Il sito - in costante
evoluzione - Bambini di IERI= Adulti
di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI e i
libri che ne derivano - e deriveranno - NON vanno
assolutamente letti come un
compendio didascalico di
problematiche familiari, né tanto peggio di "consigli pratici" su "come
allevare i bambini" o su come
"gestire
casa e famiglia".
Introdotte con
il minimo possibile di astratte
speculazioni e soggettive considerazioni queste pagine sono il frutto
di lunghe
ricerche e osservazioni
pluri-generazionali,
presentate però con il massimo di
descrizioni - anche visive - e di testimonianze e di dati effettivi di
realtà: il tutto in un contesto "corale" composto da
osservazioni, sfoghi e affermazioni, da citazioni scelte in varie e
garantite fonti rendendone
ben
riconoscibili contenuti e provenienze.
Non costituiscono
manuali
d'istruzioni nè libri di
studio, ma una raccolta
tematica a più voci che mette in
evidenza aspetti intimamente molto intensi dell'esistenza di
ciascuno: non "manuale" ma invito che indirettamente può invogliare a
parteciparvi, a riflettere sulla propria
esistenza, e a
trarre - e anche fornire - suggerimenti e indicazioni di ripensamenti,
di osservazione e di ascolto.
Le "fasi
dello sviluppo"
in quanto tali hanno i "bambini" come protagonisti, ma il vero senso
dei
"germogli com-plessivi" che si aprono via via consiste nel radicare
tutta la vita successiva in modo solido e allargato.
L'affascinante regolarità
e
pienezza delle fasi
attraversate nell'infanzia e dei
loro significati facilita
comprensione e interesse
verso i bambini, ma dovrebbe anche
stimolare a meglio
conoscere ed accettare se
stessi di qualsiasi
età.
Basta essere presenti
con simpatia, collaborare con
rispetto, partecipare
con curiosità e piacere. Insomma prendere
finalmente
sul serio l'evoluzione dei
bambini e riattivare, intanto,
anche
la propria.
Non separati
testi di
sociologia arricchiti da esempi e illustrazioni: nel loro insieme i
vari argomenti costituiscono in modo
organico una sempre rinnovata
"filosofica"
ENCICLOPEDIA
tematica che cerca di
contribuire a raggiungere concetti
basilari di infanzia
come TRAMITE
e non
come
statico modo di essere.
Intersecando
strettamente fra loro non ipotetici ma esperienziali tempi
"storici", età e generazioni - sia considerati di per
sé che nelle loro
inter-relazioni - si arriva al normativo insgnamento ippocratico: dai quali traevo
le conclusioni, fondandole su quanto c''è di comune e quanto di
individuale nella natura umana.
Per meglio rispecchiarsi
in questa variabilità
circolare anche la stesura
dei testi ha scelto una
veste anomala, mediatica e grafica, e non un ordine di logica lineare.
Il discorso vi è - e
continuerà ad esservi - allargato con esempi, con rimandi, con
illustrazioni ma anche con ritorni dello stesso tema da più
punti di vista: non sono infatti ridondanti i rimandi né
superflue le
ripetute anticipazioni e spiegazioni e testimonianze e citazioni uguali
o quasi
uguali distribuite in più contesti.
Il punto-chiave
qui presentato si vale come base assoluta di una
sistematizzazione descrittiva - non certo
prescrittiva! - di quanto corrisponde o si avvicina a
corrispondere ad
una
piena NORMALITA',
in modo paragonabile a quel tipo di disciplina teorica che
negli
studi di medicina di chiama FISIOLOGIA
che segue la statica ANATOMIA
evidenziando il suo DIVENIRE.
In un simile approccio
alla
conoscenza e
ai suoi contenuti teorici - ed alle loro indirette conseguenze
operative
- insistiti parametri
di presente
e
passato indicano anche
potenziali svolte future: ma
così riassumono in modo implicito basilari
concetti che, anche soltanto
partendo dal
"bambinesco
e familistico", si esprimono in un'impostazione realmente POLITICA.
Nelle discipline
mediche se esiste la
fisiologia che considera
astrattamente
l'individuo singolo, esiste pure l'epidemiologia,
mentre discipline
a se stanti - sociologia, antropologia
ed anche STORIA
- esplorano la miriade di sistemi in cui si dipana l'esistenza
degli
"individui singoli": sia in sé sia nel loro trascorrere nei TEMPI,
nell'andamento delle diverse organizzazioni socio-politiche e
ambientali e nelle loro
intersecate variazioni.
Infanzia:
tempo di mutamenti ... Il
titolo dell'edizione precedente
- LA
VIOLENZA
CONTRO IL BAMBINO 1979
-
derivava da
una situazione contingente: sotto forma di
semplici "dispense" di più autori vi veniva sintetizzato e
raccolto il frutto di una
serie di pubblici dibattiti tenuti - all’epoca dell’Anno
del Fanciullo - dall’11
marzo al 1°
giugno ’78 - a cura dell'Associazione
Italiana Donne Medico di
Torino come Corso
di
Sensibilizzazione
sul tema: LA
VIOLENZA
CONTRO IL BAMBINO,
rimandante ai
concetti delle manifestazioni anche
indirette di Violazioni
di diritti del
bambino indirizzato ai
genitori, agli
operatori sociosanitari addetti all’infanzia, ma aperto a tutti.
Ma
se il
libro aveva preso origine dalle
dispense su La
violenza contro il
bambino invece - come
dice
l'attuale intestazione: Infanzia:
tempo di mutamenti -
l'intenzione ora prioritaria è quella di
evidenziare e indirizzare i lettori verso gli aspetti fisiologici delle
tipicità
dello sviluppo, cioè dello sviluppo
come
dovrebbe avvenire:
ponendo il concetto di sviluppo
delle attitudini psico-socio-affettive
in parallelo a quello anatomico degli organizzatori-induttori
dello sviluppo
embrionale.
Completamento
speculare di Infanzia:
tempo di mutamenti
è Le
faccende
domestiche. Ergonomia e
psicologia di un VERO
lavoro,entrambi
volumi da considerare come
parte integrante di un dinamico
discorso
unitario: titolo
e stile a se stanti non indicano un secondo/primo volume, ma trattano
insieme di
BASI, di INIZI SOSTANZIALI, di FONDAMENTA
da versanti generazionali non immobilizzati in uno delimitato tempo
presente.
Bambini di
IERI = adulti di oggi...:
è una frase chiave che uintroduce ad una ricerca di strutture di
intescambi
dinamici incentrata
sui concetti-base che mettono in
parallelo la parte degli adulti,
della vita
adulta, degli interessi
e del LAVORO
adulto, a quella di
chi in via di sviluppo lo è attualmente, ma anche di chi questa
via
l'aveva
percorsa tempo prima, e cioè degli ovviamente onnipresenti "bambini
di ieri".
LE
FACCENDE DOMESTICHE: Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro...
è la
riedizione di un volume - Nuova Italia
1975, il cui titolo I
complessi della casalinga poteva erroneamente suggerire una
valenza privilegiante la patologia attraverso l'accezione iniziale e
più popolare del termine "complessi": ora è edito
con il
titolo più
pertinente - Le
faccende
domestiche. Ergonomia e
psicologia di un VERO
lavoro - per focalizzare l'attenzione sulla fisiologia del LAVORO:
anch'esso soggetto a sviluppi ed evoluzioni dinamiche secondo parametri
comparabili allo sviluppo degli individui.
Le
faccende
domestiche...: "faccende"
vuol dire "cose da farsi", e "domestiche" vuol dire "in casa": fra queste
l'allevamento dei FIGLI
può in certi periodo risultare preminente, sempre lo
è però comunque
nelle sue conseguenze "produttive"
:
con il bizzarro
paradosso che una funzione
biologica
- la maternità e le sue biologiche attinenze -
possa costituirsi
anche come attività
lavorativa specializzata, e come tale con i propri meriti,
demeriti e patologie.
Teorie
psicologiche: normalità e
violazioni
La
scienza
progredisce tramite
osservazioni
approfondite dei
fenomeni
singoli, successive ipotesi di lavoro e successive titubanti verifiche
sperimentali: tentativi di assolutizzare dati incompleti esercitano
un’invadenza indebita in campo altrui, come
quello
della teoria pura di pertinenza dei filosofi.
Per
meglio
radicarsi le
acquisizioni, come nello
sviluppo personale, si ramificano in ben
orchestrati
separati "com-plessi", per esplorare "solo un" territorio alla volta:
ma questa è
una facilitazione pratica che non va applicata come norma da
impartire.
Ed invee molte teorie,
anche
psicologiche, vengono subito "applicate":
scavalcando i
tempi pazienti e di verifica delle "ipotesi di lavoro" e prima di venir
supportate da robusti e imparziali
strumenti di "osservazione".
L'idea qui
proposta dello "sviluppo
sano"
è centrata sulla
sua estrema mobilità nel tempo e nella
sua variegata ricchezza di aperture: non "malgrado" ma anzi appunto
"mediante" la sua apparente
contraddittorietà.
I "mutamenti"
e le loro
realizzazioni non sono però infiniti: sono
ristretti dai limiti del carattere
individuale e dei tempi e spazi a sua
disposizione, a loro volta intersecati e conseguenziali.
I "complessi"
descritti da Freud non
sono "teorie" ma dati
di fatto reali, e la consequenzialità dei modi di essere
infantiliå nelle età successive non è una pura e
qualsiasi
"opinione" più o meno "moderna".
Indipendentemente
da
qualsivoglia origine religiosa, si può puntualizzare questo
assunto persino attraverso le
solenni
parole di Leone Magno - il Papa
che nel 452
incontrò Attila - pronunciate a
proposito
della costruzione
di un Presepe:
Non
è
dunque
che si debba ritornare ai giochi d'infanzia o alle nostre immaturità
degli
anni leggeri, ma da
quelli
trarre
qualcosa
che si addice anche agli anni più gravi:
l'oltrepassare con velocità i sentimenti impetuosi, il ritornare
rapidamente alla pace, la scarsa memoria delle offese, un'inesistente
brama di riconoscimenti, l'amare una comunione socievole e
un'uguaglianza
naturale.
Nel proseguire delle età e per
tutto il corso dell'esistenza le
soggettive, personali esperienze si appoggiano sulle
vissute vicende precedenti.
Ma solo in ipotesi sono state
per tutti com-plessivamente - uso questo termine nella sua
accezione "freudiana" - analoghe come preparazione necessaria al
decorso successivo. L'aforisma - chi non conosce il
passato
è destinato a ripeterlo- è qusi uno
slogan che riassume in una definizione dinamica il concetto base negativo di TRANSFERT.
Altissimo è infatti il rischio di trascinare fatti nuovi
in un dedalo bloccato di
transfert su fatti vecchi, su "modelli" pregressi che - da
scopiazzatura in scopiazzatura inutili e deleteri come compiti
scolastici copiati - si trasformano in inettitudine
per se stessi ma anche in intolleranza contro gli altri:
Responsabile
di
dirette o indirette violenze
è il disconoscimento di quanto siano varie,
graduate,
multiple e occasionali le "vere" forme di esistenza: ma soprattutto si
è lontani dal vero se si crede di ridurre a
pochi fattori le vere circostanze su cui si basa la vita.
Scrive Ippocrate: traevo
le conclusioni, fondandole ...
sulla costituzione generale e specifica dei fenomeni atmosferici e di
ciascuna regione, sui costumi, il regime, il modo di vita, l'età
di ognuno; sui discorsi, i modi, i silenzi, i pensieri, sul sonno e
sull'insonnia, sui sogni - come e quando -, sui gesti involontari [...]
e sulla concatenazione ...
Dannoso
è isolare
situazioni in apparenza magari "positive": porre il rapporto -
affettivo privilegiato - interumano come unitario e assoluto,
significa obliterare al soggetto altri spazi e prospettive e privarlo
di un autoregolato programma.
Lo si rende così
"inadeguato" a
tutte le altre
manifestazini, lo si restringe in
una mutilata caricatura di piccola vita addomesticata,
cortocircuitata in uno spazio chiuso, in un tempo statico ove vanno in
disfacimento molte delle possibili innate capacità.
Ma
grande diffusione "statistica" hanno i casi anomali, le infanzie
mal
vissute, gli adulti mal "radicati": sono quindi necessarie
- come nello studio delle materie propedeutiche della medicina -
descrizioni di una realtà PATOLOGICA
comunque esistente e dilagante.
E'
vero ad
esempio che molto sullo
sviluppo
infantile
è
stato appreso tramite
lo studio psicoanalitico dei pazienti in terapia: ciò
però non
significa che modi di essere patologici, in quanto soluzioni di
compromesso a
difficili problemi
esistenziali, debbano codificare le tappe di uno sviluppo NORMALE.
Assunto
però non
standardizzabile: considerare
sovrapponibili alle situazioni fisiologiche, sane, le
anomalie
e le loro conseguenze patologiche è come trarre deduzionizoo-etologiche osservando
animali
liberi o cavie da esperimento.
Statici e svuotati di senso i rapporti
interpersonali si cortocircuitano in
"giochini" ripetitivi dove si confonde l'interno con
l'esterno.
E si aggravano pregressivamente fino a: ridurre la propria
soggettività a far da specchio fasullo di un interiorizzato
interlocutore - fasullo e immaginario - in un'irrimediabile SOLITUDINE
intrinseca m proiettata su di un estrno altrettanto fasullo..
Diventa grottesco questo quadro applicato
alla vita
ed ai
rapporti normali, ma risulta in pratica molto PERICOLOSO
socialmente
per l'irresponsabilità
che di per sé comporta.
Le teorie
psicologiche che si
occupano di
"relazioni" coprono grandi territori culturali, quasi dimenticando
però di
considerare che tra ogni
persona
e il mondo che la circonda esiste un - impersonale - enorme ingestibile SPAZIO
INTERMEDIO:
ove i personali interlocutori, sia pure multipli e in
rapporti variabili, costituiscono una ben minima parte.
Fra gli spazi vitali, le
possibilità, le aperture
importantissimi sono quelli affettivi, le emozioni calde, i rapporti
intensi: ma vitali sono gli intensi rapporti
con le COSE,
e su tutto campeggiano le correlazioni con il CORPO,
il proprio anche come adito agli altrui.
Anche gli adulti
hanno una
sensibilità e delle emozioni e delle debolezze, ma
sono "grandi", già cresciuti, stabilizzati: tocca a
loro il DOVERE
di seguire, proteggere, ambientare.
Guai dimenticare
l’importanza del mondo dei
corpi, delle cose e dei fatti che -
se
può dar
origine a violenze psicologiche dirette - dà di sicuro il via a
ogni sorta di indirette "violazioni"
fisiche
e ambientali: per negligenza od omissione non
si provvede alla sicurezza, non si prevengono
infortuni, non si dà il giusto peso alle malattie... -
tanto che confrontando le tabelle statistiche per scaglioni di
età si
rileva che si muore più a due anni per infortunio che a sessanta
per qualsiasi causa.
Fin da "piccolissimi" si ha da sempre un
privato mondo
interiore,
avvolto da "spazi intemedi privilegiati" e si vive in equilibri
personalissimi fatti di sensibilità, fantasie e pensieri e
preferenze e "segreti": violenza è interferirvi e
trascinarli in spazi, tempi e modi anacronistici e non loro.
E a qualuque età nei personali
grandi spazi vitali, come pilastri del SE' compaiono
astratti importantissimi elementi - ad esempio la DIGNITÀ
e la LIBERTÀ:
distruttivo è violarli.
La mancata accettazione di sé,
induce a autodifese a loro volta foriere di disadattamenti gravissimi,
a trasformare valori "caldi" e coscienti in aggressività
distruttiva inconsapevole.
Il rifiuta dell'AFFETTO
rinsecchisce i propri spazi interiori, e porta anche in sé
l'incombente rischio che dall'opporsi
legittimo a un'oppressione, si
ricada nel surrogato di aggregazioni
esterne restrittive e violente basate sul "contrario
di...".
Immaturità? L‘infanzia
non esiste: esiste lo sviluppo e lo sviluppo è
cambiamento liberatorio
Comunque nella
concretezza delle situazioni
le scienze umane e le umane
pertinenze -
psicologia, sociologia,
politica, economia, antropologia ecc. con i loro agganci POLITICI -
non possono del tutto
prescindere le une dalle altre.
In concreto le
indicazioni teoriche
vengono sfruttate - e finanziate! -
da sistemi politici
o economici,
le ricerche e applicazioni vengono arbitrariamente indirizzate:
non sempre le
ipotesi che sembrano le più
libertarie andranno a buoni fini liberatorii.
In particolare
molta
bibliografia psicoanalitica di indirizzo - sia centrato sul soggetto
che "relazionale" e "sistemica" - espone
generalizzanti teorie che convalidano come incontrovertibili le
descrizioni
dei - presenti o passati - fatti o situazioni PATOLOGICI: costruite sulla base di
situazioni anomale queste teorie vanno
comunque combattute specie quando siano autoreferenziali o peggio
quando
pretendono prove dimostrative
da
"esperimenti" in cerca di autoconferme.
Infatti le descrizioni
generano
arbitrarie ipotesi, le ipotesi si irrigidiscono in teorie...: e le
teorie diventano normative con
il
rischio di agganci attivabili e pratici - terapeutico,
farmacologico, "politico", economici.
Una
vera
psicoterapia su base psicoanalitica dovrebbe avere come scopo
effettivo una
radicale "ripulitura" dai sintomi e dalle
conseguenze delle situazioni sofferte riportando il
paziente alla sua
originaria condizione ottimale ed alla sua attuale effettiva
fase di
maturazione: una totale "guarigione" raggiungibile non importa a
che
età
e dopo una cura non importa di quale durata.
Analisi terminabile o
inteminabile? Su questi
presupposti non solo si dovrebbe
auspicare la SPARIZIONE di ogni
aspetto anomalo, ma anche permettersi di far considerare TERMINATA
la cura quando una globale restitutio
ad integrum trasforma persino le "cicatrici" di danni pregressi
in
arricchenti ESPERIENZE: una totale
"guarigione" raggiungibile non importa a che
età
e dopo una cura non importa di quale durata.
Scopo effettivo di una terapia su base psicoanalitica
dovrebbe essere una radicale "ripulitura" dalle
conseguenze patogene di situazioni sofferte, ma anche di riapertura di
passaggi mancati, onde riportare il paziente alla propria
originaria condizione ottimale ed alla sua attuale effettiva fase di
maturazione.
Base portante iniziale e definitiva
di tutte le possibilità affettive è il complesso
orale le cui manchevolezze verranno a ripercuotersi travisate
nelle
patologie più varie - sia psicopatie che sociopatie.
Ma senza parlare di
"bontà" o di "cattiveria", di "adattamento" o di
"adeguamento" e dei loro contrari, e per smascherare quanto di
patologico stia dietro questi termini stessi occorre più che mai
riferirsi
piuttosto alle "situazioni sane" che non alle "situazioni
patologiche" con le loro patologiche "compensazioni".
René
Spitz teorizzava giustamente come criterio di sviluppo
socio-emotivo normale
un fenomeno che però definisce con un termine - erroneamente -
peggiorativo - angoscia dell'estraneo:
quanto sarebbe importante che
pediatri, personale
insegnante e chiunque si occupa di bambini si insospettisse
invece che
rallegrasi per i troppo BRAVI BAMBINI, per quelli che "stanno con tutti" senza distinguere le individualità
altrui!
Si continua
invece a rimanere ammirati dalla precisione
intuitiva con cui Freud ha
denominato le varie fasi dello sviluppo - orale, anale, Edipica, di
castrazione, di
latenza degli
istinti - periodo
quest'ultimo in cui in cui proprio la pausa
delle iniziative istintuali del soggetto dovrebbe lasciar posto a
aperture
conoscitive sul mondo esterno, a acquisizioni diligenti di
abilità e di regole: in una libera accettazione dei propri
errori, in un ampio interscambio di competenze sociali e di aperta e
fiera "voglia
di imparare".
Discepolo
è "colui che sta imparando" e mette alla prova la propria
istruzione
tramite
una disciplina
=
"modo e regola dell'insegnare": anzi è chi accetta
la
"disciplina" come tramite
per
correggere i PROPRI
errori.
E
gli
errori si
rivelano per quello che sono: tappe
importanti dell’apprendimento. Il
riconoscimento della propria ignoranza non è fine a se stesso:
é l'apertura
delle porte
alla gioia
di imparare.
Un termine
tecnico della puericultura, ora antiquato, definisce "allievo" il lattante "a balia" cioè in piena fase orale: ma "allievo" ora
invece, e nell'accezione più comune, è sinonimo di
"scolaro" cioè di chi attraversa il suo razionalizzante e
proiettato all'esterno "periodo di latenza degli istinti".
Una vistosa falsa
normalizzazione
si manifesta proprio quando in questo periodo di latenza
degli istinti
il bambino prima "disturbato"
pare ritrovare soggettivamente una "balia" fasulla infilandosi
abusivamente -
come un "paguro" - "utilizzando" impropriamente aggregazioni
autoritarie di coetanei come surrogato
ristretto del complesso
orale e delle sue ampie
prospettive.
Con quanta maggior
attenzione bisognerebbe
quindi seguire i
bambini che nelle età precedenti
apparivano psicologicamente "non normali", e che invece sembrano quasi
"super-guariti", molto "ben adattati", eventualmente fin
troppo "scolaretti perfetti" nell'età e ambito della scuola
elementare!
La scuola
come pure la "banda di
strada" offrono a questi
scolari/allievi ex-bambini infelici
un
finto intempestivo complesso orale, un
tardivo grembo/nido
accogliente, garantito e uniforme: che dà loro un'apparente
possibilità di ri-trovare un "noi", un provvisorio
"senso basilare" di un'esistenza con-divisa in un ambito regolamentato
e comune.
In
questi precari surrogati si nascondono emozioni e affetti delusi o
soppressi, non spariti ma ridotti ai loro aspetti freddi e violenti,
intrisi di quelle connaturate aggressività e paura, adatte ad
assorbirne e canalizzarne l'inevitabile non bilanciata carica di
distruttività rimossa.
"Seguace
= accolito
o proselito"
= è chi si
appropria di qualcosa che appartiene a qualcun altro, è
chi usa
il suo
"proselitismo" per impadronirsi
di qualcosa che non gli è proprio.
Infatti come si
può con-laborare
se si è privi di comuni
esperienze vitali? Su quale piano se non
autoreferenziale, su quali argomenti se non unidirezionali
ci si
può
incontrare quando si "appartiene" ad un
sistema irrigidito di dare e prendere -
sinonimi in fondo di
sottrarre e
aggiungere, cioè
solo di spostare
sterilmente qualcosa e di deprivare comunque qualcuno?
Ogni PROGNOSI
è in fondo un'illogica, primitiva profezia e
quindi non
è lecito preannunziare sventure
su basi instabili e provvisorie: ma quanto spesso il crollo psicotico
precipita poi nell'adolescenza al ritorno degli
"istinti" e
della necessità innata interiore
di diversificare le vie esistenziali!
E se precipita nell'adolescenza, il crollo
psicotico o antisociale tende ad ampliarsi nell'adulto in circoli
viziosi di
incapacità personali, ancor
peggiorate da precedenti eccessi di adeguamento a
direttive altrui e
dalle conseguenti mancanze di vere, maturate e vissute acquisizioni
conoscitive e relazionali.
Svolgere,
sviluppare...
Svolgere,
Sviluppare.
Si svolgono
le cose
volte o
rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano le inviluppate.
Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi sviluppare non
ha luogo proprio... - Dizionario
dei Sinonimi
e dei Contrari del Tommaseo:
Lemma 2327
Parametri
di presente e
passato traggono con sé conseguenze futuree relative scelte decisionali: ma scienziati,
filosofi, sociologi, pedagoghi, politici... sono
esseri
umani in carne ed ossa, e la loro attività è improntata
al
loro
privato, personale "essere-al-mondo",
radicatosi nel mondo
"bambinesco
e familistico" da ciascuno attraversato e più o meno risolto.
Decisioni collettive anche molto gravi possono così
trovarsi nelle
mani di chi lo ha abbastanza favorevolmente accettato e trasformato in
vitale ESPERIENZA,
oppure - e magari più spesso sulla spinta di furibonde
compensazioni - nelle "grinfie" di chi lo ha rifiutato, travisato,
avversato.
Tutti sono
stati bambini... sembra
un assioma ovvio, e
sembra
più che ovvio credere "facili" le cose
da
bambini nei loro contenuti
"normali" dell’esistenza banale e piacevole
poterne "discorrere" altrettanto
facilmente: invece ci si trova a dover
elaborare temi basilari
di pesante e CONTRASTATA valenza FILOSOFICA e non solo.
Il significato
primario e
prevalente nell'insieme
degli studi qui
discussi consiste proprio nel presentare - anzi: valorizzare
-
il "difficile" concetto di INFANZIA
come
dinamico basilare
inizio da cui si apre verso orbite successive che sostanziano la
vera natura dell'essere
umano, di OGNI essere
umano.
Per troppe
persone però i fondanti "anni leggeri" non sono stati pieni
di dolcezza e vitalità, ma di violazioni e sofferenze:
distorsioni iniziali dei primissimi anni di vita tendono a
protrarre
e ampliare mancanze e compensazioni e incomprensioni e disadattamenti.
Ma se troppo
spesso difformi sono stati gli inizi soggettivi, questo
ovviamente comporta anche differenze oggettive
e relazionali successive - di percezione, di espressione e
di ascolto - da cui divergenze non certo
"leggere", foriere a loro
volta di subentranti cause di disagi interpersonali.
di interventi
avventati, di polemiche se non di circoli viziosi
di errori di valutazione e di aspre
contrapposizioni.
Nulla sfugge a questa immanente QUARTA DIMENSIONE,
sia nelle sue manifestazioni esteriori che nelle immense
possibilità interiori della MEMORIA
individuale come pure della "memoria" superindividuale anche
trasmissibile - testimoniale e "storica": di un'ininterrotta
presenza sia conscia e fonte di
significativa
"esperienza", sia anche inconscia, rifiutata e
"rimossa".
Ma in questo enorme bagaglio mai
perduto non si trovano solo episodi e loro descrizioni, nomi. date,
fatti, nozioni...: il tutto è imbevuto e sostenuto dalle ininterrotte
sequenze di più o meno accettabili emozioni, che, se
rifiutate, sono
causa non solo di
patologie personali ma anche di circoli viziosi di mal funzionanti
relazioni
con l'esterno.
In troppi
casi - soprattutto se inconsapevoli e/o rimossi - ritorni da un
passato malvissuto sono scottanti tanto da venir
percepiti come inaccettabile
violenza: se sembrano discorsi facili e
ovvi, va invece chiarito e ribadito che parlare di "bambini
piccoli" - anche soltanto collegandosi a semplici
fatti del presente - può toccare
sensibilità collegate a fatti pregressi della
vita personale dotati di un contenuto
emotivo non sempre accettabile e
contenibile.
Di rimando il
troppo
frequente divario nelle
vissute
esperienze non solo causa di per sé enormi
travisamenti, ma ognuna di queste distorsioni
cerca di propagarsi e giustificarsi anche culturalmente:
non
solo per mezzo di propugnati concetti teorici, ma
esprimendosi anche in quell'impostazione POLITICA,
proprio deputata
alle difficili decisioni di programmare il FUTURO.
E' difficilc ed anche
per lo più sciocco disquisire di
"bontà" o di "cattiveria" ma purtroppo lo studio
delle
POSSIBILITA' EVOLUTIVE degli esseri umani non comporta soltanto
aperture "positive": anche la MALVAGITA' e
sue concrete
attuazioni
ne fanno
realisticamente parte e debbono
venir segnalate.
Ma anche solo sul
piano descrittivo la -
estemporaneamente
imprevedibile - variabilità individuale
e la vera imprevedibilità del futuro anche immediato
non possono mai procedere sicure di non trovarsi sul filo
di un pericolosissimo
rasoio, tanto più
quando erroneamente
ci si illude che quanto viene espresso
e trasmesso
equivalga ad averlo comunicato e
reso un accettabile "ammaestramento", un concretizzabile condiviso
progetto.
Precisare anche solo i termini
inerenti a questa materia e definire una precisa posizione
metodologica e
filosofica è necessario in generale per
contribuire a prevenire vane e/o superflue richieste e commenti e
discussioni.
Ma in un
testo
destinato a venir
reso pubblico cioè in vista di una proficua com-prensione
è davvero urgente dirimere
gravissimi diffusi equivoci
dovuti al disconoscimento del vero contenuto di termini e concetti come
ESPRESSIONE
e COMUNICAZIONE
nel loro ben differente peso sui piani reciproci del
soggettivo e dell'informazione oggettiva.
Quest'ultima,
come indica
l'etimologia stessa di "com-unicazione",
definisce la
possibilità di sintonizzarsi
all'interno
di un ambito comune ed è attualizzabile
soltanto in tempi e modi condivisibili:
come un numero di
telefono sbagliato, improvvide trasmissioni di
informazioni non in grado di venir recepite
nella loro essenza non aprono alcun "rapporto", anzi possono estendersi
in
disordinati fraintendimenti.
Svolgere,
Sviluppare.
Si svolgono
le cose
volte o
rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano le inviluppate.
Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi sviluppare non
ha luogo proprio...- Dizionario
dei Sinonimi
e dei Contrari del Tommaseo:
Lemma 2327
Un simile
variegato
scenario a ben
più di
quattro
dimensioni promuove in ogni aspetto l'idea che ogni
pregresso accadimento sia capitalizzato - o indebitato - in un presente
sostanziato dallo spessore delle
soggettive vicende: in un "capitale" attivo o debitorio che
inevitabilmente
dovrà espandersi in più o meno prospettabili personali e
generazionali e STORICI"percorsi".
L'ippocratica OSSERVAZIONE
dovrebbe comunque per principio regnare sovrana, ma soprattutto
l'essenza dell'essere umano non dovrebbe
venir immiserita studiandola e staticizzandola secondo un uso
sconsiderato
di CAVIE
sperimentali, tanto meno per quanto attiene allo sviluppo
infantile.
Gli studi qui
proposti trattano il tema
attinente alle difficilissime e contrastate basi portanti
dell'ESISTENZA di ognuno: ma non debbono diventare
a loro
volta causa di impropria violenza.
VIOLENZA
è violazione degli spazi, del'esistenza, delle prerogative
altrui; violenza è causare sofferenza o, peggio, calpestare
significati e valori; violenza è privare e distruggere:
anche con le migliori intenzioni distruttivo è destabilizzare un
equilibrio precario.
Per evitare di "violare"
altrui esistenze
è necessario
accuratamente e ripetutamente chiedersi, precisare e far
conoscere che cosa
si intende per violenza, e - con ogni cautela
descrittiva - solo così contribuire a
combatterla.
Lo sviluppo
umano è lunghissimo,
pieno di apparenti contraddizioni, vario e composito.
Foriera di possibili conseguenze
personalmente
invalidanti
e/o antisociali esplosive, paragonabile alla tortura del letto di Procuste
- che "allungava» chi era
troppo "corto" e tagliava il "di più" a
chi era troppo "lungo" - ecco una delle
più tipiche e frequenti violenze
indirette sul "bambino": il misconoscimento delle caratteristiche
peculiari delle varie età nelle loro necessarie variazioni.
Ed è questo il punto
essenziale, lo scopo precipuo del presente lavoro: è
questo il
significato della parola MUTAMENTI e la
contrapposizione più volte segnalata tra sviluppo e imbroglio.
Lo schema dei "complessi"
descritti da Freud si adatta
bene ai concetti di preparazioni multiple e differenziate
destinate a porre BASI
differenziate nel
tempo.
Le descrizioni delle aperture da
questo "viluppo" sono
più chiare se inserite in un
quadro di riferimento regolare, soprattutto perché non sono
metafore ma rappresentazioni di una ben concreta realtà.
Si parla
molto di adattamento, ed
ancor
più del suo contrario "sentirsi inadeguati", si auspicano buoni
"inserimenti" come brillante traguardo da raggiungere: mentre un
presunto adattamento ottimale è proprio il contrario di una
valida resiliente
adattabilità,
di una elastica capacità di
adeguarsi alle circostanze, tanto che in fondo paradossalmente, un
essere "ben
adattato" è un minorato, un mutilato
nell’adattabilità.
Sia i "complessi" che le loro
denominazioni - orale,
anale,
Edipico
e di castrazione,
fase di
latenza
- sono indicativi di ben di più di un puro schema teorico:
mettono in evidenza - ippocraticamente - un
quadro che DESCRIVE
concrete condizioni e effettivi passaggi.
L'
idea qui propugnata a favore dello
"sviluppo sano" non si esprime con dati statici ma si centra sulla
sua peculiare intrinseca regolare
mobilità: preliminare indispensabile alla ricchezza
e "usabilità" di aperture in ogni età successiva.
Innumerevoli sono le sviluppabili umane
possibilità:
come nelle "materie scolastiche" è
proprio la distinzione in ben definiti filoni organicamente
costituiti ad offrire ogni passaggio come garanzia per ogni
acquisizione e conquista: non malgrado, ma
anzi appunto avvantaggiandosi delle apparenti
contraddittorietà.
Però, se
riconoscere e
accettare come normale in generale la contraddittorietà
dei passaggi
da una fase all'altra può permettere di sottrarsi all‘incubo
delle pseudo visioni sul
futuro del bambino e delle proprie pseudo responsabilità e
colpe: altrettanto può agevolare
nell'identificare e distinguere quanto invece è differente e
compete al CARATTERE
INDIVIDUALE.
Il
riconoscere e separare transitorietà e
peculiarità evita che elementi tipici - che
per definizione sarebbero transitori - dei succedentesi "complessi"
risultino fissati nel tempo come attribuzioni di una creduta
"personalità", ed al contrario che vengano sottovalutate
modalità, esigenze, peculiarità stabili tipiche di quella
particolare individualità.
Troppo spesso l'occasionale
manifestarsi
più intenso di uno o di un altro "complesso" e/o occasionali
atteggiamenti o tendenze vengono assolutizzati e definiti "carattere".
Invece la PERSONALITA'
congenita di ciascuno esiste davvero geneticamente
ed ha un peso enorme
non solo
nel "suo"
comportamento, ma anche nelle suo modo di "sentire" e di
reagire: grave violenza è disinteressarsene, trattare tutti allo
stesso modo.
Nel testo si
insiste moltissimo
sul
concetto di "complessi", sui caratteri peculiari di ciascuno, sulle
grandi differenze di
significato e di contenuti che ciascuno veicola.
Caso particolare molto
concreto ed evidente del letto
di Procuste
sono le nefaste conseguenze del bloccare, sfavorire, falsare o
misconoscere l'uno o l'altro complesso.
Questo danno
lascia
aperta una
lacuna nella capacità di
autorealizzazione o si trasforma in
aggressività
secondaria: diventa causa comunque - e magari proseguente per
generazioni! - di
violenze, ingiustizie,
disagi non importa se provocati o subiti.
Inoltre
togliendo
o stravolgendo esperienze
concrete - di sensorialità, di
movimento,
di azioni, di rapporti, di affetti - si accentua la pseudo-fantasia che
si cortocircuita su se stessa in spazi vuoti:
l’individuo precipita così in una IRREALTA'
sempre più
impermeabile all’esterno.
Purtroppo molte
ipotesi nel loro arenarsi in "teorie" non oggettive e
spassionate trasformano e propugnano la
soggettività di eventuali descrizioni in convinte - e
"convincenti" - "teorie
(pseudo)scientifiche".
Le ipotesi non
debbono in ogni
caso nobilitarsi impulsivamente in teorie,
tanto meno hanno diritto di diventare linee NORMATIVE di
etichetttura e di condotta.
Invece soprattutto nel campo
psicologico e sociologico molti dati presentati come incontrovertibili
non
derivano da verifiche concrete
ma opinioni soggettive ammantate di "autorità" e da veri e
propri esperimenti
forzati - e sull’uomo!.
Infatti alto
è il rischio che
verifiche di
ipotesi singole e parziali
ottenute frettolosamente, che informazioni carenti e/o distorte vengano
proclamate non come provvisori dati di ricerca, ma
come conseguenziali
indicazioni pedagogiche e/o
igienistiche, e/o terapeutiche normative.
Difformi e
polemiche visioni del mondo
generano
difformi "buoni propositi", con consegueni azioni da cui scaturiscono
generalizzati progetti utopistici
Teorie statiche,
rigide o
interessate in mala fede tendono a diventare programmatiche
in assoluto, mentre più o meno casuali
esperimenti in corso di
verifica diventano per la "gente comune"
supporto - "superstizioso"
- di
contingenti, effimere "mode".
Anche
se in buona fede in vista di un
ipotetico "bene comune" troppo spesso decisioni non
abbastanza oculate se non arbitrarie divengono "fatti" e tali da
espandersi in
nefasti inarrestabili circoli
viziosi pratici nell'immediato da cui teorizzare ipotetiche e stabili
REGOLE normative.
Il bambino che cresce s'impegna
in esperienze fondamentali che appartengono
soltanto a lui. Ma ognuno di
noi,
genitori,
medici, insegnanti "buoni",
"preparati", "colti", può
compiere
continue
disastrose violenze anche agendo
"per il
suo bene", ma con
immaturità, insensibilità, o in
malinteso
ossequio
a a scuole di mod
Così i bambini,
privati
di esperienze vere, elaborano fantasticherie
a vuoto e compensazioni
fasulle che ne
bloccano
o deformano lo sviluppo riducendoli
ad adulti immaturi,
incompleti, o sbagliati, incidendo
anche
sulle generazioni a
venire. Eppure
entrare nel tempo misconosciuto dei mutamenti non è
tanto
difficile. Basta essere
presenti
con simpatia, collaborare con
rispetto, partecipare
con curiosità
e piacere. Insomma prendere
finalmente
sul serio l'evoluzione
dei
bambini e riattivare,
intanto,
anche
la propria. Il sonno della
ragione
genera
mostri? Invece
così,
nel silenzio
dei mostri, può
attuarsi la
sua e la nostra evoluzione.
In ogni
caso TUTTE
le
modalità unilaterali, ancor peggio se propugnate come benefiche,
sul lungo
termine non possono che generare più o
meno diretta VIOLENZA,
foriera di subentranti
sempre nuove e allargate violenze, con gravissime ritorsioni e
incontenibili scompigli.
Privare del loro
significato la
molteplicità delle esperienze dello sviluppo
danneggia ovviamente l'essenziale elemento iniziale necessario ad una
vita veramente completa: la
vera ESPERIENZA
che significa pienezza dell'esistere.
unilaterali,
quando non "interessati" o truffaldini.
La
paura del
nuovo, l'incapacità - o
incapacitazione? - di muoversi
nel tempo
e nei cambiamenti, il bisogno patologico di stabilità, di
protezione, di rassicurazione, la mancanza di agilità mentale ed
emotiva...
richiedono apporti esterni e trasformano e immobilizzano i
"rapporti"
in "legami" di necessità: e gli impulsi
di ciascuno si cortocircuitano in un sistema
chiuso e opprimente.
Ma quando
la
miscela
sotto pressione esplode, l'illusione di
ribellarsi
crea
una triplice nuova fonte di chiusura e incoerenza: non troppo
paradossalmente con sempre più
strette - soffocanti e paralizzanti - dipendenza, paura senza contenuti e conseguente
arroccamento su ancora più rigide posizioni preconcette.
Ci si lamenta
allora
come
dell'incombere di immeritate disgrazie e ci si chiede in che cosa si
è
sbagliato: ed è così che molto
sullo sviluppo
infantile è stato
appreso tramite lo studio
di conseguenti malattie
psichiatriche.
E’ giusto -
potendolo fare - occuparsi
dei più deboli, dei
malati, delle situazioni anomale: ma da questo a farne una norma di
giudizio e di meritorietà di comportamento nei riguardi dei ben
più numerosi
sani è una solenne
ingiustizia, un’incoerenza
assurda, e diviene ancora più ingiusta quando si rivela essere
una via
compensatoria soggettiva: un "lavaggio di coscienza" per dar senso a
esistenze vuote, e/o un'accettabile via di sfogo del proprio sadismo
ipocrita.
Questi i fenomeni relativi alle
malattie, dai quali traevo le conclusioni,
fondandole su quanto c'è di comune e quanto di individuale nella
natura umana; sulla malattia, sul malato, sulla dieta e su chi
la prescriveva [...] ; sulla costituzione generale e specifica dei
fenomeni atmosferici e di ciascuna regione, sui costumi, il regime, il
modo di vita, l'età di ognuno; sui discorsi, i modi, i silenzi,
i pensieri, sul sonno e sull'insonnia, sui sogni - come e quando -, sui
gesti involontari [...] e sulla concatenazione delle malattie - quali
derivino dalle passate e quali si generino in futuro -. [...] Sulla
base di tutto ciò, si estenda l'analisi anche a quanto ne
consegue - Epidemie,
1,23.
Gli
uomini sono soliti
formare
idee universali tanto delle cose naturali, quanto di quelle
artificiali, idee
che considerano come modelli, ai quali credono che la
natura (che stimano non faccia nulla senza un fine) guardi e si
proponga anch'essa come modello. Quando, dunque, vedono che accade
qualcosa in natura che non concorda con il modello che hanno concepito
di tale cosa credono allora che la natura abbia fallito o peccato e
abbia lasciato quella cosa imperfetta.
Asclepio/Esculapio, protettore dei medici,
la divinità dell'Olimpo, medico
degli ammalati ma
anche
il presidio dei sani,
con il suo caduceo
che
simboleggia le arti della medicina unendo le virtù del
serpente, il cui
cambiamento della pelle simboleggia la rinascita
e la
rigenerazione,
con la verga, lo strumento che simboleggia l'azione dell'uomo -
techné - nel somministrare le cure. Esculapio, protettore dei medici,
sembra parlarci della Conoscenza,
rappresentata dal serpente, quale
processo dialettico che costituisce l'Essere
nella sua continuità
e totalità e,
per questo, rende l'Uomo immortale. Esculapio
è una figura importante: egli
non solo guarisce,
ma insegna e tramanda agli uomini l'arte di "superare"
la morte. incarnando egli stesso una conoscenza più
ampia,
testimonia che è il Pensiero
lo strumento grazie al quale si
può
accedere all'immortalità: infatti al tempo stesso, è
anche il guaritore
ferito
che tramanda,
consegnandolo ai successori, come un atleta in staffetta, il segreto
dell'immortalità: basta solo saper guardare "oltre".
Sistemi
collettivi
Fra i piani
collettivi, sociali e familiari, che
involvono - o stravolgono - le esistenze individuali di sicuro ne
esistono di più
aperti e di più chiusi, di favorevoli o deleteri: ma, se la vita
dovrebbe avere
senso di per
sé,
per i più
acquista senso
soltanto all'interno "comunicante" di un sistema organizzato.
"NOI"
viviamo nel nostro sistema, e ai nostri occhi "altri" sistemi ci
appaiono assurdi:
ma non per questo abbiamo diritto di
credere - se non ci piace - di poterli manomettere senza conseguenze
neanche in singoli particolari.
Senza
conoscerne davvero le basi
antropologiche e/o simboliche non è
facile capire se stiamo o
meno toccando un particolare che
potrebbe costituire la chiave di volta di un sistema consolidato.
Grave
violenza
è manomettere significati o mescolare valori precedenti con
nuovi improvvisati.
Non si matura così una concorde progressione
evolutiva quanto un'arbitraria sottrazione di
significati prima coerenti, consueti e condivisi.
Utopistiche o distopiche
che siano come etichetta, in prevalenza però queste teorie e
progetti riduttivi e gretti
traggono la loro forza dall'opporsi a qualcosa, dal "contrario
di...": il che a sua volta raccoglie e sintonizza grette e
unilaterali
"comunanze" - anzi "comunelle" - in cui si
riconoscono rivendicazioni e scontentezze dando
origine a nuovi pericolosi centri di
incomprensione e disunione.
"Seguace
= accolito
o proselito"
= è chi si
appropria di qualcosa che appartiene a qualcun altro, è
chi usa
il suo
"proselitismo" per impadronirsi
di qualcosa che non gli è proprio.
Comunque
sia, ogni inspegabile, ingestibile mancanza di COERENZA
è gravemente patogena
a qualsiasi livello - dai popoli interi ai
microsistemi sociali, dalle famiglie
fino agli
individui
nella loro vita interiore.
E
l'assenza di SIGNIFICATO
fa precipitare
verso un ASSURDO
a
sua volta per i più radice distruttiva di DISPERAZIONE:
dobbiamo magari cercare di opporci
a qualcosa di oggettivamente contrario ai diritti
umani, ma solo consapevolemente consci di
comportarci da colonzzatori
responsabili di essere tali, non come utopistici benefattori
incoscienti.
Non
importa comunque se vuota o
turbolenta, la disperazione può stabilirsi
sulla contraddittorietà dei
mezzi e dei fini, degli insegnamenti e degli esempi, delle nozioni
psicologiche o pedagogiche imparaticce e mal
assimilate, come anche delle interiori pulsioni
contrastanti che invece di
generare "energia" vengono inibite da
"inetti maestri".
Ma in "via di sviluppo"
non sono soltanto
in modo "biologico" i
bambini singoli - ed è a questo assoluto fisiologicamente
mutevole
modo biologico che si
riferiscono i "complessi" -
o le "fasi"
secondo lo schema di Erikson.
D'altra parte
se si parla di "bambini",
attribuendone bisogni,
atteggiamenti, standard ecc... come se a due giorni - o a due minuti -
o
a sedici anni il "nuovo" essere umano fosse sempre uguale a se stesso,
ben peggiori discrepanze si diramano quando in questo teorico "letto di
Procuste" si fa
entrare in modo preconcetto anche la
madre come anzi fosse la proagonista principale.
Molte cose
si
semplificherebbero se si desse alle MADRI - e
alle famiglie - il loro
posto, se lo si permettesse in modo "naturale", se
le si sostenesse od almeno non le si
ostacolasse: al limite se si cercasse di capire cosa deve fare una
madre - non ho detto una "buona madre"! - e cosa deve avvenire in una
famiglia: e se si riuscisse a
sfatare il groviglio di pregiudizi che le copre.
Ogni
schema
descrittivo di riferimento può essere agevolato da
semplificazioni, ma una ricerca seria riguardante gli esseri umani
dovrebbe essere quanto meno pluri-generazionale
e prevedere lunghissimi
tempi
successivi.
Chi ha in
carico diretto gli
"sconosciuti" esseri
del FUTURO, come pure chi in
"più avanzato stato di maturazione" gli è vicino, oltre
al
- fruttuoso
- compito di assisterne i passaggi e proteggerne le
fragilità e impotenze, può ricevere il "regalo" di
condividere, recuperare,
moltiplicare e potenziare assieme a lui le proprie già
raggiunte acquisizioni di "ripassare" proficuamente i passsaggi non ben
assimilati.
La "ruota e
l'acqua calda" sono già state inventate:
non occorre che ciascuno riparta dalla loro riscoperta: ma se E-DUCARE
= ex-ducere - letteralmente si traduce in "trarre fuori"... con
un significato simil-alchemico di "distillare il meglio", qui entra
davvero in scena chi
appartiene alle precedenti
generazioni, chi - maggiore di età
- nel frattempo ha raccolto e sta accumulando bagagli
progredienti di esperienza esistenziale
soggettiva e di conoscenze oggettive
comunicativamente trasmissibili.
Questo
processo non deve avvenire a senso unico: in un
reciprocità circolare e condivisa
non
ci si annoia con i bambini, non si
considera tempo perso lo stare con loro e ci si sente in pace con i
propri istinti.
Ma questo può avere una ulteriore
"remunerazione": il
processo circolare può divenire anche EVOLUTIVO
anche per i "grandi": gli adulti, i maggiori diventano a
propria volta "discepoli" e facilita e arrichisce la vita di tutti.
Discepolo
è "colui che sta imparando" e mette alla prova la propria
istruzione
tramite
una disciplina
=
"modo e regola dell'insegnare": anzi è chi accetta
la
"disciplina" come tramite per
correggere i propri errori.
E
gli
errori si
rivelano per quello che sono: tappe
importanti dell’apprendimento.
Il
riconoscimento della propria ignoranza non è fine a se stesso:
é l'apertura delle porte alla gioia
di imparare.
Il
vero scopo di questo lavoro dovrebbe consistere nell'invogliare ad
occuparsi dei bambini,
osservandoli con CURIOSITÀ E
PIACERE, come se il loro insegnamento
autorizzasse a
ritrovare in modo appassionante vicende che reintroducono nel proprio
passato, ne "rinfrescano" le emozioni sopite e - ricollegando generazioni, epoche
storiche e fatti quotidiani - fanno anche da gentiletramite
per
correggere i PROPRI
errori.
Eppure,
entrare
nel tempo
misconosciuto dei mutamenti non
è
poi tanto difficile. Basta
essere
presenti con simpatia, collaborare con rispetto partecipare
con curiosità e piacere. prendere finalmente sul serio l'evoluzione dei bambini.
E qui - come
per i termini "comunicazione"
e "espressione"
- è
necessario presentare un iniziale glossario di termini che altrimenti
rischiano di causare gravi deformazioni nella comprensione del
contenuto.
Basandosi su
parametri patologici
- e per
di più
ammantandoli con l’avallo della "scientificità" - ci si trova
invasi da termini convalidanti
una serie
infinita di equivoci
che ne stravolgono i veri significati, magari provocando
più o meno consapevoli mistificazioni che
invertono le attribuzioni dovute rispettivamnte a bambini e ad adulti.
Toccherebbe agli
adulti, stabili e
“cresciuti”, e non ancora “interiormente vecchi”
desiderosi solo di quiete occuparsi consapevolemente e realisticamnte
dei bambini e dei loro modi di essere e dei loro sentimenti.
- sopportarne la vivacità e adeguare
l‘ambiente contro gli
eventuali rischi;
- sopportare le tempeste di gelosia, le
triangolazioni ambivalenti
- proporre e non sottrarre esperienze,
- non settorializzare la realtà,
- non cristallizzarne gli impulsi
"negativi" o comunque le (plurale!)
aggressività in situazioni immobili, da campana di vetro,
- né ribaltarle in paure di
incapacità, in fantasie
inconsistenti, e - all‘insegna del "divide
et impera" - in
invidie bloccanti e distruttive.
In
questi stravolgimenti di significati
tutto quello che
era fluente diventa
immobile, e "cose serie" di un ambito divengono futili modi di
dire:
chi
ricorda che "rassicurazione"
deriva
da "sicurezza", un termine
proprio ad un ambito
di AGGRESSIVITA' - ad esempio Pubblica Sicurezza?
mentre - pure in un settore improntato a
violenza -
la "comunanza"
trasformata in "appartenenza"
evoca un'altra entità per definizione NEMICA: l'"estraneo"?
ecc. ecc ecc.
Occupandasi del rapporto adulti-bambini
è importante partire da termini inerenti
a situazioni banalissime del tutto mistificate: ne spiccano quelli
denotanti che quanto
sarebbe di
pertinenza del bambino
si proietta
invece sull’adulto codificando anche nella terminologia una
delle più diffuse violenze: quella di "pretendere"
dal bambino soddisfazioni per sé,
- "pretendere"
per sé quello che
invece spetterebbe a lui "ricevere":
- "riconoscenza"
(per sé), invece
che "riconoscimento" (per lui),
- "identificazioni"
invece che "identità",
- "gratitudine"
(del bambino) invece che "congratulazioni"
e "compiacimento"
(degli
adulti),
- "riparazioni"
(da parte del bambino) per
la colpa di aver
odiato invece che... "punizione"
(agli adulti!) per essersi
fatti odiare.
In queste
siuazioni capovolte
- il "riconoscimento"
cambia soggeto e diventa
ì "riconoscenza",
- la sensazione attuale di "mi
piace"
procrastinata in "ho voglia"
- e il "piacere"
va restituito in "gratitudine"
- l'"affermare"
stravolge l'idea del "comunicare",
- spacciando l'"inibizione"
per "controllo" si toglie
a questo
ogni sua
potenzialità,
- la "continuità"
si immobilizza in "persistenza",
- per cui singoli
attegiamenti, occasionali, l'emergere temporaneo di "stati emotivi" si
staticizzano trasformati in - creduto - "carattere",
- le ambivalenze
affettive
momentanee, occasionali diventano sistemi fissi che definscono "bontà" e "cattiveria",
- la "sintonia"
dell’istinto genitoriale
diventa "servizio",
- la "partecipazione"
istintiva, si
restringe in "capacità di
dare",
- la "regolarità"
necessaria al
bambino, si ritorce in "abitudini"
degli
adulti da "dargli",
- ai "limiti"
naturali, si sovrappongono
imperative artificiose "limitazioni"
imposte
- i "rapporti",
si cortocircutano in "legami",
- la "responsabilità"
delle proprie
azioni
diventa "ossequio" e "adeguamento" a voleri o arbitri
altrui,
- il "consenso"
si trasform in dipendente "obbedienza",
- la semplice "infelicità"
come sentimento soggttivo si snatura, e, volgendosi solo all'esterno,
si restringe in subalterna "inadeguatezza",
- la "partecipazione"
non accettata non
condivisa
e
asimmetrica diventa "dare"espropria
con
conseguente "prendere"
dell'altro a cui rinfacciare l'essersi
avvantaggiato,
dell'uno che così si
- mentre con gran confusione i "diritti"
non hanno come contrario i "torti"
- e i "doveri"
non sono più soltanto
sinonimi di "debiti".
ecc.. ecc..
Tipica è
l'antinomia di "diritti" con
il suo misconosciuto
contrario: "torti";
mentre il supervalutato "dovere"
richiama un termine che - nella
realtà ma non nell'accezione comune - si rifà allo
stesso
concetto semantico di "debito"
ma se non gli si appaia il giusto
corrispettivo
di "credito" in sottofondo
vi si collega anche una velata ipotesi di "estorsione" e/o "ricatto".
Nell'accezione comune, in
cui alle
apparenze vien dato
molto maggior "credito" che alla sostanza, tre voci verbali
sostantivate si rapprendono a definire tre statiche
situazioni emblematiche:
il verbo ausiliario di
qualsiasi altro verbo POTERE
si accontenta di rappresentare chi domina su altre persone,
- e
così SUCCESSO
- participio passato del verbo "succedere"
- invece che accomunarsi in
senso letterale al participio presente - "incidente" - indica in modo
trionfalistico una via statica per raggiungre uno statico "Potere".
"Debiti"
e "crediti", ed anche un
altro sostantivo più realistico
inerente a "potere"
cioè "possibilità"...
come pure "prezzo" sono
termini che
riguardano entità NUMERICHE: e
principe dei termini collegati con "numeri"
è CONTARE.
Ma
che razza di mistificazione ne è l'uso spurio e
frequentesinonimo spurio dei
precedenti: "persona di successo",
"persona di potere",
"persona che CONTA".
Nella
citazione
di Leone
Magno compare un termine al plurale - un'inesistente brama
di
riconoscimenti - che offre
l'opportunità di puntualizzare
altre serie di vocaboli molto simili che, con
piccole differenze indicano ben differenti realtà.
Non
è
dunque
che si debba ritornare ai giochi d'infanzia o alle nostre immaturità
degli
anni leggeri,
ma da
quelli
trarre
qualcosa che si addice
anche agli
anni più gravi:
l'oltrepassare con velocità i sentimenti impetuosi, il ritornare
rapidamente alla pace, la scarsa memoria delle offese, un'inesistente
brama di riconoscimenti, l'amare una
comunione
socievole e
un'uguaglianza
naturale.
Grande
contrasto
non solo di significato ma di concreta sostanza sussiste in
molti casi per gli stessi termini
usati al singolare
o al plurale: nel caso del termine
al singolare
viene indicato
un contenuto
di grande valore,
mentre al plurale
il concetto si
deteriora in banalità, in pretese, se non
in volgarità di rapporti mistificanti.
...
una
comunione
socievole, una libera mutua con-divisione, e
un'uguaglianza
naturale...
?
Che
rapporto esiste
tra termini come "riconoscimento" e "riconoscimenti"? tra "con-fidenza"
e "con-fidenze"? "conoscenza" e "conoscenze"? "piacere" e "piaceri"?
"bene" e "beni"? ecc. ecc.
Tutto il
contrario della
citazione sottostante in cui il verbo "succedere"
compare nel suo vero - in questo caso - terribile
significato :
....di
un uomo capace di affermare la
propria LIBERTA'.
Con se stesso rimanendo coerente al proprio pensiero, alle proprie
convinzioni. Con gli altri quando ha respinto blandizir e ricatti senza
neanche ceercar protezioni "politiche" nella consapevolezza che anche
quelle potevno avere un prezzo. E' stato libero nel senso
più completo del termine, quello che include la consapevolezza
del proprio ruolo... di uomo, di marito, di padre, di cittadino. - Umberto Ambrosoli Qualunque cosa succeda
pagg. 314-315
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Continuità
generazionale: ...
nipoti... figli... genitori... nonni...: parenti
dell'umanità La
nonnità dà il senso della continuità dopo di noi
e, sconfinando nella
continuità generazionale (essendo stati figli e nipoti),
consente di
riconoscersi parenti nell'umanità
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