24 dicembre 2008

INFANZIA: tempo di mutamenti

copertina libroAnna Abbiate Fubini

INFANZIA: tempo di mutamenti
(Childhood: times of mutability) 

(distributrice: Libreria Editrice Cortina
Corso Marconi 34/a 10125 Torino (ITALY)
Tel: 0039 0116507074  / 00390116508665 / Fax: 00390116502900)
Abebooks, Webster.it



Indice interno del file e del capitolo corrispondente del libro:
#aggiornamenti, #Piccolo Principe, #bambino-che-cresce, #Goya, #premesse, #unicità_e_resilienza, #complessi, #oralità(*), #complesso anale,(*) #vita_sprecata, #Edipo, #Adler, #Yin e Yang(**), #citazioni, #Malaguzzi, #segnalazioni_ottimistiche, #links
(*) sono stati aggiunte illustrazioni e paragrafi di spiegazione. (**)l'aggiunta apportata a questi paragrafi costituisce un presupposto sintetico di tutto il senso di questo lavoro.

I links interni al sito vengono di continuo aggiornati con l'aiuto di SEVENtwentyfour.com

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Aggiornamenti e segnalazioni:

Questo sito e i libri che ne derivano NON sono di INFORMAZIONE, ma si costituiscono come una specie di ENCICLOPEDIE TEMATICHE, in cui vengono presentati e discussi in continuo aggiornamento vari argomenti da leggersi e soprattutto da CONSULTARE di volta in volta.

in costruzioneTutto il sito viene di continuo aggiornato: sono da seguirne le frequenti modifiche (ma anche i possibili RECUPERI dai non rari danneggiamenti) per cui occorre di tempo in tempo ridargli un'occhiata ed eventualmente proporre considerazioni, critiche o informazioni che saranno molto gradite.
postaposta
A seguito di difficoltà lamentate e relative richieste, l'architettura stessa del sito è stata modificata in funzione di un più agevole orientamento: sdoppiato, il file di prefazione e illustrazione degli indici prende ora un nuovo nome - Prefazione,introduzione e indici illustrati - che riinvia a un differente URL mentre diventa iniziale e fondamentale un file semplificato dove a prima vista compaioni i links indirizzanti sui capitoli interni.
Per accogliere le richieste di una più agevole lettura, i testi di questo sito sono stati - anche - trasferiti in un altro LIBRO: Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani

ADULTI DI DOMANI?
Anche se in apparenza gli argomenti trattati possono venir equivocati come se si occupassero di temi "bambineschi", proprio questi "temi bambineschi e familistici" descrivono una ben precisa impostazione di avvio delle BASI INIZIALI del CONCETTO a QUATTRO DIMENSIONI DELL'ESSERE. In questo scenario a quattro dimensioni vengono così a precisarsi idee attraverso le quali viene indicato nel TEMPO un prospettabile "percorso futuro" e che riassumono quindi concetti che indirettamente esprimono un'impostazione di base anche POLITICA.
Ma politico con i prospettabili "percorsi futuri" significa anche POLEMICA: non per niente quindi più e più volte questo sito e in particolare questo file è stato preso di mira e danneggiato. Particolarmente scottante in questo senso è un argomento presente in questo file - ma non ancora nell'attuale edizione del libro - il complesso di Edipo, tappa NON OBBLIGATA nella serie degli SVILUPPI psico-corporei, non biologicamente "obbligata" ma fondante come avvio ad un passaggio socio-evolutivo superiore, a una forma superiore di CIVILTA'. L'immetervisi, il viverlo appieno, il superarlo conduce alla possibilità di riconoscere nella loro vera essenza sia il proprio SE STESSI e le proprie possibilità di LIBERTA' che l'individualità - e quindi i DIRITTI - di ogni "altro" altrettanto valido SE'. E' un passaggio epocale che libera ciascuno da un familismo primitivo, da un' anacronistico, protratto, puerile complesso orale, da una visione ristretta - e "restringente" - di simboli "asimmetrici" e non definiti: in sostanza da un mondo basato su incompletezze e su differenze QUANTITATIVE.
Ma questo passaggio - "politico" - non può avvenire di per se stesso e in modo scorrevole: contrastando furiosamente ogni possibilità di sviluppare persone "libere" e "responsabili" aperte verso il CONOSCERE, verso l'
APPRENDERE e verso un DIVENIRE in EVOLUZIONI SUCCESSIVE. "Cattivi maestri"amputati della fantasia auspicano con tutte le loro forze un mondo "stabile" privo di individualità complete e come pure genitori pigri e COMPLETABILI: in una visione del mondo formata da indifferenziati simboli, da statici, limitanti ruoli vorrebbero si potesse così attuare indefinitamnte un controllo centralizzato su tutto e su tutti. 
Cortina TorinoCorso Marconi 34/a 10125 Torino (ITALY)
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giuliana@cortinalibri.it  bruna@cortinalibri.it ordini@cortinalibri.it

BookSurge
Anche il libro derivato dalle pagine in inglese - From children of YESTERDAY to adults of TOMORROW - è ora in vendita in: Abebooks.com, Webster.it, Alibris.com, BooksinPrint.com, GlobalBooksinPrint.com, e anche in Kindle ed anche in versione migliorata e ampliata dalle Edizioni Libreria Cortina Torino


Dopo la pubblicazione del libro - in italiano - aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti e segnalati di volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti e novità / Novelties on the site
: anche se si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche. / As well for the Italian edition also for English one the up-dates of the Web page will be going on and then not be presented on the - static - book: look often to Novelties on the site to be informed.

Questo file in italiano, come pure quelli intitolati Consapevolezza e memoria, e Le faccende domestiche,Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro si differenziano dai corrispettivi in inglese - Childhood: times of mutability,  Consciousness and memory e Domestic chores.Ergonomics and psychology of a REAL work - per dati bibliografici, citazioni e testimonianze. Anche in Quando la cartella clinica è terapeutica... e riproposti questi concetti, a sua volta con il corrispettivo in inglese Anamnesis? A way for healing non rispecchiante una semplice traduzione ma differenze di impostazione dovute alle diverse fonti culturali. Ma altri due file sono presenti nelle due lingue in versioni non esattamente speculari: vanno segnalati in modo molto evidente in quanto i loro contenuti vengono ad affiancarsi e a completare questo file/capitolo - e il suo corrispettivo in inglese: dal concreto al sublimato... e vice versa affiancato dal - sia pur più ridotto - SUBLIMATIONS: VISUAL SCHEMES AND SCIENTIFIC EXPLANATION
Importantissime aggiunte arricchiscono il testo e modificano il titolo di Un brutto sogno. Una bambina e un'incubatriece e altre esperienze precocissime
ShakespeareEnglish mirror              Dante Alighieritornate alla Homepage

Piccolo Principe

Da Il piccolo principe A. de Saint Exupéry

A LEON WERTH

Chiedo perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa persona grande è stataTutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano.)

Perciò correggo la mia dedica:
A LEON WERTH
QUANDO ERA UN RAGAZZINO

Piccolo Principe

El sueno de la razon produce monstruos....?
 
scrive Cervantes nel Don Qijote e lo ripete Francisco de Goya y Lucientes nella più famosa tavola - la 43 - dei Caprichos 43  1797   (El Prado  Madrid)

Il sonno della ragione genera mostri?
Invece così nel silenzio dei mostri
 può attuarsi

la sua
e la nostra
 evoluzione
Il bambino
 è fatto di cento.
Il bambino ha cento lingue
cento mani
 cento pensieri
 cento modi di pensare
 di giocare e di parlare
cento sempre cento....

Meglio soli che male accompagnati...
 Affetto e comprensione? Macchè!!! Rotture di scatole, discorsi senza senso, consigli non richiesti, umiliazioni, situazioni pesanti e tanto, tanto NULLA! Il NULLA tappezzava le pareti di casa, usciva dalle loro bocche sotto forma di parole sconnesse, il NULLA pranzava e cenava con noi e sempre alla stessa ora. Il NULLA stava in una carezza mai data, stava nei loro cuori e nella loro mente. Quando non c'è "nulla" da dare, quando manca negli adulti l'esperienza delle emozioni e del vivere, beh, allora, davvero, non c'è niente da fare e niente da dire.

Il sonno della ragione

tavola de Los Caprichos: proprietà privata

il sonno della ragione produce mostri...
scrive Cervantes in Don Chisciotte e Goya ne riattualizza significati più generali come si legge nel titolo esteso autografo sul disegno preparatorio.
Suenos y Discursos  de verdades descubridoras de abusos, vicios y enganos en todos los oficos y estados del mundo
E dal catalogo 119 Galleria Salamon pag. 43:
 La figura china è avvolta da otto gufi, innumerevoli pipistrelli, la lince  e un gatto nero che mimetizzato nell'oscurità rappresenta la pigrizia e la lussuria. Solo la lince ai piedi dell'artista rappresenta la positività: Goya ci avverte di rimanere all'erta così come è la lince, a causa dell'eccellente vista capace di penetrare nell'oscurità, perché durante il sonno non possiamo difenderci dai vizi, rappresentati dagli animali che gli stanno intorno. . .
(Da osservare l'animalità lungimirante della lince espressa nello sguardo - attento, perplesso, preoccupato - e la falsa intelligenza che trapela dagli occhi - furbetti o falsamente ingenui - dei gufi, o da quelli - malevoli - del gatto nero seminascosto dietro il dormiente.)
El sueno de la razon produce monstruos... Francisco de Goya y Lucientes Caprichos 43 1797 (El Prado  Madrid).
Il commento del Maestro, conservato al Museo del Prado di Madrid, riporta, a proposito di questa tavola: 
EL SUENO DE LA RAZON PRODUCE MONSTRUOS...?
E Francisco Goya y Lucientes così aggiunge:
La fantasia ABBANDONATA dalla ragione, produce mostri impossibili: CON  ESSA è madre delle sue meraviglie.

Un'altra raffigurazione metaforica di grande impatto è l'analogia tra esseri umani e alberi, tra lo sviluppo di entrambi e i loro elementi basilari. Le radici nel loro sotterraneo allargarsi e aggrovigliarsi e il terreno che le nutre o le ostacola possono rappresentare materializzazioni del meno tangibile "complesso orale"; il tronco e la sua struttura lignea a cerchi concentrici successivi si irrobustisce nel tempo per gli alberi, nelle esperienze vissute per il "complesso anale" umano. Ed infine la variabilissima e quasi infinita possibilità di aperture anche generative dei rami, foglie, fiori, frutti, può essere paragonata - anche nelle accezioni etimologiche - alle possibilità evolutive umane del "complesso genitale".
Come riepilogo dei concetti generali di tutto questo lavoro giunge molto opportuna la possibilità dicommentare una considerazione che ci è stata mossa a proposito dei metodi nefasti di allevamento e delle loro conseguenze anche nel corso delle generazioni future.
Da segnalazioni come quelle contenute nei file/capitoli Imbroglio è il contrario di sviluppo, Delgado & Skinner  ecc. l'interlocutore aveva - erroneamente! -  dedotto che una volontà specificamente "malvagia" operasse con precisi propositi dietro le quinte per ottenere un simile risultato.
PURTROPPO invece per lo più NON si tratta di azioni programmate - che come tali potrebbero quindi venir combattute apertamente: i comportamenti degli adulti nei confronti dei bambini rispecchiano una NORMALE curva di Gauss con agli estremi qui i "buonissimi" - e i loro Maestri - e là i "cattivissimi" e i loro istigatori; mentre - e qui ripeto "purtroppo" - al centro si raggruppa una massa generalizzata e passiva diinetti, disuperstiziosi, di adulti non-sviluppati, diinfanzie malvissute o non vissute e/o rimosse.

"S-viluppo" è il contrario di "in-viluppo": NON sinonimo di "accrescimento"

 Testimonianze di segno opposto:
Ma sono mai stato bambino?
Chi sono veramente io? Quante potenzialità ho lasciato incolte a marcire poco alla volta? Cosa avrei voluto per me fin da bambino? Ma sono mai stato "bambino"?

Grammatica
Ieri sera leggendo Infanzia e società - Erikson ho per la prima volta capito il senso di quello che leggevo e ho anche individuato quale era la grammatica che mi mancava per capire. Certo che senza grammatica... è proprio dura.


Analogamente alla funzione degli "Organizzatori-induttori" dello sviluppo embrionale esistono infatti precisi bisogni psicologici e/o ambientali (nota bene: BISOGNI non "desideri") che - se non appagati - producono a cascata precise, determinate incompletezze e/o deviazioni dalle normali, predisposte vie di sviluppo (vedi anche in Imbroglio è il contrario di sviluppo).
Gli esperimenti più celebri di Spemann e della sua collaboratrice, Hilde Mangold, furono pubblicati nel 1924 e portarono al concetto di "induzione primaria" e di "organizzatore". Questa scoperta ha avuto un ruolo centrale nell'embriologia e per molto tempo l'intero sviluppo embrionale, non solo negli anfibi, è stato considerato come una lunga serie di eventi induttivi. Nel 1935, Hans Spemann ottenne il Premio Nobel per la Medicina. Vedi in Biologia dello sviluppo:
... organizzazione embrionale; fenomeni di induzione, territorio induttore e territorio competente; proprietà dell'organizzatore embrionale; generalizzazione dei fenomeni di induzione; induzioni di ordine superiore; gli induttori eterogenei e tentativi di identificazione dei principi induttori.
Come avviene per gli "organizzatori" biologici dello sviluppo embrionale che DEBBONO agire in modi, tempi e soprattutto SEQUENZE stretti e precisi per creare organismi senza difetti e non mostruosità, esistono traumi in apparenza "piccoli" che - se giungono in un momento e in modo sbagliato del processo di armonizzazione delle maturazioni intelletuali, sociologiche e affettive - ne scombinano una cruciale fase: e non solo alterano questa cruciale fase di sviluppo, ma anche le sue successive. Ecco un nuovo "mostro", che può avviare a valanga una catena di errori in peggioramento successivo. Ecco che da allora, in un circolo vizioso avvitato su se stesso, queste disorganizzazioni possono continuare ad aggravarsi verso vie patologiche a loro volta aperte a diramarsi al di fuori della persona singola fino a travolgere - nel presente, ma spesso ben oltre anche nel futuro - intere esistenze: la propria e molte altrui.
Molta bibliografia psicanalitica si rifà a concettualizzazioni che descrivono SINTOMI e - presenti o passati - fatti o situazioni PATOLOGICI: come ad esempio i concetti dinamici di inferiorità e della relativa esaltazione del successo secondo la scuola di Adler. Altre - e accreditate (!) - definiscono come normali situazioni e loro svolgimenti ancora peggiori: ad esempio la così definita fase schizo-paranoide e la sua pseudo-soluzione in posizione depressiva della scuola di Melanie Klein o all'opposto l'enfasi data alla rabbia repressa dei troppo "bravi bambini" di Alice Miller: ma - al di là della troppa enfasi - quale prezzo si paga per ottenere un "bravo bambino"

Troppo spesso travisati come se al posto di descrizioni fornissero prescrizioni "normative", sono al contrario studi di precisa ricerca pura di dati originari senza alcuna pretesa di proporre "terapie" o qualsivoglia dati normativi, anche se in pratica possono contribuire all'attuazione di una fisiologia ricostruttiva con indicazioni epistemologiche e scientifiche - sperimentali o meglio: di osservazione - centrate volutamente solo su determinati elementi.
Fondamentale come contenuti e come metodo sono quelli di Jean Piaget nella loro classica e fondante impostazione di approfondimento delle
origini dell'intelligenza umana.
Jean Piaget ha definito la sua teoria come psicologia genetica, non nel senso ereditario del termine, ma intendendo con questa espressione lo studio della genesi dell'intelligenza.
Egli propone la sua famosa teoria degli stadi.
Lo stadio è una fase di sviluppo. Piaget ne individua quattro principali nello sviluppo della logica infantile.
1)  DEL SENSO MOTORIO ( 0-2 ANNI )
2)  PRE-OPERATIVO  ( 2-7 ANNI )
3)  OPERATIVO CONCRETO ( 7-11 ANNI )
4)  OPERATIVO-FORMALE ( dopo gli undici anni )

In direzione opposta - non dalla ricerca alla pratica, ma dalla clinica alla espistemiologia -  pur partendo dall'esperienza clinica ospedaliera di malati psichici gravi, Carl Gustav Jung si era indirizzato sempre più verso la ricerca erudita e la sistematizzazione di concetti fondamentali riguardanti elementi base della natura umana. Jung cioè si era proposto - riuscendovi - di allargare la visuale analitica oltre il patologico, per riuscire ad estendere la possibilità clinica di conoscere meglio - e quindi meglio aiutare - potenziali pazienti anche indipendentemente dall'età.
Sue sempre valide acquisizioni e proposte presero origine e si espansero a partire dalla brillante idea di riassumerle in categorie esaustive: quattro gli archetipi principali, due i principali tipi psicologici, proponendo così generalizzazioni che possono costituire una valida base di partenza per una miglior conoscenza anche ontologicamente filosofica della natura umana. E non solo con definizioni adatte alla conoscenza  e collocazione delle carattteristiche degl individui singoli: i suoi studi si estendono anche allo Spirito del Tempo e in generale al campo dell'inconscio collettivo
. Complessivamente però questi approfondimenti sul piano terapeutico sono offerti a chi sia già in cerca di personale individuazione: cioè non possono che riferirsi e aiutare esseri "già sviluppati", chi si trova già capace di pensiero astratto mentre possono creare gravi danni a chi invece - come un albero i cui rami non poggiano su di un adeguato tronco - non si accorge di porre uno spazio vuoto tra le proprie sensazioni e un "pensiero" che crede "profondo".
Dalle raffigurazioni degli archetipi
con immagini personalizzate simboliche - Grande madre, Vecchio saggio, Anima, Animus - Jung giunge al termine individuzione - ben puntualizzato nella frase perentoria Una vita che non si individua è una vita sprecata - che dovrebbe indicare il traguardo in cui lo sviluppo di ciascuno lo differenzia e ne realizza le doti, avendone  amalgamato in modo armonico archetipi e tipo psicologico, vita individuale e norme colletive.
L’individuazione coincide con l’evoluzione della coscienza dall’originario stato d’identità; l’individuazione rappresenta quindi un ampliamento della sfera della coscienza e della vita psicologica cosciente. (C. G. Jung, Tipi psicologici, Boringhieri, Torino, 1968, pagg. 463-465)
Un altro termine da lui proposto nel paradigma delle forze con cui a tutto campo si ha a che fare, sistematizza l'esistenza dei singoli in un contesto di possibilità di trasformazione - vedi ad es. in L'uomo e i suoi simboli - per indicare "passaggi" attraversabili da "tutti". Ma la stessa etimologia di questo termine tende a sottovalutare l'evidenza di quegli sviluppi che - in regolari fisiologiche prefissate sequenze - cercano man mano di "fiorire", di "sbocciare": di costituirsi come punti di partenza verso aperture per s-volgere al meglio il regolare tema dei normali complessi. Non trasformazioni casuali, non metamorfosi come... da "bruco" a "farfalla" annunciano la dinamica sul come raggiungere questi traguardi di pienezza: traguardi non teorici ed estemporanei, ma ben concreti e inquadrabili. Non è infatti possibile una autentica e piena individuazione quando fili non pazientemente dipanati - a partire dalla loro origine fisiologica o dopo esser stati ricostruiti attraverso la memoria biologica - non permettono di tessere la propria solida tela. Non si tratta soltanto di terminologia, ma di occasioni continue di fraintendimenti: il misconoscere i prefissati, sequenziali "sviluppi", porta a confonderne l'effettiva regolare realtà dei cambiamenti fisiologici prefissati con potenziali imprevedibili nuove collaterali espansioni. A partire da ben attechite radici un dinamico - ma tipico e necessario - percorso a cerchi concentrici successivi via via si consolida nella regolarità delle fisiologiche fasi maturative per sostenere lo spessore di ogni esistenza verso vie che dovrebbero essere comunque di altissima potenzialità e varietà. Su solide e non fozate basi può così avviarsi ogni capacità di aprirsi ad assimilazioni e interazioni, volgendosi non verso una sola ma verso numerosissime espansioni a loro volta eventualmente trasformative. In altri termini: non siamo... insetti, le cui radicali, irreversibili trasformazioni per noi... mammiferi nidiacei non corrispondono ai nostri concreti, biologicamente determinati sequenziali complessi, presupposti di una completezza capace di rifiorire in sempre più evolute maturazioni. E' vero che ad ogni raggiunta fase di sviluppo, dal tronco di base possono evolverne successive nuove collaterali espansioni generate - come fossero "figli" - da creativi incontri e da ben assimilati apprendimenti occasionali: ma soltanto quando non vengano violati i presupposti di base dello sviluppo in atto, queste occasionali evoluzioni possono dar lugo a vere ristrutturazioni trasformative. Solo a partire da una fisiologica com-plessa struttura ben radicata e irrobustita il mondo esterno può venir veramente fruito in modo allargato come fonte inesauribile di sempre nuovi - questa volta - trasformanti, rigeneranti apporti. 

Radici immerse in un terreno fertile e non pietroso, un tronco che via via si solidifica in legnosi cerchi concentrici anno dopo anno: riassumendo l'analogia con l'essere umano, ben tre regolari complessi sono necessari per giungere ad una genuina possibilità di apertura verso la conoscenza da cui trarre sempre nuovi EVOLUTIVI coni di espansione - estesi, vari, diversificati e intersecantesi in collegamenti a loro volta aperti ed evolutivi, come le fronde, i fiori e i frutti di un albero vigoroso. Complesso orale confuso con complesso genitale saltando tutte le tappe intermedie? Credere di poter accedere senza apprendistati validi ad acquisizioni e consapevolezze, arricchimenti emozionali e solidi sentimenti, curiosità di imparare e conoscenze assimilate, accettazione fiduciosa di complessità e aperture sul l'imprevedibile divenire...? Mettendo anche a rischio tutto il futuro - proprio ed anche altrui - , quanto vera e terribile può manifestarsi questa inconsistenza non di termini ma di vicende esistenziali! Infatti solo un complesso di Edipo susseguente ai complessi precedenti e non arrivato da un "nulla" di affetti e di acquisizioni personali, basato su uno sviluppo di istinti solido e non aggrovigliato può venir realmente completato. Il vero "io" dovrebbe essere come un albero che assorbe nutrimento in un fertile terreno e che è dotato di un "tronco" che via via si solidifica per reggere sempre nuovi robusti rami e spargere creativa semenza: solo così l'attuarsi dello svolgersi regolare dei "complessi" può lasciar spazio e sviluppo progressivi sia alla pienezza dei sentimenti condivisibili e dei rapporti plurimi, sia alla gioia - personalmente trasformativa - del conoscere assimilante e chiarificante (vedi i concetti di assimilazione e accomodamento di Jean Piaget). Solo allora prende vero significato la possibilità di rapportarsi a "tre" - e a molti - e non più soltanto "due" per volta, e appare l'insistente serie dei "perché" con l'entusiasmante curiosità del vero sapere: prima di tutto per intuire allo stesso tempo attraverso il "mistero" del sesso adulto anche il segreto della propria nascita/esistenza. Risaltano in questa direzione le idee proposte (non imposte!) da Freud con la loro enorme ampiezza e ricchezza di aperture e di evolutività intrinseca di vedute, con la loro solidità di costante piattaforma su cui poter innestare o persin "seminare" sempre nuove idee e scoperte: senza difficoltà nè timore di contraddizioni nel confronto con l'UNILATERALITA' e la troppo frequente preferenza per il patologico tipici della maggioranza sia di seguaci che di detrattori. Non trasformazioni estemporanee, non cure miracolistiche e/o superficiali riorganizzazioni del comportamento possono ridarre la pienezza della propria individuale esistenza a chi non ha potuto portare a regolare compimento il difficilissimo mestiere devoluto ai primi anni di vita. Ma ad ogni modo, se è ben sicuro che sviluppo non è sinonimo di accrescimento, e che la memoria dei fatti si accompagna ad una "memoria staminale" biologica, proprio alla psicanalisi dovrebbe venir demandato lo scopo di ricostruire dall'interno e non "trasformare" - il che significherebbe di nuovo "con-torcere" - le personali esistenze mancate, le vie interrotte e/o imbrogliate: quelle vie che avevano preso fin dall'inizio una "brutte piega" invece che dis-piegarsi, dis-tendersi in regolari s-viluppi. Alla vera psicanalisi compete proprio il dovere di far restituire a ciascuno quanto ha perduto, quanto gli è stato mistificato o distrutto nella sua personale progressione verso una, non ipotetica e teorica ma veramente peculiare, piena espansione; anzi sarebbe meglio dire: verso il poter trar profitto ad ogni età del maggior numero delle intrinseche dotazioni.

Al contrario predisporre una (pseudo-)umanità in base alle capacità cognitive sviluppate … in massimo grado...? Non si realizza forse proprio così il concetto di imbroglio antitetico a quello di sviluppo? come definiti nel Dizionario dei Sinonimi e dei Contrari del Tommaseo: Lemma 2327:
'SVOLGERE, SVILUPPARE'. Si s-volgono le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano le inviluppate. Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi sviluppare non ha luogo proprio... Tutto ciò che ha vista di cosa involuta o sospetta, o comechessia non piacevole si suole chiamare imbroglio... Imbroglio da ultimo vale: frode tramata per ingannare o danneggiare altrui...
Si svolgono le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita?
Nella multipotente specie umana quanti sono questi "germi", queste potenzialità che ad ogni età potranno al momento opportuno s-volgersi e diventare competenze e realizzazioni? Come possono trasformarsi in capacità di adeguamento, se non in nuove vie evolutive, in nuovi coni di espansione? Ma come lo può chi fin dagli inizi è stato derubato - mutilato, castrato - di novantanove su cento delle sue originarie possibilità come potrà seguire gli eventi e i cambiamenti ambientali per non soccombere alla perdita di "abitudini" a senso unico? Quali nuove vie evolutive potrà trovare, instaurare e percorrere? Verso quali rinnovabili obbiettivi potrà "ramificarsi e fruttificare"? O
almeno più praticamente: su quali adeguamenti potrà far conto ogni volta che si troverà a doversi confrontare con  inaspettate evenienze?
Un albero privato dei suoi rami diventa un semplice "palo"... Fronde tagliate - utilizzate come soltanto decorativi "fiori recisi" senza "terrose" radici - sono destinate a marcire in un vaso ...
l'albero fecondo Ha un percorso di profondità. Diciamolo in questo modo: è come se tra il nucleo profondo dove radicano le radici dell’io e la buccia della pelle ci sia uno spazio denso ed esteso da percorrere e attraversare, affinché la sorgente trovi una strada, si dia una forma, rappresenti se stessa in qualcosa di visibile, che possa funzionare da segnale, da segno, da parola. E questo stesso processo, uscendo dalla pelle, si faccia energia e forza costruttiva, capace di dare forma alla materia, di mettere al mondo, di realizzare qualcosa. Ed è come se solo costruendo Qualcosa tu ti realizzi come Qualcuno. Perché questo qualcosa è come l’immagine di te nello specchio del mondo: l’espressione, la rappresentazione del seme che tu sei.

Il bambino ha cento lingue e gliene rubano novantanove

Il bambino                     
è fatto di cento.
                    
Il bambino ha
                   
cento lingue
                    
cento mani
                   
cento pensieri
                    
cento modi di pensare
                  
di giocare e di parlare
                  
cento sempre cento
                   
modi di ascoltare
                    
di stupire di amare
                    
cento allegrie
                   
per cantare e capire
                    
cento mondi
                   
da scoprire
                    
cento mondi
                    
da inventare
                  
cento mondi
                    
da sognare.
                   
Il bambino ha 
                   
cento lingue
                    
(e poi cento cento cento) 
  
ma
gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura                  
gli separano la testa dal corpo
      
           
Gli dicono:
                    
di pensare senza mani
                   
di fare senza testa
                   
di ascoltare e di non parlare
,         
di capire senza allegrie 
,                 
di amare e di stupirsi
                    solo a Pasqua e a Natale.               
Gli dicono:
                    
di scoprire il mondo che già c'è
                   
e
di cento                     
gliene rubano novantanove
.                     
Gli dicono:
                    
che il gioco e il lavoro
                   
la realtà e la fantasia 

la scienza e l'immaginazione
                    
il cielo e la terra
                   
la ragione e il sogno
                   
sono cose
                   
che non stanno insieme.
Gli dicono insomma
                   
che il cento non c'è.
                   
Il bambino dice:                     
invece il cento c'è.

Loris Malaguzzi

Unicità e resilienza

nella rivista telematica UlisseSiamo sempre più diversi
Il genoma umano presenta significative differenze già a livello individuale. La scoperta, che sarà pubblicata a settembre su Nature Genetics, potrebbe presto portare a ulteriori spiegazioni dell'unicità individuale e del modo in cui si sviluppano le malattie. Utilizzando nuovi metodi per l'analisi del Dna, sono stati trovati dei prolungamenti, meglio delle variazioni "lunghe anche centinaia di migliaia di basi” presenti nei singoli genomi.
Gli OGM non si riproducono e le loro "sementi" isteriliscono le culture circostanti?
E, tornando ai casi umani, così esemplifica una testimonianza personale riferendo una sintetica descrizione-spiegazione della personale nevrosi e delle sue manifestazioni.
Io chi sono?
 A chi appartengo o meglio appartengo a qualcuno?
Si parlava di perdite ... Io sono io, mi verrebbe da dire, e, forse, quei legami familiari così forti a cui tenevo  tanto è giusto che prima o poi vengano spezzati e che lascino come ieri sera la sensazione di essere solo al mondo, orfano di generazioni e generazioni. ... [La nevrosi con la sua] resistenza era un nucleo informe e compatto una specie di cellula staminale totipotente che è rimasta soffocata ma ancora viva e presente. Quel nucleo era il mio stampo, non più quello imposto, ma quello originale, quello vero, nato dal caso e dalla combinazione e che ha dato vita ad un nuovo essere e come tale diverso da tutto ciò che lo ha preceduto.
E‚ cosa c'è di meglio come resistenza che impedire a quello cresciuto nello stampo sbagliato di riprodursi? "Fermati! Guarda indietro cosa sei diventato? Cosa ti hanno fatto diventare!?" ... La vera unione tra mente e corpo, l'unica unione capace di generare l'unicità del mio essere e in quanto tale l'unico degno di riprodursi. Voglio dire che in fondo quella parte della mia famiglia è realmente come se fosse sterile, perché genera ma non permette lo sviluppo e anche dal solo punto di vista antropologico tutto ciò non porta che all'estinzione: un ramo secco da cui non nascerà mai nulla. E‚ questo quello che mi ha sempre reso così distante dai miei genitori, non volevo, non voglio essere un RAMO SECCO.
Esiste in fisica e ne è stato mutuato anche nelle scienze sociali un termine efficacissimo - RESILIENZA - che è l'esatto opposto di rigidità e conseguente "fragilità": nell'accezione psico-sociologica del termine descrive analogamente il contrario della rigida conseguenza di "crescite" attuate per ristretta sovrapposizione e non attraversando e assimilando differenziati, evolutivi e versatili "sviluppi"
SVOLGERE, SVILUPPARE.
 Si svolgono le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano le inviluppate. Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi sviluppare non ha luogo proprio...)
Resilienza:
La resilienza è più della semplice capacità di resistere alla distruzione proteggendoci da circonstanze difficili, è in ugual modo la possibilità di reagire positivamente a scapito delle difficoltà e la voglia di costruire utilizzando la forza interiore propria degli esseri umani. Non è solo sopravvivere a tutti i costi, ma la l'abilità ad usare l'esperienza appresa dalle situazioni difficili per impiegarla in processi trasformativi e di recupero...
(dalla presentazione italiana di Michele Tansella  del libro: Mental Health Problems and Young People: Concepts and Practice di Louise Rowling, Graham Martin, Lyn Walker
LA PROMOZIONE DELLA SALUTE MENTALE E I GIOVANI. Teorie e pratiche Ed. McGraw-Hill italiana a cura di Alessandro Grispini e Pompeo Martelli)
Ma se la RESILIENZA: è più della semplice capacità di resistere alla distruzione proteggendoci da circostanze difficili [bisogna] incominciare a diffondere questo concetto per contribuire alla comprensione del fatto che ogni persona potrebbe possedere questa caratteristica, ma da tutti noi dipende che possa essere sviluppata, se ci concediamo mutualmente la possibilità di farlo. (Vedi articolo Resilienza).

Anche in questo caso però termini e descrizioni equivocabili di fatti valutati in modo improprio possono trasmettere idee non soltanto false ma addirittura pericolose. Non bisogna quindi mistificare il concetto di resilienza con l'accezione meccanicistica di esser capaci di non fare una piega: ma intenderlo come capacità di rispondere ai cambiamenti trasformativi in un modo globale,  secondo un percorso interiore istintuale ed emotivo che NON conduce certamente alla restaurazione dello stato iniziale, ma ad un superiore e più EVOLUTO livello di maturazione, solidità e capacità di nuove consapevolezze esperienziali.

Complessi

Al di là di questo, c'è il concetto di transizione ... i passaggi a diversi approcci alla vita, una sorta di cambio di filosofie esistenziali. Sai? Quando ti ribadisci in testa nuovi principi, che apparentemente sono il contrario di quel che ti sei detto fino a qualche tempo fa. ... Il punto è che i periodi di transizione "sempre più numerosi e lunghiì“ sono periodi per cui non siamo tanto attrezzati a viverli. Noi, per lo più, pensiamo alle crisi come a periodi dolorosi e brevi. Devono essere brevi! Se ne esce con una decisione, un atto di volontà, una reazione energica. C'è una sorta di etica che dice, nella crisi: reagisci, volontà, decidi e parti di nuovo!

[Vedi come conseguenza di questi
concetti pseudo-normativi la trasformazione in dettami esteriori dei processi spontanei interiori delle prime fasi dello sviluppo degli ISTINTI: ad esempio lo  "svezzamento" (!), l' "educazione degli sfinteri" ecc.(!)]
Ma c'è un'altra etica, forse più profonda, che afferma: aspetta, ascolta, non avere fretta, decidi solo quando senti che la cosa è MATURATA dentro. Questo della crisi è il momento dell'ascolto, per una maggiore conoscenza di te. Una decisione affrettata equivale a una fuga.
Qualcosa di forte, qui vicino indica sicuramente qualcosa che sento, che è qui, ma che ancora non riesco a vedere. E un momento di transizione.

La parola complesso nel campo della psicologia venne usata tecnicamente per primo da Jung per il suo test delle Associazioni verbali: risposte spontanee date dai pazienti alle parole-stimolo che, quando il fluire soggettivo si arena rallentando o esprimendo collegamenti banali, indica la presenza di un problema profondo.
Ma i "complessi" - come le "fasi" di Erikson: altro termine per indicare analoghi fatti e intrecci, in una nomenclatura meno estensiva - NON descrivono dati patologici (come spesso vengono invece mistificati), NON sono idee astratte e neanche pure metafore semplificanti (come gli archetipi di Jung): introducono ad effettivi PERCORSI, a modalità di esistenza ben constatabili e ben puntualmente collocate nel tempo. Come le materie scolastiche, essi possono attivarsi con precisione o con negligenza, possono raggiungere ottimali completamenti o disorganizzarsi in tempi e modi sbagliati: di sicuro, come ben acquisite materie di studio, ognuno di questi passaggi com-plessi (cioè passaggi formati da complicati - "com-plicati" = raccolti in "pieghe" - e coerenti in-trecci) sono potenti strumenti che nel corso dell' esistenza determineranno aperture o stagnazioni, piattaforme su cui innestare vere evoluzioni o brutte pieghe dannose anche per i circostanti. Come le materie scolastiche anche i "complessi" possono quindi venir ben assimilati o confusi, studiati con ordine o in tempi raffazzonati o infiniti: ma, come le materie scolastiche fondamentali, sono strumenti e occasioni che possono aprire potenzialità o umiliare con bocciature, che a loro volta, come le bocciature scolastiche -
più facilmente se con aiuti esterni - possono venir recuperate.
"Complesso" si rifà ad un aggettivo da Freud sostantivizzato, come lo è nel caso dei "complessi musicali": con lo stesso significato di fondo di unione nella necessaria diversità. Ma se "complesso" rimanendo aggettivo o participio è spesso usato nel senso spregiativo di "complicato", "confuso" questo termine trasformato in sostantivo è ben indicativo nel definire i regolari passaggi promotori di quelle efficaci dotazioni preparate a sbocciare e ad aprirsi nei dovuti tempi e modi: dallo s-volgersi graduale delle "pieghe", poco per volta non più tenute insieme - dipanate e non più "com-plicate" - può cioè prendere origine la serie dei regolari cerchi concentrici che - come gli anelli di crescita che di anno in anno irrobustiscono il tronco degli alberi - ne rinsaldano la sostanza. In analogia semplificante con il percorso scolastico - durante il quale si può sia imparare il "metodo" 
dell'apprendere, sia viceversa l'isterilirsi in mentalismi vuoti o il rattrapirsi o "esplodere" in umilianti confronti - il dis-tendersi di queste "pieghe" può, in bene o anche in male, farle irradiare volute sempre più ampie come gli orbitali degli atomi.
In seguito da questo dipanarsi irrobustito e scorrevole, il "filo" lineare può successivamente "intersecarsi" con altri "fili" e situazioni, superando le limitazioni di un'unica serie di potenzialità. E'  così che tutte le possibili vicende di un'esistenza possono unirsi con le situazioni ambientali e le vicende delle altrui esistenze: contestualizzate tutte in un tessuto solido e multiforme di "evoluzioni" successive: "buone" o anche "malvage" che siano.
(Spiegazioni più dettagliate e "scientifiche" si trovano nel file/capitolo
Dal Sublimato al Concreto.)

Complesso orale: circolarità, maternità biologica, emozioni "diffuse"

Esiste il - centripeto - complesso orale definibile sommariamente con tutto quanto si riferisce a entrate, "acquisizioni", "pienezza" ed anche con tutta la serie di vocaboli, verbi o sostantivi, in cui si presentano concetti di "insieme", di "fusione", con prefissi quali "con..." (ad esempio tipo "concordia", "comunicazione", "compiacere" ...,"cooperazione", ed anche ad es. "complessivo" ecc. o persin "competizione"), o "sin...." (tipo "sinergia", "simpatia", "sintonia" e persino "simbolo" ecc.), o con suffissi che ricordano il termine "fusione" ("diffusione" come in: "luce diffusa" o "soffusa", o suoi derivati (ad es. "effusioni") ecc.
E' il "complesso" dell'ESSERE vivente allo stato puro, della sapienza dei corpi e delle loro interne vicissitudini; è il complesso che per tutti i mammiferi e i nidiacei si riferisce alla prima tappa dello sviluppo esterno. Da un sostantivo - crogiuolo - bellissimo nella sua solenne etimologia e riferimenti - deriva un verbo che invece nel linguaggio comune si rincantuccia nella sua tenera "comodità": il crogiolarsi bene esprime uno dei momenti essenziali, anzi uno dei principali valori di questo complesso; e così pure fondante con le parole-chiave MI PIACE / NON MI PIACE... ne è l'importanza dei sensi - vedere, sentire, toccare, gustare, annusare. Al "mi piace" dovrebbero seguire fisiologicamente dei "ricevere", dei "prendere", degli "ottenere", che a loro volta - sempre che si rimanga nel campo della "normalità" - dovrebbero colmarsi e trasformarsi in un'altra importantissima VITALE manifestazion dell'essere vivente: il PIENO, l'averne ABBASTANZA, la SAZIETA', il "basta", anzi: la SODDISFAZIONE ("satis habere"). E questo "riempimento"  dovrebbe permettere e dar il via - per usare una parola grossa - alla pienezza dell'esistere nelle sue possibilità sempre in atto di circolarità benefica, a sua volta in grado di espandersi ulteriormente in nuovi "mi piace", che si allargano in vari "mi inrteressa", che a loro volta aprono nuove vie di curiosità attiva e d'azione verso nuovi ampliabili orizzonti di conoscenza.
(Vedi:
Alla ricerca di Spinoza. Emozioni, sentimenti e cervello di Damasio Antonio R. Editore: Adelphi
L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano di Damasio Antonio R. Editore: Adelphi)
Una circolarità benefica (Editoriale - La Direzione di Famiglia Cristiana
Restringendo la visuale, ci fermiamo sul benessere, sul benestare (con se stessi, con gli altri); sul sentirsi bene e al proprio posto nelle relazioni con gli altri, avere una sana comprensione dei propri e altrui limiti. Ben-essere, dunque, non equivale soltanto a 'ben funzionare'. ... Le emozioni intense vanno espresse ai massimi livelli; piangere, ridere, urlare, saltare di gioia, manifestare paura sono comportamenti che non disdicono la persona che sa gestire le emozioni senza soccombervi. ... Il dare e il ricevere sono una REALTA' CIRCOLARE che si protrae nel tempo. Chi crea benessere, ne riceve. Chi riesce a influenzare rimane influenzato.
O le ancora più solenni parole di Leone Magno - il Papa che nel 452 incontrò Attila - a proposito della costruzione di un Presepe:
Non è dunque che si debba ritornare ai giochi d'infanzia o alle nostre immaturità degli anni leggeri, ma da quelli trarre qualcosa che si addice anche agli anni più gravi: l'oltrepassare con velocità i sentimenti impetuosi, il ritornare rapidamente alla pace, la scarsa memoria delle offese, un'inesistente brama di riconosciementi (*), l'amare una comunione socievole e un'uguaglianza naturale.

(*) Da notare la grande differenza di significato e di concretezza tra lo stesso termine al singolare o al plurale: come ad esempio nel caso di "con-fidenza" e "con-fidenze", anche "riconoscimento" e "riconoscimenti" se indicano un contenuto di grande valore nel caso del termine al singolare, invece al plurale si deteriorano in banalità o in pretese.

La BOCCA è il centro propulsore del complesso, la bocca con le sue non semplici caratteristiche e funzioni e sviluppi, la bocca dotata com'è di molteplici organi, sensibilità e istintualità: ne è devoluto il compito primario del nutrirsi ma anche il compito non certo secondario di trasmettere segnali intelligibili. Il termine IN-FANZIA con tutti i suoi derivati ne indica in via primaria una caratteristica "difettiva", tanto che in antitesi in italiano esiste il termine ora desueto "fan-ciullo" per evidenziare - con analoga etimologia latina - il passaggio da bambino piccolo "infante" a bambino più grande "fanciullo" capace di "esprimere con la voce il pensiero" e soprattutto di presentare definizioni con appropriati "suoni vocali".
Il termine in-fanzia indica proprio la non ancora raggiunta capacità di trasformare il linguaggio interno dei sensi e delle partecipazioni in astratti simboli quali sono le "parole" trasmissibili e intelleggibili, ma se il prefisso "in-" difettivo di una non ancora raggiunta competenza di DARE IL NOME alle cose per poterne disporre in modo sintetico ed astratto, questo non nega certo le possibilità di interazione dinamica con l'ambiente sia in entrata che in "uscita": "i bambini non capiscono" e "non ricordano"? oppure diviene la base portante di tutta l'esistenza quanto non solo sensorialmente "sentito", percepito, incamerato e "digerito"nei primissimi anni? I segnali del cucciolo inviano verso tutto l'ambiente circostante La specie umana ha in dotazione molteplici basi e caratteristiche: con la comparsa di un'altra - in apparenza antitetica - supremazia ciascun complesso procede dal passivo all'attivo e viceversa sfumando dapprima con gradualità verso il complesso che poi all'improvviso lo segue. Se il primo complesso era centripeto, diffuso, generico e impreciso e "senza parola" - in-fan - il successivo è centrifugo, separante, puntiglioso: persino la bocca vi diventa uno strumento di uscita, rivolto all'esterno, con le "cose" come punti cardine: le emissioni vocali si precisano in locuzioni, i suoni si organizzano in "loquacità" - "facondia" seguendo la stessa etimologia - irapporti come tali contano molto meno e le sensazioni si trasformanoin nomi, sintesi, definizioni, rapporti...:  ed è per questo voluto motivo espositivo che le spiegazioni verbali del complesso orale sono espresse in forma molto ridotta, anzi in fondo surrogate persino da - inusuali - esempi visivi di vita animale.
I corpi viventi hanno comunque tanti linguaggi, anzi ben più numerosi e potenti persino di quei Cento della poesia di Malaguzzi: simpatico paradigma di questi concetti ce lo offre ad esempio la "strana coppia" di... rinoceronti, una coppia mamma-e-bambina che riesce anche solo con genuine "espressioni... facciali" a manifestare intense emozioni e diffonderle ovunque. Dallo zoo di Cincinnati si offre via Internet a tutto il mondo questo gentile e inusuale esempio di "cosa sia" un VERO complesso orale, e  di come si svolga la circolarità - non certo la simbiosi (!!!) e neanche l'identificazione (!) o un rapporto complementare - in un rapporto "orale" figlia-madre nel suo continuo divenire. (Molti esempi chiarificatori si trovano nel file/capitolo Le faccende domestiche in particolare in #madri_e_figli e segg.)

Ma se non su di una sola base e caratteristica nella specie umana ciascun complesso procede sfumando con gradualità verso il complesso successivo fino alla BRUSCA comparsa della sua - in apparenza antitetica - supremazia, il primo complesso è comunque "senza parola" (dal latino = in-fans: quindi generico e infandum), mentre il successivo è molto puntiglioso e loquace, come di norma nei complessi "attivi" - centrifughi, rivolti all'esterno - nomi, cose, sintesi, astrazioni, rapporti... ne sono punti cardine.
Suchi e sua mamma