28 giugno 2009



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Quando la cartella clinica è terapeutica...

'Sviluppo' non è 'imbroglio': quanto fanno male i sentimenti che rimangono dentro a marcire, i pensieri incistati e senza voce...

Indice interno:
(*)con una piccola aggiunta di testo e di link, (**)nuovo, (***)da notare con molta attenzione la nuova aggiunta - conclusiva e fondante.

I links interni al sito vengono continuativamente aggiornati con l'aiuto di: SEVENtwentyfour.com

Aggiornamenti e segnalazioni:

Questo sito e i libri che ne derivano NON sono di INFORMAZIONE, ma si costituiscono come una specie di ENCICLOPEDIE TEMATICHE, in cui vengono presentati e discussi vari argomenti da leggersi e soprattutto da CONSULTARE di volta in volta.
A seguito di difficoltà lamentate e relative richieste, l'architettura stessa del sito è stata modificata in funzione di un più agevole orientamento: sdoppiato, il file di prefazione e illustrazione degli indici prende ora un nuovo nome - Prefazione,introduzione e indici illustrati - che riinvia a un differente URL mentre diventa iniziale e fondamentale un file semplificato dove a prima vista compaioni i links indirizzanti sui capitoli interni.
Dopo la pubblicazione del libro aggiornamenti sono già  iniziati e molti altri ne verrano fatti segnalati di volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti e novità  / Novelties on the site: anche se si consiglia di considerare ancora con attenzione le pi๠importanti passate modifiche.
Il sito verrà di continuo aggiornato: per cui occorre di tempo in tempo ridargli un'occhiata ed eventualmente proporre considerazioni, critiche o informazioni che saranno molto gradite.
Questo file in italiano ha il corrispettivo in inglese Anamnesis? A way for healing... non rispecchiante perಠuna semplice traduzione ma alcune differenze di impostazione dovute alle diverse fonti culturali, come pure quelli intitolati Consapevolezza e memoria, e Le faccende domestiche,Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro, Infanzia: tempo di mutamenti si differenziano dai corrispettivi in inglese - Intoduction, Consciousness and memory, Domestic chores.Ergonomics and psychology of a REAL work, Childhood: times of mutability - per dati bibliografici, citazioni e testimonianze.

Per accogliere le richieste di una più agevole lettura, i testi di questo sito sono stati - anche - trasferiti in un LIBRO: Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani

Cortina Torino
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E' ora in vendita anche il libro From children of YESTERDAY to adults of TOMORROW  in cui sono stampati i file in inglese: Abebooks.com, Alibris.com, BooksinPrint.com, GlobalBooksinPrint.com
anche presente in Kindle. Ne esiste anche una versione Cortinalibri editorialmente più curata

Pubblicazioni

Nella rubrica Spazio a chi scrive del numero di novembre 2004 della Rivista Torino Medica, con questo stesso titolo e in parte con questi stessi contenuti e impostazione, un articolo costituiva un'auto-presentazione delle pubblicazioni e dei presupposti metodologici dell'autore. Ma era un articolo necessariamente ristretto e quindi impreciso se non poco chiaro per le condizioni obbligate di spazio concesse dalla Rivista: qui invece le tematiche proposte possono trovare spazio sufficiente ad un'esposizione più ampia, cronologica e dettagliata.

maggio 1972 annno XIV n.5

A partire dagli anni '60 e '70 queste idee hanno potuto concretizzarsi come scritti
 - nella rubrica Infanzia: un mestiere difficilissimo del Giornale dei Genitori,
 - in una collaborazione continuativa con il Centro Nascita Montessori,
 - in altre collaborazioni a riviste e partecipazioni a Congressi
 - nella collaborazione al Comitato Italiano Gioco Infantile
 - in libri che riorganizzano e ampliano parte di tutto questo materiale.
"verbalizzando si concettualizza e concettualizzando si appropria l'esperienza sul piano intellettuale" 
Infatti questo lavoro - che comunque non è teorico ma derivante da dirette, concrete esperienze - come ha continuato a contribuire alla precisazione delle idee ha pure offerto una sempre migliorata capacità di osservazione dei fatti.


In sequenza:
  • potendo continuare a tradursi in una sempre più incisiva possibilità di migliori conoscenze di ordine generale,
  • l'ampliarsi delle vissute consapevolezze continua a generare nuovi apporti
  •  da descrivere in nuovi scritti:
  • rinnovando così in chi li legge nuove e più precise capacità di attenzione e sintesi
  • dai lettori può aprirsi un sempre più espanso ventaglio di...  consigli a chi scrive.

Fra tutti questi articoli, conferenze, comunicazioni ecc., rivolti a sempre meglio definire dati e loro importanza epistemologica, un notevole sviluppo è stato offerto dalla serie di conferenze tenutesi nella Tavola Rotonda su La violenza contro il bambino, promossa dall'Associazione Donne Medico presso la sede dell'Ordine dei Medici di Torino e pubblicate nel secondo volume delle omonime dispense. Queste conferenze e i dibattiti successivi, collegati ad articoli, incontri e congressi di Medicina Psicosomatica sono stati in seguito rimaneggiati in forma più organica per venir trasferiti in un "vero" libro, organizzato in coerenti capitoli: Infanzia:tempo di mutamenti, speculare a quello già edito in precedenza con il titolo I complessi della casalinga, ora rinnovato con il titolo: Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro. Per riassumerli e presentarli ha preso origine il sito Web http://www.thrivingandhome.com/ = "crescere bene e casa", in seguito rispecchiato nel volume Bambini di ieri=adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani.
Contrariamente a qualsiasi testo stampato, per sua natura un sito Web si giova del tipico dinamismo della rete informatica capace di sempre nuove acquisizioni, verifiche e correzioni: il libro dovrà avere nuove e nuove riedizioni per adeguarsi al sito che nel frattempo continua ad ampliarsi anche per anticipare la presentazione di nuove pubblicazioni cartacee e di nuove edizioni dei libri. 
Le casalinghe sono managercopertina del libro


la "scaletta" delle età

Infanzia: un mestiere difficilissimo? Individualità, sviluppo, evoluzione?

E' banale - anzi da considersi come ovvia - l'importanza e le difficoltà del Mestiere di Genitore: (vedi dal sito Genitori Ascolto Linea - GeniAl):
Genitori non si nasce ma si diventa. Un mestiere difficilissimo al quale non si accede tramite una laurea o un esame d'ammissione. Non c'è università al mondo che possa diplomarci adatti. ...
CIASCUNO DI NOI E' STATO BAMBINO, MA LO HA GIA' DIMENTICATO E RITIENE DI ESSERE DIVENTATO INTELLIGENTE SOLO DA GRANDE.
... è un mestiere inimitabile, bellissimo, unico... ma complicato. Non sempre ci si ritiene all'altezza di questo compito
Il diritto del bambino al rispetto - Janusz Korczak - Luni Editrice

Ma:ciascuno di noi è stato bambino?
Infatti chiunque ha necessariamente - bene o male - attraversato l'INFANZIA ponendovi le fondamenta della propria esistenza: non solo difficilissimo è quindi il "mestiere" di chi si trova ad "occuparsi" di bambini propri o altrui, ma ben più importante è la possibilità  di aiutare chiunque a conoscere almeno meglio le caratteristiche se non altro del "suo" primo e prioritario difficilissimo mestiere. Come già ne spiega il titolo, Infanzia: tempo di mutamenti descrive e chiarisce i fisiologici - attuati o disturbati - cambiamenti in espansione e differenziazione visti dalla parte di chi si sta sviluppando; mentre ne Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologi di un VERO lavoro viene trattato il versante - adulto - degli "sviluppi": sia a partire dal loro contesto originario di accudimento delle generazioni successive, sia anche nel discutere di come elementi cardine del  "lavoro" degli adulti si incentri su attività correlate direttamente con gli "sviluppi" infantili individuali e con modelli, pseudo-modelli o contro-modelli polemici derivanti dalle generazioni precedenti.


 L' ALBERO  può venir proposto come una visualizzabile, più facile in qunto statica, convincente metafora per semplificare i fattori che sottendono ad ogni - anche umana - vivente esistenza.
locandina Congresso Antropologia Firenze

albero
  1. Individualità: in un - favorevole o difficile - TERRENO le RADICI possono allargarsi e nutrirsi perché poi possa dal suolo affiorare la pianta. 
  2. Sviluppo: con le sue regolarità e concreta solidità il TRONCO progredsce a cerchi concentrici.
  3. Evoluzione: quasi infinite invece sono le differenziazioni ed espansioni: RAMI, FOGLIE, FIORI,  FRUTTI, SEMENTI....)
L'albero per raggiungere la propria compiutezza deve cioè potersi radicare su di un ben definito "terreno", ma -  come ogni essere vivente - nelle sequenze stagionali ed occasionali deve trovarsi circondato da un non troppo sfavorevole "ambiente" nutritivo e climatico. L'animale, e tanto più l'essere umano, però non solo "cresce" in grandezza e neppure in regolari cerchi concentrici: l'animale evoluto si "sviluppa", fenomeno questo molto più "com-plicato" che richiede di venir assecondato seguendo ben definite fasi, attraverso predisposte vie e modi di cambiamento in sequenze biologicamente determinate. L'albero è una comoda iconografia, ma riferendosi alle umane esistenze e ad ogni umana attività, tanti più fattori cioè vanno considerati; ogni elemento della società umana non è certo monolitico come un albero nè nello spazio nè tanto meno nel tempo: vi si inoltra secondo un ritmo di sviluppi fisiologici (al plurale) modulati sia nelle fasi sia nelle modalità, al di là dei molti cambiamenti episodici che ogni vera - vitale - esistenza attraversa.

E allora adesso è un po' come se avessi mentito a me stesso e avessi perso anche tanto tempo. Questo mi duole di più. Mai avrei immaginato, se non lo avessi provato sulla mia stessa pelle, quanto importante è il ruolo di chi si impegna a diventare genitore, quanto può essere distruttivo per un figlio, (anche senza arrivare all'estremo ultimo dell'infanticidio), se lo sviluppo diventa un percorso ad ostacoli continuamente minato, un labirinto senza uscita, con un unico obiettivo: la sopravvivenza.

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano.)?
Come già esplicitato nei libri precedenti e negli attuali file/capitoli introduttivi de Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un vero lavoro, di Infanzia: tempo di mutamenti, e di Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani, a prima vista gli inizi e le basi di questi sviluppi potrebbero apparire argomenti piccini, insignificanti, estremamente privati, dominati da protagonisti adulti prettamente femminili. Ma occuparsi delle "complicazioni" esistenziali relative a bambini ed alla vita domestica non riguarda affatto solo situazioni insignificanti e private: addirittura reggiunge le vere RADICI e il vero TERRENO da cui l'esistenza nel suo espandersi trarrà o la necessaria proficua linfa o continuerà nel tempo ad assorbirne i veleni. In altri termini con queste descrizioni non si chiacchera di "bambinate", ma proprio al contrario si presenta un approccio incentrato su di un massimo di robusta CONCRETEZZA da difendere
  1. per polemizzare contro gracili, "fumose" ipotesi teoriche; 
  2. contro inconsistenti, effimere 'mode' e dettami;
  3. contro descrizioni "episodiche", non emblematiche ma solo sentimentaloidi;
  4. contro generalizzanti a vuoto, capaci soltanto di impedire ogni riconoscimento di veri collegamenti "concreti" di causa-effetto;
  5. contro modi di pensare così poco realistici e così precari da divenire essi stessi spesso causa di perfin dirette violenze (questo era l'assunto di base delle Conferenze sulla Violenza contro il bambino);
  6. contro il disprezzo e la sconfessione della MEMORIA
  7. e finalmente: IN FAVORE della completezza dell' ESSERE a QUATTRO dimensioni, comprendente quella del TEMPO e non solo delle tre dello spazio
Infatti se l'essere umano "maturo" è destinato ad essere molto potente e versatile è perché ogni tappa di questi sviluppi dovrebbe avergli lasciato - come una materia di studio ben assimilata - la propria solida impronta. Ma questo attuarsi integrale richiede che ogni passaggio nel suo compiersi abbia trovato esatto riscontro nei tipici, concreti e precisi, BISOGNI psicologici e/o ambientali - nota bene: bisogni non "desideri" - di quella esatta fase nel suo orbitante percorso. Armonica pur nella sua tipica discontinuità ogni complessa sequenza si manifesta in cambiamenti delle forme, dimensioni e proporzioni corporee e - in concomitanza con questi - nel prevalere di alcune funzioni e relazioni, affetti e sentimenti, attività e preferenze.... Ma questo significa anche che - fase per fase - non venga ad essere lettteralmente castrata la costellazione attivabile degli istinti: misconosciuti, potentissimi fattori biologici extra-personali di raccordo immediato da e verso l'ambiente, troppo spesso confusi con le semplici soggettive "sensazioni" o peggio mistificati e banalizzati in semplici intellettuali intuizioni.
Ognuno di questi raggruppamenti di fattori coordinati insieme giustamente venne definito complesso, con una accezione del termine analoga a quella poi venuta di moda nel caso dei "complessi" musicali. Nella specie umana in particolare questa prolungata preparazione è molto intermittente e variamente bisognosa; ma una così complicata rete di collegamenti del momento e del passato costituisce un elemento di fragilità, tanto più che - appunto come le materie scolastiche - le lunghe tappe preparatorie non sono del tutto attuabili senza adeguati apporti esterni.
Come regolarsi quindi se - nella loro pur ben preordinata coordinazione - questi sviluppi sono in apparenza talmente discordanti? E se necessitano di appoggi ben precisi, come questi debbono avvicendarsi per assecondarne ogni apparente irregolarità, incentrandosi con costante cura sulle ben precise costellazioni emotive attraversate proprio in quel momento?





Vedi anche l'impostazione teorica di: Kohut, Heinz (Vienna 1913 - Chicago 1981), psicoanalista statunitense di origine austriaca. Laureatosi in medicina e specializzatosi in neurologia, passò progressivamente a interessarsi di psicoanalisi, elaborando il modello teorico conosciuto come psicologia del Sé. Tra i principali scritti di Kohut si ricordano Narcisismo e analisi del Sé (1971), La guarigione del Sé (1977), La ricerca del Sé (1978)

Dare alle emozioni il loro vero nome...?

verbalizzando si concettualizza e concettualizzando si appropria l'esperienza sul piano intellettuale...
anche se
Gli affetti dovrebbero mantenersi nell'integrità dell'esperienza sensibile che è la condizione per conseguire la pienezza dell'esistenza, senza mai assumere l'aspetto difettivo di quella deprivazione sensoriale, di quell'inibizione da contatto caratteristica dei processi di razionalizzazione, evitando così il paradosso di una dignità della ragione che nega però l'INTEGRITA DELLA PERSONA.

mentre - e qui cito senza tradurre da un articolo dell'autorevole Psychology Today un commento alla "proposta" di accludere l'amarezza [bitterness] alla lista delle malattie da curare - facendolo seguire da testimonianze immediate e spontanee assolutamente di prima mano:
Bitterness: The Next Mental Disorder? Should bitterness become a mental disorder? [Deve l'amarezza far parte dei "disordini mentali", deve venir etichettata nella loro cosiddetta lista scientifica]? In the magazine Psychology Today, Professor Christopher Lane has a brief essay skewering one of the latest misadventures of the psychiatric industry, in which the American Psychiatric Association is seriously considering adding "bitterness" to one of their so-called scientific list of labels. Why not just add "dissent"  - religious nonconformit, political opposition to a government or its policies, justice's nonconcurrence with a decision of the majority] and be done with it? Professor Lane is the author of Shyness: How Normal Behavior Became a Sickness. All that no doubt, but there is more to it.

  ...anche la tristezza è sintomo dell'esser sano non un vuoto o una confusione...

stasera sono un po' triste e un po' preoccupato.
ma non sono depresso.
ed è la prima volta che mi rendo conto della differenza coscientemente.
ho una sensazione sgradevole, ma è nitida ed è una sensazione, non un vuoto o una confusione.
voglio dire che ho cercato di curare una apatia e depressione per non star male e scopro (rallegrandomene) che anche la tristezza è sintomo dell'esser sano.
ho scritto di getto.

Comportamento o espressione? Controllo consapevole degli atti e delle conseguenze o inibizione?
Gli affetti dovrebbero mantenersi nell'integrità dell'esperienza sensibile che è la condizione per conseguire la pienezza dell'esistenza, senza mai assumere l'aspetto difettivo di quella deprivazione sensoriale, di quell'inibizione da contatto caratteristica dei processi di razionalizzazione, evitando così il paradosso di una dignità della ragione che nega però l'integrità  della persona
Ecco la testimonianza di una persona la cui apparente impassibilità può persino esser stata scambiata con una minacciosa impertubabile insensibilità:
Sono triste, sono profondamente triste e so di esserlo, ma i muscoli della mia faccia non rispondono a quanto sento...

Una vera medicina pratica e/o scientifica non può prescindere da un molto accurato approfondimento anamnestico del presente e del passato - anche remotissimo - del paziente in cura. E' proprio qui che si raggiunge il titolo Quando la cartella clinica è terapeutica e lo si collega alle fonti e agli scopi dei libri presentati nel sito e del sito stesso nel suo attuarsi dinamico. Il significato reale di uno strumento come la parola consiste infatti - o almeno dovrebbe consistere (?!?) - nel trasformare cose, fatti, situazioni di qualsiasi genere - comprese le emozioni stesse - da concreti in astratti; dovrebbe poter riuscire a rendere le imprecise, "pesanti" concretezze in immateriali ed agevoli percorsi di espressione e di reciprocità, facilmente interscambiabili, ed anche concretamente puntualizzabili e memorizzabili.
... poter dare ai ricordi una specie di seconda vita...
Scopo della parola, scopo effettivo anche se spesso disatteso è - o meglio: sarebbe (!) - quello di dare il nome alle cose e così restituire loro - partendo paradossalmente da questa nuova base astratta - una rinnovata precisabile/precisata concretezza.
Proprio questa è la grande offerta terapeutica data dalla semplice anamnesi, purché non si cerchi soltanto di accozzare insieme una banale raccolta di informazioni, tenendo conto per di più dell'enorme richiamo esercitato dalle "notizie mediche" - vedi Malattie rare in offerta speciale:
Vox populi vox dei...  Quando c'è qualcuno che la spara grossa trova sempre qualcun altro che gli va dietro e altri ancora che riprendono la notizia di seconda mano senza controllare e peggio ancora aggiungendoci del loro ...
L'enorme utilità pratica del linguaggio verbale può infatti venir vanificata non solo dall'incapacità del suo uso appropriato in chi parla o da difettose traduzioni in chi ascolta, ma da un volontario subdolo mal uso dei termini e dei sinonimi:
Più queste parole corrispondono nel sentire comune alla verità, più chi le pronuncia è colpevole. Non della verità, che non è mai menzionata, ma delle parole per dirla. La menzogna, al contrario, può utlizzare ogni parola, ogni immagine. La ripetizione e la diffusione del messaggio attraverso i media come attraverso ogni privato pettegolezzo rende vero il falso, universale la menzogna. In ogni luogo si afferma con la sua presenza il contrario del vero.
La parola quindi come strumento comunque controllato dalla "volontà" lo è anche dall'arbitrio: è uno strumento che può venir bene o male gestito, ed anche bene o male ricevuto e/o interpretato; se non magari usato di proposito da entrambe le parti per travisamento e inganno.
Anche sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi perché ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina. In modo che più volte, mentre chi fa male ottiene ricchezze, onori e potenza, chi lo nomina è strascinato in sui patiboli, essendo gli uomini prontissimi a sofferire o dagli altri o dal cielo qualunque cosa, purché in parole ne sieno salvi. - Giacomo Leopardi

Permettendo ai rivissuti esperienziali con il loro vero completo contenuto di esprimersi - anzi di "rinascere" - diviene così possibile abbinare ogni dato al suo esatto nome e trasformare gradualmente una condizione di sofferenza inconsapevole in vissuta, ora accettabile esperienza.
So cosa voglio dire, ma non riesco a dirlo è la spiegazione più comune, e fanno male tutti quei sentimenti che rimangono dentro a marcire, quei pensieri incistati e senza voce. scrive Marco Lodoli su Repubblica di martedì, 19 aprile 2005 Pagina 21 - Commenti: La lingua rapita.... 
Fanno male tutti quei sentimenti che rimangono dentro a marcire, tutti quei pensieri incistati e senza voce?
Se accettati in un'offerta di imparziale ascolto, accadimenti solo interiori che rimarrebbero dentro a marcire possono così con gradualità finalmente uscire dal profondo delle sensazioni e dei ricordi. Trovarne con il vero NOME la loro esatta collocazione concreta nell'esistenza e nel bagaglio di vissuta esperienza diviene come un "prodigioso" - "creativo" - momento liberatorio nella globale sensazione di "esistere": a questo punto cambiamenti intensivi nelle condizioni - e non solo in quelle psicologiche - possono succedersi in sequenze talmente rapide e intense da apparire... "magici". Ma non è certo "magico" lo scioglimento delle tensioni accumulate nei pensieri incistati e senza voce quando finalmente la "voce ritrovata" si trasforma in riconoscimenti chiarificatori, in "restituzione" della propria identità reale e della propria reale - presente e passata - persenza-nel-mondo!
Sottovalutare questo strumento di chiarificazione e non solo di condivisione toglierebbe quindi elementi basilari di massima efficacia alla Medicina come professione pratica, ed anche alle esigenze scientifiche della ricerca Medica; ma fidarsene ciecamente senza darle un sostegno attento, cauto e indirizzato non può che fornire risultati illusori e fourvianti.
Comunque anche per se stesso un medico veramente curante, e non solo un "alleviatore di sintomi contingenti", può e dovrebbe non solo restituire fondamentali apporti di saggezza e conoscenza ai pazienti "bambini dallo sviluppo infelice" usciti da uno sviluppo difettoso da recuperare, ma proprio da questi ex-bambini e dalle loro esperienze magari assolutamente terribili - se accolte, aiutate ad essere rivissute e risolte - puಠintegrare in evoluzioni altrimenti impensabili il proprio spessore umano, le proprie conoscenze non solo tecniche professionali: la propia apertura sociologica e storica di cittadino consapevoli.

I feromoni

Esistono ben scaglionate nel tempo - "a cerchi concentrici" come il passar degli anni segnato nei tronchi degli alberi - fasi di sviluppo articolate su piani differenti dell'Esistere come differenziate "materie di studio", ma a complicare atmosfere e rapporti, esiste pur sempre anche il presente contingente e la versatilità dell'ambiente e della "Vita" con tutto il loro bagaglio di variazioni continue, di cambiamenti episodici. In ciascun essere vivente tutto questo evoca in continuazione - possibilmente omeostatica - espressioni chimiche ed energetiche: nei casi più importanti si accendono i biologici, potenti, inconsapevoli ISTINTI, mentre nelle continue effimere variazioni fluttuano le EMOZIONI che, come ne dice il nome, sono mutevoli e veloci. Sono variazioni metaboliche interne che si manifestano in soggettive modificazioni viscerali ed esperienziali, ma anche in fenomeni oggettivi non solo  non solo psicosomatici ma anche "somato-relazionali" e comportamentali. Ineluttabilmente infatti - ed in collegamenti circolari ed intersecati - ogni corpo esistente riceve e scambia. Ma se ad ogni corpo vivente giungono impressioni e stimoli e da ogni corpo esistente partono emissioni nell'ambiente circostante: in modo del tutto incontrollabile vengono diffuse anche emissioni chimiche di feromoni volatili e fisiche di varianti del campo magnetico personale che trasformano comunque ogni semplice "presenza" vivente- e non solo umana od animale - in un fattore importante - e in espansione - di causalità effettuale, di modificazioni significative.
E se fossero le tue vibrazioni a creare il mondo in cui abiti?
Oppure: centralità  eccentrica?...
Esistere, essere al mondo. Il mondo ਠfatto in questo modo. Sembra paradossale. Ognuno è il centro del mondo. E da questo punto di vista ha solo una cosa importante da fare. Ma esiste anche un altro punto di vista. E non è assolutamente in contraddizione con il primo. Ognuno di noi sa o può rendersi conto che ogni altro è al centro del mondo. Sembra il principio di una democrazia spirituale o metafisica. Eugenio Guarini

Ogni cellula possiede solo un tipo di recettore olfattivo e ognuno di questi è capace di intercettare un numero limitato di sostanze odorose, per cui il sistema risulta molto complesso e specializzato.

..."ascoltare l'anima" come una fragranza...
I feromoni sembrano inviare un messaggio subliminare, quindi non percepibile coscientemente, ma che viene decodificato a livello cerebrale ed è in grado di influenzare i rapporti umani. L'olfatto quindi, uno dei nostri tratti più primitivi, esercita un forte influsso anche se inconsapevole. Come i sapori, gli odori vengono percepiti senza essere mediati dalla parte razionale del cervello, per questo sono uno strumento perfetto per fissare ricordi legati all'emotività più che al pensiero razionale. Inoltre lo stato di salute e lo stato d'animo delle persone provoca cambiamenti nel loro apprezzamento degli odori. L'odore di cibi pesanti delizierà un uomo affamato ma darà nausea ad uno afflitto da emicrania o da febbre... E' stato dimostrato che l'anosmia (assenza di percezione olfattiva) specifica a certi odori corporei umani si sviluppa nei maschi (per l'androstenone) dopo l'età di pubertà, mentre la percezione della stessa molecola diventa più acuta dopo quest'età nelle femmine. L'anosmia specifica accerta l'inabilità  a sentire coscientemente una molecola aromatica nelle diluizioni in cui è normalmente percepita, ma non prova in alcun caso l'assenza di "prime effect"� - effetto sul sistema endocrino - sulle persone anosmiche, ma anche se così fosse l'anosmia specifica a certi feromoni potrebbe essere soltanto il modo per alcuni persone di adattarsi all'ambiente, quando questi stimoli potrebbe essergli dannosi. La reazione a questi feromoni (acido metyl-exanoico, acido ethylheptanoico - zibetto, castoreum - ecc), come ai feromoni di profumeria (zibetto, castoreum ecc) può essere sia di apprezzamento sia di disgusto, senza via di mezzo, mentre stranamente gli stessi prodotti animali poco gradevoli (zibetto) rendono tutti i profumi che li contengono più attrattivi di quelli senza. Gli odori ascellari umani, essendo feromoni, provocano sugli altri effetti fisiologici (prime effects), per cosi dire viscerali, poco consueti nell'interazione sociale civilizzata che si situa ad un livello mentale più che fisico. Gli odori corporei sono quindi giudicati negativamente e questo giudizio col tempo viene acquisito dalle persone, per assimilazione del patrimonio dei valori culturali, per esperienza personale quando si raggiunge l'età (con la pubertà ) di essere affetto dagli effetti fisiologici degli stim e raggiungendo l'età nel quale il giudizio altrui diventa di prima importanza per la propria sopravvivenza (vita sentimentale e professionale).
L'educazione scolastica insegna a tutti il fondamento dell'educazione auditiva, in quanto insegna a tutti la base della nostra musica con le sette note musicali. L'educazione olfattiva non può essere meno importante e sapere nominare l'odore della lavanda o della rosa non è meno importante che sapere nominare il blu o il verde. In effetti la base dell'educazione olfattiva è di essere in grado di nominare gli odori con il loro nome, il quale non è così evidente. Il nostro senso primitivo dell'olfatto ha poco connessioni con il centro del linguaggio evoluto della corteccia superiore de cervello. E' sorprendente constatare il numero di persone che, sentendo l'aroma di caffè o l'essenza di limone, sorridono sopra la bottiglia, riconoscendo soltanto le memorie felici associate a questi aromi, senza essere capaci di dare il loro nome a questi odori così familiari. Sapere nominare gli odori che ci circondano e imparare a distinguere i diversi ingredienti che li costituiscono, sia di una creazione culinaria che di una composizione di essenze, sono i primi passi dell'educazione olfattiva.
La seconda tappa è quella di sviluppare la capacità di "œscoltare l'anima" come una fragranza e di diventare consapevoli delle emozioni che produce e delle memorie che risveglia descrivendoli con parole, perché verbalizzando si concettualizza e concettualizzando si appropria l'esperienza sul piano intellettuale. Il percorso didattico di queste due tappe è direttamente inspirato al Kodo Giapponese, la Via del Profumo, lo Zen dell'olfatto. (da www.profumo.it)
E se fossero le tue vibrazioni a creare il mondo in cui abiti?  - Eugenio Guarini
Emotivo non vuol dire quindi "inconsistente" da sottovalutare se non schernire; le "emozioni" e i loro derivati ed effetti non sono "aggettivi", cioè semplici aggiunte di definizione, ma nella loro concreta sostanzialità sono veri "sostantivi" che indicano l'emergere e variare di fenomeni ben concreti - quanto meno sotto forma di molecole chimiche (!) - anche se di brevissima durata. Inavvertite o non considerate perché troppo veloci queste espressioni chimiche delle condizioni interne non rimangono però nascoste all'interno degli organismi. Nell'interno dei corpi non sono soltanto manifestazioni tipicamente vitali della sfera somatico-viscerale: la loro attivazione colora e dà significato come una sottolineatura ad ogni momento dell'esistenza globale; la loro presenza funge da anello di congiunzione con quelle altrui molto al di là della consapevolezza percettiva. Anzi nella soggettività individuale proprio questo susseguirsi di trasformazioni interne autogene e/o modificate dagli stimoli ambientali scatenanti può, o meglio dovrebbe, trasformare in duratura e solida esperienza ogni episodio della vita. Se rese coscienti - qui il termine "intuite" è appropriato - per mezzo di un ben affinato patrimonio di sensibilità da sempre in dotazione o di un suo recuperato risveglio - queste trasformazioni anche corporee possono permettere alla consapevolezza così valorizzata di accumularsi in saggezza. Ma anche al di fuori dei corpi le molecole delle emozioni non si manifestano soltanto in visibili modificazioni viscerali ed in gesti e comportamenti: questa continuativa emissione chimica inconsapevole di feromoni volatili (nonché di ogni altra variante fisica: campo magnetico ecc.) nell'ambiente circostante trasforma ogni semplice "presenza" vivente in una fonte di mutabilità di cui tener conto.
E così ogni organismo vivente è in ogni momento - senza neppure accorgersene - un fattore di modificazioni più o meno positive e/o disturbanti tutt'intorno a sé, ma soprattutto è da considerarsi elemento di raccordo di una vasta, affiatata catena com-unicativa: con le "sue" emozioni ciascuno con-tribuisce cioè a costruire e ridistribuire quella che chiamiamo metaforicamente "atmosfera", quell'atmosfera "diffusa", quella possibilità di "affiatamento" nel vero significato della parola che è la base del "complesso orale", di quel complesso orale che può venir esemplificato sommariamente con tutto quanto si riferisce a "entrate", "acquisizioni", "pienezza" ed anche con tutta la serie di vocaboli, verbi o sostantivi, in cui si presentano concetti di "insieme", di "diffusione", e con prefissi come "con..." , "sin...", o con termini contenenti l'idea di "fusione" come ad es. appunto "diffusione"...: fino però al suo negativo punto di svolta quando si raddoppiano questi fattori nella... con-fusione.

Gli ormoni sono molecole prodotte dal sistema endocrino che trasportano segnali all'interno di un organismo individuale, come messaggeri che comandano le funzioni biologiche del corpo. Dal greco pherein, trasportare e hormon stimolare. I feromoni sono molecole prodotte da diversi organi del corpo e vengono usate dagli animali per comunicare fra di loro. A questo scopo vengono espulse fuori del corpo in modo da potere essere recepite dagli altri individui. Non sempre i feromoni di un animale sono rivolti a individui della stessa specie. In effetti la funzione di queste molecole non è esclusivamente sessuale e ci sono numerosi esempi dello stesso feromone usato da diverse specie, anche per esempio da insetti e da mammiferi. La produzione dei feromoni ha un costo energetico molto basso ed è il primo sistema usato da organismi viventi [anche vegetali: nelle cui radici sono stati identificate molecole identiche a neuromediatori animali] per comunicare tra di loro, come il senso chimico è stato il primo da loro usato per percepire il mondo esterno. Lo scopo della produzione di feromoni è di fare pervenire un messaggio a lunga distanza dove i segnali visivi o auditivi non sono sufficienti, o per rinforzarli. L'interesse dei feromoni per lo studioso non risiede tanto nella loro composizione chimica quanto nella risposta comportamentale che scatenano. Possiamo identificare tre tipi di feromoni a seconda della loro funzione e due modi di azione con i quali provocano una risposta. Sono tre le funzioni che i feromoni prodotti possono avere verso i loro destinatari, anche se a volte un feromone ha più di un effetto. La prima è la funzione di identificazione, la seconda di allarme e la terza sessuale.
L'olfatto, molto sviluppato negli animali e [si dice] poco acuto, invece, negli esseri umani ha una particolarità che lo distingue dagli altri sensi: gli stimoli odorosi vengono elaborati immediatamente dal cervello, prima ancora di venire codificati razionalmente. La mucosa olfattoria, infatti, è collegata a quelle aree cerebrali che archiviano le emozioni, perciò profumi e odori richiamano spesso reazioni di piacere o disgusto legate all'inconscio. In pratica, prima che la nostra parte conscia e razionale possa ricordare dove abbiamo già sentito una certa fragranza, l'inconscio risponde rievocando la sensazione registrata nella memoria. Questa comunicazione subliminale è molto rapida ed efficace ma poco conciliabile con il nostro modo di vivere e ragionare. .... Questo sistema [si sviluppa] attraverso i feromoni, veri e propri messaggeri invisibili. Si tratta di sostanze organiche, volatili e inodori, secrete da ghiandole della pelle, capaci di modificare la fisiologia e i comportamenti degli individui della stessa specie. Quasi tutte le specie animali possiedono feromoni propri e li utilizzano per segnalare ai propri simili: intenzioni sessuali, situazioni di pericolo, necessità di aggregazione. I mammiferi sono dotati di una struttura specializzata nella ricezione di questi segnali chimici, l'organo vomeronasale, situato ai lati del setto nasale, sotto la mucosa olfattoria. (l'Organo di Jacobson un sesto senso pochissimo conosciuto, un secondo olfatto che raccoglie segnali chimici anche da grande distanza.)

Che i "feromoni" NON siano un'ipotesi più o meno fantasiosa è comunque dimostrato persino dalla loro ampia e diversificata commercializzazione
  1. per produrre profumi ad alto impatto sessuale (vedi ad esempio la citazione tratta da La Via del Profumo), 
  2. in agricoltura per  produrre insetticidi e antiparassitari "biologici"
  3. in veterinaria per produrre veri e propri farmaci: ad esempio "tranquillanti fisiologici" per "controllare lo stress" di cani e gatti domestici.
  4. ecc. ecc.

Come nel caso dei "feromoni" ad uso veterinario, anche per gli esseri umani per uso "voluttuario" i feromoni come tali nella loro formula chimica sono in normale vendita: a prezzi "normali": non certo "economici" ma soggeti eventualmente a "sconti".

formula chimica del feromone - da uomo -


Feromone (per uomo)

Profumo da uomo ai feromoni

50 ml xxxx Euro 
formula chimica del feromone maschile


Feromone (per donna)

Profumo da donna ai feromoni

multi catferomone appagante del gatto fromone appagante del caneFeromone Apppagante del Cane
Mezzi Biotecnici per l'Agricoltura TRAPPOLE A FEROMONI Le trappole a feromoni sessuali sono uno strumento utile per razionalizzare la difesa antiparassitaria. Esse vengono principalmente impiegate come mezzi di monitoraggio per stimare la densità di popolazione di diversi insetti dannosi e per individuare i momenti nei quali intervenire con trattamenti insetticidi in modo che questi ottengano il massimo effetto. Solo per alcune specie in determinate condizioni l'uso delle trappole può essere considerato esso stesso un metodo di lotta riuscendo a contrastare, in una certa misura, lo sviluppo delle popolazioni (cattura massiva). Questo si può verificare ad esempio per le Tignole delle derrate, per i Rodilegno e per alcuni Lepidotteri di interesse forestale.

NOBEL: per la Medicina a RICHARD AXEL e A LINDA BUCK Stoccolma, 4 ott. 2004 (Adnkronos)
Il
Premio Nobel per la medicina è stato  assegnato quest'anno agli americani Richard Axel e a Linda B.Buck per le loro ricerca sull'olfatto e sui recettori correlati all'olfatto. La decisione è stata presa dall'Istituo Karolinskaia di Stoccolma pochi minuti fa. Linda Buck lavora al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. Axel, dell'Howard Hughes Medical Institute della Columbia University di Newì York, e dell'Hammer Health Sciences Center della stessa città, è nato nel 1946. 
Richard Axel e Linda B. Buck sono i vincitori del premio Nobel per la Medicina 2004. Il riconoscimento è stato attribuito ai due scienziati americani per le loro scoperte sui 'recettori dell'olfatto e l'organizzazione del sistema olfattivo'.
- Sorpreso e molto felice.
 Si sente così il biochimico americano Richard Axel, dopo l'assegnazione del premio Nobel per la medicina 2004, ottenuto insieme alla connazionale Linda Buck per gli studi sull'olfatto. Lo scienziato, parlando alla radio svedese che l'ha raggiunto in California in piena notte, ha detto di avere appreso la notizia dai media e di essere veramente onorato. Normalmente i vincitori vengono avvertiti dal comitato dei Nobel ma in questo caso Axel ha avuto la notizia dal giornalista svedese.
- Chi ha vinto con me? 'ha chiesto.
E alla domanda di rito:

-  Cosa farà  adesso?
ha risposto con ironia
- vado a farmi un caffé.
Il premio è stato assegnato dall'Assemblea Nobel dell'Istituto Karolinska di Stoccolma ai due scienziati americani per la loro scoperta, pubblicata congiuntamente nel 1991, di una grande famiglia di geni, circa mille, che controllano i recettori dell'olfatto. Richard Axel e Linda Buck hanno poi proseguito i loro studi fino a chiarire così i meccanismi che guidano il sistema olfattivo, dal livello molecolare alla organizzazione di quello cellulare. Richard Axel, della Columbia University di New York, e Linda B. Buck del Centro per la ricerca sul cancro Fred Hutchinson di Seattle sono stati 'pionieri' in questo campo, grazie ai loro studi sui geni che controllano il meccanismo della percezione degli odori. Le loro ricerche hanno permesso di identificare una 'grande' famiglia di geni, circa mille (pari a circa il 3% del totale di quelli del genoma umano). Questi geni controllano i recettori olfattivi localizzati nelle cellule situate in una piccola area della parte superiore dell'epitelio nasale, captando così le molecole degli odori. Ma ogni cellula possiede solo un tipo di recettore olfattivo e ognuno di questi è capace di intercettare un numero limitato di sostanze odorose, per cui il sistema risulta molto complesso e specializzato. Queste cellule inviano informazioni direttamente ai glomeruli, piccole strutture situate nel bulbo olfattivo, area del cervello dedicata alla percezione degli odori. Ogni recettore 'dialoga' con uno specifico glomerulo. Da qui l'informazione viene trasmessa ad altre parti del cervello, dove si combina con altri segnali di vari recettori olfattivi. Grazie a questo sistema siamo in grado di sentire, ad esempio, il profumo di un fiore, di immagazzinarlo nella nostra memoria olfattiva e di riconoscerlo in un'altra occasione.
(Vedi anche nell'inserto de La Stampa - Tutto scienze e tecnologia TST - di mercoledì 1 giugno 2005 l'articolo di Aldo Fasolo: Caro voglio tutti i tuoi feromoni...)

Dal recentissimo al non certo ancora antiquato I ferormoni in ginecologia umana a Pagina 187 degli Atti del Primo Congresso Congiunto delle Società  Italiana e Francese di Psicoprofilassi Ostetrica - Venezia 26-30 maggio 1976 Ginecologia psicosomatica, Psicoprofilassi ostetrica: evoluzione e prospettive - a cura di Ruggero Cerutti - )
I° CONGRESSO GONGIUNTO DELLE SOCIETA' ITALIANA E FRANCESE DI PSICOPROFILASSI OSTETRICA (XIème de la S.F.P.P.O, V° della S.I.P.P.0), Venezia 26-30 maggio 1976 I ferormoni in ginecologia umana
La presente comunicazione si propone soltanto di attirare l'attenzione in campo 'umano' su di un argomento ricco di interrogativi e passibile di svariati sviluppi, quello dei 'ferormoni'. (Cioè di quelle sostanze a tipo "ormonale" la cui caratteristica precipua è di agire non 'entro' l'organismo che le secerne, ma sul comportamento relazionale e su alcuni equilibri fisiologici di altri organismi, raggiungendoli a dosi infinitesime e per lo più allo stato volatile).
Le due direzioni in cui si è più sviluppato lo studio etologico animale sono quelle dell'aggressività e della funzione sessuale soprattutto femminile (compreso quello che in fondo è un corollario di essa, l'eccitazione maschile). (Solo qualche studio riguarda altri campi: ad es. "apprendimento").
(Per quanto riguarda la sessualità femminile è molto dimostrativo il caso delle topine allevate in assenza completa di maschi, per le quali è sufficiente qualche traccia di urina maschile per ricuperare un normale estro, fecondità  ed 'oggetto' sessuale - cioè eterosessuale -, altrimenti "condannate" ad un omosessualità completa, ed alla mancanza di cicli estrali. Oppure, sempre nel topo femmina, l'espulsione spontanea dei feti e la ricomparsa dell'estro in gravide messe in presenza di un maschio più 'gradito' del maschio fecondatore - da una conferenza di D. Mainardi).
Nel campo umano finora sono stati pubblicati pochi lavori, i più noti dei quali riguardano appunto la sessualità femminile: la sincronizzazione dei cicli mestruali di donne conviventi, come ad es. studentesse di colleges americani che condividevano la stessa camera. Su un fenomeno così vistoso quale la sincronizzazione delle mestruazioni umane (avallato pure dalla sincronizzazione degli estri in femmine animali), posso presentare osservazioni personali condotte per parecchi anni (cinque). Mi riferisco al sincronizzarsi delle mestruazioni mie e di mia figlia nei periodi in cui trascorrevamo insieme un certo numero di ore al giorno (mediamente tre-quattro) collaborando ad un'attività comune (ho l'impressione che questo sia il fattore determinante); e viceversa al loro desincronizzarsi nei periodi in cui le occupazioni di ciascuna divergevano. E, nel campo animale, il sincronizzarsi, al di là di ogni variazione del ritmo estrale (intervalli dai sei agli otto mesi), dell'estro nelle mie due cagne. (In questo caso l'intervallo - costante e regolare - di cinque-sei giorni tra l'inizio dell'estro nella più anziana ed in quella più giovane, avvalorerebbe l'ipotesi di un'induzione nella più giovane ad opera di ferormoni emessi dalla più anziana).
Non pretendo presentare con la presente comunicazione un lavoro sperimentale, e quindi non mi dilungo nell'esporre tabelle atte a documentare la cronologia di questi fenomeni, perché in questa sede mi preme maggiormente proporre interrogativi ed ipotesi.
Sessualità, aggressività, apprendimento ecc.: è probabile che queste sostanze abbiano vastissime ripercussioni su tutto il comportamento fisiologico e relazionale degli organismi biologici e degli agglomerati sociali.
Ma perché ne sappiamo così poco? Quale inibizione o mancanza di curiosità non ci ha consentito di predisporre accorgimenti tecnici atti a conoscerla meglio? Sarà forse perché, essendo la loro azione direttamente recepita da centri cerebrali sede di sensibilità protopatica, e scatenanti riflessi vegetativi, noi non siamo stimolati a prenderle in considerazione epicritica (e quindi "critico-razionale" come facciamo con le sensazioni visive ed uditive? O non ci è - ancora - culturalmente stato permesso di prenderle in considerazione, perché se si ammettesse anche questa via di comunicazione, questi messaggi interpersonali, dovremmo fare i conti con l'impossibilità di trasmetterli volutamente falsificati? (Non sarà questa la causa della fobia attuale del "body odour" e dell'enorme giro economico dei deodoranti?).
Ma, per fermarsi all'apparato genitale femminile ed alle sue funzioni: non potrebbe venir rivalutata in questo senso la funzione delle ghiandole accessorie peri-vaginali (oltre che di tutte le ghiandole apocrine del corpo)?
L'inibizione - magari per motivi psico-relazionali - della espulsione del secreto, dotato di effetto 'ferormonico' non potrebbe essere fra le cause di bartolinite? E come il ciclo mestruale o estrale può venir diretto da un ciclo ”femminile" altrui, o l'estro venir indotto dall'odore di urina maschile, anche la fecondità umana, nelle sue varie tappe non potrebbe venir condizionata da influenze ferormoniche ambientali maschili o femminili? E per tornare ai problemi generali: quale può essere l'influenza di sostanze - alimentari, voluttuarie, medicamentose, contraccettive ecc. - introdotte in un organismo nel condizionare gli altri organismi per mezzo di ferormoni così modificati? E quale l'azione dei cosmetici, detersivi, anticoncezionali locali, inquinanti ecc. come ferormoni artificiali o come agenti di disturbo? (Cito a questo proposito un episodio significativo: un banale spray insetticida a base di piretro, ma con propellenti e profumanti non meglio specificati, spruzzato sul dorso delle mie cagne provocò attrazione erotica ed eccitazione in tutti i cani maschi incontrati come se le cagne fossero state 'in calore'. Sono spiacente di non aver potuto dare una convalida sperimentale al fenomeno in quanto tale effetto 'ferormonico' risultò limitato ad una sola bombola e non si ripresentò più con altre della stessa marca e dello stesso tipo). (Un altro episodio riguarda invece neonati umani - una trentina: tutti i neonati della nursery di una Clinica Ostetrica - che scoppiarono a piangere in coro dal momento in cui venne iniziata un'inceratura a fondo dei pavimenti per le pulizie pasquali).
Ed infine: forse il problema praticamente più importante non riguarda l'emissione di ferormoni, quanto la recettività e la reattività degli organismi riceventi. Ed allora quale influenza possono avere in questo senso lo stato endocrino, lo stato emotivo, gli stress, i farmaci, la maturità  o l'immaturità socio-affettiva?
RIASSUNTO. Nel corso del presente lavoro vengono citati esempi (soprattutto nel campo della sessualità femminile) e proposti interrogativi riguardanti i "ferormoni".


Integronics

Spiegazioni, esempi e proposte di collaborazione riguardanti invece il campo delle emissioni e comunicazioni di "energie" si trovano nel sito e nelle pubblicazioni della Professoressa Cornelia Guja, della Cattedra di Antropologia dell'Università  di Bucarest: Anthropology of the individual/integronics

energie e dita umane
dita umane
.. non c'ਠcosa nascosta che non sia resa manifesta, né cosa occulta che non sia conosciuta e non venga in chiaro
(Vangelo di Luca 8, 17)

Integronics - Questo nome ਠstato proposto nel 1977 per un nuovo campo teoretico che spiega i nostri risultati sperimentali e studia le leggi generali della coesistenza delle tre forme fondamentali: forme, sostanze, campo e aura.
Elettrografia - usata per studi sistematici sull'aura corporea. (Invenzione Roumena, Fl.I.Dumitrescu, 1975, completata da C. Guja, 1977-2002). La sintesi dei nostri risultati ci ha indirizzati sui "tipi biolelettrici" umani con finalità  adattative come le finalità adattative dei gruppi sanguigni.

Antropologia dell'individualità: termine proposto per un nuovo campo interdisciplinare di approccio all'individualità umana nella sua totale complessità di corpo, psiche e spirito
Abbiamo costuito un certo numero di modelli per gli esseri umani: il modello sistemico (figura 1) il modello di interfaccia (figure 2 e 3), il concetto di integronic (figura 4): vedi  figura).
Informazioni sull'Aura: proprietà fondamentali caratteristizzanti l'ovunque presente "aura" dei corpi, simile alla massa dei corpi ne caratterizza la qualità della sostanza; simile all'energia ne caratterizza la qualità del "campo". Le informazioni sull'aura rivelano informazioni "archetipiche". Abbiamo evidenziatto le seguenti forme archetipiche: globulare, ramificata, radiale e floreale.

modello di integronic in una coppia

Emozioni, istinti, contraddizioni

Candace PertMolecole di emozioni. Il perché delle emozioni che proviamo Pert B. Candace
Edizione Corbaccio 2000 Traduttore Perria L. Prefazione di Deepak Chopra
Perché proviamo certe sensazioni? In che modo i nostri pensieri e le nostre emozioni influiscono sulla nostra salute? In questo libro l'autrice cerca di rispondere a queste e altre domande che scienziati e filosofi pongono da tempo. Dopo la scoperta che esiste una base biomolecolare delle emozioni, l'autrice illustra i nuovi sviluppi scientifici e fornisce una chiave per comprendere noi stessi, i nostri sentimenti e il legame che esiste tra mente e corpo.

Scoperte e Scienza: W.ROSE scopre gli Amminoacidi Essenziali, se ne conoscevano 20 prodotti dall'organismo, lui ne scopre altri 8 molto importanti per alcune funzioni del cervello che sono presenti solo in alcuni prodotti assunti con l'alimentazione. La teoria che il territorio e i suoi prodotti alimentari abbiano influenzato molecolarmente l'intelletto e il carattere di alcuni popoli, diventa realtà  (vedi 11 milioni, e 12.400 anni fa). Importanti sono questi amminoacidi per la formazione di alcune endorfine che regolano i livelli di alcune sostanze umorali (prima di tutte la serotonina) che determinano con la loro produzione e il loro livello il carattere tranquillo o aggressivo della natura dell'uomo. Ma la CANDACE PERTH negli anni '90 ne scoprirà  altri, che determinano, i sentimenti, l'amore, l'amicizia, l'attrazione sessuale, le attività  quotidiane, la volontà ecc.

Infanzia: un mestiere difficilissimo?
Particolarmente varianti e spesso spostantesi su orbitali antitetici sono le costellazioni emotive che contrassegnano fase per fase lo sviluppo. Sono fattori di grande potenza ma anche ulteriori elementi di fragilità: le tappe preparatorie, lunghissime - in apparenza discordanti ed invece ben coordinate per Natura - sono proprio tali per integrare il potere dell'individuo sui fattori discordanti dell'ambiente; ma i loro difficili equilibri necessitano allo stesso modo di ben precisi, potenti e ben impostati appoggi esterni incentrati sulle ben precise costellazioni emotive attivantesi momento per momento e soprattutto fase per fase.
Bambini di ieri=adulti di oggi.Adulti di oggi -> adulti di domani...?
In collegamenti di rapporti così mutanti e sovraccarichi di emozioni e di istinti ciascuno e in ciascun momento è o può divenire - determinante su futuri scenari: imprevedibili e collettivi. Infatti un sistema in espansioni tanto differenziate si regge su equilibri acrobaticamente precari, un sistema così variegato di integrazioni multiple può solo svilupparsi gradualmente attraverso precise tappe preparatorie: invece di garantirne gli irrobustimenti successivi può quindi venir in ogni momento mutilato per vie più o meno dirette con vere castrazioni sul singolo individuo come su intere popolazioni.
Precisi contingenti bisogni misconosciuti e/o non appagati tendono infatti a lasciare strascichi di precise, determinate incompletezze e/o deviazioni non solo nel presente ma a cascata per tutta l'esistenza, producendo mostruosità  esistenziali analoghe alle dis-funzioni degli organizzatori-induttori dello sviluppo embrionale anatomico descritti da Spemann e Mangold. A un osservatore disattento o prevenuto questi delicati passaggi obbligati sfuggono come tali: è così che troppo spesso, in modo subliminale che potrebbe sembrar irrisorio, momenti cruciali possono esser disattesi e interferiti: ma non impunemente. Gravissime conseguenze future ingarbugliantesi in - assurde - inestricabili complicazioni possono quasi inavvertitamente, quasi inconsapevolmente prender piede non per errori madornali, non per cinico malvolere ma soltanto per il mancato tempestivo aiuto dato a fasi di sviluppo ignorate, per la mancata cura nella gestione di emozioni contraddittorie.

Nei libri presentati si insiste su di un discorso unitario che pone l'accento sul concetto di inizi, di passaggi successivi, di fasi di sviluppo, di passato, presente, futuro, di organizzatori e di coni di espansione che si integrano e interagiscono a vicenda... Ma vi si insiste anche e soprattutto allo scopo di sottolineare come - quando questi sviluppi vengano ostacolati - prendano origine circoli viziosi che si avvitano su se stessi bloccando anche le fasi successive, se non continuando ad aggravarsi verso vie patologiche a loro volta aperte a diramarsi al di fuori della persona singola fino a travolgere - nel presente, ma spesso anche ben oltre nel futuro - intere esistenze: la propria e molte altrui.
Come già  accennato sopra, proprio in ogni momento della VITA in quanto tale, ogni istante deve essere sottolineato da particolari cambiamenti chimico-fisici dello stato interno: emozioni o "stati d'animo", comunque numerosi e mutevoli per definizione. Nel giro di pochi minuti infatti questo caleidoscopio di stati varianti di "umore", di attenzione e di corporeità psicosomatica si avvicendano e si contrappongono sia nell'interazione fra individui, sia tra individui e cause genericamente ambientali. Ma non basta: molto spesso questi cambiamenti chimico-fisici e le loro manifestazioni interiori si susseguoni in modo contrastante pur all'interno dello stesso individuo: questo non sarebbe affatto uno svantaggio, anzi ne dovrebbe derivare una delle più efficaci funzioni per attivare più elevate "tensioni", per innescare più elevate differenze di potenziale da rendere disponibili come accumulatori di energia. Vissute invece come contraddizioni soggettivamente insolubili, come non sopportate conflittuali "esperienze emotive" interne, molto spesso queste relative incoerenze interiori NON accendono affatto scariche utili di energia potenziata: l'innalzarsi del potenziale (in senso elettrico anche letterale) che così viene prodotto può scaricarsi invece dannosamente in "sintomi patologici": psichici anche gravi tipo "ansietà " fino al "panico", sino allo svenimento...  se non in vere disfunzioni e lesioni di organi interni - vasi sanguigni, cuore, apparato digerente - ecc.

Gli affetti dovrebbero mantenersi nell'integrità  dell'esperienza sensibile che è la condizione per conseguire la pienezza dell'esistenza, senza mai assumere l'aspetto difettivo di quella deprivazione sensoriale, di quell'inibizione da contatto caratteristica dei processi di razionalizzazione, evitando così il paradosso di una dignità della ragione che nega però l'integrità  della persona. (dall'articolo di Marco Vozza su  TuttoLibri de La Stampa: sabato 10 settembre 2005)

Concetti ben puntualizzati in una mail privata:
Affetto e comprensione? Macché!!! Rotture di scatole, discorsi senza senso, consigli non richiesti, umiliazioni, situazioni pesanti e tanto, tanto NULLA!
Il NULLA tappezzava le pareti di casa, usciva dalle loro bocche sotto forma di parole sconnesse, il NULLA pranzava e cenava con noi e sempre alla stessa ora. Il NULLA stava in una carezza mai data, stava nei loro cuori e nella loro mente. Quando non c'è "nulla" da dare, quando manca negli adulti l'esperienza delle emozioni e del vivere, bhe, allora, davvero, non c'è niente da fare e niente da dire.

Ed è così che molti esiziali equivoci sono nati e continuano ad imperversare sull'onda delle teorie filosofiche - e religiose o pseudo-tali - tipicizzanti per millenni la nostra civiltà: le conseguenze illogiche e primitiv di questo esser stati "deprivati" non vengono scalfite da qualsivoglia livello culturale, lasciando spazio all'emotività latente e non riconosciuta di manifestarsi verso direzione autolesionistiche di superstizioneinganno gerarchicamente trsmesso allontanando sempre più dalla "pienezza dell'esistere" e delle LIBERE SCELTE. E così molte superstizioni e dipendenze dilagano seguendo qualsiasi elemento o fantasia come oggetto da adorare, fine da perseguire od in cui credere ciecamente, e su cui fabbricare un linguaggio che li sostenga.
i processi di razionalizzazione, evitano ... il paradosso di una dignità della ragione che nega però l'integrità della persona
Ed è così che molti termini sono mistificati correntemente in modo a sua volta equivoco e foriero di rinnovate "deprivazioni", mentre proprio queste errate accezioni vengono a loro volta idealizzate come IDOLI a cui dedicare superstiziosa adorazione: ad esempio razionale, razionalità, capire e comprendere cosa significano veramente? non derivano forse da precisissimi vocaboli latini indicanti soltanto "sistemi di misura" basati su sequenze lineari e non su misure di angoli che permetterebbero quanto meno un'approssimazione più realisticamente ampia? [ratio=righello, capienza= misura del contenuto].
Anche la parola e l'idea di "volontà " entra a far parte di questa confusione, di questa  "inflazione di significato": mai che si usi invece un termine come INTENZIONALITA' in cui la sottolineatura emotiva che ne indirizza la diretta azione momento per momento si intravvede come essenziale presupposto.
Quante volte ad esempio viene "accusato" di essere senza volontà chi invece è in preda a quell'emozione che si definisce desolazione per cui tutto diviene inutile e snza senso! quante volte viene esaltata la forza di volontà di chi, avulso dalle proprie sensazioni - e cautele - procede senza fare una piega! Un esempio impressionante nella sua sincerità può trovarsi citato come testimonianza diretta nei file Consapevolezza e memoria e Imbroglio è il contrario di svuiluppo anche stampato nell'omonimo capitolo del libro.

Istinti

Ma non esistono soltanto le "emozioni" che si formano all'interno dei corpi: anche l'essere umano è inserito nelle variazioni dell'ambiente come parte ricevente/agente attraverso la via degli ISTINTI, una ben potente facoltà  "biologica" chimica endocrina (e non solo), una via di "antenne" di ricezione-trasmissione, di costellazioni SENSORIALI di grandissima efficacia, pronte a decodificare peculiari stimoli ambientali nell'immediato per innescare RISPOSTE altrettanto immediate. E' una facoltà attivabile in comportamenti continuativi (ad esempio la vasta serie degli istinti sessuali che presumono pure gli istinti genitoriali e di attenzione ai segnali del cucciolo) o per lo più riconoscibile in casi "speciali" se non estremi di risposte comportamentali quasi istantanee susseguenti all'aver colto con precisione segnali da molto vasto raggio nello spazio e nel tempo per rispondervi con azioni stra-ordinarie. Gli istinti costituiscono un sistema potentissimo per la salvaguardia dell'esistenza dell'individuo o/e della specie, messo in moto da scariche di coordinati e duraturi ormoni e non soltanto da effimeri neuromediatori e neuromodulatori. Ma la costellazione del sistema endocrino è complicata, delicata; l'innesco chimico libera scariche di energia - elettromagnetica ecc. - che, una volta avviate, modificano ogni fattore circostante; e se gli istinti in azione possono determinare enormi cambiamenti nel modo di "essere" e di situarsi dinamicamente nella realtà, possono però manifestrsi sia in modo molto appropriato, sia in modo disorganizzato e caotico, distruttivo. (Vedi come esempi dello stesso istinto sia i "salvataggi" che il "panico", certe sopravvivenze al limite del "miracoloso" e la "morte di crepacuore").
E se fossero le tue vibrazioni a creare il mondo in cui abiti?
Ogni vivente cioè con i suoi istinti ed emozioni contribuisce quindi momento per momento a costruire intorno a sé "il mondo in cui abita": in ogni momento - sia da adulto che da bambino - è già così di per sé un fattore di trasformazione, sia come fattore di disturbo, sia come punto di raccordo di una vasta, benefica catena "comunicativa".
Riassumendo: suscitate e modificate in continuazione da condizioni endogene come da stimoli esogeni, emanazioni "viscerali" provenienti da ogni corpo vivente in una serie ben o mal coordinata di attivazioni-risposte si susseguono e si intersecano in forme non ipotetiche ma CONCRETE, esprimendosi mediante precise basi chimiche ed energetiche in continuo modulato movimento. Ogni esistenza nel mantenimento della sua omeostasi interna sviluppa senza interruzione moltissime vie di inter-azione nel presente immediato con correlazioni varie e continue con l'ambiente: vie di inter-azione - come già detto sopra - non metaforiche ma risonoscibili tecnologicamente e persin premiabili con il Nobel come affidabili conoscenze "scientifiche" .
 
Ma non basta: accanto ai sistemi viscerali chimico-fisici di adeguamento dinamico all'ambiente, altri sistemi relazionali - movimenti e suoni - vi integrano ogni presenza vivente. Nella specie umana in particolare esiste anche in più la parola, speciale e sofisticato strumento di trasmissione di informazioni: e non solo per manifestarle all'esterno. Ma il linguaggio verbale, oltre che poco condividibile perché sparpagliato in una miriade di "idiomi", è molto lento rispetto al variare delle circostaanze e dei significati a cui attribuire valore; ma se l'essere uno strumento personalizzato e comunque controllato in molti casi è - o viene considerato - un grande vantaggio, questo non ne garantisce affatto l'esattezza di trasmissione dei dati e tanto meno la ricezione non equivoca di queste informazioni; e se è uno strumento potentissimo a disposizione consapevole degli esseri umani questa soggettività lo rende un'arma efficace di arbitrio, magari usato di proposito - e da entrambe le parti - non per cocnettualizzare e precisare conoscenza ma per "ingarbugliare le carte" per trasformare ogni possibilità di dialogo, di interscambio, di "sviluppo" in una serie di "imbrogli".


"verbalizzando si concettualizza e concettualizzando si appropria l'esperienza sul piano intellettuale"

Medicina, Patologia Generale, e ... falsa medicina

Con questo bagaglio di diversificati orizzonti si spiega meglio il titolo Quando la cartella clinica è terapeutica e i ragionamenti logici e i molteplici dati di fatto che sottostanno alle vere motivazioni di questa pagina. Infatti, come si può non tener conto attento e critico dello stato emotivo e culturale concomitante ad ogni momento dell'incontro medico-paziente? Come è ammissibile una dottrina "scientifica" che presenti processi biochimici come fissi, quando invece si è in presenza di fenomeni tipicamente dissipativi?
La chimica delle emozioni? come è ammissibile una dottrina "scientifica", una insistita proposta (pseudo-)terapeutica che presenti simili ingarbugliati processi come semplici e immobili?
In gergo tecnico lo studio delle cause si chiama eziologia mentre lo studio dei loro meccanismi d'azione si chiama patogenesi; ma sia questa che quella possono esser considerate vera Scienza solo quando siano ben accertate e non arbitrariamente iper-semplificate; quando siano davvero considerate nella loro essenza, ma anche nel dinamismo delle loro evoluzioni: solo allora passibili di render plausibile un'idea astratta di Scienza pura attraverso eventuali verifiche, ripetizioni e conteggi, confrontabili osservazioni e, se del caso, anche esperimenti.
Una delle branche basilari della Medicina teorica è quell'insieme di dottrine e ricerche chiamata in ogni lingua Patologia Generale destinata ad occuparsi di tutto il sistema variegato e composito delle cause, concause, situazioni, interazioni. In sequenza con la Fisiologia normale a questo campo di studi compete lo studio dell'evolversi o meno delle disarmonie apportate alla omeostasi dinamica. Ma ben raramente cause isolate e statiche incidono in modo determinate sulla "salute" nel loro modificare il normale svolgersi dei fenomeni vitali, nel normale interagire fra questi e quelle: ben più frequenti sono i raggruppamenti - "costellazioni" - di cause e concause e le loro varie e interrelate possibilità d'azione. E non solo ciò va considerato in vari modi e non solo prospettandosi un'ipotetica SALUTE data per certa: la salute non è un concetto statico ma è un momento sempre in bilico su quei continui s-qulibri dinamici che definiscono la vita stessa.
La vera fisiologia dell'esistenza in atto non può prescindere dalle correlazioni multiple del presente, ma neanche dalle varie modalità trascorse in cui si era concretizzata l'essenza di quel vero essere umano. In ogni momento emozioni, rapporti, sentimenti, affetti, esperienze soggettive fanno parte della realtà effettuale, della complessiva realtà delle condizioni corporee unitamnte a quella realtà definita come psicologica: la loro sottovalutazione toglierebbe elementi basilari di efficacia alla Medicina come professione pratica, come peraltro pure alle esigenze scientifiche della ricerca Medica nel riconoscimento della vera pluralità dei nessi autentici di causalita
Detto di nuovo e in termini più espliciti: se ogni dato non è correlato con la parte psicologica ed esperienziale nel tempo dell'esame del paziente, se non contiene anche il massimo di questo tipo di informazioni ogni diagnosi non può che dare risultati difettosi. Ma questo non basta: anche il medico stesso - come del resto chi comunque circonda ciascuno fin dai suoi primi approcci infantili alla vita - esce allo scoperto anche da un suo proprio passato, bene o male vissuto, e bene o male integrato nel suo vero "essere-nel-mondo" del momento presente. 
Come si può non tener conto attento e critico dell'uso reciproco dei linguaggi - strettamente al plurale - e dello stato emotivo concomitante ad ogni momento dell'incontro medico-paziente?
...il discrimine tra l'espressivo e l'informativo non è sempre marcato, e il performativo, spesso, nel linguaggio colloquiale, la fa da padrone: Che caldo in queta stanza! non è solo un'asserzione ma un invito ad aprire la finestra!
Come si può non rischiare di travisare tutto il quadro, di sottovalutare elementi fondamentali e/o di ingigantirne altri? come si può riuscire a scindere e riconoscere i veri appelli relazionali dai sintomi fisici? o al contrario come si può evitare di dar retta a veri inganni rifilati come richieste?
Come ci si può difendere contro simili errori colossali, a loro volta a rischio di venir autoconfermati in successive statistiche puramente numeriche? E se la Matematica è il fondamento basilare di ogni serietà scientifica perché poi posporre se non ignorare la matematica degli algoritmi rispetto a quella delle tanto travisabili statistiche?

Cambiamento "inconcepibile", oppure "transito" e "resilienza"?

Che pressante "valore" attribuire a cosidette "terapie" - sottinteso: per lo più ma non solo - farmacologiche - quando si confondono nel modo più totale sintomi con cause?
Ed, ancor peggio, quando sintomi transitori vengono equivocati come totalizzanti "malattie"?
Una semplice metafora della cosiddetta - con un termine ben poco rappresentativo - depressione è un ... orologio fermo, un orologio "inutile" come strumento: un oggetto che per combinazione però due volte al giorno segna... l'ora esatta, ma un'ora che non cambia; una metafora ben rappresentata in questa citazione di una situazione non personale ma politica:
Facciamo ripartire quegli orologi. (citazione tratta dalla newsletter dell'Istituto Arrupe)
Guardando la facciata di Palazzo delle Aquile a Palermo, colpisce l’orologio sull’entrata. Un orologio fermo, a segnare un’ora che non cambia, mentre la città gli transita intorno ma con un ritmo diverso, rapido e frenetico. Anche dentro la Sala consiliare c’è un orologio e anche questo è fermo. Così, l’immagine dell’orologio fermo si presta a divenire la metafora della distanza fra due mondi ... Se ... non è capace di rimettere in moto queste “lancette”, ... ricordiamo, però, che ognuno di noi è un potenziale orologiaio in grado di riparare il guasto, qualora sia disposto a mettere in campo le proprie competenze e la propria dignità. ... Condividiamo i nostri sogni di cambiamento. È ora di ripartire.
Gianni Notari (da La Repubblica – Palermo, sabato 18 aprile 2009)
 
Come non travisare ogni dato quando "quel" momento presente, ognuno di quegli infiniti e infinitamente transitori "momenti presenti" viene percepito e razionalizzato come un "assoluto"? Come non cadere nell'inganno di compartimenti stagni, rappresentativi di un modo di pensare, di una mentalità in cui non ci sono nessi di causa-effetto, non ci sono il prima e il dopo, il dentro e il fuori? quando ogni "prima" ed ogni "dopo" sono la stessa cosa e "il passaggio da una condizione all'altra, solo apparentemente descrive un cambiamento, ed è invece qualcosa di artificioso, dovuto all'intervento del farmaco?

...  Senza di  quello, il  passaggio è impossibile (inconcepibile) ...
Il mio mal di testa è stato sempre un compagno fedele in questi anni. Non posso dire di averlo da sempre perché  i ricordi più lontani mi portano al periodo delle scuole superiori, diciamo dopo i 15 anni. Mi succedeva di soffrirne in tempi diversi, non secondo una schema prefissato, ma ripensandoci ora una cosa che non cambiava mai era la sua intensità: lo ricordo forte. La sensazione che si presentava era quella di un dolore estremamente debilitante, da allontanare. L'insorgenza era improvvisa, non la collegavo, allora, a nessun evento scatenante era come se partisse dal nulla. C'era un  prima, senza mal di testa e un dopo senza mal di testa: in mezzo il dolore. Ma a differenza di una normale sequenza temporale, il  prima e il  dopo erano la stessa cosa. In un certo senso non si poteva nemmeno parlare di prima e dopo ma semplicemente di fatti assoluti: se 1 è la condizione senza mal di testa e 0 quella con, si  potrebbe descrivere in questo modo: 10101010101010. Il passaggio da una condizione all'altra, solo apparentemente descriveva un cambiamento, era invece qualcosa di artificioso, dovuto all'intervento del farmaco. Perché 0 potesse ritornare a 1 era necessario l'utilizzo di un un antidolorifico. Senza di quello, il passaggio era impossibile (inconcepibile) era come se "1" una volta insorto il dolore non riconoscesse la possibilità di un ritorno alla condizione senza dolore. In sostanza la fase precedente non esisteva più. In realtà non era mai esistita, così come non esisteva quella successiva: il mal di testa diventava un fatto assoluto e come tale non aveva né una causa di insorgenza e tanto meno una possibile remissione nel tempo: doveva semplicemente sparire e al  più presto, non esistere più e l'unico modo era intervenire con la pasticca quanto prima possibile. 
Non c'era il concetto di malattia: causa, sviluppo e remissione, con la relativa sequenza temporale, ma solo due fatti (due blocchi monolitici) non collegati in cui l'antidolorifico entrava come fattore esterno. Questo spiega perché il pericolo dell'abuso e degli inevitabili  effetti collaterali non intervenissero. La possibile compromissione di altre funzioni vitali era ignorata o forse vigliaccamente accettata: la testa era una cosa, il dolore un'altra, il farmaco faceva passare il dolore, il resto: niente (il tutto, come in compartimenti stagni, era rappresentativo di un modo di pensare, di una mentalità  in cui non ci sono nessi di causa-effetto, non ci sono il prima e il dopo, il dentro e il fuori)
Oggi la cosa è cambiata. Il dolore si presenta molto variabile sia come intensità (anche se decisamente inferiore rispetto al passato) sia come periodi di insorgenza. Ha sempre una causa(che spesso va indagata) e una durata che può variare da qualche ora a un giorno (raramente di più). A volte passa dopo il sonno, a volte dopo un sogno (un sogno può anche generarlo) a volte dopo il pensiero (anche il pensare può generarlo), a volte sembra causato da una arrabbiatura che non ha avuto sfogo o ancora dalla stanchezza fisica o da un ricordo doloroso che fatica a tornare a galla. In  ogni caso la sensazione è che non solo il dolore passerà di lì a poco ma che abbia assoluta necessità di svilupparsi. Più di ogni altra cosa è che una volta passato, il mio essere dopo, sarà diverso dal mio essere prima. Cioè in  questo momento il dolore sembra un transito, quasi un traghetto che porta da una sponda all'altra [vedi concetto di Resilienza]. E' ovvio che l'utilizzo del farmaco diventerebbe doppiamente dannoso sia per la sua stessa natura di "veleno" per il corpo sia perché impedisce il transito o lo accelera in modo artificiale impedendo tutte quelle modifiche interiori (a questo punto direi anche  biochimiche) che hanno invece bisogno del tempo e dei passaggi giusti.
Ecco che, a differenza di prima, il modo corretto per rappresentarlo diventa una sequenza numerica in cui il dolore interviene come un punto di domanda (per le innumerevoli incognite che si porta dentro) e in cui ogni numero rappresenta il risultato di una serie di input interiori ed esterni: "?_ 1_2_3_?????_4_7_???_8_12_?.....
Anche se nella eccessiva semplificazione di quest'ultimo "disegno" è chiaro come il mono-tono del primo (10101010101010), che ho volutamente ricondotto al linguaggio binario dei computer si addica ad una macchina ma non di certo ad un essere umano

Memoria e medicina: il tempo "ritrovato"

Ciascuno non può mai esser dato come tale e come tale immodificabile; ciascuno non è costituito soltanto da tre dimensioni ma da quattro. Ciascuno, prima di raggiungere la pienezza esistenziale del momento presente, ha dovuto - o avrebbe dovuto -  aver assecondato le proprie ben definite fasi di sviluppo nelle loro sequenze biologicamente determinate: come può occuparsi veramente di quelle altrui un medico che ignori tutto questo? Detto in termini più espliciti: nell'accostarsi al paziente non basta tener conto in modo sentimentale - o quasi - dei cosiddetti fattori psicologici del momento e neanche dell'incontro in se stesso, poiché ogni diagnosi ed ogni terapia mancante di un lavorio minuzioso di ritrovamento del passato, non possono che essere superficiali; e quindi magari sostanzialmente erronee quando non dannose. Della Medicina come insieme di studi fanno parte varie branche, sia come basi soltanto teoriche, sia utili per differenziare le conoscenze e le prestazioni a seconda di vari criteri, seguendo sequenze di approccio più o meno di logica o di ... mercificazione, ma anche un medico generico veramente curante, e non solo un "alleviatore di sintomi contingenti", deve occuparsi di bambini ed ex-bambini e del loro sviluppo in atto o pregresso tanto più se risulta difettoso. E così nel variegato gioco delle cause e concause patogene (e/o salvifiche) la medicina, sia nella sua forma primaria di igiene e prevenzione, sia in quella secondaria di terapia, deve tener conto della vera fisiologia dell'esistenza, che non può prescindere dalle correlazioni multiple del presente, ma neanche dalle varie modalità in cui si era concretizzata nel tempo. In tutti gli esseri viventi - animali e vegetali - la preparazione e la complicata rete di collegamenti del momento e del PASSATO ha per Natura una spinta intrinseca destinata al "futuro"; ma con regolarità fondante la genetica individuale si ritrova sistemata in un'altra enorme esprimibile dotazione: la MEMORIA, che - come nei semi vegetali e nelle CELLULE STAMINALI di ogni organismo - in reconditi spazi inespressi contiene anche una "memoria biologica", una "memoria genetica" in cui non solo è depositato e ritrovabile tutto il passato attuato, ma anche in modo preordinato quello mancato e geneticamente predisposto. Niente vi va perduto né degli eventi, ma neanche delle fasi di sviluppo pur disattese o smentite: in ogni momento tutta la sequenza dei fatti e dei percorsi può "germogliare dal seme" per venir ritrovata e riattivata verso una maturazione anche ottimale.
Nel variegato gioco delle cause e concause patogene (e/o salvifiche), la Medicina sia nella sua forma primaria di igiene e prevenzione, sia in quella secondaria di terapia, deve quindi tener conto anche di queste dinamiche della Fisiologia dell'esistenza non solo in atto ma anche in divenire, per cui deve altrettanto conoscere le varie modalità in cui si erano concretizzate o mancate nel tempo per poterle ritrovare e riattivare nelle diverse forme di memoria.

Passato ricostruito e sequenze riattivate 

Nella scienza l'inaspettato che dà  grandi informazioni si dice serendipity: ed ecco che una attenta, paziente e ben orchestrata anamnesi, non solo può rivelarsi un fondamentale strumento diagnostico spesso molto migliore di sofisticate se non invasive analisi strumentali; ma può diventare anche e persino (e qui sta l'inaspettato regalo!), uno strumento di cura se non si arresta a banali domande-risposte, ma prosegue fino a diventare addirittura l'elemento cardine di una sotto-specialità a se stante della psichiatria come la psicanalisi.
 Esistono malattie che impegnano il corpo fisico in vari modi, ma esistono anche molto numerose e molto invalidanti malattie vere - non "immaginarie"! - che impegnano la parte non-materiale, o non solo quella materiale della persona: nevrosi e psicosi non sono "immaginarie" e neanche "misteriose" o da combattersi con la volontà (???) o comunque sia con cure quasi superstiziose, o con "medicine specifiche". E' stato detto che la follia è l'oblio di un grande dolore: ma non è affatto detto che questa perdita di consapevolezza e autenticità sia un destino ineluttabile. Di tutto questo dovrebbe occuparsi una specializzazione importante della Medicina come dottrina e come professione: la Psichiatria il cui campo d'azione è deputato ad approfondire quanto riguarda l'essere umano proprio nelle interrelazioni dei vissuti soggettivi. Una cura efficace delle nevrosi (ed anche di molte psicosi) esiste ma è dura e spesso molto dolorosa: però, partendo dalle origini e aiutando a rivivere e superare traumi anche altamente distruttivi, può restituire quanto è stato perso o danneggiato, può permettere - a chi se la sente - di ritrovare la propria infanzia danneggiata o spezzata. Ed esiste pure oltre alla solo teorica Psichiatria, una sottospecialità più pratica come la psicosomatica: utilissima sempre ma indispensabile nei casi più gravi in cui i ricordi si manifestano come rivissuti corporei, in cui è il CORPO stesso che "descrive" i fatti prima ed accanto alla possibilità della mente di rievocarli. In altri termini questa sottospecialità, che fonde insieme ad ogni livello una svariata serie di conoscenze, dispone degli strumenti concettuali per distinguere tra manifestazioni corporee attuali e rivissuti pregressi fino a fornire persino dettami per venir a capo di situazioni psico-fisiche derivate da traumi e violenze gravissimi, impensabili in tempo di pace e/o perpetrati contro bambini cresciuti in famiglie dall'apparenza "normale". Non solo fasi disattese o emozioni troppo conflittuali possono aver disturbato o quasi interrotto sviluppi normali, ma anche gravi se non terribili accadimenti possono essersi posti come ostacoli sul percorso esistenziale di chi poi ha cercato con l'oblio di annullarli. Ma "oblio" non è né difetto né debolezza e se è ben verosimile che possa coprire anestetizzandoli lesioni sofferte e fatti ben precisi - talvolta da etichettarsi come vere "torture" - cioè fatti "dimenticati" perché realisticamente al limite della sopportabilità, non deriva certo da inconsistenza o stupidità: se nella situazione insopportabile ha evitato il peggio però a sua volta diventa patogeno perché garantire questo egreto è un'enorme fatica, è qualcosa come una - seppur inconscia - censura deliberata, estenuante e interminabile. Per di più molto spesso tutto questo travisamento non è appannaggio di mancanza soggettiva di coraggio, capacità di sopportazione, serietà: spesso è indotto e programmato costrittivamente dall'esterno sotto forma di "proibizione", di censura omertosa che trascina seco conseguenze a valanga, sia come faticoso impegno, che come impoverimento emotivo-esistenziale se non intellettuale, sia anche nel presente come fonte di ulteriori rischi.
PTSD e DISSOCIAZIONE. Inizia ad esserci un'ampia evidenza negli studi di Neuroimaging sul fatto che differenti stati dissociativi (dissociazione emozionale e dissociazione sotto forma di derealizzazione/depersonalizzazione) corrispondono a diversi pattern di attività cerebrale. Un modello dettagliato è in fase avanzata di preparazione da parte del gruppo olandese di van der Hart e Nijenhuis. Van der Hart in passato ha correlato la dissociazione da trauma con gli studi sulla risposta animale all'attacco dei predatori. Assume sempre più importanza il DESNOS (Disorder of Extreme Stress Not Otherwise Specified), un disturbo proposto da anni per l'inserimento nel DSM, soprattutto da Judy Herman e Bessel van der Kolk (due dei principali studiosi mondiali del PTSD - disturbi post-traumatici (PTSD) -). L'anno prossimo la conferenza ISTSS sarà  dedicata proprio al DESNOS (Disorder of Extreme Stress Not Otherwise Specified). Il DESNOS è caratterizzato da una forma grave e persistente di disturbi tipici dei PTSD, ed è particolarmente refrattario alle terapie. Nel DESNOS sono spesso presenti gravi disturbi dissociativi, forti difficoltà  nella costruzione e mantenimento di relazioni interpersonali stabili, significativi sintomi somatici e di abuso di sostanze. E' spesso correlato con patologie di asse 2 (ed in particolare con i disturbi borderline).

Ma anche nei casi più gravi, anche quando l'oblio sembra profondo e pesante, in ogni momento e in modo assolutamente impressionante possono comparire subitanei violenti sprazzi di vivide memorie, quegli sprazzi di consapevolezza, e non di soli "ricordi", efficacemente chiamati - dai registi cinematografici  e non dagli psichiatri (!) - flash-back. Questi rivissuti possono spontaneamente diradare l'ottundimento, o farsi largo al cedere dello sforzo della censura, ma mai questo avviene per sforzo di volontà , né per una particolare capacità della mente, e neanche per un qualcosa di "magico" come potrebbe apparire, quando sono accompagnati da genuine, inaspettate manifestazioni corporee. E quando questo avviene si è in presenza delle massime possibilità di successo di una terapia psichiatrica, di una psichiatria che però germogli da solide e non equivoche basi nel campo della grande Medicina generale.
E se c'è chi considera un vantaggio collettivo il forzato oblio, allo stesso tempo convalida "scientificamente" il concetto freudiano di rimozione
 (da Televideo RAI 12 / 07 / 2007 23h 05'
Cervello: brutti ricordi? Cancelliamoli .Teoricamente, basterebbe solo un po' di esercizio e se lo volessimo potremmo "cancellare" i brutti ricordi. E' la scoperta fatta da un gruppo di ricercatori dell'Università  del Colorado e pubblicata sulla rivista "Science". Secondo la ricerca l'area del cervello chiamata corteccia prefrontale ਠcapace di sopprimere i ricordi mediante l'inibizione di aree cerebrali implicate con la memoria sensoriale, come amigdala, ippocampo e corteccia visiva. Importanti le implicazioni per il trattamento dei disturbi psichiatrici.

Psicoanalisi 

Quindi se la follia è l'OBLIO di un grande dolore non sempre il destino di sviluppi mal-condotti o di infanzie traumatizzate è determinato in via definitiva: anche in questi casi la medicina e le sue specializzazioni possono proporre una terapia che non sia solo una compensazione di sintomi, ma una piena restitutio ad integrum con una prospettiva finale di guarigione riconducibile alla ricostruzione di esistenze ed essenze come avrebbero potuto e dovuto essere. 
Non posso mettere ogni cosa direttamente in ordine. Il ricordo va avanti e indietro non segue una linea diritta... L'avviarsi in simili vacillanti e imbrogliati passaggi, l'avvicinarsi e evitare la terribile verifica che ciò sia potuto capitare... Però il riconoscere che là sta la causa della sofferenza, e che questa causa ha un senso, permette l'accettazione di queste memorie a più livelli, [anche se e quando] il lavoro interiore e la terapia hanno perso [e inevitabilmente] ogni dolcezza.
E un simile difficile, spesso impressionante e zig-zagante procedere non è senza ulteriori ricompense: le traversie vissute e chiarite dei pazienti usciti da situazioni, mai altrimenti esperibili da chi ne viene così a intima conoscenza, offrono a loro volta importantissime fonti di inaspettate informazioni e consapevolezze. Chi le accoglie e le "comprende" ne ricava profondi arricchimenti culturali sul piano personale e professionale e non solo privato, mentre reciprocamente questi ex-bambini traumatizzati - pur se in modo assolutamente terribile - con le loro accolte, rivissute e risolte esperienze possono oltre che recuperare se stessi offrire a tutti fondamentali apporti di saggezza e conoscenza.

Non bisogna però sottovalutare che ben più spesso qualcosa di disturbante da nascondere può magari riguardare non soltanto fatti dolorosi accaduti, quanto altrettanto insopportate "esperienze" interne: cioè emozioni considerate inaccettabili perché troppo in contraddizione con altre emozioni. In altri termini: assumendo che patologie mentali siano formate da compensazioni fasulle e durature, non esistono solo traumi "esterni", esistono anche difficoltà  non risolte nella gestione contradditoria delle emozioni; senza contare che ancor più spesso gravissime conseguenze future derivano da momenti cruciali dello sviluppo interferiti in un modo
subliminale che poteva anzi sembrare senza alcuna importanza se non pienamente favorevole (vedi ad esempio i "precoci campioni sportivi" o i "bambini prodigio"). Accanto a veri traumi catastrofici ed a vere violenze subìte all'origine di invalidanti patologie "mentali" esistono infatti "gocce che scvano la pietra", danni in apparenza "piccoli" se non fatti apparentemente positivi. L'aver scombinato una cruciale fase di sviluppo, l'aver agito in un momento e in modo sbagliato del processo di armonizzazione delle maturazioni intelletuali, sociologiche e affettive una simile serie di "irrilevanti inconvenienti" non solo può aver alterato quella cruciale fase, ma anche le sue successive, avviando a valanga una catena induttori-organizzatori sbagliati e uindi di errori in peggioramento. Ed è proprio alla base della grande scoperta, del grande regalo datoci da Freud - la psicoanalisi - la possibilità di equiparare la cura di tutti questi pazienti: tanto quelli sofferenti per accadimenti traumatizzanti che quelli impegnati in soggettivamente insolubili conflitti interni, e/o tormentati da emozioni soggettivamente inaccettabili. Proprio questo riconquistato rispetto per tutte le situazioni iniziali ha permesso un così enorme progresso nella teoria e nella pratica; e da allora non solo offre una così valida possibilità agli psichiatri di ottenere vere guarigioni, ma propone più precise possibilità di cura alla medicina nel suo insieme, e garantisce anche continui apporti concreti al generale bagaglio della scienza biologica e socio-antropologica.
 
Ogni terapia, per non essere solo una compensazione di sintomi, o un fattore di cronicizzazione deve tendere alla piena restitutio ad integrum: ecco perché può esistere una prospettiva finale di guarigione anche per ogni patologia mentale. A proposito di psicoterapia/e si parla tanto di "analisi finita o infinita": ma anche in questa sotto-specialità della medicina bisogna tendere ad ottenere una cura che possa dirsi sul serio "finita".
  1. Lo è quando memoria, presente e possibilità slatentizzate si riallineano in un tutto finalmente armonizzato;
  2. quando la persona è giunta davvero alla sua età non anagrafica ma veramente ESPERIENZIALE;
  3. quando forma, attitudini, energie, consapevolezze, emozioni ed istinti si sono resi finalmente disponibili.

L'infanzia non esiste. Esiste lo sviluppo e lo sviluppo ਠcambiamento liberatorio

Per concretizzare con documentazioni di PRIMA MANO copio anche qui paragrafi conclusivi e fondanti riguardanti la CONSAPEVOLEZZA, conclusivi e fondanti anzi di tutto questo lavoro.
Ho spesso sognato qualcosa che mi spaventava a tal punto da obbligarmi a svegliarmi di soprassalto urlando come per difesa rispetto a quell'incubo ma il più delle volte era paura ma non capivo di cosa, intuivo solamente. Quante volte ho poi creduto che quegli incubi notturni mi riportassero al periodo dell'ospedale. Era stata mia madre stessa a raccontarmi più e più volte quell'episodio, quasi cercando di giustificarsi, o forse mi viene da pensare oggi, per farmi credere che tutto avesse avuto quel momento come principio e che se non ci fosse stato quella brutta esperienza la mia sarebbe stata un'infanzia felice. ... L'episodio dell'ospedale sembrava superato eppure quegl'incubi continuavano, fino a quando non ho guardato in faccia ciò che mi faceva veramente paura.
Mi sento un po' un sopravvissuto e come loro ho la stessa sensazione che pochi crederebbero a ciò che ho appena scritto.
Analogamente a questo caso, molti pensano che per una psicoterapia "valida" possa essere sufficiente mettere in chiaro gravi episodi rimossi, "svelare" singoli "segreti" o "ricordare" singoli fatti traumatici: anzi molti si illudono che una volta "scovato" il "colpevole" - trauma, abuso, conflitto, spavento ecc. - tutto vada a risolversi per il meglio e che ogni sintomo sia destinato a sparire.
 Ho fatto nuovamente un sogno che mi ha obbligato a svegliarmi urlando. Entra abbastanza trafelata una donna ... Entra come se fosse di casa e mi saluta, io sono stupito di vederla, Mentre mi passa davanti si gira e mi guarda. Incrocio lo sguardo e una paura tremenda mi assale e mi sveglio urlando. La scorsa notte ne ho fatto un'altro: ho avuto nuovamente quella sensazione che mi portava a svegliarmi ma questa volta il sogno è continuato perché evidentemente la paura non era così forte. Non poteva nuocermi come nell'altro sogno perché era come se l'avessi immobilizzata, murata.
Quasi non ci credo se penso a quanto tempo ci è voluto perché questa storia venisse fuori. Lo sapevo certo ma un conto è saperlo un conto è sentirla la paura.

SINGOLI episodi traumatici o tutta una situazione AMBIENTALE di vero e continuativo PERICOLO?
Traumi fisici - percosse, abusi di ogni genere mal-trattamento... - ma quanti anni vissuti nel terrore può trascinarsi dietro anche solo un semplice incrociare di sguardi malevoli?
Con che pazienza e cautela per non arrecare successive ferite è necessario procedere per ricostruire in moltissimi pazienti un solido tessuto di esistenza in una vera restitutio ad integrum; ridar a ciascuno la possibilità di ritrovarsi e ripercorrere uno sviluppo che sarebbe stato il loro NORMALE al posto di quello che era un percorso ad ostacoli continuamente minato, un labirinto senza uscita, con un unico obiettivo: la sopravvivenza.
(Si può trovare una prospettiva testimoniale che illustra con casi concreti ed estremi questo discorso in più file di un altro sito, leggendo con particolare attenzione in tutti i paragrafi scritti in caratteri mimanti la scrittura manoscritta.)
Momenti - belli o brutti, di espansione gioiosa o di fatti traumatizzanti - nel corso degli anni, nel percorso delle "fasi di sviluppo"? Ricordi "rimossi", come pure interpretazioni riduttive, episodiche, sensazionalistiche della propria esperienza...? Quanto possono trasformare il completamento dello sviluppo in un "labirinto senza uscita" e ingarbugliare invece di liberare e dipanare?
Ma si può andar ancor oltre la possibilità di un semplice completamento della propria esistenza come ottimale prospettiva di psico-sociale restitutio ad integrum: al di là di ogni difficoltà, blocco, trauma, sofferenza e compensazione patologica questa "speciale" esperienza totalmente vissuta può aprire orizzonti impensati di resiliente maggiorate e valorizzate conoscenza, consapevolezza e... "sapienza".
E allora adesso è un po' come se avessi mentito a me stesso e avessi perso anche tanto tempo. Questo mi duole di più. Mai avrei immaginato, se non lo avessi provato sulla mia stessa pelle, quanto importante è il ruolo di chi si impegna a diventare genitore, quanto può essere distruttivo per un figlio, (anche senza arrivare all'estremo ultimo dell'infanticidio), se lo sviluppo diventa un percorso ad ostacoli continuamente minato, un labirinto senza uscita, con un unico obiettivo: la sopravvivenza.
Aggiungo sinteticamente che il sogno dell'altra sera sembra avere prodotto qualcosa. Ho l'impressione che quella figura ormai fossilizzata di mia madre abbia un significato più ampio. Mi sembra che si stia verificando una storicizzazione della mia vicenda personale, come se la stessi riconducendo da un piano solo ed esclusivamente personale ad uno collettivo (o generale). Me ne sono accorto guardando stasera un pezzo di uno spettacolo di Paolini sul romanzo di Rigoni Stern: "Il sergente nella neve". Era Storia. Non c'entravano più mio nonno, mio padre, i loro ricordi, le montagne, Il Veneto eccetera.
Potrebbe essere anche un fatto contingente, non so... Però perché non ricondurre questo alle parole di Einstein:
Ora comprendo che il paradiso della giovinezza, così presto perduto, fu un primo tentativo di liberarmi dalle catene del "puramente personale", da un'esistenza dominata solo dai desideri, dalle speranze, dai sentimenti primitivi. Fuori c'era questo enorme mondo, che esiste indipendentemente da noi, e che ci sta di fronte come un grande, eterno enigma, accessibile solo parzialmente alla nostra osservazione e al nostro pensiero. La contemplazione di questo mondo mi attirò come una liberazione...

Transfert(s) e... "mercatino dell'usato"

Eco Kids presentachi non conosce il passato è condannato a ripeterlo
Se nel campo delle "cose" concrete la cultura dell'"usa-e-getta" è deleteria e ben poco "eco-sotenibile", questo NON vale certo per quanto riguarda le NON CONCRETE, statiche immagini mentali: anche sulle immagini, sui sentimenti, sulle opinioni - e non solo sulle persone eventualmente in "falsi innamoramenti - vuoti tranferts senza futuro possono interferire fino ad intercettare possibilità e accecare percezioni.
Assurdi staticitransfert immobilizzano intere esistenze in ostinate vie e ricerche di situazioni ripetitive, ben poco "ecologiche" ed "omeostatiche" e tanto meno sintoniche con il sempre mutevole ambiente sia circostante che interno.

Si potrebbero porre obbiezioni linguistiche sull'uso di un termine abitualmente invariante (ri-)tradotto dal (latino)-inglesizzato, cioè il/i "tranfert(s)": ma qui è assolutamente necessario attirare l'attenzione - perfino usando di proposito una modalità anomala del linguaggio - sul fatto che si vogliono evidenziare fenomeni plurimi e non ragruppati in un blocco unitario da ... spostare nei rifiuti in un unica pattumiera. Ben espressi dal termine popolare fissazioni/fisse e suoi derivati che ne costituiscono le conseguenze visibili, circoli viziosi decadenti si appiccicano a persone e non solo: anche oggetti e situazioni e emozioni e "opinioni" possono cioé continuare all'infinito a rappresentare inconsapevolemente feticci di stati d'animo pregressi, a costituirsi non come "ricordi affettivi" o come ipotesi coadiuvanti di nuove esperienze ma come portatori di superstizioni.
Invece l'esperienza consapevole del presente, e la padronanza della propria nello spazio ambientale e nel tempo trascorso è la via per la QUARTA DIMENSIONE pienezza dell'esistere: la consapevolezza del proprio ambiente del momento, unita consapevolmente a quella del proprio passato e delle proprie emozioni - non importa quale esso sia stato o siano queste emozioni - contribuisce in modo sostanziale a determinare quello che viene definito lo "spessore" come antitetico alla fatuità , all'inconsistenza di una persona. Anzi: ogni esperienza consapevolmente sopportata non soltanto arricchisce la - in fondo banale - ragione, ma è la radice della vera MATURITA', capace di personale SAGGEZZA. E' più o meno questo il significato della famosa frase di Shakespeare RIPENESS IS ALL. - Re Lear atto V scena V). Ma non solo: ecco che allora può promanare per tutti un insegnamento implicito, venir offerta a chiunque una fonte di vitale "cultura"; e non sol: una continuativa garanzia per il proprio futuro di trovare sempre la gioia - evolutiva - dell'APPRENDERE

Un tipico luogo comune riguardante la psicoanalisi, come destinata in modo ineluttabile a produrre dipendenza, confonde completamente questo fondamentale strumento curativo e culturale con tutte le altre forme di terapia, con qualsivoglia altra - tecnicamente accreditata o spontanea - forma di appoggio, consiglio, assistenza, ascolto.... La psicoanalisi al contrario offre l'UNICA possibilità concreta di ritrovare la propria, vera esistenza nel VERO presente, a contatto e in relazione VERA con le effettive persone (e comunque "realtà ") del momento. A differenza di ogni altro tipo di terapia o supporto infatti e certamente la psicoanalisi - ancorché lunga e penosa -  per sua intrinseca natura deve costituirsi come strumento di rivelazione dei transferts (da considerarsi rigorosamente al plurale): può strumento di una scienza medica EFFICACE a RESTITUIRE< e NON derubare una persona delle sue capacità di riconoscimento e decisione. Cronologicamente questo ha rivelato la prima grandissima scoperta di Freud: ha aperto la possibilità di distinguere - e quindi così SCIOGLIERE - le dipendenze quando riconosciute nella loro vera natura di TRANSFERT(S).

A proposito del termine "transfert" è molto OPPORTUNA una secca precisazione più fattuale che semantica per dirimere una serie di equivoci e false apettative. Il termine, derivato dal latino, significa letteralmente "trasporre" cioé spostare qualcosa, compresi quindi anche i "rivissuti emozionali", che vengono inconsapevolmente accatastati da persone e oggetti del passato o della fantasia su persone o situazioni in atto: invece a se stanti, differenziati, NEUTRALI, a loro volta inconsapevoli se non del tutto ignari. In tutto questo groviglio di tempi "rimossi", di attribuzioni fantastiche, di incomprensioni pseudo-razionalizzate - vedine la presa in giro nei versi di: Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali di Ronald Laing viene sovraccaricato di vissuti totalmente altrui senza capirne né la natura né la ragione, mentre chi ne è il soggetto tende a reagire, deluso nelle sue "aspettative" e pseudo-convinzioni: ogni momento di simili pseudo-rapporti non può che dar luogo a un mai finito "dialogo tra sordi" - da cui appunto prendono origine tenacissime annodate "dipendenze".
Invece, quando l'interlocutore si trova nella condizione di poter ACCETTARE un "transfert" in atto, diviene possibile per entrambi ri-trasformare questo incontro prima sterile tra entità incomunicanti in "dialogo" fattuale, e riproporre le "fissazioni" trasformandole in accettati "cambiamenti".
... il sorprendente fenomeno della cosiddetta traslazione, vale a dire egli rivolge sul medico una certa quantità di moti di tenerezza, abbastanza spesso frammisti a ostilità, che non sono fondati su alcun rapporto reale e che non possono che derivare, dare le particolarità della loro comparsa, dagli antichi desideri fantastici del malato divenuti inconsci. Quella parte della sua vita emotiva che egli non riesce più a richiamare alla memoria, viene dunque da lui rivissuta nel suo rapporto con il medico ed è solo attraverso codesta reviviscenza nella "traslazione" ch'egli si convince dell'esistenza, nonché della potenza, degli impulsi sessuali inconsci. Vedi anche nell'animazione: - Lancia l'animazione...  -

ll transfert è il processo con cui determinati desideri inconsci si riattualizzano nel presente su determinati oggetti nell'ambito di una relazione stabilita con essi, e soprattutto nell'ambito della relazione analitica. Il paziente scorge inconsapevolmente nell'analista un ritorno, una sorta di reincarnazione, di una persona importante della sua infanzia, del suo passato, e per questo trasferisce su di lui sentimenti e reazioni che spettavano a quel modello. Questa traslazione è ambivalente: essa comprende sia impostazioni positive ed affettuose sia negative ed ostili nei riguardi dell'analista: per questo le scuole freudiane di e micropsicoanalisi dedicano una parte fondamentale del training allo studio e alla familiarizzazione delle dinamiche transferali.


L'esistennza del/dei "transfert" è stata cronologicamente la prima GRANDE SCOPERTA di Freud, ed ha sancito l'incompatibilità tra il suo metodo e quello di Breuer (1889-1892), che però ha anche messo in luce come in un certo senso "pratico" tutto questo presupponga per il curante l'essere in grado di prestarsi a fare da attore se non da "manichino" di una recita tutta interiore di chi invece ne è parte attiva - nel caso di una terapia - del "paziente". Non è sempre facile questo lavoro da "attori" in questa serie di  piccoli "psicodrammi" non certo "fissi" come lo sono le "dipendenze" e i "legami", ma in continue evoluzioni teatralizzanti. Ma, a premiare queste difficoltà, il suo impegno pone il curante consapevole anche e soprattutto in una posizione privilegiatissima: sotto i suoi occhi si svolge la vicenda rivissuta, e nella sua "parte emotivamente recitata da attore" può non solo intuire ma CONSTATARE di persona le situazioni che il "paziente-regista" quasi senza accorgersene ma con molta efficacia gli espone e presentifica e non soltanto "raccconta".
Assecondare i ri-vissuti del paziente e NON prestarsi a farsene parte attiva in un malinteso "legame"? Come ha scoperto Freud più di un secolo fa, solo in questo modo si attua la vera possibilità di GUARIGIONE da un passato che non più si incancrenisce; ed è allora - quando ogni "tranfert" SPARISCE - che ci si può inoltrare nel pieno diritto del vero personale NUOVO.

... srotolarsi...e/o... ri-arrotolarsi...

Il rapportarsi NORMALE alla realtà mutevole del presente - vedi l'intero file/capitolo Consapevolezza e memoria - NON si struttura mai in formazioni statiche, in rapporti interpersonali che continuano ad aggrovigliarsi su se stessi, come gli scherzosi paradigmi di incancellabile autoreferenzialità dei Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali di Ronald Laing. In questi versi e troppo spesso nelle interazioni umane perfino in moltissime in apparenza "normali" un passato difettoso si contrae ed arrotola in ripetitivi patologici transferts, in caricaturali nodi bloccati e in bloccanti "legami", che, invece di permettere l'adesione alla mutevole realtà ed ai rapporti in cui ci si trova immersi, obbliga ad aggirarsi in un movimento senza senso, a persi in un mondo isolato e nel vuoto delle proprie fantasie, aspettative e paure.
Il dissolversi dei transferts, la perdita/rinuncia dei significati dati abusivamente a trasferimenti indebiti, a spostamenti solo SOGGETTIVAMENTE richiamati da qualcosa e qualcuno a qualcosa e qualcun altro, apre invece finalmente la via alla VERA ESISTENZA: se non alla "gioia di vivere" almeno al VIVERE e al non vegetare; permette cioé una vera guarigione e introduce ai successivi vantaggi di questa l'impedire che ricordi mal digeriti si arroghino la facoltà di sostituirsi alle vissute e sofferte ESPERIENZE,  
Non si può però fantasticare possa essere semplice e indolore l'uscita dall'idea di un MONDO  ripetitivo, ristretto e mono-tono e pertanto rassicurante fonte indiscussa di prevedibili convinzioni. Sembrerebbe ovvio considerare che chi ha bisogno di cura è afflitto da un malessere che ha lontane radici nel tempo; sembrerebbe almeno rispettoso non dimenticare che chi cerca una "terapia" è perché è "malato" e capisce di esserlo: uscire dai propri "meccanismi di difesa" messi in atto in età magari precocissima, e quindi - ben carente non di "intelligenza", ma di quella capacità di riconoscere situazioni, di quella lungimiranza che derivano da vissute, "concettualizzate" esperienze.
E qui cito di nuovo alcune frasi di testimonianza:  
Mi sento un po' un sopravvissuto e come loro ho la stessa sensazione che pochi crederebbero a ciò che ho appena scritto. Ho fatto nuovamente un sogno che mi ha obbligato a svegliarmi urlando. Entra abbastanza trafelata una donna ... Entra come se fosse di casa e mi saluta, io sono stupito di vederla, Mentre mi passa davanti si gira e mi guarda. Incrocio lo sguardo e una paura tremenda mi assale e mi sveglio urlando. La scorsa notte ne ho fatto un'altro: ho avuto nuovamente quella sensazione che mi portava a svegliarmi ma questa volta il sogno è continuato perché evidentemente la paura non era così forte. Non poteva nuocermi come nell'altro sogno perché era come se l'avessi immobilizzata, murata. Quasi non ci credo se penso a quanto tempo ci è voluto perché questa storia venisse fuori. Lo sapevo certo ma un conto è saperlo un conto è sentirla la paura.
Per chi sta male, per chi è stato da piccolo molto male, per chi non ha conosciuto altra via non è certo "rassicurante" la rinuncia alla struttura "imbutiforme" del "patologico": entrare in un universo sconosciuto mai condiviso e comunitario, soltanto unito in funzione di esterni comuni veri nemici o pseudo-tali; sempre gerarchico nelle sue superiorità /inferiorità, e magico o comunque fideistico nella sua sostanziale impotente e inadeguata solitudine, nella sua incapacità  di riconoscere un proprio posto nel mondo.
Ma troppo spesso neanche per chi "cura" può esser facile rinunciare a sentirsi "profeta" di "sventura" o di "sensazionali miracoli". E neanche supporre sia facile per il curante/attore prestarsi senza errori ai ruoli varianti che gli vengono implicitamente richiesti. E tanto meno è comodo senza perdere le proprie capacità e tranquillità d'animo passare al ruolo del "cattivo di turno", del nemico persecutore, del "traditore",  del "demonio tentatore",... del "torturatore" che vuole riaprire vecchie ferite in alternanza al ruolo di "guru" se non "beneamato" comunque coinvolto in viziosi circoli collosi di dipendenze magari fideistiche se non magiche e "misteriose".
Ma in effetti anche nello sviluppo normale infantile e adolescenziiale i cambiamnti stessi del proprio corpo  e i differenti apprezzamnti da parte dei ... corpi altrui, così come l'avviarsi in un mondo aperto -
nuovo, vario, variante e diversificato - scatena comunque sgomento e ansiosa voglia di rifiuto, per cui - come per i bambini e ragazzi - non è neppure auspicabile accelerare l'entrata nell'ampio respiro e mutabilità delle situazioni - percorribili ma imprevedibili - della NORMALITA'. Ma intanto - seguendo la via della vix medicatrix Naturae - il processo tende da solo a continuare: se accettato, poco per volta lo spaventato sgomento si diluisce in più sopportabile - e realistico - smarrimento.
Ma ad ogni età, in ogni caso di qualunque grado di gravità della sofferenza in atto, quando i fasulli transferts smettono di occupare tutto lo spazio disponibile in una confusione egocentrata tra un interno che non riconosce se stesso ed un falso esterno che ne rappresenta soltanto lo specchio, lo svincolarsi da questa "povertà da riciclaggio dell'usato" finalmente può permettere le vere scelte; quando cascami di un passato o di imposizioni mal digeriti non autorizzano più il profetizzare a vuoto, allora ritrovano il loro posto attenzione, pre-cauzioni, vigilanza. Ecco che quindi compaiono i veri affetti, il vero senso di responsabilità, le vere precauzioni e cautele: VERI non solo perché in sintonia con i gusti e stile personali, ma anche perché calibrati di volta in volta sulle - ora ben riconosciute e vagliate - circostanze del momento.
Ma ciò non comporta solo "sacrifici", offre anche un ulteriore "premio" al vero Sé, ripulito dai residui di un PASSATO mai veramente trascorso. Entrare senza inutili apprensioni nell'IMPREVEDIBILE FUTURO permette sì di fiorire e... fruttificare in successive EVOLUZIONI, ma anche il PRESENTE rifiorisce, ora carico di "intensità" e pienezza, e può finalmente manifestarsi anche e IN OGNI MOMENTO in quel fondamentale, continuativo esclusivo diritto che è il poter riconoscre e dichiarare MI PIACE / NON MI PIACE.  

Importanza dei sensi: MI PIACE / NON MI PIACE...

Vedere, sentire, toccare, gustare, annusare. Ma anche sentire dolore, provare piacere, interrogarsi sul senso di sé, sul catalogo dei peccati, sul grande orecchio di Echelon e sulle neuroscienze. E, ancora, riflettere sulle trasformazioni della percezione, sul rapporto tra mondo sensibile e sovrasensibile, sulla gerarchia e il perfezionamento dei sensi nella cultura europea, ma anche in quella asiatica e africana.
Saranno proprio i sensi, principale via di accesso al mondo esterno come quello interiore, il filo conduttore della quinta edizione di festivalfilosofia, in programma in una trentina di luoghi di Modena, Carpi e Sassuolo da venerdì 16 a domenica 18 settembre. (2005)

E non si usano forse in termini astratti però concretamente riferiti ai principali "sensi" quelli che indicare qualità specifiche inerenti ad "abilità sociali"?
TATTO come capacità "diplomatica; GUSTO come dote di valida scelta "estetica"; FIUTO per astuzia, per pronto  risonoscimento  di vantaggi; ORECCHIO per capacità di "riconoscere" e valutare; OCCHIO anche come avviso di "attenzione"

Modena Carpi Sassuolo : i Sensi 2005

Gli affetti dovrebbero mantenersi nell'integrità dell'esperienza sensibile che è la condizione per conseguire la pienezza dell'esistenza, senza mai assumere l'aspetto difettivo di quella deprivazione sensoriale, di quell'inibizione da contatto caratteristica dei processi di razionalizzazione, evitando così il paradosso di una dignità della ragione che nega però l'integrità  della persona.
(dall'articolo di Marco Vozza su  TuttoLibri de La Stampa: sabato 10 settembre 2005)
Vedi per un esempio più colloquiale: L'importanza dei ricordi, delle emozioni e delle idee sul futuro
e il suo contrapposto: quando manca negli adulti l'esperienza delle emozioni e del vivere...: per evidenziare meglio questo contesto anche qui si ripetono paragrafi già  presenti più sopra:
Meglio soli che male accompagnati...
Affetto e comprensione? Macché!!! Rotture di scatole, discorsi senza senso, consigli non richiesti, umiliazioni, situazioni pesanti e tanto, tanto NULLA!
Il NULLA tappezzava le pareti di casa, usciva dalle loro bocche sotto forma di parole sconnesse, il NULLA pranzava e cenava con noi e sempre alla stessa ora. Il NULLA stava in una carezza mai data, stava nei loro cuori e nella loro mente. Quando non c'è "nulla" da dare, quando manca negli adulti l'esperienza delle emozioni e del vivere, bhe, allora, davvero, non c'è niente da fare e niente da dire.


La sofferenza, a prenderla con dolcezza, offre un unguento che lenisce e guarisce. Sorrido di quanto sono stato stupido - ancora una volta. E la vergogna svanisce. E apprezzo perfino di fare tanti errori, in continuazione. Tanti errori mi portano avanti. E gli errori si rivelano per quello che sono: tappe importanti dell’apprendimento. E gli errori si rivelano per quello che sono: tappe importanti dell’apprendimento
Libere scelte? O coattive e unilaterali decisioni? Libero arbitrio, e/o principio Kantiano della legge morale in noi e difficili scelte acompagnate da forti emozioni, oppure decisioni inderogabili secondo un logica fredda senza nessuna partecipazione umana?
"Decisionismo" che non tien conto dei fattori esterni; "intenzionalità" creduta consapevole ed invece  influenzata da grovigli emotivi del tutto soggettivi che ne enfatizzano singoli aspetti?
Televideo 21/03/2007 20:23 Cervello: legame scelte morali-emozioni
Una scelta di carattere morale, specialmente se molto dura, è accompagnata da una forte emozione, e questo a causa di un meccanismo con radici nel cervello. La scoperta è stata pubblicata su Nature. Un gruppo di ricercatori Usa hanno individuato il forte legame tra emozioni e giudizi morali. Gli scienziati hanno esaminato 30 persone tra cui alcune con lesione cerebrale nell'area coinvolta nella generazione delle emozioni. Questi ultimi hanno deciso senza esitare secondo una logica fredda senza nessuna empatia. (*)


Primo commento:
 libero arbitrio e legge morale? Un'occhiata al file The guitl-free soldier - Il soldato senza rinorsi - indica come si possono costruire artificialmente esseri umani trasformandoli in robot: feroci, indifferenti, ma anche versatili.
Secondo commento:
 molti pazienti cardiopatici sono sconvolti dal fatto che le cure somministrate fanno "perdere la memoria" per cui scelgono di rinunciare ad assumere questi farmaci - vedi fotografia originale pubblicata in un altro sito.

Gli affetti dovrebbero mantenersi nell'integrità dell'esperienza sensibile che è la condizione per conseguire la pienezza dell'esistenza, senza mai assumere l'aspetto difettivo di quella deprivazione sensoriale, di quell'inibizione da contatto caratteristica dei processi di razionalizzazione, evitando così il paradosso di una dignità  della ragione che nega perಠl'integrità  della persona.

Coalizione per il Disordine di ansietà sociale? vedi commenti e precisazioni nel file Malatie rare in offerta speciale di cui si cita il paragrafo sottostante:
Roma, 13 lug. (Adnkronos Salute) - (*) Eliminare i brutti ricordi, per una vita sempre con il sorriso [!]. Sembra questo il nuovo uovo di Colombo dei ricercatori, visto che diversi studi si stanno focalizzando sull'obiettivo di trovare il modo di cancellare dal cervello le brutte esperienze vissute. Gli scienziati dell'università  del Colorado hanno scoperto, grazie alla risonanza magnetica, dove i brutti ricordi vengono 'registrati' nel nostro cervello, cioਠnella corteccia prefrontale. Non solo: hanno anche svelato il meccanismo che consente questo processo.
Un risultato che potrà  aiutare - dicono oggi sulla rivista Science - tutte quelle persone con stress post-traumatico o ansia che rimangono vittime delle esperienze negative vissute.
Con le stesse motivazioni solo 10 giorni fa alcuni colleghi, dalle pagine del Journal of Psychiatric Research, avevano annunciato di aver testato una sostanza, il PROPANOLO, capace di cancellare, come i segni del gesso su una lavagna, le esperienze negative che hanno marchiato a fuoco la nostra memoria, lasciando gli altri ricordi intatti. Questa volta gli scienziati Usa hanno studiato 18 volontari adulti, a cui sono state mostrate immagini di volti umani da associare a fotografie di incidenti d'auto o soldati feriti. Quindi, in un secondo tempo, sono state fatte vedere nuovamente le immagini dei volti, chiedendo a ciascuno di ricordare o meno l'immagine negativa associata. Il tutto mentre una risonanza magnetica registrava l'attività  cerebrale dei partecipanti al test. In questo modo i neuroscienziati hanno scoperto che, per 'eliminare' il brutto ricordo, la corteccia prefrontale del cervello 'stacca' la spina all'amigdala e a tutte quelle altre regioni che richiamano i ricordi, specie quelli con un sostanzioso contenuto emotivo.
La scoperta - rivela Brendan Depue, un neuroscienziato che ha partecipato allo studio - è ancora lontana da una sua possibile applicazione nello studio dello psichiatra. Anche perché non è semplice riuscire a chiudere la comunicazione tra le aree cerebrali, e impedire dunque ai brutti ricordi di riemergere. Ma in futuro - conclude - si potrebbero mettere a punto farmaci in grado di aiutarci a innescare questo meccanismo.

E in versione inglese: Anamnesis? A way for healing...("Development"�� not a muddle)


Mendelejeff Priodic table
Tavola periodica degli elementi:
Un'opportunità per consultare velocemente un'edizione telematica della Tavola Peiodica degli Elementi: ogni elemento vi si apre immediatamente con il link descrittivo della sostanza.


IMBROGLIO E' IL CONTRARIO DI SVILUPPO.Da: 'La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù'

Consapevolezza e memoria

Cosa ho in comune io con gli schiavi? Piero, Ada e la scuola della libertà
 
Che cos'è il 'lavoro emozionale'?

L'importanza dei ricordi, delle emozioni e delle idee sul futuro

Opinioni, fatti, accuse
Opinion, fact, complaint

da confrontare con: 
Basta un poco di zucchero e la pillola va giù...
 
TOTEM AND TABOO REVISITED: awful and  fertile rise of new superstitions
 
... dagli adulti di oggi agli adulti di domani...,
 
Presentazione
 
Basi teoriche...
 
INFANZIA: tempo di mutamenti
 
Dalla famiglia preistorica alla  famiglia utopistica