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Una splendida giornata.
Oggi
è l’estate che conosciamo da sempre. Straordinariamente luminosa
e con
un orizzonte che non finisce più. E io ho già dimenticato
l’incidente
di percorso di sabato, e mi ritrovo con una miniera in corpo. E capisco
meglio dove mi porta la spinta che mi abita. Io
sono
ossessionato dall’espressione. Io vedo il mondo sotto
forma di
espressione. L’espressione è qualcosa che ha una sua storia
segreta e
profonda che merita cura e attenzione, è
un’avventura che ci
conquistiamo gradualmente, lavorando su di noi, lottando anche, e
indovinando intelligentemente le forze su cui contare.
Ha un percorso di profondità.
Diciamolo
in questo modo: è come se tra il nucleo
profondo dove radicano le
radici dell’io e la buccia della pelle ci sia uno spazio denso ed
esteso da percorrere e attraversare, affinché la
sorgente trovi una
strada, si dia una forma, rappresenti se stessa in qualcosa di
visibile, che possa funzionare da segnale, da segno, da parola.
E
questo stesso processo, uscendo dalla pelle, si faccia energia e forza
costruttiva, capace di dare forma alla materia, di mettere al mondo, di
realizzare qualcosa.
Ed è come se solo costruendo Qualcosa tu ti
realizzi come Qualcuno. Perché questo qualcosa è come
l’immagine di te
nello specchio del mondo: l’espressione, la rappresentazione del seme
che tu sei.
Ognuno ha il suo talento. Soprattutto, ognuno ha il
suo richiamo. Ed è la cura che mettiamo nella ricerca di
ciò che siamo,
e del modo di coltivarlo e farlo crescere e fruttificare, che sostanzia
la nostra storia. Quello, io penso, è il filo rosso che consente
la
narrazione di noi stessi.
Io ho trovato un’immagine ingenua e
innocente di questo pensiero in un quadro che ho fatto quasi 5 anni fa
e che ho
considerato per molto tempo una sorta di autoritratto. È
l’albero fecondo che allego a questa newsletter. Nella sua
semplicità,
consente anche a me di mettere a fuoco ciò che considero la mia
vocazione più profonda. Qualcosa che giustifica un’esistenza.
Mi sveglio alle tre e mezzo. Ho dentro una certa musica.
E un’espressione che ho sentito da Renzo Piano: mettere
aria nelle cose.
Vorrei
saper suonare, comporre sinfonie. So niente di musica. Troppo poco! Ma
non demordo. Provo a fare musica con le parole. Mentre studio. Non
dovrebbe essere impossibile. Le parole sono sonore. Si battono su una
tastiera. Le parole si sentono. In qualche modo, cantano.
Un
metodo, una tecnica? Un modo di procedere che produca un testo
musicale, molto musicale? Che so io?… So che nei momenti di ispirazione
ci scivolo dentro senza pensarci. Viene da sé.
E in qualche modo
è all’ispirazione
che voglio andare incontro. Parola difficile.
Impossibile perfino a pronunciarsi. Però contiene un rimando a
qualcosa
di etereo, di aeriforme. Corrisponde a ciò che mi ha catturato
nell’espressione citata: mettere aria nelle cose. Mettere aria nella
vita. Renderla leggera. In maniera che possa volare.
Cos’è un’ “aria” in musica?
Per
molte persone il senso della vita non è pesante. Al contrario.
È un
sentire leggero. Come un lievito che solleva la pasta del mondo, la
rende parente del cielo.
E una colonna sonora non avvolge le azioni, non le contiene, non le
incarta: le solleva.
E so che mi domando da sempre come si fa a rendere musicale il lavoro,
a renderlo leggero, a farne poesia, un’aria?
Mettere aria nelle cose: è il richiamo. Lo stimolo. Una
metafora?
Qualcosa che si sente. Ascoltando.
Se è una musica quella che cerco, è l’arte dell’ascolto
che devo
sviluppare.
Come quel ragazzino de La musica
nel cuore.
Ascoltare la musica e seguirla.
Qualcosa di forte, qui vicino
....
Il concetto di transizione sembra avere una certa pertinenza con una
versione meno rosea, che sostanzialmente mette l’accento sul concetto
di vecchiaia.
I periodi di TRANSIZIONE
sono aumentati nella nostra vita. Nel lavoro sembra più
evidente. Ma
anche nella vita privata. Dove ci sono i divorzi, i nuovi matrimoni, ma
anche i passaggi a diversi approcci alla vita, una sorta di cambio di
filosofie ESISTENZIALI.
Sai? Quando ti ribadisci in testa nuovi principi, che apparentemente
sono il contrario di quel che ti sei detto fino a qualche tempo fa.
Il
punto è che i periodi di transizione – sempre più
numerosi e lunghi –
sono periodi per cui non siamo tanto attrezzati a viverli. Sai? Quando
ti ribadisci in testa nuovi principi, che apparentemente sono il
contrario di quel che ti sei detto fino a qualche tempo fa.
Noi, per lo più, pensiamo
alle CRISI come a periodi dolorosi e brevi.
Devono essere brevi! Se ne esce con una decisione, un atto di
volontà, una reazione energica. C’è una sorta di etica
che dice, nella
crisi: reagisci, volontà, decidi e parti di nuovo!
Ma c’è un’altra
etica, forse più profonda,
che afferma: aspetta, ascolta, non avere fretta, decidi solo quando
senti che la cosa è maturata dentro. Questo – la crisi –
è il momento
dell’ascolto, per una maggiore conoscenza di te. Un decisione
affrettata equivale a una fuga. Qualcosa di
forte, qui vicino indica sicuramente qualcosa che sento,
che è qui, ma che ancora non
riesco a vedere. E'
un momento di transizione.
Commento.
Piccolo commento "professionale medico": "alle tre e mezza"?
Se ci sveglia a qualsiasi ora con ... una musica dentro, non importa
"quale"
musica basta che risuoni come impellente, e non ci si alza a "suonarla"
in
qualche maniera: ecco allora scoppiare il mal di testa, magari la famosa
terribile "cefalea a
grappolo".
E mi piacciono anche parole come "ispirazione"
che sta "da sola" ma nel
suo
modo "aereo" può far compagnia al "socievole" "affiatamento".
Non posso soffrire le persone che vivono "d'aria", che masticano "aria
fritta", che non conoscono e disprezzano le "cose" e ancor peggio i fatti
veri e quindi gli esseri viventi in quanto "veri".
E invece che bello è il mettere aria
nelle cose che anzi le VALORIZZA!
La
natura umana paragonata agli alberi? Gli sviluppi succcessivi e le
nascoste iniziali basi portanti da cui traggono nutrimento e sostegno?
Triste
crollo di un gigante: era alto decine di metri, aveva un robusto tronco
cresciuto per tanti
anni: sembrava bello e rigoglioso...
Ma ben misero e precario
sostegno gli davano le sue inadeguate radici!
Per
seguire gli aggiornamenti dl sito i vari file verranno vi via stampati
raggruppati in libretti tematici: ultimo
capitolo di TUTTI
i nuovi libretti è il file in cui si compendiano ma
anche si sottolineano le basi essenziali di impostazione metodologica e
culturale Considerazioni e conclusioni