3 luglio 2008

INFANZIA: tempo di mutamenti

copertina libro

Anna Abbiate FubiniINFANZIA: tempo di mutamenti
(
Childhood: times of mutability) (distributrice: Libreria Editrice Cortina
Corso Marconi 34/a 10125 Torino (ITALY)
Tel: 0039 0116507074  / 00390116508665 / Fax: 00390116502900)
Abebooks, Webster.it  



Indice interno del file e del capitolo corrispondente del libro:
#aggiornamenti, #Piccolo Principe, #bambino-che-cresce, #Goya, #premesse, #unicità_e_resilienza, #complessi, #oralità(*), #complesso anale(*), #vita_sprecata, #Edipo, #Adler, #Yin e Yang(**), #citazioni, #Malaguzzi, #segnalazioni_ottimistiche, #links (*) sono stati aggiunte illustrazioni e paragrafi di spiegazione. (**)l'aggiunta apportata a questi paragrafi costituisce un presupposto sintetico di tutto il senso di questo lavoro

I links interni al sito vengono continuativamente aggiornati con l'aiuto di SEVENtwentyfour.com

Motore interno di ricerca:

Aggiornamenti e segnalazioni:

Questo sito e i libri che ne derivano NON sono di INFORMAZIONE, ma si costituiscono come una specie di ENCICLOPEDIE TEMATICHE, in cui vengono presentati e discussi vari argomenti da leggersi e soprattutto da CONSULTARE di volta in volta.
A seguito di difficoltà lamentate e relative richieste, l'architettura stessa del sito è stata modificata in funzione di un più agevole orientamento: sdoppiato, il file di prefazione e illustrazione degli indici prende ora un nuovo nome - Prefazione,introduzione e indici illustrati - che riinvia a un differente URL mentre diventa iniziale e fondamentale un file semplificato dove a prima vista compaioni i links indirizzanti sui capitoli interni.
Per accogliere le richieste di una più agevole lettura, i testi di questo sito sono stati - anche - trasferiti in un altro LIBRO: Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di domani

ADULTI DI DOMANI?
Anche se in apparenza gli argomenti trattati possono venir equivocati come se si occupassero di temi "bambineschi", proprio questi "temi bambineschi e familistici" descrivono una ben precisa impostazione di avvio delle BASI INIZIALI del CONCETTO a UATTRO DIMENSIONI DELL'ESSERE. In questo scenario a quattro dimensioni vengono così a precisarsi idee attraverso le quali viene indicato nel TEMPO un prospettabile "percorso futuro" e che riassumono quindi concetti che indirettamente esprimono un'impostazione fondamentalmente anche POLITICA.
Ma politico con i prospettabili "percorsi futuri" significa anche POLEMICA: non per niente quindi più e più volte questo sito e in particolare questo file è stato preso di mira e danneggiato. Particolarmente scottante in questo senso è un argomento presente in questo file - ma non ancora nell'attuale edizione del libro - il complesso di Edipo, tappa NON OBBLIGATA nella serie degli SVILUPPI psico-corporei, non biologicamente "obbligata" ma fondante come avvio ad un passaggio socio-evolutivo superiore, a una forma superiore di CIVILTA'. L'immetervisi, il viverlo appieno, il superarlo conduce alla possibilità di riconoscere nella loro vera essenza sia il proprio SE STESSI e le proprie possibilità di LIBERTA' che l'individualità - e quindi i DIRITTI - di ogni "altro" altrettanto valido SE'. E' un passaggio epocale che libera ciascuno da un familismo primitivo, da una visione ristretta di simboli non definiti, da un mondo basato su incompletezze e su differenze QUANTITATIVE.
Auspicando un mondo "stabile" privo di individualità complete e COMPLETABILI, una visione del mondo formata da indifferenziati simboli, da statici, limitanti ruoli, i "cattivi maestri" vorrebbero un controllo centralizzato su tutto e su tutti, contrastando furiosamente ogni possibilità di sviluppare persone "libere" e "responsabili" aperte sul CONOSCERE, sull'APPRENDERE e sul divenire.
Cortina TorinoCorso Marconi 34/a 10125 Torino (ITALY)
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BookSurge
Anche il libro derivato dalle pagine in inglese - From children of YESTERDAY to adults of TOMORROW - è ora in vendita in:
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Dopo la pubblicazione del libro
aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti e segnalati di volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti e novità / Novelties on the site: anche se si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche. / As well for the Italian edition also for English one the up-dates of the Web page will be going on and then not be presented on the - static - book: look often to Novelties on the site to be informed 
Il sito verrà di continuo aggiornato: per cui occorre di tempo in tempo ridargli un’occhiata ed eventualmente proporre considerazioni, critiche o informazioni che saranno molto gradite

Questo file in italiano, come pure quelli intitolati Consapevolezza e memoria, e Le faccende domestiche,Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro si differenziano dai corrispettivi in inglese - Childhood: times of mutability,  Consciousness and memory e Domestic chores.Ergonomics and psychology of a REAL work - per dati bibliografici, citazioni e testimonianze. Anche in Quando la cartella clinica è terapeutica... e riproposti questi concetti, a sua volta con il corrispettivo in inglese Anamnesis? A way for healing non rispecchiante una semplice traduzione ma differenze di impostazione dovute alle diverse fonti culturali. Ma altri due files sono presenti nelle due lingue in versioni non esattamente speculari: vanno segnalati in modo molto evidente in quanto i loro contenuti vengono ad affiancarsi e a completare questo file/capitolo - e il suo corrispettivo in inglese: dal concreto al sublimato... e vice versa affiancato dal - sia pur più ridotto - SUBLIMATIONS: VISUAL SCHEMES AND SCIENTIFIC EXPLANATION
English mirror              Dante Alighieritornate alla Homepage LIBRI: ... dagli adulti di oggi agli adulti di DOMANI... INTRODUZIONE, SPIEGAZIONI, COMMENTI, AGGIORNAMENTI

Prefazione,introduzione e indici illustrati

Piccolo Principe

Da Il piccolo principe A. de Saint Exupéry

A LEON WERTH

Chiedo perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa persona grande è stataTutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano.)

Perciò correggo la mia dedica:
A LEON WERTH
QUANDO ERA UN RAGAZZINO

Piccolo Principe

Il bambino che cresce...

Il bambino che cresce 
si impegna in esperienze fondamentali
secondo ritmi e fasi

che appartengono solo a lui.
Ma ognuno di noi, genitori, medici, 
insegnanti
 "buoni" "preparati" "colti",

può compiere continue disastrose violenze 
sull'indifesa psiche del bambino 
anche agendo "per il suo bene" 
ma con immaturità, insensibilità 
o in malinteso ossequio a "scuole" di moda.
Così i bambini,  privati di esperienze vere,  elaborano fantasticherie a vuoto
 e compensazioni fasulle
che ne bloccano o deformano lo sviluppo
 riducendoli ad
adulti
immaturi incompleti o sbagliati
e incidendo anche sulle generazioni a venire. Eppure, entrare nel tempo misconosciuto dei mutamenti non è poi tanto difficile.  Basta essere presenti con simpatia,
 collaborare con rispetto,
partecipare con curiosità e piacere.  Insomma prendere finalmente sul serio  l'evoluzione dei bambini.  E riattivare, intanto, anche la propria.

E
l sueño de la razon produce monstruos....? 
scrive Cervantes nel Don Qijote e lo ripete Francisco de Goya y Lucientes nella più famosa tavola - la 43 - dei Caprichos 43  1797   (El Prado  Madrid) Il sonno della ragione genera mostri?

Invece così nel silenzio dei mostri  può attuarsi la sua
e la nostra
 evoluzione

Il bambino ha cento lingue e gliene rubano novantanove?

                       Il bambino
                    è fatto di cento.
                       Il bambino ha
                    cento lingue
                          cento mani
                    cento pensieri
                         cento modi di pensare
                    di giocare e di parlare
                       cento sempre cento..
Affetto e comprensione? Macchè!!! Rotture di scatole, discorsi senza senso, consigli non richiesti, umiliazioni, situazioni pesanti e tanto, tanto NULLA!
Il NULLA tappezzava le pareti di casa, usciva dalle loro bocche sotto forma di parole sconnesse, il NULLA pranzava e cenava con noi e sempre alla stessa ora. Il NULLA stava in una carezza mai data, stava nei loro cuori e nella loro mente. Quando non c'è "nulla" da dare, quando manca negli adulti l'esperienza delle emozioni e del vivere, bhe, allora, davvero, non c'è niente da fare e niente da dire.

Il sonno della ragione

proprietà privata

il sonno della ragione produce mostri...
scrive Cervantes in Don Chisciotte e Goya ne riattualizza significati più generali: Sueños y Discursos  de verdades descubridoras de abusos, vicios y engaños en todos los oficos y estados del mundo:  come si legge nel titolo esteso autografo sul disegno preparatorio. 
Dal catalogo 119 Galleria Salamon pag. 43: La figura china è avvolta da otto gufi, innumerevoli pipistrelli, la lince  e un gatto nero che mimetizzato nell'oscurità rappresenta la pigrizia e la lussuria. Solo la lince ai piedi dell'artista rappresenta la positività: Goya ci avverte di rimanere all'erta così come è la lince, a causa dell'eccellente vista capace di penetrare nell'oscurità, perché durante il sonno non possiamo difenderci dai vizi, rappresentati dagli animali che gli stanno intorno. . .


(Da osservare l'
animalità lungimirante della lince espressa nello sguardo - attento, perplesso, preoccupato - e la falsa intelligenza che trapela dagli occhi - furbetti o falsamente ingenui - dei gufi, o da quelli - malevoli - del gatto nero seminascosto dietro il dormiente.)
El sueño de la razon produce monstruos... Francisco de Goya y Lucientes Caprichos 43 1797 (El Prado  Madrid). Il commento del Maestro, conservato al Museo del Prado di Madrid, riporta, a proposito di questa tavola: 
EL SUENO DE LA RAZON PRODUCE MONSTRUOS...? E Francisco Goya y Lucientes così aggiunge:
La fantasia ABBANDONATA dalla ragione, produ mostri impossibili: CON  ESSA è madre delle sue meraviglie.
Un'altra raffigurazione metaforica di grande impatto è l'analogia tra esseri umani e alberi, tra lo sviluppo di entrambi e i suoi elementi basilari. Le radici nel loro sotterraneo allargarsi e aggrovigliarsi e il terreno che le nutre o le ostacola possono rappresentare materializzazioni del meno tangibile "complesso orale"; il tronco e la sua struttura lignea a cerchi concentrici successivi si irrobustisce nel tempo per gli alberi, nelle esperienze vissute per il "complesso anale" umano. Ed infine la variabilissima e quasi infinita possibilità di aperture anche generative dei rami, foglie, fiori, frutti, può essere paragonata - anche nelle accezioni etimologiche - alle possibilità evolutive umane del "complesso genitale".   
Come riepilogo dei concetti generali di tutto questo lavoro giunge molto opportuna la possibilità di commentare una considerazione che ci è stata mossa a proposito dei metodi nefasti di allevamento e delle loro conseguenze anche nel corso delle generazioni future.
Da segnalazioni come quelle contenute nei files/capitoli Imbroglio è il contrario di sviluppo, Delgado & Skinner  ecc. l'interlocutore aveva - erroneamente! -  dedotto che una volontà specificamente "malvagia" operasse con precisi propositi dietro le quinte per ottenere un simile risultato.
PURTROPPO invece per lo più NON si tratta di azioni programmate - che come tali potrebbero quindi venir combattute apertamente: i comportamenti degli adulti nei confronti dei bambini rispecchiano una NORMALE curva di Gauss con agli estremi qui i "buonissimi" - e i loro Maestri - e là i "cattivissimi" e i loro istigatori; mentre - e qui ripeto "purtroppo" - al centro si raggruppa una massa generalizzata e passiva di inetti, di superstiziosi, di adulti non-sviluppati, di infanzie malvissute o non vissute e/o rimosse.

Sviluppo NON è sinonimo di accrescimento: è il contrario di "viluppo"

Analogamente alla funzione degli "Organizzatori-induttori" dello sviluppo embrionale esistono infatti precisi bisogni psicologici e/o ambientali (nota bene: BISOGNI non "desideri") che se non appagati producono precise, determinate incompletezze e/o deviazioni a cascata dalle normali, predisposte vie di sviluppo (vedi anche in Imbroglio è il contrario di sviluppo).
Gli esperimenti più celebri di Spemann e della sua collaboratrice, Hilde Mangold, furono pubblicati nel 1924 e portarono al concetto di "induzione primaria" e di "organizzatore". Questa scoperta ha avuto un ruolo centrale nell'embriologia e per molto tempo l'intero sviluppo embrionale, non solo negli anfibi, è stato considerato come una lunga serie di eventi induttivi. Nel 1935, Hans Spemann ottenne il Premio Nobel per la Medicina. Vedi in Biologia dello sviluppo:
... organizzazione embrionale; fenomeni di induzione, territorio induttore e territorio competente; proprietà dell'organizzatore embrionale; generalizzazione dei fenomeni di induzione; induzioni di ordine superiore; gli induttori eterogenei e tentativi di identificazione dei principi induttori.
Come avviene per gli "organizzatori" biologici dello sviluppo embrionale che DEBBONO agire in modi, tempi e soprattutto SEQUENZE stretti e precisi per creare organismi senza difetti e non mostruosità, esistono traumi in apparenza "piccoli" che - se giungono in un momento e in modo sbagliato del processo di armonizzazione delle maturazioni intelletuali, sociologiche e affettive - ne scombinano una cruciale fase: e non solo alterano questa cruciale fase di sviluppo, ma anche le sue successive. Ecco un nuovo "mostro", che può avviare a valanga una catena di errori in peggioramento successivo. Ecco che da allora, in un circolo vizioso avvitato su se stesso, queste disorganizzazioni possono continuare ad aggravarsi verso vie patologiche a loro volta aperte a diramarsi al di fuori della persona singola fino a travolgere - nel presente, ma spesso ben oltre anche nel futuro - intere esistenze: la propria e molte altrui.

Molta bibliografia psicanalitica si rifà a concettualizzazioni descrivendo SINTOMI e  - presenti o passati - fatti o situazioni PATOLOGICI: come ad esempio i concetti dinamici di inferiorità e della relativa esaltazione del successo secondo la scuola di Adler. Altre - e accreditate (!) - Scuole propongono come normali situazioni e loro svolgimenti invece ancora peggiori: ad esempio la così definita fase schizo-paranoide e la sua pseudo-soluzione in posizione depressiva della scuola di Melanie Klein.
Senza pretendere di proporre "terapie" molto interessanti ed anche utilizzabili possono essere studi impostati su di una ricerca scientifica ed epistemologica - sperimentale di osservazione - centrata volutamente su singoli elementi, come quella classica e fondante di Jean Piaget:
Jean Piaget ha definito la sua teoria come psicologia genetica, non nel senso ereditario del termine, ma intendendo con questa espressione che si vuole studiare la genesi dell’intelligenza.
Egli propone, a questo proposito, la famosa teoria degli stadi.
Lo stadio è una fase di sviluppo. Piaget ne individua quattro principali nello sviluppo della logica infantile.
Pur partendo dall'esperienza clinica di malati psichici gravi, Carl Gustav Jung si indirizzò invece sempre più verso la ricerca erudita e la sistematizzazione di concetti fondamentali riguardanti elementi base della natura umana: Jung cioè si propose - riuscendovi - di allargare la visuale analitica oltre il patologico, e riuscì pure ad estendere la possibilità clinica di conoscere meglio - e quindi meglio aiutare - potenziali pazienti indipendentemente dall'età. Sue sempre valide acquisizioni e proposte presero origine e si espansero a partire dalla brillante idea di riassumerle in categorie esaustive: quattro gli archetipi principali, due i principali tipi psicologici. Ma se queste proposte teoriche possono costituire una valida base di partenza per una miglior conoscenza anche ontologicamente filosofica delle forze con cui si ha a che fare, e se queste definizioni possono contribuire a collocare l'esistenza dei singoli in un contesto collettivo: nel campo terapeutico sono offerte a chi già sia in cerca di personale individuazione, non possono che riferirsi ad esseri "già sviluppati", già in un percorso capace di pensiero astratto. Un altro termine caro a Jung è trasformazione (vedi ad es. in L'uomo e i suoi simboli) per indicare "passaggi" dell'esistenza "di tutti". Ma la stessa etimologia di questo termine tende a negare l'evidenza di quegli sviluppi che in regolari sequenze cercano man mano di "fiorire", di "sbocciare" per s-volgere il tema prefissato dai normali complessi. Non trasformazioni casuali, non metamorfosi come... da "bruco" a "farfalla": un dinamico, tipico, necessario percorso a cerchi concentrici successivi procede nel cotso regolare delle età, radicando quelle solide basi su cui solo in seguito dar avvio non ad una sola ma a numerosissime espansioni, anche poi trasformative, di altissima potenzialità e varietà. La frase perentoria di Jung Una vita che non si individua è una vita sprecata non spiega chiaramente la dinamica sul come raggiungere questo traguardo: che non è teorica ed estemporanea, ma ben concreta e inquadrata nel tempo. Ma come è possibile la piena individuazione quando fili non pazientemente dipanati non permettono di tessere questa solida tela?
Non siamo... insetti: le loro radicali, irreversibili trasformazioni per noi... mammiferi nidiacei non corrispondono ai nostri concreti, biologicamente determinati sequenziali complessi, il cui s-volgersi porta con gradualità ad una completezza capace di rifiorire in nuove collaterali espansioni, che ad ogni fase di raggiunta - provvisoria - maturazione, permettono anche al mondo esterno di venir fruito in modo allargato come fonte inesauribile di sempre nuovi trasformanti apporti. Non si tratta soltanto di terminologia, ma di occasioni continue di fraintendimenti: il misconoscere i prefissati, sequenziali "sviluppi", porta a confonderne l'effettiva realtà con le evoluzioni successive e imprevedibili derivanti da creativi incontri e ben assimilati apprendimenti: questi sì causa di vere - ma occasionali - ristrutturazioni trasformative. Complesso orale confuso con complesso genitale saltando tutte le tappe intermedie? Acquisizioni e consapevolezza, arricchimenti emozionali e solidi sentimenti, apprendimento e conoscenza assimilata...: mettendo anche a rischio tutto il futuro, quanto vera e terribile può manifestarsi questa inconsistenza non di termini ma di vicende esistenziali! Infatti solo un complesso di Edipo realmente completato, a partire da basi istintuali solide e non aggrovigliate, con radici che assorbono nutrimento in un fertile terreno, e poggiante su di un tronco che via via si solidifica, può lasciar spazio e sviluppo progressivi non solo alla trepidante pienezza dei sentimenti condivisibili ma anche alla gioia - trasformativa - del conoscere assimilante e chiarificante (vedi i concetti di assimilazione e accomodamento di Jean Piaget). Solo allora prende vero signicato l'insistente serie dei "perché?" con l'entusiasmante curiosità del vero sapere: prima di tutto per intuire allo stesso tempo attraverso il "mistero" del sesso adulto anche il segreto della propria nascita/esistenza. Radici immerse in un terreno fertile e non pietroso, un tronco che via via si solidifica in legnosi cerchi concentrici anno dopo anno: in analogia nell'essere umano ben tre regolari complessi sono necessari per giungere ad una genuina possibilità di apertura verso la conoscenza da cui trarre sempre nuovi EVOLUTIVI coni di espansione - estesi, vari, diversificati e intersecantesi in collegamenti a loro volta aperti ed evolutivi, come le fronde di un albero vigoroso.
Risaltano in questa direzione le idee proposte (non imposte) da Freud con la loro enorme ampiezza e ricchezza di aperture ed evolutività intrinseca di vedute, con la loro solidità di costante piattaforma su cui poter innestare sempre nuove idee e scoperte: senza difficoltà nè timore di contraddizioni nel confronto con l'UNILATERALITA' e la troppo frequente preferenza per il patologico tipici della maggioranza sia di seguaci che di detrattori.
Non trasformazioni estemporanee, non cure miracolistiche e/o superficiali riorganizzazioni del comportamento ridanno la pienezza della propria individuale esistenza a chi non ha potuto portare a regolare compimento il difficilissimo mestiere devoluto ai primi anni di vita. Ma ad ogni modo, se è ben sicuro che sviluppo non è sinonimo di accrescimento, proprio alla psicanalisi dovrebbe venir demandato lo scopo di ricostruire dall'interno e non "trasformare" - il che significherebbe di nuovo "con-torcere" - le personali esistenze mancate, le vie interrotte e/o imbrogliate: quelle vie che avevano preso fin dall'inizio una "brutte piega" invece che dis-piegarsi nei regolari s-viluppi. Alla vera psicanalisi compete proprio il dovere di far restituire a ciascuno quanto ha perduto, quanto gli è stato mistificato o distrutto nella sua personale progressione verso una, non ipotetica e teorica ma veramente personale, piena espansione.

Unicità e resilienza

nella rivista telematica UlisseSiamo sempre più diversi
Il genoma umano presenta significative differenze già a livello individuale. La scoperta, che sarà pubblicata a settembre su Nature Genetics, potrebbe presto portare a ulteriori spiegazioni dell'unicità individuale e del modo in cui si sviluppano le malattie. Utilizzando nuovi metodi per l'analisi del Dna, sono stati trovati dei prolungamenti, meglio delle variazioni — lunghe anche centinaia di migliaia di basi — presenti nei singoli genomi.
Resilienza: La resilienza é piú della semplice capacitá di resistere alla distruzione proteggendoci da circonstanze difficili, é in ugual modo la possibilitá di reagire positivamente a scapito delle difficoltá e la voglia di costruire utilizzando la forza interiore propria degli esseri umani. Non é solo sopravvivere a tutti i costi, ma la l'abilità ad usare l´esperienza appresa dalle situazioni difficili per impiegarla in processi trasformativi e di recupero...
(dalla presentazione italiana di Michele Tansella  del libro: Mental Health Problems and Young People: Concepts and Practice di Louise Rowling, Graham Martin, Lyn Walker
LA PROMOZIONE DELLA SALUTE MENTALE E I GIOVANI. Teorie e pratiche Ed. McGraw-Hill italiana a cura di Alessandro Grispini e Pompeo Martelli )

Esiste in fisica e ne è stato mutuato anche nelle scienze sociali un termine efficacissimo - RESILIENZA - che è l'esatto opposto di rigidezza e conseguente "fragilità": nell'accezione psico-sociologica del termine descrive analogamente il contrario della rigida conseguenza di "crescite" attuate per ristretta sovrapposizione e non attraversando e assimilando differenziati, evolutivi e versatili "sviluppi"

(SVOLGERE, SVILUPPARE. Si svolgono le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano le inviluppate. Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi sviluppare non ha luogo proprio...)

Ma se la RESILIENZA:

è piú della semplice capacità di resistere alla distruzione proteggendoci da circostanze difficili [bisogna] incominciare a diffondere questo concetto per contribuire alla comprensione del fatto che ogni persona potrebbe possedere questa caratteristica, ma da tutti noi dipende che possa essere sviluppata, se ci concediamo mutualmente la possibilitá di farlo. (Vedi articolo Resilienza).

Anche in questo caso però termini e descrizioni equivocabili di fatti valutati in modo improprio possono trasmettere idee non soltanto false ma addirittura pericolose. Non bisogna quindi mistificare il concetto di resilienza con l'accezione meccanicistica di esser capaci di non fare una piega: ma intenderlo come capacità di rispondere ai cambiamenti trasformativi in un modo globale, prima di tutto secondo un percorso interiore istintuale ed emotivo che NON conduce certamente alla restaurazione dello stato iniziale, ma ad un superiore e più EVOLUTO livello di maturazione, solidità e capacità di nuove consapevolezze esperienziali.

Complessi

La parola complesso nel campo della psicologia venne usata tecnicamente per primo da Jung per il suo test delle Associazioni verbali delle risposte spontanee date dai pazienti alle parole-stimolo che, quando il fluire soggettivo si arenava rallentando o esprimendo collegamenti banali, indicava la presenza di un problema profondo.
Ma i "complessi" - come le "fasi" di Erikson: altro termine per indicare analoghi fatti e intrecci, in una nomenclatura meno estensiva - NON descrivono dati patologici (come spesso vengono invece mistificati), NON sono idee astratte e neanche pure metafore semplificanti (come gli archetipi di Jung): introducono ad effettivi PERCORSI, a modalità di esistenza ben constatabili e ben precisamente collocate nel tempo. Come le materie scolastiche, essi possono attivarsi con precisione o con negligenza, possono raggiungere ottimali completamenti o disorganizzarsi in tempi e modi sbagliati: sicuramente, come ben acquisite materie di studio, ognuno di questi passaggi complessi (cioè passaggi formati da complicati - "com-plicati" = raccolti in "pieghe" - e coerenti intrecci) sono potenti strumenti che
nel corso di intere esistenze determineranno aperture o stagnazioni, piattaforme su cui innestare vere evoluzioni o brutte pieghe dannose anche per i circostanti. Come le materie scolastiche anche i "complessi" possono quindi venir ben assimilati o confusi, studiati con ordine o in tempi raffazzonati o infiniti: ma, come le materie scolastiche fondamentali, sono potenti strumenti che possono aprire potenzialità o umiliare con bocciature, che a loro volta, come le bocciature scolastiche, possono venir recuperate più facilmente con aiuti esterni.
"Complesso" si rifà ad un aggettivo da Freud sostantivizzato, come lo è nel caso dei "complessi musicali": con lo stesso significato di fondo di unione nella necessaria diversità. Ma se "complesso" rimanendo aggettivo o participio è sinonimo di complicato, questo termine, trasformato in sostantivo è ancora più adatto allo scopo di indicare questo regolare efficace potenziamento che sboccia aprendosi nei dovuti tempi e modi: dallo s-volgersi graduale delle "pieghe", poco per volta non più tenute insieme - dipanate e non più "com-plicate" - può cioé prendere origine la serie dei regolari cerchi concentrici che ne rinsaldano la sostanza, come gli anelli di crescita che di anno in anno irrobustiscono il tronco degli alberi; ma può anche irradiare in volute sempre più ampie come gli orbitali degli atomi senza invece "esplodere" o rattrapirsi.
Ed allora, da questo dipanarsi irrobustito e scorrevole, il "filo" lineare può successivamente "intersecarsi" agevolmente con altri "fili" e situazioni superando le limitazioni poste dallo "svilupparsi" di un'unica serie di potenzialità: ed è così che tutte le possibili vicende di una piena esistenza possono unirsi con le situazioni ambientali e le vicende delle altrui esistenze contestualizzate tutte in un tessuto solido e multiforme di "evoluzioni" successive. (Spiegazioni più dettagliate e "scientifiche" si trovano nel file/capitolo Dal Sublimato al Cconcreto.)

Complesso orale: circolarità, maternità biologica, emozioni "diffuse"

Esiste il - centripeto - complesso orale definibile sommariamente con tutto quanto si riferisce a entrate, "acquisizioni", "pienezza" ed anche con tutta la serie di vocaboli, verbi o sostantivi, in cui si presentano concetti di "insieme", di "diffusione", e con prefissi quali "con..." (ad esempio tipo "concordia", "comunicazione", "compiacere" ...,"cooperazione", ed anche ad es. "complessivo" ecc.), o "sin...." (tipo "sinergia", "simpatia", "sintonia" e persino "simbolo" ecc.), o con suffissi che ricordano il termine "fusione" ("diffusione" come in: "luce diffusa" o "soffusa", o suoi derivati (ad es. "effusioni") ecc.
E' il "complesso" dell'ESSERE vivente allo stato puro, della sapienza dei corpi e delle loro interne vicissitudini; è il complesso che per tutti i mammiferi e i nidiacei si riferisce alla prima tappa dello sviluppo esterno. Da un sostantivo - crogiuolo - bellissimo nella sua solenne etimologia e riferimenti, deriva un verbo che invece nel linguaggio comune si rincantuccia nella sua tenera "comodità": il crogiolarsi bene esprime uno dei momenti essenziali, anzi uno dei principali valori di questo complesso; e così pure fondante con le parole-chiave MI PIACE / NON MI PIACE... ne è l'importanza dei sensi: Vedere, sentire, toccare, gustare, annusare. Al mi piace dovrebbero seguire fisiologicamente dei "ricevere", dei "prendere", degli "ottenere", che a loro volta - sempre che si rimanga nel campo della "normalità" - dovrebbero colmarsi e trasformarsi in un'altra importantissima VITALE manifestazion dell'essere vivente: il PIENO, l'averne ABBASTANZA, la SAZIETA', il basta, la SODDISFAZIONE ("satis habere"). E questo riempito  dovrebbe permettere e dar il via - per usare una parola grossa - alla pienezza dell'esistere nelle sue possibilità sempre in atto di circolarità benefica, a sua volta in grado di espandersi ulteriormente in nuovi mi piace, che si allargano in vari mi inrteressa, che a loro volta aprono nuove vie d'azione e nuovi orizzonti di conoscenza.

Una circolarità benefica (Editoriale - La Direzione di Famiglia Cristiana) Restringendo la visuale, ci fermiamo sul benessere, sul benestare (con se stessi, con gli altri); sul sentirsi bene e al proprio posto nelle relazioni con gli altri, avere una sana comprensione dei propri e altrui limiti. Ben-essere, dunque, non equivale soltanto a 'ben funzionare'. ... Le emozioni intense vanno espresse ai massimi livelli; piangere, ridere, urlare, saltare di gioia, manifestare paura sono comportamenti che non disdicono la persona che sa gestire le emozioni senza soccombervi. ... Il dare e il ricevere sono una REALTA' CIRCOLARE che si protrae nel tempo. Chi crea benessere, ne riceve. Chi riesce a influenzare rimane influenzato.

La BOCCA è il centro propulsore del complesso, la bocca con le sue non semplici caratteristiche e funzioni e sviluppi, dotata com'è di molteplici organi, sensibilità e istintualità: ne è devoluto il compito primario del nutrirsi ma anche il compito non certo secondario di trasmettere segnali intelligibili, ma il termine IN-FANZIA con tutti i suoi derivati ne indica una caratteristica "difettiva". Infatti il termine in-fanzia indica proprio la caratteristica della non ancora raggiunta capacità di trasformare in parole trasmissibili e intelleggibili il linguaggio interno dei sensi e delle partecipazioni, la non ancora raggiunta competenza di DARE IL NOME alle cose per poterne disporre in modo sintetico ed astratto, per cui in italiano esiste un termine - ora desueto - per evidenziare su questa etimologia latina il passaggio da bambino piccolo "infante" a bambino più grande "fanciullo". Ma se non su di una sola base e caratteristica nella specie umana ciascun complesso procede sfumando con gradualità verso il complesso successivo fino alla BRUSCA comparsa della sua - in apparenza antitetica - supremazia, il primo complesso è comunque "senza parola" (dal latino=in-fans: quindi generico e infandum), mentre il successivo è molto puntiglioso e loquace, come di norma nei complessi "attivi" - centrifughi, rivolti all'esterno - nomi, cose, sintesi, astrazioni, rapporti... ne sono punti cardine. Per questo motivo espositivo, mentre molto puntigliosamente facondi sono i paragrafi dedicati al complesso anale, le spiegazioni verbali del complesso orale sono espresse in forma molto ridotta, anzi in fondo surrogate da - inusuali - esempi visivi di vita animale. I corpi viventi hanno comunque tanti linguaggi, anzi ben più numerosi e potenti persino di quei Cento della poesia di Malaguzzi: simpatico paradigma di questi concetti ce lo offre questa "strana coppia" di... rinoceronti, una coppia mamma-e-bambina che riesce anche solo con genuine "espressioni... facciali" a manifestare intense emozioni e diffonderle ovunque. Dallo zoo di Cincinnati si offre via Internet a tutto il mondo questo gentile e inusuale esempio di "cosa sia" un VERO complesso orale, e  di come si svolga la circolarità - non certo la simbiosi (!!!) e neanche l'identificazione (!) o un rapporto complementare - in un rapporto "orale" figlia-madre nel suo continuo divenire. (Molti esempi chiarificatori si trovano nel file capitolo Le faccende domestiche in particolare in #madri_e_figli e segg.)
Suchi e sua mammazoo di Cincinnati Ohio


nel file
(e nel capitolo corrispondente del libro in inglese) CHILHOOD: times of mutability si trova anche una poesia estemporanea che descrive bene queste vicende e questi stati d'animo "con-divisi"e condivisibili. 





Complesso orale
e animalità
: eccone un - potentissimo - SIMBOLO
(Senatus populusque romanus: quale esempio storico di potente "circolarità"!) L'origine della via lattea...: Madonne con Bambino, un tema caro ai Maestri del Rinascimento scandalo alla National Gallery
(12 dicembre 2005). Attrici fra le testimonial.
- DONNE LA "SVOLTA" DI LONDRA:
- POTETE ALLATTARE IN PUBBLICO
Nuova legge dopo che una madre era stata fermata alla National Gallery perché, secondo una guardia della National Gallery. stava dando scandalo. Non è una leggenda metropolitana: è successo soltanto l'anno scorso a Londra in uno dei Musei più importanti del mondo (che fra l'altro espone diverse Madonne con Bambino, tema caro ai Maestri del Rinascimento compreso il capolavoro del Tintoretto L'origine della via lattea

Complesso anale: Una vita che non si individua è una vita sprecata...

Per rendere veramente tale un'esistenza vissuta nella sua pienezza, il complesso INIZIALE e basilare della comunicazione indifferenziata, appartenenza, vitalità "diffusa", Natura ecc. - soprattuto caratterizzato da ogni tipo di idea di ENTRATA e partecipazione circolare - dovrebbe venir seguito cronologicamente dal suo quasi-opposto, il complesso anale, il "complesso delle USCITE": dal co-operare unificante si avvia verso il con-dividere settorializzante e il con-durre che differenzia le posizioni rispettive dei partecipanti. E' il complesso del distinguere, dividere, scomporre, definire, rendere lineare... ; il complesso infine di tutto l'universo dei pro-  e pre- nel senso del pro-cedere, pro-grammare, pro-durre, pre-ventivare, pre-parare...: di tutto ciò che sta "dopo" e "davanti", che avanza e che dà direttive... Al posto della "concordia" indifferenziata dell'affiatamento, compaiono in primo piano, diversificati e distinti, i FATTI dinamici e le COSE statiche, le situazioni circostanti e i "misteri" da interpretare. Gli individui qui si rapportano gli uni agli altri non più nella loro soggettività, ma in incontri precisi e fattuali: in una variabile reciprocità di intersezioni basate sull'oggetto e/o sull'interesse del momento, in quanto parte delle situazioni, NON delle personali preferenze.
Il complesso anale destinato al biologico sistema del rinnovamento vitale ed alle ESCREZIONI porta anche ad integrarvi emozioni e concetti e prestazioni: ne risulta quindi il complesso di tutto quanto sta "dopo", "sotto", "dietro", "nascosto", "contraddittorio", "dubbio": eventualmente da "scoprire" e/o da "sciogliere" ma con diffidenza invece dell'imparare con gioiosa curiosità. E' qui allora che si entra in pieno in quel principio di realtà descritto da Freud nella Metapsicologia
che non tenta più il soddisfacimento tramite scorciatoie e forme sostitutive, ma a seconda delle condizioni date dalla realtà, anche se questa si può presentare come sgradita.
Escrezione significa espulsione: dal precisare e scegliere ne deriva di conseguenza tutta l'organizzazione dello SCARTARE, del perdere, del NEGARE e rifiutare.
Ogni progetto nasconde uno scarto. Anzi, meglio, non lo nasconde: più semplicemente esso, posto di fronte al giudizio dell'utile e del pratico, non appartiene più a ciò che è, gli è negata la possibilità di esistere in quanto scarto, rifiuto della progettualità umana. Se infatti ogni progetto racchiude in sé l'idea di un prodotto finito, vi sarà a sua volta presente uno scarto, di più o meno ampie dimensioni, da eliminare, o quantomeno rendere inoffensivo, da poter insomma essere relegato in questa dimensione di non-essere.
Questo concetto può senza dubbio essere applicato ad ogni nostra azione quotidiana, dallo spegnere una sigaretta al gettare i fogli inutili ammucchiati sulla scrivania, così come può essere (ed è) applicato alla costruzione, al rinnovo, al mantenimento della società umana. Ma, perché possa esistere un progetto, e quindi anche il suo scarto, devono essere presenti due condizioni necessarie e sufficienti. La prima, che risponde in toto alla modernità in continuo movimento, è quella che ogni cosa del mondo, e quindi esso stesso, possa essere cambiata, migliorata, ripulita o addirittura purificata. La seconda, riguardante lo scarto, è l'idea che se qualcosa va cambiato, una parte di quello che c'era prima, e non andava bene, dopo non ci sarà più. Nota : tutto
[questo] paragrafo è una rielaborazione con numerose citazioni del pensiero di Zygmunt Barman, espresso nel suo libro Vite di Scarto edito da Editori Laterza, (Da L'utile e il delittuoso - Stefanino - 26-11-2005)
Ma non si tratta solo di "togliere" e non solo per questa via di rifiuto ogni cosa del mondo, può essere cambiata, migliorata, ripulita o addirittura purificata; un nuovo capitolo "energetico" come una specie di premio viene aggiunto all'esistenza ed al suo impatto con il mondo esterno: ogni contraddizione, ogni ANTITESI tra tensioni emozionali differenti non comporta più gli angoscianti dilemmi della deleteria CON-FUSIONE, e neanche soltanto restituisce in continuo ogni cosa ... purificata, ma si realizza in incrementi sempre meglio utilizzabili della tensione energetica interiore, fino a giungere agli impensabili potenziamenti dati da quella resilienza che
NON conduce certamente alla restaurazione dello stato iniziale, ma ad un superiore e più EVOLUTO livello di maturazione.
Speranza per il futuro.
V., il figlio più piccolo di M., che ha oggi quattro anni e mezzo mi ha parlato con passione di un film che lo ha molto colpito: "I cento passi" di Marco Tullio Giordana. Alla stessa età il fratello era rimasto colpito dall'attentato terroristico in Spagna, ed era un pò preoccupato per la sua gita in treno con la scuola materna. Sempre V. ha poi fatto un intervento molto preciso sul tema lavoro, quando la madre parlando della sua decisione di licenziarsi e della contro offerta ricevuta, ricordava come  le stesse persone che oggi le facevano i ponti d'oro (perché stava seguendo un lavoro piuttosto redditizio per l'azienda)) due anni
fa (anche in quanto delegata della CGIL) le avessero detto di cercarsi qualcosa d'altro (licenziarono poi dieci persone; gruppo Mondadori per inciso).
Valerio dicevo, ha detto ad un certo punto mentre mangiava la sua pasta ma evidentemente attento al discorso, che l'avevano trattata come si fa con i "servi". Servi è proprio la parola usata. Ribadisco l'età, quattro anni e mezzo perché per tutti e due, avvenimenti piuttosto tragici o comunque importanti come il lavoro, li hanno colpiti profondamente. Continuano ad essere bambini ma si sono accorti di qualcosa che riguarda il mondo esterno... "liberarsi dalle catene del puramente personale" Qualcun altro invece, J., a due anni e mezzo chiedeva: "Perché sei Piero?" In due anni mi pare evidente avvengono, quando sono resi possibili,  cambiamenti epocali, direi quasi vere e proprie rivoluzioni interiori, il tutto concentrato in così poco tempo, un tempo che per un adulto scorre quasi senza rendersene conto, in un bambino segna passaggi fondamentali.
Da completarsi con questa successiva testimonianza di come si possa essere feriti senza essere toccati
Credo per un desiderio naturale di testimonianza, di chi, passato il guado, volge la testa indietro e con più serenità guarda il proprio passato rimesso in ordine senza acredine come un dato ormai acquisito, una storia che diventa Storia con la maiuscola e quindi merita, forse,  di essere raccontata.
E allora mi sono immaginato il primo giorno che ho messo piede nel suo studio come se, inconsapevolmente, mi fossi presentato con un vestito a brandelli. Un vestito che non mi andava di buttare né di cambiare con uno nuovo di zecca. E così poco per volta, minuto dopo minuto, giorno dopo giorno è stato come iniziare a riconoscerne i frammenti e cucirli poco alla volta insieme. Come un sarto attento e puntiglioso ridare dignità a quel vestito che, bello o brutto, era il mio vestito. Con il suo aiuto e con molta fatica in questi anni ha ripreso una forma e solo una volta completata l‚opera potrò riporlo nel mio armadio a memoria futura. Quelle cuciture sono le cicatrici di un chirurgo, segni indelebili che ricordano un passato a brandelli ma nello stesso tempo testimonianze di ciò che sono stato. Ogni cucitura racconta uno strappo, ogni strappo una ferita mai risanata e rimasta per anni a sanguinare nel profondo.
Ora è un po‚ come se lo vedessi quel vestito con tutte quelle cuciture e se per magia, anche se per un solo secondo, quelle cuciture sparissero lo rivedrei così com'era, ma sarebbe già qualcos'altro: io ero in quei brandelli, io sono oggi quel vestito un po' martoriato e niente potrà cambiare questa Storia.
Io sono la testimonianza di come si possa essere feriti senza essere toccati.
Ed ecco - scritto dalla tessa persona, emerso nella massima spontaneità - un testo che è stato illuminante per molti e che meriterebbe di venir presentato come BRANO DI ANTOLOGIA:
Un torrente in piena.
Mi sono sentito avvolto dal turbinio delle acque, con la testa fuori per trovare respiro e inutili tentativi di governare l'ingovernabile. Quel torrente è una potenza fuori da ogni aspettativa, corre veloce e tumultuoso come il tempo che sto trascorrendo verso una meta che non conosco ma è chiaro che la sua foce, il suo sbocco naturale è la mia morte.