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Quando la cartella clinica è terapeutica diAnna Abbiate Fubini è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.


Quando la cartella clinica è terapeutica

28 novembre 2016


Verso il 20 gennaio 2010 intrusioni esterne non autorizzate hanno MANOMESSO questo file togliendo figure e link ecc. come pure i file collegati memoria.htm, adagobetti.htm  e novelties.htm

A questo file va affiancato jl nuovo testo Medicina: una faticosa, realistica scienza che propone un'accuratissima disamina diagnostica:  lo ricaviamo dal sito http://www.giulemanidaibambini.org/area-scientifica/false-adhd
integrandolo con qualche nostra ulteriore considerazione


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Insieme LE FACCENDE DOMESTICHE e INFANZIA: tempo di mutamenti formano la parte integrante di un discorso unitario e speculare dedicato al concetto di INIZI, di passaggi successivi, di fasi di sviluppo: di passato, presente e futuro, di "organizzatori" e di coni di espansione - ...dal sublimato al concreto dal corporeo all'astratto - che si integrano e interagiscono a vicenda.
In altri termini, reciprocamente entrambi - l'uno "dalla parte dei bambini", questo "dalla parte degli adulti" - cercano di contribuire a far considerare le "attività umane" e non soltanto gli "esseri umani" secondo "paradigmi di sviluppo" che si succedono si collegano in passaggi diversificati che, se in apparenza contrstanti, sono invece regolari, consequenziali, in necessaria integrazione.

Healthy Children Development is Essential for Lifelong Health
  • Non c'è salute senza la salute mentale
  • La Medicina moderna, passa da esclusiva azione di cura della Malattia, a quella più vasta di promozione e tutela della Salute
  •  da una maturazione armoniosa - o armonizzata - evolveranno le migliori nuove vie costruttive
Indice interno:
 #aggiornamentiricerca della normalità, #pubblicazioni, #mestiere difficilissimo(*), #feromoni, #integronics, #emozioni#istinti, #medicina, #cambiamento inconcepibile, #memoria, #ricostruzione, #psicoanalisi(**), #transfert, #Importanza_dei_sensi
(*) con una piccola aggiunta di testo e di link. (**)da notare con molta attenzione la nuova aggiunta - conclusiva e fondante.

Art.23 del CODICE DI DEONTOLOGIA MEDICA - italiano - 1998 - Cartella clinica

La cartella clinica deve essere redatta chiaramente, con puntualità e diligenza, nel rispetto delle regole delle buona pratica clinica e contenere, oltre ad ogni dato obiettivo relativo alla condizione patologica e al suo decorso, le attività diagnostiche - terapeutiche praticate.
Maggio 2014: cambio di paradigma della Medicina moderna, che passa da esclusiva azione di cura della Malattia, a quella più vasta di promozione e tutela della Salute.
Molto più ampio di questo file il capitolo omonimo del libro Consapevolezza e memoria si trova ora in rete come: Quando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vit


Premesse: alla ricerca della NORMALITA'

SVILUPPI NORMALI e MEMORIA come campi di studio e ricerca sono oggetti dinamici di una SCIENZA multidisciplinare non avulsa dalla CONCRETEZZA. Il punto-chiave qui presentato si vale come base assoluta di una sistematizzazione descrittiva - non certo prescrittiva! - di quanto corrisponde, o almeno si avvicina a corrispondere, ad una piena NORMALITA', secondo quel tipo di disciplina teorica che negli studi di medicina generale si chiama FISIOLOGIA, consecutiva alla basilare ANATOMIA evidenziandone il DIVENIRE che può indirizzarsi - momento per momento - verso vie sane e evolutive e può altrettanto incontrare situazioni di disagio e/o vera malattia. Quattro dimensioni ha infatti l'esistenza "psicosomatica" umana di cui - oltre a quelle dello spazio sia interno che ampiamente esterno - l'accumularsi del tempo ne è parte essenziale. In quest'ottica anche la Medicina in azione, la clinica al letto dei pazienti può esser strettamente legata all'attività generale di RICERCA delle cause, dei meccanismi e degli effetti. Non soltanto metodo pratico di "cura" la "medicina psicosomatica" accompagna verso le vie della "teoria" la miriade di fattori che sottendono ogni istante dell'esistenza di ogni individuo singolo: verso il campo della "Scienza” in generale e indirettamente, anche - oltre la Medicina - verso i campi allargati socio-antropologici. Nelle discipline mediche se esiste la fisiologia che considera astrattamente l'individuo singolo, esiste infatti pure l'epidemiologia, parte in fondo anche di discipline a se stanti - sociologia, antropologia ed anche: STORIA - che esplorano la miriade di sistemi in cui si dipana l'esistenza collettiva degli "individui singoli": sia in sé, sia nel loro trascorrere nei TEMPI, nell'andamento delle diverse organizzazioni socio-politiche e ambientali e nelle loro intersecate variazioni. In un così variegato approccio alla conoscenza e ai suoi contenuti teorici - ed alle loro indirette conseguenze operative - insistiti parametri di presente e passato indicano anche potenziali svolte future: ma così riassumono in modo implicito fondamentali concetti che, proprio partendo dal super-privato "bambinesco e familistico", esprimono un'impostazione realmente POLITICA.
"Politci" e pedagogisti - per definizione - improntano la loro opera a tentativi di costruzione di un FUTURO, quanto migliore ritengono possibile; e per definizione OTTIMISTI si rafforzano                 ogniqualvolta ritrovano nel PRESENTE segnali dell’avverarsi dei loro indirizzi. Invece un medico tanto più se anche un teorico vede con piacere o più spesso con disagio nel corso del tempo l’attuarsi - sperato, inaspettato o deprecato - delle svariate vie di sviluppo storico-generazionali dei vari fattori in gioco: troppe volte nel corso della propria esistenza il PESSIMISTA si accorge di come prospettive "buone" possano poi svanire in attuazioni nulle o perverse se non impensabili svolte in direzioni opposte, come dimostra in modo quasi beffardo l’articolo - I pensieri di una giovane mamma: Gli orecchini della zia - della pagina iniziale del PRIMO NUMERO del Giornale dei Genitori che esprime quasi trionfalisticamente quello che poteva venir visto come l’avvio di un grosso salto di civiltà mentre vien da chiedersi ora:
Quanti piercing, e collocati in quante regioni del corpo, avrà ora la cinquantenne "Mirellina" dell’articolo?

Compattata anche dentro l'ininterrotta presenza della MEMORIA - sia conscia e fonte di significativa "esperienza", sia rimossa, inconscia e spesso causa di danni - la "Storia personale" si esplicita nel microcosmo degli individui singoli. Ma al di là di ogni evento casualmente attraversato, di ogni momento di quella singola precisa esistenza esiste per ogni essere vivente - e in ben maggior misura per l'essere umano - un'uniforme prolungata e potente base portante che si dovrebbe s-rotolare da fisiologici - attuati o disturbati - cambiamenti in differenziazione - individuali basati sui fisiologici - attuati o disturbati - cambiamenti in differenziazione dell'età "evolutiva": a cominciare privati se visti dalla parte di chi si sta sviluppando, a seguire sociologici e ergonomici nelle età successive se visti dalla parte di chi si sta sviluppando. Presupposti fondanti del ben-essere soprattutto "mentale" provengono in ogni caso dal contesto infantile originario ma proseguono in un discorso unitario e circolare di INIZI, di passaggi successivi, di fasi di sviluppo: di passato, presente e futuro, di "organizzatori" e di "coni di espansione" che si integrano e interagiscono a vicenda a formare un tessuto più o meno resistente e compatto o ingarbugliato e lacunoso, più o meno preposto a evoluzioni o inceppato in imbrogli . La base fondante di tutto questo proviene in ogni caso dal contesto infantile o in un discorso unitario e circolare di INIZI, di passaggi successivi, di fasi di sviluppo: di passato, presente e futuro, di "organizzatori" e di "coni di espansione" che si integrano e interagiscono a vicenda.
Al di là della fisiologia in atto e di quella che prosegue verso le possibilità evolutive umane, esiste però anche la PATOLOGIA sia Generale che nelle sue branche successive e specifiche: come esiste la SALUTE esistono infatti le malattie: quelle che impegnano il corpo fisico, e, più o meno confuse con ogni altra patologia o di per sé attive, le molto diffuse e invalidanti simil-epidemiche nevrosi e - malattie vere non "immaginarie"(!) anche se a carico della parte non-materiale, o non solo di quella materiale della persona a se stante; malattie dell'indiduo ma spesso emananti intorno ai pazienti un alone "tossico" di disagi collettivi. L'interessamento per la vita NORMALE nelle situazioni NORMALI e non allo scopo sterile di psicosirecuperi precari purchessia, il seguire lo svolgersi NORMALE delle situazioni nei loro SVILUPPI non significa pertanto perder di vista le cause e concause delle PATOLOGIE. Ma precauzioni e attenzione per cause impersonali di malattie e danni individuali presenti e futuri non devono far sottovalutare e trascurare i fattori "umani" ezio-patogenetici psico-sociologici "negativi". (Vedi tutti i libri e sito dell'Associazione italiana, scientifica e giuridica, conro gli abusi mentali, fisici e tecnlogici, con in particolare Malattie rare in offerta speciale, e Opinioni o peggio: accuse?, come pure in questo sito/libri Opinioni, fatti, accuse, Delgado & Skinner, Basta un poco di zucchero e la pillola va giù..., con commenti più diffusi, dettagliati e polemici in Imbroglio è il contrario di sviluppo.)
Il mito di Esculapio, riletto e rivisitato dopo 2000 anni di civiltà, porta anche ad altre considerazioni che riguardano un lato ombroso dell’Uomo "moderno", quello dell’arroganza, della presunzione e della fantasia di onnipotenza. L’uomo non dovrebbe mai dimenticare, e oggi ha gli strumenti coscienziali per ravvedersi, che la morte fisica non è un incidente di percorso, bensì la condizione tipicamente umana, una tappa sacra e universale. Leggendo il mito in questa prospettiva, allora, è giustificabile l’atteggiamento degli dei, costretti a ricreare ordine attraverso la netta separazione tra i due regni, perché l’uomo è ancora troppo legato ad una visione consumistica della vita e quindi non può diventare come gli dei.
Non solo morte, malattie o disastri da cause "naturali" possono influire fino a distruggere la vita e il benessere di molti: in un certo senso sarebbero da accomunare "ecologicamente" ai pericoli naturali anche sintomi nevrotici, deliri psicotici, o più semplicemente e diffusamente mancanza di cautela, faciloneria, superstizione, spavalda sicumera fino alla ricerca senza scrupoli di lautissimi quasi truffaldini profitti, di Potere e sopraffazione fine a se stessi ecc. Ma esiste anche il peggio del peggio: esistono anche l'umana DISTRUTTIVITA' e VIOLENZA pura. Anche se la prima reazione è di rifiuto, NEGARE e non raccogliere e prestar fede a ESPERIMENTI SU BAMBINE_I.PDF anamnesi di memorie terribili di violenze e crudeltà le più atroci costituisce un'ulteriore violenza per le vittime, quando non addirittura si configura giuridicamente come omertà: al contrario accettati rivissuti possono far conoscere e obbligare a studiare proprio il campo opposto a quello della NORMALITA' umana: "storicamente"i limiti estremi dell'umana MALVAGITA' e delle sue conseguenze.

A questo punto si fa avanti imperativa la sensazione di grande confusione diagnostica, di semplificazioni che avvicinano la pratica professionale alla... impostura, con un seguito di grovigli di malpratica e anche di ingiustizie pratiche derivanti dall'aver misconosciuto "disturbi mentali" scambiati per le patologie organiche anche gravi credute tali nell'immaginario dei pazienti, oppure - e spesso ben peggio - dall'aver a-criticamente accettato diagnosi di "nevrosi" se non di "psicosi" in presenza invece di pressanti richiami somatici - addirittura ad esempio sensazioni angosciose di morte imminente.
Essenziale è quindi un mezzo per distinguere tra:
  1. vere nevrosi che mimano sindromi fisiche, spesso trattate all'infnito come tali per un malinteso significato letterale attribuito superficialmente alle strambe lamentele dei pazienti
  2. malattie somatiche etichettate quasi con disprezzo come "isterismi" e "ipocondrie" per il difficile riconoscimento di patologie atipiche - curabili magari soltanto se riconosciute con tempestiva urgenza,
  3. quando non malattie professionali curabili ed anche risarcibili per i soggetti singoli, oltre che da prendere in considrazione epidemiologica come segnali di collettiva pericolosità ambientale
  4. ricordi RIVISSUTI con il loro accompagnamento di - soltanto - RIVISSUTI clamorosi e intempestivi sintomi fisici,
  5. e persino errori di valutazione tra vissuti soggettivi lamentati dal paziente e circostanze reali.
Una storia buffa e gentile di errate diagnosi e pericolosa pseudo-terapia.
Deliri, allucinazioni? Qual'è la cura dei deliri?
I neurolettici indipendentemente dall'età!
Mi sun pa fola! La bes-ccia a y è da bun
= Non sono matta la bestia c'è davvero!

In una Casa di Riposo per Non-Autosufficienti una vecchietta lamentava che tutte le notti la Bes-ccia [in dialetto = La Bestia] veniva nel suo letto.
NON era un delirio: la Bes-ccia esisteva realmente.

Carmine
Ed eccola qui nel suo sorriso ironico e soddisfatto: non più micino troppo affettuoso e desideroso di calore umano, ma gattone adulto, "padre di famiglia", ben pasciuto e ben collocato

Sorride enigmatico il Gatto del Cheshire di Alice nel paese delle meraviglie...
Dall'autorevole Am J Psychiatry viene una secca sconfessione [a un certo tipo di diagnosi e terapie]: la critica del dr. Bernard J. Carroll (Aprile 2004) al mega studio di Schneider LS, Nelson JC, Clary CM, Newhouse P, Krishnan KRR, Shiovitz T, Weihs K sui pazienti geriatrici "depressi", chiamandolo un esempio di studio experimercial
Non occorre tradurre il gioco di parole inglese che fonde insieme le parole "sperimentale" e "commerciale"
Cheshire cat

Chi non conosce il passato è destinato a ripeterlo...
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ROMA - Cancellare un ricordo traumatico o la traccia di una paura lasciata da una brutta esperienza non è più fantascienza: ricercatori Usa ce l'hanno fatta, per di più senza intervenire con un farmaco ma solo "riscrivendo" sopra quella traccia mnemonica ed eliminandola. Reso noto sulla rivista Nature, il successo, che potrebbe portare a ideare programmi di psicoterapia mirati per cancellare i traumi, è stato ottenuto per la prima volta su persone da Elizabeth Phelps della New York University che in un precedente studio aveva testato con successo il metodo su topolini. Per cancellare il ricordo pauroso basta prima richiamarlo alla memoria, poi, entro una finestra di tempo di sei ore, riscriverci sopra un altro ricordo non pauroso, come quando registravamo su un nastro già registrato. L'importante è farlo entro sei ore da quando il ricordo viene rievocato, perché in quel lasso di tempo la paura si riconsolida ed è quindi esposta al rischio eliminazione.

non sento non parlo non vedo

(Non "voglio" nè vedere, nè sentire, nè parlare)


NON SENTO - NON PARLO - NON VEDO<







le tre scimmie sagge nel tempio di Nikko
Questa è la rappresentazione giapponese originale delle "tre scimmie sagge" che non sentono, non parlano, e non vedono:
Le tre scimmie sagge sono rappresentate in una cornice di legno nel santuario di Toshogu a Nikko. Le tre scimmiette si tappano con le mani rispettivamente gli occhi, le orecchie e la bocca. I loro nomi sono “mizaru”, “kikazaru” e “iwazaru” e significano rispettivamente “non vedere il male”, “non sentire il male” e “non parlare del male”. Le tre scimmie erano le tre guardiane simboliche del mausoleo dello Shogun Tokugawa Ieyasu a Nikko


Quasi grottesca è l'idea che la medicina sia un'arte e non l'applicazione operativa di conoscenze scientifiche derivate direttamente dall'OSSERVAZIONE delle conseguenze di una serie di dati convergenti, mentre è il medico professionista come soggetto agente - né "artista", né "ciarlatano", ma neanche indifferenziato, “protocollato” robot – a dover esser capace di distinguere e valutare. L’ESAME OBBIETTIVO standard secondo la classica serie di gestualità "semeiotiche" è comunque tanto più efficace quanto più affinate e “collaudate” sono le doti personali di discriminanti sensorialità percettive del medico, e così anche gli esiti di esami strumentali a loro volta, eseguiti con apparecchiature adatte e “letti” da chi ne sia veramente esperto: assieme reperti raccolti dalle sensorialità del clinico e offerti da adatti strumenti tecnologici per immagini - e non solo “per immagini” - concorrono nel rendere cause ed effetti riconoscibili e oggettivabili e consultabili, plausibili o collegialmente discutibili. Tutta questa serie di dati dinamici divenuta trasmissibile, condivisibile e conservabile avvalora o mette ulteriormente in discussione il confronto aperto e rinnovabile tra metodologie semplificate e standardizzabili con le più sofisticate analisi strumentali: solo poi di qui si può  convogliare il ragionamento CLINICO verso indirizzi di terapie e risposte alle terapie altrettanto riconoscibili e ritrovabili.
Art.23 del CODICE DI DEONTOLOGIA MEDICA - italiano - 1998 - Cartella clinica
La cartella clinica deve essere redatta chiaramente, con puntualità e diligenza, nel rispetto delle regole delle buona pratica clinica e contenere, oltre ad ogni dato obiettivo relativo alla condizione patologica e al suo decorso, le attività diagnostiche - terapeutiche praticate


Ma di questo insieme organizzato di dati oggettivi da redigere in forma tipica fa parte anche l'ANAMNESI, cioè la raccolta colloquiale dei dati riferiti dal paziente: ne fa parte talmente integrante che spesso - e in altre lingue - il termine "anamnesi" viene usato come sinonimo del termine più vasto: "cartella clinica". Infatti, purché non si accontenti soltanto del contenuto del discorso verbale, e non si riduca ad un resoconto affrettato e formale, la raccolta cauta e approfondita delle informazioni che dal paziente provengono spesso offre conoscenze molto più accurate e ricche di dati produttivi che isolate e asincrone, ancorché sofisticate se non invasive analisi strumentali. Ma non basta: se una vera anamnesi di inizio è un fondamentale STRUMENTO DIAGNOSTICO differenziale condiviso con il paziente, in quanto attenta alle sfumature continuative dell'interscambio tra chi cura e chi è curato  contribuisce pure nel trascorrere del tempo e delle circostanze alla valutazione dinamica degli effetti delle TERAPIE :CARTELLA CLINICA lo strumento pratico e principale di raccolta, di AVVIO e di trasmissione in corso nella loro efficacia o inadeguatezza. Quindi ne sta alla base
  1. la conoscenza teorica delle materie propedeutiche
  2. la concretezza "professionale" delle "cliniche".
Già scriveva testualmente addirittura lo stesso Ippocrate:
Bisogna in realtà che si ritengano cause di ciascuna [malattia] quelle cose presenti le quali è necessario che sorga in un certo modo, e cambiate in un'altra mescolanza è necessario che cessi
La medicina da gran tempo ormai dispone di tutto, e sono stati trovati il principio e la via grazie ai quali in lungo tempo sono state fatte molte e notevoli scoperte, e il resto nel futuro sarà scoperto se qualcuno, in grado di farlo e a conoscenza di quanto già è stato scoperto, cercherà prendendo le mosse da queste


Art.23 del CODICE DI DEONTOLOGIA MEDICA - italiano - 1998 - Cartella clinica
La cartella clinica deve essere redatta chiaramente, con puntualità e diligenza, nel rispetto delle regole delle buona pratica clinica e contenere, oltre ad ogni dato obiettivo relativo alla condizione patologica e al suo decorso, le attività diagnostiche - terapeutiche praticate.
 
La cartella clinica è però anche il presupposto operativo di quel che dovrebbe essere il campo principale d'azione della pratica medica: il rapporto con il medico del PAZIENTE e la sua malattia. Il paziente però se ne è un protagonista, è un protagonista non isolato e la "sua" cartella clinica deve contenere e spiegare tutti gli aspetti della sua attuale disturbata esistenza nel loro interagire - nell'immediato – pur non potendo andare oltre alla triade formata da malattia, paziente e curante. E' un interagire che si s-volge un una ricerca a tutto tondo nello spazio, per descrivere anche una storia nel tempo in cui eventi pregressi collegandosi alle vicende del presente si riavvolgono in modifiche che dovrebbero concludersi nella cronistoria dei passaggi dalla salute alla malattia, come anche poi dalla malattia alla possibilmente ritrovata condizione di salute.
Ma per il secondo protagonista, il medico – il terzo è la malattia stessa - il significato dei dati così raccolti nel loro intersecarsi, dovrebbe riunificarsi in un'interazione rinnovante di conoscenze e competenze professionali da cui ne risulta anche quella abilità particolare di sintesi istantanea - "sintesi" diagnostica concettuale e esperienziale, non fasulla "intuizione" - che viene chiamata "occhio clinico"
del medico, che, appunto di paziente in paziente e in misura esponenziale può sempre meglio affinarne e arricchirne la professionalità.
Ma quando Ippocrate scriveva testualmente che solo una considerazione globale di tutto il contesto di vita del malato permette di comprendere e sconfiggere la malattia, intendeva anche riferirsi a manifestazioni come le convulsioni, i deliri, l'agitazione stravagante - in altri termini alle manifestazioni delle Malattie Mentali - e avvertiva- polemicamente - che anche queste patologie rientravano nel grande campo della Medicina e non di qualcosa di misterioso o "sacrale".

Per quanto riguarda la malattia detta «sacra», a me non appare in nessuna maniera più divina o più sacra di altre malattie, ma piuttosto ha una natura dalla quale si nasce, come le altre malattie.
Gli uomini le attribuirono una natura e causa divina per imperizia e stupore, perché non somiglia per nulla ad altre malattie. E questa concezione della sua divinità è mantenuta dalla loro incapacità a comprenderla, e la facilità della maniera con cui è curata (gli uomini ne sarebbero infatti liberati tramite purificazioni e incantesimi). [...] Coloro che per la prima volta divinizzarono questa malattia mi sembrano essere stati simili a quegli uomini che ora sono i prestigiatori, i purificatori, i saltimbanchi e i ciarlatani, che fingono di essere molto pii e più colti degli altri. Tali uomini, dunque, usando la divinità come un pretesto e una copertura della loro incapacità ad offrire ogni assistenza, hanno diffuso l'opinione che la malattia è sacra, aggiungendo argomentazioni appropriate allo scopo

Ma se Ippocrate, era un personaggio storico - nato a Coo o Kos nel 460 a.C. circa, morto a Larissa, 377 a.C. - e come tale è da considerarsi il fondatore della medicina scientifica occidentale, la grande e grandemente incisiva Mitologia Greca presenta come suo Maestro Asclepio/Esculapio figlio di Apollo, che, come tutti i potenti simboli, le poderose raffigurazioni di qualità e capacità e emozioni umane della mitologia greca, fornisce una bellissima rappresentazione della giusta professionalità medica in cui conoscenza conscia e non ancora tale, sofferenza e cura della salute, si uniscono in una continuità e totalità all'azione opportuna e tempestiva ad opera dell'uomo in grado di compierla.

Rifacendosi a Individuazione:
Asclepio/Esculapio, la divinità dell'Olimpo, medico degli ammalati ma anche il presidio dei sani, con il suo caduceo che simboleggia le arti della medicina unendo le virtù del serpente, il cui cambiamento della pelle simboleggia la rinascita e la rigenerazione, con la verga, lo strumento che simboleggia l'azione dell'uomo - techné - nel somministrare le cure. Esculapio, protettore dei medici, sembra parlarci della Conoscenza, rappresentata dal serpente, quale processo dialettico che costituisce l’Essere nella sua continuità e totalità e, per questo, rende l’Uomo immortale. Esculapio è una figura importante: egli non solo guarisce, ma insegna e tramanda agli uomini l’arte di "superare" la morte. incarnando egli stesso una conoscenza più ampia, testimonia che è il Pensiero lo strumento grazie al quale si può accedere all’immortalità: infatti al tempo stesso, è anche il guaritore ferito che tramanda, consegnandolo ai successori, come un atleta in staffetta, il segreto dell’immortalità: basta solo saper guardare "oltre"...

Il significato dei dati così raccolti, nel loro intersecarsi, si riunifica in un'interazione riassumibile in una sintesi sovente definita occhio clinico del medico. Ma molti e essenziali sono gli aspetti del mondo circostante comunque percepibili, molti non a sufficienza considerati: come le definizioni di "intuizione" o di abilità "(pseudo-)artistica", insufficiente se non improprio è quindi anche il termine OCCHIO.ò
Sviluppo non è imbroglio: una vita che non si individua è una vita sprecata - il file/capitolo in inglese corrispondente a questo enfatizza nel titolo - Anamnesis? a way for healing... - l'utilizzo clinico di questo singolo mezzo ricettivo-espressivo come strumento cardine, usandolo per estensione come sinonimo dell'intera cartella clinica: l'anamnesi quel sistema di raccolta di dati allargati anche su tempi differenti gestito dalla PAROLA come fondamentale raccordo simbolico-sintetico tra sensazioni, informazioni trasmissibili, ricordi e... fantasie, nonché volute "bugie". Quando non si accontenti di un ascolto affrettato e formale, un'ANAMNESI attenta al contenuto del discorso verbale ma anche alle sfumature dell'interscambio con il paziente è un fondamentale STRUMENTO DIAGNOSTICO: la raccolta cauta e approfondita delle informazioni che dall'interessato provengono spesso è molto più accurato e ricco di dati che sofisticate se non invasive analisi strumentali; e - strumento essenziale di generiche diagnosi differenziali - contribuisce pure alla valutazione degli effetti delle cure e di conseguenza ad un indirizzo delle TERAPIE valutato nella sua efficacia e condiviso con il paziente.


Ma si va oltre: nella scienza l'inaspettato che dà grandi informazioni vien chamato serendipity ed è così che proprio la semplice cartella clinica - purché contenga una vera, paziente e attenta ANAMNESI - riesce ad ampliarsi ed ampliarsi fino a diventare persino - e qui sta l’INASPETTATO REGALO! - un sofisticato STRUMENTO DI CURA che, poco per volta in un progredire potente e graduale giunge a costituiersi come base di una nuova SCIENZA a se stante: la PSICOANALISI, lo strumento
La PAROLA nella specie umana con le sue modulazioni acquista una potenza enorme: singoli suoni - che possono anche trasformarsi in singoli gesti che lasciano un tratto grafico - possono SIMBOLEGGIARE ogni cosa, ogni situazione e persino la loro generalizzazione in concetti astratti mentre L' a denotare la competenza professionale di sintesi di un curante. Questa generalizzazione di un solo organo sensoriale porta a trascurare ben altre e più vaste abilità di percezione: pluri-sensoriali complesse in ricezione necessarie per decifrare - sia pure in un modo troppo rapido per venir valutato consciamente - la pluri-dotazione altrui di mezzi di altrettanto plurimi mezzi di espressione. sono stati spostati editorialmente in un capitolo a parte - - in cui le più diversificate e sottili trasmissioni e ricezioni sono segnalate, citate e ampiamente descritte anche con esempi. Ma dei "plurimi mezzi di espressione" fa parte anche la VOCE/lUDITO - e la vista come possibilità di "lettura" - può decifrarli e accedere così agli oggetti o fatti simboleggiati.
Dura, prolungata e spesso molto dolorosa una cura efficace delle nevrosi ed anche di molte psicosi viene così ad esistere per permettere il recupero del vero sè, della vera esistenza: insieme all'autenticità e alla ricchezza intrinseca globale della propria - non importa se penosa - ESPERIENZA. Non è una cura accettabile da tutti i pazienti e da tutti i curanti: partendo dalle origini e recuparando il passato perso o danneggiato assieme alla consapevolezza della propria corporeità e globalità totale, chi attraversa questi passaggi spesso vi patisce sofferenze tali da dover venir equiparate a quelle di una serie di operazioni di CHIRURGIA RICOSTRUTTIVA, mentre il "chirurgo" che collabora a queste "ricostruzioni" di infanzie dannegiate se non spezzate - impressionanti, vaste e incalzanti - si vede quasi monopolizzare gran parte del tempo di attività professionale. Per entrambi - "pazienti chirurgici" e "chirurghi" - i vantaggi secondari che possono risultarne sono enormi, ma se questa "chirurgia ricostruttiva" può permettere a chi se la sente di infanzia, e la ri-trovare la propria vera infanzia e la propria vera via di esistenza, per tutti e non solo per i diretti partecipanti questo emergere e precisarsi di conoscnze biologiche e sociologiche - altrimenti quasi inimmaginabili - diviene parte di una branca scientifica che allarga anche operativamente il Sapere generale: dai molteplici e diversificati punti di vista che affiorano dalle rivissute sensazioni e dalla memoria anche trasmissibile vengono a organizzarsi e si offrono alla Cultura generale inaspettati spunti di considerazione concettuale prima di tutto su come lo "sviluppo" - anche sociologico - si espande o si coarta.

...Fuori c'era questo enorme mondo, che esiste indipendentemente da noi, e che ci sta di fronte come un grande, eterno enigma...

Dal sito il paese dei bambini che sorridono
memorie del secolo scorso
Quanti bambini in cent' anni,
nati, neonati, e poi nonni. 
Freschi amici ed amiche
fra muri secchi ed antichi.
Sguardi sorpresi,
curiosi, attimi lenti,
sospesi.
Voci leggere in cortile,
mentre c'è un rombo che sale.
Giochi con riso e con pianto,
e l'altalena del canto.
E l'altalena rallenta,
si stanca un poco la spinta.
 Poi ricomincia ad andare,
rimbalzi di primavere.
Quanti bambini in cent'anni,
nati neonati, e poi nonni.

Un enorme mondo indipendente da noi e uno scorrere incessante dei "tempi umani" delle generazioni, e della conseguente Storia; - con la A maiuscola.
Pedagogisti e politici - per definizione - dovrebbero improntano la loro opera alla costruzione di un FUTURO, quanto migliore ritengono possibile; e per definizione dovrebbero essere OTTIMISTI e rallegrarsi ogniqualvolta ritrovino nel PRESENTE segnali dell’avverarsi dei loro indirizzi. Nel concreto FUTURO del susseguirsi dei fatti e delle genrazioni l'incognita dell'attuarsi - sperato, inaspettato o deprecato - delle svariate vie di sviluppo degli imprevedibili fattori in gioco ne mostra con piacere o con disagio l’attuarsi effettivo, per cui i PESSIMISTI troppe volte realizzano quanto prospettive "buone" possano poi tralignare in attuazioni nulle o perverse se non con impensabili svolte in direzioni del tutto opposte. ..-
Giornale dei Genitori, n.1 maggio 1959 ARTICOLO di prima pagina:
I pensieri di una giovane mamma: Gli orecchini della zia
"C'era una volta tanto tempo fa..." come nelle fiabe un articolo del 1959 in cui si raccontava come il regalo di orecchini ad una neonata venisse rifiutato perché presupponeva la "barbara" pratica dei "buchi nelle orecchie"... Emblematico in proposito è il commento del 2001 che si chiede:
Quanti piercing e collocati in quante regioni del corpo, avrà ora la quarantenne "Mirellina" dell’articolo?

Pubblicazioni

Ordine dei Medici di Torino
Nella rubrica Spazio a chi scrive del numero di novembre 2004 della Rivista Torino Medica un articolo costituiva un'auto-presentazione delle pubblicazioni e dei presupposti metodologici dell'autore. Ma era un articolo che, per le condizioni obbligate di spazio concesse dalla Rivista, finiva già allora con il risultare impreciso e poco chiaro: ripreso ora senza alcuna limitazione può espandersi in un'esposizione più ampia e dettagliata, e riproporsi del tutto rimaneggiato e rinnovabile dall'aggiunta di tematiche esperite successivamente che così possono espandersi sia nello - statico - secondo capitolo del libro Bambini di IERI = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di DOMANI, sia ancor più nel - dinamico e sempre aggiornabile - file in rete da cui, in un'ininterrotta catena di revisioni, trarre nuove pubblicazioni come articoli o come capitoli di libri.
Nell'indice del sito Web e del libro enciclopedico che lo rispecchia Bambini di IERI = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di DOMANI si trova nella Prima Parte: origini culturali questo file "cartella_clinica.htm": Quando la cartella clinica è terapeutica... accomunato a Cosa ho in comune io con gli schiavi? Piero, Ada e la scuola della libertà: entrambi di parallela impostazione autobiografica. Inizialmente redatti allo scopo di venir presentati in differenti presentazioni pubbliche - una conferenza in una sede Storico-politica e l'articolo sopracitato - che qui si completano con un file esso pure derivato da un'altra presentazione pubblica dedicato alla Medicina su base autobiografica Presentazione per i cinquant'anni di professione - in rete nel sito ma inseritovi in tempi successivi alla pubblicazione del libro Bambini di IERI = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di DOMANI. Sono scritti eterogenei per occasione, sede, contenuti e motivazioni, ma connessi come intenti da un omogeneo filo conduttore di fondo che induce a ripresentarli ora parzialmente fusi insieme in un nuovo volume di aggiornamento, tralasciandone in questa nuova versione le parti troppo personali e valorizzandone invece le parti più dedicate alla Medicina stessa. Ma in questo modo ne sarebbe derivato un file/capitolo troppo composito e denso tanto più che l'aggiunta di contenuti essenziali prima sottintesi e di paragrafi esplicativi completamente nuovi rende necessari fondamentali rimaneggiamenti non rispecchiati nel file in rete, pur comunque nel frattempo a sua volta molto ampliato: nell'intento di presentare tutto questo in un volume destinato però ad un'altra tipologia di lettori il testo di quanto già pubblicato in rete vi si sdoppia in due distinti capitoli: più teorico e propositivo Quando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vita?, molto più diffuso e documentante Medicina: scienza applicata e multidisciplinare: Emozioni, istinti, ricordi, contraddizioni, in una nuova sede meno personalistica che contribuisce a precisare meglio i concetti e le conoscenze multidisciplinari che sottendono ad ogni pratica veramente professionale, e a discutere obiettivamente le ambiguità riguardanti quanto spiegato nella parte di titolo Emozioni e istinti. Per completare in modo più ampio e diversificato questo capitolo - presente in rete soltanto come pdf - alcuni paragrafi "scientifici" vi sono stati immessi traendoli dal capitolo iniziale e basilare Consapevolezza e memoria, file/capitolo omonimo del sito Web e del libro enciclopedico di cui è il costituente base della Parte quarta: Emozioni, memoria -> saggezza: il tempo ritrovato. E' questo il capitolo che dà il titolo principale al presente volume, ma già in copertina compare il titolo attuale e più dettagliato del secondo capitolo - Quando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vita - per ricollegarvisi dandone una continuazione logica tramite il tema dell'importanza basilare del tempo ritrovato. Il termine "ricordi", posto già nel titolo, rimanda alla funzione di riattivazione del passato, che in questo volume si trova delineata a tutto campo e discussa da più punti di vista anche polemici e contraddittori: corredato da altri dati e citazioni scientifici e oggettivi provenienti da file/capitoli di un altro sito questo capitolo esplicativo - il quarto - acquisisce ulteriore validità se confrontato con il successivo quinto - Testimonianze di esprimenti medici e ostetrici e con il sesto Un brutto sogno: una bambina e un'incubatrice.e altre esperienze precocissime.
Per concludere questa introduzione esplicativa e come viene ampiamente affermato nel paragrafo d'inizio del file/capitolo introduttivo del sito e di ciascuno dei "libretti tematici" che ne costituiscono gli attuali aggiornamenti, ogni singolo capitolo e persin sotto-capitolo può venir consultato come lemma separabile di una Enciclopedia tematica, differenziata nei contenuti e fonti ma sostanzialmente omogenea quanto a intenti e derivazioni culturali. Va quindi però anche ricordato e enfatizzato che - se in differenti contesti di riferimento i vari file/capitoli possono venir letti separatamente da chi preferisce prenderne in considerazione l'argomento dall'uno o dall'altro punto di vista - specularmente molti dati e citazioni, spiegazioni e riferimenti, vengono volutamente ripetuti del tutto identici sparsi qua e là tali e quali, poiché ricevono significati e convogliano messaggi ben differenti se posti all'interno di un contesto o accanto a un particolare argomento piuttosto che un altro: di volta in volta per convalidare o per mettere meglio in discussione i contenuti, per completare e rafforzare il "messaggio" trasmesso in quel dato contesto. Nella rubrica Spazio a chi scrive del numero di novembre 2004 della Rivista Torino Medica, con questo stesso titolo e in parte con questi stessi contenuti e impostazione, un articolo costituiva un'auto-presentazione delle pubblicazioni e dei presupposti metodologici dell'autore. Ma era un articolo necessariamente ristretto e quindi impreciso se non poco chiaro per le condizioni obbligate di spazio concesse dalla Rivista: qui invece le tematiche proposte possono trovare spazio sufficiente ad un'esposizione più ampia, cronologica e dettagliata.

...verbalizzando si concettualizza e concettualizzando si appropria l'esperienza sul piano intellettuale...
Se gli scritti in soggettiva contribuiscono alla precisazione delle proprie idee, propongono pure a chi legge una sempre migliorata capacità di OSSERVAZIONE dei fatti. Continuando a tradursi in sempre più precise conoscenze di ordine generale, si attivano in sequenza sempre maggiori capacità di più incisive percezioni, mentre l'ampliarsi di più consapevoli vissute consapevolezze genera nuovi apporti teorici da presentare in nuovi scritti, a loro volta destinati a rinnovare in chi li legge nuove e più precise capacità di attenzione e di sintesi: e di qui progressivi circoli virtuosi incentivano i lettori ad aprirsi a chi scrive in un sempre più espanso ventaglio di richieste di precisazioni, osservazioni, proposte e...  consigli.
Il titolo stesso di questo sito e del libro enciclopedico che ne deriva enfatizza lo scopo di guidare verso l'imparare a riconoscere e studiare le grandi linee dello sviluppo sia dei bambini piccoli di oggi, sia di se stessi da bambini di ieri. Vi si tratta di INIZI, delle fondamenta di ogni vissuto NORMALE: cos’è più "iniziale" e "normale" dei primi momenti dell’esistenza, delle primissime fasi della vita? Cos'è più "normale" dello s-volgersi di uno sviluppo armoniosamente fertile non considerato nelle statiche sequenze delle singole età?
Descrizioni in apparenza "facili" e/o episodiche di accadimenti "banali" della vita quotidiana di bambini piccoli accompagnate da illustrazioni altrettanto accessibili, in realtà NON sono solo tali, né tanto meno riguardano soltanto i "bambini piccoli" di quel momento: come nel Giornale dei Genitori - che offriva l’opportunità eccezionale di presentare verità SCIENTIFICHE attinenti alla normalità ed alla patologia dell’Essere Umano in uno spazio informale di libera circolazione di idee - si chiariscono anche a chi scrive concetti fondanti come quelli che stanno all’origine - scientificamente verificabile
- della condizione e delle POTENZIALITA’ umane riferite a tutto il corso della vita.

Nell'Anno III del Giornale - gennaio 1961- inizia la rubrica - I problemi dei piccolissimi: scritti non teorici ma derivanti da dirette, concrete esperienze dalla sponda "scientifico-tecnica" invece che "umanistica". A partire dal '61 queste idee riguardanti lo SVILUPPO hanno continuato a concretizzarsi come articoli ecome libri.
cosa ho in comune io con gli schiavi?
Che ho a che fare io con gli schiavi? Piero Gobetti.

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Nell'Anno III del Giornale - gennaio 1961- iniziò la mia collaborazione con la rubrica - I problemi dei piccolissimi.
testata Giornale dei Genitori gennaio 1961
Questi scritti non sono teorici ma era il motto scelto da derivano da dirette, concrete esperienze, e, come continuano a contribuire alla precisazione delle idee, propongono pure una sempre migliorata capacità di OSSERVAZIONE dei fatti. In sequenza: continuando a tradursi in sempre più precise conoscenze di ordine generale, si attivano maggiori capacità di più incisive percezioni.
Giornale:problemi dei piccolissimi

maggio 1972 annno XIV n.5

A partire dagli anni '60 queste idee si sono concretizzarsi come scritti dalla sponda "scientifico-tecnica" invece che "umanistica"
 - nella rubrica Problemi dei piccolissimi del Giornale dei Genitori,
 - in una collaborazione continuativa con il Centro Nascita Montessori,
 - in altre collaborazioni a riviste e partecipazioni a Congressi
 - nella collaborazione al Comitato Italiano Gioco Infantile
 - in libri che riorganizzano e ampliano parte di tutto questo
Primo articolo: I bambini non capiscono nulla (Esperienze infantili che contano, Atteggiamenti contraddittori, Fatiche e sofferenze del piccino, La "rimozione", Problemi non risolti), I piccolissimi e noi (1963), ed anche Infanzia: un mestiere difficilissimo (1967), oltre a risposte ed articoli vari di consulenza e approfondimenti nelle rubriche La banca dei consigli, Il mestiere di genitore ecc.  La collaborazione continuò anche durante la direzione - i972-77 - di Gianni Rodari con l'articolo Dalla famiglia preistorica alla famiglia utopistica - ora file del sito e capitolo 14 del libro Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani e - rimaneggiato - capitolo 4 del  terzo volume tematico non ancora edito La casa e i suoi abitanti. Dal concreto al sublimato: dalle fasi di sviluppo dei bambini agli impegni dei "grandi"

... verbalizzando si concettualizza e concettualizzando si appropria l'esperienza sul piano intellettuale ...
Gli scritti quindi contribuiscono alla precisazione delle idee, e così propongono una sempre migliorata capacità di OSSERVAZIONE dei fatti. In sequenza: continuando a tradursi in sempre più precise conoscenze di ordine generale, si attivano maggiori capacità di più incisive percezioni. L'ampliarsi di vissute consapevolezze genera nuovi apporti teorici da presentare in nuovi scritti destinati a rinnovare in chi li legge nuove e più precise capacità di attenzione e di sintesi mentre circolarmente dai lettori viene ad aprirsi un sempre più espanso ventaglio di...  consigli a chi scrive.

Fra tutti questi articoli, conferenze, comunicazioni ecc., rivolti a sempre meglio definire dati e loro importanza epistemologica, un notevole sviluppo è stato offerto dalla serie di conferenze tenutesi nella a pagina 20 Tavola Rotonda su La violenza contro il bambino, promossa dall'Associazione Donne Medico presso la sede dell'Ordine dei Medici di Torino e pubblicate nel secondo volume delle omonime dispense. Queste conferenze e i dibattiti successivi, collegati ad articoli, incontri e congressi di Medicina Psicosomatica sono stati in seguito rimaneggiati in forma più organica per venir trasferiti in un "vero" libro, organizzato in coerenti capitoli: Infanzia: tempo di mutamenti, speculare a quello già edito in precedenza con il titolo I complessi della casalinga, ora rinnovato con il titolo: Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro. Per riassumerli e presentarli ha preso origine il sito Web http://www.thrivingandhome.com/ "crescere bene e casa", in seguito rispecchiato nel volume Bambini di ieri=adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani. Contrariamente a qualsiasi testo stampato, per sua natura un sito Web si giova del tipico dinamismo della rete informatica capace di sempre nuove acquisizioni, verifiche e correzioni: il libro dovrà avere nuove e nuove riedizioni per adeguarsi al sito che nel frattempo continua ad ampliarsi anche per anticipare la presentazione di nuove pubblicazioni cartacee e di nuove edizioni dei libri.  
Le casaalinghe sono managercopertina del libro


la "scaletta" delle età copyright Pucci Violi

Infanzia: un mestiere difficilissimo? Individualità, sviluppo, evoluzione?

Non per chiunque l’infanzia si svolge in modo "normale" ed ottimale, non certo per tutti l'infanzia è quel periodo dorato, di felicità e dolcezza, e gioia di vivere ed aiuto al diritto di espandersi: purtroppo ben numerose sono le persone cresciute dopo esser state "bambini dallo sviluppo infelice". Il bambino - anzi il neonato - è l'adulto che sarà: ma potrà esserlo per davvero nella sua completezza quella persona a cui è stata TOLTA nell'infanzia l'opportunità di svolgere, di sciogliere, di sdipanare il tema enorme delle potenzialità che la Natura gli offre? quella persona alla quale sarà stato tarpato lo SVILUPPO? Non per niente nel Dizionario dei Sinonimi e Contrari del Tommaseo la parola "sviluppo" si trovi solo come contrario nel lemma imbroglio !) Ma non è un destino ineluttabile, non si forma così una "selezione" quasi razzista: per fortuna molti ex-"bambini infelici" possono - se vogliono - "guarirne", in quanto anche chi non ha "sviluppato" la propria infanzia in tutto il suo potenziale non sarà condannato senza scampo a vivere solo DA SCHIAVO. Ed è proprio dalla frase Cos’ho in comune io con gli schiavi? che si "dipana" e può esser messa a disposizione l'esperienza sulle infanzie ritrovate.
E' banale - anzi da considersi come ovvia - l'importanza e le difficoltà del Mestiere di Genitore: (vedi dal sito Genitori Ascolto Linea - GeniAl):
... un mestiere inimitabile, bellissimo, unico... ma complicato.
 Non sempre ci si ritiene all'altezza di questo compito...
Genitori non si nasce ma si diventa.
Un mestiere difficilissimo al quale non si accede tramite una laurea o un esame d'ammissione. Non c'è università al mondo che possa diplomarci adatti. ...
CIASCUNO DI NOI E' STATO BAMBINO, MA LO HA GIA' DIMENTICATO E RITIENE DI ESSERE DIVENTATO INTELLIGENTE SOLO DA GRANDE.
Il diritto del bambino al rispetto - Janusz Korczak - Luni Editrice

Comunque, proprio a partire dalla mia collaborazione al Giornale, ho continuato a trovare sempre più profonde e robuste radici POLITICHE inerenti allo studio attento di queste fasi di sviluppo normali: fasi di sviluppo NORMALI come fonte di libertà e chiarezza, di saggezza e tolleranza, di CIVILTA’ e di LIBERTA’. Ma qui torniamo in pieno alla valenza POLITICA non solo privata o terapeutica di tutto questo: quasi con - ingenua - sorpresa dal punto di vista concettuale mi sono accorta di quanto questo settore della cultura, della scienza, della terapia sia invece ferocemente osteggiato, di quanto la battaglia contro la memoria sia furibonda (vedi il caso della sistematica distruzione morale ed anche fisica di uno scienziato e di un appassionato terapeuta come Bruno Bettelheim). Lavorando con i "rivissuti" e con le "infanzie distrutte" ho scoperto una serie inimmaginabile di disastri ed anche di terribili crimini impuniti e segreti: e quindi ho capito meglio quanto questo lavoro, in apparenza silenzioso e paziente, contenesse in sè un'enorme valenza POLITICA (vedi in proposito lo Statuto e l'intero sito dell'Associazione italiana, scientifica e giuridica, contro gli abusi mentali, fisici e tecnologici).
In fondo sto dedicando ora questo lavoro anche alla memoria di Ada (e di Piero), ecco perché all'inizio di questo file/capitolo presento due differenti iconografie: non solo differenti ma NEMICHE, a significare quanto abbia continuato a lavorare per cercar di render nota e mettere in risalto l’esistenza di queste due prospettive antagoniste e operativamente contrapposte.
Non è solo teoria, ma battaglia; non si tratta di giochi cartacei ma
1) di SVILUPPO, CONOSCENZA, DIGNITA' E PIENEZZA DELL'ESISTERE
2) o al contrario di (AB)-USO dell'uomo sull'uomo,
3) di controllo politico - anche mutilante (vedi citazione e illustrazione iniziale di Delgado) - della società.
Infatti chiunque ha necessariamente - bene o male - attraversato l'INFANZIA ponendovi le fondamenta della propria esistenza: non solo difficilissimo è quindi il "mestiere" di chi si trova ad "occuparsi" di bambini propri o altrui, ma ben più importante è la possibilità di aiutare chiunque a conoscere almeno meglio le caratteristiche se non altro del "suo" primo e prioritario difficilissimo mestiere.
Come già ne spiega il titolo, Infanzia: tempo di mutamenti descrive e chiarisce i fisiologici - attuati o disturbati - cambiamenti in espansione e differenziazione visti dalla parte di chi si sta sviluppando; mentre ne Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologi di un VERO lavoro viene trattato il versante - adulto - degli "sviluppi": sia a partire dal loro contesto originario di accudimento delle generazioni successive, sia anche nel discutere di come elementi cardine del  "lavoro" degli adulti si incentri su attività correlate direttamente con gli "sviluppi" infantili individuali e con modelli, pseudo-modelli o contro-modelli polemici derivanti dalle generazioni precedenti.


L' ALBERO  può venir proposto come una visualizzabile, più facile in qunto statica, convincente metafora per semplificare i fattori che sottendono ad ogni - anche umana - vivente esistenza.

locandina Congresso Antropologia Firenze



albero
  1. Individualità: in un - favorevole o difficile - TERRENO le RADICI possono allargarsi e nutrirsi perché poi possa dal suolo affiorare la pianta. 
  2. Sviluppo: con le sue regolarità e concreta solidità il TRONCO progredisce a cerchi concentrici.
  3. Evoluzione: quasi infinite invece sono le differenziazioni ed espansioni: RAMI, FOGLIE, FIORI,  FRUTTI, SEMENTI....)
L'albero per raggiungere la propria compiutezza deve cioè potersi radicare su di un ben definito "terreno", ma -  come ogni essere vivente - nelle sequenze stagionali ed occasionali deve trovarsi circondato da un non troppo sfavorevole "ambiente" nutritivo e climatico. L'animale, e tanto più l'essere umano, però non solo "cresce" in grandezza e neppure in regolari cerchi concentrici: l'animale evoluto si "sviluppa", fenomeno questo molto più "com-plicato" che richiede di venir assecondato seguendo ben definite fasi, attraverso predisposte vie e modi di cambiamento in sequenze biologicamente determinate. L'albero è una comoda iconografia, ma riferendosi alle umane esistenze e ad ogni umana attività, tanti più fattori cioè vanno considerati; ogni elemento della società umana non è certo monolitico come un albero nè nello spazio nè tanto meno nel tempo: vi si inoltra secondo un ritmo di sviluppifisiologici (al plurale) modulati sia nelle fasi sia nelle modalità, al di là dei molti cambiamenti episodici che ogni vera - vitale - esistenza attraversa.
E allora adesso è un po' come se avessi mentito a me stesso e avessi perso anche tanto tempo. Questo mi duole di più. Mai avrei immaginato, se non lo avessi provato sulla mia stessa pelle, quanto importante è il ruolo di chi si impegna a diventare genitore, quanto può essere distruttivo per un figlio, (anche senza arrivare all'estremo ultimo dell'infanticidio), se lo sviluppo diventa un percorso ad ostacoli continuamente minato, un labirinto senza uscita, con un unico obiettivo: la sopravvivenza.

Come già esplicitato nei libri precedenti e negli attuali file/capitoli introduttivi de Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un vero lavoro, di Infanzia: tempo di mutamenti, e di Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani, a prima vista gli inizi e le basi di questi sviluppi potrebbero apparire argomenti piccini, insignificanti, estremamente privati, dominati da protagonisti adulti prettamente femminili. Ma occuparsi delle "complicazioni" esistenziali relative a bambini ed alla vita domestica non riguarda affatto solo situazioni insignificanti e private: addirittura reggiunge le vere RADICI e il vero TERRENO da cui l'esistenza nel suo espandersi trarrà o la necessaria proficua linfa o continuerà nel tempo ad assorbirne i veleni. In altri termini con queste descrizioni non si chiacchera di "bambinate", ma proprio al contrario si presenta un approccio incentrato su di un massimo di robusta CONCRETEZZA da difendere per polemizzare contro gracili, "fumose" ipotesi teoriche; 
  1. contro inconsistenti, effimere 'mode' e dettami;
  2. contro descrizioni "episodiche", non emblematiche ma solo sentimentaloidi;
  3. contro generalizzanti a vuoto, capaci soltanto di impedire ogni riconoscimento di veri collegamenti "concreti" di causa-effetto;
  4. contro modi di pensare così poco realistici e precari da divenire essi stessi spesso causa di perfin dirette violenze (questo era l'assunto di base delle Conferenze sulla Violenza contro il bambino);
  5. contro il disprezzo e la sconfessione della MEMORIA
  6. e finalmente: IN FAVORE della completezza dell' ESSERE a QUATTRO dimensioni, comprendente quella del TEMPO e non solo delle tre dello spazio.
Infatti se l'essere umano "maturo" è destinato ad essere molto potente e versatile è perché ogni tappa di questi sviluppi dovrebbe avergli lasciato - come una materia di studio ben assimilata - la propria solida impronta. Ma questo attuarsi integrale richiede che ogni passaggio nel suo compiersi abbia trovato esatto riscontro nei tipici, concreti e precisi, BISOGNI psicologici e/o ambientali - nota bene: bisogni non "desideri" - di quella esatta fase nel suo orbitante percorso. Armonica pur nella sua tipica discontinuità ogni complessa sequenza si manifesta in cambiamenti delle forme, dimensioni e proporzioni corporee e - in concomitanza con questi - nel prevalere di alcune funzioni e relazioni, affetti e sentimenti, attività e preferenze.... Ma questo significa anche che - fase per fase - non venga ad essere lettteralmente castrata la costellazione attivabile degli ISTINTI: misconosciuti, potentissimi fattori biologici extra-personali di raccordo immediato da e verso l'ambiente, troppo spesso confusi con le semplici soggettive "sensazioni" o peggio mistificati e banalizzati in semplici intellettuali intuizioni.
Ognuno di questi raggruppamenti di fattori coordinati insieme giustamente venne definito complesso, con una accezione del termine analoga a quella poi venuta di moda nel caso dei "complessi" musicali. Nella specie umana in particolare questa prolungata preparazione è molto intermittente e variamente bisognosa; ma una così complicata rete di collegamenti del momento e del passato costituisce un elemento di fragilità, tanto più che - appunto come le materie scolastiche - le lunghe tappe preparatorie non sono del tutto attuabili senza adeguati apporti esterni.

Come regolarsi quindi se - nella loro pur ben preordinata coordinazione - questi sviluppi sono in apparenza talmente discordanti? E se necessitano di appoggi ben precisi, come questi debbono avvicendarsi per assecondarne ogni apparente irregolarità, incentrandosi con costante cura sulle ben precise costellazioni emotive attraversate proprio in quel momento?

 Sviluppo' non è 'imbroglio'
... quanto fanno male tutti quei sentimenti che rimangono dentro a marcire, quei pensieri incistati e senza voce...
Dare alle emozioni il loro vero nome...?
verbalizzando si concettualizza e concettualizzando si appropria l'esperienza sul piano intellettuale

Vedi anche l'impostazione teorica di: Kohut, Heinz (Vienna 1913 - Chicago 1981), psicoanalista statunitense di origine austriaca. Laureatosi in medicina e specializzatosi in neurologia, passò progressivamente a interessarsi di psicoanalisi, elaborando il modello teorico conosciuto come psicologia del Sé. Tra i principali scritti di Kohut si ricordano Narcisismo e analisi del Sé (1971), La guarigione del SéLa ricerca del Sé (1978) (1977),

Dare alle emozioni il loro vero nome ???

Una vera medicina pratica e/o scientifica non può prescindere da un molto accurato approfondimento anamnestico del presente e del passato - anche remotissimo - del paziente in cura. E' proprio qui che si raggiunge il titolo Quando la cartella clinica è terapeutica e lo si collega alle fonti e agli scopi dei libri presentati nel sito e del sito stesso nel suo attuarsi dinamico. Il significato reale di uno strumento come la parola consiste infatti - o almeno dovrebbe consistere (?!?) - nel trasformare cose, fatti, situazioni di qualsiasi genere - comprese le emozioni stesse - da concreti in astratti; dovrebbe poter riuscire a rendere le imprecise, "pesanti" concretezze in immateriali ed agevoli percorsi di espressione e di reciprocità, facilmente interscambiabili, ed anche concretamente puntualizzabili (e memorizzabili).
Scopo della parola, scopo effettivo anche se spesso disatteso è - o meglio: sarebbe (!) - quello di dare il nome alle cose e così restituire loro - partendo paradossalmente da questa nuova base astratta - una rinnovata precisabile/precisata concretezza. Proprio questa è la grande offerta terapeutica data dalla semplice anamnesi, purché non si cerchi soltanto di accozzare insieme una banale raccolta di informazioni.
... poter dare ai ricordi una specie di seconda vita...
Permettendo ai rivissuti esperienziali con il loro vero completo contenuto di esprimersi - anzi di "rinascere" - diviene così possibile abbinare ogni dato al suo esatto nome e trasformare gradualmente una condizione di sofferenza inconsapevole in vissuta, ora accettabile esperienza.
So cosa voglio dire, ma non riesco a dirlo ...
è la spiegazione più comune,
e quanto fanno male tutti quei sentimenti che rimangono dentro a marcire, quei pensieri incistati e senza voce. scrive Marco Lodoli su Repubblica di martedì, 19 aprile 2005 Pagina 21 - Commenti: La lingua rapita....

Fanno male tutti quei sentimenti che rimangono dentro a marcire, tutti quei pensieri incistati e senza voce?

Se accettati in un'offerta di imparziale ascolto, accadimenti solo interiori che rimarrebbero dentro a marcire possono così con gradualità  finalmente uscire dal profondo delle sensazioni e dei ricordi. Trovarne con il vero NOME la loro esatta collocazione concreta nell'esistenza e nel bagaglio di vissuta esperienza diviene come un "prodigioso" - "creativo" - momento liberatorio nella globale sensazione di "esistere": a questo punto cambiamenti intensivi nelle condizioni - e non solo in quelle psicologiche - possono succedersi in sequenze talmente rapide e intense da apparire... "magici". Ma non è certo "magico" lo scioglimento delle tensioni accumulate nei pensieri incistati e senza voce quando finalmente la "voce ritrovata" si trasforma in riconoscimenti chiarificatori, in "restituzione" della propria identità reale e del proprio reale - presente e passato - essere-nel-mondo.

Sottovalutare questo strumento di chiarificazione e non solo di condivisione toglierebbe quindi elementi basilari di massima efficacia alla Medicina come professione pratica, ed anche alle esigenze scientifiche della ricerca Medica; ma fidarsene ciecamente senza darle un sostegno attento, cauto e indirizzato non può che fornire risultati illusori e fourvianti. L'enorme utilità pratica del linguaggio verbale può infatti venir vanificata non solo dall'incapacità del suo uso appropriato in chi parla o da difettose traduzioni in chi ascolta: la parola è uno strumento comunque controllato dalla "volontà" e quindi anche dall'arbitrio, uno strumento che può venir bene o male gestito, ed anche bene o male ricevuto e/o interpretato; se non magari usato di proposito da entrambe le parti per travisamento e inganno.
Comunque anche per se stesso un medico veramente curante, e non solo un "alleviatore di sintomi contingenti", può e dovrebbe non solo restituire fondamentali apporti di saggezza e conoscenza ai pazienti "bambini dallo sviluppo infelice" usciti da uno sviluppo difettoso da recuperare, ma proprio da questi ex-bambini e dalle loro esperienze magari assolutamente terribili - se accolte, aiutate ad essere rivissute e risolte - puಠintegrare in evoluzioni altrimenti impensabili il proprio spessore umano, le proprie conoscenze non solo tecniche professionali: la propria apertura sociologica e storica di cittadino consapevoli.

I feromoni

Esistono ben scaglionate nel tempo - "a cerchi concentrici" come il passar degli anni segnato nei tronchi degli alberi - fasi di sviluppo articolate su piani differenti dell'Esistere come differenziate "materie di studio", ma a complicare atmosfere e rapporti, esiste pur sempre anche il presente contingente e la versatilità dell'ambiente e della "Vita" con tutto il loro bagaglio di variazioni continue, di cambiamenti imprevedibilmente episodici. In ciascun essere vivente tutto questo evoca in continuazione - possibilmente omeostatica - espressioni chimiche ed energetiche: nei casi più importanti si accendono i biologici, potenti, inconsapevoli ISTINTI, mentre nelle continue effimere variazioni fluttuano le EMOZIONI che, come ne dice il nome, sono mutevoli e veloci. Sono variazioni metaboliche interne che si manifestano in soggettive modificazioni viscerali ed esperienziali, ma anche in fenomeni oggettivi non solo psicosomatici ma anche "somato-relazionali" e comportamentali. Ineluttabilmente infatti - ed in collegamenti circolari ed intersecati - ogni corpo esistente riceve e scambia. Ma se ad ogni corpo vivente giungono impressioni e stimoli e da ogni corpo esistente partono emissioni nell'ambiente circostante: in modo del tutto incontrollabile vengono diffuse anche emissioni chimiche di feromoni volatili e fisiche di emissioni non solo di radiazioni all'infrarosso ma anche di varianti del campo magnetico personale che trasformano comunque ogni semplice "presenza" vivente- e non solo umana od animale - in un fattore importante - e in espansione - di causalità effettuale, di modificazioni significative.

Ogni cellula possiede solo un tipo di recettore olfattivo e ognuno di questi è capace di intercettare un numero limitato di sostanze odorose, per cui il sistema risulta molto complesso e specializzato.
...ascoltare l'anima" come una fragranza...
I feromoni sembrano inviare un messaggio subliminare, quindi non percepibile coscientemente, ma che viene decodificato a livello cerebrale ed è in grado di influenzare i rapporti umani. L'olfatto quindi, uno dei nostri tratti più primitivi, esercita un forte influsso anche se inconsapevole. Come i sapori, gli odori vengono percepiti senza essere mediati dalla parte razionale del cervello, per questo sono uno strumento perfetto per fissare ricordi legati all'emotività più che al pensiero razionale. Inoltre lo stato di salute e lo stato d'animo delle persone provoca cambiamenti nel loro apprezzamento degli odori. L'odore di cibi pesanti delizierà un uomo affamato ma darà nausea ad uno afflitto da emicrania o da febbre... E' stato dimostrato che l'anosmia (assenza di percezione olfattiva) specifica a certi odori corporei umani si sviluppa nei maschi (per l'androstenone) dopo l'età di pubertà, mentre la percezione della stessa molecola diventa più acuta dopo quest'età nelle femmine. L'anosmia specifica accerta l'inabilità  a sentire coscientemente una molecola aromatica nelle diluizioni in cui è normalmente percepita, ma non prova in alcun caso l'assenza di "prime effect" - effetto sul sistema endocrino - sulle persone anosmiche, ma anche se così fosse l'anosmia specifica a certi feromoni potrebbe essere soltanto il modo per alcuni persone di adattarsi all'ambiente, quando questi stimoli potrebbe essergli dannosi. La reazione a questi feromoni (acido metyl-exanoico, acido ethylheptanoico - zibetto, castoreum - ecc), come ai feromoni di profumeria (zibetto, castoreum ecc) può essere sia di apprezzamento sia di disgusto, senza via di mezzo, mentre stranamente gli stessi prodotti animali poco gradevoli (zibetto) rendono tutti i profumi che li contengono più attrattivi di quelli senza. Gli odori ascellari umani, essendo feromoni, provocano sugli altri effetti fisiologici (prime effects), per cosi dire viscerali, poco consueti nell'interazione sociale civilizzata che si situa ad un livello mentale più che fisico. Gli odori corporei sono quindi giudicati negativamente e questo giudizio col tempo viene acquisito dalle persone, per assimilazione del patrimonio dei valori culturali, per esperienza personale quando si raggiunge l'età (con la pubertà ) di essere affetto dagli effetti fisiologici degli stimoli feromonali altrui (e anche di influenzare gli altri con i propri), e raggiungendo l'età nel quale il giudizio altrui diventa di prima importanza per la propria sopravvivenza (vita sentimentale e professionale).
L'educazione scolastica insegna a tutti il fondamento dell'educazione auditiva, in quanto insegna a tutti la base della nostra musica con le sette note musicali. L'educazione olfattiva non può essere meno importante e sapere nominare l'odore della lavanda o della rosa non è meno importante che sapere nominare il blu o il verde. In effetti la base dell'educazione olfattiva è di essere in grado di nominare gli odori con il loro nome, il quale non è così evidente. Il nostro senso primitivo dell'olfatto ha poco connessioni con il centro del linguaggio evoluto della corteccia superiore de cervello. E' sorprendente constatare il numero di persone che, sentendo l'aroma di caffè o l'essenza di limone, sorridono sopra la bottiglia, riconoscendo soltanto le memorie felici associate a questi aromi, senza essere capaci di dare il loro nome a questi odori così familiari. Sapere nominare gli odori che ci circondano e imparare a distinguere i diversi ingredienti che li costituiscono, sia di una creazione culinaria che di una composizione di essenze, sono i primi passi dell'educazione olfattiva.
La seconda tappa è quella di sviluppare la capacità di "œscoltare l'anima" come una fragranza e di diventare consapevoli delle emozioni che produce e delle memorie che risveglia descrivendoli con parole, perché verbalizzando si concettualizza e concettualizzando si appropria l'esperienza sul piano intellettuale. Il percorso didattico di queste due tappe è direttamente inspirato al Kodo Giapponese, la Via del Profumo, lo Zen dell'olfatto. (da www.profumo.it)

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SEMINARI-CORSI con assaggio delle essenze
- LA PSICOLOGIA OLFATTIVA (SERIE DI TRE SEMINARI)
La comunicazione olfattiva, biologia e psicologia
Il salto dall'animale istintivo all'uomo cognitivo, sentiamo con il cervello più che con il naso
L'alfabeto degli odori
Il linguaggio degli odori, il suo significato e le sue implicazioni
Usare la psicologia olfattiva
Utilizzare il profumo per influire sul proprio stato psicologico e su quello degli altri
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La diffusione degli aromi, storico fino alle tecnologie moderne



E se fossero le tue vibrazioni a creare il mondo in cui abiti?
  (Eugenio Guarini)

formula chimica del feromone - da uomo -


Feromone (per uomo)

Profumo da uomo ai feromoni

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formula chimica del feromone maschile


Feromone (per donna)

Profumo da donna ai feromoni

multi catferomone appagante del gatto feromone appagante del caneferomone Apppagante del Cane
Mezzi Biotecnici per l'Agricoltura TRAPPOLE A FEROMONI Le trappole a feromoni sessuali sono uno strumento utile per razionalizzare la difesa antiparassitaria. Esse vengono principalmente impiegate come mezzi di monitoraggio per stimare la densità di popolazione di diversi insetti dannosi e per individuare i momenti nei quali intervenire con trattamenti insetticidi in modo che questi ottengano il massimo effetto. Solo per alcune specie in determinate condizioni l'uso delle trappole può essere considerato esso stesso un metodo di lotta riuscendo a contrastare, in una certa misura, lo sviluppo delle popolazioni (cattura massiva). Questo si può verificare ad esempio per le Tignole delle derrate, per i Rodilegno e per alcuni Lepidotteri di interesse forestale.


Televideo Rai: 16/07/2009 23:51 SESSO, SCOPERTO ODORE SPEGNI ARDORI

E' risaputo che negli approcci sessuali gli odori fanno la loro parte.E ora s'è scoperto proprio un particolare odore che,però,tiene lontano maschi focosi da femmine impegnate seppure disponibili.
La scoperta del nuono feromone con effetto anti-afrodisiaco è stata fatta da ricercatori americani e tedeschi,osservando i moscerini della frutta. Il maschio, durante l'accoppiamento, trasferisce sulla femmina una sostanza che agisce come "divieto d'accesso". Questa resta incollata sul corpo dell'ignara 

femmina almeno una settimana, tenendo alla larga possibili rivali. Se fosse così anche per le zanzare, potrebbe essere trovato un infallibile repellente.

NOBEL: per la Medicina a RICHARD AXEL e A LINDA BUCK Stoccolma, 4 ott. 2004 (Adnkronos)
Il Premio Nobel per la medicina è stato  assegnato quest'anno agli americani Richard Axel e a Linda B.Buck per le loro ricerca sull'olfatto e sui recettori correlati all'olfatto. La decisione è stata presa dall'Istituo Karolinskaia di Stoccolma pochi minuti fa. Linda Buck lavora al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. Axel, dell'Howard Hughes Medical Institute della Columbia University di Newì York, e dell'Hammer Health Sciences Center della stessa città, è nato nel 1946. 
Richard Axel e Linda B. Buck sono i vincitori del premio Nobel per la Medicina 2004. Il riconoscimento è stato attribuito ai due scienziati americani per le loro scoperte sui 'recettori dell'olfatto e l'organizzazione del sistema olfattivo'.
 
- Sorpreso e molto felice.
Si sente così il biochimico americano Richard Axel, dopo l'assegnazione del premio Nobel per la medicina 2004, ottenuto insieme alla connazionale Linda Buck per gli studi sull'olfatto. Lo scienziato, parlando alla radio svedese che l'ha raggiunto in California in piena notte, ha detto di avere appreso la notizia dai media e di essere veramente onorato.Normalmente i vincitori vengono avvertiti dal comitato dei Nobel ma in questo caso Axel ha avuto la notizia dal giornalista svedese.
Chi  ha vinto con me? 'ha chiesto.
E alla domanda di rito:
Cosa farà  adesso?
ha risposto con ironia
-vado a farmi un caffé.
Il premio è stato assegnato dall'Assemblea Nobel dell'Istituto Karolinska di Stoccolma ai due scienziati americani per la loro scoperta, pubblicata congiuntamente nel 1991, di una grande famiglia di geni, circa mille, che controllano i recettori dell'olfatto. meccanismi che guidano il sistema olfattivo, dal livello molecolare alla organizzazione di quello cellulare. Richard Axel, della Columbia University di New York, e Linda B. Buck del Centro per la ricerca sul cancro Fred Hutchinson di Seattle sono stati 'pionieri' in questo campo, grazie ai loro studi sui geni che controllano il meccanismo della percezione degli odori. Le loro ricerche hanno permesso di identificare una 'grande' famiglia di geni, circa mille (pari a circa il 3% del totale di quelli del genoma umano). Questi geni controllano i recettori olfattivi localizzati nelle cellule situate in una piccola area della parte superiore dell'epitelio nasale, captando così le molecole degli odori. Ma ogni cellula possiede solo un tipo di recettore olfattivo e ognuno di questi è capace di intercettare un numero limitato di sostanze odorose, per cui il sistema risulta molto complesso e specializzato. Queste cellule inviano informazioni direttamente ai glomeruli, piccole strutture situate nel bulbo olfattivo, area del cervello dedicata alla percezione degli odori. Ogni recettore 'dialoga' con uno specifico glomerulo. Da qui l'informazione viene trasmessa ad altre parti del cervello, dove si combina con altri segnali di vari recettori olfattivi. Grazie a questo sistema siamo in grado di sentire, ad esempio, il profumo di un fiore, di immagazzinarlo nella nostra memoria olfattiva e di riconoscerlo in un'altra occasione.
Vedi anche nell'inserto de La Stampa - Tutto scienze e tecnologia TST - di mercoledì 1 giugno 2005 l'articolo di Aldo Fasolo: Caro voglio tutti i tuoi feromoni...)

Dal recentissimo al non certo ancora antiquato I ferormoni in ginecologia umana a Pagina 187 degli Atti del Primo Congresso Congiunto delle Società  Italiana e Francese di Psicoprofilassi Ostetrica - Venezia 26-30 maggio 1976 Ginecologia psicosomatica, Psicoprofilassi ostetrica: evoluzione e prospettive - a cura di Ruggero Cerutti-)
I° CONGRESSO GONGIUNTO DELLE SOCIETA' ITALIANA E FRANCESE DI PSICOPROFILASSI OSTETRICA (XIème de la S.F.P.P.O, V° della S.I.P.P.0), Venezia 26-30 maggio 1976 I ferormoni in ginecologia umana
La presente comunicazione si propone soltanto di attirare l'attenzione in campo 'umano' su di un argomento ricco di interrogativi e passibile di svariati sviluppi, quello dei 'ferormoni'. (Cioè di quelle sostanze a tipo "ormonale" la cui caratteristica precipua è di agire non 'entro' l'organismo che le secerne, ma sul comportamento relazionale e su alcuni equilibri fisiologici di altri organismi, raggiungendoli a dosi infinitesime e per lo più allo stato volatile).
Le due direzioni in cui si è più sviluppato lo studio etologico animale sono quelle dell'aggressività e della funzione sessuale soprattutto femminile (compreso quello che in fondo è un corollario di essa, l'eccitazione maschile). (Solo qualche studio riguarda altri campi: ad es. "apprendimento").
(Per quanto riguarda la sessualità femminile è molto dimostrativo il caso delle topine allevate in assenza completa di maschi, per le quali è sufficiente qualche traccia di urina maschile per ricuperare un normale estro, fecondità  ed 'oggetto' sessuale - cioè eterosessuale -, altrimenti "condannate" ad un omosessualità completa, ed alla mancanza di cicli estrali. Oppure, sempre nel topo femmina, l'espulsione spontanea dei feti e la ricomparsa dell'estro in gravide messe in presenza di un maschio più 'gradito' del maschio fecondatore - da una conferenza di D. Mainardi).
Nel campo umano finora sono stati pubblicati pochi lavori, i più noti dei quali riguardano appunto la sessualità femminile: la sincronizzazione dei cicli mestruali di donne conviventi, come ad es. studentesse di colleges americani che condividevano la stessa camera. Su un fenomeno così vistoso quale la sincronizzazione delle mestruazioni umane (avallato pure dalla sincronizzazione degli estri in femmine animali), posso presentare osservazioni personali condotte per parecchi anni (cinque). Mi riferisco al sincronizzarsi delle mestruazioni mie e di mia figlia nei periodi in cui trascorrevamo insieme un certo numero di ore al giorno (mediamente tre-quattro) collaborando ad un'attività comune (ho l'impressione che questo sia il fattore determinante); e viceversa al loro desincronizzarsi nei periodi in cui le occupazioni di ciascuna divergevano. E, nel campo animale, il sincronizzarsi, al di là di ogni variazione del ritmo estrale (intervalli dai sei agli otto mesi), dell'estro nelle mie due cagne. (In questo caso l'intervallo - costante e regolare - di cinque-sei giorni tra l'inizio dell'estro nella più anziana ed in quella più giovane, avvalorerebbe l'ipotesi di un'induzione nella più giovane ad opera di ferormoni emessi dalla più anziana).
Non pretendo presentare con la presente comunicazione un lavoro sperimentale, e quindi non mi dilungo nell'esporre tabelle atte a documentare la cronologia di questi fenomeni, perché in questa sede mi preme maggiormente proporre interrogativi ed ipotesi.
Sessualità, aggressività, apprendimento ecc.: è probabile che queste sostanze abbiano vastissime ripercussioni su tutto il comportamento fisiologico e relazionale degli organismi biologici e degli agglomerati sociali.
Ma perché ne sappiamo così poco? Quale inibizione o mancanza di curiosità non ci ha consentito di predisporre accorgimenti tecnici atti a conoscerla meglio? Sarà forse perché, essendo la loro azione direttamente recepita da centri cerebrali sede di sensibilità protopatica, e scatenanti riflessi vegetativi, noi non siamo stimolati a prenderle in considerazione epicritica (e quindi "critico-razionale" come facciamo con le sensazioni visive ed uditive? O non ci è - ancora - culturalmente stato permesso di prenderle in considerazione, perché se si ammettesse anche questa via di comunicazione, questi messaggi interpersonali, dovremmo fare i conti con l'impossibilità di trasmetterli volutamente falsificati? (Non sarà questa la causa della fobia attuale del "body odour" e dell'enorme giro economico dei deodoranti?).
Ma, per fermarsi all'apparato genitale femminile ed alle sue funzioni: non potrebbe venir rivalutata in questo senso la funzione delle ghiandole accessorie peri-vaginali (oltre che di tutte le ghiandole apocrine del corpo)?
L'inibizione - magari per motivi psico-relazionali - della espulsione del secreto, dotato di effetto 'ferormonico' non potrebbe essere fra le cause di bartolinite? E come il ciclo mestruale o estrale può venir diretto da un ciclo ”femminile" altrui, o l'estro venir indotto dall'odore di urina maschile, anche la fecondità umana, nelle sue varie tappe non potrebbe venir condizionata da influenze ferormoniche ambientali maschili o femminili? E per tornare ai problemi generali: quale può essere l'influenza di sostanze - alimentari, voluttuarie, medicamentose, contraccettive ecc. - introdotte in un organismo nel condizionare gli altri organismi per mezzo di ferormoni così modificati? E quale l'azione dei cosmetici, detersivi, anticoncezionali locali, inquinanti ecc. come ferormoni artificiali o come agenti di disturbo? (Cito a questo proposito un episodio significativo: un banale spray insetticida a base di piretro, ma con proitazione in tutti i cani maschi incontrati come se le cagne fossero state 'in calore'. Sono spiacente di non aver potuto dare una convalida sperimentale al fenomeno in quanto tale effetto 'ferormonico' risultò limitato ad una sola bombola e non si ripresentò più con altre della stessa marca e dello stesso tipo). (Un altro episodio riguarda invece neonati umani - una trentina: tutti i neonati della nursery di una Clinica Ostetrica - che scoppiarono a piangere in coro dal momento in cui venne iniziata un'inceratura a fondo dei pavimenti per le pulizie pasquali).
Ed infine: forse il problema praticamente più importante non riguarda l'emissione di ferormoni, quanto la recettività e la reattività degli organismi riceventi. Ed allora quale influenza possono avere in questo senso lo stato endocrino, lo stato emotivo, gli stress, i farmaci, la maturità  o l'immaturità socio-affettiva?
RIASSUNTO. Nel corso del presente lavoro vengono citati esempi (soprattutto nel campo della sessualità femminile) e proposti interrogativi riguardanti i "ferormoni".

Integronics

Spiegazioni, esempi e proposte di collaborazione riguardanti invece il campo delle emissioni e comunicazioni di "energie" si trovano nel sito e nelle pubblicazioni della Professoressa Cornelia Guja, della Cattedra di Antropologia dell'Università  di Bucarest: Anthropology of the individual/integronics
integronics patterns
Integronics - Questo nome ਠstato proposto nel 1977 per un nuovo campo teoretico che spiega i nostri risultati sperimentali e studia le leggi generali della coesistenza delle tre forme fondamentali: forme, sostanze, campo e aura.
Elettrografia - usata per studi sistematici sull'aura corporea. (Invenzione Roumena, Fl.I.Dumitrescu, 1975, completata da C. Guja, 1977-2002). La sintesi dei nostri risultati ci ha indirizzati sui "tipi biolelettrici" umani con finalità  adattative come le finalità adattative dei gruppi sanguigni.
Antropologia dell'individualità: termine proposto per un nuovo campo interdisciplinare di approccio all'individualità umana nella sua totale complessità di corpo, psiche e spirito.
Abbiamo costuito un certo numero di modelli per gli esseri umani: il modello sistemico (figura 1) il modello di interfaccia (figure 2 e 3), il concetto di integronic (figura 4): vedi  figura).
Informazioni sull'Aura: proprietà fondamentali caratteristizzanti l'ovunque presente "aura" dei corpi, simile alla massa dei corpi ne caratterizza la qualità della sostanza; simile all'energia ne caratterizza la qualità del "campo". Le informazioni sull'aura rivelano informazioni "archetipiche". Abbiamo evidenziatto le seguenti forme archetipiche: globulare, ramificata, radiale e floreale.

 
dita umanedita umane



modello di integronic in una coppia

Emozioni, istinti, contraddizioni

23° Convegno Nazionale di Psicosomatica PNEI
COSCIENZA DI SE' E "MOLECOLE DI EMOZIONI"
L'incontro tra Neuroscienze, Psicologia e Meditazione
Lectio Magistralis della Prof. Candace Pert
scopritrice delle endorfine e autrice di Molecole di Emozioni
26/27 Maggio 2012  Palazzo Ducale - Piazza Napoleone - Lucca
Gli effetti della coscienza di sé e della meditazione in medicina, psicologia e psicoterapia. Le ricerche sul cervello e sulla coscienza Dal Nobel Edelman, a Damasio e Candace Pert “Molecole di emozioni” (*) e neuro personalità. Il sé psicosomatico come centro della reti PNEI.
Cosapevolezza di sé e meditazione nella cura dei traumi emotivi e dell’identità profonda.
Questi i principali temi che sranno trattati surante il 23° Convegno Nazionale di Psicosomatica PNEICoscienza di sé e "Molecole di Emozioni" si terrà a Lucca, nella Sala Ademollo del Palazzo Ducale, in piazza Napoleone, il 26 e il 27 Maggio 2012.

Candace B, Pert: Molecole delle emozioniMolecole di emozioni. Il perché delle emozioni che proviamo Edizione Corbaccio 2000 Traduttore Perria L. Prefazione di Deepak Chopra
Perché proviamo certe sensazioni? In che modo i nostri pensieri e le nostre emozioni influiscono sulla nostra salute? In questo libro l'autrice cerca di rispondere a queste e altre domande che scienziati e filosofi pongono da tempo. Dopo la scoperta che esiste una base biomolecolare delle emozioni, l'autrice illustra i nuovi sviluppi scientifici e fornisce una chiave per comprendere noi stessi, i nostri sentimenti e il legame che esiste tra mente e corpo.
:W.ROSE scopre gli Amminoacidi Essenziali, se ne conoscevano 20 prodotti dall'organismo, lui ne scopre altri 8 molto importanti per alcune funzioni del cervello che sono presenti solo in alcuni prodotti assunti con l'alimentazione. La teoria che il territorio e i suoi prodotti alimentari abbiano influenzato molecolarmente l'intelletto e il carattere di alcuni popoli, diventa realtà  (vedi 11 milioni, e 12.400 anni fa). Importanti sono questi amminoacidi per la formazione di alcune endorfine che regolano i livelli di alcune sostanze umorali (prima di tutte la serotonina) che determinano con la loro produzione e il loro livello il carattere tranquillo o aggressivo della natura dell'uomo. Ma la CANDACE PERTH negli anni '90 ne scoprirà  altri, che determinano i sentimenti, l'amore, l'amicizia, l'attrazione sessuale, le attività  quotidiane, la volontà ecc.
Particolarmente varianti e spesso spostantesi su orbitali antitetici sono le costellazioni emotive che contrassegnano fase per fase lo sviluppo. Sono fattori di grande potenza ma anche ulteriori elementi di fragilità: le tappe preparatorie, lunghissime - in apparenza discordanti ed invece ben coordinate per Natura - sono proprio tali per integrare il potere dell'individuo sui fattori discordanti dell'ambiente; ma i loro difficili equilibri necessitano allo stesso modo di ben precisi, potenti e ben impostati appoggi esterni incentrati sulle ben precise costellazioni emotive attivantesi momento per momento e soprattutto fase per fase.

Bambini di ieri=adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani...?
Mutanti e sovraccarichi di emozioni e di istinti ciascuno e in ciascun momento è o può divenire - determinante su futuri scenari: imprevedibili e collettivi. Infatti un sistema in espansioni tanto differenziate si regge su equilibri acrobaticamente precari, un sistema così variegato di integrazioni multiple può solo svilupparsi gradualmente attraverso precise tappe preparatorie: invece di garantirne gli irrobustimenti successivi può quindi venir in ogni momento mutilato per vie più o meno dirette con vere castrazioni sul singolo individuo come su intere popolazioni.
trapezista in equilibrio precario... l'equilibrio precario di una trapezista...
Mostruosità esistenziali analoghe alle dis-funzioni degli organizzatori-induttori dello sviluppo embrionale anatomico descritti da Spemann e Mangold. A un osservatore disattento o prevenuto questi delicati passaggi obbligati sfuggono come tali: è così che troppo spesso, in modo subliminale che potrebbe sembrar irrisorio, momenti cruciali possono esser disattesi e interferiti: ma non impunemente. Gravissime conseguenze future ingarbugliantesi in - assurde - inestricabili complicazioni possono quasi inavvertitamente, quasi inconsapevolmente prender piede non per errori madornali, non per cinico malvolere ma soltanto per il mancato tempestivo aiuto dato a fasi di sviluppo ignorate, per la mancata cura nella gestione di emozioni contraddittorie.


Nei libri presentati si insiste su di un discorso unitario che pone l'accento sul concetto di inizi, di passaggi successivi, di fasi di sviluppo, di passato, presente, futuro, di organizzatori e di coni di espansione che si integrano e interagiscono a vicenda... Ma vi si insiste anche e soprattutto allo scopo di sottolineare come - quando questi sviluppi vengano ostacolati - prendano origine circoli viziosi che si avvitano su se stessi bloccando anche le fasi successive, se non continuando ad aggravarsi verso vie patologiche a loro volta aperte a diramarsi al di fuori della persona singola fino a travolgere - nel presente, ma spesso anche ben oltre nel futuro - intere esistenze: la propria e molte altrui.
Come già accennato sopra, proprio in ogni momento della VITA in quanto tale, ogni istante deve essere sottolineato da particolari cambiamenti chimico-fisici dello stato interno: emozioni o "stati d'animo", comunque numerosi e mutevoli per definizione. Nel giro di pochi minuti infatti questo caleidoscopio di stati varianti di "umore", di attenzione e di corporeità psicosomatica si avvicendano e si contrappongono sia nell'interazione fra individui, sia tra individui e cause genericamente ambientali. Ma non basta: molto spesso questi cambiamenti chimico-fisici e le loro manifestazioni interiori si susseguoni in modo contrastante pur all'interno dello stesso individuo: questo non sarebbe affatto uno svantaggio, anzi ne dovrebbe derivare una delle più efficaci funzioni per attivare più elevate "tensioni", per innescare più elevate differenze di potenziale da rendere disponibili come accumulatori di energia. Vissute invece come contraddizioni soggettivamente insolubili, come non sopportate conflittuali "esperienze emotive" interne, molto spesso queste relative incoerenze interiori NON accendono affatto scariche utili di energia potenziata: l'innalzarsi del potenziale (in senso elettrico anche letterale) che così viene prodotto può scaricarsi invece dannosamente in "sintomi patologici": psichici anche gravi tipo "ansietà " fino al "panico", sino allo svenimento...  se non in vere disfunzioni e lesioni di organi interni - vasi sanguigni, cuore, apparato digerente - ecc.
Gli affetti dovrebbero mantenersi nell'integrità  dell'esperienza sensibile che è la condizione per conseguire la pienezza dell'esistenza, senza mai assumere l'aspetto difettivo di quella deprivazione sensoriale, di quell'inibizione da contatto caratteristica dei processi di razionalizzazione, evitando così il paradosso di una dignità della ragione che nega però l'integrità  della persona. (dall'articolo di Marco Vozza de La Stampa: sabato 10 settembre 2005.

Concetti ben puntualizzati in una mail privata:
Affetto e comprensione? Macché!!! Rotture di scatole, discorsi senza senso, consigli non richiesti, umiliazioni, situazioni pesanti e tanto, tanto NULLA! Il NULLA tappezzava le pareti di casa, usciva dalle loro bocche sotto forma di parole sconnesse, il NULLA pranzava e cenava con noi e sempre alla stessa ora. Il NULLA stava in una carezza mai data, stava nei loro cuori e nella loro mente. Quando non c'è "nulla" da dare, quando manca negli adulti l'esperienza delle emozioni e del vivere, beh, allora, davvero, non c'è niente da fare e niente da dire.
Ed è così che molti esiziali equivoci sono nati e continuano ad imperversare sull'onda delle teorie filosofiche - e religiose o pseudo-tali - tipicizzanti per millenni la nostra civiltà: le conseguenze illogiche e primitive di questo esser stati "deprivati" non vengono scalfite da qualsivoglia livello culturale, lasciando spazio all'emotività latente e non riconosciuta di manifestarsi verso direzione autolesionistiche di superstizione e inganno gerarchicamente trsmesso allontanando sempre più dalla "pienezza dell'esistere" e delle LIBERE SCELTE. E così molte superstizioni e dipendenze dilagano seguendo qualsiasi elemento o fantasia come oggetto da adorare, fine da perseguire od in cui credere ciecamente, e su cui fabbricare un linguaggio che li sostenga.

I processi di razionalizzazione, evitano ... il paradosso di una dignità della ragione che nega però l'integrità della persona.
Ed è così che molti termini sono mistificati correntemente in modo a sua volta equivoco e foriero di rinnovate "deprivazioni"; mentre proprio queste errate accezioni vengono a loro volta idealizzate come IDOLI a cui dedicare superstiziosa adorazione: ad esempio razionale, razionalità, capire e comprendere cosa significano veramente? non derivano forse da precisissimi vocaboli latini indicanti soltanto "sistemi di misura" basati su sequenze lineari e non su misure di angoli che permetterebbero quanto meno un'approssimazione più realisticamente ampia? [ratio=righello, capienza=misura del contenuto].
Anche la parola e l'idea di "volontà" entra a far parte di questa confusione, di questa  "inflazione di significato": mai che si usi invece un termine come INTENZIONALITA' in cui si intravvede come essenziale presupposto la sottolineatura emotiva che ne indirizza la diretta azione momento per momento. (Quante volte ad esempio viene "accusato" di essere senza volontà chi invece è in preda a quell'emozione che si definisce desolazione per cui tutto diviene inutile e senza senso! quante volte viene esaltata la forza di volontà di chi, avulso dalle proprie sensazioni - e cautele - procede senza fare una piega! (Un esempio impressionante nella sua sincerità può trovarsi citato come testimonianza diretta nei file Consapevolezza e memoria e Imbroglio è il contrario di svuiluppo anche stampato nell'omonimo capitolo del libro a proposito di traumi superati sì in modo resiliente, ma "in esagerazione" come i rimbalzi degli oggeti elastici o come le "onde di ritorno" verso ingombranti cinismi eroici o verso sofferenze vissute come esibizionisici godimenti masochistici, nel binomio complementare del mendicante e dell'eroe.)

ISTINTI

Ma non esistono soltanto le "emozioni" che si formano all'interno dei corpi: anche l'essere umano è inserito nelle variazioni dell'ambiente come parte ricevente/agente attraverso la via degli ISTINTI, una ben potente facoltà  "biologica" chimica endocrina (e non solo), una via di "antenne" di ricezione-trasmissione, di costellazioni SENSORIALI di grandissima efficacia, pronte a decodificare nell'immediato peculiari stimoli ambientali per innescare RISPOSTE altrettanto immediate. E' una facoltà attivabile in comportamenti continuativi (ad esempio la vasta serie degli istinti sessuali che presumono pure gli istinti genitoriali e di attenzione ai segnali del cucciolo) o per lo più riconoscibile in casi "speciali" se non estremi di risposte comportamentali quasi istantanee susseguenti all'aver colto con precisione segnali da molto vasto raggio nello spazio e nel tempo per rispondervi con azioni stra-ordinarie. Gli istinti costituiscono un sistema potentissimo per la salvaguardia dell'esistenza dell'individuo o/e della specie, messo in moto da scariche di coordinati e duraturi ormoni e non soltanto da effimeri neuromediatori e neuromodulatori. Ma la costellazione del sistema endocrino è complicata, delicata; l'innesco chimico libera scariche di energia - elettromagnetica ecc. - che, una volta avviate, modificano ogni fattore circostante; e se gli istinti in azione possono determinare enormi cambiamenti nel modo di "essere" e di situarsi dinamicamente nella realtà, possono però manifestrsi sia in modo molto appropriato, sia in modo disorganizzato e caotico, distruttivo. (Vedi come esempi dello stesso istinto sia i "salvataggi" che il "panico", certe sopravvivenze al limite del "miracoloso" e la "morte di crepacuore").
E se fossero le tue vibrazioni a creare il mondo in cui abiti?
Ogni vivente cioè con i suoi istinti ed emozioni contribuisce quindi momento per momento a costruire intorno a sé "il mondo in cui abita": in ogni momento - sia da adulto che da bambino - è già così di per sé un fattore di trasformazione, sia come fattore di disturbo, sia come punto di raccordo di una vasta, benefica catena "comunicativa".
Riassumendo: suscitate e modificate in continuazione da condizioni endogene come da stimoli esogeni, emanazioni "viscerali" provenienti da ogni corpo vivente in una serie ben o mal coordinata di attivazioni-risposte si susseguono e si intersecano in forme non ipotetiche ma CONCRETE, esprimendosi mediante precise basi chimiche ed energetiche in continuo modulato movimento. Ogni esistenza nel mantenimento della sua omeostasi interna sviluppa senza interruzione moltissime vie di inter-azione nel presente immediato con correlazioni varie e continue con l'ambiente: vie di inter-azione - come già detto sopra - non metaforiche ma risonoscibili tecnologicamente e persin premiabili con il Nobel come affidabili conoscenze "scientifiche".
Ma non basta: accanto ai sistemi viscerali chimico-fisici di adeguamento dinamico all'ambiente, altri sistemi relazionali - movimenti e suoni - vi integrano ogni presenza vivente. Nella specie umana in particolare esiste anche in più la parola, speciale e sofisticato strumento di trasmissione di informazioni: e non solo per manifestarle all'esterno. Inoltre i  singoli suoni - che possono anche trasformarsi in singoli gesti che lasciano un tratto grafico - possono SIMBOLEGGIARE ogni cosa, ogni situazione e persino la loro generalizzazione persino in concetti astratti, nella vera e propria trasmissibile a-temporale CULTURA.


Ma il linguaggio verbale - che però è soltanto uno in particolare dei "cento linguaggi" umani - è inoltre poco condividibile perché sparpagliato in una miriade di "idiomi", è molto lento rispetto al variare delle circostanze e dei significati a cui attribuire valore; mentre altresì, se l'essere uno strumento personalizzato e comunque controllato in molti casi è - o viene considerato - un grande vantaggio, questo non ne garantisce affatto l'esattezza di trasmissione dei dati e tanto meno la ricezione non equivoca di informazioni: e se è uno strumento potentissimo a disposizione consapevole degli esseri umani, questa soggettività lo rende un'arma efficace di arbitrio, magari usato di proposito - e da entrambe le parti - non per concettualizzare e precisare conoscenza ma per "ingarbugliare le carte" per trasformare ogni possibilità di dialogo, di interscambio, di "sviluppo" in una serie di "imbrogli". che nella specie umana con le sue modulazioni acquista una potenza enorme.

'Sviluppo' non è 'imbroglio'
... quanto fanno male tutti quei sentimenti che rimangono dentro a marcire, quei pensieri incistati e senza voce...
Dare alle emozioni il loro vero nome...

...verbalizzando si concettualizza e concettualizzando si appropia l'esperienza sul piano intellettual. E, scrivendo, si precisano nel tempo i percorsi

Medicina, Patologia Generale, e ... falsa medicina

Lo sforzo di attuazione "futura" di progetti se non di utopie compete alle posizioni ottimistichecauto e doverosamente scettico ha a che fare quotidianamente con GUAI in atto se non PREGRESSI, con la correzione degli inconvenienti se non dei disastri, oltre che con la CURA SUCCESSIVA, ed entrambe le posizioni possono utilmente confrontarsi e completarsi con stimolanti elementi di contrapposizione.  (Vedi file - e capitolo 1 del libro Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani - Cosa ho in comune io con gli schiavi? Piero, Ada e la scuola della libertà)
pedagogiche e politiche miranti alla costruzione di un FUTURO creduto quanto migliore possibile; rispetto a quella "ottimistica" dei "pedagoghi" e degli amministratori, la posizione dialettica "da medico" risulta in posizioni "pessimistiche" coerente con l' imbattersi professionale in situazioni "non normali" se non in guai più o meno gravi, istituzionalmente da cercar di ovviare. Il medico che dovrebbe essere per preparazione

Ma non solo le professioni ma anche la Scienza con la "S" maiuscola è esercitata da persone non da entità astratte, che come tali lavorano in modo più o meno opportuno, onesto, serio, logico, attento. Ma in ogni caso gli esseri umani con i loro comportamenti "personali" e ancor più con i loro comportamenti "professionali" e "pubblici" a loro volta si costituiscono come cause e concause di accadimenti successivi - buoni o cattivi che siano. Nell’ambito della cosiddetta attività scientifica direttamente in atto questo fattore umano può quindi manifestarsie anche "in negativo": la conoscenza "antropologica" di questo fattore umano "in negativo" introduce a conoscenze che dovrebbero venir più considerate e quindi meglio mantenute sotto un PUBBLICO controllo. E non solo: si trasforma in dovere sociale il metterlo in evidenza prima di tutto per sfatare l’alone MITICO che circonda la "Scienza", che accompagna gli inesperti nell’ammirazione spesso superstiziosa delle Scoperte, che circonda i "numeri" e le - non si sa come ottenute - statistiche, nonché le formule chimiche facili da sparare a vanvera per proporle come farmaci toccasana.
Con questo bagaglio di diversificati orizzonti si spiega meglio il titolo come capitolo - Quando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vita? - e i ragionamenti logici e i molteplici dati di fatto che sottostanno alle vere motivazioni di questa pagina. Infatti, se si deve tener conto attento e critico dello stato emotivo e culturale concomitante ad ogni momento dell'incontro medico-paziente, come è ammissibile a monte una dottrina "scientifica" che presenti processi biochimici come fissi, quando invece si è in presenza di fenomeni tipicamente dissipativi?

i processi di razionalizzazione, [non] evitano ... il paradosso di una dignità della ragione che nega però l'integrità della persona

Una "chimica delle emozioni"? come è ammissibile una dottrina "scientifica", una insistita proposta (pseudo-)terapeutica che presenti simili ingarbugliati processi come semplici e immobili?
In gergo tecnico lo studio delle cause si chiama eziologia mentre lo studio dei loro meccanismi d'azione si chiama patogenesi; ma sia questa che quella possono esser considerate vera Scienza solo quando siano ben accertate e non arbitrariamente iper-semplificate; quando siano davvero considerate nella loro essenza, ma anche nel dinamismo delle loro evoluzioni: solo allora passibili di render plausibile un'idea astratta di Scienza pura attraverso eventuali verifiche, ripetizioni e conteggi, confrontabili osservazioni e, se del caso, anche esperimenti.
Una delle branche basilari della Medicina teorica è quell'insieme di dottrine e ricerche chiamata in ogni lingua Patologia Generale destinata ad occuparsi di tutto il sistema variegato e composito delle cause, concause, situazioni, interazioni. In sequenza con la Fisiologia normale a questo campo di studi compete lo studio dell'evolversi o meno delle disarmonie apportate alla omeostasi dinamica. Ma ben raramente cause isolate e statiche incidono in modo determinate sulla "salute" nel loro modificare il normale svolgersi dei fenomeni vitali, nel normale interagire fra questi e quelle: ben più frequenti sono i raggruppamenti - "costellazioni" - di cause e concause e le loro varie e interrelate possibilità d'azione. E non solo ciò va considerato in vari modi e non solo prospettandosi un'ipotetica SALUTE data per certa: la salute non è un concetto statico ma è un momento sempre in bilico su quei continui s-qulibri dinamici che definiscono la VITA stessa in contrapposizione alla MORTE.
Medicina: scienza applicata e multidisciplinare: Emozioni, istinti, ricordi, contraddizioni - come peraltro pure alle esigenze scientifiche della ricerca Medica nel riconoscimento della vera pluralità dei nessi autentici di causalità. la vera fisiologia dell'esistenza in atto non può prescindere dalle correlazioni multiple del presente, ma neanche dalle varie modalità trascorse in cui si era concretizzata l'essenza di quel concreto e non idealizzato essere umano e degli altri concreti esseri con i quali entra in uno stretto e soprattutto anche implicito interscambio. Detto di nuovo e in termini più espliciti: se ogni dato non è correlato con la parte psicologica ed esperienziale nel tempo dell'esame del paziente, se non contiene anche il massimo di questo tipo di informazioni ogni diagnosi non può che dare risultati difettosi. Ma questo non basta: anche il medico stesso - come del resto chi comunque circonda ciascuno fin dai suoi primi approcci infantili alla vita - esce allo scoperto anche da un suo proprio passato, bene o male vissuto, e bene o male integrato nel suo vero "essere-nel-mondo" del momento presente. 
Come si può non rischiare di travisare tutto il quadro, di sottovalutare elementi fondamentali e/o di ingigantirne altri? come si può riuscire a scindere e riconoscere i veri appelli relazionali dai sintomi fisici? o al contrario come si può evitare di dar retta a veri inganni rifilati come richieste?
Come ci si può difendere contro simili errori colossali, a loro volta a rischio di venir autoconfermati in successive statistiche puramente numeriche? E se la Matematica è il fondamento basilare di ogni serietà scientifica perché poi posporre se non ignorare la matematica degli algoritmi rispetto a quella delle tanto travisabili statistiche?
Come si può non tener conto attento e critico dell'uso reciproco dei linguaggi - strettamente al plurale - e dello stato emotivo concomitante ad ogni momento dell'incontro medico-paziente?
...il discrimine tra l'espressivo e l'informativo non è sempre marcato, e il performativo, spesso, nel linguaggio colloquiale, la fa da padrone
Che caldo in questa stanza!
non è solo un'asserzione ma un invito ad aprire la finestra!

Cambiamento "inconcepibile", oppure "transito" e "resilienza"?

Che pressante "valore" attribuire a cosidette "terapie" - sottinteso: per lo più ma non solo - farmacologiche - quando si confondono nel modo più totale sintomi con cause?
Ed, ancor peggio, quando sintomi transitori vengono equivocati come totalizzanti "malattie"?
Una semplice metafora della cosiddetta - con un termine ben poco rappresentativo - depressione è un ... orologio fermo, un orologio "inutile" come strumento: un oggetto che per combinazione però due volte al giorno segna... l'ora esatta, ma un'ora che non cambia; una metafora ben rappresentata in questa citazione di una situazione non personale ma politica:
(citazione tratta dalla newsletter dell'Istituto Arrupe
Guardando la facciata di Palazzo delle Aquile a Palermo, colpisce l’orologio sull’entrata. Un orologio fermo, a segnare un’ora che non cambia, mentre la città gli transita intorno ma con un ritmo diverso, rapido e frenetico. Anche dentro la Sala consiliare c’è un orologio e anche questo è fermo. Così, l’immagine dell’orologio fermo si presta a divenire la metafora della distanza fra due mondi ... Se ... non è capace di rimettere in moto queste “lancette”, ... ricordiamo, però, che ognuno di noi è un potenziale orologiaio in grado di riparare il guasto, qualora sia disposto a mettere in campo le proprie competenze e la propria dignità. ... Condividiamo i nostri sogni di cambiamento. È ora di ripartire.
Gianni Notari (da La Repubblica – Palermo, sabato 18 aprile 2009

Come non travisare ogni dato quando "quel" momento presente, ognuno di quegli infiniti e infinitamente transitori "momenti presenti" viene percepito e razionalizzato come un "assoluto"? Come non cadere nell'inganno di compartimenti stagni, rappresentativi di un modo di pensare, di una mentalità in cui non ci sono nessi di causa-effetto, non ci sono il prima e il dopo, il dentro e il fuori? quando ogni "prima" ed ogni "dopo" sono la stessa cosa e "il passaggio da una condizione all'altra, solo apparentemente descrive un cambiamento, ed è invece qualcosa di artificioso, dovuto all'intervento del farmaco?

...  Senza di  quello, il  passaggio è impossibile (inconcepibile)
... Il mio mal di testa è stato sempre un compagno fedele in questi anni. Non posso dire di averlo da sempre perché  i ricordi più lontani mi portano al periodo delle scuole superiori, diciamo dopo i 15 anni. Mi succedeva di soffrirne in tempi diversi, non secondo una schema prefissato, ma ripensandoci ora una cosa che non cambiava mai era la sua intensità: lo ricordo forte. La sensazione che si presentava era quella di un dolore estremamente debilitante, da allontanare. L'insorgenza era improvvisa, non la collegavo, allora, a nessun evento scatenante era come se partisse dal nulla. C'era un  prima, senza mal di testa e un dopo senza mal di testa: in mezzo il dolore. Ma a differenza di una normale sequenza temporale, il  prima e il  dopo erano la stessa cosa. In un certo senso non si poteva nemmeno parlare di prima e dopo ma semplicemente di fatti assoluti: se 1 è la condizione senza mal di testa e 0 quella con, si  potrebbe descrivere in questo modo: 10101010101010. Il passaggio da una condizione all'altra, solo apparentemente descriveva un cambiamento, era invece qualcosa di artificioso, dovuto all'intervento del farmaco. Perché 0 potesse ritornare a 1 era necessario l'utilizzo di un un antidolorifico. Senza di quello, il passaggio era impossibile (inconcepibile) era come se "1" una volta insorto il dolore non riconoscesse la possibilità di un ritorno alla condizione senza dolore. In sostanza la fase precedente non esisteva più. In realtà non era mai esistita, così come non esisteva quella successiva: il mal di testa diventava un fatto assoluto e come tale non aveva né una causa di insorgenza e tanto meno una possibile remissione nel tempo: doveva semplicemente sparire e al  più presto, non esistere più e l'unico modo era intervenire con la pasticca quanto prima possibile.  Non c'era il concetto di malattia: causa, sviluppo e remissione, con la relativa sequenza temporale, ma solo due fatti (due blocchi monolitici) non collegati in cui l'antidolorifico entrava come fattore esterno. Questo spiega perché il pericolo dell'abuso e degli inevitabili  effetti collaterali non intervenissero. La possibile compromissione di altre funzioni vitali era ignorata o forse vigliaccamente accettata: la testa era una cosa, il dolore un'altra, il farmaco faceva passare il dolore, il resto: niente (il tutto, come in compartimenti stagni, era rappresentativo di un modo di pensare, di una mentalità  in cui non ci sono nessi di causa-effetto, non ci sono il prima e il dopo, il dentro e il fuori). Oggi la cosa è cambiata. Il dolore si presenta molto variabile sia come intensità (anche se decisamente inferiore rispetto al passato) sia come periodi di insorgenza. Ha sempre una causa(che spesso va indagata) e una durata che può variare da qualche ora a un giorno (raramente di più). A volte passa dopo il sonno, a volte dopo un sogno (un sogno può anche generarlo) a volte dopo il pensiero (anche il pensare può generarlo), a volte sembra causato da una arrabbiatura che non ha avuto sfogo o ancora dalla stanchezza fisica o da un ricordo doloroso che fatica a tornare a galla. In  ogni caso la sensazione è che non solo il dolore passerà di lì a poco ma che abbia assoluta necessità di svilupparsi. Più di ogni altra cosa è che una volta passato, il mio essere dopo, sarà diverso dal mio essere prima. Cioè in  questo momento il dolore sembra un transito, quasi un traghetto che porta da una sponda all'altra [vedi concetto di Resilienza]. E' ovvio che l'utilizzo del farmaco diventerebbe doppiamente dannoso sia per la sua stessa natura di "veleno" per il corpo sia perché impedisce il transito o lo accelera in modo artificiale impedendo tutte quelle modifiche interiori (a questo punto direi anche  biochimiche) che hanno invece bisogno del tempo e dei passaggi giusti. Ecco che, a differenza di prima, il modo corretto per rappresentarlo diventa una sequenza numerica in cui il dolore interviene come un punto di domanda (per le innumerevoli incognite che si porta dentro) e in cui ogni numero rappresenta il risultato di una serie di input interiori ed esterni: "?_ 1_2_3_?????_4_7_???_8_12_?.....
Anche se nella eccessiva semplificazione di quest'ultimo "disegno" è chiaro come il mono-tono del primo (10101010101010), che ho volutamente ricondotto al linguaggio binario dei computer si addica ad una macchina ma non di certo ad un essere umano.

Memoria e medicina: il tempo "ritrovato"

Ciascuno non può mai esser dato come tale e come tale immodificabile; ciascuno non è costituito soltanto da tre dimensioni ma da quattro. Ciascuno, prima di raggiungere la pienezza esistenziale del momento presente, ha dovuto - o avrebbe dovuto -  aver assecondato le proprie ben definite fasi di sviluppo nelle loro sequenze biologicamente determinate: come può occuparsi veramente di quelle altrui un medico che ignori tutto questo? Detto in termini più espliciti: nell'accostarsi al paziente non basta tener conto in modo sentimentale - o quasi - dei cosiddetti fattori psicologici del momento e neanche dell'incontro in se stesso, poiché ogni diagnosi ed ogni terapia mancante di un lavorio minuzioso di ritrovamento del passato, non possono che essere superficiali; e quindi magari sostanzialmente erronee quando non dannose. Della Medicina come insieme di studi fanno parte varie branche, sia come basi soltanto teoriche, sia utili per differenziare le conoscenze e le prestazioni a seconda di vari criteri, seguendo sequenze di approccio più o meno di logica o di ... mercificazione, ma anche un medico generico veramente curante, e non solo un "alleviatore di sintomi contingenti", deve occuparsi di bambini ed ex-bambini e del loro sviluppo in atto o pregresso tanto più se risulta difettoso. E così nel variegato gioco delle cause e concause patogene (e/o salvifiche) la medicina, sia nella sua forma primaria di igiene e prevenzione, sia in quella secondaria di terapia, deve tener conto della vera fisiologia dell'esistenza, che non può prescindere dalle correlazioni multiple del presente, ma neanche dalle varie modalità in cui si era concretizzata nel tempo. In tutti gli esseri viventi - animali e vegetali - la preparazione e la complicata rete di collegamenti del momento e del PASSATO ha per Natura una spinta intrinseca destinata al "futuro"; ma con regolarità fondante la genetica individuale si ritrova sistemata in un'altra enorme esprimibile dotazione: la MEMORIA, che - come nei semi vegetali e nelle CELLULE STAMINALI di ogni organismo - in reconditi spazi inespressi contiene anche una "memoria biologica", una "memoria genetica" in cui non solo è depositato e ritrovabile tutto il passato attuato, ma anche in modo preordinato quello mancato e geneticamente predisposto. Niente vi va perduto né degli eventi, ma neanche delle fasi di sviluppo pur disattese o smentite: in ogni momento tutta la sequenza dei fatti e dei percorsi può "germogliare dal seme" per venir ritrovata e riattivata verso una maturazione anche ottimale.
Nel variegato gioco delle cause e concause patogene (e/o salvifiche), la Medicina sia nella sua forma primaria di igiene e prevenzione, sia in quella secondaria di terapia, deve quindi tener conto anche di queste dinamiche della Fisiologia dell'esistenza non solo in atto ma anche in divenire, per cui deve altrettanto conoscere le varie modalità in cui si erano concretizzate o mancate nel tempo per poterle ritrovare e riattivare nelle diverse forme di memoria.

Passato ricostruito e sequenze riattivate 

Nella scienza l'inaspettato che dà  grandi informazioni si dice serendipity: ed ecco che una attenta, paziente e ben orchestrata anamnesi, non solo può rivelarsi un fondamentale strumento diagnostico spesso molto migliore di sofisticate se non invasive analisi strumentali; ma può diventare anche e persino (e qui sta l'inaspettato regalo!), uno strumento di cura se non si arresta a banali domande-risposte, ma prosegue fino a diventare addirittura l'elemento cardine di una sotto-specialità a se stante della psichiatria come la psicanalisi.
Esistono malattie che impegnano il corpo fisico in vari modi, ma esistono anche molto numerose e molto invalidanti malattie vere - non "immaginarie"! - che impegnano la parte non-materiale, o non solo quella materiale della persona: nevrosi e psicosi non sono "immaginarie" e neanche "misteriose" o da combattersi con la volontà (???) o comunque sia con cure quasi superstiziose, o con "medicine specifiche". E' stato detto che la follia è l'oblio di un grande dolore: ma non è affatto detto che questa perdita di consapevolezza e autenticità sia un destino ineluttabile. Di tutto questo dovrebbe occuparsi una specializzazione importante della Medicina come dottrina e come professione: la Psichiatria il cui campo d'azione è deputato ad approfondire quanto riguarda l'essere umano proprio nelle interrelazioni dei vissuti soggettivi. Una cura efficace delle nevrosi (ed anche di molte psicosi) esiste ma è dura e spesso molto dolorosa: però, partendo dalle origini e aiutando a rivivere e superare traumi anche altamente distruttivi, può restituire quanto è stato perso o danneggiato, può permettere - a chi se la sente - di ritrovare la propria infanzia danneggiata o spezzata. Ed esiste pure oltre alla solo teorica Psichiatria, una sottospecialità più pratica come la psicosomatica: utilissima sempre ma indispensabile nei casi più gravi in cui i ricordi si manifestano come rivissuti corporei, in cui è il CORPO stesso che "descrive" i fatti prima ed accanto alla possibilità della mente di rievocarli. In altri termini questa sottospecialità, che fonde insieme ad ogni livello una svariata serie di conoscenze, dispone degli strumenti concettuali per distinguere tra manifestazioni corporee attuali e rivissuti pregressi fino a fornire persino dettami per venir a capo di situazioni psico-fisiche derivate da traumi e violenze gravissimi, impensabili in tempo di pace e/o perpetrati contro bambini cresciuti in famiglie dall'apparenza "normale". Non solo fasi disattese o emozioni troppo conflittuali possono aver disturbato o quasi interrotto sviluppi normali, ma anche gravi se non terribili accadimenti possono essersi posti come ostacoli sul percorso esistenziale di chi poi ha cercato con l'oblio di annullarli. Ma "oblio" non è né difetto né debolezza e se è ben verosimile che possa coprire anestetizzandoli lesioni sofferte e fatti ben precisi - talvolta da etichettarsi come vere "torture" - cioè fatti "dimenticati" perché realisticamente al limite della sopportabilità, non deriva certo da inconsistenza o stupidità: se nella situazione insopportabile ha evitato il peggio però a sua volta diventa patogeno perché garantire questo egreto è un'enorme fatica, è qualcosa come una - seppur inconscia - censura deliberata, estenuante e interminabile. Per di più molto spesso tutto questo travisamento non è appannaggio di mancanza soggettiva di coraggio, capacità di sopportazione, serietà: spesso è indotto e programmato costrittivamente dall'esterno sotto forma di "proibizione", di censura omertosa che trascina seco conseguenze a valanga, sia come faticoso impegno, che come impoverimento emotivo-esistenziale se non intellettuale, sia anche nel presente come fonte di ulteriori rischi.
PTSD e DISSOCIAZIONE. Inizia ad esserci un'ampia evidenza negli studi di Neuroimaging sul fatto che differenti stati dissociativi (dissociazione emozionale e dissociazione sotto forma di derealizzazione/depersonalizzazione) corrispondono a diversi pattern di attività cerebrale. Un modello dettagliato è in fase avanzata di preparazione da parte del gruppo olandese di van der Hart e Nijenhuis. Van der Hart in passato ha correlato la dissociazione da trauma con gli studi sulla risposta animale all'attacco dei predatori. Assume sempre più importanza il DESNOS (Disorder of Extreme Stress Not Otherwise Specified), un disturbo proposto da anni per l'inserimento nel DSM-5 pagina 307 e segg. (Vedi Bessel van der Kolk uno dei principali studiosi mondiali del PTSD - disturbi post-traumatici (PTSD) -). L'anno prossimo la conferenza ISTSS sarà dedicata proprio al DESNOS (Disorder of Extreme Stress Not Otherwise Specified). Il DESNOS è caratterizzato da una forma grave e persistente di disturbi tipici dei PTSD, ed è particolarmente refrattario alle terapie. Nel DESNOS sono spesso presenti gravi disturbi dissociativi, forti difficoltà nella costruzione e mantenimento di relazioni interpersonali stabili, significativi sintomi somatici e di abuso di sostanze. E' spesso correlato con patologie di asse 2 (ed in particolare con i disturbi borderline).

Ma anche nei casi più gravi, anche quando l'oblio sembra profondo e pesante, in ogni momento e in modo assolutamente impressionante possono comparire subitanei violenti sprazzi di vivide memorie, quegli sprazzi di consapevolezza, e non di soli "ricordi", efficacemente chiamati - dai registi cinematografici  e non dagli psichiatri (!) - flash-back. Questi rivissuti possono spontaneamente diradare l'ottundimento, o farsi largo al cedere dello sforzo della censura, ma mai questo avviene per sforzo di volontà , né per una particolare capacità della mente, e neanche per un qualcosa di "magico" come potrebbe apparire, quando sono accompagnati da genuine, inaspettate manifestazioni corporee. E quando questo avviene si è in presenza delle massime possibilità di successo di una terapia psichiatrica, di una psichiatria che però germogli da solide e non equivoche basi nel campo della grande Medicina generale.
E se c'è chi considera un vantaggio collettivo il forzato oblio, allo stesso tempo convalida "scientificamente" il concetto freudiano di rimozione
(da Televideo RAI 12 / 07 / 2007 23h 05'
Cervello: brutti ricordi? Cancelliamoli .Teoricamente, basterebbe solo un po' di esercizio e se lo volessimo potremmo "cancellare" i brutti ricordi. E' la scoperta fatta da un gruppo di ricercatori dell'Università  del Colorado e pubblicata sulla rivista "Science". Secondo la ricerca l'area del cervello chiamata corteccia prefrontale ਠcapace di sopprimere i ricordi mediante l'inibizione di aree cerebrali implicate con la memoria sensoriale, come amigdala, ippocampo e corteccia visiva. Importanti le implicazioni per il trattamento dei disturbi psichiatrici.

Psicoanalisi 

Quindi se la follia è l'OBLIO di un grande dolore non sempre il destino di sviluppi mal-condotti o di infanzie traumatizzate è determinato in via definitiva: anche in questi casi la medicina e le sue specializzazioni possono proporre una terapia che non sia solo una compensazione di sintomi, ma una piena restitutio ad integrum con una prospettiva finale di guarigione riconducibile alla ricostruzione di esistenze ed essenze come avrebbero potuto e dovuto essere. 
Non posso mettere ogni cosa direttamente in ordine. Il ricordo va avanti e indietro non segue una linea diritta... L'avviarsi in simili vacillanti e imbrogliati passaggi, l'avvicinarsi e evitare la terribile verifica che ciò sia potuto capitare... Però il riconoscere che là sta la causa della sofferenza, e che questa causa ha un senso, che permette l'accettazione di queste memorie a più livelli, [anche se e quando] il lavoro interiore e la terapia hanno perso [e inevitabilmente] ogni dolcezza.
E un simile difficile, spesso impressionante e zig-zagante procedere non è senza ulteriori ricompense: le traversie vissute e chiarite dei pazienti usciti da situazioni, mai altrimenti esperibili da chi ne viene così a intima conoscenza, offrono a loro volta importantissime fonti di inaspettate informazioni e consapevolezze. Chi le accoglie e le "comprende" ne ricava profondi arricchimenti culturali sul piano personale e professionale e non solo privato, mentre reciprocamente questi ex-bambini traumatizzati - pur se in modo assolutamente terribile - con le loro accolte, rivissute e risolte esperienze possono non soltanto recuperare se stessi ma offrire a TUTTI fondamentali apporti di saggezza e conoscenza.
Non bisogna però sottovalutare che ben più spesso qualcosa di disturbante da nascondere può magari riguardare non soltanto fatti dolorosi accaduti, quanto altrettanto insopportate "esperienze" interne: cioè emozioni considerate inaccettabili perché troppo in contraddizione con altre emozioni. In altri termini: assumendo che patologie mentali siano formate da compensazioni fasulle e durature, non esistono solo traumi "esterni", esistono anche difficoltà  non risolte nella gestione contradditoria delle emozioni; senza contare che ancor più spesso gravissime conseguenze future derivano da momenti cruciali dello sviluppo interferiti in un modo subliminale che poteva sembrare senza alcuna importanza se non pienamente favorevole (vedi ad esempio i "precoci campioni sportivi" o i "bambini prodigio"). Accanto a veri traumi catastrofici ed a vere violenze subìte all'origine di invalidanti patologie "mentali" esistono infatti "gocce che scvano la pietra", danni in apparenza "piccoli" se non fatti apparentemente positivi. L'aver scombinato una cruciale fase di sviluppo, l'aver agito in un momento e in modo sbagliato del processo di armonizzazione delle maturazioni intelletuali, sociologiche e affettive una simile serie di "irrilevanti inconvenienti" non solo può aver alterato quella cruciale fase, ma anche le sue successive, avviando a valanga una catena induttori-organizzatori sbagliati e quindi di errori in peggioramento. Ed è proprio alla base della grande scoperta, del grande regalo datoci da Freud - la psicoanalisi - la possibilità di equiparare la cura di tutti questi pazienti: tanto quelli sofferenti per accadimenti traumatizzanti che quelli impegnati in soggettivamente insolubili conflitti interni, e/o tormentati da emozioni soggettivamente inaccettabili. Proprio questo riconquistato rispetto per tutte le situazioni iniziali ha permesso un così enorme progresso nella teoria e nella pratica; e da allora non solo offre una così valida possibilità agli psichiatri di ottenere vere guarigioni, ma propone più precise possibilità di cura alla medicina nel suo insieme, e garantisce anche continui apporti concreti al generale bagaglio della scienza biologica e socio-antropologica.

 
Ogni terapia, per non essere solo una compensazione di sintomi, o un fattore di cronicizzazione deve tendere alla piena restitutio ad integrum: ecco perché può esistere una prospettiva finale di guarigione anche per ogni patologia mentale. A proposito di psicoterapia/e si parla tanto di "analisi finita o infinita": ma anche in questa sotto-specialità della medicina bisogna tendere ad ottenere una cura che possa dirsi sul serio "finita".
  1. Lo è quando memoria, presente e possibilità slatentizzate si riallineano in un tutto finalmente armonizzato;
  2. quando la persona è giunta davvero alla sua età non anagrafica ma veramente ESPERIENZIALE;
  3. quando forma, attitudini, energie, consapevolezze, emozioni ed istinti si sono resi finalmente disponibili.
sviluppo non è imbroglio
Sviluppo non è imbroglio?

vedi commenti e precisazioni nel file Malattie rare in offerta speciale di cui si cita il paragrafo sottostante:
Roma, 13 luglio 2009. (Adnkronos Salute) -
(*) Eliminare i brutti ricordi, per una vita sempre con il sorriso [!]. Sembra questo il nuovo uovo di Colombo dei ricercatori, visto che diversi studi si stanno focalizzando sull'obiettivo di trovare il modo di cancellare dal cervello le brutte esperienze vissute. Gli scienziati dell'università del Colorado hanno scoperto, grazie alla risonanza magnetica, dove i brutti ricordi vengono 'registrati' nel nostro cervello, cioਠnella corteccia prefrontale. Non solo: hanno anche svelato il meccanismo che consente questo processo.
Un risultato che potrà  aiutare - dicono oggi sulla rivista Science - tutte quelle persone con stress post-traumatico o ansia che rimangono vittime delle esperienze negative vissute.

Con le stesse motivazioni solo 10 giorni fa alcuni colleghi, dalle pagine del Journal of Psychiatric Research, avevano annunciato di aver testato una sostanza, il PROPANOLO, capace di cancellare, come i segni del gesso su una lavagna, le esperienze negative che hanno marchiato a fuoco la nostra memoria, lasciando gli altri ricordi intatti. Questa volta gli scienziati Usa hanno studiato 18 volontari adulti, a cui sono state mostrate immagini di volti umani da associare a fotografie di incidenti d'auto o soldati feriti. Quindi, in un secondo tempo, sono state fatte vedere nuovamente le immagini dei volti, chiedendo a ciascuno di ricordare o meno l'immagine negativa associata. Il tutto mentre una risonanza magnetica registrava l'attività  cerebrale dei partecipanti al test. In questo modo i neuroscienziati hanno scoperto che, per 'eliminare' il brutto ricordo, la corteccia prefrontale del cervello 'stacca' la spina all'amigdala e a tutte quelle altre regioni che richiamano i ricordi, specie quelli con un sostanzioso contenuto emotivo.

La scoperta rivela Brendan Depue, un neuroscienziato che ha partecipato allo studio - è ancora lontana da una sua possibile applicazione nello studio dello psichiatra. Anche perché non è semplice riuscire a chiudere la comunicazione tra le aree cerebrali, e impedire dunque ai brutti ricordi di riemergere. Ma in futuro - conclude - si potrebbero mettere a punto farmaci in grado di aiutarci a innescare questo meccanismo.


Memoria e medicina: il tempo "ritrovato"

Ciascuno non può mai esser dato come tale e come tale immodificabile; ciascuno non è costituito soltanto da tre dimensioni ma da quattro. Ciascuno, prima di raggiungere la pienezza esistenziale del momento presente, ha dovuto - o avrebbe dovuto -  aver assecondato le proprie ben definite fasi di sviluppo nelle loro sequenze biologicamente determinate: come può occuparsi veramente di quelle altrui un medico che ignori tutto questo? Detto in termini più espliciti: nell'accostarsi al paziente non basta tener conto in modo sentimentale - o quasi - dei cosiddetti fattori psicologici del momento e neanche dell'incontro in se stesso, poiché ogni diagnosi ed ogni terapia mancante di un lavorio minuzioso di ritrovamento del passato, non possono che essere superficiali; e quindi magari sostanzialmente erronee quando non dannose. Della Medicina come insieme di studi fanno parte varie branche, sia come basi soltanto teoriche, sia utili per differenziare le conoscenze e le prestazioni a seconda di vari criteri, seguendo sequenze di approccio più o meno di logica o di ... mercificazione, ma anche un medico generico veramente curante, e non solo un "alleviatore di sintomi contingenti", deve occuparsi di bambini ed ex-bambini e del loro sviluppo in atto o pregresso tanto più se risulta difettoso. E così nel variegato gioco delle cause e concause patogene (e/o salvifiche) la medicina, sia nella sua forma primaria di igiene e prevenzione, sia in quella secondaria di terapia, deve tener conto della vera fisiologia dell'esistenza, che non può prescindere dalle correlazioni multiple del presente, ma neanche dalle varie modalità in cui si era concretizzata nel tempo. In tutti gli esseri viventi - animali e vegetali - la preparazione e la complicata rete di collegamenti del momento e del PASSATO ha per Natura una spinta intrinseca destinata al "futuro"; ma con regolarità fondante la genetica individuale si ritrova sistemata in un'altra enorme esprimibile dotazione: la MEMORIA, che - come nei semi vegetli e nelle CELLULE STAMINALI di ogni organismo - in reconditi spazi inespressi contiene anche una "memoria biologica", una "memoria genetica" in cui non solo è depositato e ritrovabile tutto il passato attuato, ma anche in modo preordinato quello mancato e geneticamente predisposto. Niente vi va perduto né degli eventi, ma neanche delle fasi di sviluppo pur disattese o smentite: in ogni momento tutta la sequenza dei fatti e dei percorsi può "germogliare dal seme" per venir ritrovata e riattivata verso una maturazione anche ottimale.
Nel variegato gioco delle cause e concause patogene (e/o salvifiche), la Medicina sia nella sua forma primaria di igiene e prevenzione, sia in quella secondaria di terapia, deve quindi tener conto anche di queste dinamiche della Fisiologia dell'esistenza non solo in atto ma anche in divenire, per cui deve altrettanto conoscere le varie modalità in cui si erano concretizzate o mancate nel tempo per poterle ritrovare e riattivare nelle diverse forme di memoria.

Transfert(s) e... "mercatino dell'usato"

il disordine del "mercatino dell'usato"chi non conosce il passato è condannato a ripeterlo o a mistificarlo nel gran disordine di un continuativo irrealistico "mercatino dell'usato"
NON vale certo per quanto riguarda le NON CONCRETE, staticheimmagini mentali anche sulle immagini, sui sentimenti, sulle opinioni - e non solo sulle persone eventualmente in "falsi innamoramenti - vuoti tranfert senza futuro possono interferire fino ad intercettare possibilità e accecare percezioni.
Assurdi statici transfert immobilizzano intere esistenze in ostinate vie e ricerche di situazioni ripetitive, ben poco "ecologiche" ed "omeostatiche" e tanto meno sintoniche con il sempre mutevole ambiente sia circostante che interno




Si potrebbero porre obbiezioni linguistiche sull'uso di un termine abitualmente invariante (ri-)tradotto dal (latino)-inglesizzato, cioè il/i "tranfert(s)": ma qui è assolutamente necessario attirare l'attenzione - perfino usando di proposito una modalità anomala del linguaggio - sul fatto che si vogliono evidenziare fenomeni plurimi e non ragruppati in un blocco unitario da ... spostare nei rifiuti in un unica pattumiera. Ben espressi dal termine popolare fissazioni/fisse e suoi derivati che ne costituiscono le conseguenze visibili, circoli viziosi decadenti si appiccicano a persone e non solo: anche oggetti e situazioni e emozioni e "opinioni" possono cioé continuare all'infinito a rappresentare inconsapevolemente feticci di stati d'animo pregressi, a costituirsi non come "ricordi affettivi" o come ipotesi coadiuvanti di nuove esperienze ma come portatori di superstizioni.
Invece l'esperienza consapevole del presente, e la padronanza della propria esistenza nello spazio ambientale e nel tempo trascorso è la via per la QUARTA DIMENSIONE: una pienezza dell'esistere in cui l'età anagrafica non è oltanto un "numero" più o meno alto, ma una SOMMA in cui si strutturano strato su strato la consapevolezza del proprio ambiente del momento, unita consapevolmente a quella del proprio passato e delle proprie emozioni - non importa quale esso sia stato o siano queste emozioni - contribuisce in modo sostanziale a determinare quello che viene definito lo spessore" come antitetico alla fatuità , all'inconsistenza di una persona. Anzi: ogni esperienza consapevolmente sopportata non soltanto arricchisce la - in fondo banale - ragione, ma è la radice della vera MATURITA', capace di personale SAGGEZZA. (E' più o meno questo il significato della famosa frase di Shakespeare RIPENESS IS ALL. - Re Lear atto V scena V). Ma non solo: ecco che allora può promanare per tutti un insegnamento implicito, venir offerta a chiunque una fonte di vitale "cultura"; e non sol: una continuativa garanzia per il proprio futuro di trovare sempre la gioia - evolutiva - dell'APPRENDERE.

Un tipico luogo comune riguardante la psicoanalisi, come destinata in modo ineluttabile a produrre dipendenza, confonde completamente questo fondamentale strumento curativo e culturale non soltanto con tutte le altre forme di terapia, ma con qualsivoglia altra - tecnicamente accreditata o spontanea - forma di appoggio, consiglio, assistenza, ascolto.... La psicoanalisi al contrario offre l'UNICA possibilità concreta di ritrovare la propria, vera esistenza nel VERO presente, a contatto e in relazione VERA con le effettive persone (e comunque "realtà ") del momento. A differenza di ogni altro tipo di terapia o supporto infatti e certamente la psicoanalisi - ancorché lunga e penosa -  per sua intrinseca natura deve costituirsi come strumento di rivelazione dei transferts (da considerarsi rigorosamente al plurale): può strumento di una scienza medica EFFICACE a RESTITUIRE e NON derubare una persona delle sue capacità di riconoscimento e decisione. Cronologicamente questo ha rivelato la prima grandissima scoperta di Freud: ha aperto la possibilità di distinguere - e quindi così SCIOGLIERE - le dipendenze quando riconosciute nella loro vera natura di TRANSFERT(S).

A proposito del termine "transfert" è molto OPPORTUNA una secca precisazione più fattuale che semantica per dirimere una serie di equivoci e false apettative. Il termine, derivato dal latino, significa letteralmente "trasporre" cioé spostare qualcosa, compresi quindi anche i "rivissuti emozionali", che vengono inconsapevolmente accatastati da persone e oggetti del passato o della fantasia su persone o situazioni in atto: invece a se stanti, differenziati, NEUTRALI, a loro volta inconsapevoli se non del tutto ignari. In tutto questo groviglio di tempi "rimossi", di attribuzioni fantastiche, di incomprensioni pseudo-razionalizzate - vedine la presa in giro nei versi di: Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali di Ronald Laing viene sovraccaricato di vissuti totalmente altrui senza capirne né la natura né la ragione, mentre chi ne è il soggetto tende a reagire, deluso nelle sue "aspettative" e pseudo-convinzioni: ogni momento di simili pseudo-rapporti non può che dar luogo a un mai finito "dialogo tra sordi" - da cui appunto prendono origine tenacissime annodate "dipendenze".
Invece, quando l'interlocutore si trova nella condizione di poter ACCETTARE un "transfert" in atto, diviene possibile per entrambi ri-trasformare questo incontro prima sterile tra entità incomunicanti in "dialogo" fattuale, e riproporre le "fissazioni" trasformandole in accettati "cambiamenti".
Il "sorprendente fenomeno della cosiddetta traslazione", vale a dire egli rivolge sul medico una certa quantità di moti di tenerezza, abbastanza spesso frammisti a ostilità, che non sono fondati su alcun rapporto reale e che non possono che derivare, dare le particolarità della loro comparsa, dagli antichi desideri fantastici del malato divenuti inconsci. Quella parte della sua vita emotiva che egli non riesce più a richiamare alla memoria, viene dunque da lui rivissuta nel suo rapporto con il medico ed è solo attraverso codesta reviviscenza nella "traslazione" ch'egli si convince dell'esistenza, nonché della potenza, degli impulsi sessuali inconsci.

ll transfert è il processo con cui determinati desideri inconsci si riattualizzano nel presente su determinati oggetti nell'ambito di una relazione stabilita con essi, e soprattutto nell'ambito della relazione analitica. Il paziente scorge inconsapevolmente nell'analista un ritorno, una sorta di reincarnazione, di una persona importante della sua infanzia, del suo passato, e per questo trasferisce su di lui sentimenti e reazioni che spettavano a quel modello. Questa traslazione è ambivalente: essa comprende sia impostazioni positive ed affettuose sia negative ed ostili nei riguardi dell'analista: per questo le scuole freudiane di e micropsicoanalisi dedicano una parte fondamentale del training allo studio e alla familiarizzazione delle dinamiche transferali.


L'esistennza del/dei "transfert" è stata cronologicamente la prima GRANDE SCOPERTA di Freud, ed ha sancito l'incompatibilità tra il suo metodo e quello di Breuer (1889-1892), che però ha anche messo in luce come in un certo senso "pratico" tutto questo presupponga per il curante l'essere in grado di prestarsi a fare da attore se non da "manichino" di una recita tutta interiore di chi invece ne è parte attiva - nel caso di una terapia - del "paziente". Non è sempre facile questo lavoro da "attori" in questa serie di  piccoli "psicodrammi" non certo "fissi" come lo sono le "dipendenze" e i "legami", ma in continue evoluzioni teatralizzanti. Ma, a premiare queste difficoltà, il suo impegno pone il curante consapevole anche e soprattutto in una posizione privilegiatissima: sotto i suoi occhi si svolge la vicenda rivissuta, e nella sua "parte emotivamente recitata da attore" può non solo intuire ma CONSTATARE di persona le situazioni che il "paziente-regista" quasi senza accorgersene ma con molta efficacia gli espone e presentifica e non soltanto "raccconta".
Assecondare i ri-vissuti del paziente e NON prestarsi a farsene parte attiva in un malinteso "legame"? Come ha scoperto Freud più di un secolo fa, solo in questo modo si attua la vera possibilità di GUARIGIONE da un passato che non più si incancrenisce; ed è allora - quando ogni "tranfert" SPARISCE - che ci si può inoltrare nel pieno diritto del vero personale NUOVO.

Il rapportarsi NORMALE alla realtà mutevole del presente - vedi l'intero file/capitolo Consapevolezza e memoria - NON si struttura mai in formazioni statiche, in rapporti interpersonali che continuano ad aggrovigliarsi su se stessi, come gli scherzosi paradigmi di incancellabile autoreferenzialità dei Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali di Ronald Laing. In questi versi e troppo spesso nelle interazioni umane perfino in moltissime in apparenza "normali" un passato difettoso si contrae ed arrotola in ripetitivi patologici transfert, in caricaturali nodi bloccati e in bloccanti "legami", che, invece di permettere l'adesione alla mutevole realtà ed ai rapporti in cui ci si trova immersi, obbliga ad aggirarsi in un movimento senza senso, a persi in un mondo isolato e nel vuoto delle proprie fantasie, aspettative e paure.Il dissolversi dei transfert, la perdita/rinuncia dei significati dati abusivamente a trasferimenti indebiti, a spostamenti solo SOGGETTIVAMENTE richiamati da qualcosa e qualcuno a qualcosa e qualcun altro, apre invece finalmente la via alla VERA ESISTENZA: se non alla "gioia di vivere" almeno al VIVERE e al non vegetare; permette cioé una vera guarigione e introduce ai successivi vantaggi di questa l'impedire che ricordi mal digeriti si arroghino la facoltà di sostituirsi alle vissute e sofferte ESPERIENZE, e - tramite le irrisolte sensazioni sottostanti - continuino a trasformare elementi qualsiasi del presente in impressionanti "mostri" da evitare a ogni costo.
Non si può però fantasticare possa essere semplice e indolore l'uscita dall'idea di un MONDO ripetitivo, ristretto e mono-tono e pertanto rassicurante fonte indiscussa di prevedibili convinzioni. Sembrerebbe ovvio considerare che chi ha bisogno di cura è afflitto da un malessere che ha lontane radici nel tempo; sembrerebbe almeno rispettoso non dimenticare che chi cerca una "terapia" è perché è "malato" e capisce di esserlo: uscire dai propri "meccanismi di difesa" messi in atto in età magari precocissima, e quindi - ben carente non di "intelligenza", ma di quella capacità di ricoonoscere situazioni, di quella lungimiranza che derivano da vissute, "concettualizzate" esperienze.
E qui cito di nuovo alcune frasi di testimonianza:
Mi sento un po' un e come loro ho la stessa sensazione che pochi crederebbero a ciò che ho appena scritto.
Ho fatto nuovamente un sogno che mi ha obbligato a svegliarmi urlando. Entra abbastanza trafelata una donna ... Entra come se fosse di casa e mi saluta, io sono stupito di vederla, Mentre mi passa davanti si gira e mi guarda. Incrocio lo sguardo e una paura tremenda mi assale e mi sveglio urlando. La scorsa notte ne ho fatto un'altro: ho avuto nuovamente quella sensazione che mi portava a svegliarmi ma questa volta il sogno è continuato perché evidentemente la paura non era così forte. Non poteva nuocermi come nell'altro sogno perché era come se l'avessi immobilizzata, murata. Lo sapevo certo ma un conto è saperlo un conto è sentirla la paura.
Quasi non ci credo se penso a quanto tempo ci è voluto perché questa storia venisse fuori.
..
Per chi sta male, per chi è stato da piccolo molto male, per chi non ha conosciuto altra via non è certo "rassicurante" la rinuncia alla struttura "imbutiforme" del "patologico": entrare in un universo sconosciuto mai condiviso e comunitario, soltanto unito in funzione di esterni comuni veri nemici o pseudo-tali; sempre gerarchico nelle sue superiorità / inferiorità, e magico o comunque fideistico nella sua sostanziale impotente e inadeguata solitudine, nella sua incapacità di riconoscere un proprio posto nel mondo.
Ma troppo spesso neanche per chi "cura" può esser facile rinunciare a sentirsi "profeta" di "sventura" o di "sensazionali miracoli". E neanche supporre sia facile per il curante/attore prestarsi senza errori ai ruoli varianti che gli vengono implicitamente richiesti. E tanto meno è comodo senza perdere le proprie capacità e tranquillità d'animo passare al ruolo del "cattivo di turno", del nemico persecutore, del "traditore", del "demonio tentatore",... del "torturatore" che vuole riaprire vecchie ferite in alternanza al ruolo di "guru" se non di "beneamato" comunque coinvolto in appiccicosi circoli viziosi di dipendenze magari fideistiche se non magiche e "misteriose".

Ma in effetti anche nello sviluppo normale infantile e adolescenziiale i cambiamnti stessi del proprio corpo e i differenti apprezzamnti da parte dei ... corpi altrui, così come l'avviarsi in un mondo aperto - nuovo, vario, variante e diversificato - scatena comunque sgomento e ansiosa voglia di rifiuto, per cui - come per i bambini e ragazzi - non è neppure auspicabile accelerare l'entrata nell'ampio respiro emutabilità delle situazioni - percorribili ma imprevedibili - della NORMALITA'. Ma intanto - seguendo la via della vix medicatrix Naturae - il processo tende da solo a continuare: se accettato, poco per volta lo spaventato sgomento si diluisce in più sopportabile - e realistico - smarrimento.
Ma ad ogni età, in ogni caso di qualunque grado di gravità della sofferenza in atto, quando i fasulli transfert smettono di occupare tutto lo spazio disponibile in una confusione egocentrata tra un interno che non riconosce se stesso ed un falso esterno che ne rappresenta soltanto lo specchio, lo svincolarsi da questa "povertà da riciclaggio dell'usato" finalmente può permettere le vere scelte; quando cascami di un passato o di imposizioni mal digeriti non autorizzano più il profetizzare a vuoto, allora ritrovano il loro posto attenzione, pre-cauzioni, vigilanza. Ecco che quindi compaiono i veri affetti, il vero senso di responsabilità, le vere precauzioni e cautele: VERI non solo perché in sintonia con i gusti e stile personali, ma anche perché calibrati di volta in volta sulle - ora ben riconosciute e vagliate - circostanze del momento.
Ma ciò non comporta solo "sacrifici", offre anche un ulteriore "premio" al vero Sé, ripulito dai residui di un PASSATO mai veramente trascorso. Entrare senza inutili apprensioni nell'IMPREVEDIBILE FUTURO permette sì di fiorire e... fruttificare in successive EVOLUZIONI, ma anche il PRESENTE rifiorisce, ora carico di "intensità" e pienezza, e può finalmente manifestarsi anche e IN OGNI MOMENTO in quel fondamentale, continuativo esclusivo diritto che è il poter riconoscere e dichiarare MI PIACE / NON MI PIACE.



E nella versione inglese come: Anamnesis? A way for healing... ("Development"��? not a muddle)


Mendelejeff Periodic table
Tavola periodica degli elementi:
Un'opportunità per consultare velocemente un'edizione telematica della Tavola Periodica degli Elementi: ogni elemento vi si apre immediatamente con il link descrittivo della sostanza.


IMBROGLIO E' IL CONTRARIO DI SVILUPPO.Da: 'La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù'

Consapevolezza e memoria

Consapevolezza e memoria pdf
Medicina: scienza applicata e multidisciplinare: Emozioni, istinti, ricordi, contraddizioni
ESPERIMENTI SU BAMBINE/I
Cosa ho in comune io con gli schiavi? Piero, Ada e la scuola della libertà
Che cos'è il 'lavoro emozionale'?
L'importanza dei ricordi, delle emozioni e delle idee sul futuro
Opinioni, fatti, accuse Opinion, fact, complaint


da confrontare con: 
Basta un poco di zucchero e la pillola va giù...
TOTEM AND TABOO REVISITED: awful and  fertile rise of new superstitions 
... dagli adulti di oggi agli adulti di domani...,
Presentazione
Basi teoriche... 
INFANZIA: tempo di Mutamenti
Infanzia un mestiere difficilissimo?
Dalla famiglia preistorica alla  famiglia utopistica

Raggruppati per singoli agomenti, aggiornati e completati, i capitoli ormai superati del libro Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi -> Adulti di DOMANI sono presenti in volumi separati a cominciare da Infanzia:un mestiere difficilissimo in cui il file Considerazioni e conclusioni / To complete and to outline come V capitolo offre una sintesi organica e riassuntiva di tutti i problemi in discussione. Tutti i nuovi volumi possono esser acquistati come veri "libri", ma i relativi pdf possono senza limitazioni venir SCARICATI e stampati a proprie spese dall'utente, ma a due condizioni:
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