24 aprile 2008
/ April 24 2008

Motore di ricerca del sito

Dal SUBLIMATO al CONCRETO / From SUBLIMATED towards CONCRETE

illustrata da un fumetto su lavoro e psicosomatica / also satirically underlined by a mocking cartoon to explain psichosomatics: real work mixed up with "bowels urge".

Indice interno
#aggiornamenti,
#sublimazione, #corpo, #età_diverse, #coefficienti#bontà_e_cattiveria, #passaggi(*), #lupo_Alberto#aggiornamenti, #site_novelties, #links_interni
(*) con importanti aggiunte


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Aggiornamenti e segnalazioni:

Questo sito e i libri che ne derivano NON sono di INFORMAZIONE, ma si costituiscono come una specie di ENCICLOPEDIE TEMATICHE, in cui vengono presentati e discussi vari argomenti da leggersi e soprattutto da CONSULTARE di volta in volta.
A seguito di difficoltà lamentate e relative richieste, l'architettura stessa del sito è stata modificata in funzione di un più agevole orientamento: sdoppiato, il file di prefazione e illustrazione degli indici prende ora un nuovo nome - Prefazione,introduzione e indici illustrati - che riinvia a un differente URL mentre diventa iniziale e fondamentale un file semplificato dove a prima vista compaioni i links indirizzanti sui capitoli interni.
Per accogliere le richieste di una più agevole lettura, i testi di questo sito sono stati - anche - trasferiti in un LIBRO: Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani
To make this possible also for English readers, all English pages will become a second book:
From children of  YESTERDAY to adults of  TOMORROW
Cortina Torino
Corso Marconi 34/a 10125 Torino (ITALY)

Dopo la pubblicazione del libro aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti e segnalati di volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti e novità / Novelties on the site: anche se si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche.

  domande, proposte, critiche?

This site and the - next - book do NOT be a fount of notices but an ENCYCLOPEDIC gather of different subjects: one another to be read time by time, or better to be CONSULTED even for learning. And so this Web site will always be maintained under speedy and diligently revised: construction: 

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Questo file in italiano, come pure quelli intitolati Consapevolezza e memoria, e Le faccende domestiche,Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro si differenziano dai corrispettivi in inglese - Childhood: times of mutability, Consciousness and memory e Domestic chores.Ergonomics and psychology of a REAL work - per dati bibliografici, citazioni e testimonianze. Anche in Quando la cartella clinica è terapeutica... e riproposti questi concetti, a sua volta con il corrispettivo in inglese Anamnesis? A way for healing non rispecchiante una semplice traduzione ma differenze di impostazione dovute alle diverse fonti culturali. Anche questo argomento è presente nelle due lingue in versioni non esattamente speculari e va segnalato in modo molto evidente in quanto i suoi contenuti vengono ad affiancarsi e a completare questi files/capitoli in italiano affiancato dal - sia pur più ridotto - SUBLIMATIONS: VISUAL SCHEMES AND SCIENTIFIC EXPLANATION.

La "sublimazione"

Se poniamo un corpo caldo a contatto con uno più freddo, poco dopo entrambi i corpi avranno la stessa temperatura, intermedia rispetto alle rispettive temperature iniziali. Se apriamo una boccetta di profumo in un angolo della stanza, poco dopo il suo profumo si spanderà per tutta la stanza. Cosa hanno in comune questi due esempi? Entrambi i sistemi fisici tendono a diventare più "disordinati". Nel secondo caso, le molecole di profumo, che inizialmente sono collocate in un piccolo volume all’interno della boccetta, vanno via via sparpagliandosi fino ad occupare l’intero volume della stanza. Nel primo caso a diffondersi non sono gli atomi che costituiscono i corpi, ma l’energia ad essi associata. In effetti la temperatura è una misura dell’energia cinetica connessa al moto di agitazione termica degli atomi che oscillano attorno al proprio punto di equilibrio.
Maggiore è la temperatura, più veloci – e dunque più energetiche – sono le oscillazioni atomiche. Quando il corpo più freddo viene messo a contatto con quello più caldo, gli atomi di quest’ultimo "tamburellano" con maggiore vigore contro la superficie del corpo freddo. Gli atomi caldi comunicano parte del loro moto e della loro energia a quelli freddi che aumentano così la propria temperatura. (da Entropia e irreversibilità Annibale D'Ercole
Osservatorio Astronomico - Bologna)

Prima di tutto è da chiarire un concetto usato in modo traslato e metaforico, e spesso mistificato: la sublimazione. In chimica-fisica - e già molto prima: nell'alchimia - si parla di sublimazione per indicare un fenomeno reversibile di passaggio: sublimano le sostanze che semplicemente passano dallo stato solido a quello gassoso (e viceversa!) secondo un equilibrio ben definibile al variare dei parametri di pressione, temperatura, volume (è quanto succede ad esempio allo jodio, alla "neve carbonica" o - in un ambito più "casalingo" - alla canfora ed alla naftalina ecc.).
E il concetto psicodinamico non è sostanzialmente diverso: le variazioni del ritmo biochimico del corpo (ad es. l'ipoglicemia) si traducono - andando dal concreto verso il più "astratto" - in BISOGNI, in stimoli, in ISTINTI, ma anche in stati d'animo, in modi di pensare. L'ipoglicemia biochimica come primo passaggio diretto diventa "fame", poi "ricerca" o "richiesta" di cibo e poi via via "altro" sempre più astratto: tristezza, sottomissione, oppure persino idee mistiche da digiuno.
Ma le astrazioni sublimate possono tornare "indietro": se l'ipoglicemia-fame può sublimare in tristezza, in senso di abbandono, in sottomissione; in modo reversibile e simmetrico tristezza, abbandono, sottomissione possono far nascere pseudo-bisogni, innescare dipendenze, mistificarsi in compensazioni concrete come un aumentato desiderio di mangiare o di bere - compreso alcoolici.
E qui il discorso si ricollega con l'altro grande settore del "corpo" il suo settore "affari esteri" cioè tutti gli organi, apparati, tessuti e funzioni della vita di relazione: sistema nervoso, sensi specifici, muscoli, ossa. Rispetto al sistema viscerale questo insieme appartiene già al primo gradino sulla via delle sublimazioni; permettendo di riconoscere il "bisogno" incita a "fare" qualcosa per placarlo, ma anch'esso produce variazioni chimiche che influenzano potentemente il "resto": da una parte tornano indietro verso il puro vegetativo e dall'altra cercano espansiore verso l'esterno.
Come in chimica-fisica così in psicodinamica non vi sono attribuzioni di "valore": il "sublimato" gassoso non"vale" più della sostanza allo stato solido o viceversa; ciascun "stato della materia" ha proprie caratteristiche, proprietà, vantaggi e svantaggi, e si raffredda o si riscalda da un passaggio all'altro.
  1. Nel corpo le variazioni biochimiche di un settore disequilibrano il resto:
  2. questo disequilibrio si manifesta come mancanza
  3. il cervello - se la riconosce - la traduce in bisogno,
  4. si provoca così a livello percettivo un senso fisiologico di inquietudine
  5. che a sua volta provoca reazioni per difendersene.
    • Le reazioni possono organizzarsi in istinti
    • questi manifestarsi in schemi comportamentali
    • alle reazioni immediate il cervello può sovrapporre reazioni più adeguate di adattamento
    • può in più predisporre adattamenti preventivi e precauzionali
    • può organizzare azioni deliberate in cui magari coinvolgere anche l'ambiente degli altri individui oltre che delle cose
    • può infine indirizzare verso azioni continuativamente deliberate ed efficaci - lavorative -
Ma può pure permettersi azioni non "utili" in se stesse: pura espansione verso l'esterno di energie disponibili:
  • come scarica liberatoria per allegerire tensioni "intossicanti"
  • ma anche come libero gioco di azioni-reazioni-movimenti ben calibrati sinteticamente creativi.
Questa è la catena senza né soluzioni di continuità né salti di qualità che va dalla vita del corpo vegetativo fino al gioco e persino alla scienza ed all'arte. E questa catena, come i corpi chimici, può sia espandersi verso spazi sempre più vasti che così riceveranno l'impronta del soggetto (ad es. l'arte), sia restringersi, comprimersi sempre più: fino ad esempio i casi-limite molto più diffusi di quanto non sembri in cui le mancanze si riducono a non venir neppur più percepite come bisogni: il troppo affamato non "sa" neppur più di "avere fame". E in entrambi i casi con rischio: rischio di perdersi non nella creatività ma in un raggelato mondo astrattamente fantasmatico, o rischio di concentrare talmente tensioni ed energie in qualche organo del corpo da farlo ammalare. Il caso dell'affamato che non sa più di aver fame e quindi non "cerca" il cibo è ovvio, ma quante altre sono le mancanze non percepite come bisogni che portano alla malattia magari mortale: tipica è il non riconoscimento non solo della mancanza di riposo, ma della necessità perfin biologica di utilizzare al meglio o almeno di tenere in esercizio in qualche modo i grandi sistemi della vita di relazione, come minimo di fornir loro vere distrazioni "ricreative", ritmi diversi, attività più libere!.
Rimanendo nell'analogia con la chimica-fisica e dei coefficenti che regolano l'equilibrio tra concreti e sublimati occorre:
  1. sia definire in cosa consistono i coefficenti psicodinamici, analoghi a temperatura, volume e pressione,
  2. sia  anche "purificare" le sostanze da studiare, in quanto i vari componenti di una miscela si espandono e si condensano secondo coefficenti diversi e - concreti o espansi che siano - godono di proprietà diverse e interreagiscono fra di loro secondo equilibri anch'essi da armonizzare.

Il corpo

Il corpo non è propriamente l'Io, ma l'Io (l"'io" prima persona singolare: l'io di "io sono", "io sento", "io posso", "io ho bisogno" o "io desidero" o "io voglio"; di "io faccio", "io decido", "io penso", "io immagino" ecc.), questo Io non può esistere senza il corpo, e senza il corpo ed i mezzi forniti da questo non può compiere la sua principale funzione che è quella di regolare i collegamenti tra l'omeostasi vitale propria e il suo collocarsi nell'ambiente esterno. Con un paragone banale si potrebbe dire che l'Io è come il Ministro degli esteri del corpo (paragonato a una Nazione) o come l'Ufficio Amministrativo e Commerciale del corpo paragonato ad una Industria. Ma mentre può collegarsi (o deve rinunciare a collegarsi) entro i limiti concreti che il corpo (come entità fisica concreta e limitata) gli pone, proprio dall'instabilità interna del corpo stesso viene indotto ad  aprirsi all'esterno a cercarvi sfoghi, espansioni, arricchimenti.
L'essenza della vita è infatti l'INSTABILITA'; l'equilibrio interno è fatto di cambiamenti continui, di adattamenti dinamici, in un "gioco" continuo e variabile di ritmi interni di espansione e retrazione, di mancanze e di appagamenti, di consumi e di eliminazioni, di rinnovamenti e di perdite: i cui rappresentanti più macroscopici, riconoscibili ed emblematici sono la fame e l'espulsione, la sazietà e lo svuotamento.
In altri termini: se il "corpo" fosse un blocco statico, in equilibrio stabile, come un minerale, potrebbe esistere e mantenersi senza alcun rapporto se non di vicinanza con l'esterno, od al massimo potrebbe (come un minerale) accrescersi per apposizione: non avrebbe bisogno di nulla. Ma invece come entità viva è un dinamico, instabile insieme di complicati e variamente modulati sistemi in continua costruzione e distruzione, ristrutturazione, acquisizione e riciclaggio:  di qui vengono i continui bisogni che lo obbligano a continui scambi con l'ambiente. Mancanze e appagamenti, eccedenze e rifiuti; distruzioni, ricostituzioni, ristrutturazioni, riciclaggi, espulsioni, espansioni, fusioni, distacchi, adeguamenti, assimilazioni, rinnovamenti, creazioni, ricreazioni, ecc. : ecco schematicamente accennate le modalità principali attraverso cui ogni corpo entra in collegamento con l'ambiente che lo circonda.
L'Io non è il corpo ed infatti questi cambiamenti e collegamenti possono eventualmente avvenire di per sé senza che  il "corpo" "sappia" di esistere e se ne senta "soggetto" agente. Ma la presenza operante dell'Io permette di aggiungere un'altra peculiare serie di trasformazioni a tutto l'insieme biologico in continua trasformazione: le mancanze e i mutamenti diventano "sensazioni" (ed anche le sensazioni hanno una loro strutturazione biochimica, non sono solo "idee", da nominarsi in tono spregiativo). E le sensazioni (attraverso una nuova serie di passaggi chimici!) possono diventare stimoli  all'azione, sia immediatamente, sia passando attraverso passaggi sempre più indiretti e modulati:
  1.  le mancanze diventano bisogni,
  2.  i bisogni diventano ricerca di appagamento e/o richiami di aiuto altrui,
  3.  o qualcosa di più evoluto~ cioè "desideri"  la  cui possibilita di appagamento è molto più varia, discrezionale, dilazionabile.
  4.  E così pure molti mutamenti interni possono diventare "stimoli" (e quindi "bisogni"= non si dice forse bisogno per antonomasia per indicare la sensazione che proviene dall'intestino o dalla vescica pieni, nonché l'escreto che ne deriva?).
Ma i corpi animali e tanto più a partire dai vertebrati, hanno anche una struttura che ne modella la forma esterna e che sembra destinata quasi esclusivamente ai collegamenti "volontari" con l'esterno. Per molte persone è difficile pensare al "corpo" diversamente da questa struttura: al concetto di corpo si sovrappone questa "forma" come se fosse più riconoscibile (come l'anatomia che si studia nelle Accademie di Belle Arti), eome se fosse più controllabile e rassicurante di quella interna, invisibile e solo visualizzabile in sede medico-tecnologica: viscerale e ingovernabile, sempre in sconosciuti pericoli, ignorata, "dispettosa" e rifuggita con emozioni esprimibili nei termini: fa paura, fa impressione.
Ma i componenti principali di essa sono anch'essi  "organi", hanno aneh'essi una vita fatta di equilibri instabili e di complicati seambi e ricambi interni: persino lo scheletro ehe parrebbe la struttura più fissa è "vivo", vivissimo: è un organo importantissimo nel ricambio dell'organismo, è esso stesso in continuo ricambio vitale e quindi dotato di vitali esigenze che si traducono in "bisogni".
Tutti sanno che i muscoli non usati si atrofizzano, rimpiccioliscono ed invece si sviluppano e crescono con l'uso. Non tutti sanno (o meglio: non tutti osservano) che anche le ossa si riducono con il non-uso e si irrobustiseono con l'uso (è questo il perché dei "polsi sottili" e delle "mani  affusolate" e scarne delle damigelle dei racconti ottocenteschi o reciprocamente delle spalle larghe dei ginnasti e nuotatori o di chi fa dei lavori pesanti, e dei grossi pugni dei lavoratori "manuali"). Ed anzi a dimostrare ulteriormente che l'osso è "vivo" e partecipa intimamente alla vita di relazione del "proprietario" stanno le gambe dei fantini e determinate peculiarità scheletriche indicative dell'attività lavorativa praticata. Ed osso e muscolo dovrebbero procedere armonicamente di eonserva: un'attività eome quella sportivo-agonistica  (o culturistica) troppo spinta, con allenamenti troppo intensi può portare a fratture ossee da "strappo" perché il muscolo è più robusto dell'osso.
Le vicissitudini dell'apparato locomotore si possono osservare e quindi conoscre, ma ben raramente anche in campo medico si va oltre nel ragionamento: se un organo, un tessuto ha una sua "vita" così ricca, ne consegue che tutte le variazioni di essa si ripercuoteranno sulla vita di tutto l'organismo; e che questa "vita" manderà "segnali" al resto del corpo, esprimerà i propri "bisogni", e anche la ricerca di appagamenti influenzerà il resto. E nel corpo esistono altri "organi" dotati di vita intrinseca e fonte di modificazioni (che si ripercuoteranno sul tutto) e di bisogni: vi sono i "sensi" specializzati e deputati agli "affari esteri", la vista e l'udito; e quelli più collegati con gli "affari interni" (tatto, termotatto, olfatto, gusto). Ed esiste anche l'enorme cervello programmatore di qualsiasi altro organo e funzione interna e coordinatore di ogni forma di scambio con l'esterno.
Ossa, muscoli, vista, udito, cervello pensante e collegante non funzionano su ritmi brevi e obbligati come il ricambio, l'attività di assunzione e di escrezione: a rigore si può sopravvivere in coma, ma per vivere veramente bisogna mantenere in funzione anche questi apparati. I loro "richiami" non si traducono in imperiosi bisogni (come ad esempio: il soffocamento, la sete) ma comunque in malessere (che nella migliore delle ipotesi è la noia). Ma neppure si può immaginarne uno scollegamento degli uni dagli altri: come ossa e muscoli dovrebbero lavorare e mantenersi in un ben armonizzato livello di sviluppo paralleo, anche i ritmi brevi e obbligati della vita viscerale interna influiscono e si collegano in aperture e/o blocchi sulla vita di relazione esterna: dal più intimo dei visceri alle più astratte realizzazioni della mente tutto dovrebbe procedere in continui passagi, come sistole e diastole di un grande metaforico cuore in cui viene a rappresentarsi tutto l'organismo nel suo essere-nel-mondo-attivamente. (Si consiglia di vederne nel sito la rappresentazione grafica in animazione.)
Cervello, udito, vista, muscoli, ossa non avendo bioritmi fissi propri devono venir alimentati dall'esterno per "funzionare", ma devono venir alimentati perché la loro inerzia danneggia tutto il corpo.
Un primo stadio della percezione di questa speciale "fame in sublimazione" è la noia - che può in alcuni momenti venir accentuata dall'aggettivo più o meno scherzoso: "noia mortale" - ma la privazione sensoriale è una vera tortura, cioè produrre un vero stato di "malattia".
Il corpo, le sensorialità interne possono rimanere attive come unico stimolo e bersaglio del bambino (adulto) annoiato, ma - anche senza giungere alle situazioni di consapevolmente indotta tortura questo bisogno inespresso va a sfavore del "resto" del corpo, degli "affari interni" di esso: del corpo viscerale, del corpo come totalità vivente ed a se stante di cui fanno parte integrante di nuovo anche gli organi della vita di relazione, nel loro carattere però di "organi" anch'essi biologicamente "interni".
Reciprocamente cioè nel gioco continuativo dell'esistere vitale, sublimazioni e concretezze, strutture anatomo-fisiologiche deputate alla vita di relazione e visceri si influenzano a vicenda: ecco perché è così importante considerare la "vita" dell'osso e non solo la sua funzione di dinamica impalcatura.
Dunque il "corpo" non è quel manichino articolato che molti vorrebbero per comodità credere; quel manichino al quale un' ipotetica "volontà" impartisca ordini, abitudini, determina "comportamenti"; quel manichino di cui si può persino condizionare la "forma" allo scopo di "far fare bella figura" ad un ipotetico Io, suo proprietario. E' invece un tutto unico, ed interreagisce con l'ambiente esterno  - che a sua volta non è fatto soltanto si rapporti interpersonali! - secondo modalità che partono dall'instabilità interna biologica e si allargano in spazi sempre più vasti.

bmbini e micinibambine e cuccioli

Età diverse

Corpo e noia non sono idee platoniche assolute, i corpi delle età dello sviluppo hanno caratterisiche loro proprie fase per fase: e neppure lo stadio adulto a sua volta è statico e definitivo.
Ma anche il funzionamento quotidiano, anche i ritmi brevi banali di un corpo qualsiasi sono vari, e impegnano energie, scambi, modalità di rapporto di volta in volta differenziati e discontinui: non sono certo uguali le modalità che regolano le mancanze e gli appagamenti, che organizzano le eccedenze e i rifiuti, le distruzioni ele ristrutturazioni, i riciclaggi e le espulsioni, o quelle che sovraintendono alle espansioni, agli adeguamenti, alle assimilazioni, ai rinnovamenti, alle sintesi.
Naturalmente, nel corso di ogni giornata anche nel corpo di un lattante (e di un feto) si susseguono e si ingranano fra di loro queste modalità e questi processi vitali; ma durante lo sviluppo accade qualcosa di più: nel corso di determinate età ciascuna di queste modalità viene assunta come emblematica di tutto il modo di essere, diviene una "forma mentis" un prevalente sistema di relazione con l'ambiente: sono poi questi i famosi (e mistificati) complessi.  
Ogni sviluppo della personalìtà individuale e dell'intenzione tra individuo e ambiente (anche in senso fisico e non solo relazionale), tra individuo e rapporti affettivi e sociali; ogni conquista di nuovi aspetti della realtà interna e esterna deve avvenire cioè attraverso queste ben definite e discontinue tappe evolutive. Ma non si tratta solo di "mondo esterno": ogni tappa dello sviluppo ha una sua rappresentazione-materializzazione di volta in volta in ben definiti organi e funzioni corporee; la discontinuità sta nella separazione tra complesso e complesso: nell'ambito di ciascuno di essi si realizza invece la continuità equilibrata e capace di riequilibrarsi tra corporeo e"sublimati", e tanto più armonicamente quanto più la fase infantile lo ha permesso, perché e stata ben "sviluppata".
Letteralmente infatti complesso significa complicato, composto da parecchi elementi. E complesso è appunto l'insieme (e forse meglio che il termine "complesso" renderebbe l'idea il termine matematico di insieme) formato dalla natura stessa in modo organizzato e tipico da: squilibri biochimici e funzionali, loro traduzione in bisogni, in sensazioni, in reazioni, in stati d'animo, in affetti, in relazioni umane e rapporti con le cose, tipo di aggressività e di interessi, modalità di adattamento, di espressione, possibilità di comprensione ecc.
Come per le materie di studio (anch'esse discontinue e da studiare secondo la loro logica interna e non ad esempio per ordine alfabetico) la caratteristica peculiare di questi complessi è quella di costituire i sistemi che permettono all'individuo di prendere contemporaneamente coscienza differenziata di sé, coscienza dei rapporti che lo legano al mondo esterno e coscienza - "com-prensione" - dei vari aspetti del mondo esterno stesso. I complessi psicologici si differenziano però dalle astratte materie di studio oltre che per la loro ampiezza perché hanno una loro base ben precisa nel corpo, ciascuno in una parte specifica del corpo e precisamente di volta in volta in uno di quegli organi che segnano il confine tra interno e esterno e che anzi servono proprio a mettere in comunicazione l'interno (cioè il  mondo interno in continua variazione: il mondo interno degli squilibri e dei bisogni) con l'esterno: delle persone e delle cose, deIle attività, degli affetti, dei rapporti e dei legami, dei fatti e della  conoscenza e delle trasformazioni che l'individuo induce fra quanto lo circonda.
L'essere umano comunque non ha solo un'infanzia inetta e molto prolungata, cioè una prolungata dipendenza dall'ambiente umano che lo circonda; in ogni età della vita tende a farsi parte integrante di una società interpersonale e di una "cultura". E queste società e culture esercitano su ciascuno una fortissima"pressione", possono "entrargli dentro", venir a far parte della sua organizzazione psico-somatica interna come sistema di affetti, come modalità prevalente di rapporti, come modello interpretativo della realtà, ed organizzativo delle conoscenze e delle azioni e persino di determinati aspetti somatici se non somao-viscrali. Ogni tipo di cultura tende a privilegiare uno o l'altro tipo di modo di essere e di agire, uno o l'altro tipo di "complesso", per cui un'integrazione "ideale", un adattamento totalmente "riuscito" al proprio piccolo mondo umano significa anche una grossa negazione, perché la modalità prevalente può divenire tale soltanto soffocando la manifestazione delle altre. Ognuno dei grandi complessi ha una sua materializzazione in determinatc zone e funzioni del corpo? Ognuna di queste settorializzazioni culturali tenderà a provocare nel corpo stesso determinati specifici squilibri e vere malattie. (E' vero che la "civiltà" moderna può favorire determinate malattie psicosomatiche, ma anche le civiltà più "semplici" non sono certo da meno, e neppure gli animali ne sono immuni - anzi! "Noi civilizzati" moriamo d'infarto da eccessive richieste ambientali, "loro: i semplici" - animali compresi - muoiono di tabù o di disperazione e nostalgia.)
Durante lo sviluppo, se le circostanze esterne e i comportamenti adulti non vi si oppongono o disturbano, i rapporti interumani sistematicamente intrecciati con le zone corporee attivate evolvono, e maturano per diventare poi pienamente di sponibili in una forma di esistenza piena e completa secondo un loro preciso calendario interno, sistematico secondo una visuale a largo raggio, capriccioso secondo una visione esteriore e non partecipe: per cui durante tutto lo sviluppo si alternano fasi e  modalità differenti se non antitetiche alla ricerca nell'ambiente circostante di quei determinati strumenti per esprimere il proprio modo di essere del momento  "usando" le varie persone come "attori" significativi da far "recitare" nella scena della propria vita.
Per un processo puramente interiore, nel corso dello sviluppo infantile spontaneamente determinati organi e funzioni del corpo divengono protagonisti: la loro rappresentazione psichica si sovraccarica di emotività, e le sensazioni che da essi provengono diventano privilegiate e quindi capaci di scatenare tanto burrasche neurovegetative (ed anche di più: veri danni fisici) quanto di attirare, condensare e intensificare focalizzandole tutte le energie disponibili.
La retorica astratta, le proprie nostalgie e rimpianti, il proprio - attuale, adulto - modo di vivere, le proprie insofferenze e comodità hanno fatto scorrere fiumi di parole a proposito dei bambini, delle loro necessità, del "come" impostare un allevamento "ideale". Fiumi di retorica non sempre disinteressata sono corsi a proposito delle esigenze "affettive" del bambino (per "bambino" intendendo tanto il neonato quanto il sedicenne!), del suo bisogno di mamma, delle sue esigenze di "gioco" e di permissività; o di applicazione, di "socializzazione", di apprendimento. Si è preteso annullare in lui certe tendenze (!) soltanto con il modificargli i giocattoli; si è preteso sia trasformare lui stesso in un eterno buffo giocattolo, sia esigere da lui al più presto intensive - e unilaterali - prestazioni lavorative. Nessuno afferma di "odiarlo", ma nessuno di questi retori si riferisce ad un essere concreto, in quanto l'essenza specifica del "bambino" è la variabilità, la trasformazione, la preparazione varia e globale ad una vita varia e globale. Esiste in chiunque il complesso anale con le sue pressioni aggressive, distruttività, energia da espellere? Esistono anche l'aggressione-fuga e le sue varie modalità di realizzazione, trasformazione, ridirezione; ed esistono età e momenti della vita di ognuno in cui queste realtà prevalgono. Tipicamente queste forze sono quelle che presiedono alla lotta per l'esistenza, e non solo alla lotta esterna ma anche alle tensioni interne che, se mal regolate, potranno diventare malattie. Sono le forze che nella vita adulta diventeranno "lavoro", ma che in ogni età possono manifestarsi anche in giochi "seri", ripetitivi, in cui si va proprio a cercarsi le difficoltà contro cui cimentarsi, in cui apposta ci si limita con "regole", con impedimenti. Spesso può  essere più importante per l'organismo esercitarsi o "purgarsi", scaricare tensioni aggressive o imparare a controllarle che qualsiasi altra cosa: come la pubblicità di un lassativo che prometteva di regolare  le 'funzioni' dell'organismo. Sembra paradossale, ma quanti adulti trovano estremamente "riposante" ("ri-creante") cimentarsi con attività di questo genere (dai cruciverba, alle carte, agli scacchi, ai "gialli", al veliero nella bottiglia)? E quanti scolari a scuola - e quindi già sottoposti ad attività di questa categoria - fanno furiose gare di parole crociate, di battaglia navale ecc., trafficano con figurine, birille ecc.?
Se ognuno cioè vuol giungere (o meglio: ne ha il permesso), a possedere e dominare nella sua maturità il massimo possibile del suo patrimonio interiore, o più modestamente ad assicurare al proprio corpo un funzionamente non sbilanciato, deve poter percorrere durante l'infanzia la sua lunga e sembrerebbe illogica strada fatta com'è di un susseguirsi di varie percezioni e fantasie, di mutevoli concezioni, e azioni. Così gli istinti prevalenti in quel dato momento possono via via con la necessaria gradualità e completezza ridimensionare la realtà interna ed esterna: ciascuno dei suoi aspetti potrà così venir vissuto con la massima intensità, e con più profonda partecipazione personale e trasformato più proficuamente in bagaglio di esperienze veramente tali, non solo veramente "vissute" ma anche veramente "utilizzabili" a proprio vantaggio di arricchimento e difesa.
Il bambino nel percorrere le sue fasi dovrebbe riuscire a risolvere l' Enigma della Sfinge - qual'è quell'animale che cambia sempre, che da "quattro gambe passa a due e poi a tre"? - e riuscire a "sciogliere" interiormente, a "capire" - cioè letteralmente a prender dentro - i complessi che sta attraversando: senza però cancellare alcuno dei loro componenti, senza trascurare alcuno dei loro aspetti e soprattutto, senza coartarvi o disperdervi la propria individualità per non alienarsi né dal mondo né da sé anzi per poter disporre in modo ottimale nella propria evoluzione umana (anche poi nella fase - senile - delle tre gambe) di tutte le cariche di energia in essi implicate. Ma non esiste solo la retorica culturale teorica: il bambino è veramente "in mano" agli adulti e questi possono in ogni momento a loro imperscrutabile arbitrio
  1.  condizionargli la presenza e la qualità degli stimoli ambientali;
  2. interferire nelle sensazioni fisiche e persino determinarle;
  3. permettere o negare;
  4. appagare in modo proporzionato o in modo eccessivamente stimolante,
  5. oppure trasformare le"richieste" i bisogni in "dolore",
  6. possono organizzare le sue "fantasie" aiutandolo a concretizzarle in giochi,
  7. o al contrario persino intromettersi pesantemente (e talvolta sadicamente) nelle "sue" funzioni fisiche.
 E, come non si può salire al volo su un veicolo in corsa, nell'allevamento ottimale del bambino, come il vero carattere non può venir cambiato né le preferenze possono venir imposte, così nulla può venir veramente "recuperato" solo dall'esterno. Ogni sua esigenza disattesa non può venir poi assecondata in ritardo: ne verrebbero alterate entrambe le fasi, sia quella precedente non saziata, sia quella successiva in cui viene a cadere come una pesante interferenza il tentativo di assecondare la precedente. Solo il bambino stesso, da piccolo o poi da adulto può a suo modo e suo ritmo tentarne il recupero. Per fare un paragone banale: come un viaggiatore che, dopo aver "perso" il proprio treno, non può salire sul primo che passa, ma deve aspettare finché non transiterà di nuovo un treno che lo porterà a destinazione. Solo il bambino stesso potrà "giocare" a suo modo la fase saltata o  malvissuta, eventualmente facendosi aiutare dagli adulti disponibili nel momento da lui prescelto ad assecondarlo, mai però seguendo "loro" in arbitrari schemi di "recupero", di "terapia".
Il bambino - l'essere in via di sviluppo - di per sé è privo o carente di strumenti adeguati per canalizzare responsabilità, di mezzi autonomi di espressione e di espansione del suo enorme capitale di energie interiori. E se già fin da neonato - se non prima! -  può udire e vedere, questo non significa che quello che ascolta o vede (cioè quello che colpisce le sue orecchie oi suoi occhi) possa fin dall'inizio venir da lui capito e neanche riconosciuto o localizzato. Soltanto quando riuscirà a collegare sensazioni tattili e ripetizioni attive con sensazioni uditivo-visive, a poco a poco, con prove e riprove, con l'aiuto determinante altrui e con "giochi" più o meno autonomi potrà orientarsi nell'ambiente, "collocarvi" se stesso, e "capire" di essere un "se stesso".
aiutami a far da solo
aiutami a far da solo!

Purtoppo però - e ben a scapito delle nuove generazioni in formazione - condizioni di disarmonia sono molto generalizzate: la maggior parte degli adulti infatti sono incapaci o impossibilitati di bilanciare la grande quantità di calore affettivo necessaria in una casa ove vi siano bambini con le pressioni ambientali e personali connesse al lavoro ed all'espansione delle proprie potenzialità evolutive (sessualità c divertimenti).

I "coefficenti" delle sublimazioni

Le sublimazioni chimico-fisiche obbediscono a coefficenti di temperatura, pressione, volume; nel caso delle sublimazioni psichiche questi termini possono venir usati per definire sinteticamente concetti in fondo analoghi:
  1. la TEMPERATURA sta per calore affettivo e per benessere fisico;
  2. la PRESSIONE sta per quello che si indica come pressione ambientale: richieste - o pretese - altrui, orari, doveri, modalità di rapporto o comunque di interrelazione con "gli altri" e quindi - di momento in momento - con la fase, lo stato d'animo, le esigenze di  ciascuno degli "altri"; ma anche con le esigenze del proprio corpo, tensioni interiori, conflitti tra tensione e tensione ecc.;
  3. il VOLUME è lo spazio in cui letteralmente potersi muovere, ed anche lo spazio metaforico del tempo a disposizione, degli oggetti da usare, delle abilità canalizzate ed e-ducate (ex-ducere letteralmente dal latiro = trarre fuori), delle possibilità di scegliere strumenti adeguati, oggetti su cui esercitarsi a fini stimolanti, mezzi espressivi attivati e resi così spontanei, facili e pienamente disponibili.
sublimazioni: prospettoschema del movimento ciclonico
Tornando al concetto di "complessi", per ciascuno dei complessi principali l'importanza di questi coefficenti sarà diversa: per permettere adeguate sublimazioni ben maggiore dovrà essere la temperatura nel caso del complesso delle mancanze e degli appagamenti, dell'assumere, dell'assorbire (complesso orale) e soprattutto nel caso dell'età improntata a questo complesso: l'età del primo anno di vita.
Quando invece prevale il complesso anale - delle eccedenze e dei rifiuti, delle distruzioni, ristrutturazioni, riciclaggi, espulsioni - e nelle età più "anali": l'età del "no!" dei due anni, l'età della scuola elementare, l'età della vita lavorativa adulta, produce sofferenza ogni aumento di pressione, ogni impossibilità di scaricarla in quanto incrementa l'aggressività e i conflitti interiori a questo riguardo. Il complesso genitale nei suoi due aspetti "yin" e "yang" - Edipo e castrazione - richiede comunque maggiori spazi: per espandersi, adeguarsi, assimilare, rinnovarsi, inventare, scoprire, creare); nelle età più "genitali" la fantasia e il sentimento fanno da padroni ma vanno alimentati e non scoraggiati e non solo nel campo interiore: non per niente a quattro anni si starebbe "fuori"  tutto  il giorno, a tredici sono tanto frequenti le "fughe", dai quindici ai venti-venticinque si viaggia volentieri e  si considera "noioso" tutto quel che non è stimolante. Ma vale anche l'inverso: chi si trova in età - o comunque in fase - "orale" spande "calore" intorno a sé; chi si trova in età o fase "anale" esercita una notevole "pressione" su chi gli sta troppo intorno e sulle "cose" che usa; e chi s trova in fase "genitale" tende a trascinare gli altri, a renderli partecipi nei suoi allargamenti.
In altri termini, dal lato pratico e in generale: a tutti - soprattutto quando si è piccoli, cioè impegnati anche a svilupparsi - sono necessari: una alimentazione adeguata, un benessere fisico di base, serenità ambientale, calore affettivo, benevola accettazione, approvazioni e riconoscimenti; una pressione ambientale che non interferisca con le "pressioni" interne ed anzi le canalizzi; e"spazi" ove espandere l'espressione di sé. Ma questi fattori sono strettamente correlati: come in fisica aumenti di temperatura richiedono aumenti di spazio  per l'aumento delle pressioni interne: ecco il perché delle cosidette "coliche dei tre mesi" dei bambini sani e ... felici dovute proprio alla noia, alla deludente condizione  di non poter fare esperienze più ricche, di non riuscire a muoversi a piacere, di non essere caapaci di "comandare" il proprio corpo: di aver già voglia di fare ma di non "poterlo" ancora. Ecco il perché queste cosi dette coliche spesso "guariscono" quando si porta il bambino a spasso, quando può assistere ai giochi di altri bambini quando il succhiare a vuoto o l'esser dondolato gli allentano la tensione interna e sciogliendola favoriscono il modo di "adoperare" gambe e braccia. Ecco un altro settore in cui si manifesta - biecamente - il "vizio" generale di medicalizzare l'esistenza, di  considerare "patologia" quanto invec esce appena da schemi statici prefissati: non sono "coliche" nel senso di "malattie", anche se in questo stato di tensione rabbiosa l'intestino del bambino vi partecipa e difatti emette gas, qualche volta anche scariche diarroiche mentre il bambino partecipa emotivamente anche a questi subbugli "intestini", alternativamente e/o contemporaneamente compiaciuto, infuriato, spaventato. E com'è bello invece dopo tre mesi trovarsi padroni dello spazio dato dalle proprie mani, dal biascicare intenzionale, dai giochini con le gambe, dalle nuove prospettive offerte dalla testa eretta. Ad ogni età comunque sono mescolati i concetti di cibo-calore affettivo-rapporti teneri: ad ogni età si fa indigestione (o ne risente il "ricambio") quando manchino le possibilità di smaltirli. E viceversá senza corrispettivo aumento di "calore", aumenti di "spazio" "raffreddano", disorientáno, portano a cercare nell'ipersesualizzazione dei rapporti, delle esperienze, dei gesti una compensazione "riscaldante". E così, quando la pressione aumenta, sono le energie aggressivo-espulsive ad essere incentivate: nel caso migliore la propria pressione interna stimola a trovare ostacoli contro cui esercitarsi e incentivi a proseguire nelle azioni intraprese (come i cibi poco raffinati contrastano ]a stitichezza).
Ma non eiste soltanto la medicalizzazione "abusante", esistono davvero i cedimenti strutturali dei corpi fisici e le malattie vere e proprie; chiunque in condizioni di pressione ambientale intollerabile, senza corrispettivi affettivi sufficienti, senza prospettive proprie di azione direzionata, e senza sbocchi espansivi, può arrivare al massimo del danneggiamento del corpo. Ed esistono "malattie" anche mortali coinvogenti insieme corpi fisici e non-fisici come suicidio cosciente e attivo, e attiva o quasi ricerca di incidenti, fino a giungere persino al massimo del ritorno delle sublimazioni verso il concreto: la morte per inedia, la depressione anaclitica, al "marasma" depressivo quando le mancanze non vengono più percepite come bisogni, quando tutto diventa nullo, indifferente, vuoto. E così possono arrivare al massimo della distruttività fine a se stessa le pressioni interne non canalizzate, siano o siano state meno accompagnate da sufficiente calore affettivo: distruttività verso se stessi - malattie, incidenti, spavalderia caotica -  o verso gli "altri", non vissuti come tali ma solo come "discariche " di "un di più" di cui disfarsi (ad es. i "delitti gratuiti" dei ragazzi "bene" annoiati).
Anche un eccesso fuori tempo di stimolazioni affettive può diventare disorganizzante per il soggetto che si trovi o stia entrando in una fase di attivita direzionata o di  espansione creativa: ci si trova in conflitto interiore, ci si trova "messi in colpa" per la propria aggressività trasformata in errori; invece che in efficenza o in intraprendenza si collassa su se stessa in paura, in ansietà, in pre-oceupazioni,  (cioè letteralmente in occupazioni che vengono prima), oppure in quell'agitazione psico-motoria di cui si parla nel file/capitolo Basta un poco di zucchero e la pillola va giù... 
  1. Questa è la condizione dei bambini che vomitano prima di andare a scuola;
  2. dei bamhini che non sono "capaci di  giocare"
  3. dei bamhini che si fanno sempre male;
  4. dei bambini delicatini, stizzosi, lamentosi e permalosi;
  5. dei bambini oppressi da madri pseudo-tenere ma in sostanza egoisticamente possessive
  6. e/o ansiosamente aggressive;
  7. dei bambini accuditi da persone anziane molto bisognose a loro volta di calore e scarse di energia
 LE FACCENDE DOMESTICHE.Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro

Sublimazioni

Che cos’è il ‘lavoro emozionale’?

"Bontà" e "cattiveria"

Una mail molto bella descrive in modo eccezionale la vera essenza del complesso orale (o meglio dell'archetipo della Grande Madre): cioè i principi basilari sia - ma non solo - della VITA e della MORTE ma anche della  "bontà" e della "cattiveria"

La mia madeleine?
Più che un sapore, un rumore? I rumori che sentivo quando ancora ero in grembo, quella stessa sensazione che venne fuori a teatro e prima ancora durante quelle tavolate nel cortile di mia nonna. Ero felice allora? Direi di sì, mi sembrava di essere immortale o meglio che la morte non esistesse, mi sentivo cullato in una nuvola di affetto collettivo, non diretto a me in particolare ma qualcosa che era lì a disposizione di tutti e quindi disponibile anche per me. Come una fontana senza fine a cui tutti possono attingere liberamente senza paura che interrompa il suo flusso e lasci qualcuno a bocca asciutta. Ed era come se fossimo tutti insieme ma nello stesso tempo come se ognuno non badasse alla presenza dell'altro, non c'era da battagliare, non c'era di che aver paura perché quella "cosa" era lì presente, inesauribile. E io mi ricordo con la testa appoggiata al tavolo, magari un pò stanco, ma nessuno a chiedermi conto di qualcosa e io
ero immensamente felice, quasi incredulo e mi sar
ei potuto addormentare sicuro che niente mi sarebbe accaduto, addormentere in quella nuvola soffice, protetto e sicuro. E del resto del mondo cosa mi importava.
E poi ricordo ancora mia zia, scendere i pochi gradini che dividevano la casa dal cortile. Ognuno, in quelle domeniche, portava qualche cosa da mangiare, in genere quello che gli veniva meglio e poi si metteva tutto in tavola. Me la ricordo scendere con la torta in mano, ne faceva una buonissima con le albicocche, le mandorle e una crema zuccherata che non ho più mangiato, la portava verso la tavola come una reliquia e sorrideva, felice di offrila, senza sapere allora che solo pochi anni dopo sarebbe morta. E non lo sapevo io come non lo sapeva nessun altro. E quanti commensali di quel tempo non ci sono più, ma della loro assenza non mi dolgo più di tanto, in fondo erano lì come me ad assaporare qualcosa che forse non avevano mai provato nella loro infanzia, ma di mia zia sì, perché dopo di lei è sparito tutto, è morto tutto, quella nuvola si è dileguata lasciando il vuoto e la disperazione in me e ognuno di nuovo
per conto proprio ma ognuno ancora affamato, perché quella fame antica sembrava insaziabile ed era un pò come se ognuno ne avesse ereditato a sua volta da chissà quante generazioni. E allora spiegata la cattiveria, il voler prevericare l'altro, l'avidità di affetti ed era come se mia zia placasse tutto questo come se tutti a quel tavolo non cercassero altro che quello, lei quella fame sembrava non averla, lei era quella fonte inesausibile e chissà quale strano scherzo del destino l'aveva fatta così diversa da tutti, in lei e solo in lei ho visto cosa voleva dire l'amore di una madre per i figli e quanto avrei voluto che mi prendesse con lei.
Il giorno in cui morì mio zio, suo fratello, venne a prendere me e M. a Forno di Coazze, c'eravamo andati una settimana con l'oratorio. Sò che mentre era a letto agonizzante aveva chiesto di poter vedere M. e D. per l'ultima volta, avevano undici e otto anni. Credo che M. non abbia fatto in tempo a vederla, io l'ho fatt solo di lontano, non ho avuto il coraggio di avvicinarmi. C'erano tutti quelli delle tavolate quel giorno e qualcuno sembrava più arrabbiato di altri perché era come se la disperazione per quella perdita non fosse per la morte di una persona ma perché con lei moriva quella fonte che sembrava inesauribile e allora era come se quella fame atavica di cui parlavo tornasse a prendere il sopravvento. Come se ognuno avesse dentro di sè una specie di uomo primitivo, con i denti aguzzi assetato di sangue e pronto ad ogni cosa per salvarsi e sopravvivere.
I quarant'anni di mia zia sono stati pochi per lei, troppo pochi anche per M. e D., per suo marito e adesso per S. e V. che non hanno avuto la fortuna di conoscerla ma quanto è stata importante per me? Come diceva una vecchia canzone: come un angelo caduto dal cielo.

Dal concreto al sublimato... e .... dal sublimato al concreto:

 - Ah. Anche tu sei stitico?  chiede nell'ultima vignetta Enrico la talpa...
 Un concetto molto serio e concettuale come la serie dei passaggi dal concreto al sublimato e dal sublimato al concreto può cioè anche prestarsi a venir spiegato in modo scherzoso e intuitivo.  Infatti il lavoro come attività e rapporti sociali e la ... psicosomatica e somatopsichica delle funzioni escretorie - ed ogni manifestazione emotiva e relazionale a loro inerente - appartengono al "complesso anale": nella loro omogeneità nella differenza si attuano in un ambito unitario pur nelle variazioni di ampiezza e nelle evoluzioni delle loro entità e realizzazioni. Comunque delle caratteristiche tipiche di questo complesso fa anche parte l'umorismo: in molti modi quindi ci si può anche divertire e... istruire utilizzando allo scopo le vignette di Lupo Alberto
Lupo Alberto
(Questo straordinario personaggio di Silver è nato nel 1974. Queste vignette - della serie presente nell'edizione originale 1994 - si trovano ora nel volume 47 dei Classici del fumetto di Repubblica a pagina 167). (Per leggere meglio le parole si possono allargare le figure cliccandovi sopra.)

Ma partendo da simili basi si vanno a toccare punti nevralgici tali da produrre resistenze anche accanite; per cui questi argomenti e le pagine relative debbono affiancarsi ai files/capitoli particolarmente dedicati alle controversie: Imbroglio è il contrario di sviluppo il cui titolo stesso rispecchia il fatto che sviluppo sia quell'azione che - nel Dizionario dei Sinonimi e contrari di Niccolò Tommaseo si trova sotto il lemma di contrario di Imbroglio - da affiancarsi a quello solo in inglese - TOTEM AND TABOO REVISITED: awful and fertile rise of new supersttions - già pubblicato in un altro libro (cap. 26) It's Abuse NOT Science fiction / Gli Abusi mentali, fisici e tecnologici NON sono Fantascienza. E, dato che le controversie rischiano sempre più di travalicare in interpretazioni fasulle, purtroppo è stato necessario aggiunge un file/capitolo bilingue - Opinioni, fatti, accuse / Opinion, fact. complaint - dedicato unicamente a dirimere malintesi e ambiguità. Riassumendo: se i files/capitoli introduttivi devono venir considerati come impostazione e inizio per fornire a tutto il lavoro le sue le essenziali basi di significatività, e se essi devono venir seguiti e concretizzati da files/capitoli in cui si evidenzi il percorso teorico personale dell'autore, queste presentazioni generiche vanno supportate da una serie di principi e scopi in cui siano energicamente sottolineati i concetti prioritari di:
  1. "quarta dimension" dell'esistenza umana
  2. a partire dall'infanzia e dai suoi passaggi obbligati di sviluppo
  3. a seguire dall'ininterrotta presenza della memoria - sia conscia e fonte di significativa "esperienza", sia rimossa, inconscia e spesso causa di  danni
  4. e, da un altro punto di vista in un secondo più aperto filone di conoscenza, da ogni tipo di inter-azione tra corpi viventi - verso il e derivante dal -  mondo esterno: in altri termini il concetto di PSICOSOMATICA non solo come "medicina" ma anche in genere come "scienza".

L
'armonico va-e-vieni dei fattori impegnati nel bilancio "corpo interno-ambiente esterno" deve esser quindi garantito a partire dal "corpo-mente" in sviluppo per proseguire nei tempi successivi in modo sempre più adeguato e sempre più efficace. Per valutare l'equilibrio psico-somatico e psico-ambientale non bastano infatti diagnosi attinenti soltanto alle situazioni contingenti: tassativamente debbono venir prese in considerazione anche le SENSAZIONI come tali nel presente, ma anche nel loro evolversi fin dall'inizio dell'esistenza. Dalla nascita - anzi in modo documentato fin circa dal sesto mese della vita fetale - è attivo l'udito, e poco per volta lo sono anche la vista e l'olfatto: ma questo non può significare che quanto il bambino "vede" e "ascolta" e "annusa" - o meglio: quanto stimola orecchie e occhi e naso - possa fin dall'inizio venir capìto, riconosciuto e localizzato. A questi "sensi di distanza", a questi "decodificatori di energie", debbono venir cioè affiancati funzionalmente i "sensi di vicinanza", i "verificatori dei materiali" forniti dalle sensibilità tattili e gustative. Ma - come per ogni possibilità di apprendimento conoscitivo - neppur questo è sufficiente se accade un modo occasionale: per potersi introdurre come "vero Se stesso" in un "vero mondo esterno" occorrono successive attive ripetizioni, che, passo dopo passo, con prove e riprove, con confronti e delusioni colleghino gli oggetti e le situazioni concrete del mondo vicino in cerchi concentrici sempre più ampli con le impressioni immateriali ricevute attraverso i "sensi di lontananza". Ma neppure questi "giochi" autononomi possono essere sufficienti: l'immaturità motoria dell'inetto cucciolo umano, la sproporzione peculiare alla specie tra sviluppo motorio e sviluppo sensoriale richiedono una costante attiva "collaborazione" solidale.
Purtroppo se questo inizio viene invece disatteso,  come è e sarà poi in seguito possibile accertarsi se quanto viene interpretato come "realtà esterna" è effettivamente tale o invece non si fonde con inconsistenti "sogni", con equivoci e erronei paragoni, se non con vere idee deliranti?
In altri termini: sempre e soltanto la PAZZIA deriva dall'oblio di un grande dolore? E' sempre un dolore negato a bloccare la percezione attiva della realtà contingente o non possono essere anche semplici PRIVAZIONI di "con-tatto" a far crescere - "cresccre" e non "sviluppare" - individui a rischio?
Si impedisce a un bambino fin da lattante di distinguere tra il proprio racchiuso, confuso e instabile mondo interno e i segnali indistinti e dilaganti che gli giungono da un mondo esterno irraggiungibile, lo si priva delle sue capacità di confronto e gli si nega un aiuto che sopperisca alle sue inadeguatezze senso-motorie: come potrà costruirsi una vera identità esperienziale, evolvere come un'ENTITA' significativa in un mondo ricco di "significati"? Non sarà questo destinato
semplice "corpo" a sentirsi per sempre soltanto un'entità solo tridimensionale definita da misure in reciproco - fasullo confronto: "inferiore" o "superiore" - che possano dare almeno una direzione al suo collocarsi - casuale -  in spazi vuoti di ogni effettivo significato?
PRESSIONE, TEMPERATURA, VOLUME.. "Corpi" inadatti ad interagire efficacemente e opportunamente con quanto li circonda, "corpi cresciuti" ma rimasti "inetti", privi di vera congruenza con il loro spazio e i loro tempi: non solo avulsi dal sistema di cui pur fanno parte ma anche delle proprie interiori mutevolezze. Per definizione il "vuoto" è senza limiti, e quindi paradossalmente il vuoto in cui galleggia una mente priva di consistenti riferimenti copre spazi o pseudo-spazi il cui volume è reso infinito dalla mancanza di ogni pressione: spazi infiniti, dilatati dove però anche la temperatura collassa, e in un gelo infinito. In simili paesaggi gelidi la "calda" affettività si disperde: vi svaporano sul piano emotivo la benevolenza e sul piano dell'apprendimento le interazioni costruttive. In realtà però comunque un vero "vuoto" non può esistere: ed ecco che al loro posto dilagano le "fredde" emozioni distruttive: nel meno peggiore dei casi ecco concretizzarsi la "folla ingombrante" di "mai cresciuti neonati" molto "soli" e "vanagloriosi", molto "derelitti" e "pretenziosi", in ogni caso irresponsabilemente "aggressivi", e continuamente accusanti come "aggrediti"; la massa indistinta di individui che, proprio come immutabili, indifferenti NEONATI, sono inconsapevoli nello spazio della "separata" esistenza di quanto sta loro intorno, nel tempo delle cause e delle conseguenze; di importuni tanto meno attenti alle pressioni reciproche dei sentimenti: una variopinta folla di individui magari ostentamente "moralisti" ma nei fatti  ignari di ogni ETICA, sostituita da accumuli indifferenziati di soggettive mal riconoscciute sensazioni e relativi indifferenti impulsi.
Comunque negli spazi illimitati della mente può talora venir a costituirsi un sottofondo di base in cui l'immaginazione può ricompattarsi e "generare" concreti prodotti "culturali". Per fortuna ma non certo per regola; ed inoltre: genio e pazzia sono forse un'abbinata ineluttabile? O piuttosto non sarebbe più che logico pensare che un bambino dotato - vedi: Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé. Riscrittura e continuazione di Alice Miller - necessiti di maggiori attenzioni, abbia maggiori - e migliori - bisogni da venir assecondati in ciò che lo circonda? E che quindi un futuro "genio" possa risentire maggiormente degli errori ed omissioni rispetto ad un bambino le cui esigenze e potenzialità siano meno "speciali"? Temperatura, volume, pressione: una mente che tende a spaziare in direzioni più ampie, dovrebbe godeere di una protezione che contrasti il rischio di sfuggire in spazi inesplorabili, ma dovrebbe anche venir assecondata nelle sue evoluzioni da un caldo "crogiolo", da un nucleo di base che si allarghi poco per volta per contribuire alla scoperta di concentriche rinnovate orbite di conoscenza e azione. Ma come e quanto nell'allevamento di un bambino - più di loro stessi intelligente e capace di indirizzarsi verso nuovi orizzonti - genitori e insegnanti possono essere in grado di provvedere al meglio - o almeno a non far danni - nel distribuire la loro pressione educativa - visto che educare, in latino ex-ducere, dovrebbe significare = trarre fuori, far esprimere? Come alleviarne le pressioni interne invece di rischiare di contribuire ad un surriscaldamento a rischio di esplosione?
Sviluppo' non è 'imbroglio'. Fanno male i sentimenti che rimangono dentro a marcire, i pensieri incistati e senza voce...

Concretezza che va direttamente verso l'astrattezza delle sublimazioni (plurale)?
"Pressioni" e "volumi" e TEMPERATURA psicosomatici che agiscono soltanto in base a fattori emozionali e interpersonali?
In chimica-fisica tra lo stato "solido" e quello "gassoso" nella generalità dei casi si interpone però lo stato "liquido"; ED anche nel non solo metaforico passaggio a concetti psico-sociologici non si dovrebbe quindi prescindere da questo stato fluttuante intermedio carico a sua volta di potentissime valenze psico-emotive.  nel linguaggio comune sinonimi di "denaro" - "averi", "possibilità", "contante" ecc. - ci  sono "i liquidi", e la "liquidità" come indice di "disponibilità".
Molti atleti non sentono il peso dello stress, eseguendo ogni genere di esercizio con efficienza da automa. Sarà forse per questo che proprio il propanololo, che riduce ansia, tachicardia e tremori, è nella lista delle pegggiori sostanze dopanti? Può essere. Vecchio farmaco dunque. dunque. Dolce piccola pillola del non-ricordo. Tra i possibili pazienti ideali, già sotto il tiro degli implacabili maghetti dl marketing farmaceutico: come i reduci di guerra, che con la pasticca potrebbero dimenticare (con discreta convenienza) sia l'orore compiuto sia quelllo subito. In soldoni: stati emozionali da cancellare come fossero malanni. Prima si fa, meglio si sta. Via quella pesantezza che attanaglia da troppo tempo. Opprimente malinconia conme fosse stitichezza cronica. L'importante è ritrovare il sorriso. Liberarsi. E togliersi il pensiero.
Solo andata in Torino Sette n.937 Filippo D'Arino

lupo Alberto e Enrico la talpa

(La pagina di fumetto è stata inserita su proposta di: Sara)

stitichezza

Aggiornamenti del sito

Dopo la pubblicazione del libro aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti, ma si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche.
Vi si trattano comunque concetti dinamici che richiedono una continua ininterrotta attenzione e continue accurate revisioni, per cui specialmente i capitoli dedicati alla memoria come Consapevolezza e memoria e Quando la cartella clinica è terapeutica... vanno spesso confrontati con i files - mobili - omonimi del sito Web, e così pure questo stesso file/capitolo: dedicato ad un'impostazione di fondo dei presupposti della psicosomatica.
Nuove informazioni, discussioni, dubbi e fraintendimenti rendono sempre più importanti revisioni indirizzate a completare e e aggiornare il testo - sia come stile e fruibilità che come contenuti - e a dirimere o meglio impostare le controversie: a questo fine va segnalato come il file/capitolo IMBROGLIO E' IL CONTRARIO DI SVILUPPO. Da: 'La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù' sia stato e continuerà ad essere ampiamente revisionato, in particolare nei riguardi dei paragrafi riferiti alla "casa", allo "sviluppo" ed alla polemica inerente a questi argomenti Complessi, elettroshock, tempo di mutamenti, lavoro casalingo. La parte polemica è ampliata e resa più amara nel nuovo file/capitolo Opinioni, fatti, accuse / Opinion, fact. complaint, e nel file "esterno ospitato" Una vita che non si individua è una vita sprecata, nonché in ... basta un poco di zucchero e la pillola va giù.
I file/capitoli
Infanzia: tempo di mutamanti e Le faccende domestiche sono stati riordinati e migliorati anche con nuovi apporti di dati "positivi" su cui riflettere in termini concettuali e nell'approccio storico del succedersi delle generazioni e della disamine delle teorie e dei... pregiudizi sul "progresso". (A questo proposito vedi anche la gentile testimonianza contenuta in L'importanza dei ricordi, delle emozioni e delle idee sul futuro). Importantissime aggiunte recenti hanno cambiato completamente il quadro del file/capitolo Dal Sublimato al Concreto: la psicosomatica con cui ne viene presentato l'URL viene ora spiegata dettagliatamente e non solo evocata da uno scherzoso fumetto, in parallelo ad alcune aggiunte - testo e immagini - di Cosa ho in comune io con gli schiavi? Piero, Ada e la scuola della libertà: #bambini e #diffondere e impegnarsi.
Per le novità apportate nel campo dello stile, degli argomenti controversi ed anche dei "dati positivi", date un'occhiata attenta di confronto ai nuovi paragrafi di Consapevolezza e memoria: transfert e mercatino_dell_usato per la rilevante aggiunta di contenuti, non solo di risistemazione editoriale. Anche in Quando la cartella clinica è terapeutica... vengono riproposti questi concetti, mentre riferimenti di contenuto e bibliografici sono stati estesi ed aggiornati in Che cos’è il ‘lavoro emozionale’?, pagina di teoria socio/economica e umanistica da correlarsi con questa d'impronta più pragmatica e di imptto su sfatti concreti; mentre e inoltre questi files/capitoli hanno il loro corrispettivo in inglese: Consciousness and memory, Anamnesis? A way for healing, What is Emotional Labour?. Comunque è da segnalare all'attenzione il file/capitolo in inglese Totem and Taboo revisited: awful and fertile rise of new superstitions presente anche con lo stesso titolo in un altro sito e già pubblicato in un altro libro (cap. 26) It's Abuse NOT Science fiction / Gli Abusi mentali, fisici e tecnologici NON sono Fantascienza.

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This site and the - next - book do NOT be a fount of notices but an ENCYCLOPEDIC gather of different subjects: one another to be read time by time, or better to be CONSULTED even for learning. And so this Web site will always be maintained under speedy and diligently revised construction: 
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To coil reflects to involve: is it the contrary of to develop? At a good side: only wrapped buds can thrive; but also to uncoil embroiled matters can assist development once restored past, since - at a bad side - a synonym of involved is embroil/mislead meaning also FRAUD
] recently modified and improved. Even more bitter controversial is the file/chapter presented in both languages: Opinioni, fatti, accuse / Opinion, fact, complaint to specify real design and aims for refuting any risk of misunderstanding. This purpose is also more enabled by the basical adds and conceptual revision - not only stylistic changes - to be reached and considered on the files Consciousness and memory and on Anamnesis? A way for healing... and validated by the sociological approach of  the "guest file" What is ‘ Emotional Labour’?

links interni correlati all'argomento in generale: 

IMBROGLIO E' IL CONTRARIO DI SVILUPPO. Da: 'La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù'

...dagli adulti di oggi agli adulti di domani...

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Consapevolezza e Memoria

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