(*)
sono stati aggiunte illustrazioni e paragrafi
di
spiegazione.
(**)l'aggiunta
apportata a questi paragrafi costituisce un presupposto
sintetico di tutto il senso di
questo lavoro.
I links
interni al
sito vengono di continuo aggiornati con
l'aiuto di SEVENtwentyfour.com
Motore
interno di
ricerca
Aggiornamenti
e segnalazioni:
Questo
sito e i libri
che ne derivano NON sono di
INFORMAZIONE, ma si costituiscono come una
specie di ENCICLOPEDIETEMATICHE, in cui vengono presentati e
discussi in continuo aggiornamento vari argomenti
da leggersi e soprattutto da CONSULTARE
di
volta in volta.
Tutto
il sito viene di
continuo aggiornato: sono da seguirne le frequenti modifiche (ma anche
i
possibili RECUPERI dai non rari danneggiamenti)
per
cui occorre di
tempo
in tempo
ridargli un'occhiata ed eventualmente
proporre considerazioni,
critiche o informazioni che saranno molto gradite.
postaA
seguito di
difficoltà
lamentate e
relative richieste,
l'architettura stessa del
sito è stata modificata in funzione di
un più agevole
orientamento: sdoppiato,
il file di
prefazione e illustrazione degli indici prende ora un nuovo
nome - Prefazione,introduzione
e indici illustrati - che riinvia a
un differente URL
mentre diventa
iniziale e
fondamentale
un file
semplificato dove a prima vista compaioni i links
indirizzanti
sui capitoli interni.
Anche
se in apparenza
gli argomenti trattati possono venir equivocati come se si occupassero
di temi "bambineschi", proprio questi "temi bambineschi e familistici"
descrivono una ben precisa impostazione di avvio
delle BASI
INIZIALI del CONCETTO a QUATTRO DIMENSIONI DELL'ESSERE.In
questo scenario aquattro
dimensioni vengono
così a precisarsi idee attraverso le quali viene indicato nel
TEMPO un
prospettabile "percorso
futuro" e che riassumono quindi concetti
che indirettamente esprimono un'impostazione di base anche POLITICA.
Ma politico
con i prospettabili "percorsi futuri" significa anche POLEMICA:
non per niente quindi più e più volte questo sito e in
particolare
questo file è stato preso di mira e danneggiato.
Particolarmente scottante in questo senso è un argomento
presente in
questo file - ma non ancora nell'attuale edizione del libro -
il complesso di
Edipo, tappa NON OBBLIGATA nella serie degli
SVILUPPI psico-corporei, non
biologicamente "obbligata"
ma fondante come avvio ad un passaggio socio-evolutivo superiore,
a una forma superiore di CIVILTA'.
L'immetervisi, il viverlo appieno,
il superarlo conduce alla possibilità di riconoscere nella
loro vera
essenza sia il proprio SE STESSI e le proprie possibilità di LIBERTA'
che l'individualità - e quindi i DIRITTI - di ogni "altro"
altrettanto
valido SE'. E' un passaggio
epocale che libera
ciascuno da un familismo primitivo, da un' anacronistico,
protratto, puerile complesso
orale, da una visione ristretta
- e "restringente" - di simboli
"asimmetrici" e non definiti: in sostanza da un mondo basato su incompletezze
e su differenze QUANTITATIVE.
Ma
questo passaggio -
"politico" - non può avvenire di per se
stesso e
in modo scorrevole: contrastando
furiosamente
ogni possibilità di sviluppare
persone "libere" e "responsabili" aperte verso il CONOSCERE,
verso l'APPRENDERE
e verso un DIVENIRE in EVOLUZIONI SUCCESSIVE. "Cattivi
maestri"amputati
della fantasia auspicano
con tutte le loro forze un mondo
"stabile" privo
di individualità complete e come pure genitori pigri
e COMPLETABILI:
in una visione del
mondo
formata da indifferenziati simboli, da statici, limitanti ruoli
vorrebbero si potesse così attuare indefinitamnte un controllo
centralizzato su tutto e su tutti.
Dopo
la pubblicazione del libro -
in italiano - aggiornamenti
sono già iniziati
e molti altri ne verrano fatti e segnalati di
volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti
e
novità / Novelties on the site: anche se si consiglia di
considerare
ancora
con
attenzione le più importanti passate modifiche. / As well for the Italian
edition also
for English one the up-dates of the Web page will be going on and then
not be presented on the - static - book: look often to Novelties on
the site
to be informed.
Chiedo
perdono ai bambini di aver dedicato
questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona
grande
è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa:
questa
persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne
ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha
freddo
e ha molto bisogno di
essere consolata. E se tutte queste scuse non
bastano, dedicherò
questo libro al bambino che questa persona
grande
è stata. Tutti
i grandi sono stati bambini una volta. (Ma
pochi di
essi se ne ricordano.)
Perciò
correggo la mia dedica:
A
LEON
WERTHQUANDO
ERA UN RAGAZZINO
Affetto
e comprensione? Macchè!!! Rotture di
scatole, discorsi senza
senso, consigli non
richiesti, umiliazioni,
situazioni pesanti e tanto, tanto NULLA! Il
NULLA
tappezzava le pareti di
casa,
usciva dalle loro bocche sotto forma di
parole sconnesse, il NULLA
pranzava e cenava con noi e sempre alla stessa ora. Il NULLA stava in una carezza
mai data,
stava nei loro cuori e nella loro mente. Quando non c'è "nulla"
da dare, quando
manca negli
adulti l'esperienza delle emozioni e del vivere, beh,
allora,
davvero, non c'è niente da fare e niente da dire.
La
figura
china è
avvolta da
otto gufi, innumerevoli pipistrelli, la lince
e un gatto nero che mimetizzato nell'oscurità rappresenta la
pigrizia
e la lussuria. Solo la
lince ai piedi
dell'artista
rappresenta la positività: Goya ci
avverte di
rimanere
all'erta così come è la lince, a causa dell'eccellente
vista
capace di
penetrare nell'oscurità, perché durante il
sonno
non possiamo difenderci dai vizi, rappresentati dagli animali che gli
stanno
intorno. . .
(Da
osservare l'animalità
lungimirante della lince espressa nello
sguardo
- attento, perplesso, preoccupato - e la falsa intelligenza che trapela
dagli occhi - furbetti o falsamente ingenui - dei gufi, o da quelli -
malevoli
- del gatto nero seminascosto dietro il dormiente.) El
sueno de la
razon produce monstruos...Francisco
de Goya y LucientesCaprichos
43 1797(El
Prado
Madrid). Il
commento del Maestro, conservato al Museo
del Prado di
Madrid, riporta, a proposito di
questa tavola:
EL
SUENO DE LA RAZON PRODUCE
MONSTRUOS...?
E Francisco Goya y Lucientes così aggiunge:
La fantasiaABBANDONATA
dalla
ragione, produce
mostri impossibili: CON ESSA è madre delle sue meraviglie.
Un'altra
raffigurazione metaforica di
grande impatto è l'analogia
tra esseri
umani e alberi, tra lo sviluppo di
entrambi e i loro elementi
basilari.
Le radici nel loro sotterraneo allargarsi e aggrovigliarsi e il terreno
che le nutre o le ostacola possono rappresentare materializzazioni del
meno tangibile "complesso
orale"; il tronco e la sua struttura
lignea a cerchi
concentrici successivi
si irrobustisce nel tempo
per gli
alberi, nelle esperienze vissute per il "complesso
anale" umano. Ed
infine la variabilissima e quasi infinita possibilità di
aperture anche
generative dei rami, foglie, fiori, frutti, può essere
paragonata -
anche nelle accezioni etimologiche - alle possibilità
evolutive umane
del "complesso genitale".
Come
riepilogo dei concetti generali di tutto questo lavoro giunge
molto opportuna la possibilità dicommentare
una
considerazione
che ci è stata mossa a proposito dei
metodi nefasti di
allevamento e delle loro conseguenze anche nel corso
delle generazioni future. Da
segnalazioni come quelle contenute nei file/capitoli Imbroglio è
il
contrario di
sviluppo,
Delgado
& Skinner
ecc. l'interlocutore aveva - erroneamente! - dedotto che una
volontà specificamente "malvagia" operasse con precisi
propositi
dietro le quinte per ottenere un simile risultato. PURTROPPO
invece per lo più NON si tratta di azioni programmate
- che come tali potrebbero quindi venir combattute apertamente: i
comportamenti degli adulti nei confronti dei bambini rispecchiano una
NORMALE curva
di
Gauss
con
agli estremi qui i "buonissimi" - e i loro
Maestri - e
là i
"cattivissimi" e i loro istigatori; mentre - e
qui ripeto
"purtroppo" - al centro si raggruppa una massa generalizzata e passiva
diinetti,
disuperstiziosi, di adulti
non-sviluppati,
diinfanzie
malvissute
o non
vissute e/o rimosse.
Chi
sono
veramente io? Quante
potenzialità ho lasciato incolte a marcire poco alla volta?
Cosa avrei voluto per me fin da bambino? Ma sono mai stato "bambino"?
Grammatica
Ieri
sera
leggendo Infanzia
e società - Erikson ho per la
prima volta capito il senso di quello che leggevo e ho anche
individuato quale era la grammatica
che mi mancava per capire. Certo che senza grammatica...
è proprio dura. Analogamente
alla
funzione degli "Organizzatori-induttori"
dello sviluppo embrionale esistono infatti precisi bisogni psicologici
e/o ambientali (nota bene: BISOGNI
non "desideri") che - se non appagati - producono a cascata precise, determinate
incompletezze
e/o deviazioni dalle normali, predisposte vie di
sviluppo
(vedi
anche in Imbroglio
è il contrario di sviluppo).
...
organizzazione embrionale;
fenomeni di
induzione, territorio induttore e territorio competente;
proprietà
dell'organizzatore embrionale; generalizzazione dei fenomeni di
induzione;
induzioni di
ordine superiore; gli induttori eterogenei e tentativi di
identificazione dei principi induttori.
Come
avviene
per gli "organizzatori"
biologici dello sviluppo embrionale che DEBBONO
agire in modi, tempi e soprattutto SEQUENZE stretti e precisi per
creare
organismi senza difetti e non mostruosità,
esistono traumi
in apparenza "piccoli" che - se giungono in un momento e in
modo sbagliato del processo di
armonizzazione delle maturazioni
intelletuali,
sociologiche e affettive - ne
scombinano
una cruciale fase:
e non solo alterano
questa
cruciale fase di
sviluppo, ma anche le sue successive. Ecco un nuovo "mostro",
che può avviare a valanga una catena di
errori in peggioramento
successivo. Ecco che da allora,
in un circolo vizioso avvitato su se stesso, queste disorganizzazioni
possono continuare ad aggravarsiverso
vie patologiche a loro volta aperte a diramarsi al di
fuori della
persona
singola fino a travolgere - nel presente, ma spesso ben oltre anche nel
futuro - intere esistenze: la propria e molte altrui.Molta
bibliografia psicanalitica si rifà
a concettualizzazioni che descrivono SINTOMI
e - presenti o passati - fatti o situazioni PATOLOGICI:
come ad esempio i concetti dinamici di inferiorità
e della relativa esaltazione del successosecondo
la scuola di Adler.
Altre - e accreditate
(!) - definiscono
come
normali
situazioni e loro svolgimenti ancora peggiori: ad esempio la
così definita fase
schizo-paranoide e la sua pseudo-soluzione in posizione
depressiva della scuola di Melanie
Klein o all'opposto l'enfasi data alla rabbia
repressa
dei troppo "bravi
bambini" di Alice Miller:
ma
- al di là della troppa enfasi - quale prezzo si paga per
ottenere un "bravo
bambino"? Troppo
spesso travisati come se al
posto di descrizioni fornissero prescrizioni "normative", sono al
contrariostudi
di precisa
ricerca pura di dati originari senza
alcuna
pretesa di
proporre "terapie" o qualsivoglia dati normativi, anche se in pratica possono contribuire
all'attuazione di una fisiologia
ricostruttiva
con indicazioni epistemologiche
e scientifiche
-
sperimentali o meglio: di
osservazione -
centrate volutamente solo su determinati
elementi.
Fondamentale come contenuti e come metodo sono quelli di Jean
Piaget
nella loro classica
e
fondante
impostazione di
approfondimento delle origini
dell'intelligenza umana.
Jean
Piaget ha
definito la sua teoria come psicologia
genetica, non nel senso
ereditario del termine, ma intendendo con questa espressione lo
studio della genesi
dell'intelligenza.
Egli
propone la sua famosa teoria degli stadi.
Lo
stadio
è una fase
di
sviluppo. Piaget
ne individua quattro principali nello
sviluppo
della logica
infantile.
1)
DEL
SENSO MOTORIO ( 0-2 ANNI )
2) PRE-OPERATIVO ( 2-7 ANNI )
3) OPERATIVO CONCRETO ( 7-11 ANNI )
4) OPERATIVO-FORMALE ( dopo gli undici
anni )
In direzione
opposta - non dalla ricerca alla pratica, ma dalla clinica
alla espistemiologia
- pur
partendo
dall'esperienza clinica ospedaliera di
malati psichici gravi, Carl
Gustav Jung si
era indirizzato sempre più
verso la ricerca erudita e la sistematizzazione
di
concetti fondamentali riguardanti elementi
base della natura umana. Jung cioè si era proposto
- riuscendovi - di allargare la visuale analitica oltre
il
patologico, per
riuscire ad estendere la
possibilità
clinica di
conoscere meglio - e quindi meglio aiutare - potenziali
pazienti
anche indipendentemente
dall'età.
Sue sempre valide
acquisizioni
e
proposte
presero
origine e si espansero a partire dalla brillante idea di
riassumerle in categorie
esaustive: quattro gli archetipi
principali, due i principali tipi
psicologici, proponendo così
generalizzazioni che possono
costituire una valida base di
partenza
per una miglior conoscenza anche ontologicamente
filosofica della natura umana. E non solo con
definizioni adatte alla conoscenza e collocazione delle
carattteristiche degl individui singoli: i suoi studi si estendono
anche allo Spirito
del Tempo e in generale al campo dell'inconscio
collettivo. Complessivamente però questi
approfondimenti sul piano terapeutico sono
offerti a chi sia
già in cerca di
personale
individuazione: cioè non
possono
che riferirsi e aiutare esseri "già sviluppati", chi si trova
già capace di pensiero
astratto mentre possono creare gravi danni a chi
invece - come un albero
i cui rami non poggiano su di un adeguato tronco - non si accorge di
porre uno spazio vuoto
tra le proprie sensazioni e un "pensiero"
che crede "profondo".
Dalle
raffigurazioni degli archetipi con
immagini personalizzate simboliche - Grande
madre, Vecchio
saggio, Anima, Animus - Jung
giunge al termine individuzione
- ben puntualizzato nella
frase
perentoria
Una vita
che non si
individua è una vita sprecata - che dovrebbe indicare il traguardo in cui
lo
sviluppo di ciascuno lo differenzia e ne
realizza
le doti, avendone
amalgamato in
modo armonico archetipi e tipo psicologico, vita individuale e
norme colletive.
L’individuazione
coincide con l’evoluzione della coscienza dall’originario stato
d’identità; l’individuazione rappresenta quindi un ampliamento
della
sfera della coscienza e della vita psicologica cosciente. (C.
G. Jung, Tipi
psicologici, Boringhieri,
Torino, 1968,
pagg. 463-465)
Un altro termine da lui
proposto nel paradigma
delle forze con
cui a tutto campo si ha a che fare, sistematizza l'esistenza dei
singoli in un contesto di
possibilità di trasformazione - vedi ad
es.
in L'uomo
e i suoi simboli - per indicare
"passaggi" attraversabili da "tutti". Ma la stessa etimologia di
questo
termine tende a sottovalutare l'evidenza di quegli sviluppi
che - in
regolari fisiologiche prefissate sequenze
- cercano man mano di
"fiorire", di
"sbocciare": di costituirsi come punti di partenza verso aperture per
s-volgere al meglio il regolare
tema dei normali complessi.
Non
trasformazioni
casuali, non metamorfosi
come...
da "bruco" a
"farfalla" annunciano
la dinamica sul come raggiungere
questi traguardi di pienezza: traguardi non teorici ed estemporanei,
ma ben
concreti e inquadrabili. Non è infatti
possibile una autentica e piena individuazione
quando fili non pazientemente
dipanati - a partire dalla loro origine fisiologica o dopo esser stati ricostruiti
attraverso la memoria biologica - non
permettono di
tessere la propria
solida tela. Non si
tratta soltanto di
terminologia,
ma di
occasioni
continue di fraintendimenti: il misconoscere i prefissati, sequenziali
"sviluppi",
porta a confonderne l'effettiva regolare realtà dei cambiamenti
fisiologici prefissati con potenziali imprevedibili
nuove
collaterali espansioni.
A
partire da ben attechite radici un
dinamico - ma tipico e necessario - percorso a cerchi
concentrici successivi via via si consolida nella regolarità
delle
fisiologiche fasi
maturative per sostenere lo
spessore di ogni esistenza
verso vie che
dovrebbero essere comunque di
altissima potenzialità e
varietà. Su solide e
non fozate basi può così avviarsi ogni capacità
di
aprirsi ad assimilazioni e interazioni, volgendosi non verso una sola
ma verso numerosissime
espansioni a loro volta eventualmente trasformative.
In altri termini: non siamo...
insetti, le cui radicali, irreversibili trasformazioni
per noi... mammiferi
nidiacei non
corrispondono ai nostri
concreti,
biologicamente determinati
sequenzialicomplessi,
presupposti di una completezza
capace di rifiorirein
sempre più evolute
maturazioni. E' vero
che ad ogni raggiunta fase di sviluppo, dal tronco di base possono
evolverne
successive nuove
collaterali espansioni generate
- come fossero "figli" - da creativi
incontri
e da ben
assimilati apprendimenti
occasionali: ma soltanto quando non vengano violati i presupposti di
base dello sviluppo in atto, queste occasionali evoluzioni possono dar
lugo a
vere ristrutturazioni
trasformative.
Solo a partire da una fisiologica com-plessa struttura ben radicata e
irrobustita il mondo esterno può
venir veramente
fruito
in modo allargato come fonte inesauribile di
sempre nuovi - questa volta - trasformanti,
rigeneranti
apporti.
Radici
immerse in un terreno fertile e non pietroso, un tronco che via via si
solidifica in legnosi cerchi concentrici anno dopo anno: riassumendo
l'analogia
con l'essere umano, ben tre regolari complessi sono necessari per
giungere ad una genuina possibilità di
apertura verso la conoscenza da
cui trarre sempre nuovi EVOLUTIVIconi
di
espansione
- estesi, vari, diversificati e intersecantesi in collegamenti a loro
volta aperti ed evolutivi, come
le fronde, i fiori e i frutti di
un albero vigoroso. Complesso
orale
confuso con complesso
genitale
saltando
tutte le tappe
intermedie? Credere di poter accedere senza apprendistati validi ad
acquisizioni e
consapevolezze,
arricchimenti emozionali e solidi sentimenti, curiosità di
imparare e
conoscenze assimilate,
accettazione fiduciosa di complessità e aperture sul
l'imprevedibile
divenire...? Mettendo
anche a
rischio tutto il
futuro - proprio ed anche altrui - , quanto vera e
terribile può
manifestarsi
questa inconsistenza non di
termini ma di
vicende esistenziali!
Infatti solo un complesso
di
Edipo susseguente ai
complessi precedenti e non arrivato da un "nulla" di affetti e di
acquisizioni personali, basato su uno sviluppo di istinti solido e non
aggrovigliato può venir realmente
completato. Il vero
"io" dovrebbe essere come un albero che assorbe
nutrimento in
un
fertile
terreno e che è dotato di un "tronco" che
via via si solidifica per reggere sempre nuovi robusti rami e spargere
creativa semenza: solo così l'attuarsi dello svolgersi regolare
dei
"complessi" può
lasciar spazio e sviluppo progressivi sia alla pienezza
dei sentimenti condivisibili e dei rapporti plurimi, sia alla gioia
- personalmente trasformativa - del conoscere assimilante e
chiarificante (vedi i
concetti di assimilazione
e
accomodamento di Jean Piaget).
Solo
allora prende vero
significato la possibilità di rapportarsi a "tre"
- e a molti - e non più soltanto "due" per volta, e appare
l'insistente
serie dei "perché"
con l'entusiasmante
curiosità del vero sapere:
prima
di
tutto per intuire allo stesso tempo
attraverso il "mistero" del
sesso adulto anche il segreto della propria nascita/esistenza.
Risaltano in
questa direzione le idee
proposte (non imposte!) da Freud con la loro
enorme ampiezza
e ricchezza di
aperture e di evolutività intrinseca di
vedute,
con
la loro solidità
di
costante piattaforma su cui poter innestare o persin "seminare"
sempre nuove idee e scoperte: senza difficoltà nè timore
di
contraddizioni nel confronto con l'UNILATERALITA' e la troppo
frequente
preferenza per il patologico tipici della maggioranza sia di
seguaci
che
di
detrattori. Non
trasformazioni
estemporanee, non cure miracolistiche e/o superficiali riorganizzazioni
del comportamento
possono
ridarre la pienezza della propria individuale esistenza a chi non ha
potuto portare a regolare compimento il difficilissimo
mestiere
devoluto ai primi anni di
vita. Ma
ad ogni modo, se è ben sicuro che sviluppo
non è sinonimo di
accrescimento,
e che la memoria
dei fatti si accompagna ad una "memoria
staminale" biologica, proprio alla psicanalisi
dovrebbe venir demandato lo scopo di
ricostruire
dall'interno e non "trasformare" - il che significherebbe di
nuovo
"con-torcere" - le personali esistenze
mancate,
le vie interrotte e/o imbrogliate: quelle
vie che
avevano preso fin
dall'inizio una "brutte
piega"
invece che dis-piegarsi, dis-tendersi in regolari
s-viluppi. Alla vera psicanalisi compete
proprio
il dovere di
far restituire
a ciascuno quanto ha perduto, quanto gli è stato mistificato o
distrutto
nella sua personale progressione
verso una, non ipotetica e teorica ma veramente peculiare, piena
espansione; anzi sarebbe meglio dire:
verso il poter trar profitto
ad ogni età del maggior numero delle intrinseche dotazioni. Al contrario
predisporre
una (pseudo-)umanità in base
alle capacità
cognitive
sviluppate … in massimo grado...? Non
si realizza
forse
proprio così il concetto di imbroglio
antitetico a quello di sviluppo?
come definiti nel Dizionario
dei Sinonimi
e dei Contrari del Tommaseo:
Lemma 2327:
'SVOLGERE,
SVILUPPARE'.Si
s-volgono
le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano
le inviluppate. Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi
sviluppare
non ha luogo proprio... Tutto
ciò che
ha
vista di cosa involuta o sospetta, o comechessia non piacevole si
suole
chiamare imbroglio... Imbroglio da ultimo vale: frode tramata per
ingannare
o danneggiare altrui...
Si
svolgono
le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita?
Nella
multipotente specie umana quanti sono
questi "germi", queste potenzialità che ad ogni età
potranno al momento
opportuno
s-volgersi e diventare competenze
e realizzazioni? Come possono trasformarsi in
capacità di adeguamento, se non in nuove vie evolutive, in
nuovi coni di espansione? Ma come lo può chi
fin dagli inizi è stato derubato - mutilato, castrato - di
novantanove
su cento delle sue originarie possibilità come potrà
seguire
gli eventi e i cambiamenti ambientali per non soccombere alla perdita
di"abitudini"
a senso unico? Quali nuove vie
evolutive potrà trovare, instaurare e
percorrere? Verso quali rinnovabili obbiettivi potrà
"ramificarsi e
fruttificare"? O almeno più praticamente:
su quali adeguamenti potrà far
conto ogni volta che si troverà a doversi confrontare con
inaspettate
evenienze?
Un
albero privato dei suoi rami diventa un semplice "palo"...
Fronde tagliate - utilizzate come soltanto decorativi "fiori
recisi" senza "terrose" radici - sono
destinate a marcire in
un vaso ...
Ha
un percorso di profondità.
Diciamolo
in questo modo: è come se tra il nucleo
profondo dove radicano le
radici dell’io e la buccia della pelle ci sia uno spazio denso ed
esteso da percorrere e attraversare, affinché la
sorgente trovi una
strada, si dia una forma, rappresenti se stessa in qualcosa di
visibile, che possa funzionare da segnale, da segno, da parola. E
questo stesso processo, uscendo dalla pelle, si faccia energia e forza
costruttiva, capace di dare
forma alla materia,
di mettere al mondo, di
realizzare qualcosa. Ed è come se solo costruendoQualcosa tu ti
realizzi come Qualcuno. Perché questo qualcosa
è
come l’immagine di te
nello specchio del mondo: l’espressione, la rappresentazione del seme
che tu sei.
Il
bambino
è fatto di cento.
Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.
Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene
rubano novantanove. La
scuola e la cultura gli
separano la testa dal corpo.
Gli
dicono: di
pensare senza mani di
fare senza testa di
ascoltare e di non parlare, di
capire senza allegrie ,
di
amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale. Gli
dicono: di scoprire il
mondo che già c'è e di
cento gliene rubano novantanove. Gli
dicono: che
il gioco e il lavoro la
realtà e la fantasia la
scienza e l'immaginazione il
cielo e la terra la
ragione e il sogno sono
cose che
non stanno insieme. Gli
dicono insomma che
il cento non c'è.
Il
genoma umano
presenta significative differenze già
a
livello
individuale. La
scoperta,
che sarà pubblicata a settembre su Nature
Genetics,
potrebbe presto portare a ulteriori
spiegazioni dell'unicità
individuale
e del modo in cui si sviluppano le malattie.
Utilizzando
nuovi metodi per l'analisi del Dna, sono stati trovati dei
prolungamenti,
meglio delle variazioni "lunghe anche centinaia di
migliaia di
basi”
presenti nei singoli genomi.
Gli
OGM
non si
riproducono e
le loro "sementi" isteriliscono le culture circostanti?
E,
tornando ai casi umani, così esemplifica una testimonianza
personale
riferendo una sintetica descrizione-spiegazione della personale nevrosi
e delle sue manifestazioni.
Io
chi sono?
A chi appartengo o meglio appartengo a qualcuno?
Si parlava di
perdite
... Io
sono io, mi verrebbe da dire, e, forse, quei legami
familiari
così
forti a cui tenevo tanto è giusto che prima o poi vengano
spezzati e che lascino come ieri sera la sensazione di essere solo al
mondo, orfano di generazioni e generazioni.
... [La nevrosi con la sua] resistenza era
un nucleo informe
e compatto una specie di cellula staminale totipotente che è
rimasta
soffocata ma ancora
viva e
presente. Quel nucleo
era il mio
stampo, non più
quello imposto, ma quello originale, quello vero, nato dal caso e dalla
combinazione e che ha dato vita ad un
nuovo essere e come tale diverso da tutto ciò che lo ha
preceduto.
E‚
cosa c'è di meglio come resistenza che impedire a quello
cresciuto
nello stampo sbagliato di riprodursi? "Fermati! Guarda indietro cosa
sei diventato? Cosa ti hanno fatto diventare!?" ... La vera unione tra
mente e corpo, l'unica unione capace di generare
l'unicità del
mio
essere e in
quanto tale l'unico
degno di
riprodursi. Voglio dire che
in
fondo quella parte della mia famiglia è realmente come se fosse
sterile, perché genera
ma
non permette lo sviluppo e anche dal solo punto di vista
antropologico tutto ciò non porta che all'estinzione:
un ramo secco da cui non nascerà mai nulla. E‚ questo quello che
mi ha
sempre reso così distante dai miei genitori, non volevo, non
voglio
essere un RAMO
SECCO.
Esiste
in
fisica e ne è stato
mutuato
anche nelle scienze sociali un termine efficacissimo - RESILIENZA
-
che è l'esatto opposto di
rigidità e conseguente
"fragilità":
nell'accezione psico-sociologica del termine descrive analogamente il
contrario della rigida
conseguenza
di
"crescite" attuate per ristretta sovrapposizione
e non
attraversando e assimilando
differenziati,
evolutivi e versatili "sviluppi"
SVOLGERE,
SVILUPPARE.
Si svolgono
le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano
le inviluppate. Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi
sviluppare
non ha luogo proprio...)
Resilienza:
La
resilienza è più della
semplice capacità di
resistere alla distruzione proteggendoci da
circonstanze difficili, è in ugual modo la
possibilità di
reagire positivamente a scapito delle difficoltà e la
voglia di
costruire utilizzando la forza
interiore propria degli esseri umani.
Non è solo sopravvivere a tutti i costi, ma la l'abilità
ad usare
l'esperienza appresa dalle situazioni difficili per impiegarla in processi
trasformativi e di
recupero...
Ma
se la RESILIENZA:
è
più
della semplice capacità di
resistere
alla
distruzione proteggendoci da circostanze difficili [bisogna]
incominciare
a diffondere questo concetto per contribuire alla comprensione del
fatto
che ogni persona potrebbe possedere questa caratteristica, ma da
tutti
noi dipende che possa essere sviluppata,
se
ci concediamo mutualmente la
possibilità di
farlo. (Vedi
articolo Resilienza).
Anche
in questo caso però termini e descrizioni
equivocabili di
fatti valutati in modo improprio possono trasmettere
idee non soltanto false ma addirittura pericolose.
Non bisogna quindi mistificare il concetto
di resilienza con l'accezione
meccanicistica di esser
capaci
di
non fare una piega:
ma intenderlo come capacità
di
rispondere
ai cambiamenti trasformativi
in un modo
globale, secondo un percorso interiore istintuale ed emotivo
che
NON
conduce certamente alla restaurazione
dello stato
iniziale,
ma
ad
un superiore e più EVOLUTO
livello di
maturazione,
solidità
e capacità di
nuove consapevolezze esperienziali.
Al
di là di questo, c'è il concetto di transizione
... i passaggi a diversi approcci alla vita, una sorta di cambio
di
filosofie esistenziali.
Sai? Quando ti ribadisci in testa nuovi principi, che apparentemente
sono il contrario di quel che ti sei detto fino a qualche tempo fa. ...
Il
punto è che i periodi di transizione "sempre più
numerosi e lunghiì“
sono periodi per cui non siamo tanto attrezzati a viverli. Noi, per lo
più, pensiamo alle crisi come a periodi dolorosi e brevi. Devono
essere
brevi! Se ne esce con una decisione, un atto di
volontà, una
reazione
energica. C'è una sorta di etica che dice, nella crisi:
reagisci,
volontà, decidi e parti di nuovo!
[Vedi
come conseguenza di
questi concetti
pseudo-normativi la trasformazione
in
dettami esteriori dei processi
spontanei
interiori delle prime fasi dello sviluppo degli ISTINTI: ad esempio
lo "svezzamento"
(!), l' "educazione degli sfinteri"
ecc.(!)]
Ma
c'è un'altra etica, forse più profonda,
che afferma: aspetta,
ascolta,
non avere fretta, decidi solo quando senti che la cosa è
MATURATA
dentro. Questo
della crisi è il momento dell'ascolto,
per una maggiore
conoscenza di te. Una
decisione affrettata equivale a una fuga. Qualcosa
di
forte, qui vicino
indica
sicuramente qualcosa che sento,
che è qui, ma che ancora
non
riesco a vedere.
E un momento di transizione.
La
parola complesso
nel campo della psicologia venne
usata tecnicamente per primo da Jung per il suo test delle Associazioni
verbali: risposte spontanee date dai
pazienti
alle parole-stimolo
che, quando
il fluire soggettivo si arena rallentando o esprimendo
collegamenti
banali,
indica la
presenza di
un problema profondo.
Ma i "complessi" - come le "fasi" di
Erikson: altro termine per
indicare analoghi fatti e intrecci, in una nomenclatura meno estensiva
- NON
descrivono dati
patologici (come spesso vengono invece
mistificati), NON
sono idee
astratte e neanche pure metafore semplificanti (come gli archetipi
di
Jung): introducono ad effettivi PERCORSI, a modalità
di
esistenza ben constatabili e ben puntualmente
collocate
nel tempo.
Come le materie
scolastiche,
essi possono attivarsi con precisione o con negligenza, possono
raggiungere
ottimali completamenti o disorganizzarsi in tempi e modi sbagliati:
di sicuro,
come ben acquisite materie di
studio, ognuno di
questi passaggi com-plessi
(cioè passaggi formati da complicati - "com-plicati" = raccolti
in "pieghe" - e coerenti in-trecci)
sono
potenti strumenti che nel
corso dell' esistenza determineranno
aperture o stagnazioni, piattaforme su cui innestare vere evoluzioni o brutte
pieghe
dannose anche per i
circostanti. Come le materie
scolastiche anche i "complessi"
possono
quindi venir ben assimilati o confusi, studiati con ordine o in tempi
raffazzonati
o infiniti: ma, come le materie scolastiche fondamentali, sono
strumenti
e occasioni che possono aprire potenzialità o umiliare con
bocciature,
che a
loro volta,
come le bocciature scolastiche -
più facilmente se con aiuti esterni -
possono venir recuperate. "Complesso"
si rifà ad un aggettivo da
Freud sostantivizzato, come lo è nel caso dei "complessi
musicali":
con lo stesso significato di
fondo di unione
nella necessaria
diversità. Ma se "complesso" rimanendo aggettivo
o
participio è spesso usato nel senso spregiativo
di "complicato", "confuso"
questo termine
trasformato
in sostantivo è ben indicativo nel definire i regolari
passaggi promotori di quelle efficaci dotazioni preparate a sbocciare
e ad aprirsi
nei dovuti tempi e modi: dallo s-volgersi
graduale
delle "pieghe", poco per volta non più tenute insieme - dipanate
e non più "com-plicate" - può cioè prendere
origine la
serie dei regolari
cerchi
concentrici che - come gli
anelli di
crescita che di
anno in anno irrobustiscono
il
tronco degli alberi - ne rinsaldano la sostanza. In
analogia
semplificante con il percorso scolastico - durante il quale si
può sia imparare il "metodo"
dell'apprendere,
sia viceversa l'isterilirsi in mentalismi vuoti o il
rattrapirsi o
"esplodere" in umilianti
confronti - ildis-tendersidi queste
"pieghe" può, in bene o anche in male,
farle irradiare
volute sempre più
ampie come
gli
orbitali degli atomi. In seguito da questo
dipanarsi irrobustito e scorrevole, il "filo"
lineare può
successivamente
"intersecarsi" con altri "fili" e situazioni, superando le
limitazioni di
un'unica serie di
potenzialità. E'
così che tutte le possibili vicende di
un'esistenza
possono unirsi con le situazioni ambientali e le vicende delle altrui
esistenze: contestualizzate
tutte in un tessuto
solido e multiforme di
"evoluzioni" successive: "buone" o anche "malvage"
che siano.
(Spiegazioni più
dettagliate e "scientifiche" si trovano nel file/capitoloDal
Sublimato
al
Concreto.)
Esiste
il -
centripeto - complesso
orale definibile sommariamente con
tutto
quanto si riferisce a entrate,
"acquisizioni", "pienezza"
ed anche
con
tutta la serie di
vocaboli, verbi o sostantivi, in cui si presentano
concetti
di "insieme",
di "fusione",
con prefissi quali "con..." (ad
esempio
tipo "concordia", "comunicazione", "compiacere" ...,"cooperazione", ed
anche ad es.
"complessivo"
ecc. o persin "competizione"), o "sin...." (tipo "sinergia",
"simpatia", "sintonia" e persino
"simbolo" ecc.), o
con
suffissi che ricordano il termine "fusione" ("diffusione" come in:
"luce
diffusa" o "soffusa", o suoi derivati (ad es. "effusioni") ecc.
E'
il
"complesso" dell'ESSERE
vivente
allo stato puro, della sapienza
dei
corpi e
delle loro interne vicissitudini; è il complesso
che
per tutti i mammiferi e i nidiacei si riferisce alla prima tappa dello
sviluppo esterno. Da un sostantivo - crogiuolo
-
bellissimo nella sua solenne
etimologia
e
riferimenti -
deriva un verbo che invece nel linguaggio comune si rincantuccia nella
sua tenera "comodità": il crogiolarsi
bene esprime uno dei momenti essenziali, anzi uno dei principali valori
di
questo complesso; e così pure fondante con le parole-chiave MI
PIACE / NON MI PIACE... ne
è l'importanza dei sensi -
vedere, sentire,
toccare, gustare, annusare. Al "mi piace"
dovrebbero
seguire fisiologicamente dei "ricevere", dei "prendere", degli
"ottenere", che a loro volta - sempre che si rimanga nel campo della
"normalità" - dovrebbero colmarsi e trasformarsi in un'altra
importantissima VITALE
manifestazion
dell'essere
vivente:
il PIENO,
l'averne ABBASTANZA, la SAZIETA', il "basta",
anzi: la
SODDISFAZIONE
("satis
habere").
E questo "riempimento"
dovrebbe permettere e dar il via - per usare una parola grossa - alla
pienezza
dell'esistere
nelle
sue possibilità sempre in atto di circolarità
benefica,
a sua volta in grado di
espandersi ulteriormente
in
nuovi "mi
piace",
che si
allargano in vari
"mi inrteressa",
che a loro volta aprono nuove vie di curiosità attiva e d'azione
verso
nuovi ampliabili orizzonti di
conoscenza.
(Vedi:
Una
circolarità benefica (Editoriale
- La Direzione di Famiglia
Cristiana)
Restringendo
la visuale, ci fermiamo sul benessere,
sul benestare (con
se stessi, con gli altri); sul sentirsi bene e al proprio
posto
nelle relazioni con gli altri, avere una sana comprensione dei propri e
altrui limiti.
Ben-essere, dunque, non equivale soltanto a 'ben funzionare'. ... Le
emozioni
intense vanno
espresse ai massimi livelli; piangere, ridere, urlare, saltare di
gioia, manifestare paura sono comportamenti che non disdicono la
persona che sa gestire
le emozioni senza soccombervi. ... Il dare e
il ricevere
sono una REALTA'
CIRCOLARE che si protrae nel tempo.
Chi crea benessere, ne
riceve. Chi riesce a influenzare rimane influenzato.
O le
ancora più solenni
parole di Leone Magno - il Papa
che nel 452
incontrò Attila - a proposito
della costruzione
di un Presepe:
Non è
dunque
che si debba ritornare ai giochi d'infanzia o alle nostre
immaturità degli anni leggeri, ma da quelli
trarre
qualcosa che si addice anche agli anni più gravi:
l'oltrepassare con velocità i sentimenti impetuosi, il ritornare
rapidamente alla pace, la scarsa memoria delle offese, un'inesistente
brama di riconosciementi (*), l'amare una comunione socievole e
un'uguaglianza
naturale.
(*) Da notare la
grande
differenza di significato e di concretezza tra lo stesso termine al
singolare o al plurale: come ad esempio nel caso di "con-fidenza" e
"con-fidenze", anche "riconoscimento" e "riconoscimenti" se indicano un
contenuto di grande valore nel caso del termine al singolare, invece al
plurale si deteriorano in banalità o in pretese. La BOCCA
è
il centro propulsore del
complesso, la bocca con le sue non
semplici caratteristiche e funzioni e sviluppi, la bocca dotata
com'è di
molteplici
organi, sensibilità e istintualità: ne è devoluto
il
compito primario del nutrirsi
ma
anche il compito non certo secondario di
trasmettere
segnali
intelligibili. Il
termine IN-FANZIA
con tutti
i suoi
derivati ne
indica
in via primaria una caratteristica "difettiva", tanto che in antitesi in
italiano esiste il termine ora desueto "fan-ciullo"
per
evidenziare -
con analoga
etimologia latina - il passaggio da bambino piccolo "infante" a bambino
più grande "fanciullo" capace di "esprimere con la voce il
pensiero"
e soprattutto di presentare definizioni
con appropriati
"suoni vocali".
Il
termine
in-fanzia
indica
proprio
la non
ancora raggiunta
capacità
di trasformare il
linguaggio
interno dei
sensi e delle partecipazioni in
astratti simboli quali sono le "parole"
trasmissibili e intelleggibili, ma se il prefisso "in-" difettivo di
una non ancora raggiunta competenza
di
DARE
IL NOME alle cose per
poterne disporre in modo sintetico
ed astratto, questo non nega
certo le
possibilità di interazione dinamica con l'ambiente sia in
entrata che in "uscita": "i bambini non capiscono"
e "non ricordano"? oppure diviene
la base
portante di tutta l'esistenza quanto
non solo
sensorialmente "sentito", percepito, incamerato e "digerito"nei
primissimi anni? I segnali
del cucciolo inviano verso
tutto l'ambiente circostante La
specie
umana ha in dotazione molteplici
basi e
caratteristiche: con
la comparsa di un'altra - in
apparenza antitetica - supremazia ciascun
complesso procede dal passivo all'attivo e viceversa
sfumando
dapprima con gradualità
verso il
complesso che poi all'improvviso
lo
segue. Se il primo
complesso era centripeto, diffuso,
generico e impreciso
e "senza parola" - in-fan - il
successivo è centrifugo, separante, puntiglioso: persino la
bocca vi diventa uno strumento di
uscita,
rivolto all'esterno, con le "cose" come
punti cardine:
le emissioni vocali si precisano in
locuzioni, i suoni si organizzano in
"loquacità" -
"facondia" seguendo la stessa
etimologia - irapporti come tali contano molto meno e le
sensazioni si trasformanoin
nomi,
sintesi, definizioni,
rapporti...: ed
è
per questo voluto
motivo espositivo che
le spiegazioni verbali del complesso orale sono espresse in forma molto
ridotta, anzi in fondo surrogate persino da - inusuali - esempi visivi di
vita
animale.
I corpi viventi
hanno comunque tanti
linguaggi,
anzi ben più numerosi e potenti persino di
quei Cento
della poesia di
Malaguzzi: simpatico
paradigma di
questi concetti ce lo offre ad esempio la "strana coppia" di...
rinoceronti,
una coppia
mamma-e-bambina che riesce anche solo con genuine "espressioni...
facciali"
a manifestare intense
emozioni e
diffonderle ovunque. Dallo zoo di
Cincinnati
si offre via Internet a tutto il mondo questo
gentile e inusuale
esempio di
"cosa sia" un VERO
complesso orale,
e
di
come si svolga la circolarità
- non certo la simbiosi
(!!!) e neanche l'identificazione
(!) o un rapporto
complementare
- in un rapporto "orale"
figlia-madre nel suo continuo divenire. (Molti
esempi
chiarificatori si trovano nel file/capitolo Le
faccende
domestiche
in particolare in #madri_e_figli
e segg.)
Ma
se non su di
una sola base e
caratteristica nella specie
umana
ciascun
complesso procede sfumando
con
gradualità
verso il
complesso
successivo fino alla BRUSCA comparsa della sua - in
apparenza antitetica - supremazia, il primo complesso è
comunque "senza parola" (dal latino = in-fans:
quindi
generico e infandum),
mentre
il successivo è molto puntiglioso e loquace, come di
norma nei
complessi "attivi" -
centrifughi,
rivolti all'esterno - nomi, cose, sintesi, astrazioni, rapporti...
ne sono punti cardine.