Analogamente
alla
funzione degli "Organizzatori-induttori"
dello sviluppo embrionale esistono infatti precisi bisogni psicologici
e/o ambientali (nota bene: BISOGNI
non "desideri") che se non appagati producono precise, determinate
incompletezze
e/o deviazioni a cascata dalle normali, predisposte vie di
sviluppo
(vedi
anche in Imbroglio
è il
contrario
di
sviluppo).
Gli
esperimenti
più celebri di
Spemann e della sua collaboratrice, Hilde Mangold,
furono pubblicati nel 1924 e portarono al concetto di
"induzione
primaria"
e di
"organizzatore". Questa scoperta ha avuto un ruolo centrale
nell'embriologia
e per molto tempo
l'intero
sviluppo embrionale, non solo negli anfibi, è stato
considerato
come una lunga serie di
eventi induttivi. Nel 1935, Hans Spemann
ottenne il Premio Nobel per la Medicina.
Vedi in Biologia
dello sviluppo:
...
organizzazione embrionale;
fenomeni di
induzione, territorio induttore e territorio competente;
proprietà
dell'organizzatore embrionale; generalizzazione dei fenomeni di
induzione;
induzioni di
ordine superiore; gli induttori eterogenei e tentativi di
identificazione dei principi induttori.
Come avviene
per gli "organizzatori"
biologici dello sviluppo embrionale che DEBBONO
agire in modi, tempi e soprattutto SEQUENZE stretti e precisi per
creare
organismi senza difetti e non mostruosità,
esistono traumi
in apparenza "piccoli" che - se giungono in un momento e in
modo sbagliato del processo di
armonizzazione delle maturazioni
intelletuali,
sociologiche e affettive - ne
scombinano
una cruciale fase:
e non solo alterano
questa
cruciale fase di
sviluppo, ma anche le sue successive. Ecco un nuovo "mostro",
che può avviare a valanga una catena di
errori in peggioramento
successivo. Ecco che da allora,
in un circolo vizioso avvitato su se stesso, queste disorganizzazioni
possono continuare ad aggravarsi
verso
vie patologiche a loro volta aperte a diramarsi al di
fuori della
persona
singola fino a travolgere - nel presente, ma spesso ben oltre anche nel
futuro - intere esistenze: la propria e molte altrui.
Molta
bibliografia psicanalitica si rifà
a concettualizzazioni descrivendo SINTOMI
e - presenti o passati - fatti o situazioni PATOLOGICI:
come ad esempio i concetti dinamici di
inferiorità
e della relativa esaltazione del successo
secondo
la scuola di
Adler.
Altre - e accreditate
(!) - Scuole
propongono come normali
situazioni e loro svolgimenti invece ancora peggiori: ad esempio la
così definita fase
schizo-paranoide e la sua pseudo-soluzione in posizione
depressiva della scuola di
Melanie
Klein.
Senza
pretendere di
proporre "terapie"
molto interessanti ed anche utilizzabili possono essere studi
impostati su di
una ricerca scientifica ed epistemologica -
sperimentale di
osservazione -
centrata volutamente su singoli elementi, come quella classica e
fondante di
Jean
Piaget:
Jean
Piaget ha
definito la sua teoria come psicologia
genetica, non nel senso
ereditario del termine, ma intendendo con questa espressione che si
vuole studiare la genesi
dell’intelligenza.
Egli
propone,
a
questo proposito, la famosa teoria degli stadi.
Lo stadio è una fase di
sviluppo.
Piaget ne individua quattro principali nello
sviluppo
della logica
infantile.
Pur
partendo
dall'esperienza clinica di
malati psichici gravi, Carl Gustav Jung si indirizzò invece sempre più
verso la ricerca erudita e la
sistematizzazione di
concetti fondamentali riguardanti elementi
base della natura umana: Jung cioè si propose
- riuscendovi - di
allargare la visuale
analitica
oltre il patologico, e riuscì pure ad estendere la
possibilità
clinica di
conoscere meglio - e quindi meglio aiutare - potenziali
pazienti
indipendentemente
dall'età. Sue sempre valide acquisizioni e
proposte
presero
origine e si espansero a partire dalla brillante idea di
riassumerle in
categorie esaustive: quattro gli archetipi
principali, due i principali tipi
psicologici. Ma se queste
proposte teoriche possono
costituire una valida base di
partenza
per una miglior conoscenza anche ontologicamente
filosofica delle forze con
cui si ha a che fare, e se queste definizioni possono
contribuire
a collocare l'esistenza dei singoli in un contesto collettivo:
nel campo terapeutico sono
offerte a chi già sia
in cerca di
personale individuazione,
non possono
che riferirsi ad esseri "già sviluppati", già in un
percorso capace di
pensiero astratto.
Un altro termine caro a Jung è trasformazione
(vedi ad
es.
in L'uomo
e i suoi simboli) per indicare
"passaggi" dell'esistenza "di
tutti". Ma la stessa etimologia di
questo
termine tende a negare l'evidenza
di
quegli sviluppi
che in
regolari sequenze
cercano man mano di
"fiorire", di
"sbocciare" per s-volgere il tema prefissato dai normali complessi.
Non
trasformazioni
casuali,
non metamorfosi
come... da "bruco" a "farfalla": un
dinamico, tipico, necessario percorso a cerchi concentrici successivi
procede nel cotso regolare delle età, radicando
quelle solide basi su cui solo in seguito dar avvio non ad una sola ma
a
numerosissime
espansioni,
anche poi trasformative, di
altissima potenzialità e
varietà.
La
frase
perentoria di
Jung
Una vita che non si
individua è una vita sprecata non
spiega
chiaramente la dinamica sul come raggiungere
questo traguardo: che
non è teorica ed estemporanea, ma ben
concreta e inquadrata nel tempo.
Ma come è possibile la piena individuazione
quando fili non pazientemente dipanati non
permettono di
tessere questa solida tela?
Non siamo...
insetti: le loro radicali, irreversibili trasformazioni
per noi... mammiferi
nidiacei non
corrispondono ai nostri concreti,
biologicamente
determinati sequenziali complessi,
il
cui s-volgersi porta con gradualità ad una completezza
capace di
rifiorire
in nuove collaterali espansioni, che ad
ogni fase di
raggiunta - provvisoria
-
maturazione, permettono anche al mondo esterno di
venir fruito
in modo allargato come fonte inesauribile di
sempre nuovi trasformanti
apporti.
Non si
tratta soltanto di
terminologia,
ma di
occasioni
continue di
fraintendimenti: il misconoscere i prefissati, sequenziali
"sviluppi",
porta a confonderne l'effettiva realtà con le evoluzioni
successive e imprevedibili derivanti da creativi
incontri
e ben
assimilati apprendimenti: questi
sì causa di
vere
-
ma
occasionali - ristrutturazioni trasformative.
Complesso
orale
confuso con complesso
genitale
saltando tutte le tappe intermedie? Acquisizioni e
consapevolezza,
arricchimenti emozionali e solidi sentimenti, apprendimento e
conoscenza assimilata...: mettendo anche a rischio tutto il
futuro, quanto vera e
terribile
può
manifestarsi
questa inconsistenza non di
termini ma di
vicende esistenziali! Infatti solo un complesso
di
Edipo
realmente completato, a partire da basi istintuali solide e non
aggrovigliate, con radici che assorbono nutrimento in un fertile
terreno, e poggiante su di
un tronco che via via si solidifica, può
lasciar spazio e sviluppo progressivi non solo alla trepidante pienezza
dei sentimenti condivisibili ma anche alla gioia
- trasformativa - del conoscere assimilante e chiarificante (vedi i
concetti di
assimilazione
e
accomodamento di
Jean Piaget). Solo
allora prende vero
signicato l'insistente serie dei "perché?"
con l'entusiasmante
curiosità del vero sapere:
prima
di
tutto per intuire allo stesso tempo
attraverso il "mistero" del
sesso adulto anche il segreto della propria nascita/esistenza. Radici
immerse in un terreno fertile e non pietroso, un tronco che via via si
solidifica in legnosi cerchi concentrici anno dopo anno: in analogia
nell'essere umano ben tre regolari complessi sono necessari per
giungere ad una genuina possibilità di
apertura verso la conoscenza da
cui trarre sempre nuovi EVOLUTIVI
coni
di
espansione
- estesi, vari, diversificati e intersecantesi in collegamenti a loro
volta aperti ed evolutivi, come le fronde di
un albero vigoroso.
Risaltano in
questa direzione le idee
proposte (non imposte) da Freud con la loro
enorme ampiezza
e ricchezza di
aperture ed evolutività intrinseca di
vedute,
con
la loro solidità
di
costante piattaforma su cui poter innestare
sempre nuove idee e scoperte: senza difficoltà nè timore
di
contraddizioni nel confronto con l'UNILATERALITA' e la troppo
frequente
preferenza per il patologico tipici della maggioranza sia di
seguaci
che
di
detrattori.
Non
trasformazioni
estemporanee, non cure miracolistiche e/o superficiali riorganizzazioni
del comportamento
ridanno la pienezza della propria individuale esistenza a chi non ha
potuto portare a regolare compimento il difficilissimo
mestiere
devoluto ai primi anni di
vita. Ma
ad ogni modo, se è ben sicuro che sviluppo
non è sinonimo di
accrescimento,
proprio alla psicanalisi
dovrebbe venir demandato lo scopo di
ricostruire
dall'interno e non "trasformare" - il che significherebbe di
nuovo
"con-torcere" - le personali esistenze
mancate,
le vie interrotte e/o imbrogliate: quelle
vie che
avevano preso fin
dall'inizio una "brutte
piega"
invece che dis-piegarsi nei regolari
s-viluppi. Alla vera psicanalisi compete
proprio
il dovere di
far restituire
a ciascuno quanto ha perduto, quanto gli è stato mistificato o
distrutto
nella sua personale progressione
verso una, non ipotetica e teorica ma veramente personale, piena
espansione.
Unicità e resilienza
Siamo
sempre più diversi
Il
genoma umano
presenta significative differenze già
a
livello
individuale. La
scoperta,
che sarà pubblicata a settembre su Nature
Genetics,
potrebbe presto portare a ulteriori
spiegazioni dell'unicità
individuale
e del modo in cui si sviluppano le malattie.
Utilizzando
nuovi metodi per l'analisi del Dna, sono stati trovati dei
prolungamenti,
meglio delle variazioni — lunghe anche centinaia di
migliaia di
basi —
presenti nei singoli genomi.
Resilienza:
La
resilienza é piú della
semplice capacitá di
resistere alla distruzione proteggendoci da
circonstanze difficili, é in ugual modo la possibilitá di
reagire positivamente a scapito delle difficoltá e la voglia di
costruire utilizzando la forza
interiore propria degli esseri umani.
Non
é solo sopravvivere a tutti i costi, ma la l'abilità ad
usare
l´esperienza appresa dalle situazioni difficili per impiegarla in processi
trasformativi e di
recupero...
(dalla
presentazione italiana di
Michele
Tansella del libro: Mental
Health Problems and Young People: Concepts and Practice di
Louise
Rowling, Graham Martin, Lyn Walker
LA
PROMOZIONE DELLA SALUTE MENTALE E I GIOVANI. Teorie e pratiche
Ed.
McGraw-Hill
italiana a cura di
Alessandro
Grispini e Pompeo
Martelli )
Esiste
in
fisica e ne è stato
mutuato
anche nelle scienze sociali un termine efficacissimo - RESILIENZA -
che è l'esatto opposto di
rigidezza e conseguente
"fragilità":
nell'accezione psico-sociologica del termine descrive analogamente il
contrario della rigida
conseguenza
di
"crescite" attuate per ristretta sovrapposizione
e non
attraversando e assimilando
differenziati,
evolutivi e versatili "sviluppi"
(SVOLGERE,
SVILUPPARE.
Si svolgono
le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano
le inviluppate. Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi sviluppare
non ha luogo proprio...)
Ma
se la RESILIENZA:
è
piú
della semplice capacità di
resistere
alla
distruzione proteggendoci da circostanze difficili [bisogna]
incominciare
a diffondere questo concetto per contribuire alla comprensione del
fatto
che ogni persona potrebbe possedere questa caratteristica, ma da
tutti
noi dipende che possa essere sviluppata,
se
ci concediamo mutualmente la possibilitá di
farlo. (Vedi
articolo Resilienza).
Anche
in questo caso però termini e descrizioni
equivocabili di
fatti valutati in modo improprio possono trasmettere
idee non soltanto false ma addirittura pericolose.
Non bisogna quindi mistificare il concetto
di
resilienza con l'accezione
meccanicistica di
esser
capaci
di
non fare una piega:
ma intenderlo come capacità di
rispondere
ai cambiamenti trasformativi
in un modo
globale,
prima
di
tutto secondo un percorso interiore istintuale ed emotivo che NON
conduce certamente alla restaurazione dello stato
iniziale,
ma
ad
un superiore e più EVOLUTO
livello di
maturazione,
solidità
e capacità di
nuove consapevolezze esperienziali.
Complessi
La
parola complesso
nel campo della psicologia venne
usata tecnicamente per primo da Jung per il suo test delle Associazioni
verbali delle
risposte spontanee date dai pazienti
alle parole-stimolo che, quando
il fluire soggettivo si arenava rallentando o esprimendo
collegamenti
banali,
indicava la
presenza di
un problema profondo.
Ma i "complessi" - come le "fasi" di
Erikson: altro termine per
indicare analoghi fatti e intrecci, in una nomenclatura meno estensiva
- NON
descrivono dati
patologici (come spesso vengono invece
mistificati), NON
sono idee
astratte e neanche pure metafore semplificanti (come gli
archetipi di
Jung): introducono ad effettivi PERCORSI, a modalità
di
esistenza ben constatabili e ben precisamente
collocate
nel tempo.
Come le materie
scolastiche,
essi possono attivarsi con precisione o con negligenza, possono
raggiungere
ottimali completamenti o disorganizzarsi in tempi e modi sbagliati:
sicuramente,
come ben acquisite materie di
studio, ognuno di
questi passaggi complessi
(cioè passaggi formati da complicati - "com-plicati" = raccolti
in "pieghe" - e coerenti intrecci)
sono
potenti strumenti che nel
corso
di
intere esistenze determineranno
aperture o stagnazioni, piattaforme su cui innestare vere evoluzioni o brutte pieghe
dannose anche per i
circostanti. Come le materie
scolastiche anche i "complessi"
possono
quindi venir ben assimilati o confusi, studiati con ordine o in tempi
raffazzonati
o infiniti: ma, come le materie scolastiche fondamentali, sono potenti
strumenti
che possono aprire potenzialità o umiliare con bocciature, che a
loro volta,
come le bocciature scolastiche, possono venir recuperate
più facilmente con aiuti esterni.
"Complesso"
si rifà ad un aggettivo da
Freud sostantivizzato, come lo è nel caso dei "complessi
musicali":
con lo stesso significato di
fondo di
unione
nella necessaria
diversità. Ma se "complesso" rimanendo aggettivo o
participio è sinonimo
di
complicato,
questo termine,
trasformato
in sostantivo è ancora più adatto allo scopo di
indicare
questo regolare efficace potenziamento che sboccia
aprendosi
nei dovuti tempi e modi: dallo s-volgersi
graduale
delle "pieghe", poco per volta non più tenute insieme - dipanate
e non più "com-plicate" - può cioé prendere
origine la
serie dei regolari
cerchi
concentrici che ne rinsaldano la sostanza, come gli
anelli di
crescita che di
anno in anno irrobustiscono
il
tronco degli alberi; ma può anche irradiare in volute sempre più
ampie come
gli
orbitali degli atomi
senza
invece
"esplodere" o rattrapirsi.
Ed
allora, da questo
dipanarsi irrobustito e scorrevole, il "filo"
lineare può
successivamente
"intersecarsi" agevolmente con altri "fili" e situazioni superando le limitazioni
poste dallo
"svilupparsi" di
un'unica serie di
potenzialità:
ed
è
così che tutte le possibili vicende di
una piena esistenza
possono unirsi con le situazioni ambientali e le vicende delle altrui
esistenze contestualizzate
tutte in un tessuto
solido e multiforme di
"evoluzioni" successive. (Spiegazioni più
dettagliate e "scientifiche" si trovano nel file/capitolo Dal Sublimato
al
Cconcreto.)
Complesso orale:
circolarità,
maternità biologica, emozioni "diffuse"
Esiste
il -
centripeto - complesso
orale definibile sommariamente con
tutto
quanto si riferisce a entrate, "acquisizioni", "pienezza"
ed anche
con
tutta la serie di
vocaboli, verbi o sostantivi, in cui si presentano
concetti
di
"insieme", di
"diffusione", e con prefissi quali "con..." (ad
esempio
tipo "concordia", "comunicazione", "compiacere" ...,"cooperazione", ed
anche ad es.
"complessivo"
ecc.), o "sin...." (tipo "sinergia", "simpatia", "sintonia" e persino
"simbolo" ecc.), o
con
suffissi che ricordano il termine "fusione" ("diffusione" come in:
"luce
diffusa" o "soffusa", o suoi derivati (ad es. "effusioni") ecc.
E' il
"complesso" dell'ESSERE
vivente allo stato puro, della sapienza
dei
corpi e
delle loro interne vicissitudini; è il complesso
che
per tutti i mammiferi e i nidiacei si riferisce alla prima tappa dello
sviluppo esterno. Da un sostantivo - crogiuolo
-
bellissimo nella sua solenne
etimologia
e
riferimenti,
deriva un verbo che invece nel linguaggio comune si rincantuccia nella
sua tenera "comodità": il crogiolarsi
bene esprime uno dei momenti essenziali, anzi uno dei principali valori
di
questo complesso; e così pure fondante con le parole-chiave MI
PIACE / NON MI PIACE... ne è l'importanza dei sensi: Vedere, sentire, toccare, gustare, annusare.
Al mi piace
dovrebbero
seguire fisiologicamente dei "ricevere", dei "prendere", degli
"ottenere", che a loro volta - sempre che si rimanga nel campo della
"normalità" - dovrebbero colmarsi e trasformarsi in un'altra
importantissima VITALE
manifestazion
dell'essere
vivente:
il PIENO,
l'averne ABBASTANZA, la SAZIETA', il basta,
la
SODDISFAZIONE
("satis
habere").
E questo riempito
dovrebbe permettere e dar il via - per usare una parola grossa - alla pienezza
dell'esistere
nelle
sue possibilità sempre in atto di
circolarità
benefica,
a sua volta in grado di
espandersi ulteriormente
in
nuovi mi piace,
che si
allargano in vari
mi inrteressa,
che a loro volta aprono nuove vie d'azione
e
nuovi orizzonti di
conoscenza.
Una
circolarità benefica (Editoriale - La Direzione di
Famiglia
Cristiana)
Restringendo
la visuale, ci fermiamo sul benessere,
sul benestare (con
se stessi, con gli altri); sul sentirsi bene e al proprio
posto
nelle relazioni con gli altri, avere una sana comprensione dei propri e
altrui limiti.
Ben-essere, dunque, non equivale soltanto a 'ben funzionare'. ... Le emozioni
intense vanno
espresse ai massimi livelli; piangere, ridere, urlare, saltare di
gioia, manifestare paura sono comportamenti che non disdicono la
persona che sa gestire
le emozioni senza soccombervi. ... Il dare e
il ricevere
sono una REALTA'
CIRCOLARE che si protrae nel tempo.
Chi crea benessere, ne
riceve. Chi riesce a influenzare rimane influenzato.
La BOCCA
è il centro propulsore del complesso, la bocca con le sue non
semplici caratteristiche e funzioni e sviluppi, dotata com'è di
molteplici
organi, sensibilità e istintualità: ne è devoluto
il
compito primario del nutrirsi
ma
anche il compito non certo secondario di
trasmettere segnali
intelligibili,
ma il
termine IN-FANZIA con tutti i suoi
derivati ne
indica
una caratteristica "difettiva". Infatti
il termine in-fanzia indica
proprio
la caratteristica della non ancora raggiunta capacità
di trasformare
in parole
trasmissibili e intelleggibili il linguaggio
interno dei
sensi e delle partecipazioni, la non ancora raggiunta competenza
di DARE
IL NOME alle cose per
poterne disporre in modo sintetico
ed astratto,
per cui in
italiano esiste un termine - ora desueto - per evidenziare su questa
etimologia latina il passaggio da bambino piccolo "infante" a bambino
più grande "fanciullo". Ma se non su di
una sola base e
caratteristica nella specie
umana
ciascun
complesso procede sfumando
con
gradualità
verso il
complesso
successivo fino alla BRUSCA comparsa della sua - in
apparenza antitetica - supremazia, il primo complesso è
comunque "senza parola" (dal latino=in-fans:
quindi
generico e infandum),
mentre
il successivo è molto puntiglioso e loquace, come di
norma nei
complessi "attivi" -
centrifughi,
rivolti all'esterno - nomi, cose, sintesi, astrazioni, rapporti...
ne sono punti cardine. Per questo
motivo espositivo, mentre
molto puntigliosamente facondi
sono i paragrafi dedicati al complesso
anale,
le spiegazioni verbali del complesso orale sono espresse in forma molto
ridotta, anzi in fondo surrogate da - inusuali - esempi visivi di
vita
animale.
I corpi viventi
hanno comunque tanti
linguaggi,
anzi ben più numerosi e potenti persino di
quei
Cento
della poesia di
Malaguzzi: simpatico
paradigma di
questi concetti ce lo offre questa "strana coppia" di...
rinoceronti,
una coppia
mamma-e-bambina che riesce anche solo con genuine "espressioni...
facciali"
a manifestare intense
emozioni e
diffonderle ovunque. Dallo zoo di
Cincinnati
si offre via Internet a tutto il mondo questo
gentile e inusuale
esempio di
"cosa sia" un VERO
complesso orale,
e
di
come si svolga la circolarità
- non certo la simbiosi
(!!!) e neanche l'identificazione
(!) o un rapporto
complementare
- in un rapporto "orale"
figlia-madre nel suo continuo divenire. (Molti
esempi
chiarificatori si trovano nel file capitolo Le faccende
domestiche
in particolare in #madri_e_figli e segg.)
nel
file
(e
nel capitolo
corrispondente del libro in
inglese) CHILHOOD:
times of mutability si trova anche una
poesia
estemporanea
che descrive bene queste vicende e questi stati d'animo "con-divisi"e
condivisibili.
Complesso orale e
animalità: eccone un
- potentissimo - SIMBOLO
(Senatus
populusque romanus:
quale esempio storico di potente
"circolarità"!)
L'origine
della via lattea...: Madonne
con Bambino, un tema caro ai Maestri
del Rinascimento
-
DONNE
LA "SVOLTA" DI
LONDRA:
-
POTETE
ALLATTARE IN PUBBLICO
Nuova legge dopo
che una madre era stata fermata alla National
Gallery perché,
secondo una guardia della National Gallery. stava dando scandalo. Non
è una leggenda metropolitana: è successo soltanto l'anno
scorso a Londra in uno dei Musei più importanti del mondo (che
fra l'altro espone diverse Madonne
con Bambino, tema caro ai Maestri
del Rinascimento compreso il capolavoro del Tintoretto L'origine della via lattea
Complesso
anale:
Una vita
che non si
individua è una vita sprecata...
Per
rendere veramente
tale
un'esistenza vissuta nella sua pienezza, il
complesso INIZIALE e basilare della comunicazione indifferenziata,
appartenenza,
vitalità
"diffusa", Natura ecc. - soprattuto caratterizzato da ogni tipo di
idea
di
ENTRATA
e
partecipazione circolare -
dovrebbe
venir seguito
cronologicamente dal suo quasi-opposto, il complesso
anale, il "complesso delle USCITE": dal co-operare
unificante si avvia verso il
con-dividere
settorializzante e il
con-durre che
differenzia
le posizioni rispettive
dei partecipanti.
E' il
complesso del distinguere,
dividere, scomporre, definire, rendere lineare... ; il complesso infine di
tutto l'universo dei pro-
e pre-
nel senso del pro-cedere, pro-grammare, pro-durre, pre-ventivare,
pre-parare...: di
tutto ciò che sta "dopo" e "davanti", che
avanza e che dà direttive... Al posto della "concordia"
indifferenziata
dell'affiatamento,
compaiono in primo piano, diversificati e distinti, i FATTI
dinamici e le COSE
statiche, le situazioni
circostanti e i "misteri" da interpretare. Gli individui qui si
rapportano gli uni agli altri non
più nella loro soggettività,
ma in incontri precisi e fattuali: in una variabile reciprocità
di
intersezioni basate sull'oggetto
e/o
sull'interesse
del
momento, in
quanto parte
delle situazioni,
NON delle
personali preferenze.
Il
complesso anale
destinato
al
biologico sistema del
rinnovamento vitale ed alle ESCREZIONI porta anche ad integrarvi
emozioni e
concetti e
prestazioni: ne risulta quindi il complesso di
tutto quanto sta
"dopo", "sotto", "dietro", "nascosto", "contraddittorio", "dubbio":
eventualmente da "scoprire" e/o da "sciogliere" ma
con
diffidenza invece dell'imparare con gioiosa curiosità.
E'
qui allora che si entra in pieno in quel principio
di
realtà descritto
da Freud nella
Metapsicologia
che non tenta più il
soddisfacimento tramite scorciatoie e forme sostitutive, ma a seconda
delle condizioni
date dalla realtà, anche se questa si
può presentare come sgradita.
Escrezione
significa espulsione:
dal precisare e
scegliere ne
deriva di
conseguenza tutta l'organizzazione dello SCARTARE,
del perdere,
del NEGARE
e rifiutare.
Ogni progetto
nasconde uno scarto.
Anzi, meglio, non lo nasconde: più semplicemente esso, posto di
fronte al giudizio
dell'utile e del
pratico, non appartiene più a ciò che è, gli
è negata la possibilità di
esistere in quanto scarto,
rifiuto della progettualità umana. Se infatti ogni progetto
racchiude in
sé l'idea di
un prodotto
finito,
vi sarà a sua volta presente uno scarto, di
più o meno
ampie dimensioni, da eliminare,
o
quantomeno rendere inoffensivo, da poter insomma essere relegato in
questa dimensione
di
non-essere.
Questo concetto può senza dubbio essere applicato ad ogni nostra
azione quotidiana, dallo spegnere una sigaretta al gettare i fogli
inutili ammucchiati sulla scrivania, così come può essere
(ed è) applicato alla costruzione,
al
rinnovo, al mantenimento della società umana. Ma,
perché possa esistere un progetto, e quindi anche il suo scarto,
devono essere presenti due condizioni necessarie e sufficienti. La
prima, che risponde in toto alla modernità in continuo
movimento, è quella che ogni cosa
del
mondo, e quindi esso stesso, possa essere cambiata, migliorata,
ripulita
o addirittura purificata. La seconda, riguardante lo
scarto,
è l'idea che se qualcosa va cambiato, una parte di
quello che
c'era prima, e non andava bene, dopo non
ci
sarà più. Nota : tutto [questo] paragrafo è una rielaborazione
con
numerose citazioni del pensiero di
Zygmunt Barman,
espresso nel suo libro Vite di
Scarto edito da Editori Laterza,
(Da L'utile e il delittuoso -
Stefanino - 26-11-2005)
Ma non si
tratta solo di
"togliere" e non solo per questa via di
rifiuto
ogni cosa del
mondo, può essere cambiata, migliorata, ripulita
o addirittura purificata; un nuovo
capitolo "energetico" come una specie di
premio
viene
aggiunto all'esistenza ed al suo impatto con il mondo esterno: ogni
contraddizione, ogni ANTITESI
tra
tensioni emozionali differenti non comporta più gli angoscianti
dilemmi della deleteria CON-FUSIONE,
e neanche soltanto restituisce in
continuo ogni cosa
...
purificata,
ma si realizza in
incrementi sempre meglio utilizzabili della tensione
energetica interiore,
fino a giungere agli impensabili
potenziamenti dati da quella resilienza
che
NON
conduce certamente alla restaurazione
dello stato iniziale,
ma
ad
un superiore e più EVOLUTO
livello di
maturazione.
Speranza
per il futuro.
V., il figlio più piccolo di
M., che ha oggi quattro anni e
mezzo mi ha parlato con passione di
un film che lo ha molto colpito: "I
cento passi" di
Marco Tullio
Giordana.
Alla stessa età il fratello era rimasto colpito dall'attentato
terroristico in Spagna, ed era un pò preoccupato
per la sua gita in treno con la scuola materna.
Sempre V. ha poi fatto un intervento molto preciso sul tema
lavoro, quando la madre parlando della
sua decisione di
licenziarsi e della contro offerta ricevuta, ricordava
come le stesse persone che oggi le facevano i ponti d'oro
(perché stava seguendo un lavoro piuttosto redditizio per l'azienda))
due anni
fa (anche in quanto delegata della CGIL) le avessero detto di
cercarsi
qualcosa d'altro (licenziarono poi dieci persone; gruppo Mondadori per
inciso).
Valerio dicevo, ha detto ad un certo punto mentre mangiava la sua pasta
ma evidentemente attento al discorso, che l'avevano trattata come si fa
con i "servi". Servi è proprio la parola usata.
Ribadisco l'età, quattro anni e mezzo perché per tutti e due,
avvenimenti piuttosto tragici o comunque importanti come il lavoro, li
hanno colpiti profondamente. Continuano ad essere bambini ma si sono
accorti di
qualcosa che riguarda il mondo esterno... "liberarsi dalle
catene del puramente personale"
Qualcun altro invece, J., a due anni e mezzo chiedeva: "Perché sei
Piero?" In due anni mi pare evidente avvengono, quando sono resi
possibili, cambiamenti epocali, direi quasi vere e
proprie
rivoluzioni interiori,
il tutto concentrato in così poco tempo,
un tempo
che per un adulto
scorre quasi senza rendersene conto, in un bambino segna passaggi
fondamentali.
Da completarsi
con questa successiva testimonianza di come si
possa essere feriti senza essere toccati
Credo
per un desiderio naturale di testimonianza, di chi, passato il guado,
volge la testa indietro e con più serenità guarda il proprio passato
rimesso in ordine senza acredine come un dato ormai acquisito, una
storia che diventa Storia con la maiuscola e quindi merita,
forse, di essere raccontata.
E
allora mi sono immaginato il primo giorno che ho messo piede nel suo
studio come se, inconsapevolmente, mi fossi presentato con un vestito a
brandelli. Un vestito che non mi andava di buttare né di cambiare con
uno nuovo di zecca. E così poco per volta, minuto dopo minuto, giorno
dopo giorno è stato come iniziare a riconoscerne i frammenti e cucirli
poco alla volta insieme. Come un sarto attento e puntiglioso ridare
dignità a quel vestito che, bello o brutto, era il mio vestito. Con il
suo aiuto e con molta fatica in questi anni ha ripreso una forma e solo
una volta completata l‚opera potrò riporlo nel mio armadio a memoria
futura. Quelle cuciture sono le cicatrici di un chirurgo, segni
indelebili che ricordano un passato a brandelli ma nello stesso tempo
testimonianze di ciò che sono stato. Ogni cucitura racconta uno
strappo, ogni strappo una ferita mai risanata e rimasta per anni a
sanguinare nel profondo.
Ora
è un po‚ come se lo vedessi quel vestito con tutte quelle cuciture e se
per magia, anche se per un solo secondo, quelle cuciture sparissero lo
rivedrei così com'era, ma sarebbe già qualcos'altro: io ero in quei
brandelli, io sono oggi quel vestito un po' martoriato e niente potrà
cambiare questa Storia.
Io sono la
testimonianza di come
si possa essere feriti senza essere toccati.
Ed ecco - scritto dalla tessa persona, emerso nella massima spontaneità
- un testo che è stato illuminante per molti e che
meriterebbe di venir presentato come BRANO DI ANTOLOGIA:
Un torrente
in piena.
Mi
sono sentito avvolto dal turbinio delle acque, con la testa fuori per
trovare respiro e inutili tentativi di governare l'ingovernabile. Quel
torrente è una potenza fuori da ogni aspettativa, corre veloce e
tumultuoso come il tempo che sto trascorrendo verso una meta che non
conosco ma è chiaro che la sua foce, il suo sbocco naturale è la mia
morte.
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