Dove si può crescere, svilupparsi e andare verso il futuro o rimanere schiacciati, schiavi, o peggio morire.
2 marzo 2010 LE FACCENDE DOMESTICHE. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro Motore di
ricerca del Sito
Indice
interno al
file/capitolo:
#presentazione_libro, #lavoro,
#abitazione, #segnalazioni,
#casa_sana, #falsi_incidenti, #focolare, #madri_e_figli(**), #contrasto_di_sentimenti(***), #simbiosi-mistificazione,
#considerazioni
e
esempi,
#segnali_del_cucciolo, #corpi_e_ambiente(***), #mondo_circostante(**), #mamma_cattiva(*),
#Link-interni
(*)
rinnovato nella formae nella sostanza, (**)con incalzanti aggiornamenti,
(***)nuovo e molto importante
Il
loro
compito è dirigere la vita della famiglia.Sentenza della Cassazione le promuove. Un atto di Giustizia....: scrive Franca Rame La Stampa: venerdì 7 novembre 1997 Cronache pagina 16) (vedi anche - riportata in Raccontini - la Storia di città del 4 maggio 2007 di Bruno Gambarotta) Vedi anche: Le
faccende domestiche. Indice, Gli
infortuni domestici
Se un incidente impedisce a una donna di lavorare, ha diritto di risarcimento anche se non è lei a fare le pulizie. Ma se le "casalinghe sono manager", in senso socio-economico è "aziendale" anche l'organizzazione di cui rappresentano la "dirigenza": una diffusa rete di piccole entità comunque aziendali che raccoglie e contiene una gran percentuale di "cittadini" attuali e futuri; in entrambi i sensi - economico e numerico - si costituisce come fattore di movimentazione di denaro e di percentuale di votanti; da considerarsi quindi come entità POLITICA di cui tener conto - scherzosamente e troppo semplicisticamente impersonata in modo proverbiale nella casalinga di Voghera. Ma politico - ed ancor più per i prospettabili "percorsi futuri" che ne contraddistinguono peculiari contenuti - significa anche dar la stura ad infiniti motivi di POLEMICA: non per niente più e più volte tutto questo sito è stato preso di mira e danneggiato: in particolare sono stati più di una volta molto alterati se non praticamente distrutti e ricostruiti in primo luogo i preliminari e fondamentali file Imbroglio è il contrario di sviluppo, Infanzia: tempo di Mutamenti e questo: Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro. Infatti, se esistono di sicuro favorevoli "prospettive future", esistono pure "prospettive contrarie" portavoce accaniti di intenzioni ostili contro gli sviluppi fisiologici: "prospettive contrarie" che a loro volta presentano peculiari "sviluppi": antitetici al normale sviluppo infantile come preparazione integrata all'esistenza e molto ostili ai suoi VALORI evolutivi - anzi da stravolgere in potenziali - evolutivi - "addestramenti". Ed è così che - per non cadere nell'equivoco di essere propugnatori di sterili unilaterali Utopie - a questo sito viene aggiunto l'impegnativo file in PDF - ESPERIMENTI SU BAMBINE/I - in cui, anche e soprattutto con testimonianze dirette si documentano alcune fra le peggiori e deliberate azioni contro BAMBINI. Non è pertanto "strano" segnalare e
ribadire che questo file
è stato
GRAVEMENTE DANNEGGIATO tanto da dover venir recuperato dalle Cache di
Google e quasi del tutto ricostruito - come era più di una volta
accaduto ad altri file soprattutto nei paragrafi dedicati ai concetti
base di "sviluppi inter-generazionali".
Data la
vastità e
l'attualità
degli argomenti trattati, importanti aggiornamenti sono di continuo
necessari: i più recenti riguardano il sotto-capitolo #simbiosi-mistificazione,
e ancor più i continuativi rinnovati riferimenti in #mamma_cattiva,
come pure le aggiunte di prima mano e la relativa ristrutturazione di
buona parte del file in #madri_e_figli
e nei paragrafi riguardanti Infortuni
- o pseudo
tali -
sono di frequente da ampliare e/o correggere, magari con rimandi a file
collegati come quello degli scherzosi Raccontini
o al Power point
Prevenzione
pps raggiungibile dal sito Voci di bimbi.
Dopo la pubblicazione dei libri - italiano e inglese - gli aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti: questo file Aggiornamenti e novità li ELENCA di volta in volta - con in testa il più recente - seguendo soprattutto le variazioni concrete dei file rinnovati: per novità di contenuto ma anche per risistemazione dello stile e riorganizzazione dei paragrafi e illustrazioni. Ma se nell'elenco non verranno presentati quelli semplicemente corretti nei link non più attivi, si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche che man mano si stanno spostando in coda nell'elenco. Ad ogn modo ogni immagine che proponiamo si costituisce anche come link: e come per ogni altro link, le immagini vengono di continuo monitorate e aggiornate. Ma se intanto gli aggiornamenti necessari continuano ad essere praticamente incessanti si rende via via ... quasi "obsoleto" il testo pubblicato. Il sito può seguire e temporaneamente integrare queste innovazioni ed è appunto predisposto a questo scopo, ma così si amplia in modo eccedente le dimensioni di un solo volume: alcuni file - già pubblicati come capitoli del libro ENCICLOPEDICO sono in via di venir pubblicati AGGIORNATI in una nuova veste editoriale: come volumetti TEMATICI di un centinaio di pagine ciascuno contenenti per singoli argomenti i capitoli ormai superati del libro Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI. Ed intanto anche un nuovo file è stato aggiunto al sito per completare come ultimo capitolo TUTTI i nuovi volumi: già dal titolo Considerazioni e conclusioni si presenta a compendiare ma anche sottolineare le basi essenziali di impostazione metodologica e culturale di tutto l'insieme di questo studio-lavoro. Al primo "libretto tematico" - Infanzia un mestiere difficilissimo - avrebbe dovuto seguire direttamente a breve termine questo - La casa e i suoi abitanti / Dal concreto al sublimato: dalle fasi di sviluppo dei bambini agli impegni dei "grandi" - che, nell'ordine logico dei contenuti, ne rappresenta la continuazione "adulta": entrambi concorrono ad impostare ed avviare un discorso strutturante a partire dalle osservazioni dirette dei concetti-base di fasi iniziali: incentrato l'uno dalla parte degli adulti, della vita adulta e soprattuto del LAVORO adulto, l'altro dalla parte di chi è od era stato in via di sviluppo - vedi il tema della continuità dello svolgersi delle età, discusso più in dettaglio in Consapevolezza e memoria. Ed infatti, data la sua importanza introduttiva generale, è stata appunto anticipata la pubblicazione dal lato cronologico editoriale del volume Consapevolezza e memoria in cui i vari capitoli di presentazione generale e di esemplificazioni testimoniali si affiancano in un ben definito disegno metodologico. Infanzia: tempo di mutamenti? Infanzia un mestiere difficilissimo? Madri e figli? Simbiosi-mistificazione? I richiami del cucciolo? Mamma cattiva? Faccende? Ergonomia? Infortuni? Il testo attuale costituisce la riedizione di un volume - Nuova Italia 1974 - che allora aveva come titolo I complessi della casalinga - mentre più pertinente è ora questo titolo "fenomenologico" LE FACCENDE DOMESTICHE. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro, che ne precisa meglio le finalità non descrittive e/o "amene" ma scientificamente divulgative e non rischia di far dimenticare i suoi autentici dinamici multigenerazionali significati. Questo proposito deve tener conto comunque anche della "circolarità" e dell'alternanza bi-univoca inerente a questi argomenti, cioè dell'intreccio indissolubile tra "VERO lavoro" e vita familiare: questo libro va quindi affiancato a un testo pubblicato successivamente Infanzia: tempo di mutamenti - 1999 - che ne è il completamento speculare. Entrambi concorrono ad impostare ed avviare un discorso strutturante a partire dalle osservazioni dirette dei concetti-base di fasi iniziali: incentrato l'uno dalla parte degli adulti, della vita adulta e soprattuto del LAVORO adulto, l'altro dalla parte di chi è od era stato in via di sviluppo - vedi il tema della continuità dello svolgersi delle età, discusso più in dettaglio in Consapevolezza e memoria. I complessi della casalinga? Infanzia: tempo di mutamenti? il titolo dell'edizione precedente - 1979 - derivava da una situazione contingente: sotto forma di semplici "dispense" vi veniva sintetizzato e raccolto il frutto di una serie di pubblici dibattiti tenuti - all’epoca dell’Anno del Fanciullo - dall’11 marzo al 1° giugno ’78 - a cura dell'Associazione Italiana Donne Medico di Torino come Corso di Sensibilizzazione indirizzato ai genitori, agli operatori sociosanitari addetti all’infanzia, ma aperto a tutti sul tema: LA VIOLENZA CONTRO IL BAMBINO, rimandante ai concetti delle possibili manifestazioni anche indirette di Violazioni di diritti del bambino; invece - come dice l'attuale intestazione Infanzia: tempo di mutamenti - l'intenzione qui prioritaria è quella di evidenziare e indirizzare i lettori verso gli aspetti fisiologici delle discontinuità necessarie dello sviluppo, ponendo il concetto di sviluppo delle attitudini psico-socio-affettive in parallelo a quello anatomico degli organizzatori-induttori dello sviluppo embrionale. Ma neppure da questo punto di vista, che predilige aspetti "positivi", non è però estraneo il concetto di possibili "violazioni": se vi si descrivono e chiariscono i regolarmente preordinati cambiamenti in differenziazione visti dalla parte di chi si sta sviluppando altrettanto se ne sottende il fatto che possano trascorrere sia portati a compimento che disturbati. Ed è così che ci si raccorda con l'attuarsi nel corso dell'esistenza di quegli inizi fisiologici che dovrebbero stabilizzare ogni vita umana a partire dal contesto infantile ORIGINARIO ed è da questi presupposti che le LE FACCENDE DOMESTICHE e I complessi della casalinga sono stati pubblicai rispettivamente prima de LA VIOLENZA CONTRO IL BAMBINO e di Infanzia: tempo di Mutamenti rimandano al versante del mondo degli adulti e degli aspetti e dell'organizzazione del LAVORO. Insieme comunque formano la parte integrante di un discorso unitario e speculare dedicato al concetto di INIZI, di passaggi successivi, di fasi di sviluppo: di passato, presente e futuro, di "organizzatori"< e di coni di espansione che si integrano e interagiscono a vicenda: come ben risulta da entrambi gli INDICI dei libri LE FACCENDE DOMESTICHE e di INFANZIA: tempo di mutamenti con lo schema di questi passaggi nei link ...dal sublimato al concreto dal corporeo all'astratto - quest'ultimo nel libro a pag.40. In altri termini, reciprocamente entrambi i libri - l'uno "dalla parte dei bambini", questo "dalla parte degli adulti" - cercano di contribuire a far considerare le "attività umane" e non soltanto gli "esseri umani" secondo "paradigmi di sviluppo" che si succedono si collegano in passaggi diversificati: non casuali - solo in apparenza disorganizzati ed invece regolari, necessari, consequenziali. Nel titolo si parla di un VERO lavoro, ma anche di "faccende" al plurale: si tratta cioè di un LAVORO unitario o non piuttosto di una serie più o meno organizzata di "mestieri" e/o di "professioni"? E quanto è significativo che le si chiamino "faccende": dal latino = cose da farsi - al plurale? Viste separatamente o nel loro complesso - queste "cose da farsi", presentano la peculiarità di dover venir fatte quotidianamente su tempi brevi ripetitivi. Ma non per questo sono attività irrilevanti o banali, neppure talmente ovvie da poter venir considerate soltanto come fine a se stesse. Peculiare aspetto del mondo adulto, comunque sia, non è tanto il LAVORO in astratto quanto la molteplicità delle "prestazioni lavorative" al plurale: ma come gli individui anche queste a loro volta non dovrebbero essere statiche senza sbocchi: anch'esse possono evolvere - e non soltanto svilupparsi partendo da aspetti concreti, corporei - "piccoli" magari "infantili" - fino a potersi "s-rotolare" verso le più elaborate, "sublimate", "potenti" forme di partecipazione alla vita associata del presente. Della vita adulta fa parte la generatività, cioè la possibilità di far concretamente nascere o comunque allevare figli; ma anche in astratto questa generatività rivolta verso un lontano FUTURO sublimare in attività non biologiche ma lavorative: "creative" ad ampio respiro. Come la procreazione biologica procede nelle generazioni successive, la progressione degli elementi tipici dei minuscoli può "tempi e metodi" del quotidiano, della vita delle "faccende domestiche" può espandersi nello spazio e nel tempo, verso tempi e spazi futuri imprevedibili e dilatati, addiritura considerate "immortali" come le opere d'arte o le grandi scoperte. Non solo le "persone", infatti, ma anche le attività adulte ogni tipo di lavoro hanno basi portanti inziali perfin biologicamente programmate con i complessi in funzione di "organizzatori": e in parallelo all'evolversi delle esistenze individuali anche le attività umane debbono ingranarsi, partendo da questi presupposti, dapprima secondo regolari tappe di sviluppo da cui poi poter evolvere in diversificabili percorsi. Già dal titolo stesso, il complementare volume Infanzia: tempo di mutamenti descrive l'importanza le difficoltà di queste disomogenee TRANSIZIONI fondamentali, di queste tappe che dànno sostanza alle FONDAMENTA, che, s-piegate dettaglio per dettaglio, rivelano la loro potenza nel loro dis-piegarsi nel divenire. Dal lato PSICOLOGICO anche queste faccende si s-volgono come azioni e configurano situazioni che attingono direttamente da vicino all'INIZIALE NORMALE SVILUPPO bio-sociologico dei normali complessi infantili, anch'essi al PLURALE, anch'essi da vedersi nel loro s-volgersi multiforme e necessariamente contraddittorio; ma altrettanto anche questi presupposti lavorativi possono evolvere in arricchimenti o coartarsi in danni. Questo s-rotolarsi dal concreto al sublimato può cioè accompagnare in progresso la vita adulta verso la vera MATURITA', come pure può ingarbugliarsi rattrappendone e/o bloccandone le potenzialità: non solo sul piano personale del singolo ma anche diffondendo conseguenze sull'ambiente del presente e sulle generazioni future.
Lavoro Dal lato operativo, ergonomico le "faccende" sono da considerarsi rigorosamente al plurale ma si ramificano ulteriormente in una serie di azioni che stanno al primo gradino del passaggio dal CONCRETO della vita corporea individuale al più vasto universo dei mestieri e professioni. Ma, considerate complessivamente, le "faccende domestiche" formano anche la struttura di base di una vera UNITA' PRODUTTIVA, che espande la vita dell'individuo come tale ad entità collettive socio-economiche - e pertanto anche antropologico-politiche - più vaste. Ogni "lavoro" - come pure la mancanza di lavoro - è una componente essenziale della vita di ogni adulto normale, una componente che gioca un ruolo basilare nella situazione psicosomatica di ciascuno sia "agente" che "utente" come
Da un artticolo di LEI Web: OK LA SALUTE PRIMA DI TUTTO direzione scientifica Fondazione Umberto Veronesi Palestra o
dieta? Olio di gomito: i lavori domestici aiutano a bruciare le calorie.
Dati di dispendio energetico delle attività di casa, che si
contraddistinguono per medio-bassa intensità e medio-lunga
durata, indicano che insieme agli zuccheri si consumeranno anche i
grassi in eccesso (GUARDA la classifica dei mestieri per dispendio
calorico). Chi lava pavimento o
biancheria perde peso. Per
rifare i letti in mezz'ora, per esempio, si consumano circa 70
chilocalorie (è l'unità di misura utilizzata in biologia
e scienze della nutrizione). Idem per il bucato. Ma se si lavano a
fondo i pavimenti si arriva a bruciarne, nello stesso arco di tempo,
oltre 130.
Considerato che un grammo di grasso equivale a circa nove chilocalorie, in mezz'ora di lavoretti si bruciano più o meno dieci grammi di grassi, spiega Alberto Enrico Minetti, professore di fisiologia presso il dipartimento di fisiologia umana della facoltà di medicina dell'Università Statale di Milano. Lo sforzo maggiore lo si fa se si decide di spostare i mobili (210 chilocalorie in mezz'ora), mentre per portare a casa la spesa (500 metri a piedi con due sacchetti di dieci chili) senza prendere l'ascensore per due piani di scale, sono richieste 30 chilocalorie, grosso modo le stesse che si consumano correndo per tre minuti alla velocità di nove chilometri all'ora. Schiena dritta e si scansano i dolori. Le faccende domestiche protratte e ripetute nel tempo possono, come molte altre attività fisiche, portare inconvenienti al sistema muscolo-scheletrico. Adottare posture e procedure corrette, come il sollevamento di carichi a gambe piegate e schiena dritta, può aiutare a evitarli. La tecnologia e l'ergonomia forniscono strumenti di lavoro domestico che sempre più contribuiscono a un uso più sicuro di muscoli e articolazioni. È bene tener presente, però, che più i lavori domestici saranno resi facili dalla tecnologia e dall'ergonomia, meno energia metabolica sarà impiegata, a scapito dell'utilizzo della casa come surrogato della palestra per smaltire i chili di troppo. L'ERGONOMIA di cui si parla nel titolo del volume studia non tanto le "persone" quanto ogni singola azione lavorativa non escluse le differenziate "faccende domestiche". I loro aspetti quotidiani multiformi e sfaccettati, le loro azioni e conseguenze, gesti e situazioni, valori e pericoli nei loro dettagli operativi forniscono però anche parametri paradigmatici verso il divenire di molti e disparati lavori: nei loro possibili sbocchi offrono PROTOTIPI - e apprendistato - di molti MESTIERI e di molte PROFESSIONI anche molto "teoriche"e "astratte". Società
italiana
di Ergonomia SIE
Contributi
scientificiL'Ergonomia "Human Factors & Safety - possibilità di collaborazione" Bibliografia ![]() ERGONOMIA
Link utili Prima raccolta delle principali norme tecniche disponibili in ambito ergonomico UNI ISO ![]() Federata alla International Ergonomics
Association
(IEA)ergonomia@unimi.it segreteria@societadiergonomia.it L' ergonomia si occupa del LAVORO. L'Ergonomia ha come oggetto l'attività umana in relazione alle condizioni ambientali, strumentali e organizzative in cui si svolge l'adattamento di tali condizioni e esigenze dell'uomo in rapporto e alle caratteristiche delle sue attività .ed è nata per studiare e far rispettare nella progettazione una serie di norme che tutelano la vita del lavoratore e accrescono l'efficienza l'affidabilità sistemi uomo-macchina, l'ergonomia ha allargato il proprio campoì applicazione in funzione dei cambiamenti che sono sopravvenuti nella domanda di salute e benessere l'obiettivo attuale quello contribuire alla progettazione oggetti servizi ambienti di vita e di lavoro perchè rispettino i limiti dell'uomo e ne potenzino le capacità operative. ![]() Ergonomics
(or human factors) is the scientific discipline concerned with the
understanding of interactions
among
humans and other elements of a
system, and the profession that applies theory,
principles, data
and
methods to design in order to optimize human well-being and overall
system performance.Infatti come nella definizione statutaria dell'Ergonomia L'obiettivo attuale è quello di contribuire alla progettazione di oggetti, servizi, ambienti di vita e di lavoro, perché RISPETTINO i limiti dell’uomo e ne POTENZINO le capacità operative.Come per ogni lavoro i risultati e ripercussioni, prodotti e danni derivano da prestazioni eseguite in condizioni adeguate o difettose e non solo per l'ottimizzazione o meno dell'ambiente di lavoro. Ma azioni e conseguenze delle azioni e tutto quanto può risultarne devono tener conto dell'efficienza del lavoratore e della sua preparazione specifica alle differenti mansioni: sia per una vantaggiosa - e non dannosa - produttività, sia per la sua disponibilità personale. Nel sito dei lavori in casa e nel link della vignetta oggetti cattivi, i lavori "in" e "di" casa possono ricevere l'attenzione di un "pubblico" di esperti, compreso l'interessamento di aziende economicamente importanti, e così possono sottintendere ad giro di affari anche cospicuo. Ma dal lato sociologico - e quindi di conseguenza "politico" per l'estensione numerica del "personale" addettovi - nello stesso tempo i fattori ergonomici vengono ad intrecciarsi nel bene e nel male con i fattori che sottendono alla vita ed ai concetti di famiglia e con basilari elementi ad alto impatto emozionale dell'esistenza per il "lavoratore" e per gli "utenti" del suo operato. Il titolo del libro e di questo file di compendio e aggiornamento sono dedicati all'ergonomia però altrettanto alla psicologia: non ci si occupa solo di "prodotti"materiali o di materiali "strumenti" ma anche degli aspetti soggettivi del MATERIALE UMANO la cui "manutenzione" - compresa la prevenzione degli INFORTUNI - non può prescindere da globali condizioni di salute emotiva, psico-fisica e sociologica. Proprio nell'ambito dei "lavori di casa" l'impatto sociale - presente e futuro - è profondissimo e impegnativo: i prodotti della casa sono ubiquitari come attuali RIPOSO e SOSTEGNO per la famiglia tutta e CHIUNQUE - in un modo o in un altro, più in un periodo che in un altro - è e sarà sempre "utente" di questo "servizio". Destinate a mantenere in modo quotidiano e scorrevole benessere ed efficienza le "faccende" possono professiolizzarsi ulteriormente arrivando al vero impegnativo lavoro dell'ASSISTENZA; ma - quando vi siano FIGLI - si espandono in scopi e conseguenze di lunga durata come l'avvio - fortunato o deleterio di generazioni future di cui però a sua volta ogni persona del presente ha a suo tempo - bene o male - fatto parte. Dal lato soggettivo psicologico ognuna delle differenziate faccende va distinta - sempre al plurale - nei suoi significati evolutivi, in quanto dalle loro basi soggettive, consce o inconsce, dai relativi fattori strutturanti, dalle più elementari sublimazioni collegate con i relativi complessi infantili deriva - o meno - la capacità e la disponibilità verso CIASCUNA di esse. ![]() Il
progetto sulle casalinghe di Maria
Teresa Fernández, numero due di Zapatero, riguarda mezzo
milione di donne
27/4/2009 (7:20) - PER
TROVARE UN LAVORO Esame da casalinga
La cucina vale un liceo MADRID
Nella
Spagna del
femministicamente corretto Zapatero sta per arrivare
un titolo di studio nuovo di zecca, paragonibile più o meno alla
licenza delle scuole medie superiori: il diploma di ama
de
casa (letteralmente, nella lingua di Cervantes, padrona di
casa,
ossia casalinga).
Paladina, L’annuncio giunge dalla Paladina Máxima del gentil (e votante: le europee sono dietro l’angolo il 7 giugno) sesso, la prima vice-premier, Maria Teresa Fernández de la Vega. I beneficiari? Almeno 500 mila persone, il 90 % delle quali donne. I requisiti per godere del prezioso riconoscimento statale, rilasciato dal ministero dell’Educazione? Accreditare
esperienza sufficente nella cura
dei bimbi da 0 a 3 anni o degli anziani,
ha spiegato de la Vega.La nuova rivoluzionaria iniziativa zapaterista, in un Paese ancora molto machista ed ove sono in stragrande maggioranza le mujeres a farsi ancor carico dei figli e dei familiari anziani, partirà alla metà del mese prossimo via decreto legge deliberato dal consiglio dei ministri. Il nome scelto è pomposo: Real decreto di valutazione ed accreditamento delle competenze professionali acquisite con la esperienza lavorativa o apprendistato non scolastico. I primi esami, elaborati con il concorso del ministero dell’Eguaglianza, Lavoro ed Educazione, per rilasciare la maturità di «casalinga doc» partiranno prima dell’estate. «Le persone che otterranno la titulación potranno cosí accedere al mercato del lavoro nel settore che si occupa delle persone dipendenti, ampliato dalla legge sulla Dipendenza (varata nel 2006 e che favorisce l’assistenza degli anziani o handicappati, i cui familiari ricevono un aiuto economico per assisterli in casa o un sussidio per pagare badanti; ndr) e dall’estensione della Pubblica Istruzione dagli 0 ai 3 anni», precisa orgogliosa la vice-premier. Per
ottenere il diploma bisognerà sottomettersi ad una
dimostrazione pratica - anticipa “La Vanguardia” -. Il decreto dei
ministeri del Lavoro, Educazione ed Uguaglianza, stabilirà il
numero dei concorsi annuali per ottenerlo.
GIAN ANTONIO ORIGHI
![]() (Questo
straordinario
personaggio di Silver è nato nel 1974. Queste
vignette -
della serie presente nell'edizione originale 1994 - si trovano ora nel
volume 47 dei Classici del
fumetto
di Repubblica a pagina 167).
I "complessi" nel loro regolare alternarsi tra "essenza" e "movimento", tra fruizione e attività, tra interiorità e mondo circostante sottendono progressivamente a tutti gli aspetti della vita con età e momenti della vita di ognuno in cui ciascuno di essi prevale: chiaramente il LAVORO, ogni lavoro in quanto tale, si basa sui i "complessi attivi" il primo dei quali è il complesso anale le cui espressioni primarie si aprono sui lavori esecutivi o - in un pasaggio più avanzato delle sublimazioni - nei cosiddetti lavori d'ordine. Esistono indifferenziate pressioni aggressive che lo precedono, ma il suo pieno attuarsi indirizza verso l’energia da espellere: quindi verso la distruttività ma anche verso i suoi superamenti in trasformazioni, ridirezioni, riciclaggi e recuperi, difficoltà e limiti. Queste forze fanno pure parte dell'insieme delle dotazioni dell'istinto di conservazione: presiedono alla lotta per l’esistenza, non solo con i meccanismi di lotta-fuga ma con il controllo sulle tensioni interne, sul ricambio, sulle depurazioni, e infine sulle escrezioni: in quest'ottica "pulire", “purgarsi”, scaricare tensioni o imparare a bloccarle, esercitare "il" controllo magari distruggendo o impedendo diviene il punto cardine di ogni mafestazione vitale. Se nel suo aspetto "positivo", "benevolo" tende a centrarsi sulle depurazioni a costo di restringere i propri interessi - tanto da dar origine alla quasi comica generalizzazione diffusa anche in uno spot pubblicitario "regolare le 'funzioni' dell'organismo" - fuori dal corpo, queste funzioni biologiche sottendono alle forze che nella vita adulta diventano attività: attività caratterizzate da "serietà", puntualizzazione, da proporzionata o esagerata considerazione dei particolari. Fin dai primissimi inizi e comunque ad ogni età questi aspetti si manifestano anche in giochi: monotoni, ripetitivi, avulsi da concreti scopi e magari con la ricerca di difficoltà arbitrarie contro cui cimentarsi. Peculiare è il limitare con “regole” e difficoltà il proprio campo: sembra paradossale e contrario a tanti luoghi comuni, ma molti adulti - uomini (!) - malgrado siano altrove già sottoposti ad attività di questa categoria trovano estremamente “riposanti” =“ri-creanti” attività improduttive ripetitive - dai cruciverba, alle carte, agli scacchi, ai “gialli”, al bricolage, al modellismo - come “abitanti della casa” non responsabili in prima persona della sua gestione si prestano con sollievo soggettivo ad attività “casalinghe” occasionali di riparazione e trasformazione, e persino dalla più paradigmatica delle principali “faccende”: la semplice PULIZIA. Nel file/capitolo corrispondente in inglese DOMESTIC CHORES. Ergonomics and psychology of a REAL work - a suo tempo molto famosa, e un testo classico – 1903 – la cui traduzione italiana è però da moltissimo tempo introvabile: vengono citate e illustrate le numerosissime e famose pubblicazioni soprattutto di area femminista, ma non solo. Qui segnaliamo come paradigmatica un'autrice Charlotte Perkins Gilman e un classico dell'inizio '900: The home: its Work and Influence. Vedi un Secolo dopo: La vertigine dell'ordine. Il rapporto tra sé e la casa di Carla Pasquinelli Editore: Baldini Castoldi Dalai 2004 Argomento: case,
sociologia dell'abitazione. Ogni casa, per essere abitabile, deve
rispecchiare un ordine che corrisponda e sia in sintonia con coloro che
la vivono giorno per giorno. L'autrice indaga lo spazio domestico e chi
lo vive, dimostrando come i gesti quotidiani, casalinghi, che tutti i
giorni compiamo quasi inavvertitamente e abitudinariamente, influiscano
sui nostri comportamenti e come spazio domestico e pace interiore
dipendano da un esterno spesso sentito come estraneo e ostile.
Attraverso il pensiero di antropologi e psicologi come Ernesto De
Martino, Marcel Mauss e Heidegger, il saggio indica in che modo lo
spazio di una casa e i rapporti tra coloro che lo vivono costituiscano
il fulcro di gran parte del nostro malessere o benessere esistenziale.
Enrica
Asquer La rivoluzione candida. Storia sociale della lavatrice in
Italia (1945-1970)
In
un
percorso che si snoda tra stabilimenti industriali - Candy -
racconta, fra molto altro, che gli italiani nel dopoguerra comprarono
prima il frigorifero.
La casa
è prima di tutto abitazione,
e questo
termine indica un luogo privilegiato anche dal lato "biologico": il
luogo dove si abita rappresenta una parte
integrante
dell'esistenza. e - come in modo tipico e costante la
tana, il
territorio, il nido di molti animali - assume valenze “vitali” la cui
conservazione o perdita può provocare non solo consequenze
emotive e comportamentali, ma anche di salute fisica e/o mentale o di
entrambe. da uno stralcio
dell'articolo di Giovanna
Zucconi
presentato in Raccontini
Infatti se la casa è prima di tutto abitazione questo significa che è sentita anche come una vera “estensione di sé” per cui vi si “estendono” fenomeni e problemi che potrebbero sembrare invece inerenti soltanto alla parte fisica, biologica della persona. -- Questa sera mi sono messo a svuotare un po’ gli armadi e ho iniziato a preparare scatole e scatoloni per il trasloco. Sà come mi sentivo mentre lo facevo? Solo. Mi è sembrato che tutto sia andato avanti e io invece abbia preso una direzione che sa di solitudine, come se quelle foto, quei compagni di viaggio, scuola fossero lì occasionalmente, o meglio io fossi lì per caso ma traessi comunque dalla loro presenza un senso di non-solitudine. In un certo senso mi facevano sentire non-solo. Non si può dire che mi sentissi in compagnia, partecipe, presente. Ecco, ora e come se avessi voluto allontanare tutti per avere chiara la sensazione che invece volevo mascherare, non volevo ammettere. La morte è anche un più mia. Vado via da questa casa dove ho vissuto per sette anni, mi porto dietro tutto ciò che è mio, ma lascio un luogo ed è come se con questo lasciassi definitivamente una parte di me stesso, tra qualche settimana sarò in quella nuova, ma sono triste. Non ci sarà più nulla di mio in quella vecchia ma sembrerà estranea anche quella nuova.A questa richiesta sottintesa, come a simili domande è facilissimo dare una risposta, una risposta addirittura standard. L'entrata nella "nuova-casa", anzi l'entrare nella casa che sarà sentita come PROPRIA è - direi: FISIOLOGICAMENTE - SEMPRE accompagnato da una significativa CRISI. Per molte persone l'entrare nella "nuova/propria casa" coincide con il matrimonio o con grossi spostamenti-emigrazioni per cui a questi fattori, a questi cambiamenti di abitudini RAPPORTI personali viene attribuita la "colpa" (!) della crisi: sentita come NEGATIVA. Ed invece la crisi è POSITIVA, ha un significato, ha dei tempi e dei modi tipici, dura almeno qualche mese ed assomiglia ad una crisi biologica come di adolescenza in quanto coincide con un fatto anche etologico – animale – di allargamento della propria identità che viene ad espandersi nella “tana” e spazi circostanti. Se avviene in concomitanza con il matrimonio è ovvio che più fattori si sommino: ma allora come mai molte coppie non stanno bene a casa ed invece benissimo nel viaggio di nozze (a sua volta infatti che significato profondo deve avere?) ed anche nei viaggi turistici successivi? Il senso di solitudine e la coscienza molto più ... viva (scusate il bisticcio ma non l’ho scritto a caso) della morte sono proprio dovuti a questo “salto di maturazione”, a questa nuova profonda crisi esistenziale (crisi o “catastrofe” in senso matematico) di più completa IDENTITA' conquistata, ma anche così di consapevolezza di tutta la precarietà e separatezza che l’identità – cioè l’esistenza “ontologica” nel senso dei termini usati dai filosofi – comporta. L'ALLARGAMENTO. della propria identità che viene ad espandersi nella tana contribuisce alla completezza di una vita significativa: solitudine o separatezza? Separatezza e accentuazione della separatezza sono sinonimi di "sofferenza" e qundi soltanto situazioni negative da cui rifuggire? Ma allora come mai, raggiunto questo tipo di sistemazione materiale, ciascuno ci tiene tanto alla privacy? Come mai così spesso ciascuno ha così paura dei “ladri”? Come mai ciascuno ci tiene tanto alle chiavi di casa quasi fossero una parte di se stessi? e tende ad affannarsi per munire le porte di rinforzi e le finestre di tende??? E la stessa “morte” com’è diversa anche come concettualizzazione quando conclude una vita significativa e non una vita “incompleta” cioè sentita come una “non-solitudine” completata solo dalla “compagnia” dagli “altri” utilizzati in funzione quasi di protesi alla propria incompletezza! Mi piace
stare
a casa in silenzio,
leggendo qualcosa. Qui, a casa, é come se mi trovassi ovunque,
Italia, Europa, Asia, Africa, che importa. Sò già
che quando uscirò da quel portone mi troverò catapultato
nei rumori, nelle facce della gente, nel traffico, nella scatola a
quattro ruote, nel freddo il posto più bello dove sono stato,
forse il posto dove mi sono sentito meglio. Vorrei poter dilatare
questo tempo, vorrei poter restringere tutto il resto.
Sicurezza: principi generali
Home: in italiano = "focolare"Passando dal concetto di "lavoro" ad una visione più allargata, i concetti base dei contenuti del libro si aprono su criteri personali, sociologici e fnomenologici circolarmente connessi tra di loro:
Ma non bastano le considerazioni "statiche": tutto questo si esprime da ogni suo punto di vista in una dinamica "quarta dimensione" che intreccia nel bene e nel male i fattori che sottendono alla vita ed ai concetti di FAMIGLIA e i più basilari elementi personali ad alto impatto emozionale, così come per il “lavoratore” che per gli “utenti”. Il libro che viene presentato in questo file/capitolo è dedicato all'Ergonomia però altrettanto alla Psicologia: ci si occupa di "prodotti" materiali o di materiali "strumenti", e globalmente dell'ambiente in cui si svolgono le "faccende" e dell'adattamento alle relative condizioni organizzative; ma l'Ergonomia è nata per studiare prima di tutto il MATERIALE UMANO: delle azioni e della salute ed efficienza del lavoratore - cioè di una sua vantaggiosa produttività - come pure della sua "manutenzione" compresa la prevenzione degli INFORTUNI. La famiglia è il luogo dove ognuno deve sentirsi protetto tutta via fatti di cronaca ci dicono che non è così, e se è sì importante tener conto della salute ed efficienza di chi ci lavora - compresa la sua preparazione specifica - bisogna comunque considerare che scopo intrinsco di ogni lavoro è quello di "produrre" risultati e "beni". E se ogni lavoro - in quanto modificazione attiva dell'ambiente circostante - può produrre anche danni in questo casoa carico di un àmbito molto peculiare: si tratta di lavori che si svolgono "in" famiglia e "per" la famiglia con un pesante e reciproco impatto emozionale. Per il "lavoratore" e per chi usufruisce del suo lavoro è quindi almeno altrettanto importante tener conto di quanto può risultare dalle sue prestazioni: per sé ma anche per la famiglia tutta - vedi nel sito esterno dedicato ai lavori in casa e scherzosamente spiegato con le vignette caricaturali degli "oggetti cattivi". Infatti l'impatto sociale - non solo presente ma anche futuro - può risultarne molto impegnativo: i prodotti della casa sono ubiquitari come RIPOSO E SOSTEGNO per la famiglia tutta - come e non solo come ASSISTENZA - ma, quando vi siano FIGLI, acquisisce scopi progressivi come l'avvio - fortunato o deleterio - delle generazioni future. In questa accezione del termine nel "lavoro casalingo" si comprendono particolari attività operative a se stanti, che costituiscono fattori essenziali nell'organizzazione socio-culturale - e politica - presente e futura: deve permettere riposo e sostegno alla famiglia tutta e sottintendere in concreto a situazioni il cui prevalente scopo produttivo è il continuativo stabilizzante "conservare e preservare", ma ha un altro scopo invece evolutivo e progressivo quando vi siano figli da allevare condizionare l'avvio delle generazioni future. In questa accezione del termine il "lavoro casalingo" come VERA attività operativa, se costituisce un fattore essenziale nell'organizzazione socio-culturale presente e futura, può sottintendere situazioni molto impegnative fino a giungere a provocare condizioni pericolose non solo in termini "infortunistici" ma fino ad arrivare alla vera e propria violenza domestica. |
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MATERNITÀ e FIGLI: "Cuccioli" o nemici? Istinto o apprensione?Fidati
del tuo istinto
e
ascolta i messaggi che ti lancia il tuo
bambino.
Voi Vi conoscete meglio di chiunque altro al mondo. Il lavoro casalingo riguarda
l'esistenza
psicosomatica attuale di TUTTI: e se in modo
primario e
attivo delle donne
cresciute del presente, riguarda anche chi ne è il fruitore e
l'oggetto passivo e quindi anche di chi sta ancora crescendo. Ma se
questi "futuri adulti" sono il prodotto
più significativo e ricco di conseguenze della casa-azienda,
così pure costituiscono una delle più impegnative
responsabilità e assorbenti, variabili e imprevedibili fatiche nella vita della
padrona casa in
quanto ogni bambino è
una "persona",
un
particolare
se stesso nel carattere innato ma è anche differente momento per
momento nelle variazioni
tipiche dello
sviluppo.
Dall'altro punto di vista, per i figli la famiglia dovrebbe essere una
condizione quasi ottimale con la madre come riferimento obbligato: ma ogni
bambino, pur nella sua personale diversità, emorivamente è per istinto portato a prescegliere le
madri come
oggetto privilegiato a cui
indirizzare il proprio affetto, ed in pratica è comunque
talmente bisognoso di aiuto da non poter
far nulla senza assistenza, e nella necessità quasi
assoluta di condividere
a lungo vita ed attività degli adulti
che lo "allevano".
In
accordo o in contrasto tra circostanze e istinto innato, da bambini si
è
partecipi
spettatori dell'attività materna, ma vincolati in ogni
caso ad
accettarla così com'è non importa quanto affidabile
o al contrario temibile, in un circolo virtuoso o spesso vizioso
generazionale in cui vengono e verranno a proiettarsi le esperienze ben
vissute o malamente subite e su cui si struttureranno le basi di quanto
"sembrerà" parte innata del cosiddetto "carattere" e dei comportamenti:
Ma quali ne sono le conseguenze e le ripercussioni? quali le testimonianze dei suoi "prodotti più significativi"? ho
compreso la
dedizione, lo smarrimento, il sentirsi così piccoli.
E anche reciprocamente: L’abuso
è anche far pensare ad un bambino e far fare
delle cose anche semplici, delle scelte, per esempio, lavorando nel
profondo e facendo credere a quel bambino – e all’adulto che ne
diverrà
– che quei pensieri,
quelle
scelte, sono sue. Ma
non è così.
È come se fossero instillati nella
mente dei pensieri. Poco alla volta,
ma costantemente, un lavoro non per tutti, ma per persone certamente
abili a manipolare.
Io non posso chiedere aiuto. Devo farcela solo con le mie forze. Non devo disturbare nessuno e continuare ad andare avanti. Io non dovevo chiedere aiuto, tra l’altro, per non smascherare mia madre. |
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Fiducia Niente
è immobile,quando tutto sembra avere senso, quel
Da completarsi
con
osservazioni da parte di un'altra persona: tutto mi scoppia in viso come una bolla di sapone, deridendomi e sbeffeggiandomi. Tutto cosa? La FIDUCIA, questione di fiducia, ecco il mio tutto, il tutto che all' ora è stato sgretolato. Come un mobile di legno mangiato dai tarli, dall' interno e la prova della loro esistenza, dell' esserci è data da minuscoli forellini... e dalla sottile polverina intorno o sopra l' oggetto. Il non sapere su chi contare mi uccide!!! Ho
sognato che un uomo mi veniva a prendere.
Io sapevo che mi avrebbe portato via, verso una nave e che forse non
sarei più tornata. Non scrivo al femminile a caso: nel sogno,
sognavo
di essere una bambina dell’età di sei, sette anni. Quell’uomo mi
ha
prima portato in un giardinetto, io ero libero ma tenevo stretta la sua
mano, non la mollavo mai, anche se sapevo che quell’uomo mi avrebbe
portato alla morte. Nel mio sogno comprendevo cosa vuol dire sentirsi
totalmente in balia di qualcun altro. Ma nel sogno non lo odiavo, anzi
piangevo cercando di essere mansueta e brava, raccontando molte cose
mie: quand’ero stata coraggiosa, per esempio…
In quel sogno, ho appreso, pur da lontano molte cose: ho compreso la dedizione, lo smarrimento, il sentirsi così piccoli. |
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| Come già detto sopra, il “lavoro casalingo” è un’attività operativa, e l’organizzazione di un “focolare domestico” è un’impresa socio-economica con relativi scopi produttivi: prima di tutto "accudire" e "mantenere" le persone e “conservare”, “preservare”, interessarsi a oggetti, strutture e incombenze, cioè permettere RIPOSO e SOSTEGNO alla famiglia tutta. Ma uno scopo ben più impegnativo è quello “progressivo” cioè l’avvio di GENERAZIONI FUTURE. Ma se i figli sono un importantissimo prodotto di quell’impresa socio-economica che è - o dovrebbe essere - la famiglia, comunque sia questo implica che siano stati generati e partoriti sicuramente da una donna, ed allevati per lo più da donne. La maternità infatti è una funzione fisica esclusiva della fisiologia femminile, ma non può venir considerata soltanto nei parametri puramente fisici di fecondità, concepimento, gravidanza, parto, allattamento: la parola MATERNITÀ si estende a largo raggio nei campi psicologico, sociale, esistenziale, lavorativo - allevare, nutrire allattando e poi svezzando e poi procurando e cucinando..., pulire, sorvegliare, organizzare, educare, persino insegnare.... Ma "casa" come "home" non solo indica ma quasi si identifica in "famiglia" come sinonimo, e famiglia a sua volta può riassumersi nella coppia dei genitori con i figli; mentre l'insieme della struttura genitori e figli, a loro volta nelle loro molteplici possibili triangolazioni sono i rappresentanti - ripeto: i RAPPRESENTANTI non solo i "simboli" - dei tre iniziali e basilari complessi e successivamente, in una fase più avanzata e aperta dello sviluppo, dei grandi simboli riassunti negli Archetipi:
Campagna del Dipartimento della Salute (12 dicembre 2005). Attrici tra le testimonial. DONNE: la svolta di Londra - POTETE ALLATTARE IN PUBBLICO Nuova legge dopo che una madre era stata fermata alla National Gallery perché, secondo una guardia della National Gallery. stava dando scandalo. Non è una leggenda metropolitana: è successo soltanto l'anno scorso a Londra in uno dei Musei più importanti del mondo (che fra l'altro espone diverse Madonne con Bambino, tema caro ai Maestri del Rinascimento compreso il capolavoro del Tintoretto L'origine della via lattea.) Esiste una larghissima saggistica dedicata ai vari aspetti di questi argomenti ad esempio: a cura di Vanessa Anne Maher
Il latte materno: condizionamenti culturali di un comportamento. Ed è stato pure
affermato
- Unpaid Work
in the
Household: A Review of Economic Evaluation Methods -
ARTICOLI, CONVEGNI, CONGRESSI, DISCUSSIONI...: uno fra i tanti:
che la maternità comporta non solo un cambiamento nell'esistenza ma costituisce l'inizio di una vera "carriera". Gentili
Colleghi, spero di fare cosa gradita inviandovi il programma
dell'incontro organizzatoCentro Veneto di Psicoanalisi
e
l'Associazione A.R.C.A.D.I.A (Associazione di Ricerca Clinica
Applicata
ai Disturbi Infantili ed Adolescenziali).
Fantasie infanticide e
passaggi all'atto, sabato 9 giugno 2007, presso l'Aula Magna del Dipartimento
di Pediatria,
Via Giustiniani 2. PADOVA
Presentato
ufficialmente al XX Congresso nazionale dell'Associazione Culturale Pediatri Cagliari, 10 ottobre 2008 - Il patto di alleanza UNICEF/ACPAssociazione Culturale Pediatri (ACP) in corso a Cagliari. Alle 14,30 di oggi, presso la Fiera internazionale di Cagliari, il Vice Presidente del Comitato Italiano per l'UNICEF Stefano Taravella e il Presidente dell'ACP Michele Gangemi introducono il Protocollo d'intesa siglato lo scorso 28 maggio e fanno un bilancio dei primi traguardi raggiunti. Il Protocollo d'intesa individua sei aree di intervento che impegnano reciprocamente l'UNICEF e l'ACP per la tutela del diritto alla salute di bambini e adolescenti, a partire dal sostegno dei genitori che sono i protagonisti della salute dei loro piccoli:
La "parte
vittima"
Io
ero il soggetto a cui veniva detto “m’impicci”. Vedere quelle
cose dentro di me è stato un vero shock. Ma non so come dire,
una volta realizzato che, in fondo, non era roba mia, quella cosa se
n’è andata piuttosto in fretta. Sicuramente più in
fretta, di tutto quel misterioso percorso a zig-zag con cui è
arrivata. Ma da quella cosa è come nata una consapevolezza. Io
facevo paura, io ero spietato, io ero quello che diceva “m’impicci”. Ma
visto da un’altra ottica, dall’ottica del bambino vittima che sono
stato, io ho avuto paura, io sono stato vittima di spietatezza, io ero
il soggetto a cui veniva detto “m’impicci”.
Questa cosa in questi giorni mi sta angosciando.L’incontro con mia
madre, l’altro giorno… io ho avuto paura, ho avuto paura (ma una paura
vera, altro che…) che dietro quel miagolio della sua voce, quel
“abbiamo fatto tutto per te”, uscisse quell’altra voce, quella
minacciosa, quella che poteva picchiare – e deve aver picchiato
anche e forte – se non le si credeva. Se si metteva in dubbio
quell’“amore”. Così, era meglio se non la contraddicevo. E
intanto non sentivo di nuovo più le gambe, la testa era molle. E
forse comprendo che il mio continuare a cercare di svegliare mio padre,
era in fondo una costante richiesta di protezione da mia madre.
Stranamente, sento come un sollievo quando mi dico che sono una vittima anch’io.
Quando
riconosco quanto paura ho subito, quanti ricatti, quanto sono stato
schiacciato che ora se potessi farei un urlo che tirerebbe giù
il mondo. Ma non un urlo di rabbia. Un urlo di paura o forse
liberatorio. Combinazione, leggo una frase che mi ha paralizzato e che
dice all’incirca “io
sono
l’esempio di come si possa essere vittima senza essere sfiorati”.
Grosso modo siamo in due. Anche se sento, sempre di più in
queste ore, in questi giorni di veglia, che devo aver preso tante,
tante, tante botte da bambino. E preso da tanto odio, ed essermi
sentito odioso e cattivo. Per essere così d’impiccio. Un piccolo
schifoso che non accettava il bene della mamma e che se se le prendeva
sosteneva pure di non meritarle. Perché lui vedeva. E allo
stesso tempo comprendo di essermi salvato per una forza opposta:
proprio per non aver mai smesso di vedere la verità, pur
nascosta e, poi in seguito, pur tenendola nascosta da me stesso.
Oh come mi odia mia madre. Non può guardarmi in faccia. Credo mi ammazzerebbe se potesse… credo che l’abbia voluto. E credo che proprio per questo in fondo non se la sia passata bene neppure lei a provare tanto odio. Ora mi fermo un attimo. I bambini – cioè i FUTURI adulti – sono in tutti i sensi il prodotto più significativo e ricco di conseguenze della casa-azienda, ma così pure una delle più impegnative e assorbenti responsabilità nella vita della padrona di casa. Ecco come il lavoro casalingo riguarda non soltanto l’esistenza psicosomatica di persone, in particolare di donne, “cresciute” del presente, ma anche chi per il momento sta ancora “crescendo”; ecco come qualità e difetti di futuri uomini e donne rifletteranno qualità e difetti della casa dove sono stati generati e/o allevati, in prevalenza qualità e difetti dei vertici dell’impresa, dell’amministratrice: quindi in sostanza e per lo più della madre. Ogni bambino infatti è un INDIVIDUO, un particolare “se stesso”, che quando condivide a lungo vita ed attività in famiglia e con sua madre, allo stesso tempo, deve accettarla così com’è, non importa quanto talvolta persin pericoloso ciò possa divenire. Ma anche gli attuali adulti - e vecchi - erano prima bambini e figli: e se ci si può avvantaggiare di un buon inizio e di buoni esempi, altrettanto è, almeno quasi sempre, difficile – pur prescindendo da veri maltrattamenti – non venir influenzati da quelli cattivi. Commenti successivi riguardano così la manipolazione sottile e profonda che è durata anni, anni, ma una parte di me non è mai ceduta alla sue manipolazioni L.
mi ha fatto notare che in questi giorni ero di nuovo piuttosto
strano. Ormai tra me e lui c’è una profonda fiducia. Quando
lui mi ha
parlato apertamente è come se la parte–vittima (che mi accorgo,
era
arrivata già da tempo attraverso un’analogia col presente) fosse
stata smascherata.
O forse
io stesso non avevo più bisogno di ascoltare il
suo grido.
A quel punto è
come se la parte-vittima mi avesse parlato, come se una
frase ficcata nel profondo del cervello fosse venuta in superficie:
Io
non posso chiedere aiuto.
Devo farcela solo con le mie forze. Non devo
disturbare nessuno e continuare ad andare avanti.
Ho compreso nel profondo
come mi dovessi
sentire triste. Anche quando,
molto più grande, e stando così male, avevo paura di
chiedere aiuto. Ho
ripensato ai primi anni a Torino, a come quella antica input fosse
costantemente “operativo”.
Io non dovevo chiedere aiuto, tra l’altro, per non smascherare mia madre. Sto iniziando a pensare che forse l’abuso non è solo un qualcosa di fisico, sessuale. L’abuso è anche far pensare ad un bambino e far fare delle cose anche semplici, delle scelte, per esempio, lavorando nel profondo e facendo credere a quel bambino – e all’adulto che ne diverrà – che quei pensieri, quelle scelte, sono sue. Ma non è così. È come se fossero instillati nella mente dei pensieri. Poco alla volta, ma costantemente, un lavoro non per tutti, ma per persone certamente abili a manipolare. ... Quello che ho vissuto da parte di mia madre è stato un lavoro molto profondo e perfino raffinato. Una parte di me non è mai ceduta alla sue manipolazioni. Anzi ha visto, in modo chiaro, come invece mia sorella e mio padre ne siano vittima, ancora oggi… Mia madre ed io ci guardiamo con questa consapevolezza. Con la stessa con cui io la guardavo da bambino. Per questo mi odiava allora e ancora mi odia oggi. Ed è una cosa davvero evidente. Ciononostante, quel suo lavoro è riuscito lo stesso ad entrare in me, come un virus, e a fare il suo corso, covando per anni, decenni. Oggi che vedo queste cose mi rendo conto di aver davvero imboccato la via della salvezza, perché so per certo che mia madre mi avrebbe preferito morto, piuttosto che far sì che arrivassi a vedere la sua vera faccia di madre che odia il figlio. E oggi vivo. Ma sono stato vittima di questo tipo di abuso, o, se non è adatto questo termine, per rispetto alle vere vittime di abuso, di una manipolazione sottile e profonda che è durata anni, anni. Purtroppo per lo più
è però difficile allontanarsi – se non
salvarsi – dalle manipolazioni consce o inconsapevoli, dagli
stili di coppia,
di famiglia, di vita sociale (di vita
di casa in particolare) nonché di modalità di lavoro
(lavoro di casa in particolare) ricevuti come imprinting
nella
propria originaria “casa-azienda”. Ma i genitori provengono a loro
volta da “educazioni” o “modelli”: per peggiorare il quadro, nella loro
nuova organizzazione di casa ENTRAMBI i partners – spesso ancor di
più se GENITORI – portano con sé, persino aggravati e
polemici, i propri pregiudizi, inibizioni, soluzioni puerili e
parziali, ed ogni compromesso esistenziale e nevrotico acquisiti nella
casa dei loro genitori. E quindi è anche in tutto questo
“passato” mal vissuto che si apre – o ritorce su se stessa –
l’evoluzione dei “nuovi cittadini: famiglia per famiglia, situazione
per situazione, ambiente fisico e “morale” di libertà o di
oppressione, spazio e denaro, usi e costumi, isolamento o compagnia,
tenerezza o disagio...
È probabile che una tipica famiglia di oggi non esista, né come maggioranza né come media; ma, come ce ne sono sempre state, da sempre ed ovunque, ne esistono di ben varie e contraddittorie. È quindi erroneo proporne stereotipate valutazioni: “famiglie all’antica” come famiglie idealmente “perfette”con le tipiche madri e i tipici padri del “buon tempo antico”, oppure viceversa dichiararsi fautori del nuovo a tutti i costi come progresso e miglioramento. Ogni idea preconcetta si autoconvalida in circoli viziosi sia auto-elogiativi che negativi: ma va assolutamente ribadito in senso generale che, sia che alludano a un globale miglioramento, sia ad un globale deterioramento simili definizioni non possono riguardare che gruppi omogenei centrati su se stessi, con descrizioni banali e autoreferenziali in modo adatto ad incrementare "diaboliche" settorializzazioni e razzismi nella loro idolatrata "separatezza" - noi: i "buoni", loro: i "cattivi". ![]() "Bulletti"
-
spregiativo - di oggi o "monelli" - affettuoso - di una volta?
Madri e padri di oggi rispetto madri e padri del passato? Severità (???) all’antica nell’allevamento dei bambini rispetto all’attuale permissivismo? O vice versa... Il senso di
delicatezza che trasmette [una
bambina di
tre mesi] e di
come potessi quasi vedere
la soglia oltre la quale spingendomi, ora, come adulto, sarei stato
nella condizione di fare del male mi ha fatto riflettere sulla
mia
esperienza.
Ero troppo PICCOLO per poter rispondere in modo adeguato ai soprusi di un adulto. Non c'è scampo quando si è palesemente piccoli. E' una condizione frustrante. Ecco qui che mi sarebbe servito rivolgermi verso i miei "pari" invece è come se da sempre avessi voluto vedere solo il mondo adulto come interlocutore. ... I miei alleati sarebbero stati i miei pari e con loro sarei diventato adulto invece li ho sempre snobbati e adesso ne pago le conseguenze. Purtroppo
in ogni epoca ben frequenti sono i casi in cui
si cresce in "dimensioni" ma non si sviluppano appieno le proprie
potenzialità - almeno anche soltanto quelle "biologiche", in cui
davvero è necessario
salvarsi non dal "complesso" ma da un rischio in qualche modo effettivo
di "castrazione".
Il settimo
stadio della
tabella delle fasi di sviluppo di Erikson presuppone
la Genitorialità in
senso lato pena la Stagnazione
dal lato soggettivo; ma
dal lato oggettivo "futuro", genitorialità attuate ma imperfette
finiscono con l'equivalersi come causa pratica di incuria e/o
discuria.
La discuria rappresenta una distorsione della somministrazione delle cure che vengono fornite al bambino, in modo inadeguato al suo momento evolutivo.Basandosi su un'immagine statica, soggettiva e utopisticamente immaginaria atta a colmare PROPRIE mancanze e insoddisfazioni, molti si credono buoni genitori, buoni insegnanti, buoni medici, buoni amministratori, se non imprenditori benefattori dimenticando di seguire il variare delle situazioni e delle interazioni nel loro continuo veloce cambiamento e di adeguarvisi - non etichettare il bambino: ascoltalo! - e non si premurano affatto di tener dietro i fatti oggettivi, gli stessi sviluppi fisiologici ed il loro muoversi nel tempo. Sotto un'apparenza esteriore di ipercura si spalancano così effettivi lunghi momenti di misconosciuta indifferenza, di incoscienza, ma anche spesso di insofferenza e pretese che - carichi di conseguenze a cascata - si oggettivano in pratica in vera - secondaria - incuria se non in veri e propri diretti o indiretti maltrattamenti. Non ha alcun senso disquisire generalizzando in vuoti confronti tra metodi e metodi di allevamento ed educativi: anzi questo "rompicapo" diviene soltanto un modo intellettualistico per allontanarsi dalla realtà fattuale, per addentrarsi distraendosi in equivalenti di vuote fantasticherie fonte inevitabile di distorsioni e discurie a scapito dei figli propri e di tutti i bambini con i quali si abbia direttamnte o indirettamnte a che fare. A smentire una serie assurda di luoghi comuni valga l'esempio presentato qui sotto. Come erano "severi" i "genitori di una volta"? Come si poteva vivere all'inizio del '900 in condizioni economiche non troppo brillanti? Come viveva una famiglia abbastanza numerosa e in un'abitazione piuttosto piccola e come vi si sviluppavano i figli nei primi quindici anni del secolo scorso? – la fotografia è del 1914. Come scrive Giorgina Arian Levi nel libro Tutto un SECOLO. Due donne ebree del '900 si raccontano: Un
aspetto
per me fondamentale dell’educazione ricevuta sin dall’infanzia dai miei
genitori, ma soprattutto evidentemente dalla mamma, è stata la libertà....
Ci sentivamo costantemente tutti quattro liberi di agire e di decidere,
consapevoli che agivamo nel modo che la mamma avrebbe approvato.
È difficile spiegarlo: credo che la mamma sin dalla più
tenera età ci permettesse di fare in modo indipendente molte
cose... Con quattro piccoli che avevano a disposizione in tutto due
stanze e una cucina o si doveva esser molto severi per conservare
intatto ogni oggetto, o lasciar agire la fantasia
dell’infanzia...
![]() Ai bambini "serve" soltanto "la mamma"? Simbiosi: quale mistificazione!Tutti dicono che sarò come te: ma
non potrò
invece essere "come me"?
e potersi instradare fin dai primissimi inizi su quello che dovrebbe
essere il SUO
percorso personale. |
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L'infanzia
non
esiste. Esiste lo sviluppo e lo sviluppo è cambiamento
liberatorio
... nipoti... figli... genitori... nonni...: parenti dell'umanità La "nonnità" dà il senso della continuità dopo di noi e, sconfinando nella continuità generazionale (essendo stati figli e nipoti), consente di riconoscersi parenti nell'umanità Gaetano
dell'Anna
vedere
negli occhi di mia madre e di mio padre quanto
importante fossi io...
Istinti? "Castrazione"? Corporeità e pienezza dell'esistere "dentro" e "fuori"? C'è
poi qualcosa che è legato alla maternità che mi sta
girando in testa.
Oggi ho visto una donna incinta e più tardi un ragazzo la cui
moglie
sta per partorire tutto contento come di chi non vede l'ora, poi,sempre
oggi,la sorella di Veronica (anche lei incinta) mi ha mandato con un
mms la foto dell'ecografia in cui si vede il feto (è quasi al
terzo
mese e vedevo già una persona) in mezzo un'altro papà di
una bambina di
13 mesi che mi raccontava invece di quanto fosse faticoso per lui.
Della
prima in particolare notavo (oltre al fatto che aveva preso un pò di
fisicità, mentre prima sembrava quasi anoressica) le mani
e
l'avanbraccio scoperte; trovavo quella parte del suo corpo molto bella
per il tono, il colore, l'impressione di una levigatezza quasi
marmorea, quella pancia così ben arrotondata (solo
apparentemente una
cosa tutta estetica ma in realtà di come la maternità
abbia aggiunto e
non tolto anzi abbia trasformato un corpo così poco "corporeo"
prima in
qualche cosa di "ammirevole" come
se la natura si fosse presa tutto il
suo spazio e avesse fatto vedere ciò di cui è capace.
Mi viene in mente
il David di Michelangelo proprio nel senso della rappresentazione di
qualcosa che si avvicina in modo straordinario, non alla perfezione, ma
alla pienezza delle forme e al suo essere così "infinitamente
vicino"
al concetto di Natura) E
poi, forse per la prima volta, il pensiero
della
nascita (non mia) ma di una nuova nascita, come qualcosa di
bello,
di una gioia
indescrivibile (quel
padre in attesa era contagioso) quel momento intendo, quando nasce una persona nuova.
Mi
piacerebbe provarlo. Non
so se alla mia di nascita fossi circondato da questo clima di attesa
positiva ma credo che no, doveva essere ben diverso, ciò che mi
aspettavo era diverso: mi aspettavo e questo lo posso dire senza
vergogna, di vedere
negli occhi
di mia madre e di mio padre quanto
importante fossi io per loro, ma loro non mi guardavano
con
quegli
occhi e per me quella fu la prima, grande, immensa, delusione. Era come
se mi avessero spalancato un baratro senza fine.
Libertà, aria aperta amicizia con il proprio corpo; bambini di oggi e bambini di ieri; bambini in città e vita di campagna... Alberi? giardini? Gioco dimenticato e giochi nuovi... Fratelli? Che spazio hanno nell'esistenza fratelli e sorelle? Continuità generazionale? Uomini e bambini: "tiranni" o "giocattoli"? Amichetti? Ti "faccio amico" ... non ti faccio più amico...
Non
c'è
scampo quando si è palesemente piccoli. E' una condizione
frustrante. Ecco qui che mi sarebbe servito rivolgermi verso i miei
"pari" invece è come se da sempre avessi voluto vedere
solo il mondo
adulto come interlocutore. ... I miei alleati sarebbero stati
i
miei pari e con loro
sarei
diventato adulto invece li ho sempre
snobbati e adesso ne pago le conseguenze.
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Segnali
del
Cucciolo? Pet
therapy?
Ero io che davo a lui o era lui che dava a me?
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Solo le "madri possono "dare"
calore?
DARE? Dare: è una gran "brutta parola": quanto è gretto questo "dare"! CALORE?
"Calore": chi lo dà se lo toglie? chi lo riceve se ne appropria? Al contrario: qualità intrinseca del calore è proprio quella di poterne far beneficiare TUTTI, in una condivisione che ne accresce ancora il valore. |
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FIDUCIA e APERTURA: sentirsi accolti, amati, ti fanno sentire in pace con il mondo... Pensavo
all'incontro con la signora A, a come, da subito, ci siamo trovate bene
e all'accoglienza avuta in casa sua. Mi sono sentita per la
primissima volta
una FIGLIA ed è stata una emozione straordinaria, se mi
fosse uscito dalla bocca la parola MAMMA mentre la salutavo, le posso
assicurare che nessuna delle due si sarebbe stupita. Davvero, quando
capitano cose così, sono
felice di non essere morta. Per tutta la serata, mi ha
trattata
come una figlia ed è stato bellisssssimo potermi sentire tale, sentire l'affetto materno che
lei
riversava su me, senza riserve: FIDUCIA e APERTURA. Alla
fine,
sulla strada del ritorno, ho capito quanto quella figura mi sia mancata
e quanto avrei voluto che la mia vera madre non fosse "vera". Ho capito quanto mia madre
non mi sia,
in fondo , mai piaciuta. E' così! E' bello sentirsi accolti, amati, ti
fanno
sentire in pace con il mondo. Sono felice di avere potuto
avere
un'occasione del genere, per me è stato un regalo. Se
avrò dei figli sarò in grado di essere materna e tenera,
senza stressarli e rompergli le scatole? Io credo proprio di sì.
|

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"Corpo
felice": Il corpo mi ha
parlato!!!
... dopo pochi secondi che
ascoltavo ed
osservavo l' appassionataoratrice, " un' urgenza " mi allontana dal monitor e mi guida sino in cucina. Lì ingoio ( quasi sotto ipnosi ) due pastiglioni di vitamine e non paga, armata di coltello e tagliere di legno, apro il frigorifero, agguanto il prosciutto cotto e mi preparo un panino! Poi una frase meravigliosa compare al mio orizzonte: "Corpo felice". Frase che mastico con soddisfazione insieme al panino. Il corpo mi ha parlato!!! Mi ha detto chiaramente che non è felice, ma proprio per niente! Riurge un cambiamento radicale, pulizia fisica questa volta. Chissà che non cominci a lavarmi e smettere di fumare una volta per tutte...?! E' stato fantastico ritrovarlo (il mio corpo). Ora siamo un tutt' uno. Un tipo di felicità che posso, senza ombra di dubbio, ricollegare al periodo in cui ero nella pancia di mia mamma. Dico bene che vale sempre la pena ripassare, anche se spesso è il passato che ritorna a farci visita, spontaneamente e questa volta, amichevolmente. |
|
...
il calore della pancia materna
è unico, irripetibile. Ti avvolge e tu ti bei, perché va
tutto bene.
Ho deciso di ritornare
indietro, nel tempo,
a quando “non sapevo“, esattamente ai miei nove mesi passati
all’interno dell’utero di mia madre. Ci stavo bene. L’ambiente caldo
era accogliente e tutto pareva abbracciarmi. Tutto era ben disposto
nell’accogliermi … mi sentivo ben voluta. Sentivo rumori e voci, quando
l’ambiente era più luminoso del solitamente grigio, potevo
vedere una cosa lunga partire dalla mia pancia e andare su. Già
allora adoravo il latte con un po’ di caffè, latte e ancora
latte. Quel calore … il
calore
della pancia materna è unico, irripetibile. Ti avvolge e tu ti
bei, perché va tutto bene. Mia mamma aveva l’abitudine
di accarezzarsi la pancia, mi piaceva, era come se mi stesse coccolando
e poi mi parlava senza alzare il tono della voce, come una
sorta di
cantilena, rassicurante, parlava e parlava ed io ascoltavo felice e
paziente. Quando mia mamma andava a passeggiare sulla spiaggia sentivo
le onde del mare, ovviamente non sapevo che quel particolare rumore
fosse prodotto dal mare … eppure mi piaceva tanto e l’odore
inconfondibile che mi arrivava era fantastico. Avrei voluto dirle:
“Stiamo ancora qui!“. Mia mamma aveva l’istinto di un animale, lei sentiva di cosa avevo bisogno e voglia, immancabilmente mi accontentava, c’era una comunicazione muta e diretta allo stesso tempo. Tutto andava bene, lei mi proteggeva dai pericoli del mondo esterno, dandomi la possibilità di crescere senza essere disturbata. Io c’ero. Io sapevo di esistere, sapevo di essere qualcosa di importante, sapevo che qualcuno mi voleva bene, sapevo che quel qualcuno voleva bene a me! Tutto andava a meraviglia. Mia mamma aveva una voce greve, quando cantava sentivo che era contenta, sentivo anche quando era triste e singhiozzava, allora prendeva a raccontarmi i suoi crucci, con calma, come se avesse tutto il tempo del mondo per noi. Mi piaceva quando parlava con me, perché lo faceva con tenerezza. Sono stati nove mesi di lunghi abbracci, di amore incondizionato, di calore umano, di gioia. Sì! Sono stata una bambina felice e “ricca“. La nascita era andata bene, senza traumi e scossoni, anche se non avevo molta voglia di lasciare quel luogo … “Ciao“ mi disse mia madre, sorrideva, poi mi attaccò al seno … LATTE!!! Il mio amato latte, eccolo di nuovo, tiepido e gustoso. Mia madre aveva la pelle morbida e un odore forte che avrei riconosciuto tra mille mamme. Mi piaceva l’odore di mia madre probabilmente perché era suo e di nessun altra. Ricordo che mi ci addormentavo spesso addosso, mentre ciucciavo, aveva la pelle calda ed il corpo accogliente. Lei mi accarezzava spesso la testa, piano, piano ed io ero in estasi. Che meraviglia! Tutto continuava ad andare bene e non volevo più ritornare nella pancia, stavo bene dove stavo. Quanto latte ho divorato …!!! Non sapevo
che anche le mamme avessero le loro
necessità.
All’età di un anno però, la
mia mamma, aveva iniziato ad allontanarsi da me, continuava ad
allattarmi, ma sentivo che il nostro rapporto stava cambiando. Il tono
della voce era diverso, mi parlava di meno ed era meno paziente, come
se il mio tempo fosse “scaduto “e avesse la necessità di passare
ad altro. Non sapevo che anche le mamme avessero le loro
necessità. Per quanto mi riguardava i conti erano presto fatti: “Prima ci sono io, poi ci sei
tu“. Per quanto mi riguardava i conti erano presto fatti: “Prima ci sono io, poi ci sei tu“, Era stato un distacco quasi naturale quello con mia mamma. Sentivo che di più non poteva darmi. Quando mi prendeva in braccio sentivo che avrebbe potuto farmi cadere, non per cattiveria, ma disattenzione. Pareva spesso assente, a volte lo sguardo si incantava, si imbambolava. Urgeva che imparassi a muovermi da sola. Feci capire a mia madre che avevo bisogno della sua mano per spostarmi. Durante i pasti volevo la posata come tutti, perché dovevo mangiare da sola e il mio bicchiere e le poppate, una al mattino appena sveglia e una alla sera prima di addormentarmi. Sulle poppate ero stata intransigente … mia mamma il latte me lo dava ancora volentieri. Era stato un distacco quasi naturale quello con mia mamma. Sentivo che di più non poteva darmi. Sentivo che con lei il mio tempo era finito e mi andava bene. Non era stata una madre oppressiva e apprensiva, anzi, per due anni (sono inclusi i nove mesi) aveva fatto un lavoro egregio. Avevo scoperto con immensa gioia che oltre a mia madre c’erano altre persone ed altre cose. |
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... stiamo andando definitivamente via dalla nostra terra... Arriviamo dall' altra parte... che tristezza... ora, capisco che è una frottola bella e buona, capisco che non rivedrò più i nonni e non ritorneremo indietro. Divento una piccola furia. Ho sei anni, compiuti il giorno prima della partenza e sto andando verso l'ignoto, sicuramente un posto che non mi interessa. Mi arrabbio moltissimo, urlo, piango, sono disperata, tristissima ed ho paura. Mio padre cerca di consolarmi, ma sono fuori di me, lo caccio via, gli urlo che è cattivo, bugiardo e che lui non è più "il mio papà"... e poi gli tiro un calcio alla caviglia. Già che ci sono, picchio anche mio fratello che è più piccolo di me, ma decisamente addormentato, perchè non capisce che stiamo andando definitivamente via dalla nostra terra. Per tutto il viaggio (ore ed ore), ho pianto, urlato, corso in lungo e in largo, come un animaletto chiuso in gabbia senza possibilità di uscita. Arriviamo dall' altra parte...che tristezza... Nella nostra nuova città c' è un odore pessimo, il cielo è grigio, la gente pensa ai fatti suoi, le case sono alte, nessuno ci conosce ed io non conosco nessuno. Sono sconsolata, ho attacchi di nostalgia che mi tolgono le forze e la delusione è così forte che per un mese sto nel letto, ammalata. Il clima è tremendo, freddo cupo, gli alberi sono verdi ma non vivi, le strade sono grigie, le persone camminano guardando a terra, sfrecciano veloci vicino a me, non mi vedono. Tutto è diverso. Brutto. Voglio tornare a casa mia! Quì non è dove voglio stare! Qui tutto è triste, anche il cielo e gli uccelli, le api, il sole è malato, i visi delle persone sono bianchi e non sorridono quasi mai. ![]() "MADRE" come "enorme ingombro" in contrapposizione al "mondo circostante" con "orecchio per sentirne il richiamo"E qui in una testimonianza molto sofferta si sintetizza come una MADRE "ingombrante" possa sovrapporsi a tutto il campo di esperienza a rischio di distruggere in un NULLA - e questa è una delle parologie psichiatriche attualmente più frequenti e anche gravissime - l'esistere cosciente dei figli.Io ricordo
solo che quell'enorme
ingombro che
era mia MADRE
riempiva, soffocandomi, un pò tutto ... Quanto
importante e rivitalizzante
è invece l'eco
del mondo circostante, anche nei suoi aspetti più tragici, se si
conserva almeno
un pò di orecchio
per
sentirne il richiamo ...
Dunque sei
anni...1975.
Io devo
essere sincero non
ricordo il
cielo di Torino, forse non sapevo
nemme cosa fosse Torino, cosa accadesse in quella città. Io
ricordo
solo che quell'enorme
ingombro che
era mia MADRE
riempiva, soffocandomi, un pò tutto: il cielo, le sensazioni,
gli
alberi, gli insetti, i fiori, l'erba e persino l'odore della discarica
che ci sarà pur stato ma io non me lo ricordo! ... Vivevo ancora
nella
casa di mia nonna. C'era il giardino, era piena di prati anche la
Falchera ma io non me ne ricordo, non mi ricordo cioè di quel
senso di
libert ve; che avrebbero potuto darmi, correre, saltare, sudare... Non
mi ricordo nemmeno i tram che avrei visto molto dopo. Ricordo il
cavalcavia che era il cordone ombelicale che teneva unito quel piccolo
quartiere alla città altrimenti separati dalla ferrovia. Non
ricordo
nemmeno dei treni, potevo sapere allora dei traghetti che dalla
Sardegna portavano emigranti a Torino? Figuriamoci. Con i treni iniziai
a pendere confidenza l'anno dopo, quando ci trasferimmo nella nuova
casa che era a poche centinaia di metri dalla Stazione di Stura e
lì si
potevano sentire e vedere tutti i giorni. A me, invece il treno
è
sempre piaciuto. Portava lontano certo e non era forse una speranza? Io
in silenzio sognavo di emigrare come mio padre. Emigrare dalla Falchera
sperando di avere un pò d'aria in più da respirare e mi
sarei
accontentato pure di quella dei fumi delle ferriere pur di allontanarmi
dal peso soffocante e dalle continue i nterferenze che mi impedivano di
crescere come volevo. ...
C'è voluto qualche anno ancora, 1978 per me quando la bidella entrò in classe per avvisare l'insegnante del "delitto Moro", per darmi una svegliata, per convincermi a guardare fuori dalla finestra per capire che quel cavalcavia era il collegamento con il mondo esterno, grande, enorme, anche pericoloso certo ma mille volte più interessante di quel poco che mi circondava. Come può essere piccola e banalizzante un'infanzia "non riconosciuta" sopratutto quando rimane soffocata dalle malevoli ingerenze degli adulti e quanto importante e rivitalizzante sia invece l'eco del mondo circostante, anche nei suoi aspetti più tragici, se si conserva almeno un pò di orecchio per sentirne il richiamo. La mia
salvezza è stata
la
tragedia di un uomo, mentre altre, di cui
avrei saputo solo molti anni dopo, e che allo stesso modo diedero una
seconda svolta, si consumavano durante i miei sei anni nei confronti e
a scapito di altre infanzie.
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Tre quintali d'affetto. La vera storia di un'incredibile amicizia di Hatkoff Isabella - Hatkoff Craig - Kahumbu Paula salvato dal fango dello tsunami che un anno fa l'ha travolto, ora dormono insieme e si scambiano anche mille tenerezze ![]() |
(6
gennaio 2005) Potrebbe
essere sua nonna, eppure lo tratta come un figlio. E lui, Owen, ha
ritrovato l'affetto perduto, del quale tutti i piccoli hanno estremo
bisogno. I protagonisti di questa storia, che arriva dal Lafarge Park,
un giardino zoologico del Kenya, sono un cucciolo di ippopotamo, Owen,
e un'anziana tartaruga gigante. Lui ha perso la mamma quando l'onda del
maremoto,
il 26 dicembre
2004, ha
raggiunto le coste del
Kenya, lei lo ha accolto con amore e ora lo accudisce come una vera
madre. Ora i due mangiano. Questo piccolo d'ippopotamo (meno di un
anno) rimasto senza la mamma (a causa dello tsunami) è stato
adottato da una tartaruga (maschio) - Mzee - di circa cento anni. Owen,
un cucciolo di ippopotamo di 300 chili, si trovava con la mamma vicino
al fiume Sabaki, in Kenya, quando l'ondata di acqua Salvato
portato al Lafarge park Owen ha incontrato la
centenaria
tartaruga, che vistolo traumatizzato, ha deciso di adottarlo, ha detto
la responsabile del parco, Paula Kahumba.
E
la
tartaruga - ha aggiunto - sembra molto contenta di giocare a fare la
madre
|
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La cucciola Sanbernardo Boh, fa pet therapy ad un capriolo. Boh, la giovane femmina di cane sanbernardo diventato famoso per la sua partecipazione a 'Striscia la notizia', ha adottato un cucciolo di capriolo nella fattoria nell'entroterra genovese specializzata in pet-therapy ' . Il cerbiatto era stato trovato agonizzante nella zona di Masone. Non voleva mangiare, ma la San Bernardo è riuscita a convincerlo. il cane Boh, una splendida giovane di San Bernardo, era però stata destinata ad un centro specializzato in pet therapy dell'entroterra genovese. E proprio qui nei giorni scorsi l'animale è stato protagonista di una vicenda dai contorni disneyani: ha infatti «adottato» un piccolo Bambi, salvandolo dalla morte. Il cucciolo di capriolo è infatti diventato molto amico di Boh e proprio questo rapporto speciale venutosi a creare da i due quattrozampe avrebbe consentito al cerbiatto di ritrovare entusiasmo e di ricominciare a mangiare dal biberon, scampando a morte sicura. ' |
Boh, il cane di Striscia, adotta piccolo Bambi Ospite dallo scorso inverno
grazie
all'affetto di boh il piccolo capriolo ha ripreso a mangiare dal
biberon ed è scampato a morte sicura la storia inizia una
settimana fa quando il capriolo viene trovato sfinito tremante in mezzo
alla strada.
|
Tre
cuccioli di tigre
di Bengala nati in un circo sono stati rifiutati dalla madre. Ma a quel
punto è intervenuta una cagnetta, appartenente ad un povero
raccoglitore di cartone, che se ne è presa cura li sta
allattando
|
E
qui una
testimonianza "privata": altri orfanelli - Lucky e Free - "adottati" e
protetti da una soffice madre artificiale
![]() e
vedine
più avanti il seguito...
|
| Ricordate la “mamma artificiale” di Lucky e Free? Bene, sembra che qualcosa abbia insegnato a Free che da tempo vive con noi in appartamento. Eccola alle prese con l’ultimo arrivato in famiglia per Natale: Tobia, un coniglietto di un mese. Sembra lo abbia adottato. Lo lecca, lo allontana con il muso quando si avvicina al bordo di una poltrona e sta per cadere di sotto. Ha solo un problema: non sa come prenderlo per la collottola … ha provato con le orecchie, ma deve aver capito che qualcosa non andava e lo ha lasciato subito. Insomma sono inseparabili, piange persino quando Tobia si ritira nella gabbietta. | |
Tigrilla con il peluche da lei scelto: ![]() |
Anche
gli animali possono scegliere e
"adottare" di propria iniziativa un "figlio artificiale" e
spontaneamente con giochi e fantasie manifestare tenerezza,
possessività e impazienza Non è facile indovinare quale sia stato l'elemento determinate nella "scelta" di Tigrilla, ma in altri casi - documentati: di cani - sono stati SUONI interpretati come vagiti - "segnali del cucciolo" - prodotti da giocattolini "sonori"; addirittura in un cane - femmina di boxer - questo "squich- squich" aveva indotto un'improvvisa, in apparenza assurda MONTATA LATTEA tra un calore e l'altro, in piena quiescenza di ogni attività ormonale. |
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Come riepilogo dei concetti generali di tutto questo lavoro giunge
molto opportuna la possibilità di commentare una considerazione
che ci è stata mossa a proposito dei metodi nefasti di
allevamento loro conseguenze anche nel corso delle generazioni future. Da segnalazioni come quelle contenute nei file/capitoli Imbroglio è il contrario di sviluppo, Delgado & Skinner ecc. un interlocutore aveva - erroneamente! - dedotto che una volontà specificamente "malvagia" operasse con precisi propositi dietro le quinte per ottenere un simile risultato. PURTROPPO invece per lo più NON si tratta di azioni programmate - che come tali potrebbero quindi venir combattute apertamente: i comportamenti degli adulti nei confronti dei bambini rispecchiano una NORMALE curva di Gauss con agli estremi qui i "buonissimi" - e i loro Maestri - e là i "cattivissimi" e i loro istigatori; mentre - e qui ripeto "purtroppo" - al centro si raggruppa una massa generalizzata e passiva di inetti, di superstiziosi, di adulti non-sviluppati, di infanzie malvissute o non vissute e/o rimosse. e delle relative conseguenze anche nel corso delle generazioni future. 5.2 Discuria |
E' la terza volta che tento di scriverti,ma mi mancano le parole. Tu sai che frequento uno strizzacervelli, in realtà ho cominciato perché M. mi aveva dato l´aut, aut, ma lo facevo senza soverchia convinzione e da due anni frequento un gruppo terapeutico tutti i mercoledì. Un mese fa, durante una seduta dove ho pianto come una fontana, è successo un miracolo. E' giustamente qui che non so più spiegarlo, mi sono sentito bambino, non con commiserazione, ma con amore, amore per me, poco a poco sono diventato amico mio e come conseguenza più gentile con la gente, ho cessato ogni ostilità, non ho più sentito la necessità di pisciare più lontano di quanto piscia il vicino. Non so come spiegarlo, ma la chiave di tutto è la mamma, la frase chiave, che mi aiuta molto è "che .... si è come si è" è come se di colpo tutti gli obblighi, i doveri, le emulazioni, il dover essere il migliore, "quante flessioni fai? una più di te" non sono più una necessità e di colpo la vita diventa facile ed io sto bene. Improvvisamente ho sentito che è la mamma che mi ha inculcato il doverismo ed è normale, suo papà l'aveva inculcato a lei e il risultato sono 63 anni della mia vita vissuti con sofferenza. Mi è di grande aiuto il libro della Miller che anni fa mi hai regalato e che pur avendolo letto due volte non l'avevo sentito. Una cosa molto bella è che la frase di sant'Agostino "caritas incipit ab egone" incomincia ad avere un senso per me. Spero che tutto ciò non sia una epifania, ma che sia l`inizio di una nuova era.

PAURA - una paura come qualcosa di ignobile e vile come un'INGIUSTIZIA quanto poco di infanzia sa tutto ciò!
Io facevo paura, io ero spietato, io ero quello che diceva “m’impicci”. Ma visto da un’altra ottica, dall’ottica del bambino vittima che sono stato, io ho avuto paura, io sono stato vittima di spietatezza, io ero il soggetto a cui veniva detto “m’impicci”.
|
Anno
Sociale 2004 - 2005 I Martedì di San Domenico 17
maggio 2005
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| L'(im)prevedibile orrore Il fenomeno "mamma cattiva" |
| Stefano Bolognini, Daniela Nobili, Adriana Scaramuzzino |
La mamma
cattiva.
Fenomenologia e antropologia del figlicidio Autore/Curatore: Glauco Carloni. Coautore Daniela Nobili 2003 Quando uscì trent'anni fa, La mamma cattiva creò scalpore fra quanti non volevano riconoscere un fenomeno inquietante, intollerabile: l'odio delle madri per i figli. Eppure, gli episodi di cronaca che oggi si susseguono sulle pagine dei quotidiani sono lì a testimoniare ciò che questa profetica ricerca mirava a segnalare e divulgare: un fenomeno d'importanza sociale senza pari. La mamma cattiva non è un libro per psicoanalisti, ma una ricerca che si serve anche di strumenti psicoanalitici; strumenti che ci consentono, ancora una volta, di riconoscere, sotto gli abiti logori della nostra società , l'impasto di amore e di odio che costituisce la nostra più autentica natura. Occorre quindi riconoscere, ancora una volta, alla psicoanalisi il merito di essere un utile strumento investigativo in grado di smascherare ogni tipo d'ipocrisia, anche quella che alberga fra le quattro pareti di casa (pp. 208) Cbn,
prevenzione
depressione post-partum obiettivo primario (17 gennaio
2006)
L’assistenza
alla
donna in gravidanza, nel parto e dopo la nascita del bebè, e’
‘un impegno prioritario, per il valore della posta in gioco’. Lo
sottolinea il Comitato nazionale di
bioetica
nel documento su Aiuto alle donne in gravidanza e depressione
post-partum, approvato durante la seduta plenaria di oggi. Il Cnb
ricorda i dati sulla diffusione del cosiddetto ‘maternal blues’, della
depressione post partum, della psicosi post partum e degli infanticidi
nel nostro Paese. Circa il 50% delle donne e’ colpito da ‘maternal
blues’, una turba transitoria dell’umore che si verifica nei primi
giorni dopo il parto con picco
tra il terzo e il quinto giorno e con
remissione, in genere, intorno al decimo giorno o più raramente
dopo
qualche settimana. Una patologia, sottolinea il Cnb, ‘da non
trascurare’. La depressione post partum, piu’ grave, si verifica nel
10% delle nascite ed è più frequente fra le neomamme
adolescenti. La
situazione più preoccupante è la psicosi post-partum, 2-3
casi ogni
mille nascite. Una donna nel primo mese dopo il parto, ricorda il Cnb,
corre il più alto rischio di essere ricoverata in una struttura
psichiatrica. In casi estremi si verifica l’infanticidio. I dati
italiani, sottolinea il Comitato di bioetica, denunciano una
progressione nel tempo: dai 12 infanticidi del ’98 ai 63 del 2001. In
Gran Bretagna sono 30-40 l’anno, di cui un quarto uccisione di neonati,
negli Usa 400-500 l’anno. La prevenzione delle patologie psichiche post
partum, con l’individuazione tempestiva dei fattori di rischio,
costituisce dunque il fine primario da perseguire, sia nel corso stesso
della gravidanza, sia, in ogni caso, attraverso la diagnosi precoce
delle prime manifestazioni sospette di disagio della neomamma.)
Milano, 15
mag. (Adnkronos/Adnkronos
Salute/Ign) - Mamme
assassine in
aumento in Italia. Dal 2000 al 2007 i casi di
madri killer nel nostro Paese sono stati 145: dopo la nascita del
bebé'
è colpito da 'maternal blues una turba transitoria dell'umore
che si
verifica nei primi giorni dopo parto con picco tra il terzo il quinto
giorno con remissione, in genere intorno al decimo giorno o raramente
dopo qualche settimana una patologia sottolinea il cnr 'da non
trascurare la depressione post partum più grave si verifica nel
10
delle nascite ed à più frequente fra le neomamme
adolescenti per lo più
non si tratta di depressione post-partum in media 20,7 all'anno. Un
trend di nuovo in crescita, che dopo la riduzione registrata negli anni
'80 Il triste primato dei figlicidi spetta al Nord Italia, che conta
quasi la metà degli episodi segnalati in tutta la Penisola.
record
negativo va alla Lombardia e soprattutto a Milano. Alessandra Bramante, criminologa e psicologa
del Centro
depressione donna del Fatebenefratelli -
Fare e disfare Dall'amore alla distruttività. Il figlicidio
materno Aracne Editrice,
Giugno 2005 - calcola che dal 1958 al 2007 i casi di mamme assassine
sono stati in Italia 814, per un totale di 971 baby-vittime. Nel
dettaglio, degli 814 episodi 211 sono neonaticidi (bebé ucciso
entro il
primo giorno di vita) e 603 i figlicidi (dal primo giorno di vita in
poi). La madre che si scaglia sul figlio appena nato lo fa soprattutto
soffocandolo, mentre per il figlicidio prevale la modalità
'precipitazione-defenestramento'. Il 48% dei figlicidi e il 18% dei
neonaticidi (quasi uno su 5) avvengono nel Settentrione, e i più
colpiti sono i bimbi da zero a 6 anni. Ma cosa spinge una madre a
uccidere il figlio?
(Vedi anche Isabella Merzagora Betsos Demoni del
focolare.
Mogli e Madri che uccidono)Nel 38,7% dei casi una malattia psichiatrica - spiega Bramante, che al tema ha dedicato il suo studio di dottorato - nel 10,4% una conflittualità di vario tipo, nel 7,1% un maltrattamento, nel 6,1% una situazione di abbandono o trascuratezza. Poi a volte la mamma è spinta da 'pietatis causa', ossia da un intento simile a quello che anima l'eutanasia. Infine, i problemi economici'pesano' per l'1,8% del totale. L'identikit messo a punto dagli esperti suggerisce infatti chefiglicidi e neonaticidi per mano materna prevalgono nelle famiglie con un buon livello di istruzione e di reddito.Soldi e cultura non c'entrano - commenta [però] dice l'assessore milanese alla Salute, Giampaolo Landi di Chiavenna - Come pure non bisogna puntare il dito contro la cosiddetta società globalizzata e consumistica, se è vero che i numeri attuali sono pari a quelli degli anni '70", ... L'arma chiave si chiama prevenzione - afferma Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Salute mentale del Fatebenefratelli - perché il 'fulmine a ciel sereno' non esiste. Centro Scientifico Editori, Torino, 2003) |
Queste
sono
solo alcune delle tragedie, che abbiamo estrapolato dal libro
Vincenzo M.
Mastronardi
e
Matteo Villanova
-
Edito da
Newton Compton
Editori.
Tante, anzi tantissime sono le storie dove, le madri uccidono i loro
figli! Molte di queste madri, avevano chiesto aiuto, avevano lanciato
segnali, che nessuno ha voluto ascoltare! Molte di queste donne, sono
riuscite a nascondere la gravidanza, per 9 mesi, abitando assieme ai
propri famigliari, ciechi, muti e sordi?
TUTTE le donne in questione, per concepire il figlio, avevano avuto
ovviamente un rapporto sessuale con l'altra parte, che madre natura ha
deciso come indispensabile per concepire un bambino, ma "l'altra parte"
non si è accorta di nulla!
Molte di queste donne, "sono state aiutate" dalle loro stesse madri, le
future nonne.
Molte di queste donne soffrivano di disturbi psichici, quindi donne non
in grado di accudire un figlio.
Ma nessuno vede, nessuno ascolta, nessuno parla,
forse pensando

Casi meno tragici seppure emblematici, raccontati in modo scherzoso ed esagerato: Valeria Cornelio e Tonci Violi: Di madre in peggio Milano Garzanti 1995
Questo sito e i libri che ne derivano NON sono di semplice riassuntiva INFORMAZIONE, ma si costituiscono come una specie di ENCICLOPEDIE TEMATICHE, in cui vengono presentati e discussi vari argomenti da leggersi e soprattutto da CONSULTARE di volta in volta.
Ma un testo stampato - e tanto più se corredato da molte illustrazioni - richiede in concreto un lungo periodo di preparazione: dalla correzione delle bozze e di spostamento dei contenuti su idonei programmi di elaborazione alla materiale formazione dei volumi stessi. Ma intanto gli aggiornamenti necessari continuano ad essere praticamente incessanti per cui hanno reso quasi "obsoleto" il testo pubblicato. Il sito può seguire e temporaneamente integrare queste innovazioni ed è appunto predisposto a questo scopo, ma così si amplia in modo eccedente le dimensioni di un solo volume: l'intenzione è quella di pubblicarne i contenuti in una serie - TEMATICA - di volumi a se stanti.