25 giugno 2010 / June 25 2010 Motore di ricerca interno del sito / Site search engine |
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Considerazioni e conclusioni / To complete and to outlineIndice interno#premesse, #teoria, #sviluppano_le_inviluppate, #svolgere_sviluppare, #sistemi_collettivi, #glossario Questo file è ora
pubblicato anche come V capitolo
del nuovo "libro tematico" Infanzia un mestiere
difficilissimo, primo ad essere pubblicato di una serie
organica di "libretti". Raggruppati per
singoli agomenti, aggiornati e completati, i capitoli ormai superati del
libro Bambini di IERI= Adulti
di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI verranno via
via presentati in volumi separati, ma per l'importanza dei suoi
apporti teorici questo nuovo file sarà l'ultimo capitolo di ogni altro
"libretto". (Il prossimo titolo in libreria sarà Consapevolezza e memoria.)
Premesse Il sito - in costante
evoluzione - Bambini di IERI= Adulti
di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI e i
libri che ne derivano - e deriveranno - NON vanno
assolutamente letti come un
compendio didascalico di
problematiche familiari, né tanto peggio di "consigli pratici" su "come
allevare i bambini" o su come "gestire
casa e famiglia".
Anche se introdotte con il minimo possibile di astratte speculazioni e soggettive considerazioni sono il frutto di lunghe ricerche e osservazioni pluri-generazionali, presentato però con il massimo di descrizioni - anche visive - e di testimonianze e di dati effettivi di realtà: il tutto in un contesto "corale" composto da osservazioni, sfoghi e affermazioni, da citazioni scelte in varie e garantite fonti rendendone ben riconoscibili contenuti e provenienze. Non manuali d'istruzioni nè libri di studio, ma una raccolta tematica a più voci che mette in evidenza aspetti intimamente molto intensi dell'esistenza di ciascuno: non "manuale" ma invito che indirettamente può invogliare a parteciparvi, a riflettere sulla propria esistenza, e a trarre - e anche fornire - suggerimenti e indicazioni di ripensamenti, di osservazione e di ascolto. Le "fasi dello sviluppo" in quanto tali hanno bambini come protagonisti, ma il vero senso dei "germogli complessivi" che si aprono via via consiste nel radicare tutta la vita successiva in modo solido e allargato: la presentazione dell'affascinante regolarità e pienezza delle orbitanti fasi attraversate nell'infanzia e dei loro veri significati può facilitare comprensione e interesse verso i bambini, ma dovrebbe anche stimolare a meglio conoscere ed accettare se stessi di qualsiasi età. Basta essere presenti
con simpatia,
collaborare con rispetto, partecipare con curiosità e piacere. Insomma prendere finalmente sul serio l'evoluzione dei bambini e riattivare, intanto, anche la propria. E' una raccolta
enciclopedica di nozioni ma non di separati
testi di
sociologia arricchiti da esempi e illustrazioni: nel loro insieme i
vari argomenti costituiscono in modo
organico una sempre rinnovata "filosofica"
enciclopedia
tematica che cerca di contribuire a raggiungere concetti
basilari di infanzia come TRAMITE
e non come
statico modo di essere,
intersecantesi
strettamente fra loro in tempi "storici" e non ipotetici, sia
se considerati di per
sé che nelle loro
inter-relazioni.
Per meglio rispecchiarsi
in questa variabilità
circolare anche la stesura dei testi ha scelto una
veste anomala, mediatica e grafica, e non un ordine di logica lineare.
Il discorso vi è e continuerà ad esservi allargato con esempi, con rimandi, con illustrazioni ma anche con ritorni dello stesso tema da più punti di vista: non sono infatti ridondanti i rimandi né superflue le ripetute anticipazioni e spiegazioni e testimonianze e citazioni uguali o quasi uguali distribuite in più contesti. Il punto-chiave qui presentato si vale come base assoluta di una sistematizzazione descrittiva - non certo prescrittiva! - di quanto corrisponde o si avvicina a corrispondere ad una piena NORMALITA', in modo paragonabile a quel tipo di disciplina teorica che negli studi di medicina di chiama FISIOLOGIA che segue la statica ANATOMIA evidenziando il suo DIVENIRE. In un simile approccio alla conoscenza e ai suoi contenuti teorici - ed alle loro indirette conseguenze operative - insistiti parametri di presente e passato indicano anche potenziali svolte future: ma così riassumono in modo implicito basilari concetti che, anche soltanto partendo dal "bambinesco e familistico", si esprimono in un'impostazione realmente POLITICA. Nelle discipline mediche se esiste la fisiologia che considera astrattamente l'individuo singolo, esiste pure l'epidemiologia, mentre discipline a se stanti - sociologia, antropologia ed anche STORIA - esplorano la miriade di sistemi in cui si dipana l'esistenza degli "individui singoli": sia in sé sia nel loro trascorrere nei TEMPI, nell'andamento delle diverse organizzazioni socio-politiche e ambientali e nelle loro intersecate variazioni. Infanzia:
tempo di mutamenti ... Il
titolo dell'edizione precedente
- LA
VIOLENZA
CONTRO IL BAMBINO 1979
-
derivava da
una situazione contingente: sotto forma di
semplici "dispense" di più autori vi veniva sintetizzato e
raccolto il frutto di una
serie di pubblici dibattiti tenuti - all’epoca dell’Anno
del Fanciullo - dall’11
marzo al 1°
giugno ’78 - a cura dell'Associazione
Italiana Donne Medico di
Torino come Corso
di
Sensibilizzazione indirizzato ai
genitori, agli
operatori sociosanitari addetti all’infanzia, ma aperto a tutti
sul tema: LA
VIOLENZA
CONTRO IL BAMBINO,
rimandante ai
concetti delle manifestazioni anche
indirette di Violazioni
di diritti del
bambino.
Ma se il
libro aveva preso origine dalle
dispense su La
violenza contro il
bambino invece - come
dice
l'attuale intestazione: Infanzia:
tempo di mutamenti -
l'intenzione ora prioritaria è quella di
evidenziare e indirizzare i lettori verso gli
aspetti fisiologici delle tipicità
dello sviluppo, cioè dello
sviluppo
come
dovrebbe avvenire:
ponendo il concetto di sviluppo
delle attitudini psico-socio-affettive
in parallelo a quello anatomico degli organizzatori-induttori
dello sviluppo
embrionale.
Le
faccende
domestiche...: "faccende"
vuol dire "cose da farsi", e "domestiche" vuol dire "in casa": fra queste
l'allevamento dei FIGLI
può in certi periodo risultare preminente, sempre lo
è però comunque
nelle sue conseguenze "produttive"
:Completamento speculare di Infanzia: tempo di mutamenti è Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro, entrambi volumi da considerare come parte integrante di un dinamico discorso unitario: titolo e stile a se stanti non indicano un secondo/primo volume, ma trattano insieme di BASI, di INIZI SOSTANZIALI, di FONDAMENTA da versanti generazionali non immobilizzati in uno delimitato tempo presente. Bambini di IERI = adulti di oggi...: è una frase chiave che uintroduce ad una ricerca di strutture di intescambi dinamici incentrata sui concetti-base che mettono in parallelo la parte degli adulti, della vita adulta, degli interessi e del LAVORO adulto, a quella di chi in via di sviluppo lo è attualmente, ma anche di chi questa via l'aveva percorsa tempo prima, e cioè degli ovviamente onnipresenti "bambini di ieri". LE
FACCENDE DOMESTICHE: Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro...
è la
riedizione di un volume - Nuova Italia
1975, il cui titolo I
complessi della casalinga poteva erroneamente suggerire una
valenza privilegiante la patologia attraverso l'accezione iniziale e
più popolare del termine "complessi": ora è edito
con il
titolo più
pertinente - Le
faccende
domestiche. Ergonomia e
psicologia di un VERO
lavoro - per focalizzare l'attenzione sulla fisiologia del LAVORO:
anch'esso soggetto a sviluppi ed evoluzioni dinamiche secondo parametri
comparabili allo sviluppo degli individui.
Teorie psicologiche: normalità e violazioni La
scienza
progredisce tramite
osservazioni
approfondite dei
fenomeni
singoli, successive ipotesi di lavoro e successive titubanti verifiche
sperimentali: tentativi di assolutizzare dati incompleti esercitano
un’invadenza indebita in campo altrui, come
quello
della teoria pura di pertinenza dei filosofi.
Non
è
dunque
che si debba ritornare ai giochi d'infanzia o alle nostre immaturità degli
anni leggeri, ma da quelli
trarre
qualcosa che si addice anche agli anni più gravi:
l'oltrepassare con velocità i sentimenti impetuosi, il ritornare
rapidamente alla pace, la scarsa memoria delle offese, un'inesistente
brama di riconoscimenti, l'amare una comunione socievole e
un'uguaglianza
naturale.Per meglio radicarsi le acquisizioni, come nello sviluppo personale, si ramificano in ben orchestrati separati "com-plessi", per esplorare "solo un" territorio alla volta: ma questa è una facilitazione pratica che non va applicata come norma da impartire. Ed invee molte teorie, anche psicologiche, vengono subito "applicate": scavalcando i tempi pazienti e di verifica delle "ipotesi di lavoro" e prima di venir supportate da robusti e imparziali strumenti di "osservazione". L'idea qui proposta dello "sviluppo sano" è centrata sulla sua estrema mobilità nel tempo e nella sua variegata ricchezza di aperture: non "malgrado" ma anzi appunto "mediante" la sua apparente contraddittorietà. I "mutamenti" e le loro realizzazioni non sono però infiniti: sono ristretti dai limiti del carattere individuale e dei tempi e spazi a sua disposizione, a loro volta intersecati e conseguenziali. I "complessi" descritti da Freud non sono teorie ma dati di fatto reali, e la consequenzialità dei modi di essere infantili nelle età successive non è una pura e qualsiasi "opinione" più o meno "moderna". Indipendentemente da qualsivoglia origine religiosa, si può puntualizzare questo assunto persino attraverso le solenni parole di Leone Magno - il Papa che nel 452 incontrò Attila - pronunciate a proposito della costruzione di un Presepe:
Nel proseguire delle età e per
tutto il corso dell'esistenza le
soggettive, personali esperienze si appoggiano sulle
vissute vicende precedenti: ma queste - solo in ipotesi! - sono state
per tutti complessivamente - uso questo termine nella sua
accezione "freudiana" - analoghe come preparazione
uniforme al decorso successivo.
L'aforisma - chi non conosce il passato è destinato a ripeterlo - può venir usato come slogan per riassumere in una definizione dinamica il concetto base negativo di transfert: evidenzia quanto alto sia il rischio di trascinare fatti nuovi in un dedalo bloccato di transfert su fatti vecchi, su "modelli" pregressi che - da scopiazzatura in scopiazzatura - si trasformano in inettitudine per se stessi e in intolleranza verso gli altri - come compiti copiati che ... meriterebbero voti dal tre in giù. Responsabile di dirette o indirette violenze si è se si misconosce quanto siano varie, graduate, multiple e occasionali le "vere" forme di esistenza: ma soprattutto si è lontani dal vero se si crede di ridurre a pochi fattori le vere circostanze su cui si basa la vita. Dannoso è infatti isolare situazioni in apparenza magari "positive": porre il rapporto - affettivo privilegiato - interumano come unitario e assoluto, significa obliterare al soggetto altri spazi e prospettive e privarlo di un autoregolato programma. Lo si rende così "inadeguato" a tutte le altre manifestazini, lo si restringe in una mutilata caricatura di piccola vita addomesticata, cortocircuitata in uno spazio chiuso, in un tempo statico ove vanno in disfacimento molte delle possibili innate capacità. Ma grande diffusione "statistica" hanno i casi anomali, le infanzie mal vissute, gli adulti mal "radicati": sono quindi necessarie - come nello studio delle materie propedeutiche della medicina - descrizioni di una realtà PATOLOGICA comunque esistente e dilagante. E' vero ad esempio che molto sullo sviluppo infantile è stato appreso tramite lo studio psicoanalitico dei pazienti in terapia: ciò però non significa che modi di essere patologici, in quanto soluzioni di compromesso a difficili problemi esistenziali, debbano codificare le tappe di uno sviluppo NORMALE. Questo però non può venir standardizzato: considerare sovrapponibili situazioni fisiologiche, sane, e anomalie e loro conseguenze patologiche è come trarre deduzioni zoo-etologiche osservando animali liberi o cavie da esperimento in gabbia. I rapporti
interpersonali svuotati di senso possono cortocircuitarsi in
"giochini" ripetitivi e in tendenza a confondere l'interno con
l'esterno che si aggrava pregressivamente: riducendo la propria
soggettività a far da spcchio fasullo ad un interlocutore unico
e
sempre lo stesso.
Diventa grottesco questo quadro applicato alla vita ed ai rapporti normali, ma risulta in pratica molto PERICOLOSO socialmente per l'irresponsabilità che di per sé comporta. Le teorie psicologiche che si occupano di "relazioni" coprono grandi territori culturali, quasi dimenticando però di considerare che tra ogni persona e il mondo che la circonda esiste un - impersonale - enorme SPAZIO INTERMEDIO: ove i personali interlocutori, sia pure multipli e in rapporti variabili, costituiscono una ben minima parte. Fra gli spazi vitali, le
possibilità, le aperture
importantissimi sono quelli affettivi, le emozioni calde, i rapporti
intensi: ma vitali sono gli intensi rapporti
con le COSE,
e su tutto campeggiano le correlazioni con il CORPO,
il proprio anche come adito agli altrui.
Anche gli adulti hanno una sensibilità e delle emozioni e delle debolezze, ma sono "grandi", già cresciuti, stabilizzati: tocca a loro il DOVERE di seguire, proteggere, ambientare. Dimenticare però l’importanza del mondo dei corpi, delle cose e dei fatti se può dar origine a violenze psicologiche dirette dà di sicuro il via a ogni sorta di indirette "violazioni" fisiche e ambientali: per negligenza od omissione - non si provvede alla sicurezza, non si prevengono infortuni, non si dà il giusto peso alle malattie... - tanto che confrontando le tabelle statistiche per scaglioni di età si rileva che si muore più a due anni per infortunio che a sessanta per qualsiasi causa. Fin da "piccolissimi" si ha da sempre un privato mondo interiore, avvolto da "spazi intemedi privilegiati" e si vive in equilibri personalissimi fatti di sensibilità, fantasie e pensieri e preferenze e "segreti": violenza è interferirvi e trascinarli in spazi, tempi e modi non loro. E a qualuque età nei personali grandi spazi vitali, come pilastri del SE' compaiono astratti importantissimi elementi - ad esempio la DIGNITÀ e la LIBERTÀ: distruttivo è violarli. Ma la mancata accettazione di sé così manomessi, induce a autodifese a loro volta foriere di disadattamenti gravissimi: rifiutare l'AFFETTO rinsecchisce i propri spazi interiori, ma porta ance in sé l'incombente rischio che dall'opporsi legittimo a un'oppressione, si ricada nel surrogato di aggregazioni restrittive violente basate sul "contrario di...". Immaturità? L‘infanzia non esiste: esiste lo sviluppo e lo sviluppo è cambiamento liberatorio Comunque nella
concretezza delle situazioni
le scienze umane e le umane
pertinenze -
psicologia, sociologia,
politica, economia, antropologia ecc. con i loro agganci POLITICI -
non possono del tutto
prescindere le une dalle altre.
In concreto le indicazioni teoriche vengono sfruttate - e finanziate! - da sistemi politici o economici, le ricerche e applicazioni vengono arbitrariamente indirizzate: non sempre le ipotesi che sembrano le più libertarie andranno a buoni fini liberatorii. In particolare molta bibliografia psicoanalitica di indirizzo sia centrato sul soggetto che "relazionale" e "sistemica" espone generalizzanti teorie convalidanti come incontrovertibili descrizioni di SINTOMI e di - presenti o passati - fatti o situazioni PATOLOGICI. Descrizioni
che generano
arbitrarie ipotesi, ipotesi che si irrigidiscono in teorie, teorie che
diventano normative...: tanto più per il
rischio di aggancio attivabile anche pratico - terapeutico,
farmacologico, "politico" - teorie costruite sulla base di
situazioni anomale vanno
combattute specie quando siano autoreferenziali o peggio quando
pretendono prove dimostrative
da
"esperimenti" in cerca di autoconferme.
Bambini
di IERI = adulti di oggi. Adulti di oggi -> adulti di DOMANI
... Una
vera
psicoterapia su base psicoanalitica dovrebbe avere come scopo effettivo una radicale "ripulitura" dai sintomi e dalle
conseguenze delle situazioni sofferte riportando il paziente alla sua
originaria condizione ottimale ed alla sua attuale effettiva fase di
maturazione: una totale "guarigione" raggiungibile non importa a che
età
e dopo una cura non importa di quale durata.
Analisi terminabile o inteminabile? Su questi presupposti non solo si dovrebbe auspicare la SPARIZIONE di ogni aspetto anomalo, ma anche permettersi di far considerare TERMINATA la cura quando una globale restitutio ad integrum trasforma persino le "cicatrici" di danni pregressi in arricchenti ESPERIENZE: una totale "guarigione" raggiungibile non importa a che età e dopo una cura non importa di quale durata. Scopo effettivo di una terapia su base psicoanalitica dovrebbe essere una radicale "ripulitura" dalle conseguenze patogene di situazioni sofferte, ma anche di riapertura di passaggi mancati, onde riportare il paziente alla propria originaria condizione ottimale ed alla sua attuale effettiva fase di maturazione. Base portante iniziale e definitiva di tutte le possibilità affettive è il complesso orale le cui manchevolezze verranno a ripercuotersi travisate nelle patologie più varie - sia psicopatie che sociopatie. Ma senza parlare di "bontà" o di "cattiveria", di "adattamento" o di "adeguamento" e dei loro contrari, e per smascherare quanto di patologico stia dietro questi termini stessi occorre più che mai riferirsi piuttosto alle "situazioni sane" che non alle "situazioni patologiche" con le loro patologiche "compensazioni". René Spitz teorizzava giustamente come criterio di sviluppo socio-emotivo normale un fenomeno che però definisce con un termine - erroneamente - peggiorativo - angoscia dell'estraneo: quanto sarebbe importante che pediatri, personale insegnante e chiunque si occupa di bambini si insospettisse invece che rallegrasi per i troppo BRAVI BAMBINI, per quelli che "stanno con tutti" senza distinguere le individualità altrui! Si continua
invece a rimanere ammirati dalla precisione
intuitiva con cui Freud ha
denominato le varie fasi dello sviluppo - orale, anale, Edipica, di castrazione, di latenza degli
istinti - periodo quest'ultimo in cui in cui proprio la pausa
delle iniziative istintuali del soggetto dovrebbe lasciar posto a
aperture
conoscitive sul mondo esterno, a acquisizioni diligenti di
abilità e di regole: in una libera accettazione dei propri
errori, in un ampio interscambio di competenze sociali e di aperta e
fiera "voglia
di imparare".
Discepolo
è "colui che sta imparando" e mette alla prova la propria
istruzione
tramite
una disciplina
=
"modo e regola dell'insegnare": anzi è chi accetta
la
"disciplina" come tramite
per
correggere i PROPRI
errori. E
gli
errori si
rivelano per quello che sono: tappe
importanti dell’apprendimento. Il
riconoscimento della propria ignoranza non è fine a se stesso:
é l'apertura delle porte alla gioia
di imparare.
Un termine
tecnico, antiquato della piericultura indica come "allievo" il lattante "a balia" ma "allievo" ora
invece, e nell'accezione più comune, è sinonimo di
"scolaro": un esempio incisivo di falsa normalizzazione
si manifesta proprio quando nel periodo di latenza degli istinti
il bambino prima "disturbato"
ritrova soggettivamente una "balia" fasulla infilandosi abusivamente -
come un "paguro" - in un ambito "utilizzato" impropriamente
come surrogato
ristretto del complesso
orale e delle sue ampie prospettive.
Con quanta maggior attenzione bisognerebbe quindi seguire i bambini che nelle età precedenti apparivano psicologicamente "non normali", e che invece sembrano quasi "super-guariti", molto "ben adattati", anzi fin troppo "scolaretti perfetti" nell'età e ambito della scuola elementare! La scuola - come anche però la "banda di strada" - offrono a questi scolari/allievi un finto intempestivo complesso orale, un tardivo grembo/nido accogliente, garantito e uniforme: dando loro in apparenza la possibilità di ri-trovare un "noi", un provvisorio "senso basilare" dell'esistenza in un ambito regolamentato e comune, ma nello stesso tempo intriso di connaturate aggressività e paura, intrinsecamente adatte ad assorbirne e canalizzarne l'inevitabile sproporzionata carica di distruttività rimossa. "Seguace
= accolito
o proselito"
= è chi si
appropria di qualcosa che appartiene a qualcun altro, è
chi usa
il suo
"proselitismo" per impadronirsi
di qualcosa che non gli è proprio.
Infatti come si può collaborare se si è privo di comuni esperienze vitali? Su quale piano se non autoreferenziale, su quali argomenti se non unidirezionali ci si può incontrare quando si "appartiene" ad un sistema irrigidito di dare e prendere - sinonimi in fondo di sottrarre e aggiungere, cioè in fin dei conti solo di spostare sterilmente e di deprivare comunque qualcuno? Non
è lecito profetizzare sventure
su basi instabili e provvisorie: ma quanto spesso al ritorno degli
"istinti" e
della necessità innata interiore
di diversificare le vie esistenziali, nell'adolescente il crollo
psicotico o antisociale
precipita, per ampliarsi nell'adulto in circoli viziosi di
incapacità personali ancor
peggiorate da precedenti eccessi di adeguamento a direttive altrui e
dalle conseguenti mancanze di vere, maturate e vissute acquisizioni
conoscitive e relazionali.
Svolgere, sviluppare...Svolgere, Sviluppare. Si svolgono le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano le inviluppate. Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi sviluppare non ha luogo proprio... - Dizionario dei Sinonimi e dei Contrari del Tommaseo: Lemma 2327 Parametri
di presente e
passato inevitabilmente traggono con sé
conseguenze future e relative scelte decisionali: ma scienziati,
filosofi, sociologi, pedagoghi, politici... sono
esseri
umani in carne ed ossa, e la loro attività è improntata
al
loro
privato, personale "essere-al-mondo",
radicato proprio nel mondo
"bambinesco
e familistico" da ciascuno attraversato e più o meno risolto.
Decisioni collettive anche molto gravi possono così trovarsi nelle mani di chi lo ha abbastanza favorevolmente accettato e trasformato in vitale ESPERIENZA, oppure - e magari più spesso sulla spinta di furibonde compensazioni - nelle grinfie di chi lo ha rifiutato, travisato, avversato. Tutti sono stati bambini... sembra un assioma ovvio, e sembra più che ovvio credere "facili" le cose da bambini nei loro contenuti "normali" dell’esistenza banale e piacevole poterne "discorrere" altrettanto facilmente: invece ci si trova a dover elaborare temi basilari di pesante e CONTRASTATA valenza FILOSOFICA e non solo. Il significato
primario e
prevalente nell'insieme
degli studi qui
discussi consiste proprio nel presentare - anzi: valorizzare
-
il "difficile" concetto di INFANZIA
come
dinamico basilare
inizio da cui si apre verso orbite successive che sostanziano la
vera natura dell'essere
umano, di OGNI essere
umano.
Per troppe persone però i fondanti "anni leggeri" non sono stati pieni di dolcezza e vitalità, ma di violazioni e sofferenze: distorsioni iniziali dei primissimi anni di vita tendono a protrarre e ampliare mancanze e compensazioni e incomprensioni e disadattamenti. Ma se troppo spesso difformi sono stati gli inizi soggettivi, questo ovviamente comporta anche differenze oggettive e relazionali successive - di percezione, di espressione e di ascolto - da cui divergenze non certo "leggere", foriere a loro volta di subentranti cause di disagi interpersonali. di interventi avventati, di polemiche se non di circoli viziosi di errori di valutazione e di aspre contrapposizioni. Nulla sfugge a questa immanente QUARTA DIMENSIONE, sia nelle sue manifestazioni esteriori che nelle immense possibilità interiori della MEMORIA individuale come pure della "memoria" superindividuale anche trasmissibile - testimoniale e "storica": di un'ininterrotta presenza sia conscia e fonte di significativa "esperienza", sia anche inconscia, rifiutata e "rimossa". Ma in questo enorme bagaglio mai perduto non si trovano solo episodi e loro descrizioni, nomi. date, fatti, nozioni...: il tutto è imbevuto e sostenuto dalle ininterrotte sequenze di più o meno accettabili emozioni, che, se rifiutate, sono causa non solo di patologie personali ma anche di circoli viziosi di mal funzionanti relazioni con l'esterno. In troppi casi - soprattutto se inconsapevoli e/o rimossi - ritorni da un passato malvissuto sono scottanti tanto da venir percepiti come inaccettabile violenza: se sembrano discorsi facili e ovvi, va invece chiarito e ribadito che parlare di "bambini piccoli" anche soltanto collegandosi a semplici fatti del presente può toccare sensibilità collegate a fatti pregressi della vita personale dotati di alto contenuto emotivo non sempre accettabile e contenibile. Di rimando il troppo frequente divario nelle vissute esperienze non solo causa di per sé enormi travisamenti, ma ognuna di queste distorsioni cerca di propagarsi e giustificarsi anche culturalmente: non solo per mezzo di propugnati concetti teorici, ma esprimendosi anche in quell'impostazione POLITICA, proprio deputata alle difficili decisioni di programmare il FUTURO. E' difficilc ed anche
per lo più sciocco disquisire di
"bontà" o di "cattiveria" ma purtroppo lo studio
delle
POSSIBILITA' EVOLUTIVE degli esseri umani non comporta soltanto
aperture "positive": anche la MALVAGITA' e
sue concrete
attuazioni
ne fanno
realisticamente parte e debbono
venir segnalate.
Ma anche solo sul piano descrittivo la - estemporaneamente imprevedibile - variabilità individuale e la vera imprevedibilità del futuro anche immediato non possono mai procedere sicure di non trovarsi sul filo di un pericolosissimo rasoio, tanto più quando erroneamente ci si illude che quanto viene espresso e trasmesso equivalga ad averlo comunicato e reso un accettabile "ammaestramento", un concretizzabile condiviso progetto. Precisare anche solo i termini inerenti a questa materia e definire una precisa posizione metodologica e filosofica è necessario in generale per contribuire a prevenire vane e/o superflue richieste e commenti e discussioni. Ma in un testo destinato a venir reso pubblico cioè in vista di una proficua com-prensione è davvero urgente dirimere gravissimi diffusi equivoci dovuti al disconoscimento del vero contenuto di termini e concetti come ESPRESSIONE e COMUNICAZIONE nel loro ben differente peso sui piani reciproci del soggettivo e dell'informazione oggettiva. Quest'ultima, come indica l'etimologia stessa di "com-unicazione", definisce la possibilità di sintonizzarsi all'interno di un ambito comune ed è attualizzabile soltanto in tempi e modi condivisibili: come un numero di telefono sbagliato, improvvide trasmissioni di informazioni non in grado di venir recepite nella loro essenza non aprono alcun "rapporto", anzi possono estendersi in disordinati fraintendimenti.
Svolgere, Sviluppare. Si svolgono le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano le inviluppate. Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi sviluppare non ha luogo proprio... - Dizionario dei Sinonimi e dei Contrari del Tommaseo: Lemma 2327 Un simile
variegato
scenario a ben
più di
quattro
dimensioni promuove in ogni aspetto l'idea che ogni
pregresso accadimento sia capitalizzato - o indebitato - in un presente
sostanziato dallo spessore delle
soggettive vicende: in un "capitale" attivo o debitorio che
inevitabilmente
dovrà espandersi in più o meno prospettabili personali e
generazionali e STORICI
"percorsi".
L'ippocratica OSSERVAZIONE dovrebbe comunque per principio regnare sovrana, ma soprattutto l'essenza dell'essere umano non dovrebbe venir immiserita studiandola e staticizzandola secondo un uso sconsiderato di CAVIE sperimentali, tanto meno per quanto attiene allo sviluppo infantile. Gli studi qui proposti trattano il tema attinente alle difficilissime e contrastate basi portanti dell'ESISTENZA di ognuno: ma non debbono diventare a loro volta causa di impropria violenza. VIOLENZA è violazione degli spazi, del'esistenza, delle prerogative altrui; violenza è causare sofferenza o, peggio, calpestare significati e valori; violenza è privare e distruggere: anche con le migliori intenzioni distruttivo è destabilizzare un equilibrio precario. Per evitare di "violare"
altrui esistenze
è necessario
accuratamente e ripetutamente chiedersi, precisare e far
conoscere che cosa
si intende per violenza, e - con ogni cautela
descrittiva - solo così contribuire a
combatterla.
Lo sviluppo umano è lunghissimo, pieno di apparenti contraddizioni, vario e composito. Foriera di possibili conseguenze personalmente invalidanti e/o antisociali esplosive, paragonabile alla tortura del letto di Procuste - che "allungava» chi era troppo "corto" e tagliava il "di più" a chi era troppo "lungo" - ecco una delle più tipiche e frequenti violenze indirette sul "bambino": il misconoscimento delle caratteristiche peculiari delle varie età nelle loro necessarie variazioni. Ed è questo il punto essenziale, lo scopo precipuo del presente lavoro: è questo il significato della parola MUTAMENTI e la contrapposizione più volte segnalata tra sviluppo e imbroglio. Lo schema dei "complessi" descritti da Freud si adatta bene ai concetti di preparazioni multiple e differenziate destinate a porre BASI differenziate nel tempo: le descrizioni delle aperture da questo "viluppo" sono più chiare se inserite in un quadro di riferimento regolare, soprattutto perché non sono metafore ma rappresentazioni di una bn concreta realtà. Si parla molto di adattamento, ed ancor più del suo contrario "sentirsi inadeguati", si auspicano buoni "inserimenti" come brillante traguardo da raggiungere: ma non si tiene conto che un buon adattamento, un adattamento ottimale è il contrario di una valida anche resiliente adattabilità, di una elastica capacità di adeguarsi alle circostanze, tanto che in fondo paradossalmente, un essere "ben adattato" è un minorato, un mutilato nell’adattabilità. Sia i "complessi" che le loro denominazioni - orale, anale, Edipico e di castrazione, fase di latenza - sono indicativi di ben di più di un puro schema teorico: mettono in evidenza - ippocraticamente - un quadro che DESCRIVE concrete condizioni e effettivi passaggi. L' idea qui propugnata a favore dello "sviluppo sano" non si esprime con dati statici ma si centra sulla sua peculiare intrinseca regolare mobilità: preliminare indispensabile alla ricchezza e "usabilità" di aperture in ogni età successiva. Innumerevoli sono le sviluppabili umane possibilità: come nelle "materie scolastiche" è proprio la distinzione in ben definiti filoni organicamente costituiti ad offrire ogni passaggio come garanzia per ogni acquisizione e conquista: non malgrado, ma anzi appunto avvantaggiandosi delle apparenti contraddittorietà. Però, se
riconoscere e
accettare come normale in generale la contraddittorietà
dei passaggi
da una fase all'altra può permettere di sottrarsi all‘incubo
delle pseudo visioni sul
futuro del bambino e delle proprie pseudo responsabilità e
colpe: altrettanto può agevolare
nell'identificare e distinguere quanto invece è differente e
compete al CARATTERE
INDIVIDUALE.
Nel testo si
insiste moltissimo
sul
concetto di "complessi", sui caratteri peculiari di ciascuno, sulle
grandi differenze di
significato e di contenuti che ciascuno veicola.Il riconoscere e separare transitorietà e peculiarità evita che elementi tipici - che per definizione sarebbero transitori - dei succedentesi "complessi" risultino fissati nel tempo come attribuzioni di una creduta "personalità", ed al contrario che vengano sottovalutate modalità, esigenze, peculiarità stabili tipiche di quella particolare individualità. Infatti se troppo spesso l'occasionale manifestarsi più intenso di uno o di un altro "complesso" e/o occasionali atteggiamenti o tendenze vengono assolutizzati e definiti "carattere", la PERSONALITA' congenita di ciascuno esiste davvero geneticamente ed ha un peso enorme non solo nel "suo" comportamento, ma anche nelle suo modo di "sentire" e di reagire: grave violenza è disinteressarsene, trattare tutti allo stesso modo. Caso particolare molto concreto ed evidente del letto di Procuste sono le nefaste conseguenze del bloccare, sfavorire, falsare o misconoscere l'uno o l'altro complesso. Questo danno
lascia
aperta una
lacuna nella capacità di
autorealizzazione o si trasforma in
aggressività
secondaria: diventa causa comunque - e magari proseguente per
generazioni! - di
violenze, ingiustizie,
disagi non importa se provocati o subiti.
Inoltre togliendo o stravolgendo esperienze concrete - di sensorialità, di movimento, di azioni, di rapporti, di affetti - si accentua la pseudo-fantasia che si cortocircuita su se stessa in spazi vuoti: l’individuo precipita così in una IRREALTA' sempre più impermeabile all’esterno. Purtroppo molte ipotesi nel loro arenarsi in "teorie" non oggettive e spassionate trasformano e propugnano la soggettività di eventuali descrizioni in convinte - e "convincenti" - "teorie (pseudo)scientifiche". Ma se le ipotesi non debbono in ogni caso nobilitarsi impulsivamente in teorie, tanto meno hanno diritto di diventare linee NORMATIVE di etichetttura e di condotta: ed invece anche nel campo psicologico e sociologico molti dati presentati come incontrovertibili non derivano da verifiche concrete ma opinioni soggettive ammantate di "autorità" e da veri e propri esperimenti forzati - e sull’uomo!. Infatti alto
è il rischio che
verifiche di
ipotesi singole e parziali
ottenute frettolosamente, che informazioni carenti e/o distorte vengano
proclamate non come provvisori dati di ricerca, ma
come conseguenziali
indicazioni pedagogiche e/o
igienistiche, e/o terapeutiche normative.
Ed è così che difformi e polemiche visioni del mondo generano altrettanto difformi "buoni propositi"; e dalle consegueni azioni ne scaturiscono generalizzati progetti utopistici unilaterali, quando non "interessati" o truffaldini. Teorie statiche, rigide o interessate in mala fede tendono a diventare programmatiche in assoluto, mentre più o meno casuali esperimenti in corso di verifica diventano per la "gente comune" supporto - "superstizioso" - di contingenti, effimere "mode". Anche se in buona fede in vista di un ipotetico "bene comune" troppo spesso arbitrarie decisioni non abbastanza oculate divengono "fatti" e tali da espandersi in nefasti inarrestabili circoli viziosi pratici e teorici. In ogni caso TUTTE le modalità unilaterali, ancor peggio se propugnate come benefiche, sul lungo termine non possono che generare più o meno diretta VIOLENZA, foriera di subentranti sempre nuove e allargate violenze, con gravissime ritorsioni e incontenibili scompigli. Privare del loro significato la molteplicità delle esperienze dello sviluppo danneggia ovviamente l'essenziale elemento iniziale necessario ad una vita veramente completa: la vera ESPERIENZA che significa pienezza dell'esistere. La
paura del
nuovo, l'incapacità - o
incapacitazione? - di muoversi nel tempo
e nei cambiamenti, il bisogno patologico di stabilità, di
protezione, di rassicurazione, la mancanza di agilità mentale ed
emotiva...
richiedono apporti esterni e trasformano e immobilizzano i "rapporti"
in "legami" di necessità: e gli impulsi
di ciascuno si cortocircuitano in un sistema
chiuso e opprimente.
Ma quando la miscela sotto pressione esplode, l'illusione di ribellarsi crea una triplice nuova fonte di chiusura e incoerenza: non troppo paradossalmente con sempre più strette - soffocanti e paralizzanti - dipendenza, paura senza contenuti e conseguente arroccamento su ancora più rigide posizioni preconcette. Ci si lamenta allora come dell'incombere di immeritate disgrazie e ci si chiede in che cosa si è sbagliato: ed è così che molto sullo sviluppo infantile è stato appreso tramite lo studio di conseguenti malattie psichiatriche. E’ giusto - potendolo fare - occuparsi dei più deboli, dei malati, delle situazioni anomale: ma da questo a farne una norma di giudizio e di meritorietà di comportamento nei riguardi dei ben più numerosi sani è una solenne ingiustizia, un’incoerenza assurda, e diviene ancora più ingiusta quando si rivela essere una via compensatoria soggettiva: un "lavaggio di coscienza" per dar senso a esistenze vuote, e/o un'accettabile via di sfogo del proprio sadismo ipocrita. Il bambino che cresce
s'impegna in esperienze fondamentali che appartengono soltanto a lui. Ma ognuno di noi, genitori, medici, insegnanti "buoni", "preparati", "colti", può compiere continue disastrose violenze anche agendo "per il suo bene", ma con immaturità, insensibilità o in malinteso ossequio a scuole di moda. Così i bambini, privati di esperienze vere, elaborano fantasticherie a vuoto e compensazioni fasulle che ne bloccano o deformano lo sviluppo riducendoli ad adulti immaturi, incompleti, o sbagliati, incidendo anche sulle generazioni a venire. Eppure entrare nel tempo misconosciuto dei mutamenti non è tanto difficile. Basta essere presenti con simpatia, collaborare con rispetto, partecipare con curiosità e piacere. Insomma prendere finalmente sul serio l'evoluzione dei bambini e riattivare, intanto, anche la propria. Il sonno della ragione genera mostri? Invece così, nel silenzio dei mostri, può attuarsi la sua e la nostra evoluzione. Sistemi collettiviGli uomini sono soliti
formare
idee universali tanto delle cose naturali, quanto di quelle
artificiali, idee
che considerano come modelli, ai quali credono che la
natura (che stimano non faccia nulla senza un fine) guardi e si
proponga anch'essa come modello. Quando, dunque, vedono che accade
qualcosa in natura che non concorda con il modello che hanno concepito
di tale cosa credono allora che la natura abbia fallito o peccato e
abbia lasciato quella cosa imperfetta.
"NOI"
viviamo nel nostro sistema, e ai nostri occhi "altri" sistemi ci
appaiono assurdi:
ma non per questo abbiamo diritto di
credere - se non ci piace - di poterli manomettere senza conseguenze
neanche in singoli particolari.
Senza conoscerne davvero le basi antropologiche e/o simboliche non è facile capire se stiamo o meno toccando un particolare che potrebbe costituire la chiave di volta di un sistema consolidato. Grave violenza è manomettere significati o mescolare valori precedenti con nuovi improvvisati: non si matura così una concorde progressione evolutiva quanto un'arbitraria sottrazione di significati prima coerenti, consueti e condivisi. Utopistiche o distopiche che siano come etichetta, in prevalenza però queste teorie e progetti riduttivi e gretti traggono la loro forza dall'opporsi a qualcosa, dal "contrario di...": il che a sua volta raccoglie e sintonizza grette e unilaterali "comunanze" - anzi "comunelle" - in cui si riconoscono rivendicazioni e scontentezze dando origine a nuovi pericolosi centri di incomprensione e disunione. "Seguace
= accolito
o proselito"
= è chi si
appropria di qualcosa che appartiene a qualcun altro, è
chi usa
il suo
"proselitismo" per impadronirsi
di qualcosa che non gli è proprio.
Comunque
sia, ogni inspegabile, ingestibile mancanza di COERENZA
è gravemente patogena
a qualsiasi livello - dai popoli interi ai
microsistemi sociali, dalle famiglie
fino agli
individui
nella loro vita interiore.
E
l'assenza di SIGNIFICATO
fa precipitare
verso un ASSURDO
a
sua volta per i più radice distruttiva di DISPERAZIONE:
dobbiamo magari cercare di opporci
a qualcosa di oggettivamente contrario ai diritti
umani, ma solo consapevolemente consci di
comportarci da colonzzatori
responsabili di essere tali, non come utopistici benefattori
incoscienti.
Non
importa comunque se vuota o
turbolenta, la disperazione può stabilirsi
sulla contraddittorietà dei
mezzi e dei fini, degli insegnamenti e degli esempi, delle nozioni
psicologiche o pedagogiche imparaticce e mal
assimilate, come anche delle interiori pulsioni
contrastanti che invece di
generare "energia" vengono inibite da
"inetti maestri".
Ma in "via di sviluppo"
non sono soltanto
in modo "biologico" i
bambini singoli - ed è a questo assoluto fisiologicamente
mutevole
modo biologico che si
riferiscono i "complessi" -
o le "fasi"
secondo lo schema di Erikson.
Al di là di una
base stabile a noi
conoscibile, in
continue imprevedibili evoluzioni lo sono anche le generazioni che si
susseguono nei decenni: il FUTURO pur soggettivo di ogni
neonato andrebbe considerato come un ENIGMA da
seguire accostandovisi con dubbi, soggezione e rispetto. (Molto
dimostrativo in poposito è il paragrafo Gli orecchini della zia
nel file/capitolo Cosa ho in comune io
con gli schiavi? Piero, Ada e la scuola della libertà.)
D'altra parte se si parla di "bambini",
attribuendone bisogni,
atteggiamenti, standard ecc... come se a due giorni - o a due minuti -
o
a sedici anni il "nuovo" essere umano fosse sempre uguale a se stesso,
ben peggiori discrepanze si diramano quando in questo teorico "letto di
Procuste" si fa
entrare in modo preconcetto anche la
madre come anzi fosse la proagonista principale.Molte cose si semplificherebbero se si desse alle MADRI - e alle famiglie - il loro posto, se lo si permettesse in modo "naturale", se le si sostenesse od almeno non le si ostacolasse: al limite se si cercasse di capire cosa deve fare una madre - non ho detto una "buona madre"! - e cosa deve avvenire in una famiglia: e se si riuscisse a sfatare il groviglio di pregiudizi che le copre. Ogni schema descrittivo di riferimento può essere agevolato da semplificazioni, ma una ricerca seria riguardante gli esseri umani dovrebbe essere quanto meno pluri-generazionale e prevedere lunghissimi tempi successivi. Chi ha in carico diretto gli "sconosciuti" esseri del FUTURO, come pure chi in "più avanzato stato di maturazione" gli è vicino, oltre al - fruttuoso - compito di assisterne i passaggi e proteggerne le fragilità e impotenze, può ricevere il "regalo" di condividere, recuperare, moltiplicare e potenziare assieme a lui le proprie già raggiunte acquisizioni di "ripassare" proficuamente i passsaggi non ben assimilati. La "ruota e l'acqua calda" sono già state inventate: non occorre che ciascuno riparta dalla loro riscoperta: ma se E-DUCARE = ex-ducere - letteralmente si traduce in "trarre fuori"... con un significato simil-alchemico di "distillare il meglio", qui entra davvero in scena chi appartiene alle precedenti generazioni, chi - maggiore di età - nel frattempo ha raccolto e sta accumulando bagagli progredienti di esperienza esistenziale soggettiva e di conoscenze oggettive comunicativamente trasmissibili. Questo processo non deve avvenire a senso unico: in un reciprocità circolare e condivisa non ci si annoia con i bambini, non si considera tempo perso lo stare con loro e ci si sente in pace con i propri istinti. Ma questo può avere una ulteriore "remunerazione": il processo circolare può divenire anche EVOLUTIVO anche per i "grandi": gli adulti, i maggiori diventano a propria volta "discepoli" e facilita e arrichisce la vita di tutti. Discepolo
è "colui che sta imparando" e mette alla prova la propria
istruzione
tramite
una disciplina
=
"modo e regola dell'insegnare": anzi è chi accetta
la
"disciplina" come tramite per
correggere i propri errori. E
gli
errori si
rivelano per quello che sono: tappe
importanti dell’apprendimento. Il
riconoscimento della propria ignoranza non è fine a se stesso:
é l'apertura delle porte alla gioia
di imparare.
Il
vero scopo di questo lavoro dovrebbe consistere nell'invogliare ad
occuparsi dei bambini,
osservandoli con CURIOSITÀ E
PIACERE, come se il loro insegnamento
autorizzasse a
ritrovare in modo appassionante vicende che reintroducono nel proprio
passato, ne "rinfrescano" le emozioni sopite e - ricollegando generazioni, epoche
storiche e fatti quotidiani - fanno anche da gentile tramite
per
correggere i PROPRI
errori.
Eppure,
entrare
nel tempo
misconosciuto dei mutamenti
non è poi tanto difficile. Basta essere presenti con simpatia, collaborare con rispetto partecipare con curiosità e piacere. prendere finalmente sul serio l'evoluzione dei bambini. Glossario E qui - come
per i termini "comunicazione"
e "espressione"
- è
necessario presentare un iniziale glossario di termini che altrimenti
rischiano di causare gravi deformazioni nella comprensione del
contenuto.
Basandosi su parametri patologici - e per di più ammantandoli con l’avallo della "scientificità" - ci si trova invasi da termini convalidanti una serie infinita di equivoci che ne stravolgono i veri significati, magari provocando più o meno consapevoli mistificazioni che invertono le attribuzioni dovute rispettivamnte a bambini e ad adulti. Toccherebbe agli adulti, stabili e “cresciuti”, e non ancora “interiormente vecchi” desiderosi solo di quiete occuparsi consapevolemente e realisticamnte dei bambini e dei loro modi di essere e dei loro sentimenti.
In
questi stravolgimenti di significati
tutto quello che
era fluente diventa
immobile, e "cose serie" di un ambito divengono futili modi di
dire:
Occupandasi del rapporto adulti-bambini
è importante partire da termini inerenti
a situazioni banalissime del tutto mistificate: ne spiccano quelli
denotanti che quanto
sarebbe di
pertinenza del bambino
si proietta
invece sull’adulto codificando anche nella terminologia una
delle più diffuse violenze: quella di "pretendere"
dal bambino soddisfazioni per sé,
In queste
siuazioni capovolte
Nell'accezione comune, in
cui alle
apparenze vien dato
molto maggior "credito" che alla sostanza, tre voci verbali
sostantivate si rapprendono a definire tre statiche
situazioni emblematiche:
Tutto il contrario della citazione sottostante - in cui il verbo "succedere" compare nel suo vero - in questo caso - terribile significato : ....di
un uomo capace di affermare la
propria LIBERTA'.
Con se stesso rimanendo coerente al proprio pensiero, alle proprie
convinzioni. Con gli altri quando ha respinto blandizir e ricatti senza
neanche ceercar protezioni "politiche" nella consapevolezza che anche
quelle potevno avere un prezzo. E' stato libero nel senso
più completo del termine, quello che include la consapevolezza
del proprio ruolo... di uomo, di marito, di padre, di cittadino. - Umberto Ambrosoli Qualunque cosa succeda
pagg. 314-315
![]() Nella citazione di Leone Magno compare un termine al plurale - un'inesistente brama di riconoscimenti - che offre l'opportunità di puntualizzare altre serie di vocaboli molto simili che, con piccole differenze indicano ben differenti realtà. Non è dunque che si debba ritornare ai giochi d'infanzia o alle nostre immaturità degli anni leggeri, ma da quelli trarre qualcosa che si addice anche agli anni più gravi: l'oltrepassare con velocità i sentimenti impetuosi, il ritornare rapidamente alla pace, la scarsa memoria delle offese, un'inesistente brama di riconoscimenti, l'amare una comunione socievole e un'uguaglianza naturale. Grande contrasto non solo di significato ma di concreta sostanza sussiste in molti casi per gli stessi termini usati al singolare o al plurale: nel caso del termine al singolare viene indicato un contenuto di grande valore, mentre al plurale il concetto si deteriora in banalità, in pretese, se non in volgarità di rapporti mistificanti. ... una
comunione
socievole, una libera mutua con-divisione, e
un'uguaglianza
naturale... ?
Che rapporto esiste tra termini come "riconoscimento" e "riconoscimenti"? tra "con-fidenza" e "con-fidenze"? "conoscenza" e "conoscenze"? "piacere" e "piaceri"? "bene" e "beni"? ecc. ecc. |