Il
loro compito è dirigere la vita della famiglia. Sentenza della Cassazione le
promuove.
Un atto di
Giustizia....: scrive Franca
Rame
(da La
Stampa:
venerdì 7 novembre 1997 Cronache
pagina 16)
Si tratta della riedizione di un
volume - Nuova
Italia 1974, allora con il titolo I
complessi della casalinga - ora
presente con un
titolo più pertinente
LE FACCENDE
DOMESTICHE.
Ergonomia e psicologiadi un VERO lavoro,
di
cui
il successivo Infanzia:
tempo di mutamenti
ne è sicuramente il completamento
speculare.
Entrambi concorrono ad avviare un discorso strutturante incentrato su concetti-base
di fasi iniziali: l'uno dalla parte degli adulti,
della
vita adulta e soprattuto del LAVORO adulto,
l'altro dalla parte di chi è (od era
stato: vedi in Consapevolezza
e memoria) in via di sviluppo. Infanzia: tempo di mutamenti... Come
dice
l'attuale titolo stesso (il titolo dell'edizione precedente rimandava
alla Violenza
contro il bambino) descrive e chiarisce
(in parallelo agli organizzatori-induttori
dello sviluppo embrionale) situazioni dei fisiologici - attuati o
disturbati
- cambiamenti in differenziazione visti dalla parte di chi
si sta sviluppando, mentre ne >LE
FACCENDE
DOMESTICHE. non consecutivo ma "precedente" -
versante
di ogni vita
umana a partire
però
sempre dal contestoinfantile
ORIGINARIO:
il tutto come parte integrante di un
discorso
unitario dedicato
al concetto di INIZI,
di passaggi
successivi,
di fasi di sviluppo:
di passato,
presente e futuro, di"organizzatori"
e di coni di
espansione che si
integrano e
interagiscono a vicenda. (Vedi
entrambi gli INDICI dei
libriLE
FACCENDE DOMESTICHEe diINFANZIA:
tempo di mutamenti e vedi lo schema di questi
passaggi
nei
links ...dal
sublimato al concreto
e dal
corporeo
all'astratto
(quest'ultimo nel
libro a pag.40).
In altri termini, entrambi i libri nel loro
aspetto
speculare: l'uno "dalla parte dei bambini" e questo "dalla parte degli
adulti", cercano di contribuire a far considerare le attività
umane
- e non soltanto gli “esseri” umani - secondo “paradigmi di sviluppo”
che si
succedono e si collegano in passaggi diversificati, ma non casuali e
disorganizzati,
bensì regolari, necessari e consequenziali.
Nel titolo si parla di un VERO
lavoro, ma anche di faccende, si
tratta cioè di un LAVOROunitario
o non piuttosto di una serie più o
meno
organizzata
di "mestieri" e/o di "professioni"? Ed è significativo che le si
chiamino "faccende" dal latino = cose
da farsi - al plurale? Viste
separatamente
o nel loro complesso - queste "cose da farsi", presentano la
peculiarità
di essere da
farsi
quotidianamente su tempi brevi e ripetitivi: ma non per questo sono
attività
irrilevanti o banali, e neppure talmente ovvie da poter venir
considerate
soltanto come fine a se stesse. Peculiare aspetto del
mondo adulto, comunque sia, più che il LAVORO in
astratto
sono le molteplici "attività lavorative" al plurale: ma anche
queste
a loro volta, come gli individui, non dovrebbero essere statiche
e senza sbocchi, anch'esse possono
evolvere partendo da
aspetti
concreti, corporei - “piccoli” e magari “infantili” - fino a potersi
"srotolare"
verso le più elaborate, “sublimate” e “potenti” forme di
partecipazione
alla vita associata del presente. Della vita adulta fa parte la generatività,
cioè la possibilità di far concretamente nascere figli, ma anche in
astratto questa generatività rivolta verso il lontano ed il FUTURO
può sublimare
in attività non biologiche ma lavorative, “creative” ad ampio
respiro: come la procreazione biologica la
progressione degli elementi tipici dei minuscoli "tempi e metodi" del
quotidiano, della vita e delle "faccende domestiche" può
espandersi nello spazio e nel tempo,
verso tempi e spazi futuri imprevedibili e
dilatati, come ad esempio l'"immortalità" delle opere d'arte.
Non solo le "persone", infatti, ma anche le attività
adulte e ogni tipo di lavoro hanno basi
portantiinziali
perfin biologicamente programmate (con i complessi
in funzione di "organizzatori"); e da queste basi partono
diversificabili
percorsi. Dal
lato PSICOLOGICO,
questo lavoro e queste faccende si svolgono infatti come azioni e
configurano
situazioni che attingono direttamente da vicino all'INIZIALE
NORMALE SVILUPPO bio-sociologico dei normali complessi
infantili, anch'essi al PLURALE,
anch'essi
da vedersi nel loro svolgersi multiforme e in apparenza
contraddittorio
che altrettanto può evolvere in arricchimenti o
coartarsi
in danni. Questo srotolarsi dal
concreto al sublimato può cioè accompagnare
in progresso la vita adulta e la vera MATURITA'
come pure può
ingarbugliarsi
rattrappendone e/o
bloccandone le potenzialità:
non solo sul piano personale del singolo ma anche diffondendo conseguenze
sull'ambiente e sulle generazioni future. Infatti
già dal titolo stesso,
il
complementare volume Infanzia:
tempo di
mutamenti
descrive l'importanza e le difficoltà di queste disomogenee
TRANSIZIONI
fondamentali, di queste tappe che dànno sostanza alle FONDAMENTA,
e che,
s-piegate dettaglio
per dettaglio,
rivelano
la loro potenza nel loro presentarsi e nel loro divenire.
Chi si occupa di ERGONOMIA
e PSICOLOGIA
potrà leggere con attenzione la parte del libro che gli compete
senza troppo approfondire le altre, mentre chi credesse di trovarvi
prevalenti
descrizioni più o meno amene di "casalinghe complessate"
probabilmente
rimarrebbe deluso. Ciascuno quindi potrà leggere con
attenzione
la parte che gli interessa senza troppo approfondire le altre, ma
consiglierei
a TUTTI di leggerne almeno l'ultimo
capitolo:
L'ERGONOMIA
di cui si parla nel titolo del volume studia non tanto le "persone"
quanto
ogni singola azione lavorativa: queste plurime "faccende domestiche",
che presentano tanto multiformi
e
sfaccettati azioni e
realtà, gesti
e situazioni, valori
e
pericoli
nei loro dettagli operativi, forniscono quindi parametri paradigmatici
verso il
divenire di molti e disparati lavori: nei loro possibili
sbocchi offrono PROTOTIPI
- e apprendistato - di molti MESTIERI (manuali)
e di molte PROFESSIONI (anche molto "teoriche"
e "astratte".
La casa, se prima di tutto è l’ABITAZIONE
ed anche magari un’ "estensione di sé", è pure un
posto di lavoro, una sede di varie “faccende” (ripeto, dal
latino: cose
da farsi) nelle quali si ritrovano le basi ed i
paradigmi semplificati ma soggettivamente strutturali
di moltissime
attività'
lavorative, di molti lavori, mestieri, impieghi, professioni, cariche e
persino affari se non scienze ed arti. Le “faccende domestiche”
complessivamente
formano la struttura di base di una vera UNITÀ
PRODUTTIVA. Anche se dal lato operativo, ergonomico sono
da
considerarsi
rigorosamente
al plurale si ramificano in una serie di azioni
che
stanno al primo gradino del passaggio dal CONCRETO
della vita corporea individuale al più vasto universo dei
mestieri
e professioni; dalla vita dell’individuo come tale alle unità
socio-economiche
(e pertanto anche antropologico-politiche) più vaste. Ogni
“lavoro” (come pure la mancanza di lavoro) è
una componente essenziale della vita di ogni adulto normale, una
componente
che gioca un ruolo basilare nella situazione psicosomatica
di
ciascuno
sia “agente” che “utente” come
fattore di benessere e di stabilità
causa di pericolo, affaticamento, e
in
alcuni
casi persino morte (vedi infortuni ed anche disagio
cronicamente aggravantesi)
fattore da integrarsi nell’esistenza
complessivamente fisica e
psicologica
azione destinata a produrre CONSEGUENZE:
sia utili - “prodotti” -, che dannose - inquinamento, scomodità,
disturbo, se non pericolo.
L'Ergonomia
ha come oggetto l'attività umana in relazione alle condizioni
ambientali,
strumentali e organizzative in cui si svolge per l'adattamento di tali
condizioni alle esigenze dell'uomo, in rapporto alle sue
caratteristiche
e alle sue attività. Nata per studiare e far rispettare nella
progettazione
una serie di norme che tutelano la vita del lavoratore e accrescono
l’efficienza
e l'affidabilità dei sistemi uomo-macchina, l'ergonomia ha
allargato il proprio campo di applicazione in funzione dei
cambiamenti
che sono sopravvenuti nella domanda di salute e di benessere.
L'obiettivo
attuale è quello di contribuire alla progettazione di
oggetti,
servizi, ambienti di vita e di lavoro, perché RISPETTINO i
limiti dell'uomo e ne POTENZINO le capacità operativ.
Come nella definizione statutaria dell'ergonomia:
L'obiettivo attuale è quello
di contribuire alla progettazione di oggetti, servizi,
ambienti
di
vita e di lavoro, perché RISPETTINO i limiti dell'uomo e
ne POTENZINO
le capacità operative.
Come nel sito
dei lavori
in casa e
nel
link della vignetta oggetti
cattivi,
i lavori "in" e "di" casa possono ricevere l'attenzione di un
"pubblico"
di esperti, ma anche l'interessamento di aziende economicamente
importanti e
sottintendere
ad giro di affari anche cospicuo. Ma dal lato sociologico - e quindi di
conseguenza "politico" per l'estensione numerica del "personale"
addettovi - nello stesso
tempo vengono ad intrecciarsi nel bene e nel male con i fattori che
sottendono alla vita ed ai concetti di famiglia
e con questi basilari elementi dell'esistenza: ad alto impatto
emozionale
per il "lavoratore" e per gli "utenti".
Questo libro è dedicato all'ergonomia però
altrettanto alla psicologia: non ci si occupa pertanto di “prodotti”
materiali
o di materiali “strumenti” ma del MATERIALE
UMANO, delle sue azioni e delle conseguenze delle sue
azioni
sia della salute
ed
efficienza del lavoratore
e
di quanto può risultare dalle sue prestazioni,
dell’ottimizzazione
del suo ambiente di lavoro e disponibilità personale,
come pure
della sua manutenzione
compresa la prevenzione degli INFORTUNI,
sia di una sua vantaggiosa - e non
dannosa - produttività.
Ma se è sì importante tener conto sia
della salute
ed
efficienza del lavoratore compresa la sua
preparazione
specifica, il lavoro, ogni lavoro, ha risultati
e
ripercussioni, prodotti
e danni:
è quindi almeno altrettanto importante tener
conto
di tutto ciò che può risultare dalle sue prestazioni.
In
questo caso l'impatto sociale - presente e futuro - è vastissimo
e impegnativo:
i prodotti
della casa sono
ubiquitari come RIPOSO
e SOSTEGNO
per
la famiglia tutta (e quindi per CHIUNQUE, nel suo benessere ed
efficienza fino ad arrivare al vero impegnativo lavoro dell'ASSISTENZA)
ma quando vi siano FIGLI
lo scopo e le conseguenze ne sono progressivi
come l'avvio - fortunato o deleterio di generazioni future.
LA CASA-FOCOLARE
Dal
lato soggettivo psicologico queste ben
differenziate faccende vanno distinte - sempre al plurale - nei loro
significati
evolutivi, in quanto dalle loro basi
soggettive,
consce
o inconsce, dai relativi fattori strutturanti (vedi complessi
infantili) deriva - o meno - la capacità e la
disponibilità
verso CIASCUNA di esse. Se si vuole spiegare in
modo scherzoso e
intuitivo
il concetto teorico dei passaggi reciproci dal lavoro
alla ... psicosomatica - e quindi dal
sublimato al concreto - ci si può anche
divertire
e...
istruire (su consiglio di Sara)
con le vignette di Lupo
Alberto.
(Questo straordinario
personaggio
di Silver
è nato nel 1974. Queste vignette - della serie presente
nell'edizione
originale 1994 - si trovano ora nel volume 47 dei Classici
del fumetto di Repubblica a pagina 167).
Per tutta la fase orale come ogni volta che si presentino problemi o
situazioni della serie orale,
non
può esistere pensiero e neanche fantasia vera (che è una
modalità del pensiero) senza un corrispettivo di sensazione
concreta,
di contatto e/o di puro movimento. Ma esistono anche il complesso
anale,
le pressioni aggressive, la distruttività, l'energia da
espellere; esistono anche l'aggressione-fuga e le sue varie
modalità di realizzazione, trasformazione, ridirezione; ed
esistono età e momenti della vita di ognuno in cui queste
realtà prevalgono. Tipicamente queste forze presiedono alla
lotta per l'esistenza, ma non solo alla lotta esterna, anche alle
tensioni interne ed al ricambio,
alle depurazioni
ed agli importantissimi organi escretori, e per cui mal
regolate diventano malattie: addirittura la pubblicità di un
lassativo promette globalmente di regolare
le 'funzioni'
dell'organismo. Ma fuori dal corpo, queste funzioni
biologiche
sottendono alle forze che nella vita adulta diventano lavoro:
in ogni
età si manifestano anche in giochi "seri", ripetitivi, con la
caratteristica peculiare di cercare apposta difficoltà
contro cui cimentarsi, per limitarsi con "regole", con
impedimenti, a dimostrare che spesso può essere più
importante per l'organismo
esercitarsi o "purgarsi" nello scaricare tensioni aggressive o imparare
a controllarle, piuttosto che qualsiasi altra cosa. Sembra
paradossale, ma tanti adulti trovano estremamente "riposanti",
("ri-creanti") attività di questo genere (dai cruciverba,
alle carte, agli scacchi, ai "gialli", al veliero nella bottiglia); ma
anche tanti "abitanti della casa" non responsabili in prima persona
della sua gestione, malgrado siano altrove già sottoposti ad
attività di questa categoria, si prestano - e con sollievo
soggettivo - ad attività "casalinghe" occasionali (di
riparazione e trasformazione, e persino dalla più
paradigmatica delle principali "faccende": la semplice PULIZIA).
In un percorso che si snoda tra
stabilimenti industriali - Candy e Zanussi, in
primo luogo - e abitazioni - che progressivamente divengono spazi
più
efficienti, intimi e confortevoli -, la storia "sociale" dell'oggetto
lavatrice è una storia complessa e ricca di spunti di analisi.
Visti dall'oblò
di una lavatrice, infatti, i complessi nodi problematici del processo
di
costruzione della nuova identità del paese, nel passaggio
cruciale del secondo
dopoguerra, appaiono inevitabilmente connessi con le profonde
trasformazioni
della quotidianità, dei gesti e della cultura materiale,
così come degli
ideali e dei valori del privato e della domesticità.
Racconta, fra molto altro, che
gli
italiani nel dopoguerra comprarono
prima il frigorifero e poi la lavabiancheria (60 contro 2 nel 1956).
Perché la fatica andava esorcizzata ma la fame ancora di
più.
da uno
stralcio
dell'articolo di Giovanna Zucconi presentato in Raccontini
I concetti base dei contenuti
del libro insistono
principalmente su TREcriteri:
Se
la casa è
prima
di tutto abitazione,
questo significa che è sentita anche come una vera estensione
di sé; ma ciò non toglie
che possa pure essere un - se non il principale - posto
di lavoro, di un
particolare lavoro,
come
detto sopra, in cui si ritrovano le basi soggettivamente
strutturali
di moltissime ATTIVITA'
LAVORATIVE nei
loro PARADIGMI
SEMPLIFICATI.
Ma un
altro fattore
è
forse ancora più importante: la circostanza che OGNUNO
ne è sicura parte in causa (e PROTAGONISTA):
in quanto CASALINGA/O
in
funzione, coabitante con casalinga/o, in quanto FIGLIA/Oo
ex-figlio/a; in quanto membro di una famiglia anche se ormai mono-componente;
ed anche giuridicamente in quanto partecipe di quell'organizzazione
socio-economica
quale è la "casa" nel senso di "home", "casa mia".
Lacasa
e la famiglia
sono infatti
entità anche economiche,
quindi
entità simil-aziendali che, come ogni azienda,
devono
avere
maestranze, attrezzi, prodotti e clienti: ma la FAMIGLIA-AZIENDA
ha come personale, come capi, lavoratori, fornitori e clienti proprio
persone sessualmente
e sentimentalmente collegate
l'una
all'altra.
E se il lavoro
casalingo è un'attività operativa
a se stante, e l'organizzazione di un focolare
domestico
è
anche
un'impresa socio-economica (di recente riconosciuta in Italia dal lato
anti-infortunistico), comunque come ogni azienda ha uno scopo
produttivo:
dal lato "conservativo" i PRODOTTI
della
casa sono, o dovrebbero essere RIPOSO
e SOSTEGNO
per
la famiglia tutta; ma, quando vi siano FIGLI, si
spalanca un essenziale scopo progressivo:
cioè l'avvio di generazioni future.
L'ABITAZIONE
Ad ogni modo la casa è
prima di tutto abitazione,
e questo significa che è sentita anche come una vera
"estensione
di sé" per cui sulla "casa" si "estendono" a loro volta fenomeni
e problemi che potrebbero sembrare invece inerenti soltanto alla parte fisica,
biologica
della persona: come per gli animali (almeno per
molti)
per i quali la tana
e il territorio
assumono valenze "vitali", e la perdita o la
conservazione
di essi provocano conseguenze emotive e comportamentali tipiche e
costanti.
-Questa sera
mi sono messo a svuotare un po' gli armadi e ho iniziato a
preparare
scatole e scatoloni per il trasloco.
Sà
come mi
sentivo
mentre lo facevo? Solo.
Mi
è
sembrato che tutto sia andato avanti e io invece abbia preso una
direzione
che sa di solitudine, come se quelle foto, quei compagni di
viaggio, scuola fossero lì occasionalmente, o
meglio io fossi lì per caso ma traessi comunque
dalla
loro presenza un senso di non-solitudine.
In un certo senso mi facevano sentire non-solo. Non si può
dire che mi sentissi in compagnia,
partecipe, presente e vivo contemporaneamente a loro, ma non-solo. Ecco, ora e
come se
avessi
voluto allontanare tutti per avere chiara la sensazione che
invece
volevo mascherare, non volevo ammettere.
La morteè
anche un più mia. Vado via da questa casa dove ho vissuto per
sette
anni, mi porto dietro tutto ciò che è mio, ma lascio
un
luogo ed è come se con questo lasciassi
definitivamente
una parte di me stesso, tra qualche settimana sarò in quella
nuova, ma
sono triste. Non ci sarà più nulla di mio in
quella
vecchia ma sembrerà estranea anche quella nuova.
Ma
la cosa
più
pesante è questa sorta di vuoto, vorrei provare
un
po' di calore umano, vorrei sentirmi desiderato, vorrei....
A questa, come a simili domande è
facilissimo dare una risposta, una risposta addirittura
standard.
L'entrata nella
"nuova-casa",
anzi
l'entrare nella casa che sarà sentita come PROPRIA
è - direi: FISIOLOGICAMENTE -
SEMPRE accompagnato da una significativa
CRISI.
Per molte persone l'entrare nella "nuova/propria casa" coincide con il
matrimonio o con grossi spostamenti-emigrazioni per cui a questi
fattori,
a questi cambiamenti di abitudini e in primo luogo di RAPPORTI
personali viene attribuita la "colpa" (!) della crisi: sentita come
NEGATIVA.
Ed invece la crisi è POSITIVA,
ha un significato, ha dei tempi e dei modi tipici, dura almeno
qualche
mese ed assomiglia ad una crisi biologica come di ADOLESCENZA
in quanto coincide con un fatto anche etologico - animale - di ALLARGAMENTO
della propria identità che viene ad espandersi nella tana
e
spazi
circostanti. Se avviene in concomitanza con il matrimonio è
ovvio
che più fattori si sommino: ma allora come mai molte coppie NON
stanno
bene a casa ed invece benissimo nel viaggio di nozze (a sua volta
infatti
che significato profondo deve avere?) ed anche nei viaggi turistici
successivi?
Il senso di SOLITUDINE e la coscienza molto
più
... viva (scusate il bisticcio ma non l'ho scritto a caso) della MORTE
sono proprio dovuti a questo salto di
maturazione,
a questa nuova
profonda crisi
esistenziale
(crisi, anzi catastrofe
in senso matematico) di
più
completa IDENTITA'
conquistata, ma anche così di consapevolezza di tutta la PRECARIETA'
e SEPARATEZZA
che l'identità -
cioè
l'esistenza "ontologica" nel senso dei termini usati dai filosofi -
comporta. Solitudine
o separatezza? Separatezza? separatezza e accentuazione
della
separatezza sono termini negativi da cui rifuggire? Ed allora come mai,
raggiunto questo tipo di sistemazione materiale, ciascuno ci
tiene
tanto alla PRIVACY? Come mai così spesso
ciascuno
ha così paura dei "ladri"? Come mai ciascuno ci tiene tanto alle
CHIAVI
DI CASA quasi fossero una parte di se stessi? e
tende ad affannarsi per munire le porte di rinforzi e le finestre di
tende????
E infatti ecco la continuazione della mail precedente qualche anno dopo:
Mi
piace
stare a casa in silenzio, leggendo qualcosa e ascoltando in lontananza
il ticchettio dell'orologio che scandisce il tempo. Il mondo fuori mi
sembra lontano e la mia casa una specie di rifugio. Potrei scendere e
trovarmi a Milano a Roma a Londra o NY, non cambierebbe molto. Qui, a casa, è come se mi
trovassi ovunque,
Italia, Europa, Asia, Africa, che importa. Sò già che
quando uscirò da
quel portone mi troverò catapultato nei rumori, nelle facce
della
gente, nel traffico, nella scatola a quattro ruote, nel freddo e
perché
no, nel pericolo. Qui non succede niente di tutto questo, guardo
attraverso le finestre e vedo solo cielo, i rumori sono lontani, tutto
il resto è lontano. La casa per me è in questo momento
sinonimo di
protezione è un grande grembo materno, forse il posto più bello dove sono
stato, forse il posto dove mi sono sentito meglio.
Vorrei
poter dilatare questo tempo, vorrei poter restringere tutto il resto.
E la stessa "morte" com'è diversa
anche come concettualizzazione quando CONCLUDE
una
vita significativa e non una vita "incompleta" cioè sentita come
una "non-solitudine" completata solo dalla "compagnia" dagli "altri"
utilizzati
in funzione quasi di PROTESI alla propria
incompletezza! (Vedi ad esempio anche: La
vertigine dell'ordine. Il rapporto tra sé e la casa
di Carla
PasquinelliBaldini
Castoldi Dalai editore.)
Sicurezza
e Economia:
segnalazioni
Questa norma,
sarà la prima in
Europa a riconoscere il valore
sociale ed economico del lavoro svolto in ambito domestico,
intendendo per lavoro domestico esclusivamente l'insieme
delle
attività prestate senza vincolo di subordinazione e a titolo
gratuito,
finalizzate alla cura delle persone e dell'ambiente domestico
Scade
oggi il
termine ultimo per
il pagamento del premio annuale di
12,91 euro contro gli infortuni domestici
da versare all'Inail. Chi non si iscriveràrischia
una sanzione, non superiore
al doppio del versamento richiesto. Obbligati
all'iscrizione quanti, senza distinzione
di
sesso,siano tra
i 18 e i65 anni e
svolgano non occasionalmente e
a titolo gratuito attività
in ambito domestico. Deve iscriversi senza
pagarel'importo chi ha un reddito annuo
che non superi i 4.648,11 euro o un
redditofamiliare inferiore a 9.296,22
euro. Lacopertura
della polizza riguarda gli incidenti
che provocano
un'invalidità permanente di almeno
il 33%.
C.H.I.L.D.
Center for household, income labour and demographic economics,il
centro inrteruniversitario del dipartimento di Economia dell'Ateneo
torinese
che
fungerà da centro di coordinamento delle
attività di
ricerca di 5 Atenei: Firenze, Modena, Pisa, Roma Tor Vergata e Verona.
per promuovere ricerche sull'economia della
popolazione e
della
famiglia.
nessuno
lavora quanto le casalinghe ve lo assicuriamo
L’ENERGIA:
dalle lampadine
e dalle decine di apparecchi elettrici presenti in casa alle fonti di
energia!
le energietradizionali
e consolidate ma esauribili, gli utilizzi delle fonti inesauribili, e
le
fonti alternative.
I RIFIUTI: dai rifiuti
in casa agli imballaggi, il ciclo di vita degli oggetti: analisi e
conoscenza
dei materiali e di tutte le esperienze di valorizzazione.
L'ACQUA: dal rubinetto
del lavandino fino all’acqua della nuvola, in particolare quella
incanalata
e potabilizzata, la sua fabbricazione e la sua depurazion
Eclissi Totale, vivere e giocare in una casa
sicura
è un videogame pensato per i ragazzi delle scuole
medie inferiori,
al fine di renderli consapevoli sui rischi presenti in ambito domestico
e favorire l’adozione di comportamenti improntati alla prudenza.
...
La riproduzione realistica degli ambienti domestici,
ottenuta grazie all’uso della tecnologia 3D, permette ai ragazzi di
simulare
azioni quotidiane, sperimentando l’impatto delle proprie azioni e
decisioni.
I numerosi rischi e pericoli che i giocatori devono affrontare sono
controbilanciati
dall’atmosfera di humour e ironia che caratterizza il
videogame.
Accanto
al comfort,
però, è
importante che la casa sia sicura. Impianto elettrico e a gas a norma
di
legge, apparecchi elettrodomestici utilizzati con le dovute cure,
camini
e caldaie a regola d'arte. Ma non solo. Cura e attenzione sono
indispensabili
per prevenire anche le numerose altre insidie nascoste nelle pareti
domestiche,
La
missione della Sezione
di
Epidemiologia e Statistica Medica è
di contribuire alla promozione della salute, alla riduzione del carico
sociale ed individuale delle malattie nelle popolazioni umane e alla
valutazione degli interventi sanitari mediante la ricerca e
l’educazione. ...
Comunque
bisogna
segnalare e accentuare con la massima cura quanto statistiche e
relative considerazioni e provvedimenti - costituiti su erronei e non
controllati dati
- diventino invece garantiti come certificati anche internazionalmente
dalla Medicina basata sulle evidenze
nonché dall'evidence based Medicine.
In quante situazioni quanto bisogna cautelarsi e accertarne ogni
aspetto con le massime precauzioni e beneficio di inventario?Ad
esempio e in particolare: quanti "incidenti"
vengono etichettati - abusivamente - come tali anche in testuali Referti giudiziari
quando invece si
tratta di "fatti criminosi"?
Televideo
20/11/2007
20:20
Violenza
è prima causa di morte donne
Violenza
è prima causa di morte
donne. In Europa,il 12-15% delle donne subisce quotidianamente violenze
domestiche che rappresentano la prima causa di morte tra i 16 e i 44
anni. Più delle morti per
cancro, guerre
ed incidenti. In
Italia sono
6 milioni e 743mila le donne,dai 16 ai 70 anni,vittime di violenza; un
milione e 150mila nel 2006. Nel mondo sono circa 200 milioni. I dati sono stati diffusi in un
convegno
organizzato dall'Istituto
italiano di medicina
sociale
(Iims)
Un manuale on-line
sull’inquinamento
domestico pubblicato dal Consiglio nazionale delle ricerche.
Raccomandazioni
e suggerimenti utili per tutelare la salute di milioni di uomini e
donne
impegnati quotidianamente nella cura dell’abitazione.
Scarica il documento dossier
inquinamento_domestico.doc oppure: PE [MS Word] ...
per una
casa piu' sana CARLA IACOBELLI LANZARA * Realizzazione
grafica di Antonio
Salucci... fai da te PER UNA CASA PIU' SANA. Il
rischio chimico in ambiente di lavoro. Guida alfabetica alle sostanze
pericolose
con segnaletica a coloridi
Iacobelli Carla - Lanzara Carmine
IL DECALOGO DELLA
PRESIDENTE
DI DONNEUROPEE:
Ecco
i segreti per
evitare i pericoli
Attenti
a distrazione
e uso sbagliato degli
elettrodomestici. IL RAPPORTO
ANNUALE
DEL CENSIS (e
del
Collegio nazionale dei periti industriali e dei periti industriali
laureati):
4 MILIONI DI INCIDENTI NEL 2003 . Gli italiani vi sono descritti come "distratti
e fatalisti"e
che "comportamenti
avventati sono
all'origine di gran parte dei 4 milioni di incidenti domestici e delle
oltre ottomila persone che hanno perso la vita nel 2003. Manca
nel nostro paese l'attenzione per le piccole responsabilità.
Percorsi di
guerra
tra le mura domestiche.
A rischio un italiano su due, l’anno scorso oltre ottomila morti.
Giacomo
Galeazzi - da La
Stampa Cronache mercoledì 24 marzo 2004 pagina 13
Il
decalogo del Piccolo Aquilotto: (dedicato ai genitori per
preservare
e migliorare la vista dei bambini da Lucia Parlangeli ortottista e
consulente
esistenziale):
1 * Difendere
i
suoi
occhi da infortuni familiari
ponendo attenzione nella scelta
dei giocattoli, badando ai liquidi caustici, infiammabili, materiale
bollente
e cosi via; educarlo al valore della vista informandolo sulla
pericolosità
di certi giochi (duelli con bastoni a punta, frecce, elastici …) e di
certi
utensili familiari (forbici, cacciaviti…).
2 * E attenzione al tappo di una
bottiglia di spumante!! (cfr. I. Esente "Difendiamo i nostri occhi" v.
bibliografia)....
3 * Usare meno
luci
artificiali possibili, il neon in specie, che stanca particolarmente
la vista e può rendere irritabili. L’oscillazione della scarica
del tubo al neon, corrisponde alla frequenza della rete elettrica che
è
di 50Hz. Questo stimolo, sincronizzato con la frequenza di trasmissione
degli impulsi del nostro organismo, porta all’induzione di un ritmo
cerebrale
accelerato. La migliore fonte luminosa è certamente la luce del
giorno. La luce naturale del sole gioca un ruolo di grande importanza
sulla
salute e il comportamento del bambino.
(Studies and Reports
- International
Labor Office: New Ser. November 1, 1982; ISBN: 9221030857)
by
Luisella
Goldschmidt-Clermont Published with the financial support of
the United
Nations Fund for Population ActivitiesUNFPA
LOGO:
of the
Italian Sea Horse
Association
Associazione.
Cavallucci marini:
Spolverare
e cucinare? Cose
da uomini
L'italiano
'macho' o
'mammone'? Presto
bisognerà aggiungere una terza
categoria: l'uomo di casa. Sono infatti già oltre tremila gli
iscritti
all' Associazione italiana
uomini casalinghi, unica in
Italia e in Europa e che da domani
entrerà a far parte della Federazione
europea donne casalinghe (Fefaf). L'idea è venuta nel 1985
a tre amici, che 5 anni fa hanno aperto una scuola e poi
l'associazione.
Un successo. Tanto che ora il sito uominicasalinghi.it è
sommerso
da mail
di tedeschi, spagnoli e inglesi [e polacchi] che chiedono consigli.
Diamoci
da fare:Azioni
integrate per l'educazione
alla
reciprocità e alla condivisione delle responsabilità
familiari nella Provincia di Torino
Il
progettoDIAMOCI
DA FARE
è pensato per far comprendere a bambini e ragazzi che gestire la casa, prendersi cura dei
figli, preparare
la cena
o stirare le camicie
sono
compiti alla portata di tutti, non solo delle donne. Di più,
educare
alla reciprocità e alla condivisione delle responsabilità
familiari tra
uomini e donne diventa strategico per garantire
alle
generazioni future
una migliore qualità della vita.
CENTRO
POLIFUNZIONALE PER LA FAMIGLIA
Sede Legale: Via Michele di Lando, 26 ? 00162
Roma
Sede Amministrativa: via Martiri di Via
Fani, 7 ? 00016 Monterotondo (RM)
Tel.& Fax.: 06.44292640
Il
tema
scelto per accompagnare la
riflessione
è quello del tempo che scandisce e
qualifica
non solo il gioco in senso lato ma anche l'esperienza di vita di ogni
persona.
Links
interni correlati all'argomento
in generale:
Prospetto e schema del movimento delle "sublimazioni"
nelle due
direzioni:
Il collegamento
speculare tra questo libro - dalla parte di chi alleva - e
quello
che invece riflette quanto riferito achi
deve essere ancora allevato, si trova riassunto nel file ...
dagli adulti di oggi agli adulti di DOMANI...
(12
dicembre 2005). Attrici
fra le testimonial-Donne
la SVOLTA di Londra
- POTETE
ALLATTARE IN PUBBLICO
Nuova legge dopo
che una madre era stata fermata alla National
Gallery perché,
secondo una guardia della National Gallery. stava dando scandalo. Non
è una leggenda metropolitana: è successo soltanto l'anno
scorso a Londra in uno dei Musei più importanti del mondo (che
fra l'altro espone diverse Madonne
con Bambino, tema caro ai Maestri
del Rinascimento compreso il capolavoro delTintorettoL'origine della via lattea.
Il "lavoro casalingo" è
un'attività
operativa a se stante, e l'organizzazione di un "focolare domestico"
è
un'impresa socio-economica il cui prevalente scopo produttivo dovrebbe
essere "conservare" e "preservare", cioè permettere RIPOSO
e SOSTEGNO
allla famiglia tutta. Ma uno
scopo
ben più sostanziale è - quando vi siano FIGLI
da allevare - , quello
"progressivo" cioè
l'avvio di
generazioni future.I bambini - cioè i FUTURI
adulti
- sono il prodotto più significativo e ricco di
conseguenze
della casa-azienda, ma così pure una delle più
impegnative
e assorbenti responsabilità nella vita della padrona di casa.
Ecco
come il lavoro casalingo riguarda non soltanto l'esistenza
psicosomatica
di persone, in particolare di donne, "cresciute" del presente, ma anche
chi per il momento sta ancora "crescendo"; ecco
come
qualità e difetti di futuri uomini e donne rifletteranno
qualità
e difetti della casa dove sono stati generati e/o allevati, in
prevalenza qualità e difetti dei vertici dell'impresa,
dell'amministratrice:
quindi in sostanza e per lo più della madre.. Ogni bambino
infatti è un INDIVIDUO,
un particolare "se stesso", che però condivide a lungo vita ed
attività
in famiglia e con sua madre, non solo come un sia pur partecipe
spettatore,
ma talmente bisognoso di aiuto, da non poter far NULLA
senza assitenza, mentre, allo stesso tempo, deve accettarla così
com'è, non importa quanto talvolta persin pericoloso
ciò
possa divenire.
Il settimo stadio della tabella
delle fasi di
sviluppo di Erikson presuppone la Genitorialità
in senso lato - pena la Stagnazione,
ma se dal lato soggettivo e basato su un'immagine statica molti si
credono "buoni genitori" - come pure loro traslati: insegnanti, medici,
manager, se non imprenditori ecc. - spesso i fatti oggettivi ed il loro
muoversi nel
tempo rivelano lunghi momenti di indifferenza, incoscienza e, spesso,
insofferenza che, carichi di conseguenze, si oggettivano in incuria, discuria
ed anche
in dannose, ansiose e ansiogene iper-cure.
Ma anche gli attuali adulti (e
vecchi)
erano prima bambini e figli: e se ci si può avvantaggiare di un
buon
inizio e di buoni esempi, altrettanto è, almeno
quasi
sempre, difficile - pur prescindendo da veri maltrattamenti - non venir
influenzati da quelli cattivi. Purtroppo è difficile
allontanarsi
- se non salvarsi - dagli stili di coppia, di famiglia, di vita sociale
(di vita di casa in particolare) nonchè di modalità di
lavoro
(lavoro di casa in particolare) ricevuti come "imprinting" nella
propria
originaria "casa-azienda". Ma i genitori provengono a loro volta da
"educazioni"
o "modelli": per peggiorare il quadro, nella loro nuova organizzazione
di casa ENTRAMBI i partners - spesso
ancor
di più se GENITORI - portano con
sé,
persino aggravati e polemici, i propri pregiudizi, inibizioni,
soluzioni
puerili e parziali, ed ogni compromesso esistenziale e nevrotico
acquisiti
nella casa dei loro genitori. E quindi è anche in tutto questo
"passato" mal vissuto che si
apre - o ritorce su se stessa - l'evoluzione dei "nuovi cittadini":
famiglia per famiglia, situazione per situazione, ambiente fisico e
"morale" di libertà o si oppressione, spazio e denaro, usi e
costumi, isolamento o compagnia, tenerezza o disagio...
E' probabile che una
"tipica famiglia di oggi" non esista, né
come maggioranza né come media; ma, come ce ne sono sempre
state, da sempre ed ovunque, ne esistono di ben varie e
contraddittorie. E' quindi erroneo proporne stereotipate valutazioni
tipo: le "famiglie
all'antica" come famiglie idealmente "perfette" con le loro
tipiche madri e tipici padri del buon tempo antico,
oppure viceversa
dichiararsi fautori del nuovo come progresso e
miglioramento. Ogni idea
preconcetta si autoconvalida in
circoli viziosi sia auto-elogiativi che negativi.
Ma va assolutamnte ribadito in senso generale che, sia che alludano a
un globale miglioramento, sia ad un globale deterioramento simili
definizioni non possono riguardare che gruppi omogenei centrati su
se stessi, descritti in un modo banalizzante e autoreferenziale.
Madri e padri di oggi rispetto madri e padri del passato?
Severità (???) all'antica nell'allevamento dei bambini rispetto
all' attuale permissivismo? O vice versa...
Ad esempio: come viveva
e come vi si
sviluppavano i figli di una
famiglia nei primi quindici anni del secolo scorso - la fotografia
è del 1914?
Come scrive Giorgina
Arian Levi nel libro Tutto un
SECOLO. Due
donne ebree del '900 si raccontano:
Un aspetto per me
fondamentale
dell'educazione ricevuta sin dall'infanzia dai miei genitori, ma
soprattutto evidentemente dalla mamma, è stata la
libertà.... Ci
sentivamo costantemente tutti quattro liberi di agire e di decideere,
consapevoli che agivaamo nel modo che la mamma avrebbe approvato. E'
difficile spiegarlo: credo che la mamma sin dalla più tenera
età ci permettesse di fare in modo
indipendente
molte cose... Con
quattro piccoli che avevano a
disposizione in tutto due stanze e una cucina o si doveva esser molto
severi per conservare intatto ogni oggetto, o lasciar agire la fantasia
dell'infanzia...
Ma ai
bambini "serve" soltanto "la mamma"? Simbiosi:
quale mistificazione!
L'ho visto
con i miei occhi e
la cosa non mi ha sorpreso ma solo dato
una conferma di cos'é il complesso orale in tempi, direi,
fisiologici.
L. ha ora poco meno di sessanta giorni di vita e qualche sera fa dopo
una poppata ho visto il suo volto in estasi. E' durato un paio di
minuti, poi si è come "risvegliato", come se fosse ritornato
alla
realtà dopo aver goduto di chissà quale piacere. Mi ha
ricordato il
volto di un eroinomane, di chi cerca con la droga esattamente quella
sensazione che lui aveva provato dopo una semplice poppata. Un'estasi mistica a quel
punto persino
lontano dalla madre che lo
teneva tra le braccia, come se in quello stesso istante si
fosse
consumato anche un distacco da lei. Impedire tutto questo diventerebbe
a suo modo criminale perché ho avuto la netta sensazione che da lì
inizi poco per volta, poppata dopo poppata, estasi dopo estasi, la vera
indipendenza.
Come può allora un adulto, una madre in questo caso, decidere
quando
dire basta. Interrompere unilateralmente quel flusso significa in fondo
dire: stop, non crescere più, oppure arrangiati, trova
qualcos'altro
perché io non sono
più disposta a concederti non il mio latte, la mia
tetta ma non sono più disposta a concederti la
possibilità di crescere
secondo le tue necessità. Questa è o no è
violenza?
Su questa base appaiono piuttosto stupidi tutti i discorsi su quanti
mesi si debba allattare un bambino, quando, secondo idee preconcette o
mode sia giusto iniziare lo svezzamento e interrompere l'allattamento
al seno, oppure peggio ancora quando si parla di vizio! Ho anche
l'impressione che quando si magnifica l'allattamento al seno
spesso ci si limiti a pensarlo come ad un fattore di mero nutrimento
riducendo un evento "enorme" nel suo complesso a qualcosa di
contingente.
Quando dico "enorme" è proprio perché nell stesso momento
in cui mi
rendo conto del suo significato capisco anche quanto sia mancato a me e
quanto
sia "enorme"
quella mancanza, quel passaggio a vuoto. Lo dico
oggi e anche in questo momento in cui sto scrivendo senza emozione,
senza lacrime, ma so di certo cosa ha voluto dire per me: le mie
difficoltà di oggi nascono laggiù in quei primi giorni in
cui non c'era
estasi. Averla scoperta anni dopo durante quelle tavolate
mi
è servito
anche per rendermi conto quanto anch'io avrei voluto provarla in tempi,
direi, fisiologici.
PS A questo proposito mi colpisce come si riconoscano, in linea
generale, queste attenzioni agli animali domestici per esempio, facendo
ben attenzione a non separarli dalla madre prima che abbiano completato
lo svezzamento, intendendo così evitare una inutile
crudeltà, mentre
non si usino le medesime cautele con i cuccioli di essere umano. Forse
non ci crediamo più animali.
Ho anche l'impressione che
quando si magnifica l'allattamento
al seno
spesso ci si limiti a pensarlo come ad un fattore di mero nutrimento
riducendo un evento "enorme" nel suo complesso a qualcosa di
contingente: o
peggio che
essere madre e solo in quanto tale significhi davvero essere "la
PROTAGONISTA" sulla scena.
Mentre invece
poco per volta, poppata dopo poppata,
estasi dopo estasi, può iniziare la vera
indipendenza, con la possibilità di
crescere
secondo le proprie necessità, quante scene differenti:
quanto
differente è ogni "cucciolo" e quanto differenti i momenti della
sua esistenza!
Tutti
dicono che sarò come te: ma
non potrò invece essere "come me"?
In
passato:
nella seconda metà dell'Ottocento e nella prima metà
del
Novecento...
Gliuomini
con i bambini:
tiranni o "giocattoli"?
E che spazio hanno nell'esistenza fratelli e
sorelle?
Generazioni
e Secoli a confronto: bambini che
crescono, adulti che
invecchiano...
Quale carattere
conservano?
(Notare
la stessa
serietà
dell'uno da piccolo nel 1862 e da "bis-nonno" nel 1934;
accanto a un "nonno" con lo stesso
sorriso birichino della nipotina.)
Campagna
piemontese 1965:
bambino di
cittàche ha molta
voglia di lavorare in
campagna
Attrezzature grandi: divertimento e agilità
"amico albero"... di
città (1998)
"Segnali
del cucciolo"? Pet
therapy?
La "mamma", la mateernità"
è il punto focale di questo contesto? Sarebbe indispensabile
convincersi invece che deputato a guidare tutto questo è il
BAMBINO STESSO, anzi ancor più precisamente che protagoniste non
sono
le "persone" in quanto entità statiche, ma l'interazione
biologicmente attivata scatenata dai SEGNALI
DEL CUCCIOLO, dai richiami anche indiretti
emessi
continuamente nell'ambiente circostante dai cuccioli di quialsiasi
specie.
Animali
e
adozioni? Fiducia reciproca e "calore" anche
se
non proprio "materno"....
Ora i due mangiano e
dormono insieme e si scambiano anche
mille tenerezze! Questo
piccolo
d'ippopotamo (meno di un
anno) rimasto senza la mamma (a
causa dello tsunami) è stato adottato da una tartaruga
(maschio) di circa cento anni. Owen,
un cucciolo di
ippopotamo di 300
chili, si trovava con la mamma
vicino al fiume Sabaki, in Kenya, quando l'ondata di acqua e fango
dello tsunami di un anno fa l'ha travolto.Salvato
e portato
al Lafarge
park
Owen ha incontrato la centenaria tartaruga, che vistolo
traumatizzato e spaesato, ha deciso di adottarlo.
E la tartaruga
sembra molto contenta di giocare a fare la madre,
ha
detto la
responsabile del parco, Paula Kahumba.
La cucciola Sanbernardo Boh,
fa pet
therapy
ad un capriolo. Boh, la giovane
femmina di cane
sanbernardo diventato famoso per la sua partecipazione a 'Striscia la
notizia', ha adottato un cucciolo di capriolo nella fattoria
nell'entroterra genovese specializzata in pet-therapy della quale e'
ospite dallo scorso inverno. Grazie all'affetto di Boh, il piccolo
capriolo ha ripreso a mangiare dal biberon ed e' scampato a morte
sicura. La storia inizia una settimana fa quando il capriolo viene
trovato sfinito e tremante in mezzo alla strada. ANSA Ambiente
Genova,
7-06-2006
Altri orfanelli "adottati":
Tre
cuccioli di tigre di Bengala nati in un circo sono
stati rifiutati dalla madre. Ma a quel punto è intervenuta una
cagnetta, appartenente ad un povero raccoglitore di cartone, che se ne
è presa cura e li sta allattando:
e
questi
altri: "protetti" da una soffice madre artificiale...
Le
madri sono
sempre felici? La
maternità è un dono, una "esigenza" o
una vera tragedia?Segnali
del cucciolo o segnali
di allarme?
Come riepilogo dei concetti generali di tutto questo lavoro giunge
molto opportuna la possibilità di commentare
una
considerazione
che ci è stata mossa a proposito dei metodi nefasti di
allevamento e
delle loro conseguenze anche nel corso delle generazioni future.
Da segnalazioni come quelle contenute nei files/capitoli Imbroglio è
il
contrario di sviluppo, Delgado
& Skinner
ecc. l'interlocutore aveva - erroneamente! - dedotto che una
volontà
specificamente "malvagia" operasse con precisi propositi dietro le
quinte per ottenere un simile risultato.
PURTROPPO invece per lo più NON si tratta di azioni programmate
- che
come tali potrebbero quindi venir combattute apertamente: i
comportamenti degli adulti nei confronti dei bambini rispecchiano una
NORMALE curva di Gauss
con
agli estremi qui i "buonissimi" - e i loro
Maestri - e là i
"cattivissimi" e i loro istigatori; mentre - e
qui ripeto
"purtroppo" - al centro si raggruppa una massa generalizzata e passiva
di inetti, di superstiziosi,
di adulti
non-sviluppati,
di infanzie
malvissute o non
vissute e/o rimosse.
Cbn,
prevenzione
depressione post-partum
obiettivo primario (17 gennaio 2006)
L'assistenza alla donna in
gravidanza, nel
parto e dopo la nascita del bebè, e' 'un impegno prioritario,
per il valore della posta in gioco'. Lo sottolinea il Comitato
nazionale di bioetica nel
documento su Aiuto alle
donne in
gravidanza e depressione
post-partum, approvato durante la seduta plenaria di oggi.
Il
Cnb
ricorda i dati sulla diffusione del cosiddetto 'maternal blues',
della depressione post
partum, della psicosi
post
partum e degli infanticidi
nel nostro Paese. Circa il 50% delle donne e' colpito da 'maternal
blues', una turba transitoria dell'umore che si verifica nei primi
giorni dopo il parto con picco tra il terzo e il quinto giorno e con
remissione,s in genere, intorno al decimo giorno o più raramente
dopo qualche settimana. Una patologia, sottolinea il Cnb, 'da non
trascurare'. La depressione post partum, piu' grave, si verifica nel
10% delle nascite ed è più frequente fra le neomamme
adolescenti. La
situazione più preoccupante è la psicosi post-partum, 2-3
casi ogni mille nascite. Una donna nel primo mese dopo il
parto,
ricorda il Cnb, corre il più alto rischio di essere ricoverata
in una struttura psichiatrica. In casi
estremi si
verifica l'infanticidio. I dati italiani, sottolinea il
Comitato
di bioetica, denunciano una progressione
nel
tempo: dai 12 infanticidi del '98 ai 63 del 2001. In Gran
Bretagna sono 30-40 l'anno, di cui un quarto uccisione di neonati,
negli Usa 400-500 l'anno. La prevenzione delle
patologie psichiche
pos