22 febbraio 2008 Dalla famiglia preistorica alla famiglia utopistica(derivato da un articolo del maggio 1972 del:
fondato nel 1959 da Ada Gobetti e
nel 1972 diretto da Gianni
Rodari
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continuo aggiornato: Dopo la pubblicazione del libro aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti segnalati di volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti e novità / Novelties on the site: anche se si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche. per
cui occorre di tempo in tempo ridargli un’occhiata ed eventualmente
proporre considerazioni,
critiche o informazioni che saranno molto gradite.Questo file, in
italiano, si collega con Le faccende
domestiche,Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro
diffrenziato
dal corrispettiv in inglese - Domestic
chores.Ergonomics and psychology of a REAL work - per dati
bibliografici, citazioni e
testimonianze. Anche
in Quando
la cartella
clinica
è terapeutica...
- a
sua volta con il
corrispettivo in inglese Anamnesis?
A way for
healing che
non rispecchiante
una
semplice traduzione ma differenze di impostazione dovute alle diverse
fonti culturali -
sono in
parte riproposti questi concetti; come pure, allargati su di un altro
piano: Che
cos’è il ‘lavoro emozionale’? - e What is ‘
Emotional
Labour’?
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Gran parte dei figli sono illegittimi: I'autorita delle madri è sovrana... In paese ci restano molte più donne che uomini: chi siano i padri non può avere un'importanza così gelosa: il sentimento d'onore si disgiunge da quello di paternita: il regime è matriarcale. Nelle ore del giorno che i contadini sono lontani il paese è abbandonato alle donne, queste regine-uccelli che regnano sulla turba brulicante dei figli....Questa descrizione si trova a pag. 97, ed. Einaudi 1945 di Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, ma tali situazioni continuano a sussistere e possono venir trapiantate di sana pianta persino nelle grandi città del Nord, sfidando anche l'immigrazione (come già l'emigrazione americana) nel conservare immutate per almeno una generazione queste reciproche posizioni. Ed accanto a questi agglomerati familiari "preistorici" (e accanto non per modo di dire: pochi piani di scale più in basso in uno stesso palazzone, o al di la di una via larga pochi metri) coesistono "famiglie" per le quali la Rivoluzione francese non è mai avvenuta; famiglie in cui "servitù" maschile e femminile, bambini dei "padroni", bambini della "servitù", mezzadri, guardacaccia e figli relativi ecc... fanno da sfondo pittoresco, sciatto e promiscuo al pomposo "padroname" con relativi promiscui "amici", invitati (e amanti). Ho citato questi due casi- limite a scopo di choc contro le generalizzazioni arbitrarie, ma anche con un intento pratico: di segnalare cioè il rischio che possono correre gli "sperimentatori" di "famiglie nuove" quando cercano queste "nuove" soluzioni non con intenti rinnovatori, creativi, ma soltanto allo scopo di dissacrare (o di "far dispetti a..."!) quelle famiglie che conoscono più da vicino (cioè le proprie personali famiglie dei genitori e dei nonni); o quelle famiglie che vorrebbero disprezzare perchè inconsciamente invidiano e dalle quali si sentono (personalmente e non ideologicamente) oppressi. In queste condizioni infatti si rischia di accontentarsi di soluzioni che invece di esser nuove e più avanzate tomano a ricalcare strade antiquatissime e "retrograde", già percorse da secoli o da millenni in "culture" precedenti, (e del resto, prima della Rivoluzione francese, i nobili non idealizzavano forse l'Arcadia? non si travestivano forse da "pastorelli"?). Esistono ancora il mondo arcaico delle Grandi Madri, e il mondo delle "grandi famiglie" feudali, ma tanto più presente è ancora un altro mondo spersonalizzante (ma anch'esso da molti vagheggiato), quello contadino patriarcale. In esso come nei precedenti l'essere umano in quanto tale, con i suoi limiti, con i suoi pregi, difetti, capacità, caratteristiche... scompare, per impersonare in questo caso un grande simbolo immutabile: la Madre, il Padre, il Servo, il Padrone, il Maschio, la Ragazza ecc... quasi rivestisse per tutto il corso della sua vita, od almeno per lunghi anni, le vesti non ripudiabili di Sacerdote di una religione statica e terra-terra fatta di onnipresenti rituali. Infatti in questo mondo allignano ed imperversano (e anzi ne fanno parte integrante concorrendo così in modo essenziale alla sua decantata solidità) le superstizioni e l'ignoranza saccente e prepotente - le lune e i falò, le "apparizioni di Madonne" ecc... -, nonchè gli astii atavici fra famiglie. Tutto ciò esiste ancora e in proporzione cospicua, ma malgrado tutto vi è nell'aria e tende ad espandersi qualcosa di "evolutivo" (non "moderno" che é un termine statico, ma "in via di sviluppo" come é di moda dire per i popoli); qualcosa che attraverso l'evoluzione storico-antropologica degli individui investe le loro forme di rapporto e le loro istituzioni: e fra queste - rapporto e istituzione - anche naturalmente le famiglie. |
il ruolo dell'individualitàMalgrado apparentemente paradossali inquadramenti e massificazioni, questo tipo di sviluppo tende però verso una progressiva sempre maggior importanza attribuita alla individualià (come antitesi ai simboli immobili e intercambiabili delle Ere precedenti), ai valori soggettivi, alle diversità ed ai cambiamenti, alle evoluzioni, al momento presente ed alla singola persona umana. E parallelamente (forse come causa? forse come conseguenza?) questo periodo storico è caratterizzato - anche se forse da un possibile maggiore e imminente pericolo collettivo futuro - da una reale indiscutibile obbiettiva ed attuale forte diminuzione del pericolo e delle sofferenze dei singoli.Aumento progressivo del senso di individualità, diminuzione delle sofferenze fisiche e della paura senza perché e senza possibilità di precauzione: non mi si venga a dire che non è un progresso, o che addirittura questo processo debba venir rivolto all'indietro per impedire i danni che può arrecare. Ma neanche si pensi che sia un processo facile, rapido, scorrevole, senza contropartite e scossoni, partecipato ed usufruito da tutti in egual misura, con uguali vantaggi e con uguale capacita di usarne: infatti maggior senso di individualità nei singoli non significa, se non in un secondo tempo - e solo in un tardo secondo tempo a processo ormai consolidato - maggior rispetto per le singole individualità altrui. Mentre molte delle confusioni se non dei danni veri e propri portati dal progresso non sono dovuti ad altro che al mal uso fatto dai "preistorici" delle facilitazioni tecnologiche (tipico l'automobile), come bambini che si trovino fra le mani "giocattoli" inadeguati al loro livello. L'individualità in espansione (come il negativista e prepotente bambino nella «fase anale» dei due anni - detta anche età del no), prima di aver trovato una serena ed equilibrata coesistenza con il fare, con le altrui individualità (e con le altrui aggressività in espansione, con le altrui crisi di assestamento e con gli altrui bisogni) deve attraversare vari "sgradevoli" stadi quasi obbligati: E così pure la diminuzione delle paure reali, della fame reale, la minor esperienza quotidiana o quasi della sofferenza fisica e l'incontro meno frequente e tragico con la morte prematura, se sono fenomeni nettamente positivi lasciano dietro di se un largo vuoto esistenziale, e rendono quindi disponibile una gran quantità di energie indifferenziate, potenzialmente passibili di qualsiasi sbocco. L'unica difesa possibile contro una sofferenza senza speranza è l'ottundimento; il suo diradarsi ed alleviarsi permette al contrario dapprima alla sensibilità di ridestarsi e acuirsi, divenendo così recettiva a stimoli sempre più numerosi e variati, alle sensazioni di protrarsi nella memoria, ed all'affettività (e all'aggressività) di espandersi su altri oggetti che non siano solo la propria persona (anzi il proprio dolore): nel vuoto lasciato dalla sofferenza possono così sorgere e allignare i sentimenti. Ma nell'essere umano le energie sono enormi: ed ecco che allora la sensibilità resa disponibile in sempre maggior misura non solo si acuisce nel percepire le sfumature delle situazioni obbiettive, ma si esaspera lavorando sulle situazioni relazionali, sui rapporti interumani; si autoinnesca rivolgendosi sui sentimenti stessi (che ne sono l'immagine interna protratta nel tempo), sulle fantasie (su situazioni cioé volutamente evocate e create dalla mente nel presente e nel futuro), e persino sulle fantasie altrui (quali si incontrano nei pettegolezzi, nelle favole, nei film, nei libri ecc....). Nel vuoto esistenziale lasciato dalla lotta per la pura sopravvivenza del momento, possono sorgere anche altri più evoluti sentimenti e di marca non affettiva ma aggressiva: ad esempio i sentimenti della curiosità, dello spirito di avventura e di conquista, dell'ambizione e vanità, con i loro corollari della noia, del senso di inferiorità, della paura dell'estraneo, dell'invidia, della gelosia, del senso di colpa e di rimorso. Le situazioni reali del mondo esterno (e situazioni sempre più varie, differenziate e sfumate tanto più questo si allarga) possono allora venire a riflettersi all'interno delle singole persone sotto forma di sentimenti ed a rimanervi immagazzinate nella memoria, offrendo così a ciascuno un notevole e tesaurizzabile arricchimento. Ma una maggior ricchezza di sentimenti non è ancora una maggior ricchezza di saggezza e di esperienza; i sentimenti sono solo il primo e più elementare passo della mente verso l'acquisizione e il controllo delle situazioni esterne; i sentimenti sono sì riflessi abbastanza stabilizzati del mondo esterno all'interno della propria mente, ma partecipano ancora troppo delle interne, fugaci sensazioni e della tipica instabilità delle sensazioni condizionate per definizione dai bisogni e dalla loro variabilita: ad esempio tutti sanno come persino il sapore di un dato cibo sia nettamente modificato dallo stato di sazietà o di fame di chi lo mangia. Di conseguenza quando i confini tra IO e non-IO non sono ancora ben netti; quando il senso della propria identità non si è ancora districato dai grandi simboli; quando il senso della continuità nel tempo e del rapporto tra le varie situazioni è più determinato dai simboli che dalle proprie capacita di ragionamento e di giudizio; quando l' aggressività e l'affetività sono ancora confuse e mescolate e impulsive... ancora non si capisce bene dove stia la differenza tra "fare" e "sentire". Quando infine i sentimenti nel loro aspetto di ricchezza appena conquistata assumono un'importanza eccessiva...: ecco che anche e persino i sentimenti stessi finiscono con il contribuire a mantenere attive la non-distinzione, la confusione tra sé e gli altri, tra i propri bisogni e sensazioni e le situazioni reali ed i bisogni e sensazioni altrui. Da cui le tipiche espressioni: - Ho freddo: mettiti il cappotto!Raggiunta comunque - dopo la fase del complesso di Edipo - la sfera dei sentimenti tutti i bisogni fisici acquistano importanza e continuità, si "personalizzano": anche la sessualità si dilata amplificandosi nel tempo in relazioni monogamiche o in "grandi amori", "eterni" anche se di breve effettiva durata, anche se magari non consumati o soltanto fantasticati, e si carica di significati ben al di là dell'unione fisica e del momento di essa. II rapporto con il partner si trasforma in un supersesso plurifunzionale (come scrive, a pag. 83, Desmond Morris nel suo libro Lo zoo umano ove elenca dieci categorie - ma sono anche più numerose - di significati che ha il sesso negli agglomerati umani). Ma anche la generativià fa parte dell'insieme di istinti sessuali: per entrambi i genitori, anche il rapporto con i figli si carica di innumerevoli (altro che dieci!) implicazioni sociali, pratiche, fantastiche ecc... Ma a differenza di quello tra partners, il rapporto con i genitori dura davvero per tutta la vita: ben al di la cioè del periodo di fisiologica "inettitudine" dei figli. Anzi per lo più investe, al di là dei figli stessi, i loro figli se non i figli di questi e i rispettivi partner sessuali di tutti: dando così origine a una complicata ragnatela di "parentele", nelle quali i veri, genuini rapporti personali tra i membri vengono tanto spesso distorti: in rapporti resi obbligati tra persone in realtà indifferenti le une alle altre o talmente diverse da non poter comunicare assieme, se non avvelenati dalla loro stessa obbligatorietà. A questo stadio di differenziazione non sono più i grandi simboli immutabili e matriarcali, e neanche i rigidi ruoli patriarcali a governare attività e presenze. A complicare ora il quadro, questa nuova non ancora collaudata linea di regole implicite di esistenza lascia indiscussa una non distinzione tra affettività ed aggressività, e soprattutto tra esseri viventi dotati di sensibilità, reazioni, sentimenti propri e "cose" inanimate. Vengono così ad esser considerare le persone come fossero "cose" solo in vista della loro `"funzione", mentre le "cose", i "soldi" ecc... vengono investiti e sovraccaricati del soprappiu di energie affettive così rimaste inutilizzate. In origine il termine FAMIGLIA avrebbe dovuto indicare soltanto il tipo di rapporto interpersonale che veniva a costituirsi tra alcuni individui di sesso ed età diversi uniti essenzialmente dal fine comune di procreare cd allevare nuovi individui (dal punto di vista dei membri adulti), o di venir allevati, protetti, addestrati (dal punto di vista dei figli). Invece che semplici termini di riferimento, invece che vocaboli indicanti un qualcosa di comune a più individui, quando cose e persone si confondono anche i tipi di rapporto, anche i raggruppament diventano cose e cose importanti investite di forti cariche affettive. Ecco che allora la famiglia stessa diviene un'entità a se stante, non più un termine grammaticale indicante un tipo di rapporto fra più persone, ma uníentità inglobante (se non divorante) queste stesse persone (in vita e in morte) senza possibilità di scampo; un'entità (di nuovo mitica, simbolica) a cui devono interamente condizionarsi i partecipanti indipendentemente dal rapporto - umano, non funzionale - che li lega. |
quando il cognome schiaccia il nomeIn un'interazione plurima fra individui per definizione disuguali qual'è la FAMIGLIA (la famiglia infatti e proprio il luogo dove devono» confluire sessi e generazioni ed è proprio in questa confluenza che la famiglia prende significato), tra tanti equilibri disparati di cui tener conto, fra tante persone a così diversi stadi di maturazione personale-culturale e di equilibrio emotivo non c'e quindi da stupirsi se tante possano essere le difficoltà e i motivi di attrito.E così possono esserci famiglie (spesso allargate in clan) arroccate a difesa paranoica contro il mondo esterno: tenute insieme non da affetto, e reciproche compensazioni e consolazioni ma da una comune paura e da comuni difese; famiglie-clan in cui un "noi" unitario, aggressivo e spaventato, sta al posto dei e tiene a bada i vari "io" dei componenti dando origine ad una situazione - il familismo amorale in Italia ancora tanto frequente -, così detto secondo la definizione diventata proverbiale coniata dal sociologi Robert D. Putnam nel libro La tradizione civica nelle regioni italiane Familismo
amorale.
Specifica sindrome culturale per la
quale tutti nel paese cercano di massimizzare i vantaggi materiali e
immediati del nucleo familiare, il cui contrario
è la civicness, il senso civico.
Senza arrivare a casi estrermi e tipici, quanto però sono
diffuse le famiglie tenute insieme
dalla paura
della brutta figura,
o dalla
necessità di far bella
figura per dar spettacolo
di
sé al mondo esterno (le "belle famiglie" del Mulino Bianco!):
tutte comunque famiglie nelle quali
il noi è
ancora
prevalente, il mondo esterno
è
ancora minaccioso; famiglie che per difendersi si sentono costrette a
scambiare con l'essere un apparire
inglobante anche un "appariscente" avere.Lo si legge descritto in libri - ad es. in La famiglia come paziente di H.E.Richter ed. Bompiani di tanti anni fa, ancor meglio che nel famosissimo Avere o essere-L'arte di amare-Anima e società di Erich Fromm - ma soprattutto lo si vede continuamente nella vita quotidiana anche soltanto guardandosi attorno. Ci sono famiglie in cui i genitori sono appena usciti da una oggettivamente squallida e soggettivamente desolatissima infanzia, perché cresciuti in ambienti di grave povertà e ignoranza, di miseria materiale e morale e di quella superstizione saccente, matrice di annichilenti paure per i giovani, perché strumento di oppressione e ritorsione in mano agli anziani. Ma non basta venire in città, e neanche mettere qualche soldo da parte per passare in tutto il proprio modo di esistenza da una civiltà ad un'altra. Un livello di sviluppo personale ancora fermo nella confusione tra io e mio, tra persone, funzioni e simboli e tra sentimenti - soggettivi e contingenti - e valutazioni - oggettive - porta a convinzioni irriducibili come tutte le convinzioni nate dal sentimento - egocentrato pur nell'inconsapevolezza di sé - e da generosità e/o paura entrambe grette e ristrette nella loro superficialità voluta e voluta ignoranza. Ed ecco allora che le schiere di famiglie del Mulino Bianco si convincono a vicenda di poter dare tutto ai figli ornandoli con bei vestiti, soldi (e macchine) e istruzione (cioé titolo di studio). Non dicono forse: - è un Signore per indicare chi ha dei soldi?A loro volta questi figli avvertono "sentimentalmente" - soltanto le carenze (carenza di affetto, di rapporti personali, di dialogo, di rispetto) e non ancora educati a distinguere le cause, gli effetti, le concause, e le sfumature attribuiscono a questi stessi fattori - soldi, vestiti, istruzione ecc. e... al lavoro femminile - la causa di tutte le loro infelicità; per cui disprezzano, e odiano e sperperano tutto quanto viene loro dato dai genitori, mentre questi a loro volta - «sentimentalmente» - se ne stupiscono ed indignano. Ma ciò non accade soltanto alle famiglie degli ex-poveri, degli urbanizzati recenti: esistono infatti ancora famiglie sentimentalmente buddenbrookiane per le quali al limite, volenti o nolenti, i figli -anzi spesso solo il figlio maggiore - hanno senso come continuatori del «nome», - della dinastia, della ditta, o dello studio. E sempre rimanendo nel campo delle famiglie "centrate sulle cose" esistono pure, ancor più numerose, famiglie-azienda nelle quali tutti i membri sono considerati quasi equivalenti senza sesso e senza età e la loro unione risulta assicurata soprattutto dal legame comune con la ditta da condurre avanti e ben poco dai rapporti affettivo sessuali tra diseguali (marito-moglie fratelli e sorelle ecc ...). Spesso il noi-cognome
ingloba e schiaccia con la sua importanza i vari io-nomi;
ma
pure spesso un IO (non sotto forma di sereno io-sono
ma di aggressivo e sulla difensiva io-faccio,
io-voglio)
prende il sopravvento, e nella sua ancora non raggiunta sicurezza cerca
di annullare e subordinare a sé tutti gli altri io-voglio:
ha origine così la famiglia centrata
sull'autorità
di un elemento, la famiglia patriarcale
nella sua
concezione
psicologica fondamentale (e per questo patriarcale anche se il capo
carismatico
del momento è una donna, moglie, madre, suocera, nonna che sia,
cioé non matriarcale nel senso gia descritto delle Grandi Madri,
delle regine-uccelli). Ma altre volte in una stessa famiglia possono
coesistere
(o si trovano a coesistere) due o più io-voglio,
oppure viene a contrapporsi un io-attivamente-aggressivo
a un io-sopporto-passivamente-aggressivo:
si originano così quelle situazioni
tanto
spesso irriducibili, quelle famiglie i cui membri risultano
intrappolati gli
uni con gli altri da tenacissimi legami
sadomasochistici o competitivi;
quelle
famiglie in cui ciascuno non cerca e non dà un'atmosfera
affettiva,
creativa, rigenerativa, riposante, ma cimenta e stuzzica, mette e si
mette
alla prova, cerca di schiacciare e si fa vittima: si proclama
indispensabile
ed insostituibile, usa i sentimenti affettivi per lamentarsene, per
alimentare
le ritorsioni, si aggrappa tenacemente al suo (o ai suoi) capri
espiatori,
si adagia e si crogiola in distruttivi ed autodistruttivi sentimenti di
colpa. Ciascuno cerca di soffocare e circuire il persecutore
con
tentativi
di riparazione
o di rabbonimento, si sacrifica
e rinfaccia i propri sacrifici
ecc... Famiglie dalle
quali
ogni tanto fugge un figlio, che poi magari scrive: Mamma, babbo,
vi prego ... aiutatevi, non torturatevi a vicenda! Se io ne sono la
causa
questa non esisterà più ... Fate della famiglia un tempio
e non una tana. E io sarò un figlio e non un
ingrato!
gradino per gradino?La famiglia di oggi...: in sostanza potranno tutti questi tipi di famiglie continuare a spostarsi, gradino per gradino, in questo processo che sembra evolutivo? E ciascuno di questi gradini è poi veramente obbligato o potrebbe, con gran vantaggio generale, venir saltato? E cosa si troverà al culmine di questa salita? Potrà esserci e come potrà presentarsi la famiglia-tempio (come l'aveva definita con un'immagine un po' retorica il ragazzo della lettera)? E d'altra parte sarà auspicabile una famiglia-tempio o non sarebbe migliore un tramonto definitivo della famiglia stessa come proclamano alcuni?Nell'edizione 1972 di un
libretto
edito tutti gli anni dalla British
medical association (Getting
married
di
E. Penrose) si legge che la nuova partnership
matrimoniale poggia su
quattro
C (che non occorre tradurre): Compromise,
Consideration,
Communication,
Cooperation;
il che trasposto nell'immagine della famiglia-tempio
evocherebbe l'idea di un
luogo ove si può sempre trovar
rifugio,
comprensione, pietà; un luogo ove si e sempre accettati e
compatiti,
ove si ritrovano sicurezza e si recuperano le forze, dove si e
ascoltati
e dove si trova aiuto. Ma questa, delle quattro C
come
tempio-rifugio,
è un'immagine statica, indicante un tempo considerato come
sempre
uguale a se stesso: ma la famiglia non e certo solo questo, anzi la
sua essenza fondamentale è proprio quella di sfidare il
tempo,
di porre l'individuo in una dimensione temporale che trascende la vita
dei singoli nel presente come nel passato e nel futuro. Dal
punto di vista di ciascuno in quanto figlio,
la famiglia dovrebbe cioè anche
incarnare
l'albero
genealogico come elemento
di
stabilità e di sicurezza interiore. In altri termini la
consapevolezza
dell'esistenza reale (ed accettabile) di avere la "propria
famiglia"
dovrebbe essere una costante garanzia soggettiva di base di
identità
ed un punto di appoggio e di radicamento nel passato, tale da
permettere
di sfruttare appieno le proprie energie nel presente. Fra le quattro "C" la prima è il "compromise" cioé "accomodamento": esistono famiglie in cui il senso della propria individualità ben radicato in ciascun componente non avrà mai bisogno di schiacciare o limitare le individualità altrui nel timore di perdere la propria? In cui si potrà veramente essere accomodanti e non solo - per paura o per pietà - accondiscendenti? |
genitori e bambiniPiù sopra ho scritto checostante
garanzia soggettiva di identità (e di conseguenza:
costante
garanzia oggettiva di attività e progresso) dovrebbe
essere
la consapevolezza dell'esistenza della propria famiglia
(e
quindi
non necessariamente la vicinanza reale, anzi neppure l'esistenza in
vita dei membri della famiglia stessa); ed in seguito: il
senso
di individualità ben radicato in ciascun componente
ma
non è esatto e mi correggo: queste affermazioni valgono per gli individui
dall'adolescenza
in poi, per gli altri e tanto maggiormente quanto più si
va
indietro
nelle età non può esservi consapevolezza se non per mezzo
di una
percezione concreta, reale, continuamente presente e quanto più
stabile possibile. Per un bambino piccolo - cioè per un essere
in continuative svolte di sviluppi -
ogni anche minimo
cambiamento
ambientale può risultare traumatizzante ed alienante quando
interferisce con un periodo
sensitivo
del suo aprirsi al mondo: e quindi
per lo sviluppo
mentale-affettivo
del bambino la presenza
della famiglia e la stabilità dell'ambiente
SAREBBERO
indispensabili
come il nutrimento per il suo sviluppo fisico. Infanzia: un mestiere difficilissimo? Individualità, sviluppo, evoluzione? Se si pretendesse da un bambino e anche da un ragazzo un senso di individualità ben radicato inalienabile e non modificabile, se ne otterrebbe un adulto arido, rinsecchito, in sostanza immaturo perché privato nel corso dello sviluppo di tutte le sue crisi di crescenza, di tutte le sue tappe evolutive, di tutti i suoi periodi sensitivi. Deprivato così di tutto l'enorme patrimonio di conoscenze e possibilità che apporta ognuna di esse come nuovo punto di osservazione e comprensione della realtà lo si defrauda delle competenze allo svolgersi di una duttile - non ingarbugliata e ripetitiva - partecipazione alla vita affettiva e sociale e non solo all'acquisizione di competenze cognitive. Lo sviluppo del bambino infatti e un processo complicato (come complicato e di vasta portata è il suo risultato finale) e discontinuo che avviene per faticose (se non dolorose e talvolta contradditorie se considerate superficialmente) integrazioni successive di sempre nuovi aspetti della realtà; che attraversa crisi che assomigliano quasi a malattie fisiche (ad esempio certe fasi di normali insonnia o inappetenza o entrambe), e che quasi si vale di disturbi fisici (se non di vere malattie od incidenti) per contribuire a determinati allargamenti di orizzonti. Scopo della famiglia nel presente è quello di costituire un rifugio, una sicurezza ai componenti; scopo della famiglia è pure quello di radicare ciascuno nel passato, anche in un passato che precede e di molto la nascita; ma scopo più importante e quello di permettere agli adulti di radicarsi anche nel futuro, di lasciare qualcosa di sé - in teoria - ma anche di concepire, allevare ed educare nuovi esseri umani - in pratica. Esistono adulti in grado di allevare veramente nuovi esseri umani e non di addestrare alla meno peggio uomini a una dimensione? esistono figli nè schiacciati nè delusi che non vorranno rinnegarli come genitori? adulti che i figli potranno accettare come genitori perché resi capaci di indulgere anche alle loro manchevolezze? Ma figli capaci di accettare anche le deficienze dei genitori debbono essere figli ben solidi per aver vissuto fino in fondo ogni crisi di sviluppo e di assestamento: ma come? se non per esser stati in qualche modo bambini figli di genitori in grado a suo tempo di aver protetto e di assecondato le loro crisi senza ansia, senza sensi di colpa, di impotenza, di delusionc? senza esser stati confrontati con i figli degli altri o con loro stessi nei periodi precedenti? se non per esser stati in qualche modo bambini figli di genitori che sapevano partecipare intimamente e non solo con sopportazione, che si avvantaggiavano nel vivere le vicende dei figli - e delle nuove generazioni - in modo evolutivo personale e non solo da spettatori - infastiditi, e/o sentimentali, e/o irridenti? Ma non soltanto i bambini
attraversano
crisi di sviluppo: la vita e un'avventura, ogni età segue la
precedente
instaurando nuovi equilibri ed aprendo nuovi orizzonti, ed anche
scuotendo
gli equilibri precedenti. Una vita di relazione non chiusa ed arida
comporta
numerose esperienze e cambiamenti. E soprattutto - dato che nessuna
vita
umana, per quanto lunga essa sia, potrà raggiungere una completa
conoscenza e integrazione con i molteplici aspetti
della
realtà - lo sviluppo potrebbe
continuare
all'infinito, in una serie mai finita di possibili acquisizioni EVOLUTIVE,
e di
consegenza di possibili crisi e di possibili faticose se non dolorose
trasformazioni interiori. |
Il tempo che passa...Credo che P. abbia ragione quando dice che la mia famiglia è " sotto sviluppata " ( parole sue ) e che tra la famiglia di mio padre e la nostra non ci sia stato un " salto di civiltà " e che forse io sono il punto di rottura ... Punto di rottura o no, mi sento "altro" da loro, sono stati la mia famiglia, ora invece li vedo come un gruppo, una entità chiusa, a sè, sono fuori dalla cerchia e sento che tra me e loro si è creata una profonda spaccatura. Spaccatura che sento quando ci vediamo, l'incomunicabilità la tocco con mano, come del resto la limitatezza di vedute; è come se per loro io fossi sempre la stessa, come se il tempo facesse si il suo corso, le rughe i capelli bianchi, etc; un corso fisiologico e niente altro. Escludono la crescita interiore, la possibilità che "nel mentre" succedono talmente tante cose che ci si rivoluziona ogni giorno, ogni cinque minuti e che il tempo non è solo dato dal calendario, da un orologio, dalla storia, ma esistono infiniti tempi e che il tempo non è mai fermo, statico, ma si muove!!! |
Televideo
09 10 2003 ore 22 e 49
![]() IL LOGO: una curiosità da soddisfare per quanti si siano chiesti il perchè dell'Ippocampo come simbolo dell'Associazione. Cavallucci marini: Peculiarità biologica degli ippocampi riguarda il modo dì riproduzione: è il maschio, infatti, che incuba le uova e che partorisce i piccoli. |
ELEMENTI DI BIBLIOGRAFIA:![]() Tra
i molti luoghi comuni, il
mito della famiglia del "bel tempo che fu" è uno
dei più duri a morire: la famiglia patriarcale del passato,
solida e stabile,
viene continuamente paragonata alla famiglia di oggi, piccola, fragile
e con
pochi figli.
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE E ANALISI PER L'INFANZIA E L'ADOLESCENZA Saraceno
Chiara: Mutamenti della famiglia e politiche
sociali in Italia You are now
visiting the MOCHO
website. MOCHO stands
short
for Motherhood Choices.
The website is part of a research
project
on
this topic. The full title of the project is The Rationale of
Motherhood Choices:
Influence
of Employment Conditions and of Public Policies. MOCHO is
one of
the
many
projects that fall under the Key Action Improving Human
Research Potential and the
Socio-economic
Knowledge Base of the Fifth Framework
Programme of the European
Commission.
It is a three-year project that has started on the
1st of
October 2001 and will run
until
the 1st of October 2004. Five countries participate
in the
project. Besides
Belgium
and the Netherlands, the coordinating countries,
Italy, Greece
and France are
involved. Future
events
Unpaid
Work in the Household: A Review of Economic Evaluation Methods
(Studies and Reports - International Labor Office GENEVA: New Ser.
November
1, 1982; ISBN: 9221030857) by LuisellaGoldschmidt-ClermontPublished with the financial support of the United Nations Fund for Population Activities UNFPA (Vedi anche nei files aggiornati: LE FACCENDE DOMESTICHE. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro e DOMESTIC CHORES. Ergonomy and psychology of a REAL work IMBROGLIO E' IL CONTRARIO DI SVILUPPO. Da: 'La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù' e nelle nuove segnalazioni dei Raccontini |
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I saperi delle mamme straniere a confronto con le mamme italiane |