbida e un odore forte che avrei riconosciuto tra mille mamme. Mi piaceva l’odore di mia madre probabilmente perché era suo e di nessun altra. Ricordo che mi ci addormentavo spesso addosso, mentre ciucciavo, aveva la pelle calda ed il corpo accogliente. Lei mi accarezzava spesso la testa, piano, piano ed io ero in estasi. Che meraviglia! Tutto continuava ad andare bene e non volevo più ritornare nella pancia, stavo bene dove stavo. Quanto latte ho divorato …!!!
Non sapevo che anche le mamme avessero le loro necessità.
Per quanto mi riguardava i conti erano presto fatti:
“Prima ci sono io, poi ci sei tu“,
Era stato un distacco quasi naturale quello con mia mamma.
Sentivo che di più non poteva darmi.
All’età di un anno però, la mia mamma, aveva iniziato ad allontanarsi da me, continuava ad allattarmi, ma sentivo che il nostro rapporto stava cambiando. Il tono della voce era diverso, mi parlava di meno ed era meno paziente, come se il mio tempo fosse “scaduto “e avesse la necessità di passare ad altro. Non sapevo che anche le mamme avessero le loro necessità. Per quanto mi riguardava i conti erano presto fatti: “Prima ci sono io, poi ci sei tu“
Quando mi prendeva in braccio sentivo che avrebbe potuto farmi cadere, non per cattiveria, ma disattenzione. Pareva spesso assente, a volte lo sguardo si incantava, si imbambolava. Urgeva che imparassi a muovermi da sola. Feci capire a mia madre che avevo bisogno della sua mano per spostarmi. Durante i pasti volevo la posata come tutti, perché dovevo mangiare da sola e il mio bicchiere e le poppate, una al mattino appena sveglia e una alla sera prima di addormentarmi. Sulle poppate ero stata intransigente … mia mamma il latte me lo dava ancora volentieri. Era stato un distacco quasi naturale quello con mia mamma. Sentivo che di più non poteva darmi. Sentivo che con lei il mio tempo era finito e mi andava bene. Non era stata una madre oppressiva e apprensiva, anzi, per due anni (sono inclusi i nove mesi) aveva  fatto un lavoro egregio.
Avevo scoperto con immensa gioia che oltre a mia madre c’erano altre persone ed altre cose. Quando mia madre smise di allattarmi, smise anche di volermi bene. L’ho sempre preso come un dato di fatto. Avevo mio nonno paterno, persona stravagante e fannullona, ma divertente e mai noiosa, poi  c’era la mia vicina, abitava sul mio stesso pianerottolo e lasciava la porta aperta perché sapeva che nel pomeriggio sarei passata a trovarla … poi c’erano le mie amichette, le belle giornate, il mare e la spiaggia i viaggi in Vespa con mio papà verso il paese, in piazza e poi al bar. Tutto andava bene. Scoprivo un sacco di cose, conoscevo persone nuove, non avevo timore di nulla. Mi piaceva molto quando mi salutavano e pronunciavano il mio nome ed io di rimando pronunciavo il loro e se non lo conoscevo me lo facevo dire. Posso dire di essere stata una bambina con del carattere e due occhi mobilissimi! Parlavo con tutti, facevo domande, chiacchieravo e iniziavo a fare quei discorsi sensati … un mio marchio di riconoscimento. Avevo sempre avuto dalla mia la logica, una logica intuitiva, perché "non sapevo".

... stiamo andando definitivamente via dalla nostra terra...
Arriviamo dall' altra parte... che tristezza... ... sono sul traghetto con mio padre e mio fratello. Andiamo a trovare la mamma che si trova al nord, nel Continente. La bugia iniziale è questa. Dopo qualche ora, capisco che è una frottola bella e buona, capisco che non rivedrò più i nonni e non ritorneremo indietro. Divento una piccola furia. Ho sei anni, compiuti il giorno prima della partenza e sto andando verso l'ignoto, sicuramente un posto che non mi interessa. Mi arrabbio moltissimo, urlo, piango, sono disperata, tristissima ed ho paura. Mio padre cerca di consolarmi, ma sono fuori di me, lo caccio via, gli urlo che è cattivo, bugiardo e che lui non è più "il mio papà"... e poi gli tiro un calcio alla caviglia. Già che ci sono, picchio anche mio fratello che è più piccolo di me, ma decisamente addormentato, perchè non capisce che stiamo andando definitivamente via dalla nostra terra. Per tutto il viaggio (ore ed ore), ho pianto, urlato, corso in lungo e in largo, come un animaletto chiuso in gabbia senza possibilità di uscita.
Arriviamo dall' altra parte... che tristezza... Nella nostra nuova città c' è un odore pessimo, il cielo è grigio, la gente pensa ai fatti suoi, le case sono alte, nessuno ci conosce ed io non conosco nessuno. Sono sconsolata, ho attacchi di nostalgia che mi tolgono le forze e la delusione è così forte che per un mese sto nel letto,  ammalata. Il clima è tremendo, freddo cupo, gli alberi sono verdi ma non vivi, le strade sono grigie, le persone camminano guardando a terra, sfrecciano veloci vicino a me, non mi vedono. Tutto è diverso. Brutto. Voglio tornare a casa mia! Quì non è dove voglio stare! Qui tutto è triste, anche il cielo e gli uccelli, le api, il sole è malato, i visi delle persone sono bianchi e non sorridono quasi mai.


"MADRE" come "enorme ingombro" in contrapposizione al "mondo circostante" con "orecchio per sentirne il richiamo"

E qui in una testimonianza molto sofferta si sintetizza come una MADRE "ingombrante" possa sovrapporsi a tutto il campo di esperienza a rischio di distruggere in un NULLA - e questa è una delle parologie psichiatriche attualmente più frequenti e anche gravissime - l'esistere cosciente dei figli.

Io ricordo solo che quell'enorme ingombro che era mia MADRE riempiva, soffocandomi, un pò tutto ... Quanto importante e rivitalizzante è invece l'eco del mondo circostante, anche nei suoi aspetti più tragici, se si conserva almeno un pò di orecchio per sentirne il richiamo ...
Dunque sei anni...1975.
Io devo essere sincero non ricordo il cielo di Torino, forse non sapevo nemme cosa fosse Torino, cosa accadesse in quella città. Io ricordo solo che quell'enorme ingombro che era mia MADRE riempiva, soffocandomi, un pò tutto: il cielo, le sensazioni, gli alberi, gli insetti, i fiori, l'erba e persino l'odore della discarica che ci sarà pur stato ma io non me lo ricordo! ... Vivevo ancora nella casa di mia nonna. C'era il giardino, era piena di prati anche la Falchera ma io non me ne ricordo, non mi ricordo cioè di quel senso di libert ve; che avrebbero potuto darmi, correre, saltare, sudare... Non mi ricordo nemmeno i tram che avrei visto molto dopo. Ricordo il cavalcavia che era il cordone ombelicale che teneva unito quel piccolo quartiere alla città altrimenti separati dalla ferrovia. Non ricordo nemmeno dei treni, potevo sapere allora dei traghetti che dalla Sardegna portavano emigranti a Torino? Figuriamoci. Con i treni iniziai a pendere confidenza l'anno dopo, quando ci trasferimmo nella nuova casa che era a poche centinaia di metri dalla Stazione di Stura e lì si potevano sentire e vedere tutti i giorni. A me, invece il treno è sempre piaciuto. Portava lontano certo e non era forse una speranza? Io in silenzio sognavo di emigrare come mio padre. Emigrare dalla Falchera sperando di avere un pò d'aria in più da respirare e mi sarei accontentato pure di quella dei fumi delle ferriere pur di allontanarmi dal peso soffocante e dalle continue i nterferenze che mi impedivano di crescere come volevo. ...
C'è voluto qualche anno ancora, 1978 per me quando la bidella entrò in classe per avvisare l'insegnante del "delitto Moro", per darmi una svegliata, per convincermi a guardare fuori dalla finestra per capire che quel cavalcavia era il collegamento con il mondo esterno, grande, enorme, anche pericoloso certo ma mille volte più interessante di quel poco che mi circondava. Come può essere piccola e banalizzante un'infanzia "non riconosciuta" sopratutto quando rimane soffocata dalle malevoli ingerenze degli adulti e quanto importante e rivitalizzante sia invece l'eco del mondo circostante, anche nei suoi aspetti più tragici, se si conserva almeno un pò di orecchio per sentirne il richiamo.
La mia salvezza è stata la tragedia di un uomo, mentre altre, di cui avrei saputo solo molti anni dopo, e che allo stesso modo diedero una seconda svolta, si consumavano durante i miei sei anni nei confronti e a scapito di altre infanzie.


Mia mamma aveva l’istinto di un animale ...

Adozioni animali? Fiducia reciproca e accudimento.
ADOZIONI ANIMALI inter-specifiche?
"Mamme artificiali"? e "figli artificiali"?


Tre quintali d'affetto. La vera storia di un'incredibile amicizia di Hatkoff Isabella - Hatkoff Craig - Kahumbu Paula
salvato dal fango dello tsunami che un anno fa l'ha  travolto, ora dormono insieme e si scambiano  anche  mille  tenerezze
piccolo ippopotamo adottato da una tartaruga maschio
(6 gennaio 2005) Potrebbe essere sua nonna, eppure lo tratta come un figlio. E lui, Owen, ha ritrovato l'affetto perduto, del quale tutti i piccoli hanno estremo bisogno. I protagonisti di questa storia, che arriva dal Lafarge Park, un giardino zoologico del Kenya, sono un cucciolo di ippopotamo, Owen, e un'anziana tartaruga gigante. Lui ha perso la mamma quando l'onda del maremoto, il 26 dicembre 2004, ha raggiunto le coste del Kenya, lei lo ha accolto con amore e ora lo accudisce come una vera madre. Ora i due mangiano. Questo piccolo d'ippopotamo (meno di un anno) rimasto senza la mamma (a causa dello tsunami) è stato adottato da una tartaruga (maschio) - Mzee - di circa cento anni. Owen, un cucciolo di ippopotamo di 300 chili, si trovava con la mamma vicino al fiume Sabaki, in Kenya, quando l'ondata di acqua Salvato  portato  al Lafarge park Owen ha incontrato la centenaria tartaruga, che vistolo traumatizzato, ha deciso di adottarlo, ha detto la responsabile del parco, Paula Kahumba.
E la tartaruga - ha aggiunto - sembra molto contenta di giocare a fare la madre

La cucciola Sanbernardo Boh, fa pet therapy ad un capriolo. Boh, la giovane femmina di cane sanbernardo diventato famoso per la sua partecipazione a 'Striscia la notizia', ha adottato un cucciolo di capriolo nella fattoria nell'entroterra genovese specializzata in pet-therapy ' . Il cerbiatto era stato trovato agonizzante nella zona di Masone. Non voleva mangiare, ma la San Bernardo è riuscita a convincerlo. il cane Boh, una splendida giovane di San Bernardo, era però stata destinata ad un centro specializzato in pet therapy dell'entroterra genovese. E proprio qui nei giorni scorsi l'animale è stato protagonista di una vicenda dai contorni disneyani: ha infatti «adottato» un piccolo Bambi, salvandolo dalla morte. Il cucciolo di capriolo è infatti diventato molto amico di Boh e proprio questo rapporto speciale venutosi a creare da i due quattrozampe avrebbe consentito al cerbiatto di ritrovare entusiasmo e di ricominciare a mangiare dal biberon, scampando a morte sicura. '

 Boh, il cane di Striscia, adotta piccolo Bambi
Ospite dallo scorso inverno grazie all'affetto di boh il piccolo capriolo ha ripreso a mangiare dal biberon ed è scampato a morte sicura la storia inizia una settimana fa quando il capriolo viene trovato sfinito tremante in mezzo alla strada.
 ANSA Ambiente Genova, 7-06-2006Sanbernardo e capriolo
Tre cuccioli di tigre di Bengala nati in un circo sono stati rifiutati dalla madre. Ma a quel punto è intervenuta una cagnetta, appartenente ad un povero raccoglitore di cartone, che se ne è presa cura li sta allattando famigliola mamma cane e tigrotti adottivi            
 E qui una testimonianza "privata": altri orfanelli - Lucky e Free - "adottati" e protetti da una soffice madre artificiale

mamma artificiale
  e vedine più avanti il seguito...
Ricordate la “mamma artificiale” di Lucky e Free? Bene, sembra che qualcosa abbia insegnato a Free che da tempo vive con noi in appartamento. Eccola alle prese con l’ultimo arrivato in famiglia per Natale: Tobia, un coniglietto di un mese. Sembra lo abbia adottato. Lo lecca, lo allontana con il muso quando si avvicina al bordo di una poltrona e sta per cadere di sotto. Ha solo un problema: non sa come prenderlo per la collottola … ha provato con le orecchie, ma deve aver capito che qualcosa non andava e lo ha lasciato subito. Insomma sono inseparabili, piange persino quando Tobia si ritira nella gabbietta.
Tobia e Free


Tigrilla con il peluche da lei scelto "in adozione"

una gattina adotta un peluche
Anche gli animali possono scegliere e "adottare" di propria iniziativa un "figlio artificiale" e spontaneamente con giochi e fantasie manifestare tenerezza, possessività e impazienza
Non è facile indovinare quale sia stato l'elemento determinate nella "scelta" di Tigrilla, ma in altri casi - documentati: di cani - sono stati SUONI interpretati come vagiti - "segnali del cucciolo" - prodotti da giocattolini "sonori"; addirittura in un cane - femmina di boxer - questo "squich- squich" aveva indotto un'improvvisa, in apparenza assurda MONTATA LATTEA tra un calore e l'altro, in piena quiescenza di ogni - cronologica - attività ormonale.
 

Le madri sono sempre felici? La maternità è un dono, una "esigenza" o una vera tragedia? Segnali del cucciolo o segnali di allarme?

   Come riepilogo dei concetti generali di tutto questo lavoro giunge molto opportuna la possibilità di commentare una considerazione che ci è stata mossa a proposito dei metodi nefasti di allevamento loro conseguenze anche nel corso delle generazioni future.
Da segnalazioni come quelle contenute nei file/capitoli Imbroglio è il contrario di sviluppo, Delgado & Skinner ecc. un interlocutore aveva - erroneamente! - dedotto che una volontà specificamente "malvagia" operasse con precisi propositi dietro le quinte per ottenere un simile risultato. PURTROPPO invece per lo più NON si tratta di azioni programmate - che come tali potrebbero quindi venir combattute apertamente: i comportamenti degli adulti nei confronti dei bambini rispecchiano una NORMALE curva di Gauss con agli estremi qui i "buonissimi" - e i loro Maestri - e là i "cattivissimi" e i loro istigatori; mentre - e qui ripeto "purtroppo" - al centro si raggruppa una massa generalizzata e passiva di inetti, di superstiziosi, di adulti non-sviluppati, di infanzie malvissute o non vissute e/o rimosse. e delle relative conseguenze anche nel corso delle generazioni future.

Lo faccio "per il tuo bene"... 
Ecco la via maestra di formazione di "generazioni ingoiate" non per veri consapevoli maltrattamenti ma per l'inettitudine di genitori incapaci di esserlo:
La discuria è la distorsione della prestazione della cura; in realtà le cure vengono effettuate, ma non sono adeguate al momento evolutivo. In queste situazioni, di solito, i genitori caricano il figlio di proprie aspettative, che sono quasi sempre quelle che un tempo erano i loro desideri. Il bambino è "normale" per i genitori solo (o quasi sempre) quando il suo comportamento coincide con le loro aspettative, laddove queste ultime sono spesso il volerlo il più possibile simile all'immagine che essi hanno, o hanno avuto, di se stessi o del proprio ideale. Tutto questo porta tali genitori ad ignorare i veri bisogni del bambino, appropriati alla fase evolutiva che sta attraversando (60). Quando il bambino viene considerato come una proprietà su cui realizzare determinati scopi, la sua crescita vitale subisce una violenta interruzione. Chi esercita una violenza fisica sa di fare molto male all'altro; nelle forme di discuria, invece, molto spesso i genitori sono ignari della violenza che stanno esercitando, spesso anzi pensano di agire per il bene dei propri figli e inconsapevolmente possono causare danni maggiori. I tipici atteggiamenti (61) di discuria sono:
- anacronismo delle cure. L'atteggiamento dei genitori sarebbe corretto se il bambino fosse in uno stadio evolutivo diverso (ad esempio un bambino di sei anni al quale la madre somministra solo dieta lattea o cibi frullati);
- imposizione di ritmi di acquisizione precoci. Raramente i bisogni del bambino nei primi anni di vita sono in perfetta armonia con le abitudini degli adulti (ad esempio il ritmo del sonno del bambino raramente coincide con le esigenze e i ritmi di vita dei genitori). Alcuni genitori sono incapaci di vedere nel loro bambino un soggetto immaturo che necessita di un adeguato e tutelato sviluppo per diventare adulto. Sono spesso presenti dei conflitti tra le richieste del bambino e gli impegni dei genitori, che pretendono da lui una precoce autonomia nel controllo sfinterico, nella motricità e nei ritmi alimentari (62);
- aspettative irrazionali, quando i genitori richiedono ai propri figli delle prestazioni superiori alla norma o alle possibilità del bambino e vogliono che il loro figlio sia il più bravo in qualsiasi attività intraprenda. Questi bambini sono sempre pieni di impegni (scuola, sport, inglese, pianoforte), hanno una grande competitività e non riescono a raggiungere una buona socializzazione con i coetanei. La situazione diventa ancora più grave quando il bambino presenta delle difficoltà fisiche o psichiche che rendono più profondo il distacco tra il bambino idealizzato dal genitore e il bambino reale.
5.3 Ipercura
Rientrano in tale categoria tutti i casi in cui i genitori offrono "cure" eccessive al loro figlio. La forma più importante è la sindrome di Münchhausen per procura, ma esistono delle varianti (63).


E, visto dalla parte della catena delle generazionidi cui fanno parte le "madri" stesse, ecco come la maternità, fra burrasche ormonali, ritorno di passate sofferenze infantili e perinatali e nuova organizzazione delle prospettive dell'esistenza può scatenare gravi patologie personali e "sociali":  
Armida Savoldi: Il giuramento di Ippocrate. Il romanzo di una psicosi post parto Guaraldi - Gu. Fo - 1998 

 Dal lato simbolico e teorico vedi il lemma La Madre in:
 Giancarlo Gramaglia, Rubrica di psicologia della vita quotidiana
Attorno ai duecento argomenti da approfondire dalla A alla Z LFLP Editore, Torino 2006
  E dal lato "educazionale":
 Educazione prenatale A cura di Formatore - Prenatal Tutor
Relazionare con il bimbo prenatale
Accettazione e rifiuto materno del bambino: che cosa mette veramente a rischio l'equilibrio psico-fisico dl nascituro?    

Ogni epoca ha comunque espresso - purtroppo ben numerose - madri, la cui impostazione difettosa rimane destinata - per via diretta ma ancor più pesantemente indiretta - ad incombere sulla vita dei figli ben al di là dell'infanzia: per anni anzi per decenni e decenni a scapito loro e chi sta loro intorno.
Anni '40/'50. Dalla corrispondenza tra due fratelli di mezza età - anzi come qui viene scritto: sulla sessantina - risulta chiaramente che non c'è un limite di età alle possibilità di recupero: solo il "coraggio" di accettare l'emergere di ri-vissuti o di forti cariche emotive può restituire l'inizio di una nuova vita, finalmente affrancata da "mamme" condizionanti o assenti (per lo più così potentemente condizionanti proprio in quanto "assenti" nei momenti di fisiologica necessità di interazione.)
E' la terza volta che tento di scriverti,ma mi mancano le parole. Tu sai che frequento uno strizzacervelli, in realtà ho cominciato perché M. mi aveva dato l´aut, aut, ma lo facevo senza soverchia convinzione e da due anni frequento un gruppo terapeutico tutti i mercoledì. Un mese fa, durante una seduta dove ho pianto come una fontana, è successo un miracolo. E' giustamente qui che non so più spiegarlo, mi sono sentito bambino, non con commiserazione, ma con amore, amore per me, poco a poco sono diventato amico mio e come conseguenza più gentile con la gente, ho cessato ogni ostilità, non ho più sentito la necessità di pisciare più lontano di quanto piscia il vicino. Non so come spiegarlo, ma la chiave di tutto è la mamma, la frase chiave, che mi aiuta molto è "che .... si è come si è" è come se di colpo tutti gli obblighi, i doveri, le emulazioni, il dover essere il migliore, "quante flessioni fai? una più di te" non sono più una necessità e di colpo la vita diventa facile ed io sto bene. Improvvisamente ho sentito che è la mamma che mi ha inculcato il doverismo ed è normale, suo papà l'aveva inculcato a lei e il risultato sono 63 anni della mia vita vissuti con sofferenza. Mi è di grande aiuto il libro della Miller che anni fa mi hai regalato e che pur avendolo letto due volte non l'avevo sentito. Una cosa molto bella è che la frase di sant'Agostino "caritas incipit ab egone" incomincia ad avere un senso per me. Spero che tutto ciò non sia una epifania, ma che sia l`inizio di una nuova era.



Anche in tempi più recenti - anni '70 - "educazione" e tipo di stile materno può andar ben lontano da ogni idea di "libertà": anzi possibilità negative di "contrario" possono arrivare alla vera e propria paura - una paura come qualcosa di ignobile e vile come un'ingiustizia.

PAURA - una paura come qualcosa di ignobile e vile come un'INGIUSTIZIA quanto poco di infanzia sa tutto ciò!

Io facevo paura, io ero spietato, io ero quello che diceva “m’impicci”. Ma visto da un’altra ottica, dall’ottica del bambino vittima che sono stato, io ho avuto paura, io sono stato vittima di spietatezza, io ero il soggetto a cui veniva detto “m’impicci”.

Oggi ripensavo alla paura. Credo in assoluto che avere paura dei propri genitori sia qualcosa di tremendo. Non certo quella di oggi ma mia madre di allora è difficile da descrivere. Ma è come se non ci fosse più è come se fosse sparita un lontano ricordo quasi un'altra persona rispetto a oggi. Ma quanto era cattiva? E' odioso pensare a qualcuno che si fa forte del suo essere adulto e genitore e sottomette un bambino. Ho saputo che vedendo un filmino T. ha iniziato a chedersi dov'erano lui e suo fratello e sua cugina prima di nascere. Già dov'erano? Oppure si è poi chiesto cosa c'era sotto la pelle. Anche a me sembra di dover fare le stesse domande e poi la voglia quasi irresistibile di abbracciarli di toccarli di sentire il calore della pelle quasi di soffocarli e poi nello stesso tempo rendermi conto di quanto mi darebbe fastidio se qualcuno mi pacioccasse, magari disturbandomi mentre sono intento a fare qualcosa di importante, senza averne il permesso. Credo che si sia replicata una qualche situazione passata ma non saprei dire bene quale. Ma la cosa che più gli ho invidiato e quella di poter decidere QUANDO. Quando aver bisogno di un abbraccio, quando aver bisogno di tranquillità, quando di attenzione, quando... Sapere che qualcuno è lì a tua completa disposizione basta chiedere ma anche avere la certezza che nessun rifiuto da una parte o dall'altra cambierebbe quella disponibilità e quel rapporto di affetto. Io non ho avuto quella certezza e nemmeno la disponibilità che forse c'era, ma condizionata da una grande paura. Questo significa crescere con una pistola puntata alla tempia. Non so nemmeno io cosa pensare se non comprendere quanto difficile dev'essere stato e quanto poco di infanzia sapeva tutto ciò. Mi fa quasi schifo, ma una schifezza profonda come qualcosa di ignobile e vile .

L' odio e la paura che provavo nei suoi confronti, mi hanno trasformata in lei
Sono all' inizio di una resa dei conti, le duellanti ora hanno armi pari, quindi a noi due, strega di una madre !!!!!
Ieri sera appena ho poggiato la testa sul cuscino, mente e corpo erano un tutt' uno, collegati. Insieme siamo ritornati indietro, al periodo di P.zza xxx. I pensieri scorrevano lucidi, inesorabili.  Vividi e così a portata di mano ... ovvii ... a tal punto da farmi una domanda: "osservavo le cose erroneamente ?" Sì, altro che! Neppure se avessi usato uno zoom o un grand' angolo avrei visto giusto! Io non volevo quella realtà, quella verità, io volevo sopravvivere ad ogni costo! Così ho rivisto ciò che ero, che eravamo, nudi e crudi, senza se e senza ma. Una famiglia in completo degrado, culturalmente e socialmente. Eravamo situati molto al di fuori dai margini della società. Un sottostrato del sottostrato, del sottostrato .... Si respirava in casa il terrore, tutti i giorni e l' angoscia di vedere quel piccolo cumulo di macerie (noi) spazzato via da una immane catastrofe, ci rendeva ancora più servili dinanzi ai genitori e all' esterno. Io ho amato la mia famiglia nonostante tutto. Io facevo parte di quel mucchietto informe, sbilenco e traballante. Ho rivisto mio padre, affascinante, accattivante e completamente fuori di testa. Ho rivisto i miei fratelli spaventati e me. Ho rivisto mia madre picchiare mio fratello più grande senza un motivo plausibile, così, semplicemente perchè era molto arrabbiata. Ma tra i due genitori, quella che più mi spaventava era sicuramente lei, senza ombra di dubbio. Aveva la "capacità" di marmorizzarmi con un solo sguardo ... e la fatica che dovevo fare per scacciare via l' odio che provavo per lei ... il desiderio che morisse presto, subito, all' istante, mi galvanizzava. L' odio e la paura che provavo nei suoi confronti, mi hanno trasformata in lei. Rivedo in me molti dei suoi comportamenti paranoici e la cattiveria è identica alla sua, così come le sfuriate che faccio a P. , del tutto insensate e fuori luogo.
Mia madre viveva per mio padre. Usava il sesso per tenerlo legato a se, picchiava i miei fratelli per tenerli legati a se. Infatti, i due che più hanno preso botte, guarda caso,  ancora oggi,  la frequentano. Era una madre-animale. Finito il periodo di allattamento, proprio come farebbe un'animale, si dedica al prossimo nascituro. Così è stato per me e per i miei fratelli. Prima l' avevo tutta per me, poi all'improvviso più niente ... mi sono sentita abbandonata, non voluta e non amata. Credo che il peggio, per quanto riguardano i ricordi su mia madre, debbano ancora arrivare. Sono pronta ad accoglierli questa volta. Sento di esserlo.

E qui si arriva al peggio sia nelle descrizioni seguite a questa testimonianza - numerosi tentativi di uccisione della figlia - sia in altre testimonianze "pubbliche" di figlicidi "riusciti", sia anche per converso delle conseguenze matricide dell'
odio che provavo per lei e nelle conseguenze generazionali di cattiveria identica alla sua.

MADRI ASSASSINE di Adriana Pannitteri
Un diario scritto nell'ospedale psichiatrico di Castiglione delle Stiviere, da una donna, una giornalista che ha rivissuto il viaggio nel buio della mente di altre donne: le madri che hanno ucciso i loro figli. Sono solo madri cattive? O nessuno ha saputo comprendere la loro sofferenza? Cosa si nasconde dietro quella follia mostruosa della normalità?

Anno Sociale 2004 - 2005 I Martedì di San Domenico17 maggio 2005
L'(im)prevedibile orrore Il fenomeno "mamma cattiva"
Stefano Bolognini, Daniela Nobili, Adriana Scaramuzzino

madri assassineLa mamma cattiva. Fenomenologia e antropologia del figlicidio
Autore/Curatore: Glauco Carloni. Coautore Daniela Nobili 2003
Quando uscì trent'anni fa, La mamma cattiva creò scalpore fra quanti non volevano riconoscere un fenomeno inquietante, intollerabile: l'odio delle madri per i figli. Eppure, gli episodi di cronaca che oggi si susseguono sulle pagine dei quotidiani sono lì a testimoniare ciò che questa profetica ricerca mirava a segnalare e divulgare: un fenomeno d'importanza sociale senza pari. La mamma cattiva non è un libro per psicoanalisti, ma una ricerca che si serve anche di strumenti psicoanalitici; strumenti che ci consentono, ancora una volta, di riconoscere, sotto gli abiti logori della nostra società , l'impasto di amore e di odio che costituisce la nostra più autentica natura. Occorre quindi riconoscere, ancora una volta, alla psicoanalisi il merito di essere un utile strumento investigativo in grado di smascherare ogni tipo d'ipocrisia, anche quella che alberga fra le quattro pareti di casa (pp. 208)


Cbn, prevenzione depressione post-partum obiettivo primario (17 gennaio 2006)
L’assistenza alla donna in gravidanza, nel parto e dopo la nascita del bebè, e’ ‘un impegno prioritario, per il valore della posta in gioco’. Lo sottolinea il Comitato nazionale di bioetica nel documento su Aiuto alle donne in gravidanza e depressione post-partum, approvato durante la seduta plenaria di oggi. Il Cnb ricorda i dati sulla diffusione del cosiddetto ‘maternal blues’, della depressione post partum, della psicosi post partum e degli infanticidi nel nostro Paese. Circa il 50% delle donne e’ colpito da ‘maternal blues’, una turba transitoria dell’umore che si verifica nei primi giorni dopo il parto con picco tra il terzo e il quinto giorno e con remissione, in genere, intorno al decimo giorno o più raramente dopo qualche settimana. Una patologia, sottolinea il Cnb, ‘da non trascurare’. La depressione post partum, piu’ grave, si verifica nel 10% delle nascite ed è più frequente fra le neomamme adolescenti. La situazione più preoccupante è la psicosi post-partum, 2-3 casi ogni mille nascite. Una donna nel primo mese dopo il parto, ricorda il Cnb, corre il più alto rischio di essere ricoverata in una struttura psichiatrica. In casi estremi si verifica l’infanticidio. I dati italiani, sottolinea il Comitato di bioetica, denunciano una progressione nel tempo: dai 12 infanticidi del ’98 ai 63 del 2001. In Gran Bretagna sono 30-40 l’anno, di cui un quarto uccisione di neonati, negli Usa 400-500 l’anno. La prevenzione delle patologie psichiche post partum, con l’individuazione tempestiva dei fattori di rischio, costituisce dunque il fine primario da perseguire, sia nel corso stesso della gravidanza, sia, in ogni caso, attraverso la diagnosi precoce delle prime manifestazioni sospette di disagio della neomamma.)
Milano, 15 mag. (Adnkronos/Adnkronos Salute/Ign) - Mamme assassine in aumento in Italia. Dal 2000 al 2007 i casi di madri killer nel nostro Paese sono stati 145: dopo la nascita del bebé' è colpito da 'maternal blues una turba transitoria dell'umore che si verifica nei primi giorni dopo parto con picco tra il terzo il quinto giorno con remissione, in genere intorno al decimo giorno o raramente dopo qualche settimana una patologia sottolinea il cnr 'da non trascurare la depressione post partum più grave si verifica nel 10 delle nascite ed à più frequente fra le neomamme adolescenti per lo più non si tratta di depressione post-partum in media 20,7 all'anno. Un trend di nuovo in crescita, che dopo la riduzione registrata negli anni '80 Il triste primato dei figlicidi spetta al Nord Italia, che conta quasi la metà degli episodi segnalati in tutta la Penisola. record negativo va alla Lombardia e soprattutto a Milano. Alessandra Bramante, criminologa e psicologa del Centro depressione donna del Fatebenefratelli - Fare e disfare Dall'amore alla distruttività. Il figlicidio materno Aracne Editrice, Giugno 2005 - calcola che dal 1958 al 2007 i casi di mamme assassine sono stati in Italia 814, per un totale di 971 baby-vittime. Nel dettaglio, degli 814 episodi 211 sono neonaticidi (bebé ucciso entro il primo giorno di vita) e 603 i figlicidi (dal primo giorno di vita in poi). La madre che si scaglia sul figlio appena nato lo fa soprattutto soffocandolo, mentre per il figlicidio prevale la modalità 'precipitazione-defenestramento'. Il 48% dei figlicidi e il 18% dei neonaticidi (quasi uno su 5) avvengono nel Settentrione, e i più colpiti sono i bimbi da zero a 6 anni. Ma cosa spinge una madre a uccidere il figlio?

Nel 38,7% dei casi una malattia psichiatrica - spiega Bramante, che al tema ha dedicato il suo studio di dottorato - nel 10,4% una conflittualità di vario tipo, nel
7,1% un maltrattamento, nel 6,1% una situazione di abbandono o trascuratezza. Poi a volte la mamma è spinta da 'pietatis causa', ossia da un intento simile a quello che anima l'eutanasia. Infine, i problemi economici'pesano' per l'1,8% del totale. L'identikit messo a punto dagli esperti suggerisce infatti chefiglicidi e neonaticidi per mano materna prevalgono nelle famiglie con un buon livello di istruzione e di reddito.Soldi e cultura non c'entrano - commenta [però] dice l'assessore milanese alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna - Come pure non bisogna puntare il dito contro la cosiddetta società globalizzata e consumistica, se è vero che i numeri attuali sono pari a quelli degli anni '70", ... L'arma chiave si chiama prevenzione - afferma Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Salute mentale del Fatebenefratelli - perché il 'fulmine a ciel sereno' non esiste.

(Vedi anche Isabella Merzagora Betsos Demoni del focolare. Mogli e Madri che uccidono)
Centro Scientifico Editori, Torino, 2003)

Di mamme ce n'è una sola... 
Queste sono solo alcune delle tragedie, che abbiamo estrapolato dal libro Vincenzo M. Mastronardi Matteo Villanova e - Edito da Newton Compton Editori. Tante, anzi tantissime sono le storie dove, le madri uccidono i loro figli! Molte di queste madri, avevano chiesto aiuto, avevano lanciato segnali, che nessuno ha voluto ascoltare! Quante di queste donne, sono riuscite a nascondere la gravidanza, per 9 mesi, abitando assieme ai propri famigliari, ciechi, muti e sordi?

TUTTE le donne in questione, per concepire il figlio, avevano avuto ovviamente un rapporto sessuale con l'altra parte, che madre natura ha deciso come indispensabile per concepire un bambino, ma "l'altra parte" non si è accorta di nulla! Molte di queste donne, "sono state aiutate" dalle loro stesse madri, le future nonne.
Molte di queste donne soffrivano di disturbi psichici, quindi donne non in grado di accudire un figlio.
Ma nessuno vede, nessuno ascolta, nessuno parla, forse pensando: Non sono affari miei!

Molte delle persone che hanno ruotato attorno a queste tragedie si sono giustificate dicendo:
Non mi sono accorto/a di nulla...

Anche, qui, il sociale è inesistente, non vi è nessuno, e forse se ci fosse "si farebbe i fatti suoi", ormai prevale l'individualismo egoistico, scambiato ipocritamente per riservatezza, rispetto della privacy, di fatto è una mancanza di assunzione di responsabilità nei confronti di minori o di persone deboli in stato di necessità .
Dott.ssa Maria Rosa Dominici

...non vi è nulla di più penetrante, e talvolta, INSOSTENIBILE per un adulto, che lo sguardo di un bambino di poche settimane o mesi.Incontrare lo sguardo di un bambino di poche settimane, o mesi, è un’esperienza che sorprende. E se è vero quanto sosteneva Sartre – e già prima di lui, Pessoa – che attraverso lo sguardo ci si riconosce, essere visti da un bambino piccolo è come vedersi riflessi in un profondissimo lago.
Il suo sguardo, privo di sovrastrutture, di retaggi sociali, di influenze familiari, è quanto di più animale, di più  istintivo sia rimasto all’essere umano. Ed è un qualcosa che trascende il tempo. Verrebbe da dire atavico, o comunque un qualcosa che ci riporta indietro nelle nostre origini: poiché quello sguardo doveva essere lo stesso dei bambini di pochi mesi, o settimane, del tempo di Dante, o prima ancora, dei greci, e via via, indietro nel tempo… lo stesso sguardo con cui venivano guardati i nostri progenitori, i primi uomini sulla terra. È uno sguardo ancestrale, uno specchio che può essere anche intollerabile. In questo senso, pur senza alcuna giustificazione, posso comunque attivare a capire il motivo per cui molte madri, e padri, possano arrivare a fare del male o addirittura uccidere le proprie creature.
Non perché non sopportano le grida e i pianti di questi, come spesso ci si trova, frettolosamente, a dire. Piuttosto, perché non riescono a sostenere il loro sguardo. Perché non vi è nulla di più penetrante, e talvolta, insostenibile per un adulto, che lo sguardo di un bambino di poche settimane o mesi.

MAMMA PERCHE' MI UCCIDI? Editore:Kappa Curatore: Patrizia Neri
Patrizia Neri, è specializzata in pediatria e nel 1980 ha iniziato la sua formazione psicoanalitica nell'ambito della neuropsichiatria infantile. La pratica pediatrica è stata per l'autrice un'ottima finestra di osservazione per conoscere ed approfondire lo sviluppo emozionale del bambino e le interazioni precoci madre-bambino. La sua formazione psicoanalitica, arricchita dal continuo contatto nell'esperienza clinica pediatrica con i più vari problemi della donna moderna riguardo la propria maternità ,le ha consentito di seguire e conoscere anche dei casi limite di grave fallimento delle cure materne al loro esordio.
Questo saggio vuole scoprire e comprendere in termini psicoanalitici il lungo percorso della donna per raggiungere la funzione materna, che è la massima espressione della sua femminilità , per poi svelare gli aspetti oscuri e misteriosi che possono condurre una madre a una completa distorsione del rapporto con il proprio figlio al punto di danneggiarlo, invece di offrirgli amore e protezione. Attraverso i casi clinici presentati vedremo come una madre, normalmente generatrice di vita per la prole grazie all'amore ed alle cure prodigate, diventa carnefice perché ella stessa è stata a sua volta una vittima.

Una testimonianza diretta di quanto da bambini si possa esser stati istintivamente consapevoli del pericolo evitato ma realmente corso - in questo caaso maagari come sindrome di Munchausen per procura:


Ho fatto nuovamente un sogno che mi ha obbligato a svegliarmi la scorsa notte: ad un certo punto mi trovavo nella mia attuale casa e sentivo suonare il campanello. Apro la porta ed entra abbastanza trafelata una donna ... Entra come se fosse di casa e mi saluta, io sono stupito di vederla, Mentre mi passa davanti si gira e mi guarda. Incrocio lo sguardo e una paura tremenda mi assale e mi sveglio urlando. Ancora adesso se ci penso m vengono i brividi come se fosse una specie di strega o peggio come fosse la Morte. E' terrificante, qualcosa di così brutto non lo ricordo. Ho spesso sognato qualcosa che mi spaventava a tal punto da obbligarmi a svegliarmi di soprassalto come per difesa rispetto a quell'incubo ma il più delle volte era paura ma non capivo di cosa, intuivo solamente. Ieri notte invece quello sguardo è stato fatale, non ho alcun dubbio quello era lo sguardo di mia madre. Me ne accorgo guardandola ancora oggi. Leggevo a volte degli occhi imploranti come se volessero qualcosa da me, ma dietro qualcosa di peggio tanto da non riuscire a guardarla. Nel sogno era chiaro che fosse lì per uccidermi, io non avevo scampo né difese, la stessa energia con cui si muoveva come se avesse un compito da eseguire e senza perdere tempo si apprestasse a farlo. Io non potevo oppormi non ci sarebbe stato nulla da fare quella era la Morte era più forte e potente di qualsiasi altra cosa immaginabile ed io ero impotente e solo. Al risveglio avevo ancora paura e anche adesso che scrivo temo di tornare a letto e rifare lo stesso sogno.Rileggendo quello che ho scritto, così, di getto mi sono accorto di aver mischiato verbi al presente e al passato. Ho cercato di correggere ma poi ho lasciato perdere. In fondo non è così? Non è un passato che ritorna mischiandosi al presente? Non sono elementi o persone presenti che mi fanno ritornare indietro nel tempo fino a scoprire che quello sguardo di cui avevo così paura altro non era che quello di una Madre-Morte? Lei che mi aveva tenuto in grembo per nove mesi, nutrendomi con il suo sangue, che mi aveva dato l'opportunità di vivere mi diceva che allo stesso modo aveva il potere di togliermela la vita e non c'era bisogno di chissà quali minacce, bastava che riconoscessi in lei quel suo enorme Potere che era decisa ad esercitare fino in fondo. Era come essere in un lager. Mi sento un pò un sopravvissuto e come loro ho la stessa sensazione che pochi crederebbero a ciò che ho appena scritto.


(Vedine dello stesso autore il seguito "ottimistico" nei file Consapevolezza e memoria, Infanzia: tempo di Mutamenti e in Quando la cartella clinica è terapeutica)        

Casi meno tragici seppure emblematici, raccontati in modo scherzoso ed esagerato: Valeria Cornelio e Tonci Violi: Di madre in peggio Milano Garzanti 1995

E in modo più occasionalmente giornalistico: l'inchiesta di Diario 24 novembre 2005
Mamme: da Cogne alla 194
C'è un nuovo oggetto dell'attenzione e dell'isteria generale: la madre. Mentre si formano folle per vedere Anna Maria Franzoni a processo, si promettono folle di antiabortisti nei consultori.
Lea Melandri, scrittrice e femminista, e Valeria La Via, psicologa e criminologa, ne discutono nel Buon senso. Ma si può anche concludere questo triste quadro con due segnalazioni invece piene di tenerezza, con la storia di due madri "folli" ritrovate nell'opera di due "figlie autrici": il filmato vincitore di due premi di Alina Marrazzi Un'ora sola ti vorrei... che sarà seguito prossimamente da un altro sulla "depressione post-partum", e il libro di Adele GrisendiL'amore mancato.

LA VIOLENZA DOMESTICA Testimonianze, interventi, riflessioni
Curatore: Amann Merete Gainott, Susanna Pallini, Editore: Edizioni Scientifiche MAGI
E' quanto meno "umano" segnalare ancora una volta la realtà della violenza domestica anche estrema così spesso nascosta, eccetto che quando viene al contrario spettacolarizzata. Spesso è nascosta o mistificata data la difficoltà di denunce veritiere e tempestive benché non sia certo da sottovalutarne la frequenza e ancor più le conseguenze. VIOLENZE a donne e non solo a bambini refertate e archiviate come INFORTUNI continuano a confermarsi come incidentali Infortuni domestici; di conseguenza in conseguenza l'ampliarsi delle statistiche della Medicina basata sulle evidenze - internazionalmente riproposte dalla globale evidence based Medicine continua illecitamente a proporre, far produrre e prescrivere costosi provvedimenti tecnici, non ad impostare una rete di soccorso personalizzata.


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Cosa ho in comune io con gli schiavi? Piero, Ada e la Scuola della libertà

La pagina corrispondente in inglese non ne è un semplice "mirror", in quanto presenta bibliografie e citazioni differenti e segnalazioni complementari
DOMESTIC CHORES. Ergonomy and psychology of a REAL work

complementare a questo è pure il file
Legislazione

Collegamento speculare tra questo libro - dalla parte di chi alleva - e quella la parte di chi deve essere ancora allevato, si trova nel file
Infanzia: tempo di mutamenti

entrambi presentati e riassunti in
... dagli adulti di oggi agli adulti di DOMANI...

Mentre il tema della "famiglia" è esemplificato in particolare in:
DaIla famiglia preistorica alla famiglia utopistica

Venendo invece a casi particolari, di lavoro domestico nei siti esterni collegati a buoni esempi: L'importanza dei ricordi, delle emozioni

dall'Enciclopedia dei Ragazzi 1920:
COME IL BABBO, NON CE N'E'(Papà cavalluccio)
 
il problema del Tempo e del suo riflettersi nei fatti e nelle coscienze
Consapevolezza e memoria

Significative informazioni? Significativi riferimenti?
Quando la cartella clinica è terapeutica

Impostazione metodologica? IMBROGLIO E' IL CONTRARIO DI SVILUPPO. Da: 'La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù'

Controversie
Opinioni, fatti, accuse...


Ma intanto gli aggiornamenti necessari continuano ad essere praticamente incessanti per cui rendono via via ... quasi "obsoleto" il testo pubblicato. Il sito può seguire e temporaneamente integrare queste innovazioni ed è appunto predisposto a questo scopo, ma così si amplia in modo eccedente le dimensioni di un solo volume: alcuni file - già pubblicati come capitoli del libro ENCICLOPEDICO sono in via di venir pubblicati AGGIORNATI in una nuova veste editoriale: come volumetti TEMATICI  contenenti per singoli agomenti i capitoli ormai superati del libro Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI
A seguito di difficoltà lamentate e relative richieste, l'architettura stessa del sito è stata modificata in funzione di un più agevole orientamento: sdoppiato, il file di prefazione e illustrazione degli indici prende ora un nuovo nome - Prefazione, introduzione e indici illustrati - che riinvia a un differente URL semplificato dove a prima vista compaiono i links indirizzanti sui capitoli interni. Per accogliere le richieste di una più agevole lettura, i testi di questo sito sono stati - anche - trasferiti in un LIBRO: Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi - adulti di domani.
Ma un testo stampato - e tanto più se corredato da molte illustrazioni - richiede in concreto un lungo periodo di preparazione: dalla correzione delle bozze e di spostamento dei contenuti su idonei programmi di elaborazione alla materiale formazione dei volumi stessi. E intanto gli aggiornamenti necessari continuano ad essere praticamente incessanti per cui rendono via via ... quasi "obsoleto" il testo pubblicato. Il sito può seguire e temporaneamente integrare queste innovazioni ed è appunto predisposto a questo scopo, ma così si amplia in modo eccedente le dimensioni di un solo volume: alcuni file - già pubblicati come capitoli del libro ENCICLOPEDICO sono in via di venir pubblicati AGGIORNATI in una nuova veste editoriale: come volumetti TEMATICI di un centinaio di pagine ciascuno  contenenti per singoli agomenti i capitoli ormai superati del libro Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI. Un nuovo file Considerazioni e conclusioni / To complete and to outline per l'importanza dei suoi apporti teorici sarà l'ultimo capitolo di tutti i nuovi libretti.Il primo di questi "libretti tematici" è Infanzia un mestiere difficilissimo, il secondo in ordine di tempo - non di contenuto - è Consapevolezza e memoria con file/capitoli molto AGGIORNATI sia in html che in pdf raggiungibili in rete: ESPERIMENTI SU BAMBINE/I  a Quando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vita?, Quando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vita?, Medicina: scienza applicata e multidisciplinare: Emozioni, istinti, ricordi, contraddizioni ed anche allo stesso Consapevolezza e memoria.
Raggruppati per singoli agomenti, aggiornati e completati, i capitoli ormai superatidel libro Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi -> Adulti di DOMANIsono presenti in volumi separati a cominciare da Infanzia un mestiere difficilissimo in cui il file Considerazioni e conclusioni / To complete and to outline come V capitolo offre una sintesi organica e riassuntiva di tutti i problemi in discussione.
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Danza-del-tempo. Giornata.pps
Danza lenta
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STUPRI DI GUERRA: i figli dell'odio
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Il terzo volume - che sarebbe il secondo in ordine logico e non cronologico - è La casa e i suoi abitanti: dal concreto al sublimato, dalle fasi di sviluppo dei bambini agli impegni dei "grandi". L'ultimo in preparazione Controversie e ripensamenti.



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Dopo la pubblicazione dei libri aggiornamenti però sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti: sono segnalati di volta in volta nel file Aggiornamenti e novità / Novelties on the site, nel quale si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche.