12 aprile 2008


Quando la cartella clinica è terapeutica...

'Sviluppo' non è 'imbroglio'. Fanno male i sentimenti che rimangono dentro a marcire, i pensieri incistati e senza voce...

Indice interno:
 #aggiornamenti, #pubblicazioni, #mestiere difficilissimo(*), #istinti, #feromoni, #integronics, #emozioni, #parola, #medicina, #cambiamento inconcepibile, #memoria, #ricostruzione, #psicoanalisi(**), #transfert, #Importanza_dei_sensi
(*) con una piccola aggiunta di testo e di link. (**)da notare con molta attenzione la nuova aggiunta - conclusiva e fondante -

I links interni al sito vengono continuativamente aggiornati con l'aiuto di: SEVENtwentyfour.com

Aggiornamenti e segnalazioni:

Questo sito e i libri che ne derivano NON sono di INFORMAZIONE, ma si costituiscono come una specie di ENCICLOPEDIE TEMATICHE, in cui vengono presentati e discussi vari argomenti da leggersi e soprattutto da CONSULTARE di volta in volta.
A seguito di difficoltà lamentate e relative richieste, l'architettura stessa del sito è stata modificata in funzione di un più agevole orientamento: sdoppiato, il file di prefazione e illustrazione degli indici prende ora un nuovo nome - Prefazione,introduzione e indici illustrati - che riinvia a un differente URL mentre diventa iniziale e fondamentale un file semplificato dove a prima vista compaioni i links indirizzanti sui capitoli interni.
Dopo la pubblicazione del libro aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti segnalati di volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti e novità / Novelties on the site: anche se si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche.
Il sito verrà di continuo aggiornato: per cui occorre di tempo in tempo ridargli un’occhiata ed eventualmente proporre considerazioni, critiche o informazioni che saranno molto gradite.
Questo file in italiano ha il corrispettivo in inglese Anamnesis? A way for healing non rispecchiante però una semplice traduzione ma alcune differenze di impostazione dovute alle diverse fonti culturali, come pure quelli intitolati Consapevolezza e memoria, e Le faccende domestiche,Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro, Infanzia: tempo di mutamenti si differenziano dai corrispettivi in inglese - Intoduction, Consciousness and memory, Domestic chores.Ergonomics and psychology of a REAL work, Childhood: times of mutability - per dati bibliografici, citazioni e testimonianze.

Per accogliere le richieste di una più agevole lettura, i testi di questo sito sono stati - anche - trasferiti in un LIBRO: Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani

Cortina Torino
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E' ora in vendita anche il libro From children of YESTERDAY to adults of TOMORROW  in cui sono stampati i file in inglese: Abebooks.com, Alibris.com, BooksinPrint.com, GlobalBooksinPrint.com
anche presente in Kindle

Pubblicazioni

Nella rubrica Spazio a chi scrive del numero di novembre 2004 della Rivista Torino Medica, con questo stesso titolo e in parte questi stessi contenuti e impostazione un articolo costituiva un'auto-presentazione delle pubblicazioni e dei presupposti metodologici dell'autore. Ma era un articolo necessariamente ristretto e quindi impreciso se non poco chiaro per le condizioni obbligate di spazio concesse dalla Rivista: qui invece le tematiche ivi proposte possono trovare spazio sufficiente ad un'esposizione più ampia, cronologica e dettagliata .

maggio 1972 annno XIV n.5

A partire dagli articoli degli anni ’60 e '70
 - della rubrica Infanzia: un mestiere difficilissimo del Giornale dei Genitori,
 - di una collaborazione continuativa con il Centro Nascita Montessori,
 - di altre collaborazioni a riviste e partecipazioni a Congressi vari
 - della collaborazione al Comitato Italiano Gioco Infantile
poco per volta si è concretizzata in libri una parte di tutto questo materiale. Intanto però questo lavoro di precisazione di idee - comunque non teorico ma derivante da dirette, concrete esperienze e da descrizioni instradanti su di una sempre migliorata capacità di osservazione dei fatti - si è anche tradotto reciprocamente in accresciute e più precise capacità di attenzione e sintesi, da cui una sempre più incisiva possibilità di migliori spiegazioni di ordine generale e di nuovi apporti da tradurre in nuovi scritti.

Fra tutti questi articoli, conferenze, comunicazioni ecc., rivolti a sempre meglio definire dati e loro importanza epistemologica, un notevole sviluppo è stato offerto daalla serie di conferenze tenutesi nella Tavola Rotonda su La violenza contro il bambino, promossa dall’Associazione Donne Medico presso la sede dell’Ordine dei Medici di Torino e pubblicate nel secondo volume delle omonime dispense. Queste conferenze e i dibattiti successivi, anche basandosi su articoli, incontri e congressi di Medicina Psicosomatica sono state in seguito rimaneggiate in forma più organica per venir trasferite in un "vero" libro, organizzato in coerenti capitoli: Infanzia:tempo di mutamenti, speculare a quello già edito in precedenza con il titolo I complessi della casalinga, ora rinnovato con il titolo: Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro.
Il presente sito Web - http://www.thrivingandhome.com/ - con i suoi continui aggiornamenti accompagnato dal volume Bambini di ieri=adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani (che ne è lo "statico" derivato editoriale) era destinato a riassumerli e presentarli, ma a sua volta - giovandosi del tipico dinamismo della rete informatica - si è ampliato e continua ad ampliarsi in presupposti ed anticipazioni di nuove edizioni. 
Le casaalinghe sono managercopertina del libro
la "scaletta" delle età
la "scaletta" delle età

Infanzia: un mestiere difficilissimo? Individualità, sviluppo, evoluzione?

E' banale - anzi da considersi come ovvia - l'importanza e le difficoltà del Mestiere di Genitore: (vedi dal sito Genitori Ascolto Linea - scrivi a GeniAl):
Genitori non si nasce ma si diventa. Un mestiere difficilissimo al quale non si accede tramite una laurea o un esame d'ammissione. Non c'è università al mondo che possa diplomarci adatti. ...

CIASCUNO DI NOI È STATO BAMBINO, MA LO HA GIÀ DIMENTICATO E RITIENE DI ESSERE DIVENTATO INTELLIGENTE SOLO DA GRANDE.

Il diritto del bambino al rispetto - Janusz Korczak - Luni Editrice
eea)n mestiere inimitabile, bellissimo, unico... ma complicato. Non sempre ci si ritiene all'altezza di questo compit
Infatti chiunque ha necessariamente - bene o male - attraversato l'INFANZIA ponendovi le fondamenta della propria esistenza: non solo difficilissimo è quindi il "mestiere" di chi si trova ad "occuparsi" di bambini propri o altrui, ma ben più importante è la possibilità di aiutare chiunque almeno a conoscere meglio le caratteristiche se non altro del "suo" primo e primario difficilissimo mestiere.

 L' ALBERO  può venir proposto come una visualizzabile, statica, convincente metafora per semplificare i fattori che sottendono ad ogni - anche umana - vivente esistenza.
locandina Congresso Antropologia Firenze
albero
  1. Individualità:  possibilità e difficoltà presenti - o assenti - nell'ambiente ne sono le RADICI e il TERRENO
  2. Sviluppo: con le sue regolarità e concreta soliditàne è il TRONCO
  3. Evoluzione: quasi infinite ne sono le differenziazioni ed espansioni: RAMI, FOGLIE, FIORI,  FRUTTI, SEMENTI....)
Come ogni essere vivente l'albero per raggiungere la propria compiutezza deve potersi radicare su di un ben definito "terreno", ma deve anche trovarsi circondato nelle sequenze stagionali ed occasionali da un favorevole "ambiente" nutritivo e climatico. L'animale, e tanto più l'essere umano, però non solo "cresce" ma si "sviluppa": fenomeno questo molto più "com-plicato" che richiede di venir assecondato seguendo ben definite fasi, attraverso predisposte vie e modi di cambiamento in sequenze biologicamente determinate, secondo un ritmo di sviluppi fisiologici (al plurale) modulati sia nei tempi sia nelle modalità, al di là dei molti cambiamenti episodici che ogni vera esistenza attraversa. L'albero è una comoda iconografia, ma riferendosi alle umane esistenze e ad ogni umana attività, tanti più fattori cioé vanno considerati: ogni elemento della società umana non è certo monolitico come un albero nè nello spazio nè tanto meno nel tempo
Come già esplicitato nei files/capitoli introduttivi de Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un vero lavoro, di Infanzia: tempo di mutamenti, e di Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani, a prima vista gli inizi e le basi di questi sviluppi  potrebbero apparire argomenti piccini, insignificanti, estremamente privati, se non prettamente femminili. Ma occuparsi delle "complicazioni" esistenziali relative a bambini ed alla vita domestica non riguarda affatto solo situazioni insignificanti e private, ma addirittura  reggiunge le vere RADICI e il vero TERRENO da cui l'esistenza nel suo espandersi trarrà la necessaria linfa o continuerà nel tempo ad assorbirne i veleni depositati.
Pertanto con queste descrizioni non si chiacchera di "bambinate", ma proprio al contrario si presenta un approccio incentrato su di un massimo di robusta CONCRETEZZA da difendere
  1. per polemizzare contro gracili, "fumose" ipotesi teoriche; 
  2. contro inconsistenti, effimere 'mode' e dettami;
  3. contro descrizioni "episodiche", non emblematiche ma sentimentaloidi;
  4. contro  generalizzanti a vuoto, capaci soltanto di impedire ogni riconoscimento dei veri collegamenti "concreti" di causa-effetto;
  5. contro modi di pensare così poco realistici e così precari da divenire essi stessi spesso causa di perfin dirette violenze (questo era l'assunto di base delle Conferenze sulla Violenza contro il bambino);
  6. contro il disprezzo e la sconfessione della MEMORIA
  7. e finalmente: in favore della completezza dell' ESSERE a QUATTRO dimensioni: anche in quella del  tempo e non solo nelle tre dello spazio
Infatti se l’essere umano “maturo” è destinato ad essere molto potente e versatile è perché ogni tappa di questi sviluppi dovrebbe avergli lasciato - come una materia di studio ben assimilata - la propria solida impronta; ma questo attuarsi integrale richiede che ogni passaggio nel suo compiersi abbia trovato esatto riscontro nei tipici, concreti e precisi, BISOGNI psicologici e/o ambientali - nota bene: bisogni non "desideri" - di quella esatta fase nel suo orbitante percorso. 
Armonica pur nella sua tipica discontinuità ogni complessa sequenza si manifesta in cambiamenti delle forme corporee e - in concomitanza con questi - nel prevalere di alcune funzioni e relazioni, affetti e sentimenti, attività e preferenze...; come pure - fase per fase - nella costellazione meglio attivabile degli istinti (potentissimi fattori extra-personali da non confondere con le banali cosidette intuizioni).
Ed ognuno di questi raggruppamenti di fattori coordinati insieme giustamente venne definito complesso, con una accezione del termine analoga a quella poi venuta di moda nel caso dei “complessi” musicali.
Nella specie umana in particolare questa preparazione è molto prolungata e bisognosa: una così complicata rete di collegamenti del momento e del passato costituisce un elemento di fragilità, tanto più che - appunto come le materie scolastiche - le lunghe tappe preparatorie non sono del tutto attuabili senza adeguati apporti esterni.
Nella loro ben preordinata coordinazione questi sviluppi sono in apparenza discordanti?
Necessitano quindi di appoggi ben precisi, ma anch'essi varianti secondo ogni - apparente - irregolarità, incentrati con costante cura sulle ben precise costellazioni emotive attraversate proprio in quel momento. Come già ne spiega il titolo, Infanzia: tempo di mutamenti descrive e chiarisce i fisiologici - attuati o disturbati - cambiamenti in espansione e differenziazione visti dalla parte di chi si sta sviluppando; mentre ne Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologi di un VERO lavoro viene trattato il versante - adulto - degli “sviluppi” sia a partire dal loro contesto originario che di come elementi cardine di questo “lavoro” siano anche proprio attività particolari correlate direttamente con gli “sviluppi” delle generazioni successive
E se fossero le tue vibrazioni a creare il mondo in cui abiti? Oppure centralità eccentica?... Esistere, essere al mondo. Il mondo è fatto in questo modo. Sembra paradossale. Ognuno è il centro del mondo. E da questo punto di vista ha solo una cosa importante da fare. Ma esiste anche un altro punto di vista. E non è assolutamente in contraddizione con il primo. Ognuno di noi sa – o può rendersi conto – che ogni altro è al centro del mondo. Sembra il principio di una democrazia spirituale o metafisica.

Eugenio Guarini


L’educazione scolastica insegna a tutti il fondamento dell’educazione auditiva, in quanto insegna a tutti la base della nostra musica con le sette note musicali.
L’educazione olfattiva non può essere meno importante e sapere nominare l’odore della lavanda o della rosa non è meno importante che sapere nominare il blu o il verde.
In effetti la base dell’educazione olfattiva è di essere in grado di nominare gli odori con il loro nome, il quale non è così evidente. Il nostro senso primitivo dell’olfatto ha poco connessioni con il centro del linguaggio evoluto della corteccia superiore de cervello.
E’ sorprendente constatare il numero di persone che, sentendo l’assoluto di caffè o l’essenza di limone, sorridono sopra la bottiglia, riconoscendo soltanto le memorie felici associate a questi aromi, senza essere capaci di dare il loro nome a questi odori così familiari.
Sapere nominare gli odori che ci circondano e imparare a distinguere i diversi ingredienti che li costituiscono, sia di una creazione culinaria che di una composizione di essenze, sono i primi passi dell’educazione olfattiva.
La seconda tappa è quella di sviluppare la capacità di “ascoltare l’anima” mentre si sente una fragranza e di diventare consapevoli delle emozioni che produce e delle memorie che risveglia descrivendoli con parole, perchè verbalizzando si concettualizza e concettualizzando si appropria l’esperienza sul piano intellettuale. Il percorso didattico di queste due tappe è direttamente inspirato al Kodo Giapponese, la Via del Profumo, lo Zen dell’olfatto. (da www.profumo.it)

I feromoni

Ma a complicare atmosfere e rapporti, esiste pur sempre anche il presente contingente e la versatilità dell'ambiente e della “Vita” con tutto il loro bagaglio di variazioni continue, di cambiamenti episodici: in ciascun essere vivente espressioni chimiche ed energetiche dei biologici, potenti, inconsapevoli ISTINTI e delle EMOZIONI (come ne dice il nome: mutevoli e veloci) si manifestano in soggettive modificazioni viscerali ed esperienziali, ma altrettanto in fattori oggettivi non solo comportamentali, non solo psicosomatici ma anche "somato-relazionali".
Ineluttabilmente quindi - ed in collegamenti circolari ed intersecati - ogni corpo esistente riceve e scambia; ad ogni corpo vivente giungono impressioni e stimoli e da ogni corpo esistente partono emissioni nell’ambiente circostante: emissioni del tutto incontrollabili come quelle chimiche di feromoni volatili (nonché delle altre varianti del campo magnetico personale ecc.) che trasformano comunque ogni semplice “presenza” vivente in un fattore importante ed espanso di causalità effettuale, di modificazioni significative-
 
E se fossero le tue vibrazioni a creare il mondo in cui abiti?  (Eugenio Guarini)

Emotivo non vuol dire quindi “inconsistente” da sottovalutare se non schernire; le "emozioni" e i loro derivati ed effetti non sono "aggettivi", cioè semplici aggiunte di definizione, ma nella loro concreta sostanzialità sono veri "sostantivi" che indicano l’emergere e variare di fenomeni ben concreti - molecole chimiche (!) - anche se di brevissima durata. Inavvertite o non considerate perché troppo veloci queste espressioni chimiche delle condizioni interne non rimangono però nascoste all’interno degli organismi. Nell'interno dei corpi non sono soltanto manifestazioni tipicamente vitali della sfera somatico-viscerale: la loro attivazione colora e dà significato come una sottolineatura ad ogni momento dell’esistenza globale, la loro presenza funge da anello di coingiunzione con quelle altrui molto al di là della consapevolezza percettiva. Anzi nella soggettività individuale è proprio questo susseguirsi di trasformazioni interne autogene e/o modificate dagli stimoli ambientali scatenanti che possono, o meglio dovrebbero, trasformare in duratura e solida  esperienza ogni episodio della vita. Se “intuite” per mezzo di un ben affinato patrimonio di sensibilità da sempre in dotazione o di un suo recuperato risveglio, possono quindi permettere che la consapevolezza così valorizzata venga accumularsi in saggezza. Ma anche al di fuori dei corpi le molecole delle emozioni non si manifestano soltanto in visibili modificazioni viscerali ed in gesti e comportamenti: questa continuativa emissione chimica inconsapevole di feromoni volatili (nonché di ogni altra variante del campo magnetico ecc.) nell’ambiente circostante trasforma ogni semplice “presenza” vivente in una fonte di mutabilità di cui tener conto.
E così ogni organismo vivente è in ogni momento - senza neppure accorgersene - un fattore di modificazioni più o meno positive e/o disturbanti tutt’intorno a sé, ma è anche così che può divenire un elemento di raccordo di una vasta, affiatata catena com-unicativa: con le “sue” emozioni ciascuno con-tribuisce cioè a costruire e ridistribuire quella che chiamiamo genericamente "atmosfera”, quell'atmosfera "diffusa", quella possibilitò di "affiatamento" nel vero significato della parola che è la base del "complesso orale", di quel complesso orale che può venir esemplificato sommariamente con tutto quanto si riferisce a "entrate", "acquisizioni", "pienezza" ed anche con tutta la serie di vocaboli, verbi o sostantivi, in cui si presentano concetti di "insieme", di "diffusione", e con prefissi come "con..." , "sin...", o con termini contenenti l'idea di "fusione" come ad es. appunto "diffusione", fino però al suo negativo punto di svolta quando si raddoppiano questi fattori nella... con-fusione.
Gli ormoni sono molecole prodotte dal sistema endocrino che trasportano segnali all’interno di un organismo individuale, come messaggeri che comandano le funzioni biologiche del corpo. Dal greco pherein, trasportare e hormon stimolare. I feromoni sono molecole prodotte da diversi organi del corpo e vengono usate dagli animali per comunicare fra di loro. A questo scopo vengono espulse fuori del corpo in modo da potere essere recepite dagli altri individui. Non sempre i feromoni di un animale sono rivolti a individui della stessa specie. In effetti la funzione di queste molecole non è esclusivamente sessuale e ci sono numerosi esempi dello stesso feromone usato da diverse specie, anche per esempio da insetti e da mammiferi. La produzione dei feromoni ha un costo energetico molto basso ed è il primo sistema usato da organismi viventi per comunicare tra di loro, come il senso chimico è stato il primo da loro usato per percepire il mondo esterno. Lo scopo della produzione di feromoni è di fare pervenire un messaggio a lunga distanza dove i segnali visivi o auditivi non sono sufficienti, o per rinforzarli. L’interesse dei feromoni per lo studioso non risiede tanto nella loro composizione chimica quanto nella risposta comportamentale che scatenano. Possiamo identificare tre tipi di feromoni a seconda della loro funzione e due modi di azione con i quali provocano una risposta. Sono tre le funzioni che i feromoni prodotti possono avere verso i loro destinatari, anche se a volte un feromone ha più di un effetto. La prima è la funzione di identificazione, la seconda di allarme e la terza sessuale.
L'olfatto, molto sviluppato negli animali e [ si direbbe] poco acuto, invece, negli esseri umani ha una particolarità che lo distingue dagli altri sensi: gli stimoli odorosi vengono elaborati immediatamente dal cervello, prima ancora di venire codificati razionalmente. La mucosa olfattoria, infatti, è collegata a quelle aree cerebrali che archiviano le emozioni, perciò profumi e odori richiamano spesso reazioni di piacere o disgusto legate all'inconscio. In pratica, prima che la nostra parte conscia e razionale possa ricordare dove abbiamo già sentito una certa fragranza, l'inconscio risponde rievocando la sensazione registrata nella memoria. Questa comunicazione subliminale è molto rapida ed efficace ma poco conciliabile con il nostro modo di vivere e ragionare...  Questo sistema [si sviluppa] attraverso i feromoni, veri e propri messaggeri invisibili. Si tratta di sostanze organiche, volatili e inodori, secrete da ghiandole della pelle, capaci di modificare la fisiologia e i comportamenti degli individui della stessa specie. Quasi tutte le specie animali possiedono feromoni propri e li utilizzano per segnalare ai propri simili: intenzioni sessuali, situazioni di pericolo, necessità di aggregazione. I mammiferi sono dotati di una struttura specializzata nella ricezione di questi segnali chimici, l'organo vomeronasale, situato ai lati del setto nasale, sotto la mucosa olfattoria. (l'Organo di Jacobson un sesto senso pochissimo conosciuto, un secondo olfatto che raccoglie segnali chimici anche da grande distanza.)
Che i "feromoni" NON siano un'ipotesi più o meno fantasiosa è dimostrato persino dalla loro ampia e diversificata commercializzazione
  1. per produrre profumi ad alto impatto sessuale (vedi ad esempio la citazione tratta da La Via del Profumo), 
  2. in agricoltura per  produrre insetticidi e antiparassitari "biologici"
  3. in veterinaria per produrre veri e propri farmaci: ad esempio "tranquillanti fisiologici" per "controllare lo stress" di cani e gatti domestici.
  4. ecc. ecc.

Come nel caso dei "feromoni" ad uso veterinario, anche per gli esseri umani per uso "voluttuario" i feromoni come tali nella loro formula chimica sono in normale vendita: a prezzi "normali" non certo "economici", soggeti anche a "sconti".

I feromoni sembrano inviare un messaggio subliminare, quindi non percepibile coscientemente, ma che viene decodificato a livello cerebrale ed è in grado di influenzare i rapporti umani. L'olfatto quindi, uno dei nostri tratti più primitivi, esercita un forte influsso anche se inconsapevole. Come i sapori, gli odori vengono percepiti senza essere mediati dalla parte razionale del cervello, per questo sono uno strumento perfetto per fissare ricordi legati all'emotività più che al pensiero razionale. Inoltre lo stato di salute e lo stato d’animo delle persone provoca cambiamenti nel loro apprezzamento degli odori. L’odore di cibi pesanti delizierà un uomo affamato ma darà nausea ad uno afflitto da emicrania o da febbre...  E’ stato mostrato che l’anosmia (assenza di percezione olfattiva) specifica a certi odori corporei umani si sviluppa nei maschi (per l’androstenone) dopo l’età di pubertà, mentre la percezione della stessa molecola diventa più acuta dopo quest’età nelle femmine. L’anosmia specifica accerta l’inabilità a sentire coscientemente una molecola aromatica nelle diluizioni in cui è normalmente percepita, ma non prova in alcun caso l’assenza di “prime effect” (effetto sul sistema endocrino) sulle persone anosmiche, ma anche se così fosse, l’anosmia specifica a certi feromoni potrebbe essere soltanto il modo per alcuni persone di adattarsi all’ambiente, quando questi stimoli potrebbe essergli dannosi. La reazione a questi feromoni (acido metyl-exanoico, acido ethylheptanoico ecc), come ai feromoni di profumeria (zibetto, castoreum ecc) può essere sia di apprezzamento sia di disgusto, senza via di mezzo, mentre stranamente gli stessi prodotti animali poco gradevoli (zibetto) rendono tutti i profumi che li contengono più attrattivi di quelli senza. Gli odori ascellari umani, essendo feromoni, provocano sugli altri effetti fisiologici (prime effects), per cosi dire viscerali, poco consueti nell’interazione sociale civilizzata che si situa ad un livello mentale più che fisico. Gli odori corporei sono quindi giudicati negativamente e questo giudizio col tempo viene acquisito dalle persone, per assimilazione del patrimonio dei valori culturali, per esperienza personale quando si raggiunge l’età (con la pubertà) di essere affetto dagli effetti fisiologici degli stimoli feromonali altrui (e anche di influenzare gli altri con i propri), e raggiungendo l’età nel quale il giudizio altrui diventa di prima importanza per la propria sopravvivenza (vita sentimentale e professionale).

formula chimica del feromone - da uomo -


Feromone (per uomo)

Profumo da uomo ai feromoni

50 ml xxxx Euro 
formula chimica del feromone maschile


Feromone (per donna)

Profumo da donna ai feromoni

multi catferomone appagante del caneDAP Feromone Apppagante del Cane
Mezzi Biotecnici per l'Agricoltura  TRAPPOLE A FEROMONI Le trappole a feromoni sessuali sono uno strumento utile per razionalizzare la difesa antiparassitaria. Esse vengono principalmente impiegate come mezzi di monitoraggio per stimare la densità di popolazione di diversi insetti dannosi e per individuare i momenti nei quali intervenire con trattamenti insetticidi in modo che questi ottengano il massimo effetto. Solo per alcune specie in determinate condizioni l'uso delle trappole può essere considerato esso stesso un metodo di lotta riuscendo a contrastare, in una certa misura, lo sviluppo delle popolazioni (cattura massiva). Questo si può verificare ad esempio per le Tignole delle derrate, per i Rodilegno e per alcuni Lepidotteri di interesse forestale.
NOBEL: per la Medicina a RICHARD AXEL e A LINDA BUCK Stoccolma, 4 ott. (Adnkronos) Il Premio Nobel per la medicina è stato  assegnato quest'anno agli americani Richard Axel e a Linda B.Buck per le loro ricerca sull'olfatto e sui recettori correlati all'olfatto. La decisione è stata presa dall'Istituo Karolinskaia di Stoccolma pochi minuti fa. Linda Buck lavora al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. Axel, dell'Howard Hughes Medical Institute della Columbia University di Newì York, e dell'Hammer Health Sciences Center della stessa città, è nato nel 1946. 
Richard Axel e Linda B. Buck sono i vincitori del premio Nobel per la Medicina 2004. Il riconoscimento è stato attribuito ai due scienziati americani per le loro scoperte sui 'recettori dell'olfatto e l'organizzazione del sistema olfattivo.
- Sorpreso e molto felice.
 Si sente così il biochimico americano Richard Axel, dopo l'assegnazione del premio Nobel per la medicina 2004, ottenuto insieme alla connazionale Linda Buck per gli studi sull'olfatto. Lo scienziato, parlando alla radio svedese che l'ha raggiunto in California in piena notte, ha detto di avere appreso la notizia dai media e di essere veramente onorato. Normalmente i vincitori vengono avvertiti dal comitato dei Nobel ma in questo caso Axel ha avuto la notizia dal giornalista svedese.
- Chi  ha vinto con me?'ha chiesto.
E alla domanda di rito:

Cosa farà adesso?
ha risposto con ironia
- vado a farmi un caffé.
 Il premio è stato assegnato dall'Assemblea Nobel dell'Istituto Karolinska di Stoccolma ai due scienziati americani per la loro scoperta, pubblicata congiuntamente nel 1991, di una grande famiglia di geni, circa mille, che controllano i recettori dell'olfatto. Richard Axel e Linda Buck hanno poi proseguito i loro studi fino a chiarire così i meccanismi che guidano il sistema olfattivo, dal livello molecolare alla organizzazione di quello cellulare. Richard Axel, della Columbia University di New York, e Linda B. Buck del Centro per la ricerca sul cancro Fred Hutchinson di Seattle sono stati 'pionieri' in questo campo, grazie ai loro studi sui geni che controllano il meccanismo della percezione degli odori. Le loro ricerche hanno permesso di identificare una 'grande' famiglia di geni, circa mille (pari a circa il 3% del totale di quelli del genoma umano). Questi geni controllano i recettori olfattivi localizzati nelle cellule situate in una piccola area della parte superiore dell'epitelio nasale, captando così le molecole degli odori. Ma ogni cellula possiede solo un tipo di recettore olfattivo e ognuno di questi è capace di intercettare un numero limitato di sostanze odorose, per cui il sistema risulta molto complesso e specializzato. Queste cellule inviano informazioni direttamente ai glomeruli, piccole strutture situate nel bulbo olfattivo, area del cervello dedicata alla percezione degli odori. Ogni recettore 'dialoga' con uno specifico glomerulo. Da qui l'informazione viene trasmessa ad altre parti del cervello, dove si combina con altri segnali di vari recettori olfattivi. Grazie a questo sistema siamo in grado di sentire, ad esempio, il profumo di un fiore, di immagazzinarlo nella nostra memoria olfattiva e di riconoscerlo in un'altra occasione.
(Vedi anche nell'inserto de La Stampa - Tutto scienze e tecnologia TST - di mercoledì 1 giugno 2005 l'articolo di Aldo Fasolo: Caro voglio tutti i tuoi feromoni...)

Dal recentissimo al non certo ancora antiquato:
vedi I ferormoni in ginecologia umana a Pagina 187 degli Atti del Primo Congresso Congiunto delle Società Italiana e Francese di Psicoprofilassi Ostetrica - Venezia 26-30 maggio 1976 Ginecologia psicosomatica, Psicoprofilassi ostetrica: evoluzione e prospettive - a cura di Ruggero Cerutti - )
I° CONGRESSO GONGIUNTO DELLE SOCIETÀ ITALIANA E FRANCESE DI PSICOPROFILASSI OSTETRICA (XIeme de la S.F.P.P.O, V° della S.I.P.P.0), Venezia 26-30 maggio 1976 I ferormoni in ginecologia umana
La presente comunicazione si propone soltanto di attirare l'attenzione in campo 'umano' su di un argomento ricco di interrogativi e passibile di svariati sviluppi, quello dei 'ferormoni'. (Cioè di quelle sostanze a tipo «ormonale» la cui caratteristica precipua è di agire non 'entro' l'organismo che le secerne, ma sul comportamento relazionale e su alcuni equilibri fisiologici di altri organismi, raggiungendoli a dosi infinitesime e per lo più allo stato volatile).
Le due direzioni in cui si è più sviluppato lo studio etologico animale sono quelle dell'aggressività e della funzione sessuale soprattutto femminile (compreso quello che in fondo è un corollario di essa, l'eccitazione maschile). (Solo qualche studio riguarda altri campi: ad es. l'«apprendimento»).
(Per quanto riguarda la sessualità femminile è molto dimostrativo il caso delle topine allevate in assenza completa di maschi, per le quali è sufficiente qualche traccia di urina maschile per ricuperare un normale estro, fecondità ed 'oggetto' sessuale - cioè eterosessuale -, altrimenti «condannate» ad un omosessualità completa, ed alla mancanza di cicli estrali. Oppure, sempre nel topo femmina, l'espulsione spontanea dei feti e la ricomparsa dell'estro in gravide messe in presenza di un maschio più 'gradito' del maschio fecondatore - da una conferenza di D. Mainardi).
Nel campo umano finora sono stati pubblicati pochi lavori, i più noti dei quali riguardano appunto la sessualità femminile: la sincronizzazione dei cicli mestruali di donne conviventi, come ad es. studentesse di colleges americani che condividevano la stessa camera.
Su un fenomeno così vistoso quale la sincronizzazione delle mestruazioni umane (avallato pure dalla sincronizzazione degli estri in femmine animali), posso presentare osservazioni personali condotte per parecchi anni (cinque). Mi riferisco al sincronizzarsi delle mestruazioni mie e di mia figlia nei periodi in cui trascorrevamo insieme un certo numero di ore al giorno (mediamente tre-quattro) collaborando ad un'attività comune (ho l'impressione che questo sia il fattore determinante); e viceversa al loro desincronizzarsi nei periodi in cui le occupazioni di ciascuna divergevano. E, nel campo animale, il sincronizzarsi, al di là di ogni variazione del ritmo estrale (intervalli dai sei agli otto mesi), dell'estro nelle mie due cagne. (In questo caso l'intervallo - costante e regolare - di cinque-sei giorni tra l'inizio dell'estro nella più anziana ed in quella più giovane, avvalorerebbe l'ipotesi di un'induzione nella più giovane ad opera di ferormoni emessi dalla più anziana).
Non pretendo presentare con la presente comunicazione un lavoro sperimentale, e quindi non mi dilungo nell'esporre tabelle atte a documentare la cronologia di questi fenomeni, perché in questa sede mi preme maggiormente proporre interrogativi ed ipotesi.
Sessualità, aggressività, apprendimento ecc.: è probabile che queste sostanze abbiano vastissime ripercussioni su tutto il comportamento fisiologico e relazionale degli organismi biologici e degli agglomerati sociali.
Ma perché ne sappiamo così poco? Quale inibizione o mancanza di curiosità non ci ha consentito di predisporre accorgimenti tecnici atti a conoscerla meglio? Sarà forse perché, essendo la loro azione direttamente recepita da centri cerebrali sede di sensibilità protopatica, e scatenanti riflessi vegetativi, noi non siamo stimolati a prenderle in considerazione epicritica (e quindi «critico-razionale») come facciamo con le sensazioni visive ed uditive? O non ci è - ancora - culturalmente stato permesso di prenderle in considerazione, perché se si ammettesse anche questa via di comunicazione, questi messaggi interpersonali, dovremmo fare i conti con l'impossibilità di trasmetterli volutamente falsificati? (Non sarà questa la causa della fobia attuale del « body odour » e dell'enorme giro economico dei deodoranti?).
Ma, per fermarsi all'apparato genitale femminile ed alle sue funzioni: non potrebbe venir rivalutata in questo senso la funzione delle ghiandole accessorie peri-vaginali (oltre che di tutte le ghiandole apocrine del corpo)?
L'inibizione - magari per motivi psico-relazionali - della espulsione del secreto, dotato di effetto 'ferormonico' non potrebbe essere fra le cause di bartolinite? E come il ciclo mestruale o estrale può venir diretto da un ciclo — femminile — altrui, o l'estro venir indotto dall'odore di urina maschile, anche la fecondità umana, nelle sue varie tappe non potrebbe venir condizionata da influenze ferormoniche ambientali — maschili o femminili? E per tornare ai problemi generali: quale può essere l'influenza di sostanze - alimentari, voluttuarie, medicamentose, contraccettive ecc. - introdotte in un organismo nel condizionare gli altri organismi per mezzo di ferormoni così modificati? E quale l'azione dei cosmetici, detersivi, anticoncezionali locali, inquinanti ecc. come ferormoni artificiali o come agenti di disturbo? (Cito a questo proposito un episodio significativo: un banale spray insetticida a base di piretro, ma con propellenti e profumanti non meglio specificati, spruzzato sul dorso delle mie cagne provocò attrazione erotica ed eccitazione in tutti i cani maschi incontrati come se le cagne fossero state 'in calore'. Sono spiacente di non aver potuto dare una convalida sperimentale al fenomeno in quanto tale effetto 'ferormonico' risultò limitato ad una sola bombola e non si ripresentò più con altre della stessa marca e dello stesso tipo). (Un altro episodio riguarda invece neonati umani - una trentina: tutti i neonati della nursery di una Clinica Ostetrica - che scoppiarono a piangere in coro dal momento in cui venne iniziata un'inceratura a fondo dei pavimenti per le pulizie pasquali).
Ed infine: forse il problema praticamente più importante non riguarda l'emissione di ferormoni, quanto la recettività e la reattività degli organismi riceventi. Ed allora quale influenza possono avere in questo senso lo stato endocrino, lo stato emotivo, gli stress, i farmaci, la maturità o l'immaturità socio-affettiva?
RIASSUNTO. Nel corso del presente lavoro vengono citati esempi (soprattutto nel campo della sessualità femminile) e proposti interrogativi riguardanti i «ferormoni».


Integronics

Spiegazioni, esempi e proposte di collaborazione al riguardo si trovano nel sito e nelle pubblicazioni della Professoressa Cornelia Guja, della Cattedra di Antropologia dell'Università di Bucarest : Anthropology of the individual/integronics

energie e dita umane
dita umane
.. non c'è cosa nascosta che non sia resa manifesta, né cosa occulta che non sia conosciuta e non venga in chiaro
(Vangelo di Luca 8, 17)

Antropologia dell'individualità termine proposto per un nuovo campo interdisciplinare di approccio all'individualità umana nella sua totale complessità di corpo, psiche e spirito
Abbiamo costuito un certo numero di modelli per gli esseri  umani: il modello sistemico (figura 1) il modello di interfaccia (figure 2 e 3), il concetto di integronic (figura 4): vedi  figura).
Informazioni sull'Aura: proprietà fondamentali caratteristizzanti l'ovunque presente "aura" dei corpi , simile alla massa dei corpi ne caratterizza la qualità della sostanza; simile all'energia ne caratterizza la qualità del "campo". Le informazioni sull'aura rivelano informazioni "archetipiche". Abbiamo evidenziatto le seguenti forme archetipiche: globulare, ramificata, radiale e floreale.
Integronics - Questo nome è stato proposto nel 1977 per un nuovo campo teoretico che spiega i nostri risultati sperimentali e studia le leggi generali della coesistenza delle tre forme fondamentali: forme, sostanze, campo e aura.
Elettrografia - usata per studi sistematici sull'aura corporea. (Invenzione Roumena, Fl.I.Dumitrescu, 1975, completata da C. Guja, 1977-2002). La sintesi dei nostri risultati ci ha indirizzati sui "tipi biolelettrici" umani con finalità adattative come  le finalità adattative dei gruppi sanguigni.

Emozioni, istinti, contraddizioni

Candace PertMolecole di emozioni. Il perché delle emozioni che proviamo Pert B. Candace
Edizione Corbaccio 2000 Traduttore Perria L. Prefazione di Deepak Chopra
Perché proviamo certe sensazioni? In che modo i nostri pensieri e le nostre emozioni influiscono sulla nostra salute? In questo libro l'autrice cerca di rispondere a queste e altre domande che scienziati e filosofi pongono da tempo. Dopo la scoperta che esiste una base biomolecolare delle emozioni, l'autrice illustra i nuovi sviluppi scientifici e fornisce una chiave per comprendere noi stessi, i nostri sentimenti e il legame che esiste tra mente e corpo.

Scoperte e Scienza: W.ROSE scopre gli Amminoacidi Essenziali, se ne conoscevano 20 prodotti dall'organismo, lui ne scopre altri 8 molto importanti per alcune funzioni del cervello che sono presenti solo in alcuni prodotti assunti con l'alimentazione. La teoria che il territorio e i suoi prodotti alimentari abbiano influenzato molecolarmente l'intelletto e il carattere di alcuni popoli, diventa realtà (vedi 11 milioni, e 12.400 anni fa). Importanti sono questi amminoacidi per la formazione di alcune endorfine che regolano i livelli di alcune sostanze umorali (prima di tutte la serotonina) che determinano con la loro produzione e il loro livello il carattere tranquillo o aggressivo della natura dell'uomo. Ma la CANDACE PERTH negli anni '90 ne scoprirà altri, che determinano, i sentimenti, l'amore, l'amicizia, l'attrazione sessuale, le attività quotidiane, la volontà ecc.

Bambini di ieri=adulti di oggi.Adulti di oggi -> adulti di domani...?
In collegamenti di rapporti così mutanti e sovraccarichi di emozioni e di istinti ciascuno e in ciascun momento è - o può divenire - determinante su futuri scenari: imprevedibili e collettivi. Infatti un sistema in espansioni tanto differenziate che si regge su equilibri così acrobaticamente precari, un sistema così variegato di integrazioni multiple nel suo svilupparsi graduale attraverso precise tappe preparatorie e conseguenti irrobustimenti successivi può venir in ogni momento mutilato per vie più o meno dirette con vere castrazioni sul singolo individuo come su intere popolazioni.
trapezista in equilibrio precario... l'equilibrio precario di una trapezista...
Infanzia: un mestiere difficilissimo?
Particolarmente varianti e spesso spostantesi su orbitali antitetici sono le costellazioni emotive che contrassegnano fase per fase lo sviluppo. Sono fattori di grande potenza ma anche ulteriori elementi di fragilità: le tappe preparatorie, lunghissime - in apparenza discordanti ed invece ben coordinate per Natura - sono proprio tali per integrare il potere dell'individuo sui fattori discordanti dell'ambiente; ma i loro difficili equilibri necessitano allo stesso modo di ben precisi, potenti e ben impostati appoggi esterni incentrati sulle ben precise costellazioni emotive attivantesi momento per momento e soprattutto fase per fase.
A un osservatore disattento o prevenuto questi delicati passaggi obbligati sfuggono come tali: è così che troppo spesso, in modo che potrebbe sembrar irrisorio se non subliminale, momenti cruciali possono esser stati disattesi e interferiti: ma non impunemente. Gravissime conseguenze future ingarbugliantesi in - assurde - inestricabili complicazioni possono quindi quasi inavvertitamente, quasi inconsapevolmente prender piede non per errori madornali, non per cinico malvolere ma soltanto per il mancato tempestivo aiuto dato a fasi di sviluppo ignorate, per la mancata cura nella gestione di emozioni contraddittorie.
Precisi contingenti bisogni misconosciuti e/o non appagati tendono infatti a lasciare strascichi di precise, determinate incompletezze e/o deviazioni non solo nel presente ma a cascata per tutta l’esistenza, producendo mostruosità esistenziali analoghe alle dis-funzioni degli organizzatori-induttori dello sviluppo embrionale anatomico descritti da Spemann e Mangold
Nei libri presentati si insiste su di un discorso unitario che pone l’accento sul concetto di inizi, di passaggi successivi, di fasi di sviluppo, di passato, presente, futuro, di organizzatori e di coni di espansione che si integrano e interagiscono a vicenda... Ma vi si insiste anche e soprattutto allo scopo di sottolineare come - quando questi sviluppi vengano ostacolati - prendano origine circoli viziosi che si avvitano su se stessi bloccando anche le fasi successive, se non continuando ad aggravarsi verso vie patologiche a loro volta aperte a diramarsi al di fuori della persona singola fino a travolgere - nel presente, ma spesso anche ben oltre nel futuro - intere esistenze: la propria e molte altrui.
Come già accennato sopra, proprio in ogni momento della VITA in quanto tale, ogni istante deve essere sottolineato da particolari cambiamenti chimico-fisici dello stato interno: le emozioni o gli "stati d'animo", numerosi e mutevoli per definizione. Nel giro di pochi minuti infatti questo caleidoscopio di stati varianti di "umore", di attenzione e di corporeità psicosomatica si avvicendano e si contrappongono sia nell'interazione fra individui, sia tra individui e cause genericamente ambientali.
Molto spesso però questi cambiamenti chimico-fisici e le loro manifestazioni interiori si susseguoni in modo contrastante pur all'interno dello stesso individuo; ma questo non è affatto uno svantaggio: anzi ne dovrebbe essere una delle più efficaci funzioni per attivare più elevate "tensioni", per innescare più elevate differenze di potenziale da rendere disponibili come accumulatori di energia. Vissute invece come contraddizioni soggettivamente insolubili, come non sopportate conflittuali "esperienze emotive" interne, molto spesso queste incoerenze interiori NON accendono affatto scariche utili di energia potenziata: l'innalzarsi del potenziale (in senso elettrico anche letterale) che così viene prodotto può scaricarsi invece dannosamente in "sintomi" psichici anche gravi (tipo "ansietà" fino al "panico", sino allo svenimento... ) ed anche in vere disfunzioni se non lesioni di organi interni- vasi sanguigni, cuore, apparato digerente - ecc.

Gli affetti dovrebbero mantenersi nell'integrità dell'esperienza sensibile che è la condizione per conseguire la pienezza dell'esistenza, senza mai assumere l'aspetto difettivo di quella deprivazione sensoriale, di quell'inibizione da contatto caratteristica dei processi di razionalizzazione, evitando così il paradosso di una dignità della ragione che nega però l'integrità della persona. (dall'articolo di Marco Vozza su  TuttoLibri de La Stampa: sabato 10 settembre 2005)
e da una mail privata:
Affetto e comprensione? Macché!!! Rotture di scatole, discorsi senza senso, consigli non richiesti, umiliazioni, situazioni pesanti e tanto, tanto NULLA!
Il NULLA tappezzava le pareti di casa, usciva dalle loro bocche sotto forma di parole sconnesse, il NULLA pranzava e cenava con noi e sempre alla stessa ora. Il NULLA stava in una carezza mai data, stava nei loro cuori e nella loro mente. Quando non c'è "nulla" da dare, quando manca negli adulti l'esperienza delle emozioni e del vivere, bhe, allora, davvero, non c'è niente da fare e niente da dire.
Molti esiziali equivoci sono nati e continuano ad imperversare sull'onda delle teorie filosofiche - e religiose o pseudo-tali - tipicizzanti per millenni la nostra civiltà: la tendenza umana - o meglio la conseguenza di questo esser stati "deprivati" - non viene scalfita da qualsivoglia livello culturale ma l'emotività latente e non riconosciuta si manifesta in prevalenza verso la direzione della superstizione e dell'inganno gerarchicamente trsmesso piuttosto che verso la "pienezza dell'esistere" e delle sue LIBERE SCELTE. E così molte superstizioni dilagano seguendo qualsiasi elemento o fantasia come oggetto da adorare, fine da perseguire od in cui credere ciecamente, e su cui fabbricare un lingiaggio che li sostenga.
i processi di razionalizzazione, evitano ... il paradosso di una dignità della ragione che nega però l'integrità della persona
Ed è così che molti termini sono usati correntemente in modo impreciso a sua volta foriero di rinnovate "deprivazioni", mentre il loro errato significato viene a sua volta idealizzato come un IDOLO a cui dedicare superstiziosa adorazione: ad esempio razionale, razionalità, capire e comprendere cosa significano veramente? non derivano forse da precisissimi vocaboli latini indicanti soltanto "sistemi di misurazione" basati su sequenze lineari e non su misure di angoli che permetterebbero quanto meno un'approssimazione più realisticamente ampia? [ratio=righello, capienza= misura del contenuto].
Anche la parola e l'idea di "volontà" entra a far parte di questa confusione, di questa  "inflazione di significato": mai che si usi invece un termine come INTENZIONALITA' in cui la sottolineatura emotiva che ne indirizza la diretta azione momento per momento si intravvede come essenziale presupposto. (Quante volte ad esempio viene "accusato" di essere senza volontà chi invece è in preda a quell'emozione che si definisce desolazione per cui tutto diviene inutile e snza senso! quante volte viene esaltata la forza di volontà di chi, avulso dalle proprie sensazioni - e cautele - procede senza fare una piega! Un esempio impressionante nella sua sincerità può trovarsi citato in entrambi i files Consapevolezza e memoria e anche nel capitolo del libro Imbroglio è il contrario di svuiluppo.)

Ma non esistono soltanto le "emozioni" che si formano all'interno dei corpi: anche l’essere umano è inserito nelle variazioni dell’ambiente come parte ricevente/agente attraverso la via degli ISTINTI, una ben potente facoltà “biologica” chimica endocrina (e non solo), una via di "antenne" di ricezione-trasmissione, di costellazioni SENSORIALI di grandissima efficacia, pronte a decodificare peculiari stimoli ambientali nell'immediato per innescare RISPOSTE altrettanto immediate. E' una facoltà attivabile in comportamenti continuativi (ad esempio la vasta serie degli istinti sessuali che presumono pure gli istinti genitoriali e di attenzione ai segnali del cucciolo) o per lo più riconoscibile in casi "speciali" se non estremi di risposte comportamentali quasi istantanee susseguenti all'aver colto con precisione segnali da molto vasto raggio nello spazio e nel tempo per rispondervi con azioni stra-ordinarie. Gli istinti costituiscono un sistema potentissimo per la salvaguardia dell’esistenza dell’individuo o/e della specie, messo in moto da scariche di coordinati e duraturi ormoni e non soltanto da effimeri neuromediatori e neuromodulatori. Ma la costellazione del sistema endocrino è complicata, delicata, l'innesco chimico libera scariche di energia - elettromagnetica ecc. - che, una volta avviate, modificano ogni fattore circostante; e se gli istinti in azione possono determinare enormi cambiamenti nel modo di “essere” e di situarsi dinamicamente nella realtà, possono però procedere sia in modo molto appropriato, sia in modo disorganizzato e caotico, distruttivo. (Vedi come esempi dello stesso istinto sia i “salvataggi” che il “panico”, la “morte di crepacuore” e certe sopravvivenze al limite del “miracoloso”).
Ogni vivente con i suoi istinti ed emozioni contribuisce quindi momento per momento a costruire intorno a sé quella che chiamiamo genericamente "atmosfera”: in ogni momento - sia da adulto che da bambino - è già così di per sé un fattore di trasformazione, sia come fattore di disturbo, sia come punto di raccordo di una vasta, benefica catena “comunicativa”.
Riassumendo: suscitate e modificate in continuazione da condizioni endogene come da stimoli esogeni le emozioni si susseguono e si intersecano in forme non ipotetiche ma esprimendosi mediante precise basi chimiche ed energetiche: anch'esse come ne dice il loro nome, in continuo modulato movimento. Ogni esistenza quindi sviluppa di continuo moltissime vie di inter-azione nel presente immediato con correlazioni varie e continue con l’ambiente: come già detto sopra persino risonoscibili tecnologicamente come affidabili conoscenze “scientifiche” della omeostasi interna.
 
Ma non basta: accanto ai sistemi viscerali chimico-fisici di adeguamento dinamico all’ambiente, altri sistemi relazionali - movimenti e suoni - vi integrano ogni presenza vivente. Nella specie umana in particolare esiste anche in più la parola, speciale e sofisticato strumento di trasmissione di informazioni: e non solo per manifestarle all'esterno.

Dare alle emozioni il loro vero nome...

....quanto fanno male tutti quei sentimenti che rimangono dentro a marcire, quei pensieri incistati e senza voce...

Una vera medicina pratica e/o scientifica non può prescindere da un molto accurato approfondimento anamnestico del presente e del passato - anche remotissimo - del paziente in cura. E' proprio qui che si raggiunge il titolo Quando la cartella clinica è terapeutica e lo si collega alle fonti e agli scopi dei libri presentati nel sito e del sito stesso nel suo attuarsi dinamico.
Il significato reale di uno strumento come la parola consiste infatti - o almeno dovrebbe consistere (?!?) -  nel trasformare cose, fatti, situazioni di qualsiasi genere - comprese le emozioni stesse - da concreti in astratti; dovrebbe poter riuscire a rendere le imprecise, "pesanti" concretezze in immateriali ed agevoli percorsi di espressione e di reciprocità, facilmente interscambiabili, ed anche concretamente puntualizzabili (e memorizzabili).
Scopo della parola, scopo effettivo anche se spesso disatteso è - o meglio: sarebbe (!) - quello di dare il nome alle cose e così restituire loro - partendo paradossalmente da questa nuova base astratta - una rinnovata precisabile/precisata concretezza: proprio questa è la grande offerta terapeutica data dalla semplice anamnesi, purché non si cerchi soltanto di accozzare insieme una banale raccolta di informazioni. Permettendo ai rivissuti esperienziali con il loro vero completo contenuto di esprimersi - anzi di "rinascere" - diviene così possibile abbinare ogni dato al suo esatto nome e trasformare gradualmente una condizione di sofferenza inconsapevole in vissuta, ora accettabile esperienza.
So cosa voglio dire, ma non riesco a dirlo è la spiegazione più comune, e fanno male tutti quei sentimenti che rimangono dentro a marcire, quei pensieri incistati e senza voce. scrive Marco Lodoli su Repubblica di martedì, 19 aprile 2005 Pagina 21 - Commenti: La lingua rapita.... 
Fanno male tutti quei sentimenti che rimangono dentro a marcire, tutti quei pensieri incistati e senza voce?
Se accettati in un'offerta di imparziale ascolto, accadimenti solo interiori che rimarrebero dentro a marcire possono così con gradualità finalmente uscire dal profondo delle sensazioni e dei ricordi. Trovarne con il vero NOME la loro esatta collocazione concreta nell'esistenza e nel bagaglio di vissuta esperienza diviene come un "prodigioso" - "creativo" - momento liberatorio nella globale sensazione di "esistere": a questo punto cambiamenti intensivi nelle condizioni - e non solo in quelle psicologiche - possono succedersi in sequenze talmente rapide e intense da apparire... "magici".
Ma non è certo "magico" lo scioglimento delle tensioni accumulate nei pensieri incistati e senza voce quando finalmente la "voce ritrovata" si trasforma in riconoscimenti chiarificatori, in "restituzione" della propria identità reale e della propria reale - presente e passata - persenza-nel-mondo!
Sottovalutare questo strumento di chiarificazione e non solo di condivisione toglierebbe quindi elementi basilari di massima efficacia alla Medicina come professione pratica, ed anche alle esigenze scientifiche della ricerca Medica; ma fidarsene ciecamente senza darle un sostegno attento, cauto e  indirizzato non può che fornire risultati illusori e fourvianti. L'enorme utilità pratica del linguaggio verbale può infatti venir vanificata non solo dall'incapacità del suo uso appropriato in chi parla o da difettose traduzioni in chi ascolta: la parola è uno strumento comunque controllato dalla “volontà” e quindi anche dall’arbitrio, uno strumento che può venir bene o male gestito, ed anche bene o male ricevuto e/o interpretato; se non magari usato di proposito da entrambe le parti per travisamento e inganno.

Medicina, Patologia Generale, e ... falsa medicina

Con questo bagaglio di diversificati orizzonti si spiega meglio il titolo Quando la cartella clinica è terapeutica e i ragionamenti logici e i molteplici dati di fatto che sottostanno alle vere motivazioni di questa pagina. Infatti, come si può non tener conto attento e critico dello stato emotivo e culturale concomitante ad ogni momento dell’incontro medico-paziente?
Come è ammissibile una dottrina “scientifica” che presenti processi biochimici come fissi, quando invece si è in presenza di fenomeni tipicamente dissipativi?
La chimica delle emozioni…: come è ammissibile una dottrina “scientifica”, una insistita proposta (pseudo-)terapeutica che presenti simili ingarbugliati processi come semplici e immobili?
In gergo tecnico lo studio delle cause si chiama eziologia mentre lo studio dei loro meccanismi d’azione si chiama patogenesi; ma sia questa che quella possono esser considerate vera Scienza solo quando siano ben accertate e non arbitrariamente iper-semplificate; quando siano davvero considerate nella loro essenza, ma anche nel dinamismo delle loro evoluzioni: solo allora passibili di render plausibile un’idea astratta di Scienza pura attraverso eventuali verifiche, ripetizioni e conteggi, confrontabili osservazioni e, se del caso, anche sperimentazioni.
Una delle branche basilari della Medicina teorica è quell’insieme di dottrine e ricerche chiamata in ogni lingua Patologia Generale destinata ad occuparsi di tutto il sistema variegato e composito delle cause, concause, situazioni, interazioni. In sequenza con la Fisiologia normale a questo campo di studi compete lo studio dell’evolversi o meno delle disarmonie apportate alla omeostasi dinamica. Ma ben raramente cause isolate e statiche incidono in modo determinate sulla “salute” nel loro modificare il normale svolgersi dei fenomeni vitali, nel normale interagire fra questi e quelle: ben più frequenti sono i raggruppamenti - "costellazioni" - di cause e concause e le loro varie e interrelate possibilità d’azione. E non solo ciò va considerato in vari modi e non solo  prospettandosi un'ipotetica SALUTE data per certa: la salute non è un concetto statico ma è un momento sempre in bilico su quei continui equlibri dinamici che definiscono la vita stessa.
La vera fisiologia dell’esistenza in atto non può prescindere dalle correlazioni multiple del presente, ma neanche dalle varie modalità trascorse in cui si era concretizzata l’essenza di quel vero essere umano. Emozioni, rapporti, sentimenti, affetti, esperienze soggettive fanno parte della realtà effettuale, della complessiva realtà delle condizioni corporee anche di quella realtà definita come psicologica: la loro sottovalutazione toglierebbe elementi basilari di efficacia alla Medicina come professione pratica, come peraltro pure alle esigenze scientifiche della ricerca Medica nel riconoscimento della vera pluralità dei nessi autentici di causalita
Detto di nuovo e in termini più espliciti: se ogni dato non è correlato con la parte psicologica ed esperienziale nel tempo dell’esame del paziente, se non contiene anche il massimo di questo tipo di informazioni ogni diagnosi non può che dare risultati difettosi.
Ma questo non basta: anche il medico stesso - come del resto chi comunque circonda ciascuno fin dai suoi primi approcci infantili alla vita - esce allo scoperto da un suo proprio passato, bene o male vissuto, e bene o male integrato nel suo vero "essere-nel-mondo" del momento presente.
Come si può non tener conto attento e critico dell'uso reciproco dei linguaggi - strettamente al plurale - e dello stato emotivo concomitante ad ogni momento dell’incontro medico-paziente? Come si può non rischiare di travisare tutto il quadro, di sottovalutare elementi fondamentali e/o di ingigantirne altri? come si può riuscire a scindere e riconoscere i veri appelli relazionali dai sintomi fisici? o al contrario come si può evitare di dar retta a veri inganni rifilati come richieste?
Come ci si può difendere contro simili errori colossali, a loro volta a rischio di venir autoconfermati in successive statistiche puramente numeriche? E se la Matematica è il fondamento basilare di ogni serietà scientifica perché poi posporre se non ignorare la matematica degli algoritmi rispetto a quella delle tanto travisabili statistiche?

Cambiamento "inconcepibile", oppure "transito" e "resilienza"?

Che pressante "valore" attribuire a cosidette "terapie" - sottinteso: per lo più ma non solo - farmacologiche - quando si confondono nel modo più totale sintomi con cause?
Ed, ancor peggio, quando sintomi transitori vengono equivocati come totalizzanti "malattie"?
Come non travisare ogni dato quando "quel" momento presente, ognuno di quegli infiniti e infinitamente transitori "momenti presenti" viene percepito e razionalizzato come un "assoluto"? Come non cadere nell'inganno di compartimenti stagni, rappresentativi di un modo di pensare, di una mentalità in cui non ci sono nessi di causa-effetto, non ci sono il prima e il dopo, il dentro e il fuori? quando ogni "prima" ed ogni "dopo" sono la stessa cosa e "il passaggio da una condizione all’altra, solo apparentemente descrive un cambiamento, ed è invece  qualcosa di  artificioso, dovuto all’intervento del farmaco?

...  Senza di  quello, il  passaggio è impossibile (inconcepibile) ...
Il mio mal di testa è stato sempre un compagno fedele in questi  anni. Non posso dire di  averlo da sempre perché  i ricordi più lontani mi portano al periodo delle scuole superiori, diciamo dopo i 15 anni. Mi succedeva di soffrirne in tempi diversi, non secondo una schema prefissato, ma ripensandoci ora una cosa che non cambiava mai era la sua intensità: lo ricordo forte. La sensazione che  si presentava era quella di un dolore  estremamente debilitante, da allontanare. L’insorgenza era improvvisa, non la collegavo, allora, a nessun evento scatenante era come se partisse dal nulla. C’era un  prima, senza mal di testa e un dopo senza mal di testa: in mezzo il dolore. Ma a differenza di una normale sequenza temporale, il  prima e il  dopo erano la stessa cosa. In un certo senso non si poteva nemmeno parlare di prima e dopo ma semplicemente di fatti assoluti: se1 è la condizione senza mal di testa e 0 quella con, si  potrebbe descrivere  in questo modo: 10101010101010. Il passaggio da una condizione all’altra, solo apparentemente descriveva un cambiamento, era invece qualcosa di artificioso, dovuto all’intervento del farmaco. Perché 0 potesse ritornare a 1 era necessario l’utilizzo di un un antidolorifico. Senza di quello, il  passaggio era impossibile (inconcepibile) era come se “1” una volta insorto il dolore non riconoscesse la possibilità di un ritorno alla condizione senza dolore. In sostanza la fase precedente non esisteva più. In realtà non era mai esistita, così come non esisteva quella successiva: il mal  di  testa diventava un fatto assoluto e come tale non aveva né una causa di insorgenza e tanto meno una possibile remissione nel tempo: doveva semplicemente sparire e al  più presto, non esistere più e l’unico modo era intervenire con la pasticca quanto prima possibile. 
Non c’era il concetto di malattia: causa, sviluppo e remissione, con la relativa sequenza temporale, ma solo
due fatti(due blocchi monolitici) non collegati in cui l’antidolorifico entrava come fattore esterno. Questo spiega perché il pericolo dell’abuso e degli inevitabili  effetti collaterali non intervenissero. La possibile compromissione di altre funzioni vitali era ignorata o forse vigliaccamente accettata: la testa era una cosa, il dolore un’altra, il farmaco faceva passare il dolore, il resto: niente (il tutto, come in compartimenti stagni, era rappresentativo di un modo di pensare, di una mentalità in cui non ci sono nessi di causa-effetto, non ci sono il prima e il dopo, il dentro e il fuori)
Oggi la cosa è cambiata. Il dolore si presenta molto variabile sia come intensità(anche se decisamente inferiore rispetto al passato) sia come periodi di insorgenza. Ha sempre una causa(che spesso va indagata) e una durata che può variare da qualche ora a un giorno (raramente di più). A volte passa dopo il sonno, a volte dopo un sogno (un sogno può anche generarlo) a volte dopo il pensiero (anche il pensare può generarlo), a volte sembra causato da una arrabbiatura che non ha avuto sfogo o ancora dalla stanchezza fisica o da un ricordo doloroso che fatica a tornare a galla. In  ogni caso la sensazione è che non solo il dolore passerà di lì a poco ma che abbia assoluta necessità di svilupparsi. Più di ogni altra cosa è che una volta passato, il mio essere dopo, sarà  diverso dal mio essere prima. Cioè in  questo momento il dolore sembra un
transito, quasi un traghetto che porta da una sponda all’altra [vedi concetto di Resilienza]. E’ ovvio che l’utilizzo del farmaco diventerebbe doppiamente dannoso sia per la sua stessa natura di “veleno” per il corpo sia perché impedisce il transito o lo accelera in modo artificiale impedendo tutte quelle modifiche interiori(a questo punto direi anche  biochimiche) che hanno invece bisogno del tempo e dei passaggi giusti.
Ecco che, a differenza di prima, il modo corretto per rappresentarlo diventa una sequenza numerica in cui il dolore interviene come un punto di domanda (per le
innumerevoli incognite che si porta dentro) e in cui ogni numero rappresenta il risultato di una serie di input interiori ed esterni: …_2_3_?????_4_7_???_8_12_?.....
Anche se nella eccessiva semplificazione di quest’ultimo “disegno” è chiaro come il mono-tono del primo (10101010101010…), che ho volutamente ricondotto al linguaggio binario dei computer
si addica ad una macchina ma non di certo ad un essere umano

Memoria e medicina: il tempo "ritrovato"

Della Medicina come insieme di studi fanno parte varie branche, sia come basi soltanto teoriche, sia utili per differenziare le conoscenze e le prestazioni a seconda di vari criteri, seguendo sequenze di approccio più o meno di logica o di… mercificazione.
Anche un medico generico veramente curante, e non solo un "alleviatore di sintomi contingenti", deve occuparsi di bambini ed ex-bambini il cui sviluppo in atto o pregresso risulta difettoso. E così nel variegato gioco delle cause e concause patogene (e/o salvifiche) la medicina, sia nella sua forma primaria di igiene e prevenzione, sia in quella secondaria di terapia, deve tener conto della vera fisiologia dell’esistenza, che non può prescindere dalle correlazioni multiple del presente, ma neanche dalle varie modalità in cui si era concretizzata nel tempo. Negli animali ed in modo  ancor più potente nella specie umana, esistono altri fattori solo accennati nella stabile vita degli alberi: come lo sviluppo in termini di "futuro" ha per Natura una sua regolarità intrinseca, così questa regolarità fondante può ritrovarsi depositata in un’altra enorme esprimibile dotazione, la MEMORIA. La lunga preparazione e la complicata rete di collegamenti del momento e del PASSATO, che ha per Natura questa regolarità intrinseca in termini di "futuro", con la stessa regolarità fondante si ritrova sistemata in quest'altra enorme dotazione.
In reconditi spazi inespressi della "memoria biologica", di una "memoria genetica" è però anche depositato e ritrovabile non solo tutto il passato attuato, ma anche in modo preordinato quello mancato e geneticamente predisposto. Niente vi va perduto né degli eventi, ma neanche delle fasi di sviluppo pur disattese o smentite: in ogni momento tutta la sequenza dei fatti e dei percorsi può venir ritrovata e riattivata verso una maturazione anche ottimale.
Nel variegato gioco delle cause e concause patogene (e/o salvifiche), la medicina sia nella sua forma primaria di igiene e prevenzione, sia in quella secondaria di terapia, deve quindi tener conto anche di queste dinamiche della Fisiologia dell’esistenza in atto, ma deve altrettanto conoscere le varie modalità in cui si erano concretizzata nel tempo per potersi ritrovare nella memoria.
Ciascuno non può mai esser dato come tale e come tale immodificabile; ciascuno non è costituito soltanto da tre dimensioni ma da quattro. Ciascuno, prima di raggiungere la pienezza esistenziale del momento presente, ha dovuto - o avrebbe dovuto -  aver assecondato le proprie ben definite fasi di sviluppo nelle loro sequenze biologicamente determinate: come può occuparsi veramente di quelle altrui un medico che ignori tutto questo? Detto in termini si nuovo più espliciti: nell'accostarsi al paziente non basta tener conto in modo sentimentale - o quasi - dei cosiddetti fattori psicologici del momento e neanche dell'incontro in se stesso, poiché ogni diagnosi ed ogni terapia mancante di un lavorio minuzioso di ritrovamento del passato, non può che essere superficiale; e quindi magari sostanzialmente erronea quando non dannosa.
Nella scienza l'inaspettato che dà grandi informazioni si dice serendipity: ed ecco che una attenta, paziente e ben orchestrata anamnesi, non solo può rivelarsi un fondamentale strumento diagnostico spesso molto migliore di sofisticate se non invasive analisi strumentali; ma può diventare anche e persino (e qui sta l’inaspettato regalo!), uno strumento di cura se non si arresta a banali domande-risposte, ma prosegue … fino a diventare addirittura l’elemento cardine di una sotto-specialità a se stante della psichiatria come la psicanalisi.

Passato ricostruito e sequenze riattivate 

Esistono malattie che impegnano il corpo fisico in vari modi, ma esistono anche molto numerose e molto invalidanti malattie vere - non "immaginarie"! - che impegnano la parte non-materiale, o non solo quella materiale della persona: nevrosi e psicosi non sono "immaginarie" e neanche "misteriose" o da combattersi con la volontà (???) o comunque sia con cure quasi superstiziose, o con "medicine specifiche". E’ stato detto che la follia è l’oblio di un grande dolore…: ma non è affatto detto che questa perdita di consapevolezza e autenticità sia un destino ineluttabile. 
E proprio di tutto questo dovrebbe occuparsi una specializzazione importante della Medicina come dottrina e come professione: la Psichiatria il cui campo d’azione è deputato ad approfondire quanto riguarda l’essere umano nelle sue interrelazioni e nei suoi personali vissuti. Una cura efficace delle nevrosi (ed anche di molte psicosi) esiste ma è dura e spesso molto dolorosa: però, partendo dalle origini e aiutando a rivivere e superare traumi anche altamente distruttivi, può restituire quanto è stato perso o danneggiato, può permettere - a chi se la sente - di ritrovare la propria infanzia danneggiata o spezzata. Ed esiste pure oltre alla solo teorica Psichiatria, una sottospecialità più pratica come la psicosomatica: utilissima sempre ma indispensabile nei casi più gravi in cui i ricordi si manifestano come rivissuti corporei, in cui è il CORPO stesso che "descrive" i fatti prima ed accanto alla possibilità della mente di rievocarli. In altri termini questa sottospecialità, che fonde insieme ad ogni livello una svariata serie di conoscenze, dispone degli strumenti concettuali per distinguere tra manifestazioni corporee attuali e rivissuti pregressi fino a fornire persino dettami per venir a capo di situazioni psico-fisiche derivate da traumi e violenze gravissimi, impensabili in tempo di pace e/o perpetrati contro bambini cresciuti in famiglie dall’apparenza “normale”. Gravi ed anche terribili accadimenti possono quindi essersi posti come ostacoli sul percorso esistenziale di chi poi ha cercato con l’oblio di annullarli, con un "oblio" che non è né un difetto né una debolezza: è ben verosimile infatti che l'oblio copra lesioni sofferte e fatti ben precisi talvolta da etichettarsi come vere "torture", copra fatti "dimenticati" perché realisticamente al limite della sopportabilità. E questo oblio - però a sua volta patogeno - non deriva certo da inconsistenza o stupidità: anzi è qualcosa come una - seppur inconscia - censura deliberata, estenuante e interminabile, per di più qualche volta indotta e programmata dall'esterno swotto forma di "proibizione", una censura in fondo attiva che trascina seco conseguenze a valanga, sia come faticoso impegno, che come impoverimento, che come fonte di ulteriori rischi.
PTSD e DISSOCIAZIONE. Inizia ad esserci un'ampia evidenza negli studi di Neuroimaging sul fatto che differenti stati dissociativi (dissociazione emozionale e dissociazione sotto forma di derealizzazione/depersonalizzazione) corrispondono a diversi pattern di attività cerebrale. Un modello dettagliato è in fase avanzata di preparazione da parte del gruppo olandese di van der Hart e Nijenhuis. Van der Hart in passato ha correlato la dissociazione da trauma con gli studi sulla risposta animale all'attacco dei predatori. Assume sempre più importanza il DESNOS (Disorder of Extreme Stress Not Otherwise Specified), un disturbo proposto da anni per l'inserimento nel DSM, soprattutto da Judy Herman e Bessel van der Kolk (due dei principali studiosi mondiali del PTSD - disturbi post-traumatici (PTSD) -). L'anno prossimo la conferenza ISTSS sarà dedicata proprio al DESNOS (Disorder of Extreme Stress Not Otherwise Specified). Il DESNOS è caratterizzato da una forma grave e persistente di disturbi tipici dei PTSD, ed è particolarmente refrattario alle terapie. Nel DESNOS sono spesso presenti gravi disturbi dissociativi, forti difficoltà nella costruzione e mantenimento di relazioni interpersonali stabili, significativi sintomi somatici e di abuso di sostanze. E' spesso correlato con patologie di asse 2 (ed in particolare con i disturbi borderline).

Ma anche nei casi più gravi, anche quando l'oblio sembra profondo e pesante in ogni momento e in modo assolutamente impressionante possono comparire subitanei violenti sprazzi di vivide memorie, quegli sprazzi di consapevolezza, e non di soli “ricordi”, efficacemente chiamati - dai registi cinematografici  e non dagli psichiatri (!) - flash-back. Questi rivissuti possono spontaneamente diradare l'ottundimento, o farsi largo al cedere dello sforzo della censura, ma mai questo avviene per sforzo di volontà, nè per una particolare capacità della mente, e neanche per un qualcosa di "magico" come potrebbe apparire, quando sono accompagnati da genuine, inaspettate manifestazioni corporee. E quando questo avviene si è in presenza delle massime possibilità di successo di una terapia psichiatrica, di una psichiatria che però germogli da solide e non equivoche basi nel campo della grande Medicina generale.
 
Comunque anche per se stesso un medico veramente curante, e non solo un "alleviatore di sintomi contingenti", può e dovrebbe non solo restituire fondamentali apporti di saggezza e conoscenza ai pazienti "bambini dallo sviluppo infelice" usciti da uno sviluppo difettoso da recuperare, ma proprio da questi ex-bambini e dalle loro esperienze magari assolutamente terribili - se accolte, aiutate ad essere rivissute e risolte - può integrare in evoluzioni altrimenti impensabili il proprio spessore umano, le proprie conoscenze non solo tecniche professionali: la propia apertura sociologica e storica di cittadino consapevole

Psicoanalisi 

Quindi se la follia è l’OBLIO di un grande dolore… non sempre il destino di sviluppi mal-condotti o di infanzie traumatizzate è determinato in via definitiva: anche in questi casi la medicina e le sue specializzazioni possono proporre una terapia che non sia solo una compensazione di sintomi, ma una piena restitutio ad integrum con una prospettiva finale di guarigione riconducibile alla ricostruzione di esistenze ed essenze come avrebbero potuto e dovuto essere. 
Non posso mettere ogni cosa direttamente in ordine. Il ricordo va avanti e indietro non segue una linea diritta... L'avviarsi in simili vacillanti e imbrogliati passaggi, l'avvicinarsi e evitare la terribile verifica che ciò sia potuto capitare... Però il riconoscere che là sta la causa della sofferenza, e che questa causa ha un senso, permette l'accettazione di queste memorie a più livelli, [anche se e quando] il lavoro interiore e la terapia hanno perso [e inevitabilmente] ogni dolcezza.
E un simile difficile, spesso impressionante e zig-zagante procedere non è senza ulteriori ricompense: le traversie vissute e chiarite dei pazienti usciti da situazioni, mai altrimenti esperibili da chi ne viene così a intima conoscenza, offrono a loro volta importantissime fonti di inaspettate informazioni e consapevolezze. Chi le accoglie e le "comprende" ne ricava profondi arricchimenti culturali sul piano personale e professionale e non solo privato, mentre reciprocamente questi ex-bambini traumatizzati - pur se in modo assolutamente terribile - con le loro accolte, rivissute e risolte esperienze possono non solo recuperare se stessi ma offrire a tutti fondamentali apporti di saggezza e conoscenza.

Non bisogna però sottovalutare che ben più spesso qualcosa di disturbante da nascondere può magari riguardare non soltanto fatti dolorosi accaduti, quanto altrettanto insopportate "esperienze" interne: cioè emozioni considerate inaccettabili perché troppo in contraddizione con altre emozioni. In altri termini: assumendo che patologie mentali siano formate da compensazioni fasulle e durature, non esistono solo traumi “esterni”, esistono anche difficoltà non risolte nella gestione contradditoria delle emozioni; senza contare che ancor più spesso gravissime conseguenze future derivano da momenti cruciali dello sviluppo interferiti in modo che sarebbe sembrato subliminale. Accanto a veri traumi catastrofici ed a vere violenze subìte, all’origine di invalidanti patologie “mentali” esistono infatti anche danni in apparenza "piccoli": per aver scombinato una cruciale fase di sviluppo, per esser giunti in un momento e in modo sbagliato del processo di armonizzazione delle maturazioni intelletuali, sociologiche e affettive una simile serie di "irrilevanti inconvenienti" non solo altera quella cruciale fase, ma anche le sue successive, avviando a valanga una catena di errori in peggioramento. Ed è proprio alla base della  grande scoperta, del grande regalo datoci da Freud - la psicanalisi - la possibilità di equiparare la cura di tutti questi pazienti: tanto quelli sofferenti per accadimenti traumatizzanti che quelli impegnati in soggettivamente insolubili conflitti interni, e/o tormentati da emozioni soggettivamente inaccettabili. Proprio questo riconquistato rispetto per tutte le situazioni iniziali ha permesso un così enorme progresso nella teoria e nella pratica; e da allora non solo offre una così valida possibilità agli psichiatri di ottenere vere guarigioni, ma propone più precise possibilità di cura alla medicina nel suo insieme, e garantisce anche continui apporti concreti al generale bagaglio della scienza biologica e socio-antropologica.
 
Ogni terapia, per non essere solo una compensazione di sintomi, o un fattore di cronicizzazione deve tendere alla piena restitutio ad integrum: ecco perché può esistere una prospettiva finale di guarigione anche per ogni patologia mentale. A proposito di psicoterapia/e si parla tanto di “analisi finita o infinita”: anche in questa sotto-specialità della medicina bisogna tendere ad ottenere una cura che possa dirsi sul serio “finita”.
  1. Lo è quando memoria, presente e possibilità slatentizzate si riallineano in un tutto finalmente armonizzato;
  2. quando la persona è giunta davvero alla sua età non anagrafica ma veramente ESPERIENZIALE;
  3. quando forma, attitudini, enegie, consapevolezze, emozioni ed istinti si sono resi finalmente disponibili.

L'infanzia non esiste. Esiste lo sviluppo e lo sviluppo è cambiamento liberatorio

Per concretizzare con documentazioni di PRIMA MANO copio anche qui paragrafi conclusivi e