Albero fecondo

16 dicembre 2008 



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[Newsletter del 08/07/2008]

l'albero fecondo di Eugenio Guarini

Titolo del quadro allegato: 

L’albero fecondo

Guarini Newsletter Il mio sito: www.eugenioguarini.it

L’albero fecondo.

Una splendida giornata.
Oggi è l’estate che conosciamo da sempre. Straordinariamente luminosa e con un orizzonte che non finisce più. E io ho già dimenticato l’incidente di percorso di sabato, e mi ritrovo con una miniera in corpo. E capisco meglio dove mi porta la spinta che mi abita.
Io sono ossessionato dall’espressione. Io vedo il mondo sotto forma di espressione. L’espressione è qualcosa che ha una sua storia segreta e profonda che merita cura e attenzione, è un’avventura che ci conquistiamo gradualmente, lavorando su di noi, lottando anche, e indovinando intelligentemente le forze su cui contare.

Ha un percorso di profondità.
Diciamolo in questo modo: è come se tra il nucleo profondo dove radicano le radici dell’io e la buccia della pelle ci sia uno spazio denso ed esteso da percorrere e attraversare, affinché la sorgente trovi una strada, si dia una forma, rappresenti se stessa in qualcosa di visibile, che possa funzionare da segnale, da segno, da parola.
E questo stesso processo, uscendo dalla pelle, si faccia energia e forza costruttiva, capace di dare forma alla materia, di mettere al mondo, di realizzare qualcosa.
Ed è come se solo costruendo Qualcosa tu ti realizzi come Qualcuno. Perché questo qualcosa è come l’immagine di te nello specchio del mondo: l’espressione, la rappresentazione del seme che tu sei.

Ognuno ha il suo talento. Soprattutto, ognuno ha il suo richiamo. Ed è la cura che mettiamo nella ricerca di ciò che siamo, e del modo di coltivarlo e farlo crescere e fruttificare, che sostanzia la nostra storia. Quello, io penso, è il filo rosso che consente la narrazione di noi stessi.
Io ho trovato un’immagine ingenua e innocente di questo pensiero in un quadro che ho fatto quasi 5 anni fa e che ho considerato per molto tempo una sorta di autoritratto. È l’albero fecondo che allego a questa newsletter. Nella sua semplicità, consente anche a me di mettere a fuoco ciò che considero la mia vocazione più profonda. Qualcosa che giustifica un’esistenza.
   
Sogno una pittura che vada incontro al futuro, nella libertà interiore, dotata di grande energia, e fedele alla Bellezza.
(Vedine la citazione in Infanzia: tempo di mutamenti e Imbroglio è il contrario di sviluppo)
Newsletter del 10/07/2008

Mettere aria nelle cose

Mi sveglio alle tre e mezzo. Ho dentro una certa musica.
E un’espressione che ho sentito da Renzo Piano: mettere aria nelle cose.
Vorrei saper suonare, comporre sinfonie. So niente di musica. Troppo poco! Ma non demordo. Provo a fare musica con le parole. Mentre studio. Non dovrebbe essere impossibile. Le parole sono sonore. Si battono su una tastiera. Le parole si sentono. In qualche modo, cantano.
Un metodo, una tecnica? Un modo di procedere che produca un testo musicale, molto musicale? Che so io?… So che nei momenti di ispirazione ci scivolo dentro senza pensarci. Viene da sé.
E in qualche modo è all’ispirazione che voglio andare incontro. Parola difficile. Impossibile perfino a pronunciarsi. Però contiene un rimando a qualcosa di etereo, di aeriforme. Corrisponde a ciò che mi ha catturato nell’espressione citata: mettere aria nelle cose. Mettere aria nella vita. Renderla leggera. In maniera che possa volare.
Cos’è un’ “aria” in musica?
Per molte persone il senso della vita non è pesante. Al contrario. È un sentire leggero. Come un lievito che solleva la pasta del mondo, la rende parente del cielo.
E una colonna sonora non avvolge le azioni, non le contiene, non le incarta: le solleva.
E so che mi domando da sempre come si fa a rendere musicale il lavoro, a renderlo leggero, a farne poesia, un’aria?
Mettere aria nelle cose: è il richiamo. Lo stimolo. Una metafora? Qualcosa che si sente. Ascoltando.
Se è una musica quella che cerco, è l’arte dell’ascolto che devo sviluppare.
Come quel ragazzino de La musica nel cuore.
Ascoltare la musica e seguirla.

Qualcosa di forte, qui vicino

.... Il concetto di transizione sembra avere una certa pertinenza con una versione meno rosea, che sostanzialmente mette l’accento sul concetto di vecchiaia.
I periodi di TRANSIZIONE sono aumentati nella nostra vita. Nel lavoro sembra più evidente. Ma anche nella vita privata. Dove ci sono i divorzi, i nuovi matrimoni, ma anche i passaggi a diversi approcci alla vita, una sorta di cambio di filosofie ESISTENZIALI. Sai? Quando ti ribadisci in testa nuovi principi, che apparentemente sono il contrario di quel che ti sei detto fino a qualche tempo fa.
Il punto è che i periodi di transizione – sempre più numerosi e lunghi – sono periodi per cui non siamo tanto attrezzati a viverli. Sai? Quando ti ribadisci in testa nuovi principi, che apparentemente sono il contrario di quel che ti sei detto fino a qualche tempo fa.
Noi, per lo più, pensiamo alle CRISI come a periodi dolorosi e brevi. Devono essere brevi! Se ne esce con una decisione, un atto di volontà, una reazione energica. C’è una sorta di etica che dice, nella crisi: reagisci, volontà, decidi e parti di nuovo!
Ma c’è un’altra etica, forse più profonda, che afferma: aspetta, ascolta, non avere fretta, decidi solo quando senti che la cosa è maturata dentro. Questo – la crisi – è il momento dell’ascolto, per una maggiore conoscenza di te. Un decisione affrettata equivale a una fuga. Qualcosa di forte, qui vicino indica sicuramente qualcosa che sento, che è qui, ma che ancora non riesco a vedere.
E' un momento di transizione.


Commento.

Piccolo commento "professionale medico": "alle tre e mezza"?
Se ci sveglia a qualsiasi ora con ... una musica dentro, non importa "quale"
musica basta che risuoni come impellente, e non ci si alza a "suonarla" in
qualche maniera: ecco allora scoppiare il mal di testa, magari la famosa
terribile "cefalea a grappolo".
E mi piacciono anche parole come "ispirazione" che sta "da sola" ma nel suo modo "aereo" può far compagnia al "socievole" "affiatamento".
Non posso soffrire le persone che vivono "d'aria", che masticano "aria fritta", che non conoscono e disprezzano le "cose" e ancor peggio i fatti veri e quindi gli esseri viventi in quanto "veri".
E invece che bello è il mettere aria nelle cose che anzi le VALORIZZA!


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