RACCONTINI

18 giugno 2008


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#tientelo, #diventare_donna#famiglia-azienda, #a_letto, #senza_mamma, #lavatrice#compagni_di_viaggio, #A_Morte_la_Minestra, #fin_di_desinare

 

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Il tuo bene non vale un cavolo! tientelo!

da Joaquín Salvador Lavado più conosciuto come Quino: Mafalda 7 - Mafalda e la Realtà. (Negli originali il fratellino si chiama Guille.)

Storie di città di Bruno Gambarotta

Diventare donna

Da: La Stampa, inserto Torino Sette 22 dicembre 2000

Tema: 
Un altro anno finisce. Voltati indietro e considera quale, fra i 366 giorni trascorsi
(il 2000 era bisestile), è stato per te quello più degno di essere ricordato. 

Svolgimento:

 L'alba dell'11 luglio del 2000 annunciava un giorno eguale a tanti altri di quella lunga
estate trascorsa in montagna. Niente lasciava presagire quello che di lì a poco sarebbe
 accaduto. La vita scorreva sui binari consueti, le azioni erano quelle consolidate 
dall'abitudine, lavarsi, vestirsi, fare colazione, andare a comprare il giornale  nell'edicola a cento metri da casa. Se vogliamo, anche accendere l'apparecchio radio era un gesto di tutte le mattine, ma fu quello a generare la svolta nella mia vita. Sulle frequenze di Radio 2 Rai iniziava ad  andare in onda la trasmissione "Il programma lo fate voi" e il conduttore Enrico Vajme lanciò nell'etere il tema, suggerito da un ascoltatore, attorno al quale erano chiamati a intervenire via telefono gli altri  ascoltatori. Il tema di quell'11 luglio era: "Se fossi dell'altro sesso". Non ho idea cosa abbiano detto nelle due ore della trasmissione gli ascoltatori (e le Cattive ascoltatrici) che sono intervenuti, perché ho subito incominciato a ripensare la mia vita versione femminile.

Un'esperienza sconvolgente. Prima ero io e basta, cioé non mi preoccupavo minimamente di come andavo in giro, pettinato o spettinato, con vestiti giusti o sbagliati per la foggia, l'accostamento dei colori, con la trippa che allegramente debordava dalla cintola dei pantaloni, perché gli altri, i miei familiari e quelli che avrei incontrato per strada, dovevano accettarmi per quello che sono. Ci mancherebbe ancora che qualcuno osasse metter in dubbio o criticare il mio modo di essere e di fare. Ora non più. Ora dovevo conciarmi in modo non dico di farmi ammirare, ma almeno accettare, o tollerare. O rendermi in qualche modo invisibile. 
Come donna esistevo solo nello sguardo degli  altri e non avrei sopportato l'idea di legger in quello sguardo una reazione di ripulsa.
Tanto per cominciare, ho tagliato via i ciuffi di peli che spuntavano dal naso e dalle 
orecchie, ma ci voleva ben altro per rendermi presentabile. A saperlo, che un giorno mi sarei trovato nella necessità di immaginarmi donna, mi sarei tenuto nel mangiare e nel bere, ma adesso era troppo tardi. Ho impiegato due ore prima di uscire per decidere se i pantaloni verde marcio si accoppiassero bene con la camicia di flanella a quadrettoni o se era meglio una polo blu.  Alla fine ho optato per una polo bianca di due numeri più grande, che faceva delle pieghe abbondanti lungo il giro vita, a nascondere le maniglie dell'amore. Un paio di occhialoni neri a coprire le borse sotto gli occhi, ma a impedire di vedere il gradino d'ingresso del giornalaio, completavano il mio nuovo look. 
Con tutto ciò, il passaggio nell'edicola è stato terribile, con tutte quelle bellone che
mi osservavano dalle copertine dei settimanali e confrontavano le loro forme con le mie. Se sei donna devi sempre darti un atteggiamento, recitare una parte; superare l'imbarazzo, ho dato uno sguardo all'orologio: "Oh Dio! Sono già le undici e non ho ancora deciso cosa preparare per pranzo!". Di corsa al supermercato; quando ci andavo nelle vesti maschili, giravo con la lista e buttavo nel carrello le cose elencate man mano che le rintracciavo sugli scaffali, ma ora no, ora in quanto donna ero attratto dalle sirene delle offerte speciali. Come si  fa a resistere? Sono tornato a casa con dodici confezioni da un chilo di rigatoni giganti, praticamente dei tubi Innocenti, tre barattoli da un litro di conserva peruviana che scadeva il giorno dopo e sei bottiglie di vino rosato turco. 
Ho cucinato in preda all'ansia che i miei  familiari tornassero prima che fosse tutto 
pronto, mentre quando cucinavo da maschio ero io che dettavo tempi e modi e coloro 
ammessi al grande onore di mangiare alla mia tavola potevano permettersi solo di lodare la mia bravura di cuoco. Invece ora che non avevo neanche appetito, pendolavo tra tavolo e cucina attento a che non mancasse di niente e spiavo sui volti dei miei familiari le loro reazioni quando mettevano in bocca il primo rigatone gigante condito con salsa peruviana. Nessuno ha apprezzato le mie fatiche.

Dopo i primi bocconi, hanno spinto in là i piatti chiedendo con malagrazia: "Cos'è questa schifezza?". Sono stato solo capace di mormorare: "Era un'occasione... tre per
due...". Si sono alzati in silenzio, hanno aperto il frigo e si sono serviti di quello
che c'era senza chiedermi se potevano o no. Non contenti, hanno preso dalla dispensa i barattoli delle melanzane e dei peperoni sott'olio, che avevo messo via con tanta
fatica e tanto amore, li hanno aperti e si sono serviti abbondantemente.

Per le prossime settimane dovrò nutrirmi di rigatoni giganti in salsa peruviana
riscaldati. Se li accompagno con un bicchiere di vino turco forse riesco anche a mandarli giù. Dopo pranzo i miei familiari hanno deciso di fare una passeggiata nel bosco dietro casa, io ho preferito stare a casa perché dappertutto dove posavo gli occhi vedevo del disordine e della polvere. Che strano, da maschio non avevo mai notato niente.

Li ho salutati sulla porta di casa ma poi li ho rincorsi quando erano già un bel po' avanti con una bracciata di maglie: c'era il sole, faceva caldo, ma si sa com'è la montagna, da un momento all'altro può arrivare un uragano e la temperatura scendere di venti gradi in pochi minuti. Devo proprio pensare a tutto, io...

22 dicembre 2000  Archivio di Storie di città, La Stampa, Torino Sette

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Da: La Stampa, inserto Torino Sette STORIE DI CITTÀ 4/5/2007

La famiglia è un'azienda (com manager e sottoposti. Ma quali sono gli obbiettivi da raggiungere?)


Una buona percentuale di delitti avviene all'interno della famiglia. Chissà se c'è ancora qualche padrone in vena di paternalismo che osa dire «la nostra azienda è come una famiglia»? Se a pronunciare la frase era il capo del personale, era il segnale che stava per partire un siluro: trasferimento, riduzione delle ore e dello stipendio, accorpamenti, tagli delle trasferte e delle spese. Il sottinteso era: siccome la nostra è una famiglia, qualcuno deve sacrificarsi per il bene di tutti e abbiamo deciso che tocca a te. Ora la situazione sta cambiando, un numero sempre maggiore di donne riesce a raggiungere posizioni dirigenziali nelle aziende e questo è un bene per tutti, uomini e donne. Una di queste donne manager, al vertice di una grande multinazionale di servizi, nel corso di un' intervista radiofonica, ha capovolto la frase citata all'inizio. Interrogata su come riesce a conciliare gli impegni di lavoro e quelli privati, ha detto: «La famiglia è come un' azienda, va gestita con spirito manageriale ». Può essere una soluzione per la crisi della famiglia. Intendiamoci: non c'è periodo storico, non c'è stagione antica o recente, nel corso della quale i contemporanei non abbiano detto che la famiglia era in crisi. Secondo gli esperti, la crisi del nostro tempo è dovuta a una carenza di leadership. E chi meglio di un manager è in grado di colmare questa carenza? Il manager è colui che deve raggiungere dei chiari obbiettivi, tramite la gestione di persone; queste ultime deve poterle scegliere, premiare o punire. La moglie o il marito si scelgono, i figli no, quelli arrivano a scatola chiusa. Quali sono i «chiari obbiettivi» all' interno della famiglia? Fare il letto? Preparare la tavola? Caricare la lavastoviglie? Organizzare le vacanze? Cambiare l'auto? Non è po’ poco per un manager?

Gli obbiettivi più ambiziosi, la serenità, l'armonia, la felicità, non sono chiari per niente, ognuno l'intende a modo suo. Per una buona riuscita del matrimonio è meglio stabilire fin dall'inizio chi farà il manager e chi il sottoposto. Se osserviamo le coppie molto anziane, notiamo che spesso il ruolo del manager è svolto da uno dei figli adulti o addirittura dalla badante. Manager non si nasce ma si diventa, attraverso un lungo percorso formativo; dopo la laurea e il master c'è lo stage in un'azienda, al termine del quale, se sarà stato giudicato idoneo, potrà essere assunto in pianta stabile o a tempo determinato. E' evidente l'analogia fra lo stage e la convivenza che sovente precede il matrimonio; però chi presenta nel curriculum la frequenza a troppi stage è giudicato male, così come un reduce da troppe convivenze. La maggior parte dei contratti è a progetto, concluso il quale si ritorna sul mercato del lavoro: cosa aspettano i nostri politici a varare un modello di famiglia «a progetto» con scioglimento incorporato, una volta raggiunti gli obbiettivi?
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Da SUPEREVA  Allattamento  Humor e aneddoti (2000)

            Mammamia! [10/05/2000] 2 aneddoti

Vado a letto

Marito e moglie stanno guardando la TV, quando lei dice: 
 - Si è fatto tardi e sono stanca; vado a letto. 
Andò in cucina per preparare qualche panino per il giorno seguente, sciacquò il contenitore dei popcorn, tirò fuori dal freezer la carne per la cena del giorno dopo, controllò il livello del contenitore dei cereali, riempì il contenitore dello zucchero, mise sul tavolo i cucchiaini e le ciotole e preparò la macchina del caffè per la mattina. Poi mise alcuni vestiti nell'asciugatore, riempì la lavatrice, stirò una camicia e attaccò un bottone, raccolse il giornale sparso per terra, prese alcune parti di un gioco che erano state lasciate sul tavolo e rimise l'elenco telefonico al suo posto. Annaffiò le piante, svuotò il secchio della spazzatura e appese un asciugamano. 
Sbadigliò, si stiracchiò e si diresse verso la camera da letto. Si fermò allo scrittoio, scrisse una breve nota per l'insegnante, contò degli spiccioli per la gita del giorno successivo e tirò fuori un manuale che era finito sotto la poltrona. Firmò un biglietto di auguri per il compleanno di un'amica, indirizzò la busta, l'affrancò e scrisse poi alcune cose da comprare in drogheria. Mise entrambe le cose vicino alla suo borsa. Poi spalmò una crema sul viso e dopo una crema idradante, si pulì i denti con lo spazzolino e con il filo interdentale e si fece le unghie. 
Hubby, suo marito chiamò: 
 - Pensavo che volessi andare a letto?!
 - Ci sto andando!

rispose lei. Mise un po' d'acqua nella ciotola del cane e buttò fuori il gatto per poi
controllare che tutte le porte fossero chiuse. Aprì la stanza di ognuno dei figli, spense una lapadina sul comodino, appese una maglietta, buttò qualche calzino sporco nel cesto della biancheria ed ebbe una breve conversazione con uno dei figli che era ancora sveglio per fare i compiti. Quando arrivò nella propria camera da letto, mise la sveglia, preparò i vestiti del giorno dopo e accomodò la scarpiera. Aggiunse tre cose alla lista delle cose da fare il giorno seguente. 
In quel momento, il marito spense la TV e annunciò a nessuno in particolare: 
 - Vado a letto
e lo fece. 

                      Autore sconosciuto - tradotto dall'inglese


Se non ci fosse la mamma...

            Mammamia! (2) Secondo aneddoto

Se non ci fosse la mamma...
Un giorno un uomo torna a casa dopo il lavoro e lì trova una confusione totale. I bambini sono nel giardino, ancora in pigiama e giocano nel fango. Per terra sparsi confezioni e involucri per alimenti vuoti. Mentre si avvicina alla casa trova un caos ancora peggiore. Piatti sporchi, mangime per il cane sparso sul pavimento, un bicchiere rotto sotto il tavolo e un mucchietto di sabbia vicino alla porta sul retro. In soggiorno sono sparsi giocattoli e abbigliamento e una lampada da tavolo è stata rovesciata. Si dirige verso la scala, camminando fra giocattoli, per cercare sua moglie. Comincia a preoccuparsi che lei sia malata o che le sia successo qualcosa di grave. La trova in camera da letto, ancora in pigiama, sdraiata, leggendo un libro. Lei alza lo sguardo su di lui, sorride e gli chiede come era andata la giornata. Lui la guarda disorientato e chiede: 
 - Che cosa sta succedendo qui? 

Lei sorride nuovamente e risponde: 

 - Ti ricordi che ogni giorno quando arrivi a casa mi chiedi che cosa ho fatto durante il giorno?
 - Si

rispose lui. E lei: 

 - Ecco. Oggi non l'ho fatto. 
                      Autore sconosciuto - tradotto dall'inglese

 


Monumento alla lavatrice

(da un articolo di Giovanna Zucconi La Stampa di martedì 11 dicembre)

L'inventore della lavatrice fu un teologo settecentesco di Ratisbona; nelle prime réclame americane era vista come un'etità maschile e perfino maschia
a good washer is like a good man
e ora il sindaco di Moiola nel Cuneese annuncia che erigerà un monumento in suo onore
non è stata la pillola ma la lavatrice ad aver liberato ed emancipato le donne
sostiene.
Malgrado tante attenzioni virili sarebbero però le donne a dover render grazie al parallelepipedo, ad adorarlo come il totem del tempo ritrovato. Se solo non avessero, non avessimo, dimenticato in fretta, frastornati come siamo e lamentosi contro il logorio della vita modena, com'era il logorio della vita premoderna. ...
Se mai riuscissimo a scender dalla giostra (o forse è una centrifuga) dei consumi, la testa ci girerebbe troppo: non capiremmo che cosa ci è capitato in un paio di generazioni appena. Ed è un peccato. E' un peccato non sia esistito un Carducci che estendesse il suo elogio del locomotore (Inno a Satana) anche alla lavatrice. Dalla ingnuità idolatra del positivismo e di tutti i progressismi che in ogni motore e aggregato di ferraglia vedevano il Mito incarnato, siamo passati troppo in fretta a una delusa malinconia. E' come se, insieme con l'aria e le acque, fosse inquinato anche il piacere di aver liberato tempo ed evitato fatica grazie all'automazine. Ora che l'Ottocento è finito da un pezzo e il Novecento pure, il si stava meglio è diventato un automatismo, la nostalgia un rictus collettivo. ...
[Comunque]: insieme è una parola sciacquata via dalla lavatrice un elettrodomestico che, a differenza di radio, televisione poi computer, non collega con il mondo esterno. Tant'è che all'inizio le femministe dibatterono se non fosse un più evoluto strumento di segregazione domestica, anziché di liberazione. ...
Guardando però all'oblò non con il nostro sfiancato cinismo ma con l'entusiasmo delle tante piccole liberazioni che seguivano alla Liberazione, piace immaginare una donna seduta a leggere, mentre nello stanzino la lavatrice faceva il suo lavoro. ...
Meglio oggi. Oggi la figlia o nipote di quella donna leggente scrive
Enrica Asquer La rivoluzione candida. Storia sociale della lavatrice in Italia (1945-1970)
Racconta, fra molto altro, che gli italiani nel dopoguerra comprarono prima il frigorifero e poi la lavabiancheria (60 contro 2 nel 1956). Perché la fatica andava esorcizzata ma la fame ancora di più.

La favolosa bellezza della tecnologia!

cercare le favolose luci dell'albaE scopri che non sei un caso isolato. Ce ne sono tanti come te. E siamo tutti compagni di viaggio.

Guru o che?
Non sono un guru se si presuppone che un guru ha la sua verità, l’ha scoperta, conquistata e ora la detiene e la può dispensare ad altri. No, in questo senso, assolutamente, io non sono un guru.
Non mi dispiace sentirtelo dire. In fondo, preferisco che tu sia uno di noi. Uno come me.
Sono uno come te. Sai, si può dire, si dice, che stiamo cercando… vuol dire che mentre viviamo le cose che dobbiamo vivere, il lavoro, la situazione, i figli, la casa,… mentre stiamo vivendo la situazione, stiamo guardando anche oltre i confini, prendiamo sul serio quella specie di insofferenza, di irrequietezza che ci suggerisce che non è tutto qui, che c’è ancora altro e che noi non possiamo farne a meno.
E allora è avventura, ricerca.
E scopri che non sei un caso isolato. Ce ne sono tanti come te. E siamo tutti compagni di viaggio. Ecco. Non sono un guru. Sono un compagno di viaggio nella ricerca.
E oggi possiamo comunicare, per così dire, strada facendo.
Sì, la favolosa bellezza della tecnologia! Possiamo raccontarci a vicenda la nostra storia mentre la viviamo…
Cosa sottolineeresti, oggi, ai tuoi compagni di viaggio?
L’importanza di fare il primo passo. Di mettere in moto le gambe. Di uscire fuori della propria area di confort. Di mettere il naso fuori casa, nel gelo dell’inverno. Di rimettersi a pensare sulle domande dell’origine: cosa sto facendo? Dove voglio andre? Come posso fare un passo oltre?
Perché?
Perché è l’Altro che ci nutre. E ci fa crescere. E per trovare l’Altro, dobbiamo uscire fuori dal noi. E uscire con fiducia e con la voglia e la curiosità di rispondere a domande che non abbiamo mai sentito – e che tuttavia abbiamo sempre aspettato.
È questo che rende le giornate tutte nuove?
Le giornate del ricercatore non sono tutte uguali. Come per l’ubriaco, una mattina è l’inizio assoluto del tempo. Il passato se n’è andato. La storia delle radici non ha più significato. O ne ha un altro. Come quando incontri una persona nuova e t’innamori: è un’altra vita! E c’è la freschezza dell’erba bambina che rallegra i tuoi pensieri.
Cavolo!
Sì, veramente speciale! Fantastico! Quando scopri che puoi nascere oggi è come la fine del mondo! alla lettera! E l’anima ti esce fuori dalle orecchie. Credimi, è vita. Vita piena. Vita vera.
Il viaggio di ricerca è vita vera.
E emigrazione nella gioia.
Ora.
Eugenio Guarini Newsletter 11 dicembre 2007

Guru: "Gu" significa "oscurità", "ru" chi la disperde. Il potere di chi la dissolve è così chiamato "gu-ru".
    The syllable gu means shadows
    The syllable ru, he who disperses them,
    Because of the power to disperse darkness
    the guru is thus named.
    – Advayataraka Upanishad 14—18, verse 5)


E questa poesia è - addirittura!!! - di... GIACOMO LEOPARDI !!! Giacomo Leopardi giovane

(Giacomo Leopardi nacque a Recanati il 29 giugno 1798, morì a Napoli il 14 giugno 1837)

A Morte la Minestra

minestrina

                               Metti, o canora musa, in moto l'Elicona
                                e la tua cetra cinga d'alloro una corona.
                              Non già d'Eroi tu devi, o degli Dei cantare
                                ma solo la Minestra d'ingiurie caricare.
                             Ora tu sei, Minestra, dei versi miei l'oggetto,
                               e dirti abominevole mi porta gran diletto.

                            O cibo, invan gradito dal gener nostro umano!
                               Cibo negletto e vile, degno d'umil villano!
                            Si dice, che resusciti, quando sei buona, i morti;
                          ma il diletto è degno d'uomini invero poco accorti!

                             Or dunque esser bisogna morti per goder poi 
                                di questi benefici, che sol si dicon tuoi?
                           Non v'è niente pei vivi? Si! Mi risponde ognuno;
                             or via su me lo mostri, se puote qualcheduno;
                            ma zitti! Che incomincia furioso un tale a dire;
                             ma presto restiamo attenti, e cheti per sentire:
                                 "Chi potrà dire vile un cibo delicato, 
                            che spesso è il sol ristoro di un povero malato?"

                           E' ver, ma chi desideri, grazie al cielo, esser sano 
                               deve lasciar tal cibo a un povero malsano!
                               Piccola seccatura vi sembra ogni mattina 
                               dover trangugiare la "cara minestrina"?

Giacomo Leopardi

(Segnalata e tradotta anche in tedesco: 

Helmut Endrulat: Giacomo Leopardi, wie man ihn kennt: Alla Luna/An den Mond und wie ihn nur wenige kennen dürften: La minestra/Die Suppe )
 


In fin di desinare

Ritratto del mio bambino

Come trovo dipinto il mio bambino
in fin di desinare e' uno sgomento!
Ha le patacche addosso a cento a cento
e la bocca color di stufatino.

Ha il nasetto, si sa, tinto di vino
e sulla fronte un po' di condimento,
e uno spaghetto appiccicato al mento,
che gli penzola giu' sul grembiulino.

E sfido! in tutto pesca e tutto tocca,
e si strofina la forchetta in faccia
e stenta un'ora per trovar la bocca…

E son tutti i miei strilli inefficaci:
egli, vecchio volpone, apre le braccia,
ed io gli netto il muso co' miei baci.
Edmondo de Amicis
NOTA
Edmondo de Amicis, nacque a Oneglia il 21 ottobre 1846 e mori' a Bordighera l'11 marzo 1908. Il suo nome e' legato soprattutto al romanzo Cuore del 1886, una specie di diario giornaliero dei fatti accaduti in una terza elementare. Lo scritto ha avuto fama e diffusione notevole fino a oltre la meta' del XX secolo, quando subi' una stroncatura, forse non del tutto meritata, da parte di Umberto Eco. Infatti, secondo altri critici, il romanzo, per quanto scritto in modo edificante, riflette fedelmente la dura e contraddittoria realta' della prima fase dell'Unita' d'Italia. Oggi e' possibile leggerlo anche in rete. Giornalista e scrittore per vocazione, De Amicis dovette intraprendere dapprima la carriera militare (partecipo' alla battaglia di Custoza della terza guerra d'indipendenza nel 1866), che abbandono' negli anni successivi, dopo i primi successi letterari. Dall'esperienza nell'esercito trasse gli scritti di La vita militare (prima edizione nel 1868; definitiva nel 1880); tra gli altri scritti famosi all'epoca si segnalano il Romanzo di un maestro (1890) e Fra scuola e casa (1892). Nel 1890 De Amicis aderi' al movimento socialista, nel quale milito' fra i riformisti di Filippo Turati. All'ideale socialista si deve il romanzo Primo Maggio, che, scritto tra il 1891 e il 1894, fu pubblicato per la prima volta nel 1980, rappresentando, a detta di alcuni, un interessante caso letterario e politico.
La poesia riportata sopra si trova anche a questo indirizzo:
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Copertina della prima edizione di
Bambini di IERI = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di DOMANI
coperina prima edizione

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